dalla parte dei cittadini



7 Dicembre 2010

Non vedo l’ora di riferire in Consiglio regionale


Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni della Lega, minaccia di querelarmi per le dichiarazioni su mafia e politica nella regione che ho rilasciato ieri sera durante la trasmissione 'L'infedele' in onda su La7. In televisione ho detto nulla di più di quello che tutte le inchieste svolte negli ultimi tempi confermano, e cioè che in Lombardia consiglieri regionali sarebbero stati eletti con i voti della 'ndrangheta. Un'affermazione che il presidente Boni ritiene lesiva dell'immagine del Consiglio regionale.
Boni, tra l'altro, generalizza un concetto ben più chiaro e preciso: ovvero che in Lombardia uomini della 'ndrangheta abbiano puntato su alcuni candidati (più o meno consapevoli, questo lo deciderà la magistratura) nelle amministrazioni locali e nel Consiglio Regionale. Evidentemente sono ritenuti diffamatori i dati, sempre più allarmanti, diffusi dalla Commissione Antimafia e confermati, nel corso della trasmissione televisiva di ieri, dall’On. Angela Napoli (che, addirittura, parla di un'assemblea che “meriterebbe lo scioglimento)”.
Che la ‘ndrangheta abbia deciso di puntare su alcune persone all’interno del Consiglio regionale non lo dico io, ma è scritto negli atti giudiziari degli ultimi cinque anni e in quelli dell’Operazione Infinito del luglio scorso. Il Presidente Boni mi invita a fare i nomi e i cognomi, bene, sono gli stessi che continuo a fare nella mia attività extra politica, in particolare in quella teatrale di denuncia contro la mafia. Quindi, se il presidente ritiene che io li debba fare in Aula, il copione è già pronto. Mi sorprende, però, che Boni si chieda come faccio a rimanere in Aula “vicino - dice - a persone che considera eletti con i voti della ‘ndrangheta”. Caro presidente, non credo di dover essere io a lasciare il mio posto in Aula, forse dovrebbe farlo chi siede lì grazie ai voti della ‘ndrangheta.