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20 Agosto 2010

OCSE: Economia italiana debole


Onorevole Borghesi, l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha diffuso i dati sulla crescita dell’economia. La Germania si conferma essere la locomotiva d’Europa con un Pil cresciuto del 3,7% su base annua. I dati però confermano la debolezza dell’economia italiana, che nello stesso periodo ha fatto registrare un progresso di appena l’1,1%, la più bassa dell’intera area. Come legge questi dati?
L’Italia, appunto, è l’ultimo dei sette Paesi più industrializzati, ed è molto al di sotto della media europea che su base tendenziale è al 2,7 per cento. Questo è il risultato della politica messa in campo dal Governo che è stata incapace di sostenere la crescita del Paese. Noi lo abbiamo denunciato tante volte, l’Italia dei Valori ha presentato una contro manovra alternativa a quella governativa, che avrebbe permesso di fare l’unica cosa che si deve fare per permettere al Paese di tornare a crescere. E cioè tagliare le tasse, in particolare ai lavoratori, perché noi abbiamo avuto un crollo perfino dei consumi di generi alimentari che, attenzione, sono i beni necessari, non quelli di lusso. Questo significa che le persone non hanno reddito sufficiente. Bisogna quindi rimettere più soldi nelle tasche delle famiglie in modo che tornino a spendere, e per farlo noi abbiamo proposto un’iniezione di otto miliardi di euro all’anno a beneficio dei lavoratori. E’ ovvio che questo avrebbe contributo a far crescere la domanda interna e, di conseguenza, la crescita complessiva del Paese.


Quello delle tasse è un punto cruciale, perché in effetti in questi due anni di Governo Berlusconi la pressione fiscale è ulteriormente cresciuta …
Si, assolutamente. Un’impennata favorita anche dal calo della ricchezza prodotta. Infatti, nella nostra contro manovra avevamo ipotizzato di tagliare le tasse alle imprese, perché a soffrire non sono tanto i grandi gruppi industriali, che bene o male hanno la capacità di reperire capitali, ma è tutto il sistema delle piccole e medie imprese. Per queste noi proponevamo di tagliare l’Irap; in modo da favorire la ripresa degli investimenti e quindi della crescita.


Una crescita così bassa dell’economia, tra l’altro, influenza direttamente le condizioni di vita dei cittadini. Vogliamo spiegare in che modo?
Una delle conseguenze più gravi della mancata crescita è la disoccupazione, con tutto quello che ne deriva a livello sociale. Se le imprese, soprattutto le piccole e medie non investono, anche a causa delle tasse eccessive, l’immediato riflesso è la mancata creazione di posti di lavoro. Oggi uno dei più grandi problemi del nostro Paese è proprio il tasso di disoccupazione, cresciuto intorno al 9 per cento, ma se si considerano le persone in cassa integrazione, il dato reale si avvicina a oltre il 10 per cento. Ecco quindi che la crescita è necessaria per ridare occupazione, soprattutto al Sud, dove la mancanza di lavoro colpisce ancora più che al Nord.


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13 Agosto 2010

VOLA L’INFLAZIONE: SERVIZI ESSENZIALI ALLE STELLE, MA IL GOVERNO E’ DISTRATTO


Un’altra batosta si abbatte sugli italiani più o meno in vacanza (vista l’aria che tira). L’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noti i dati sull’inflazione a Luglio e le notizie non sono buone: il costo della vita, lo scorso mese, é salito all'1,7% su base annua, dall’1,3% di giugno. Si tratta del rialzo più significativo dal dicembre del 2008, quando la crisi era appena una brezza e non quell’uragano che di lì a poco avrebbe devastato le economie occidentali.
La ripresa dell'inflazione, con buona pace dei vacanzieri in coda su strade e autostrade, risulta trascinata dai prezzi dei beni energetici: la benzina verde è salita dell'8,9% annuo mentre il gasolio per auto ha fatto segnare un rialzo tendenziale del 13,2% (+13,3% a giugno). E’ ora che il Governo si decida ad intervenire su accise e imposte, che pesano per circa il 70% sul prezzo dei carburanti alla pompa e che vengono interamente scaricate sugli automobilisti.
Si infiammano inoltre i prezzi dei trasporti. Di contro continua la gelata sugli alimentari, segno che la crisi, lungi dall’essere passata, sta mostrando tutta la sua virulenza, inducendo le persone a risparmiare anche sul cibo. Ergo, le tavole degli italiani sono sempre più povere.


Ma le cattive notizie per i consumatori non finiscono qui. Oltre all’inflazione galoppante, infatti, arrivano anche i rincari record di servizi essenziali per le famiglie. Questa volta i dati arrivano dallo stesso Ministero dell’Economia che è stato costretto ad ammettere come, in un 2009 martoriato dalla crisi, il prezzo dell'acqua (di cui l’esecutivo vorrebbe privatizzare la gestione, con conseguenze facilmente immaginabili) sia cresciuto del 6% e quello dei rifiuti del 4,5%. La rilevazione del Ministero svela anche aumenti da primato per le tariffe dei biglietti di treni e traghetti. Il trend è tanto più preoccupante, se si considera che i rincari hanno interessato i prezzi sottoposti a regolamentazione che, per stessa ammissione del dicastero di via XX Settembre, ''hanno registrato fin dall'inizio dell'anno una ripresa della dinamica di crescita con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009''. Il rincaro delle tariffe ha riguardato sia le ''controllate a livello nazionale sia le regolate localmente''. Fra tutti, guarda caso, spiccano gli aumenti che vanno a colpire direttamente le tasche dei cittadini in ferie. Costa di più prendere i traghetti (+7,3%), i treni (+4,6%) e l’ingresso ai musei (+4,4%). Il Governo (se c’è, visto i tempi) batta un colpo!


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25 Luglio 2010

Un punto dell'economia: i giovani italiani


Il 70% dei giovani italiani fino a 34 anni vive ancora con i genitori. Si tratta di giovani che hanno un lavoro precario. La domanda che sorge è questa: si tratta di bamboccioni come dice il ministro Brunetta?
La causa di questa prolungata convivenza, in realtà, non è dovuta allo scarso spirito di autonomia dei giovani italiani. E' da ricondurre, invece, alle condizioni oggettive che i giovani italiani vivono. Si tratta di giovani che non riescono a trovare un lavoro stabile.
Soffermiamoci ai costi d'affitto di un immobile in una città italiana, com Roma, Milano o Torino. Un monolocale può costare dai 650 ai 900 euro al mese, spese escluse. Cifre che sono spesso superiori allo stipendio di ingresso di chi ha un lavoro precario.
Tra i giovani con lavoro precario 7 su 10 dichiarano che stanno a casa con i genitori perché non riescono a crearsi una vita autonoma. Se facciamo la stessa domanda a chi ha un lavoro stabile, solo 5 su 10 vive con in genitori.
Nel 1995 solo il 19,9% dei giovani fra i 30 e i 34 anni viveva con i genitori. Nel 2005 il dato aveva già superato il 29%.
Un altro dato importante è quello relativo alle persone che hanno un reddito al di sotto della quota di povertà. Tra i giovani precari è del 13,1%, decisamente più alto rispetto alla media generale che è del 4%.
Altro che bamboccioni, allora, ministro Brunetta. Il punto vero è che si deve ragionare sulle cause che spingono i giovani a rimanere a casa con i genitori, e cioè: un mercato del lavoro che non funziona, un mercato degli immobili non adeguato.
L'Italia dei Valori, anche per questo, è convinta che bisognerebbe realizzare alcune azioni. Azioni che da un lato rendano il mercato del lavoro più equo ed efficiente, con forme di incentivo all'assunzione a tempo indeterminato. E dall'altro trovare delle forme di sostegno al mercato degli affitti, come ridurre la tassazione (quindi incentivare i proprietari delle case a ridurre i canoni di locazioni) e prevedere un sussidio economico per i giovani che devono pagare un fitto.
Queste sono azioni concrete di sostegno, non le prediche moraliste di Brunetta e del Governo che rimproverano ai giovani di rimanere a casa coi genitori quasi che fosse interamente colpa loro.


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6 Luglio 2010

"Ghe pensi mì" da 10 anni


Silvio Berlusconi ha costituito il suo primo governo nel 1994: è durato poco, ma entrando in politica ebbe a dire, tra l’altro, “….Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare... La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L'autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica…..”. Negli ultimi dieci anni ne ha passati otto a fare il Presidente del Consiglio: dunque non si può dire che ciò che è oggi l’Italia non sia anche il risultato della sua azione di governo.
Il Prodotto Interno Lordo pro capite (cioè la ricchezza prodotta per abitante) dieci anni fa vedeva l’Italia al 17° posto nel Mondo. Oggi è al 28°. L’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. L’Italia, è salita dall’11° posto nel 2000 al 9° nel 2001, per poi progressivamente perdere posizioni: 12° dal 2002 al 2005 e 13° al 2008. Per l'intero periodo 2001-2009 l'Italia è, in assoluto, il paese dell'Ue la cui economia è cresciuta meno: appena l'1,4 per cento, contro il 10 per cento dell'Uem e il 12,1 per cento dell'Ue. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il debito pubblico italiano era di 1.261,804 miliardi di euro nel dicembre 2000. E’ salito a 1.812,790 miliardi ad aprile 2010. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il potere d’acquisto reale era all’inizio del decennio di circa 15.200 euro per abitante: nel 2009 è diventato di 14.200 euro, circa 1.000 in meno. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane era nel 2000 pari a circa il 2,2% del Pil. Alla fine del decennio si era ridotta a circa l’1,5%. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’indice di competitività del nostro Paese rispetto al resto del mondo ci vedeva al 41° posto nel 2003. Siamo ora al 49°. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nella quota di popolazione a rischio povertà l’Italia resta inchiodata per l’intero decennio su una quota di popolazione pari al 19%, superiore alla media europea a 27 (17%). Per quanto riguarda i bambini ’Italia, insieme alla Romania, ha un indice di povertà che raggiunge il 25 per cento, mentre la media europea è al 19. Per quanto riguarda gli anziani, mentre il rischio di povertà medio dell’Unione è al 19 per cento, l’Italia raggiunge il 22 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La pressione fiscale reale era nel 2000 del 51,2% nel 2000: nel 2010 è diventata del 51,6%. L’Italia non è quinta, ma prima in Europa se si prende il dato depurato dalla componente di economia sommersa stimata, ossia di economia che, per definizione, le tasse non le paga. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per la disoccupazione siamo al 9,1%, , il dato più alto dall’aprile del 2004. Nell’estate del 2007 si raggiunse il livello di disoccupazione più basso da oltre venti anni a questa parte: il 6 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L'Italia si colloca per gli stipendi al ventitreesimo posto, con guadagni inferiori al 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi che fanno parte dell'Ocse. I salari medi annui netti in Italia per un single senza figli nel 2009 sono stati pari a 22.027 dollari (Ppe, a parità di potere di acquisto) contro un lordo di 31.167 dollari. Nel 2000 il salario netto era di 18.451 dollari e il lordo a 25.933. I salari netti italiani sono mediamente inferiori non solo a quelli di Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, ma anche agli stipendi di altri Paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Grecia, Irlanda e Spagna. “Ghe pensi mi”, Presidente!
All’inizio del decennio eravamo al 20° posto su 45 in quella che viene definita “libertà di intrapresa”. Oggi risultiamo al 27° posto. Rispetto ad un punteggio massimo di 100, l’Italia consegue un misero 35, 16 punti al di sotto della Romania e 23 punti al di sotto della Bulgaria. L’economia italiana è pertanto meno libera di quella dei paesi dell’ex blocco comunista ed è distanziata di 40 posizioni dall’Irlanda, prima in classifica con 74 punti, seguita dalla Danimarca e dal Regno Unito. Siamo al 60° posto nel mondo, su 157 Paesi presi in con siderazione (punteggio 63,4%) al pari con l'Uganda. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’OCSE ha prodotto alla fine dello scorso anno una classifica dei Pesi definiti “più diseguali”. In quella classifica l’Italia si colloca al 6° posto, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.Il reddito del 10 % più ricco della popolazione è pari a 55.000 dollari, molto più della media dei Paesi dell’OCSE e dispone di un patrimonio pari a 42 % del patrimonio totale del Paese. Per contro, il reddito del 10 % più povero della popolazione italiana è pari a 5.000 dollari, contro una media OCSE di 7.000 dollari. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nel 2001 l’indice di corruzione vedeva l’Italia al 21° posto nel mondo. Alla fine del decennio siamo sprofondati al 63°, superati anche da Paesi come la Namibia, il Botswana, il Costa Rica, il Sud Africa e la Turchia. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per quanto riguarda la libertà di stampa nel 2009 il nostro Paese è sceso al 72° posto su 192 Paesi monitorati. Meglio di noi stanno Paesi come il Tonga, il Cile, il Mali, il Belize. Nel 2000 occupavamo il 54° posto. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Mi fermo qui. Potremo continuare ancora con altre grandezze. Se dopo otto anni di governo uno dice “Ghe pensi mi”, questo non può che essere il miglior riconoscimento del suo fallimento.
A meno che non si guardi agli interessi privati di Berlusconi e della sua “cricca”. Gli enormi vantaggi che Mediaset ha avuto in questo decennio (in quello precedente glieli aveva assicurati Craxi) valgono sicuramente il fallimento del popolo italiano e l’aggravamento drammatico dei suoi problemi. Tanto per Berlusconi c’è sempre un Lodo Alfano, un legittimo impedimento, un decreto frequenze o uno scudo fiscale.

fonte: www.antonioborghesi.it


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4 Luglio 2010

Un punto dell'economia: l'Ici


Oggi parliamo dell'imposta sulla casa: l'Ici. Il Governo Berlusconi, poco dopo essersi insediato, ha abolito l'Ici con una mossa a dir poco populistica, perché da un lato si predicava il federalismo fiscale, e dall'altro veniva cancellata una delle poche imposte che hanno una natura locale e che servono per finanziare i Comuni.
In quasi tutti i Paesi esiste un principio di federalismo, appunto, basato sul principio del beneficio: ogni cittadino deve pagare sulla base dei beni e dei servizi prodotti dalla collettività in base ai benefici effettivamente ricevuti.
Questo principio, in alcuni Paesi si è cercato di declinarlo sotto forma di una tariffa, in altri, invece, viene applicato col principio di imposta sulla proprietà (in particolare quella sugli immobili). L'idea della tariffa sul beneficio dei servizi apparentemente sembra sensata. Nell'Inghilterra degli anni '80 si introdusse una tariffa onnicomprensiva che colpiva le persone indistintamente. Quella era una tariffa molto regressiva e iniqua e fu una causa della caduta del governo dell'epoca.
L'alternativa, come dicevo, è quella dell'imposta sugli immobili. Quella appunto che in Italia era l'Ici. Imposta che viene applicata anche negli Stati Uniti, dove la tassa sulla proprietà immobiliare fornisce un gettito molto importante.
Alcune considerazioni, per questo vanno fatte.
Secondo l'Istat, in Italia, sono proprietarie della casa in cui vivono il 68,5% delle famiglie. Mentre invece sono in affitto perché non possiedono una casa, circa il 19% delle famiglie. E c'è un restante 12% che utilizza la casa per usufrutto o a titolo gratuito. Dunque, è vero che sono tantissime le famiglie proprietarie. Però esiste un 20% di famiglie italiane che non può permettersi di comprare la casa in cui vive.
Se guardiamo la distribuzione della ricchezza (sia finanziaria che immobiliare), in Italia, scopriamo che è in aumento la concentrazione di questa ricchezza. Il 10% delle famiglie più ricche in Italia detiene circa il 47,5% della ricchezza.
Siamo un Paese in cui la ricchezza è distribuita in maniera molto asimmetrica. E abolendo la tassa sulla proprietà degli immobili, è stato introdotto un principio regressivo. Quel 20% di italiani che non ha i soldi per comprare la casa è costretto a finanziare il pagamento di tutti quanti i servizi pubblici che vengono forniti da Stato ed Enti locali allo stesso modo delle famiglie più ricche che hanno proprietà della casa in cui vivono.
Quindi, aver cancellato l'Ici è stato un grave errore. E non solo per aver eliminato una fonte importante di finanziamento per gli enti locali. Ma anche per una questione di equità, poiché è cresciuta (di fatto) la quota di imposte pagata dalle famiglie più povere. E questo è particolarmente grave in un Paese dove la distribuzione della ricchezza è ripartita in modo asimmetrico.
Per queste ragioni noi siamo per la reintroduzione di un'imposta sugli immobili, magari con delle soglie di esenzione per le categorie meno abbienti. Così da consentire agli enti locali di finanziarsi in modo adeguato, e di introdurre una forma di progressività ed equità nella ripartizione dei costi dei servizi pubblici.


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27 Giugno 2010

Un punto dell'economia: i tagli alla scuola


Oggi parliamo di uno dei provvedimenti previsti dalla Manovra del Governo: i tagli alla scuola pubblica. Nel provvedimento del Governo è previsto un blocco degli aumenti di stipendio, con la sospensione degli scatti di anzianità maturati.
In secondo luogo sono stati bloccati, per il biennio 2010-2012, i rinnovi contrattuali e il trasferimento delle risorse accantonate per la promozione degli insegnanti meritevoli. Nel 2008, infatti, venne stipulato un accordo che da una parte prevedeva una riduzione del numero di insegnanti e dall'altra (considerato l'aumento del carico di lavoro) l'istituzione di un fondo da destinare agli insegnanti più virtuosi. Una promessa non mantenuta.
Il Governo, con il provvedimento in corso, toglie questo fondo per gli insegnati meritevoli e lo utilizza per risanare il disavanzo delle scuole italiane. Siamo di fronte, dunque, a una sorta di tradimento nei confronti della categoria scolastica.
Un'altra considerazione da fare è che non c'è stato, così come successo con la scuola pubblica, un taglio dei fondi pubblici alle scuole private. La considerazione generale da fare è che non è possibile immaginare dei tagli generalizzati in un comparto delicato come quello scolastico. E' grave ridurre a tutti, nella stessa maniera, gli stipendi e le opportunità, e non introdurre forme di riduzione selettiva che colpiscano chi si impegna di meno e premino i dipendenti migliori.


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20 Giugno 2010

Un punto dell'economia: Costituzione e concorrenza


In questo appuntamento di Un punto sull'economia parliamo dei provvedimenti annunciati dal Governo per cambiare la Costituzione.
Il Governo intende cambiare alcuni articoli della Carta con il "presunto" effetto di crescere la concorrenza nel nostro Paese. Abbiamo già parlato dell'articolo 41. Oggi vogliamo sottolineare come in questi due anni il Governo non abbia fatto nulla in favore della concorrenza. E questo annuncio di interventi sulla Costituzione rischia di essere un modo per spostare l'attenzione su qualcosa che non c'entra nulla.
Pensiamo ad esempio ai servizi pubblici locali. Nella scorsa legislatura era stato presentato un progetto di legge per liberalizzarli. Progetto che poi incontrò un'opposizione trasversale. In questi due anni il Governo non ha fatto nulla per riprendere quel progetto.
I servizi pubblici locali sono uno dei nodi più importanti per consentire ai cittadini di avere i benefici della concorrenza in settori cruciali come il Gas, il trasporto pubblico, l'elettricità, i rifiuti e così via.
Liberalizzare questi settori è fondamentale per avere tariffe più basse e servizi di qualità migliore.
Pensiamo anche agli ordini professionali: avvocati, ingegneri, farmacisti eccetera. Questi sono dei settori nei quali molti giovani stentano a trovare lavoro a causa delle barriere professionali che ci sono. Cosa fa il governo per liberalizzare quieti settori? Pensiamo anche alle assicurazioni. In Italia abbiamo i premi assicurativi tra i più alti al mondo, eppure il Governo non fa nulla per una concreta liberalizzazione. Potremmo parlare anche del settore petrolifero e della distribuzione del carburante. Anche in questo caso i prezzi sono più alti rispetto agli altri Paesi perché la concorrenza in questo settore non funziona pienamente.
Un altro esempio è quello del trasporto pubblico locale: il governo cittadino di Roma, con a capo Alemanno, vuole innalzare le tariffe per i taxi. Dunque, non solo non si liberalizza ma addirittura si fanno aumentare le tariffe.
Quello che noi pensiamo, quindi, è che ci sono tanti settori nei quali si potrebbe intervenire senza necessità alcuna di modificare la Costituzione per far crescere la concorrenza.
Piuttosto che una modifica alla Carta repubblicana sarebbe indispensabile e necessario, semmai, introdurre una legge annuale sulla concorrenza (tipo le leggi Bassanini sulla semplificazione amministrativa) che ogni anno faccia il punto su tutte le barriere normative e amministrative alla concorrenza per farne piazza pulita.
Per far questo non serve cambiare la costituzione, ma un Governo che abbia a cuore gli interessi dei cittadini.


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16 Giugno 2010

La verita' su Pomigliano


Su Pomigliano serve chiarezza. La verità è che Tremonti non ha letto l'accordo e ormai tutto è propaganda, tutto è strumentale. Io penso che prima di giudicare bisogna leggere bene quel che c'è scritto su un accordo e come quel che c'è scritto dura nel tempo. Perché per fortuna Tremonti passa, Sacconi passerà molto prima, ma i lavoratori avranno quelle condizioni di lavoro per 35/40 anni. Quindi ogni parola pesa come pietre. Allora noi abbiamo letto, come Italia dei Valori, il testo che è stato proposto e vediamo cosa c'è scritto.
C'è scritto che un lavoratore dovrà lavorare 6 giorni su 7 la settimana, tre turni di lavoro al giorno. Cioè entra al mattino alle 6 ed esce alle 14; entra alle 14 ed esce alle 22; entra alle 22 ed esce alle 6 del giorno dopo. Questo da lunedì fino a domenica mattina.

Pensiamo a un lavoratore che lavora in catena di montaggio. Nella catena di montaggio ogni minuto passa un pezzo, tu ogni minuto devi fare quel gesto ossessivamente, Per 40 anni devi fare quel movimento. Fare questo lavoro comporta che a 50 anni molti vengono operati di tunnel carpale, molti hanno problemi drammatici alla schiena perché è lavoro manuale pesante e ripetitivo.

Cosa si dice in questo accordo? Che il lavoratore non potrà più fermarsi durante il turno a mangiare con mezz'ora di mensa, ma la mensa viene portata a fine turno. Quindi un lavoratore entra alle 6 del mattino e fino all'una e mezza non può nemmeno fermarsi per mangiare. Il lavoratore che ha, per la pesantezza di questo lavoro, delle pause di 40 minuti in un'intera giornata, se le vedrà ridotte a 30 minuti.
Il lavoro straordinario, non bastassero 40 ore di lavoro la settimana, viene reso obbligatorio e il lavoro straordinario obbligatorio arriva ad 80 ore all'anno.

Qualora ci fossero dei fermi produttivi perché un fornitore non porta il materiale, cioè esterni alla volontà del lavoratore, il lavoratore deve recuperare anche durante la mezz'ora della mensa. Cioè entra alle 6, deve aspettare fino all'una e mezza per mangiare rischiando di svenire sull'impianto, se per caso hanno avuto dei problemi produttivi, può darsi che l'azienda lo obblighi a non andare in mensa per fare straordinario anche dall'una e mezza alle due, quindi gli salta addirittura la mensa.

C'è inoltre una ferocia verso eventuali malattie che, ricordo, sono concesse su certificato dei medici, dove l'azienda afferma che in casi ritenuti anomali non paga i tre giorni di malattia. Viene addirittura, leggo perché è bellissimo, abolito per i nuovi assunti un'indennità salariale. E uno dice "vabbé l'azienda risparmia un sacco di soldi". Viene ridotta l'indennità salariale di 3 euro al mese. Un'altra di 0,70 euro al mese, lordi eh! E viene abolita anche un'altra indennità di 1,7 euro al mese. Cioè vengono tolti al lavoratore assunto 3,6 euro lordi al mese. Cioè siamo all'accanimento terapeutico contro i lavoratori.
Ma il fatto più grave, comunque, è che se il lavoratore decide, nell'arco della sua vita lavorativa di scioperare per chiedere più pause; per chiedere di essere rispettato; si dice che lo sciopero è vietato perché se scioperi rischi il licenziamento.

Quindi queste sono le cose che stanno scritte. Per questa ragione siamo in presenza non solo di un ricatto, ma di una violazione feroce dei diritti costituzionali. A questo punto Italia dei Valori torna al ragionamento principale.
La FIAT vuole produrre 280mila auto nell'impianto di Pomigliano, in particolare la Panda? Io credo che il sindacato deve mettere la FIAT in condizione di produrre 280mila auto. La FIAT vuol fare con i tre turni di lavoro? Credo che il sindacato debba mettere la FIAT in condizione di fare tre turni di lavoro e rendere l'azienda efficiente, produttiva e competitiva.
Ma quello che Italia dei Valori sostiene è: "Ma chi l'ha detto che per fare queste produzioni bisogna ridurre gli operai a schiavi?"

Con questo accordo non sei nemmeno libero di scioperare (e guardate che lo sciopero lo fa un operaio rimettendoci dei soldi, pur guadagnando 1150 euro al mese). Non c'è nessuno che sciopera per niente. Quindi andare a toccare un diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione è gravissimo.

Italia dei Valori dice: "Caro Marchionne, sei un grande manager, ti è riconosciuto, sei riuscito a fare della FIAT un'azienda protagonista nel mercato mondiale. Vedi di non discutere sui giornali. Parla con i lavoratori, sappi che un lavoratore se viene ridotto a schiavitù, prima o poi si ribella e quindi la fabbrica non funzionerà. Perché le fabbriche e gli uffici funzionano quando i lavoratori si sentono partecipi e coinvolti.

E infine l'ultimo dato che rileviamo come Italia dei Valori è questo: noi abbiamo un ricordo. Nel passato, quando c'erano grandi conflitti come questi, si diceva "qual è l'obiettivo?" L'obiettivo è mantenere 5mila posti di lavoro a Napoli che hanno un indotto di altri 10mila lavoratori, quindi un obiettivo da condividere. Quando si configgeva c'era un ministro che chiamava le parti e diceva "venite nella mia stanza, non si esce di qui senza un accordo". Cos'ha fatto Sacconi?

Sacconi, da lacchè qual é, ha semplicemente deciso di dar ragione alla FIAT a prescindere e di insultare i lavoratori. Ma questo non è un Ministro del lavoro. Questo è il ministro della precarietà e della disoccupazione. E' il Ministro che insulta chi lavora. Quindi quel che è davvero equivalente ad una bestemmia in Chiesa, in questa vicenda è che il Governo invece di chiamare a responsabilità la FIAT e le organizzazioni sindacali prende parte nella partita dove ci sono già 50 giocatori contro 2. Cinquanta a favore della FIAT e due a favore dei lavoratori. Nei due a favore dei lavoratori, ci sta anche l'Italia dei Valori.

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1 Giugno 2010

Dov'e' finita la manovra?


Stamattina, nella sala Mappamondo della Camera, abbiamo presentato la "Contromanovra" (guarda la presentazione e il video). Un'alternativa al decreto governativo firmato ieri dal Capo dello Stato. La proporremo in Parlamento, convinti che l'Italia possa recuperare molto più di 24 miliardi di euro in due anni. E senza mettere le mani in tasca agli italiani.

Rispetto alla manovra del Governo, invece, mi chiedo che fine ha fatto il testo firmato dal capo dello Stato? Su cosa stiamo discutendo in Parlamento? I parlamentari della maggioranza stanno cercando di instaurare una prassi assurda perché, ritenendosi liberi di fare quel che pare loro, se ne fregano di norme e regolamenti. Per questo vogliono discutere su una manovra che dovrà costare lacrime e sangue a milioni di cittadini, ma che non è ancora conosciuta in tutti i dettagli.
Non è possibile recuperarla sulla Gazzetta Ufficiale su internet e non è visibile nemmeno nel sito del Parlamento, come ha evidenziato anche la stampa. La Commissione ha deciso comunque di incardinare un testo non ufficiale salvo poi azzerare tutto se, quando arriverà quello ufficiale, si dovessero riscontare differenze anche di una sola virgola. Mi sembra un comportamento censurabile e irrispettoso non solo delle regole ma anche della dignità di noi parlamentari.

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Postato da Felice Belisario in | Commenti (80) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Maggio 2010

4 punti per affrontare la crisi


Il governo sta approntando una manovra finanziaria come altri paesi europei.  

Il primo dovere dell´opposizione io credo non è quello di aspettare passivamente quelle che saranno le proposte di Tremonti, ma cominciare a declinare una lista di priorità. Noi sappiamo ciò che accade in Italia: non possiamo aumentare le tasse che hanno già un carico eccessivo - è molto difficile diminuirle - ma d´altro canto c´è bisogno di una liquidità che sia disponibile per sostenere una crescita che è già molto fiacca.  

Dove trovare zone di margine che possano essere utilizzate per avere risorse addizionali per la collettività e favorire lo sviluppo? Paradossalmente la situazione Italiana, vista in un'otica europea, è quasi più favorevole per certi aspetti rispetto a quella di altri paesi. Se da una parte abbiamo un debito pubblico di oltre 1700 miliardi - una zavorra che condizionerà le politiche di destra o di sinistra per un bel numero di governi - dall´altra l´Italia ha delle anomalie, rispetto ad altri paesi europei, sulle quali si può intervenire e che rappresentano, o possono rappresentare, altrettante possibilità, dove si possono reperire risorse importanti per la collettività.  

In particolare ci sono tre questioni, che sono "non dette" nelle istituzioni Europee: la lotta alla corruzione, che per l´Italia ha un costo secondo per la Corte dei Conti di 50 miliardi di euro; la lotta all´evasione fiscale, che secondo l´Agenzia delle Entrate ha un costo di oltre 200 miliardi di euro; l´azione per favorire per favorire l´emersione di tutta l´economia sommersa, dell´economia al nero. Queste tre piaghe - corruzione, evasione fiscale, economia sommersa - sono proprie anche di altri paesi come la Grecia, che sono particolarmente vulnerabili in quest'ultima ventata di crisi finanziaria. Tra l´altro sono tre piaghe che rendono molto difficile il compimento di un mercato interno, con una vera concorrenza, con un vero accesso alle opportunità di lavoro e di produzione in modo paritario e legalitario come deve essere per tutti e come l´Europa dovrebbe garantire.  

Di questo ho avuto modo di discutere con Mario Monti, ex commissario italiano che attualmente svolge un incarico molto importante per conto della commissione Barroso per cercare di portare a compimento il mercato interno. E' paradossale che l´Europa insista così tanto con i governi dei paesi membri sul rigore di bilancio ma dica poco rispetto al lavoro che certi paesi, l´Italia prima fra tutti, devono fare per lottare contro la corruzione, l´evasione fiscale e l´economia sommersa. Sono dei tabù che per gentilezza in Europa non vengono ricordati abbastanza spesso. 

Fate caso a quello che sta accadendo in Grecia: Papandreu, anche su richiesta dell´Europa, ha annunciato un programma di lacrime, sangue e austerità tagliando una serie di privilegi in larga parte scriteriati, tagliando sulle pensioni e salari, intervenendo sulle categorie più basse e vulnerabili. Per ora non ha detto una sola parola per combattere in Grecia contro quelle piaghe che noi Italiani già abbiamo. Se si riuscisse con la prossima manovra ad intervenire realmente su queste tre piaghe cominceremmo ad ottenere tutta una serie di risorse aggiuntive che sono indispensabili per rilanciare il Paese.  

C´è una quarta cosa che va fatta, funzionale alla lotta all´evasione fiscale all´economia sommersa e alla corruzione, e cioè un de-burocratizzazione massiccia del nostro paese.

Pensate che è stato calcolato a 30 minuti giornalieri il tempo che un cittadino medio italiano necessita per le procedure amministrative. É qualcosa d'impensabile per il resto dell´Europa. Secondo l´Economic World Forum che ha preso in esame 117 paesi al mondo ad economia industrializzata, l´Italia è al 114° posto per l´efficienza della burocrazia.  

Infine l´ultima, forse la più paradossale, delle anomalie italiane è il costo delle istituzioni che non è uguale rispetto al resto dell´Europa. Abbiamo un parlamento che costa quasi il doppio rispetto a quello tedesco; abbiamo il costo delle province che è valutato intorno ai 17 miliardi l´anno - ricordo che in campagna elettorale erano tutti d´accordo sull´abolizione delle province e che  poi durante questa legislatura soltanto l´IDV ha presentato una legge per procedere all´effettivo smantellamento ma è stata purtroppo lasciata sola: abbiamo 650mila auto gestite dallo stato e dalle amministrazioni pubbliche - un primato in tutto il mondo (al secondo posto ci sono gli Stati Uniti con circa 73mila) - ; abbiamo la possibilità di intervenire e di cominciare a mettere in circolazione risorse che altrimenti restano del tutto improduttive.  

Queste dal punto di vista Europeo sembrano dover costituire le priorità della prossima manovra del governo italiano per cercare di sostenere la crescita: lotta alla corruzione, all´evasione fiscale, all´economia sommersa, de-burocratizzazione del paese e finalmente intervenire per abbattere i costi della casta e della politica.  


Postato da Niccolo' Rinaldi in | Commenti (94) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Maggio 2010

Il governo degli evasori


"Ventiquattro miliardi di euro con un unico provvedimento. Prendere o lasciare". Con queste parole un inedito Tremonti allarmato ha fatto muro contro le obiezioni dei ministri e addirittura del premier durante il cdm della settimana scorsa che avrebbe dovuto sbloccare il nodo della manovra economica.

Senza neanche commentare il fatto che quella che si prospetta come una stangata slitterà a causa di queste lotte intestine dell’esecutivo, devo dire però che viene quasi da sorridere di fronte allo spettacolo indecoroso di un governo che fino a ieri ha detto che la situazione è sotto controllo ed oggi deve ammettere che servono 24 miliardi per sanare i conti, non un centesimo di meno e subito, a detta del ministro dell’economia. Lo stesso ministro che fino ad ora non ha fatto neanche un dieci per cento di quello che sarebbe stato necessario.

Ora, improvvisamente, dovremmo credere che Tremonti riuscirà in breve a far tornare i conti senza gravare sulle tasche dei cittadini, ma puntando sulla lotta all’evasione fiscale, così come lui sostiene? Francamente ci appare impresa ardua dare credibilità al ministro dei condoni. Ci sembra impossibile che un governo che finora ha neanche troppo subdolamente agevolato l’evasione adesso mantenga la promessa di combatterla. Si tratterà, purtroppo, della solita foglia di fico. Questa fantomatica manovra consisterà molto probabilmente in piccolissimi provvedimenti che neanche sfioreranno gli evasori, non combattendo quel fenomeno che questo governo ha agevolato. Fenomeno che invece noi intendiamo combattere sul serio, perché riteniamo inaudito che vengano chiesti sacrifici a lavoratori e pensionati, quando ogni anno lo Stato non incassa 100 miliardi che spetterebbero al fisco.

Italia dei Valori sta lavorando ad un pacchetto di misure alternative alla manovra del governo, misure che hanno al centro esattamente l’evasione, da combattere con un sistema semplice ed immediato: il redditometro, che, anziché essere usato a posteriori, va usato in via preventiva, in modo che abbia una reale funzionalità. In questo modo chi possiede beni di lusso non potrà sfuggire al fisco.

I tempi per l’approvazione della manovra sembrano dilatarsi, ma soprattutto lo scenario che si profila non è dei migliori. Noi non accettiamo lo scandalo in cui si tramuterà questa misura economica, che andrà a colpire i cittadini, mentre continuerà a lasciar mano libera all’evasione. Italia dei Valori partirà da qui.


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (102) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Maggio 2010

Le bugie del Governo sulla crisi


Da oltre un anno il Governo continua a raccontante la favola che l'economia italiana è messa meglio di quelle degli altri paesi europei e che l'Italia ha risentito meno di altri della crisi finanziaria.
In realtà, nel 2009, il Prodotto interno lordo del nostro Paese è diminuito di oltre 5 punti percentuali, il tasso di disoccupazione è in continuo aumento e migliaia di imprese hanno chiuso i battenti perché non più in grado di operare.
La situazione è difficile anche dal punto di vista della finanza pubblica. Il debito pubblico italiano, di cui abbiamo già parlato in alte occasioni, è arrivato al livello record del 120% del prodotto interno lordo. E ora, da alcuni giorni, il ministro Tremonti ha annunciato la necessità di una manovra correttiva.
Si parla di una manovra che per il biennio 2011-2012 dovrà raccogliere circa 25 miliardi di euro, quasi 2 punti di Pil. Dunque, non era vero che le cose andavano bene. Non era vero che era tutto quanto in ordine, poiché c'è bisogno di 25 miliardi in due anni.
Crediamo che sia essenziale, a questo punto, avere il coraggio di dire la verità agli italiani.
La prima questione da dire è che cresciamo troppo poco e da troppi anni. Anche quest'anno cresceremo al massimo di un punto percentuale.
Poi c'è la spesa pubblica. Quella italiana è in aumento. Nel solo 2009 la spesa pubblica è stata pari a 52 punti percentuali del prodotto interno lordo, con un aumento di tre punti rispetto al 2008. Questo indicatore include anche la spesa per interessi che da sola è pari al 4,6% del Pil. Sottraendola alla spesa pubblica, avremo circa il 48% del Pil: un record assoluto nella storia della Repubblica Italiana.
Questo ci dice che la destra al Governo fa aumentare la presenza dello stato nell'economia, fa aumentare la spesa pubblica e riduce la spesa corrente.
Il terzo punto su cui riflettere è che di fatto abbiamo dilapidato l'intero risparmio di spesa che c'era derivato dall'ingresso nell'euro. Con l'entrata nella moneta unica l'Italia aveva beneficiato di tassi di interesse più bassi rispetto al passato e questo risparmio lo abbiamo completamente bruciato. Non lo abbiamo più.
Un elemento di preoccupazione, a questo punto, è dato dal fatto che i tassi stanno per tornare a crescere e questo avrà un inevitabile impatto negativo sulla spesa pubblica.
E' il momento di dire agli italiani che l'economia non cresce, che siamo messi peggio degli altri Paesi, che la spesa pubblica è arrivata a un livello insostenibile, che probabilmente ci sarà un effetto negativo legato ai tassi.
E' indispensabile che il governo si presenti alle Camere e ammetta la necessità di un piano di risanamento della finanza pubblica (ma non un provvedimento abborracciato come quello che sta preparando Tremonti) e di un piano per consentire all'economia italiana di ritornare a crescere.
Noi pensiamo che il Governo non avrà il coraggio di parlare agli italiani e continuerà a raccontare favole con grave pregiudizio per le prospettive nostre e dei nostri figli.


Postato da Sandro Trento in | Commenti (83) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

16 Maggio 2010

Un punto dell'economia: il debito pubblico


Parliamo di crisi finanziaria e dei rischi per l'Italia. L'Italia ha un debito pubblico pari al 120% del Prodotto interno lordo. Si tratta del terzo debito pubblico più grande del mondo. E' un dato che ci deve far preoccupare soprattutto in un momento in cui i mercati finanziari sono molto nervosi, e attaccano altri paesi con situazioni finanziarie molto difficili.
Storicamente ci sono tre modi per abbattere un debito pubblico di queste dimensioni:
- il primo modo si verifica quando un Governo fa scattare un'iper-inflazione. E tramite quest'iper-inflazione azzera il debito del paese stesso;
- il secondo modo si verifica quando un Governo si rifiuta di pagare il debito. Questa modalità viene chiamata "ripudio" ed è una situazione di fallimento;
- il terzo modo per abbattere un debito pubblico di queste dimensioni è quello invece di puntare sulla crescita economica. Si fa crescere il paese in modo tale che il rapporto tra debito e Pil viene abbattuto, perché è quest'ultimo che cresce in modo vistoso.
Di queste tre possibilità è chiaro che le prime due sono catastrofiche per la nostra nazione. Con un'iper-inflazione assisteremmo a ricadute drammatiche sulle famiglie risparmiatrici, sui piccoli commercianti e sui lavoratori. Si determinerebbe, insomma, una situazione molto grave.
Nell'ipotesi del "ripudio", che è quella adottata dall'Argentina negli anni '90, i risparmiatori si ritroverebbero senza soldi, i titoli pubblici varrebbero zero, molte banche rischierebbero di fallire.
E' chiaro, allora, che la strada verso cui l'Italia dovrebbe puntare è quella della crescita economica. Quello che noi, come Italia dei Valori, chiediamo al governo Berlusconi è di concentrare tutte le risorse e le intelligenze del Paese per consentire all'Italia di ritornare a crescere a tassi sostenuti.
E' questa la priorità, in questo momento. Bisognerebbe avere il coraggio di fare alcune riforme necessarie. Riforme che riguardino le liberalizzazioni dei mercanti. Che riguardino il mercato del lavoro: consentire ai giovani e alle donne, soprattutto, di trovare rapidamente un posto di lavoro. Rendere compatibile lo scenario attuale di invecchiamento della popolazione con un sistema pensionistico sostenibile nel tempo.
Queste ed altre sono le misure che oggi in Italia bisognerebbe prendere per consentire al paese di crescere e mettere al sicuro i conti pubblici e metterci al riparo da una crisi finanziaria.
Invece il governo Berlusconi è fermo e si preoccupa di questioni legate alle vicende personali del Premier, come il lodo Alfano. Oppure si preoccupa di accontentare la Lega con provvedimenti ad hoc.
Noi chiediamo di mettere al centro dell'agenda del governo gli interessi degli italiani. Questo Paese ha bisogno di tornare a crescere il più rapidamente possibile.


Postato da Sandro Trento in | Commenti (125) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Aprile 2010

La seconda ondata della crisi finanziaria


La seconda ondata della crisi finanziaria globale è in arrivo. Questa volta, l’epicentro siamo noi. Gravissime le responsabilità di Tremonti.

E’ in arrivo la arci-prevista seconda ondata della Grande Crisi Finanziaria iniziata nel 2008. La fragilità finanziaria, nell’ultimo anno, non è scomparsa: è un po’ diminuita nelle grandi banche internazionali, ma solo perchè altri soggetti (per lo più pubblici) se ne sono fatti carico (direttamente, con i salvataggi, o indirettamente, tramite il calo delle entrate fiscali). Ora sono sotto tiro i titoli del debito pubblico non solo della Grecia, ma anche dell’Italia. Ieri il differenziale dei tassi del debito pubblico italiano rispetto ai titoli del debito tedeschi è schizzato oltre i 100 punti base: il trend degli ultimi giorni mette paura.

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Chiariamo subito che Tremonti e Berlusconi hanno una ENORME responsabilità in questi fatti. Sono loro che nel 2003-05 hanno fatto letteralmente saltare il Patto di Stabilità Europeo (che bene o male, nonostante i trucchi contabili e la finanza creativa di diversi paesi, teneva a freno i deficit europei). Nessuno più di quei due ha aperto alla Grecia un’autostrada… verso il disastro. Sono ancora loro che qui in Italia – da quando è esplosa la crisi finanziaria globale - hanno scelto di non fare nulla, aspettando che “passasse la nottata”: così il nostro paese arriva impreparato al momento più difficile.

Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Scajola… avrebbero potuto far passare in Parlamento le riforme necessarie al risanamento strutturale del bilancio pubblico, così da mettere i titoli del debito al riparo da ogni crisi di fiducia, e quindi al riparo dalla speculazione. I sacrifici e le riforme necessarie, votate in Parlamento, sarebbero entrati automaticamente in vigore solo a crisi finita, fra tre-quattro anni. (Sacrifici che avrei voluto soprattutto a carico della classe politica, ormai confusa e complice con l’alta burocrazia, una elité che sta succhiando il sangue a questo paese, come ha evidenziato - fra gli altri – lo scandalo della Protezione Civile).

Al contrario, le destre italiane hanno seguito la strada opposta, quella sbagliata.

1. Finanza allegra e creativa negli anni buoni.

2. Rigidità di bilancio proprio in quei due-tre anni di crisi (2008-10) nei quali l’economia andava sostenuta (e ogni soldo speso dallo stato avrebbe procurato ritorni altissimi, anche in termini di entrate fiscali).

3. Nessun intervento sui trend di lungo periodo della spesa pubblica. Al contrario, un magna magna generale, e l’attenzione distolta dalle leggi ad personam, o da maldestri tentativi di riforme istituzionali volte a aumentare l’opacità e i poteri della “casta” politica.

4. A ciò aggiungiamo il ruolo delle destre sia italiane che mondiali nella deregulation (vedi depenalizzazione del falso in bilancio in Italia; ecc.) hanno avuto nel favorire negli anni di Bush la fragilità finanziaria.

5. E aggiungiamo il nefasto ruolo della Merkel nel procrastinare l’aiuto Europeo alla Grecia mentre il fuoco greco già si stava propagando. Sicché ora è diventato un incendio molto più difficile da spegnere: pura incompetenza? (la destra, si sà, disprezza gli economisti, la cultura, l’alta competenza: “ghe pensi mi!”) Cinico calcolo elettorale?

Comunque sia, ora noi tutti ci apprestiamo a pagarne le conseguenze.


Postato da Piergiorgio Gawronski in | Commenti (14) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Aprile 2010

Caso Fastweb-Sparkle: esigiamo risposte


Il 29 aprile a Milano ci sara' l'assemblea degli azionisti di Telecom Italia. Io, come di consueto, da azionista partecipero' e porro' le domande agli amministratori, soprattutto sulla gestione di Tronchetti Provera, Carlo Buora e di altri manager come Ruggiero che sono rimasti impigliati nella vicenda Fastweb-Sparkle, una controllata di Telecom Italia e che è stata accusata di frode fiscale per centinaia di milioni di euro (vi invito a leggere le due interrogazioni parlamentari presentate al Senato sul tema: interrogazione 1 - interrogazione 2).

Invito tutti gli altri azionisti a partecipare a questa importante assemblea, dove chiederemo un'azione di responsabilità verso questi vecchi amministratori che hanno saccheggiato Telecom Italia.

Oltre a invitare gli azionisti, piccoli e grandi, mi auguro che anche Beppe Grillo possa intervenire come ha fatto in passato. Ci siamo già visti tanti anni fa in una delle prime assemblee degli azionisti a Torino, e mi auguro che anche questa volta Beppe Grillo non mi lasci solo.


Postato da Elio Lannutti in | Commenti (38) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Aprile 2010

Tarsu ed Iva: questione aperta


Sulla mia casella di posta stanno arrivando, in questi giorni, diverse segnalazioni a proposito della legittimità o meno dell’applicazione dell’IVA alla Tarsu. La questione, in effetti, è piuttosto complessa ed è uno dei – purtroppo numerosi – casi in cui la cosiddetta “certezza del diritto” nel nostro Paese è più un auspicio che un caposaldo. Fino al 1997 il costo dello smaltimento dei rifiuti veniva pagato attraverso l’imposizione di una tassa (la TARSU, tassa sui rifiuti solidi urbani), sulla cui natura di tributo non vi erano dubbi. La questione si è complicata con il celeberrimo “decreto Ronchi” (d.lgs. 22 del 1997), che gettava le premesse per un progressivo passaggio dalla tassa alla tariffa, in applicazione del principio comunitario “chi inquina paga”, con cui il costo del servizio di gestione dei rifiuti veniva commisurato alla produzione degli stessi. Principio ineccepibile sotto il profilo ambientale. Nel frattempo il varo del “Codice dell’ambiente” (d.lgs. n. 152 del 2006), ha “assemblato” in un unico “corpus normativo” gran parte delle leggi in materia ambientale, comprese quelle relative ai rifiuti (a cominciare dal “decreto Ronchi”).

Secondo l’art. 238 il Ministero dell’ambiente avrebbe dovuto emanare un regolamento attuativo della TIA entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del Codice, creando di fatto un doppio binario: da una parte gli enti locali che avevano già effettuato il passaggio, dall’altra quelli che attendevano il nuovo regolamento. Intanto, a seguito di un ricorso incidentale relativo alla competenza in materia tributaria, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha sancito l’inapplicabilità dell’IVA alla tariffa di igiene ambientale. Nel testo del provvedimento si afferma che ".. non esiste una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento rifiuti … entrambe le entrate devono essere ricondotte nel novero di diritti canoni e contributi chela normativa comunitaria esclude in via generale dall’assoggettamento ad Iva perché percepite da enti pubblici per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità sempre che il mancato assoggettamento all’imposta non comporti una distorsione della concorrenza".

L’instabilità del quadro normativo sta creando una situazione pressoché surreale: dopo 13 anni dall’approvazione del decreto Ronchi – già “pensionato” – sono ancora tantissimi i comuni che non sono passati alla TIA e, da ultimo, con il decreto mille proroghe (d.l. 194 del 2009) è slittato ulteriormente il termine per l’emanazione del regolamento.

In questo quadro nebuloso è utile il contributo dato nei giorni scorsi da una circolare esplicativa in cui si chiarisce che, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, la TIA non può certo essere considerata alla stregua di una sorta di controprestazione per un servizio, ma un vero e proprio tributo. In secondo luogo la TARSU non è ancora scomparsa dal nostro ordinamento e non ha fondamento la tesi di una sua presunta abrogazione implicita. In sostanza, fino a quando non verrà imposto con legge l’obbligo di passaggio dalla TARSU alla TIA (e, si spera, previa approvazione del regolamento) le due fattispecie continueranno a convivere, fatta salva la possibilità – ma non l’obbligo – per i comuni di passare dalla tassa alla tariffa.

L’atteggiamento “pilatesco” del Governo sta creando non pochi problemi, anche per il rischio di avvio di contenziosi tra privati cittadini ed enti locali in riferimento alle richieste di rimborso dell’IVA indebitamente versata. E’ evidente che i comuni dovranno quanto prima adeguare i propri regolamenti contabili al nuovo quadro giuridico disegnato dalla Consulta, ma – come afferma correttamente l’ANCI – spetta al Governo individuare modalità e tempi per uscire dall’impasse.

Non è certo un caso che il Ministro dell’economia e delle finanze abbia risposto con il silenzio alle diverse interrogazioni presentate in merito dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale. Da un lato, infatti, si dovrebbero emanare delle norme che chiariscano una volta per tutte il quadro legislativo, attraverso accordi con gli enti locali – e di conseguenza con le Aziende che forniscono il servizio di smaltimento dei rifiuti -; dall’altro c’è il problema del rispetto dei diritti dei cittadini che, alla luce di tale sentenza, vorrebbero vedere rimborsato quanto ingiustamente pagato.

Noi dell’Italia dei Valori, attraverso la nostra azione politica in Parlamento, cercheremo di chiarire questa situazione - a cominciare dall'interrogazione da me depositata lo scorso 8 aprile - e sollecitare il Governo a coprire questo vuoto normativo, perché i diritti di tutti i cittadini siano riconosciuti e rispettati.


Postato da Antonio Palagiano in | Commenti (68) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Aprile 2010

CRISI: I NODI VENGONO AL PETTINE


E’ sensato progettare la costruzione di un castello in mezzo ad un’area piena di macerie? E’ sensato parlare di grandi riforme ad un Paese con le gambe rese sempre più doloranti dal peso della crisi economica? E’ quanto, di fatto, sta facendo, al momento questo pittoresco governo, affannato nel tentativo di salvare una faccia, ben lontana dall’arrossire anche di fronte all’evidenza. Di certo ci sono i dati. Ieri l’Istat ha parlato chiaro dei redditi familiari del Paese, i più bassi da vent’anni a questa parte. Poi ci sono le notizie da prendere con la dovuta prudenza, perché rimangono indiscrezioni, per altro smentite dal nostro ministro dell’economia, per quanto provenienti da ambienti governativi: un buco di 4-5 miliardi, cui l’esecutivo penserebbe di porre rimedio con una sorta di manovrina, un anticipo sulla manovra 2011. Ora, provando a schiarirci gli occhi appannati dalla nuvoletta di ottimismo sapientemente messa su dal governo, cerchiamo di avere il massimo dell’equilibrio nell’analizzare la situazione. A dicembre è stata approvata una manovra finanziaria, su cui il governo ha evitato ogni possibile invasione di campo da parte delle opposizioni, trincerandosi dietro la sua arma preferita, quella della fiducia, contro la quale niente è servito. Oggi, ad appena quattro mesi di distanza, circolano voci su una possibile manovrina per pareggiare i conti che non tornano. Tremonti smentisce. Ma è lo stesso Tremonti che, meno di un mese fa, diceva, testuali parole: “Tutti i soldi che avevamo li abbiamo investiti per la tenuta sociale e grazie a questo ora il nostro paese non è percorso da una crisi sociale”. Parole. Solo parole smentite in modo schiacciante dai dati. 1 marzo: dall’Istat si apprende che il Pil del 2009 è il più basso dal 1971. 31 marzo: è sempre l’Istat a rendere noto che a gennaio la disoccupazione ha raggiunto un tasso di 8,6%, il dato peggiore mai registrato dal 2004. Mi fermo qui, perché credo sia sufficiente. Ad occhi ben schiariti e lontani dal voler polemizzare, la conclusione è una sola: a questo punto c’è una ragionevole ed istituzionale esigenza di chiarezza, anche perché i mercati europei non possono certo barcamenarsi nel buio come stiamo facendo noi. Dubbi e incertezze non sono accettabili in un campo come quello dell’economia. Se pure le proteste continuano a provenire non solo dall’opposizione, ma dallo stesso centrodestra, i cui sindaci ieri sono scesi in piazza a lamentare carenza di soldi e chiedere aiuto a chi occupa le poltrone del potere, noi ne abbiamo francamente abbastanza di contestare il comportamento poco ortodosso di questo governo. Almeno intendiamo non farlo a parole. Ora attendiamo che il governo venga a riferire in Parlamento per fare chiarezza su quanto è avvolto dal dubbio. Il ministro Tremonti non può tirarsi indietro. Per motivi istituzionali dovrà ricoprire il suo ruolo, assumersi le responsabilità politiche che gli sono inscindibilmente legate. Una volta per tutte, dovrà far coincidere le parole con i dati.


Postato da Massimo Donadi in | Commenti (87) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Febbraio 2010

Riciclaggio: dov'erano le banche?


Molti istituti di credito italiano non segnalano alle autorità di vigilanza, come sarebbero tenuti a fare per legge, operazioni "sospette" di alcuni loro clienti. Lo si è visto con il recente caso di riciclaggio che ha coinvolto Fastweb e il suo ex patron Scaglia, che rappresenta una delle frodi più colossali ai danni dello Stato della storia recente. Bpm, Antonveneta, Carifirenze, Unicredit, tanto per citarne qualcuna, hanno ricevuto ed eseguito bonifici o ordini di trasferimento di denaro da parte di alcune società coinvolte nell’inchiesta per pagamenti di false fatture per centinaia di milioni di euro.

E’ vero che le banche non hanno il compito di verificare la veridicità delle fatture poste in pagamento ma hanno il preciso dovere, derivante dalla normativa antiriciclaggio, di identificare, registrare, conservare negli archivi informatici e segnalare a Bankitalia tutta una serie di tipologie sospette di operazioni, mentre sono le stesse autorità vigilanti a verificare, mediante ispezioni a campione su istituti di crediti ed altri intermediari finanziari, la corretta applicazione della legge.

Ebbene, le banche, già scarsamente propense ad effettuare le segnalazioni sulle operazioni sospette, ritenendole un intralcio alla loro attività, adesso sono state addirittura esonerate dal farlo da uno scudo fiscale criminale, che ha avuto lo scopo di ripulire i capitali sporchi nella grande lavanderia statale pagando un obolo del 5%, per poi tornare nei paradisi fiscali e legali più bianchi e splendenti di prima, almeno stando ai dati della Banca d'Italia che ha monitorato un rientro fisico per soli 35 miliardi di euro, mentre per altri 60 miliardi di euro si è trattato solo di un rientro fittizio.

In pratica, con questo riciclaggio di Stato, si è configurato un vero e proprio condono tombale su false fatturazioni e contabilità fraudolenti, senza alcuna segnalazione anti-riciclaggio da parte delle banche, esentate in virtù dell’anonimato, che hanno pure conseguito ingenti guadagni grazie a commissioni e fidelizzazione dei clienti.

L’Italia dei Valori che ha chiesto alla Banca d’Italia, senza finora ricevere risposta, quale sia stato il numero di segnalazioni sospette nell’ultimo triennio e quante ispezioni abbia effettuato su banche e intermediari finanziari per la corretta applicazione della normativa antiriciclaggio, continuerà a battersi perché trasparenza e legalità riescano a rompere il muro di omertà e silenzio servile che circonda questi fatti criminosi.


Postato da Elio Lannutti in | Commenti (60) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Febbraio 2010

Crisi e Pil: governo incapace


Il Pil affonda, cosa dicono Berlusconi e Tremonti? Continuano a pensare che la crisi sia stata solo psicologica e che sia già finita?

Sono mesi che ci aspettiamo una leggera ripresa della nostra economia, magari al traino degli Usa, dove il Pil sta crescendo dell'1,4 per cento, o di altri paesi europei messi decisamente meglio. Invece a ogni rilevamento la situazione peggiora.

Qualche giorno fa il record di disoccupazione, oggi quello del Pil che, a quanto pare, non è il peggiore dal 1971, data in cui si fermano le serie storiche dell'Istat, ma è il peggiore dal 1945 a oggi. Insomma, il paese è alla canna del gas mentre il governo invece di studiare una rete di protezione per le categorie più disagiate e di provvedimenti per rilanciare l'economia continua a occuparsi dei problemi giudiziari del premier e, adesso, anche della protezione civile.

C'è solo una soluzione per l'Italia mandare a casa questo governo incapace, magari cominciando a dargli una spallata già alle prossime regionali


Postato da Felice Belisario in | Commenti (73) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Febbraio 2010

La nuova Loggia B2


Un sistema criminogeno dove l’emergenza diventa la regola per gestire direttamente, senza nessun controllo, un mare di soldi. Questo è il dato inquietante che emerge dalle inchieste che riguardano l’uomo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Alla magistratura spetterà di stabilire le responsabilità penali dell’uomo delle emergenze. Quello che nessuno può negare è, invece, la responsabilità politica di Bertolaso che, insieme a Berlusconi, ha creato una gigantesca macchina d’affari che, con la scusa dell’emergenza, si è sottratta a qualsiasi forma di controllo, istituzionale e di spesa. Una macchina che ha gestito miliardi di euro con le mani libere. Una macchina che ha deciso a chi affidare appalti, assunzioni e consulenze. Una macchina che, dietro il paravento dell’emergenza, ha gestito miliardi di euro ed ha evitato ogni controllo di legalità e che ha il suo apice in quel “sistema di corruzione gelatinosa” che sta emergendo.

Con la nuova loggia B2, tutto in Italia è diventato emergenza: la beatificazione di Padre Pio, il traffico sulla Salerno Reggio Calabria, la Louis Vitton cup. 587 ordinanze emergenziali, 100 solo nel 2009. 1,5 miliardi di costi certi e 6,5 miliardi di costi stimati. Perché, se è emergenza, nessuno sa e può conoscere come vengono spesi i soldi, chi si aggiudica gli appalti o le consulenze, chi viene assunto. Con la nuova loggia B2, anche eventi pianificati nel tempo sono emergenza, perché lì ci sono i miliardi, tanti, quelli veri: i Mondiali di nuoto, le Olimpiadi di Torino, l’Expo 2015, il G8 della Maddalena, la ricostruzione dell’Abruzzo.

Una discrezionalità totale che cancella un castello di leggi che regolano il mercato delle opere pubbliche, cancellando ogni principio di concorrenza e mercato. Un crescente e strumentale utilizzo dell’emergenza per legittimare l’adozione di misure, la creazione di strutture e l’assunzione di decisioni incoerenti con una visione complessiva di efficienza e si sviluppo del Paese. Non lo diciamo noi. Lo dice, rispettivamente, il presidente dell’Associazione nazionale costruttori, Paolo Buzzetti, e il vicepresidente di Confindustria, Cesare Trevisani. Protezione civile spa, il gioiello voluto pervicacemente da Bertolaso, era solo l’ultimo anello dell’ambizioso piano della nuova loggia B2, che avrebbe consentito non solo di gestire le attività emergenziali al di fuori di ogni controllo ma anche quel poco che mancava, ovvero, consulenze, assunzioni, progettazione da affidare in maniera privatistica agli amici degli amici. Dopo gli inquietanti fatti che stanno emergendo, ovviamente, Italia dei Valori darà battaglia in Parlamento perché la legalità torni a guidare l’emergenza di questo Paese e non sia più la scusa per qualcuno a fare sporchi affari.

dal blog di Massimo Donadi: www.massimodonadi.it


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11 Gennaio 2010

La favola delle aliquote


L'ennesima balla elettorale. L'ennesimo spot 'ad effetto' architettato dai 'Gianni e Pinotto' della politica italiana: Tremonti-Berlusconi.

Sto parlando della riforma del fisco proposta dal ministro del Tesoro. Ma andiamo a vedere nel dettaglio l’idea di Tremonti. Sul tavolo del confronto politico c’è la riduzione delle aliquote Irpef da tre a due (23 per cento fino a 100 mila euro e 33 per cento oltre i 100 mila euro) che costerebbe alle casse dello stato 20-25 miliardi di euro. Vorrei partire dal fatto che i 20-25 miliardi di euro non ci sono e Tremonti si guarda bene dal dire dove intende andare a pescarli. Già questo la dice lunga su quanto poco di serio ci sia in questa proposta. Ma passi. Quello che è più grave è il fatto che questa è una pessima idea.

La nostra Costituzione, infatti, prevede la progressività dell’imposizione fiscale: chi guadagna di più, per un principio di equità sociale, deve pagare più tasse. Con questa riforma, invece, si va in direzione totalmente opposta, molto di più di quanto non appaia dal semplice passaggio da tre a due aliquote. La realtà è che si passerebbe di fatto ad un'unica aliquota se si pensa che il 99 per cento dei contribuenti italiani dichiara redditi fino a 100 mila euro, per cui l’aliquota del 33 per cento si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza. In soldoni significa che il pensionato o l’operaio pagherà allo Stato, in percentuale, le stesse tasse di un imprenditore o di un avvocato.

Tutto questo non farebbe altro che aumentare iniquità e le ingiustizie sociali, che già vedono il nostro paese svettare al sesto posto al mondo per la crescita delle disuguaglianze, superato solo da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia.

Per questa ragione noi presenteremo una proposta completamente diversa che ha, invece, l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali nel nostro paese e di attuare un grande trasferimento di fiscalità dal lavoro (sia dipendente che d’impresa) alle rendite e alle speculazioni.

Per questo proponiamo da un lato un’imposta di solidarietà sociale, sul modello francese che vada a colpire i grandi patrimoni e le grandi rendite e, dall’altro, di raddoppiare l’imposta sulle speculazioni finanziarie passando dall’attuale 12,5 al 25 per cento. Tutti i proventi di queste imposte dovrebbero essere utilizzati per un’unica grande azione di riduzione del costo fiscale sul lavoro, ottenendo il doppio risultato di aumentare il netto in busta paga per lavoratori e pensionati e facilitare la ripresa del mercato del lavoro rendendo le assunzioni meno onerose per le imprese.

Due proposte che noi mettiamo sul tavolo del confronto. Due idee chiare e semplici contro la demagogia ormai surreale dei Gianni e Pinotto all’italiana che da quindici anni campano sullo slogan ‘meno tasse per tutti’ e invece di anno in anno propinano agli italiani specchietti per le allodole ogni volta che si avvicina una scadenza elettorale.


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26 Dicembre 2009

La Freccia è rossa dalla vergogna


La Freccia è rossa dalla vergogna, ridotta a un inutile pezzo di ferro nella tundra padana. La Transiberiana arriva in orario, la Freccia dopo un giorno: ha mancato il bersaglio e si è trasformata per i suoi clienti vip nella casa dei ghiacci del dottor Zivago. Ci vorrebbe Messner, col suo “altissima, purissima etc” e la sua attrezzatura da montagna per trovare in quello che è successo qualcosa di sublime. Forse nel treno veloce immobile nella piana del Po il riscaldamento, almeno, funzionava. Non era così nelle centinaia di treni pendolari e a lunga percorrenza, freddi gelati e senza toilettes agibili.

Chiedo al ministro Matteoli e al Governo: ma chi fa le manutenzioni a questi treni?
Chi li pulisce?
Quanto costano ai cittadini questi servizi pagati e non forniti. Il Governo lo deve dire agli italiani che sborsano ogni anno sette miliardi di euro per il funzionamento delle FS, al netto degli investimenti.
Che treni sono questi, che si fermano al primo freddo, e restano fermi anche quando la neve non c'è più, come un vecchio camion a gasogeno?
Dove sono stati comprati e con quali capitolati di gara?
Moretti dormiva quando si stabilivano i parametri di qualità?
Oppure bisogna pensar male?

C'è una razza di boiardi dei monopoli pubblici che non muore mai. Ricordo un a.d. della società autostrade che diceva agli automobilisti: quando c'è brutto tempo non andate in autostrada, se non a vostro rischio e pericolo. Lo ripete anche Moretti, dimenticandosi di essere responsabile di un servizio pubblico essenziale. A quello lo hanno mandato via. All'ingegner Moretti verrebbe proprio da dirgli che se i passeggeri devono pensare da sé per la loro sopravvivenza ferroviaria, lui dovrebbe restituire i soldi del suo compenso. Sì, perché Moretti dorme, cullato dal sogno dell'Alta Velocità e dal profumo di quei settecento mila euro (più benefits) che lo stipendiano come se fosse un capitano d'industria, mentre è solo il primo capo stazione d'Italia, alla testa di un inespugnabile monopolio assistito, una “fortezza vuota”, che rovina dentro le sue mura.

Quello che colpisce è il degrado delle FS. Quando andavo all'università facevo ogni mese il viaggio tra Milano, dove studiavo, e Perugia, dove sono nato. Il viaggio durava cinque ore e mezzo, il treno arrivava puntuale, si poteva mangiare e fare la pipì. Ieri il treno da Milano, il Tacito, è partito alle due del pomeriggio ed è arrivato alle tre di notte a Perugia. I servizi erano inagibili. La stazione era sbarrata e i passeggeri, già allo stremo, hanno dovuto trovare un varco sulla staccionata di cemento che separa la linea ferroviaria dalla città. Erano più di cento. Alcune donne sono cadute sul ghiaccio. Quando hanno rivisto i loro parenti che le aspettavano sulla piazza ci sono stati abbracci e pianti come per i sopravvissuti di un naufragio.

Ingegner Moretti, la sua conduzione delle ferrovie di francese ha solo il nome di un profumo: “Arrogance”. Persino Matteoli, che dovrebbe esserle grato per la pubblicità che lei le paga del Ponte sullo Stretto e la favola, no so se oscena o ridicola, che lei racconta dell'AV da Torino a Trapani, lo scarica e lo irride per la sua visione di una ferrovia di pionieri, braccata da lupi famelici e difesa dal fuoco delle panche divelte e dalle fucilate dai finestrini. Matteoli che lo ha nominato ha più responsabilità di lei. Ma lei ci mette del suo, come ogni buon romagnolo e, mi perdoni, da dei consigli tecnici, caro ingegnere, per i quali non occorre essere l'a.d. delle FS, basta un capotreno.

Il mito della rinascita delle ferrovie italiane si disfa nel fuco di Viareggio e nel ghiaccio di Milano. Fuoco e ghiaccio, come nell'inferno di Dante. E Moretti a fare il conte Ugolino.



16 Dicembre 2009

Finanziaria: le tristi realta'


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi, alla Camera dei Deputati, dove ho presentato la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sulla questione di fiducia legata alla Finanziaria 2010.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, signori Ministri, sono un piccolo imprenditore, la mia azienda è sana, ma le banche non mi fanno più credito e le pubbliche amministrazioni non mi pagano. Tra qualche settimana dovrò chiudere, lasciando senza lavoro i miei dieci dipendenti. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non ha fatto nulla per me e per gli altri piccoli imprenditori che come me faticano quotidianamente per continuare a sopravvivere.
Sono un lavoratore cassintegrato, ormai vicino alla scadenza delle cinquantaquattro settimane a 700 euro al mese. Fra qualche settimana sarò disoccupato e non so più cosa potrò mantenere la mia famiglia. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per aumentare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori che come me stanno perdendo il posto di lavoro.
Sono un padre di famiglia con tre figli a carico e sono l'unica fonte di reddito. Non ce la faccio più ad arrivare a fine mese. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, non ci sono maggiori detrazioni fiscali per carichi familiari, non c'è neppure una minima detassazione delle tredicesime, non c'è alcuna riduzione delle tasse e nemmeno il recupero del fiscal drag.
Sono un precario della pubblica amministrazione il cui contratto non è stato rinnovato dopo anni. Non so come mantenere la mia famiglia e dico «no» al Governo Berlusconi, perché per me non ci sono ammortizzatori sociali o, quando ci sono, sono poco più che una mancia.
Sono un agricoltore che vede di giorno in giorno i prezzi dei prodotti agricoli a livelli che non coprono più i costi di produzione. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è alcun sostegno ad un settore vitale per il nostro Paese.
Sono un pensionato che negli ultimi anni ha visto falcidiata la sua pensione dagli aumenti di beni di prima necessità, come la pasta, e che è costretto a pagare costose medicine. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per alleviare la situazione mia e di tutti i pensionati.
Sono un pendolare che vive quotidianamente la drammatica situazione dei trasporti ferroviari in treni vecchi, sporchi e sempre in ritardo. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per investimenti mirati a risolvere la situazione di milioni di italiani.
Sono un giovane e mi sono laureato da poco. La disoccupazione giovanile negli ultimi mesi è salita ormai sopra il 25 per cento. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per aiutare chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro.
Sono un sindaco. Ho i conti in ordine e non devono incassare ICI, poiché sulla prima casa l'avevo già tolta.
Il Patto di stabilità mi impedisce di continuare a dare ai miei cittadini i servizi sociali e culturali di cui hanno bisogno. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria neppure per i comuni virtuosi è stato previsto un aumento di risorse.
Sono un terremotato de L'Aquila: dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non mantiene le promesse e non dà gli stessi termini di sospensione delle imposte dati in altre occasioni per gli stessi motivi.
Sono un rappresentante delle forze dell'ordine e dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è praticamente nulla per dare il dovuto a chi rischia la vita tutti i giorni per il bene del Paese e non c'è nulla per permettere al comparto sicurezza e giustizia di svolgere il suo lavoro in modo efficace.
Sono uno speculatore finanziario: dico grazie al Governo Berlusconi, perché ho approfittato della crisi per acquistare titoli a prezzi bassi; ora li rivendo con utili giganteschi, senza pagare alcuna tassa o, al massimo, pagando il 12,50 per cento.
Sono un corruttore di funzionari pubblici per ottenere i grandi appalti delle pubbliche amministrazioni: dico grazie al Governo Berlusconi, perché, facendo falsi in bilancio, ho portato il denaro all'estero e ora, grazie allo scudo fiscale, non sono perseguibile e potrò riportarlo in Italia pagando solo il 5 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono un grande evasione fiscale e ho portato i soldi all'estero, sottraendo redditi a una tassazione di circa il 50 per cento: dico grazie al Governo Berlusconi, perché mi permetterà di continuare a farlo, avendo eliminato la tracciabilità dei pagamenti, e mi permette poi di riportare i soldi in Italia, pagando solo il 5 per cento.
Sono l'amministratore delegato di una grande impresa: dico grazie al Governo Berlusconi, perché mi ha dato somme rilevanti attraverso gli incentivi e senza alcun vincolo; così posso investire all'estero e chiudere le fabbriche in Italia. Il Governo mi anche promesso che continuerà a farlo.
Sono un mafioso e ho costituito all'estero il frutto della mia attività criminale, legata principalmente al commercio della droga: dico grazie al Governo Berlusconi, perché ora, con lo scudo fiscale, mi permette di «lavare» il denaro sporco, pagando solo il 5 per cento, e in più, dopo questa finanziaria, con quel denaro potrò riacquistare i beni che le forze dell'ordine hanno sottratto alla mafia, invece che destinarli ad iniziative socialmente utili (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono un amministratore siciliano dell'area del Belice: dico grazie al Governo Berlusconi, perché qui il terremoto c'è stato 40 anni fa. Abbiamo ricostruito tutto il possibile, ma con quella scusa ci mandano ancora del denaro. Sono uno speculatore immobiliare: dico grazie al Governo Berlusconi, perché con la vendita dei beni della difesa a trattativa privata farò affari d'oro.
Noi dell'Italia dei Valori non abbiamo dubbi e sappiamo bene da quale parte stare; non dalla parte degli speculatori finanziari, dei grandi evasori fiscali, dei corruttori, delle grandi imprese che prendono gli incentivi e chiudono le fabbriche, dei mafiosi e dei camorristi, degli speculatori immobiliari e dei «furbetti del quartierino».
Noi dell'Italia dei Valori stiamo dalla parte dei piccoli imprenditori, dei lavoratori cassintegrati, dei padri e delle madri di famiglia che non arrivano alla fine del mese, dei precari della pubblica amministrazione, dei pendolari, dei disoccupati privi di sostegno, e in particolare dei giovani privi di qualunque prospettiva, delle donne, che nella crisi pagano sempre più di tutti, dei sindaci virtuosi che devono togliere servizi ai loro cittadini, dei terremotati veri, in particolare di quelli de L'Aquila, delle forze dell'ordine a cui non pagano neanche gli straordinari.
Stiamo, insomma, dalla parte di tutti coloro che, a causa della crisi o delle azioni di questo Governo, stanno soffrendo. Per questo, noi dell'Italia dei Valori diciamo «no» a questo Governo piduista, che si occupa solo degli affari del Presidente del Consiglio e dei poteri forti dell'economia, invece di affrontare e risolvere i problemi del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).


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11 Dicembre 2009

Economia e ambiente: un binomio vincente


In questi giorni a Copenhagen è in corso la 15/a Conferenza Onu sul clima. Il vertice iniziato lunedì 7 dicembre, vede in campo 193 Stati con 15mila delegati e 110 capi di governo. I dati scientifici raccolti sino ad ora sui cambiamenti climatici evidenziano quello che si sospetta da diversi anni, cioè che l’effetto serra ed il conseguente surriscaldamento globale stanno incidendo fortemente sul naturale avvicendamento climatico. L’utilizzo delle fonti energetiche fossili e la loro combustione stanno portando ad un aumento della temperatura globale, che avrà come conseguenza ondate di caldo e incendi, siccità in alcune zone ed alluvioni in altre, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari.

Più di 300 milioni di persone sono già gravemente afflitte dai cambiamenti climatici. La maggior parte vive nei paesi in via di sviluppo. Entro la metà del secolo, più di un miliardo di persone si troverà ad affrontare la fame e la scarsità d'acqua di cui 600 milioni nella sola Africa.

Per sbloccare la situazione occorre che siano i Paesi industrializzati a fare il primo passo impegnandosi a ridurre le emissioni di gas serra.

Anche l'Italia deve fare la propria parte e promuovere politiche volte all’utilizzo di energie alternative a favore di uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

E, in questo periodo di crisi, coniugare sviluppo e ambiente sarà un bene per la Terra e un bene per la nostra economia, puntando su nuove tecnologie che ci permettano di competere con le sfide del mercato globale e di assolvere ai doveri di efficienza energetica, imposti anche dall'Unione Europea, prevedendo investimenti nelle energie rinnovabili per creare occupazione e risparmiare energia, investimenti nelle tecnologie pulite per rilanciare i settori dell'edilizia e dell'industria automobilistica, investimenti nelle infrastrutture e nell'interconnessione per promuovere l'efficienza e l'innovazione.
Se vorremo essere competitivi sul mercato internazionale dovremo avere prodotti più ecocompatibili di quanto non avvenga oggi, prodotti che, in qualche modo, rendano i mercati dei Paesi più industrializzati meno dipendenti dai prodotti cinesi di qualità inferiore.

Purtroppo in Italia stiamo facendo, in molti casi, esattamente il contrario di ciò che l'Unione europea ci sta chiedendo per uscire dalla crisi, e di ciò che stanno realizzando gli Stati Uniti con investimenti massicci.

Ne discuteremo insieme il prossimo 14 dicembre, alle ore 20.30, a Milano, presso l'Auditorium San Carlo, in Corso Matteotti 14.


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24 Novembre 2009

Tremonti e la Finanziaria che non c'e'


I ministri del Governo Berlusconi sono sul piede di guerra per i tagli inflitti ai loro dicasteri. Urlano e strepitano contro il collega dell’Economia. In realtà, è tutta una pantomima, un’ipocrita gioco delle parti. Il bastone del comando ce l’ha in mano Giulio. E’ lui che apre e chiude i cordoni della borsa e tutto è già stato deciso. Agli altri non resta che fingere di essere indignati.

E’ avvilente dover constatare che la politica economico-finanziaria di questo Governo si riconferma essere solo una politica di tagli, che colpisce nel mucchio, senza andare a distinguere il grano dalla gramigna.

Si taglia sulla sicurezza. A fronte dei 3 miliardi di euro soffiati alle forze dell’ordine negli ultimi tre anni, si ridà loro 100 milioni, una colossale presa per i fondelli.

Si taglia sulla giustizia. In tre anni, hanno ridotto del 40 per cento le spese correnti, però di contro pretendono di fare i processi in sei anni.

Si taglia sulla scuola. In quattro anni hanno tagliato 7 miliardi e mezzo di euro, dimezzando i fondi per le università e la ricerca, però di contro parlano di merito e qualità.

Le risorse messe in campo dal Governo in questa Finanziaria sono solo di 3 miliardi di euro. Il resto è affidato dal gettito che verrà, se verrà, dallo scudo fiscale. Di sgravi fiscali per i cittadini e le famiglie si parla eccome, anzi si fa solo quello, perché non c’è un soldo vero. Come e quanto sgravare dipenderà dall’andamento dello scudo fiscale, ovvero, da quanti soldi evasi rientreranno in Italia, grazie alla garanzia dell’anonimato e dell’impunità.

Con i soldi che forse verranno, quando e quanto non si sa, il Governo dice che farà di tutto, anzi di più. Rinnoverà il contratto del pubblico impiego, gli incentivi per il risparmio energetico, i fondi per l’Università, per le missioni all’estero, per diminuire le tasse sui lavoratori dipendenti e dei pensionati e la detassazione delle tredicesime. Tutte buone intenzioni, un po’ troppe forse, che, rimarranno tali, se il povero scudo non ce la farà, come è probabile, a coprire tutto.

Del promesso taglio dell’Irap si è persa ogni traccia. Così come dello sblocco dei fondi per la ricerca, la detrazione fiscale per il risparmio energetico degli edifici, le misure fiscali a favore del lavoro chieste dai sindacati e, infine, le risorse per la sicurezza e la giustizia.

Una cosa colpisce, però, di questa Finanziaria. Tremonti taglia qualunque voce di spesa, paralizza l’attività legislativa del Parlamento perché le leggi in discussione non hanno copertura finanziaria, ignora le legittime esigenze di tante famiglie e delle imprese, ma trova i soldi per rifinanziare la legge Mancia, quel caravanserraglio di onorevoli prebende, con ben 50 milioni di euro.

Alla faccia della finanziaria leggera e della gravità della situazione economica italiana. Noi non solo chiederemo, così come in passato, l’abolizione di questa scandalosa legge ma presenteremo la nostra Finanziaria che, con responsabilità e realismo, affronterà i reali problemi economici del Paese.


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30 Ottobre 2009

Anche il signor Rossi oggi va alla Caritas


Le famiglie italiane sono sempre più povere. Nel secondo trimestre del 2009, il reddito lordo disponibile per le famiglie è diminuito dell’1% rispetto al trimestre precedente, con una perdita in termini assoluti di 11 miliardi di euro. E’ quanto emerge dallo studio dell’Istat “Reddito e risparmio delle famiglie e profitti della società”.

Nel febbraio del 2008, la Caritas di Roma ha aperto un emporio della solidarietà, un supermercato dove persone con difficoltà economiche possono recarsi a fare la spesa gratuitamente. Lo abbiamo visitato, incontrando i responsabili e parlando con loro. C’è una cosa, sopra tutte, che colpisce come un pugno nello stomaco e che dimostra come quei dati Istat siano drammaticamente veri.

A venire a fare la spesa all’emporio non sono i poveri del nostro immaginario collettivo, i disperati, gli abbandonati, i barboni. Ci sono anche quelli ma ci sono soprattutto “ le famiglie normali”, quelle del piano di sotto, monoreddito, con figli che studiano, che pagano la rata del mutuo o l’affitto e che non arrivano più alla fine del mese. C’è il piccolo imprenditore o il commerciante che la crisi economica ha ridotto sul lastrico. C’è l’operaio che è stato licenziato o è stato messo in cassa integrazione.

C’è quel ceto medio, insomma, che la crisi sta schiacciando inesorabilmente. Ma c’è anche tanta dignità.Gli empori della solidarietà, frutto della straordinaria collaborazione tra la Caritas, il Comune di Roma, benefattori privati e grandi aziende,  stanno nascendo in altre città. E se da una parte Roma rivendica la paternità dell’iniziativa con orgoglio, dall’altra sottolinea che la proliferazione degli empori è il segno evidente di una vera e propria emergenza povertà a livello nazionale.Quando governava il centrosinistra, le tv bombardavano i telespettatori con la notizia che le famiglie italiane erano sempre più povere. Ora non se ne parla più.

C’è solo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, a reti unificate, dice che la crisi è finita. Lasciamo alle immagini e alle parole dire se è vero o no.


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Economia: non e' una priorita' del governo Berlusconi


Non è tollerabile che la questione Irap sia diventata il pretesto di uno scontro tutto interno alla maggioranza e tutto giocato sulla pelle dei cittadini e delle imprese.

Lo spettacolo a cui stiamo assistendo da giorni è avvilente. Da una parte chi vuole inserire il taglio dell'Irap subito, dall'altra chi dice che non ci sono risorse. Lo scontro è arrivato anche in commissione Bilancio al Senato dove ieri notte è stata approvata la più impalpabile e vuota delle manovre finanziarie della storia. Noi siamo disponibili a discutere sia sull'entità del taglio, sia su dove trovare i fondi, ma non sappiamo chi è il nostro interlocutore visto che nella maggioranza la spaccatura è evidente. Oltre all'Irap, però, sono urgenti e indispensabili altre misure economiche per rilanciare la domanda interna, dalla detassazione di stipendi e pensioni, a cominciare dalla prossima tredicesima, alla proroga della cassa integrazione ordinaria e alla riforma complessiva degli ammortizzatori sociali.

Ma sarà difficile spuntarla, visto che in commissione hanno bocciato tutti i nostri emendamenti, non solo quelli che in qualche maniera tendevano la mano al mondo del lavoro, ma anche quelli che vanno ai servizi per i cittadini. Abbiamo provato a far reintegrare fondi tagliati dal governo almeno ai livelli dello scorso anno, trovando anche la copertura economica. Non ci saranno incrementi al fondo per le politiche sociali, al fondo per le politiche della famiglia e al fondo per la non autosufficienza che dal 2010 non risulterà più finanziato. Si trattava di misure minime per venire incontro alle fasce più deboli che sono quelle che soffrono maggiormente la portata della crisi economica. Ci riproveremo in Aula, ma con poche speranze perché la nostra impressione è che ci siamo trovati davanti a un muro di gomma.

Purtroppo da tempo Berlusconi va annunciando che la crisi è finita. E' chiaro che confonde la ripresa dei suoi capitali in Borsa con la fine della crisi economica. Ma anche gli ultimi indicatori economici gli danno torto marcio. L'Irap-Cgil informa che ormai il numero dei disoccupati è salito a tre milioni, è destinato ad aumentare nei prossimi mesi e governo e maggioranza litigano senza trovare uno straccio di soluzione a questo dramma. Negli Stati Uniti invece succede il contrario. Grazie al massiccio piano di interventi pubblici il pil dell'ultimo trimestre fa segnare uno straordinario +3,5 per cento. Nonostante questo dato Obama, che al contrario del nostro premier non ha mai nascosto la reale drammaticità della crisi economica, ha detto che la strada da percorrere è ancora lunga. La differenza è proprio questa: Obama ha affrontato la crisi con i fatti e ne sta uscendo, Berlusconi chiacchiera ma non offre risposte concrete e imprese e famiglie sono in ginocchio.

Purtroppo, osservando il dibattito di questi giorni, è chiara anche un'altra cosa: da questo governo e da questa maggioranza la priorità non andrà alle riforme economiche che sono urgenti ed essenziali, ma alle controriforme in materia di giustizia per evitare al premier di essere processato.


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10 Ottobre 2009

Abolizione province: chi fa sul serio e chi no


Le province in Italia sono 110 e costano 13 miliardi di euro l’anno. In campagna elettorale, tutti, centrodestra e centrosinistra, hanno detto di volerle abolire. Passate le elezioni, non se ne è più parlato. Oggi, a 17 mesi di distanza, dopo un anno e mezzo di battaglie, Italia dei Valori è riuscita a portare la sua proposta di legge per l’abolizione delle province in Aula.

Lunedì prossimo, 12 ottobre, tutti i partiti saranno chiamati ad esprimere il loro voto. Vedremo chi manterrà fede alle promesse e chi racconta frottole.


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9 Settembre 2009

Stipendi manager: avevamo ragione


Un Governo agonizzante e in stato confusionale. Un passo avanti e uno indietro. Questo è il modo in cui l’esecutivo di Berlusconi sta tentando di tenere a galla questo Paese.

A dimostrarlo, se ancora ce ne fosse il bisogno, è la norma che pone un tetto agli stipendi dei manager e degli alti dirigenti pubblici. La legge porta la firma dell’Italia dei Valori ed è uno dei provvedimenti inseriti nella Finanziaria 2008 del governo Prodi.

Uno dei primi atti dell’esecutivo in carica è stato proprio quello di congelare questa norma e ripristinare gli stipendi stratosferici di molti burocrati della pubblica amministrazione che ogni anno guadagnano anche cento volte in più di un operaio. Un provvedimento che ha da subito segnato la politica di Berlusconi e dei suoi ministri: favorire tutte le caste e i loro privilegi a discapito dei cittadini onesti e delle famiglie italiane.

Oggi, dopo un anno e mezzo, nel bel mezzo di una crisi economica, il governo è costretto ancora una volta a tornare sui suoi passi e nel prossimo consiglio dei Ministri rimetterà un tetto alle retribuzioni dei manager pubblici.

Questo dimostra ancora una volta come il Governo Prodi abbia lavorato bene e nel solo interesse del Paese, mentre ancora una volta vengono a galla i pasticci di un esecutivo, quello di Berlusconi, che ormai esercita il potere barcollando, senza avere una visione complessiva del Paese, paralizzato com’è dalle divisioni interne e dagli interessi di parte.


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17 Agosto 2009

Il governo dell'evasione


La stampa ha dato notizia di questo accordo tra Stati Uniti e Svizzera contro gli evasori fiscali americani che hanno nascosto soldi nel paese elvetico. L'altro giorno, invece, c'è stato un accordo tra Gran Bretagna e il Lussemburgo per lo stesso motivo. E' evidente che i paradisi fiscali sono lo strumento per il falso in bilancio e per la corruzione.

Il 20 aprile, i Paesi più ricchi del mondo hanno deciso che dovevano lottare contro i paradisi fiscali, e alcuni di questi si sono spaventati trovandosi nella cosiddetta “lista nera”, come il Principato di Monaco, il Liechtenstein, il Lussemburgo e San Marino. Alcuni di questi hanno deciso di mettersi in regola per passare alla “lista bianca”, passando alla cosiddetta “lista grigia”, dove dovranno fare 12 accordi bilaterali e internazionali con i Paesi dell'Osce per poter essere rivalutate.

La Germania, la Francia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti hanno iniziato a fare questi accordi bilaterali, ma non risulta alcun accordo fatto dall'Italia. Che cosa potrà succedere? Questi Paesi faranno i 12 accordi, andranno nella “lista bianca” però non saranno obbligati a dare informazioni all'Italia. Cosa vuol dire? Che i nostri evasori fiscali potranno ancora portare, tranquillamente, i loro soldi in questi Paesi.

Per questo ho preparato e depositerò, durante la riapertura delle Camere, un'interrogazione parlamentare per chiedere a Tremonti e Berlusconi quanti accordi ha stipulato il nostro Paese e quanti ce ne sono in corso. La risposta la so già, ma vorrei che fosse il governo a darmela.

Abbiamo sentito che in questi giorni l'Agenzia delle entrate sta controllando 180 mila italiani. Un'altra falsità, fumo buttato negli occhi dei cittadini, perché in realtà il governo ha fatto “scappare fuori dalla stalla i buoi per poi chiuderla” per poi dire “abbiamo chiuso la stalla anche noi”. In che modo ha fatto “scappare i buoi”? Ha fatto lo scudo fiscale, dove chi ha portato i soldi all'estero può riportarli in Italia pagando solo il 5%.

Per avere un confronto con la Gran Bretagna, attraverso gli accordi con i paradisi fiscali, gli inglesi che vorranno riportare i propri soldi in Inghilterra dovranno pagare le tasse per 10 anni senza sconto e una sanzione del 10% sulla somma. Già questo confronto vi dice come noi, purtroppo, siamo in presenza di un governo colluso con l'evasione fiscale.


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27 Luglio 2009

Banche: qual'e' il prezzo?


Riporto il video ed il testo del resoconto stenografico del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati in tema di banche.

TESTO DELL'INTERVENTO

"Signor Presidente, questo ordine del giorno nasce dal fatto che il presidente dell'ABI Faissola aveva definito le modifiche che le Commissioni avevano apportato come punitive per le banche. Immediatamente, il fido Ministro Tremonti ha detto «sì», forzando ogni regolamento, forzando la situazione e gli accordi presi, e ha praticamente imposto la cancellazione di parte di quegli interventi che riguardavano le banche.
A noi pare, come dire, davvero singolare la posizione del Ministro Tremonti perché solo qualche settimana fa, citando Bertold Brecht, ha dichiarato: «È un crimine più grande rapinare o fondare una banca?». In un'altra occasione, sempre qualche settimana fa, ha detto: «Basta, togliamo la cassa alle banche, stop! Dalle Ferrovie, alla RAI, alle Spa pubbliche non potranno più detenere liquidità sui conti correnti bancari». È evidente che in questo modo si è accreditato agli occhi dell'opinione pubblica come il vero Ministro che farà correre dritte le banche e che riuscirà ad intervenire perché si comportino meglio nei confronti dei risparmiatori. Lo aveva già fatto un anno fa con la Robin tax, che in realtà poi hanno pagato i piccoli imprenditori e gli artigiani, con maggiori commissioni e maggiori interessi passivi.
Questa singolarità mi ha fatto venire in mente un passo di una nota canzone di Fabrizio De Andrè «La città vecchia», che parlando di un vecchio professore recita così: «Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie, quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie». Ecco, a me pare che il professor Ministro Tremonti assomigli molto a quel professore di cui si parla: pronto a parlar male delle banche di giorno, ma poi pronto ad andare a letto con loro la notte.
Pertanto, noi chiediamo al Ministro Tremonti quale sia il prezzo in questo caso per aver tradito i cittadini, gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori, i risparmiatori, impedendo che essi possano conoscere realmente il costo del servizio bancario? Perché c'è da dire che in un anno di Governo il Ministro Tremonti ha dato tutto alle banche: denaro a buon mercato, scarsa trasparenza delle condizioni di mercato, più detrazioni fiscali, rinvio della class action, più deducibilità agli interessi passivi ed altro.
Mi pare che questo, però, sia la sintesi del modo di governare di questo Governo. Berlusconi a L'Aquila ha detto: «Sì, mi pento, troviamo i soldi per darli ai Paesi poveri»; ieri, di fronte ai problemi del sud ha affermato: «Sì, troviamo immediatamente i soldi per il sud».
Allora a me pare che anche il Ministro Tremonti, come il Presidente Berlusconi, agisca in realtà per slogan, per spot mediatici, per dichiarazioni roboanti, ma poi in concreto sono forti con i deboli e deboli con i forti.
Pertanto, chiediamo al Governo che si impegni, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, ad introdurre criteri di massima trasparenza nei rapporti tra istituti di credito e utenti, prevedendo un chiaro ed unico indicatore che riunisca le diverse voci di spesa a carico del cliente.
"

Leggi anche: "Tremonti: il servo delle banche"

flash2.jpg "Caso Bianzino: che sia fatta luce"
Rivolgo queste poche righe a tutti coloro che in questi giorni mi hanno scritto per ringraziarmi di aver presentato un’interrogazione parlamentare sul caso di Aldo Bianzino. Io ringrazio voi per le numerosissime lettere che mi avete inviato e vorrei dirvi che questo atto è il frutto di due principi che guidano ed ispirano il mio lavoro di parlamentare dell’Idv: la vita è sacra (oltretutto sono un medico, un ginecologo che dà vita alla vita!) e la giustizia è uguale per tutti... deve essere uguale per tutti. E solo basandomi su questi fondamenti che ho deciso, insieme ad Antonio Di Pietro, di scrivere e presentare questa interrogazione, che mi auguro avrà presto una risposta poiché, purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Trovo atroce questa morte. Trovo atroce il modo in cui è avvenuta nell’indifferenza dei comuni cittadini e delle istituzioni. E per questo ritengo doveroso che sia fatta luce su questo oscuro episodio della nostra Italia.
Antonio Palagiano

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19 Luglio 2009

Riciclaggio di Stato: schiaffo ai lavoratori


Il terzo riciclaggio di Stato, varato dal ministro Tremonti per far ripulire dalla lavanderia statale soldi illecitamente esportati nei paradisi fiscali e negli Stati canaglia, è l’ennesimo favore fatto alle organizzazioni criminali che, in forma anonima, potranno lavare capitali (ma anche beni mobili ed immobili quali yacht e case) per poterli poi reimpiegare in lucrose attività estere senza neppure trasferirli in Italia.

Oltretutto, questa operazione sarà fatta a costi irrisori. Infatti, mentre lo scudo fiscale promosso qualche anno fa in Germania venne tassato al 25% senza prevedere l’anonimato, il nostro ministro tributarista (che predica l’etica al G8 e due giorni dopo introduce la sanatoria per evasori e criminali) fissa al solo 5% il prezzo per dare un colpo di spugna al riciclaggio di attività illecite e apporre il sigillo di Stato su capitali che invece andavano sequestrati come previsto per i proventi della malavita organizzata.

Promuovere questa autentica sanatoria rappresenta inoltre uno schiaffo ai lavoratori dipendenti e pensionati che faticano ad arrivare a fine mese. L'Italia dei Valori combatterà con tutte le sue forze, contro questo terzo riciclaggio di Stato che dimostra la contiguità del Governo con i grandi evasori e con quella Confindustria che, festante, stappa bottiglie di champagne a sostegno dell’illegalità.


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17 Luglio 2009

Tremonti: il servo delle banche


Ieri mi è successa una cosa per un certo verso interessante ed inatteso. Si discuteva il decreto anticrisi e di banche, dove ci sono stati dei tentativi di regolare i tassi d'interesse, le commissioni e quant'altro. Ho avuto un'idea, che si è trasformata in emendamento: ogni banca, per ogni operazione che fa ai clienti, deve dare il Siaeg, ossia il saggio di interesse annuo effettivo.

In sostanza, il cittadino si presenta alla banca e chiede a quanto ammonta il tasso d'interesse per avere un prestito, e la banca risponde “il 2%”. Oggi, invece, la banca dice che applica un tasso d'interesse del 6% e poi, tra commissioni e spese che ci sono dietro, il tasso raddoppia. Con questo indicatore, invece, so quanto mi costa globalmente l'operazione con la banca. E' una cosa innovativa e rivoluzionaria, perché il cittadino o il piccolo imprenditore sa immediatamente quanto gli costa all'anno, in percentuali, una certa operazione.

Supponiamo che oggi un piccolo imprenditore va in banca e chiedere un prestito su un conto corrente e domanda quanto gli costa. La banca, supponiamo, risponde “il 6%”, ma poi per contratto c'è il massimo scoperto, le commissioni e quant'altro, alla fine il cliente non si rende neanche conto quanto paga. Con questo meccanismo e con questo indicatore la banca dovrebbe dire subitoil 12%”.

Il principio vale anche per il cittadino, che vuole aprire un conto corrente e gli offrono il 2% del depositato e si ritrova a fine dell'anno senza aver ricevuto nulla. Con questo meccanismo la banca dovrebbe dire subito “il -2%”, perché tra commissioni e quant'altro, in realtà, non si riceve niente e si devono pagare le spese.

Questo meccanismo creerebbe una reale competizione tra le banche, perché a questo punto basta che entri in una banca e chiedo il Siaeg dell'operazione che mi serve e poi vado da un'altra banca il confronto è immediato.

La proposta è piaciuta cosi tanto anche ai rappresentanti del governo che hanno dato il loro parere favorevole a votare. Naturalmente la cosa si è saputa, e quanto si discute di questi temi c'è sempre un insieme di lobby che circolano nei corridoi del palazzo. Quando è stato il momento di votare, due ore dopo, il governo ha chiesto di poter fare un approfondimento, e li ho capito che erano iniziate le grandi manovre.

Da quello che mi è stato detto, durante la notte si sarebbe scatenato l'inferno delle banche e Tremonti in persona avrebbe dato ordine di porre il parere negativo alla mozione. Quello stesso Tremonti che predica contro le banche, ma si rivela sempre il loro servo, perché quando è il momento di fare un operazione realmente significativa fa quello che le banche dicono di fare.


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12 Luglio 2009

Riciclaggio di Stato


E’ in arrivo una nuova “legge porcata”, ammantata anche questa volta da un velo di umanità, come avvenne in occasione dell’indulto, formalmente per sovraffollamento delle carceri, in verità per evitarlo ai soliti noti. Ora la nuova porcata viene giustificata con la necessità di trovare i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo.
Anche questa volta il Governo ha fatto ricorso al solito collaudato escamotage: far filtrare la notizia per vedere “che effetto fa”, salvo poi smentire quando ancora una volta si viene presi con le “mani nella marmellata”.

Ci riferiamo alla bozza di un emendamento che il solito “deputato-sherpa” avrebbe dovuto presentare – se quelli di “Repubblica” non se ne fossero accorti e non l’avessero denunciato in tempo – in coda al decreto anti-crisi attualmente in discussione in Parlamento.

L’emendamento – nella sua attuale bozza, che esiste davvero, che proviene dagli Uffici del ministero dell’Economia e di cui “Repubblica” ha copia - prevede una sanatoria con “esclusione di punibilità” per coloro che, avendo denaro all’estero, provvedono a farlo rientrare in Italia acquistando titoli di Stato (Bot e Cct).

La norma a prima vista potrebbe trarre in inganno per il suo dichiarato “buon fine” ma se solo si riflette un istante ci si può subito rendere conto che ci troviamo – semplicemente e terribilmente - di fronte ad un ennesimo riciclaggio di Stato, un reato che finora è (era) punito ai sensi dell’art. 648 bis del codice penale, sostituzione di denaro di provenienza illecita con altro denaro, ovvero ai sensi dell’art. 648 ter: impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie.

Già, perché l’unico denaro depositato all’estero che finora non poteva e non può essere fatto rientrare in Italia è quello di provenienza illecita, giacché tutti coloro che hanno acquisito o depositato legalmente utili all’estero possono tranquillamente farli rientrare in Italia.

Invece il denaro di cui parliamo è solo ed esclusivamente quello proveniente da evasioni fiscali, falsi in bilancio, bancarotte fraudolente, emissione di fatture false, o ancor peggio traffico di droga, traffico di armi, di organi, di sfruttamento della prostituzione e simili.

Insomma stanno consentendo ai mafiosi, ai camorristi, ed ai potenti della ‘ndrangheta di riportare proventi criminali in casa e di “sbiancarne” la provenienza. Non solo: stanno consentendo anche ai tanti “furbetti” del quartierino come Tanzi, come Cragnotti, come Fiorani di fare altrettanto.

Qualche ingenuo dirà: ma che ci guadagna il Governo a fare ciò?
Semplice: tra i possibili “beneficiari” della decisione c’è anche la più potente nomenclatura economica finanziaria italiana, come la famiglia Agnelli, la famiglia Marcegaglia, lo stesso Silvio Berlusconi (basta leggere la sentenza Mills o le dichiarazioni di questi giorni di Mariella Agnelli o i resoconti giudiziari del gruppo Marcegaglia, quello a cui appartiene l’attuale Presidente di Confindustria, per rendersene conto). Bastano nomi come questi per comprendere il perché la maggior parte degli organi di informazione, la cui proprietà spesso appartiene proprio a evasori fiscali conclamati, tacciono.

Il risultato sarà ancora una volta un danno ed una beffa per gli onesti cittadini italiani. In barba alle migliaia di cittadini che pagano le tasse e non arrivano a fine mese, ci ritroviamo con uno Stato che patteggia con i delinquenti e usa il pugno di ferro con gli onesti imprenditori. Chi ha guadagnato legalmente, pagando le relative tasse fino all’ultimo cent, passerà ancora una volta da fesso e la prossima volta si riprometterà anche lui di adeguarsi al mal-costume di governo: quello dell’evasore e del “riciclatore” di proventi illeciti.

D’altronde le sanatorie sono una costante dei governi Berlusconi: ne ha già fatta una nel 2001 ed una nel 2003. Ora vuole riprovarci nel 2009. Insomma egli, ogni volta che è al Governo, per far fronte alle necessità economiche e finanziarie di cui ha bisogno – invece di ridurre gli sprechi e far pagare il fisco a tutti – favorisce gli speculatori e gli evasori fiscali in cambio di una “tangente di Stato” del 5%, tanto sarebbe il contributo che verrebbe richiesto a chi fa rientrare i capitali dall’estero per avere il famigerato “certificato di esclusione di responsabilità”.

Non volendo affrontare lotte all’evasione, per DNA del proprio padrone, la maggioranza preferisce optare per il riciclaggio di Stato, chiedendo una “mazzetta pubblica” ai delinquenti, da investire in Bot, Cct. e aziende pubbliche.

Questi sporchi soldi in un uno Stato di diritto non dovrebbero essere condonati, bensì sequestrati e confiscati e quindi assegnati per la ricostruzione de l’Aquila.
Faccio appello alla dignità degli aquilani affinché rifiutino questi soldi sporchi, proventi illeciti di evasori, truffatori, ma anche venditori di morte, con droga ed armi, e di magnaccia senza scrupolo e pretendano che il Governo ci metta soldi veri e puliti per la ricostruzione.

Fatte queste premesse, mi dispiace, sig. Presidente della Repubblica, Napolitano, ma noi dell’Italia dei Valori sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello “dopo la tregua per il G8, ora serve, nell’interesse del Paese, un clima più civile, corretto e costruttivo tra Governo ed opposizione”. Non so cosa ci trovi Lei, ma noi non ci troviamo nulla di “civile, corretto e costruttivo” in questi comportamenti del Governo e della sua maggioranza parlamentare e per questa ragione continueremo a fare opposizione senza sconti alcuno, dentro e fuori del Parlamento.


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6 Luglio 2009

Economia: vietato informare


Un articolo di poche righe (art. 11) dell’ennesimo decreto anti-crisi (D.L. n. 78 dell’1 luglio 2009) ed il governo di regime mette il bavaglio anche alla comunicazione dei dati sull’andamento dell’economia italiana.

Tutti gli organismi mondiali segnalano da tempo con i loro dati l’andamento negativo in tutti i paesi industrializzati, la crescente disoccupazione, il rischio per la coesione sociale. Lo dice l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): “L'Italia sta attraversando un periodo di recessione «molto forte» che continuerà «fino alla fine del 2009», poi, nel 2010, ci sarà una «lenta ripresa». Nell'anno in corso il Pil scenderà del 5,5% per poi tornare a salire dello 0,4% il prossimo anno.”. Questi dati sono in linea con quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Ma lo dicono anche molti organismi e centri studi nazionali.

Così Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, citando il proprio ufficio studi, conferma la caduta del Pil 2009 "attorno al 5%, se non succede nulla", ma avverte che per superare la crisi bisogna sostenere i consumi e l'occupazione: "La condizione per non far peggiorare le cose è che tengano i consumi. Per questo è essenziale una tenuta del mercato del lavoro". Così Emma Marcegaglia, in base alle analisi del centro studi di Confindustria. Così Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato. E ancora Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio: “Lo scenario continua ad essere quanto mai difficile per l'economia italiana: nel 2009 i consumi delle famiglie italiane si contrarranno dell'1,5%, previsione che l'associazione rivede in senso peggiorativo rispetto alla stima precedente (-1,4%)”. Lo dice la Corte dei Conti: “In Italia "il percorso di riduzione del disavanzo si è arrestato". Gli indici 2008 "hanno purtroppo disatteso" l'auspicio della "prosecuzione di un percorso virtuoso a riduzione del debito e deluso l'aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici". Lo dice infine l’Istat, Istituo centrale di statistica, l’organismo pubblico preposto per legge alla elaborazione e diffusione delle statistiche ufficiali del nostro Paese (in diretto coordinamento con Eurostat, che lo fa a livello di Unione Europea): “ il consuntivo su base annua del fatturato industriale ha accusato flessioni a due cifre (-22,2%), la flessione più alta dal 2005. Nei primi quattro mesi del 2009 il fatturato industriale segna un calo complessivo del 22,3%. Gli ordini restano in caduta, L’Istat ad aprile ha rilevato la nona flessione congiunturale consecutiva pari al -3,7%. Il rapporto con il 2008 è preoccupante: -32,2% il calo medio annuo degli ordini”.

Apriti cielo! Questo è troppo! Al Principe Manovratore (Berlusconi) ed ai suoi cortigiani (Tremonti, Sacconi e Scajola) questi dati non piacciono. “Non sia mai – potrebbe aver detto Berlusconi – che gli Italiani ci credano e scoprano così che il governo non ha fatto nulla per contrastare la crisi.” E così partono gli attacchi pianificati. Il 26 giugno, al termine del vertice di Corfù, Berlusconi attacca: “"C'è un circuito vizioso di crisi per paura, alimentato dalle dichiarazioni di governi, opposizioni e di istituzioni economiche, nazionali, europee e internazionali che continua a dare numeri sul deficit e sul prolungarsi della crisi. - ha insistito Berlusconi - I media che le riprendono complicano la situazione diventando fattori che alimentano queste paure". Il premier ha quindi rivolto un "appello" ai responsabili istituzioni internazionali, "al loro buon senso e al senso di responsabilità".
"Non è la prima volta che attacca gli organismi internazionali. La reazione più appropriata ci sembra quella di non commentare per non alimentare nuove polemiche", cosi un portavoce della Commissione europea ha replicato all'ultima esternazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Ieri a Parigi, sede dell'Ocse, a Bruxelles, sede della Commissione europea, a Washington, sede del Fondo monetario internazionale, sono rimasti sorpresi e increduli. Ma anche zitti. Perché nessuno ha avuto voglia di entrare in polemica con un capo di governo. Certo una critica di questa natura non l'avevano mai ricevuta. Il loro mestiere è anche quello di studiare le crisi, fare previsioni statistiche, aiutare le decisioni di coloro che da quelle parti chiamano i policy maker, i politici. Loro, invece, sono tecnici di altissimo livello. "D'altra parte - osservano chiedendo un assoluto anonimato - anche il governo italiano farà le sue previsioni nell'imminente Dpef. E che scriverà?". In precedenza Tremonti aveva attaccato Draghi dicendo: «Silenzio sulle cifre fino a settembre», è l’invito di Giulio Tremonti in un’intervista al Tg2. «Facciamo passare almeno l’estate. Ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene». Dare troppi dati «è un modo per fare del male alla gente, diffondendo sfiducia e incertezza, quando l’economia deve essere invece fiducia e certezza», aggiunge polemicamente il ministro. E l’informazione? «Troppe informazioni diventano deformazioni» dice Tremonti. Anche Berlusconi lo aveva censurato: "Questa è un’informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana".Il riferimento era al dato che secondo Draghi, se non si adottano misure straoprdinarie, entro il 2009 1,6 milioni di persone si ritroveranno senza lavoro e senza una tutela economica, tipo la cassa integrazione.

Sull’Istat hanno addirittura sparato in tre. Ha aperto le danze il solito Tremonti sostenendo l'inaffidabilità dell'indagine sulle forze lavoro. Che, dopo quattordici anni, segnalava il calo del tasso di occupazione e la crescita di quello della disoccupazione. Insomma, con i numeri, raccontava la gravità della crisi nel mercato del lavoro. (Come ha replicato il Presidente dell’Istituto le procedure sono quelle di Eurostat). Poi hanno continuato Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Maurizio Sacconi (Lavoro): troppe stime e troppo frequenti - secondo il governo - tali da non riuscire a offrire un quadro reale della crisi economica. Alle indagini campionarie (quelle che fa l'Istat) andrebbero affiancati e rafforzati - è sempre la tesi del governo - i dati amministrativi ricavabili dalla fisco e dall'Inps.

E così detto e fatto. Con l’articolo 11 del DL 78 dell’1 luglio 2009 si mette il bavaglio a tutti coloro che per legge sono autorizzati a produrre dati in modo indipendente (Istat, Banca d’Italia). Si crea alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio una banca dati che raccoglie i risultati di tutti. Da quel momento i dati sull’andamento dell’economia sarà solo il Governo a darli. State certi che saranno in linea con l’ottimismo di Berlusconi e contro il catastrofismo delle istituzioni internazionale nazionali, che fanno parte del complotto plutocratico mondiale contro il “Salvatore della Patria” o “L’unto del Signore”. Italia dei Valori cercherà di contrastare questo disegno piduista.


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26 Giugno 2009

Azionisti Alitalia: cornuti e mazziati


Riporto il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare, di giovedi 25 alla Camera dei deputati, sulle iniziative per elevare il rimborso a favore degli obbligazionisti Alitalia e misure a favore degli azionisti Alitalia.

Quesito

Antonio Borghesi: Signor Presidente, signor sottosegretario, la nostra interpellanza riguarda gli obbligazionisti e gli azionisti Alitalia e la loro situazione.
In particolare, per quanto riguarda gli obbligazionisti ricordo che la recente legge 9 aprile 2009, n. 33, ha previsto un parziale rimborso delle loro ragioni di credito basato, peraltro, sul valore dei bond negli ultimi trenta giorni di scambio prima della sospensione, per il 50 per cento del valore: significa in pratica circa un terzo del loro valore nominale.
Dobbiamo ricordare che più volte il Presidente del Consiglio dei ministri aveva dichiarato - cito in modo testuale - che non saranno abbandonati i piccoli risparmiatori che in Alitalia hanno creduto investendo in titoli azionari ed obbligazionari. La stessa dichiarazione è stata più volte ripetuta dal Ministro Tremonti. Più volte è stato ribadito questo concetto nel tempo.
Ora, il 3 luglio - sarebbe il 10 luglio, ma gli intermediari chiedono che il termine sia il 3 - gli obbligazionisti dovrebbero decidere se accettare questo minirimborso. Con l'accettazione del minirimborso rinunciano a qualunque altra pretesa nei confronti di Alitalia.
Per quanto riguarda gli azionisti, anche per questi è stata prevista la possibilità di accedere ad una sorta di risarcimento attraverso il Fondo per la tutela del risparmio alimentato dai cosiddetti conti bancari dormienti. Vi è da rilevare che, da un lato, questi fondi sono assai più limitati di quanto previsto dal Governo - sono 800 milioni di euro contro i 2 miliardi che erano stati stimati - e che inoltre questo fondo è stato già utilizzato a più riprese dal Governo attraverso vari provvedimenti nei riguardi dei risparmiatori, delle vittime delle frodi finanziarie, dei possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, per la ricerca scientifica e persino per la social card e pertanto, di fatto, gli azionisti dell'Alitalia praticamente non hanno alcuna possibilità di venire rimborsati.
La nostra domanda al Governo è che cosa intende fare in particolare di fronte a questa scadenza molto ravvicinata che riguarda gli obbligazionisti.


Risposta del governo

Nicola Cosentino: Signor Presidente, con l'interpellanza urgente n. 2-00405 l'onorevole Borghesi ed altri chiedono se il Governo intenda elevare le misure di intervento statale già disposte a favore degli obbligazionisti Alitalia, per assicurare un rimborso almeno parziale per gli stessi azionisti anche in considerazione dell'esiguità dei fondi disponibili tramite il cosiddetto Fondo dei conti dormienti.
Al riguardo, si fa presente che l'articolo 7-octies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, ha disposto un indennizzo in favore dei titolari di obbligazioni convertibili Alitalia 7,5 per cento 2002-2010, mediante assegnazione, agli stessi, di titoli di Stato per un controvalore di concambio calcolato sulla base del prezzo medio di borsa dell'ultimo mese di negoziazione delle obbligazioni convertibili Alitalia, ridotto del 50 per cento e con un limite massimo di 100 mila euro per ciascun obbligazionista.
Al fine di assicurare una maggiore tutela ai piccoli risparmiatori sono in corso di definizione ipotesi di modifica della normativa vigente.


Replica

Antonio Borghesi: Signor Presidente, considerato che il Governo non ha risposto, sono assolutamente e del tutto insoddisfatto.
I giornali riferiscono le ipotesi che riguardano il prossimo Consiglio dei ministri, in cui si eleverebbe al 70 per cento la percentuale di rimborso. Se così fosse, saremmo di fronte ad un intervento assolutamente inaccettabile, perché si tratta di risparmiatori che spesso erano gli stessi dipendenti di Alitalia e spesso in questo modo sono state pagate le loro indennità di cessazione del rapporto di lavoro. In altri casi si tratta di pensionati che hanno investito i loro risparmi in un'azienda di proprietà dello Stato e che, dunque, ritenevano sicura e che ora si trovano, anche se venisse forse leggermente elevata questa percentuale, a ricevere in cambio una minima parte di quanto avevano investito mettendo da parte risparmi di anni di sacrifici.
Ancora peggio per gli azionisti: siamo di fronte, signor sottosegretario, me lo consenta, ad una truffa dello Stato ai danni dei creditori di Alitalia e, all'interno dei creditori, a danno dei risparmiatori, degli azionisti e degli obbligazionisti.
Lo dico perché con consapevolezza questo Governo ha creato una bad company, dove ha messo tutti i debiti e tutte le passività, per cedere la parte positiva a pochi azionisti, spesso molto chiacchierati, per salvare un azionista come quello di Air One, Toto, molto vicino al Governo e molto vicino al Presidente del Consiglio, che si trovava in gravissima difficoltà e che, tra l'altro, aveva una piccola medaglia anche lui, come altri azionisti della CAI, cioè quella di essere stato condannato per corruzione.
Dunque, ci siamo trovati di fronte al fatto che per favorire questi pochi, questo pacchetto di azionisti, si sono andati a danneggiare tutti i creditori, i normali fornitori e in particolare gli obbligazionisti, oltre che gli azionisti, per effetto di questa sciagurata decisione del Governo, che non ha accolto l'offerta Air France, che garantiva a questi obbligazionisti più di quanto garantisca oggi il Governo.
Quindi, si tratta di creditori che sono stati truffati due volte: in primo luogo, sono stati truffati in quanto contribuenti, perché questa vicenda costerà ai contribuenti italiani qualcosa come tre o quattro miliardi di euro; inoltre costoro, questi piccoli risparmiatori, spesso dipendenti di Alitalia, che in molti casi hanno pure perso il loro posto di lavoro a causa di questa vicenda, oltre a partecipare in quanto contribuenti al salvataggio della parte buona di Alitalia, che è stata regalata ad alcuni speculatori (infatti non sono imprenditori del settore aereo), si troveranno a pagare doppiamente, perdendo di fatto il frutto dei loro risparmi, spesso conseguiti e realizzati in anni di attività. Infatti, ribadisco che molti di costoro erano pensionati, che oggi si trovano quasi sul lastrico di fronte a questo comportamento inaccettabile del Governo e dello Stato
.


flash2.jpg "GENCHI ASSOLTO"
"Giustizia è fatta. Finalmente è stata smantellata la tesi dell’uso indebito da parte di Gioacchino Genchi per ciò che riguarda il suo archivio informatico. Non c’è stato alcun abuso. A questo punto ci chiediamo cosa farà il Csm nei confronti di quei magistrati che hanno bloccato il lavoro di Luigi de Magistris che aveva scoperchiato la pentola del malaffare di molti potenti. Espriamo solidarietà a Genchi."
Antonio Di Pietro


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1 Giugno 2009

Nasce Folder


L’economia è scomparsa dal dibattito pubblico. Questo governo non ha le competenze e le carte per risolvere una crisi senza precedenti, può solo concepire manovre aggravanti come la social-card, la Robin tax o svendere le compagnie di bandiera ad amici di amici. O peggio ancora utilizzare risorse di Stato, aerei inclusi, per festicciole private alla faccia di un Paese che tira la cinghia ed è vicino ad un tasso di disoccupazione reale del 10%.

Oggi nasce Folder, il Forum Liberal Democratico per l’Economia e le Riforme, un’associazione indipendente, composta da parlamentari, studiosi e professionisti, che hanno un obiettivo comune: promuovere studi, ricerche, note tecniche, workshop, dibattiti e convegni sui principali temi economici, sociali e istituzionali per il rilancio del sistema Paese.
Folder è il serbatoio di pensiero che Italia dei Valori ha come riferimento per i temi della nostra economia, sulle riforme, una base economica e programmatica da cui partire per rilanciare il sistema economico del Paese e costruire un’alternativa di Governo.
Folder nasce oggi con il battesimo de “ Il Libro Bianco su un anno di Governo Berlusconi”, un rapporto di 60 pagine, che vi invitiamo a scaricare gratuitamente, una raccolta precisa e dettagliata di tutte le menzogne e le scelte economiche inadeguate di questo Governo, costate miliardi di euro ai contribuenti.
Dal caso Alitalia, costato 4 miliardi di euro alle casse dello Stato, alle promesse non mantenute sulla riduzione delle tasse. E poi ancora, dagli investimenti promessi e non mantenuti sulle infrastrutture, alla scelta scellerata di abolire le leggi anti-evasione fiscale. Per finire, con i casi eclatanti della Robin tax, che ha aumentato la tassazione di due punti percentuali, e della Scip 2, la mega operazione di svendita degli immobili pubblici, che si è chiusa con un saldo negativo di 1,7 miliardi di euro.
Il Centro studi Folder parte oggi e porterà avanti una forte azione di semina culturale. E’ la risposta di responsabilità di Italia dei Valori ai cittadini: costruire un’alternativa programmatica per un modello di governo riformista, liberale e solidale di cui Italia dei Valori sarà promotore.


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26 Maggio 2009

Governo struzzo


Il duo “Berlusconi-corruttore” e “Tremonti-sul viale del tramonto” dicono che la crisi economica sia ormai superata. Forse per loro, che non soffrono i problemi della gente, ma non certo per i lavoratori che quotidianamente perdono il posto di lavoro, né per i piccoli e medi imprenditori, gli artigiani, i piccoli commercianti che devono chiudere, anche perché le banche non erogano credito. La crescita di suicidi tra disoccupati e piccoli imprenditori ne è una testimonianza evidente.


E’ curioso che il presidente del consiglio sia, oltre che cieco di fronte ai dati economici disastrosi, anche sordo di fronte alle parole di Emma Marcegaglia. La presidente di Confindustria ha di fatto sostenuto che è necessaria un’azione più incisiva da parte del governo. Quando il Cavaliere parla, testuali parole, di cose che ‘dovremmo fare, vogliamo fare’, dà conferma a quanto ormai chiaro, che il nostro paese è in gravissimo ritardo nell’affrontare questa crisi economica. Un capo di governo serio dovrebbe parlare al passato degli interventi messi in atto, per dare reale speranza al Paese. E’ chiaro che Berlusconi non possa farlo perché nella politica delle parole, caratteristica dell’esecutivo che egli presiede, la regola è costruire favole infiocchettate su dati inesistenti, al solo fine di ingannare gli elettori.


I dati parlano chiaro e illustrano una situazione fortemente allarmante. Altrettanto chiara, però, è purtroppo la strategia di questo governo: tenere la testa sotto la sabbia e nascondere la verità agli italiani. La verità è che l’immobilismo dell’esecutivo e la mancanza di una piano strutturale concreto e valido ci faranno pagare il prezzo più alto del panorama internazionale.


Tremonti dice che la fase apocalittica della crisi economica è finita, mentre molte fabbriche hanno già dovuto chiudere i battenti e molte altre sono a serio rischio. Dati alla mano si parla già della chiusura di una delle fabbriche Merloni di Nocera Umbra, della Indesit di Torino, della Michelin di Settimo Torinese, della Nuova Sirma di Porto Marghera, della Cortina Tex, uno dei capisaldi nel settore tessile del Lombardo, di una delle fabbriche di gomma e plastica di Regalbuto, in Sicilia. Mi fermo qui per ovvie ragioni.


Tutto ciò, se il ministro Tremonti lo ignorasse, significa migliaia di operai senza lavoro con conseguente stato di profondo disagio economico per intere famiglie. Ad un governo che continua a lanciare slogan e fare il gioco delle tre carte con fondi stanziati precedentemente, insufficienti a risolvere lo stato del Paese, facciamo presente che questi sono i fatti. Se lasciar morire di fame intere famiglie non è un problema della massima gravità, al signor ministro Tremonti chiediamo se dobbiamo arrivare a vedere queste persone chiedere l’elemosina per far sì che il governo si interessi davvero a quello che la crisi economica rappresenta per la gente comune.


Il crollo delle entrate fiscali nei primi due mesi dell’anno è solo in parte dovuto al calo dei consumi, ma è anche conseguenza dell’evasione fiscale. Questo risulta dal fatto che ci sia stata una diminuzione delle entrate provenienti dall’Iva. Il governo si affanna a dare la colpa del fenomeno esclusivamente alla crisi economica, per evitare di riconoscere la propria politica manchevole, ed anzi controproducente, nella lotta all’evasione, alla quale, di fatto, questo esecutivo, ha palesemente porto la mano, con una notevole diminuzione dei controlli.


I candidati rispondono
commentavideo1.jpg Giovedi 28 maggio dalle ore 11:30, diretta streaming con i candidati Niccolò Rinaldi, Cristina Scaletti, Carlo Rossetti e Milito Pagliara.

Pubblica la tua domanda come commento al video su Youtube. Le 10 domande più votate verranno poste in diretta ai nostri candidati.


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19 Maggio 2009

Il sostegno alle famiglie


Diamo un po di numeri per capire qual'è il motivo, al di là della crisi economica globale che ha colpito l'Italia, per la quale le famiglie italiane si trovano in condizione di sofferenza.

Il primo dato, il più indicativo e importante, riguarda la ricchezza nazionale, il cosiddetto P.I.L., di cui il nostro Stato dedica al sostegno delle famiglie solo l'1%, a differenza di Germania e Francia dove viene dedicato il 3%. Cosa vuol dire? Che i nostri assegni famigliari, quelli che servono alle famiglie per campare, sono simbolici perché le cifre che ci erogano non sono sufficienti nemmeno per fare la spesa di una settimana.

Una mamma monofidataria in Francia riceve dallo Stato, come assegno familiare, 778,40 euro. In Italia, una mamma monofidataria che guadagna 800 euro al mese, e deve lavorare a tempo pieno, riceve come assegno familiare 130 euro. Un padre di famiglia che guadagna 1000 euro, per fare degli esempi concreti, e ha sei figli forse riesce a ricevere dallo Stato i famosi sette cento euro che i francesi riconoscono ad un solo genitore monofidatario.

Questa è la situazione e il sostegno che diamo alle famiglie. Cosa comporta? Siamo il Paese, rispetto agli altri paesi europei, con il tasso di natalità più basso. Se in Italia ti nasce un figlio sei in grossissime difficoltà.

In una famiglia dove entrambi i genitori lavorano il figlio viene mandato all'asilo nido. Ma oggi gli asili nido comunali, quelli a basso costo, coprono solo il 6% del bisogno. Tutti gli altri che fanno? La maggior parte sono in attesa di poter entrare in un asilo nido comunale, gli altri si rivolgono al privato che, non avendo in Italia nessuna sovvenzione da parte dello Stato, ha delle cifre esorbitanti. Che cosa deve fare una madre? Considera un investimento per mantenere il proprio lavoro l'asilo nido privato, girandogli l'assegno dello stipendio per poterlo pagare.

A fronte di questa situazione che cosa fa il nostro governo per aiutare le famiglie? Vara il piano casa. Ottimo, non c'è che dire, ma per chi è il piano casa? Per coloro che possono permettersi una casa, per coloro che hanno una villetta o una casa bifamiliare, altrimenti la casa non la si può ampliare in nessun modo. Se si vive in un bilocale o in un monolocale, come il 50% delle persone, che cosa si va ad ampliare?

Si vara il piano casa per dare lavoro ai costruttori, ma perché si è pensato a coloro che in questo periodo, alla luce della crisi economica e del precariato che c'è in giro, non si sono mai comprati una casa, o non riescono a pagare un affitto, o di coloro che hanno dovuto vendere la casa all'asta.

Davanti a tutto ciò non c'è una morale. A sentire raccontare questa storia sembra di sentire la classica commedia all'italiana che non fa ridere più nessuno. Gli unici che se la ridono sono i paesi della Comunità europea, che ormai ci considerano il terzo mondo dell'Europa, e hanno ragione.

Invito tutti quanti voi, me compresa, a non farsi più abbagliare dalle belle parole del governo quando viene a parlarci dell'importanza e dei valori della famiglia. Anzi, vi invito caldamente ad attaccarvi a questi numeri, e quando sentite che queste persone parlano di famiglia chiedetevi: ma di che famiglia stanno parlando?


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17 Maggio 2009

Mentire per governare


Soltanto chi, come Silvio Berlusconi, vive in una reggia dorata e non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, può ignorare così spudoratamente il dramma di tante famiglie italiane e mentire sulla gravità della crisi economica.
I dati parlano chiaro ma altrettanto chiara è la strategia di questo governo: nascondere la verità agli italiani e raccontare la favola che il peggio è passato.

La verità è che l'immobilismo di questo governo e la mancanza di un piano di lungo e ampio respiro impedirà al nostro Paese di uscire rapidamente dalla crisi.
Saremo gli unici nel panorama internazionale a pagare il prezzo più alto.

Ma quel che è peggio è che il nostro Paese, quando uscirà dalla crisi, si ritroverà con gli stessi problemi con i quali vi è entrato: stipendi e pensioni da fame, imprese al collasso e un tasso di disoccupazione elevatissimo.

E' questa l'altra dura verità che questo governo vuole nascondere.


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21 Aprile 2009

Una giornata in Iveco


Inviato Idv: Maurizio Zipponi a Brescia, davanti alla Iveco, un'azienda storica della città che sta affrontando un momento di difficoltà.

M.Zipponi: sì un'azienda storica, piena di giovani, piena di operai e di impiegati che vivono come tutti gli operai e impiegati italiani l'ansia del futuro. Sono in cassaintegrazione, prendono 750 euro al mese, mentre Montezemolo prende 500 volte il loro stipendio. Per questo noi siamo difronte alla fabbrica, perché è qui che si costruisce il futuro del Paese, è qui che si dà valore al lavoro per rispondere ai problemi della crisi.

Inviato Idv: crisi che secondo Tremonti sembra bloccarsi perché, dice lui, che le Borse hanno arrestato la loro caduta.

M.Zipponi: Tremonti lavora di fantasia. Sta di fatto che questa crisi ha generato molte macerie e in queste macerie rischiano di rimanerci solo i lavoratori precari, gli artigiani, le piccole medie imprese, mentre le grandi imprese come la Fiat magari si salvano. Tremonti deve pensare un po' di più al Paese e un po' meno allo spettacolo.

Inviato Idv: quali sono le iniziative politiche proponibili in un contesto europeo in vista di questa crisi?

M.Zipponi: in un contesto europeo, innanzitutto, dato che esiste la moneta unica il parlamento europeo e la banca europea, ci dev'essere anche un contratto unico per tutti i lavoratori. Bisogna che le imprese abbiano la certezza che l'Europa riesca a finanziare chi è capace di fare l'imprenditore, bisogna, insomma, che l'Europa abbia anche una sua Costituzione sociale.

Inviato Idv: qui fuori dai cancelli dell'Iveco quanto rimarrete?

M.Zipponi: rimaniamo per il cambio turno per parlare con gli operai, per consegnare loro le nostre proposte, per far sì che in fabbrica discutano. Soprattutto vogliamo dire agli operai che a noi non interessa la campagna elettorale, a noi interessa un progetto che serva a dar voce al mondo del lavoro adesso, durante e dopo la campagna elettorale, perché i lavoratori non possono rimanere soli.

Inviato Idv: i lavoratori cosa vi chiedono?

M.Zipponi: chiedono di avere serenità per il loro futuro, uno stipendio dignitoso, anche quando lavorano e fanno tre turni, alzandosi alle cinque del mattino per prendere 1.100 euro, e ne pagano 600 euro di affitto o di mutuo, con il loro guadagno non reggono più neanche l'economia familiare. Chiedono uno stipendio dignitoso, di non essere sbattuti in cassaintegrazione e dicono ai grandi manager e ai grandi imprenditori: "Se vi siete arricchiti nel passato, adesso dovete distribuire un po' di ricchezza anche al lavoro".

Inviato Idv: i manager corrono dei seri pericoli, secondo lei, o no?

M.Zipponi: come ha detto un lavoratore della Fiat di Napoli "Se noi rapissimo i manager della Fiat ce li lasciano qui due o tre anni, li dovremmo pure mantenere..." quindi non corrono nessun pericolo.

Dipendente Iveco: ...vada a avanti che va benissimo!

Inviato Idv: lei è dipendente Iveco è in cassa integrazione?

Dipendente Iveco: sì, nelle ultime quattro settimane ho lavorato una settimana e nelle altre tre sono rimasto a casa. Spero solo che questo investimento venga fatto, perché altrimenti il futuro dello stabilimento, secondo me, è a grande rischio. E' fondamentale e strategico per lo stabilimento perché oltre ai 3.000 dipendenti che lavorano qui, ne lavorano altri 10.000 fuori.

Inviato Idv: lei, personalmente, che prospettive si è dato per il futuro?

Dipendente Iveco: io ho ancora dieci anni di lavoro, il mio futuro è rimanere qui in azienda e finire qui. Questa è una fabbrica che a Brescia ha radici trentennali e ha fatto la sua storia. E' un dispiacere per tutti se dovesse chiudere.

Inviato Idv: da quanti anni lavora qua'

Dipendente Iveco: trent'anni

Inviato Idv: quanto prende al mese?

Dipendente Iveco: 1.300 euro.

Inviato Idv: contento?

Dipendente Iveco: no no! dopo trent'anni pensavo di prendere qualcosa in più. Noi siamo tutti in cassaintegrazione, vanno anche i capi

Inviato Idv: e che idea si è fatto dopo trent'anni di esperienza di lavoro acquisita?

Dipendente Iveco: quelli che mi hanno deluso di più sono i giovani che non lottano. Noi abbiamo lottato tanto per avere delle piccole conquiste. I giovani di oggi non hanno gli attributi.

Inviato Idv: e quindi che futuro si prospetta?

Dipendente Iveco: nero. Io ringraziando Dio, fra quattro o cinque anni, da questo manicomio esco. Ma voglio vedere loro! Anch'io ho una figlia di quell'età e ho paura veramente.

Inviato Idv: è vero che i giovani d'oggi non hanno più gli anticorpi dei giovani di una volta?

Dipendente Iveco: non è un discorso di anticorpi o di giovani, secondo me è cambiato il quadro dei lavoratori. Più precari, più insicuri e quindi più ricattabili. Perciò la cosa è un po' diversa.

Inviato Idv: secondo lei che futuro si pone qui in azienda?

Dipendente Iveco: non lo so. Al di là della campagna denigratoria che c'è stata in questi giorni sul Giornale di Brescia, secondo il quale gli accordi sindacali non si fanno per colpa della Fiom, invece, io che lavoro in fabbrica, so che non è colpa della Fiom, ma è della Uil che non vuole fare questo accordo unitario. Però, obiettivamente, mi sembra molto da ridere per non dire altro, che una ditta come la Fiat si pone di non investire venti milioni di euro per rifiutare l'accordo unitario.

Inviato Idv: da quanti anni lavora qui lei?

Dipendente Iveco2: dal '91

Inviato Idv: lo stipendio che prende le basta per arrivare a fine mese?

Dipendente Iveco2: io sono separato, se vuoi ti faccio vedere che sono sotto di 500 euro e oggi siamo solo al 20 di aprile.
Ti faccio vedere, non ho problemi, questo è il mio estratto conto aggiornato a stamattina, separato divorziato, si vede? Quanto c'è scritto? Leggi! Meno 500 euro. E qui ci sono ancora due o tre scontrini da stornare. Non so.

Inviato Idv: ci hanno detto che i giovani d'oggi non hanno gli stessi anticorpi dei giovani di trent'anni fa, è vero?

Dipendente Iveco2: non sono più tanto giovane perchè ho quarant'anni. Dico solo che Tonino doveva far fuori Silvio ancora ai tempi di Tangentopoli...

Inviato Idv: senza televisioni però

Dipendente Iveco2: già senza televisioni non si può far niente però...

Inviato Idv: che prospettive avete qua in azienda?

Dipendente Iveco2: le prospettive nostre sono d i continuare a rimanere qua a lavorare non solo oggi ma anche un domani

Inviato Idv: posso sapere quanto prendete al mese?

Dipendente Iveco2: 1.200 tirati tirati dopo vent'anni di lavoro.

Dipendente Iveco3: io prendo sui 1300 perché ho un figlio a carico.

Inviato Idv: riuscite ad arrivare a fine mese?

Dipendente Iveco3: ah no... ho mia moglie che lavora e sono stato fortunato perché non ho mai avuto un mutuo da fare da quando sono partito, quindi mi attacco alle generazioni prima di noi che ci hanno aiutato.

Inviato Idv: che aria si respira in azienda?

Dipendente Iveco4: aria un po' preoccupata per quanto riguarda questa storia dei finanziamenti e di tutto quanto insomma. Siamo tutti preoccupati

Inviato Idv: che messaggio vuole dare alla politica?

Dipendente Iveco4: è un po' dura... l'unica cosa vorrei dire che, secondo me, sarebbe meglio firmare per tutelare il nostro posto di lavoro . Ecco tutto qua.

Inviato Idv: come giudica lei questa crisi?

Dipendente Iveco4: logicamente per noi lavoratori è il salario che va perso.

Inviato Idv: posso sapere quanto prende lei al mese?

Dipendente Iveco4: io faccio il part time quindi non basta perché poi c'è il mutuo, ci sono i figli...

Inviato Idv: secondo lei la politica, per questa crisi e per i lavoratori, può fare qualcosa?

Dipendente Iveco4: la politica dovrebbe fare qualcosa! Incentivare i salari, cercare di darci una mano insomma..

Inviato Idv: secondo lei i giovani di oggi sono abbastanza nervosi e cattivi per reagire e per farsi sentire ad alta voce oppure si sono un po' accomodati?

Dipendente Iveco4: penso che oggigiorno i giovani siano abbastanza arrabbiati per questa crisi. Infatti ci sono iniziative in corso, abbiamo fatto comunque delle assemblee qui in fabbrica, insomma ci ribelliamo, però dall'altra parte non ci vogliono sentire.


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11 Aprile 2009

Tremonti dorme, le banche evadono


Non si finisce mai di stupirsi ed indignarsi. Nel mentre le banche chiedono aiuti di Stato e li ricevono grazie ai “Tremonti Bond”, pretendendo pure di riceverli senza condizioni ed accettando solo generici protocolli per futuri “codici etici” sulla remunerazione di manager ed amministratori, salta fuori che con una sola operazione riescono ad eludere/evadere milioni di euro, attraverso i soliti “paradisi fiscali”.

Così un sito internet documenta un accordo stipulato il 2 marzo 2007 tra Barclays Milano, Unicredit e Banca Intesa, grazie al quale le banche eludono (o evadono) il pagamento in Italia di tasse per circa 30 milioni di euro. L’operazione è assai complessa (denominata Project Brontos), ma praticamente consiste nella trasformazione di un rendimento in investimento, che, più o meno legalmente, non sconta alcuna tassazione. L’operazione è assai ingente :3,5 miliardi di Euro – Lira turca equivalenti per Unicredit e 1 miliardo di Euro Sterlina inglese equivalenti per Banca Intesa e passa attraverso società costituite in Lussemburgo. E così la storia inizia con Tremonti-Robin Hood, che doveva colpire le banche con più tasse, e che invece diventa Tremonti-Sceriffo di Nottingham, perché a pagare sono i cittadini e le imprese. Poi si scoprono due infortuni che portano Tremonti sul Viale del tramonto: il suo condono del 2003 con evasori auto dichiarati che non hanno pagato rate per 5 miliardi di euro ed il fallimento delle sue cartolarizzazioni sugli immobili pubblici (Scip1 e Scip2), che rischiano di costare 1,7 miliardi di euro ai contribuenti. Ed ora viene fuori il Tremonti dormiente, incapace persino di impedire alle banche di eludere/evadere le tasse. Dormiente come i conti dormienti, che usa come un bancomat per finanziare qualsiasi cosa: dai risarcimenti ai risparmiatori danneggiati, agli azionisti Alitalia ed ora persino alle quote-latte. Così alla fine non ce ne sarà per nessuno.


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16 Marzo 2009

Una proposta contro l'economia tossica


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Marco Saba, ricercatore indipendente sui sistemi monetari e bancari.

Testo dell'intervista:

"Io sono ricercatore del Centro studi monetari, sito internet www.studimonetari.org mi occupo della comunicazione delle ricerche che stiamo facendo. Abbiamo già pubblicato cinque libri negli ultimi quattro anni sempre in tema di quella che è la situazione dell'economia con un occhio al sistema bancario e monetario.
Cominciamo subito dicendo che ieri è fallita la diciassettesima banca degli Stati Uniti dall'inizio dell'anno, sui media non se ne è parlato molto, anzi direi quasi per niente, solamente su Internet si trovano i riferimenti. E questo è un segnale che il 2009, come tra l'altro ha ammesso anche Tremonti, sicuramente si sta avviando su una strada ancora peggiore rispetto al 2008.

Dati che ci arrivano dall'Inghilterra, ad esempio, ci dicono che gli immobili hanno perso il trenta tre per cento del loro valore nell'ultimo anno. In una città degli Stati Uniti, Denver, dove ci sono le industrie delle automobili, oggi le cause si vendono all'equivalente di seimila euro, si comprano con le carte di credito. Quindi si sta assistendo ad un'accelerazione della crisi dovuta in particolare alle politiche delle banche centrali, mi riferisco alla Banca centrale europea e alla Banca d'Inghilterra, che aumentando la dose di emissione di moneta basata sul debito, non stanno facendo altro che aggravare il problema.

Cosa abbiamo fatto noi? Noi abbiamo elaborato insieme all'ufficio legislativo della Regione Lombardia una proposta di Legge per instaurare un buono regionale di solidarietà. Perché? Per immettere liquidità sul mercato non gravata da debito. Un titolo che è a circolazione libera e non forzosa, cioè accettato da chi accetterà di riconoscere il circuito, che servirà davvero per dare quell'iniezione di liquidità che sta mancando nel sistema.

Stiamo aspettando l'ok dall'ufficio legislativo della Regione, lo abbiamo pubblicato sul nostro sito, proprio per cercare di dare non solo una liquidità senza debito al mercato, considerando che la Lombardia rappresenta da sola un terzo del PIL italiano, ma anche per dare alla stessa Regione e alle stesse istituzioni uno strumento utile proprio quando con la contrazione dell'economia avranno un minor gettito fiscale.

Bisogna tener presente che è stato difficile elaborare quel disegno di Legge, perché c'è un fattore limitante molto grave, che è l'articolo cinquanta del regolamento regionale. L'articolo cinquanta dispone che il cittadino non può fare proposte di Legge per temi che hanno a che vedere con la fiscalità, con le finanze e col bilancio. Quindi sostanzialmente è un'interpretazione estensiva dell'articolo della Costituzione che limita il referendum abrogativo proprio per quanto riguarda le materie di fiscalità e bilancio. Quindi il voler estendere questo divieto non solo al referendum abrogativo, che è un intervento mortificatorio, ma all'iniziativa vivificatoria che è la proposta di Legge popolare, è un'interpretazione estensiva che a nostro giudizio non è regolare. Quindi noi contestiamo la validità di questo articolo cinquanta, in ogni modo siamo riusciti lo stesso a proporre questo Buono regionale di solidarietà aggirando il problema legale come vedrete nel testo della Legge che abbiamo proposto.

Perché mantenere sotto segreto le cose che riguardano il debito pubblico, che riguardano le politiche monetarie anche internazionali che riguardano l'Italia eccetera? Se è vero che la Democrazia rappresenta l'espressione del popolo e il consenso del popolo sulle iniziative dei governi, d'altra parte se io non dico le cose al popolo come faccio a ricevere questo consenso? Non solo, ma c'è un pregiudizio che è quello che se io non voglio far sapere al popolo alcune cose cruciali, come ad esempio i temi che riguardano le politiche economiche, sono cruciali in una società basata sul denaro, ci sono 32.000 coincidenze che sono non possono essere solo coincidenze, che tendono ad indicare che il sistema monetario attuale è un trucco abbastanza elaborato per socializzare le perdite e privatizzare i profitti.
Si vede molto bene nell'ordinamento degli Stati Uniti perché nel 1913 l'anno in cui venne stabilita la Federal Reserve, che è privata, nello stesso anno venne anche stabilita la tassa sul salario, la Inncom tax, un sistema elaborato per far sì che la rendita monetaria della produzione della moneta, dollaro, che veniva addebitata al popolo attraverso l'emissione dei Buoni del Tesoro americani, venisse pagata dal popolo attraverso la tassazione. E' troppo evidente! Ora non voglio addentrarmi in un tema così vasto come quello della fiscalità, ma teniamo presente che una cosa è tassare le rendite, una cosa è tassare il salario.

Il salario è un'indennità per quell'ora di vita persa perché la no stra vita ha un termine ben preciso, non è infinita. E' un po' diverso dal tassare chi ha quindici immobili commerciali che dà in affitto, per fare un esempio, e quindi ha introiti che non dipendono dalla qualità di vita che lui perde facendo quell'attività. E' tutta una cosa diversa. Ora, ovviamente, in un sistema sostanzialmente ipocrita com'è il nostro, in cui possiamo ormai dirlo perché è abbastanza evidente che la famosa unità d'Italia è stata fatta per fare l'unità della Lira, cioè per creare un monopolio sulla Lira, come la stessa cosa è successa in Europa in cui si è creato l'Euro, non interessa l'Europa politica come non interessa l'Italia politica senonché per essere una base di monopolio per l'emissione di una moneta. Ormai questo disegno si è capito. E' ovvio che non è un caso, che della famosa notizia di rendere di nuovo pubblica la Banca d'Italia come si dove va fare entro dicembre dell'anno scorso, oggi non ne parli più nessuno. Perché e chiaro che nel momento in cui la Banca d'Italia diventa veramente nazionalizzata, a quel punto il debito pubblico non avrebbe più senso e verrebbe fuori il giochetto.

Quindi in questo momento lo Stato e le istituzioni stanno correndo un grosso pericolo. Cioè, il pericolo che la cittadinanza si renda conto di questo giochetto , in cui il debito pubblico inutile perché stampare moneta o anche crearla col computer non ha nessun costo, e non si vede perché soltanto nel 2008 abbiano pagato 307 miliardi di euro di interessi su un debito che si poteva evitare restituendo al poligrafico dello Stato la sua funzione di emissione delle banconote, anche mantenendo la quantità decisa da questi esperti della Banca centrale europea, ma stampate dallo Stato senza l'emissione dei Bot.
Invece questi Bot che vanno proprio a costituire le rendite di posizione, cioè non il salario dell'operaio della Fiat, ma i tre milioni di euro di mezzi in chi ha questi titoli di Stato, è un altro modo per creare due classi di cittadini, cioè la classe che lavora che deve guadagnarsi da vivere, e la classe sfruttando la rendita dei titoli del tesoro, praticamente va a pescare di nuovo attraverso le tasse che pagano gli operai attraverso la busta paga. Si crea una parte di cittadini che approfitta di un'altra parte di cittadini, quindi il modello è veramente sbagliato.

E' servito, credo, per mantenere in piedi una struttura piramidale di potere, una gerarchia di potere, si è stabilito probabilmente che in Italia c'è un èlite che val la pena sia mantenuta da tutto il resto della cittadinanza, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra e negli Usa, si è inventato un sistema sofisticato per mantenere questa èlite senza capire bene quali sono i motivi retrostanti."


Il problema degli interessi è molto semplice: quando le banche centrali iniettano questa moneta debitoria che poi verrà venduta con interessi, non c'è il simbolo econometrico per pagare questi interessi. Cosa vuol dire sostanzialmente? Che per fare in modo che il debito venga pagato, siccome non esiste il simbolo monetario per pagare gli interessi, questo si trasforma automaticamente nell'esproprio di beni reali alla popolazione. Stiamo parlando di immobili attività, immobili commerciali, chiaramente è la fase finale di una predazione.

E' chiaro che le banche, o comunque chi ha liquidità, oggi sta aspettando, perché quando vedi che i prezzi stanno diminuendo tu aspetti per comprare al prezzo migliore. Non compri subito. Quindi, allo stesso tempo, chi ha liquidità se la tiene proprio per poter fare un buon affare quando il mercato sarà ulteriormente crollato. E' illusorio quello che pensa Obama o anche altri capi di Stato, che dando soldi alle banche queste si metteranno a prestarli a tutti.

Come facciamo a risolvere il problema di questi interessi? Come facciamo ad impedire che si inneschi una spirale distruttiva dell'intera economia, per cui ad un certo punto ci troveremo in uno Stato di tipo sovietico, o anche peggio, perché ci troveremo che magari non ci sarà più la proprietà privata ma non ci sono nemmeno gli ammortizzatori sociali.
Voglio dire, nella Russia sovietica, per quanto se ne possa parlar male, il sistema degli ammortizzatori sociali, le cure mediche erano previste per tutti, anche addirittura, quelle di chirurgia estetica che noi consideriamo voluttuarie. Quindi noi rischiamo di ritrovarci in un sistema sovietico peggiorato dalla mancanza di ammortizzatori sociali. Questa è la strada che ci stanno prospettando.



15 Marzo 2009

Crisi: combattiamo l'evasione


Berlusconi racconta le solite favole. Il Governo ha messo poco spiccioli per affrontare la crisi. Il soldi per il piano casa, infatti, erano quelli di Prodi, i 16 miliardi per le opere vengono per metà da privati e per metà dal governo Prodi, dei 9 miliardi per gli ammortizzatori sociali e 8 sono delle regioni.

La verità è che per affrontare questa crisi servono tanti soldi. Per trovarli ci sono due strade. O seguire la via sbagliata del Governo, ovvero, quella di far pagare sempre gli stessi, aumentando l’età pensionabile per i lavoratori dipendenti, tassando i ceti più poveri e ponendo i costi a carico dei cittadini meno abbienti.

Oppure, intraprendere una seconda via, quella di far pagare anche a chi oggi, pur detenendo grandi patrimoni, non paga una lira perché evade le tasse. L’evasione fiscale è un vizio che non possiamo più permetterci. Intraprendere una seria lotta all’evasione fiscale non solo farebbe reperire enormi risorse per affrontare la crisi ma ristabilirebbe un minimo di giustizia sociale in questo Paese.


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14 Marzo 2009

Banche: chi sbaglia deve pagare


Tremonti insiste, ma non c'è solo il fatto che non tutti i prefetti si intendono di economia: ci sono da considerare anche aspetti politici non indifferenti, come quello di un esasperato intervento dello Stato su un settore così delicato e di un sostanziale commissariamento di Bankitalia. E' il ruolo della Vigilanza, invece, che deve essere recuperato per evitare comportamenti scorretti da parte degli istituti di credito.

Bankitalia deve cambiare, ma Tremonti e Maroni non possono chiedere ai prefetti di surrogare il suo lavoro senza averne nemmeno le competenze. Ben venga anche il controllo da parte della Bce, ma è l'intero sistema che va modificato: vanno inasprite le sanzioni per far sì che anche nel nostro Paese, così come avviene ad esempio negli Usa, i banchieri che sbagliano paghino per il loro comportamento irresponsabile o truffaldino. Così come deve pagare anche chi doveva vigilare sul loro operato e non l'ha fatto.

Come Italia dei Valori stiamo presentando una proposta per la riforma della governance tesa a superare questo stato di cose. Se sarà discussa in tempi brevi e senza stravolgimenti capiremo se il Governo e la maggioranza di centrodestra intendono effettivamente monitorare meglio il settore del credito o se anche in questo caso Tremonti si limita ad abbaiare alla luna.


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4 Marzo 2009

Malpensa dimenticata


Da quando si è insidiato questo governo ogni giorno si parla di emergenze, che poi vengono smentite dai fatti e dalle statistiche. Quando invece l'emergenza è vera, come quella che abbiamo a Malpensa, il governo non ne parla assolutamente.

A Malpensa si stanno perdendo posti di lavoro, ci sono sempre più disoccupati, i precari non riescono più ad avere neanche un sussidio che gli permetta di sopravvivere dopo il licenziamento. Questi non sembrano problemi del nostro governo.

Che non siano problemi del nostro governo possiamo anche comprenderlo, ma che non siano problemi dei rappresentanti eletti per difendere i nostri interessi a Roma non è assolutamente comprensibile. Ricordiamoci che questi rappresentanti hanno sempre detto che erano andati a Roma per difendere il nostro territorio e i suoi interessi.

Gli interessi del nostro territorio non si difendono abbandonando Malpensa, l'unica risorsa che riesce ancora a portare ricchezza nel nostro Paese: qui abbiamo le industrie che devono esportare, le industrie che devono mantenere i rapporti internazionali, gli operatori industriali che devono riuscire a comunicare con tutto il mondo. Qui togliamo questa risorsa, qui impediamo che tutto questo si possa fare, e coloro che avrebbero dovuto difenderci non ci sono, che quando vengono chiamati non presenziano.

Domandiamoci come dobbiamo fare per far valere gli interessi della nostra provincia. Possibile quando ci sono stati da pagare i debiti lasciati da Alitalia i soldi si siano trovati? Possibile che quando c'è stato da pagare il debito di Roma, il debito di Parlermo, il debito di Catania, i soldi si siano trovati? E' mai possibile che si siano trovati i 27 miliardi per fare il ponte di Messina?

Quando si parla di opere importanti per la Lombardia e per la nostra provincia, parliamo delle opere infrastrutturali messe in campo dal precedente governo di centrosinistra, quando c'era il ministro Antonio Di Pietro alle infrastrutture, lui che ha pensato a questo territorio non avendo qua le sue radici, preoccupato per gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Lui ha fatto una politica in questo senso, e non coloro che continuano a gridare che questo è il loro territorio, che qui sono loro a dover comandare: questi sono a Roma e vivono la dolce vita romana, ma non si preoccupano della laboriosa vita lombarda, anzi, se ne sono assolutamente dimenticati.

Non si capisce per quale motivo non si possano trovare i 6 miliardi per la Pedemontana, i 7 miliardi per la Brebemi, i 2 miliardi per l'Expo, oppure quella manciata di milioni di euro che servono semplicemente per mettere Malpensa in comunicazione con il Ticino? Com'è possibile che queste opere cosi fondamentali ed importanti si possano dimenticare per portare avanti proposte senza senso? A cosa serve il ponte di Messina quando mancano le infrastrutture per arrivarci? Non è possibile continuare con questi percorsi esclusivamente perché ogni giorno bisogna fare propaganda politica. Al cittadino servono altre strutture, al cittadino servono per forza di cose infrastrutture che portino lavoro, profitto, ricchezza, perché il nostro Paese si basa esclusivamente sul suo lavoro, non ha altre risorse, sul suo lavoro e sui suoi operatori nel mondo dell'industria, del commercio e della ricerca. Qui bisogna lavorare, e su questi settori bisogna investire, non sulle utopie e sulle cose ininfluenti per il nostro Paese.

Da qui pensiamo che gli unici che possono ringraziare in questo momento la Lega sono quelli che vivono a Roma, quelli che a Roma godono di interessi non creati da loro ma dalla laboriosa Lombardia e dall'ancora più laboriosa provincia di Varese.


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28 Febbraio 2009

Altri 400 milioni bruciati


Il 6 e 7 giugno 2009 gli Italiani saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Nella stessa data in tante province e comuni d’Italia si svolgeranno anche le elezioni amministrative.

Entro la fine di giugno si dovrà svolgere anche il referendum elettorale. Buon senso vorrebbe che anche questa consultazione si svolgesse nella stessa data delle precedenti. Invece non sarà così, ma per volere della Lega e del Pdl gli Italiani dovranno votare per il referendum il 15 di Giugno.

Il motivo? La Lega ha paura del referendum ed ha preteso che questo fosse relegato in una data in cui sarà difficile raggiungere il quorum. Questa scelta della Lega costerà agli italiani 400 milioni di euro che potevano essere risparmiati se il referendum fosse stato accorpato alle europee.

Una condotta assolutamente irresponsabile quella di Lega e Pdl, che in un momento in cui le famiglie stanno facendo grandi sacrifici a causa della più grave crisi economica del dopo guerra, si permette di gettare dalle finestra 400 milioni di euro che si potevano utilizzare in altra maniera.

Che credibilità possono avere due forze politiche che per i propri interessi di partito hanno il coraggio di effettuare un simile scempio? Come potranno da oggi andare a dire ai cittadini che per i servizi sociali non ci sono le risorse, che non bastano i soldi per i precari, che l’assistenza ai disabili costa troppo?

Si vergognino piuttosto. Ma questi 400 milioni che andranno in fumo per pagare le elezioni del referendum non potevano essere destinati ad incrementare quella Social Card che Lega e Pdl hanno inventato ma non hanno finanziato?



27 Febbraio 2009

La Repubblica delle banane


Questo governo sta usando tutti i suoi poteri per convincere i cittadini che solo votando la maggioranza che lo sostiene potrà ottenere dei vantaggi. Siamo veramente di fronte, se si potesse usare un termine da codice penale, ad un abuso d'ufficio.

Berlusconi gira in campagna elettorale, tanto in Abruzzo quanto in Sardegna, dicendo “votate il mio candidato altrimenti avrete di fronte a voi un governo ostile”. E' una tecnica forse collaudata ma che va assolutamente smascherata.

Non ci sono soldi per nulla, non si riescono a dare i soldi per gli ammortizzatori sociali e a tanti precari che stanno perdendo i posti di lavoro, ma quando chiama l'amico dell'amico i soldi si trovano, sia che si tratti di salvare AirOne, Toto e Alitalia, dove ci sono state nefandezze di tutti i tipi, sia che si tratti di fare delle donazioni di Stato a qualche comune amico: 500 milioni a Roma dopo che Alemanno è diventato sindaco, 140 milioni a Catania dove il medico personale di Berlusconi, Scampagnini, è stato sindaco per tanti anni portando il comune al fallimento e che ora, come premio, siede nei banchi del Parlamento. Adesso si dice che anche Parlermo riceverà una donazione di circa 200 milioni di euro.

Questi sono i metodi del governo Berlusconi, al quale non interessano i veri problemi dei cittadini, ma accontentare soprattutto gli amici. Insieme al fido “Tremonti sul viale del tramonto”, che ha visto in sostanza riconosciuto il fallimento del suo operato con gli immobili pubblici e gli enti previdenziali, anche questo costerà tantissimo ai cittadini. Questi sono metodi di governo da Repubblica delle banane.


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23 Febbraio 2009

Tremonti sul viale del tramonto


Penso che con la vicenda della Scip siamo alla fine di Tremonti come inventore di finanzia creativa. Potremo dire “Tremonti sul viale del tramonto”. Il suo condono sta costando alle casse dello Stato, e quindi a noi tutti, circa 5 miliardi di euro non pagati da evasori che si erano dichiarati tali, che hanno pagato la prima rata per poi non pagare più.

Si aggiunge un'altra vicenda. Tremonti, durante lo scorso governo Berlusconi, aveva imposto agli enti previdenziali di cedere il loro patrimonio immobiliare ad una società, che si è indebitata sul mercato per dare soldi allo Stato, per poi venderli. In realtà, metà di questi immobili sono tutt'ora invenduti, creando un buco di circa un miliardo 700 milioni di euro a cui la società non è in grado di far fronte.

L'invenzione di questo fallimento è che ora questi immobili vengano restituiti agli enti previdenziali, i quali dovranno venderseli per conto loro e pagarli ad un prezzo stabilito dall'agenzia delle entrate per coprire questo buco e impedire il fallimento della società. La cosa grave è che questi enti previdenziali potrebbero non avere i soldi, e chi tra gli enti ne ha disponibilità dovrà anticiparne per tutti. Nella fattispecie sappiamo già che è l'Inail, l'ente che si dovrebbe occupare degli infortuni sul lavoro e per i risarcimenti per i lavoratori infortunati, ad essere costretta a ridurre queste rendite e anticipare i soldi per gli altri enti previdenziali.

L'altro fatto grave è che gli speculatori immobiliari si sono acquistati la polpa di questi beni immobili, lasciando gli ossi che costeranno tantissimo ai cittadini italiani. Sono andati ad ingrassare i furbetti del quartierino, o del quartierone, che in qualche caso hanno addirittura acquistando a prezzi di svendita questi immobili affittandoli poi alla stessa pubblica amministrazione.

Ci hanno guadagnato tutti, dagli agenti immobiliari agli speculatori, e l'unico a rimetterci è stato lo Stato. E' la fine di Tremonti e della sua finanzia creativa: Tremonti sul viale del tramonto.

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16 Febbraio 2009

Soldi pubblici, stipendi privati


La scandalosa gestione dei denari pubblici derivanti dal canone dei cittadini da parte di questi manager eterni come il direttore Del Noce, buoni per tutte le stagioni, devono finire. Il direttore di Raiuno, oltre a farci la predica, afferma che con lo scandaloso compenso di un milione di euro elargito a Bonolis, la Rai ci avrebbe anche guadagnato.

Ricordo a Del Noce che una legge dello stato, la 244 del 2007, prevede che i compensi non possono superare i 250.000 euro e che devono essere pubblicati sul sito della Rai, ma evidentemente la nostra tv di stato si considera 'zona franca'.

Preannuncio una nuova interrogazione sugli appalti del festival, quelli che un quotidiano ieri ha commentato come 'affari di famiglia' e affidati a Lucio Presta, l'agente di Bonolis. Il vero deus ex machina degli artisti, infatti, non sarebbe tanto la Rai, che pure finanzia la gara canora, quanto il manager delle star. È lui, infatti, che tratta i compensi dei big principali, che rilancia sui diritti di Benigni e che, forse casualmente, sceglie e trova le migliori risorse per Sanremo proprio nel guardaroba di casa, nel cosiddetto book di famiglia. Tra le persone ingaggiate, guarda caso, la moglie di Bonolis, Sonia Bulgarelli, che si sta occupando del casting.


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12 Febbraio 2009

Parliamo dei veri problemi


I giornali ci fanno vedere queste vignette per farci ridere (guarda la vignetta), come dire che in realtà il quadro politico è dominato da temi che ci fanno non pensare a quelli veri. Non voglio dire che il tema di Eluana sia privo di importanza, ci mancherebbe, anche perché dietro c'è un gravissimo attentato alla Costituzione, un tentativo di sovvertire l'ordinamento giurisdizionale del nostro Paese che va combattuto. La verità è che continuiamo a trattare di questioni che poco hanno a che vedere con la vita di tutti i giorni dei cittadini, che si fa sempre più drammatica.

I dati Istat ci dicono che la produzione industriale è crollata del 14% e che siamo al minimo rispetto al crollo del 1991. Quando c'è il calo della produzione segue poi la cassa integrazione, se va bene, ma spesso si tratta anche di perdite di posto di lavoro per la quale non è prevista nessun ammortizzatore sociale. Il dato è drammatico, anche perché la gran parte di questa forza lavoro è spesso femminile. Credo che siano questi i temi che si dovrebbero affrontare.
Proprio l'altro giorno, l'indice di libertà economica per il 2009 vede un ulteriore abbassamento dell'Italia, che passa ad essere al 78° posto, e in Europa 32° in 43 paesi considerati. Senza libertà economica i paesi non possono avere sviluppo.

E' interessante che a rilevare uno dei dati drammatici sia stato l'ex ambasciatore degli Stati Uniti Ronald P. Spogli, che ha lasciato il nostro Paese con il nuovo governo di Obama, dicendo che dobbiamo stare attenti perché siamo in una discesa infinita se non invertiamo questa tendenza: siamo un Paese che sta inesorabilmente scendo in tutte le classifiche mondiali, mentre saliamo in quelle sbagliate come quella della corruzione, dove siamo all'84° posto al mondo. Questo è un Paese che ha bisogno di riforme economiche molto serie, dove bisogna sostenere il reddito delle famiglia perché altrimenti, se i consumi crollano, crolla anche il volano che tiene l'economia all'interno del Paese.

E' sintomatico che di fronte a tutto questo la classe politica sembra avere poco interesse, dove un ministro dell'Economia continua a rinviare e dove il sistema bancario-finanziario si lecca le ferite e non da credito alle imprese. E' un momento in cui ci sarebbe bisogno di sostenere l'economia, anche con interventi di natura legislativa con interventi di riforma.
Diciamo da tanto tempo basta ai meccanismi che in realtà aumentano i privilegi della Casta, perché tutte le società a partecipazione pubblica, fatte dai comuni per gestire i servizi, in realtà non danno efficienza al sistema. Ci vorrebbe libertà e concorrenza anche nella gestione di questi servizi, invece ognuno si coltiva il proprio orticello per collocare politici che non sono stati eletti altrove e che non hanno le capacità di gestire un servizio pubblico. Alla fine, i cittadini pagano.

Questo è il nostro obiettivo: dobbiamo indurre il governo, e incalzare l'opposizione a farlo, ad affrontare questi temi, che sono quelli che interessano alla gente e alla loro vita quotidiana.


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1 Febbraio 2009

Disonorevoli pensioni


Si riparla di nuovi interventi sul sistema pensionistico. Mentre Brunetta vuole portare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne, Tremonti dichiara che il welfare e le pensioni sono da riformare. Sacconi lo smentisce sostenendo che il problema non è all’ordine del giorno del governo. Ma noi sappiamo che mente e che probabilmente, anche per effetto della crisi in atto, qualche intervento non potrà essere rinviato.

In astratto potremo anche essere d’accordo. Ma riteniamo ingiusto pensare di sottrarre soldi in futuro a chi fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre ancora sulle pensioni dei parlamentari non si è fatto praticamente nulla. Naturalmente il problema si pone nello stesso modo per tutti i consiglieri regionali anche se le regole sono più rigorose. Noi diciamo che è scandaloso quanto avviene oggi, anche se per i nuovi eletti di questa legislatura vi sono regole più restrittive (è necessario fare 5 anni pieni per poter ricevere l’assegno). A mio giudizio, come per tutti i lavoratori, i contributi pagati dovrebbe essere versati in un fondo presso l’Inps (come per i lavoratori a progetto) ed utilizzati per determinare la pensione di vecchiaia al 65° anno o per integrare l’eventuale altro trattamento pensionistico dovuto per altra causa. Ma la questione veramente fondamentale è che le nuove regole dovrebbero valere anche per chi è già ex parlamentare e fruisce dell’assegno. Non accettiamo che si parli di “diritti quisiti” e quindi non modificabili. La Corte Costituzionale ha già sancito che non si tratta di vera e propria pensione, ma di vitalizio, come tale modificabile in qualunque momento. Per intanto ogni ex parlamentare si basa sulle regole esistenti al momento in cui ha lasciato il Parlamento, regole che in passato avevano dell’incredibile. Siamo infatti in presenza di casi clamorosi e vorrei qui citarvi quelli più emblematici:

Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili. Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese. Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove i mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro. Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni. Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro. Non vanno poi dimenticati gli ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante percepiscono laute pensioni: Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni, Antonio Del Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese, e di protagonisti di Tangentopoli, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli. Senza dimenticare i falsi testimoni come Formica, e i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi.

Pensiamo che negli Stati Uniti, all’unanimità, hanno deciso di negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione, spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I politici corrotti - ha spiegato il promotore della legge, Nancy Boyda - meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal contribuente».

Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a salire. Intervenire è un dovere!


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23 Gennaio 2009

Aboliamo il contrassegno SIAE


Il gruppo dei Senatori dell'Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge per l'abolizione del contrassegno S.I.A.E. su CD, DVD e su tutte quelle opere d'ingegno che oggi vengono distribuite su supporti informatici.

Perché lo abbiamo fatto? Innanzitutto, il contrassegno viene istituito oltre 50 anni fa e riguardava soltanto i supporti cartacei. Oggi, questo contrassegno sopravvive in pochissimi Paesi europei: la Romania, la Grecia e il Portogallo. Chi lo vuole mantenere dice che serve per contrastare la pirateria, specialmente quella informatica. Noi diciamo che il contrassegno è un inutile vantaggio per la S.I.A.E., non contrasta la pirateria e, purtroppo, da sanzioni penali a chi non rispetta quest'obbligo di contrassegno.

L'Italia dei Valori ritiene che l'abolizione del contrassegno sia innanzitutto un notevole risparmio, consente una circolazione più libera di questi prodotti, e altra cosa deve rimanere la lotta alla pirateria, che va irrigidita, che va sostenuta, con atti reali, non con l'apposizione di un bollino. E' un aggravio di costi che il cittadino non deve pagare.

D'altra parte, vi è una sentenza dell'otto novembre 2007 della Corte di Giustizia europea che dice: non si può far pagare ai privati per questo bollino, per cui di fatto è come se ci fosse un infrazione. A seguito di questa sentenza della Corte di Giustizia europea, anche la Cassazione ha detto che questo sovrapprezzo non è opponibile ai privati, quindi non va pagato. E se non va pagato, è giusto che il Parlamento si occupi di problemi concreti e cancelli questo odioso contrassegno.


PS:
Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.
La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori ed io personalmente, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.


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19 Gennaio 2009

Tremonti: un ministro tra le nuvole


Sta succedendo quello che si temeva. Anche per i Paesi dell’Unione europea la crisi finanziaria globale si è trasformata in recessione. L'Italia ha chiuso il 2008 con una riduzione del PIL dello 0,6% e la previsione è che nel 2009 il PIL precipiterà di un altro 2%. Siamo in recessione e ci rimarremo almeno fino al 2010. Le ripercussioni si fanno già sentire duramente sul sistema produttivo e sull'occupazione. L'apparato produttivo si rimpicciolisce e calano i redditi, sia per la caduta dell'occupazione, sia per l'aumento della cassa integrazione e la difficoltà a rinnovare i contratti di lavoro. In questa condizione l'Italia rischia una recessione più profonda e più prolungata di quella degli altri Paesi maggiori dell’Unione europea.

Il ministro Tremonti, beato lui, dice che non c'è niente di cui preoccuparsi e che al massimo finiremo ai livelli del 2005. Intanto però nuovi giovani si presenteranno sul mercato del lavoro e per questi, senza una crescita della base produttiva, non c'è speranza di occupazione. Tremonti fa molta filosofia ma le azioni pratiche da lui messe in atto si rivelano poco di più che dei pannicelli caldi.

Se l'Italia si rimpicciolisce e perde ancora di produttività, alla fine del ciclo negativo ci troveremo in grande svantaggio rispetto a quei Paesi che avranno approfittato della recessione per realizzare profondi processi di ristrutturazione e di innovazione, nella produzione e nei servizi.

Se i redditi disponibili continueranno a diminuire in modo strutturale, verrà intaccato anche il risparmio delle famiglie e si allontanerà la prospettiva di una ripresa dei consumi. In un quadro di questo tipo che senso ha concentrare gli interventi sulla defiscalizzazione degli straordinari, che si stanno quasi azzerando, sulla riforma del sistema contrattuale, mentre i contratti non si rinnovano o sull'aumento dell'età di pensionamento di vecchiaia per le donne, che di per sé riduce fortemente il turn over?

Servono, invece misure più semplici e più incisive.

Innanzitutto bisogna provvedere ad un aumento delle risorse per gli ammortizzatori sociali, insieme ad una loro estensione alle diverse forme di occupazione e un collegamento tra l'accesso delle imprese agli ammortizzatori sociali e piani di investimento volti all'innovazione produttiva e alla diversificazione. Il ministro Sacconi parla di una nuova disponibilità di risorse per gli ammortizzatori sociali, ma non dice da dove verranno prese. Tremonti fa capire che dovranno venire dalle regioni, con la conversione a questo scopo del Fondo sociale europeo per la formazione professionale. In questo caso non si tratterebbe di risorse aggiuntive e vedo molto difficile un accordo con le regioni per far gestire i loro fondi al ministero del Lavoro.

In secondo luogo è necessario un sostegno ai redditi mediante la restituzione del fiscal drag, l'aumento del sussidio di disoccupazione e la detassazione degli ammortizzatori sociali. E' paradossale che lo Stato intervenga per sostenere il reddito di chi perde il lavoro e poi glielo decurti con le tasse. E' da riflettere se invece che la detassazione degli straordinari non convenga pensare alla detassazione degli aumenti contrattuali nazionali e aziendali, legati alla produttività.

In terzo luogo bisogna mettere a punto un piano di opere pubbliche immediatamente cantierabili, facendo leva sugli investimenti promessi, con impegni solenni e vincolati alle tariffe, dai concessionari privati e pubblici al momento della sottoscrizione delle concessioni, sia nel sistema stradale che in quello aeroportuale e portuale, che in quello ferroviario. Anche qui Tremonti parla di cifre strabilianti. Ma anche queste non dovrebbero uscire dal bilancio statale ma da sovvenzioni dell’Unione europea. Il quadro è fumoso e imbrogliato. Quello che si vede per certo è che l'aggiustamento del rapporto tra il debito e il Pil e quello del rapporto deficit-Pil, sia pure nelle misure più abbondanti consentite dall’unione europea, avviene, nel bilancio dello Stato del 2009, attraverso riduzioni della spesa in conto capitale, soprattutto della spesa di cassa, che è quella che conta al fine della immediata cantierabilità degli investimenti.

Questi sono i fatti e i fatti hanno la testa dura. Tiriamo giù Tremonti dalla testa tra le nuvole delle sue filosofie e portiamolo a confrontarsi con la crisi e con i suoi effetti disastrosi sulla occupazione e sui redditi.


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16 Gennaio 2009

Social Card: oltre al danno la beffa


Eppure i numeri forniti qualche giorno fa dall’Inps sono lì a testimoniare il fallimento di questa manovra, che pure sarebbe legittimo definire elemosina di Stato: 300.000 Social Card erogate, 520.000 domande ricevute, 140.000 respinte, 50.000 ancora da esaminare, 1.3000.000 gli aventi diritto previsti dal Governo.

Con gran fanfara e propaganda, diversi mesi fa venne presentata agli italiani, come chissà quale indispensabile aiuto per la quotidiana sopravvivenza, la Social Card, che altro non è se non una moderna tessera del pane, una impostazione estranea ai principi delle democrazie moderne, a uno stato liberale avanzato e civile. Ma gli indispensabili 40 euro, a tanto ammonta l’importo caricato mensilmente sulla carta prepagata, non sono per tutti: esistono criteri particolarmente restrittivi per la sua assegnazione e le modalità di attribuzione che, a detta dello stesso ideatore, il sedicente Robin Hood, Tremonti, sono un po’ complicate, alla faccia della semplificazione normativa.

Ma tant’è, la Social Card, per i numeri sopra elencati, appare sempre più un fallimento, un inganno, un provvedimento caratterizzato da scarsa informazione, norme complicate e di nessun aiuto contro la povertà. Insomma, oltre al danno la beffa. Tutto ciò senza considerare che, essendo a tutti gli effetti una carta bancomat, non sempre risulta utilizzabile, specie nei piccoli negozi dei piccoli paesini sparsi per il territorio italiano. Per non parlare della vergogna di andare via dal luogo della spesa perché senza saperlo ci si accorge che la carta non è stata tempestivamente caricata, come evidenziato da un articolo apparso su la Repubblica. Quella stessa vergogna che dovrebbe avere il Governo, che se avesse un sussulto di dignità dovrebbe chiedere scusa senza se e senza ma.

Davvero non si capisce ancora perché questi indispensabili 40 euro non vengano direttamente assegnati agli aventi diritto invece di fare un favore alla MasterCard, senza considerare che avremmo risparmiato dei soldi pubblici. Qui però siamo di fronte al fallimento di una manovra. E’ stato appena votato il decreto anticrisi, una miseria anche quella, che sconta tutta l'incapacità da parte del Governo di realizzare i propri provvedimenti. In questo caso, se non c'è l'incapacità, vi è addirittura il rischio che siamo di fronte a un vero e proprio dolo.


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4 Gennaio 2009

Malpensa truffata


"Cornuti e mazziati' dal Governo Berlusconi. Così sono finiti i lavoratori di Malpensa e tutte le imprese e i cittadini della Lombardia e del Nord alla conclusione della vicenda Alitalia.

La scorsa primavera Berlusconi e la Lega, quand'erano ancora all'opposizione, bloccarono la vendita di Alitalia ad Air France perché, a loro dire, avrebbe penalizzato lo scalo di Malpensa e, quindi, tutta l'economia lombarda. Ora che sono al Governo hanno chiuso l'affare proprio con Air France, con l'aggravante però che i debiti della vecchia Alitalia (pari ad oltre 3 miliardi di euro) sono stati messi a carico dei contribuenti italiani, mentre prima se li accollava Air France, e con l'ulteriore aggravante del licenziamento in corso per oltre 12 mila dipendenti Alitalia e più del doppio che ci saranno nel mercato dell'indotto attorno allo scalo di Malpensa. Inoltre, c'è da considerare che attraverso il finanziamento ad Expo 2015 sono venuti a mancare i soldi per il potenziamento al sistema autostradale e ferroviario, fondi voluti fortemente dal governo Prodi.

Insomma, è la solita "truffa alla Berlusconi", di cui gli italiani sono tenuti all'oscuro solo perché i mezzi di informazione o sono in mano allo stesso Berlusconi o , come nel caso del servizio pubblico, sono sottoposti ai suoi veti e alla sua influenza.

L'Italia dei Valori già dal prossimo giovedì 8 gennaio parteciperà alla manifestazione pubblica di protesta e denuncia, che farà proprio a Malpensa per sollecitare l'opinione pubblica a vigilare su quest'altro misfatto a favore dei 'furbetti del CAI', a cui Berlusconi ha voluto regalare la nostra compagnia di bandiera.

E ci auguriamo che anche la Lega – sulla cui onestà intellettuale nell'avere a cuore l'economia del Nord non dubitiamo – sappia trovare la forza per opporsi al disastro economico imprenditoriale che sta per abbattersi attorno allo scalo milanese di Malpensa. E l'augurio è che la Lega questa volta voti con coraggio gli emendamenti che tendono a liberalizzare il mercato su Malpensa aprendo a tutte le compagnie aeree. Coraggio non avuto nei provvedimenti cosiddetti 'Salva Alitalia', proposti dal governo Berlusconi l'estate scorsa, lasciando così l'IdV sola in questa battaglia.


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1 Gennaio 2009

Riforme: distrazione di governo


Il centrodestra sinora sulle riforme ha fatto solo chiacchiere e provocazioni, con inviti al dialogo la mattina e insulti e minacce il pomeriggio. Una gran confusione che serve a mascherare due cose: le divisioni interne e la palese volontà di parlare di tutto fuorché della crisi economica, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e mascherare l’incapacità del governo di dare risposte su questo tema.

La politica deve riflettere. Il Paese ha bisogno di più giustizia sociale, che da quando c’è questo governo si è persa completamente e non di presidenzialismo e riforma delle intercettazioni e della giustizia, che questo governo utilizza solo come specchietti per le allodole.

Riporto un articolo del quotidiano francese "Le Monde" dal titolo "Gli Italiani si impoveriscono e lo Stato stenta a venir loro in aiuto". Articolo che condivido.

"Il rapporto annuale sui redditi e sulle condizioni di vita, redatto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), conferma l’impoverimento degli Italiani. Pubblicata lunedì 22 dicembre, questa indagine è stata realizzata nel biennio 2006-2007 con un campione rappresentativo di 20 982 famiglie (circa 52 772 persone). Anche prima dell’impatto della crisi economica nel 2008 e 2009, le cifre dell’Istat erano state giudicate “allarmanti” dall’opposizione, che accusava Silvio Berlusconi di non essere “all’altezza della situazione”.
Nel 2006 il reddito medio delle famiglie italiane si è fissato intorno ai 28 552 euro, circa 2 379 euro al mese. Come sempre, al nord e al centro i redditi annuali si sono rivelati essere i più elevati (quasi 30 000 euro), mentre al sud e nelle isole ammontano in media a 23 584 euro. In Italia settentrionale, il reddito medio di una coppia con due bambini è pari a 46 185 euro contro i 28 909 euro nel Mezzogiorno. I pensionati e le persone sole sono le più esposte alla povertà.
L’Istat ha ugualmente chiesto agli Italiani circa la percezione del loro tenore di vita nel 2007. Il 15,4% di essi (contro il 14,6% del 2006) ha dichiarato di “arrivare alla fine del mese con difficoltà”. Nel dettaglio, il 5,3% confessa di non aver avuto il denaro sufficiente per le spese alimentari (4,6 % nel 2006), l’11,1 % (10,4 % nel 2006) per le spese mediche e il 16,9 % (contro il 18,8%) per gli acquisti d’abbigliamento. Infine, il 32 % dichiara di non essere in grado di “affrontare una spesa imprevista di 700 euro”.
Questo sondaggio conferma altri studi che rivelano un impoverimento degli Italiani. Il rapporto della Caritas e della fondazione Zancan [Centro di studi e ricerca sociale ONLUS, N.d.T.] del 15 ottobre sulla “povertà e l’esclusione sociale in Italia” indicava che “il 13% della popolazione italiana vive con meno della metà del reddito medio mensile, che va dai 500 ai 600 euro al mese”. Analogamente, la Caritas rileva l’aumento sempre più forte dei “quasi poveri”, vale a dire le persone che superano la soglia di povertà per una cifra che va dai 10 ai 50 euro.
Sul campo, le associazioni che si occupano di venire in aiuto ai più disagiati riscontrano un peggioramento della situazione. I volontari della comunità di Sant’Egidio, che distribuiscono pasti e aiuti alimentari in tutta Italia, constatano che ormai hanno a che fare con una nuova popolazione. “Non distribuiamo più gli aiuti alimentari solo agli immigrati o alle persone che vivono per strada, ma anche a coloro che posseggono un casa e uno stipendio”, spiega un funzionario della comunità a Roma.
Di fronte a questa situazione, le risposte del governo appaiono modeste. L’Italia è, secondo la Caritas, uno dei paesi d’Europa dove le politiche sociali hanno meno impatto sulla riduzione della povertà. I sindacati temono che la situazione, già critica nel 2006 e 2007, sia peggiorata. Il governo mette in atto, a partire dal 1 dicembre, l’assegnazione di una “social card” del valore di 40 euro al mese in favore dei più bisognosi, per dimostrare che “sono state intraprese delle misure”.
"
Articolo tradotto da Italiadallestero.info.


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16 Dicembre 2008

Il quesito di Vincenzo


Riporto il quesito, a me rivolto, di Vincenzo Agnusdei in tema di Giustizia e Magistratura.

Vincenzo Agnusdei:
Gentile Onorevole, lei che e' a contatto con i nostri "giustizieri" ringrazi da parte mia e dei miei colleghi la quinta sezione del tribunale di Roma, presieduta da Maria Luisa Ianniello che ha pensato bene di dare meno di 3 anni al nostro benefattore Ricucci e di mandarlo a casa con una bella faccia da indulto.
In un periodo di social card, tiro la cinghia, spendo il meno che posso e' un chiaro esempio di paese ingiusto, ipocrita e accanito sui piu' deboli.
Grazie ancora quinta sezione del tribunale di Roma. A buon rendere.

Federico Palomba:
Gentile Sig. Agnusdei,
i magistrati applicano le leggi. E’ ingiusto prendersela con i magistrati. Se vuole trovare dei responsabili per queste sentenze che tanto colpiscono l’opinione pubblica, deve risalire a quei partiti politici, di tutti gli schieramenti, che hanno fortemente voluto l’indulto. Come Lei sicuramente saprà, Italia dei Valori si è battuta in tutti i modi, sia in Parlamento che in altre sedi, per contrastare la legge sull’indulto, prevedendo, due anni fa, quello che è successo in questi giorni e che tanto la sconcerta. Come ha scritto, a suo tempo, il nostro presidente Antonio Di Pietro “…Questo clima ha trovato alimento e sbocco nell’indulto: se non si riusciva a sottrarsi in altro modo alle regole, almeno se ne evitavano le conseguenze. Compresa la concessione di un ‘bonus’ di tre anni su qualunque condanna ancora da pronunciare, che ha intasato la giustizia con processi sentiti come sostanzialmente inutili ed ha depresso magistrati, polizia, vittime e testimoni, certamente non invogliati ad istruire processi destinati a finire senza possibilità di applicare la pena”. I magistrati sono dunque anch’essi vittime di un provvedimento tanto scellerato, approvato per salvare, tra l’altro, taluni da alcuni reati legati alla “disobbedienza” e salvare altri con l’impegno di non abrogare le leggi sulla giustizia approvate dal centrodestra nella precedente legislatura. Dei poveracci che stavano in galera e per i quali anche il Papa aveva chiesto un gesto di clemenza, non gliene importava niente a nessuno. Chi ha voluto l’indulto non pensava certo a loro, ma ai faccendieri, ai corrotti, ai corruttori ed ai disobbedienti di tutte le risme, compresi diversi parlamentari. Inoltre deve considerare che, nel nostro Paese, le pene per i reati finanziari sono irrisorie e assolutamente inadeguate ai danni economici e sociali che questi reati producono. Queste pene, poi, possono essere ridotte di un terzo, spesso in base ad una semplice scelta processuale del difensore. E in tutto questo il magistrato non ha alcuna discrezionalità.


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14 Dicembre 2008

Tasse di Natale


Ancora una volta complimenti a questo governo! La legge che ha introdotto in via di sperimentazione la tassazione secca del 10% sugli straordinari per i lavoratori dipendenti con meno di 30mila euro di imponibile scadrà il 31 dicembre 2008 e non è stata prorogata, se non per i premi di produttività. Per altro si può parlare di fallimento di questo provvedimento, sbandierato dal punto di vista mediatico come una delle più significative misure economiche di questo governo.

A tale strumento si è fatto ricorso in pochi casi e non poteva essere diversamente, data la crisi generalizzata della nostra economia. Ciò che tuttavia resta ora e per il futuro è che per finanziare la detassazione degli straordinari era stata abolita la norma che permetteva di erogare liberalità ai propri dipendenti, anche sotto forma di beni o servizi, in occasione di festività o ricorrenze, in esenzione d’imposta e di contributi fino a 258,23 euro all’anno.

Noi di Italia dei Valori avevamo inutilmente tentato di opporci a questa norma, tra l’altro sostenendo che toglievamo in via definitiva questa opportunità a fronte di un intervento, come quello sugli straordinari, dichiarato dalla legge stessa “sperimentale”.

Risultato: le imprese che in occasione del Natale o di altre ricorrenze usavano dare doni ai propri dipendenti, ora dovranno considerarli retribuzione ed assoggettarli a imposta sul reddito ed a contribuzione. Complimenti!

Ancora una volta un'ennesima presa in giro di questo governo. Con un spot pubblicitario dà un piccolo vantaggio ai lavoratori e dopo pochi mesi lo toglie, ma intanto ha tolto per sempre qualche altro beneficio.


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6 Dicembre 2008

Il Governo delle tre scimmiette


La legge Finanziaria 2009, approvata in commissione Bilancio, è una manovra sbagliata, che non risolvera' e nemmeno ridurra' i problemi economici che gli italiani si troveranno a dover affrontare.

Il provvedimento era stato impostato prima dell'estate e quindi prima dell'avvio della fase critica sui mercati finanziari, ma il Governo non ha apportato alcuna modifica al testo presentato in Parlamento. L'opposizione, in particolare l'Italia dei Valori, ha tentato di inserire qualche emendamento migliorativo, ma nessuno di questi e' stato approvato. Le nostre proposte prevedevano una riduzione del 2% della spesa pubblica e l'utilizzo di una cifra pari all'1% del Pil per agevolare il rilancio.

Tra gli emendamenti non accolti c'era l'incremento del fondo per gli interventi straordinari di edilizia scolastica, il rifinanziamento del Piano casa e quelli a favore delle politiche abitative; tutti quelli per ridurre i costi della politica, dall'abolizione del cumulo tra indennita' da ministro e indennita' da parlamentare, alla soppressione delle comunita' montane, all'obbligo per i Comuni di consorziare i servizi, alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti politici. Non e' stato accolto nemmeno l'emendamento per la restituzione del fiscal drag e quelli per aumentare le detrazioni fiscali sui mutui e sugli affitti prima casa, ma quel che e' peggio e' che e' stato escluso anche l'aumento del 10% delle indennita' per i non vedenti e quello del fondo per le vittime del dovere e della criminalita' organizzata.

In compenso la maggioranza non ha voluto reintegrare nemmeno il finanziamento per l'attivita' dell'Antitrust lasciando cosi' il mercato piu' libero da controlli. Ma ancor piu' e' stata concessa agli enti locali la possibilita' di rinegoziare i contratti stipulati sugli strumenti finanziari derivati e quel che succedera' tra un anno e' facilmente immaginabile.

Il Governo si ostina a fare la parte delle tre scimmiette non vede, non sente, non parla: o meglio, parla male, continuando la propria irrealistica propaganda mediatica a sostegno di provvedimenti non risolutivi e cercando di iniettare fiducia nei consumatori per una ripresa dei consumi difficilmente realizzabile, visto che i soldi non ci sono.


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29 Novembre 2008

Alitalia: due pesi e due misure


Si può solo sperare che non sia vero. Se lo fosse sarebbe purtroppo difficile impedirlo. Ma ci si dovrebbe impegnare a fare in modo che se ne parli ovunque il più possibile. Informare non ha mai fatto male a nessuno, fatta eccezione per chi ci guadagna a non informare.
Qual è la questione? E’ presto detta: pare che la parcella professionale del professor Fantozzi per la gestione della bad company Alitalia ammonti grosso modo a circa 15 milioni di euro. Tesoretto su cui si sono già sprecate vignette di prima pagina sui quotidiani.

Un confronto è immediato: è solo 9 milioni di euro la cifra stanziata per risarcire il danno ai soldati italiani contaminati dall’uranio impoverito sui teatri di guerra internazionali. Oltre ai 167 morti, sono ora 2536 i casi accertati di contaminazione. Ma è intuitivo che si tratta di una cifra provvisoria, destinata a crescere a causa della presenza di nuovi soldati in Iraq e Afghanistan.

Una sola persona riceverà dunque una cifra enorme e di gran lunga superiore a quella destinata, non ad alleviare le sofferenze, ma a compensare in modo largamente insufficiente i danni irreversibili subiti da migliaia di soldati italiani.

Potranno esserci smentite. O spiegazioni capziose. Speriamo ci siano solo le prime, magari ben documentate. Ma il passato non aiuta a sperare. Tanto per restare nei dintorni, l’antico manager dell’Alitalia, dottor Cimoli, noto per aver dato un sostanzioso contributo ad affossare la compagnia, fu ricompensato per i danni fatti con una liquidazione miliardaria.

Il professor Fantozzi ha dovuto essere protetto, con una precisa clausola della legge sulla sicurezza, dal rischio di subire azioni giudiziarie per responsabilità accumulate da chi lo ha preceduto nella gestione dell’azienda. Garanzia indiscutibile: perché dovrebbe pagare in sede giudiziaria per colpa di altri? Ma, appunto, se il professore è già stato messo al riparo dal rischio di eventuali processi, che cosa giustifica l’enormità della cifra?

Non si vede altro motivo se non l’enormità stratosferica del debito accumulato dall’Alitalia e insaccato nella sola bad company affidata alle sue cure. Più alto il debito, più alto il compenso. Insomma, occuparsi dei debiti è professione fruttifera.

Ai cittadini italiani due sole consolazioni: la sicurezza di contribuire al pagamento di quei debiti, su cui non hanno alcuna responsabilità, e la serena consapevolezza di dare non "minuscolo" contributo al benessere del professor Fantozzi.



28 Novembre 2008

La logica degli spot


Una persona che guadagna seimila euro l’anno che ci fa con 40 euro al mese?
C’è un detto che dice meglio poco che niente, ma in questo caso il poco e il nulla sono così simili che è difficile distinguerli.

Mi auguro davvero che nei provvedimenti anticrisi che il governo si appresta a varare non si proseguirà con la logica degli spot come si è fatto fino ad oggi in molti altri settori.

Purtroppo però la "social card", almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot che un provvedimento serio in grado di aiutare davvero chi ha bisogno.

Troppi gli aspetti che lasciano perplessi. Infatti la carta sarà rivolta ad una platea molto ristretta rispetto a quella che ne avrebbe effettivamente bisogno. Ne beneficieranno solo 1.300.000 persone su una platea si almeno 6.000.000.

Per il resto, a parte l’elemosina di 40 euro, è tutto molto fumoso. Si parla di sconti in negozi e catene convenzionati, ma quanti sono questi esercizi che si sono già convenzionati? Dove sono?

Se questi dati fossero stati già disponibili sarebbe stato opportuno fornirli per poter valutare sulla base dei fatti e non sulle parole a cui ci ha abituato il governo. Si parla di un bonus di due mesi arretrati per chi richiederà la carta entro dicembre, ma non si capisce se i moduli per richiederla saranno inviati agli aventi diritto in tempo utile.

Una notizia certa, però, c’è: si tratta della commissione che percepirà Mastercard sulla spessa effettuata con la social card. Almeno qualcuno sa già quanto potrà guadagnare dall’iniziativa.



22 Novembre 2008

Brunetta: il primo fannullone


Sui fannulloni, che ora non ci sarebbero più, Brunetta continua ad usare spot trionfalistici assolutamente fuori luogo. A fornire un pessimo esempio c'è proprio lui, uno che somma due stipendi, quello da parlamentare e quello da ministro, ma il deputato non lo fa perché in Aula non ci viene mai. Il primo fannullone d'Italia è lui: Renato Brunetta.

La sua risposta pubblica, alquanto stizzita e burocratica, non fa altro che confermare quanto dico da tempo. Brunetta ribadisce che "sul doppio stipendio i ministri parlamentari hanno una indennità per la carica di ministro". Dalla lettura di questi dati, si evince, inequivocabilmente, che Brunetta alla Camera non ci viene quasi mai. La replica del ministro, infatti, non deve ingannare: Brunetta artatamente nasconde che il sottoscritto non è mai risultato in "missione", mentre lui è stato effettivamente presente in Aula in occasione di circa 18 votazioni su 100. Io sono stato presente nell'83,23% delle votazioni, e non mi sono mai nascosto dietro l'escamotage della "missione", che ti fa risultare presente al voto in Aula anche se fisicamente non lo sei.

Chiamare lo stipendio "indennità" (ma perché bisogna usare un altro termine?), inoltre, non cambia assolutamente la sostanza: Brunetta prende due stipendi, ma uno dei due lavori per i quali è retribuito di fatto non lo fa.

L´unica cosa seria che potrebbe fare, invece di affidarsi a delle inutili contorsioni linguistiche, sarebbe quella di dimettersi da parlamentare. Ogni senatore o deputato che ha anche incarichi di governo costa allo Stato oltre 255.000 euro all´anno, e spesso il lavoro da parlamentare non lo fa più o lo fa pochissimo. Che ne dice il deputato-fannullone Brunetta? La lotta ai costi della politica e ai fannulloni la vogliamo fare con atti concreti o solo con gli slogan?


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17 Novembre 2008

Bufale di tremontiana invenzione


Tra le misure anticrisi, che il Governo starebbe valutando per aiutare le famiglie, c’è ne è una che, più delle altre, sfiora il ridicolo: ridurre gli acconti delle imposte da versare alla fine di novembre.

Si tratta, come al solito, di una bufala gigantesca di tremontiana invenzione. A parte il fatto che i lavoratori dipendenti, che compongono la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, non hanno generalmente acconti da versare e quindi tale misura sarebbe del tutto inutile e priva di significato concreto, mentre tutti gli altri lavoratori e le imprese si ritroveranno a pagare a maggio ciò che non hanno pagato a novembre.

Si tratta, in buona sostanza, di una prestito fittizio che prima o poi si ritroveranno comunque a dover pagare e che potrebbe ingenerare una deriva pericolosa, ovvero, quella di far spendere soldi in virtù di una disponibilità economica che in realtà è solo temporanea.


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13 Novembre 2008

Costi della politica: la Casta si difende


Ieri, in Aula , sono stati respinti tutti gli emendamenti presentati da Italia dei Valori in materia di tagli ai costi della politica, da quello sull’abolizione della legge Mancia, che disperderà 70 milioni di euro per piccoli interventi di natura "clientelare", a quello sull’abolizione delle comunità montane, per finire con quello relativo alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti.
Al voto contrario della maggioranza sui nostri emendamenti si è aggiunto anche quello del Partito Democratico. Ciò rende evidente che, al di là delle buone intenzioni di facciata, quando si tratta di dare una seria sforbiciata ai costi della politica la Casta si difende e dice no, in maniera trasversale e bypartisan.

Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento.

Signor Presidente, piaccia o no ai colleghi presenti in Aula, noi da sempre abbiamo considerato una delle nostre battaglie quella contro i costi della politica, che sono cosa diversa dai costi della democrazia. Qualcuno tende ad identificare i due aspetti, ma non è così.
Noi vogliamo essere il sensore di quei cittadini che da tanto tempo ci stanno dicendo che siamo andati oltre il lecito. Questo articolo aggiuntivo cerca di porre un riparo ad una arroganza del potere che si è espressa con riguardo ai rimborsi elettorali ai partiti. Mi riferisco al fatto, già verificatosi nella scorsa legislatura, che in caso di scioglimento anticipato del Senato e della Camera il versamento delle quote annuali continua, come se non vi fosse stata alcuna interruzione della legislatura.
Credo che siamo in presenza di una vera e propria arroganza del potere, in quanto è come se noi stabilissimo per legge che un dipendente o un lavoratore licenziato il 15 febbraio abbia il diritto di conservare lo stipendio di tutto l'anno anche quando è stato licenziato. Credo che ciò vada non solo contro la logica, ma rappresenti anche uno schiaffo alla gente, alle famiglie e a tutti coloro che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Credo che non sia tollerabile il fatto che noi possiamo accettare una situazione di questo tipo.
Potrebbe succedere perfino che anche questo Governo cada - può succedere, non poniamo limiti - il che vorrebbe dire addirittura una triplicazione dei rimborsi elettorali ai partiti. Ciò è assolutamente inaccettabile!
Per questo motivo chiediamo a questo Parlamento di valutare, di riflettere e di sentire ciò che pensa la gente per le strade.
Abbiamo raccolto un milione di firme e abbiamo incontrato un milione di persone in queste settimane.
Questo rappresenta uno dei principali temi che sta a cuore alla gente.
Inoltre, con il comma 1 chiediamo anche che il rimborso sia collegato non tanto al numero degli elettori, ma al numero di coloro che esercitano il diritto di voto. È una piccola variazione ma significativa, perché quanto meno lega il rimborso a coloro che effettivamente vanno a votare.
"


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11 Novembre 2008

La Casta resiste


Il 24 giugno ho presentato una proposta di legge per limitare ad un massimo di 2.065,83 euro la somma che può essere erogata come liberalità ai partiti, usufruendo della detrazione del 19% in dichiarazione dei redditi. Attualmente in base alla legge si può arrivare sino a 103.291,38 euro, a cui corrisponde una detrazione d’imposta di 19.625,33 euro. Per intenderci, il limite da me proposto è il medesimo che è previsto per le associazioni umanitarie, per quelle che fanno ricerca sulle malattie, e così via. Condizione prevista dalla legge è che si tratti di partito politico che abbia almeno un rappresentante eletto in Parlamento.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate con una risoluzione del 30 ottobre scorso ha dato una interpretazione estensiva della norma permettendo che fino alla fine dell’anno ne usufruiscano anche i partiti che, pur non essendo presenti oggi in Parlamento, lo erano fino alle ultime elezioni dello scorso aprile. Noi di Idv avevamo già fermato in passato un tentativo in tal senso del deputato Sposetti (Pd), che voleva rendere possibili le erogazioni anche ai DS, alla Margherita ed all’Ulivo, non più presenti in Parlamento.

Di questa vicenda ha parlato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 7 novembre scorso, che cita appunto il fatto che il mio disegno di legge giace da oltre quattro mesi nel cassetto. Secondo Rizzo “tutto lascia prevedere che lì dentro sia destinato a rimanerci ancora per un bel pezzo”.

Trovo la cosa inaccettabile, tanto più che ho appena depositato una interrogazione parlamentare, poiché un contribuente mi ha scritto che in data 02/05/2008 ha chiesto al suo Comune di residenza e all’Agenzia delle Entrate il rimborso dell’addizionale comunale IRPEF per gli anni 2002 e 2005. Si è sentito rispondere da entrambi che sono costretti a sospendere il procedimento fino alla data di pubblicazione del Decreto Ministeriale previsto dall’art. 1 del D Lgs. N. 360 del 28/9/98 con il quale dovranno essere definite le modalità operative con le quali adempiere a questa previsione normativa.

Da 10 anni, ripeto 10 anni, nessuno dei governi che si è succeduto ha ritenuto di adempiere a quest’obbligo di legge, stabilendo le modalità con le quali restituire al cittadino che ne abbia diritto, le addizionali comunale e regionale. Trovo tutto ciò sia scandaloso e dimostri come il cittadino sia trattato da suddito. Poiché voglio stare “dalla parte dei cittadini” pretenderò che alla mia interrogazione sia data risposta urgente.


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6 Novembre 2008

Crisi finanziaria: proposte per il G-20


Non è solamente la più grave crisi finanziaria e bancaria della storia. Tutti i settori dell’economia stanno per essere investiti, intaccando produttività, redditi e consumi. Senza regole precise e condivise, i salvataggi scompaiono nel buco nero dei debiti e della speculazione.

La liquidità da sola non basta. Occorre da subito affrontare l’emergenza “hedge fund” e la bolla dei derivati finanziari, a cominciare dagli OTC (over the counter), cioè quelli negoziati fuori dai mercati regolati e che non figurano sui libri contabili, che vantano un valore nozionale totale di oltre 600.000 miliardi di dollari.

Non si può pensare di salvare il malato e anche il tumore. Questo deve essere rimosso. Occorre intervenire globalmente con i metodi del curatore fallimentare, proteggendo le parti sane e congelando le parti “tossiche”.

Vogliamo riprendere il percorso di studio e di proposte tracciato in Parlamento dalla mozione (1-00320) per una “Nuova Bretton Woods” dibattuta e approvata già nel 2005 e indicare nuove regole finanziarie e monetarie internazionali e il progetto di un nuovo modello di sviluppo economico.

Mercoledi 12 novembre, presso Palazzo San Macuto, Sala del Refettorio, l'Italia dei Valori organizza un Seminario di Studi che intende affrontare alcune di queste tematiche e presentare una serie di proposte di lavoro per l’imminente summit del G-20 a Washington.


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3 Novembre 2008

Ribelliamoci alle banche


Parlare di etica e moralità nel sistema bancario è come parlare di corda in casa degli impiccati. Voglio ricordare che ci sono banchieri che hanno guadagnato, l'anno scorso, qualcosa come 26 mila euro al giorno, quanto guadagna una famiglia in un anno, dove lavorano in due. Rispetto a questi guadagni enormi, non hanno prodotto quello che il mestiere del banchiere porta, ossia valutare il rischio del credito e aiutare le piccole medie imprese nel tessuto economico a svilupparsi. Le banche non danno credito a chi ne ha bisogno, richiedono anche il rientro dell'affidamento, soprattutto in momenti come questi, con un preavviso di 24 ore, cosi che molte piccole medie imprese sono strozzate dalle banche, cosi come i mutuatari, tre milioni e duecentomila famiglie, indebitati a tassi variabili per precise responsabilità delle banche.

Al Senato abbiamo fatto una serie di audizioni alla commissione finanze per capire qual'è lo stato reale dei fatti, perché c'è questa grande bolla speculativa partita dagli Stati Uniti d'America. Ricordiamo: i mutui subprime, i prodotti derivati, i prodotti fuori bilancio, che sono due volte il Pil del mondo.
Sono venuti Draghi, governatore della Banca d'Italia, uomo di Goldman Sachs, quella banca che l'anno scorso ha dato 600 mila dollari di premio ad ogni dipendente, salvata da un signore di nome Polson, ossia il segretario del tesoro americano che decide quali sono le banche che devono fallire: di fatti la Lehman Brothers è fallita, GPMorgan e Goldman Sachs non sono fallite, appunto perché lui è parte in causa, siccome è stato presidente ed amministratore delegato, per 27 anni, della Goldman Sachs. Un intreccio incestuoso senza precedenti.

Tornando alle audizioni: dalla Consob, all'ISVAP, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni che dovrebbe essere sciolto, all'ABI, l'associazione bancari italiana, tutti hanno scaricato la responsabilità sugli altri. Quindi, non esiste un colpevole.
Durante l'audizione ho chiesto al Presidente di “audire il Ris di Parma”: se c'è il delitto perfetto, quali sono i colpevoli? Questi non si trovano. Ci sono i fiancheggiatori, che sono le autorità di controllo, le banche centrali e le agenzie di rating, ci sono i mandanti, ossia le banche d'affari e i complici, però non si trova l'autore di questo delitto che mette in ginocchio l'economia sana degli Stati, anche dell'Italia. Molti imprenditori stanno soffrendo questa crisi, perché gli si tagliano i rubinetti del credito proprio nel momento in cui c'è maggior bisogno.

Quello che noi diciamo è: ribelliamoci alle banche se ci chiedono il rientro dell'affidamento con un preavviso di 24 ore. In questo momento non subiamo! Perché se il governo fa il decreto “Salva-Banche”, e impegna 40-60 miliardi di euro che andranno, come con l'Alitalia, sulle spalle dei contribuenti, ed emetteranno titoli pubblici per aumentare la grande mole del debito pubblico, che sono 1650 miliardi di euro, 28 mila euro ogni abitante, se si salvano le banche bisogna salvare anche le imprese e le famiglie. Il governo dovrebbe anche vigilare le banche, che non si fidano di loro stesse e hanno la pretesa che gli utenti, i consumatori e le piccole medie imprese si fidino di loro. Non si fidano di loro stesse, non prestano soldi neanche nel mercato interbancario, e preferiscono alimentare un fondo della BCE ad un tasso d'interesse inferiore di un punto e mezzo piuttosto che offrire capitale di rischio.

Come Italia dei Valori lo ripetiamo: è una vergogna. Abbiamo posto un atto d'accusa contro le autorità vigilanti alla Commissione finanze, e continueremo a difendere i diritti. L'appello che lanciamo, sia ai mutuatari, a chi ci ascolta, e alle piccole medie imprese, perché la Fiat non ha bisogno di aiuti ne raccomandazioni: ribelliamoci al potere delle banche, ribelliamoci alla dittatura di un sistema bancario che non ha molta differenza con il sistema mafioso.

Tre milioni e duecentomila famiglie, indebitate a tasso variabile, sono strozzate dalle banche. I tassi d'interesse sono troppo alti: rispetto al tasso IBOR sono più alti di un punto, rispetto a quello della BCE sono più alti di un punto e quindici. Stanno aumentando pignoramenti ed esecuzioni immobiliari in tutti i tribunali con punte dal 39 per cento.

Questo governo che salva le banche, che fa i decreti scritti sotto la loro diretta dettatura, si dovrebbe vergognare perché non sta facendo nulla ne per le piccole medie imprese ne per le famiglie che né avrebbero un urgente bisogno.


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27 Ottobre 2008

Scuola: favoletta di governo


I tagli alla scuola ci sono e la conferma giunge dallo stesso ministro dell’Istruzione. Nella sua intervista al Corriere della Sera infatti la Gelmini conferma quello che l’opposizione denuncia da tempo sui tagli delle risorse, che lei preferisce chiamare più gentilmente risparmi.

La ministra, nel tentativo di difendere il suo decreto ripropone la favoletta che una parte dei risparmi ottenuti, il 30%, potrebbe essere reimpiegato per pagare meglio i professori. Nel fare questo giochino però la ministra da le cifre e ci dice che il 30% dei tagli ammontano a 2 miliardi di euro. Ciò consente facilmente di calcolare che se al trenta percento aggiungiamo il restante 70% dei tagli arriviamo ad una somma che se non sono gli 8 miliardi che il governo nega, ci si avvicina molto e la manca di qualche spicciolo.

Sul fatto che noi dicevamo la verità e il governo raccontasse balle non abbiamo mai dubitato, ma certamente non ci aspettavamo che fosse lo stesso governo ad autenticare la nostra denuncia. Una prova ulteriore della confusione in cui sono piombati.


Postato da Silvana Mura in | Commenti (75) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Ottobre 2008

Federalismo da buffoni


Nel federalismo fiscale si tratta e si dovrebbe parlare di responsabilità di chi utilizza il denaro pubblico. Mi pare che, invece, qui ci sia esattamente il contrario, perché addirittura si salvano i manager e si è persino tentato, da parte di qualcuno, di salvare anche quelli del passato.
In questo provvedimento sono previsti 4 miliardi di euro, almeno 2 in più di quelli che si potevano immaginare con la vendita ad Air France, e mi pare che il peso per i cittadini sia abbastanza elevato.

Oggi diamo quattrini ad un'azienda decotta, senza molte proteste, prelevandoli dalle tasche dei cittadini, in modo indiretto (con la fiscalità), ma anche in modo diretto, giacché chi viaggia oggi paga 3 euro per ogni tratta, proprio per raccogliere denaro. Quindi, i cittadini pagano direttamente. Ieri ero a Potenza, dove ho ascoltato un intervento sul federalismo del Ministro Fitto, il quale ha detto sostanzialmente che quasi tutti sono oggi d'accordo, ma ciò perché quel progetto che era partito inizialmente è completamente cambiato, ma al punto tale che chiedo ai colleghi della Lega Nord, che ne hanno fatto una bandiera, se abbia ancora senso parlare e intitolare quel provvedimento come un provvedimento di federalismo fiscale.
Ce lo chiediamo, perché i cordoni della borsa restano saldamente in mano allo Stato. Il concetto di «costo standard» non è più un costo unico per tutto il territorio nazionale, ma varia a seconda dei territori e, quindi, è evidente che siamo di fronte ad un federalismo di tipo virtuale.

Allora, resta il federalismo reale, quello praticato in questi sei mesi. Vorrei ricordare i 300 milioni già dati ad Alitalia, più i 4 miliardi che diamo oggi, i 500 milioni per i rifiuti di Napoli, i 500 milioni dati a Roma senza alcun titolo, avendo un debito pro capite esattamente simile a quello di Milano, gli altri 350 milioni che sono stati dati a Palermo per i rifiuti, i 140 milioni dati al comune di Catania in decauzione. Anche in quest'ultimo caso, parliamo di responsabilità che sarebbe prevista dal provvedimento di federalismo fiscale, ma chi è accusato nei due anni passati di aver falsificato il bilancio del comune di Catania oggi siede in questi banchi. Parliamo poi della legge finanziaria, nella quale non dovrebbe essere presente alcun intervento localistico, ma in cui sono previsti 40 milioni di euro per il terremoto del Belice, di cui quest'anno ricorrono i quarant'anni da quando è avvenuto.

Allora, voglio utilizzare un'immagine dell'onorevole Bersani, che ha detto di non aver mai visto maiali con un solo prosciutto. Mi piace molto questa immagine, per dire che, a questo punto, se tutti sono d'accordo, qualcosa non va. Vuol dire che, alla fine, con questo provvedimento, i costi della spesa pubblica aumenteranno e a pagare saranno i cittadini e i contribuenti, ai quali aumenteremo ancora le tasse. Ma l'Italia dei Valori, quel giorno, sarà a protestare insieme a quei cittadini.


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (53) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

9 Ottobre 2008

Ridurre i tassi è fondamentale


Italia dei Valori auspicava da tempo un intervento della Banca Centrale Europea per la riduzione dei tassi. Ora e' fondamentale che si vada avanti su questa strada.

Su questo punto abbiamo piu' volte tentato di richiamare l'attenzione del governo e in particolare del ministro Tremonti, sempre sordi ai veri problemi degli italiani. Eravamo convinti da tempo, e lo siamo sempre di piu', che il taglio dei tassi non generera' nuova inflazione, che e' dovuta a fattori speculativi sulle materie prime, ma aiutera' un po' la crescita della domanda interna, di cui abbiamo assolutamente bisogno.

Sollecitiamo governo e Bce a proseguire su questa strada. Ne troveranno sollievo anche le famiglie poiche' si contrasteranno gli aumenti delle rate dei mutui.


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6 Ottobre 2008

Manfrine di governo


Berlusconi, ancora una volta, per farsi bello rende dichiarazioni false, come quella di un accordo europeo sulla sua proposta di creare un fondo europeo per salvare le banche. La Merkel lo ha immediatamente smentito ed ha garantito i depositanti, come già hanno fatto anche Irlanda, Svezia e Danimarca.

Proceda nello stesso modo anche il Governo italiano invece di fare la manfrina, con l'idea di dare soldi alle banche, salvandole dagli errori commessi. I depositanti ed i risparmiatori in genere non hanno alcuna colpa. Non sono loro ad aver effettuato operazioni bancarie avventate e non è giusto che ne sopportino le conseguenze.

Si incominci, piuttosto, a mandare a casa gli amministratori di banca che hanno perso l'onorabilità a seguito di condanne, sia pure di primo grado, per reati finanziari e che invece continuano ad agire indisturbati ai vertici del sistema bancario italiano.


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