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26 Giugno 2009

Azionisti Alitalia: cornuti e mazziati


Riporto il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare, di giovedi 25 alla Camera dei deputati, sulle iniziative per elevare il rimborso a favore degli obbligazionisti Alitalia e misure a favore degli azionisti Alitalia.

Quesito

Antonio Borghesi: Signor Presidente, signor sottosegretario, la nostra interpellanza riguarda gli obbligazionisti e gli azionisti Alitalia e la loro situazione.
In particolare, per quanto riguarda gli obbligazionisti ricordo che la recente legge 9 aprile 2009, n. 33, ha previsto un parziale rimborso delle loro ragioni di credito basato, peraltro, sul valore dei bond negli ultimi trenta giorni di scambio prima della sospensione, per il 50 per cento del valore: significa in pratica circa un terzo del loro valore nominale.
Dobbiamo ricordare che più volte il Presidente del Consiglio dei ministri aveva dichiarato - cito in modo testuale - che non saranno abbandonati i piccoli risparmiatori che in Alitalia hanno creduto investendo in titoli azionari ed obbligazionari. La stessa dichiarazione è stata più volte ripetuta dal Ministro Tremonti. Più volte è stato ribadito questo concetto nel tempo.
Ora, il 3 luglio - sarebbe il 10 luglio, ma gli intermediari chiedono che il termine sia il 3 - gli obbligazionisti dovrebbero decidere se accettare questo minirimborso. Con l'accettazione del minirimborso rinunciano a qualunque altra pretesa nei confronti di Alitalia.
Per quanto riguarda gli azionisti, anche per questi è stata prevista la possibilità di accedere ad una sorta di risarcimento attraverso il Fondo per la tutela del risparmio alimentato dai cosiddetti conti bancari dormienti. Vi è da rilevare che, da un lato, questi fondi sono assai più limitati di quanto previsto dal Governo - sono 800 milioni di euro contro i 2 miliardi che erano stati stimati - e che inoltre questo fondo è stato già utilizzato a più riprese dal Governo attraverso vari provvedimenti nei riguardi dei risparmiatori, delle vittime delle frodi finanziarie, dei possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, per la ricerca scientifica e persino per la social card e pertanto, di fatto, gli azionisti dell'Alitalia praticamente non hanno alcuna possibilità di venire rimborsati.
La nostra domanda al Governo è che cosa intende fare in particolare di fronte a questa scadenza molto ravvicinata che riguarda gli obbligazionisti.


Risposta del governo

Nicola Cosentino: Signor Presidente, con l'interpellanza urgente n. 2-00405 l'onorevole Borghesi ed altri chiedono se il Governo intenda elevare le misure di intervento statale già disposte a favore degli obbligazionisti Alitalia, per assicurare un rimborso almeno parziale per gli stessi azionisti anche in considerazione dell'esiguità dei fondi disponibili tramite il cosiddetto Fondo dei conti dormienti.
Al riguardo, si fa presente che l'articolo 7-octies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, ha disposto un indennizzo in favore dei titolari di obbligazioni convertibili Alitalia 7,5 per cento 2002-2010, mediante assegnazione, agli stessi, di titoli di Stato per un controvalore di concambio calcolato sulla base del prezzo medio di borsa dell'ultimo mese di negoziazione delle obbligazioni convertibili Alitalia, ridotto del 50 per cento e con un limite massimo di 100 mila euro per ciascun obbligazionista.
Al fine di assicurare una maggiore tutela ai piccoli risparmiatori sono in corso di definizione ipotesi di modifica della normativa vigente.


Replica

Antonio Borghesi: Signor Presidente, considerato che il Governo non ha risposto, sono assolutamente e del tutto insoddisfatto.
I giornali riferiscono le ipotesi che riguardano il prossimo Consiglio dei ministri, in cui si eleverebbe al 70 per cento la percentuale di rimborso. Se così fosse, saremmo di fronte ad un intervento assolutamente inaccettabile, perché si tratta di risparmiatori che spesso erano gli stessi dipendenti di Alitalia e spesso in questo modo sono state pagate le loro indennità di cessazione del rapporto di lavoro. In altri casi si tratta di pensionati che hanno investito i loro risparmi in un'azienda di proprietà dello Stato e che, dunque, ritenevano sicura e che ora si trovano, anche se venisse forse leggermente elevata questa percentuale, a ricevere in cambio una minima parte di quanto avevano investito mettendo da parte risparmi di anni di sacrifici.
Ancora peggio per gli azionisti: siamo di fronte, signor sottosegretario, me lo consenta, ad una truffa dello Stato ai danni dei creditori di Alitalia e, all'interno dei creditori, a danno dei risparmiatori, degli azionisti e degli obbligazionisti.
Lo dico perché con consapevolezza questo Governo ha creato una bad company, dove ha messo tutti i debiti e tutte le passività, per cedere la parte positiva a pochi azionisti, spesso molto chiacchierati, per salvare un azionista come quello di Air One, Toto, molto vicino al Governo e molto vicino al Presidente del Consiglio, che si trovava in gravissima difficoltà e che, tra l'altro, aveva una piccola medaglia anche lui, come altri azionisti della CAI, cioè quella di essere stato condannato per corruzione.
Dunque, ci siamo trovati di fronte al fatto che per favorire questi pochi, questo pacchetto di azionisti, si sono andati a danneggiare tutti i creditori, i normali fornitori e in particolare gli obbligazionisti, oltre che gli azionisti, per effetto di questa sciagurata decisione del Governo, che non ha accolto l'offerta Air France, che garantiva a questi obbligazionisti più di quanto garantisca oggi il Governo.
Quindi, si tratta di creditori che sono stati truffati due volte: in primo luogo, sono stati truffati in quanto contribuenti, perché questa vicenda costerà ai contribuenti italiani qualcosa come tre o quattro miliardi di euro; inoltre costoro, questi piccoli risparmiatori, spesso dipendenti di Alitalia, che in molti casi hanno pure perso il loro posto di lavoro a causa di questa vicenda, oltre a partecipare in quanto contribuenti al salvataggio della parte buona di Alitalia, che è stata regalata ad alcuni speculatori (infatti non sono imprenditori del settore aereo), si troveranno a pagare doppiamente, perdendo di fatto il frutto dei loro risparmi, spesso conseguiti e realizzati in anni di attività. Infatti, ribadisco che molti di costoro erano pensionati, che oggi si trovano quasi sul lastrico di fronte a questo comportamento inaccettabile del Governo e dello Stato
.


flash2.jpg "GENCHI ASSOLTO"
"Giustizia è fatta. Finalmente è stata smantellata la tesi dell’uso indebito da parte di Gioacchino Genchi per ciò che riguarda il suo archivio informatico. Non c’è stato alcun abuso. A questo punto ci chiediamo cosa farà il Csm nei confronti di quei magistrati che hanno bloccato il lavoro di Luigi de Magistris che aveva scoperchiato la pentola del malaffare di molti potenti. Espriamo solidarietà a Genchi."
Antonio Di Pietro


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1 Giugno 2009

Nasce Folder


L’economia è scomparsa dal dibattito pubblico. Questo governo non ha le competenze e le carte per risolvere una crisi senza precedenti, può solo concepire manovre aggravanti come la social-card, la Robin tax o svendere le compagnie di bandiera ad amici di amici. O peggio ancora utilizzare risorse di Stato, aerei inclusi, per festicciole private alla faccia di un Paese che tira la cinghia ed è vicino ad un tasso di disoccupazione reale del 10%.

Oggi nasce Folder, il Forum Liberal Democratico per l’Economia e le Riforme, un’associazione indipendente, composta da parlamentari, studiosi e professionisti, che hanno un obiettivo comune: promuovere studi, ricerche, note tecniche, workshop, dibattiti e convegni sui principali temi economici, sociali e istituzionali per il rilancio del sistema Paese.
Folder è il serbatoio di pensiero che Italia dei Valori ha come riferimento per i temi della nostra economia, sulle riforme, una base economica e programmatica da cui partire per rilanciare il sistema economico del Paese e costruire un’alternativa di Governo.
Folder nasce oggi con il battesimo de “ Il Libro Bianco su un anno di Governo Berlusconi”, un rapporto di 60 pagine, che vi invitiamo a scaricare gratuitamente, una raccolta precisa e dettagliata di tutte le menzogne e le scelte economiche inadeguate di questo Governo, costate miliardi di euro ai contribuenti.
Dal caso Alitalia, costato 4 miliardi di euro alle casse dello Stato, alle promesse non mantenute sulla riduzione delle tasse. E poi ancora, dagli investimenti promessi e non mantenuti sulle infrastrutture, alla scelta scellerata di abolire le leggi anti-evasione fiscale. Per finire, con i casi eclatanti della Robin tax, che ha aumentato la tassazione di due punti percentuali, e della Scip 2, la mega operazione di svendita degli immobili pubblici, che si è chiusa con un saldo negativo di 1,7 miliardi di euro.
Il Centro studi Folder parte oggi e porterà avanti una forte azione di semina culturale. E’ la risposta di responsabilità di Italia dei Valori ai cittadini: costruire un’alternativa programmatica per un modello di governo riformista, liberale e solidale di cui Italia dei Valori sarà promotore.


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26 Maggio 2009

Governo struzzo


Il duo “Berlusconi-corruttore” e “Tremonti-sul viale del tramonto” dicono che la crisi economica sia ormai superata. Forse per loro, che non soffrono i problemi della gente, ma non certo per i lavoratori che quotidianamente perdono il posto di lavoro, né per i piccoli e medi imprenditori, gli artigiani, i piccoli commercianti che devono chiudere, anche perché le banche non erogano credito. La crescita di suicidi tra disoccupati e piccoli imprenditori ne è una testimonianza evidente.


E’ curioso che il presidente del consiglio sia, oltre che cieco di fronte ai dati economici disastrosi, anche sordo di fronte alle parole di Emma Marcegaglia. La presidente di Confindustria ha di fatto sostenuto che è necessaria un’azione più incisiva da parte del governo. Quando il Cavaliere parla, testuali parole, di cose che ‘dovremmo fare, vogliamo fare’, dà conferma a quanto ormai chiaro, che il nostro paese è in gravissimo ritardo nell’affrontare questa crisi economica. Un capo di governo serio dovrebbe parlare al passato degli interventi messi in atto, per dare reale speranza al Paese. E’ chiaro che Berlusconi non possa farlo perché nella politica delle parole, caratteristica dell’esecutivo che egli presiede, la regola è costruire favole infiocchettate su dati inesistenti, al solo fine di ingannare gli elettori.


I dati parlano chiaro e illustrano una situazione fortemente allarmante. Altrettanto chiara, però, è purtroppo la strategia di questo governo: tenere la testa sotto la sabbia e nascondere la verità agli italiani. La verità è che l’immobilismo dell’esecutivo e la mancanza di una piano strutturale concreto e valido ci faranno pagare il prezzo più alto del panorama internazionale.


Tremonti dice che la fase apocalittica della crisi economica è finita, mentre molte fabbriche hanno già dovuto chiudere i battenti e molte altre sono a serio rischio. Dati alla mano si parla già della chiusura di una delle fabbriche Merloni di Nocera Umbra, della Indesit di Torino, della Michelin di Settimo Torinese, della Nuova Sirma di Porto Marghera, della Cortina Tex, uno dei capisaldi nel settore tessile del Lombardo, di una delle fabbriche di gomma e plastica di Regalbuto, in Sicilia. Mi fermo qui per ovvie ragioni.


Tutto ciò, se il ministro Tremonti lo ignorasse, significa migliaia di operai senza lavoro con conseguente stato di profondo disagio economico per intere famiglie. Ad un governo che continua a lanciare slogan e fare il gioco delle tre carte con fondi stanziati precedentemente, insufficienti a risolvere lo stato del Paese, facciamo presente che questi sono i fatti. Se lasciar morire di fame intere famiglie non è un problema della massima gravità, al signor ministro Tremonti chiediamo se dobbiamo arrivare a vedere queste persone chiedere l’elemosina per far sì che il governo si interessi davvero a quello che la crisi economica rappresenta per la gente comune.


Il crollo delle entrate fiscali nei primi due mesi dell’anno è solo in parte dovuto al calo dei consumi, ma è anche conseguenza dell’evasione fiscale. Questo risulta dal fatto che ci sia stata una diminuzione delle entrate provenienti dall’Iva. Il governo si affanna a dare la colpa del fenomeno esclusivamente alla crisi economica, per evitare di riconoscere la propria politica manchevole, ed anzi controproducente, nella lotta all’evasione, alla quale, di fatto, questo esecutivo, ha palesemente porto la mano, con una notevole diminuzione dei controlli.


I candidati rispondono
commentavideo1.jpg Giovedi 28 maggio dalle ore 11:30, diretta streaming con i candidati Niccolò Rinaldi, Cristina Scaletti, Carlo Rossetti e Milito Pagliara.

Pubblica la tua domanda come commento al video su Youtube. Le 10 domande più votate verranno poste in diretta ai nostri candidati.


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19 Maggio 2009

Il sostegno alle famiglie


Diamo un po di numeri per capire qual'è il motivo, al di là della crisi economica globale che ha colpito l'Italia, per la quale le famiglie italiane si trovano in condizione di sofferenza.

Il primo dato, il più indicativo e importante, riguarda la ricchezza nazionale, il cosiddetto P.I.L., di cui il nostro Stato dedica al sostegno delle famiglie solo l'1%, a differenza di Germania e Francia dove viene dedicato il 3%. Cosa vuol dire? Che i nostri assegni famigliari, quelli che servono alle famiglie per campare, sono simbolici perché le cifre che ci erogano non sono sufficienti nemmeno per fare la spesa di una settimana.

Una mamma monofidataria in Francia riceve dallo Stato, come assegno familiare, 778,40 euro. In Italia, una mamma monofidataria che guadagna 800 euro al mese, e deve lavorare a tempo pieno, riceve come assegno familiare 130 euro. Un padre di famiglia che guadagna 1000 euro, per fare degli esempi concreti, e ha sei figli forse riesce a ricevere dallo Stato i famosi sette cento euro che i francesi riconoscono ad un solo genitore monofidatario.

Questa è la situazione e il sostegno che diamo alle famiglie. Cosa comporta? Siamo il Paese, rispetto agli altri paesi europei, con il tasso di natalità più basso. Se in Italia ti nasce un figlio sei in grossissime difficoltà.

In una famiglia dove entrambi i genitori lavorano il figlio viene mandato all'asilo nido. Ma oggi gli asili nido comunali, quelli a basso costo, coprono solo il 6% del bisogno. Tutti gli altri che fanno? La maggior parte sono in attesa di poter entrare in un asilo nido comunale, gli altri si rivolgono al privato che, non avendo in Italia nessuna sovvenzione da parte dello Stato, ha delle cifre esorbitanti. Che cosa deve fare una madre? Considera un investimento per mantenere il proprio lavoro l'asilo nido privato, girandogli l'assegno dello stipendio per poterlo pagare.

A fronte di questa situazione che cosa fa il nostro governo per aiutare le famiglie? Vara il piano casa. Ottimo, non c'è che dire, ma per chi è il piano casa? Per coloro che possono permettersi una casa, per coloro che hanno una villetta o una casa bifamiliare, altrimenti la casa non la si può ampliare in nessun modo. Se si vive in un bilocale o in un monolocale, come il 50% delle persone, che cosa si va ad ampliare?

Si vara il piano casa per dare lavoro ai costruttori, ma perché si è pensato a coloro che in questo periodo, alla luce della crisi economica e del precariato che c'è in giro, non si sono mai comprati una casa, o non riescono a pagare un affitto, o di coloro che hanno dovuto vendere la casa all'asta.

Davanti a tutto ciò non c'è una morale. A sentire raccontare questa storia sembra di sentire la classica commedia all'italiana che non fa ridere più nessuno. Gli unici che se la ridono sono i paesi della Comunità europea, che ormai ci considerano il terzo mondo dell'Europa, e hanno ragione.

Invito tutti quanti voi, me compresa, a non farsi più abbagliare dalle belle parole del governo quando viene a parlarci dell'importanza e dei valori della famiglia. Anzi, vi invito caldamente ad attaccarvi a questi numeri, e quando sentite che queste persone parlano di famiglia chiedetevi: ma di che famiglia stanno parlando?


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17 Maggio 2009

Mentire per governare


Soltanto chi, come Silvio Berlusconi, vive in una reggia dorata e non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, può ignorare così spudoratamente il dramma di tante famiglie italiane e mentire sulla gravità della crisi economica.
I dati parlano chiaro ma altrettanto chiara è la strategia di questo governo: nascondere la verità agli italiani e raccontare la favola che il peggio è passato.

La verità è che l'immobilismo di questo governo e la mancanza di un piano di lungo e ampio respiro impedirà al nostro Paese di uscire rapidamente dalla crisi.
Saremo gli unici nel panorama internazionale a pagare il prezzo più alto.

Ma quel che è peggio è che il nostro Paese, quando uscirà dalla crisi, si ritroverà con gli stessi problemi con i quali vi è entrato: stipendi e pensioni da fame, imprese al collasso e un tasso di disoccupazione elevatissimo.

E' questa l'altra dura verità che questo governo vuole nascondere.


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21 Aprile 2009

Una giornata in Iveco


Inviato Idv: Maurizio Zipponi a Brescia, davanti alla Iveco, un'azienda storica della città che sta affrontando un momento di difficoltà.

M.Zipponi: sì un'azienda storica, piena di giovani, piena di operai e di impiegati che vivono come tutti gli operai e impiegati italiani l'ansia del futuro. Sono in cassaintegrazione, prendono 750 euro al mese, mentre Montezemolo prende 500 volte il loro stipendio. Per questo noi siamo difronte alla fabbrica, perché è qui che si costruisce il futuro del Paese, è qui che si dà valore al lavoro per rispondere ai problemi della crisi.

Inviato Idv: crisi che secondo Tremonti sembra bloccarsi perché, dice lui, che le Borse hanno arrestato la loro caduta.

M.Zipponi: Tremonti lavora di fantasia. Sta di fatto che questa crisi ha generato molte macerie e in queste macerie rischiano di rimanerci solo i lavoratori precari, gli artigiani, le piccole medie imprese, mentre le grandi imprese come la Fiat magari si salvano. Tremonti deve pensare un po' di più al Paese e un po' meno allo spettacolo.

Inviato Idv: quali sono le iniziative politiche proponibili in un contesto europeo in vista di questa crisi?

M.Zipponi: in un contesto europeo, innanzitutto, dato che esiste la moneta unica il parlamento europeo e la banca europea, ci dev'essere anche un contratto unico per tutti i lavoratori. Bisogna che le imprese abbiano la certezza che l'Europa riesca a finanziare chi è capace di fare l'imprenditore, bisogna, insomma, che l'Europa abbia anche una sua Costituzione sociale.

Inviato Idv: qui fuori dai cancelli dell'Iveco quanto rimarrete?

M.Zipponi: rimaniamo per il cambio turno per parlare con gli operai, per consegnare loro le nostre proposte, per far sì che in fabbrica discutano. Soprattutto vogliamo dire agli operai che a noi non interessa la campagna elettorale, a noi interessa un progetto che serva a dar voce al mondo del lavoro adesso, durante e dopo la campagna elettorale, perché i lavoratori non possono rimanere soli.

Inviato Idv: i lavoratori cosa vi chiedono?

M.Zipponi: chiedono di avere serenità per il loro futuro, uno stipendio dignitoso, anche quando lavorano e fanno tre turni, alzandosi alle cinque del mattino per prendere 1.100 euro, e ne pagano 600 euro di affitto o di mutuo, con il loro guadagno non reggono più neanche l'economia familiare. Chiedono uno stipendio dignitoso, di non essere sbattuti in cassaintegrazione e dicono ai grandi manager e ai grandi imprenditori: "Se vi siete arricchiti nel passato, adesso dovete distribuire un po' di ricchezza anche al lavoro".

Inviato Idv: i manager corrono dei seri pericoli, secondo lei, o no?

M.Zipponi: come ha detto un lavoratore della Fiat di Napoli "Se noi rapissimo i manager della Fiat ce li lasciano qui due o tre anni, li dovremmo pure mantenere..." quindi non corrono nessun pericolo.

Dipendente Iveco: ...vada a avanti che va benissimo!

Inviato Idv: lei è dipendente Iveco è in cassa integrazione?

Dipendente Iveco: sì, nelle ultime quattro settimane ho lavorato una settimana e nelle altre tre sono rimasto a casa. Spero solo che questo investimento venga fatto, perché altrimenti il futuro dello stabilimento, secondo me, è a grande rischio. E' fondamentale e strategico per lo stabilimento perché oltre ai 3.000 dipendenti che lavorano qui, ne lavorano altri 10.000 fuori.

Inviato Idv: lei, personalmente, che prospettive si è dato per il futuro?

Dipendente Iveco: io ho ancora dieci anni di lavoro, il mio futuro è rimanere qui in azienda e finire qui. Questa è una fabbrica che a Brescia ha radici trentennali e ha fatto la sua storia. E' un dispiacere per tutti se dovesse chiudere.

Inviato Idv: da quanti anni lavora qua'

Dipendente Iveco: trent'anni

Inviato Idv: quanto prende al mese?

Dipendente Iveco: 1.300 euro.

Inviato Idv: contento?

Dipendente Iveco: no no! dopo trent'anni pensavo di prendere qualcosa in più. Noi siamo tutti in cassaintegrazione, vanno anche i capi

Inviato Idv: e che idea si è fatto dopo trent'anni di esperienza di lavoro acquisita?

Dipendente Iveco: quelli che mi hanno deluso di più sono i giovani che non lottano. Noi abbiamo lottato tanto per avere delle piccole conquiste. I giovani di oggi non hanno gli attributi.

Inviato Idv: e quindi che futuro si prospetta?

Dipendente Iveco: nero. Io ringraziando Dio, fra quattro o cinque anni, da questo manicomio esco. Ma voglio vedere loro! Anch'io ho una figlia di quell'età e ho paura veramente.

Inviato Idv: è vero che i giovani d'oggi non hanno più gli anticorpi dei giovani di una volta?

Dipendente Iveco: non è un discorso di anticorpi o di giovani, secondo me è cambiato il quadro dei lavoratori. Più precari, più insicuri e quindi più ricattabili. Perciò la cosa è un po' diversa.

Inviato Idv: secondo lei che futuro si pone qui in azienda?

Dipendente Iveco: non lo so. Al di là della campagna denigratoria che c'è stata in questi giorni sul Giornale di Brescia, secondo il quale gli accordi sindacali non si fanno per colpa della Fiom, invece, io che lavoro in fabbrica, so che non è colpa della Fiom, ma è della Uil che non vuole fare questo accordo unitario. Però, obiettivamente, mi sembra molto da ridere per non dire altro, che una ditta come la Fiat si pone di non investire venti milioni di euro per rifiutare l'accordo unitario.

Inviato Idv: da quanti anni lavora qui lei?

Dipendente Iveco2: dal '91

Inviato Idv: lo stipendio che prende le basta per arrivare a fine mese?

Dipendente Iveco2: io sono separato, se vuoi ti faccio vedere che sono sotto di 500 euro e oggi siamo solo al 20 di aprile.
Ti faccio vedere, non ho problemi, questo è il mio estratto conto aggiornato a stamattina, separato divorziato, si vede? Quanto c'è scritto? Leggi! Meno 500 euro. E qui ci sono ancora due o tre scontrini da stornare. Non so.

Inviato Idv: ci hanno detto che i giovani d'oggi non hanno gli stessi anticorpi dei giovani di trent'anni fa, è vero?

Dipendente Iveco2: non sono più tanto giovane perchè ho quarant'anni. Dico solo che Tonino doveva far fuori Silvio ancora ai tempi di Tangentopoli...

Inviato Idv: senza televisioni però

Dipendente Iveco2: già senza televisioni non si può far niente però...

Inviato Idv: che prospettive avete qua in azienda?

Dipendente Iveco2: le prospettive nostre sono d i continuare a rimanere qua a lavorare non solo oggi ma anche un domani

Inviato Idv: posso sapere quanto prendete al mese?

Dipendente Iveco2: 1.200 tirati tirati dopo vent'anni di lavoro.

Dipendente Iveco3: io prendo sui 1300 perché ho un figlio a carico.

Inviato Idv: riuscite ad arrivare a fine mese?

Dipendente Iveco3: ah no... ho mia moglie che lavora e sono stato fortunato perché non ho mai avuto un mutuo da fare da quando sono partito, quindi mi attacco alle generazioni prima di noi che ci hanno aiutato.

Inviato Idv: che aria si respira in azienda?

Dipendente Iveco4: aria un po' preoccupata per quanto riguarda questa storia dei finanziamenti e di tutto quanto insomma. Siamo tutti preoccupati

Inviato Idv: che messaggio vuole dare alla politica?

Dipendente Iveco4: è un po' dura... l'unica cosa vorrei dire che, secondo me, sarebbe meglio firmare per tutelare il nostro posto di lavoro . Ecco tutto qua.

Inviato Idv: come giudica lei questa crisi?

Dipendente Iveco4: logicamente per noi lavoratori è il salario che va perso.

Inviato Idv: posso sapere quanto prende lei al mese?

Dipendente Iveco4: io faccio il part time quindi non basta perché poi c'è il mutuo, ci sono i figli...

Inviato Idv: secondo lei la politica, per questa crisi e per i lavoratori, può fare qualcosa?

Dipendente Iveco4: la politica dovrebbe fare qualcosa! Incentivare i salari, cercare di darci una mano insomma..

Inviato Idv: secondo lei i giovani di oggi sono abbastanza nervosi e cattivi per reagire e per farsi sentire ad alta voce oppure si sono un po' accomodati?

Dipendente Iveco4: penso che oggigiorno i giovani siano abbastanza arrabbiati per questa crisi. Infatti ci sono iniziative in corso, abbiamo fatto comunque delle assemblee qui in fabbrica, insomma ci ribelliamo, però dall'altra parte non ci vogliono sentire.


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11 Aprile 2009

Tremonti dorme, le banche evadono


Non si finisce mai di stupirsi ed indignarsi. Nel mentre le banche chiedono aiuti di Stato e li ricevono grazie ai “Tremonti Bond”, pretendendo pure di riceverli senza condizioni ed accettando solo generici protocolli per futuri “codici etici” sulla remunerazione di manager ed amministratori, salta fuori che con una sola operazione riescono ad eludere/evadere milioni di euro, attraverso i soliti “paradisi fiscali”.

Così un sito internet documenta un accordo stipulato il 2 marzo 2007 tra Barclays Milano, Unicredit e Banca Intesa, grazie al quale le banche eludono (o evadono) il pagamento in Italia di tasse per circa 30 milioni di euro. L’operazione è assai complessa (denominata Project Brontos), ma praticamente consiste nella trasformazione di un rendimento in investimento, che, più o meno legalmente, non sconta alcuna tassazione. L’operazione è assai ingente :3,5 miliardi di Euro – Lira turca equivalenti per Unicredit e 1 miliardo di Euro Sterlina inglese equivalenti per Banca Intesa e passa attraverso società costituite in Lussemburgo. E così la storia inizia con Tremonti-Robin Hood, che doveva colpire le banche con più tasse, e che invece diventa Tremonti-Sceriffo di Nottingham, perché a pagare sono i cittadini e le imprese. Poi si scoprono due infortuni che portano Tremonti sul Viale del tramonto: il suo condono del 2003 con evasori auto dichiarati che non hanno pagato rate per 5 miliardi di euro ed il fallimento delle sue cartolarizzazioni sugli immobili pubblici (Scip1 e Scip2), che rischiano di costare 1,7 miliardi di euro ai contribuenti. Ed ora viene fuori il Tremonti dormiente, incapace persino di impedire alle banche di eludere/evadere le tasse. Dormiente come i conti dormienti, che usa come un bancomat per finanziare qualsiasi cosa: dai risarcimenti ai risparmiatori danneggiati, agli azionisti Alitalia ed ora persino alle quote-latte. Così alla fine non ce ne sarà per nessuno.


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16 Marzo 2009

Una proposta contro l'economia tossica


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Marco Saba, ricercatore indipendente sui sistemi monetari e bancari.

Testo dell'intervista:

"Io sono ricercatore del Centro studi monetari, sito internet www.studimonetari.org mi occupo della comunicazione delle ricerche che stiamo facendo. Abbiamo già pubblicato cinque libri negli ultimi quattro anni sempre in tema di quella che è la situazione dell'economia con un occhio al sistema bancario e monetario.
Cominciamo subito dicendo che ieri è fallita la diciassettesima banca degli Stati Uniti dall'inizio dell'anno, sui media non se ne è parlato molto, anzi direi quasi per niente, solamente su Internet si trovano i riferimenti. E questo è un segnale che il 2009, come tra l'altro ha ammesso anche Tremonti, sicuramente si sta avviando su una strada ancora peggiore rispetto al 2008.

Dati che ci arrivano dall'Inghilterra, ad esempio, ci dicono che gli immobili hanno perso il trenta tre per cento del loro valore nell'ultimo anno. In una città degli Stati Uniti, Denver, dove ci sono le industrie delle automobili, oggi le cause si vendono all'equivalente di seimila euro, si comprano con le carte di credito. Quindi si sta assistendo ad un'accelerazione della crisi dovuta in particolare alle politiche delle banche centrali, mi riferisco alla Banca centrale europea e alla Banca d'Inghilterra, che aumentando la dose di emissione di moneta basata sul debito, non stanno facendo altro che aggravare il problema.

Cosa abbiamo fatto noi? Noi abbiamo elaborato insieme all'ufficio legislativo della Regione Lombardia una proposta di Legge per instaurare un buono regionale di solidarietà. Perché? Per immettere liquidità sul mercato non gravata da debito. Un titolo che è a circolazione libera e non forzosa, cioè accettato da chi accetterà di riconoscere il circuito, che servirà davvero per dare quell'iniezione di liquidità che sta mancando nel sistema.

Stiamo aspettando l'ok dall'ufficio legislativo della Regione, lo abbiamo pubblicato sul nostro sito, proprio per cercare di dare non solo una liquidità senza debito al mercato, considerando che la Lombardia rappresenta da sola un terzo del PIL italiano, ma anche per dare alla stessa Regione e alle stesse istituzioni uno strumento utile proprio quando con la contrazione dell'economia avranno un minor gettito fiscale.

Bisogna tener presente che è stato difficile elaborare quel disegno di Legge, perché c'è un fattore limitante molto grave, che è l'articolo cinquanta del regolamento regionale. L'articolo cinquanta dispone che il cittadino non può fare proposte di Legge per temi che hanno a che vedere con la fiscalità, con le finanze e col bilancio. Quindi sostanzialmente è un'interpretazione estensiva dell'articolo della Costituzione che limita il referendum abrogativo proprio per quanto riguarda le materie di fiscalità e bilancio. Quindi il voler estendere questo divieto non solo al referendum abrogativo, che è un intervento mortificatorio, ma all'iniziativa vivificatoria che è la proposta di Legge popolare, è un'interpretazione estensiva che a nostro giudizio non è regolare. Quindi noi contestiamo la validità di questo articolo cinquanta, in ogni modo siamo riusciti lo stesso a proporre questo Buono regionale di solidarietà aggirando il problema legale come vedrete nel testo della Legge che abbiamo proposto.

Perché mantenere sotto segreto le cose che riguardano il debito pubblico, che riguardano le politiche monetarie anche internazionali che riguardano l'Italia eccetera? Se è vero che la Democrazia rappresenta l'espressione del popolo e il consenso del popolo sulle iniziative dei governi, d'altra parte se io non dico le cose al popolo come faccio a ricevere questo consenso? Non solo, ma c'è un pregiudizio che è quello che se io non voglio far sapere al popolo alcune cose cruciali, come ad esempio i temi che riguardano le politiche economiche, sono cruciali in una società basata sul denaro, ci sono 32.000 coincidenze che sono non possono essere solo coincidenze, che tendono ad indicare che il sistema monetario attuale è un trucco abbastanza elaborato per socializzare le perdite e privatizzare i profitti.
Si vede molto bene nell'ordinamento degli Stati Uniti perché nel 1913 l'anno in cui venne stabilita la Federal Reserve, che è privata, nello stesso anno venne anche stabilita la tassa sul salario, la Inncom tax, un sistema elaborato per far sì che la rendita monetaria della produzione della moneta, dollaro, che veniva addebitata al popolo attraverso l'emissione dei Buoni del Tesoro americani, venisse pagata dal popolo attraverso la tassazione. E' troppo evidente! Ora non voglio addentrarmi in un tema così vasto come quello della fiscalità, ma teniamo presente che una cosa è tassare le rendite, una cosa è tassare il salario.

Il salario è un'indennità per quell'ora di vita persa perché la no stra vita ha un termine ben preciso, non è infinita. E' un po' diverso dal tassare chi ha quindici immobili commerciali che dà in affitto, per fare un esempio, e quindi ha introiti che non dipendono dalla qualità di vita che lui perde facendo quell'attività. E' tutta una cosa diversa. Ora, ovviamente, in un sistema sostanzialmente ipocrita com'è il nostro, in cui possiamo ormai dirlo perché è abbastanza evidente che la famosa unità d'Italia è stata fatta per fare l'unità della Lira, cioè per creare un monopolio sulla Lira, come la stessa cosa è successa in Europa in cui si è creato l'Euro, non interessa l'Europa politica come non interessa l'Italia politica senonché per essere una base di monopolio per l'emissione di una moneta. Ormai questo disegno si è capito. E' ovvio che non è un caso, che della famosa notizia di rendere di nuovo pubblica la Banca d'Italia come si dove va fare entro dicembre dell'anno scorso, oggi non ne parli più nessuno. Perché e chiaro che nel momento in cui la Banca d'Italia diventa veramente nazionalizzata, a quel punto il debito pubblico non avrebbe più senso e verrebbe fuori il giochetto.

Quindi in questo momento lo Stato e le istituzioni stanno correndo un grosso pericolo. Cioè, il pericolo che la cittadinanza si renda conto di questo giochetto , in cui il debito pubblico inutile perché stampare moneta o anche crearla col computer non ha nessun costo, e non si vede perché soltanto nel 2008 abbiano pagato 307 miliardi di euro di interessi su un debito che si poteva evitare restituendo al poligrafico dello Stato la sua funzione di emissione delle banconote, anche mantenendo la quantità decisa da questi esperti della Banca centrale europea, ma stampate dallo Stato senza l'emissione dei Bot.
Invece questi Bot che vanno proprio a costituire le rendite di posizione, cioè non il salario dell'operaio della Fiat, ma i tre milioni di euro di mezzi in chi ha questi titoli di Stato, è un altro modo per creare due classi di cittadini, cioè la classe che lavora che deve guadagnarsi da vivere, e la classe sfruttando la rendita dei titoli del tesoro, praticamente va a pescare di nuovo attraverso le tasse che pagano gli operai attraverso la busta paga. Si crea una parte di cittadini che approfitta di un'altra parte di cittadini, quindi il modello è veramente sbagliato.

E' servito, credo, per mantenere in piedi una struttura piramidale di potere, una gerarchia di potere, si è stabilito probabilmente che in Italia c'è un èlite che val la pena sia mantenuta da tutto il resto della cittadinanza, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra e negli Usa, si è inventato un sistema sofisticato per mantenere questa èlite senza capire bene quali sono i motivi retrostanti."


Il problema degli interessi è molto semplice: quando le banche centrali iniettano questa moneta debitoria che poi verrà venduta con interessi, non c'è il simbolo econometrico per pagare questi interessi. Cosa vuol dire sostanzialmente? Che per fare in modo che il debito venga pagato, siccome non esiste il simbolo monetario per pagare gli interessi, questo si trasforma automaticamente nell'esproprio di beni reali alla popolazione. Stiamo parlando di immobili attività, immobili commerciali, chiaramente è la fase finale di una predazione.

E' chiaro che le banche, o comunque chi ha liquidità, oggi sta aspettando, perché quando vedi che i prezzi stanno diminuendo tu aspetti per comprare al prezzo migliore. Non compri subito. Quindi, allo stesso tempo, chi ha liquidità se la tiene proprio per poter fare un buon affare quando il mercato sarà ulteriormente crollato. E' illusorio quello che pensa Obama o anche altri capi di Stato, che dando soldi alle banche queste si metteranno a prestarli a tutti.

Come facciamo a risolvere il problema di questi interessi? Come facciamo ad impedire che si inneschi una spirale distruttiva dell'intera economia, per cui ad un certo punto ci troveremo in uno Stato di tipo sovietico, o anche peggio, perché ci troveremo che magari non ci sarà più la proprietà privata ma non ci sono nemmeno gli ammortizzatori sociali.
Voglio dire, nella Russia sovietica, per quanto se ne possa parlar male, il sistema degli ammortizzatori sociali, le cure mediche erano previste per tutti, anche addirittura, quelle di chirurgia estetica che noi consideriamo voluttuarie. Quindi noi rischiamo di ritrovarci in un sistema sovietico peggiorato dalla mancanza di ammortizzatori sociali. Questa è la strada che ci stanno prospettando.



15 Marzo 2009

Crisi: combattiamo l'evasione


Berlusconi racconta le solite favole. Il Governo ha messo poco spiccioli per affrontare la crisi. Il soldi per il piano casa, infatti, erano quelli di Prodi, i 16 miliardi per le opere vengono per metà da privati e per metà dal governo Prodi, dei 9 miliardi per gli ammortizzatori sociali e 8 sono delle regioni.

La verità è che per affrontare questa crisi servono tanti soldi. Per trovarli ci sono due strade. O seguire la via sbagliata del Governo, ovvero, quella di far pagare sempre gli stessi, aumentando l’età pensionabile per i lavoratori dipendenti, tassando i ceti più poveri e ponendo i costi a carico dei cittadini meno abbienti.

Oppure, intraprendere una seconda via, quella di far pagare anche a chi oggi, pur detenendo grandi patrimoni, non paga una lira perché evade le tasse. L’evasione fiscale è un vizio che non possiamo più permetterci. Intraprendere una seria lotta all’evasione fiscale non solo farebbe reperire enormi risorse per affrontare la crisi ma ristabilirebbe un minimo di giustizia sociale in questo Paese.


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14 Marzo 2009

Banche: chi sbaglia deve pagare


Tremonti insiste, ma non c'è solo il fatto che non tutti i prefetti si intendono di economia: ci sono da considerare anche aspetti politici non indifferenti, come quello di un esasperato intervento dello Stato su un settore così delicato e di un sostanziale commissariamento di Bankitalia. E' il ruolo della Vigilanza, invece, che deve essere recuperato per evitare comportamenti scorretti da parte degli istituti di credito.

Bankitalia deve cambiare, ma Tremonti e Maroni non possono chiedere ai prefetti di surrogare il suo lavoro senza averne nemmeno le competenze. Ben venga anche il controllo da parte della Bce, ma è l'intero sistema che va modificato: vanno inasprite le sanzioni per far sì che anche nel nostro Paese, così come avviene ad esempio negli Usa, i banchieri che sbagliano paghino per il loro comportamento irresponsabile o truffaldino. Così come deve pagare anche chi doveva vigilare sul loro operato e non l'ha fatto.

Come Italia dei Valori stiamo presentando una proposta per la riforma della governance tesa a superare questo stato di cose. Se sarà discussa in tempi brevi e senza stravolgimenti capiremo se il Governo e la maggioranza di centrodestra intendono effettivamente monitorare meglio il settore del credito o se anche in questo caso Tremonti si limita ad abbaiare alla luna.


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4 Marzo 2009

Malpensa dimenticata


Da quando si è insidiato questo governo ogni giorno si parla di emergenze, che poi vengono smentite dai fatti e dalle statistiche. Quando invece l'emergenza è vera, come quella che abbiamo a Malpensa, il governo non ne parla assolutamente.

A Malpensa si stanno perdendo posti di lavoro, ci sono sempre più disoccupati, i precari non riescono più ad avere neanche un sussidio che gli permetta di sopravvivere dopo il licenziamento. Questi non sembrano problemi del nostro governo.

Che non siano problemi del nostro governo possiamo anche comprenderlo, ma che non siano problemi dei rappresentanti eletti per difendere i nostri interessi a Roma non è assolutamente comprensibile. Ricordiamoci che questi rappresentanti hanno sempre detto che erano andati a Roma per difendere il nostro territorio e i suoi interessi.

Gli interessi del nostro territorio non si difendono abbandonando Malpensa, l'unica risorsa che riesce ancora a portare ricchezza nel nostro Paese: qui abbiamo le industrie che devono esportare, le industrie che devono mantenere i rapporti internazionali, gli operatori industriali che devono riuscire a comunicare con tutto il mondo. Qui togliamo questa risorsa, qui impediamo che tutto questo si possa fare, e coloro che avrebbero dovuto difenderci non ci sono, che quando vengono chiamati non presenziano.

Domandiamoci come dobbiamo fare per far valere gli interessi della nostra provincia. Possibile quando ci sono stati da pagare i debiti lasciati da Alitalia i soldi si siano trovati? Possibile che quando c'è stato da pagare il debito di Roma, il debito di Parlermo, il debito di Catania, i soldi si siano trovati? E' mai possibile che si siano trovati i 27 miliardi per fare il ponte di Messina?

Quando si parla di opere importanti per la Lombardia e per la nostra provincia, parliamo delle opere infrastrutturali messe in campo dal precedente governo di centrosinistra, quando c'era il ministro Antonio Di Pietro alle infrastrutture, lui che ha pensato a questo territorio non avendo qua le sue radici, preoccupato per gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Lui ha fatto una politica in questo senso, e non coloro che continuano a gridare che questo è il loro territorio, che qui sono loro a dover comandare: questi sono a Roma e vivono la dolce vita romana, ma non si preoccupano della laboriosa vita lombarda, anzi, se ne sono assolutamente dimenticati.

Non si capisce per quale motivo non si possano trovare i 6 miliardi per la Pedemontana, i 7 miliardi per la Brebemi, i 2 miliardi per l'Expo, oppure quella manciata di milioni di euro che servono semplicemente per mettere Malpensa in comunicazione con il Ticino? Com'è possibile che queste opere cosi fondamentali ed importanti si possano dimenticare per portare avanti proposte senza senso? A cosa serve il ponte di Messina quando mancano le infrastrutture per arrivarci? Non è possibile continuare con questi percorsi esclusivamente perché ogni giorno bisogna fare propaganda politica. Al cittadino servono altre strutture, al cittadino servono per forza di cose infrastrutture che portino lavoro, profitto, ricchezza, perché il nostro Paese si basa esclusivamente sul suo lavoro, non ha altre risorse, sul suo lavoro e sui suoi operatori nel mondo dell'industria, del commercio e della ricerca. Qui bisogna lavorare, e su questi settori bisogna investire, non sulle utopie e sulle cose ininfluenti per il nostro Paese.

Da qui pensiamo che gli unici che possono ringraziare in questo momento la Lega sono quelli che vivono a Roma, quelli che a Roma godono di interessi non creati da loro ma dalla laboriosa Lombardia e dall'ancora più laboriosa provincia di Varese.


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28 Febbraio 2009

Altri 400 milioni bruciati


Il 6 e 7 giugno 2009 gli Italiani saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Nella stessa data in tante province e comuni d’Italia si svolgeranno anche le elezioni amministrative.

Entro la fine di giugno si dovrà svolgere anche il referendum elettorale. Buon senso vorrebbe che anche questa consultazione si svolgesse nella stessa data delle precedenti. Invece non sarà così, ma per volere della Lega e del Pdl gli Italiani dovranno votare per il referendum il 15 di Giugno.

Il motivo? La Lega ha paura del referendum ed ha preteso che questo fosse relegato in una data in cui sarà difficile raggiungere il quorum. Questa scelta della Lega costerà agli italiani 400 milioni di euro che potevano essere risparmiati se il referendum fosse stato accorpato alle europee.

Una condotta assolutamente irresponsabile quella di Lega e Pdl, che in un momento in cui le famiglie stanno facendo grandi sacrifici a causa della più grave crisi economica del dopo guerra, si permette di gettare dalle finestra 400 milioni di euro che si potevano utilizzare in altra maniera.

Che credibilità possono avere due forze politiche che per i propri interessi di partito hanno il coraggio di effettuare un simile scempio? Come potranno da oggi andare a dire ai cittadini che per i servizi sociali non ci sono le risorse, che non bastano i soldi per i precari, che l’assistenza ai disabili costa troppo?

Si vergognino piuttosto. Ma questi 400 milioni che andranno in fumo per pagare le elezioni del referendum non potevano essere destinati ad incrementare quella Social Card che Lega e Pdl hanno inventato ma non hanno finanziato?



27 Febbraio 2009

La Repubblica delle banane


Questo governo sta usando tutti i suoi poteri per convincere i cittadini che solo votando la maggioranza che lo sostiene potrà ottenere dei vantaggi. Siamo veramente di fronte, se si potesse usare un termine da codice penale, ad un abuso d'ufficio.

Berlusconi gira in campagna elettorale, tanto in Abruzzo quanto in Sardegna, dicendo “votate il mio candidato altrimenti avrete di fronte a voi un governo ostile”. E' una tecnica forse collaudata ma che va assolutamente smascherata.

Non ci sono soldi per nulla, non si riescono a dare i soldi per gli ammortizzatori sociali e a tanti precari che stanno perdendo i posti di lavoro, ma quando chiama l'amico dell'amico i soldi si trovano, sia che si tratti di salvare AirOne, Toto e Alitalia, dove ci sono state nefandezze di tutti i tipi, sia che si tratti di fare delle donazioni di Stato a qualche comune amico: 500 milioni a Roma dopo che Alemanno è diventato sindaco, 140 milioni a Catania dove il medico personale di Berlusconi, Scampagnini, è stato sindaco per tanti anni portando il comune al fallimento e che ora, come premio, siede nei banchi del Parlamento. Adesso si dice che anche Parlermo riceverà una donazione di circa 200 milioni di euro.

Questi sono i metodi del governo Berlusconi, al quale non interessano i veri problemi dei cittadini, ma accontentare soprattutto gli amici. Insieme al fido “Tremonti sul viale del tramonto”, che ha visto in sostanza riconosciuto il fallimento del suo operato con gli immobili pubblici e gli enti previdenziali, anche questo costerà tantissimo ai cittadini. Questi sono metodi di governo da Repubblica delle banane.


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23 Febbraio 2009

Tremonti sul viale del tramonto


Penso che con la vicenda della Scip siamo alla fine di Tremonti come inventore di finanzia creativa. Potremo dire “Tremonti sul viale del tramonto”. Il suo condono sta costando alle casse dello Stato, e quindi a noi tutti, circa 5 miliardi di euro non pagati da evasori che si erano dichiarati tali, che hanno pagato la prima rata per poi non pagare più.

Si aggiunge un'altra vicenda. Tremonti, durante lo scorso governo Berlusconi, aveva imposto agli enti previdenziali di cedere il loro patrimonio immobiliare ad una società, che si è indebitata sul mercato per dare soldi allo Stato, per poi venderli. In realtà, metà di questi immobili sono tutt'ora invenduti, creando un buco di circa un miliardo 700 milioni di euro a cui la società non è in grado di far fronte.

L'invenzione di questo fallimento è che ora questi immobili vengano restituiti agli enti previdenziali, i quali dovranno venderseli per conto loro e pagarli ad un prezzo stabilito dall'agenzia delle entrate per coprire questo buco e impedire il fallimento della società. La cosa grave è che questi enti previdenziali potrebbero non avere i soldi, e chi tra gli enti ne ha disponibilità dovrà anticiparne per tutti. Nella fattispecie sappiamo già che è l'Inail, l'ente che si dovrebbe occupare degli infortuni sul lavoro e per i risarcimenti per i lavoratori infortunati, ad essere costretta a ridurre queste rendite e anticipare i soldi per gli altri enti previdenziali.

L'altro fatto grave è che gli speculatori immobiliari si sono acquistati la polpa di questi beni immobili, lasciando gli ossi che costeranno tantissimo ai cittadini italiani. Sono andati ad ingrassare i furbetti del quartierino, o del quartierone, che in qualche caso hanno addirittura acquistando a prezzi di svendita questi immobili affittandoli poi alla stessa pubblica amministrazione.

Ci hanno guadagnato tutti, dagli agenti immobiliari agli speculatori, e l'unico a rimetterci è stato lo Stato. E' la fine di Tremonti e della sua finanzia creativa: Tremonti sul viale del tramonto.

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16 Febbraio 2009

Soldi pubblici, stipendi privati


La scandalosa gestione dei denari pubblici derivanti dal canone dei cittadini da parte di questi manager eterni come il direttore Del Noce, buoni per tutte le stagioni, devono finire. Il direttore di Raiuno, oltre a farci la predica, afferma che con lo scandaloso compenso di un milione di euro elargito a Bonolis, la Rai ci avrebbe anche guadagnato.

Ricordo a Del Noce che una legge dello stato, la 244 del 2007, prevede che i compensi non possono superare i 250.000 euro e che devono essere pubblicati sul sito della Rai, ma evidentemente la nostra tv di stato si considera 'zona franca'.

Preannuncio una nuova interrogazione sugli appalti del festival, quelli che un quotidiano ieri ha commentato come 'affari di famiglia' e affidati a Lucio Presta, l'agente di Bonolis. Il vero deus ex machina degli artisti, infatti, non sarebbe tanto la Rai, che pure finanzia la gara canora, quanto il manager delle star. È lui, infatti, che tratta i compensi dei big principali, che rilancia sui diritti di Benigni e che, forse casualmente, sceglie e trova le migliori risorse per Sanremo proprio nel guardaroba di casa, nel cosiddetto book di famiglia. Tra le persone ingaggiate, guarda caso, la moglie di Bonolis, Sonia Bulgarelli, che si sta occupando del casting.


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12 Febbraio 2009

Parliamo dei veri problemi


I giornali ci fanno vedere queste vignette per farci ridere (guarda la vignetta), come dire che in realtà il quadro politico è dominato da temi che ci fanno non pensare a quelli veri. Non voglio dire che il tema di Eluana sia privo di importanza, ci mancherebbe, anche perché dietro c'è un gravissimo attentato alla Costituzione, un tentativo di sovvertire l'ordinamento giurisdizionale del nostro Paese che va combattuto. La verità è che continuiamo a trattare di questioni che poco hanno a che vedere con la vita di tutti i giorni dei cittadini, che si fa sempre più drammatica.

I dati Istat ci dicono che la produzione industriale è crollata del 14% e che siamo al minimo rispetto al crollo del 1991. Quando c'è il calo della produzione segue poi la cassa integrazione, se va bene, ma spesso si tratta anche di perdite di posto di lavoro per la quale non è prevista nessun ammortizzatore sociale. Il dato è drammatico, anche perché la gran parte di questa forza lavoro è spesso femminile. Credo che siano questi i temi che si dovrebbero affrontare.
Proprio l'altro giorno, l'indice di libertà economica per il 2009 vede un ulteriore abbassamento dell'Italia, che passa ad essere al 78° posto, e in Europa 32° in 43 paesi considerati. Senza libertà economica i paesi non possono avere sviluppo.

E' interessante che a rilevare uno dei dati drammatici sia stato l'ex ambasciatore degli Stati Uniti Ronald P. Spogli, che ha lasciato il nostro Paese con il nuovo governo di Obama, dicendo che dobbiamo stare attenti perché siamo in una discesa infinita se non invertiamo questa tendenza: siamo un Paese che sta inesorabilmente scendo in tutte le classifiche mondiali, mentre saliamo in quelle sbagliate come quella della corruzione, dove siamo all'84° posto al mondo. Questo è un Paese che ha bisogno di riforme economiche molto serie, dove bisogna sostenere il reddito delle famiglia perché altrimenti, se i consumi crollano, crolla anche il volano che tiene l'economia all'interno del Paese.

E' sintomatico che di fronte a tutto questo la classe politica sembra avere poco interesse, dove un ministro dell'Economia continua a rinviare e dove il sistema bancario-finanziario si lecca le ferite e non da credito alle imprese. E' un momento in cui ci sarebbe bisogno di sostenere l'economia, anche con interventi di natura legislativa con interventi di riforma.
Diciamo da tanto tempo basta ai meccanismi che in realtà aumentano i privilegi della Casta, perché tutte le società a partecipazione pubblica, fatte dai comuni per gestire i servizi, in realtà non danno efficienza al sistema. Ci vorrebbe libertà e concorrenza anche nella gestione di questi servizi, invece ognuno si coltiva il proprio orticello per collocare politici che non sono stati eletti altrove e che non hanno le capacità di gestire un servizio pubblico. Alla fine, i cittadini pagano.

Questo è il nostro obiettivo: dobbiamo indurre il governo, e incalzare l'opposizione a farlo, ad affrontare questi temi, che sono quelli che interessano alla gente e alla loro vita quotidiana.


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1 Febbraio 2009

Disonorevoli pensioni


Si riparla di nuovi interventi sul sistema pensionistico. Mentre Brunetta vuole portare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne, Tremonti dichiara che il welfare e le pensioni sono da riformare. Sacconi lo smentisce sostenendo che il problema non è all’ordine del giorno del governo. Ma noi sappiamo che mente e che probabilmente, anche per effetto della crisi in atto, qualche intervento non potrà essere rinviato.

In astratto potremo anche essere d’accordo. Ma riteniamo ingiusto pensare di sottrarre soldi in futuro a chi fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre ancora sulle pensioni dei parlamentari non si è fatto praticamente nulla. Naturalmente il problema si pone nello stesso modo per tutti i consiglieri regionali anche se le regole sono più rigorose. Noi diciamo che è scandaloso quanto avviene oggi, anche se per i nuovi eletti di questa legislatura vi sono regole più restrittive (è necessario fare 5 anni pieni per poter ricevere l’assegno). A mio giudizio, come per tutti i lavoratori, i contributi pagati dovrebbe essere versati in un fondo presso l’Inps (come per i lavoratori a progetto) ed utilizzati per determinare la pensione di vecchiaia al 65° anno o per integrare l’eventuale altro trattamento pensionistico dovuto per altra causa. Ma la questione veramente fondamentale è che le nuove regole dovrebbero valere anche per chi è già ex parlamentare e fruisce dell’assegno. Non accettiamo che si parli di “diritti quisiti” e quindi non modificabili. La Corte Costituzionale ha già sancito che non si tratta di vera e propria pensione, ma di vitalizio, come tale modificabile in qualunque momento. Per intanto ogni ex parlamentare si basa sulle regole esistenti al momento in cui ha lasciato il Parlamento, regole che in passato avevano dell’incredibile. Siamo infatti in presenza di casi clamorosi e vorrei qui citarvi quelli più emblematici:

Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili. Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese. Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove i mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro. Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni. Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro. Non vanno poi dimenticati gli ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante percepiscono laute pensioni: Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni, Antonio Del Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese, e di protagonisti di Tangentopoli, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli. Senza dimenticare i falsi testimoni come Formica, e i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi.

Pensiamo che negli Stati Uniti, all’unanimità, hanno deciso di negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione, spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I politici corrotti - ha spiegato il promotore della legge, Nancy Boyda - meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal contribuente».

Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a salire. Intervenire è un dovere!


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23 Gennaio 2009

Aboliamo il contrassegno SIAE


Il gruppo dei Senatori dell'Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge per l'abolizione del contrassegno S.I.A.E. su CD, DVD e su tutte quelle opere d'ingegno che oggi vengono distribuite su supporti informatici.

Perché lo abbiamo fatto? Innanzitutto, il contrassegno viene istituito oltre 50 anni fa e riguardava soltanto i supporti cartacei. Oggi, questo contrassegno sopravvive in pochissimi Paesi europei: la Romania, la Grecia e il Portogallo. Chi lo vuole mantenere dice che serve per contrastare la pirateria, specialmente quella informatica. Noi diciamo che il contrassegno è un inutile vantaggio per la S.I.A.E., non contrasta la pirateria e, purtroppo, da sanzioni penali a chi non rispetta quest'obbligo di contrassegno.

L'Italia dei Valori ritiene che l'abolizione del contrassegno sia innanzitutto un notevole risparmio, consente una circolazione più libera di questi prodotti, e altra cosa deve rimanere la lotta alla pirateria, che va irrigidita, che va sostenuta, con atti reali, non con l'apposizione di un bollino. E' un aggravio di costi che il cittadino non deve pagare.

D'altra parte, vi è una sentenza dell'otto novembre 2007 della Corte di Giustizia europea che dice: non si può far pagare ai privati per questo bollino, per cui di fatto è come se ci fosse un infrazione. A seguito di questa sentenza della Corte di Giustizia europea, anche la Cassazione ha detto che questo sovrapprezzo non è opponibile ai privati, quindi non va pagato. E se non va pagato, è giusto che il Parlamento si occupi di problemi concreti e cancelli questo odioso contrassegno.


PS:
Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.
La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori ed io personalmente, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.


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19 Gennaio 2009

Tremonti: un ministro tra le nuvole


Sta succedendo quello che si temeva. Anche per i Paesi dell’Unione europea la crisi finanziaria globale si è trasformata in recessione. L'Italia ha chiuso il 2008 con una riduzione del PIL dello 0,6% e la previsione è che nel 2009 il PIL precipiterà di un altro 2%. Siamo in recessione e ci rimarremo almeno fino al 2010. Le ripercussioni si fanno già sentire duramente sul sistema produttivo e sull'occupazione. L'apparato produttivo si rimpicciolisce e calano i redditi, sia per la caduta dell'occupazione, sia per l'aumento della cassa integrazione e la difficoltà a rinnovare i contratti di lavoro. In questa condizione l'Italia rischia una recessione più profonda e più prolungata di quella degli altri Paesi maggiori dell’Unione europea.

Il ministro Tremonti, beato lui, dice che non c'è niente di cui preoccuparsi e che al massimo finiremo ai livelli del 2005. Intanto però nuovi giovani si presenteranno sul mercato del lavoro e per questi, senza una crescita della base produttiva, non c'è speranza di occupazione. Tremonti fa molta filosofia ma le azioni pratiche da lui messe in atto si rivelano poco di più che dei pannicelli caldi.

Se l'Italia si rimpicciolisce e perde ancora di produttività, alla fine del ciclo negativo ci troveremo in grande svantaggio rispetto a quei Paesi che avranno approfittato della recessione per realizzare profondi processi di ristrutturazione e di innovazione, nella produzione e nei servizi.

Se i redditi disponibili continueranno a diminuire in modo strutturale, verrà intaccato anche il risparmio delle famiglie e si allontanerà la prospettiva di una ripresa dei consumi. In un quadro di questo tipo che senso ha concentrare gli interventi sulla defiscalizzazione degli straordinari, che si stanno quasi azzerando, sulla riforma del sistema contrattuale, mentre i contratti non si rinnovano o sull'aumento dell'età di pensionamento di vecchiaia per le donne, che di per sé riduce fortemente il turn over?

Servono, invece misure più semplici e più incisive.

Innanzitutto bisogna provvedere ad un aumento delle risorse per gli ammortizzatori sociali, insieme ad una loro estensione alle diverse forme di occupazione e un collegamento tra l'accesso delle imprese agli ammortizzatori sociali e piani di investimento volti all'innovazione produttiva e alla diversificazione. Il ministro Sacconi parla di una nuova disponibilità di risorse per gli ammortizzatori sociali, ma non dice da dove verranno prese. Tremonti fa capire che dovranno venire dalle regioni, con la conversione a questo scopo del Fondo sociale europeo per la formazione professionale. In questo caso non si tratterebbe di risorse aggiuntive e vedo molto difficile un accordo con le regioni per far gestire i loro fondi al ministero del Lavoro.

In secondo luogo è necessario un sostegno ai redditi mediante la restituzione del fiscal drag, l'aumento del sussidio di disoccupazione e la detassazione degli ammortizzatori sociali. E' paradossale che lo Stato intervenga per sostenere il reddito di chi perde il lavoro e poi glielo decurti con le tasse. E' da riflettere se invece che la detassazione degli straordinari non convenga pensare alla detassazione degli aumenti contrattuali nazionali e aziendali, legati alla produttività.

In terzo luogo bisogna mettere a punto un piano di opere pubbliche immediatamente cantierabili, facendo leva sugli investimenti promessi, con impegni solenni e vincolati alle tariffe, dai concessionari privati e pubblici al momento della sottoscrizione delle concessioni, sia nel sistema stradale che in quello aeroportuale e portuale, che in quello ferroviario. Anche qui Tremonti parla di cifre strabilianti. Ma anche queste non dovrebbero uscire dal bilancio statale ma da sovvenzioni dell’Unione europea. Il quadro è fumoso e imbrogliato. Quello che si vede per certo è che l'aggiustamento del rapporto tra il debito e il Pil e quello del rapporto deficit-Pil, sia pure nelle misure più abbondanti consentite dall’unione europea, avviene, nel bilancio dello Stato del 2009, attraverso riduzioni della spesa in conto capitale, soprattutto della spesa di cassa, che è quella che conta al fine della immediata cantierabilità degli investimenti.

Questi sono i fatti e i fatti hanno la testa dura. Tiriamo giù Tremonti dalla testa tra le nuvole delle sue filosofie e portiamolo a confrontarsi con la crisi e con i suoi effetti disastrosi sulla occupazione e sui redditi.


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16 Gennaio 2009

Social Card: oltre al danno la beffa


Eppure i numeri forniti qualche giorno fa dall’Inps sono lì a testimoniare il fallimento di questa manovra, che pure sarebbe legittimo definire elemosina di Stato: 300.000 Social Card erogate, 520.000 domande ricevute, 140.000 respinte, 50.000 ancora da esaminare, 1.3000.000 gli aventi diritto previsti dal Governo.

Con gran fanfara e propaganda, diversi mesi fa venne presentata agli italiani, come chissà quale indispensabile aiuto per la quotidiana sopravvivenza, la Social Card, che altro non è se non una moderna tessera del pane, una impostazione estranea ai principi delle democrazie moderne, a uno stato liberale avanzato e civile. Ma gli indispensabili 40 euro, a tanto ammonta l’importo caricato mensilmente sulla carta prepagata, non sono per tutti: esistono criteri particolarmente restrittivi per la sua assegnazione e le modalità di attribuzione che, a detta dello stesso ideatore, il sedicente Robin Hood, Tremonti, sono un po’ complicate, alla faccia della semplificazione normativa.

Ma tant’è, la Social Card, per i numeri sopra elencati, appare sempre più un fallimento, un inganno, un provvedimento caratterizzato da scarsa informazione, norme complicate e di nessun aiuto contro la povertà. Insomma, oltre al danno la beffa. Tutto ciò senza considerare che, essendo a tutti gli effetti una carta bancomat, non sempre risulta utilizzabile, specie nei piccoli negozi dei piccoli paesini sparsi per il territorio italiano. Per non parlare della vergogna di andare via dal luogo della spesa perché senza saperlo ci si accorge che la carta non è stata tempestivamente caricata, come evidenziato da un articolo apparso su la Repubblica. Quella stessa vergogna che dovrebbe avere il Governo, che se avesse un sussulto di dignità dovrebbe chiedere scusa senza se e senza ma.

Davvero non si capisce ancora perché questi indispensabili 40 euro non vengano direttamente assegnati agli aventi diritto invece di fare un favore alla MasterCard, senza considerare che avremmo risparmiato dei soldi pubblici. Qui però siamo di fronte al fallimento di una manovra. E’ stato appena votato il decreto anticrisi, una miseria anche quella, che sconta tutta l'incapacità da parte del Governo di realizzare i propri provvedimenti. In questo caso, se non c'è l'incapacità, vi è addirittura il rischio che siamo di fronte a un vero e proprio dolo.


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4 Gennaio 2009

Malpensa truffata


"Cornuti e mazziati' dal Governo Berlusconi. Così sono finiti i lavoratori di Malpensa e tutte le imprese e i cittadini della Lombardia e del Nord alla conclusione della vicenda Alitalia.

La scorsa primavera Berlusconi e la Lega, quand'erano ancora all'opposizione, bloccarono la vendita di Alitalia ad Air France perché, a loro dire, avrebbe penalizzato lo scalo di Malpensa e, quindi, tutta l'economia lombarda. Ora che sono al Governo hanno chiuso l'affare proprio con Air France, con l'aggravante però che i debiti della vecchia Alitalia (pari ad oltre 3 miliardi di euro) sono stati messi a carico dei contribuenti italiani, mentre prima se li accollava Air France, e con l'ulteriore aggravante del licenziamento in corso per oltre 12 mila dipendenti Alitalia e più del doppio che ci saranno nel mercato dell'indotto attorno allo scalo di Malpensa. Inoltre, c'è da considerare che attraverso il finanziamento ad Expo 2015 sono venuti a mancare i soldi per il potenziamento al sistema autostradale e ferroviario, fondi voluti fortemente dal governo Prodi.

Insomma, è la solita "truffa alla Berlusconi", di cui gli italiani sono tenuti all'oscuro solo perché i mezzi di informazione o sono in mano allo stesso Berlusconi o , come nel caso del servizio pubblico, sono sottoposti ai suoi veti e alla sua influenza.

L'Italia dei Valori già dal prossimo giovedì 8 gennaio parteciperà alla manifestazione pubblica di protesta e denuncia, che farà proprio a Malpensa per sollecitare l'opinione pubblica a vigilare su quest'altro misfatto a favore dei 'furbetti del CAI', a cui Berlusconi ha voluto regalare la nostra compagnia di bandiera.

E ci auguriamo che anche la Lega – sulla cui onestà intellettuale nell'avere a cuore l'economia del Nord non dubitiamo – sappia trovare la forza per opporsi al disastro economico imprenditoriale che sta per abbattersi attorno allo scalo milanese di Malpensa. E l'augurio è che la Lega questa volta voti con coraggio gli emendamenti che tendono a liberalizzare il mercato su Malpensa aprendo a tutte le compagnie aeree. Coraggio non avuto nei provvedimenti cosiddetti 'Salva Alitalia', proposti dal governo Berlusconi l'estate scorsa, lasciando così l'IdV sola in questa battaglia.


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1 Gennaio 2009

Riforme: distrazione di governo


Il centrodestra sinora sulle riforme ha fatto solo chiacchiere e provocazioni, con inviti al dialogo la mattina e insulti e minacce il pomeriggio. Una gran confusione che serve a mascherare due cose: le divisioni interne e la palese volontà di parlare di tutto fuorché della crisi economica, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e mascherare l’incapacità del governo di dare risposte su questo tema.

La politica deve riflettere. Il Paese ha bisogno di più giustizia sociale, che da quando c’è questo governo si è persa completamente e non di presidenzialismo e riforma delle intercettazioni e della giustizia, che questo governo utilizza solo come specchietti per le allodole.

Riporto un articolo del quotidiano francese "Le Monde" dal titolo "Gli Italiani si impoveriscono e lo Stato stenta a venir loro in aiuto". Articolo che condivido.

"Il rapporto annuale sui redditi e sulle condizioni di vita, redatto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), conferma l’impoverimento degli Italiani. Pubblicata lunedì 22 dicembre, questa indagine è stata realizzata nel biennio 2006-2007 con un campione rappresentativo di 20 982 famiglie (circa 52 772 persone). Anche prima dell’impatto della crisi economica nel 2008 e 2009, le cifre dell’Istat erano state giudicate “allarmanti” dall’opposizione, che accusava Silvio Berlusconi di non essere “all’altezza della situazione”.
Nel 2006 il reddito medio delle famiglie italiane si è fissato intorno ai 28 552 euro, circa 2 379 euro al mese. Come sempre, al nord e al centro i redditi annuali si sono rivelati essere i più elevati (quasi 30 000 euro), mentre al sud e nelle isole ammontano in media a 23 584 euro. In Italia settentrionale, il reddito medio di una coppia con due bambini è pari a 46 185 euro contro i 28 909 euro nel Mezzogiorno. I pensionati e le persone sole sono le più esposte alla povertà.
L’Istat ha ugualmente chiesto agli Italiani circa la percezione del loro tenore di vita nel 2007. Il 15,4% di essi (contro il 14,6% del 2006) ha dichiarato di “arrivare alla fine del mese con difficoltà”. Nel dettaglio, il 5,3% confessa di non aver avuto il denaro sufficiente per le spese alimentari (4,6 % nel 2006), l’11,1 % (10,4 % nel 2006) per le spese mediche e il 16,9 % (contro il 18,8%) per gli acquisti d’abbigliamento. Infine, il 32 % dichiara di non essere in grado di “affrontare una spesa imprevista di 700 euro”.
Questo sondaggio conferma altri studi che rivelano un impoverimento degli Italiani. Il rapporto della Caritas e della fondazione Zancan [Centro di studi e ricerca sociale ONLUS, N.d.T.] del 15 ottobre sulla “povertà e l’esclusione sociale in Italia” indicava che “il 13% della popolazione italiana vive con meno della metà del reddito medio mensile, che va dai 500 ai 600 euro al mese”. Analogamente, la Caritas rileva l’aumento sempre più forte dei “quasi poveri”, vale a dire le persone che superano la soglia di povertà per una cifra che va dai 10 ai 50 euro.
Sul campo, le associazioni che si occupano di venire in aiuto ai più disagiati riscontrano un peggioramento della situazione. I volontari della comunità di Sant’Egidio, che distribuiscono pasti e aiuti alimentari in tutta Italia, constatano che ormai hanno a che fare con una nuova popolazione. “Non distribuiamo più gli aiuti alimentari solo agli immigrati o alle persone che vivono per strada, ma anche a coloro che posseggono un casa e uno stipendio”, spiega un funzionario della comunità a Roma.
Di fronte a questa situazione, le risposte del governo appaiono modeste. L’Italia è, secondo la Caritas, uno dei paesi d’Europa dove le politiche sociali hanno meno impatto sulla riduzione della povertà. I sindacati temono che la situazione, già critica nel 2006 e 2007, sia peggiorata. Il governo mette in atto, a partire dal 1 dicembre, l’assegnazione di una “social card” del valore di 40 euro al mese in favore dei più bisognosi, per dimostrare che “sono state intraprese delle misure”.
"
Articolo tradotto da Italiadallestero.info.


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16 Dicembre 2008

Il quesito di Vincenzo


Riporto il quesito, a me rivolto, di Vincenzo Agnusdei in tema di Giustizia e Magistratura.

Vincenzo Agnusdei:
Gentile Onorevole, lei che e' a contatto con i nostri "giustizieri" ringrazi da parte mia e dei miei colleghi la quinta sezione del tribunale di Roma, presieduta da Maria Luisa Ianniello che ha pensato bene di dare meno di 3 anni al nostro benefattore Ricucci e di mandarlo a casa con una bella faccia da indulto.
In un periodo di social card, tiro la cinghia, spendo il meno che posso e' un chiaro esempio di paese ingiusto, ipocrita e accanito sui piu' deboli.
Grazie ancora quinta sezione del tribunale di Roma. A buon rendere.

Federico Palomba:
Gentile Sig. Agnusdei,
i magistrati applicano le leggi. E’ ingiusto prendersela con i magistrati. Se vuole trovare dei responsabili per queste sentenze che tanto colpiscono l’opinione pubblica, deve risalire a quei partiti politici, di tutti gli schieramenti, che hanno fortemente voluto l’indulto. Come Lei sicuramente saprà, Italia dei Valori si è battuta in tutti i modi, sia in Parlamento che in altre sedi, per contrastare la legge sull’indulto, prevedendo, due anni fa, quello che è successo in questi giorni e che tanto la sconcerta. Come ha scritto, a suo tempo, il nostro presidente Antonio Di Pietro “…Questo clima ha trovato alimento e sbocco nell’indulto: se non si riusciva a sottrarsi in altro modo alle regole, almeno se ne evitavano le conseguenze. Compresa la concessione di un ‘bonus’ di tre anni su qualunque condanna ancora da pronunciare, che ha intasato la giustizia con processi sentiti come sostanzialmente inutili ed ha depresso magistrati, polizia, vittime e testimoni, certamente non invogliati ad istruire processi destinati a finire senza possibilità di applicare la pena”. I magistrati sono dunque anch’essi vittime di un provvedimento tanto scellerato, approvato per salvare, tra l’altro, taluni da alcuni reati legati alla “disobbedienza” e salvare altri con l’impegno di non abrogare le leggi sulla giustizia approvate dal centrodestra nella precedente legislatura. Dei poveracci che stavano in galera e per i quali anche il Papa aveva chiesto un gesto di clemenza, non gliene importava niente a nessuno. Chi ha voluto l’indulto non pensava certo a loro, ma ai faccendieri, ai corrotti, ai corruttori ed ai disobbedienti di tutte le risme, compresi diversi parlamentari. Inoltre deve considerare che, nel nostro Paese, le pene per i reati finanziari sono irrisorie e assolutamente inadeguate ai danni economici e sociali che questi reati producono. Queste pene, poi, possono essere ridotte di un terzo, spesso in base ad una semplice scelta processuale del difensore. E in tutto questo il magistrato non ha alcuna discrezionalità.


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14 Dicembre 2008

Tasse di Natale


Ancora una volta complimenti a questo governo! La legge che ha introdotto in via di sperimentazione la tassazione secca del 10% sugli straordinari per i lavoratori dipendenti con meno di 30mila euro di imponibile scadrà il 31 dicembre 2008 e non è stata prorogata, se non per i premi di produttività. Per altro si può parlare di fallimento di questo provvedimento, sbandierato dal punto di vista mediatico come una delle più significative misure economiche di questo governo.

A tale strumento si è fatto ricorso in pochi casi e non poteva essere diversamente, data la crisi generalizzata della nostra economia. Ciò che tuttavia resta ora e per il futuro è che per finanziare la detassazione degli straordinari era stata abolita la norma che permetteva di erogare liberalità ai propri dipendenti, anche sotto forma di beni o servizi, in occasione di festività o ricorrenze, in esenzione d’imposta e di contributi fino a 258,23 euro all’anno.

Noi di Italia dei Valori avevamo inutilmente tentato di opporci a questa norma, tra l’altro sostenendo che toglievamo in via definitiva questa opportunità a fronte di un intervento, come quello sugli straordinari, dichiarato dalla legge stessa “sperimentale”.

Risultato: le imprese che in occasione del Natale o di altre ricorrenze usavano dare doni ai propri dipendenti, ora dovranno considerarli retribuzione ed assoggettarli a imposta sul reddito ed a contribuzione. Complimenti!

Ancora una volta un'ennesima presa in giro di questo governo. Con un spot pubblicitario dà un piccolo vantaggio ai lavoratori e dopo pochi mesi lo toglie, ma intanto ha tolto per sempre qualche altro beneficio.


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6 Dicembre 2008

Il Governo delle tre scimmiette


La legge Finanziaria 2009, approvata in commissione Bilancio, è una manovra sbagliata, che non risolvera' e nemmeno ridurra' i problemi economici che gli italiani si troveranno a dover affrontare.

Il provvedimento era stato impostato prima dell'estate e quindi prima dell'avvio della fase critica sui mercati finanziari, ma il Governo non ha apportato alcuna modifica al testo presentato in Parlamento. L'opposizione, in particolare l'Italia dei Valori, ha tentato di inserire qualche emendamento migliorativo, ma nessuno di questi e' stato approvato. Le nostre proposte prevedevano una riduzione del 2% della spesa pubblica e l'utilizzo di una cifra pari all'1% del Pil per agevolare il rilancio.

Tra gli emendamenti non accolti c'era l'incremento del fondo per gli interventi straordinari di edilizia scolastica, il rifinanziamento del Piano casa e quelli a favore delle politiche abitative; tutti quelli per ridurre i costi della politica, dall'abolizione del cumulo tra indennita' da ministro e indennita' da parlamentare, alla soppressione delle comunita' montane, all'obbligo per i Comuni di consorziare i servizi, alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti politici. Non e' stato accolto nemmeno l'emendamento per la restituzione del fiscal drag e quelli per aumentare le detrazioni fiscali sui mutui e sugli affitti prima casa, ma quel che e' peggio e' che e' stato escluso anche l'aumento del 10% delle indennita' per i non vedenti e quello del fondo per le vittime del dovere e della criminalita' organizzata.

In compenso la maggioranza non ha voluto reintegrare nemmeno il finanziamento per l'attivita' dell'Antitrust lasciando cosi' il mercato piu' libero da controlli. Ma ancor piu' e' stata concessa agli enti locali la possibilita' di rinegoziare i contratti stipulati sugli strumenti finanziari derivati e quel che succedera' tra un anno e' facilmente immaginabile.

Il Governo si ostina a fare la parte delle tre scimmiette non vede, non sente, non parla: o meglio, parla male, continuando la propria irrealistica propaganda mediatica a sostegno di provvedimenti non risolutivi e cercando di iniettare fiducia nei consumatori per una ripresa dei consumi difficilmente realizzabile, visto che i soldi non ci sono.


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29 Novembre 2008

Alitalia: due pesi e due misure


Si può solo sperare che non sia vero. Se lo fosse sarebbe purtroppo difficile impedirlo. Ma ci si dovrebbe impegnare a fare in modo che se ne parli ovunque il più possibile. Informare non ha mai fatto male a nessuno, fatta eccezione per chi ci guadagna a non informare.
Qual è la questione? E’ presto detta: pare che la parcella professionale del professor Fantozzi per la gestione della bad company Alitalia ammonti grosso modo a circa 15 milioni di euro. Tesoretto su cui si sono già sprecate vignette di prima pagina sui quotidiani.

Un confronto è immediato: è solo 9 milioni di euro la cifra stanziata per risarcire il danno ai soldati italiani contaminati dall’uranio impoverito sui teatri di guerra internazionali. Oltre ai 167 morti, sono ora 2536 i casi accertati di contaminazione. Ma è intuitivo che si tratta di una cifra provvisoria, destinata a crescere a causa della presenza di nuovi soldati in Iraq e Afghanistan.

Una sola persona riceverà dunque una cifra enorme e di gran lunga superiore a quella destinata, non ad alleviare le sofferenze, ma a compensare in modo largamente insufficiente i danni irreversibili subiti da migliaia di soldati italiani.

Potranno esserci smentite. O spiegazioni capziose. Speriamo ci siano solo le prime, magari ben documentate. Ma il passato non aiuta a sperare. Tanto per restare nei dintorni, l’antico manager dell’Alitalia, dottor Cimoli, noto per aver dato un sostanzioso contributo ad affossare la compagnia, fu ricompensato per i danni fatti con una liquidazione miliardaria.

Il professor Fantozzi ha dovuto essere protetto, con una precisa clausola della legge sulla sicurezza, dal rischio di subire azioni giudiziarie per responsabilità accumulate da chi lo ha preceduto nella gestione dell’azienda. Garanzia indiscutibile: perché dovrebbe pagare in sede giudiziaria per colpa di altri? Ma, appunto, se il professore è già stato messo al riparo dal rischio di eventuali processi, che cosa giustifica l’enormità della cifra?

Non si vede altro motivo se non l’enormità stratosferica del debito accumulato dall’Alitalia e insaccato nella sola bad company affidata alle sue cure. Più alto il debito, più alto il compenso. Insomma, occuparsi dei debiti è professione fruttifera.

Ai cittadini italiani due sole consolazioni: la sicurezza di contribuire al pagamento di quei debiti, su cui non hanno alcuna responsabilità, e la serena consapevolezza di dare non "minuscolo" contributo al benessere del professor Fantozzi.



28 Novembre 2008

La logica degli spot


Una persona che guadagna seimila euro l’anno che ci fa con 40 euro al mese?
C’è un detto che dice meglio poco che niente, ma in questo caso il poco e il nulla sono così simili che è difficile distinguerli.

Mi auguro davvero che nei provvedimenti anticrisi che il governo si appresta a varare non si proseguirà con la logica degli spot come si è fatto fino ad oggi in molti altri settori.

Purtroppo però la "social card", almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot che un provvedimento serio in grado di aiutare davvero chi ha bisogno.

Troppi gli aspetti che lasciano perplessi. Infatti la carta sarà rivolta ad una platea molto ristretta rispetto a quella che ne avrebbe effettivamente bisogno. Ne beneficieranno solo 1.300.000 persone su una platea si almeno 6.000.000.

Per il resto, a parte l’elemosina di 40 euro, è tutto molto fumoso. Si parla di sconti in negozi e catene convenzionati, ma quanti sono questi esercizi che si sono già convenzionati? Dove sono?

Se questi dati fossero stati già disponibili sarebbe stato opportuno fornirli per poter valutare sulla base dei fatti e non sulle parole a cui ci ha abituato il governo. Si parla di un bonus di due mesi arretrati per chi richiederà la carta entro dicembre, ma non si capisce se i moduli per richiederla saranno inviati agli aventi diritto in tempo utile.

Una notizia certa, però, c’è: si tratta della commissione che percepirà Mastercard sulla spessa effettuata con la social card. Almeno qualcuno sa già quanto potrà guadagnare dall’iniziativa.



22 Novembre 2008

Brunetta: il primo fannullone


Sui fannulloni, che ora non ci sarebbero più, Brunetta continua ad usare spot trionfalistici assolutamente fuori luogo. A fornire un pessimo esempio c'è proprio lui, uno che somma due stipendi, quello da parlamentare e quello da ministro, ma il deputato non lo fa perché in Aula non ci viene mai. Il primo fannullone d'Italia è lui: Renato Brunetta.

La sua risposta pubblica, alquanto stizzita e burocratica, non fa altro che confermare quanto dico da tempo. Brunetta ribadisce che "sul doppio stipendio i ministri parlamentari hanno una indennità per la carica di ministro". Dalla lettura di questi dati, si evince, inequivocabilmente, che Brunetta alla Camera non ci viene quasi mai. La replica del ministro, infatti, non deve ingannare: Brunetta artatamente nasconde che il sottoscritto non è mai risultato in "missione", mentre lui è stato effettivamente presente in Aula in occasione di circa 18 votazioni su 100. Io sono stato presente nell'83,23% delle votazioni, e non mi sono mai nascosto dietro l'escamotage della "missione", che ti fa risultare presente al voto in Aula anche se fisicamente non lo sei.

Chiamare lo stipendio "indennità" (ma perché bisogna usare un altro termine?), inoltre, non cambia assolutamente la sostanza: Brunetta prende due stipendi, ma uno dei due lavori per i quali è retribuito di fatto non lo fa.

L´unica cosa seria che potrebbe fare, invece di affidarsi a delle inutili contorsioni linguistiche, sarebbe quella di dimettersi da parlamentare. Ogni senatore o deputato che ha anche incarichi di governo costa allo Stato oltre 255.000 euro all´anno, e spesso il lavoro da parlamentare non lo fa più o lo fa pochissimo. Che ne dice il deputato-fannullone Brunetta? La lotta ai costi della politica e ai fannulloni la vogliamo fare con atti concreti o solo con gli slogan?


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17 Novembre 2008

Bufale di tremontiana invenzione


Tra le misure anticrisi, che il Governo starebbe valutando per aiutare le famiglie, c’è ne è una che, più delle altre, sfiora il ridicolo: ridurre gli acconti delle imposte da versare alla fine di novembre.

Si tratta, come al solito, di una bufala gigantesca di tremontiana invenzione. A parte il fatto che i lavoratori dipendenti, che compongono la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, non hanno generalmente acconti da versare e quindi tale misura sarebbe del tutto inutile e priva di significato concreto, mentre tutti gli altri lavoratori e le imprese si ritroveranno a pagare a maggio ciò che non hanno pagato a novembre.

Si tratta, in buona sostanza, di una prestito fittizio che prima o poi si ritroveranno comunque a dover pagare e che potrebbe ingenerare una deriva pericolosa, ovvero, quella di far spendere soldi in virtù di una disponibilità economica che in realtà è solo temporanea.


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (88) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

13 Novembre 2008

Costi della politica: la Casta si difende


Ieri, in Aula , sono stati respinti tutti gli emendamenti presentati da Italia dei Valori in materia di tagli ai costi della politica, da quello sull’abolizione della legge Mancia, che disperderà 70 milioni di euro per piccoli interventi di natura "clientelare", a quello sull’abolizione delle comunità montane, per finire con quello relativo alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti.
Al voto contrario della maggioranza sui nostri emendamenti si è aggiunto anche quello del Partito Democratico. Ciò rende evidente che, al di là delle buone intenzioni di facciata, quando si tratta di dare una seria sforbiciata ai costi della politica la Casta si difende e dice no, in maniera trasversale e bypartisan.

Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento.

Signor Presidente, piaccia o no ai colleghi presenti in Aula, noi da sempre abbiamo considerato una delle nostre battaglie quella contro i costi della politica, che sono cosa diversa dai costi della democrazia. Qualcuno tende ad identificare i due aspetti, ma non è così.
Noi vogliamo essere il sensore di quei cittadini che da tanto tempo ci stanno dicendo che siamo andati oltre il lecito. Questo articolo aggiuntivo cerca di porre un riparo ad una arroganza del potere che si è espressa con riguardo ai rimborsi elettorali ai partiti. Mi riferisco al fatto, già verificatosi nella scorsa legislatura, che in caso di scioglimento anticipato del Senato e della Camera il versamento delle quote annuali continua, come se non vi fosse stata alcuna interruzione della legislatura.
Credo che siamo in presenza di una vera e propria arroganza del potere, in quanto è come se noi stabilissimo per legge che un dipendente o un lavoratore licenziato il 15 febbraio abbia il diritto di conservare lo stipendio di tutto l'anno anche quando è stato licenziato. Credo che ciò vada non solo contro la logica, ma rappresenti anche uno schiaffo alla gente, alle famiglie e a tutti coloro che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Credo che non sia tollerabile il fatto che noi possiamo accettare una situazione di questo tipo.
Potrebbe succedere perfino che anche questo Governo cada - può succedere, non poniamo limiti - il che vorrebbe dire addirittura una triplicazione dei rimborsi elettorali ai partiti. Ciò è assolutamente inaccettabile!
Per questo motivo chiediamo a questo Parlamento di valutare, di riflettere e di sentire ciò che pensa la gente per le strade.
Abbiamo raccolto un milione di firme e abbiamo incontrato un milione di persone in queste settimane.
Questo rappresenta uno dei principali temi che sta a cuore alla gente.
Inoltre, con il comma 1 chiediamo anche che il rimborso sia collegato non tanto al numero degli elettori, ma al numero di coloro che esercitano il diritto di voto. È una piccola variazione ma significativa, perché quanto meno lega il rimborso a coloro che effettivamente vanno a votare.
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11 Novembre 2008

La Casta resiste


Il 24 giugno ho presentato una proposta di legge per limitare ad un massimo di 2.065,83 euro la somma che può essere erogata come liberalità ai partiti, usufruendo della detrazione del 19% in dichiarazione dei redditi. Attualmente in base alla legge si può arrivare sino a 103.291,38 euro, a cui corrisponde una detrazione d’imposta di 19.625,33 euro. Per intenderci, il limite da me proposto è il medesimo che è previsto per le associazioni umanitarie, per quelle che fanno ricerca sulle malattie, e così via. Condizione prevista dalla legge è che si tratti di partito politico che abbia almeno un rappresentante eletto in Parlamento.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate con una risoluzione del 30 ottobre scorso ha dato una interpretazione estensiva della norma permettendo che fino alla fine dell’anno ne usufruiscano anche i partiti che, pur non essendo presenti oggi in Parlamento, lo erano fino alle ultime elezioni dello scorso aprile. Noi di Idv avevamo già fermato in passato un tentativo in tal senso del deputato Sposetti (Pd), che voleva rendere possibili le erogazioni anche ai DS, alla Margherita ed all’Ulivo, non più presenti in Parlamento.

Di questa vicenda ha parlato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 7 novembre scorso, che cita appunto il fatto che il mio disegno di legge giace da oltre quattro mesi nel cassetto. Secondo Rizzo “tutto lascia prevedere che lì dentro sia destinato a rimanerci ancora per un bel pezzo”.

Trovo la cosa inaccettabile, tanto più che ho appena depositato una interrogazione parlamentare, poiché un contribuente mi ha scritto che in data 02/05/2008 ha chiesto al suo Comune di residenza e all’Agenzia delle Entrate il rimborso dell’addizionale comunale IRPEF per gli anni 2002 e 2005. Si è sentito rispondere da entrambi che sono costretti a sospendere il procedimento fino alla data di pubblicazione del Decreto Ministeriale previsto dall’art. 1 del D Lgs. N. 360 del 28/9/98 con il quale dovranno essere definite le modalità operative con le quali adempiere a questa previsione normativa.

Da 10 anni, ripeto 10 anni, nessuno dei governi che si è succeduto ha ritenuto di adempiere a quest’obbligo di legge, stabilendo le modalità con le quali restituire al cittadino che ne abbia diritto, le addizionali comunale e regionale. Trovo tutto ciò sia scandaloso e dimostri come il cittadino sia trattato da suddito. Poiché voglio stare “dalla parte dei cittadini” pretenderò che alla mia interrogazione sia data risposta urgente.


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6 Novembre 2008

Crisi finanziaria: proposte per il G-20


Non è solamente la più grave crisi finanziaria e bancaria della storia. Tutti i settori dell’economia stanno per essere investiti, intaccando produttività, redditi e consumi. Senza regole precise e condivise, i salvataggi scompaiono nel buco nero dei debiti e della speculazione.

La liquidità da sola non basta. Occorre da subito affrontare l’emergenza “hedge fund” e la bolla dei derivati finanziari, a cominciare dagli OTC (over the counter), cioè quelli negoziati fuori dai mercati regolati e che non figurano sui libri contabili, che vantano un valore nozionale totale di oltre 600.000 miliardi di dollari.

Non si può pensare di salvare il malato e anche il tumore. Questo deve essere rimosso. Occorre intervenire globalmente con i metodi del curatore fallimentare, proteggendo le parti sane e congelando le parti “tossiche”.

Vogliamo riprendere il percorso di studio e di proposte tracciato in Parlamento dalla mozione (1-00320) per una “Nuova Bretton Woods” dibattuta e approvata già nel 2005 e indicare nuove regole finanziarie e monetarie internazionali e il progetto di un nuovo modello di sviluppo economico.

Mercoledi 12 novembre, presso Palazzo San Macuto, Sala del Refettorio, l'Italia dei Valori organizza un Seminario di Studi che intende affrontare alcune di queste tematiche e presentare una serie di proposte di lavoro per l’imminente summit del G-20 a Washington.


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3 Novembre 2008

Ribelliamoci alle banche


Parlare di etica e moralità nel sistema bancario è come parlare di corda in casa degli impiccati. Voglio ricordare che ci sono banchieri che hanno guadagnato, l'anno scorso, qualcosa come 26 mila euro al giorno, quanto guadagna una famiglia in un anno, dove lavorano in due. Rispetto a questi guadagni enormi, non hanno prodotto quello che il mestiere del banchiere porta, ossia valutare il rischio del credito e aiutare le piccole medie imprese nel tessuto economico a svilupparsi. Le banche non danno credito a chi ne ha bisogno, richiedono anche il rientro dell'affidamento, soprattutto in momenti come questi, con un preavviso di 24 ore, cosi che molte piccole medie imprese sono strozzate dalle banche, cosi come i mutuatari, tre milioni e duecentomila famiglie, indebitati a tassi variabili per precise responsabilità delle banche.

Al Senato abbiamo fatto una serie di audizioni alla commissione finanze per capire qual'è lo stato reale dei fatti, perché c'è questa grande bolla speculativa partita dagli Stati Uniti d'America. Ricordiamo: i mutui subprime, i prodotti derivati, i prodotti fuori bilancio, che sono due volte il Pil del mondo.
Sono venuti Draghi, governatore della Banca d'Italia, uomo di Goldman Sachs, quella banca che l'anno scorso ha dato 600 mila dollari di premio ad ogni dipendente, salvata da un signore di nome Polson, ossia il segretario del tesoro americano che decide quali sono le banche che devono fallire: di fatti la Lehman Brothers è fallita, GPMorgan e Goldman Sachs non sono fallite, appunto perché lui è parte in causa, siccome è stato presidente ed amministratore delegato, per 27 anni, della Goldman Sachs. Un intreccio incestuoso senza precedenti.

Tornando alle audizioni: dalla Consob, all'ISVAP, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni che dovrebbe essere sciolto, all'ABI, l'associazione bancari italiana, tutti hanno scaricato la responsabilità sugli altri. Quindi, non esiste un colpevole.
Durante l'audizione ho chiesto al Presidente di “audire il Ris di Parma”: se c'è il delitto perfetto, quali sono i colpevoli? Questi non si trovano. Ci sono i fiancheggiatori, che sono le autorità di controllo, le banche centrali e le agenzie di rating, ci sono i mandanti, ossia le banche d'affari e i complici, però non si trova l'autore di questo delitto che mette in ginocchio l'economia sana degli Stati, anche dell'Italia. Molti imprenditori stanno soffrendo questa crisi, perché gli si tagliano i rubinetti del credito proprio nel momento in cui c'è maggior bisogno.

Quello che noi diciamo è: ribelliamoci alle banche se ci chiedono il rientro dell'affidamento con un preavviso di 24 ore. In questo momento non subiamo! Perché se il governo fa il decreto “Salva-Banche”, e impegna 40-60 miliardi di euro che andranno, come con l'Alitalia, sulle spalle dei contribuenti, ed emetteranno titoli pubblici per aumentare la grande mole del debito pubblico, che sono 1650 miliardi di euro, 28 mila euro ogni abitante, se si salvano le banche bisogna salvare anche le imprese e le famiglie. Il governo dovrebbe anche vigilare le banche, che non si fidano di loro stesse e hanno la pretesa che gli utenti, i consumatori e le piccole medie imprese si fidino di loro. Non si fidano di loro stesse, non prestano soldi neanche nel mercato interbancario, e preferiscono alimentare un fondo della BCE ad un tasso d'interesse inferiore di un punto e mezzo piuttosto che offrire capitale di rischio.

Come Italia dei Valori lo ripetiamo: è una vergogna. Abbiamo posto un atto d'accusa contro le autorità vigilanti alla Commissione finanze, e continueremo a difendere i diritti. L'appello che lanciamo, sia ai mutuatari, a chi ci ascolta, e alle piccole medie imprese, perché la Fiat non ha bisogno di aiuti ne raccomandazioni: ribelliamoci al potere delle banche, ribelliamoci alla dittatura di un sistema bancario che non ha molta differenza con il sistema mafioso.

Tre milioni e duecentomila famiglie, indebitate a tasso variabile, sono strozzate dalle banche. I tassi d'interesse sono troppo alti: rispetto al tasso IBOR sono più alti di un punto, rispetto a quello della BCE sono più alti di un punto e quindici. Stanno aumentando pignoramenti ed esecuzioni immobiliari in tutti i tribunali con punte dal 39 per cento.

Questo governo che salva le banche, che fa i decreti scritti sotto la loro diretta dettatura, si dovrebbe vergognare perché non sta facendo nulla ne per le piccole medie imprese ne per le famiglie che né avrebbero un urgente bisogno.


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27 Ottobre 2008

Scuola: favoletta di governo


I tagli alla scuola ci sono e la conferma giunge dallo stesso ministro dell’Istruzione. Nella sua intervista al Corriere della Sera infatti la Gelmini conferma quello che l’opposizione denuncia da tempo sui tagli delle risorse, che lei preferisce chiamare più gentilmente risparmi.

La ministra, nel tentativo di difendere il suo decreto ripropone la favoletta che una parte dei risparmi ottenuti, il 30%, potrebbe essere reimpiegato per pagare meglio i professori. Nel fare questo giochino però la ministra da le cifre e ci dice che il 30% dei tagli ammontano a 2 miliardi di euro. Ciò consente facilmente di calcolare che se al trenta percento aggiungiamo il restante 70% dei tagli arriviamo ad una somma che se non sono gli 8 miliardi che il governo nega, ci si avvicina molto e la manca di qualche spicciolo.

Sul fatto che noi dicevamo la verità e il governo raccontasse balle non abbiamo mai dubitato, ma certamente non ci aspettavamo che fosse lo stesso governo ad autenticare la nostra denuncia. Una prova ulteriore della confusione in cui sono piombati.


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23 Ottobre 2008

Federalismo da buffoni


Nel federalismo fiscale si tratta e si dovrebbe parlare di responsabilità di chi utilizza il denaro pubblico. Mi pare che, invece, qui ci sia esattamente il contrario, perché addirittura si salvano i manager e si è persino tentato, da parte di qualcuno, di salvare anche quelli del passato.
In questo provvedimento sono previsti 4 miliardi di euro, almeno 2 in più di quelli che si potevano immaginare con la vendita ad Air France, e mi pare che il peso per i cittadini sia abbastanza elevato.

Oggi diamo quattrini ad un'azienda decotta, senza molte proteste, prelevandoli dalle tasche dei cittadini, in modo indiretto (con la fiscalità), ma anche in modo diretto, giacché chi viaggia oggi paga 3 euro per ogni tratta, proprio per raccogliere denaro. Quindi, i cittadini pagano direttamente. Ieri ero a Potenza, dove ho ascoltato un intervento sul federalismo del Ministro Fitto, il quale ha detto sostanzialmente che quasi tutti sono oggi d'accordo, ma ciò perché quel progetto che era partito inizialmente è completamente cambiato, ma al punto tale che chiedo ai colleghi della Lega Nord, che ne hanno fatto una bandiera, se abbia ancora senso parlare e intitolare quel provvedimento come un provvedimento di federalismo fiscale.
Ce lo chiediamo, perché i cordoni della borsa restano saldamente in mano allo Stato. Il concetto di «costo standard» non è più un costo unico per tutto il territorio nazionale, ma varia a seconda dei territori e, quindi, è evidente che siamo di fronte ad un federalismo di tipo virtuale.

Allora, resta il federalismo reale, quello praticato in questi sei mesi. Vorrei ricordare i 300 milioni già dati ad Alitalia, più i 4 miliardi che diamo oggi, i 500 milioni per i rifiuti di Napoli, i 500 milioni dati a Roma senza alcun titolo, avendo un debito pro capite esattamente simile a quello di Milano, gli altri 350 milioni che sono stati dati a Palermo per i rifiuti, i 140 milioni dati al comune di Catania in decauzione. Anche in quest'ultimo caso, parliamo di responsabilità che sarebbe prevista dal provvedimento di federalismo fiscale, ma chi è accusato nei due anni passati di aver falsificato il bilancio del comune di Catania oggi siede in questi banchi. Parliamo poi della legge finanziaria, nella quale non dovrebbe essere presente alcun intervento localistico, ma in cui sono previsti 40 milioni di euro per il terremoto del Belice, di cui quest'anno ricorrono i quarant'anni da quando è avvenuto.

Allora, voglio utilizzare un'immagine dell'onorevole Bersani, che ha detto di non aver mai visto maiali con un solo prosciutto. Mi piace molto questa immagine, per dire che, a questo punto, se tutti sono d'accordo, qualcosa non va. Vuol dire che, alla fine, con questo provvedimento, i costi della spesa pubblica aumenteranno e a pagare saranno i cittadini e i contribuenti, ai quali aumenteremo ancora le tasse. Ma l'Italia dei Valori, quel giorno, sarà a protestare insieme a quei cittadini.


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9 Ottobre 2008

Ridurre i tassi è fondamentale


Italia dei Valori auspicava da tempo un intervento della Banca Centrale Europea per la riduzione dei tassi. Ora e' fondamentale che si vada avanti su questa strada.

Su questo punto abbiamo piu' volte tentato di richiamare l'attenzione del governo e in particolare del ministro Tremonti, sempre sordi ai veri problemi degli italiani. Eravamo convinti da tempo, e lo siamo sempre di piu', che il taglio dei tassi non generera' nuova inflazione, che e' dovuta a fattori speculativi sulle materie prime, ma aiutera' un po' la crescita della domanda interna, di cui abbiamo assolutamente bisogno.

Sollecitiamo governo e Bce a proseguire su questa strada. Ne troveranno sollievo anche le famiglie poiche' si contrasteranno gli aumenti delle rate dei mutui.


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6 Ottobre 2008

Manfrine di governo


Berlusconi, ancora una volta, per farsi bello rende dichiarazioni false, come quella di un accordo europeo sulla sua proposta di creare un fondo europeo per salvare le banche. La Merkel lo ha immediatamente smentito ed ha garantito i depositanti, come già hanno fatto anche Irlanda, Svezia e Danimarca.

Proceda nello stesso modo anche il Governo italiano invece di fare la manfrina, con l'idea di dare soldi alle banche, salvandole dagli errori commessi. I depositanti ed i risparmiatori in genere non hanno alcuna colpa. Non sono loro ad aver effettuato operazioni bancarie avventate e non è giusto che ne sopportino le conseguenze.

Si incominci, piuttosto, a mandare a casa gli amministratori di banca che hanno perso l'onorabilità a seguito di condanne, sia pure di primo grado, per reati finanziari e che invece continuano ad agire indisturbati ai vertici del sistema bancario italiano.


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30 Settembre 2008

Le contraddizioni della Riforma Gelmini


E’ davvero incredibile il comportamento di questo Governo. Dinnanzi alla richiesta del Bilancio di assicurare copertura finanziaria al decreto Gelmini, risponde con un emendamento che prevede l’utilizzo delle risorse del fondo di istituto per le istituzioni scolastiche. Trattasi di un fondo, non statale ma delle scuole, e ciò significa che a pagare le ore in più derivanti dall’introduzione del maestro unico saranno gli stessi istituti scolastici. E’ un atto criminale.

Questo Governo non accetta il dibattito parlamentare, non ascolta le richieste della categoria, vuole imporre con decreto una riforma che smantella il settore scolastico e oggi, sembra una beffa, vuole che a finanziare siano proprio le scuole. Forse per il Governo non è sufficiente il sacrificio di 80.000 persone che a seguito di questo decreto perderanno il posto, ma è necessario togliere al settore ulteriori risorse.

La Ministra Gelmini non si è resa conto che esistono delle profonde contraddizioni tra lo spirito del provvedimento e le conseguenze dello stesso: il decreto nasce con lo scopo di risparmiare mentre nei fatti le risorse necessarie per attuare la riforma non sono sufficienti. E’ un Governo pasticcione che non è in grado di valutare gli effetti dei suoi provvedimenti fatti in fretta e in furia e con la sola forma di decreto legge, perché mi domando, è davvero necessario ed urgente licenziare tutte queste persone e togliere risorse, anche economiche, alla scuola, che di fondi già è carente?


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18 Settembre 2008

Alitalia: le responsabilita' politiche


(foto La Repubblica)
Silvio Berlusconi si sta affrettando a lanciare accuse gravi e irresponsabili forse perche' ha la consapevolezza di essere doppiamente responsabile dell'ormai prossimo fallimento di Alitalia, ieri come capo dell'opposizione quando si contrappose alla proposta di Air France per mero calcolo elettorale ed oggi come premier.

Ma di fronte a un disastro sociale di tali proporzioni serve grande responsabilita' ed e' per questo che Italia dei Valori chiede al governo di venire a riferire, gia' domani, in Aula sulla vicenda della trattativa tra Cai e Alitalia.

In quella sede e non, sulle agenzie di stampa come fa invece il presidente del Consiglio, si accerteranno le responsabilita' politiche di una vicenda che vede ad un passo dal baratro la compagnia di bandiera italiana e i suoi 20.000 lavoratori.


Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (149) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

17 Settembre 2008

Alitalia: gli interessi di pochi


Dal cilindro magico di Berlusconi spunta un nuovo nome tra quelli dei già numerosi ‘capitani coraggiosi’ interessati alla questione Alitalia: Itali Airlines, una piccola società con sede, guarda caso, a Pescara, come Air One di Toto, che rientra nel Gruppo Aeroservices, dietro cui c’è il nome di Giuseppe Spadaccini.

La piccola società sarebbe interessata ad acquistare aerei dismessi da Alitalia e ad assumere piloti in esubero. Il ‘caso’ vuole che tutto riconduca questi capitani coraggiosi ad un unico, esteso giro di amici ed amici degli amici. Spadaccini risulterebbe, infatti, vicino a Gianni Letta.

Senza considerare il profilo altamente discutibile del personaggio in sé, per il fatto di operare all’interno di una società che risulta essere fallita e perché finito sotto inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro.

Se tutto ciò si rivelasse fondato, avremmo una ragione in più per ritenere che il Governo abbia affrontato la questione Alitalia andando incontro agli interessi di pochi e non certo del paese.


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (80) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Settembre 2008

Tassa Alitalia


Il Governo ha il dovere di chiarire al Parlamento, con la massima urgenza, come e se saranno restituiti al Paese i 300 milioni di euro dati ad Alitalia nell'aprile scorso.

Se il Commissario Augusto Fantozzi dovesse liquidare ciò che resta di Alitalia per una cifra che, secondo fonti stampa si aggira poco al di sopra dei 300 milioni, ma che sara' solo sulla carta visto che si trattera' di una somma destinata a deconsolidare il debito che si accolleranno i nuovi acquirenti, che ne sara' dei 300 milioni dell'aiuto di Stato mascherato da prestito ai quali vanno aggiunti i 450 milioni dei bond Alitalia? Il Tesoro si troverebbe con un ammanco di 750 milioni di euro, ai quali poi si dovranno aggiungere altri 180 milioni per far fronte agli ammortizzatori sociali destinati agli esuberi. Insomma il costo di questa operazione, per ora di 930 milioni di euro, viene scaricato, come al solito, sulla collettivita' .

Allora chiedo: da un lato al Governo di chiarire con urgenza al Paese e al Parlamento come pensa di recuperare i 750 milioni e dove prenderà gli altri 180 per gli ammortizzatori sociali; al collega del PD Matteo Colaninno, in apero conflitto d'interessi, chiedo di voler sensibilizzare il padre Roberto Colaninno affinchè fornisca da un lato garanzie ai lavoratori per salvaguardare i livelli occupazionali e dall'altro garanzie ai piccoli investitori di Alitalia per garantire un concambio paritario di azioni con la nuova compagnia e, infine, al collega del PDL Daniele Toto, anche lui forse in imbarazzo per il favore che il Governo fara' allo zio Carlo Toto che con l'operazione Fenice si libererebbe dei 3000 dipendenti di AirOne e del debito degli aerei da lui gia' acquistati e che passerebbero alla nuova Alitalia, di chiedere allo zio Carlo quali garanzie intende assicurare con il suo ingresso in CAI ai lavoratori di Alitalia che saranno licenziati per far posto ai nuovi provenienti da AirOne?

In questo scenario di conflitti di interessi palesi il PDL-PD di Veltrusconi tace. A rimetterci sono i cittadini e i lavoratori di Alitalia.


Postato da Domenico Scilipoti in | Commenti (91) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

30 Agosto 2008

Alitalia: i capitani coraggiosi


La cordata preannunciata da Berlusconi in campagna elettorale dopo tanti mesi è finalmente realtà. Voglio segnalare, affinché tutti li conoscano, un breve profilo di alcuni tra i “capitani coraggiosi” che piloteranno Alitalia fuori della crisi.

Roberto Colaninno
Da manager diventa imprenditore senza capitali. Conquista Telecom facendo debiti. Insieme a Gnutti e Consorte non hanno soldi necessari, ma agganci politici: le banche concedono mega prestiti milionari e con un sistema di scatole cinesi conquistano il 51% di Telecom. Hopa (controllata al 51% da Colaninno e Gnutti, con dentro Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Fininvest, nel miglior spirito bipartisan) possiede il 56,6% di Bell (oscura società con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo). Bell controlla il 13,9% di Olivetti, che possiede il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. Praticamente Colaninno e soci controllano Telecom detendone solo il 1,5%. C’è il dubbio che il controllo di Bell su Olivetti sia avvenuto per effetto di notizie riservate di Colaninno (reato di incidere trading, che tuttavia la Consob non ha accertato). Il Financial Times parla di “rapina in pieno giorno”. Telecom viene gestita così bene che dopo due anni affoga nei debiti, ma Colaninno riesce a venderla a Tronchetti Provera (Pirelli) e a Benetton, con una plusvalenza di 1,5 miliardi di Euro (praticamente esentasse). Naturalmente i veri sconfitti sono i piccoli azionisti della società. Nel 2005 la Consob lo condanna al pagamento di una sanzione per conflitto d’interessi.

Marco Tronchetti Provera
Subentra a Colaninno e lascia nel 2006 dopo aver causato danni disastrosi alla società (il titolo crolla) ed ai piccoli azionisti. Certo anche lui come azionista ci rimette (circa 100 milioni di euro), ma ne incassa 295, tra stipendi e stock options.

Carlo Toto
Parte dall’azienda di famiglia, la Toto costruzioni, che sotto la sua guida di Carlo negli anni '60 non perde una commessa da amministrazioni pubbliche (come le Ferrovie) ed enti locali abruzzesi. Carlo Toto è di casa all'Anas e piano piano passa dai semplici rifacimenti stradali alla costruzione di ponti, gallerie e corsie. Tutto fila liscio fino al 1981, quando lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L'accusa per falso riguarda l'appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980). Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge. Patteggia 11 mesi di condanna per le mazzette pagate per l'appalto di un mega-parcheggio. Nel giugno ‘94 comprò il suo primo Boeing a un fallimento per quattro milioni di dollari. Anche grazie a quel Boeing, che poi fu rimesso a nuovo dalle officine Lufthansa, Toto finì per firmare un preziosissimo accordo di partnership - era il 2000 - con la compagnia tedesca. Al matrimonio con Lufthansa Toto portava una dote ricca: Air One aveva occupato sistematicamente tutte le rotte nazionali «trascurate» da Alitalia. Quando tuttavia Toto si propone come acquirente di Alitalia, le banche che avrebbero dovuto sborsare 2 miliardi di euro, manifestano scarsa fiducia nell’operazione. Vanta una grande amicizia con il segreterio generale della Cisl Bonanni, uno di quelli che ha detto "no" all'accordo con Air France.

Francesco Bellavista Caltagirone
Lo troviamo socio di Hopa, sembra con i finanziamenti erogati dalla ex Popolare Lodi alla società off shore Maryland, utilizzata in passato anche per comprare Rcs e titoli della stessa Popolare Lodi. Risulta indagato nell' inchiesta sull' aggiotaggio Antonveneta. Insieme a Sergio Billè (già Presidente di Confcommercio) risulta coinvolto nelle vicende che riguardano il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci.

Gilberto Benetton
Partecipa con Tronchetti Provera all’operazione Telecom, acquistata da Colaninno. Nel 1999 acquista l’altra grande azienda pubblica privatizzata, cioè la società Autostrade. Anche in questo caso l’operazione avviene attraverso il debito, che poi dovrebbe essere pagato dalla nuova “gallina dalle uova d’oro” (Autostrade appunto). Nel 2005 la società insieme ad Argofin di Marcellino Gavio entra in Impregilo, alla vigilia della gara per il Ponte di Messina.

Marco Fossati
La Star è l’azienda storica della famiglia. La finanziaria Findim entra nel giro Telecom, quando Tronchetti Provera lascia. Si dichiara convinto che la società nei prossimi due anni migliorerà fortemente. Si fa portatore di un piano alternativo per il rilancio Telecom, che prevede l’ingresso nella società di Mediaset. Per convincere Silvio Berlusconi, Fossati ha addirittura portato Alierta (della spagnola Telefonica socia di telecom) ad Arcore appoggiandosi al lavoro diplomatico di Alejandro Agag, genero dell´ex premier spagnolo Aznar ed ex segretario del Ppe, e di Flavio Briatore, entrambi amici del Cavaliere. Gli stessi uomini che tre anni fa fiancheggiavano la scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera. Ma intanto il titolo scende.

Marcellino Gavio
I suoi successi “autostradali” prendono le mosse dai rapporti politici, in particolare con il Partito Socialdemocratico di Romita e Nicolazzi. All’epoca del Ministro Prandini (pluricondannato) ottiene mille miliardi di appalti pubblici. Nel 1992 il suo amministratore delegato Bruno Binasco è stato imputato in processi per corruzione (è stato infine condannato insieme a Primo Greganti per finanziamento illecito ai partiti, nell'ambito dei processi di Mani Pulite). Su di lui nel 1992 fu spiccato un mandato di cattura, per presunte tangenti a Gianstefano Frigerio, segretario regionale DC, riguardo l'appalto per l'allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugiò all'estero, a Montecarlo, fino al settembre '93, fino a quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, dove si salvò grazie alle solite prescrizioni. Interessanti le intercettazioni con il Ministro Lunari ed Emilio Fede: dimostrano il suo metodo di lavoro. Risulta indagato, insieme a Ugo Martinat, nelle vicende della Torino-Lione. Attraverso Argofin controlla un terzo di Impregilo, in cui entra poco prima dell’appalto per il Ponte di Messina.

Salvatore Ligresti
Chiacchierato per i suoi presunti rapporti con la mafia, è finito in carcere per l'inchiesta Mani Pulite e condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Speculatore su aree edificabili, di lui si sa che passava le mazzette direttamente a Craxi propria manu e che è stato più volte salvato dalle grandi banche, prone la potere politico. Il suo ex rivale in affari Berlusconi lo nomina nel luglio 2004 amministratore delegato della Rcs Media Group, che controlla il Corriere della Sera, guarda caso. Insieme a Gavio e Benetton è socio di Impregilo, coinvolta nella vicenda dell’appalto per il Ponte di Messina.

Salvatore Mancuso
Nel 2007 la sua nomina alla Presidenza del Banco di Sicilia, con il consenso di Totò Cuffaro e le congratulazioni di Francesco Musetto, viene salutata come un evento. Ma di li a poco dovrà dimettersi. Ma il suo fondo Equinox, con sede in Lussemburgo, è presente in molte operazioni discutibili. Così Mittel, finanziaria guidata da Giovanni Bazoli (presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), e il fondo Equinox di Salvatore Mancuso hanno sottoscritto un accordo con Banca Mps e Banco Popolare, creditrici di Fingruppo, per liquidare in bonis Hopa, la società della galassia del finanziere bresciano Emilio Gnutti - finito in disgrazia in seguito alla calda estate dei furbetti del quartierino, anno 2005, quando fu coinvolto nella vicenda giudiziaria delle scalate bancarie e delle intercettazioni telefoniche - e degli imprenditori a lui vicini. Qualche giorno prima di partecipare alla cordata Alitalia acquista il 65% di Air Four, compagnia aerea executive con sede a Milano.

Claudio Sposito
E’ uno degli uomini chiave del salvataggio di Fininvest dal fallimento all’inizio deglia anni ’90.All’epoca operava come plenipotenziario italiano per conto della banca d’affari Morgan & Stanley ed il rapporto con Berlusconi divenne così solido che nel 1998 diventerà amministratore delegato di Fininvest. Nel 2003 ritroviamo Sposito ed il suo fondo Clessidra ad operare con Gnutti, Presidente di Hopa, con l’intervento di Mediobanca. Sposito controlla oggi ADR, che gestisce gli aeroporti di Roma.

Emilio Riva
E’ il re italiano dell’acciaio. Non è sconosciuto alla giustizia, che lo ha condannato per il reato di inquinamento della Ilva Siderurgica prima a Genova e ora a Taranto. Inoltre nel 2006 veniva riconosciuto colpevole di frode processuale e tentata violenza privata nei confronti di numerosi dipendenti di Taranto. Pene mai scontate grazie ai vari indulti e sconti. Il suo metodo di lavoro è la privatizzazione dei guadagni e la socializzazione delle perdite: In una lettera al Governo del 14 dicembre Emilio Riva avverte che l'eventuale riduzione delle emissioni di anidride carbonica comporterebbe "la necessità di fermare parte significativa degli impianti in uso. Il personale - afferma - colpito da tali riduzioni non potrebbe essere inferiore, anche nell'ipotesi più conservativa, alle quattromila unità".

Molti degli imprenditori coinvolti risultano legati dal “filo rosso” della vicenda Telecom, che dunque merita nuovi e ulteriori approfondimenti. Molti degli imprenditori sono stati condannati, in più di un caso per vicende di tangenti e corruzione. Quasi sempre hanno fatto i loro affari a debito, cioè grazie a prestiti delle banche. In particolare di una e così sono debitori di Banca Intesa. Sarebbe interessante conoscere l’entità del prestito. Non è che in realtà Banca intesa stia soltanto cercando di recuperare i suoi crediti? Molti di loro sono Cavalieri del Lavoro. Nel sito ufficiale si legge che “Gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l'élite imprenditoriale del paese e che “L'Ordine al "Merito del Lavoro" premia l'insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del paese”. Complimenti!

C’è qualcuno che si aspetta che imprenditori siano mossi dall’intento di rendere un servizio alla collettività?

C’è qualcuno che non pensa che, comunque vadano le cose, alla fine usciranno dalla vicenda con la loro brava e ingente plusvalenza?


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29 Agosto 2008

Disinteresse di Governo


Questo governo è decisionista su tutto tranne che sulle vere esigenze del paese. Le condizioni economiche in cui si trovano le famiglie italiane rappresentano l’emergenza più grande. Sono tante, troppe le famiglie che non arrivano a fine mese perché vedono continuamente erosi i propri stipendi dal carovita galoppante.

Una condizione questa che influisce pesantemente anche sugli indici di natalità. Se non hai i soldi per pagare l’affitto e le bollette è molto difficile che decidi di mettere al mondo un figlio. Ma questo al governo non interessa, che continua a flettere i muscoli solo su temi che lo riguardano da vicino, o nello sbandierare provvedimenti spot. L’abolizione dell’Ici è stato uno di questi provvedimenti patacca che il governo ha spacciato per un aiuto alle famiglie. Peccato però che le famiglie che sentono il peso della crisi economica, del caro petrolio, caro cibo e caro tutto, la casa di proprietà non ce l’hanno e quel provvedimento a loro non sposta nulla.

Un governo che ha davvero a cuore la sorte delle famiglie, visto che siamo alla fine di agosto, avrebbe potuto agire varando un provvedimento che stoppasse il caro libri. Ha stravolto le regole del mercato e della concorrenza per regalare la parte buona di Alitalia a 14 imprenditori assai poco coraggiosi, ha introdotto per decreto il ritorno ai voti nella scuola, avrebbe dovuto impedire la truffa legalizzata dei testi scolastici che aumentano ad ogni anno e ad ogni famiglia costano in media 430 euro.
Su questo fronte purtroppo si è scelta un’altra strada, ci si è limitati ad auspicare che il prezzo dei testi scolastici non aumenti, rinviando ogni intervento al futuro. Ma i libri si comprano adesso e le famiglie lo sanno bene!



27 Agosto 2008

Alitalia: truffa di Stato


Il Consiglio dei ministri, convocato per domani, approverà un ddl delega ad hoc per il commissariamento di Alitalia e deroghe alla legge antitrust. Altro che risanamento della compagnia di bandiera, Alitalia è una vera e propria truffa di Stato a danno dei contribuenti.

Nell'indifferenza di una ormai asservita stampa di regime, il “trucchista” di Arcore, dopo aver sfilato dalle tasche degli italiani 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto ad Alitalia, oggi è il primo sponsor di una nuova e pulita compagnia aerea che conserva a costo zero il marchio e le rotte, scaricando i debiti sullo Stato e sugli altri azionisti privati e mettendo sul lastrico 7000 dipendenti. Alla faccia del libero mercato e della tutela dei risparmiatori e dei lavoratori.

E' una vergogna senza limiti per favorire, nel silenzio delle autorità di vigilanza, una cordata che sembra avere molti padrini negli schieramenti solo a parole contrapposti.


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21 Agosto 2008

Stangata d'autunno


Invece di tagliare le tasse ed impostare una manovra economica per restituire il potere di acquisto falcidiato, il Governo ha tagliato la sanità, la sicurezza, l’istruzione, aumentato la pressione fiscale, senza intaccare la speculazione che viene favorita smaccatamente con il rinvio della class action alle calende greche.

Non sono affatto stupito dal dato odierno dell’Istat, che segnala una diminuzione del prodotto interno lordo in termini reali, con una crescita relativa al primo semestre del 2008 tra lo 0,1% e lo 0,2%, a concretizzare la stagnazione economica se non una vera e propria recessione.

Per i consumatori dal primo settembre scatterà una stangata vera e propria con l'economia che già va male. Si andrà dai 175-180 euro in più all'anno per il riscaldamento ai 120 euro per gli alimentari, dai 90 euro di gas ed elettricità ai circa 60 euro per i testi scolastici e gli accessori per la scuola. E a questo bisogna poi aggiungere gli aumenti di nettezza urbana e acqua. Le famiglie italiane sborseranno così per gli aumenti di prezzi e tariffe complessivamente 600 euro in più.

Il dato peggiore è che il Governo non sta fecendo nulla mentre in Spagna Zapatero è rientrato dalle vacanze per mettere a punto una manovra per evitare la recessione. Da noi invece il governo elude il problema con la carta dei poveri e in realtà non fa nulla. La Robin tax è stata solo uno spot elettorale e non ha fatto niente per eliminare il 'pizzo' del massimo scoperto. Prende solo in giro i consumatori.


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16 Agosto 2008

Vasto: la politica economica


Il 12-13-14 settembre ci sarà l'ormai tradizionale incontro dell'Italia dei Valori a Vasto. La prima delle tavole rotonde riguarderà le questioni dell'economia e le priorità del Paese. Ci saranno illustri ospiti, parlamentari di maggioranza e di opposizione, ed economisti stranieri, che parleranno di un argomento cruciale.

Il nostro Paese si trova in una situazione di stagflazione, cioè abbiamo un inflazione alta, oltre il 4%, mentre l'economia non si sviluppa, dove la crescita è pari a zero. In questa tavola rotonda ci chiederemo quali sono le “ricette” per uscire da questa crisi. Qualche idea ce l'abbiamo anche noi e le abbiamo espresse in sede parlamentare. E' evidente che in una situazione di questo genere bisogna trovare il modo di dare più potere d'acquisto alle famiglie. I consumi sono fermi, l'inflazione aumenta, e si mangia soprattutto il reddito fisso delle famiglie, e l'economia che non ha più il volano dei consumi interni.

E' evidente che bisogna trovare il modo di finanziare e ridurre le tasse o trovare delle forme che permettano le famiglia alla fine del mese di avere una disponibilità di denaro più elevata che verrebbe immessa immediatamente nel circuito economico perché si trasformerebbe in acquisti.

Credo che questo sia il tema più importante: come fare perché ci sia più potere d'acquisto a disposizione delle famiglie? E' interessante comprendere anche il punto di vista dei cittadini su questo tema, magari di quelli che lo vivono arrivando a fatica a fine mese. Può essere interessante che anche voi poniate dei quesiti a questa tavola rotonda fatta di persone ed economisti illustri. Quello che garantiamo è che i video quesiti saranno proposti a Vasto e la loro risposta verrà poi pubblicata sul sito dell'Italia dei Valori.


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13 Agosto 2008

Immobilismo di governo


Di fronte all´aumento vertiginoso del costo della vita, ed a maggior ragione oggi alla luce dei nuovi aumenti del prezzo di luce e gas, il governo che fa? Assolutamente nulla, anzi: rimandando l'entrata in vigore della class action ha privato i cittadini di una legge che li avrebbe aiutati a difendersi da un'ondata di speculazioni e rincari come poche ne ricordiamo.

In Italia abbiamo quasi tre milioni di famiglie sotto la soglia di povertà, e questi rincari non faranno che aggravare il problema, in particolare al sud e nelle città dove gli aumenti sono più elevati, come Cagliari e Napoli. Il governo, invece di continuare a disinteressarsi completamente dei veri problemi del paese, deve attivarsi bloccando i rincari, colpendo le speculazioni e dando da subito più diritti ai cittadini con la class action, limitando così lo strapotere delle lobby economiche.

Un mio emendamento al decreto 112 sull'economia, che chiedeva l'immediata entrata in vigore di questa normativa a tutela dei consumatori, è stato respinto: un'ennesima prova del fatto che questo governo sostiene solo i poteri forti, non certo i cittadini.


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7 Agosto 2008

La manovra tutela evasori


Con la fiducia chiesta dal governo mettiamo la parola fine alla manovra economica.
Una manovra economica che avrà dei riflessi importanti nei prossimi tre anni e che avrà degli effetti per il raggiungimento da parte di Berlusconi alla cosiddetta “dittatura dolce”.

Pensate che dopo questo decreto il Parlamento viene sostanzialmente spogliato dalla sua capacità di controllo esercitata attraverso l'individuazione del bilancio dello Stato, delle spese e dei paletti entro i quali il governo deve svolgere la sua azione esecutiva. In pratica, dopo questo decreto, saranno il ministro Tremonti e di riflesso Berlusconi a decidere le modifiche del bilancio dello Stato dandone semplicemente comunicazione al Parlamento. I ministri sono ignari, forse non se ne sono resi conto, che anche loro non avranno alcuna possibilità di decidere in autonomia le spese dei loro ministeri, che invece saranno decise da Tremonti. Da un lato potrebbero sparire i ministri lasciando un solo uomo al comando, Berlusconi, che avrebbe come portaborse una figura di rilievo come il ministro dell'Economia Tremonti.

Sul piano della manovra economica non dobbiamo dimenticare che essa farà ridurre ulteriormente i consumi. Siamo in una situazione drammatica secondo le ultime notizie: abbiamo un'economia che non cresce più e un'inflazione che ha superato il 4%.
Qualunque economista mi direbbe che in un cambio del genere bisogna aumentare il potere d'acquisto delle famiglie. Con questa manovra invece non solo non l'aumentiamo, ma lo deprimiamo perché i 4 miliardi di euro che “Robin Tremonti alla rovescia” ha chiesto a banchieri, assicuratori e petrolieri in realtà li pagheranno i cittadini, che avranno meno potere d'acquisto.

L'altra brutta notizia che abbiamo in questi giorni è che lo Stato sta incassando meno IVA rispetto al passato. Siccome i consumi sono sostanzialmente fermi questo vuol dire che siamo di fronte alla ripresa dell'evasione fiscale. Con il governo Prodi, che era molto rigoroso rispetto all'evasione fiscale, in un anno a parità di consumi l'IVA incassata era cresciuta di 6 miliardi di euro. Ora questo processo si ferma, perché ci sono dei provvedimenti di questo governo che dimostra la sua contiguità in materia di evasione fiscale.

Con questa manovra si impedisce una vera e propria tracciabilità dei pagamenti, favorendo non solo gli evasori fiscali, ma anche la mafia e la camorra. Con questo provvedimento non c'è più l'obbligo di inviare ogni anno l'elenco clienti-fornitori, che era l'unica arma in mano agli investigatori fiscali per colpire le fabbriche di fatture false. Chi vuole evadere si sentirà più autorizzato nel farlo da ora in avanti.


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1 Agosto 2008

Tutto chiacchiere e leggi ad personam


Il carovita cresce ogni giorno di più. Allo stesso tempo i redditi perdono potere di acquisto a causa dell’inflazione. L’Istat ci dice che il 50% della famiglie italiane è costretta a vivere con meno di 1900 euro al mese e che il 15% delle famiglie non arriva alla quarta settimana. Al sud le cose vanno molto peggio che al nord e la Caritas informa che molte famiglie riescono a permettersi un pasto completo solo una volta ogni due giorni. Una vera emergenza.

Italia dei Valori ritiene che il primo sostegno alle famiglie debba arrivare dalla riforma fiscale. E per questo che abbiamo proposto di incrementare le detrazioni perchè sono lo strumento che meglio riesce ad avvantaggiare i redditi più bassi. Gli altri capisaldi del nostro piano di sostegno alle famiglie prevede la redistribuzione del drenaggio fiscale, un forte incentivo al lavoro femminile, l’avvio di un piano pluriennale per la costruzione di migliaia di Asili e l’incremento del fondo per le non autosufficienze.

Questo è la nostra ricetta, ma il governo che ha fatto fino ad oggi per le famiglie dopo aver più volte ribadito in campagna elettorale che la famiglia sarebbe stata tra le priorità della sua azione? Da un premier che quando era all’opposizione attaccava tutti i giorni il governo Prodi accusandolo di sfavorire le famiglie e che ha partecipato in pompa magna al family day ti aspetteresti grandi cose e nei primi 100 giorni. Così ho deciso di chiederglielo con un’interrogazione semplice semplice in commissione che dice “Caro Governo quali provvedimenti hai adottato alla data del 31 luglio a sostegno delle famiglie italiane?” la risposta non è stata esaltante.

Sulle politiche a sostegno delle famiglie questo governo dimostra di essere “tutto chiacchiere e leggi ad personam” per citare la celebre frase di un altrettanto celebre film.

Questo è quello che emerge dalla risposta fornita oggi dal Sottosegretario Carlo Giovanardi all’interrogazione a risposta immediata presentata in commissione Affari Sociali. Il governo risponde che la situazione è difficile, e lo sapevamo tutti, che le risorse sono poche, e pure questo lo sapevamo, e che in fondo Roma non è stata costruita in giorno, ovvero dateci tempo e poi vedrete. Per il momento il governo cita a suo favore l’abolizione dell’Ici e una serie di sparute norme presenti nella manovra di Tremonti, e poi una serie infinita di vedremo, faremo, ci impegneremo dove il tempo futuro utilizzato e politicamente indicativo.

Una risposta assolutamente insoddisfacente su tutti i fronti. Per le leggi ad personam il governo è stato più veloce della luce, per il sostegno alla famiglia invece chiede di procedere con calma. I provvedimenti che cita a suo favore sono stati massacrati da un settimanale come Famiglia Cristiana che li ha definiti acqua fresca. E come dargli torto? Visto che l’abolizione dell’Ici non sposta nulla, ma proprio nulla ai milioni di famiglie che la casa di proprietà non ce l’hanno e vivono in affitto.

Dunque una vittoria amara questa. Perché se con l’interrogazione smascheriamo il governo, quello che davvero ci interessa è che le famiglie italiane possano essere finalmente sostenute come meritano da politiche adeguate. E purtroppo ancora non è così.


Postato da Silvana Mura in | Commenti (95) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

31 Luglio 2008

Misure antisociali


Se andiamo a guardare gli interventi in campo sociale di questo governo cadono per forza le braccia.

La questione di cui si sta discutendo, e sulla quale si spera di porre rimedio, riguarda i pensionati sociali, cioè coloro che non hanno potuto versare i contributi e non hanno una pensione, come le casalinghe che hanno passato la vita ai lavori di cura in casa e che come unico sostegno hanno questo assegno sociale, che ora rischiano di vederselo togliere.

Si tratta di 800 mila persone, e questo per la forsennata e continua ricerca della Lega di attaccare tutti gli immigrati per qualunque motivo, anche quelli regolari come in questo caso. Evidentemente non si sono resi conto che con l'emendamento che hanno fatto approvare alla Camera di fatto andavano anche ad escludere tutti i pensionati sociali italiani che non avevano almeno dieci anni di residenza e di lavoro nel nostro Paese.

Adesso si cerca di porre rimedio, però quando pensiamo che tutto ciò che è contenuto nella manovra finanziaria per le fasce più deboli è la cosiddetta “carta di povertà”, l'invenzione del nostro ministro “Robin alla rovescia” Tremonti, si pensa di umiliare chi è povero costringendolo di fatto a farsi vedere a fare acquisti con questa card, come un marchio sulla fronte con scritto “io sono povero”.

Si poteva fare ciò in maniera più elegante, dando direttamente a queste persone questi 200 euro, che corrispondono all'unico intervento in campo sociale fatto da questo governo che ha chiesto quattro miliardi attraverso la cosiddetta “Robin Hood Tax”, che poi pagheranno tutti i contribuenti. Quattro miliardi di cui hanno destinato al campo sociale solo 250 milioni attraverso questa card che, ripeto, è penalizzante perché pone un marchio di povertà sulla fronte dei cittadini.


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17 Luglio 2008

Lontani dalla legalita' e dall'Europa


Questa mattina il ministro Tremonti è venuto in Aula a raccontarci che il federalismo fiscale sarà strumento efficace per la lotta all’evasione. Ci perdoni il ministro Tremonti, ma non riusciamo proprio a dargli un minimo di credibilità ma, quel che più conta, è che credibilità non gliela attribuisce neanche la Corte di Giustizia Europea che, proprio oggi, ha condannato senza appello la Finanziaria 2003 voluta da Tremonti perchè ha indotto i contribuenti o a dichiarare soltanto una parte del debito effettivamente dovuto o a versare una somma forfetaria invece di un importo proporzionale al fatturato realizzato.

I giudici della Corte di Giustizia Europea hanno respinto la giustificazione avanzata dall’Italia che attribuisce al condono fiscale il merito di avere consentito all'erario di recuperare immediatamente e senza la necessità di avviare lunghi procedimenti giudiziari, una parte dell'IVA non dichiarata inizialmente, ritenendo, al contrario, che la misura in questione, introdotta appena dopo la scadenza dei termini entro cui i soggetti passivi avrebbero dovuto pagare l'Iva e implicante il pagamento di un importo assai modesto rispetto a quello effettivamente dovuto, consente ai soggetti passivi di sottrarsi definitivamente agli obblighi in materia di IVA, perfino quando le autorità fiscali nazionali avrebbero potuto individuare le irregolarità.

Non serve altro per dimostrare che, ancora una volta, Tremonti e la sua politica ci portano lontano dalla legalità e lontano dall’Europa.


Postato da Massimo Donadi in | Commenti (153) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Giugno 2008

Per una vera Class Action


Cari amici, pochi giorni fa abbiamo letto sui giornali partendo dalla Marcegaglia che la class action era da rinviare, il governo la stessa cosa dice: rinviamola a gennaio. C’è qualche cosa che non va! C’è quel qualche cosa che non va che noi avevamo denunciato un po’ di mesi fa quando io non ho votato per protesta la finanziaria a dicembre spiegando sia Prodi, e al partito che mi ha appoggiato contro questa protesta, astenendomi appunto sulla finanziaria del perché era maturato una legge diversa da quella che noi volevamo, e cioè una legge che non tutela il truffato ma tra virgolette tutelava le imprese.
Allora ecco il perché anche dell’irrigidimento da parte della Confindustria. Confindustria dice:beh, questa class action non va bene perché in parte penalizza anche le imprese, allora ecco il muro di Berlino che noi volevamo togliere con class action alla americana, quella che metteva paura ai paesi forti, quella che metteva paura alle grandi imprese, quella che metteva una al popolo. Perché? Perché tutela il truffato. Allora che cosa ha risposto la Confindustria? Beh, anche questa legge in parte penalizza le aziende, noi abbiamo paura, allora cerchiamo di modificarla in peggio, non in meglio.
Allora la nostra vittoria, la nostra continuità sta nel ripresentare, come io ho ripresentato, la legge della class action però non all’italiana, non quella che dice al cittadino truffato, tu sei il truffato adesso vatti a cercare l’avvocato per chiedere anche solo un euro. E chiedere un euro su una truffa e pagare 100 euro di parcella a un avvocato credo che sia la morte della denuncia da parte del cittadino e la vittoria di questi poteri forti, di queste imprese che, proprio per questo sistema, il cittadino non denuncerà mai. Allora che cosa facciamo? Ritorniamo alla class action alla americana, cioè ritorniamo a quelle strutture a tutte quelle associazioni di categoria che si possono mettere insieme, formano un azione di risarcimento collettiva e vanno a tutelare il truffato dall’inizio fino alla restituzione del danno materiale, cioè fino ai soldi cioè il cittadino non si deve sentire abbandonato. Questa è la nostra class action. Questa è la class action alla americana che recita solo una cosa: attenzione imprese, perché se truffate e dovete chiudere e se chiudete dovete anche pagare chi avete truffato. Ecco, tutto questo è quello che uscirà fuori dalla mia legge e da questa continuare a battagliare e spiegare che quella class action, quella che era uscita da due senatori, sconsiderati che poi neanche sono stati eletti, perché? Perché hanno fatto un azione risarcitoria finta. Perché hanno cercato con un voto di far imbrogliare le carte e di far parlare della class action. Ecco, della class action si deve parlare dell’azione dell’azione collettiva, si deve parlare, ma solo per tutelare la parte offesa, cioè noi cittadini. Se io vengo truffato, caso Parmalat e tutto, io non devo difendere la Parmalat, devo denunciare la Parmalat e devo avere i soldi dalla Parmalat.
Se ci sono appunto tanti altri scandali qualsiasi, un tubetto di dentifricio che va male e che c’è questa azione risarcitoria, io personalmente non posso pagare un avvocato cento euro per un euro, e allora? La class action alla americana che cosa dice?
Che ti tutelo dall’inizio fino alla restituzione del danno e penalizzo quel impresa perché con una pubblicità ingannevole, con tutto quello che c’è stato, tu sei stato truffato, e allora quell’azienda deve pagare. La Confindustria vuole tutelare quelle aziende che vogliono truffare. Ecco, questa è una truffa nella truffa che non difende il truffato ma addirittura lo truffa ancora.
Ecco su questo io farò e continuerò e fare una battaglia sostenuto anche dal partito, sostenuto da tutti quelli che vogliono la legalità, vogliono la novità che è quella di tutelare finalmente il cittadino, finalmente il truffato, finalmente quella persona che rispetta l’Italia, come la rispettiamo noi, quel Italia che noi la chiamiamo l’Italia dei Valori.

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Postato da Stefano Pedica in | Commenti (74) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Giugno 2008

Robin Hood Tax


Stavo rileggendo in questi giorni Robin Hood e cercavo di capire dove ci potesse essere un’assimilazione con il ministro Tremonti, perché a me pare che assomigli di più allo sceriffo di Nottingham piuttosto che a colui che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Ci sono dei provvedimenti che avranno effetti molto negativi da questo punto di vista per i cittadini. Quando Tremonti si inventa la Robin tax e dice che colpirà banche, assicurazioni e petrolieri, sono tre esempi classici che ci dimostrano come sia in realtà lo sceriffo di Nottingham.

Prendiamo ad esempio la questione dei petrolieri. Lui dice “Colpiamo la speculazione e facciamo pagare ai petrolieri un po’ di tasse in più”, ma dimentica che evidentemente nel momento in cui la tassa diventa un costo per i petrolieri, questi tenderanno a scaricarla e non riusciremo più ad abbassare il prezzo della benzina. Sarà molto più difficile, oppure lo faranno, come Tremonti vuole, per chi ha le attiva commerciali per ridurre il costo del trasporto, ma il singolo cittadino, i pendolari che sono quelli messi peggio da questo punto di vista, che si è visto aumentare il viaggio per andare a lavoro di 30 – 40 euro al mese, quello non otterrà praticamente alcun beneficio e quindi sarà lui in realtà a pagare la famosa tassa sui petrolieri.
La Robin-tax sulle assicurazioni. L’autorità per la concorrenza dice che dovrebbero calare le tariffe almeno del 5%. Adesso pagheranno la tassa e quindi cosa succederà? Che evidentemente le tariffe non scenderanno assolutamente e quindi a pagare la Robin-tax delle assicurazioni saranno in realtà gli automobilisti che non vedranno ridotte le tariffe assicurative.

Non parliamo poi delle banche. Le banche probabilmente pagheranno questa Robin-tax cosiddetta, ma già hanno attivato e stanno attivando i meccanismi. I tassi di interesse non scenderanno, ma non scenderanno per chi? Non tanto per le grandi imprese che hanno forza potere nella trattativa, saranno a pagarla ancora una volta le piccole e medie imprese che vedranno i tassi crescere ulteriormente, le commissioni crescere ulteriormente ed ecco quindi che ancora una volta lo Robin-Tremonti diventa lo sceriffo di Nottingham.

Immaginate che Tremonti ha stabilito nel decreto di programmazione economica finanziaria un tasso di inflazione programmata per il 2008 del 1,7%. L’inflazione reale è al 3,7% e sui beni di prima necessità si dice addirittura che possa essere oltre il 5% e noi lavoriamo sui conti pubblici come se ci fosse l’inflazione del 1,7%. Questo vorrà dire ancora un volta che a pagare saranno i lavoratori che non vedranno riconosciuti degli aumenti. Si continua dire che è necessario invece aumentare soprattutto i rediti dei lavoratori dipendenti attraverso questo meccanismo di inflazione programmata verranno eventuali aumenti molto più contenuti di quelli che corrispondono all’andamento reale dei prezzi.

Ecco allora come vedete complessivamente siamo di fronte a una politica economica che in qualche modo torna ad essere centralista. Non solo centralista, ma anche una politica economica di tipo mediatico perché Robin Hood in questo caso anziché togliere ai ricchi per dare ai poveri fa esattamente il contrario.

Continua a leggere "Robin Hood Tax"


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (101) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Giugno 2008

Alitalia: in difesa dei cittadini


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Riportiamo i resoconti stenografici degli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori Pierfelice Zazzera, Antonio Borghesi, Francesco Barbato e Carlo Costantini durante la seduta alla Camera di giovedi 5 giugno sul tema Alitalia, a dimostrazione di come l’Italia dei Valori sia l’unica opposizione a difesa degli interessi dei cittadini.

On. Pierfelice Zazzera: "Signor Presidente, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha da tempo individuato la soluzione dei problemi di Alitalia e ce ne ha fornito chiarimenti. Egli ha innanzitutto eliminato la concorrenza, l'unico possibile vero acquirente di Alitalia, vale a dire Air France; in seguito, ci ha parlato di un'ipotesi di cordata, presente - ovviamente - solo nei suoi pensieri. Inizialmente tale cordata vedeva interessato suo figlio, poi si è parlato di una cordata di italiani e oggi Scajola si affida a «Santa Intesa» e a «San Paolo», visto che «San Silvio» non è più in grado di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Dopo aver riscontrato l'assenza di una cordata, oggi Berlusconi - sono notizie riportate sulla stampa degli ultimi giorni - riapre ad Air France. Un bel giochetto, signor Presidente!"

On. Antonio Borghesi: "Signor Presidente il campione della libertà economica, l'onorevole Ministro Tremonti nonché il Presidente del Consiglio ci stanno propinando ora l'idea di una «Robin Hood tax» che dovrebbe riguardare banche, assicurazioni e petrolieri. Me la immagino! Hanno già fatto un regalo alle banche: la questione dei mutui è un regalo gigantesco che permetterà a tutte le banche di incassare delle somme che, se si fosse applicata la legge sulla portabilità del mutui, non avrebbero mai incassato; ciò avviene a carico del mutuatario che invece continuerà a pagare somme assolutamente superiori a quelle dei tassi correnti e pagherà il mutuo per molti più anni. Così è la questione Alitalia! Questi sono i campioni della libertà economica di questo Governo!"

On. Francesco Barbato: "Dal decreto sull'emergenza rifiuti, al decreto «salva Retequattro», sino a quello di oggi relativo ad Alitalia, si rileva la tendenza del Governo Berlusconi, che vuole pascolare senza regole ed in totale illegalità. Questa situazione determinerà immediatamente due conseguenze. La prima è che a pagare saranno i cittadini, perché con le tasche dei cittadini si pagherà per tutte le infrazioni comunitarie che ci verranno contestate; la seconda è che si dà un segnale molto negativo al Paese, perché soprattutto la camorra alza la testa in un contesto di illegalità, come quando si creano le superprocure per togliere di mano le inchieste ai magistrati. Queste sono le conseguenze che paghiamo in Campania, dove si ammazzano imprenditori che vogliono aiutare la giustizia rilasciando dichiarazioni sui rapporti tra la camorra e la politica. Questi sono i segnali molto negativi che stiamo avendo con il Governo Berlusconi: Berlusconi è il nemico dei cittadini."

On. Carlo Costantini: "Signor Presidente, l'Italia dei Valori non sta facendo ostruzionismo, sta cercando semplicemente di difendere gli interessi dei cittadini e dei contribuenti italiani. Lo ha fatto la settimana scorsa quando ha cercato di dare una risposta alle procedure di infrazione dell'Unione europea relative alle frequenze, e non c'è riuscita. Quella mancata risposta determinerà un costo di un miliardo di euro a titolo di danni che Europa 7 ha già chiesto al Consiglio di Stato, ed una serie di spese e di costi enormi per le procedure di infrazione già avviate. Lo stesso stiamo facendo oggi: vogliamo evitare questo salasso ai danni dei contribuenti italiani, e che il Governo con le proprie mani entri nelle tasche dei cittadini e delle imprese e prelevi un importo che prima doveva essere considerato un prestito con una data precisa di restituzione e che adesso è stato trasformato in vero e proprio aiuto di Stato. È questo che l'Italia dei Valori sta facendo."

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5 Giugno 2008

Alitalia: ostruzionismo IdV


"Una cordata di imprenditori italiani avrebbe salvato Alitalia". Lo annunciò Silvio Berlusconi in pompa magna durante la campagna elettorale. Ad un mese e mezzo da quell’annuncio, della cordata italiana si è persa ogni traccia se mai traccia c’è stata. Le uniche conseguenze vere di quella vergognosa menzogna elettorale furono la fuga di Air France ed una compagnia di bandiera che versa ogni giorno di più in condizioni finanziarie drammatiche. In un Paese democratico quelle dichiarazioni avrebbero trascinato Silvio Berlusconi in un tribunale per insider trading quantomeno.

Oggi, il Governo, ancora una volta incurante dei richiami dell’Unione Europea e alle leggi che regolano il libero mercato, sottrae fondi destinati allo sviluppo delle piccole e medie imprese e alla solidarietà nei confronti dei ceti sociali più deboli per destinarli ad Alitalia.

Nel precedente Governo Berlusconi è stato dato ad Alitalia un miliardo di euro. Questa somma è stata prelevata dalle tasche dei cittadini per essere consegnata ad una società che era già in stato di decozione! Ed oggi si decide di aggiungere altri 300 milioni da iscrivere al patrimonio netto dell’azienda. E per far illudere l’Unione Europea che non si tratta di un aiuto di Stato, si usano parole ingannevoli: un prestito effettuato a condizioni di mercato in presenza di un “iter di privatizzazione”. Falso. Si aggiungono menzogne alla menzogna pre elettorale. L’intenzione del Governo è destinare soldi pubblici ad una società governata esclusivamente dalle logiche politiche ma che sul piano industriale perde un milione di euro al giorno. Società dove i propri manager hanno percepito emolumenti da capogiro indipendentemente dal risultato portato alla compagnia, risultato sotto gli occhi di tutti. Società che in qualsiasi altro Paese avrebbe dovuto da tempo consegnare i libri in tribunale.
Per arginare questo scempio l’Italia dei Valori sta facendo ostruzionismo in queste ore in Parlamento.

Noi vogliamo che il decreto torni alla formula con cui era stato approvato dal Governo Prodi. Chiediamo che il prestito ponte per Alitalia non venga trasformato in un indebitamento che graverà sulle spalle dei cittadini e renderà ricchi i soliti noti.
Andremo avanti, fossimo anche gli ultimi dei giapponesi kamikaze perché alle spalle noi abbiamo gli interessi dei cittadini e non quelli dei politici che siedono in Parlamento insieme a noi.

Di seguito elenchiamo i nostri interventi tutt’ora in corso alla Camera. Qualsiasi video si decida di guardare un filo conduttore li unisce tutti: noi siamo l’unica opposizione a difesa degli interessi dei cittadini.






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Tratto da "Repubblica".

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4 Giugno 2008

Alitalia salvata dalle piccole imprese


Riporto il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare presentata, oggi alla Camera, al Ministro dell'attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi.

Aurelio Misiti: Signor Presidente e onorevole Ministro per l'attuazione del programma, la competitività di un Paese si misura ed è anche direttamente collegata alla coerenza e alla capacità della sua rete di trasporto.
Tale aspetto non è soltanto collegato ad una dimensione nazionale: è collegato anche ad una dimensione internazionale ed intercontinentale. Una delle quattro modalità, che è poi quella aerea, è l'unica che garantisce i collegamenti in campo globale, in epoca di globalizzazione.
Per questo, i grandi Paesi si dotano di compagnie di bandiera adatte allo scopo.
In Italia, invece, la questione della compagnia di bandiera si trascina da molto tempo, per l'intromissione, nella gestione industriale, anche della politica. Si è ormai arrivati ad una situazione di degrado tale che si va verso la liquidazione o altro.
Quali sono allora, allo stato, oggi, anche per evidenti possibili rilievi in sede comunitaria, le reali linee di politica industriale del Governo? Ci può dire se vi è effettivamente una cordata oppure Alitalia deve andare in liquidazione? Ce lo dica il Governo, prima che sia troppo tardi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Gianfranco Rotondi: Signor Presidente, la ringrazio anche per gli auguri. Vorrei tranquillizzare l'onorevole Misiti: non è affatto tardi. Il Governo, fin dal suo insediamento, ha intrapreso le iniziative volte alla ricerca di un nuovo azionista di controllo per Alitalia, capace di apportare alla società le necessarie risorse finanziarie e patrimoniali.
La conversione del decreto-legge approvato dal precedente Governo - riguardante il cosiddetto prestito ponte di 300 milioni di euro a favore della compagnia - sta proseguendo il suo iter. Il Governo ha approvato un'ulteriore disposizione che, modificando i termini del prestito, consente di superare rischi di procedure liquidatorie che finirebbero, inevitabilmente, per compromettere il processo di privatizzazione della società. L'orizzonte resta la privatizzazione di Alitalia.
La procedura avviata nel dicembre 2006 è stata dichiarata chiusa nel luglio 2007. Alitalia ha attivato un processo finalizzato all'individuazione di un partner industriale o finanziario capace di consentire il risanamento. Tale processo si è concluso senza esito positivo con il ritiro di Air France, non essendosi verificate le condizioni di efficacia del contratto nel frattempo sottoscritto.
Preso atto che i precedenti tentativi di privatizzazione si sono conclusi senza esito positivo, il Governo si è dotato di strumenti di flessibilità operativa per individuare un soggetto capace di acquisire il controllo della società, dotandola di mezzi finanziari e patrimoniali. A tal fine, ha adottato il 30 maggio un decreto-legge che ha previsto una specifica deroga alla legge 30 luglio 1994, n. 474, relativamente alle modalità con cui procedere alla dismissione della partecipazione dello Stato nel capitale Alitalia. Tale deroga trova la sua motivazione nella richiamata situazione di eccezionalità ed urgenza derivante dall'aggravarsi della situazione di Alitalia e, naturalmente, dalla necessità di individuare un partner capace di rilanciarla.
In tale contesto, il Consiglio dei ministri, con propria delibera dello stesso 30 maggio, ha preso atto di una comunicazione di Alitalia, con la quale la società informa che, a seguito di contatti intercorsi con Intesa Sanpaolo, l'istituto bancario ha dato la propria disponibilità, in qualità di advisor, a valutare soluzioni per la crisi della compagnia, anche individuando i soggetti industriali e finanziari interessati a partecipare al risanamento, allo sviluppo e al rilancio di Alitalia.
Tenuto conto di tale comunicazione, il Consiglio dei ministri ha assunto una delibera con la quale viene individuata Intesa Sanpaolo come advisor. La compagnia ha sottoposto la disponibilità manifestata da Intesa Sanpaolo all'attenzione del consiglio di amministrazione del 30 giugno 2008.
Il Governo, quindi, sta agendo con assoluta tempestività in uno scenario che si è deteriorato, da una parte in forza dei conti della società e dall'altra in forza di interessi del mercato, peggiorati a causa degli aumenti dei costi di carburante.
Stanti tali contesti, il Governo sta facendo quanto necessario per venire incontro a questa situazione eccezionale.

Aurelio Misiti: Signor Presidente, signor Ministro, in relazione al suo esordio come rappresentante del Governo, non posso dichiararmi soddisfatto da quanto ha riferito in quest'Aula. In altri termini, si torna punto e a capo: si torna indietro e si tenta di andare avanti attraverso semplificazioni, che vanno contro la linea delle liberalizzazioni.
Sappiamo benissimo che l'advisor prescelto è una banca - con tutto il rispetto per la banca - che faceva parte di una delle cordate che, in precedenza, ha partecipato alle gare. Ciò, pertanto, dovrebbe avvisarci che ci troviamo in un campo alquanto difficile: stiamo andando avanti con grande difficoltà. In altri termini, signor Ministro, non ha risposto sul fatto se vi sia un progetto, un vero programma industriale per rilanciare la compagnia.
Ciò viene chiesto non solo dai ventimila lavoratori di Alitalia, ma dal Paese per le ragioni esposte poc'anzi in sede di illustrazione.
In altri termini, riteniamo che vi sia uno stato confusionale, perché, effettivamente, i 300 milioni di euro - che prima erano un prestito ponte e che adesso sono diventati parte del patrimonio - vengono presi da investimenti produttivi: 205 milioni, addirittura, da incentivi per le piccole imprese, che devono aumentare la competitività, mentre gli altri fondi vengono presi da servizi essenziali per la popolazione.
Riteniamo che la copertura di queste spese debba essere modificata. Abbiamo presentato, sicuramente, alcune proposte per modificarla. Noi dell'Italia dei Valori ci attendiamo che il Governo ripensi a questo tipo di copertura e vada incontro, invece, alle esigenze della piccola industria italiana e della società che richiede interventi nella solidarietà umana (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

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1 Giugno 2008

Mutui: dichiarazioni ingannevoli




Tre milioni e duecento mila famiglie indebitate a tasso variabile per i diretti consigli delle banche, il ben 91% sono nei guai, non riescono più a pagare le rate che sono aumentate di 180-200 euro al mese. Su questo dramma il governo, il ministro Tremonti, e l'Associazione Bancaria Italiana, avevano preparato una convenzione la quale affermava che i cittadini avrebbero risparmiato qualcosa come 850 euro al mese. Una dichiarazione ingannevole che abbiamo denunciato all'Antitrust, perché non solo non risparmiavano nulla, ma addirittura tutte quelle rate che non si pagano oggi vengono messe in coda e, a seconda del mutuo, uno pagava se in 10 anni 3500 euro, in 15 anni pagava 7-8 mila euro in più, in 19 anni 13-14 mila euro in più.

Noi però siamo riusciti, le associazioni dei consumatori e l'Italia dei Valori, a far correggere ed attenuare un provvedimento del governo che intanto apre un tavolo e coinvolge le associazioni dei consumatori, che partirà dal primo gennaio del 2009, dove potranno aderire tutti i consumatori che hanno questo mutuo, ma che non si parli più di risparmio: chi è strozzato rimanderà tra 15-20 anni il problema, ed è rimandato anche all'aleatorietà dei tassi, ossia se i tassi d'interesse dovrebbero scendere forse si pagherà di meno, se rimarranno quelli che sono si pagherà quanto detto, se i tassi dovessero abbattersi si avrà un impatto positivo. Quindi abbiamo detto che il governo non può giocare sulla pelle delle famiglie, però dobbiamo anche dare atto al ministro Tremonti, che abbiamo incontrato, e che vuole porre l'attenzione sui problemi delle famiglia.

Staremo molto attenti e molto vigilanti, perché delle banche non ci si può fidare. Banche che non hanno applicato l'articolo 10 del primo pacchetto Bersani, ossia la simmetria dei tassi d'interessi: significa che quanto aumenta il costo del denaro la banca centrale europea deve aumentare anche i tassi sui depositi, sui libretti di risparmio, non solo i mutui, i prestiti, gli affidamenti. Le banche non lo hanno fatto e hanno lucrato 14,5 miliardi di euro sulla pelle dei cittadini. Non hanno applicato il secondo pacchetto Bersani, ossia quel pacchetto che prevedeva la portabilità dei mutui, la surroga, facendo pagare 2-3 mila euro strozzato che voleva cambiare mutuo. Su questo faremo un'azione di classe perché a quelle 150 mila famiglie che hanno pagato 3-4 mila euro dovranno essere restituiti quei soldi, oltre i danni. Chi ci ascolta sa che abbiamo la schiena dritta e continueremo a tutelare i diritti dei consumatori.

Devo ringraziare l'Italia dei Valori, perchè su questi problemi è molto attenta, e non permetterà che si possa giocare sulla pelle dei consumatori e delle famiglie stremate e che il governo possa giocare una sporca propaganda. Queste cose non le permetteremo, faremo delle proposte di legge, un pacchetto sul risparmio, sui derivati che non possono essere appippati agli enti locali, e una riforma delle banche popolari, che da giganti non possono assolutamente essere cosiddette come le piccoline. Faremo tante altre proposte in difesa dei diritti dei consumatori, in difesa della legalità dimenticata.

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31 Maggio 2008

Alitalia: oltre al danno, la beffa




Dopo la cordata inesistente, dopo il prestito ponte trasformato in capitale d’azienda, l’unica cosa che mancava al ‘pasticciaccio’ economico del Governo era l’idea di ricorrere ad una specie di trattativa privata, creando ad hoc nuove regole per dismettere l’Alitalia.

Siamo di fronte a comportamenti inaccettabili sul piano della trasparenza che, oltre a riproporci l’esistenza di un dei tanti conflitti di interesse in capo al Presidente del Consiglio, visto che lo specialista di tutta l’operazione è quello stesso Bruno Ermolli nonché consulente del gruppo Mediaset, ci dimostra una politica debole che ricorre ai favori delle banche alle quali, prima o poi, dovrà pagare un prezzo altissimo ai danni dei risparmiatori e dei contribuenti.

Leggi anche:
- La cordata menzogna (www.antoniodipietro.it)
- Sulla pelle del Paese (www.antoniodipietro.it)
- Regalie a fondo perduto
- Alitalia: trattative barzelletta


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29 Maggio 2008

Regalie a fondo perduto




I fondi previsti dal Governo Prodi per lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane verranno gettati nel buco nero dell'Alitalia. Ecco come Berlusconi e Tremonti cercano di risollevare l'Italia.

In Commissione Bilancio, infatti, non solo e' stato reso noto il provvedimento del Governo attraverso il quale il debito accumulato dalla societa' di bandiera, e con esso i 300 milioni di prestito ponte, sarebbero stati trasformati in 'patrimonio' d'azienda, escludendo cosi' ogni ipotesi sulla possibilita' di restituzione del prestito. Ma ancora peggio, e' stata chiarita la fonte di questo scempio: i fondi stanziati per le piccole e medie imprese.

Le piccole e medie imprese ringrazino il tycoon Berlusconi che e' ben attento a difendere il proprio impero, ma quando si tratta di tutelare le altre imprese preferisce bloccarne lo sviluppo economico, e di conseguenza quello del Paese, favorendo la sopravvivenza di un cadavere ambulante.

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26 Maggio 2008

Le bufale cinesi del Governo




L'accordo Governo-Abi è una truffa. Infatti, non c'è nessuna convenienza per i 3,2 milioni di cittadini, indebitati con mutui a tasso variabile per precise responsabilità delle banche, ad aderire all'accordo. Questo Esecutivo ha aggiunto la beffa al danno decantando risparmi di 850 euro l'anno a famiglia, del tutto ingannevoli e destituiti di ogni fondamento matematico.

Sfidiamo Governo, Abi e banche a provare i risparmi promessi di 850 euro l'anno, su ognuno dei mutui contratti dal 2004 ad oggi, che al contrario saranno gravati di ulteriori interessi e di un allungamento del prestito, per un mutuo ventennale, fino a 4-5 anni a tassi vigenti. L'accordo si limita ad offrire al popolo dei mutuatari una soluzione che alcune banche già offrivano, da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi e che ricalca in pieno un mutuo di una primaria banca, denominato "sonni tranquilli". Mutuo diventato un vero incubo per i malcapitati sottoscrittori.
La bufala cinese del ministro Tremonti è servita solamente a far passare il falso messaggio di un cedimento delle banche, le quali non solo non restituiscono nulla ai consumatori indebitati, ma ci guadagnano due volte, sia fidelizzando il cliente che con l'allungamento della vita residua del debito, incamerando così maggiori interessi e maggiori commissioni sulle rate. Questa soluzione permette alle banche di anticipare, con un meccanismo finanziario a loro favorevole, la soluzione di un problema.

Sarebbe più corretto sostituire la convenzione Abi-Governo con una nuova norma che obblighi le banche a dar seguito, a costo zero, alla richiesta di ristrutturazione del mutuo richiesta dal cliente ed attingere dalla mancata applicazione del decreto Bersani sulla simmetria dei tassi, in vigore dal 4 luglio 2006, che ha consentito un guadagno di 5,9 miliardi di euro, istituendo un fondo per far fronte alle rate più esose.

L'Italia dei Valori invita i cittadini a non cadere nella trappola del Governo, per evitare una deriva di super-indebitamento conosciuto già negli Usa con i sub-prime, che a parole il ministro dell'Economia Tremonti afferma di combattere, salvo poi promuoverlo nella pratica, per non disturbare troppo il sistema bancario.

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19 Maggio 2008

La tutela dei risparmiatori




Antonio Di Pietro, intervenendo al dibattito sulla fiducia al Governo Berlusconi, ha detto che l’Italia non va rilanciata, ma cambiata. Credo che questo sia un concetto assolutamente vero e realistico. Abbiamo problemi di credibilità internazionale, e purtroppo la figura di Berlusconi non ci aiuta molto a superarli, ma anche tutto il nostro sistema economico ha problemi di credibilità internazionale, in particolare quello finanziario, in parte anche legato alle vicende americane, ma non solo. Per cui, il problema della contiguità tra politica e sistema finanziario torna quotidianamente all’attenzione.

E’ vero che le banche una volta erano praticamente dello Stato, ma quando si sono privatizzate non è stata una vera privatizzazione. Ancora oggi abbiamo un rapporto di contiguità tale per cui la politica chiede spesso aiuto alla banca, che poi la politica deve pagare attraverso leggi che, invece di andare a favore dei risparmiatori, vanno a favore del sistema finanziario. Abbiamo alcuni casi, come per esempio quello di Alitalia.

Alitalia perde tre milioni al giorno, quindi il cosiddetto “prestito ponte” finirà in fretta, e a quel punto che cosa succede? Berlusconi in campagna elettorale ci aveva promesso la cordata, nessuno la vede, ma è certo che chiederanno ancora alle banche di intervenire per salvare Alitalia o per fare qualche cordata che altrimenti nessun imprenditore si sognerebbe di fare, perché evidentemente vorrebbe ricevere dei quattrini per comprare Alitalia, e non certo metterci capitali freschi.

Questo dimostra un problema molto serio, e d’altronde, scusatemi, è inimmaginabile che uno dei personaggi che guida una parte rilevante del nostro credito e del nostro risparmio è Cesare Geronzi, che ha ricevuto una condanna ad otto mesi per bancarotta, è indagato e rinviato a giudizio per altre bancharotte, per le vicende Parmalat e le vicende connesse a quel crack finanziario, eppure lui continua a gestire il risparmio degli italiani. Come è immaginabile che questo Paese cambi se il sistema è questo qui? D’altronde, che la politica in realtà favorisca il sistema lo vediamo nel fatto che c’è voluto più di un anno perché l’autorithy per la concorrenza si decidesse ad aprire un dossier su dieci banche che non hanno ancora dato attuazione alla portabilità dei mutui.

Oggi molte famiglie soffrono perché le rate dei mutui per le case sono cresciute tantissimo, vorrebbero rimodulare il loro debito, trasformandolo in più anni e con un tasso, per esempio, fisso per non correre più quei rischi, però le banche cercano in tutti i modi per non farlo, perché ci guadagnano tantissimo. Eppure c’è voluto più di un anno perché il sistema iniziasse ad intervenire, e questo è già costato quasi 6 miliardi di euro ai risparmiatori italiani. Penso che si deva intervenire rapidamente, altrimenti tutto il sistema perde credibilità.

Farò una proposta, e cioè che al termine di questo dossier, siccome queste banche saranno condannate a pagare una multa per non aver attuato questo principio della portabilità dei mutui, quei mutui vadano a vantaggio proprio dei clienti che avevano chiesto di cambiarli e a cui la banca aveva risposto in modo negativo.

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17 Maggio 2008

Il quesito di Giampaolo Polonio




Tra i quesiti che ho ricevuto attraverso il sito dell'Italia dei Valori ce n'è uno mi sta particolarmente a cuore, perchè parla di un problema che probabilmente è più generale di quanto appaia.
Parlo di tutti quei lavoratori che hanno svolto la loro attività in parte in Italia e in parte in altri paesi dell'Unione Europea, e che al momento del raggiungimento della pensione devono riunificare queste posizioni assicurative cosi come previsto dalla normativa europea.

Questo è il caso di un lavoratore che ha lavorato alcuni anni in Germania e in Inghilterra, oltre che in Italia, che ha raggiunto i 40 anni e potrebbe andare in pensione. Il problema è il non riconoscimento dell'Inps dell'attestato fatto in questi due paesi, perchè dal punto di vista burocratico si richiede tutto un meccanismo che comporta che l'ente straniero, attraverso l'ambasciata, rilasci la dichiarazione con la quale si riconoscono gli anni di versamento e gli importi versati in quei paesi. Questo potrebbe portare via anni, abbiamo esperienze passate in cui il rilascio di una certificazione attraverso questi sistemi burocratici impiegano anni, durante il quale il lavoratore, avendo i suoi quaranta anni di versamenti, non potrebbe percepire la pensione.

Penso che sia una gravità immensa. Una semplificazione vuole che la certificazione rilasciata direttamente al lavoratore venga immediatamente utilizzata dal sistema in Italia e dall'Inps, e da questo mi riprometto quanto prima di presentare un'interrogazione parlamentare al ministro del Welfare perchè si chiarisca e si faccia tutto ciò che è necessario fare per un riconoscimento immediato dei servizi prestati all'estero.

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22 Aprile 2008

Alitalia: trattative barzelletta




Bonanni torna ancora sul tema Alitalia, cercando di sponsorizzare Carlo Toto, per il quale, non ha mai nascosto la propria amichevole simpatia.

L’atteggiamento del leader della Cisl è in netto contrasto con le parole pronunciate a Ferrara dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: “abbiamo bisogno di un sindacato autorevole e moderno per affrontare una situazione difficile”.

Dopo l’ostruzionismo operato dai vertici dei sindacati nell’ambito della questione Alitalia e dell’acquisizione da parte della francese Air France, ora “la palla passa al nuovo governo”, sostiene ancora Bonanni, frase che avrebbe dovuto completare con “al quale spetta il compito di favorire gli amici di casa propria”.

Vorrei far presente a Bonanni che in un Paese serio le trattative vanno condotte su altri presupposti che rispondono alle esigenze del mercato e non alla mercificazione clientelare. L’Italia deve riconquistare la credibilità internazionale scivolata a livelli da Paese del terzo mondo ma i cittadini continuano ad assistere a trattative barzelletta da parte di questa classe politica.

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19 Aprile 2008

Alitalia: anomalo cambiamento di pensiero




La questione Alitalia, dopo le comiche cui siamo stati costretti ad assistere in campagna elettorale, ora, nelle mani di Berlusconi, con il risaltare fuori della russa Aeroflot, e con le ultime affermazioni del Cavaliere sulla compagnia francese, diventa una vera e propria barzelletta.

Senza neanche toccare l’argomento dei dati sul tasso di incidenti registrati dalla compagnia aerea russa, ci limitiamo a constatare un’anomalo cambiamento di pensiero da parte del capo del futuro governo, il quale, mentre solo pochi giorni prima delle elezioni affermava, testuali parole, che le condizioni poste dai francesi erano ‘offensive’ e che una conclusione della trattativa si sarebbe rivelata una ‘catastrofe’ ora, come per incanto, dice di non avere ‘assolutamente nulla contro Air France'.

L’impressione è che nel modo di ragionare di Berlusconi, poco o niente contino il mercato e la reale situazione della Compagnia di bandiera, ma prevalgano i rapporti personali con gli amici e con gli amici degli amici. Appare francamente vergognoso che un premier pensi di risolvere una situazione cruciale per l’economia dell’intero paese in una maniera spiccatamente somigliante al modo di condurre gli affari di certe organizzazioni di cui in questa sede riteniamo opportuno omettere l’appellativo.

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16 Aprile 2008

Gli effetti indesiderati dell'abolizione ICI


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Silvio Berlusconi ha confermato che al primo Consiglio dei Ministri abolirà l’ICI. La misura era da tempo annunciata e figurava nel programma elettorale.

A parte la considerazione, che sorge spontanea, che Silvio Berlusconi taglia si le tasse…ma quelle degli altri, dato che l’ICI è un’imposta comunale sugli immobili e dunque percepita dai comuni e non dallo Stato, vorrei fare una riflessione con voi su questo punto, e mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Siamo tutti d’accordo che le tasse in Italia sono troppo alte e che molte debbano essere ridotte ed alcune dovono essere cancellate. Penso alle tante accise che gravano sul prezzo della benzina, alcune delle quali risalgono niente meno che alla guerra d’Etiopia.

Per quanto riguarda l’ICI, ritengo che questa tassa doveva essere ridotta, come era previsto dal nostro programma, ma non cancellata del tutto.
Il perché è presto detto. L’ICI è la principale fonte di finanziamento per le amministrazioni comunali. Se di colpo sparisce delle due l’una: o i comuni sospendono alcuni servizi fondamentali, o alzano le altre imposte comunali.
La seconda ipotesi è certamente la più probabile. Ecco perché alla fine della fiera la cancellazione dell’ICI non produrrà effetti sui cittadini, oppure avvantaggerà solo alcuni di essi.
Tutti i lavoratori dipendenti, sulla propria busta paga, vedono ogni mese detratta una parte del loro stipendio, detrazione che si chiama addizionale comunale.
Se una delle misure attuata dai comuni per far fronte al venir meno del gettito ICI, fosse l’aumento di questa addizionale si rischierebbe il paradosso.
L’ICI, infatti, la pagano tutti coloro che hanno una casa, mentre il suo taglio rischiano di pagarlo solo una categoria di cittadini, i lavoratori dipendenti, e questo non è giusto.

Che le tasse debbano ridursi non c’è dubbio ma il governo dovrebbe iniziare dai tagli alle tasse statali più che mettere mano alle tasse comunali ignorando tra l'altro gli effetti economici che quest'operazione può comportare per ciascuna realtà.

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6 Aprile 2008

Per la sicurezza sociale




Sono David Favia, vicepresidente del Consiglio Regionale delle Marche, candidato alla camera dei Deputati, nella circoscrizione Marche.

Il mio impegno, se sarò eletto, sarà principalmente perché si possa mettere mano al costo della vita. Io credo che questo sia il problema principale che attanaglia le nostre famiglie. Sappiamo che tantissime famiglie sono vicine alla soglia di povertà e che la soglia di povertà sta intaccando quella che una volta era la piccola e media borghesia. Noi dobbiamo assolutamente invertire questa tendenza. Ovviamente, partendo da quelle famiglie di pensionato e di salariati che siano sotto i minimi di sopravvivenza. Noi crediamo che vadano improntati pensioni e salari minimi di almeno 1000-1200 euro, proprio per sconfiggere la povertà che sta attanagliando ormai fette importanti della nostra società.

L’altro argomento importantissimo sul quale vorremo impegnarci è quello del lavoro. Anche se i livelli occupazionali, statisticamente, sembrano sufficienti, questa sufficienza è data soprattutto dal precariato. Noi vogliamo sconfiggere il precariato e fare in modo che, dopo un breve periodo di prova, i rapporti di lavoro si trasformino automaticamente in lavori a tempo indeterminato, proprio per evitare che ci sia il precariato e perché ci sia lavoro per i nostri giovani, un lavoro stabile prima della terribile soglia statistica dei 38 anni d’età, un lavoro di qualità perché spesso e volentieri, purtroppo, al precariato si accomuna uno stipendio troppo basso ed una soddisfazione del lavoro piuttosto bassa.

Fra gli altri argomenti su cui dovremmo impegnarci ci sarà la sicurezza: ci vuole sicurezza nelle nostre città e ci vuole sicurezza sociale. Ci sarà, ovviamente, la sanità, dove dovrà governare la gente migliore. Quindi, basta con questa poca meritocrazia che c’è in Italia. Servizi migliori anche per quanto riguarda i servizi essenziali, come i servizi telefonici e quelli elettrici, l’acqua e il gas che, purtroppo, questa liberalizzazione selvaggia ha fatto costare di più e peggiorata come qualità.
Dobbiamo anche ridurre la macchina amministrativa e accorciare i tempi della burocrazia, quindi rimettere un po’ le mani anche ai costi di sistema, ridistribuendo la forza lavoro dove ce n’è effettivamente bisogno. Questo può riguardare, per esempio, anche le Forze dell’Ordine.

Vogliamo in buona sostanza, uno Stato più giusto e più equilibrato, in cui ci sia un’equilibrata distribuzione del reddito, che dia a tutti soddisfazione ma che, soprattutto, tolga dalle problematiche terribili di questi giorni le categorie più deboli. Ovviamente, il nostro impegno sarà anche per i giovani, per gli anziani, per le donne, per la piccola e media impresa, che è la colonna portante della nostra economia. Un’economia che deve ripartire, perché ci vogliono soldi per i servizi, tutti devono pagare le tasse, ma le imprese devono essere assistite perché facciano tirare al meglio la nostra economia.

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5 Aprile 2008

Per la riduzione della burocrazia




Sono Gianfranco Borghesi, candidato al Senato per la circoscrizione Marche.
Uno dei problemi che si è posto il precedente Governo, e che si porterà dietro il Governo futuro, è quello di razionalizzare il sistema amministrativo italiano, rideterminare i livelli burocratici della pubblica amministrazione e riordinare il sistema delle autonomie locali. Questo, per una duplice ragione: da una parte perché abbiamo bisogno di risparmiare sulla spesa pubblica, che è eccessiva in Italia, e ridondante, per destinare risorse cospicue per lo sviluppo del Paese; dall’altra parte, un’eccessiva burocrazia costituisce un legame per le stesse attività economiche e produttive.

Snellire il sistema significa anche dare la possibilità al sistema economico di procedere in maniera più rapida, di dare risposte certe ai cittadini, senza le lungaggini burocratiche di un sistema pubblico che è malato di elefantiasi. Dall’altro lato, un ridimensionamento ci permetterebbe di accumulare quelle risorse che potrebbero essere decisive per lo sviluppo del Paese.

È chiaro che occorre incidere su quella parte della pubblica amministrazione che è ridondante rispetto ai livelli di governo e d’autonomia locale. Ad esempio, da quando sono state introdotte le regioni, è chiaro che il livello provinciale è diventato un livello di governo che costituisce un doppione, rispetto alla regione stessa. E’ chiaro che quel tipo d’autonomia va ridimensionata attraverso una procedura che snellisca, per esempio, laddove vengono introdotte le città metropolitane. È ovvio che, laddove si introdurranno le città metropolitane, le province devono essere abolite. Poi, piano piano, bisogna trovare una soluzione adeguata perché si rafforzi il sistema delle autonomie locali e dei governi locali, attraverso i comuni e le associazioni dei comuni, ridimensionando appunto i livelli di governo intermedio fra la regione e i comuni stessi.

In questo modo ritengo che si possa mettere mano ad un cospicuo rinnovamento e ridimensionamento della pubblica amministrazione e accumulare risorse decisive da destinare allo sviluppo economico. Questa è una delle questioni cruciali che si dovrà porre il futuro Governo del Paese.

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3 Aprile 2008

Elargizioni di Stato




Qualcuno ha detto che il nuovo Parlamento è stato convocato il 9 aprile di quest’anno perché così scattano i due anni per la vecchia legislatura, permettendo ai Parlamentari uscenti di fruire della cosiddetta pensione.
Vorrei smentire nel modo più assoluto questa diceria che qualcuno ha messo in giro perché, in base all’attuale regolamento, è necessario aver compiuto due anni e sei mesi perché questo possa avvenire. Quindi, i Parlamentari di prima nomina della vecchia legislatura non riceveranno la pensione.

Devo anche dire che, però, chi ha messo in giro questa voce forse spera che la nuova legislatura e il nuovo Parlamento, con una leggina, consenta anche di fare questa specie di condono e di sanatoria. Voglio dire che le cosiddette pensioni dei Parlamentari non sono pensioni vere e proprie, perché sono semplicemente una sorta d’elargizione che è fatta dal Parlamento, senza che esista una legge. Questo è molto grave: non è la legge che lo stabilisce, è semplicemente una delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera.

Qualcuno dice che, nella prossima legislatura, l’Ufficio di Presidenza della Camera potrebbe stabilire questa sanatoria. L’Italia dei Valori sicuramente sarà in Parlamento, qualche deputato dell’Italia dei Valori sarà nell’Ufficio di Presidenza e garantisco che si opporrà nel modo più totale a sanatorie di questo tipo. Posso ricordare che io stesso, recentemente, ho sventato un tentativo di sanatoria a favore delle cariche politiche e sindacali, per una sorta di condono di tipo previdenziale un po’ diverso, che riguardava i contributi figurativi. Il 24 febbraio, Gian Antonio Stella ne ha parlato sul Corriere della Sera.

Noi dell'Italia dei Valori siamo contro questo tipo di pratiche, questo tipo di condoni, e questo tipo di privilegi. Anzi, la nostra proposta di legge sulle pensioni dei Parlamentari prevede che la riduzione, che ci sarà ed è prevista già dalla prossima legislatura, si applichi anche agli ex Parlamentari, perché non ci pare giusto che venga applicata solo per il futuro, mentre chi magari fruisce veramente di grandi privilegi non sia minimamente toccato da un intervento di questo tipo.

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25 Marzo 2008

In difesa dei consumatori




Sono Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, associazione in difesa dei consumatori che da anni si batte contro truffe ed abusi, per la legalità. Sono candidato con Di Pietro e l’Italia dei Valori al Senato, in Veneto, in Lombardia e nel Lazio.
Che cosa faremo in Parlamento al Senato? C’è anche il conflitto d’interessi, che è una cosa importante, ma le questioni che riguardano i cittadini, quelli che ci seguono e ci ascoltano, sono il caro vita, la vita a rate, le vite delle persone mangiate dalle rate delle banche, dai debiti, milioni di cittadini indebitati a tasso variabile, il 91% su tre milioni e mezzo che non ce la fanno più e che perderanno la casa, perché le banche hanno consigliato il tasso variabile, ossia che uno può anche guadagnare dai debiti.

Un’altra questione è la sicurezza. Noi siamo stati un popolo d’immigranti, siamo andati all’estero, io stesso come Di Pietro, siamo andati in Germania per pagarci gli studi, ci siamo sudati quel titolo di studio che abbiamo preso, ma quando eravamo all’estero avevamo il permesso di soggiorno, lavoravamo, e qualora non rispettavamo le leggi venivamo respinti accompagnati alle frontiere. Bisogna che un Paese come l’Italia, che ha bisogno degli immigrati, spenda di più sulla sicurezza, sulle forze dell’ordine, sui processi che si devono celebrare, tutti sanno che ci sono i racket, le tratte degli schiavi che vengono in Italia, ci sono ragazzine che stanno nei quartieri sotto il mondo della prostituzione: bisogna battersi contro la tratta delle schiave.

Bisogna battersi anche sui tanti giovani e precari, cinque milioni di precari, schiavi moderni come dice Beppe Grillo, ricattati ogni tre mesi che lavorano per 800 euro al mese. Bisogna dare una speranza a questi ragazzi e ragazze che non possono farsi una casa, una famiglia, e non è vero che i soldi non ci sono. I soldi si possono trovare, e noi li abbiamo trovati nella scorsa finanziaria, abbiamo risvegliato i fondi dormienti delle banche, un tesoro tra i 10 e i 15 miliardi di euro che serviranno a risarcire le vittime del risparmio tradito, a stabilizzare i precari, si possono trovare anche i fondi nella sicurezza, tutti quei fondi sequestrati nei tribunali, migliaia e migliaia di fondi, di libretti, miliardi di euro che possono aiutare ad assumere più magistrati, dare la benzina alle forze dell’ordine che spesso non riescono a combattere il crimine.

Queste sono le battaglie che noi faremo, e soprattutto contro la repubblica delle banche, perché questo è un Paese dove destra e sinistra, come diceva Ezra Pound, dove “i politici non sono altro che i maggiordomi dei banchieri”, e questi banchieri guadagnano sempre anche quando perdono. Mi occupo, e mi sono occupato come Adusbef, del signoraggio, della riserva frazionaria, e ce ne continueremo ad occupare.

Noi dell’Italia dei Valori, da non confondere con il Partito Democratico, andremo in Parlamento e saremo una garanzia della legalità, del rispetto dei diritti, della sicurezza e dell’ordine, perché questo è un Paese disordinato che ha bisogno dei riferimenti per guardare al futuro. Questo è un momento importante per votare l’Italia dei Valori, e mi rivolgo a tutti quei consumatori che ho tutelato, avete una possibilità. Italia dei Valori per non far vincere la destra, per non far vincere Berlusconi, per non far vincere Tremonti, quello che ha fatto lo scudo fiscale, la più grande operazione di riciclaggio di Stato, tassata al 2% in forma anonima. Non siamo per gli evasori, siamo contro gli evasori. Votateci con fiducia: non tradiremo mai la fiducia di chi non ce la fa e deve tirare la cinghia per sopravvivere.

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