Istat: ancora cattive notizie per l’economia italiana
Sandro Trento
Nei giorni scorsi, l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha fornito i dati relativi alla crescita del Prodotto interno lordo italiano, nel terzo trimestre 2010. Nessun segnale positivo: mentre tra aprile-giugno 2010 il Pil era cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, tra luglio e settembre, invece, è aumentato dello 0,2%, meno della metà rispetto ai mesi passati. Questi dati sono indicativi della situazione economica del nostro Paese che non è affatto rosea, come invece vogliono farci credere, ma procede molto a rilento.
Se confrontiamo la nostra economia con quella di altri Paesi, scopriamo che in Germania, sempre nel terzo trimestre, il Pil è cresciuto dello 0,7%, nel Regno Unito dello 0,5% e in Francia dello 0,4%, il doppio rispetto al nostro. Se, inoltre, confrontiamo l’andamento del Pil in Italia tra luglio e settembre 2009, vediamo che quest’anno c’è stato un aumento soltanto dello 0,1%.
Il quadro che emerge è preoccupante e porterà di sicuro a una revisione al ribasso delle stime di crescita per l’anno in corso e, forse, anche a ipotizzare un 2011 peggiore di quanto si era previsto. La crisi non è ancora finita, basta guardare il mercato del lavoro: c’è una forte disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani e il settore manifatturiero. A questo si aggiunge la caduta del potere d’acquisto delle famiglie, che sta diventando problema ingestibile, perché gli italiani non riescono più ad affrontare le spese, sia per i bisogni di prima necessità, sia per quelli secondari.
Il sistema produttivo italiano è complessivamente in difficoltà. L’economia tedesca, invece, sta andando molto bene, grazie a una ristrutturazione delle imprese che riescono così a penetrare i mercati più dinamici dell’Asia.
Al momento dell’insediamento a Palazzo Chigi, il governo Berlusconi aveva annunciato una rivoluzione liberale, aveva promesso una serie di sogni, come i tagli alle tasse per le famiglie e per le imprese, l’aumento della concorrenza, le riforme strutturali. Nulla di tutto ciò è stato fatto: la pressione fiscale non è diminuita, non c’è stata una maggiore liberalizzazione e un aumento della concorrenza sui mercati, non è stata fatta la riforma del mercato del lavoro con l’introduzione di ammortizzatori sociali, non sono stati dati incentivi alla ricerca e all’innovazione, anzi i fondi sono stati decimati dai provvedimenti del ministro Tremonti. Di fronte alla gravità della situazione economica e all’incapacità del governo Berlusconi di governare il Paese, noi dell’Italia dei valori chiediamo di voltare pagina, di chiudere finalmente la stagione del berlusconismo e di consentire al centrosinistra di andare al governo e di riformare l’economia italiana.
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Commenti
Non c'è motivazione a investire in Italia. Purtroppo i capitali vanno all'estero e qui rimangono i disoccupati e con i capitali se ne va il benessere che sarà sostituita dalla povertà.
Postato da: Agostino VA VB | 22.11.10 20:03
basta vedere quant'è l'inflazione in Italia per dedurre che stiamo inguaiati!
la differenza fra salario medio e costi è impressionante. Il potere di acquisto degli italiani è sceso e se c'è qualcuno che ancora si può permettere di vivere con dignità è perché c'è ancora il nero che copre i buchi (oltre alle famiglie)
Postato da: giorgio treccia | 22.11.10 10:12