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6 Novembre 2010

Nelle piazze di Roma e del Lazio per le rinnovabili


In questo fine settimana saremo in numerose piazze di Roma e del Lazio per la raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.
Dopo la nostra mobilitazione per il referendum contro il ritorno al nucleare, dunque, confermiamo la nostra vocazione di partito che non dice solo di no, ma avanza proposte alternative sui grandi temi. Mentre il governo va avanti con la scellerata politica del nucleare, noi pensiamo al futuro dei nostri giovani e a quello dell’ambiente.
Sull’energia, infatti, da sempre siamo grandi sostenitori della possibilità di sviluppare il ricorso alle rinnovabili, fino a raggiungere il 100% del nostro fabbisogno. Questa proposta di legge prevede un Piano energetico ambientale nazionale coerente, che obblighi anche il governo a presentare ogni anno un rapporto al Parlamento sull’attuazione, oltre a una netta distinzione tra fonti rinnovabili sostenibili e non sostenibili che potranno accedere agli incentivi.
La legge prevede ancora meno burocrazia per gli impianti solari termici e fotovoltaici di piccola taglia installati sui tetti che, in assenza di vincoli, saranno autorizzati con una semplice comunicazione al Comune di appartenenza.
Tra le altre novità del progetto legislativo, infine, la razionalizzazione dei trasporti con la riduzione della domanda di mobilità automobilistica attraverso una pianificazione urbana integrata e moderna, assegnando la precedenza al trasporto pubblico elettrico e su ferro e alla mobilità pedonale e ciclistica. Fra gli interventi: chiusura al traffico di zone sempre più ampie dei centri urbani e incentivazione di mezzi di trasporto a emissioni zero.
Dopo la grande mobilitazione per il referendum, dunque, vi aspettiamo nelle piazze della Regione Lazio e di tutta Italia perché la vostra firma è fondamentale. Solo così cominceremo a gettare le basi per un Paese nuovo, pulito in tutti i sensi.


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23 Ottobre 2010

NUCLEARE, UNA SCELTA ANTISTORICA E ANTIECONOMICA


Il Governo Berlusconi, per bocca dello stesso Tremonti, ha dato alla scelta nucleare il significato dell'unica politica di sviluppo che il centro destra è in grado di proporre al paese. E' una decisione avventurista, che fa gli interessi di un complesso industriale ben identificato, che usa l'Enel per mettere le mani sulla gigantesca mole di affari legata agli appalti della costruzione delle nuove centrali.


La dimensione dell'affare è enorme. Supera la spesa che l'Italia ha sopportato negli ultimi 15 anni per la costruzione dell'Alta Velocità. Inoltre è noto che tutti gli affidamenti, i contratti e le costruzioni sono realizzati in un contesto di segretazione, che rende impossibile ogni controllo. I metodi usati per i lavori del G8, il cosiddetto “metodo Bertolaso”, riceveranno un impulso e un'estensione senza precedenti
La nomina di Romani a ministro dello sviluppo è stata voluta da Berlusconi che mette così un suo uomo ossequiente e ligio al volere del capo nel punto nevralgico delle politiche industriali italiane.
La preoccupazione si accresce ulteriormente se si tiene presente che la lobby affaristica, che agirà senza controlli, guadagnerà tanto di più quanto di più riuscirà a far crescere il costo delle costruzioni delle centrali ben al di fuori delle previsioni.


Le prime dichiarazioni del Governo e dell'Enel fissavano a 3,5 miliardi di euro il costo di una centrale elettronucleare di tipo EPR. E' noto che due centrali di questo tipo sono in costruzione in Francia e in Finlandia e il loro costo, alla metà della realizzazione, supera i 5 miliardi di euro. Il Canada ha rifiutato una proposta francese per una centrale nucleare di tipo EPR che ammontava a 8,5 miliardi di euro. E' prevedibile che le centrali italiane costeranno più di otto miliardi di euro l'una.
Con costi di questo tipo l'energia elettrica di fonte nucleare sarà più cara di quella da fonte convenzionale. Infatti gli ammortamenti degli impianti, le loro manutenzioni in condizioni di sicurezza, il decommissionamento e lo smaltimento delle scorie, che non hanno solo il problema del costo ma anche quello ben più grave della sicurezza dei siti, faranno salire il costo del chilowatt nucleare ben al di sopra dei costi attuali e forse al livello di quello delle fonti rinnovabili. Non è un caso se i costruttori, l'Enel e i partner francesi non sottoscrivono ancora i contratti se non hanno la sicurezza di poter adeguare le tariffe elettriche ai costi di ammortamento per almeno 30 anni.


Altro che riduzione delle tariffe elettriche del 20%, il costo della elettricità nucleare è destinato ad una crescita costante, con esiti economici imprevedibili.
Romani, desideroso di mostrarsi ligio agli ordini, ha stanziato 2,4 milioni di euro per l'Agenzia per la sicurezza nucleare, non ancora costituita. Vale la pena di ricordare che l'analoga struttura francese, che ha compiti fondamentali e un ruolo centrale per far procedere la scelta nucleare, ha un bilancio di oltre 400 milioni di euro e una struttura operativa cinque volte maggiore di quella pensata da Romani, che dovrebbe risultare dal trasferimento di due reparti provenienti da Ispra e Enea.
Se pensiamo che una struttura così asfittica, con pochi mezzi e poche competenze, dovrebbe controllare la grande lobby nucleare, vengono i brividi. Il professor Veronesi si appresta a dare la sua copertura a questo affare indecente. Rifletta bene, per non compromettere una fama di scienziato ben meritata solo per inseguire un'ultima infatuazione. Non vorrei ricordare al professore, che ha dedicato la vita alla battaglia contro il cancro, che importanti studi di suoi colleghi tedeschi mostrano che i bambini che vivono vicino alle centrali hanno una maggiore incidenza di leucemie infantili. dovrebbe riflettere bene prima di dare il suo avallo a questa avventura. L’Agenzia, priva di risorse proprie, sarà di fatto alla mercé dei costruttori.
Come dimostra il caso della vendita di Green Power da parte di Enel, che si disfa della sua azienda che opera nelle energie rinnovabili, per fare cassa per il nucleare, la scelta nucleare del governo italiano è assolutamente alternativa a quella per le energie rinnovabili e per la green economy. Si ha un bel dire, come fa la Prestigiacomo, che faremo tutto, nucleare e rinnovabili. In Italia non ci sono le risorse finanziarie per questo connubio e la scelta nucleare ci relegherà al ruolo di fanalini di coda nel comparto più dinamico delle tecnologie energetiche del futuro e della ricerca.


L'A.D. Di Enel dice, esagerando, che la costruzione delle centrali elettronucleari porterà diecimila nuovi posti di lavoro. Bisogna rispondere che con la stessa cifra e nella metà del tempo, le energie rinnovabili possono produrre più di 150mila posti di lavoro.
Adesso è il momento di intensificare la mobilitazione nei territori interessati dai siti, che ormai si conoscono, e in tutto il Paese, per prepararci alla battaglia referendaria di primavera, per battere sul campo il governo Berlusconi e per dare al Paese una nuova prospettiva politica.


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22 Settembre 2010

Cade l'ultima speranza dei nuclearisti: l'atomo ci renderà più poveri


C’era una volta il punto di forza della cordata nuclearista in Italia, la punta di diamante delle argomentazioni per il ritorno all’atomo: il costo del kilowattora, ovvero delle bollette che i cittadini pagano ogni due mesi per l’elettricità. Per un clamoroso errore, però, sul sito dell’Ain, l’associazione italiana nucleare, è apparso per poche ore un rapporto interno che inquadra tra gli 8 e i 12 centesimi il costo, sopra ai 7 attuali. Il dato è stato tolto in tutta fretta, una verità troppo scomoda per l’Enel, il principale gruppo industriale dell’Ain. Dopo aver dichiarato per mesi che i costi delle centrali italiane sarebbero rimasti sufficientemente bassi, Enel e governo si ritrovano sbugiardati dal proprio alleato tecnico.
Il progetto nuclearista di Berlusconi e Sarkozy perde così un altro pezzetto per strada, la compattezza delle proprie motivazioni. Nonostante la realtà fosse ben diversa, avevano infatti sempre usato a sostegno della propria battaglia il tanto sbandierato costo inferiore rispetto all’energia attualmente in uso nel nostro Paese. Non è mai stato così, i costi reali di costruzione delle centrali nucleari subiscono rialzi naturali e continui, come dimostrato dalle uniche due centrali EPR in costruzione (lo stesso modello che usare in Italia): quella di Flamanville in Francia e quella di Olkiluoto in Finaldia, in ritardo di anni e con costi ormai duplicati rispetto alle stime iniziali.
Con Scajola dimessosi, l’agenzia per il nucleare non ancora insediata, i comuni dove costruire ben lontani dall’essere scelti, tutte le regioni e le loro popolazioni contrarie e adesso la caduta dell’argomento “risparmio”, sono tempi bui per il nucleare italiano. A scanso di equivoci e di colpi di coda, però, noi dell’Italia dei Valori abbiamo raccolto le firme per fare un referendum e bloccare definitivamente la follia atomica. Dall’altra parte, e lo diciamo da sempre, c’è la green economy: costi minori, pari efficienza, più posti di lavoro. Adesso non resta che aspettare una convinta adesione del Pd, incomprensibilmente timoroso rispetto alla nostra proposta. Il referendum è l'unico strumento democratico per colpire al cuore questo sporco gioco.


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6 Maggio 2010

Nucleare: il grande rischio italiano


Esprimo una fortissima preoccupazione per l’esistenza in rete di documenti riservati attribuiti a fonti interne ad EDF dai quali, se fossero veri, risulterebbe che le centrali di tipo EPR di futura costruzione in Italia presentano un rischio di esplosione intrinseco alla loro progettazione in grado di determinare la fusione del nocciolo del reattore.
Ciò sarebbe determinato, secondo le documentazioni tecniche riservate presenti in rete, dal fatto che per realizzare gli obiettivi di produzione di energia elettrica a costi economicamente competitivi sarebbe necessario pilotare la centrale in modalità vicinissime al punto critico di equilibrio.
Se le cose fossero vere sarebbe necessario un profondo ripensamento della scelta nucleare italiana. Una fonte interna ad EDF avrebbe divulgato documenti confidenziali secondo i quali si potrebbe dimostrare che la concezione dei reattori tipo EPR, in costruzione in Francia e previsti in Italia, implicherebbe un rischio molto serio di “un incidente nucleare maggiore” con conseguenze incontrollabili e disastrose.
Secondo questa fonte, la centrale EPR sarebbe estremamente pericolosa in quanto, a detta degli esperti estensori dei documenti, alcuni modi di pilotaggio del reattore EPR (il cosiddetto RIP cioè ritorno istantaneo in potenza) potrebbero provocare l’esplosione del reattore a causa di un evento di espulsione delle barre usate per moderare o spengere la reazione nucleare. Questi modi di pilotaggio non sarebbero previsioni astratte ma modi correnti di funzionamento della centrale necessari per realizzare l’obiettivo di redditività economica della centrale stessa , redditività che è strettamente legata al fatto che la potenza del reattore possa essere adattata alla domanda elettrica.
Allo scopo di realizzare la gestione economica di una centrale di tipo EPR, i progettisti non si sarebbero peritati, sempre secondo i documenti di cui si parla, di prendere rischi estremamente reali di un incidente nucleare. Otre a questo, la fonte rivela che molti degli argomenti in favore di EPR (potenza, rendimento, aumento della sicurezza) sarebbero falsi.
Sembrerebbe dunque, secondo la fonte, che la concezione di EPR accrescerebbe il rischio di un incidente del tipo Chernobyl che comporterebbe la distruzione degli involucri di confinamento e la dispersione massiccia di radionuclidi nell’atmosfera. I documenti confidenziali in questione sono riportati integralmente nel sito web www.sortirdunucleaire.org e possono essere visionati da tutti.
La confutazione delle tesi contenute nei documenti non può essere un esercizio politico ma deve basarsi su assicurazioni e controdeduzioni attentamente valutate dalle autorità preposte alla sicurezza nucleare. Il presidente del consiglio Berlusconi (ministro ad interim...) e la ministra Prestigiacomo prendano immediata visione della documentazione presente nel sito e avviino una immediata indagine per appurarne la consistenza prima di fare ogni ulteriore passo nell’avvio della realizzazione di una o più centrali EPR nel nostro Paese.


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4 Maggio 2010

Nucleare: la soluzione si chiama referendum


Contro le Regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.

Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso.
Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto.
Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l'Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), se pure si faranno, dunque, non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l'Italia non sarà pronta e non raggiungeremo gli obiettivi europei.
Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe. Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l'anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l'aumento del 20% dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare. Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l 'Italia pagherà per l'infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni.
Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall'ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola (dimissionario proprio oggi) sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari.
Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell'eolico. Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice.
Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell'investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare. Come si dice: se le conosci le eviti.
Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l'epidemia. Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l'infezione nucleare si chiama referendum.


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3 Aprile 2010

Diciamo no al nucleare


Il governo Berlusconi ha riavviato il nucleare in Italia e ha privatizzato la gestione pubblica dell'acqua. Due minacce a beni pubblici fondamentali, costituzionalmente protetti. Il nucleare metta a rischio la sicurezza dei cittadini italiani e la salute pubblica. La privatizzazione della gestione dell’acqua trasforma un bene pubblico essenziale in una merce sulla quale realizzare profitti.

L'Italia dei Valori si è opposta in Parlamento e si impegna per la loro abrogazione con due referendum popolari. Per realizzarli l'anno prossimo cominceremo da subito la raccolta delle firme. I quesiti sono stati già presentati. Diciamo no al nucleare perché: lo sviluppo del futuro è nell'economia verde e nelle fonti rinnovabili; la scelta nucleare consuma tutte le risorse economiche disponibili e chiude ogni prospettiva per l’avvio di una nuova politica energetica.

Un incidente in una centrale nucleare ha effetti devastanti e di lunghissima durata ed estensione. Le scorie radioattive sono pericolosissime e irraggiano per migliaia di anni. Il problema dello stoccaggio sicuro delle scorie non è risolto in nessun paese del mondo. Una centrale nucleare utilizza un'enorme quantità d'acqua, che altera gli equilibri idrogeologici del territorio ed espone le falde acquifere a rischi gravissimi. La tecnologia nucleare comprata dai francesi è costosa e obsoleta.

L'ENEL la caldeggia per mettere le mani su un finanziamento pubblico che supererà i 35 miliardi di euro, più dell'intera Alta Velocità. Una centrale nucleare proposta dall’ENEL costa quasi otto miliardi di euro. Coi costi dello stoccaggio delle scorie e dello smantellamento della centrale il chilowatt nucleare costerà nella bolletta degli italiani più di quello delle fonti tradizionali.

I siti nucleari saranno scelti ad insindacabile giudizio dei costruttori privati. Le regioni e gli enti locali non hanno voce in capitolo sull'allocazione delle centrali. La parola finale spetta solo al Consiglio dei Ministri. La costruzione delle centrali è fatta senza gare e senza controllo degli appalti e dei subappalti. Il nucleare italiano sarà una riproposizione a dimensioni esponenziali del malaffare della Protezione Civile.

Con la ripresa del nucleare il governo offende il giudizio degli italiani con il referendum contro il nucleare del 1987. Gli italiani non hanno cambiato parere e lo dimostreranno con il prossimo referendum al quale è necessario chiamarli ancora.


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15 Febbraio 2010

Nucleare: non torniamo indietro


In ambito energetico l'Italia dei Valori intende rispettare la volontà popolare espressa tramite il referendum del 7 e dell’8 novembre 1987, in cui si è manifestata contrarietà al nucleare.

L'Italia è un Paese che non può ancora considerarsi denuclearizzato, visto che il problema dello smantellamento delle centrali e dello smaltimento dei prodotti o rifiuti radioattivi è ancora presente nel nostro territorio nazionale. Il Governo Berlusconi, in controtendenza rispetto agli Stati Uniti d’America e a molti altri Paesi europei come la Germania e la Spagna, si è prefissata l'obiettivo di elaborare una politica economica basata sulla produzione di energia da fonte nucleare. Si prevede di produrre il 25% dell'energia elettrica dall'atomo.

In sede di esame nella 10° Commissione del Senato dello schema di decreto legislativo recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione di combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative (A.G. 174) l'Italia dei Valori ha formulato un parere di assoluta contrarietà al provvedimento.

Le criticità attorno al nucleare sono purtroppo ancora ad oggi irrisolte: l’approvvigionamento dell’uranio, la gestione delle scorie radioattive, gli altissimi costi. La tecnologia nucleare esistente è quella di terza generazione, una tecnologia risalente agli anni Sessanta. Le ricerche in questo campo prevedono ancora 10-20 anni di tempo necessari per arrivare alla cosiddetta tecnologia di IV generazione, ossia quella che potrà dare risposte convincenti ai problemi suddetti, a cominciare da quello della sicurezza.

Alla fine dell'anno scadranno gli incentivi attualmente vigenti per le fonti rinnovabili e ci sarà il serio rischio di vedere conseguentemente dirottare parte importante delle risorse pubbliche su una costosa e, in parte, già obsoleta tecnologia nucleare che si intende importare dall'estero.

Mentre il Parlamento italiano approvava la legge 23 luglio 2009, n. 99, il c.d. “Collegato Energia”, sul nucleare, alcune agenzie ONU presentavano alla Conferenza “World Financial and Economic Crisis and its Impact on Development”, tenutasi a New York, una dichiarazione in cui veniva evidenziato quanto l’attuale crisi economica e finanziaria fosse in attesa di una risposta collettiva della comunità mondiale e come la green economy potesse costituire l’unica reale via d’uscita. La Spagna ha risposto positivamente ed ha ribaltato la propria situazione di dipendenza energetica dall’esterno, arrivando a produrre un quantitativo di energia pari al 50,1% attraverso lo sfruttamento di fonti rinnovabili. La Germania ha recentemente investito - luglio 2009 - nel c.d. Progetto “Desertec” 400 miliardi di euro per la realizzazione di progetti destinati alla produzione di energia con tecnologia solare a ciclo termodinamico.

Lo schema di decreto in esame presenta moltissimi aspetti critici. Sotto il profilo del rispetto delle competenze costituzionalmente riconosciute e della necessità dell’intesa fra lo Stato e le Regioni ai fini della costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, quello che appare molto grave è che l’iter previsto - sia dalla legge n. 99 del 2009, sia dallo schema di decreto legislativo in esame - per la realizzazione delle centrali possa arrivare a scavalcare completamente territorio, Regioni ed Enti locali, ponendosi palesemente in contrasto con il Titolo V della Costituzione e specificamente con il rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni riguardanti la produzione dell’energia e il governo del territorio, di cui all’art. 117 della Costituzione.

Per l’attuale Governo non rileva minimamente il fatto che 11 Regioni italiane abbiano impugnato la legge n. 99/09 innanzi alla Corte Costituzionale e che altre, come il Veneto, la Sicilia e la Sardegna, pur non ricorrendo formalmente, abbiano manifestato la contrarietà ad ospitare centrali nucleari sul proprio territorio, né tantomeno che la Conferenza delle Regioni abbia approvato a maggioranza un parere negativo sullo schema di decreto legislativo in attesa di esprimersi in sede di Conferenza Unificata.

Sotto il profilo delle garanzie per i livelli di sicurezza a tutela delle popolazioni, lo schema di decreto in esame contiene un insieme di misure relative ai controlli di sicurezza e di radioprotezione i cui costi indiretti e diretti sono accollati al c.d. titolare dell’autorizzazione unica alla costruzione degli impianti nucleari, ovvero a un privato. Neanche lo Stato, nel nostro Paese, è mai riuscito sino ad oggi ad attuare le norme comunitarie in materia di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti, per cui non si comprende con quali strumenti potrebbe riuscirci oggettivamente un privato.

L'articolo 8 dello schema di decreto definisce poi le caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione degli impianti, inserendo parametri quali la popolazione e i fattori economici; la qualità dell'aria; l'idrologia e le risorse idriche; i fattori climatici; la biodiversità; la geofisica e la geologia; il valore paesaggistico; il valore architettonico-storico; l'accessibilità; la sismo-tettonica; la distanza dalle aree abitate e da infrastrutture di trasporto; la strategicità dell'area per il sistema energetico e le caratteristiche della rete elettrica; i rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante. Senza volersi soffermare analiticamente su ciascun indicatore, basterà semplicemente ricordare che il valore del patrimonio architettonico e artistico italiano non ha eguali e che la maggior parte del territorio italiano è soggetto a rischio sismico e, quindi, non idoneo a ricevere impianti nucleari, né a smaltire le scorie. Né sono numerose le aree che dispongono dell'ingente quantità d'acqua occorrente al funzionamento dei reattori nucleari, perché la portata dei fiumi italiani è generalmente insufficiente e le zone costiere, dove potrebbe essere utilizzata l'acqua del mare, sono spesso congestionate da insediamenti urbani e turistici, scarsamente compatibili con impianti nucleari.

Da ultimo, appare ancora molto grave il fatto che lo schema di decreto legislativo in esame, invece di individuare i siti dove ubicare le centrali nucleari come invece avrebbe dovuto fare in virtù della legge delega, si preoccupa di ottenere il consenso della popolazione italiana attraverso l’enfatizzazione del beneficio economico, le c.d. “misure compensative”, in favore dei residenti e degli enti locali.

Sotto il profilo del mancato rispetto delle disposizioni nazionali e comunitarie in materia di appalti e tutela della concorrenza, lo schema di decreto in esame contiene una serie di disposizioni (nel Titolo II) finalizzate all'individuazione dei soggetti autorizzati a costruire impianti nucleari. Al riguardo l’aspetto più allarmante risiede nella mancata individuazione dei requisiti soggettivi che tali soggetti dovranno possedere, dato che l’articolo 5 dello schema di decreto ne rinvia la compiuta definizione ad un successivo decreto interministeriale. Tutto ciò, nonostante la legge italiana, ed in particolare il Decreto Legislativo n. 163/2006 (Codice degli appalti pubblici), stabilisca la natura e le caratteristiche del c.d. general contractor che possa partecipare ad una gara pubblica per la costruzione di un’opera pubblica come un'autostrada. Nello schema di decreto in esame, invece, attraverso un semplice Decreto Ministeriale si definiscono le caratteristiche del general contractor che, senza gara, e in virtù dell’autorizzazione unica, la cui procedura sembra più simile a quella degli appalti a trattativa privata, progetta, costruisce e gestisce una centrale nucleare.

L'adozione del nucleare è un ritorno al passato in controtendenza con gli altri Paesi europei che stanno canalizzando le loro risorse per valorizzare le fonti alternative pulite. Lo slancio del Governo verso il nucleare non deriva tanto da una Strategia energetica europea, ma è chiaramente il frutto delle pressioni dei poteri forti e delle lobby che hanno intenzione di arricchirsi nel nostro Paese e che hanno trovato terreno fertile nel Governo italiano.


Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (31) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

30 Novembre 2009

Una centrale nucleare a Villa Certosa


Dopo il ministro Ronchi, oggi è toccato al ministro Scajola dichiarare di essere disposto perfino a mettersi una centrale sotto casa. A questo punto, immaginiamo che anche il Presidente del Consiglio desideri trasformare il suo vulcano di Villa Certosa in un' efficientissima e sicura centrale nucleare e a conservare le scorie nel suo mausoleo di Arcore. Ridicolo se non fosse drammatico.

La mappatura dei siti è stata più volte annunciata, ma mai presentata dal Governo che ha evidentemente sempre più paura della sindrome Nimby, ossia non nel mio giardino. Infatti le Regioni, già da tempo, sono sul piede di guerra per bloccare la realizzazione delle centrali nucleari, frutto dell'intesa bilaterale Berlusconi-Sarkozy.

Le centrali di terza generazione, che non entreranno in funzione prima di dieci anni, non sono affatto sicure come vorrebbero far credere ai cittadini perché sussiste sempre il problema dello stoccaggio delle scorie radioattive.

Il futuro del nostro Paese e' nelle energie pulite e rinnovabili come il solare l ’eolico e nella ricerca sull'idrogeno. La propaganda spicciola di questi sedicenti Governanti ormai fa solo sorridere e preoccupare.


Postato da Felice Belisario in | Commenti (92) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Ottobre 2009

Nucleare: il governo decidera' da solo


Oggi alle ore 15:00 abbiamo rivolto un'interrogazione parlamentare in tema di localizzazione dei siti per la costruzione di impianti nucleari e per lo smaltimento delle scorie radioattive. Riporto di seguito la domanda, posta dall'Onorevole Anita Di Giuseppe, la risposta del Ministro Elio Vito e la mia replica.

La domanda

Anita Di Giuseppe :Signor Presidente, la legge 23 luglio 2009, n. 99, prevede il ripristino dell'intera produzione di energia nucleare e delega solo il Governo a decidere i criteri per l'individuazione dei siti delle future centrali nucleari, in intesa solo con la Conferenza unificata. Sebbene il Governo smentisca l'esistenza ad oggi di una mappa già definita dove ubicare gli impianti nucleari e di smaltimento delle scorie, si è diffusa la notizia di una lista stilata da incaricati del Governo che conterrebbe il nome di dieci siti ospitanti, vale a dire Monfalcone, Scanzano Jonico, Termoli, Palma, Oristano, Chioggia, Caorso, Trino Vercellese, Montalto di Castro e Termini Imerese.
Il gruppo dell'Italia dei Valori intende sapere se il Governo possa confermare o smentire questa notizia, visto che tra i criteri di esclusione ai fini dell'individuazione dei siti dovrebbero, peraltro, essere tenute in debita considerazione sia la vocazione turistica di una determinata area, sia l'eventuale presenza sullo stesso territorio di industrie o di impianti di produzione energetica.
Inoltre, vogliamo sapere attraverso quali procedure si prevede di coinvolgere, nella massima trasparenza, le popolazioni e gli enti locali interessati su un argomento così rilevante.


La risposta

Elio Vito :Signor Presidente, ringrazio il gruppo dell'Italia dei Valori che consente al Governo di fornire alcuni chiarimenti, spero esaustivi, su una questione di grande interesse per l'opinione pubblica. L'interrogazione, infatti, riguarda i criteri di localizzazione dei siti ospitanti impianti nucleari e per lo stoccaggio delle scorie radioattive. A tal proposito, preciso che la delega contenuta all'articolo 25 della cosiddetta legge sviluppo, un importante provvedimento varato recentemente dal Parlamento, definisce principi e criteri direttivi per l'emanazione dei decreti che definiranno i dettagli relativi alle diverse fasi del programma nucleare del nostro Paese. Il Governo, pertanto, è delegato a definire i criteri per la localizzazione degli impianti e non già a stilare elenchi di alcun tipo. Questo credo che sia importante da precisare rispetto alla prima richiesta dell'onorevole.
La specifica definizione di siti è competenza di una successiva attività, di tipo anche autorizzativo, che sarà sviluppata nel rigoroso rispetto delle modalità fissate dalla legge, previa verifica della strettissima rispondenza delle caratteristiche tecniche dello specifico progetto ai requisiti di sicurezza prefissati. La richiamata delega del Governo sarà esercitata, tra l'altro, attraverso la determinazione di elevati livelli di sicurezza dei siti, anche al fine di tutelare la salute della popolazione e l'ambiente. A tal proposito, si può assicurare che le decisioni in merito - e questo è il secondo aspetto del quesito posto - saranno assunte attraverso il previsto coinvolgimento e il necessario consenso anche dei soggetti interessati a livello territoriale. Il Governo, infatti, è consapevole che una mancata e larga condivisione delle scelte può comportare seri ostacoli al cammino del programma nucleare nazionale.
D'altro canto, i richiamati decreti legislativi dovranno essere adottati previa acquisizione non solo del parere della competenti Commissioni parlamentari ma, come è stato ricordato, anche del parere della Conferenza unificata. Infatti, è la stessa «legge sviluppo» a stabilire espressamente che tale autorizzazione sia rilasciata su istanza del soggetto richiedente, previa intesa con la Conferenza unificata. La Conferenza unificata, è bene ricordarlo, rappresenta la sede istituzionale idonea per affrontare le problematiche territoriali specifiche. In essa infatti, come è ben noto agli onorevoli interroganti, trovano rappresentanza non solo le regioni ma anche le province e i comuni che saranno eventualmente ed evidentemente interessati dalle procedure autorizzatorie che ho richiamato dalla legge.


La replica

Antonio Di Pietro :Signor Ministro, mi meraviglio di lei! Anche lei ci si mette a dire bugie come il suo Presidente del Consiglio? L'articolo 25 prevede il semplice parere della Conferenza unificata che dirà quel che gli pare e piace, ma il provvedimento non ha bisogno del parere obbligatorio e vincolante della Conferenza unificata. Quindi, di fatto il Governo deciderà da solo, tant'è vero che più della metà delle regioni hanno già fatto ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione (tanto per chiarire i fatti).
In secondo luogo, noi dell'Italia dei Valori denunciamo la scelta scellerata ed omicida di questo Governo di riprendere la costruzione delle centrali nucleari. Perché? È omicida in quanto attenta alla salute, attenta all'ambiente, attenta ai territori, ed è scellerata perché è costosa. Costa troppo e, per quando sarà fatta, le centrali di terza generazione saranno obsolete rispetto agli studi che stanno portando a quelle di quarta generazione. Inoltre, l'uranio è talmente ridotto a poca quantità che costerà sempre di più e quindi il costo sarà sempre maggiore. Inoltre, è contro la volontà popolare perché nel 1987 il popolo italiano ha detto che non vuole le centrali nucleari.
La nostra proposta è di utilizzare quelle risorse e quel tempo per sviluppare energie alternative e tra queste l'energia solare, l'energia eolica, le biomasse, la geotermica, insomma tutte quelle energie che possono fare meglio, a minor costo e a minor rischio salute. Ma questo comporterebbe meno guadagni per le solite lobby che questo Governo sta tutelando (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori ).


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13 Settembre 2009

Perche' il nucleare non e' la soluzione


Il governo Berlusconi, coerentemente (bisogna dirlo), con il suo programma elettorale si presenta con una riedizione del nucleare in Italia.

Inizialmente, si pensava alla ennesima boutade governativa, con un Presidente del Consiglio tradizionalmente iperattivo ed ipercinetico che vuole pontificare su tutto, perfino sulla fisica atomica. Poi ci si è resi conto che le cose stanno procedendo: il Ministro dello Sviluppo economico Scajola ha firmato un decreto che fa partire la macchina; ora, il prossimo step, è quello di pubblicare la lista dei siti e qui, penso, ne vedremo delle belle poiché nessuno vuole avere una centrale termonucleare nel proprio giardino. Nel frattempo, il giro vorticoso delle superconsulenze ha ripreso il suo corso; studi di fattibilità milionari, magari dati ai soliti “amici degli amici”, si susseguono a ritmo incessante.

Cosa succederà in futuro? Il nucleare berlusconiano veramente ripartirà in Italia o è una specie di “Ponte sullo Stretto” perenne di cui tutti parlano perché intanto non si farà mai? Questi gli interrogativi che attendono risposte.

Intanto vediamo perché, tecnico – politicamente, questo nucleare governativo non ci piace.
Il primo punto è che l’accordo tra l’Enel e l’omonima società francese di elettrcità, sembra fatto su misura per rifilare all’Italia (che del resto è storicamente abituata) un bidone tecnologico: infatti il nucleare francese è di terza generazione mentre ora già gira la versione 3.5 e fra qualche anno addirittura la 4.
Quindi all’Italia capiterà un nucleare in sostanziale “disuso” mondiale. Il nucleare di terza generazione poi presenta ancora problemi relativi alla sicurezza e quindi è un nucleare pericoloso.

Il secondo punto è che il nucleare, al contrario di quanto sbandierato dal Ministro Scajola e da Berlusconi costa e costa molto alla comunità, cioè a noi tutti.
Infatti, nel computo dei costi, si deve mettere anche la costruzione e lo smantellamento della centrale con il che il costo unitario di Kwh prodotto non è affatto così conveniente come si vuol fare pensare.

Il terzo punto è che la gestione in sicurezza delle scorie non è affatto risolto se è vero che nessuno sa più dove buttarle, a partire dagli usa del presidente Obama che le nasconde nel sito salino di Yucca Mountains.

Quarto punto le emissioni evitate di CO2, cioè di anidride carbonica, il gas serra responsabile principale dei Cambiamenti climatici, non sono conteggiabili per il Protocollo di Kyoto.

Il quinto punto è che le centrali nucleari sono degli obiettivi terroristici molto sensibili e che quindi richiedono una sorveglianza “h 24” militare molto costosa .

Il sesto punto, ma certo non meno importante degli altri, è che, guidato dagli Usa, il mondo sta dirigendosi con decisione verso le fonti rinnovabili e cioè solare, eolico, biomasse, piccolo idro, energia mareale.

Il settimo punto è che il nucleare civile fa, spesso, da traino al nucleare militare e non vorremo che Berlusconi, saputolo, volesse una bella bomba con il suo faccione.

L’ottavo punto, ma forse anche più importante, è che i cittadini italiani si sono espressi contro il nucleare con un referendum più di venti anni fa.

Insomma, appare chiaro che il nucleare è una scelta di vera retroguardia scientifica, politica, civile ed umana ed occorra una forte opera di mobilitazione dei cittadini per impedirla.


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9 Luglio 2009

Nucleare: spaventoso passo indietro


Oggi è stata scritta un’altra pagina nera: il governo Berlusconi ha imposto agli italiani il ritorno al nucleare attraverso il disegno di legge sviluppo, approvato in via definitiva al Senato. Questa proposta oscena era stata già respinta dai cittadini, attraverso un referendum, nel 1987.

Insomma, mentre Obama va avanti con la sua politica verde, il nostro governo ha fatto fare al nostro Paese un passo indietro spaventoso, mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, al sol fine di rimpinguare le casse di pochi imprenditori senza scrupoli e di assoggettarsi alle lobby del nucleare.

L’Italia dei Valori è contro il nucleare, senza se e senza ma, consapevole che la scelta di questa energia obsoleta non è un segnale di sviluppo, né di risparmio. Il nucleare di terza generazione è pericoloso, dispendioso, ambientalmente distruttivo e, sul piano della salute, una bomba ad orologeria. E non è sicuramente la risposta giusta al problema energetico esistente. Non sappiamo ancora neanche come smaltire le scorie radioattive, e nessuno in merito ha mai trovato una risposta. E di fronte a tutto questo e ai pericoli scientificamente provati del nucleare di terza generazione, il governo Berlusconi che fa? Approva una legge per riportarlo in auge.

Il nostro Paese ha una posizione geografica invidiabile, al centro del Mediterraneo, ricco di fonti alternative e innovative. Avremmo potuto investire in quello che la natura ci ha donato, nel solare, nell’eolico e creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per l’imprenditoria. Ma così non è stato, perché questo Governo pensa agli interessi dei soliti furbetti e non ai cittadini.

Tra l’altro, l’Italia ha bisogno di investimenti concreti nelle energie pulite perché è inadempiente rispetto agli obblighi comunitari relativi al protocollo di Kyoto e anche perché sarebbero un volano di innovazione e nuove occupazioni, come dimostrano le esperienze della Spagna, della Germania e di molti altri Paesi tecnologicamente avanzati.


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3 Giugno 2009

Ticino atomico


Siamo agli sgoccioli di questa fenomenale campagna elettorale che ci ha visto attraversare le cinque circoscrizioni d'Italia, andando nelle città e nei paesi più lontani, per scoprire che c'è un bisogno reale di democrazia, di giustizia e di solidarietà sociale.
Ci sono degli aspetti inquietanti che abbiamo scoperto durante la campagna: mentre si facevano i gossip personali sul Premier si scoprivano invece decreti davvero preoccupanti per quello che è la democrazia, per quello che è il rispetto del diritto internazionale e la difesa del territorio e dell'ambiente.
Faccio solo un esempio: le centrali nucleari. Nella distrazione generale hanno approvato un decreto che nel corso dei prossimi sei mesi imporrà la costruzioni di 4 nuove centrali nucleari in Italia, dopo il referendum del 1987 dove l'80% della popolazione aveva detto NO, dopo Chernobyl, che aveva avvelenato i nostri territori.
Dopo tutto quello che è successo, la popolazione italiana si trova a ridiscutere questa vicenda. Impianti obsoleti, vecchi e pericolosi, che lasceranno in eredità per i prossimi cento mila anni le loro scorie radioattive. Costi spaventosi, 25 miliardi di euro per 4 centrali che copriranno soltanto il 2% del fabbisogno energetico nazionale, destrutturando completamente quello che è il tessuto occupazionale, professionale, e tutto quello che serviva per le fonti energetiche e rinnovabili, tra termo tecnici, termo idraulici, edili, tutti quelli che in questi anni avevano sviluppato le nuove tecnologie.
Dall'altra parte, negli altri Paesi, ci viene un segnale ben preciso: le fonti rinnovabili saranno il futuro dell'umanità. Qui, invece, andremo a costruire delle centrali nucleari senza sapere dove metterle. Un territorio sismico, un degrado idro geologico, un dissesto nel quale non c'è la possibilità fisica per costruire le nostre centrali. Si pensa addirittura che la centrale del nord Italia verrà costruita in Provincia di Novara, nel Trino Vercellese in prossimità delle risaie, prosciugando quel poco d'acqua che c'è, magari proprio quella del parco del Ticino e nel cono d'atterraggio di Malpensa.
Questo è quello che questo governo dissennato sta facendo nel nostro territorio. E' proprio qui che dobbiamo andare in difesa della nostra terra, per noi e per i nostri figli. Per quello dobbiamo invitare tutti a votare, dobbiamo fare l'ultimo salto, lanciare il cuore al di là dell'ostacolo. Invitare davvero tutti, soprattutto quel 30% della popolazione sfiduciata e che non crede più nella politica, ad andare a votare per l'Italia dei Valori. Abbiamo la possibilità di mettere tre preferenze, che possono dire giustizia, pace, diritti umani, la possibilità dell'uso delle fonti rinnovabili e della difesa delle nostre acque.
Da qui nasce la nostra vera battaglia, e lo dobbiamo fare per i padri della nostra Patria, che con il sangue hanno costruito e difeso questa Costituzione e questa Repubblica, lo dobbiamo a noi stessi, per un futuro davvero migliore in Italia ed in Europa. In tutte le circoscrizioni abbiamo la possibilità di dare un segnale forte a tutto il Paese. Forse adesso, in queste ultime ore, abbiamo la possibilità di convincere ancora parte di quel popolo progressista, ma sfiduciato, che può cambiare il nostro Paese.

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6 Maggio 2009

Energia e ambiente: per uno sviluppo sostenibile


Oggi, mercoledì 6 maggio alle ore 10, si terrà a Roma (in piazza G. G. Belli 2) il convegno di Confcommercio dal titolo “Ambiente ed energia: scelte strategiche e fattori di sviluppo”. Intervengono Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, Giuseppe Vatinno, Responsabile Nazionale Energia e Ambiente di Italia dei Valori, Luigi Paganetto, presidente Enea.

La politica in generale, e quella energetico ambientale in particolare, ha l’importante compito di guidare, sia attraverso i programmi politici, che l’attività legislativa che, quando chiamata, tramite l’attività esecutiva di governo, l’intero processo industriale di sviluppo e le sue delicate interazioni con l’ecosfera.

Italia dei Valori ha fatto e sta facendo dell’Ambiente uno dei cardini strategici e non meramente tattici (come è avvenuto per alcuni partiti) della sua azione politica ed istituzionale, declinandolo non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale ed europeo in particolare.

Abbiamo una sola Terra e dobbiamo fare molta attenzione a preservare il nostro unico habitat.

Nell’ambito delle scelte strategiche per combattere i cambiamenti climatici, supportare il modello di sviluppo sostenibile, ma anche di raggiungere il maggior livello possibile di indipendenza energetica, occorre, come noto, impegnarsi per sviluppare al massimo le fonti di energia rinnovabile e l’efficienza (energetica).

Queste opzioni sono quelle principalmente individuate a livello internazionale dalle Nazioni Unite –tramite l’ IPCC (International Panel on Climate Change)- e dall’Unione europea.

Per “fonti rinnovabili” intendiamo principalmente il solare (nelle due declinazioni di fotovoltaico e termodinamico), l’eolico, le biomasse (a “filiera corta” per preservare le grandi aree verdi del pianeta, come l’Amazzonia) , il mini idroelettrico (con potenza installata minore di 1 MW) e le energie del mare (ondose e di marea propriamente dette).

Per “efficienza energetica” intendiamo tutte quelle misure messe in atto per aumentare l’efficienza di motori, edifici, utensili, elettrodomestici.

In questa ottica, l’Unione europea ha lanciato il suo famoso programma del “20 – 20 – 20 al 2020” che intende raggiungere appunto per l’anno 2020 il 20% di fonti rinnovabili primarie (cioè non solo elettriche o termiche), e la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 ed, infine, l’obiettivo di un aumento del 20% della efficienza energetica.

Del pacchetto poi fanno parte altre misure che riguardano i trasporti, con l’opzione del limite dei 130 grammi di CO2 per Km al 2012 e poi, 95 grammi per il 2020 per le nuove auto e la quota del 10% di biocarburanti, sempre al 2020.

Inoltre, nelle linee guida del Protocollo di Kyoto, l’utilizzo di fonti rinnovabili e dell’incremento di efficienza energetica rappresentano i punti cardine dell’azione mondiale per combattere l’effetto serra che è la causa principale dei cambiamenti climatici.

Il Convegno su “Energia ed Ambiente” di Confcommercio nazionale -che associa 820.000 imprese)- è un’occasione importante (anche per la sua diffusione territoriale) per sensibilizzare gli attori pubblici e gli associati a mettere in atto quelle misure che possono dare un contributo sensibile allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Ad esempio, misure relative all’installazione di pannelli fotovoltaici e misure di efficienza energetica presso i consociati darebbero una grossa mano all’Italia a raggiungere i propri obiettivi ambientali nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

Per informazioni:
Giuseppe Vatinno
www.giuseppevatinno.it
cell.: 338-7275363


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17 Marzo 2009

La menzogna del nucleare


Le aperture del Governo al nucleare hanno sollevato un dibattito serio ed articolato, all’interno del quale trovano spazio riserve, critiche, suggerimenti che non devono rimanere inascoltati.
Serve una risposta ferma contro i soliti “buoni propositi” ammantati di progresso e ineludibile necessità, indirizzati a meri fenomeni speculativi per l’affarismo più bieco ed insensibile. Il diritto alla salute è un diritto primario ed inalienabile che non può lasciare il passo ad un business mortale. La percentuale di malattie tumorali è in forte crescita e la presenza sul territorio di centrali radioattive, con annessi problemi di stoccaggio, sarà fonte di ulteriori emergenze e di futuri affari relativi allo smaltimento delle scorie letali.
L'Italia dei Valori stringerà, sul territorio, alleanze con i partiti che avranno una concomitanza di valori e di principi come il rispetto all'ambiente con le energie rinnovabili, il no al nucleare, il rispetto della legalità, dei diritti del cittadino, della libera informazione, sempre e comunque dalla parte dei cittadini.

Pubblico il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Paolo Canducci, giovane assessore alle Politiche Ambientali del comune di S.Benedetto del Tronto.

Testo dell'intervento

"Mi trovo a San Benedetto del Tronto, di fronte al Comune, e sono venuto a parlare con l'Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, perché ho rispolverato un documento prodotto dal CNR, dal ricercatore Francesco Meneguzzo, esperto di energia, e da un team di esperti e specialisti tra i quali figurerebbero i responsabili delle politiche nazionali sull'energia e l'ambiente. Questo studio assegna a San Benedetto del Tronto, all'area della Sentina - una bellissima riserva naturale - una nomination che non so se farà piacere ai suoi abitanti: la candidatura ad ospitare una centrale nucleare di media generazione, circa 800 MW."

Claudio Messora: "Come nasce questo studio del CNR datato 20 marzo 2008 che identifica nel comune di San Benedetto del Tronto una possibile location per la costruzione di una centrale nucleare di media potenza?"

Paolo Canducci: "Nasce da un'iniziativa di alcuni collaboratori del Ministero dell'Ambiente che chiedono al CNR uno studio di fattibilità per la costruzione di una centrale nucleare, e individuano San Benedetto del Tronto. Molto probabilmente si riferivano alla zona della Sentina perché altrimenti mi sorge il dubbio di capire dove c'è lo spazio, perché San Benedetto purtroppo è fortemente edificata, quindi spazi per strutture del genere, tranne in quell'area, non ci sono. E' chiaro che il CNR ha fatto uno studio di fattibilità esclusivamente legato all'approvvigionamento di acqua, alla vicinanza di infrastrutture. Forse, ritengo che non abbia approfondito l'elemento qualificante di quell'area, che è una riserva regionale, che ha dei vincoli importanti, anche per cose molto più piccole di una centrale nucleare. E' quindi chiaro che in un contesto normativo di riferimento regionale e locale di questo tipo, le complicazioni per un intervento del genere sono notevoli. Questo solo per rimanere sotto l'aspetto formale, per non dire che non c'è quel consenso sociale sul nostro territorio che possa accettare o condividere l'installazione di una centrale di questo tipo.
Nel novembre scorso una mozione che chiedeva al Consiglio Comunale di votare contro l'installazione di una centrale nucleare, contro la realizzazione di un deposito di scorie, contro il passaggio delle scorie nel nostro territorio è stata votata all'unanimità. Significa che è stata votata anche dall'opposizione, ovvero dagli stessi partiti che invece a Roma sostengono la necessità di tornare al nucleare. Questo che cosa significa in termini spiccioli? Che a Roma si fa semplicemente propaganda, perché quando si va a focalizzare bene dove realizzare queste grandi opere energetiche, poi o ci si scontra con quelle che sono le esigenze territoriali. Da ultimo, il nuovo Presidente della Regione Sardegna, che tutto si può dire tranne che non sia fortemente legato al Presidente del Consiglio, se non altro almeno per i rapporti che il Presidente ha col papà commercialista, anche lui il giorno dopo le elezioni ha detto 'Caro amico Silvio, da noi la centrale non la puoi fare'. Pur se ci fosse l'accordo sulla linea teorica, le difficoltà di realizzazione di una centrale nucleare sarebbero enormi. Tant'è che mi viene il sospetto che l'accordo sottoscritto qualche giorno fa, oltre che una cosa che può succedere solo in Italia: quando è ancora in vigore il risultato di un referendum, il Presidente del Consiglio fa un accordo contro il risultato del referendum senza avere fatto prima una legge che supera il referendum. Si fa cioè un accordo ufficiale contro legge! Estremizzando e con le debite proporzioni sarebbe come se Berlusconi e Sarkozy avessero fatto un accordo per rendere lecito l'omicidio senza prima cambiare la legge che punisce l'omicidio. E' chiaro che è un'iniziativa che ha un effetto propagandistico più che pratico.
Ci presentiamo con una proposta vecchia, superata, che è quella di un nucleare di terza generazione, che quando verrà inaugurata, quando verrà tagliato il nastro all'inaugurazione, molto probabilmente nemmeno dallo stesso Presidente del Consiglio considerata l'età, le tecnologie saranno andate avanti e noi staremo ancora a inaugurare una cosa già oggi vecchia ancora prima che parta il progetto. Oggi il ricorso al nucleare inteso come quella tecnologia che produce scorie di cui oggi nessuno ancora sa cosa farne se non nasconderle da qualche parte, con costi enormi per la collettività, poi ci sarebbero le spese da sostenere per lo smaltimento delle scorie, e le spese da sostenere dopo trent'anni per la messa in sicurezza della centrale in smaltimento. Spese che guarda caso in Finlandia, dove stanno costruendo la centrale in questi anni, la società che la costruisce non si è voluta accollare. Il rischio dei costi di smaltimento e della messa in sicurezza della centrale nucleare se li è accollati lo stato. L'impresa non se li è voluti accollare, a dimostrazione della diseconomicità di questa tecnologia.
Uno dice, ma allora cosa si deve fare? L'Italia ha bisogno di energia. La risposta è intervenire sull'efficienza e sul risparmio energetico degli edifici residenziali e produttivi. Intervenire sul ciclo produttivo delle aziende, fare in modo che la produzione sia meno impattante, in termini sia di materie prime da consumare che anche di imballaggi e di prodotti. Dopo aver fatto tutto questo, dopo ossia avere messo in efficienza energetica gli edifici industriali, residenziali, quelli pubblici, le scuole... a quel punto produrre l'energia che necessita, perché ce ne sarà ovviamente una quota necessaria, attraverso le fonti alternative, che ormai hanno raggiunto uno sviluppo elevato, sia in termini di tecnologia che anche di diffusione e di solidità tecnologica ed economica. Quindi pannelli fotovoltaici, impianti eolici, geotermia, piccole centrali di cogenerazione e trigenerazione, in quella che è la logica dell'energia diffusa. Non grandi centrali, che creano problemi nel territorio dove vengono realizzate, ma piccoli insediamenti che permettono di avere energia dove serve, quando serve e quanta ne serve, evitando gli sprechi e le speculazioni, perché grandi centrali possono essere realizzate solo da grandi gruppi che poi alla fine decidono il prezzo. Piccole centrali possono essere realizzate anche da piccole imprese o anche da consorzi all'interno di un nucleo produttivo, di una zona industriale, e quindi sono loro a stabilirsi il prezzo. Io con simpatia la chiamo l'anarchia dell'energia, in senso positivo, ossia ognuno si fa l'energia di cui ha bisogno, e quindi non è schiavo di chi te la vende, quando vuole e al prezzo che vuole. L'abbiamo visto con i problemi con la Russia per quanto riguarda l'approvvigionamento del gas. Se sei troppo dipendente da un grande fornitore, il fornitore fa il prezzo, il fornitore decide i tempi, il fornitore decide le quantità."


Claudio Messora: "Noi vorremmo sostituire la dipendenza dal petrolio con la dipendenza dall'uranio, che già adesso viene ricavato nella quantità di 40.000 tonnellate all'anno, mentre il consumo delle 438 centrali nucleari attualmente a regime è di 65.000 tonnellate all'anno, quindi c'è un gap da colmare, che andrà acuendosi nel tempo con l'eventuale costruzione di nuove centrali. Il prezzo dell'uranio potrebbe lievitare alle stelle se non esaurirsi direttamente la materia prima."

Paolo Canducci: "E' verissimo quello che dici, tant'è vero che l'equazione "centrali nucleari = prezzo dell'energia più bassa" è una menzogna, ma non perché sono sicuro che il prezzo dell'energia sarà più alto, ma perché io non sono sicuro che sarà più basso. E' una menzogna in questo senso, perché nessuno oggi ci sa dire quanto costerà smaltire le scorie, o quanto costerà rimettere in sicurezza la centrale una volta esaurita, e quelli sono costi che in un business plan, nella realizzazione di un progetto, vanno considerati per stabilire quello che dev'essere il costo al chilowatt. In più, nessuno ci dirà tra quindici o vent'anni quanto costerà l'uranio. Nessuno ce lo può dire oggi come nessuno ci poteva dire che a luglio il petrolio stava a 150 dollari e oggi sta a 50 dollari. Quindi dice una grande bugia, e chi la dice sa di dirla, e questo è ancora più grave, chi dice che con le fantomatiche quattro centrali nucleari di Berlusconi e Sarkozy il costo al chilowatt sarà più basso. E' una grande menzogna, perché loro non ne possono essere sicuri. La soluzione c'è, ed è quella di non farle le centrali nucleari, a meno che non si scopra che si possa fare energia senza l'uranio e senza produrre scorie. Questa fantomatica quarta generazione di cui tanto si parla ma di cui nessuna ha ancora spiegato bene di cosa si tratta, dovrebbe avere a che fare con un modello di centrale che consuma meno uranio e non produce scorie. Questo però è solo sulla carta. In realtà le centrali che fanno oggi sono quelle vecchie, che consumano uranio come hanno sempre fatto e che producono scorie che non sono in grado di essere smaltite."


Postato da Domenico Scilipoti in | Commenti (67) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Febbraio 2009

Nucleare: il modello Berlusconi


Nella politica intesa come spettacolo Berlusconi apre un altro fronte: tutto va bene per mettere la sordina al problema della crisi economica. E col nucleare si può anche dare ad intendere che un po' di affari riprenderanno. Tra l'altro il gesto è anche uno sgarbo istituzionale nei confronti del Senato che aveva cominciato a esaminare un provvedimento in merito anche al nucleare: la scelta avviene in assenza di una legge.

L'intesa con Sarkozy ci affibbia quattro centrali basate sulla tecnologia francese Epr. E' vecchia e inaffidabile. I due impianti in costruzione in Finlandia e Francia non sono ancora terminati dopo anni di lavoro e i loro costi sono lievitati moltissimo.

L'Italia non ha bisogno di centrali nucleari per produrre l'energia elettrica che le è necessaria. Non ne ricava alcun guadagno tecnologico perché non sono basate su tecnologia d'avanguardia. E per di più i suoi quadri tecnici all'altezza della situazione sono pochi e prossimi alla pensione, mentre i giovani sono assunti con contratti a termine e non sono preparati al compito.

L'unico guadagno prevedibile è quello derivante dall'alleanza Enel-Electricité de France, in base alla quale Enel potrà comprare a prezzo stracciato l'energia elettrica che avanza a EdF nei mesi di scarso consumo e rivenderla a prezzo maggiorato ai suoi cittadini italiani: è il mercato bellezza!

Il trionfalismo berlusconiano dovrà fare i conti con la tendenza delle imprese costruttrici italiane a usare cemento di scarsa qualità, la difficoltà di reperire siti compatibili che devono avere tanta acqua a disposizione e poca popolazione intorno, l'accettazione delle cittadinanze coinvolte, lo smaltimento delle scorie.

Quest'ultimo argomento ha convinto Obama a non finanziare nuove centrali nucleari. In Italia l'unico e ultimo tentativo di seppellire scorie fu impedito dalla Basilicata sul suo stesso territorio. Il Manifesto, da cui sono tratte principalmente queste notizie, riferisce di un'inchiesta del quotidiano "The Indipendent" secondo cui le nuove centrali progettate in Inghilterra sul modello francese sono sì meno esposte a guasti ma l'eventuale fuoriuscita di radiazioni sarebbe maggiore e più luttuosa.

La previsione non turberà il ministro Ronchi che è disposto a ospitarne una sotto casa sua.


Postato da Pancho Pardi in | Commenti (176) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Febbraio 2009

Nucleare: la strategia dei perdenti


Ieri il Ministro dell'elettricita' iracheno Karim Wahid ha chiesto collaborazione alla Francia per la costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Oggi tocchera' a Berlusconi ed a Scajola, che firmeranno sempre con la Francia un accordo di cooperazione sull'energia nucleare.

Mentre gli Stati Uniti d'America si accingono ad abbandonare il nucleare e ad investire tutte le risorse disponibili sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, dando inizio ad un cambio di strategia che a breve sara' seguito dalla stragrande maggioanza dei paesi piu' industrializzati del mondo, Cina inclusa, Berlusconi costringe l'Italia e gli italiani a compiere una scelta diametralmente opposta, esattamente come l'Irak.

Diranno che servira' a restituire competitivita' alle imprese italiane, che negli anni hanno effettivamente pagato l'energia ad un prezzo superiore a quello pagato dalle imprese che producono in Paesi che hanno esercitato l'opzione nucleare.

Ma non diranno a nessuno che tra circa 10 anni, una volta completato il gigantesco affare legato alla costruzione delle centrali nucleari e prima ancora della loro entrata in funzione, ogni potenziale beneficio risultera' completamente azzerato.

Avremo semplicemente sostituito la nostra dipendenza dal petrolio con la dipendenza dall'uranio, il cui prezzo si e' decuplicato negli ultimi anni, a causa di una ormai cronica insufficenza delle estrazioni, che recentemente ha costretto gli stessi francesi a rifornirsi da vecchie testate nucleari sovietiche smantellate.

Avremo sottratto miliardi di euro agli investimenti sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, che sulla base di valutazioni operate da esperti di tutto il mondo, generano per ogni miliardo di investimento pubblico due miliardi di investimento privato e determinano, rispetto allo stesso importo investito per la realizzazione di una centrale nucleare, la produzione del doppio di energia elettrica.

Avremo accumulato altri 10 anni di ritardo sulle nuove tecnologie rispetto a paesi come la Germania, il Giappone, gli Stati Uniti d'America e la stessa Cina, che hanno invece investito o che hanno deciso di investire seriamente sulle energie rinnovabili.

Avremo perduto l'unico beneficio che questi anni di sacrifici del nostro sistema produttivo ha lasciato in eredita' alle nuove generazioni: quello di non doversi fare carico dei costi giganteschi necessari per lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento dei siti dei quali sono costretti a farsi carico i contribuenti francesi.

Avremo costretto le popolazioni dei territori che ospiteranno i siti a vivere nelle stesse condizioni dei cittadini francesi che negli ultimi anni hanno convissuto con una serie innumerevole di incidenti.

Il nucleare e' il passato; le energie rinnovabili ed il risparmio energetico sono il futuro.

E piuttosto che del futuro delle sole poche imprese amiche che parteciperanno all'immenso banchetto del nucleare in Italia, Berlusconi dovrebbe occuparsi, come Barak Obama, del futuro di tutto il paese.


Postato da Carlo Costantini in | Commenti (210) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif



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