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19 Agosto 2008

Sceriffi da operetta


Siamo proprio conciati male. Da un lato Berlusconi e la sua dittatura dolce, il mito dell' "uomo solo al comando", ma che in realtà appare agli occhi del mondo come un dittatore da parodia, con Tremonti che fa il suo portaborse. Dall’altro, grazie al celodurismo leghista di Maroni, sindaci che si travestono da sceriffi, ma che con i loro provvedimenti appaiono sempre più agli occhi del mondo come "sceriffi da operetta".

Il decreto legge n. 92, effettivo dal 5 agosto, ha dato più poteri ai sindaci, che in passato potevano emanare «atti che gli sono attribuiti dalle leggi e dai regolamenti in maniera di ordine e sicurezza pubblica», mentre ora sono incaricati della vigilanza «su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto».
Ecco uno spaccato del Paese Italia, dopo i primi decreti emanati da molti sindaci: a Forte dei Marmi è vietato tagliare l'erba nel weekend o nelle ore pomeridiane, ad Eraclea è vietato fare castelli di sabbia e scavare buche in spiaggia, a Novara è vietato sostare in più di due persone nei giardini pubblici dopo le 23.30, mentre a Eboli è vietato persino baciarsi in automobile, dove si può arrivare fino ai 500 euro di sanzione.

Vi sono anche sindaci che hanno emanato provvedimenti in larga parte condivisibili, come, ad esempio, il divieto di danneggiare o rubare i cartelli che recano messaggi di divieto, vendere abusivamente qualsiasi merce sulle spiagge, il divieto di imbrattare pareti di edifici o monumenti e il divieto di prostituirsi con multe anche ai clienti. Premesso che in molti casi si tratta di regole di buona educazione, per le quali non si dovrebbe ricorrere a decreti dei sindaci, non sarebbe meglio in questi casi che il Ministro degli Interni emanasse un provvedimento valido su tutto il territorio nazionale?

Tuttavia merita di essere sottolineato che i provvedimenti dei sindaci assumono connotati grotteschi. Ciò che essi hanno in comune è il fatto di avere effetti meramente propagandistici, privi di qualunque efficacia sul piano pratico. Sotto il profilo penale, infatti, chi si ritrova a fare i conti con una denuncia ha ben poco da temere. Ad esempio, prendiamo i clienti delle prostitute: per loro, salvo che non siano colti durante l’atto sessuale, non è configurabile alcun reato, e dunque alcuna condanna o punizione. Lo stesso dicasi per i vandali o "writers": in tali casi il reato previsto è quello di "deturpamento" (art. 639 del cp) e le pene vanno da 5 a 103 euro o da 5 a 1.032 euro, se il bene colpito è "pubblico". Di fatto le inchieste si concludono sempre con decreti penali da 50 euro, nei casi peggiori, o con l’archiviazione, se manca la querela di parte.

Ancora peggio è l’effetto che i provvedimenti producono sul turismo e all’estero, come dimostra un recente articolo del giornale inglese Independent, dal titolo "Turisti attenti: se una cosa è divertente, l'Italia ha una legge che lo vieta", dove viene commentata la "tempesta di nuove regole e regolamenti che rischiano di trasformare il bel paese nel più grande stato-babysitter". Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano.

Una nuova occasione di dileggio dell’Italia, il cui prestigio a livello internazionale sta scendendo sempre più giù a causa delle politiche da burletta che questo governo pone in essere.
Ma anche a voler essere "nazionalisti", ci chiediamo come farà il semplice cittadino italiano a districarsi in questa sequela di divieti e di multe, quando si muove per turismo o lavoro sul territorio nazionale. A meno che l’uso delle forze armate nelle città non preluda all’istituzione di posti blocco all’ingresso di ogni agglomerato urbano per informare chi arriva delle regole valide solo per quel territorio.


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (116) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

14 Agosto 2008

Vasto: la politica dei diritti


Anche quest'anno l'Italia dei Valori organizza l'incontro con i cittadini e con il partito dedicando tre giorni a temi di attualità e sviluppando dibattiti.
Saranno tre giorni particolarmente intensi. E quest'anno per la prima volta vorremmo coinvolgere il maggior numero di cittadini sui temi che proponiamo.

Uno dei temi di grande attualità ed interesse è quello della “legge uguale per tutti” e della “informazione uguale per tutti”, temi messi in discussione specialmente in questi ultimi mesi da interventi normativi che stanno facendo discutere.
Su questi temi vorremmo provocare il dibattito e l'interlocuzione con il maggior numero di persone, e quindi abbiamo previsto questa iniziativa invitando voi cittadini a mandarci attraverso Youtube interventi con i vostri quesiti, osservazioni, critiche e le vostre sollecitazioni. Trasmetteremo gli interventi da voi realizzati e cercheremo di rispondere al maggior numero di persone nel corso dei tre giorni.

I temi che affronteremo saranno quelli che riguardano la politica economica, la politica giovanile, la politica delle donne e la politica dei diritti. Su questo ultimo tema organizzeremo una tavola rotonda con degli ospiti, e in questa occasione ci sarà questa finestra dove ci saranno le risposte ai quesiti che ci invierete.
Parleremo delle nostre iniziative legislative, perché si può parlare di giustizia ma se non si traducono le idee in progetti di legge è come non parlarne. Per esempio, stiamo assistendo a questi primi mesi di governo Berlusconi ad interventi sulla giustizia con la proposizione di leggi ad personam, ancora una volta, ma sui grandi temi di riforma di giustizia e di garanzia dei diritti l'annuncio è che se ne parlerà in autunno.

Noi abbiamo già fatto le nostre proposte, su cui tutti dovranno confrontarsi. Siamo intervenuti con proposte di riforma di sistema e strutturali. La giustizia si cambia modificando le norme sbagliate e individuando le risorse per far funzionare il sistema, perché senza non c'è riforma che si possa fare. Ci siamo mossi presentando disegni di leggi per la riforma del processo penale, del processo civile, del processo del lavoro e del processo fallimentare. Poi abbiamo proposto l'istituzione dell'ufficio per il processo, un modulo organizzativo nuovo per il sistema giustizia che prevede l'informatizzazione e la riqualificazione del personale.

Abbiamo presentato interventi specifici come il disegno di legge per la creazione della banca dati del DNA, uno strumento necessario che negli altri paesi europei sono già stati realizzati e con grossi risultati. Siamo in ritardo di anni, e dopo aver presentato il disegno di legge il 16 maggio 2008 due mesi dopo il governo lo ha presentato uguale al nostro anche nelle virgole. Ci chiamano forcaioli e giustizialisti ma poi ci copiano. E nonostante ci abbiano copiato sono stati capaci di commettere tre errori, messi in evidenza dagli uffici legislativi del Senato.

Poi altri disegni di legge su argomenti specifici in materia di prescrizione, di minima offensività dei reati, in materia di violenza alle donne, in materia di omofobia e discriminazione razziale. Un pacchetto di disegni di legge sui quali dobbiamo confrontarci.

Siamo disponibili ad accettare anche le critiche più feroci, però vogliamo discutere dei problemi, perché attraverso la discussione anche dallo scontro polemico si può costruire qualcosa di positivo. Ci crediamo fortemente.


Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (64) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Luglio 2008

Responsabilita' politiche del G8 di Genova


Diversi nostri lettori ci hanno chiesto le ragioni per cui l’Italia dei valori ha votato contro la costituzione di una Commissione di inchiesta sulle violenze del G8 di Genova.

Assicuro che noi dell’Italia dei Valori abbiamo sempre sostenuto la necessita’ di fare piena luce sui fatti verificatisi in occasione del G8 di Genova e soprattutto di ben individuare le responsabilità a tutti i livelli di quanto è accaduto. Noi pretendiamo e continueremo a pretendere la verità sulle responsabilità politiche. Lo pretendiamo per le vittime di un vero e proprio massacro, ma lo pretendiamo anche per restituire dignità ad uno Stato uscito umiliato a livello internazionale dalle violenze di Genova.

Ciò che ci ha lasciato a suo tempo perplessi è che ad accertare fatti penalmente rilevanti potesse essere un organo parlamentare quale la “Commissione di inchiesta”, che per definizione è di parte e dipende dalla maggioranza numerica del momento, e non invece la Magistratura, che essendo terza garantisce migliore obiettività circa il risultato, a cui poi poteva e ben può affiancarsi una “Commissione di indagine”.

A questo punto, però, è bene fare chiarezza sulla distinzione concettuale che noi abbiamo posto tra una “Commissione parlamentare di inchiesta”, su cui all’epoca abbiamo espresso riserve, e una “Commissione parlamentare di indagine”, verso cui noi invece propendevamo e che ancora oggi siamo disposti a sostenere. La Commissione parlamentare di inchiesta e’ titolare di poteri analoghi a quelli della Magistratura, compresi gli interrogatori, le perquisizioni e quant’altro di investigativamente rilevante, e sull'attività della Magistratura può interferire, pur essendo, spesso, del tutto priva della necessaria autonomia ed indipendenza, in quanto espressione dei partiti e di maggioranze politiche, variabili per definizione.

Oggi, a distanza di solo pochi mesi, possiamo dire che i fatti hanno dimostrato che le nostre preoccupazioni erano fondate. La magistratura ha processato e sta processando i responsabili mentre la Commissione di inchiesta sul G8 di Genova, se costituita, sarebbe oggi nelle mani blindate di chi nel 2001 aveva la responsabilità dell’ordine pubblico, di chi avrebbe interesse personale a fare emergere verità diverse da quelle che comunque cominciano ad emergere dai processi, di chi avrebbe addirittura la possibilità di interferire con la stessa attività dei Giudici.

La Commissione parlamentare di indagine che noi auspichiamo, invece, avrebbe compiti di sola valutazione politica sulla base dei risultati di indagini acquisite dalla magistratura senza interferenze e nel rispetto della diversità dei ruoli. A nostro avviso questa soluzione sarebbe lo strumento più efficace per accertare responsabilità politiche ormai quasi inequivocabili, anche grazie a quanto continua ad emergere dai processi. La verità non e’ certo emersa dall’indagine conoscitiva “farsa” messa in campo dal precedente governo Berlusconi. Ma la verità non sarebbe emersa neppure da una attività di inchiesta contrapposta a quella dei Giudici e pilotata di volta in volta dai Partiti al potere.

Forse abbiamo fatto bene, forse abbiamo sbagliato. Ma l’abbiamo fatto con totale buona fede e concreto spirito costruttivo.


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (229) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Luglio 2008

No alla Banca del Mezzogiorno


Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati, di martedi 22 luglio, sull'istituzione di una "Banca del Mezzogiorno".

"Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame riguarda un tema caro al Governo, perché lo stesso Ministro Tremonti lo aveva già proposto nel 2004, con esito fallimentare, con l'istituzione della banca del Mezzogiorno. Premessa la contrarietà del nostro gruppo all'istituzione di una banca del Mezzogiorno, considerata la sua inutilità, bisogna evidenziare alcune questioni.
Innanzitutto i precedenti: banche del Mezzogiorno ne abbiamo avute molte, molte e con esiti fallimentari. Partiamo dal Banco di Napoli, salvato in extremis, dal Banco di Sicilia, acquisito dal gruppo Unicredit, dalla Sicilcassa, già in liquidazione, e chi più ne ha più ne metta (ricordo le più grandi, ma vi sono anche le piccole).
Quindi, creare una nuova banca di questo tipo non si capisce quale utile e quale vantaggio possa costituire per il Mezzogiorno, anziché intervenire su questioni serie per il Mezzogiorno, come le infrastrutture, che invece sono state sottratte togliendo i fondi proprio alla Sicilia, alla Calabria e alle regioni del sud.
Premesso ciò, anche il tipo di banca pensata non ha veramente senso: si parla di 5 milioni di euro per la sua istituzione. I dati della Banca d'Italia prevedono che per istituire una banca di credito cooperativo con uno sportello unico occorrono almeno due milioni di euro di capitale sottoscritto: con cinque milioni ci facciamo due sportelli e mezzo in tutto il sud.
Poi guardiamo la situazione, per esempio, della Sicilia - sono sempre dati della Banca d'Italia - per capire se serve una nuova banca. In questo momento, in Sicilia sono operanti 79 banche, con 1.788 sportelli, che coprono 337 comuni. Banche di credito cooperativo ce ne sono invece 30 e sono quelle più radicate sul territorio, con 147 sportelli e coprono 119 comuni. Pensare a una nuova «bancarella», francamente non sappiamo a cosa serva.
Non solo: consideriamo la compagine sociale. Pensare che i soci siano gli enti locali (regioni, province e comuni) è anche questa una grande forzatura: da un lato gli enti locali non riescono a garantire i servizi essenziali, anche per colpa dell'attuale Governo, che ha sottratto loro i fondi e dall'altro lato li facciamo diventare i soci di una banca.
La vera finalità credo sia indicata nella norma istitutiva del Governo: acquisire rami secchi di banche meridionali e insulari. Vorremmo anche capire quali sono, forse l'unica che è rimasta è la Sicilcassa, gli altri sono chiusi o acquisiti già da altri.
Non solo: l'altra finalità probabilmente è nominare tre nuovi soggetti, tre nuovi posti di sottogoverno in una nuova banca (infatti si parla di un comitato promotore di tre soggetti). Ci avessero almeno detto come si chiamano, quanto meno sapremmo chi sono gli interlocutori e con chi parlare.
Cosa serve, invece, al sud? Serve una nuova politica finanziaria su cui il Governo non intervenga assolutamente. Serve una politica finanziaria che consenta al sud pari opportunità di accesso al credito: non una nuova banca, ma trattare con le banche che esistono per garantire tale pari opportunità.
Mi avvio a concludere senza, signor Presidente, che lei mi segnali che il tempo a mia disposizione sia terminato.
Il senso dell'ordine del giorno a mia firma è quello di salvare il salvabile. In altre parole, visto che in questo momento una banca inutile serve a poco (solo ad «occupare» cinque milioni di euro), è necessario provvedere immediatamente alla privatizzazione dell'intero capitale sociale, considerato che è stato prelevato, in egual misura, dal Ministero per i beni e le attività culturali per due milioni e mezzo di euro, e dal Ministero della salute per altri due milioni e mezzo di euro. Pertanto, si privatizzi immediatamente, per fare in modo che questi cinque milioni di euro, per pochi che sono, rientrino e vengano destinati alle finalità originarie, perché il sud non ha bisogno di nuove banche con trovate che garantiscano nuovi posti di sottogoverno, ma di una nuova politica che lo rilanci (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).


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23 Luglio 2008

Lodo Alfano: aborto giuridico e politico


Riporto il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al Senato sul lodo Alfano.

Felice Belisario: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia, colleghe e colleghi, dopo lo spiegamento di forze messo in atto dalla maggioranza per giustificare, legittimare e addirittura esaltare lo scudo giudiziario reso al Presidente del Consiglio, provo un certo imbarazzo nel prendere la parola, perché il provvedimento che è stato inventato, ma forse è meglio dire copiato, dal precedente lodo Schifani, blindato e difeso secondo un copione imparato ormai a memoria, è talmente insopportabile politicamente e brutto giuridicamente da ingenerare vergogna e preoccupazione. Si tratta di una norma confezionata a dovere per rendere sempre più profondo il solco tra il Paese reale e il Palazzo.
Io non so se nelle vostre coscienze, colleghi di maggioranza, vi sia stato lo spazio per un approfondimento sereno ed obiettivo, se davvero siete tutti convinti che il cosiddetto salva-Berlusconi sia una norma che fa onore al nostro ordinamento giuridico. Infatti, al di là delle dichiarazioni di stile, un principio simile, quello di salvaguardia del Presidente del Consiglio, è ignoto alle democrazie occidentali e, anche per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, lo ritroviamo scarsamente applicato nella Costituzione greca, in quella portoghese e in quella francese. Per la Gran Bretagna e per la Spagna si tratta di immunità assoluta perché si parla di sovrani. In Germania, invece, il Cancelliere e i Ministri sono considerati titolari di una funzione pubblica e ad essi si applica la disciplina generale dei funzionari del pubblico impiego.
L'Italia dei Valori ha denunciato ovunque questa bruttura che voi, colleghi di maggioranza, vi accingete ad approvare e per questo tutti noi, perché lo abbiamo detto anche nelle piazze, siamo stati additati come espressione dell'antipolitica e come forze giustizialiste, anche questa mattina qualcuno lo ha detto. Ma a chi è ipocritamente bugiardo intendo restituire l'espressione "giustizialista" che non mi offende ma non mi appartiene e non appartiene neppure al mio partito (Applausi dal Gruppo IdV), a meno che a dire la verità, opporsi strenuamente alle leggi vergogna, chiedere di governare con trasparenza e sempre nel rispetto della legalità sia oggi sinonimo di giustizialismo. Inoltre, a coloro che sono pieni di orticaria perché l'Italia dei Valori è presente sullo scenario politico italiano, difendendo quei principi elementari di libertà ed uguaglianza voluti dai nostri costituenti e che migliaia di nostri eroi hanno difeso con la vita, diciamo di non farsi affliggere dalla disperazione ma di curarsi con pillole di democrazia, di rispetto di tutti gli organi costituzionali a cominciare dal Parlamento e soprattutto di eliminare il macroscopico conflitto d'interessi, vera metastasi di un Paese occidentale che non risolve i problemi della gente, ma solo quelli del Capo, padrone, Presidente. (Applausi dal Gruppo IdV).
Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi, l'Italia dei Valori ha dato prova in questi mesi di sapersi confrontare in queste Aule sui contenuti dei provvedimenti, coerente con i suoi princìpi e con il suo programma. E come emerso nel dibattito anche di questo provvedimento, abbiamo avuto la perseveranza e la determinazione di voler lavorare insieme ai colleghi del Partito democratico, mantenendo un rapporto leale e con la volontà - spero comune - di costruire una credibile alternativa di Governo con il coinvolgimento delle energie vive della società italiana.
Pur nelle reciproche differenze e con quelle criticità che sono emerse ad inizio legislatura, è questo il dato politico che emerge nel dibattito e che fa dispiacere a qualcuno e che anche l'informazione non ha sufficientemente e proficuamente sottolineato.
Ma veniamo a noi, signor Presidente del Consiglio, che dopo le belle e finte parole pronunciate al suo insediamento si è abilmente nascosto, forse arrossendo un pochino per la norma che lei non ha voluto, che hanno scritto i suoi parlamentari legali e che il ministro Alfano ha solo avuto l'onere di marchiare con il proprio nome.
Signor Presidente del Consiglio, o - se preferisce - signor numero 1816 della Loggia P2... ( Applausi dai banchi dell'opposizione. Vivaci commenti dei banchi da maggioranza).

Presidente: Colleghi, per cortesia, lasciamo completare l'intervento del senatore Belisario.

Felice Belisario: Riporto solo dati che ormai sono alla storia e agli atti parlamentari.
...o - se preferisce - signor numero... (Commenti del senatore Asciutti) ...signor numero 1816 della Loggia P2, il disegno del suo ispiratore si sta compiendo: impunità a vita, magistratura insultata e chiamata dai suoi mentori con il gentile appellativo di fogna; l'informazione a suo completo servizio e presto con il bavaglio; l'immunità alle porte per la classe parlamentare; intercettazioni legali da eliminare, mandando in galera chi le ordina e chi le fa conoscere alla pubblica opinione, anche quando fanno emergere il marcio che esiste nella nostra società. Altro che chiacchiere!
Questi sono oscurantismo e nebbia che cercano di avvolgere per far deviare le nostre coscienze. Questa norma è un errore. Continueremo a sottolinearlo; un errore marchiato, compiuto perché la sua megalomania, signor Presidente del Consiglio, la porta ad essere primo anche nelle smargiassate politico-istituzionali. E' una norma-privilegio quella per cui il Parlamento è stato di fatto sequestrato perché bisognava fare presto, perché lei aveva ed ha paura di essere giudicato.
Lei, signor Presidente del Consiglio, non passerà mai alla storia come statista, ma verrà riportato nel guinness dei primati per l'abilità con cui da slalomista provetto è riuscito ad evitare tutti i processi in cui è stato coinvolto.
L'anomalia italiana sta tutta qui, nel presentare al mondo un Presidente del Consiglio sempre più assente dalle Aule parlamentari perché indaffarato ad evitare quelle giudiziarie che, dopo la Cirami, la Cirielli, l'abolizione del falso in bilancio, il lodo Schifani, la bloccaprocessi, adesso ha configurato questa nuova norma firmata Alfano.
Signor Ministro della giustizia, lei ci ha anticipato in qualche sua battuta che in autunno il PdL farà la riforma della giustizia. Ma quale, quella che vuole introdurre l'immunità per la casta rendendo deputati e senatori sciolti da ogni vincolo di legge e che vuole mettere la mordacchia ai giudici separandone le carriere, oppure quella che pensa alle elezioni popolari dei giudici? Ed è possibile parlare di riforme, signor Ministro, di quella della giustizia o di quella sul federalismo, se il Ministro delle riforme è stato condannato per avere prima oltraggiato la bandiera e, l'altro ieri, persino l'inno nazionale? (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
Mi chiedo e chiedo a voi, senatori di maggioranza, con chi e su che cosa...

Presidente: Senatore Belisario, si avvii a concludere, mancano venti secondi al termine del tempo a sua disposizione. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). Colleghi, per cortesia, lasciamo concludere il senatore Belisario.

Felice Belisario: Con chi e su che cosa dovremo dialogare? Pensate davvero, come una Penelope al contrario, che si possa scucire di giorno con la proposta Alfano e tessere di notte sulle riforme? Riteniamo che ciò non sia possibile. Per questo diremo convintamente il nostro no a questo aborto giuridico e politico. (Vivaci commenti dei Gruppi PdL e LNP).

Voce dai banchi della maggioranza: Ma cosa dici? (Commenti dei senatori Collino e Asciutti).
Gramazio (PdL): Bravo!

Presidente: Per cortesia, colleghi, il senatore Belisario sta concludendo il proprio intervento, lasciamolo finire.

Felice Belisario: Diremo il nostro no convinto a questo aborto giuridico e politico, lo faremo in Parlamento, utilizzeremo i mezzi referendari che la Costituzione repubblicana ci mette a disposizione e scenderemo nelle piazze, una, cento o mille se servirà (vivaci commenti dai Gruppi PdL e LNP), per continuare il nostro dialogo con la gente, lasciando voi a rimanere casta. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).


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19 Luglio 2008

Mi autotasso


Devolverò una somma pari a una mia indennità mensile alle forze dell'ordine della zona nolana, in provincia di Napoli, per contribuire, nel mio piccolo, ad aiutare i commissariati e le caserme più impegnate contro la criminalità a superare le enormi difficoltà economiche che sono costretti ad affrontare a causa dei tagli di bilancio operati dal governo.

Mai si era vista una mobilitazione così ampia di tutte le rappresentanze delle forze di polizia, a dimostrazione della gravissima riduzione di risorse al comparto attuata dal governo di centrodestra, che con una mano difende la Casta riproponendo l'immunità parlamentare e con l'altra mette in ginocchio le forze dell'ordine. Mi sembra quindi doveroso aiutare i poliziotti, i carabinieri e i finanzieri che ogni giorno combattono la criminalità, ma che spesso non ricevono i fondi necessari nemmeno per comprare la benzina, pagare gli straordinari, riparare le auto e acquistare materiale di cancelleria per gli uffici.

Nei prossimi giorni, quindi, andrò a effettuare una donazione al ministero dell'Interno, al comando generale dell'Arma e della Guardia di Finanza, chiedendo che venga indirizzata ai presidi di polizia del mio territorio. Sarebbe quantomai utile che anche altri parlamentari provvedano a loro volta ad autotassarsi per sostenere, con un gesto concreto, l'attività di poliziotti, finanzieri e carabinieri e garantire davvero più sicurezza ai cittadini.


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16 Luglio 2008

Via libera alla criminalita'


Riporto il video e il resoconto stenografico dell'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per il rapporti con il Parlamento Elio Vito.

L'interrogazione (guarda il video)

Fabio Evangelisti: Signor Presidente, noi abbiamo presentato l'interrogazione a risposta immediata in esame perché come Italia dei Valori siamo preoccupati per l'attività legislativa del Parlamento che ci sembra vieppiù sacrificata dall'iniziativa legislativa del Governo che procede, tra l'altro, a colpi di fiducia. Ne abbiamo appena parlato poco fa in Conferenza dei capigruppo. Basta ricordare il voto di fiducia della scorsa settimana, quello della settimana in corso e un altro è già preannunciato in ordine alla manovra economica e finanziaria.
Si tratta, per lo più, da parte del Governo di leggi ad personam, «leggi pernacchio», «leggi vergogna», dolo piuttosto che lodo, norme «salva Premier» e via dicendo. Queste, tra l'altro, sono solo una minima parte delle etichette che giustamente sono state assegnate ai provvedimenti voluti da questa maggioranza e dal suo datore di lavoro, l'amministratore delegato Silvio Berlusconi. Perciò affermiamo - lo facciamo dinanzi al Paese - che state espropriando l'Aula di Montecitorio.
Poco fa l'onorevole Volpi ha parlato del cosiddetto «decreto-legge sicurezza». Mi riservo di esporre in fase di replica cosa ne penso, ma siamo di fronte ad un decreto-legge che potremmo ribattezzare «decreto via libera alla criminalità».

Presidente: Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.

La risposta (guarda il video)

Elio Vito: Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, non si può negare che il decreto-legge, come strumento normativo di natura eccezionale utilizzabile solo in casi straordinari di necessità e urgenza, abbia visto, nelle ultime legislature, un largo ricorso.
D'altra parte, la significativa presenza della decretazione d'urgenza è ormai un sintomo costante, onorevole Evangelisti, di tutte le legislature più recenti come emerge dal raffronto dei dati dalla XIII legislatura alla XIV alla XV sino ad arrivare alla legislatura in corso.
Anzi, è un sintomo anche dell'avvio di legislatura, un ricorso particolarmente frequente alla procedura d'urgenza, proprio per fare fronte alla necessità di risolvere ed affrontare i problemi che non hanno trovato risposta dai precedenti Governi.
È il caso della necessità che il Governo Berlusconi ha dovuto affrontare per avviare a soluzione i problemi dell'emergenza rifiuti in Campania e l'emergenza sicurezza (per la quale si è fatto ricorso alla decretazione di urgenza) oltre all'esigenza di abolire l'ICI, la cui rata di pagamento era in scadenza.
D'altra parte, se si raffronta l'attività in questi primi mesi del Governo Berlusconi con quella del Governo precedente emerge che il Governo Berlusconi ha fatto ricorso a dieci decreti-legge, di cui un numero minore è stato portato alla conversione da parte delle Camere, a fronte di quattordici disegni di legge. Il Governo Prodi, nello stesso periodo, aveva adottato, invece, sei decreti-legge e cinque disegni di legge. Era stato fatto, nello stesso periodo, un ricorso maggiore al voto di fiducia, ma soprattutto, onorevole Evangelisti, in un quadro corretto di collaborazione tra Governo, maggioranza e Parlamento l'ampio ricorso per ragioni obiettive alla decretazione d'urgenza, pur minore di quello della legislatura precedente, non ha leso i diritti dell'opposizione e della minoranza parlamentare per quanto attiene al calendario dei lavori. Emerge, dai dati pubblici della Camera, infatti, che è stata non solo rispettata la quota prevista dai Regolamenti parlamentari, ma che tale quota è addirittura superiore al 30 per cento.
Non vi è stata, quindi, alcuna lesione delle prerogative parlamentari. Pertanto, comunque il Governo conviene che sePag. 144si realizzasse, nel corretto rapporto di collaborazione tra maggioranza, opposizione e Governo, quel regime di riconoscimento che l'indirizzo politico è fondato sul consenso si potrebbe fare un minore ricorso a procedure che comunque riducono l'attività legislativa delle Camere. Inoltre, l'attività parlamentare può essere improntata a una procedura dialettica fra maggioranza e opposizione che è in grado di raggiungere risultati positivi quando è fondata su un atteggiamento di sostanziale collaborazione, quanto meno nel diritto del Governo di affrontare temi essenziali per il Paese.

Presidente: L'onorevole Evangelisti ha facoltà di replicare.

La replica (guarda il video)

Fabio Evangelisti: Signor Presidente, ringrazio il Ministro Vito per la sua risposta. Onorevole Vito, lei è stato tanti anni sui banchi dell'opposizione; i precedenti che lei deprecava sempre sono tuttora deprecabili e, nonostante, i toni garbati che lei ha voluto utilizzare per rispondere, non dimentichi che lei gode, insieme al suo Governo, della maggioranza più ampia che la storia repubblicana ricordi.
Allora non può venire qui e riproporsi esattamente come si propone il suo Presidente del Consiglio che dice: «sì al il dialogo, se si fa come dico io». Noi dell'Italia dei Valori, così come spero qualsiasi altra formazione politica responsabile, non possiamo che opporci. Non cadiamo in tentazione od ammiccamenti: non abbiamo alcuna difficoltà ad affrontare a muso duro i diktat, gli aut aut e i colpi di spugna da qualunque parte vengano.
Però, volevo tornare un attimo al fatto che poco fa è stata illustrata un'interrogazione rivolta al Ministro Maroni nella quale si esaltava il decreto-legge sulla sicurezza che è stato imposto grazie all'ennesima furbata, all'ennesimo coupe de theatre, a quella che forse è stata la peggiore e più irresponsabile azione della maggioranza che ha preferito imporre al Parlamento e al Paese un preciso e becero ricatto: o accettare il «lodo Alfano» oppure, pur di salvare Berlusconi, sarebbero stati bloccati 100 mila processi.
Ora, qualcuno forse si congratula, come abbiamo sentito, perché non siamo più di fronte ad un provvedimento «blocca processi», ma la realtà è che ora siamo di fronte ad unPag. 145decreto-legge che potremmo ribattezzare «decreto-legge via libera alla criminalità», aggravato dal fatto che il ministro Tremonti, che domani verrà qui in Aula ad annunciarlo, ha tagliato tre miliardi di euro per quanto riguarda le dotazioni alle forze di polizia e di sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


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11 Luglio 2008

La triste cordata Lodo Alfano


Con prepotenza, arroganza, prevaricazione, sottomissione del Parlamento Italiano ai suoi voleri, ancora una volta ce la ha fatta. Da ieri Berlusconi e fino a che sarà Presidente del Consiglio non è più perseguibile per i processi in corso.Non un "lodo" dunque (che sarebbe una cosa buona) ma un "dolo" (cioè una colpa grave), che marchierà per sempre l’immagine di questo Ministro della Giustizia (che bacia i mafiosi).

Da quindici anni questo signore, spergiuro poiché è provato che già in passato aveva dichiarato il falso ai giudici che lo interrogavano sulla sua appartenenza alla P2, sfugge ai tribunali ed ai suoi processi, anche attraverso parecchie legge fatte a suo uso e consumo, e falsifica la realtà sostenendo che viene sempre assolto. In realtà finora se la è sempre cavata grazie agli ostacoli frapposti a chi indagava su di lui (come con gli impedimenti alle rogatorie internazionali), a svariati meccanismi che costringevano a rinviare le udienze dei suoi processi (come il fatto che non potesse essere presente perché impegnato in attività di governo), al gioco delle prescrizioni (da lui perfezionato dimezzandole).

E’ triste vedere l’intera classe politica della sua maggioranza ridotta ad una accolita di domestici pronti a qualunque cosa per accondiscendere al padrone di casa.
E’ triste vedere Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa ( e tutta Alleanza Nazionale) ridotti a fare i servitori di casa Berlusconi, mentre nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l’immunità ai membri del Parlamento, dichiarando che “L'uso dell'immunità e soprattutto l'abuso del diniego dell'autorizzazione a procedere vengono visti ...come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia".

E’ triste vedere Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Castelli (e tutti i leghisti) ridotti oggi a fare i servitori di casa Berlusconi, mentre nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l’immunità ai membri del Parlamento, dichiarando la “inaccettabile degenerazione nell'applicazione dell'immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio" con "conseguenze inaccettabili e aberranti" che vanno "eliminate" al più presto.

E’ triste vedere Pier Ferdinando Casini, ridotto oggi a fare il mendicante che bussa all’uscio di casa Berlusconi, mentre nel 1993 fu relatore della legge che abrogava l'immunità dichiarando che "Il principio del princeps legibus solutus (cioè il principe non è soggetto alla legge) è medievale e quindi superato. Se vi è istanza di eguaglianza, quindi, essa deve riguardare in primo luogo gli autori della legge".


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10 Luglio 2008

Chi siede in Parlamento


Oggi in Parlamento si sono susseguiti molti interventi della maggioranza che tentavano di spiegare la ragionevolezza della lodo Alfano. Ragionevolezza che non esiste. Tra gli interventi che mi hanno preceduto particolarmente provocatoria è stata la difesa del provvedimento da parte di Mario Landolfi. A questa persona io ho risposto duramente perché non è possibile accettare spiegazioni da personaggi che mi vergogno di chiamare colleghi. Riporto il video e il resoconto stenografico dell'acceso dibattito con questo "parlamentare".

Mario Landolfi: Signor Presidente, è indubbio che ci troviamo di fronte ad uno snodo importante della legislatura: è qui, oggi, in questa sede, in queste ore, che connoteremo il prosieguo dell'attività della Camera; stabiliremo adesso, cioè, se sarà possibile intraprendere e percorrere in questa legislatura un cammino riformista o riformatore. Il campo è pieno di macerie; lo è per responsabilità della politica e della magistratura. Ma oggi non dobbiamo chiederci a chi tocchi scagliare la prima pietra, piuttosto, a chi tocchi rimuoverla, sapendo che quella che ci accingiamo ad approvare oggi è una soluzione, non è la soluzione. Lo ha spiegato l'onorevole D'Alema: non ho alcun mistero o imbarazzo a dirmi d'accordo con lui su questa tesi. Anzi, ne apprezzo e ne colgo l'apertura.
Possiamo e dobbiamo ragionare sulle anomalie del caso italiano; ce ne sono tante e di diverso segno. È sicuramente un'anomalia l'onorevole Di Pietro, che oggi, da politico, fa opposizione a quell'uomo che, da pubblico ministero, voleva «sfasciare»; è un'anomalia un Consiglio superiore della magistratura che disattende platealmente le indicazioni del Capo dello Stato; è un'anomalia il triplice «resistere, resistere, resistere» lanciato da un procuratore generale in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, che istigava i cittadini a resistere contro le decisioni assunte da poteri legittimamente e costituzionalmente garantiti.
Il problema oggi, onorevole D'Alema e colleghi, non è quello di dividerci tra garantisti e giustizialisti. Nessuno di noi ha talmente a cuore le esigenze della sicurezza da sottovalutare quelle delle garanzie in un processo, e nessuno di noi è talmente garantista da nascondersi le sacrosante esigenze della sicurezza dei cittadini. Il problema è un altro: la riaffermazione del primato della politica, che deve trovare in se stessa la capacità di riformarsi, di emendarsi, ma che deve essere consapevole del proprio ruolo.
La politica ha infatti un primato, non perché sia più bella ma perché è un potere che risponde, è un potere che si confronta con i cittadini, che dà conto ai cittadini, a differenza di altri poteri che non rispondono: non rispondono le banche, non rispondono i giornali, non risponde la magistratura, perché è giusto che sia così. Risponde la politica.
Il Presidente Berlusconi fu indebolito nel 1994 quando fu raggiunto da un avviso di garanzia in cui veniva ipotizzato un reato di corruzione nel momento in cui presiedeva una Conferenza mondiale sulla corruzione. È capitato a noi nel 1994, ma è capitato a voi nel 2008, quando il Ministro Guardasigilli è stato costretto a dimettersi perché nel giorno in cui veniva a relazionare al Parlamento gli fu arrestata la moglie! La sua Commissione bicamerale, onorevole D'Alema, non cadde per i capricci del Presidente Berlusconi, ma perché fu impallinata da un plotone d'esecuzione che trovò culmine e sfogo in un'intervista di un pubblico ministero di Milano: questa è la verità! E allora dobbiamo oggi decidere qui se consentire alla politica di riappropriarsi del proprio primato, sapendo che è una strada lunga, è una stata in salita, è una strada faticosa, ma ci dobbiamo provare; altrimenti non siamo degni né di stare qui né di esercitare la nostra funzione di legislatori. Questo è il dato!
E allora io ho apprezzato, e come me tanti, le aperture che oggi sono arrivate dall'intervento dell'onorevole D'Alema, che ha voluto isolare le pulsioni estremistiche, che si è detto disponibile a confrontarsi su strumenti che meglio di questo possono rappresentare la soluzione per riequilibrare finalmente i poteri tra politica e magistratura, e questo è l'inizio. Ma oggi ragioniamo in uno stato di eccezione. Oggi dobbiamo sgombrare il campo dalle macerie, e ci accingiamo a farlo anche col provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Presidente - Rosy Bindi: Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, scusate, non mi sembra il vostro il vostro incipit un modo per chiedere all'onorevole Barbato...

Francesco Barbato: In queste condizioni...

Presidente - Rosy Bindi: ...toni pacati e sereni (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Francesco Barbato: Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere buono al massimo, e quindi farò una proposta molto concreta, vista la direzione verso la quale ci state portando: estendete il lodo Alfano anche all'onorevole Landolfi, visto che ho letto la settimana scorsa su alcuni giornali (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)... Ho letto su Il Mattino che è stato eletto con i voti della camorra. Tre pentiti hanno detto che è stato eletto con i voti della camorra (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Allora, estendiamolo anche all'onorevole Landolfi (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). E allora...

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, un attimo (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Scusate, abbiate pazienza! Colleghi, scusate, l'onorevole Landolfi avrà tutta la possibilità di intervenire, alla fine della seduta, per fatti personali (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, abbiate pazienza, l'onorevole Barbato termina l'intervento (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Onorevole Barbato, continui il suo intervento (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, no (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Dopo, dopo...

Francesco Barbato: Nel 2007, la Corte dei conti ha stabilito che ha recuperato (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)... Ma non si può fare così, signor Presidente (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Nel 2007 la Corte dei conti ha detto che l'Italia ha recuperato il maggior (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)...

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, il suo intervento resta comunque agli atti. Lei lo svolga, quando terminano i cinque minuti le tolgo la parola...

Francesco Barbato: No, no!

Presidente - Rosy Bindi: ...e gli altri intervengono.

Francesco Barbato: Non potete togliermi la parola! Il Parlamento non può togliermi la parola (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

Presidente - Rosy Bindi: Ha cinque minuti, le ho detto! Ha cinque minuti (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Prego, onorevole Barbato.

Francesco Barbato: Onorevoli colleghi, non un giornalino di paese o l'inciucio di piazza, ma la Corte dei conti ci ha detto che il 2007 è l'anno in cui si è avuto il maggior recupero di capitali e soldi sequestrati alle mafie. Nel 2007: sotto il Governo Prodi. Quando vi sono governi seri e persone che dicono e fanno le cose serie, come Romano Prodi, abbiamo dato risultati all'Italia (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Noi dell'Italia dei Valori riconosciamo che bisogna fare una politica di sicurezza per i cittadini: non una politica per gli interessi del nostro Premier. Bisogna smetterla con queste leggi canaglia, con queste leggi ad personam, con queste leggi ad aziendam, con queste leggi ad vergognam che ci stanno propinando in questo Parlamento (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Io con piacere sono stato l'altro giorno in piazza proprio per intercettare il bisogno e l'esigenza dei cittadini, che vogliono un Governo diverso, che vogliono una politica diversa e una sicurezza vera per i cittadini (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...

Nicolò Cristaldi: Vergogna! Vergogna!

[Intervento di un deputato non riportato dal resoconto stenografico al minuto 9:34 del video: "Extracomunitario!"]

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, prosegua per favore: ha ancora un minuto (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Onorevole Barbato, la prego: continui.

Antonio Di Pietro: Deve dargliene la possibilità!

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Di Pietro, la possibilità all'onorevole Barbato è stata data: se però lancia accuse così pesanti ai colleghi, non può aspettarsi che non vi sia la reazione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Onorevole Barbato, termini l'intervento: resta agli atti e poi procediamo. Ha ancora un minuto.

Francesco Barbato: Con il Governo Prodi abbiamo avuto risultati concreti: ecco perché io ritengo, caro Veltroni, che bisogna resistere, resistere, resistere. Perché ci piacciono persone come te, che dicono e fanno cose serie: abbiamo detto cose serie e abbiamo fatto cose serie. In questo momento bisogna solamente resistere. Walter, ha da passa' 'a nuttata! e dopo che sarà passata questa nottata, il tempo, che è galantuomo, ci darà ragione e andremo avanti davvero dalla parte dei cittadini.

Mario Landolfi: Chiedo di parlare.

Presidente - Rosy Bindi: Ne ha facoltà...

Mario Landolfi: Presidente...

Presidente - Rosy Bindi: Lei sa, onorevole Landolfi che per Regolamento posso riservarmi la possibilità di... ma le do la parola subito.

Mario Landolfi: Ne sono consapevole, signor Presidente, e proprio per ciò la ringraziavo. Vorrei anzitutto che venisse tutelato, al pari degli altri, il mio diritto a poter intervenire alla Camera senza che un cane rabbioso, come ha dimostrato di essere in più occasioni (Proteste dei deputati del gruppo Italia dei Valori) - Poi mi risponderete! - l'onorevole Barbato. Perché la polemica mi piace e mi piacciono le interruzioni: faccio politica da troppo tempo perché non riesco a capire queste cose (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Naturalmente, annuncio in quest'Aula, e sono contento di farlo, che l'onorevole Barbato risponderà in tribunale delle sue accuse, con ampia facoltà di prova (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Mi dispiace, onorevole Barbato, ma lei non sa leggere, evidentemente. Perché se lei avesse letto o saputo leggere o avesse frequentato delle scuole, nelle quali avrebbe imparato come si sfoglia un giornale o un libro, si sarebbe reso conto del fatto che proprio quelle affermazioni che lei oggi utilizza per accusare me sono la formidabile prova - a mio discarico - della mia assoluta onestà, della mia assoluta trasparenza e del mio impegno di sempre in favore della legalità, contro la camorra e contro tutti questi fenomeni degenerativi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Non so lei da dove viene, qual è il suo percorso: da dove è uscito, insomma. Però, onorevole Barbato, una cosa gliela posso raccomandare: impari a leggere, perché lei non sa leggere neppure un giornale (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!


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6 Luglio 2008

La norma dell'ipocrisia


Che la norma blocca processi fosse disastrosa e scandalosa era evidente, un sondaggio pubblicato oggi dalla Demos, però, ci dice che fa schifo anche al 73% degli italiani.

Davanti a questo dato incoraggiante, che il governo ignorerà perché troppo impegnato a difendere gli interessi personali del suo premier, forse giova aggiungere che la blocca processi è anche una norma profondamente ipocrita. Ipocrisia che le deriva da uno dei suoi due presentatori.

Mi riferisco al Senatore Filippo Berselli che nell'ormai lontano aprile 1993, quando era deputato del MSI-DN, fu tra quelli che nell'aula di Montecitorio svolse un lungo e appassionato intervento per chiedere che l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi venisse concessa.

Berselli all'epoca spiegò al leader del PSI che ci si difende nei processi e non dai processi. Appunto. E in tutta coerenza con quella posizione di allora a quindici anni di distanza è uno dei due firmatari di una norma che di processi ne blocca 100.000 per impedirne uno solo. Forse è un altro miracolo di San Silvio Martire della giustizia.