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28 Giugno 2009

L'ombra di un nuovo indulto


In Commissione Giustizia, nella qualità di capogruppo Italia dei Valori, ho posto un problema fondamentale per la democrazia e per i lavori parlamentari.

I disegni di legge presentati dall'intero gruppo Italia dei Valori, che a termine di regolamento dovrebbero essere fissati nel calendario dei lavori della commissione entro due mesi, a distanza di circa un anno non sono stati ancora fissati, e le nostre numerose interrogazioni parlamentari, atti ispettivi formulati al governo, non hanno ancora ricevuto risposta.

In Commissione Giustizia ho posto delle richieste di informativa, termine di regolamento al governo e al ministro della Giustizia, sul problema dell'edilizia penitenziaria e sul problema delle risorse finanziarie. Questo sistema di ignorare il lavoro dei parlamentare, di impedire che i disegni di legge vadano avanti e che vengano esaminati, ci ha veramente stancato. Ecco perché ho voluto porre il problema.

Abbiamo dei disegni di legge di estrema importanza, come il testo unico sulle misure di prevenzione antimafia, presentato il 16 maggio dello scorso anno, tredici mesi fa, dove è stato nominato il relatore che dal mese di ottobre non ha ancora iniziato a svolgere la relazione.

Abbiamo il disegno di legge sull'ufficio per il processo e per la riqualificazione del personale giudiziario. E' iniziata la relazione nel settembre dello scorso anno e poi non se ne è più parlato.

Non accettiamo che i regolamenti vengano calpestati in questo modo. La democrazia vive di istituzioni. Le istituzioni vivono di regolamenti e di diritti che possono essere esercitati. Tra i diritti fondamentali del Parlamento e dei parlamentari c'è quello di formulare atti ispettivi e di presentare disegni di legge, ma la maggioranza ed il governo non vogliono che ciò accada, pretendono che sono i disegni di legge dello stesso governo vadano avanti.

A questo stato di cose ci siamo ribellati, e la nostra protesta è stata condivisa da tutta l'opposizione e anche da alcuni parlamentari della stessa maggioranza che ritengono assurdo il silenzio del governo su temi di cosi grande importanza.

Non vorremo trovarci con un problema carcerario, che sta nuovamente esplodendo, e quindi con un nuovo indulto. Chiediamo al governo di sapere che cosa sta facendo in materia carceraria, considerando che alcune carceri appena costruite, che abbiamo visitato lo scorso giugno, che non sono state ancora aperte nonostante i lavori sono stati completati da anni, come il carcere di Reggio Calabria.


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25 Giugno 2009

La tassa occulta della corruzione


Il costo annuo della corruzione è pari a 50/60 miliardi di euro. La denunzia viene dalla requisitoria del Procuratore Generale presso la Corte dei Conti. Si tratta di una somma impressionante che, costituisce il livello, ormai insostenibile del degrado del paese.

Giustamente il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, ha definito il costo della corruzione una “tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. L’analisi e il giudizio sulla corruzione, porta però oltre. Con la corruzione, si verifica l’alterazione del mercato, della libera concorrenza, della sana competitività. Le conseguenze della corruzione, non sono solo una “tassa immorale” diretta per il corruttore ed un lucro per il corrotto, ma elimina dal mercato le imprese oneste, oltraggia il sacrificio e il lavoro.

Dobbiamo liberarci di questa malattia che infetta l’intero paese, l’economia, la burocrazia, lo Stato. Servono valori morali alti, senso della giustizia, rispetto per le istituzioni. Tutto ciò, oggi, è pesantemente pregiudicato in Italia. L’immoralità e l’amoralità hanno preso il sopravvento.

In questa direzione si pone il recente Disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo e già approvato dalla Camera dei deputati ( al Senato verrà esaminato verso metà luglio). Infatti il Governo e la maggioranza escludono, nel loro disegno di legge, la possibilità di procedere ad intercettazioni per il reato di corruzione per atto d’ufficio ( art. 318 codice penale), ossia proprio il caso della “tassa immorale”. Sono ammesse le intercettazioni per il reato di corruzione per atto contrario dei doveri d’ufficio ( art.319 ) solo se esistono “evidenti indizi di colpevolezza” e per un massimo di 60 giorni. Insomma si potrà intercettare ( ma solo per il reato previsto dal 319 ) se esistono già prove di colpevolezza del corrotto, quando cioè le intercettazioni non servono più.

Possiamo dire che alla denunzia pesantissima fatta dal Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, il Governo e la maggioranza rispondono con leggi per facilitare la corruzione e non per combatterla. Questa è la misura dell’immoralità e della amoralità della politica che ci governa.


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17 Giugno 2009

Il Presidente della Repubblica puo' rifiutare


Riporto il video ed il testo dell'intervista rilasciata ad Affaritaliani.it in tema di intercettazioni.

Testo dell'intervento

Affaritaliani: Napolitano potrebbe respingere il Ddl sulle intercettazioni perché ravvisa profili di incostituzionalità.
Luigi de Magistris: Ci sono alcuni profili di incostituzionalità a mio avviso indiscutibili. Il disegno di legge sulle intercettazioni intacca un fondamentale mezzo di ricerca della prova. Mina l'indipendenza della Magistatura e il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, principi previsti dalla Costituzione. Infine, entra in contrasto con l'art. 21 della Carta repubblicana, quello che garantisce la libertà di pensiero e il diritto di cronaca dei giornalisti.

Affaritaliani: Un ddl che sembra creare più grattacapi al centrosinistra che al Pdl. Il voto segreto alla Camera, più che la maggioranza, ha spaccato l'opposizione, che ora deve fare i conti con 17 franchi tiratori. Pd e Italia dei Valori si presentano con la stesso tipo di opposizione a questo disegno di legge?
Luigi de Magistris: Italia dei Valori si presenta in maniera assolutamente ferma e compatta. Non mi meraviglia che parte dell'opposizione abbiano votato a favore della legge. Non dimentichiamoci che il disegno di legge Alfano è in continuità con il ddl Mastella, la riforma sull'uso delle intercettazioni approvata nel 2007 dal governo di centrosinistra, molto simile a quella che ora è all'esame in Parlamento. C'è una spinta trasversale che non vuol far lavorare la magistratura e che non vuole una libera informazione.

Affaritaliani: Più di qualcuno ti indica come il successore di Antonio Di Pietro alla segreteria di Italia dei Valori. Se dovesse arrivarti domani la proposta che faresti? Resti in Europa o accetti?
Luigi de Magistris: E' una cosa che non sta proprio sul tappeto. Il leader è Antonio Di Pietro. Con lui e con altri personaggi del partito stiamo portando avanti questo progetto. C'è grande entusiasmo, siamo una grande squadra. Non si pone proprio il problema, e questa è una grande vittoria di Antonio Di Pietro.


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11 Giugno 2009

Vergogna


Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al disegno di legge sulle intercettazioni.

Testo dell'intervento

"Signor Presidente, oggi una maggioranza irresponsabile e cinica sta per approvare una legge vergognosa, una legge che getta due macigni contro due pilastri del nostro Stato democratico.

Il primo è il macigno contro la libertà di stampa, quel poco, quei brandelli di libertà di stampa che ancora nel nostro Paese esistevano. Con l'approvazione del provvedimento in esame i reati che riguardano la politica, la finanza, l'industria, i reati insomma dei ricchi, dei forti, dei prepotenti e degli arroganti non potranno più nemmeno essere conosciuti dagli italiani. Non sarà più possibile per i giornali, neppure se fosse arrestato un parlamentare, un sindaco o un amministratore, nemmeno parlarne, nemmeno raccontare quali sono le ragioni e i fatti che hanno portato a tale arresto cautelare. Questo è il bavaglio finale su una stampa che già oggi era la meno libera d'Europa.

Il secondo macigno terribile che voi lanciate contro un altro pilastro della democrazia nel nostro Paese è quello con il quale cancellate le intercettazioni telefoniche. È inutile fare tanti giri di parole: voi le cancellate, perché quando si prevede che la condizione per fare intercettazioni telefoniche nel nostro Paese sia quella di aver già scoperto chi è il colpevole e di usare le intercettazioni per averne conferma, di fatto le si sono abolite.

Voi, abolendo le intercettazioni, abolite un pezzo, forse il più importante oggi, tra gli strumenti di indagine di cui la nostra magistratura dispone per contrastare il crimine in Italia, per arrestare i delinquenti, per fermare i malfattori. Voi disarmate lo Stato con questa legge infame!

Con questa legge d'ora in avanti creerete degli impedimenti con riferimento ad una molteplicità di reati. Soltanto per ricordarne alcuni che hanno particolarmente scosso la coscienza degli italiani in questi ultimi anni: da quelli orrendi della clinica Santa Rita, la clinica degli errori, ai tanti stupri commessi e scoperti solo grazie alle intercettazioni, per passare ai tanti atti di violenza, a quella tratta di uomini scoperta grazie alle intercettazioni e della quale ieri, non anno fa, il Ministro Maroni portava pubblico vanto, proprio per aver scoperto, grazie alle intercettazioni telefoniche, una rete che tra l'Italia e l'estero faceva tratta di schiavi, di uomini.

Tutto questo voi lo distruggete. Ciò che fate è qualcosa di più di una brutta legge, è togliere, pezzo dopo pezzo, la libertà agli italiani in ogni sua forma: la libertà personale, perché non vi è libertà in un Paese in cui voi cancellate la sicurezza personale; la libertà di informazione, perché non vi sarà più una stampa intesa come stampa libera capace di informare; la libertà fatta di conoscenza e consapevolezza, perché voi volete che gli italiani non sappiano che intorno a loro vi è solo il silenzio, un silenzio che, sempre più, sembra omertà.

Pertanto, questa - lo ribadisco - non è una brutta legge: è un vero e proprio atto eversivo. State compiendo un atto eversivo della Costituzione italiana. Voi siete un Governo che dovrebbe rispondere - semmai vi fosse un tribunale deputato a questo - della violazione, nella forma più profonda, dei valori e dei principi della nostra Costituzione.

Anche se questo disegno di legge è pronto da quattro mesi, non avete avuto il coraggio di portarlo in Aula prima delle elezioni, perché vi vergognate di ciò che state facendo. Sapete che nessun italiano vi avrebbe capito né giustificato. Con questa legge, infatti, amputate, in modo forse mortale, quella parte dell'organizzazione dello Stato che è deputata al contrasto della criminalità, a individuare i colpevoli, ad assicurarli alla giustizia, ad impedire che nuovi reati vengano commessi. Stabilite per legge l'impunità ai peggiori criminali e delinquenti in questo Paese e togliete garanzie di sicurezza ai cittadini. Questo state facendo.

Voi oggi tradite il Paese, tradite l'Italia, tradite gli italiani. State abbandonando gli italiani al loro destino, soli e non più difesi contro il crimine. Da oggi, gli italiani dovranno avere paura, non sono più sicuri in nessun luogo. Dovranno avere paura nelle loro case, dovranno avere paura nelle strade, dovranno avere paura nei luoghi in cui lavorano, perché lo Stato li ha abbandonati e la criminalità organizzata sa che, da oggi, può affondare il colpo con garanzia di impunità. Ladri, stupratori, assassini, mafiosi, camorristi sanno che, da oggi, voi - voi di questa maggioranza, voi di questo Governo - avete disarmato lo Stato. Questo avete fatto.

In questo momento, è addirittura impossibile prevedere la vastità e l'enormità della devastazione che avete arrecato all'ordinamento dello Stato. È impossibile anche solo prevedere ed immaginare: si sa solo che saranno tanti, tantissimi, saranno migliaia, i reati che non sarà più possibile scoprire né identificare e i criminali che la faranno franca e che potranno, imperterriti, continuare ad imperversare con le loro azioni delittuose a danno degli italiani.

Ministro Alfano, mi rivolgo a lei con grande forza e con grande chiarezza: ogni morte che resterà impunita in questo Paese per colpa di questa legge, lei la porterà sulla coscienza.

Ogni ladro che resterà impunito in questo Paese per colpa della sua legge, lei lo porterà per sempre sulla sua coscienza! Ogni stupro di cui sarà vittima una donna italiana e che resterà impunito per colpa della sua legge, lei lo porterà per sempre sulla sua coscienza. E insieme a lei lo porterà anche la Lega, che, per mesi, ha ingannato gli italiani, raccontandogli frottole sulle ronde e quant'altro e che, poi, per un piatto di lenticchie - cioè, la promessa di Berlusconi di affossare il referendum - ha venduto la sicurezza degli italiani. Come avete potuto scambiare per questo l'interesse, la sicurezza, la vita di tanti milioni di italiani?

Ma insieme a voi risponderà anche il Presidente del Consiglio. Risponderà non certo la sua coscienza, questo non lo chiediamo e non ce lo aspettiamo, ma risponderà la storia. Egli, finalmente, ha vinto la sua battaglia contro la giustizia ed ormai è impune a tutto, a ogni processo, a ogni indagine, anche alle possibili intercettazioni e, soprattutto, è sopra la legge, è sopra la morale, è sopra l'etica di questo Paese, ma lo fa a costo di aver distrutto la giustizia e di governare in un Paese coperto di macerie. Di questo risponderà e risponderete tutti voi davanti alla storia.

Non serve a niente quel velo di menzogne e di bugie che state stendendo, da anni, sopra il Paese, un velo fatto di controllo dell'informazione, di controllo delle televisioni, di bugie e di menzogne sistematiche. La verità prevarrà: questo velo verrà squarciato e la verità vi travolgerà.

La verità travolgerà questo Presidente del Consiglio che, alla fine, entrerà sì nei libri di storia, ma con poche righe, tutte scritte con il colore rosso, il colore rosso della vergogna.

flash2.jpg "GHEDDAFI LAUREATO"


laureaonoris.jpg
"Quanto accaduto in questi giorni nei palazzi del potere è gravissimo. Il fatto che il colonnello Gheddafi sia stato ospitato, riverito e ossequiato dalle più alte autorità dello Stato offende la nostra democrazia e tutti i cittadini. Non ho sentito nessuna parola sui diritti umani, gravemente calpestati dal dittatore, sul suo passato di finanziatore di terroristi, sulle stragi commissionate e sulle torture e violenze perpetrate nei suoi campi di concentramento. E’ chiaro che dietro tutta questa messinscena, questa accoglienza calorosa, questa forzatura nei confronti delle Istituzioni ci sono dei fortissimi interessi economici e rapporti affaristici che sfuggono al Parlamento e ai cittadini. Italia dei Valori non si accoda al coro unanime di chi ha voluto ignorare le azioni scellerate del leader libico: dal cruento e sanguinoso colpo di Stato del 1969 ai numerosi attentati di cui è stato il mandante, dalla sua feroce dittatura alle torture e violenze perpetrate quotidianamente ai suoi numerosi ricatti nei confronti del nostro Paese".
Antonio Di Pietro

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9 Giugno 2009

Ennesima fiducia: non se ne parla


Oggi il governo ha chiesto l'ennesima fiducia su provvedimenti che riguardano il bavaglio alle intercettazioni e alla libertà di stampa. Anche domani non si parlerà di economia, ma di giustizia, di problemi legati al governo e di come rendere il sistema del malaffare blindato e sicuro, lontano dal pericolo di essere sventato da chi per mestiere è designato a combattere la criminalità.

Domani si aggiungerà un altro tassello alla cristallizzazione della corruzione, argomento che il governo si è occupato di agevolare fin dal primo giorno del suo insediamento.

Riporto di seguito il mio intervento in aula che preannuncia, anche questa volta, il voto contrario alla fiducia.

Testo dell'intervento

"Signor Presidente, sia pure in modo irrituale mi pare che sia come se il Governo abbia chiesto la fiducia, anche se formalmente non si è ancora alzato il Ministro a chiederla. Il primo sentimento che io provo è un sentimento di costernazione poiché voglio ricordare che sono passati solo tre giorni dalle elezioni per le quali il Presidente del Consiglio ha chiesto al popolo italiano la fiducia, chiedendo di votare, perlomeno per il 40 per cento, a suo favore; invece il popolo italiano ha detto di no, perché gli ha dato molto meno.
Allora questa ennesima fiducia è un pugno in faccia agli italiani. Il Presidente non è il padrone dell'Italia come vorrebbe, gli italiani hanno detto «no» tre giorni fa a quella sua richiesta di plebiscito, ma ancora una volta, nonostante questo, continuiamo a vilipendere il Parlamento che su una questione delicata come quella delle intercettazioni viene ancora una volta messo nell'impossibilità di discutere. Trovo che tutto questo sia vergognoso nei confronti del popolo che ha votato, solo tre giorni fa, in un certo modo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
"


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4 Giugno 2009

Intercettazioni: un triste risveglio


Il governo delle menzogne sta preparando un nuovo inganno per i cittadini italiani. Ci hanno fatto credere di avere a cuore la sicurezza di questo Paese, che sarebbe una cosa buona e giusta. Lo hanno fatto soltanto con spot, in modo demagogico con le ronde e i militari per le strade che non servono a niente. Il provvedimento vero, quello che conta, arriva adesso, ed è un vero e proprio schiaffo nella faccia dei cittadini italiani, che renderà di fatto impossibili le intercettazioni nel nostro Paese, una legge che consentirà a decine di migliaia di criminali, mafiosi e terroristi, di farla franca ogni anno. Non sarà più possibile, nel nostro Paese, scoprire un gran numero di reati, e tutto questo alla faccia della sicurezza. Oggi le intercettazioni sono lo strumento più importante, diffuso ed efficace che ha la magistratura per combattere sia la criminalità diffusa, la microcriminalità spesso legata all'immigrazione clandestina, sia quella della grande criminalità, quella delle mafie, della camorra e della N'drangheta. Con questa legge, che forse ci aiuta a capire perché a due giorni dalle elezioni il nostro Presidente del Consiglio disse che lui aveva un eroe e che questo eroe era Mangano, il famoso stalliere di casa Arcore riconosciuto pluriomicida di mafia, il Presidente del Consiglio oggi paga un prezzo e fa un disegno di legge che rende disarmato il Paese davanti alla criminalità. I magistrati non potranno più avviare gran parte delle indagini per mafia perché, se è vero che dal punto di vista astratto questa legge salva la possibilità di fare le intercettazioni per i reati di mafia e terrorismo, nella stragrande maggioranza dei casi se non possono disporne dall'inizio non potranno capire se dietro ad un reato, come l'omicidio o un incendio premeditato, si nasconda la criminalità comune o la mafia. Le intercettazioni servivano proprio a questo, cioè capire il tipo di reato. E' un provvedimento che rende il Paese più debole, e gli unici a festeggiare domani saranno i criminali e i mafiosi. Non si era mai fatto, in nessun Paese democratico al mondo, un favore come questo alla criminalità organizzata. L'Italia dei Valori si opporrà con tutte le sue forze a questo provvedimento e soprattutto a questo colossale inganno di un governo che non ha il coraggio di dire in campagna elettorale quello che sta per fare, che chiede il consenso sulla base di menzogne, e una volta ottenuto il voto degli italiani il giorno dopo commette l'ennesima truffa provandoli, questa volta in maniera pesante e definitiva, di una parte importante della loro sicurezza. Abbiamo ancora modo di fermarli, opponiamoci a questo provvedimento, opponiamoci a questa maggioranza, un voto per l'Italia dei Valori è un voto per la libertà.

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Stampa e porta con te all'urna l'elenco dei candidati IdV della tua circoscrizione.
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2 Maggio 2009

Clementina Forleo disinnescata


Siamo un Paese meraviglioso, una delle più riuscite costruzioni geopolitiche alla rovescia. Solo da noi, per dirne una, è possibile, che tolgano la scorta al giudice Clementina Forleo e la mantengono ad Emilio Fede. In Italia, che per magistrati ammazzati è seconda soltanto alla Colombia, Forleo non ha la scorta, e nemmeno la più attenuata forma di protezione che si chiama tutela, mentre Fede ce l'ha.

Forleo e tanti altri magistrati a rischio, perché fanno bene e con onestà il proprio lavoro, non hanno nessuno che li protegge, mentre tanti altri magistrati e politici, a cui non serve, esibiscono questa forma di protezione come status symbol, come segno del potere.

Voi tutti sapete che Clementina Forleo è il giudice che si era occupata, quando era giudice per le indagini preliminari a Milano, delle scalate bancarie dei furbetti del quartierino Ricucci, Coppola, Fiorani, con la complicità dell'ex governatore della banca d'Italia Fazio, mentre Consorte, Latorre, Fassino e D'Alema da sinistra, Comincioli, Cicu e Grillo da destra.

Voi tutti sapete che in seguito a tutte queste vicende la Forleo è stata ingiustamente trasferita da Milano a Cremona. Ma non sapete però, e nessun giornale o TV ve lo ha raccontato e probabilmente non ve lo racconterà, che la presunta incompatibilità ambientale che le è costata il trasferimento, con una decisione del CSM che non ha nulla di giuridico ma sembra un referto medico visto che dice che la Forleo era emotiva, nasce il 6 giugno 2007 in una riunione “segreta” tenuta nella stanza di Anna Finocchiaro in Parlamento. In quella circostanza, testimonianza resa dall'ex parlamentare e magistrato di Cassazione Fernando Imposimato, si sono visti la stessa Finocchiaro, Mastella, Latorre, Guido Calvi (ex parlamentare e avvocato di D'Alema) e altre persone. Tra queste persone la più prudente sembrava essere Mastella, perché in quella circostanza si discuteva se predisporre o meno un'ispezione al Palazzo di Giustizia di Milano, ovviamente un'ispezione che avesse come obiettivo la Forleo, visto che certe telefonate che iniziavano ad essere trascritte preoccupavano diverse persone. Mastella è stato più prudente degli altri perché di fronte all'idea di predisporre un'ispezione avrebbe detto che era giusto attendere le determinazioni di altre e più alte cariche dello Stato. Tradotto dal politichese significava che Mastella riteneva che si potesse procedere soltanto con l'appoggio di altre figure istituzionali, un appello che non si è fatto attendere perché nella stessa giornata, 6 giugno 2007, è immediatamente arrivata una lettera, a firma del Presidente della Camera Bertinotti e del Presidente Senato Marini, che esprimeva la preoccupazione del Parlamento per queste telefonate sulle scalate bancarie.

L'ispezione poi viene eseguita e sappiamo tutti com'è andata a finire, ma in quell'estate caldissima del 2007 succedono altre cose: alla Forleo arrivano minacce, proiettili calibro 38, viene incendiato il raccolto dell'azienda agricola di famiglia in Puglia, e soprattutto che venga preannunciata la morte con una lettera anonima di entrambi i genitori della Forleo, cosa che avviene in uno strano incidente stradale nel quale i suoi genitori muoiono e il marito della stessa Forleo finisce addirittura in coma. Nello stesso periodo, la Forleo viene denunciata da un tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana, comune popoloso della provincia di Brindisi in cui la Forleo è nata, per presunte offese nei confronti di questo tenente incaricato delle indagini sulla morte dei genitori del giudice. In questa vicenda accade un'altra cosa strana: a denunciarla, insieme al tenente dei carabinieri, è anche Alberto Santacaterina, pm della procura di Brindisi, che oggi, per questa vicenda, a sua volta denunciato dalla Forleo, è stato rinviato a giudizio a Potenza per abuso d'ufficio e falso ideologico.

Nonostante tutto questo e nonostante sia chiaro a tutti che con la Forleo sono in tanti a dover chiudere i conti, nonostante sia chiaro a tutti che sia stata disinnescata sul piano giudiziario adesso si vorrebbe annichilirla sul piano umano e personale, il 25 aprile arriva una telefonata da un maresciallo dei carabinieri che la informa di due provvedimenti. Non solo non si fa una notifica, come chiede la legge, personalmente nelle mani della Forleo, ma con una telefonata le si comunicano due cose: un provvedimento, a firma del prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, con il quale si revoca la tutela alla Forleo e si mantiene invece un servizio di vigilanza radiocomandata con l'abitazione di Milano; un altro provvedimento, che sembra contraddire il primo, con la quale il prefetto di Cremona, Bruno di Clarafond, comunica che non soltanto viene revocata la tutela ma viene mantenuto soltanto il servizio di sorveglianza radiocollegato con il tribunale di Cremona.

Tutto questo cosa significa? Che Clementina Forleo viene lasciata completamente sola, viene oscurata ogni informazione su ciò che la riguarda, oscurata ogni informazione su ciò che lega la necessaria protezione di questo magistrato, e abrogata ogni memoria recente e meno recente su tutte queste vicende che invece stanno producendo delle conseguenze incredibili e pericolose.

Perché non scriviamo al ministro dell'Interno Maroni, inondando il Ministero dell'Interno di mail, e chiediamo al ministro se non sia il caso di togliere la scorta a Vespa, a Fede, e a quei magistrati e politici a cui la scorta non serve assolutamente, e venga mantenuto il servizio di protezione per un magistrato come Clementina Forleo, soprattutto quando esce dal tribunale di Cremona e va in giro per l'Italia e magari torna nella sua Puglia nella quale sono diversi a non amarla e avere con lei dei conti in sospeso?

Poniamo questo semplice quesito, che possa valere anche per tutti quei magistrati e per tutte quelle persone che sono in prima linea e rischiano davvero senza alcuna scorta ne protezione da esibire come status symbol e segni del potere.



24 Aprile 2009

Una bufala al contrario


Riporto un'intervista telefonica rilasciata oggi in merito alle dimissioni del Procuratore capo di Reggio Emilia, Italo Materia.

Inviato Idv: "Sonia Alfano, si è dimesso il Procuratore capo di Reggio Emilia, Italo Materia, attribuendo la responsabilità ai tuoi attacchi in un recente convegno a Reggio Emilia. Qual'è la tua posizione al riguardo?"

Sonia Alfano: "Io credo che questo sia soltanto un pretesto, probabilmente o per sottrarsi all'azione del CSM, o per uscire un po' da vittima in questa vicenda. Ritengo assolutamente infondati i suoi pretesti. Il dott. Materia non ha reputato opportuno chiarire la sua posizione rispetto alla vicenda della quale portai a conoscenza la cittadinanza reggiana. Non ho fatto attacchi, non ho fatto allusioni, nulla di tutto questo. Io mi sono limitata a fare informazione, e nella fattispecie a leggere un verbale di deposizione dello stesso Italo Materia nell'ambito del processo Lembo. In quella deposizione, Materia dichiara tranquillamente e serenamente che era stato a pranzo con un falso pentito, Luigi Sparacio, in favore del quale aveva rilasciato una relazione che è servita per far continuare ad avere a questa persona dei benefici di legge che non gli spettavano perchè è stato poi ritenuto appunto un falso pentito. Poichè dal punto di vista morale ed etico non reputo corretto che un magistrato abbia questa condotta, in virtù anche del fatto che magistrati di tutt'altra pasta, come Clementina Forleo, sono stati invece messi al bando per aver cercato di attaccare i poteri forti, allora ho semplicemente portato a conoscenza della cittadinanza e anche degli organi di stampa questa vicenda. Lui si è urtato, mi ha insultato su tutte le pagine dei giornali, dicendo che io ero un corvo, che ero arrivata là su commissione.
Io ho riletto i verbali, ho chiesto a Italo Materia un confronto, gli ho chiesto di motivare se per lui fosse normale essere andato a pranzo con un falso pentito. C'è stato solo il silenzio, silenzio che si è invece infranto qualche ora fa, quando ha inviato alla stampa una lettera di dimissioni, dicendo che era colpa mia. Se bastasse questo per far dimettere un magistrato, allora da domani ci metteremmo al lavoro per far dimettere magistrati dal passato molto nebuloso e poco trasparente. Ritengo invece che forse abbia pensato che la sua promozione a Procuratore capo della Repubblica di Bologna potesse essere messa in discussione, e allora per non assumersi le proprie responsabilità, correndo forse anche il rischio di essere oggetto di indagine, abbia cercato di trovare una via d'uscita alternativa
."



3 Aprile 2009

Per l'autonomia della Magistratura


La Magistratura, come la Costituzione italiana prevede, è indipendente e autonoma da ogni altro potere. Dobbiamo difendere con fermezza l'indipendenza e l'autonomia della Magistratura, che non è un privilegio di una casta o di una corporazione di categoria professionale, ma una garanzia per tutti i cittadini. L'articolo 3 della Costituzione sancisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Questo è un principio fondamentale, ma per dargli sostanza bisogna far si che la magistratura sia autonoma e indipendente.

Se la Magistratura non è indipendente non si può avere una legge uguale per tutti. Il rischio, nel caso la Magistratura dipendesse dal potere politico, sarebbe avere una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. Questo in parte in Italia già avviene, dove abbiamo processi rapidi e celeri nei confronti delle persone più deboli e processi lunghissimi, che spesso terminano con la prescrizione, nei confronti dei colletti bianchi e dei poteri forti.

Ci sono poi, e su questo bisogna vigilare, una serie di tentativi per svuotare e depotenziare questo principio costituzionale attraverso la legge ordinaria. Ad esempio, in Parlamento si discute in questi giorni un disegno di legge molto pericoloso, che vuole impedire che la Magistratura possa investigare di propria iniziativa. Questo è un principio importante, introdotto nel codice nella fine degli anni '80 e voluto da Giovanni Falcone, pubblico ministero titolare delle indagini preliminari, il Dominus delle indagini, e quindi di propria iniziativa, proprio perché è un organo indipendente da ogni altro potere, poter investigare senza avere condizionamenti da parte di nessuno.

Questo disegno di legge prevede che il pubblico ministero possa muoversi solo nel caso di segnalazioni da parte della polizia giudiziaria. Perché è pericoloso? Non perché la polizia giudiziaria non abbia professionalità e capacità, anzi, la mia esperienza di magistrato mi insegna che Magistratura e polizia giudiziaria lavorano assieme per la ricerca della verità e per le esigenze di giustizia, però la polizia ha anche una dipendenza dal potere esecutivo. C'è il rischio che il potere esecutivo decida su quali reati investigare e quali no. E' intuibile che indagini di corruzione, sul malaffare politico e indagini sulla criminalità dei colletti bianchi, non ci possano essere più in questo Paese.

In Europa è importante vigilare affinché i processi non durino tantissimo come in Italia e che ci sia la certezza della pena. Questo è un tema importante, che va consolidato e che può avvenire soltanto con una Magistratura autonoma ed indipendente.

E' importante che questa nuova politica che cerchiamo di rappresentare noi esponenti della società civile, insieme ad Antonio Di Pietro e l'Italia dei Valori, stia vicino ai giudici e ai magistrati impegnati in prima linea. In questi anni abbiamo assistito spesso ad una politica che interviene per ostacolare le attività giudiziarie o, in qualche modo, per cercare di impedirne il naturale decorso. La politica deve stare vicino ai magistrati in prima linea, non solo fornendo loro mezzi e risorse, ma evitando di approvare leggi che ostacolano il funzionamento della giustizia e soprattutto evitando delegittimazioni improprie della Magistratura, cosi come anche tentativi di interferenza nelle attività giudiziarie come sta avvenendo in questi giorni attraverso l'ispezione che il ministro Alfano ha disposto presso la Magistratura barese, che sta facendo indagini importanti in materia di pubblica amministrazione.

Bisogna invertire la rotta: non una politica contro i giudici, ma una politica a favore dei magistrati impegnati in prima linea, e mi riferisco in particolare a quei magistrati che operano in realtà molto difficili come quelle dell'Italia meridionale, la Sicilia, la Calabria e la Campania in particolare.


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31 Marzo 2009

In difesa di Gioacchino Genchi


Sabato 28 marzo ho partecipato, insieme a Salvatore Borsellino e Benny Calasanzio, alla manifestazione nazionale in difesa di Gioacchino Genchi. Pubblico il video ed il testo della mia video testimonianza.

Testo dell'intervento

"Oggi siamo a Roma non soltanto per manifestare la nostra vicinanza e il nostro affetto nei confronti di un servitore fedele dello Stato come Gioacchino Genchi e non come Contrada.

Ma non siamo qui soltanto per dare il nostro affetto e la nostra vicinanza, siamo qui soprattutto per dimostrare a uno Stato che non ha voluto proteggere i propri uomini, li ha mandati a morire e che adesso cerca di far passare attraverso i casi Forleo, De Magistris, e adesso il caso Genchi, di far passare questo paese nel letargo più assoluto.

Genchi è stato descritto come un mostro, Genchi è stato descritto come la persona che ha origliato le telefonate di tutta Italia.

Questo solo ed esclusivamente perché ai poteri e alla casta serviva annientare moralmente questa persona.

Noi vogliamo dimostrare ai poteri forti, a questo sistema criminale, che non soltanto Genchi non è solo, ma che una parte dell'Italia, quella sana, si è svegliata, e che ha già cominciato a presidiare questo Paese, affinché nessuno possa più arrogarsi il diritto di far passare delle leggi o dei decreti criminali e che possa arrogarsi il diritto di parlare in nome di un popolo italiano, che no riconosce, in questo momento, alcune delle più alte cariche dello Stato.

Questo è un momento di assoluta emergenza democratica ed è opportuno, proprio per questo, che tutti gli italiani si sveglino, escano da questa forma di letargo, e che capiscano che sono stati cloroformizzati per troppo tempo.

Questo Paese è veramente in un momento molto particolare. Questo è uno Stato che dopo aver mandato a morire il giudice Paolo Borsellino, di tutti i suoi uomini e centinaia di agenti delle forze dell'ordine, di magistrati, di giornalisti e di cittadini comuni, non solo li ha mandati a morire ma adesso li priva addirittura della giustizia e della verità.

Noi siamo qui soltanto per dire che non ci stiamo, che non staremo zitti, e che questo è soltanto l'inizio di una forte resistenza."



23 Marzo 2009

Caso Parmalat: bastava saper leggere


Beppe Grillo ha ragione da vendere. Sul caso Parmalat ha detto cose con anni di anticipo e solo l'Italia dei Valori lo ha preso sul serio. Non c'era bisogno della palla di vetro per capire che Parmalat avrebbe fatto quella fine. Bastava saper leggere. E' triste che in Italia possa essere solo un comico a lanciare queste denunce mentre le autorità di controllo dormono se non sono addirittura conniventi.

"In quella azienda invece di fare il latte si facevano altre cose", ha detto Grillo questa mattina al processo Parmalat, riferendo inoltre di aver detto ai giudici di una confidenza che gli aveva fatto nel 2001 l'ex manager della Parmalat Barili: "Mi racconto' nel 2001 che debiti di Parmalat erano tali che in un regime di economia normale l'azienda sarebbe fallita l'indomani. Insomma, per il crac Parmalat, bisognerebbe risarcire almeno le mucche".

La cifra del debito, 13.000 miliardi di lire, ha sottolineato Beppe Grillo, erano sul sito della Banca d'Italia ed erano quindi accessibili a tutti, tanto è vero che "quando ho riportato le cifre nei miei spettacoli l'azienda non ha mai protestato".

E' una vergogna. Ma ci sono anche altri dati scandalosi: l'indulto, votato sia da Berlusconi che dal centrosinistra ma non dall'Italia dei Valori, non manderà in galera i bancarottieri truffatori, e i cittadini truffati non potranno neanche esercitare la class action perché il governo continua a rinviarne l'approvazione.


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16 Marzo 2009

L'alba di un nuovo indulto


L'allarme lanciato dal Ministro Alfano, in merito al sovraffolamento carcerario, impone immediatamente una riflessione evidente come il sole: l’indulto è stato un provvedimento inutile per risolvere il problema, ma quanto mai dannoso per la sicurezza dei cittadini. Dunque, ancora una volta, viene confermato che l’Italia dei Valori aveva avuto ragione ad organizzare un strenua opposizione a tale misura.

Alla luce di ciò le parole del ministro Alfano vanno inserite d’ufficio nella categoria lacrime di coccodrillo, dal momento che il suo partito fu uno tra i più strenui sostenitori dell’indulto e contribuì in maniera determinante ad approvarlo con il voto in parlamento.

Poiché il piano carceri è irrealizzabile per mancanza di fondi e per la lunghezza dei tempi di realizzazione, le tante carceri che già esistono rimangono vuoti perché manca il personale per consentire di aprirle, ci domandiamo con preoccupazione se l’allarme di Alfano non voglia preparare il terreno ad un altro indulto.

Certamente va riconosciuto che il governo si sta già dando da fare per ridurre considerevolmente gli arresti. Infatti, se la formula "ne intercetto 10 e ne salvo 90" verrà introdotta nella legge sulle intercettazioni, si farà un passo avanti molto importante in questa direzione.



19 Febbraio 2009

Il referendum fara' giustizia


Da martedi sappiamo che l’avvocato Mills è stato corrotto per rendere falsa testimonianza in due processi che riguardavano Berlusconi e la Fininvest. Questa sentenza ha un convitato di pietra perché per la prima volta nella storia del nostro paese abbiamo la condanna di un corrotto senza avere un corruttore.

La procura di Milano il corruttore l’aveva individuato, proprio in colui che di queste false testimonianze si sarebbe giovato: Silvio Berlusconi. Ma una legge truffaldina varata da un ministro ad hoc, messo lì solo per far questo, ha impedito che si facesse piena giustizia.

Grazie alla Rete la verità si sta diffondendo. Il referendum promosso dall’Italia dei Valori farà giustizia.


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4 Febbraio 2009

Immigrati clandestini: numeri da circo


Il Governo continua a dare i numeri! Per far tornare i conti, dopo che Schifani ha chiesto alla Commissione Bilancio di chiarire quale fosse effettivamente la copertura finanziaria necessaria per il nuovo reato di ingresso e soggiorno illegale, l'Esecutivo dichiara ufficialmente che gli irregolari presenti nel nostro Paese sono 3'660.

E' un'assurdità: o il problema delle presenze irregolari non esiste, o il Governo, come detto, dà letteralmente i numeri. Nell'ultima relazione del ministero degli Interni sulla immigrazione, infatti, è scritto che al 31 luglio 2007 gli irregolari in Italia erano 760'000. Che fine hanno fatto?

La realtà è molto più semplice: siccome il costo per celebrare i processi per il nuovo reato sarà di oltre 400 milioni di euro, mentre la copertura prevista dal Governo è di soli 34 milioni, si è solo tentato di addomesticare i numeri.


Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (63) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Febbraio 2009

Dalla parte di Grechi


Sabato 31 gennaio nelle corti d’appello di tutta Italia si è svolta l’inaugurazione dell’anno Giudiziario. Nel corso della sua relazione il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Grechi, ha fatto cenno anche alla vicenda di Eluana Englaro, dal momento che è stata proprio una sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha riconosciuto il diritto della famiglia Englaro di interrompere l’alimentazione artificiale somministrata ad Eluana, e con essa a porre fine allo stato vegetativo nel quale la donna versa ormai da 17 anni.

Grechi ha sostenuto che la sentenza della Corte d’Appello non ha invaso il territorio altrui, perché in uno stato di diritto il giudice non può rifiutare una risposta ad una domanda di giustizia che gli viene rivolta. Poiché è la stessa Costituzione che impone la separazione tra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, le sentenze definitive non possono essere poste nel nulla né dal potere legislativo, né tanto meno dal potere esecutivo.

Questi semplici concetti, che in un paese normale sarebbero considerati un’ovvietà, hanno scatenato la violenta reazione di Maurizio Gasparri.

Gasparri ha accusato il presidente Grechi di attentato alla Costituzione, di essere un eversivo, un nemico del diritto e della democrazia. E chiaramente ha sostenuto che è una vergogna che una persona così ricopra il ruolo di presidente di Corte d’appello.

Esprimo piena e convinta solidarietà al presidente della Corte d'Appello di Milano dottor Grechi per il violento e ingiustificato attacco che gli ha rivolto il Senatore Maurizio Gasparri. Evidentemente Gasparri considera eversive anche la Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia Europea, dal momento che tutti questi organi si sono pronunciati a favore della sentenza della corte d'appello di Milano dando torto ai tanti soggetti che hanno sollevato ricorso, e tra questi anche la Camera e il Senato, nei confronti della sentenza su Eluana Englaro.

E' grave che il presidente di un gruppo parlamentare del Senato si rivolga accuse così pesanti e, soprattutto, così evidentemente ingiustificate ad un presidente di corte d'Appello, ma del resto è nota la veemenza di Gasparri, che definì "cloaca" il Csm.



28 Gennaio 2009

L'Alfano smemorato


Riporto il video e il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di ieri, martedi 27 gennaio, in merito alla relazione del ministro della Giustizia dei suoi primi mesi di governo, dove si è dimenticato di citare il primo provvedimento da lui emanato e che porta il suo nome: il "lodo Alfano".
Forse si è vergognato pure lui di quello che ha fatto.

Testo dell'intervento:

"Signor Ministro, ho ascoltato attentamente la sua relazione e proprio per questo non ho preparato preventivamente una risposta, proprio per non essere prevenuto nei suoi confronti.
Debbo innanzitutto complimentarmi con lei per la sua umiltà: ci ha fatto un elenco di provvedimenti di cui si è fatto promotore, ma ne ha dimenticato qualcuno di veramente importante, a cominciare dal primo provvedimento che lei ha emanato e che porta il suo nome, il «lodo Alfano».
Credo bisogna essere orgogliosi di quel che ha fatto: un milione di cittadini non sono d'accordo e hanno proposto un referendum abrogativo; i magistrati che stanno indagando e svolgendo i processi non sono d'accordo e hanno rimesso gli atti alla Corte costituzionale.
Credo che un Ministro che fa una legge che porta il suo nome, abbia tutto il diritto di dire in Parlamento che la rivendica; diversamente agisce, ne prendo atto, una persona che invece vorrebbe che ce ne dimenticassimo: ho voluto ricordarglielo.
Vorrei anche ricordare un'altra norma che lei, molto umilmente, ha dimenticato di riferire: la «salva-manager». Infatti, con la questione Alitalia, è stata introdotta anche quella norma in base alla quale, in questo periodo transitorio, si può fare tutto ciò che si vuole. In questi giorni, in queste ore, apprendiamo che decine di migliaia di persone, di cittadini piccoli risparmiatori che hanno buttato tutti i loro risparmi a mare, non possono prendersela con nessuno, nemmeno con quelle operazioni da insider trading compiute anche da qualche esponente di Governo che, ogni mattina, a seconda che si trovasse in Germania o in Francia, dava in vendita Alitalia a questo o a quell'altro e che, soprattutto, ha continuato a dire che Alitalia era viva quando, invece, è stata dichiarata fallita.
Credo che lei, che ha anche una competenza specifica su questa materia, dovrebbe fare una nota sul fallimento sostanziale di Alitalia perché, credo che lei lo sappia meglio di me, i libri sono al tribunale fallimentare di Roma, non altrove, e il commissario Fantozzi è un curatore che ha, a tutti gli effetti, le stesse responsabilità del curatore fallimentare, salvo quella penale.
Mi dispiace anche (anzi non mi dispiace, ma ne prendo atto) della sua umiltà di non aver ricordato neanche la norma cosiddetta «salva ministri», quel lodo Consolo che stiamo portando avanti in Commissione giustizia tutti giorni, e credo che il suo parere ci interessi molto.
Ci interessa, infatti, sapere se, anche con riferimento a questo provvedimento, vuole andare avanti e mettere la sua firma. Ci sono molti Ministri che si sono sentiti offesi: «Perché a lui sì ed a noi no? Perché a lui il lodo Alfano ed a noi no il lodo Consolo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)»?
Vorrei anche ricordare - ed allo stesso tempo vorrei complimentarmi ancora una volta per la sua umiltà - che lei, ancora oggi, ha detto che vuole presentare un altro provvedimento sulle intercettazioni su cui si sta discutendo. Ci sentiamo un po' presi in giro, in realtà, perché in Commissione giustizia ne stiamo già discutendo uno. Mentre discutiamo un provvedimento voi ci annunciate che ne presenterete un altro: allora, che stiamo facendo lì, stiamo giocando? Quel provvedimento all'esame della Commissione giustizia non va bene perché è troppo «pro-magistrati» e lo volete annacquare ancora di più?
Allora, è bene che glielo ricordi, signor Ministro, proprio perché possa apporre il suo nome a quel nuovo provvedimento sulle intercettazioni che vuol presentare, salvo che non lo voglia lasciare direttamente alla Presidenza del Consiglio (perché forse a «lui» interessa di più). È bene che le ricordi che questo provvedimento sulle intercettazioni non ha affatto contenuti di poco conto: esso prevede un tempo e una durata massima per le intercettazioni, sicché ogni latitante d'ora in poi saprà che dopo 15 giorni, grazie a Dio, potrà telefonare e ordinare al ristorante il piatto prelibato, in quanto sarà sicuro di non essere più intercettato.
Lo stesso vale per ogni persona che commette uno dei tanti reati, purché la pena prevista per gli stessi non sia superiore a dieci anni e, quindi, per la maggior parte dei reati.
«Lo so bene», lei ha affermato, «ma noi vogliamo combattere le associazioni mafiose e camorristiche». Ma se non volete neanche intercettarle (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
«Lo so bene», voi dite, «ma per quelle associazioni le intercettazioni sono possibili».
No, signor Ministro, non è possibile intercettarle, perché chi ha un po' di conoscenza delle tecniche investigative sa che un'investigazione non nasce sull'associazione, ma sul reato concreto il quale, sommato ad altri reati e moltiplicato per le persone che li commettono, una volta individuata l'identità del progetto criminoso, solo alla fine, fa scoprire l'associazione.
Allora, non prendiamoci in giro: voi non volete sconfiggere le associazioni criminali, non volete neanche scoprirle, perché non volete dare ai magistrati neanche il permesso di utilizzare le intercettazioni!
Addirittura siete arrivati al punto in cui le intercettazioni ambientali non si possono fare più se non per il caso concreto e specifico di un'attività criminosa in corso, non solo quando avvengono presso l'abitazione (e questo è comprensibile), ma anche quando avvengono al bar, quando avvengono in strada o quando avvengono in piazza. Insomma, le intercettazioni ambientali «non s'hanno da fare» perché se uno parla, anche per strada, non può esser ascoltato.
Allora, come si scoprono i reati? Questi sono i reati che si scoprono il giorno dopo, quando non è più possibile scoprirli.
Le dico ciò, signor Ministro, perché la sua relazione è una fotografia, è una fotografia della situazione di assoluta impossibilità per la giustizia di funzionare. Tuttavia, in concreto lei non ci ha offerto una proposta di soluzione; o, meglio, ha affermato che farà un esperimento sull'informatica con i fondi FAS, i fondi infrastrutturali.
Paradossalmente, i fondi veri, quelli che dovrebbero servire per la giustizia sono quelli provenienti dai reati. Non so se lo ricorda, signor Ministro, in quanto lo ha detto, ma l'ha fatto en passant. Lei ha affermato che quelle risorse serviranno per costituire il fondo giustizia. Peccato, però, che poi abbiamo approvato una serie di norme in cui si è affermato che tali fondi non sono destinati solo alla giustizia, ma anche a molte altre finalità e alla fine, visto mai che dovesse avanzare qualcosa per la giustizia, lo si destina a tale fine, salvo che il Ministro per l'economia e le finanze non ritenga di doverlo destinare ad ulteriori interventi.
Allora non ci prenda in giro! Allo stesso modo ci sentiamo presi in giro quando dice di aver affidato a un commissario il compito di costruire nuove carceri e di sistemare quelle esistenti: ma ci avete messo una lira? Con quali soldi lo farete? Ci avete messo una lira? Oggi lei questo ci doveva dire: se ci ha messo i soldi e dove ha preso i soldi, e non che farà appalti più svelti. Li può fare svelti quanto vuole, ma se non vengono pagati non li faranno i lavori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Signor Ministro, vorremmo ricordarle che, per far funzionare la giustizia, queste sono le nostre proposte; gliele facciamo noi, signor Ministro, hai visto mai! Lei ci ha detto che ha fatto qualche disegno di legge che giace (salvo il lodo Alfano, il lodo Consolo, il provvedimento sulle intercettazioni, il lodo salva-manager) e si discute in Parlamento. Noi le abbiamo preparato ventuno disegni di legge ed io le ho anche scritto una lettera personale per poterne discutere insieme. Abbiamo avanzato una serie di proposte ben chiare. Se volete far funzionare la giustizia ci vogliono, innanzitutto, le risorse finanziarie e queste ultime, signor Ministro (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania), a differenza del Governo precedente, sono state ridotte in bilancio del 27 per cento!
Non potete fare funzionare meglio la giustizia se riducete i fondi per far funzionare la giustizia: questa è logica matematica! Dovevate fare una proposta per risistemare l'organizzazione territoriale delle circoscrizioni giudiziarie. Ci sono un mare di tribunali piccoli (almeno un centinaio) che spendono tanti soldi soltanto perché devono sistemare l'urgenza e l'emergenza, ma non sono in grado di funzionare. Meno male che la criminalità organizzata non scopre ancora che si può sistemare territorialmente nei luoghi dove funziona il tribunale piccolo. Dite che ci sono la DDA e la DIA, ma solo dopo che si è scoperta la criminalità organizzata, perché fino a quando non si scopre deve procedere il tribunale piccolo il quale non ha, non dico quello che gli occorre per intercettare, ma nemmeno la benzina per la macchina, ma che dico, manco la carta da scrivere, ma che dico, manco la carta del cesso (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!
Ecco perché le risorse finanziarie sono necessarie, signor Ministro, così come (non l'ho detto io, ma i magistrati di Venezia, i quali si sono lamentati di questo per cui vi potete arrabbiare quanto vi pare) ci vuole un aumento delle risorse del personale.
Lei ha accennato che sistemerete anche le magistrature onorarie. Ma non è più urgente sistemare le magistrature onorarie piuttosto che i lodi salva-questo e salva quell'altro? Non possiamo pensare a vedere come agire per fare in modo che magistrati, magari bravissimi, come quelli militari possano servire a qualche cosa, visto che adesso non esiste più la naia?
Riteniamo che i fondi provenienti da reato debbano essere tutti destinati al fondo giustizia, che l'ufficio del processo debba essere un ufficio fondamentale, che la riduzione dei gradi di giudizio sia un passo che dobbiamo compiere il più presto possibile.
Riteniamo, certo, importante che le strutture penitenziarie possano e debbano aumentare e vi daremo il nostro sostegno se vi decidete a farle e al più presto, mettendoci i soldi, per l'appunto.
Ecco perché dico che la sua relazione è la fotografia dello stato dell'essere. Abbiamo bisogno di un Ministro della giustizia, invece, che ci indichi come fare per far funzionare meglio la macchina della giustizia.
Lei ci ha detto, all'inizio del suo discorso, che nel rapporto tra il Ministro e la magistratura al Ministro spetta la responsabilità dell'organizzazione. Ha rivendicato il ruolo di responsabile dell'organizzazione ed ha ragione, ma lo eserciti! Finora, si è esercitato molto nelle attività di inchiesta disciplinare nei confronti dei magistrati facendo di tutta l'erba un fascio. Credo sia necessario che si impegni anche per far funzionare l'organizzazione della giustizia e la macchina ordinaria della giustizia.
Per questi motivi, siamo delusi dal suo discorso. Infatti, si tratta di un discorso che semplicemente spiega come sta la giustizia e, alla fine, sostiene che si vorrebbe che la giustizia funzionasse (non abbiamo capito per chi). Lei, addirittura, ha indicato una serie di successi dell'articolo 416-bis nei confronti delle associazioni criminali.
Noi riteniamo che abbia fatto bene a restringere le possibilità di dialogo dei detenuti criminali mafiosi con il mondo esterno, ma non possiamo condividere l'idea per la quale si fa una norma e se, quando il magistrato la applica, la norma non convince, si prende di mira il magistrato e non la norma.
Ecco perché rispondiamo positivamente al suo appello «miglioriamo la giustizia per migliorare l'Italia». Il problema di fondo è che mi pare che, fino ad ora, l'attività di questo Governo (e anche i provvedimenti presi) non hanno migliorato né la giustizia, né l'Italia e, ogni volta che la giustizia cerca di fare qualcosa in più per scoprire come stanno in realtà le cose, si impedisce e si mette la museruola ai magistrati.
Guardi, per esempio, cosa ha fatto da ultimo con riferimento alle sedi disagiate. Non condividiamo questa idea sulla base della quale nelle sedi disagiate con attività monocratiche ci debbano andare soltanto i magistrati che abbiano un'esperienza passata (come se questo sia l'unico elemento di valutazione) e non i magistrati di prima nomina.
Citando Beccaria, lei ha detto che il processo è già una pena. Le ricordo, senza scomodare Beccaria, che la prima pena la subisce la vittima del reato e a questa dobbiamo pensare insieme all'imputato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
"


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21 Gennaio 2009

Da Piazza Navona a Piazza Farnese


Why not non s’ha da fare.

E’ toccato al pm Luigi De Magistris, a cui fu avocata l’indagine e poi trasferito. E’ toccato al procuratore capo di Salerno Luigi Apicella con sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. E’ toccato infine, con un trasferimento cautelare, ai due pm di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, che indagavano sulle ragioni per cui era stato impedito da De Magistris di fare il suo lavoro.

Quello che sta avvenendo sa dell’incredibile, e quella su Apicella è una decisione senza precedenti. il Consiglio Superiore della Magistratura che ha eseguito gli ordini del ministro dell’Ingiustizia Angelino Alfano.

Le ragioni della richiesta di sospensione per bocca di Alfano sono “gli atti abnormi – riferendosi al decreto di perquisizione e sequestro disposto dai pm di Salerno gli atti dell’indagine Why Not, atti mai rilasciati alla Procura di Salerno da quella di Catanzaro – nell'ottica di una acritica difesa del De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Parole senza senso, che un uomo di legge, quale lui dovrebbe essere, non avrebbe mai pronunciato.

In sostanza Angelino Alfano ha messo in discussione il contenuto di un atto, la perquisizione e il sequestro chiesti dal Procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti. Atto (decreto di perquisizione e sequestro) che per lo più, successivamente, il tribunale del Riesame di Salerno, nel silenzio mediatico più assordante, ha ritenuto legittimo. Quanto accaduto è un fatto gravissimo. Unico nella storia della nostra democrazia.

Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 Italia dei Valori ed io personalmente parteciperemo unitamente all’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ad altre associazioni e ai cittadini alla manifestazione in Piazza Farnese a Roma a sostegno del Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella. Chi ci vuole stare batta un colpo.

Iscrivetevi alla Manifestazione su Facebook (link).


diretta.gifPer chi non sarà presente, invito a seguire la giornata in diretta streaming dal Blog o dal sito www.italiadeivalori.it.


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7 Gennaio 2009

L'amarezza degli ulivisti


Riportiamo una notizia d'agenzia che esprime il pensiero di Arturo Parisi sull'iniziativa di referendum dell'Italia dei Valori contro il Lodo Alfano. Come molti di voi sapranno, oggi una delegazione dell'Italia dei Valori ha depositato in Cassazione (guarda il video: referendum, un dovere civile) le firme per il referendum. Firme raccolte in tutta Italia. Firme per la libertà. Firme per la democrazia. Firme per rendere "tutti uguali di fronte alla legge".
Il pensiero di Parisi ci lusinga e ne condividiamo gran parte delle parole che sono espressione degli italiani che appartengono al popolo della democrazia.

Testo agenzia:

"Dobbiamo rinnovare purtroppo la nostra amarezza per la decisione dei dirigenti del Pd di non prendere parte all’iniziativa" per promuovere un referendum contro il Lodo Alfano. Lo scrive Arturo Parisi in un articolo che sara' pubblicato domani sul Riformista. Parisi sottolinea che oggi Di Pietro ha consegnato in Cassazione "le firme di più di un milione di cittadini che chiedono l'indizione di un referendum per l'abrogazione del Lodo Alfano. Questo risultato - aggiunge - premia certamente l'impegno politico e la capacità organizzativa dell'Italia dei Valori che di questo referendum e' stato da subito il primo promotore. Di questa iniziativa gli ulivisti che all'interno del Pd si battono da "Democratici per la Democrazia" hanno condiviso da subito lo spirito e l'idea. Ad essa hanno partecipato con convinzione incoraggiando i democratici a prender parte ai comitati che si sono costituiti nei diversi territori, promuovendo essi stessi la raccolta delle firme, e ancor più sottoscrivendo la richiesta senza alcun riguardo alla connotazione partitica degli organizzatori".
"I cittadini hanno risposto - continua l'ex ministro - e tra essi in prima fila gli elettori democratici. Il risultato di oggi e' perciò per noi già di per sé una vittoria della democrazia".
"Mentre condividiamo con Idv e con le altre forze che a questo fine si sono spese la soddisfazione per questo risultato - prosegue Parisi - dobbiamo rinnovare purtroppo la nostra amarezza per la decisione dei dirigenti del Pd di non prendere parte alla iniziativa. Non si può riconoscere nella uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge un principio inderogabile della nostra Costituzione e rifiutare una iniziativa con l'argomento della possibile sconfitta.


Rifiutare di battersi e' già di per sé una sconfitta. Rifiutare di continuare la lotta su una questione che in Parlamento abbiamo denunciato con parole quanto mai severe, equivale a trasformare una sconfitta provvisoria in una sconfitta definitiva
".


"Come dicemmo fin dall'inizio - aggiunge Parisi - anche a proposito della discutibile e discussa iniziativa di Piazza Navona, non si può alimentare l'indignazione per le forzature e la torsione antidemocratica impressa da Berlusconi al nostro sistema politico e poi non dar seguito a questo con una azione adeguata all'interno delle istituzioni. Non si possono spingere i nostri elettori nelle piazze e avanti ai banchetti e lasciarli poi da soli o in mani altrui. Se una domanda non trova risposta nelle istituzioni, prima o poi la cerca fuori di esse. L'istituto referendario e' stato pensato dai nostri costituenti appunto per questo. Per questo il risultato di oggi - conclude - e' una vittoria della democrazia".



6 Gennaio 2009

Giustizia: vaniloquio di governo


Quando qualcosa non funziona o funziona male, chi ha la responsabilità non può limitarsi a ripetere che le cose non funzionano o funzionano male. Chi ha responsabilità di governo deve, invece, proporre soluzioni e discuterle. Quello che avviene per la Giustizia è esattamente una sterile denuncia arcinota da anni. Il governo non propone, limitandosi a partecipare al lamento.

L’Italia dei Valori, sin dal 16 maggio 2008, ha presentato numerose proposte di legge per migliorare il sistema giustizia. Le nostre proposte di legge (in numero di 21) sono facilmente consultabili sul nostro sito. La ricerca ha la seguente procedura: cliccate sulla vice “i 42 parlamentari IDV”, poi cliccate sul mio nome, poi cliccate sulla voce “iniziativa legislativa” (i numeri dei disegni sono: 579, 580, 581, 582, 583, 584, 586, 838, 1004, oltre altri disegni su materie più specifiche. Potrete, disegno per disegno, leggere la relazione, l’articolato e lo stato di lavoro). I disegni di legge sono tra l’altro sulla modifica del processo penale, sul processo civile, sul processo del lavoro, sul processo fallimentare, sull’istituzione dell’ufficio per il processo e la riorganizzazione delle cancellerie, sul testo unico per le misure di prevenzione antimafia, etc.

Sono state già approvate dal Senato (lo scorso 22 dicembre) le nostre proposte di legge per l’istituzione della banca dati del DNA (n. 586) e per disciplinare il prelievo per l’estrazione del profilo del DNA (n. 580), nonché il DDL 853. L’esame dei nostri disegni di legge sulla riforma del processo penale, sull’ufficio per il processo e la riorganizzazione delle cancellerie e sul testo unico per le misure di prevenzione antimafia, è già iniziato (da ottobre) in Commissione Giustizia del Senato. Peraltro, proprio su mia richiesta, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha sollecitato il Governo a presentare le sue proposte. Ha fatto il sollecito a ottobre 2008, ma il Governo non ha ancora risposto. A fronte della concretezza delle nostre proposte di legge, il Governo, la maggioranza e il PD discutono se sia o meno possibile discutere insieme sulle riforme della giustizia e sulla forma del tavolo. È un teatrino. Ma di cosa dovrebbero discutere, se ancora non sono state presentate proposte, ossia disegni di legge? È veramente una situazione surreale.

Il luogo ove si discutono le riforme legislative, è il Parlamento. In Parlamento ci sono le proposte di legge dell’Italia dei Valori, ma la maggioranza (e il governo) cercano tavoli per discutere del niente col PD. Proprio del niente, perché non esistono altre proposte di legge, oltre quelle dell’Italia dei Valori.

Il problema è, però, molto più complesso. Partiamo da una considerazione: non esistono riforme che possano farsi a costo zero. Il governo e la maggioranza hanno, con la finanziaria, tagliato le risorse per la Giustizia nella misura del 20% per il 2009, del 30% per il 2010 e del 40,5% per il 2011. Poi il Governo ha tagliato il personale della giustizia del 10%. Nel nostro paese pendono circa 10 milioni di processi (Spagna, Francia e Inghilterra hanno, tutte insieme, lo stesso numero di processi) e i magistrati togati sono 8000 (meno di un terzo di quanti ne hanno la Spagna, la Francia e l’Inghilterra, messe insieme).

La cruda realtà dei numeri, imporrebbe serietà di analisi e di proposte, oltre che di risorse. Alcune cose possono però farsi senza risorse (ad esempio le notifiche – per il difetto di notifica saltano il 13% dei processi – con la posta elettronica certificata). Nel nostro disegno di legge n. 584 (perché ci vuole una legge) questo si prevede e disciplina.

Noi siamo il partito del fare, con umiltà e pronti al confronto e ai contributi migliorativi. Ma loro parlano, parlano, parlano. Sono parole al vento. Sono una presa in giro dei cittadini. Un vaniloquio irrispettoso.


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26 Dicembre 2008

Siamo eversori, ma ci copiano


Ancora una volta, come per la quasi totalità delle norme sulla sicurezza e di quelle per la riforma del processo civile, il governo ricalca pedissequamente i disegni di legge presentati dall'Italia dei Valori: è accaduto anche per il ddl approvato lunedì 22 dicembre e relativo all'istituzione della banca dati del DNA.

Esprimo la mia soddisfazione per il varo del provvedimento che rappresenta uno strumento di enorme interesse per le forze dell'ordine, la magistratura e, quindi, per i cittadini.

La prassi della ricopiatura dei nostri disegni di legge da parte del Governo è destinata ad incrementarsi. Ricordo come il ddl, presentato dall'Italia dei Valori lo scorso 16 maggio, sia stato condiviso dal Governo (che ne ha presentato a luglio un testo "fotocopia") e da altri parlamentari proponenti.

La verità è che il Governo e la maggioranza non possono prescindere dalle proposte del nostro partito in materia di Giustizia. Il voto di lunedi è la più manifesta dimostrazione della strumentalità dell'accusa di eversione che ci viene fatta.

Insomma, siamo eversori, ma ci copiano!


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20 Dicembre 2008

Class Action: l'ennesimo slittamento


Italia dei Valori e' stanca di assistere alla politica scriteriata di un esecutivo che ha a cuore solo gli interessi del proprio presidente e quelli di chi commette illeciti finanziari. L'ulteriore slittamento della class action, appena stabilito dal consiglio dei ministri, ne da' conferma.

Non bastava la restrizione del campo d'azione per l'azione collettiva che introdurranno con un emendamento che, con la forte limitazione alla retroattivita', vietera' il ricorso collettivo sulle note vicende che hanno colpito i risparmiatori, quali Cirio, Parmalat e altre. Adesso arriva anche un nuovo slittamento.

Lo scandaloso rinvio della class action risulta ancora piu' grave alla luce della condanna a 10 anni di Tanzi e di un'altra ventina di persone, che pone un primo punto fermo su un furto da 14 miliardi di euro a danno di 40.000 piccoli risparmiatori che hanno perso tutto.

I truffatori ora sono chiamati a pagare il loro conto con la giustizia, ma non quello con i risparmiatori truffati. La nostra impressione, sempre piu' fondata, e' che il governo si stia impegnando con una serie di mosse strategiche per salvare i furbi e danneggiare gli onesti cittadini, aiutare i forti e calpestare i deboli.

Di fronte ad una vicenda cosi' grave la maggioranza che governa il nostro paese risponde con il rinvio della class action, unica speranza per i risparmiatori ed il tentativo, mai sopito, di salvare Tanzi, come i 'boiardi' delle aziende pubbliche, Alitalia e Cirio in testa.

Italia dei Valori non ci sta e fara' tutto quanto e' in suo potere a livello parlamentare per bloccare questa ennesima porcata.


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19 Dicembre 2008

La Casta non puo' difendersi


Chiedono all'Italia dei Valori perché preme sempre l'acceleratore sulla questione morale. Vedete amici, per far politica bisogna essere capaci e trasparenti, innanzitutto persone per bene con una forte professionalità.

E' una fase difficile per il nostro Paese, sotto il profilo economico, sotto il profilo politico e sotto il profilo etico. Scandali che coinvolgono ormai trasversalmente tutte le formazioni politiche, tranne l'Italia dei Valori, che fa di questa sua battaglia sulla trasparenza e sull'impegno delle regole la sua battaglia di civiltà.

La politica deve rigenerarsi. Non si può pensare di riformare la politica mantenendo in piedi le stesse facce. Se ci sono persone indagate, o rinviate a giudizio, i partiti abbiano il coraggio di metterle da parte, ed impongano ai loro sindaci, ai presidenti di provincia e di regione di dimettersi, perché se non ripartiamo da un bagno di umiltà non salveremo questo Paese.

E mentre la magistratura scopre scandali e corruzione, in Toscana piuttosto che in Liguria, in Basilicata piuttosto che in Campania, o in Abruzzo, cosa pensa di fare la politica in questo momento? La riforma della Giustizia, per mettere sotto i tacchi del potere esecutivo innanzitutto, e delle forze politiche, l'intero sistema giudiziario.

Noi facciamo un appello al Presidente Napolitano: non è questa la riforma della Giustizia che i cittadini chiedono. I cittadini vogliono processi più veloci, la certezza della pena, e recuperare i loro crediti in tempo reale.

L'Italia dei Valori ha presentato la sua riforma della Giustizia in Parlamento, ma non gioca sulla riforma del CSM ne sul controllo del Pubblico ministero. Noi chiediamo di abbreviare i tempi processuali, di evitare che gli avvocati e gli imputati allunghino i tempi fino a far prescrivere i reati. Vogliamo quindi più personale nella magistratura, nelle cancellerie, e più investimenti nelle tecnologie. In questa maniera, i tempi si abbreviano, e invece questo governo taglia i fondi per la Giustizia, taglia i fondi sul personale e pretende di fare la riforma perché ha paura che la classe politica venga messa sotto la lente d'ingrandimento. L'Italia dei Valori non ha queste perplessità.

L'Italia dei Valori chiede al Presidente Napolitano di essere garante delle istituzioni, garante delle separazioni dei poteri, ma soprattutto garante dei cittadini, che non capirebbero una riforma della Giustizia fatta contro i magistrati. I cittadini vogliono una legge uguale per tutti, e per questo l'Italia dei Valori si è impegnata per il referendum abrogativo contro il Lodo Alfano. Ne le quattro più alte cariche dello Stato, ne i ministri, ne i parlamentari, possono essere sciolti dal rispetto delle leggi. La gente queste cose le capisce, e non è possibile che le consideri e metta tutti sullo stesso piano. L'Italia dei Valori continuerà questa battaglia, che sarà durissima.

Questo fascicolo è stato presentato davanti alla Giunta per l'autorizzazione a procedere della Camera. Tutto questo pacchetto è stato licenziato in 24 ore, dopo mesi e mesi di indagini. La Casta non può difendersi: se vi è un'indagine giudiziaria su un parlamentare, il parlamentare, come tutti i cittadini, deve difendersi nelle aule giudiziarie e non contro i magistrati. Riteniamo che i processi si devono fare, e ci sono i gradi di giudizio che garantiscono agli imputati di difendersi. Il Presidente Di Pietro ha fatto un passo indietro, quando era Ministro della Repubblica, perché sottoposto ad una serie di indagini, tutte pilotate, da cui si è difeso, cosi che i cittadini italiani hanno capito che l'Italia dei Valori, il suo leader e i suoi parlamentari lavorano nell'interesse della gente. E' questo il nostro impegno. Per questo chiediamo al Presidente della Repubblica di guardare con attenzione a ciò che succede nel Paese.


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18 Dicembre 2008

Margiotta: un solo si a procedere


La Giunta per le autorizzazioni è un organismo che scaturisce dalla vecchia previsione costituzionale dell'impossibilità di arresto dei parlamentari, poi sostituita con l'introduzione dell'autorizzazione a procedere, che la Camera deve dare.

Il legislatore aveva previsto che i parlamentari non potessero essere arrestati, quindi sottratti al loro lavoro di parlamentari, per garantire che non vi fosse un'alterazione tra il risultato elettorale e le rappresentanze del corpo elettorale. Se c'è una maggioranza, per esempio, di tre parlamentari, eletti dal popolo italiano, e questa maggioranza, per fatti non fondati, potesse vedere arrestati 5 parlamentari: in quel caso la maggioranza diventerebbe minoranza. Qual'era lo scopo del legislatore? Mettere in condizione i parlamentari di non poter essere arrestati per non poter essere alterato il rapporto che deriva dal mandato elettorale. Questo era in origine la previsione, poi vi è stata la riforma secondo la quale, in presenza di determinate fattispecie, occorre l'autorizzazione della Camera di competenza per procedere.

Noi abbiamo sostenuto due tesi in Giunta. Nella prima, la Giunta doveva soltanto verificare che non vi fossero interventi che limitassero la libertà personale tendenti ad alterare il rapporto che ne usciva dal corpo elettorale, senza entrare nel merito delle contestazioni mosse al soggetto. Le prove e/o le ipotesi di reato appartengono esclusivamente ai magistrati che procedono, e la Camera non può diventare un altro giudice in più rispetto ai giudici che la Costituzione ha previsto. La verifica che deve fare, in questa occasione, è se vi è o meno l'infondatezza totale del provvedimento che limita la libertà personale ai fini della notifica degli equilibri cosi come sono usciti dal corpo elettorale. E' abbastanza agevole capire che, in questa situazione dei numeri del Parlamento, la privazione di un voto, o anche se fossero dieci, per la minoranza non altera il rapporto che il corpo elettorale ha determinato, e quindi non si verifica la preoccupazione che il legislatore si era posto.

Nella Giunta per le autorizzazioni di stamattina, c'era da parte di un magistrato, procedente nei confronti dell'On. Margiotta, una richiesta di custodia cautelare domiciliare per le motivazioni che egli ritiene di aver sviluppato nel corso delle indagini e nel corso del provvedimento con il qualche ha chiesto alla Camera l'autorizzazione.
Ferma restante che la necessità che l'On. Margiotta dimostri in tutte le sedi la sua estraneità ai fatti contestati, e considerando il fatto che la sottrazione di un numero rispetto agli attuali equilibri di forza nel Parlamento non si altera il rapporto che il popolo ha fissato con le elezioni, abbiamo ritenuto di non ostacolare la richiesta del magistrato, e quindi consentire alla magistratura di svolgere il suo lavoro in quanto organo autonomo rispetto a quello politico.

A breve il resto dell'intervento


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11 Dicembre 2008

Una lezione dagli Usa


Chi in Italia sproloquia sulla necessità di riformare la giustizia con il fine unico di sterilizzare i poteri della magistratura, ma soprattutto chi ancora pensa di poter dialogare su questo tema, farebbe bene a prendere esempio dagli Usa.

Il governatore dell’Illinois ha provato a mettere all’asta il seggio senatoriale di Obama in cambio di tangenti, e l’FBI in un batter d’occhio prima ha scoperto il tentativo con le intercettazioni e poi l’ha sbattuto in carcere ed ora rischia una condanna a venti anni.

Soprattutto, non c’è stato un Democratico dell’Illinois, ad iniziare da Obama, che si sia azzardato a criticare l’operato delle polizia federale e della magistratura.

Dagli Usa, ancora una volta, il nostro paese e i garantisti pelosi hanno molto da imparare, non per quanto riguarda la corruzione, che esiste forse in misura maggiore che in Italia, ma per come si combatte e, soprattutto, per come si fa rispettare la legge.

Da noi tra Lodo Alfano, autorizzazioni a procedere e immunità varie il buon Blagojevic avrebbe incassato la sua mega mazzetta e avrebbe vissuto felice e contento.



5 Dicembre 2008

Why Not deve andare avanti


Nel tentativo di spargere fango, in modo che non si distingua l’erba buona da quella cattiva, oggi alcune agenzie stampa hanno riportato quanto segue:

DE MAGISTRIS: SALADINO, HO AVUTO RAPPORTI ANCHE CON DI PIETRO
…In effetti anche con l'On. Di Pietro ho avuto pregressi rapporti fino alla data in cui non mi e' stato notificato il primo avviso di garanzia, ragion per cui ho comunicato ad un soggetto attualmente vicino a Di Pietro come fosse inopportuno l'incontro precedentemente fissato, proprio per non creare imbarazzo all'On. Di Pietro". Lo afferma Antonio Saladino, imprenditore ed ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, principale indagato dell'inchiesta Why Not…”


Si vuol fare di tutta l’erba un fascio, al fine di confondere le idee, e buttare all’aria tutta l’inchiesta? Tra l’altro, queste notizie circolavano già in rete da parecchi mesi e non mi sembra che abbiano mai avuto chissà quale rilievo. Non so se Saladino abbia commesso qualcosa di penalmente rilevante e mi auguro, per lui e per il Paese, che non sia così. Certo è che i miei rapporti con lui non sono stati né opachi né illeciti. Non sono solo io a dirlo. Ecco, infatti, cosa hanno riportato alcune agenzie on line all’epoca, circa i miei sporadici, e solo per fini elettorali, incontri con lui:

“…Il nome di Di Pietro compare sull’agenda di Saladino, le cui copie circolano nella redazione di un grande settimanale della sinistra italiana. In esse sono annotati tre incontri: un primo avvenuto durante la prima campagna elettorale (2001) del leader del neonato partito dell’Italia dei Valori. Di Pietro e Saladino si incontrarono all’aeroporto di Lamezia Terme e viaggiarono insieme fino all’hotel Capo Suvero di Gizzeria (Catanzaro). Si discuteva di politica e Di Pietro propose a Saladino un accordo di tipo elettorale. La cosa, però, non andò a buon fine e non se ne fece nulla. Un secondo contatto avvenne invece in occasione della campagna per le politiche del 2006, e i due si ritrovarono a Roma. Era presente all’incontro anche un aspirante candidato nelle liste di Di Pietro e il leader dell’Italia dei Valori chiese di nuovo a Saladino se fosse interessato ad accordi di tipo politico. Ma, anche questa volta, la proposta non sortì effetti. Un terzo abboccamento avrebbe dovuto svolgersi invece nel marzo dell’anno scorso, quando già era scoppiato il caso Why not. Un intermediario, che lavorava nella segreteria di Nicola Mancino, si fece avanti con Saladino per chiedere un incontro. Ma fu lo stesso imprenditore a suggerire di rimandare a tempi migliori, anche per evitare imbarazzi all’onorevole Di Pietro…”


Tutto qui. Nient’altro che incontri elettorali, senza alcun altro fine. Ed allora ribadisco che è estremamente necessario ricostruire fatti e rapporti di persone citate nell’inchiesta. Chi, come me, non ha nulla da nascondere non può che auspicare che ‘Why Not’ vada avanti. Anzi, buon senso vorrebbe che a proseguire le indagini fosse proprio De Magistris, il magistrato che, avendo iniziato l’indagine, conosce a menadito tutte le carte ed ogni risvolto processuale. E’ un’inchiesta che non deve essere lasciata nel limbo perché, ogni giorno, vengono tirate in ballo centinaia di persone, a volte a proposito, ma tante altre a sproposito.
Solo la magistratura può dipanare la matassa tra rapporti leciti e illeciti. Se non può più farlo De Magistris lo si lasci fare alla Procura della Repubblica di Salerno che ha dimostrato con i fatti di non aver timore reverenziale per nessuno.


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26 Novembre 2008

Parliamo di Camorra


Durante un dibattito alla Camera dei Deputati, ho formulato una precisa richiesta al Presidente della Camera Gianfranco Fini, ovvero di convocare una seduta monotematica che trattasse esclusivamente dei rapporti tra Camorra e politica.

Da quindici giorni non ho avuto alcuna risposta. Non so perché, non vogliono portare davvero l'attenzione, alla Camera dei Deputati, sul problema della Camorra e della criminalità organizzata in Campania e nel Mezzogiorno in Italia. Probabilmente per com'è invischiato il Pdl con la Camorra e la criminalità organizzata, si cerca di non portare i riflettori della politica e delle istituzioni su questi temi che sono la vera emergenza della Campania e del Sud.

Sabato scorso sono stato invitato ad un convegno a Crispano, in provincia di Napoli, dal tema “Sicurezza e legalità”, dove ho avviato un iniziativa che proporrò in tutti i comuni della Campania: convocare dei consigli comunali con all'ordine del giorno il tema dei rapporti tra Camorra e politica.

In Italia, di Camorra ne ha parlato soltanto Roberto Saviano, che ha riportato i riflettori e l'attenzione della società su questo grande problema che flagella soprattutto il Mezzogiorno. E' una vergogna che di queste cose ne debba parlare solo un giornalista, mentre le istituzioni, e chi ne ha il dovere di parlarne non ne parla, se ne infischia.

Come vogliono fare davvero la lotta alla Camorra, al N'drangheta , alla Mafia, e alla criminalità organizzata, se non parte da qui, dal Parlamento, l'esempio? Che cosa si vuole fare? Questa gente bisogna buttarla fuori, ai criminali e camorristi non bisogna neanche stringere la mano, figuriamoci un caffè. Mentre noi, in Campania, abbiamo visto vertici del Pdl, nelle persone di Mario Landolfi, di Paolo Russo, di Cosentino, invischiati e compromessi in indagini nella direzione distrettuale Antimafia. Probabilmente, per questi rapporti e questa promiscuità che c'è tra la politica e la Camorra, non se ne vuole parlare perché fa comodo mantenere ancora il rapporto.

Cominciamo dal basso. Se non ne vogliono parlare in Parlamento cominciamo dai consigli comunali, dandoci delle regole comportamentali, a dire come bisogna fare la politica.

Sono d'accordo e solidale con il Procuratore Antimafia di Napoli, Roberti, che lamentava una carenza di normativa sui beni confiscati alla Camorra. Occorre un'agenzia ad hoc per poter velocizzare e rendere immediata ed efficace la lotta alla Camorra con il sequestro dei beni confiscati alla Camorra stessa. Presenterò una proposta di legge in tal senso, come pure per le infiltrazioni nei consigli comunali. Questo è un altro problema, dove la Camorra e la criminalità organizzata si annida all'interno delle istituzioni.

Nel mio territorio, nel Nolano, due consigli comunali, di San Paolo Bel Sito e Tufino, dove c'era la famosa discarica, sono stati sciolti alcuni anni fa per infiltrazioni camorristiche. Dopo qualche anno sono tornati gli stessi sindaci e le stesse amministrazioni che erano state sciolte. A che gioco vogliamo giocare? Vogliamo rendere ancora la Campania invivibile, dove la gente vuole scappare via?

Hanno incendiato quindici macchine a Napoli, nel rione Sanità, perché chiedono il pizzo per i cittadini che parcheggiano l'autovettura sotto casa propria. Si può vivere cosi?
In Campania c'è davvero una situazione drammatica, Napoli non è più vivibile perché c'è una presenza opprimente e asfissiante della Camorra, ma la responsabilità è della politica, perché spesso “la politica è la Camorra”.

Facciamo davvero iniziative concrete: cominciamo dal basso, dai consigli comunali, visto che in Parlamento non ne vogliono parlare.


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31 Ottobre 2008

Norma Salva-manager: ci riprovano


La norma Salva-manager, sparita dal decreto Alitalia dopo le prese di distanza del ministro Tremonti, torna in modo ancora più deflagrante in un altro provvedimento, questa volta presentato alla Camera dallo stesso Governo.

Nel disegno di legge la norma Salva-manager c’è, eccome! E questo nonostante le diverse affermazioni del ministro Scajola.Nella proposta, infatti, si prevede che l’equiparazione della dichiarazione dello stato di insolvenza alla dichiarazione di fallimento è limitata al caso “in cui si riscontri la falsità dei presupposti per l’ammissione alla procedura”.

Tale condotta non riguarda il commissario straordinario, in quanto non ancora nominato nella fase di verifica dei presupposti, bensì i manager, ossia gli unici che possono commettere la falsità.

Con questa modifica il governo cancella con un colpo di spugna tutte le diverse altre condotte illecite che hanno determinato lo stato di insolvenza in quanto tutte le altre condotte illecite non varrebbero per l’equiparazione dello stato di insolvenza alla dichiarazione di fallimento.

La norma proposta dal governo è di una chiarezza sconcertante e solo la coda di paglia può far dire che non esiste alcuna norma Salva-manager.


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15 Ottobre 2008

I giovani della Sardegna


Domani Antonio Di Pietro sarà a Cagliari, seconda tappa dopo Piazza Navona per la raccolta firme contro il Lodo-Alfano. saremo in piazza fin dalle ore 11:00 della mattina (leggi agenda)

La violenza nelle istituzioni e nella società, ormai radicata nella nostra Sardegna, è la principale responsabile dell´arretratezza economica e sociale. Incendi dolosi che devastano il nostro prezioso patrimonio ambientale, attentati e intimidazioni agli amministratori locali, speculazione edilizia e cementificazione delle coste, sono solo pochi esempi dell´illegalità pervasiva e del conseguente degrado che opera in tutti gli ambiti.
La ricerca della legalità, per cui il nostro partito viene continuamente accusato di essere "manettaro", è un elemento irrinunciabile, il primo presupposto per favorire lo sviluppo economico e, soprattutto, per dare una speranza ai giovani sardi che sempre più numerosi lasciano l´isola in cerca di lavoro. Senza legalità vengono meno tutte le regole del vivere civile.
All’interno dei valori della "Giornata nazionale della legalità" a Cagliari, domani 16 ottobre, Antonio Di Pietro incontrerà i cittadini e tra questi la nostra speranza per il presente e per il futuro, i giovani e gli studenti, che rappresentano la speranza del territorio, ma con poche opportunità di occupazione.
Sarà un invito a non lasciarsi andare, a combattere le arroganze e le scelte di una classe politica che non riesce più a difendere la costituzione, a non lasciarsi condizionare da una terra che per colpa di pochi sembra offrire oggi poche speranze ai giovani se non l'esodo.
Sarà un invito a lottare, insieme e compatti, per rivendicare i propri diritti.


Postato da Federico Palomba in | Commenti (41) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Settembre 2008

Lodo Alfano: la voce dei cittadini


Il processo Mills, per corruzione in atti giudiziari, ci aveva fatto dimenticare il processo Mediaset, in cui Berlusconi è accusato, insieme ad alcuni manager della sua azienda e alcuni dirigenti di grandi imprese americane, di aver gonfiato i prezzi dei diritti televisivi allo scopo di creare fondi neri.
Il tribunale in cui si celebra questo processo ha accolto la richiesta del pubblico ministero di chiedere alla Corte Costituzionale il suo giudizio sulla costituzionalità del Lodo Alfano.

Analoga richiesta sarà presentata nella prossima udienza del processo Mills. E’ assai probabile che anche qui la corte accolga. Così una doppia richiesta spingerà il Diktat Berlusconi alla verifica della Consulta.
Qualcuno potrà pensare che ciò renderà insignificante la raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo. Dato che se ne occuperà la Corte Costituzionale perché darsi tanto da fare? La domanda è legittima e merita una risposta non retorica.

I custodi formali della Costituzione sono il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.
Il Presidente non ha potere per stabilire la costituzionalità delle leggi. Questo potere lo ha solo la Corte. Ma la sovranità appartiene al popolo. Dunque il popolo è anch’esso custode della Costituzione.
Impegnarsi per la raccolta delle firme significa garantire al popolo il suo ruolo di custode. Se vorrà lo svolgerà ma è essenziale che la raccolta delle firme per il referendum gliene dia la possibilità.

Una raccolta massiccia di firme esprime una ferma richiesta da parte di una vasta opinione pubblica. In un mondo dove ormai si dà per scontato che questa sia interpretata attraverso i sondaggi, la richiesta delle firme è la forma più attiva e responsabile per affermare la propria opinione.
Per nessuna ragione al mondo si può rinunciarvi. E’ giusto che la Corte Costituzionale decida il destino della legge. Ma i cittadini hanno il loro strumento per far sentire la loro voce.



27 Settembre 2008

Verso la magistratura ''dipendente''


Si legge oggi sul Sole 24 ore: Angelino Alfano dichiara che nel nuovo Consiglio Superiore della Magistratura “certamente la magistratura sarà in minoranza”.

Si rilegge pensando di aver letto male ma invece è proprio così. L’angelo del dialogo sulla giustizia, l’avvocato siciliano miracolato da Berlusconi, non contento, aggiunge che la polizia giudiziaria sarà più indipendente di prima dal controllo del pubblico ministero.

Allora ci si ricorda che la prima idea pare sia stata proposta la prima volta da Violante. E anche la seconda idea l’ex magistrato del PD ha approvato con vigore, spiegandone i fondamenti dottrinari.

Tengo in serbo questo secondo punto per successivi approfondimenti. Voglio solo accettare la logica del primo e trarne logiche conseguenze.

E’ presto detto. Se la magistratura deve essere in minoranza nell’organo costituzionale del suo autogoverno, in Parlamento senatori e deputati dovrebbero lasciare il potere decisionale, poniamo, ai funzionari. E volendo estendere il principio, gli industriali dovrebbero essere in minoranza nel direttivo nazionale, se si chiama così, della Confindustria, dove la decisione sarebbe affidata agli operai.

Se ne potrebbe discutere in un bel seminario, con introduzione di Alfano e Violante.



23 Settembre 2008

L'eredita' di Peppino Impastato


Peppino Impastato è un giovane siciliano ucciso dalla mafia.
Questa scarna informazione sarebbe più che sufficiente per rendere doverosa oggi la memoria di una vita, di un impegno, di un terribile delitto.

Peppino Impastato esprime, ancora dopo trenta anni, in modo emblematico le tragedie della Sicilia, le tragedie di tanti giovani uccisi anche – e non solo – fisicamente dalla mafia.
Peppino, giovane e siciliano, ha trovato la forza di rompere, in anni di paura e di convivenza, la palude del silenzio e la rete di complicità dei propri coetanei, così come dei suoi stessi familiari.
Peppino è stato prima deriso, poi emarginato, infine ucciso: secondo una sequela tragicamente ricorrente nella strategia mafiosa.
Deridere, emarginare, uccidere. E, poi, depistare.
La mafia (il sistema di potere politico affaristico mafioso) non si ferma davanti al corpo inanimato delle proprie vittime. Con complicità attive e silenzi compiacenti di organi dello Stato, della politica, dell’informazione si è tentato di far apparire Peppino come un sovversivo, un terrorista vittima dello scoppio accidentale di una bomba che dallo stesso sarebbe stata preparata per compiere un attentato lungo la linea ferroviaria.

Con complicità attive e silenzi compiacenti si è sottoposta la verità ad una colossale operazione di depistaggio, sottoponendo - con pretesti infamanti - a sequestri e perquisizioni la sede della piccola radio e la abitazione di Peppino. Quelle complicità attive e quei silenzi compiacenti hanno utilizzato anche il clamore del ritrovamento del cadavere dell’On. Aldo Moro per nascondere e depistare le vere ragioni della uccisione di Peppino, consumata nello stesso giorno del ritrovamento del corpo dello statista democristiano.
Quelle complicità e quei silenzi sono stati da anni e per anni oggetto di denuncia da parte dei compagni così come della madre e del fratello di Peppino che hanno sfidato a viso aperto Gaetano Badalamenti e tanti altri mafiosi, senza curarsi né di rapporti di parentela né di rapporti di pericoloso vicinato.

Quelle complicità e quei silenzi hanno per anni avuto la meglio su verità e giustizia.
Quelle complicità e quei silenzi sono stati per la prima volta formalmente indicati, in atti giudiziari, dall’indimenticabile Consigliere istruttore Antonino Caponnetto.
Quelle complicità e quei silenzi sono stati resi noti nello splendido film “Cento passi” ancor più e prima che potesse formalmente del tutto concludersi in via definitiva il processo degli assassini di Peppino.
Un film diffuso in tutto il mondo, più tempestivo di un troppo lungo processo penale, così come la piccola Radio di Peppino - diffusa in un piccolo territorio della provincia siciliana – colpiva criminali che le istituzioni non volevano o non sapevano colpire.

Legalità e informazione: due parole, una drammatica emergenza ieri come oggi.
I criminali mafiosi uccidono con le armi da fuoco esseri umani, giovani coraggiosi; le complicità e i silenzi uccidono libertà, verità, giustizia.
E’ questa la terribile miscela che impedisce nel nostro paese una democrazia compiuta.
Non potrò mai dimenticare, a conferma e testimonianza di questa micidiale miscela, un comizio in piazza a Cinisi nel maggio 1978, all’indomani dell’uccisione di Aldo Moro e di Peppino Impastato.

Piersanti Mattarella, che ad Aldo Moro era come tanti di noi fortemente legato, si recò a Cinisi per gridare speranza e progetto di rinnovamento della politica.
Piersanti venne aspramente contestato dai compagni di Peppino che vedevano in quel giovane Presidente della Regione appena eletto il simbolo di una democrazia cristiana che, per colpa di taluni suoi potenti esponenti, era e appariva compromessa con la mafia.
Piersanti tenne egualmente e terminò il suo comizio e, a me, che lo accompagnavo, a voce bassa, quasi con pudore ma con determinazione, sussurrò: “Non sanno, i compagni di Peppino, che siamo nella stessa barca, combattiamo la stessa battaglia, corriamo gli stessi rischi”!
Mi sono ricordato di quelle parole quando nell’Epifania del 1980 mi sono trovato davanti al corpo senza vita di Piersanti ucciso da mafiosi che avevano nel suo stesso partito consiglieri e complici.

In memoria di Peppino Impastato, vi invitiamo a partecipare all'evento che si terrà a Pieve Emanuele (Milano), il prossimo 3 ottobre alle ore 17:00, presso la piazza a lui dedicata (guarda la locandina dell'evento).


Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (71) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Settembre 2008

Difendiamo la liberta' di informare


Daniele Martinelli è un giornalista, libero ed indipendente, che ha seguito per l'Italia dei Valori, e per il Blog del Presidente Antonio Di Pietro, processi importanti come il processo Spartacus ed il processo Mills. Ci fornisce e segue notizie in assoluta libertà, come piace all'Italia dei Valori.

Si è rivolto a noi perché coinvolto in una vicenda in cui la libertà d'informazione viene calpestata. E' andato in una città pugliese, a Bitonto, chiedendo alla pubblica amministrazione e al sindaco con una videocamera, registrando in assoluta libertà, perché mai in un comune italiano e pugliese come Bitonto a capo dei vigili urbani è stato promosso un comandante inquisito per truffa, falso e peculato.

Il sindaco, invece di dare spiegazioni a Daniele per quale motivo avesse assunto una persona inquisita per falso, peculato e truffa ha preferito querelare il giornalista indipendente e autonomo.

Daniele si è rivolto a noi all'interno dell'iniziativa “Arrestateci tutti”, un iniziativa che Antonio Di Pietro ha voluto prendere in difesa dei blogger, e della libertà d'informazione indipendente ed autonoma, assicurando coloro che con il mezzo di una semplice videocamera raccontano la libertà sul nostro Paese. L'Italia dei Valori ed Antonio Di Pietro assicurerà a questi ragazzi che vogliono dare libertà d'informare assicurerà assistenza legale, caricandosi anche le spese che evidentemente questi ragazzi non possono sostenere.

L'Italia dei Valori assicurerà assistenza legale a Daniele affinché possa continuare a fornirci informazione libera ed indipendente.


Postato da Pierfelice Zazzera in | Commenti (20) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

9 Settembre 2008

Basile: contribuiamo alle indagini


Stiamo registrando alcuni episodi come per la Notte della Taranta, dove per un eccesso di zelo è stato rimosso uno striscione che ricordava Basile. Qualche giorno fa durante la visita del prefetto di Lecce a Ugento, sono stati tolti due striscioni assolutamente non violenti e che invitavano i cittadini a chiedere verità e giustizia. Sono solo alcuni episodi, ma abbiamo il dovere di chiedere agli abitanti di Ugento di collaborare e soprattutto di rassicurate tutti che le istituzioni sono dalla loro parte e non da quella dei criminali.

Ho inteso incontrare il questore Rochira soprattutto per conoscerlo di persona e poi per manifestare l’apprezzamento da parte del nostro partito per il lavoro che la polizia sta svolgendo, ma anche per incitare le forze dell’ordine ad andare avanti, senza guardare in faccia nessuno, perché a tre mesi dall’omicidio che non ci sia ancora un indagato è una cosa che deve preoccupare tutti.

Ecco perché indipendentemente dalle collocazioni politiche, tutti dovrebbero invece contribuire alla svolta delle indagini: Basile non era solo un appartenente all’Italia dei Valori, ma era un cittadino eletto democraticamente a far parte del Consiglio comunale di Ugento.


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3 Settembre 2008

Indulto: lacrime di coccodrillo


L'indulto si avvia a non avere più padri responsabili. Perfino il ministro Alfano, dopo averlo votato insieme con Forza Italia che ne è stata la più accanita sostenitrice, si dice pentito ed ora piange lacrime di coccodrillo. Egli viene dopo altri illustri pentiti, da Amato, Fassino a D'Alema, ma mai un esponente di alto rango di FI si era pronunciato in tale direzione.

L'affermazione è importante perché proviene da un partito dedito al più bieco perdonismo ed al condonismo, come dimostrano le 26 leggi clemenziali prodotte nella legislatura presieduta da Berlusconi in ogni materia, fiscale ed ambientale, penale e finanziaria.

Siccome non credo ad un radicale pentimento culturale in materia, debbo pensare che sia un altro il motivo del pentimento: forse respingere la responsabilità per carceri di nuovo piene a poca distanza dall'indulto, come Italia dei Valori aveva ampiamente denunciato in occasione del fiero ostruzionismo contro quella legge, iniqua e detestata da due terzi dell'opinione pubblica. Troppo comodo piangere sul latte versato.


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1 Settembre 2008

Intercettazioni: la trappola che emerge


Italia dei Valori condurrà una irriducibile opposizione contro il disegno di legge di Berlusconi palesemente finalizzato ad imbrigliare i giudici e la stampa quasi facendo scomparire le intercettazioni.

Ci batteremo perché sia aumentata la platea di reati per i quali sono ammesse, per allungare i tempi e per consentire la pubblicazione, anche prima dell'udienza preliminare, degli atti venuti a conoscenza delle parti nel corso delle indagini. E ci impegneremo fortemente perché cada la pericolosa restrizione delle intercettazioni ambientali.

Siamo invece disponibili a ricercare un meccanismo più stringente di garanzia della privacy per quanto riguarda le intercettazioni a contenuto inutile per le indagini.

Se anche a Berlusconi interessa che non si pubblichino intercettazioni inutili cominci col sollevare dall'incarico il direttore di Panorama Maurizio Belpietro, che questo ha fatto. Se non lo fa, emerge chiaramente la trappola che ha voluto tendere: cercare solidarietà sulle intercettazioni inutili ma al solo scopo di eliminare quelle utili alle indagini.


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19 Agosto 2008

Sceriffi da operetta


Siamo proprio conciati male. Da un lato Berlusconi e la sua dittatura dolce, il mito dell' "uomo solo al comando", ma che in realtà appare agli occhi del mondo come un dittatore da parodia, con Tremonti che fa il suo portaborse. Dall’altro, grazie al celodurismo leghista di Maroni, sindaci che si travestono da sceriffi, ma che con i loro provvedimenti appaiono sempre più agli occhi del mondo come "sceriffi da operetta".

Il decreto legge n. 92, effettivo dal 5 agosto, ha dato più poteri ai sindaci, che in passato potevano emanare «atti che gli sono attribuiti dalle leggi e dai regolamenti in maniera di ordine e sicurezza pubblica», mentre ora sono incaricati della vigilanza «su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto».
Ecco uno spaccato del Paese Italia, dopo i primi decreti emanati da molti sindaci: a Forte dei Marmi è vietato tagliare l'erba nel weekend o nelle ore pomeridiane, ad Eraclea è vietato fare castelli di sabbia e scavare buche in spiaggia, a Novara è vietato sostare in più di due persone nei giardini pubblici dopo le 23.30, mentre a Eboli è vietato persino baciarsi in automobile, dove si può arrivare fino ai 500 euro di sanzione.

Vi sono anche sindaci che hanno emanato provvedimenti in larga parte condivisibili, come, ad esempio, il divieto di danneggiare o rubare i cartelli che recano messaggi di divieto, vendere abusivamente qualsiasi merce sulle spiagge, il divieto di imbrattare pareti di edifici o monumenti e il divieto di prostituirsi con multe anche ai clienti. Premesso che in molti casi si tratta di regole di buona educazione, per le quali non si dovrebbe ricorrere a decreti dei sindaci, non sarebbe meglio in questi casi che il Ministro degli Interni emanasse un provvedimento valido su tutto il territorio nazionale?

Tuttavia merita di essere sottolineato che i provvedimenti dei sindaci assumono connotati grotteschi. Ciò che essi hanno in comune è il fatto di avere effetti meramente propagandistici, privi di qualunque efficacia sul piano pratico. Sotto il profilo penale, infatti, chi si ritrova a fare i conti con una denuncia ha ben poco da temere. Ad esempio, prendiamo i clienti delle prostitute: per loro, salvo che non siano colti durante l’atto sessuale, non è configurabile alcun reato, e dunque alcuna condanna o punizione. Lo stesso dicasi per i vandali o "writers": in tali casi il reato previsto è quello di "deturpamento" (art. 639 del cp) e le pene vanno da 5 a 103 euro o da 5 a 1.032 euro, se il bene colpito è "pubblico". Di fatto le inchieste si concludono sempre con decreti penali da 50 euro, nei casi peggiori, o con l’archiviazione, se manca la querela di parte.

Ancora peggio è l’effetto che i provvedimenti producono sul turismo e all’estero, come dimostra un recente articolo del giornale inglese Independent, dal titolo "Turisti attenti: se una cosa è divertente, l'Italia ha una legge che lo vieta", dove viene commentata la "tempesta di nuove regole e regolamenti che rischiano di trasformare il bel paese nel più grande stato-babysitter". Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano.

Una nuova occasione di dileggio dell’Italia, il cui prestigio a livello internazionale sta scendendo sempre più giù a causa delle politiche da burletta che questo governo pone in essere.
Ma anche a voler essere "nazionalisti", ci chiediamo come farà il semplice cittadino italiano a districarsi in questa sequela di divieti e di multe, quando si muove per turismo o lavoro sul territorio nazionale. A meno che l’uso delle forze armate nelle città non preluda all’istituzione di posti blocco all’ingresso di ogni agglomerato urbano per informare chi arriva delle regole valide solo per quel territorio.


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14 Agosto 2008

Vasto: la politica dei diritti


Anche quest'anno l'Italia dei Valori organizza l'incontro con i cittadini e con il partito dedicando tre giorni a temi di attualità e sviluppando dibattiti.
Saranno tre giorni particolarmente intensi. E quest'anno per la prima volta vorremmo coinvolgere il maggior numero di cittadini sui temi che proponiamo.

Uno dei temi di grande attualità ed interesse è quello della “legge uguale per tutti” e della “informazione uguale per tutti”, temi messi in discussione specialmente in questi ultimi mesi da interventi normativi che stanno facendo discutere.
Su questi temi vorremmo provocare il dibattito e l'interlocuzione con il maggior numero di persone, e quindi abbiamo previsto questa iniziativa invitando voi cittadini a mandarci attraverso Youtube interventi con i vostri quesiti, osservazioni, critiche e le vostre sollecitazioni. Trasmetteremo gli interventi da voi realizzati e cercheremo di rispondere al maggior numero di persone nel corso dei tre giorni.

I temi che affronteremo saranno quelli che riguardano la politica economica, la politica giovanile, la politica delle donne e la politica dei diritti. Su questo ultimo tema organizzeremo una tavola rotonda con degli ospiti, e in questa occasione ci sarà questa finestra dove ci saranno le risposte ai quesiti che ci invierete.
Parleremo delle nostre iniziative legislative, perché si può parlare di giustizia ma se non si traducono le idee in progetti di legge è come non parlarne. Per esempio, stiamo assistendo a questi primi mesi di governo Berlusconi ad interventi sulla giustizia con la proposizione di leggi ad personam, ancora una volta, ma sui grandi temi di riforma di giustizia e di garanzia dei diritti l'annuncio è che se ne parlerà in autunno.

Noi abbiamo già fatto le nostre proposte, su cui tutti dovranno confrontarsi. Siamo intervenuti con proposte di riforma di sistema e strutturali. La giustizia si cambia modificando le norme sbagliate e individuando le risorse per far funzionare il sistema, perché senza non c'è riforma che si possa fare. Ci siamo mossi presentando disegni di leggi per la riforma del processo penale, del processo civile, del processo del lavoro e del processo fallimentare. Poi abbiamo proposto l'istituzione dell'ufficio per il processo, un modulo organizzativo nuovo per il sistema giustizia che prevede l'informatizzazione e la riqualificazione del personale.

Abbiamo presentato interventi specifici come il disegno di legge per la creazione della banca dati del DNA, uno strumento necessario che negli altri paesi europei sono già stati realizzati e con grossi risultati. Siamo in ritardo di anni, e dopo aver presentato il disegno di legge il 16 maggio 2008 due mesi dopo il governo lo ha presentato uguale al nostro anche nelle virgole. Ci chiamano forcaioli e giustizialisti ma poi ci copiano. E nonostante ci abbiano copiato sono stati capaci di commettere tre errori, messi in evidenza dagli uffici legislativi del Senato.

Poi altri disegni di legge su argomenti specifici in materia di prescrizione, di minima offensività dei reati, in materia di violenza alle donne, in materia di omofobia e discriminazione razziale. Un pacchetto di disegni di legge sui quali dobbiamo confrontarci.

Siamo disponibili ad accettare anche le critiche più feroci, però vogliamo discutere dei problemi, perché attraverso la discussione anche dallo scontro polemico si può costruire qualcosa di positivo. Ci crediamo fortemente.


Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (435) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Luglio 2008

Responsabilita' politiche del G8 di Genova


Diversi nostri lettori ci hanno chiesto le ragioni per cui l’Italia dei valori ha votato contro la costituzione di una Commissione di inchiesta sulle violenze del G8 di Genova.

Assicuro che noi dell’Italia dei Valori abbiamo sempre sostenuto la necessita’ di fare piena luce sui fatti verificatisi in occasione del G8 di Genova e soprattutto di ben individuare le responsabilità a tutti i livelli di quanto è accaduto. Noi pretendiamo e continueremo a pretendere la verità sulle responsabilità politiche. Lo pretendiamo per le vittime di un vero e proprio massacro, ma lo pretendiamo anche per restituire dignità ad uno Stato uscito umiliato a livello internazionale dalle violenze di Genova.

Ciò che ci ha lasciato a suo tempo perplessi è che ad accertare fatti penalmente rilevanti potesse essere un organo parlamentare quale la “Commissione di inchiesta”, che per definizione è di parte e dipende dalla maggioranza numerica del momento, e non invece la Magistratura, che essendo terza garantisce migliore obiettività circa il risultato, a cui poi poteva e ben può affiancarsi una “Commissione di indagine”.

A questo punto, però, è bene fare chiarezza sulla distinzione concettuale che noi abbiamo posto tra una “Commissione parlamentare di inchiesta”, su cui all’epoca abbiamo espresso riserve, e una “Commissione parlamentare di indagine”, verso cui noi invece propendevamo e che ancora oggi siamo disposti a sostenere. La Commissione parlamentare di inchiesta e’ titolare di poteri analoghi a quelli della Magistratura, compresi gli interrogatori, le perquisizioni e quant’altro di investigativamente rilevante, e sull'attività della Magistratura può interferire, pur essendo, spesso, del tutto priva della necessaria autonomia ed indipendenza, in quanto espressione dei partiti e di maggioranze politiche, variabili per definizione.

Oggi, a distanza di solo pochi mesi, possiamo dire che i fatti hanno dimostrato che le nostre preoccupazioni erano fondate. La magistratura ha processato e sta processando i responsabili mentre la Commissione di inchiesta sul G8 di Genova, se costituita, sarebbe oggi nelle mani blindate di chi nel 2001 aveva la responsabilità dell’ordine pubblico, di chi avrebbe interesse personale a fare emergere verità diverse da quelle che comunque cominciano ad emergere dai processi, di chi avrebbe addirittura la possibilità di interferire con la stessa attività dei Giudici.

La Commissione parlamentare di indagine che noi auspichiamo, invece, avrebbe compiti di sola valutazione politica sulla base dei risultati di indagini acquisite dalla magistratura senza interferenze e nel rispetto della diversità dei ruoli. A nostro avviso questa soluzione sarebbe lo strumento più efficace per accertare responsabilità politiche ormai quasi inequivocabili, anche grazie a quanto continua ad emergere dai processi. La verità non e’ certo emersa dall’indagine conoscitiva “farsa” messa in campo dal precedente governo Berlusconi. Ma la verità non sarebbe emersa neppure da una attività di inchiesta contrapposta a quella dei Giudici e pilotata di volta in volta dai Partiti al potere.

Forse abbiamo fatto bene, forse abbiamo sbagliato. Ma l’abbiamo fatto con totale buona fede e concreto spirito costruttivo.


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24 Luglio 2008

No alla Banca del Mezzogiorno


Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati, di martedi 22 luglio, sull'istituzione di una "Banca del Mezzogiorno".

"Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame riguarda un tema caro al Governo, perché lo stesso Ministro Tremonti lo aveva già proposto nel 2004, con esito fallimentare, con l'istituzione della banca del Mezzogiorno. Premessa la contrarietà del nostro gruppo all'istituzione di una banca del Mezzogiorno, considerata la sua inutilità, bisogna evidenziare alcune questioni.
Innanzitutto i precedenti: banche del Mezzogiorno ne abbiamo avute molte, molte e con esiti fallimentari. Partiamo dal Banco di Napoli, salvato in extremis, dal Banco di Sicilia, acquisito dal gruppo Unicredit, dalla Sicilcassa, già in liquidazione, e chi più ne ha più ne metta (ricordo le più grandi, ma vi sono anche le piccole).
Quindi, creare una nuova banca di questo tipo non si capisce quale utile e quale vantaggio possa costituire per il Mezzogiorno, anziché intervenire su questioni serie per il Mezzogiorno, come le infrastrutture, che invece sono state sottratte togliendo i fondi proprio alla Sicilia, alla Calabria e alle regioni del sud.
Premesso ciò, anche il tipo di banca pensata non ha veramente senso: si parla di 5 milioni di euro per la sua istituzione. I dati della Banca d'Italia prevedono che per istituire una banca di credito cooperativo con uno sportello unico occorrono almeno due milioni di euro di capitale sottoscritto: con cinque milioni ci facciamo due sportelli e mezzo in tutto il sud.
Poi guardiamo la situazione, per esempio, della Sicilia - sono sempre dati della Banca d'Italia - per capire se serve una nuova banca. In questo momento, in Sicilia sono operanti 79 banche, con 1.788 sportelli, che coprono 337 comuni. Banche di credito cooperativo ce ne sono invece 30 e sono quelle più radicate sul territorio, con 147 sportelli e coprono 119 comuni. Pensare a una nuova «bancarella», francamente non sappiamo a cosa serva.
Non solo: consideriamo la compagine sociale. Pensare che i soci siano gli enti locali (regioni, province e comuni) è anche questa una grande forzatura: da un lato gli enti locali non riescono a garantire i servizi essenziali, anche per colpa dell'attuale Governo, che ha sottratto loro i fondi e dall'altro lato li facciamo diventare i soci di una banca.
La vera finalità credo sia indicata nella norma istitutiva del Governo: acquisire rami secchi di banche meridionali e insulari. Vorremmo anche capire quali sono, forse l'unica che è rimasta è la Sicilcassa, gli altri sono chiusi o acquisiti già da altri.
Non solo: l'altra finalità probabilmente è nominare tre nuovi soggetti, tre nuovi posti di sottogoverno in una nuova banca (infatti si parla di un comitato promotore di tre soggetti). Ci avessero almeno detto come si chiamano, quanto meno sapremmo chi sono gli interlocutori e con chi parlare.
Cosa serve, invece, al sud? Serve una nuova politica finanziaria su cui il Governo non intervenga assolutamente. Serve una politica finanziaria che consenta al sud pari opportunità di accesso al credito: non una nuova banca, ma trattare con le banche che esistono per garantire tale pari opportunità.
Mi avvio a concludere senza, signor Presidente, che lei mi segnali che il tempo a mia disposizione sia terminato.
Il senso dell'ordine del giorno a mia firma è quello di salvare il salvabile. In altre parole, visto che in questo momento una banca inutile serve a poco (solo ad «occupare» cinque milioni di euro), è necessario provvedere immediatamente alla privatizzazione dell'intero capitale sociale, considerato che è stato prelevato, in egual misura, dal Ministero per i beni e le attività culturali per due milioni e mezzo di euro, e dal Ministero della salute per altri due milioni e mezzo di euro. Pertanto, si privatizzi immediatamente, per fare in modo che questi cinque milioni di euro, per pochi che sono, rientrino e vengano destinati alle finalità originarie, perché il sud non ha bisogno di nuove banche con trovate che garantiscano nuovi posti di sottogoverno, ma di una nuova politica che lo rilanci (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).


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23 Luglio 2008

Lodo Alfano: aborto giuridico e politico


Riporto il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al Senato sul lodo Alfano.

Felice Belisario: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia, colleghe e colleghi, dopo lo spiegamento di forze messo in atto dalla maggioranza per giustificare, legittimare e addirittura esaltare lo scudo giudiziario reso al Presidente del Consiglio, provo un certo imbarazzo nel prendere la parola, perché il provvedimento che è stato inventato, ma forse è meglio dire copiato, dal precedente lodo Schifani, blindato e difeso secondo un copione imparato ormai a memoria, è talmente insopportabile politicamente e brutto giuridicamente da ingenerare vergogna e preoccupazione. Si tratta di una norma confezionata a dovere per rendere sempre più profondo il solco tra il Paese reale e il Palazzo.
Io non so se nelle vostre coscienze, colleghi di maggioranza, vi sia stato lo spazio per un approfondimento sereno ed obiettivo, se davvero siete tutti convinti che il cosiddetto salva-Berlusconi sia una norma che fa onore al nostro ordinamento giuridico. Infatti, al di là delle dichiarazioni di stile, un principio simile, quello di salvaguardia del Presidente del Consiglio, è ignoto alle democrazie occidentali e, anche per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, lo ritroviamo scarsamente applicato nella Costituzione greca, in quella portoghese e in quella francese. Per la Gran Bretagna e per la Spagna si tratta di immunità assoluta perché si parla di sovrani. In Germania, invece, il Cancelliere e i Ministri sono considerati titolari di una funzione pubblica e ad essi si applica la disciplina generale dei funzionari del pubblico impiego.
L'Italia dei Valori ha denunciato ovunque questa bruttura che voi, colleghi di maggioranza, vi accingete ad approvare e per questo tutti noi, perché lo abbiamo detto anche nelle piazze, siamo stati additati come espressione dell'antipolitica e come forze giustizialiste, anche questa mattina qualcuno lo ha detto. Ma a chi è ipocritamente bugiardo intendo restituire l'espressione "giustizialista" che non mi offende ma non mi appartiene e non appartiene neppure al mio partito (Applausi dal Gruppo IdV), a meno che a dire la verità, opporsi strenuamente alle leggi vergogna, chiedere di governare con trasparenza e sempre nel rispetto della legalità sia oggi sinonimo di giustizialismo. Inoltre, a coloro che sono pieni di orticaria perché l'Italia dei Valori è presente sullo scenario politico italiano, difendendo quei principi elementari di libertà ed uguaglianza voluti dai nostri costituenti e che migliaia di nostri eroi hanno difeso con la vita, diciamo di non farsi affliggere dalla disperazione ma di curarsi con pillole di democrazia, di rispetto di tutti gli organi costituzionali a cominciare dal Parlamento e soprattutto di eliminare il macroscopico conflitto d'interessi, vera metastasi di un Paese occidentale che non risolve i problemi della gente, ma solo quelli del Capo, padrone, Presidente. (Applausi dal Gruppo IdV).
Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi, l'Italia dei Valori ha dato prova in questi mesi di sapersi confrontare in queste Aule sui contenuti dei provvedimenti, coerente con i suoi princìpi e con il suo programma. E come emerso nel dibattito anche di questo provvedimento, abbiamo avuto la perseveranza e la determinazione di voler lavorare insieme ai colleghi del Partito democratico, mantenendo un rapporto leale e con la volontà - spero comune - di costruire una credibile alternativa di Governo con il coinvolgimento delle energie vive della società italiana.
Pur nelle reciproche differenze e con quelle criticità che sono emerse ad inizio legislatura, è questo il dato politico che emerge nel dibattito e che fa dispiacere a qualcuno e che anche l'informazione non ha sufficientemente e proficuamente sottolineato.
Ma veniamo a noi, signor Presidente del Consiglio, che dopo le belle e finte parole pronunciate al suo insediamento si è abilmente nascosto, forse arrossendo un pochino per la norma che lei non ha voluto, che hanno scritto i suoi parlamentari legali e che il ministro Alfano ha solo avuto l'onere di marchiare con il proprio nome.
Signor Presidente del Consiglio, o - se preferisce - signor numero 1816 della Loggia P2... ( Applausi dai banchi dell'opposizione. Vivaci commenti dei banchi da maggioranza).

Presidente: Colleghi, per cortesia, lasciamo completare l'intervento del senatore Belisario.

Felice Belisario: Riporto solo dati che ormai sono alla storia e agli atti parlamentari.
...o - se preferisce - signor numero... (Commenti del senatore Asciutti) ...signor numero 1816 della Loggia P2, il disegno del suo ispiratore si sta compiendo: impunità a vita, magistratura insultata e chiamata dai suoi mentori con il gentile appellativo di fogna; l'informazione a suo completo servizio e presto con il bavaglio; l'immunità alle porte per la classe parlamentare; intercettazioni legali da eliminare, mandando in galera chi le ordina e chi le fa conoscere alla pubblica opinione, anche quando fanno emergere il marcio che esiste nella nostra società. Altro che chiacchiere!
Questi sono oscurantismo e nebbia che cercano di avvolgere per far deviare le nostre coscienze. Questa norma è un errore. Continueremo a sottolinearlo; un errore marchiato, compiuto perché la sua megalomania, signor Presidente del Consiglio, la porta ad essere primo anche nelle smargiassate politico-istituzionali. E' una norma-privilegio quella per cui il Parlamento è stato di fatto sequestrato perché bisognava fare presto, perché lei aveva ed ha paura di essere giudicato.
Lei, signor Presidente del Consiglio, non passerà mai alla storia come statista, ma verrà riportato nel guinness dei primati per l'abilità con cui da slalomista provetto è riuscito ad evitare tutti i processi in cui è stato coinvolto.
L'anomalia italiana sta tutta qui, nel presentare al mondo un Presidente del Consiglio sempre più assente dalle Aule parlamentari perché indaffarato ad evitare quelle giudiziarie che, dopo la Cirami, la Cirielli, l'abolizione del falso in bilancio, il lodo Schifani, la bloccaprocessi, adesso ha configurato questa nuova norma firmata Alfano.
Signor Ministro della giustizia, lei ci ha anticipato in qualche sua battuta che in autunno il PdL farà la riforma della giustizia. Ma quale, quella che vuole introdurre l'immunità per la casta rendendo deputati e senatori sciolti da ogni vincolo di legge e che vuole mettere la mordacchia ai giudici separandone le carriere, oppure quella che pensa alle elezioni popolari dei giudici? Ed è possibile parlare di riforme, signor Ministro, di quella della giustizia o di quella sul federalismo, se il Ministro delle riforme è stato condannato per avere prima oltraggiato la bandiera e, l'altro ieri, persino l'inno nazionale? (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
Mi chiedo e chiedo a voi, senatori di maggioranza, con chi e su che cosa...

Presidente: Senatore Belisario, si avvii a concludere, mancano venti secondi al termine del tempo a sua disposizione. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). Colleghi, per cortesia, lasciamo concludere il senatore Belisario.

Felice Belisario: Con chi e su che cosa dovremo dialogare? Pensate davvero, come una Penelope al contrario, che si possa scucire di giorno con la proposta Alfano e tessere di notte sulle riforme? Riteniamo che ciò non sia possibile. Per questo diremo convintamente il nostro no a questo aborto giuridico e politico. (Vivaci commenti dei Gruppi PdL e LNP).

Voce dai banchi della maggioranza: Ma cosa dici? (Commenti dei senatori Collino e Asciutti).
Gramazio (PdL): Bravo!

Presidente: Per cortesia, colleghi, il senatore Belisario sta concludendo il proprio intervento, lasciamolo finire.

Felice Belisario: Diremo il nostro no convinto a questo aborto giuridico e politico, lo faremo in Parlamento, utilizzeremo i mezzi referendari che la Costituzione repubblicana ci mette a disposizione e scenderemo nelle piazze, una, cento o mille se servirà (vivaci commenti dai Gruppi PdL e LNP), per continuare il nostro dialogo con la gente, lasciando voi a rimanere casta. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).


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19 Luglio 2008

Mi autotasso


Devolverò una somma pari a una mia indennità mensile alle forze dell'ordine della zona nolana, in provincia di Napoli, per contribuire, nel mio piccolo, ad aiutare i commissariati e le caserme più impegnate contro la criminalità a superare le enormi difficoltà economiche che sono costretti ad affrontare a causa dei tagli di bilancio operati dal governo.

Mai si era vista una mobilitazione così ampia di tutte le rappresentanze delle forze di polizia, a dimostrazione della gravissima riduzione di risorse al comparto attuata dal governo di centrodestra, che con una mano difende la Casta riproponendo l'immunità parlamentare e con l'altra mette in ginocchio le forze dell'ordine. Mi sembra quindi doveroso aiutare i poliziotti, i carabinieri e i finanzieri che ogni giorno combattono la criminalità, ma che spesso non ricevono i fondi necessari nemmeno per comprare la benzina, pagare gli straordinari, riparare le auto e acquistare materiale di cancelleria per gli uffici.

Nei prossimi giorni, quindi, andrò a effettuare una donazione al ministero dell'Interno, al comando generale dell'Arma e della Guardia di Finanza, chiedendo che venga indirizzata ai presidi di polizia del mio territorio. Sarebbe quantomai utile che anche altri parlamentari provvedano a loro volta ad autotassarsi per sostenere, con un gesto concreto, l'attività di poliziotti, finanzieri e carabinieri e garantire davvero più sicurezza ai cittadini.


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16 Luglio 2008

Via libera alla criminalita'


Riporto il video e il resoconto stenografico dell'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per il rapporti con il Parlamento Elio Vito.

L'interrogazione (guarda il video)

Fabio Evangelisti: Signor Presidente, noi abbiamo presentato l'interrogazione a risposta immediata in esame perché come Italia dei Valori siamo preoccupati per l'attività legislativa del Parlamento che ci sembra vieppiù sacrificata dall'iniziativa legislativa del Governo che procede, tra l'altro, a colpi di fiducia. Ne abbiamo appena parlato poco fa in Conferenza dei capigruppo. Basta ricordare il voto di fiducia della scorsa settimana, quello della settimana in corso e un altro è già preannunciato in ordine alla manovra economica e finanziaria.
Si tratta, per lo più, da parte del Governo di leggi ad personam, «leggi pernacchio», «leggi vergogna», dolo piuttosto che lodo, norme «salva Premier» e via dicendo. Queste, tra l'altro, sono solo una minima parte delle etichette che giustamente sono state assegnate ai provvedimenti voluti da questa maggioranza e dal suo datore di lavoro, l'amministratore delegato Silvio Berlusconi. Perciò affermiamo - lo facciamo dinanzi al Paese - che state espropriando l'Aula di Montecitorio.
Poco fa l'onorevole Volpi ha parlato del cosiddetto «decreto-legge sicurezza». Mi riservo di esporre in fase di replica cosa ne penso, ma siamo di fronte ad un decreto-legge che potremmo ribattezzare «decreto via libera alla criminalità».

Presidente: Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.

La risposta (guarda il video)

Elio Vito: Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, non si può negare che il decreto-legge, come strumento normativo di natura eccezionale utilizzabile solo in casi straordinari di necessità e urgenza, abbia visto, nelle ultime legislature, un largo ricorso.
D'altra parte, la significativa presenza della decretazione d'urgenza è ormai un sintomo costante, onorevole Evangelisti, di tutte le legislature più recenti come emerge dal raffronto dei dati dalla XIII legislatura alla XIV alla XV sino ad arrivare alla legislatura in corso.
Anzi, è un sintomo anche dell'avvio di legislatura, un ricorso particolarmente frequente alla procedura d'urgenza, proprio per fare fronte alla necessità di risolvere ed affrontare i problemi che non hanno trovato risposta dai precedenti Governi.
È il caso della necessità che il Governo Berlusconi ha dovuto affrontare per avviare a soluzione i problemi dell'emergenza rifiuti in Campania e l'emergenza sicurezza (per la quale si è fatto ricorso alla decretazione di urgenza) oltre all'esigenza di abolire l'ICI, la cui rata di pagamento era in scadenza.
D'altra parte, se si raffronta l'attività in questi primi mesi del Governo Berlusconi con quella del Governo precedente emerge che il Governo Berlusconi ha fatto ricorso a dieci decreti-legge, di cui un numero minore è stato portato alla conversione da parte delle Camere, a fronte di quattordici disegni di legge. Il Governo Prodi, nello stesso periodo, aveva adottato, invece, sei decreti-legge e cinque disegni di legge. Era stato fatto, nello stesso periodo, un ricorso maggiore al voto di fiducia, ma soprattutto, onorevole Evangelisti, in un quadro corretto di collaborazione tra Governo, maggioranza e Parlamento l'ampio ricorso per ragioni obiettive alla decretazione d'urgenza, pur minore di quello della legislatura precedente, non ha leso i diritti dell'opposizione e della minoranza parlamentare per quanto attiene al calendario dei lavori. Emerge, dai dati pubblici della Camera, infatti, che è stata non solo rispettata la quota prevista dai Regolamenti parlamentari, ma che tale quota è addirittura superiore al 30 per cento.
Non vi è stata, quindi, alcuna lesione delle prerogative parlamentari. Pertanto, comunque il Governo conviene che sePag. 144si realizzasse, nel corretto rapporto di collaborazione tra maggioranza, opposizione e Governo, quel regime di riconoscimento che l'indirizzo politico è fondato sul consenso si potrebbe fare un minore ricorso a procedure che comunque riducono l'attività legislativa delle Camere. Inoltre, l'attività parlamentare può essere improntata a una procedura dialettica fra maggioranza e opposizione che è in grado di raggiungere risultati positivi quando è fondata su un atteggiamento di sostanziale collaborazione, quanto meno nel diritto del Governo di affrontare temi essenziali per il Paese.

Presidente: L'onorevole Evangelisti ha facoltà di replicare.

La replica (guarda il video)

Fabio Evangelisti: Signor Presidente, ringrazio il Ministro Vito per la sua risposta. Onorevole Vito, lei è stato tanti anni sui banchi dell'opposizione; i precedenti che lei deprecava sempre sono tuttora deprecabili e, nonostante, i toni garbati che lei ha voluto utilizzare per rispondere, non dimentichi che lei gode, insieme al suo Governo, della maggioranza più ampia che la storia repubblicana ricordi.
Allora non può venire qui e riproporsi esattamente come si propone il suo Presidente del Consiglio che dice: «sì al il dialogo, se si fa come dico io». Noi dell'Italia dei Valori, così come spero qualsiasi altra formazione politica responsabile, non possiamo che opporci. Non cadiamo in tentazione od ammiccamenti: non abbiamo alcuna difficoltà ad affrontare a muso duro i diktat, gli aut aut e i colpi di spugna da qualunque parte vengano.
Però, volevo tornare un attimo al fatto che poco fa è stata illustrata un'interrogazione rivolta al Ministro Maroni nella quale si esaltava il decreto-legge sulla sicurezza che è stato imposto grazie all'ennesima furbata, all'ennesimo coupe de theatre, a quella che forse è stata la peggiore e più irresponsabile azione della maggioranza che ha preferito imporre al Parlamento e al Paese un preciso e becero ricatto: o accettare il «lodo Alfano» oppure, pur di salvare Berlusconi, sarebbero stati bloccati 100 mila processi.
Ora, qualcuno forse si congratula, come abbiamo sentito, perché non siamo più di fronte ad un provvedimento «blocca processi», ma la realtà è che ora siamo di fronte ad unPag. 145decreto-legge che potremmo ribattezzare «decreto-legge via libera alla criminalità», aggravato dal fatto che il ministro Tremonti, che domani verrà qui in Aula ad annunciarlo, ha tagliato tre miliardi di euro per quanto riguarda le dotazioni alle forze di polizia e di sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


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11 Luglio 2008

La triste cordata Lodo Alfano


Con prepotenza, arroganza, prevaricazione, sottomissione del Parlamento Italiano ai suoi voleri, ancora una volta ce la ha fatta. Da ieri Berlusconi e fino a che sarà Presidente del Consiglio non è più perseguibile per i processi in corso.Non un "lodo" dunque (che sarebbe una cosa buona) ma un "dolo" (cioè una colpa grave), che marchierà per sempre l’immagine di questo Ministro della Giustizia (che bacia i mafiosi).

Da quindici anni questo signore, spergiuro poiché è provato che già in passato aveva dichiarato il falso ai giudici che lo interrogavano sulla sua appartenenza alla P2, sfugge ai tribunali ed ai suoi processi, anche attraverso parecchie legge fatte a suo uso e consumo, e falsifica la realtà sostenendo che viene sempre assolto. In realtà finora se la è sempre cavata grazie agli ostacoli frapposti a chi indagava su di lui (come con gli impedimenti alle rogatorie internazionali), a svariati meccanismi che costringevano a rinviare le udienze dei suoi processi (come il fatto che non potesse essere presente perché impegnato in attività di governo), al gioco delle prescrizioni (da lui perfezionato dimezzandole).

E’ triste vedere l’intera classe politica della sua maggioranza ridotta ad una accolita di domestici pronti a qualunque cosa per accondiscendere al padrone di casa.
E’ triste vedere Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa ( e tutta Alleanza Nazionale) ridotti a fare i servitori di casa Berlusconi, mentre nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l’immunità ai membri del Parlamento, dichiarando che “L'uso dell'immunità e soprattutto l'abuso del diniego dell'autorizzazione a procedere vengono visti ...come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia".

E’ triste vedere Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Castelli (e tutti i leghisti) ridotti oggi a fare i servitori di casa Berlusconi, mentre nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l’immunità ai membri del Parlamento, dichiarando la “inaccettabile degenerazione nell'applicazione dell'immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio" con "conseguenze inaccettabili e aberranti" che vanno "eliminate" al più presto.

E’ triste vedere Pier Ferdinando Casini, ridotto oggi a fare il mendicante che bussa all’uscio di casa Berlusconi, mentre nel 1993 fu relatore della legge che abrogava l'immunità dichiarando che "Il principio del princeps legibus solutus (cioè il principe non è soggetto alla legge) è medievale e quindi superato. Se vi è istanza di eguaglianza, quindi, essa deve riguardare in primo luogo gli autori della legge".


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10 Luglio 2008

Chi siede in Parlamento


Oggi in Parlamento si sono susseguiti molti interventi della maggioranza che tentavano di spiegare la ragionevolezza della lodo Alfano. Ragionevolezza che non esiste. Tra gli interventi che mi hanno preceduto particolarmente provocatoria è stata la difesa del provvedimento da parte di Mario Landolfi. A questa persona io ho risposto duramente perché non è possibile accettare spiegazioni da personaggi che mi vergogno di chiamare colleghi. Riporto il video e il resoconto stenografico dell'acceso dibattito con questo "parlamentare".

Mario Landolfi: Signor Presidente, è indubbio che ci troviamo di fronte ad uno snodo importante della legislatura: è qui, oggi, in questa sede, in queste ore, che connoteremo il prosieguo dell'attività della Camera; stabiliremo adesso, cioè, se sarà possibile intraprendere e percorrere in questa legislatura un cammino riformista o riformatore. Il campo è pieno di macerie; lo è per responsabilità della politica e della magistratura. Ma oggi non dobbiamo chiederci a chi tocchi scagliare la prima pietra, piuttosto, a chi tocchi rimuoverla, sapendo che quella che ci accingiamo ad approvare oggi è una soluzione, non è la soluzione. Lo ha spiegato l'onorevole D'Alema: non ho alcun mistero o imbarazzo a dirmi d'accordo con lui su questa tesi. Anzi, ne apprezzo e ne colgo l'apertura.
Possiamo e dobbiamo ragionare sulle anomalie del caso italiano; ce ne sono tante e di diverso segno. È sicuramente un'anomalia l'onorevole Di Pietro, che oggi, da politico, fa opposizione a quell'uomo che, da pubblico ministero, voleva «sfasciare»; è un'anomalia un Consiglio superiore della magistratura che disattende platealmente le indicazioni del Capo dello Stato; è un'anomalia il triplice «resistere, resistere, resistere» lanciato da un procuratore generale in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, che istigava i cittadini a resistere contro le decisioni assunte da poteri legittimamente e costituzionalmente garantiti.
Il problema oggi, onorevole D'Alema e colleghi, non è quello di dividerci tra garantisti e giustizialisti. Nessuno di noi ha talmente a cuore le esigenze della sicurezza da sottovalutare quelle delle garanzie in un processo, e nessuno di noi è talmente garantista da nascondersi le sacrosante esigenze della sicurezza dei cittadini. Il problema è un altro: la riaffermazione del primato della politica, che deve trovare in se stessa la capacità di riformarsi, di emendarsi, ma che deve essere consapevole del proprio ruolo.
La politica ha infatti un primato, non perché sia più bella ma perché è un potere che risponde, è un potere che si confronta con i cittadini, che dà conto ai cittadini, a differenza di altri poteri che non rispondono: non rispondono le banche, non rispondono i giornali, non risponde la magistratura, perché è giusto che sia così. Risponde la politica.
Il Presidente Berlusconi fu indebolito nel 1994 quando fu raggiunto da un avviso di garanzia in cui veniva ipotizzato un reato di corruzione nel momento in cui presiedeva una Conferenza mondiale sulla corruzione. È capitato a noi nel 1994, ma è capitato a voi nel 2008, quando il Ministro Guardasigilli è stato costretto a dimettersi perché nel giorno in cui veniva a relazionare al Parlamento gli fu arrestata la moglie! La sua Commissione bicamerale, onorevole D'Alema, non cadde per i capricci del Presidente Berlusconi, ma perché fu impallinata da un plotone d'esecuzione che trovò culmine e sfogo in un'intervista di un pubblico ministero di Milano: questa è la verità! E allora dobbiamo oggi decidere qui se consentire alla politica di riappropriarsi del proprio primato, sapendo che è una strada lunga, è una stata in salita, è una strada faticosa, ma ci dobbiamo provare; altrimenti non siamo degni né di stare qui né di esercitare la nostra funzione di legislatori. Questo è il dato!
E allora io ho apprezzato, e come me tanti, le aperture che oggi sono arrivate dall'intervento dell'onorevole D'Alema, che ha voluto isolare le pulsioni estremistiche, che si è detto disponibile a confrontarsi su strumenti che meglio di questo possono rappresentare la soluzione per riequilibrare finalmente i poteri tra politica e magistratura, e questo è l'inizio. Ma oggi ragioniamo in uno stato di eccezione. Oggi dobbiamo sgombrare il campo dalle macerie, e ci accingiamo a farlo anche col provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Presidente - Rosy Bindi: Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, scusate, non mi sembra il vostro il vostro incipit un modo per chiedere all'onorevole Barbato...

Francesco Barbato: In queste condizioni...

Presidente - Rosy Bindi: ...toni pacati e sereni (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Francesco Barbato: Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere buono al massimo, e quindi farò una proposta molto concreta, vista la direzione verso la quale ci state portando: estendete il lodo Alfano anche all'onorevole Landolfi, visto che ho letto la settimana scorsa su alcuni giornali (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)... Ho letto su Il Mattino che è stato eletto con i voti della camorra. Tre pentiti hanno detto che è stato eletto con i voti della camorra (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Allora, estendiamolo anche all'onorevole Landolfi (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). E allora...

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, un attimo (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Scusate, abbiate pazienza! Colleghi, scusate, l'onorevole Landolfi avrà tutta la possibilità di intervenire, alla fine della seduta, per fatti personali (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, abbiate pazienza, l'onorevole Barbato termina l'intervento (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Onorevole Barbato, continui il suo intervento (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, no (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Dopo, dopo...

Francesco Barbato: Nel 2007, la Corte dei conti ha stabilito che ha recuperato (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)... Ma non si può fare così, signor Presidente (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Nel 2007 la Corte dei conti ha detto che l'Italia ha recuperato il maggior (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)...

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, il suo intervento resta comunque agli atti. Lei lo svolga, quando terminano i cinque minuti le tolgo la parola...

Francesco Barbato: No, no!

Presidente - Rosy Bindi: ...e gli altri intervengono.

Francesco Barbato: Non potete togliermi la parola! Il Parlamento non può togliermi la parola (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

Presidente - Rosy Bindi: Ha cinque minuti, le ho detto! Ha cinque minuti (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Prego, onorevole Barbato.

Francesco Barbato: Onorevoli colleghi, non un giornalino di paese o l'inciucio di piazza, ma la Corte dei conti ci ha detto che il 2007 è l'anno in cui si è avuto il maggior recupero di capitali e soldi sequestrati alle mafie. Nel 2007: sotto il Governo Prodi. Quando vi sono governi seri e persone che dicono e fanno le cose serie, come Romano Prodi, abbiamo dato risultati all'Italia (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Noi dell'Italia dei Valori riconosciamo che bisogna fare una politica di sicurezza per i cittadini: non una politica per gli interessi del nostro Premier. Bisogna smetterla con queste leggi canaglia, con queste leggi ad personam, con queste leggi ad aziendam, con queste leggi ad vergognam che ci stanno propinando in questo Parlamento (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Io con piacere sono stato l'altro giorno in piazza proprio per intercettare il bisogno e l'esigenza dei cittadini, che vogliono un Governo diverso, che vogliono una politica diversa e una sicurezza vera per i cittadini (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...

Nicolò Cristaldi: Vergogna! Vergogna!

[Intervento di un deputato non riportato dal resoconto stenografico al minuto 9:34 del video: "Extracomunitario!"]

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, prosegua per favore: ha ancora un minuto (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Onorevole Barbato, la prego: continui.

Antonio Di Pietro: Deve dargliene la possibilità!

Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Di Pietro, la possibilità all'onorevole Barbato è stata data: se però lancia accuse così pesanti ai colleghi, non può aspettarsi che non vi sia la reazione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Onorevole Barbato, termini l'intervento: resta agli atti e poi procediamo. Ha ancora un minuto.

Francesco Barbato: Con il Governo Prodi abbiamo avuto risultati concreti: ecco perché io ritengo, caro Veltroni, che bisogna resistere, resistere, resistere. Perché ci piacciono persone come te, che dicono e fanno cose serie: abbiamo detto cose serie e abbiamo fatto cose serie. In questo momento bisogna solamente resistere. Walter, ha da passa' 'a nuttata! e dopo che sarà passata questa nottata, il tempo, che è galantuomo, ci darà ragione e andremo avanti davvero dalla parte dei cittadini.

Mario Landolfi: Chiedo di parlare.

Presidente - Rosy Bindi: Ne ha facoltà...

Mario Landolfi: Presidente...

Presidente - Rosy Bindi: Lei sa, onorevole Landolfi che per Regolamento posso riservarmi la possibilità di... ma le do la parola subito.

Mario Landolfi: Ne sono consapevole, signor Presidente, e proprio per ciò la ringraziavo. Vorrei anzitutto che venisse tutelato, al pari degli altri, il mio diritto a poter intervenire alla Camera senza che un cane rabbioso, come ha dimostrato di essere in più occasioni (Proteste dei deputati del gruppo Italia dei Valori) - Poi mi risponderete! - l'onorevole Barbato. Perché la polemica mi piace e mi piacciono le interruzioni: faccio politica da troppo tempo perché non riesco a capire queste cose (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Naturalmente, annuncio in quest'Aula, e sono contento di farlo, che l'onorevole Barbato risponderà in tribunale delle sue accuse, con ampia facoltà di prova (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Mi dispiace, onorevole Barbato, ma lei non sa leggere, evidentemente. Perché se lei avesse letto o saputo leggere o avesse frequentato delle scuole, nelle quali avrebbe imparato come si sfoglia un giornale o un libro, si sarebbe reso conto del fatto che proprio quelle affermazioni che lei oggi utilizza per accusare me sono la formidabile prova - a mio discarico - della mia assoluta onestà, della mia assoluta trasparenza e del mio impegno di sempre in favore della legalità, contro la camorra e contro tutti questi fenomeni degenerativi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Non so lei da dove viene, qual è il suo percorso: da dove è uscito, insomma. Però, onorevole Barbato, una cosa gliela posso raccomandare: impari a leggere, perché lei non sa leggere neppure un giornale (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!


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6 Luglio 2008

La norma dell'ipocrisia


Che la norma blocca processi fosse disastrosa e scandalosa era evidente, un sondaggio pubblicato oggi dalla Demos, però, ci dice che fa schifo anche al 73% degli italiani.

Davanti a questo dato incoraggiante, che il governo ignorerà perché troppo impegnato a difendere gli interessi personali del suo premier, forse giova aggiungere che la blocca processi è anche una norma profondamente ipocrita. Ipocrisia che le deriva da uno dei suoi due presentatori.

Mi riferisco al Senatore Filippo Berselli che nell'ormai lontano aprile 1993, quando era deputato del MSI-DN, fu tra quelli che nell'aula di Montecitorio svolse un lungo e appassionato intervento per chiedere che l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi venisse concessa.

Berselli all'epoca spiegò al leader del PSI che ci si difende nei processi e non dai processi. Appunto. E in tutta coerenza con quella posizione di allora a quindici anni di distanza è uno dei due firmatari di una norma che di processi ne blocca 100.000 per impedirne uno solo. Forse è un altro miracolo di San Silvio Martire della giustizia.



4 Luglio 2008

Voglio essere intercettato


La Casta si difende, si chiude: c'era la richiesta dei magistrati che dovevano seguire indagini che riguardano la mafia e avevano bisogno di acquisire dei tabulati. La Camera, ieri, ha rigettato questa richiesta della magistratura, ieri la Casta ha fatto squadra. Proprio rispetto a queste questioni che sono davvero intollerabili, dove cittadini non sono cittadini, ma sono Casta, ho fatto la mia prima riforma che mi sono approvato da solo in Parlamento. Non utilizzo come tutti gli altri queste immunità, questi favori, queste opportunità che si hanno dentro il Parlamento, ovvero di non essere cittadini normali e di non poter utilizzare le mie intercettazioni.

Ho fatto la mia riforma: ho ancora il mio numero di telefonino che è intestato alla mia società, che non ho cambiato e che non ho intestato a me come parlamentare, perché in quel caso avrei avuto i privilegi della Casta. Invece io voglio essere intercettato come tutti i cittadini, perché io non sono un deputato: sono un cittadino e come tutti devo avere gli stessi diritti e gli stessi doveri. Gli uomini politici non sono tutti uguali, io perciò cerco di non essere uguale, di non essere la Casta.

Bisogna smontare la Casta, tutti devono essere uguali di fronte alla legge. C'è una dittatura strisciante in Parlamento, e per queste ragioni vediamoci martedi a Piazza Navona per questa grande e importante manifestazione con la quale dobbiamo riportare democrazia e legalità, altrimenti il Caimano continuerà a lavorare in Italia contro gli italiani.

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2 Luglio 2008

De Luca: un altro intoccabile


Oggi la Camera nega l'acquisizione dei tabulati telefonici del deputato del Pdl, Francesco De Luca, indagato per concorso in tentata corruzione. L’Italia dei Valori è favorevole all’acquisizione dei tabulati (il voto no) ed il sottoscritto puntualizza la posizione del partito relativa al fatto che nessuno può sostituirsi alla magistratura nei processi.
Chiaramente, per non creare precedenti che un domani potrebbero trovare nella situazione del pidiellino De Luca altri deputati, il Parlamento vota compatto la non autorizzazione a fornire i tabulati (il voto sì), o non si pronuncia, lasciando spazio a una votazione da risultati scontati.
Per essere certi di ottenere il risultato atteso e per evitare che qualcuno possa confondersi il Presidente Fini ricorda che: “chi intende votare per la concessione dell'autorizzazione deve esprimere un voto contrario (ossia no) , mentre chi intende votare per il diniego dell'autorizzazione deve esprimere un voto favorevole (ossia si). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione all'acquisizione dei tabulati telefonici del deputato De Luca.

Il risultato:

Presenti 537
Astenuti 152
Votanti 385
   Hanno votato sì 341
   Hanno votato no 44

Da oggi i deputati hanno aggiunto un altro tassello alla loro intoccabilità, tassello tolto dalle fondamenta della democrazia.

Riporto il resoconto stenografico del mio intervento:

"Signor Presidente, intervengo soltanto su un punto, e cioè quello del corretto rapporto tra poteri costituzionali. La Giunta per le autorizzazioni - e il Parlamento, quindi - non possono sostituire la magistratura nel fare i processi e nell'emettere le sentenze. Il punto su cui la Giunta e il Parlamento sono chiamati ad intervenire è soltanto quello della verifica se vi sia o meno fumus persecutionis, e cioè, ad esempio, l'eventualità in cui i fatti addebitati siano totalmente al di fuori di una qualunque ipotesi di contestazione di reato. Ma la Giunta e il Parlamento non possono sostituirsi al giudice nel valutare la rilevanza della prova e nell'emettere le sentenze. Non mi pare che a questo principio costituzionale di corretto rapporto tra i poteri dello Stato si sia attenuta la Giunta, come risulta dalla relazione. Ne leggo solo alcuni passi salienti: «concludendo sul punto, non appare verosimile configurare un tentativo di corruzione per il tramite dell'articolo 56 del codice penale; men che meno può configurarsi il tentativo di istigazione (...)» (e questa è già una sentenza bella e buona); in secondo caso, «non è prova alcuna che un contatto o una proposta sia stata (...) neanche rivolta al giudice (...)»; «in sostanza, gli elementi contenuti nella documentazione pervenuta rivelano solo preliminari e forse non autentici scambi di intese tra soggetti vari (...)».
In questo modo la Giunta - e quindi l'Aula - oggi si arroga il potere di emettere una sentenza in sostituzione del potere che, per Costituzione, è deputato ad emettere sentenze e a formulare giudizi, e cioè la magistratura. Il potere politico si lamenta delle invasioni di campo della magistratura, a mio giudizio ingiustificatamente, ma poi è esso a entrare a piedi giunti e a piedi uniti, in maniera molto pesante, sulle attività della magistratura, arrogandosi il potere di decidere al posto di essa. Questo, signor Presidente, è un punto fondamentale che credo dovrebbe essere sempre tenuto presente nei corretti rapporti tra istituzioni dello Stato, in modo particolare tra poteri costituzionalmente rilevanti e garantiti. Per questa ragione, signor Presidente, per evitare anche in futuro, oggi e in avvenire, che vi siano invasioni di campo, è necessario riaffermare che i giudici devono fare i giudici e i politici devono fare i politici. Per questa ragione, signor Presidente, per il rispetto dei rapporti tra poteri costituzionali Italia dei Valori voterà contro la proposta della Giunta
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)."


Postato da Federico Palomba in | Commenti (2150) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

La tolleranza alla corruzione


Il Governo, con il decreto legge sulla manovra, sopprime l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione ed altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione.

Il fatto è gravissimo, e risulta perfettamente in linea con la totale assenza di volontà da parte della maggioranza di stigmatizzare e punire la corruzione, derubricando la cancellazione come "riduzione di organismi collegiali".

La cancellazione è il segnale dell’endemica tolleranza e convivenza con la corruzione, che ha caratterizzato la vita politica dei governi Berlusconi. Dalla depenalizzazione del falso in bilancio ai due emendamenti salva-premier, assistiamo sconcertati all’abuso delle leggi ad-personam: questa volta le due astuzie condurranno il Presidente del Consiglio alla prescrizione, sospendendo i processi per reati ritenuti, solo dal governo, "minori" quali estorsione, associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, falsificazione di documenti pubblici, corruzione, corruzione in atti giudiziari, abuso d'ufficio, peculato, rivelazione di segreto d'ufficio, truffa comunitaria.

Per manifestare contro queste leggi-vergogna, scenderemo l’ 8 luglio alle 18:00 in Piazza Navona.



30 Giugno 2008

Grazie Clementina


La notizia che il CSM ha assolto in questi giorni la GIP Clementina Forleo dall’accusa di comportamenti illeciti nell’uso delle intercettazioni telefoniche su UNIPOL dimostra che chi non ha nulla da temere perché lavora con serietà e onestà non può che alla fine avere ragione. Esprimo soddisfazione per il pronunciamento del CSM che mi auguro ponga fine ad accuse denigratorie nei confronti di un servitore dello Stato.

Invece di ringraziare la dott.ssa Forleo per l’operato svolto e per aver scoperto i furbetti del quartierino mentre scalavano la finanza italiana e il più grande giornale del nostro paese si sono spesi fiumi di inchiostro per denigrarne l’operato con accuse infamanti e gossip personale. Si è dipinto un magistrato della Repubblica Italiana come una persona socialmente pericolosa tale da richiedere la tutela.

Di fronte ad una sentenza come quella del CSM qualcuno dovrà cospargersi il capo di cenere, mentre dobbiamo ringraziare chi continua ad assolvere al proprio dovere di servitore dello Stato a testa alta.


Postato da Pierfelice Zazzera in | Commenti (464) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

20 Giugno 2008

Schizofrenia del legislatore


Riportor il video ed il resoconto stenografico del mio intervento al Senato della Repubblica di mercoledi 18 giugno in tema di giustizia.

"Signor Presidente, come lei aveva già da ieri garantito, questo è il momento in cui possono essere sollevate le questioni di inammissibilità, ai sensi del comma 1 dell'articolo 97 del Regolamento.

Mi richiamo all'intervento del senatore Casson abusando anch'io della lettura del precedente che sul caso specifico ha visto la pronuncia della Giunta per il Regolamento, ossia l'affermazione del principio che nel momento in cui si esamina un decreto assistito dall'urgenza prevista dall'articolo 77 della Costituzione debba esserci la garanzia per un tragitto che non consenta di far passare ipotesi normative del tutto svincolate dalla necessità e dall'urgenza che giustificarono l'emanazione del decreto-legge.

La Giunta per il Regolamento aggiunge: «In sede di conversione la norma del primo comma dell'articolo 97 deve essere interpretata in modo particolarmente rigoroso, che tenga conto anche dell'indispensabile preservazione dei caratteri di necessità e di urgenza già verificati con la procedura prevista dall'articolo 78».

Richiamo ora il preambolo del decreto-legge firmato dal Presidente della Repubblica, che recita come segue: «Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre disposizioni volte ad apprestare un quadro normativo più efficiente per contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati alla immigrazione illegale e alla criminalità organizzata, nonché norme dirette a tutelare la sicurezza della circolazione stradale in relazione all'incremento degli incidenti stradali e delle relative vittime».

Nella relazione al disegno di legge, e quindi al decreto in conversione, alla pagina 4 del fascicolo è scritto da parte del Governo quanto segue: «Con le modifiche introdotte dalle lettere c), d) ed e) dell'articolo 1 vengono introdotte alcune significative modifiche alle vigenti disposizioni concernenti uno dei fenomeni criminosi che più profondamente hanno minato, negli ultimi tempi, la sicurezza dei cittadini. Si allude ai delitti di omicidio e lesioni colpose commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale». Si dice poi: «L'inquietante, quotidiano moltiplicarsi di tali delitti, in tutte le zone del Paese e ad opera di soggetti di ogni condizione ed estrazione sociale, induce a ritenere che le attuali risposte sanzionatorie siano sostanzialmente prive di adeguata efficacia deterrente e che pertanto si renda indispensabile un loro inasprimento».

Ebbene, ieri abbiamo approvato alcune norme che inaspriscono le pene per queste condotte criminose, per le quali si è ritenuto di intervenire con decretazione d'urgenza. Ieri abbiamo aggravato le pene per il reato di omicidio colposo e di lesioni colpose con violazione delle norme sulla circolazione stradale. Ma è mai pensabile che nel medesimo decreto che affronta questo tema, inasprendo le sanzioni, sia contenuta un'altra norma che sospende i processi per l'omicidio colposo per oltre un anno? Mi chiedo dove sia la coerenza del decreto d'urgenza se, da una parte, si inaspriscono le pene e si ritiene che si debba intervenire con risposte urgenti rispetto a fenomeni allarmanti e, dall'altra, si inserisce con decretazione d'urgenza la sospensione per un anno ed oltre degli stessi processi.

Quello al nostro esame è un decreto incoerente e schizofrenico, perché afferma con decretazione d'urgenza due principi contrari e contrastanti! Non vi è armonia. Non è pensabile ritenere che si risponda all'esigenza dei cittadini sospendendo i processi proprio per quei reati che ieri, invece, abbiamo ritenuto di aggravare nelle previsioni sanzionatorie.

Allora, rispetto a questo conflitto logico, giuridico e mentale (perché questa è schizofrenia del legislatore), signor Presidente, dichiari inammissibile l'emendamento 2.0.800, che è contrario a quanto è scritto nel preambolo del decreto o quantomeno, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, affidi alle Commissioni competenti l'approfondimento della materia in modo che si possa risolvere questo incredibile conflitto.

Noi ai cittadini dobbiamo dare risposte chiare e non risposte equivoche e strabiche, perché questo è ciò che stiamo facendo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."

Leggi anche l'elenco riportato da La Repubblica nel quale sono indicati tutti i reati per i quali i processi saranno bloccati, tra cui figurano il traffico di rifiuti e l'adulterazione di sostanze alimentari.

Continua a leggere "Schizofrenia del legislatore"


Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (69) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

19 Giugno 2008

Oscuro utilizzo della Giustizia


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Riportortiamo i video ed i resoconti stenografici degli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi e Fabio Evangelisti, in tema di giustizia e delle conseguenze dell'emendamento "salva-Premier" approvato ieri al Senato.

Antonio Borghesi: "Signor Presidente, intendo solo far osservare all'onorevole Brigandì, visto che parliamo di giustizia, che, grazie a quanto approvato ieri al Senato, tra uno straniero irregolare che violenta una studentessa e uno studente che cede una dose di hashish, il primo processo per il momento non si farà, ma si farà il secondo; tra due zingare che rapiscono un bambino e due zingare che rubano un pezzo di formaggio, il primo processo non si farà, mentre si farà secondo. Tutto questo per permettere la sospensione del processo nei confronti del Presidente del Consiglio Berlusconi: questo è il senso della giustizia dell'attuale maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori. Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!"

Fabio Evangelisti: "Signor Presidente, vorrei rivolgere un ringraziamento all'onorevole Contento, perché oggi abbiamo scoperto di chi è la responsabilità dei rifiuti sulle strade di Napoli: della magistratura, naturalmente (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!
Intendo richiamare l'attenzione del Governo su un articolo apparso oggi sul quotidiano la Repubblica [Leggi l'articolo], nel quale sono indicati tutti i reati per i quali i processi saranno bloccati, tra cui figurano il traffico di rifiuti e l'adulterazione di sostanze alimentari. Lo ha già detto molto bene il collega Borghesi: sappiamo bene che quella approvata ieri è una norma «salva-Premier». Tuttavia, siamo davvero curiosi di conoscere dal Governo la verità dietro questa norma e dietro questo utilizzo ad personam della giustizia. Infatti, a cosa serve creare con la mano destra una superprocura, un tribunale speciale sui rifiuti per affrontare la crisi, se poi con la mano sinistra si bloccano i processi relativi al traffico dei rifiuti?"

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16 Giugno 2008

Norme doppiamente criminogene


Ci dicano subito quale è il processo che si deve fermare. E' quello Mills? Oppure quale altro processo? Lo dicano al Paese e al Parlamento. Faremmo prima. Sarebbe più trasparente dire: la legge è uguale per tutti tranne che per il Presidente Berlusconi e qualche altro amico.

Ogni giorno una nuova perla. Oggi al Senato sono state presentate due norme doppiamente criminogene, come per altro la maggior parte delle disposizioni del Governo Berlusconi in materia di giustizia. Con il primo emendamento che impone ai giudici quali processi fare prima e quali dopo, si viola il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, stabilito dalla Costituzione. Poiché è evidente che tutti i processi che non rientrano nell'elenco, contenuto nell'emendamento, sono destinati a prescrizione sicura, grazie alla cosiddetta legge "Cirielli". Mentre con il secondo emendamento si sospendono i procedimenti penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 anche se il dibattimento di primo grado non si è ancora concluso. Ed inoltre, viene consentito all'imputato di chiedere l'applicazione della pena su richiesta delle parti.

E' chiaro che questa norma porta nome e cognome di chi, ancora una volta, vuole utilizzare la legge per sottrarsi al processo. Insomma una norma per la solita "casta".

Tra l'altro, vorremmo capire, cosa c'entrano queste proposte con la sicurezza dei cittadini?

Basile: un nastro giallo per ricordarlo


Ciao Peppino, ti hanno ucciso vigliaccamente, non ha neppure potuto lottare, so che avresti voluto farlo. Mi hai ripetuto più volte che per fermarti avrebbero dovuto ammazzarti.
Qualche mese fa, alle soglie della campagna elettorale siamo stati a cena insieme mi spiegavi, tra pietanze aromatiche e vino del posto, che a Ugento vige un sistema consolidato da scardinare. Ricordo che mi presentasti quel nostro candidato, comandante dei Carabinieri, trasferito a Fragagnano perché, a tuo dire, aveva ficcato il naso nel sistema di Ugento. Tu che quel sistema hai tentato di scardinare contro la destra e la sinistra.
Ciao Peppino. Voglio ricordarti per l’ultima volta con il colore giallo, giallo come il sole del Salento, giallo come la luce che trasmettevano i tuoi occhi scuri. Giallo come il nastro che vi invito a indossare per ricordare il guerriero della Legalità, Peppino Basile.


Pierfelice Zazzera

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14 Giugno 2008

Giustizia in malafede


Il governo sul numero degli intercettati ha raccontato un sacco di frottole agli italiani. In Italia gli intercettati non sono ogni anno piu' di 20-25.000 e l'80% riguarda i reati delle associazioni mafiose che gli altri paesi, per fortuna, non hanno.

Il ministro Alfano in commissione Giustizia, nel suo primo atto ufficiale in Parlamento, ha raccontato bugie. Ha detto che un terzo delle spese per la giustizia se ne vanno per le intercettazioni, mentre e' il 2,5%; dice che gli italiani intercettati sono milioni, mentre non sono piu' di 20.000. Evidentemente era la preparazione di una campagna mediatica di delegittimazione del lavoro di giornalisti e magistrati, e che ha come ultimo obiettivo, da perseguire con questo disegno di legge, quello di garantire sempre piu' ampi spazi di impunita' in questo paese ai reati dei colletti bianchi. E anche la camorra ringrazia perche' scompaiono anche tutti i reati legati alle eco-mafie. Insomma un grave colpo allo stato di diritto in questo Paese.

Le indagini sulla clinica degli orrori sono iniziate quali semplici indagini per 'colpe mediche' ovvero 'per lesioni personali colpose', tutti reati che sono ben al di sotto del limite di 10 anni. Le imputazioni piu' gravi sono scattate solo a seguito delle intercettazioni. Questa e' la dimostrazione che in questa materia il Governo e la maggioranza si sta muovendo o con assoluta incompetenza o con assoluta malafede.

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12 Giugno 2008

Uso privatistico delle istituzioni


Quanto scrive oggi Repubblica è inquietante, ovvero che a Palazzo Chigi si starebbe lavorando alla riedizione del lodo Schifani per bloccare i processi che vedono imputato il Presidente del Consiglio (leggi l'articolo di Repubblica).
Un’indiscrezione che, se confermata, sarebbe molto grave perché testimonierebbe un uso privatistico delle istituzioni assolutamente inaccettabile in uno stato democratico e di diritto. Ci auguriamo che da Palazzo Chigi arrivi una secca smentita, perché gli episodi che si sono susseguiti fino ad oggi, il tentativo di inserire una norma blocca processi nel decreto sicurezza e il teatrino di ieri sul decreto non decreto per le intercettazioni, hanno creato più di un dubbio.

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10 Giugno 2008

PD: opposizione ombra


Vignetta tratta dal Corriere della Sera

Cinque anni di galera uguali per tutti: per chi intercetta e chi pubblica le intercettazioni. Esclusi solo mafia e terrorismo. Così Berlusconi a Santa Margherita Ligure. Gli autori di tutti gli altri reati possono stare tranquilli.

E' una depenalizzazione di fatto che instaurerà un silenzio ovattato anche su tutti i reati di natura finanziaria ed economica, in particolare su corruzione e concussione. Aveva cominciato con la legalizzazione dell'illegalità, ma la macchina della giustizia non si era adeguata abbastanza. Ora prova a far sparire l'illegalità.

Le intercettazioni sono un tema così scottante che il Partito Democratico dialogherà anche su questo? O non è invece il momento di interrompere il clima dolciastro nei rapporti tra maggioranza e opposizione?

Veltroni lascerà alla sola Italia dei Valori il compito dell'ostruzionismo più convinto o vorrà promuovere una "giornata per la giustizia" insieme a tutti i soggetti della società civile che in questi anni da soli hanno fatto barriera contro l'ingiustizia?

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8 Giugno 2008

Sporcarsi le mani non è obbligatorio


Riporto una mia intervista rilasciata ad Aprile Online, lo scorso 6 giugno, sui fatti accaduti durante questa settimana presso la Camera dei Deputati.

Aprile Online: "La mattina a Montecitorio, la sera ad armeggiare con i camorristi". Onorevole Barbato, con Landolfi ci è andato giù pesante...
Francesco Barbato: Non mi pare proprio, perché ho soltanto chiamato le cose con il loro vero nome, citando fatti pubblici, e parlando non solo di Landolfi.

Aprile Online: E chi altri?
Francesco Barbato: Per esempio il deputato Paolo Russo, che commissionava a un camorrista di Poggio Reale di cambiare i connotati a un cittadino che non lo aveva votato. Ma queste sono tutte cose che ho già detto anche nella dibattito sulla fiducia al nuovo governo Berlusconi, del quale Russo è stato nominato presidente della Commissione Agricoltura.

Aprile Online: Però è stato proprio l'onorevole Russo che, in un'intervista per "Repubblica", ha dato ragione a Napolitano, e indirettamente anche a lei, parlando dell'Italia come di un imbuto, dove i rifiuti del Nord defluiscono verso il Sud.
Francesco Barbato: Molto strano, e allora mi chiedo: dov'era Russo quando nel precedente governo Berlusconi era presidente della Commissione bicamerale rifiuti, alla quale erano stati concessi anche poteri inquirenti? Per questo ritengo che lo stesso Russo, almeno in quegl'anni, abbia responsabilità ancor più superiori a quelle di Bassolino. La commissione di controllo sull'emergenza rifiuti, con a capo Berlusconi, era guidata da Russo. Punto.

Aprile Online: La deposizione dell'imprenditore Michele Orsi ai pm di Napoli ha portato a far recapitare avvisi di garanzia a Landolfi e Cosentino, neo sottosegretario all'economia. Michele Orsi è stato ucciso domenica scorsa con 18 colpi di pistola. Coincidenze?
Francesco Barbato: Guardi, commento così: ci sono due modi di fare politica in Campania, quello di Landolfi, che rivendica pubblicamente di "sporcarsi le mani", e che risulta indagato per corruzione. Poi c'è chi prova a fare politica onestamente, senza sporcarsi le mani. Io sono stato sindaco in provincia di Napoli, e non ho mai avuto bisogno di trovare il posto a qualcuno, mi sono semplicemente messo al servizio dei cittadini. In questo modo è difficile sporcarsi le mani.

Aprile Online: Buoni e cattivi, insomma...
Francesco Barbato: Non dico questo. Dico che oggi in Campania assistiamo al risultato prodotto dalla convivenza dell'operato di Bassolino, responsabile per ragioni politiche, e di un centrodestra guidato da Berlusconi, che in 14 anni di emergenza rifiuti ha partecipato senza vergogna a questo immondo banchetto, costato due miliardi di euro ai cittadini, tra assunzioni finalizzate a scopi elettorali, incarichi di vario tipo e molto altro. Noi dell'Italia dei Valori semplicemente cerchiamo di contrastare questo tipo di impostazione di gestione del potere.

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2 Giugno 2008

Il collasso della Giustizia


La giustizia italiana è in crisi, in particolare per quanto riguarda la durata dei processi, a causa della mancanza di mezzi e risorse umane che le impediscono di funzionare come dovrebbe. La pubblicazione su Repubblica, di domenica 1 giugno, di una relazione interna al Ministro della Giustizia certifica ufficialmente quello che già si sapeva.

A fronte di questa preoccupante emergenza il governo ha assunto un provvedimento irrazionale che va nella direzione opposta, come quello di aver rimandato per altri sei mesi la riduzione del numero dei tribunali militari e la destinazione dei giudici che operano in questi tribunali alla giustizia ordinaria. Provvedimento ancora più incomprensibile se si considera il basso volume di lavoro che queste strutture sono chiamate a svolgere e gli alti costi che producono. Una misura già adottata dal governo Prodi e che sarebbe entrata in vigore dal primo di luglio se venerdi scorso il governo non avesse varato con decreto un ulteriore rinvio di sei mesi. Una scelta grave che il governo dovrà spiegare ai tanti cittadini che da anni attendono di ottenere una sentenza.

Per ottenere tale risposta presenterò un'interrogazione nella quale al ministro della Giustizia verrà richiesto cosa intenda fare per recuperare la montagna di crediti che lo Stato vanta per pene pecuniarie e sanzioni processuali, che per il solo 2007 ammontano a mezzo miliardo di euro.

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21 Aprile 2008

Condannato con indulto




L'ex ministro della Sanità del governo Berlusconi,Girolamo Sirchia, è stato condannato a tre anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, come pena accessoria, nell’ambito di un processo per tangenti nel mondo della sanità milanese. Sirchia è stato condannato insieme ad altre sette persone e ad una società, accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta e appropriazione indebita. Ma nessuno abbia timore: Sirchia non farà un solo giorno di prigione.

Per tre imputati la condanna è coperta da indulto. Anche i tre capi di imputazione per cui Sirchia è stato condannato non sono lontani dalla prescrizione, per cui può darsi che non si arrivi nemmeno al processo di appello. Assistiamo all’ennesimo caso di un "potente" colto con le mani nel sacco, che, come già in passato si è verificato per altri, non pagherà il suo debito con la giustizia, grazie all’indulto voluto da Berlusconi e da una larga parte dell’Unione.

La morale tuttavia è che l’episodio di un ex ministro del Centro-Destra condannato per accuse infamanti, spiacevole di per sé, rappresenta un’ulteriore dimostrazione del fatto che dietro le sbarre rimangono, o ci sono tornati, i ladri di polli, mentre finanzieri di assalto, evasori fiscali, politici e potenti in genere restano in libertà grazie a questo assurdo provvedimento di condono della pena.

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4 Aprile 2008

Per la cultura della legalità




Sono Francesco Ennio, candidato alla Camera con l’Italia dei Valori nella circoscrizione Veneto 1. Ho una bambina molto piccola, ha un anno e mezzo, e non posso rassegnarmi all’idea di doverla educare dicendole: “guarda, non ti devi fidare di nessuno”. Il nostro Paese ha il sacrosanto dovere e deve trovare la forza per ripartire dalle nuove generazioni, per rimettere insieme il patto sociale che lo lega. La nostra Italia è come una bellissima casa, antica, molto bella, piena di decorazioni e di storia. Però questa casa ha umidità, spifferi e qualche crepa e, in alcuni casi, rischia anche di crollare. Non possiamo perciò porci il problema di vedere se possiamo mettere un condizionatore o un divano nuovo o la nuova lavastoviglie. Il problema oggi è quello di ristrutturare questa casa, ristrutturare questo nostro Paese.

Dobbiamo farlo, prima di tutto, partendo da un messaggio culturale, da una risposta culturale molto forte. In un Paese come la Norvegia, una persona fa cento chilometri in autostrada, arriva a un casello dove non c’è nessuno e l’unica cosa che deve fare è mettere delle monetine in un cesto, a seconda dei chilometri che ha percorso. Ecco, questo Paese si può permettere il lusso, proprio perché culturalmente fatto così, di spendere poco dal punto di vista della gestione dello Stato. Non ha praticamente polizia in giro se non le guardie reali, e questo solo perché questa è la sua cultura. L’indole di quelle persone le ha portate a non aver bisogno di eccessivi controlli e di un’eccessiva burocrazia. Per questo penso che prima di tutto noi dobbiamo partire dalla formazione dei giovani, per creare punti d’eccellenza e questa cultura della legalità deve diventare una cultura diffusa, capace di formare le persone perché s’impegnino e diano il massimo di sé, non solo nel campo professionale, ma anche nella vita di tutti i giorni, negli impegni della famiglia e del sociale.

Il Veneto è una regione ricca. È ricca di dedizione, di persone che iniziano molto presto a lavorare e terminano molto tardi. Però hanno bisogno di vivere in uno Stato più leggero. Non abbiamo bisogno di aggiungere altre leggi. Abbiamo bisogno probabilmente di migliorarle e sicuramente di tirarne via molte, perché abbiamo bisogno di poter leggere con semplicità i nostri doveri e i nostri obblighi verso lo Stato. Ma abbiamo bisogno di uno Stato che si concentri su di noi e ci faccia capire che ci è vicino. Ecco perché deve assolutamente trovare attuazione il Titolo V della Costituzione, in particolare in questa parte del Paese. Ecco perché deve arrivare assolutamente una nuova contrattazione delle competenze e deve arrivare qui, in questa parte d’Italia, una maggiore capacità di occuparsi di se stessa. Deve arrivare il federalismo fiscale.

Io penso a queste cose, una lotta per le nuove generazioni, penso semplicemente al fatto che gli anziani oggi stanno male con le loro pensioni e che domani i nostri ragazzi avranno metà della pensione dei nostri anziani d’oggi. Sono tutte sfide estremamente importanti e nelle quali ci dobbiamo calare con il massimo impegno, perché ne va sicuramente del futuro del nostro Paese. Un futuro che dipenderà molto dalla prossima legislatura. Se sarà un legislatura costituente nella quale si potranno fare delle riforme, e l’Italia dei Valori è un partito assolutamente riformista, noi avremo delle carte importanti da giocare e, siccome siamo persone serie, preparate e competenti, penso che gli elettori terranno presente prima di tutto che noi poniamo il nostro onore nel meritare la loro fiducia.

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26 Marzo 2008

Per la sicurezza e la legalità




Sono Patrizia Bugnano, sono una avvocato, e ho avuto l’opportunità di essere candidata capolista al Senato per la regione Piemonte.
La mia esperienza è quella di una professionista: ho sempre e solo esercitato la professione di avvocato, e solo negli ultimi anni ho sentito l’esigenza di impegnarmi in politica, sin da subito, sempre e solo con l’Italia dei Valori.

La mia esperienza professionale mi ha portato recentemente a far parte del collegio di difesa dei famigliari delle vittime della Thiessen Krupp, in seguito al tragico incidente sul lavoro che abbiamo avuto negli scorsi mesi a Torino. Quello della sicurezza sul lavoro è uno dei temi su cui io mi vorrò impegnare in Parlamento. Quest’esperienza professionale mi ha fatto avvicinare ad un mondo che non conoscevo molto bene e che, però, mi ha fatto capire quanto ci sia ancora da fare perché i lavoratori possano lavorare serenamente ed in sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo è un impegno che mi voglio prendere in prima persona, che porterò avanti in Parlamento e nel Governo.

Un altro tema su cui mi voglio impegnare, che deriva sempre dalla mia esperienza professionale, è il tema della giustizia. Vivo quotidianamente i disservizi della giustizia, legati non certo al fatto che i magistrati non lavorino alacremente, così come il personale di cancelleria e la polizia giudiziaria, ma legati semplicemente al fatto che mancano le risorse. Spesso nei tribunali manca anche la carta per scrivere le sentenze. Quindi, il tema della Giustizia e quello dell’incremento delle risorse di cui ha bisogno saranno altri temi su cui mi vorrò fortemente impegnare in Parlamento.

In ultimo, ma non per importanza, c’è un altro tema che mi è caro e deriva da una recente esperienza, dato che sono stata eletta presidente del Coni provinciale di Torino: il mondo dello sport. Voglio portare in Parlamento un’iniziativa politica che sostenga il mondo dello sport, perché lo merita, dato che fa crescere i nostri giovani, permettendo loro di fare attività fisica, consentendo loro di crescere in modo sano, riconoscendo e portando avanti quei valori che l’Italia dei Valori ha nel suo Dna: la legalità, il rispetto degli altri, il rispetto delle regole. Il mondo dello sport è impregnato di questi valori, e credo che un candidato come me, capolista al Senato in Piemonte, debba farsi portatore, in un mondo come quello dello sport che merita tantissimo.

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24 Marzo 2008

Una questione di giustizia




Riporto una mia intervista rilasciata alla stampa estera in tema di giustizia.

Se potesse diventare Ministro della Giustizia, come risolverebbe i tanti problemi della giustizia in Italia? I processi che durano troppo tempo, i carceri che sono troppo pochi, e la certezza della pena?
Antonio Di Pietro: La giustizia ha la necessità d’interventi ordinari ed efficaci, e non di discussioni meta-giuridici che non hanno a che vedere con la quotidianità. In questi anni si è discusso di grandi temi, come la separazione delle carriere, il ruolo del Csm, l'ordinamento giudiziario, ma cito quattro punti, come indice, di cui la giustizia ha bisogno: un aumento del 30% delle risorse finanziarie a favore del comparto giustizia; un aumento del personale ausiliario del magistrato, sia civile che penale, che oggi è sotto del 30%, ma con riferimento all'organico di venti anni fa, nonostante siano aumentate le competenze; una riaggregazione dei tribunali e delle corti d'appello, soprattutto i tribunali, dove alcuni sono sovraccarichi e altri poco lavoro, in modo da ottimizzare il lavoro dei magistrati e del personale ausiliario; una ridefinizione del ruolo e delle attività del personale di polizia giudiziaria, carabinieri, polizia e guardia di finanza soprattutto, affinché possano svolgere le loro attività soltanto in materia di polizia giudiziaria e sicurezza, e non anche compiti amministrativi, tipo scorte o altre attività che possono essere svolte da altre realtà. Sul piano processuale intendo intervenire sulla riduzione dei tempi processuali, innanzi tutto eliminando la legge sulla riduzione dei tempi della prescrizione, fatta dal governo Berlusconi con una legge ad personam. In secondo luogo, riducendo i gradi di giudizio da tre a due, eliminando un grado di giudizio d’appello perchè siamo in un processo accusatorio e non inquisitorio. In terzo luogo, facendo una norma che interrompe la prescrizione con il rinvio al giudizio, evitando cosi i mille codicilli degli avvocati. Sul piano sostanziale, una riduzione importante delle tipologie di reato: i cosiddetti reati bagatellari devono essere depenalizzati a favore della lotta contro la grande criminalità.

Rispetto alle riforme sulla giustizia, avete molti galeotti fuori e mancano le carceri. Ha toccato un'altra questione, ma sembra che lo stato italiano abolisca i reati.
Antonio Di Pietro: Sono convinto, e per questo mi sono sempre opposto ad ogni forma d’indulto e d’amnistia, che vi deve essere la certezza della pena, perché uno deve sapere che il delitto non paga. Per questa ragione mi sono beccato molte volte del forcaiolo e del giustizialista: non sono né uno, né l’altro, ma rivendico il fatto che il delinquente deve stare in galera se non riesce a capire e a risocializzare in un mondo normale. Ciò premesso, affinché sia chiaro che non sono solo parole le mie, voglio riferire qui cosa è successo in occasione dell’ultima finanziaria del 2008, quando negli ultimi minuti della discussione del Consiglio dei Ministri ho preso atto che ancora una volta non era stata messa alcuna somma per l’implementazione delle strutture carcerarie, e dopo aver chiesto più volte al collega della giustizia che insistesse su questo tema, ma parlavano tutti di grandi temi, ho richiesto personalmente ed ottenuto che fosse fatto un capitolo del bilancio al Ministero delle Infrastrutture, che non dovrei azzeccarci niente perché mi occupo di strade e ferrovie, ma considerando come infrastrutture anche le carceri, perché almeno 80 milioni di euro che vengono dati a disposizione del ministero vengano usati per le infrastrutture carcerarie. In parole povere, dal 2008 ci sono i soldi per implementare le carceri addossandomi le spese come Ministero delle Infrastrutture, facendo passare per infrastrutture quello che dovrebbe essere un qualcosa di diverso: la sicurezza.

Lei ha le idee molto chiare sulla giustizia. Se le offrissero di fare il Ministro della Giustizia, accetterebbe?
Antonio Di Pietro: Rispondo senza infingimenti: vorrei carta scritta con le possibilità che mi danno per fare quelle cose che vi ho appena detto, perché fare la bella statuina senza le risorse finanziarie, senza possibilità operativa e mettere la faccia sul non fare, non sono disponibile.

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22 Marzo 2008

G8: accertare i mandanti politici




Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che, in quei giorni del G8, ci furono una serie d’illegalità, una più grave dell’altra. La prima fu quella dei facinorosi che, mischiati ai legittimi manifestanti, con caschi e materiale contundente, hanno aggredito forze di polizia, commercianti e cittadini inermi. Su quei fatti la magistratura sta facendo chiarezza, avendo già chiesto giudizi e condanne.

Si è verificato un altro fatto ancora, a Bolzaneto e alla Diaz. Si sono cioè verificati comportamenti da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine che, non per legittima difesa, ma per ritorsioni, hanno aggredito alcuni cittadini, quando questi non erano o non erano più in condizione di offendere. Questo fatto è ancora più grave perché non è stato commesso da un cittadino normale, ma da un cittadino con la divisa e, anche per questo fatto, la magistratura sta procedendo. Come Italia dei Valori riteniamo che dobbiamo lasciare alla magistratura il compito di accertare i fatti penalmente rilevanti.

Ma questi esponenti delle forze di polizia che hanno usato violenza lo hanno fatto perché sono impazziti improvvisamente, o perché eccitati, indotti, indottrinati da una classe politica che voleva mostrare il pugno di ferro attraverso la repressione postuma? In questo senso, chi era quella persona, appartenente alla classe politica allora al governo, che stava dentro le caserme a dare le disposizioni per l’ordine? Credo che una verifica politica su questo tema sia doveroso farla, per una questione di lealtà, chiarezza e di verità.

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1 Marzo 2008

L'ipocrisia delle democrazie occidentali




La vicenda dei fondi riservati e occulti scoperti a Vaduz in Liechtenstein, rilancia un tema, da sempre presente nelle moderne democrazie di mercato, e che ne rappresenta anche la vera malattia. Un virus che si potrebbe sconfiggere, se solo la comunità internazionale lo volesse. Questo perché è impensabile che piccoli Stati come, per esempio, il Liechtenstein, le Bahamas, le Virgin Island, e quella marea di microscopiche identità territoriali possano esistere e prosperare se non grazie al grande potere che acquisiscono attraverso i tanti capitali finanziari che arrivano nelle loro casse.

Diciamo quindi la verità: siamo in presenza di Stati canaglie che fanno da casseforti occulte di manovre speculative finanziarie. Cosiddetti paradisi fiscali i quali, con opportuna legislazione interna, consentono di effettuare operazioni non trasparenti. Ma tutto ciò è possibile in quanto è la stessa comunità internazionale a permetterlo. Il problema, quindi, non è l’individuazione dei nomi di coloro che hanno depositato fondi a Vaduz ma la risposta che la comunità internazionale, a cominciare dall’Unione Europea, deve dare, e cioè l’embargo economico, finanziario e commerciale per quei paesi che consentono tali manovre. Una misura contro realtà come il Liechtenstein e gli altri Stati canaglia che rappresentano la valvola di sfogo per le illegalità di personaggi, di un mondo economico-finanziario corsaro, che aggirano in questo modo le regole e i controlli dei Paesi in cui vivono.

C’è una ipocrisia di fondo in queste moderne democrazie occidentali come l’Italia, la Germania e tante altre, per la sottomissione del potere politico a quello economico. Paesi in cui le leggi finiscono con l’incidere solo sui tanti poveri cittadini; mentre i potenti, i furbi, e gli spregiudicati affaristi trovano, come sempre, la strada per farla franca, a volte appena varcato il confine.

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26 Febbraio 2008

Pedofilia: le proposte di legge ci sono gia'




Veltroni interviene oggi sul problema della pedofilia, un tema sul quale nessuno deve abbassare la guardia. Desidererei pero' che Veltroni prendesse buona nota che nel giugno scorso fu approvata dalla Camera una mozione, la numero 1-00194 , che tra gli impegni per il Governo prevedeva quello di 'esercitare ogni azione affinche' l'Onu riconosca i reati di pedofilia come crimine contro l'umanita', o ancora nel luglio 2007 veniva depositata la proposta di legge sulla pedofilia numero 2941 a prima firma del sottoscritto, che inasprisce e garantisce la certezza della pena per i pedofili, o ancora la proposta di legge 3310 del dicembre 2007, sempre a mia firma, che integra il codice penale introducendo il reato di sequestro di minori. Entrambe le proposte di legge prevedono l'imprescrittibilita' del reato di violenza sui minori o la prescrittibilita' a decorrere dalla maggiore eta' della vittima. Queste due Proposte di Legge sono sul sito della Camera e chiunque puo' constatarne il progresso dell'iter parlamentare. Volendo su un tema come quello della lotta alla pedofilia che riguarda tutta la societa', si potrebbe chiedere una convergenza unanime, se pur a Camere sciolte, anche perche' i pedofili o chi compie violenza contro i minori puo' colpire in qualsiasi momento.

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19 Febbraio 2008

Mettere mano alle leggi vergogna




Dopo i grandi campioni dei motori, Rossi e Fisichella, ora anche uno dei big della finanza italiana finisce nel mirino della lotta all’evasione. Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, è stato condannato a pagare più di 20 milioni di euro per evasione fiscale per un disinvolto ricorso a società estero vestite.
Il fatto che anche personalità così in vista siano colpite dal fisco ha sicuramente un effetto educativo, anche se bisogna considerare gli effetti negativi dalla riduzione delle sanzioni prevista dalla legge.

Nel caso di Valentino Rossi,ad esempio, che doveva al fisco ben 112 milioni di euro, si è arrivati ad un accordo dove il campione delle due ruote dovrà pagare 35 milioni di euro in dodici rate trimestrali ognuna da 1,57 milioni.
All’evento dell'accordo è stato dato risalto, con una conferenza stampa, che ha portato all'esaltazione del personaggio come esempio da imitare. La verità è che gli altri 77 milioni che il campione dovrebbe allo Stato non verranno mai versati, soldi che potevano essere usati per risolvere il problema dei dipendenti dell'Agenzia delle entrate che hanno svolto l'accertamento su Rossi, attualmente senza contratto.

Un altro fatto su cui bisogna riflettere sono i dati ufficiali del casellario giudiziario, che evidenziano un crollo, dal 1996 al 2006, dell'80-90 per cento delle condanne definitive per corruzione, concussione, peculato e abuso d'ufficio, situazione in netto contrasto con quanto risulta da altre fonti,. La verità è che tali reati sono difficilmente perseguibili a causa di due leggi, quella sull'abuso d'ufficio e, soprattutto, la ex Cirielli.

E’ compito prioritario, dunque del nuovo governo e del nuovo parlamento intervenire per la modifica immediata di quelle leggi.
Per estirpare il fenomeno bisogna colpire gli evasori e i corruttori, come chiede anche l'Unione Europea.

L’Italia dei Valori ha posto al terzo punto del suo programma elettorale la questione della Legalità, prevedendo l'inasprimento delle pene per reati economici e di falso in bilancio, l'eliminazione del conflitto di interessi e l'efficienza della macchina della Giustizia.

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7 Febbraio 2008

La tutela dei risparmiatori




Abbiamo avuto in questi mesi dei casi molto gravi di dirigenti e amministratori del settore bancario che sono stati condannati con sentenze, seppur di primo grado, per concorso in bancarotta fraudolenta, in vicende in cui le banche erano state in qualche modo protagoniste, pensiamo ai casi della Banca Popolare di Lodi, Fiorani, e altre ancora. In tutti questi casi bisogna dire che c’è una legge che prevede che gli amministratori delle banche e delle intermediarie finanziarie abbiano e mantengano dei requisiti d’onorabilità, tra cui il non essere condannati per reati finanziari e contro la pubblica amministrazione.

La legge, un regolamento della Banca d’Italia, prevede che in questi casi, e finché la sentenza non sia definitiva, ci sia una sospensione degli amministratori e la convocazione dell’assemblea. Se la banca e l’assemblea li rinomina, queste persone possono tornare tranquillamente al loro lavoro, cosi com’è avvenuto all’amministratore delegato di Capitalia, Geronzi, per l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, Gronchi. In questo modo, di fatto, persone che sono state condannate per gravi reati di natura finanziaria, in questioni che hanno causato tanti danni ai risparmiatori, continuano a gestire il credito nel nostro paese come se nulla fosse.

L’Italia dei Valori, che ha posto sempre la difesa dei risparmiatori e dei consumatori in generale tra i suoi obiettivi, non poteva stare ferma di fronte a questi fatti. Li abbiamo denunciati più volte, ma abbiamo anche presentato qualche mese fa una proposta di legge, che vede me come primo firmatario assieme ad altri colleghi del partito, perché non riteniamo possibile che un amministratore condannato per quel tipo di reati possa continuare a mantenere la sua posizione, anche se gli azionisti della banca lo rinominano.

C’è chi sostiene che se gli azionisti lo rinominano ha, di fatto, diritto a rimanere al suo posto: credo che il problema non sia la tutela degli azionisti della banca, ma la tutela dei risparmiatori. Crediamo che tanto nel settore bancario, quanto nel settore dell’intermediatore finanziario e nel settore assicurativo, sia opportuno, proprio per gli importanti riflessi che ci sono nei confronti del risparmio pubblico e della tutela dei risparmiatori, che queste persone siano obbligate a non esercitare più il loro lavoro fino alla sentenza definitiva.

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28 Gennaio 2008

Comune di Vittoria: no al pizzo


Riportiamo l'intervista a Leoluca Orlando, portavoce e deputato dell'Italia dei Valori, in tema di mafia e provvedimenti lotta contro il pizzo.

orlando_racket.jpg

Per la quarta volta, nella realtà siciliana, la polizia e le forze dell’ordine con azione meritoria hanno scoperto i pizzini: gli elenchi di operatori economici e commerciandi che erano costretti a pagare il pizzo ai mafiosi. E’ la conferma che la mafia non si arresta ma continua, la conferma che c’è bisogno di continuare in questa azione di repressione, da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, ma che occorre anche introdurre delle misure che servano a giovare questo lavoro delle forze dell’ordine.

In una terra come la nostra, nella quale un presidente della regione, condannato a 5 anni ed interdizione dai pubblici uffici per avere favorito boss mafiosi, ha l’arroganza di voler restare in carica e festeggiare con i cannoli, c’è anche una Confindustria Sicilia che dice “non può far parte dell’organizzazione degli imprenditori chi ha comunque rapporti con mafiosi, anche se non commette reati”.

C’è una società civile che cerca di ribellarsi, c’è Addiopizzo, ci sono commercianti che coraggiosamente pubblicano nomi, ci sono cittadini che dichiarano di far la spesa soltanto da imprenditori che dichiaratamente sono contro il pizzo e collaborano con la polizia per scoprire gli estortori.

Di fronte a questo la politica non può rimanere ferma, ecco la ragione per la quale abbiamo pensato di proporre alcune disposizioni per inasprire le pene nei confronti di chi non collabora con le forze dell’ordine, di chi eventualmente potrebbe utilizzare queste disposizioni in maniera fraudolenta, ma al tempo stesso esse rispondano rispetto al piccolo imprenditore, al piccolo operatore economico, all’artigiano, al commerciante con meno di 15 dipendenti e a chi ha meno di un milione di fatturato, perché il grande imprenditore, la grossa impresa, trova i sistemi di difesa e ha compreso che pagare il pizzo non è conveniente, perché rischia di appesantire i costi di produzione tanto da dover essere più competitiva con imprese che invece il pizzo lo pagano, e quindi lo fanno nell’etica della convenienza, ma il piccolo commerciante, il fruttivendolo, il piccolo bar, pensa a sopravvivere, e quindi bisogna dargli una sponda, per quelli che il pizzo non l’hanno mai pagato e per quelli che, avendolo pagato, collaborano per scoprire gli estortori e per bloccare questo fenomeno.

Nelle disposizioni sono previsti sgravi fiscali per tre anni, sono previsti sgravi dei tributi locali, per esempio l’esenzione dal pagamento dell’occupazione del suolo, prevede la riduzione degli oneri contributivi per i propri dipendenti, che è anche un modo per metterli in regola. Perché per un periodo di tre anni? Perchè i piccoli imprenditori, quando collaborano, i loro negozi, i loro bar, i loro ristoranti, non vengono più frequentati, e allora bisogna accompagnare in qualche modo coloro che hanno dato la loro utile collaborazione perché possano continuare la loro attività superando un momento di sbandamento nel quale rischiano di essere isolati per opera della criminalità organizzata.

Queste disposizioni sono previste accanto ad un sistema rigoroso di controllo sul territorio, accanto ad un sistema di videosorveglianza, accanto ad un sistema di presidio del territorio per evitare che questi piccoli operatori economici non rimangano da soli non solo in Sicilia, non in Calabria o in Puglia, ma in tutta Italia. La cronaca di ogni giorno ci dice come questi criminali si stanno diffondendo in tutta Italia, e a Rovigo come a Siracusa si è esposti a questo rischio.

Diamo sponda a chi non vuole pagare, diamo sponda a chi vuole collaborare, stabiliamo sistemi di controllo del territorio, inaspriamo le pene, ma accompagniamoli a superare la fase critica che segue alla collaborazione con le forze dell’ordine. Credo che sia un modo concreto perché la politica faccia la propria parte in una terra nella quale il volume di affari collegati a questa ignobile attività è enorme, e l’appesantimento rispetto allo sviluppo delle piccole e medie imprese è certamente insostenibile.

Siamo convinti che questo esperimento possa servire ad avere dati, indicazioni ed informazioni migliori, e possa anche far comprendere che collaborare con la giustizia può comportare qualche rischio, ma che può essere conveniente.
conveniente.

sindaco_nicosia.jpg

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17 Gennaio 2008

Soli per la legalità


Riportiamo l'intervento dell'On. Massimo Donadi, tratto dai resoconti stenografati alla Camera, a dimostrazione di come l’Italia dei Valori è isolata nella difesa della magistratura e della legalità.

soliperlalegalita.jpg

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato il richiamo contenuto nel suo intervento all'autonomia e all'indipendenza della magistratura. Tuttavia, signor Presidente del Consiglio, noi crediamo che governare significhi, sempre e innanzitutto, assumersi fino in fondo la responsabilità di dare risposte concrete alle necessità e ai bisogni del Paese. Ebbene, noi riteniamo che oggi il Paese abbia bisogno di sapere dal Presidente del Consiglio se sia vero o non sia vero che in questo Paese vi sono frange di magistratura che tentano di abbattere i loro avversari politici (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).Il Paese ha bisogno di sapere se...

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12 Gennaio 2008

Contrastiamo il racket


Pubblico una lettera inviata al nostro Presidente Idv, Antonio Di Pietro, sulla proposta di legge presentata per contrastare il fenomeno del racket.

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"Caro Presidente,

come a Te ben noto, abbiamo predisposto una proposta di disposizioni per il contrasto del fenomeno dell’estorsione e di sostegno alle vittime esercenti attività economiche.

Tale proposta, della quale Ti invio ulteriore copia, dovrà essere confrontata con forze politiche e associazioni di categorie e ha già costituito parte significativa dell’odierna riunione di maggioranza tenutasi a Palazzo Chigi sui temi dello sviluppo economico e dell’equità sociale.
La politica deve sostenere autorevolmente, anche con provvedimenti legislativi organici, la lotta al racket e alla criminalità organizzata, che sta realizzando buoni risultati.

Dopo le inchieste giudiziarie e le operazioni delle forze dell’ordine, a seguito di importanti iniziative di associazioni di cittadini e della forte presa di posizione di Confindustria e di altre categorie, la politica non ha ancora fatto sentire la sua voce.
Non possiamo consentire che la politica resti inerte e appaia quasi in imbarazzo nel constatare la capillarità del fenomeno estorsivo in alcune realtà del nostro paese. Questo fenomeno tende sempre più a diffondersi sul tutto il territorio nazionale e pone a rischio ogni operatore economico del paese.

E’ inaccettabile che su questo tipo di dramma sociale ed economico la politica si affidi alla pur meritoria azione giudiziaria, o si limiti a plaudire ad iniziative di imprenditori singoli o associati. Proprio per questo vogliamo rendere per legge conveniente collaborare nella lotta all’estorsione.

L’estorsione si configura ormai come una vera e propria “fiscalità criminale” alla quale occorre contrapporre una serie di benefici e agevolazioni per quanti forniscono “utile collaborazione” ad individuare estortori e accertare responsabilità. La proposta prevede, infatti, significativi sgravi fiscali e contributivi,nonché totale copertura dei danni subiti e garanzia dello Stato per ottenimento dei crediti necessari a seguito di danneggiamenti criminali.

Destinatari di tale benefici sono imprenditori, commercianti, artigiani e liberi professionisti iscritti in albi previsti per legge, con meno di 15 dipendenti o con meno di un milione di euro di fatturato annuo. Sono queste categorie che costituiscono una significativa parte del nostro sistema economico, sono le piccole e medie attività economiche maggiormente esposte ed indifese rispetto al fenomeno criminale delle estorsioni.
La proposta è destinata ad avere efficacia per un anno; al termine del quale potranno prendersi in considerazione, alla luce dell’esperienza e dei risultati conseguiti, estensioni temporali e modificazioni.

E’ questo un ulteriore contributo di Italia dei Valori al consolidamento di una etica della responsabilità individuale e collettiva, resa non solo necessaria ma conveniente.

In tale prospettiva, la proposta prevede il rafforzamento dei sistemi di sicurezza, anche come video-sorveglianza, e il rafforzamento della presenza sul territorio delle forze dell’ordine. Prevede, altresì, tra le pene accessorie, per quanti non collaborino o utilizzino fraudolentemente le disposizioni della legge, la possibilità di sospendere le attività economiche-professionali per un periodo da tre mesi o a un anno.

E’ importante ricevere indicazioni e proposte di modifiche, al fine di pervenire a un testo definitivo.

Un cordiale saluto

Leoluca Orlando"

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16 Dicembre 2007

L'autonomia della Guardia di Finanza


Riportiamo l'intervista pubblicata dal Corriere della Sera al Ministro Antonio Di Pietro sul caso del generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale.

viscospeciale.jpg

ADP: Il governo deve prendere atto che ha fatto un errore, ma prendersela con il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, sarebbe fuori luogo. Non può diventare lui il capro espiatorio di una decisione che fu presa da tutto il consiglio dei ministri, con un solo voto contrario: il mio.

CdS: Quella di destituire il comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale?
ADP: Esatto. Fu una decisione inopportuna e illegittima. Speciale aveva difeso l'indipendenza del Gdf dalle pressione politiche di chie voleva togliere dalla procura di Milano l'ufficiale scomodo.

CdS: Il vice ministro Vincenzo Visco?
ADP: Come Idv chiedemmo e ottenemmo che a Visco fosse tolta la delega della Guardia di Finanza. La cosa sarebbe dovuta finire lì, invece, il consiglio dei ministri volle rimuovere anche Speciale, facendo appunto un errore. Ma dire oggi che io lo avevo detto è inutile.

CdS: L'opposizione reclama le dimissioni di Padoa Schioppa.
ADP: Non sono d'accordo ed ho già detto perché.

CdS: Nel mirino della polemica politica c'è anche Visco.
ADP: Per noi la questione si è chiusa con il ritiro della delega e il ritorno della stessa in capo al ministro Padoa Schioppa. Non c'è quindi bisogno delle dimissioni di Visco che tra l'altro sta facendo un ottimo lavoro contro l'evasione fiscale ed è bene che continui a farlo.

CdS: quindi la pronuncia del Tar che ha annullato la rimozione dei Speciale, non avrà conseguenze pratiche?
ADP: La sentenza riafferma l'autonomia della Guardia di Finanza dalla politica, che era stata difesa da Speciale. Quanto al governo, questo rimane un errore che finirà nel bilancio di cose positive e negative che abbiamo fatto sul quale il corpo elettorale ci giudicherà.

Articoli precedenti del Ministro Antonio Di Pietro:
Visco, un passo indietro - 24 Settembre 2007
La credibilità dell’esecutivo - 12 Giugno 2007
Consiglio dei Ministri. Le deleghe di Visco- 2 Giugno 2007
Consiglio dei Ministri. Il caso Visco - 24 Maggio 2007



12 Dicembre 2007

Class Action - Giro di vite


La Class Action all'italiana, se non verrà modificata, sarà l'ennesima legge truffa. Se vogliamo inserire davvero la Class Action in Italia, il risarcimento dovrà essere automatico e conseguente alla vittoria della causa.


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Stiamo parlando di una legge fondamentale per la tutela dei cittadini, e come gia' gli ultimi paladini della Class Action all'italiana hanno riconosciuto dopo aver dovuto ritornare su molti loro passi, dev'essere garantito che la legittimazione ad adire un'azione risarcitoria collettiva sia allargata a tutti i soggetti costituiti da una pluralita' di offesi che ricorrono in giudizio per lo stesso reato contro lo stesso convenuto.


Anche se, comunque ritengo che il provvedimento doveva continuare a essere discusso nella commissione parlamentare di competenza, non imposto in fretta e furia nei tempi stretti e blindati di una legge Finanziaria, chiedo, per questi motivi, a tutti i colleghi Deputati, che siano approvati dall'assemblea gli emendamenti e i sub-emendamenti alla Class Action proposti da Italia dei Valori.


Inoltre, e parlo in questo caso a titolo assolutamente personale, senza intenzione alcuna di rappresentare le decisioni del gruppo di Italia dei Valori, nel caso fosse chiesta sul provvedimento dell'intera Finanziaria la fiducia, mi troverei seriamente in imbarazzo nell'esprimere una volontà, perchè a mio avviso, il provvedimento sulla Class Action che, così, non è nient'altro che un'arma spuntata e inservibile, un regalo ai truffatori.


Se tutto restasse così, mi farò promotore di una campagna referendaria per cambiare questa Class Action e ridarla ai cittadini.


Articoli precedenti:
Per una vera Class Action
Class Action Day
Proposta di legge - Class Action


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10 Dicembre 2007

Break the mafia:rompere il silenzio


Riportiamo quanto scritto dal Ministro Antonio Di Pietro, in vista dell'incontro di domani al Teatro Carcano dal titolo "Break the mafia".


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Domani alle ore 21 saro' a Milano al convegno Break the mafia presso il Teatro Carcano in corso di Porta Romana 63.


L’evento e' stato organizzato da un gruppo di “liberi cittadine e cittadini” che vogliono “rompere il silenzio, per abbattere il muro sempre più alto dell’indifferenza, ma anche per smuovere le coscienze, per informare senza filtri mediatici, per risvegliare il senso civico”(dal sito www.breakthemafia.it).


Io sarò presente all'incontro. Dovrebbero partecipare i magistrati Luigi De Magistris e Clementina Forleo impegnati, purtroppo non si sa ancora per quanto, nelle inchieste “Why Not” e Unipol.
Voglio offrire il mio appoggio pubblico come ministro e come presidente di Italia dei Valori a due persone coraggiose che promuovono i valori del senso civico e della moralità pubblica, fondamentali per il futuro di questo Paese.
Parte dell’intervento sarà ripreso in diretta, in streaming, su questo blog, sul portale italiadeivalori.it e antenneattive.org.


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2 Dicembre 2007

Magistratura indipendente


Pubblichiamo la video intervista all'On.Costantini da parte dei Giovani dell'Italia dei Valori della Regione Abruzzo, legata al tema "Magistratura indipendente" ed in seguito alla raccolta di firme della petizione popolare promossa a favore del sostituto procuratore Luigi De Magistris.


magistraturaindipendente.jpg

Mancinelli: Tiene banco da diverse settimane la vicenda che vede coinvolto il sostituto procuratore della Repubblica Luigi De Magistris, di cui il Ministro della Giustizia Clemente Mastella ne ha chiesto il trasferimento. Si è ancora in attesa della delibera del CSM, tuttavia l’inchiesta “Why Not”, che vede coinvolti numerosi esponenti del mondo imprenditoriale e politico, è già stata sottratta. C’è una situazione di non chiarezza. Cosa ne pensa?


On.Costantini: Innanzitutto ringrazio voi Giovani dell'Italia dei Valori per la petizione che state portando avanti a livello nazionale. E' una iniziativa molto importante perchè tiene viva l'attenzione delle persone per bene, rispetto ad un vero e proprio scandalo. Io non credo che l'interesse debba essere concentrato sulle questioni che hanno determinato una presunta situazione di incompatibilità ambientale. Queste situazioni saranno valutate e giudicate dall'organo di  autogoverno della CSM. La gravità è nel fatto che il Ministro Mastella era direttamente o indirettamente coinvolto in indagini che il sostituto procuratore  De Magistris stava portando avanti, e abbia assunto l'iniziativa di promuovere il trasferimento. Il grave è questo. Questo è un residuato della riforma dell'ordinamento giudiziario fatta dal Ministro Castelli, che noi colpevolmente fino ad oggi non abbiamo eliminato. Ripeto, è grave il fatto  che un Ministro, in palese conflitto di interessi perchè coinvolto nelle indagini penali che il magistrato sta portando avanti in Calabria, abbia deciso per via d'urgenza e per via cautelare il trasferimento del magistrato. Devo dire che è una situazione, per certi versi, in linea con il degrado morale che stiamo vivendo nel Paese. In questi giorni si parla dello scandalo dei rapporti trasversali tra RAI e Mediaset durante la campagna elettorale, e quindi sta tornado di attualità  in questo momento, il conflitto di interessi, che pensavamo essere solo del centrodestra. Purtroppo questo è un caso forse ancor più grave, di conflitto di  interessi, che non si era mai visto nella storia della Repubblica, dove un Ministro della Giustizia chiede il trasferimento di un magistrato che stava  indagando su di lui. Io credo che questo aspetto sia molto più importante del merito e del merito fortunatamente se ne occuperanno i magistrati del CSM.


M: L'osservazione che lei ha fatto mi portano al secondo quesito che mi ero proposto di chiederle, in quanto questa inchiesta vede coinvolti personaggi di spicco, soprattutto trasversali, del mondo politico: Lorenzo Cesa (segretario dell'UDC), Fabio Schettini (già segretario dell'ex ministro forzista Franco Frattini e attualmente commissario europeo alla giustizia e vice presidente della commissione europea), Giuseppe Chiaravalloti (ex governatore della Calabria), l'ex assessore regionale all'ambiente Domenico Basile di AN, l'ex presidente dell'ANAS Vincenzo Pozzi, Piero Fassino, Giovan Battista Papello (copriva incarichi amministrativi all'interno della Regione Calabria), per finire addirittura ad un personaggio delle forze dell'ordine, il generale Walter Cretella Lombardo, comandante della scuola di polizia tributaria di Ostia della GdF e consigliere di Franco Frattini. In un quadro così inquietante, lei vede una via di uscita?


On.C: Una via di uscita dobbiamo trovarla. La quantità e la consistenza dei personaggi coinvolti in questa inchiesta, ed il fatto che questa inchiesta sia stata già sottratta al sostituto procuratore che la stava portando avanti tra mille difficoltà, è indicativa di una condizione di difficoltà che vive il rapporto tra politica e magistratura. E'  in atto un tentativo di minare e di ledere il principio dell'autonomia della magistratura, un principio che la nostra carta costituzionale ha stabilito in maniera chiara in maniera chiara e rigorosissima proprio per assicurare la separatezza delle funzioni tra due poteri dello stato altrettanto importanti: i