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5 Dicembre 2010

IL DITTATORE DEL BUNGA BUNGA, A BOLOGNA IL 10 DICEMBRE


Il 10 dicembre al Paladozza di Bologna alle ore 20:30 andrà in onda “Il Dittatore del Bunga Bunga. Lui va io resto...” una serata di informazione e spettacolo condotta dal giornalista David PARENZO, alla quale parteciperanno il Presidente dell’Italia dei Valori Antonio DI PIETRO, la penna più irriverente della politica italiana, Marco TRAVAGLIO, i magistrati Antonio INGROIA (video messaggio registrato) e Bruno TINTI con il loro rigore e la testimonianza di giustizia, l’intransigente Gioacchino GENCHI e Sergio RIZZO, che per primo ha denunciato gli inaccettabili privilegi della Casta sulle pagine del Corriere della Sera.
Interverranno inoltre il premio Nobel Dario FO, Antonio CORNACCHIONE con la sua ironia pungente e canzonatoria, Andrea MINGARDI con la sua musica resistente ad ogni moda e, infine, VAURO Senesi con la satira impietosa delle sue vignette.
“Il Dittatore del Bunga Bunga. Lui va, io resto…” è un evento in cui si ripercorreranno gli ultimi quindici anni della storia italiana per analizzare il degrado morale ed etico del quale il nostro Paese è stato vittima. Al centro del dibattito il rapporto soldi-politica-questione morale e l’analisi dello strumento principe della
corruzione, la tangente, che in questi anni purtroppo non è affatto scomparsa ma ha solo cambiato forma adeguandosi ai tempi, passando dalle vecchie valigette piene di bigliettoni agli appartamenti regalati, agli appalti pubblici, ed assumendo infine forma umana attraverso le escort sempre disponibili per cene e festini a base, appunto, di bunga bunga.
Solo riflettendo sul passato sarà possibile capire come è stato possibile arrivare ad un presente come quello al quale tutti noi siamo costretti ad assistere, in cui la demarcazione netta tra legalità e illegalità, giusto o sbagliato, ammesso o vietato riguarda solo la gente comune, mentre per chi ha in mano le leve del potere tutto è possibile e tutto è giustificabile.
In questa Italia che non è mai caduta così in basso nella considerazione internazionale, noi abbiamo deciso di restare, perché sarà lui, il Dittatore, a dover andare via. E mentre “lui va, noi restiamo”! I perché e i come ce li diremo il 10 dicembre al Paladozza, insieme ai nostri ospiti. Se anche tu hai deciso di restare e lottare per il nostro Paese, vieni al Paladozza!


Per chi volesse iscriversi all’evento su Facebook: clicca qui



17 Novembre 2010

Cinecittà torni all’eccellenza


Manifestazione oggi pomeriggio presso gli studi di Cinecittà di Roma, per protestare contro la grave situazione in cui si trova il settore cineaudiovisivo, che svolge un ruolo trainante di tutta l’economia di Roma e del Lazio e di tutta la filiera produttiva: fra Cinecittà Studios, Cinecittà Luce e Cinecittà digital vi sono 400 dipendenti, e più in generale tra registi, attori e maestranze specializzate si arriva nel Lazio a 6000 addetti. Si calcola un indotto di 10.000 piccole e medie imprese artigianali del settore cineaudiovisivo con circa 100.000 posti di lavoro. All’iniziativa di oggi erano presenti anche Antonio Di Pietro, Vincenzo Maruccio, responsabile regionale IdV, Giulia Rodano, consigliere regionale IdV, e Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Lavoro e welfare IdV, che hanno voluto manifestare la loro vicinanza a tutti gli operatori di un mondo oggi in grave difficoltà.
Con l’avvio della privatizzazione del Polo cinematografico di Cinecittà, infatti, la nuova proprietà si è disinteressata del suo sviluppo e della sua valorizzazione. Di conseguenza tutti i piani industriali che in questi anni si sono susseguiti non solo non hanno favorito il rilancio di Cinecittà, ma ne hanno accompagnato la decadenza.
Il gruppo Idv in Consiglio regionale ha presentato proposte di legge che riguardano il comparto cinematografico e che prevedono, fra gli altri, strumenti di riorganizzazione e rilancio del comparto, l’anticipo della restituzione dell’IVA per produzioni straniere che vengano a girare nel Lazio e contributi per chi viene a girare negli studios. Queste proposte si inseriscono nel quadro di una regione la cui nuova amministrazione Polverini ha determinato di fatto uno stallo delle iniziative rivolte al settore, con addirittura 49 opere cinematografiche in attesa di essere valutate da un nuovo nucleo di valutazione.
Il problema investe anche le 250mila persone che in tutta Italia lavorano nell’industria dell’audiovisivo, visto che il Ministro Bondi non ha ad oggi fornito alcuna certezza riguardo il rinnovo di tax credit e tax shelter, strumenti fiscali istituiti per la prima volta dal Governo Prodi che favoriscono con trasparenza gli interventi privati nel cinema italiano di qualità e incentivano la crescita dell’industria audiovisiva. Non solo: il governo Berlusconi ha ridotto ulteriormente il Fondo Unico dello Spettacolo e l’investimento nel settore, che in Italia è al minimo storico e che invece negli altri paesi è un valore riconosciuto politicamente, economicamente e socialmente.



16 Novembre 2010

Giornata Mondiale della Filosofia a Tehran


Lo confesso: sono uno dei filosofi invitati alla Giornata mondiale della Filosofia che annualmente si celebra per iniziativa dell’Unesco, e che quest’anno si svolge, oltre che in alcune altre capitali, in Iran, nelle giornate comprese tra il 21 e il 24 novembre. Circola intanto sul web una notizia secondo cui l’Unesco avrebbe ritirato la sua adesione alla giornata, con l’oscura ragione che, al momento della decisione di tenerla nella capitale iraniana, non sarebbero state fornite dal governo di Tehran sufficienti informazioni su tutti i particolari organizzativi. Ma, come si vede esplorando i vari siti relativi al “World Philosophy Day 2010”, la decisione, se tale è, di ritirarsi, l’Unesco l’ha presa solo sotto la pressione dei soliti paladini del “mondo libero”.
In Italia, è stata lanciato, pare da Reset (Bosetti, Amato), un boicottaggio della giornata di Tehran. Le solite ragioni, da ultimo anche la povera Sakineh; che è stata bensì condannata a morte, per l’assassinio del marito, ma che è ancora viva, mentre la povera disabile americana il cui caso è stato accostato a quello della signora iraniana, è stata democraticamente giustiziata pochi giorni fa senza che alcun sindaco di capitale occidentale abbia sentito il bisogno di affiggere su qualche Colosseo locale il suo ritratto in formato gigante. E intanto, chi difende e commenta enfaticamente la decisione del’Unesco di ritirarsi da Tehran è il cosiddetto filosofo Bernard Henri-Lévy, una specie di Fiamma Nirenstein (o Daniela Santanché? È pure bello) francese, apologeta a tutti i costi anche delle più criminali decisioni dello stato di Israele.
Riconosco nel cosiddetto imbarazzo dell’Unesco di fronte a una giornata di filosofia in Iran nulla più che la eco delle pressioni della Cia e del colonialismo sfrontato di Israele, che mentre stigmatizza Amadinejahd e vuole impedire ai filosofi di tutto il mondo di incontrarsi a Tehran con i colleghi iraniani, continua a calpestare senza scrupoli i diritti dei Palestinesi e tutte le delibere dell’Onu e di quella “comunità internazionale” di cui Bosetti e compagni pretendono di essere i portavoce. Anche per queste ragioni, per manifestare una volta di più lo sdegno e la rivolta contro l’ipocrita osservanza della disciplina poliziesca imposta dagli Stati Uniti e dai loro alleati (anche l’Italia di Berlusconi!), sarò a Tehran per il World Philosophy Day e mi auguro che i colleghi filosofi invitati abbiano la dignità di respingere il ricatto a cui qualcuno oggi cerca di sottoporli.



11 Novembre 2010

Libertà di informazione, l’International Press Institute incontra l’Italia dei valori


In questi giorni, Antonio Di Pietro ha partecipato a una tavola rotonda, presso la sede nazionale dell’Italia dei Valori, con alcuni delegati dell’International Press Institute, sul tema della libertà di stampa in Italia. L’obiettivo di questi osservatori è di chiarire a che punto è la libera informazione nei vari Paesi e, in particolare, di verificare l’esistenza o meno di leggi che limitano la circolazione di idee e notizie.
Di Pietro ha sottolineato che in Italia esiste un’anomalia non presente in altri Stati che determina la mancanza di pluralismo dell’informazione della quale tanto si parla, anche all’estero, e che ci ha fatto scendere al 49esimo posto nella classifica di Reporters sans frontières, al pari del Burkina Faso. Fatta eccezione per alcuni casi di fonti indipendenti, come il Fatto quotidiano e il web, i principali mass media sono di proprietà di editori impuri, di imprenditori che operano in diversi settori (edilizia, grandi opere, sanità). Tutto il flusso informativo è così viziato dagli interessi dei proprietari, i quali tendono a veicolare soltanto le notizie che possono avvantaggiare i loro affari e quelli del loro settore.
Il più grande conflitto d’interessi è ovviamente quello del nostro premier che è proprietario di ben tre reti televisive, oltre a controllare un quotidiano e un gruppo editoriale. Anche l’informazione pubblica, la Rai, non è libera e indipendente perché schiava della ripartizione di ruoli tra i vari partiti e, in questo momento storico, nelle mani di quello che dovrebbe essere il suo principale concorrente, ovvero Berlusconi.
Il leader dell’Idv ha, inoltre, spiegato ai membri dell’IPI che la proposta di legge sulle intercettazioni non ha nulla a che vedere con la tutela della privacy. Si vuole bloccare la divulgazione di notizie contenute in atti pubblici, non più coperti da segreto istruttorio, e non di atti segreti.
L’International Press Institute incontrerà anche esponenti dei mass media italiani e rappresentanti delle istituzioni pubbliche (di maggioranza e opposizione), per verificare che nel nostro Paese le leggi che regolano l’informazione siano in linea con quelle dell’Unione europea, come spiega nell’intervista Barbara Trionfi, ufficio stampa IPI.



21 Ottobre 2010

IL PRIMO ROMANI, L’ULTIMO MASI


Romani che esordisce nella sua nuova veste di ministro definendo ‘odiosa’ la puntata di Report sull’affaire Antigua che vede coinvolto il premier. Masi che blocca il programma ‘Vieni via con me’ di Saviano e Fazio a tre settimane dal debutto e che rimanda la resa dei conti con Santoro alla fine dell’iter dell’arbitrato. C’era una volta il servizio pubblico di informazione, oggi esiste quello della pubblica epurazione. Il ministro dello Sviluppo ha lasciato intravedere l’obiettivo del suo mandato: garantire gli interessi Mediaset e l’immagine di Berlusconi. E siamo all’inizio. Il Dg Rai invece ha confermato l’Armageddon: vuole e deve portare al padrone d’Arcore la testa di Santoro e lo scalpo delle voci critiche (Fazio e Saviano). E siamo alla fine, forse. Perché tra la vecchia e la nuova bastonatura del dissenso, la verità è semplice: sullo stesso Masi è piovuta addosso la rabbia di un premier che non lo considera all’altezza della mission censoria a cui è stato preposto. Dunque Masi cerca di portare a casa il risultato prima che sia troppo tardi e che il sire d’Arcore decida una sostituzione, compiendo l’epurazione dell’epuratore. In entrambi i casi, quello di Romani e di Masi, la vittima è la stessa e stessa la causa, come medesimo è il danno. Che si chiamino Santoro, Gabanelli, Fazio o Saviano, il target è l’informazione critica, quella che tocca i nervi scoperti del Cavaliere: offshore tipo Flat point&co; affari e speculazioni immobiliari poco chiari come ad Antigua; rapporti con banche sospettate di riciclaggio come la Arner, giudicata negativamente da Bankitalia mentre le procure di Palermo e Milano hanno chiesto chiarimenti alla sede centrale svizzera. Quell’informazione che affronta i temi scomodi: legami fra mafia e politica, sodalizi con personaggi tipo Dell’Utri, emergenza rifiuti e terremoto, dossieraggio e macchina del fango (scaletta di Fazio e Saviano). La causa è evidente: l’informazione che vigila sul potere – in particolare quello di re Silvio- va stroncata. Il danno è dei telespettatori e del servizio pubblico: Annozero e Report (con il loro boom di ascolti) garantiscono introiti salvifici per la Rai, mentre lo stesso avrebbe fatto il programma di Fazio e Saviano, il quale già ha esaurito gli spazi pubblicitari a disposizione. La tecnica di censura è identica: mettere gli autori e i protagonisti nella condizione di non poter più lavorare sotto i colpi della burocrazia, diciamo anche dell’omicidio professionale con carta da bollo. Scuse economiche che coprono ragioni politiche (Vieni via con me): gli ospiti cancellati da Masi a poche settimane dal debutto perché troppo alti i loro compensi (veramente Benigni era disposto a partecipare anche gratuitamente, veramente la presenza di una star mondiale come Bono dovrebbe dar lustro all’azienda), ma anche spostamenti di messa in onda (alla fine è stato imposto il lunedì, in contemporanea con il Gf). Purtroppo la verità è un’altra e lo è da troppo tempo. Almeno 16 anni. La censura riguarda il contenuto televisivo: quel Paese reale e quella reale politica che Berlusconi, leader della realtà immaginaria e pubblicitaria da regime, vorrebbe oscurare per incassare consenso dopato, frutto di una narcolessia sociale. Riguarda anche l’occhio vigile dell’informazione sul potere che, quando è limpido, si lascia guardare, ma quando è opaco cerca di sfuggire. Così Romani dimostra di esser rimasto fedele a se stesso: pensa ancora di essere una mente prestata agli affari Mediaset e alla tutela del capo, nonostante sia ministro dello Sviluppo con compiti delicati, come quello del rinnovo del contratto di servizio Rai. Quando dismette questi panni, il massimo che riesce a produrre è la promessa di una nuova centrale nucleare in Lombardia. Così non sappiamo in quale ambito relegarlo perché sia meno dannoso. Masi è l’uomo di sempre, quello delle intercettazioni dell’inchiesta di Trani che riceve le telefonate del premier che gli chiede di realizzare il confino dall’etere di Santoro. E quelle di sempre restano le domande: signor Presidente, che cosa può dirci dei rifiuti e degli appalti, di Dell’Utri e Cosa nostra, della oscura macchina del fango che coinvolge il suo giornale di famiglia? E delle offshore di cui si è servito e si serve (oltre 60) oppure dell’immobiliarismo rampante in cui si è lanciato ad Antigua, cosa può dirci Signor Presidente? Intanto strangola l'informazione libera e le coscienze del paese, le stordisce con il bromuro delle sue tv, quelle della realtà che non esiste, o meglio esiste solo nella mente del regime. Il suo.


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19 Ottobre 2010

UN CONVEGNO CONTRO LA CENSURA SUL WEB


“Libero Web in libero Stato. No alla censura, si alle regole”, è l’incontro che si terrà a Roma mercoledì 20 ottobre. Web Dv, la tv dell’Italia dei Valori, oltre ad aver dato la sua adesione all’evento, lo trasmetterà in diretta streaming su questo sito e su www.webdv.it.
L’iniziativa vuole essere un momento di riflessione sull’attuale situazione della Rete in Italia e su chi quotidianamente la vive e la difende.


Una riflessione importante in un momento come quello che stiamo vivendo in cui sono sempre più agguerriti i tentativi di restringere le libertà d’espressione on-line e di equiparare il Web ai tradizionali mezzi di informazione. Media tradizionali – Tv, giornali, radio - che oggi come non mai sono appiattiti sulle “interessate” posizioni dei rispettivi editori/imprenditori. Basta guardarsi intorno per constatare la situazione in cui è ridotta l’informazione nel nostro Paese. L’esempio più eclatante (e scandaloso) riguarda il presidente del Consiglio che controlla almeno tre reti televisive private e due pubbliche (primo e secondo canale Rai). Un sistema che evidentemente non garantisce nessuna libertà, scientificamente concepito per ridurre l’informazione a mera propaganda politica, le notizie a “consigli per gli acquisti”, i dati a bollettini elettorali.


Non diciamo nulla di nuovo quando affermiamo che la Rete in Italia è costantemente sotto attacco. Sono evidenti a tutti i tentativi di questo Governo di imbavagliare internet, addossando a questo mezzo le peggiori responsabilità, i più efferati reati. Sono segnali preoccupanti, rivelatori di una cultura anacronistica e illiberale di cui è intrisa gran parte della classe dirigente italiana, impegnata in una lotta antistorica tesa a combattere la libera circolazione delle idee e il confronto trasparente e democratico.
Per questo è importante “Libero Web in libero Stato. No alla censura, si alle regole”. Per discutere e difendere quella che è forse, almeno nel nostro Paese, l’ultima frontiera della libertà d’informazione.


Appuntamento presso: ‘Sotto casa di Andrea’ Via dei Reti, 25 – quartiere San Lorenzo – Roma.
Parteciperanno Alessandro Gilioli (giornalista di l'Espresso e Blogger); Guido Scorza (avvocato, giornalista); Gianfranco Mascia (responsabile WEBDV, tv web di Italia dei Valori); Francesca Fornario (autrice satirica, giornalista dell'Unità); Claudio Messora (Blogger); Samanta Di Persio (scrittrice, autrice di “Le morti bianche” e “Ju Terramutu”). Inoltre: ‘Informare per resistere’ e ‘Articolo 21’.
L’incontro sarà moderato da Piero Ricca.



29 Settembre 2010

NASCE LA PAGINA UFFICIALE FACEBOOK DELL’ITALIA DEI VALORI


Internet, questa rete mondiale che connette oggi milioni di computer, notebook e telefonini di ultima generazione, è sempre più strumento di comunicazione di massa. Nel nostro Paese sono 32,5 milioni gli italiani che scelgono ogni giorno questo strumento. Secondo i dati Audiweb, relativi al primo semestre 2010, le famiglie che si collegano a internet nel nostro Paese sono 11,8 milioni, pari al 56% del totale. L'incremento, rispetto allo stesso periodo del 2009, è del 16,9%.
Sin dai suoi primi passi l’Italia dei Valori ha compreso l’importanza della Rete quale strumento di informazione e partecipazione attiva. Il blog di Antonio Di Pietro, il sito dell’Italia dei Valori, le numerose pagine di Facebook pubblicate dalle nostre strutture territoriali e Twitter sono piazze virtuali a disposizione dei cittadini attraverso le quali, oltre ad essere costantemente informati sulle attività del partito, è possibile interagire con noi. Questi nuovi strumenti di comunicazione rispondono al diritto di informare e di essere informati. Anche la WebDV che ha l'ambizioso obiettivo di diventare un punto di riferimento dell’informazione on line usa come piattaforma di distribuzione la rete.
Adesso l'Italia dei Valori ha deciso di attivare il suo profilo su Facebook. Obiettivo? Realizzare una grande bacheca virtuale dove sarà possibile fare divulgazione politica, pubblicare e promuovere tutte le iniziative del Partito, ricevere informazioni sulle nostre proposte, pubblicare le proprie opinioni sui temi del giorno. Invitiamo i nostri iscritti, i simpatizzanti, quanti hanno voglia di confrontarsi e contribuire alla libera circolazione delle idee a chiedere amicizia alla nostra pagina (Italia dei Valori – pagina ufficiale) .
L'Italia dei Valori sempre più dalla parte dei cittadini.



22 Settembre 2010

PONIAMO FINE ALL’APARTHEID DEI GIOVANI IN ITALIA


Il Fondo monetario internazionale ha rivisto di recente al ribasso le stime di crescita dell’economia italiana. In molti si erano affrettati a dire che il nostro Paese era fuori pericolo e invece la situazione italiana è molto preoccupante. Dopo tanti anni è evidente che Berlusconi e il centrodestra non hanno la capacità e la volontà di affrontare le questioni strutturali che sono alla base della lunga crisi economica e sociale del nostro Paese.
L’Italia dei Valori vuole parlare chiaro al Paese e non promettere illusioni. Ci siamo impoveriti in questi ultimi dieci anni rispetto ai nostri partner europei. Il nostro debito pubblico è molto più grande di quello di altri paesi. La nostra economia è ferma da circa 15 anni. Siamo da anni in fondo alle classifiche per quasi tutti gli indicatori economico-sociali.
Tornare a crescere deve essere il primo grande obiettivo del centrosinistra.
Il centrosinistra deve diventare agente di cambiamento. E io credo che un moderno progetto riformatore debba avere al centro i giovani.
La nostra parola d’ordine dovrebbe essere “liberiamo i giovani italiani dall’apartheid”.
Sì apartheid! Perché chi è giovane oggi in Italia vive una vera segregazione.
Penso al mercato del lavoro, al fatto che il 30 per cento dei giovani è senza lavoro, penso ai milioni di giovani che devono accontentarsi di salari di 700-800 euro al mese, penso alla precarietà diffusa. Chi è giovane, oggi in Italia, è escluso dalle forme più semplici di protezione.
La nostra scuola è in condizioni drammatiche e da tempo non riesce a svolger quella funzione di ascensore sociale che un tempo consentiva ai figli di operai o di contadini di diventare dirigenti, di diventare magistrati, professionisti. Tutte le ricerche dimostrano che la probabilità di laurearsi di uno studente figlio di operai è molto più bassa di quella del figlio di un notaio o di un medico. In moltissimi campi oramai, i figli finiscono per fare lo stesso mestiere del padre: i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei giornalisti fanno i giornalisti e così via. I figli degli operai finiscono per abbandonare gli studi e per trovarsi in situazioni drammatiche. In Italia ci sono oramai le caste e non più le classe sociali!
Essere giovani oggi in Italia è un condizione difficilissima.
Chi non ha una famiglia alle spalle che gli acquista l’appartamento ha pochissime possibilità di metter su casa e di metter su famiglia. Qualcuno ha accusato i giovani di essere bamboccioni, ma io voglio dire: è colpa dei giovani se vivono in un’Italia che tutela gli anziani e gli adulti e lascia i giovani fuori?
Affrontare la questione dei giovani – se ci pensiamo bene – significa affrontare molti problemi italiani. Si tratta ad esempio di aprire le professioni, ridurre le barriere all’entrata. Significa investire nella scuola, renderla efficiente e meritocratica. Significa riformare il mercato del lavoro, ridurre la precarietà, creare un sistema universale di protezione contro la disoccupazione. Significa fare formazione professionale. Significa intervenire sul sistema bancario per ridurre i costi dei mutui alle giovani coppie. Significa ripensare i trasferimenti alle famiglie, favorire le giovani coppie con figli. Significa rompere le caste.
Anche nella politica. Dobbiamo fare largo ai giovani. Introdurre dei limiti nel numero di legislature che un deputato può svolgere.
Un simile progetto deve coinvolgere anche soggetti sociali importanti come i sindacati che troppo spesso finiscono per privilegiare la tutela dei diritti dei lavoratori adulti, di coloro che sono “dentro” e dimenticano che le regole attuale segmentano il mercato del lavoro, scaricano sui giovani tutta la flessibilità. Noi siamo dell’idea che non sia più possibile resuscitare “il Piccolo Mondo Antico” fatto di rigidità, di chiusura al commercio estero, di chiusura all’immigrazione, di chiusura al nuovo. Quel Mondo è finito per sempre. Dobbiamo però progettare un nuovo equilibrio tra apertura e protezione.


Postato da Sandro Trento in | Commenti (24) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Settembre 2010

Vasto 2010: idee pulite, la sfida dell’Italia dei Valori


Amici della rete, amici del web, vi invito a partecipare all'assemblea programmatica che l'Italia dei Valori organizzerà nei giorni 17, 18 e 19 settembre prossimi a Vasto, in Abruzzo. Ancora una volta incontreremo i cittadini, le forze politiche, le associazioni, i movimenti, la rete per discutere di programmi politici e in concreto di cosa intendiamo fare per migliorare le sorti di questo paese, e per liberarci del satrapo di turno, che sta umiliando le nostre istituzioni e il nostro paese. Quello di Vasto è un incontro che facciamo ogni anno, e che vogliamo continuare a fare, in cui ci riuniamo non solo noi dell'IdV, ma anche tutti quelli che vogliono stare con noi, sia personalmente sia virtualmente attraverso la rete. Per questo abbiamo predisposto sia collegamenti in diretta durante tutte le assemblee che faremo, sia uno spazio apposito, che abbiamo chiamato "WebDV": dibattiti in rete a cui tutti potranno partecipare. Non poteva mancare tra questi argomenti il futuro dell'informazione, e quindi la libertà di informazione anche in rete. Ne discuteremo con i protagonisti dell'informazione e con quelli che hanno subito il bavaglio, analizzeremo insieme cosa c'è da fare per migliorare il nostro paese. Discuteremo anche di economia, a cominciare dall'economia verde e sostenibile. Nei mesi scorsi abbiamo raccolto oltre due milioni di firme complessive su tre referendum: uno contro la privatizzazione dell'acqua, uno per dire no al legittimo impedimento, con il quale il presidente del Consiglio vuole farla ancora una volta franca, e un'altro per dire di no all'energia nucleare. Ma vogliamo dire anche dei "sì", sul come riteniamo che si possa raggiungere un'economia verde e un'energia sostenibile. Parleremo anche di crisi economica, di lavoro, di precariato e di precariato della scuola in particolare. Di riforme universitarie e di questa riforma universitaria, che sta uccidendo il futuro dei giovani. Faremo delle proposte concrete, su cui vogliamo confrontarci con tutti voi. Parleremo del diritto alla salute, dal concepimento al fine vita. Ne discuteremo insieme. Parleremo di mafia, e in particolare di come difendere la Costituzione. Insomma, saranno 3 giorni di riflessione profonda e di impegno preciso anche sui programmi e sulle alleanze. Contiamo molto sulla vostra partecipazione, vi aspettiamo direttamente a Vasto o in rete: sul mio blog personale (www.antoniodipietro.it), sul blog di IdV (www.italiadeivalori.it), su facebook, twitter, youtube. Potrete essere protagonisti anche voi di questo progetto per un'Italia migliore, questa alternativa per il paese. Abbiamo chiamato questo quinto incontro “Idee pulite, la sfide dell'Italia dei Valori”. Vi aspettiamo.


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10 Agosto 2010

TRENI, IL GOVERNO TAGLIA I FONDI: SICUREZZA SEMPRE PIU’ A RISCHIO


Il morto e i 58 feriti del deragliamento del treno della Circumvesuviana avvenuto venerdì nella zona di Gianturco, alla periferia orientale di Napoli allungano la lista delle vittime involontarie della politica scellerata di questo governo in tema di infrastrutture.

Vale la pena ricordare solo alcuni degli incidenti avvenuti negli ultimi mesi: a maggio, in Puglia, 35 persone rimangono ferite nello scontro tra un treno e un'autocisterna al passaggio a livello di Bitonto-Santo Spirito. In aprile sono 70 i feriti nel tamponamento di due convogli alle porte di Roma, mentre a Merano perdono la vita 9 persone: il treno sul quale viaggiavano viene travolto da una frana causata dalla rottura di un impianto di irrigazione; la sciagura provoca anche 28 feriti. Sempre in aprile in Liguria il deragliamento di un carrello per la manutenzione della massicciata ferroviaria provoca il ferimento di 5 operai nei pressi della stazione di Recco. Tredici mesi fa l’incidente più grave, a Viareggio: è il 29 giugno 2009 quando il treno merci 50325 deraglia in seguito all’esplosione causata dalla fuoriuscita di Gpl da una cisterna, provocando morte e distruzione tutto intorno. Un vero inferno: due palazzine distrutte, altre tre evacuate, centinaia di sfollati. 31 le persone decedute a causa del disastro, undici morte nell'esplosione e nell’incendio che ne è seguito, altre venti per le ustioni nei mesi successivi. Ad oggi nessuno è stato ancora rinviato a giudizio per quei fatti.

Questi sono solo alcuni degli episodi più gravi, ma nel corso del 2009 in Italia si sono verificati oltre 50 incidenti. Uno a settimana. Tutto questo non avviene per caso, come vorrebbero fare intendere il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli e l’Ad di FS Mauro Moretti, ma è il matematico risultato di una politica della sicurezza sempre più latitante. Di tagli criminali ai fondi per la formazione del personale, per la manutenzione delle tratte ferroviarie, per l’acquisto di nuovi e più sicuri convogli.

Mentre il governo spende miliardi di euro nell’alta velocità, in opere faraoniche come il ponte sullo Stretto, o nelle centrali nucleari, le linee ferroviarie ordinarie vengono lasciate al loro destino. L’Italia, dove il 15 per cento dei pendolari si muove in treno, ha i convogli regionali e locali più disastrati dell'Unione europea. A differenza di paesi come Germania e Francia che investono oltre un miliardo di euro l’anno in infrastrutture e materiale rotabile, il nostro governo ha cancellato anche i 300 milioni previsti inizialmente nel disegno di legge per il riordino dell'agenzia nazionale per la Sicurezza ferroviaria. Esattamente il contrario di ciò che bisogna fare. Noi dell’Italia dei valori pretendiamo che proprio la sicurezza torni al ad essere al centro di tutte le priorità.


Postato da Paolo Brutti in | Commenti (17) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Luglio 2010

Intercettazioni rimandate a settembre


Nel pomeriggio arriverà la comunicazione ufficiale ma vi anticipo già da ora la grande novità dell’estate e ve lo annuncio con un gran senso di soddisfazione e di orgoglio: il ddl intercettazioni sarà rinviato a settembre. Ci possiamo concedere il lusso di cantare vittoria, anche se, come diceva qualcuno, abbiamo vinto la prima battaglia e non la guerra ma è già uno straordinario segnale. E’ la dimostrazione che quando di fronte a noi c’è una grande battaglia di democrazia ci dobbiamo credere fino in fondo, perché le buone ragioni dell’opposizione, anche se minoritarie, sono sempre vincenti. E’ la prova che, quando l’opposizione, la società civile, i sindacati, le associazioni uniti in piazza ai semplici cittadini, fanno fronte comune e gridano forte, ad una voce sola, il rifiuto ad ogni forma di autoritarismo mascherato, ad ogni prevaricazione subdola e strisciante, ad ogni atto di arroganza becero del potente di turno per coprire le sue malefatte e la sua spregiudicatezza politica e morale, si deve combattere. E’ la prova che quando in gioco c’è la difesa delle più elementari libertà dell’uomo che sono sacre e inviolabili, si può vincere. Non è finita qui. Per ora, abbiamo portato a casa un risultato straordinario che ci rende orgogliosi e soddisfatti. Abbiamo vinto la prima grande battaglia di democrazia, costringendo il governo ad una clamorosa sconfitta. Siamo ad un passo dalla Caporetto del Governo, alla Waterloo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sconfitto e umiliato, che subisce l’onta di dover rinviare il provvedimento sulle intercettazioni, che voleva tanto e subito, costretto ad ingoiare un rospo gigante, circostanza per lui inusuale. Con il ddl intercettazioni, che rimane quello che è, ovvero una colossale, gigantesca, enorme porcata – ricordo qui solo per inciso la vergognosa abolizione della norma Falcone e quella antiweb che fanno inorridire – ci rivediamo a settembre, augurandomi con tutto il cuore che il rinvio di oggi sia il primo passo verso l’archiviazione definitiva di questo ennesima legge scellerata del Governo.

fonte: www.massimodonadi.it



27 Luglio 2010

Giu' le mani dal web


Loro, i finiani, dicono di aver lavorato per la riduzione del danno ma che la legge sulle intercettazioni sia ora una legge accettabile è una colossale balla. Ci sono aspetti talmente odiosi in questo provvedimento che lo rendono del tutto inaccettabile e non c’è passo avanti o indietro che tenga.
Il ddl intercettazioni è un gigantesco ed inesorabile passo indietro che ci riporta al paleolitico dell’informazione e al pleistocene della libertà. Ecco due nefandezze su tutte, per rispedirlo così come è al mittente: hanno mantenuto l’abrogazione dell’articolo 13 della cosiddetta legge Falcone, depotenziando la lotta alla criminalità organizzata e, con il comma 29 dell’articolo 1, hanno imposto una nefasta limitazione alla libertà del web, mai pensata prima e che non esiste in nessun altro paese del mondo. Il comma in questione, infatti, sottopone qualsiasi pagina web, che sia quella facente capo ad un grande gruppo editoriale o al blogger Mario Rossi di Gallarate, alle stesse regole dei giornali: le rettifiche andranno pubblicate entro 48 ore, con la stessa evidenza della notizia originale. Chi non lo fa, rischia una sanzione salatissima, fino a 12.500 euro che se per il gruppo Espresso spa, per fare un esempio sono bazzecole, per Mario Rossi sono un incubo. Tradotto, in parole povere: la libera circolazione di idee e notizie sensibili non solo saranno vietate sui mezzi di comunicazione del padrone, leggi Mediaset, o asservite al padrone, leggi Rai, ma non potranno più circolare sul web, libero spazio per libere menti. Di questo passo e con questo governo, pensieri, riflessioni, idee, denunce rimarranno li dove sono nel cassetto dei sogni e delle buone intenzioni.
Ogni canale di comunicazione sarà inesorabilmente chiuso. Stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà. Pretendere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta, esattamente come se fosse un giornalista, sotto la minaccia di una pesantissima sanzione pecunaria, significa infatti dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili che sputtanano i poteri forti, politici ed economici. Di cosa, dunque, dovrei gioire o essere soddisfatto proprio non lo capisco. Dovrei forse gioire del fatto che la criminalità potrà continuare a compiere crimini? Oppure che questo governo di irresponsabili ha deciso di farsi beffa della sicurezza degli italiani? O del fatto che stanno compiendo un vero e proprio scempio, che imbavaglierà per sempre le nostre bocche, fino ad addormentare le nostre coscienze? Per questo, appoggio la lettera appello che alcuni dei più importanti giornalisti operanti anche su internet hanno rivolto alla presidente Giulia Bongiorno. L’accesso alla Rete sta diventando in centinaia di paesi al mondo un diritto fondamentale dell’uomo. Sarebbe paradossale che proprio l’Italia debba rinunciarvi per sempre.

fonte: www.massimodonadi.it



25 Luglio 2010

Le candele di Bebelplatz contro il bavaglio


Oggi, a partire dalle 19,30, in Bebelplatz, a Berlino, verranno accese tremila candele per dire ‘No’ alla ‘legge bavaglio’ che, se verrà approvata, sara' la consacrazione ufficiale della nascita in Italia, in un Paese Europeo della area Schengen, di una dittatura del terzo millennio. A Bebelplatz il nazionalsocialismo, nel 1933, bruciò migliaia di libri per esprimere, con drammatica chiarezza e violenza, la fine della libertà e il disprezzo per la cultura. Oggi, 25 luglio, associazioni e movimenti della società civile europea, partiti politici europei, tedeschi e italiani, hanno promosso questa iniziativa per tenere alta l'attenzione contro un progetto eversivo che il governo Berlusconi persegue con arroganza, al fine di garantire l’impunità a criminali di ogni specie, per mortificare la libertà di informazione e i principi democratici della nostra Carta Costituzionale. Il disegno di legge sulle intercettazioni, infatti, lega le mani ai magistrati, impedisce ai cittadini di ottenere giustizia, e, oltre a voler imbavagliare i giornalisti, tenta di censurare anche il web. L’IdV, proprio perché consapevole dell’importanza della Rete, ha portato avanti in Parlamento, sin dal primo momento, una dura battaglia contro il bavaglio al web e l’obbligo di rettifica entro quarantotto ore per i blogger. A conferma di ciò, al Senato, l’Italia dei Valori è stata l’unica forza politica a votare contro l’emendamento presentato dal governo che tentava di imbavagliare il web. Oggi, siamo tra le forze presenti a Berlino poiché convinti che l'Europa non debba essere soltanto un’Unione finanziaria e di banchieri, ma debba essere sempre più l'Unione della legalità dei diritti di tutti e di ciascuno, anche contro e nonostante le leggi ingiuste di singoli Stati.


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17 Luglio 2010

A Berlino contro il bavaglio


Italia dei Valori sarà a Berlino presente contro la "legge bavaglio", insieme con altre formazioni politiche europee e tedesche e insieme con la società civile tedesca, italiana, europea.
Sarà una occasione per sensibilizzare, ulteriormente, l'opinione pubblica tedesca ed europea sulla gravità della situazione italiana. La data (25 luglio) ricorda la tragedia della dittatura fascista in Italia. Il luogo (Bebelplatz) ricorda il rogo dei libri da parte dei nazisti, atto terribile di disprezzo per la libertà e per la cultura. Con 3000 candeline verrà disegnata sulla piazza la sagoma dell'Italia. Tale manifestazione sarà un altro contributo per contrastare il progetto eversivo e piduista in atto nel nostro Paese. La presenza dell'Italia nell'Unione Europea è, per noi italiani, motivo di speranza, per gli altri popoli europei motivo di paura; sì, paura di contaminazione all'intero continente di tratti negativi, oggi così presenti in Italia. La approvazione della legge bavaglio rischia di essere l'atto formale di nascita di una dittatura da terzo millennio. Sì, dittatura europea da terzo millennio. Una dittatura da terzo millennio all'interno della Unione europea, dentro i confini di Schengen, non si presenta, di certo, con la camicia nera e il saluto romano di Benito Mussolini, né con ll passo militare e la camicia grigia di Adolf Hitler. La stessa legge prevede una forte limitazione alle attività di investigazione di magistrati e forze dell'ordine, costituendo un ennesimo colpo allo Stato di diritto e un ennesimo regalo dell'attuale governo alla criminalità di ogni specie, garantendo impunità e privilegi a corruttori e corrotti, a pedofili e mafiosi.
Saremo in tanti, noi di Italia dei Valori, in Bebelplatz ad esprimere la forte resistenza nei riguardi di un gravissimo attentato alla democrazia italiana ed europea, in un luogo simbolo di un precedente, terribile attentato alla democrazia tedesca ed europea.


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15 Luglio 2010

Odore di 'ndrangheta in Liguria


Bordighera, in Liguria, rischia di fare la fine di Fondi. Da tempo si registrano incendi a locali pubblici, auto e furgoni. I carabinieri hanno scritto una relazione al prefetto in cui chiedono di sciogliere il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
Nei giorni scorsi ci sono stati 8 arresti su ordine della procura di Sanremo per minacce a un assessore (intervistato nel video) ma anche per reati legati al mondo della prostituzione, del mercato delle slot machine e degli immobili in cui nascondere i latitanti. Tra gli arrestati anche Michele Pellegrino, fotografato assieme al deputato del Pdl Eugenio Minasso all'epoca dell'elezione nel consiglio regionale della Liguria nel 2005.
Questa sera a Sanremo ci sarà una fiaccolata contro la mafia. Domani sera, invece, a Bordighera è in programma un consiglio comunale con all'ordine del giorno le dimissioni di 4 consiglieri di maggioranza del Pdl.



9 Luglio 2010

Contro il bavaglio della P2


Licio Gelli tempo fa è rimasto stupito per come l’allievo sia riuscito a superare il Maestro.

E si riferiva alla bravura di Berlusconi nell’attuare il Programma di Rinascita Democratica della P2. I ragazzi di oggi conoscono poco di questo piano, ma sicuramente sanno che il progetto del Venerabile è diametralmente opposto ai principi tracciati nella Costituzione.

La P2 era ed è una loggia massonica segreta, nata con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale che opera solo per tutelare e rafforzare gli interessi di un gruppo di persone. Oggi, molti dei suoi affiliati, tra i quali l’attuale Presidente del Consiglio, ricoprono ruoli di primo piano: stanno al Governo e in Parlamento. Queste affermazioni, purtroppo, non sono parte di una spy story, ma la verità. Infatti, è stato lo stesso Gelli a confermarlo in un’intervista rilasciata qualche mese fa. E la prova è sotto gli occhi di tutti: piano, piano, goccia a goccia, tutto quanto era inciso nel documento ritrovato a Villa Wanda si sta realizzando. Il percorso è lento perché i nostri padri costituenti, consapevoli delle insidie che avrebbero potuto esserci in uno Stato democratico, hanno ben pensato di porre una serie di pesi e contrappesi nella Carta, volti a ostacolare certe tentazioni eversive. Ma, dopo due anni di Governo Berlusconi, il puzzle sta per essere completato: controllo dei media, assoggettamento del potere giudiziario. Quest’ultimo punto farebbe venir meno la separazione dei tre poteri e, quindi, per questa modifica occorrerebbe una riforma costituzionale e ben altri numeri. Insomma, il Governo ha ben pensato di aggirare l’ostacolo, svuotando le funzioni della magistratura e togliendole le risorse necessarie.

E’ in questo scenario che rientra il disegno di legge sulle intercettazioni. Un provvedimento che, rispondendo a un preciso disegno eversivo, è palesemente contrario ai concetti di legalità e di giustizia.

Infatti, oltre a imbavagliare la libera informazione e a zittire la Rete, priva i magistrati di uno strumento indispensabile per le indagini e viola palesemente il diritto costituzionale di essere informati e di ottenere giustizia.

Quelle contenute all’interno del disegno di legge sono norme criminogene che, se dovessero essere approvate, rappresenterebbero uno sfregio, un colpo durissimo all’intero sistema della giustizia e dell’informazione.

 
Ma cosa cambierà per i magistrati e per i giornalisti se il disegno di legge dovesse diventare legge?

 

COSA CAMBIA PER I  MAGISTRATI:
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 COSA CAMBIA PER I GIORNALISTI:
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Diciamo ‘no’ a questo provvedimento scellerato e per manifestare la nostra indignazione alla cosiddetta ‘legge bavaglio’ oggi abbiamo aderito con convinzione alla giornata del silenzio, promossa dalla Fnsi.

L’Italia dei Valori proseguirà, senza se e senza ma, la sua battaglia in difesa della libera informazione e farà di tutto per evitare che a prevalere sia la strategia dei mattinali e delle veline tipica del regime di vecchia memoria.

E’ una battaglia per la democrazia, a difesa dello stato di diritto e di quei principi che i nostri padri costituenti hanno tracciato nella Carta.  Inoltre, se il ddl dovesse diventare legge, non ci arrenderemo e promuoveremo un nuovo referendum dimostrando a Berlusconi che sono milioni i cittadini che hanno capito che questo provvedimento blocca le indagini, copre gli affari di mafiosi e truffatori, imbavaglia la stampa calpestando palesemente il diritto di informare ed essere informati. 


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8 Luglio 2010

Troppe bugie sul Cinema


Il Giornale del 7 luglio 2010 ha pubblicato un articolo a firma Gian Maria De Francesco dal titolo “Così Marrazzo ha buttato 5 milioni per film mai visti”, sommario: “L’ex governatore del Lazio finanziava anche pellicole fantasma come “La polvere del tempo”, “Zenzano” e “La voce”. Scarica il pdf (750 Kb)
L’articolo presenta una serie di affermazioni e di imprecisioni che meritano una risposta puntuale e documentata. Desidero innanzitutto ricordare che, con più di 2mila imprese di settore e circa 50mila addetti, il cinema e l’audiovisivo costituiscono il primo comparto produttivo del Lazio. E’ vero, e ne sono orgogliosa, che la Regione vi ha investito rilevanti risorse pubbliche, costruendo per la prima volta una politica regionale di settore, attenta finalmente anche alle coproduzioni internazionali. E’ invece inesatto che il cinema sia competenza dello Stato, come sostiene invece il quotidiano di Berlusconi: la riforma del titolo V della Costituzione ha definito lo spettacolo materia concorrente tra Stato e Regioni.
Per quanto concerne gli strumenti con cui la Regione Lazio ha sostenuto e mi auguro sosterrà il cinema, informo il Giornale che, contrariamente a quanto scritto, dal 2007 nel Lazio esiste una Film Commission.
Preciso inoltre che durante il mio mandato di assessore, non ho mai presieduto alcun organo che avesse facoltà d’esame su progetti presentati alla Regione, né nel cinema né in altre materie. Il nucleo di valutazione di cui parla il Giornale è composto da dirigenti regionali ed eventuali soggetti esterni in qualità di esperti, e fa capo alla Legge Regionale 2/1985, che non eroga finanziamenti a fondo perduto, né a tasso agevolato, bensì partecipa alle opere con contratti di associazione in partecipazione, che prevedono il rimborso della partecipazione in prima posizione rispetto al produttore. La L.R. 2/1985 è una normativa di sostegno per piccole e medie imprese del Lazio che versano in stato di crisi: nel Lazio lavora il 27% degli occupati italiani del comparto nazionale dell’audiovisivo, le nostre aziende hanno dunque meritato pienamente l’inclusione nei benefici di questa normativa, avvenuta nel 2006 con legge regionale. Dall’attivazione di questo fondo, sono arrivate 144 richieste: di 84 deliberate, 42 (il 50%) sono state positive. Sono stati deliberati, al netto dei disimpegni, 7,99 milioni. Erogati 4,96 milioni. Da erogare, 3,02 milioni. Non è detto che verranno erogati: i beneficiari devono rispettare determinate condizioni. Queste partecipazioni finanziarie sono “capitale di rischio” e ci si aspetta che, al termine del ciclo di sfruttamento dei film attraverso i vari canali (sale cinematografiche, home video, pay tv, free tv, estero, ecc.), il finanziamento venga recuperato e produca un utile, da reinvestire rotativamente. Il contratto stipulato con le società di produzione prevede anche diverse forme di garanzia e di eventuale “uscita” dalle operazioni.
Alcuni dei film sostenuti non sono ancora usciti semplicemente perché i tempi del ciclo cinematografico sono lunghi, in media tre anni. Abbiamo scelto investimenti di medio-lungo periodo, con benefici per il settore anche oltre il mandato legislativo. Abbiamo scelto il futuro rispetto anche a possibili convenienze del presente.
Il cinema, per natura e per tradizione, è uno dei luoghi d’elezione del pluralismo culturale e della libertà d’espressione. E, dai dati in mio possesso, mi risulta che la Regione Lazio, riscontrandovi i requisiti tecnici, abbia correttamente finanziato anche un’opera di Pasquale Squitieri, autore di destra.
“Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” è tratto da un libro di successo: il rapporto finanziamento regionale-incasso non è di 15 volte ma, ad oggi, di 5,7. Informo il Giornale che, a fronte del finanziamento regionale, “Colpo d’occhio” ha incassato 2,6 milioni, “Milano Palermo” 4 milioni. Per il film di Moretti non c’è ancora stata erogazione e, credo che il Giornale ne converrà, è un autore conosciuto a livello internazionale. Quanto ai film che devono ancora essere distribuiti, “La Polvere del tempo” di Theo Angelopoulos, è una coproduzione internazionale: la Regione Lazio ha partecipato a un progetto che coinvolge greci, tedeschi, fondi regionali di altre nazioni, il fondo del Consiglio d’Europa Eurimages, il MiBAC. Il film non è ancora uscito perché il distributore che lo aveva acquisito, Mikado, ha cambiato gestione; non vuol dire che non uscirà. “Zenzano”, film di animazione, è ancora in produzione. “La voce” deve ancora uscire e non è detto che non uscirà. Di fatto, la Regione prevede per contratto la restituzione degli importi erogati qualora il film non esca. “Il prossimo tuo” è uscito in sala con meno copie del previsto in quanto il distributore ha voluto puntare a una uscita più selettiva. In ogni caso, sia questo film che “La polvere del tempo” sono stati presentati a festival importanti (rispettivamente Roma e Berlino). La società della Regione preposta alla gestione di questi fondi effettua un monitoraggio degli investimenti, vincolati a contratti che, se non vengono onorati dai produttori, prevedono la restituzione dell’investimento. Le produzioni “Ti ho cercato in tutti i necrologi” e “Venti sigarette” hanno sommato ai fondi della Pisana anche il contributo del MiBAC: è un frazionamento del rischio decisamente positivo, il film ha convinto più enti. Dov’è lo scandalo?
Il cinema è un investimento rischioso ma decisivo per il nostro territorio. Ha bisogno di un sostegno pubblico intelligente, come ha fatto il Lazio e come fanno tutti i Paesi civili. Anzi dovremmo intervenire anche per sostenere la distribuzione, troppo spesso bloccata dagli interessi forti. Altrimenti non ci resta che far “piovere sul bagnato”, come ha fatto a lungo il MiBAC, sostenendo cinepanettoni e grandi gruppi.



24 Giugno 2010

Terremoto: le carriole contro la cricca


Vogliamo scaricare le infamie della cricca sotto la casa di Bertolaso. Per questo stamattina mi sono recato con una carriola contenente macerie e delle piccole scatole, che rappresentano simbolicamente dei mattoni (sulle quali è scritto 'cricca'), a Piazza Navona per essere vicino alle istituzioni abruzzesi e assistere al consiglio straordinario del comune dell'Aquila.
In corteo abbiamo sfilato fino a via Ulpiano, di fronte alla sede della Protezione Civile, dove abbiamo rovesciato le macerie e i mattoni della cricca.
Appalti, subappalti e collegate si parla di 123 società su cui sta indagando la Prefettura e la Procura antimafia, che si sono spartite una torta da 169 milioni di appalti e che hanno lasciato i cittadini dell’Aquila senza l’abitazione promessa. L'elenco completo lo ha Bertolaso in quanto a lui è stato conferito il potere di assegnare appalti con procedura negoziata, senza bando di gara, nonché‚ la possibilità di subappaltare fino al 50% delle opere. Tutto in deroga alle norme del codice sugli appalti.
Come Italia dei Valori abbiamo presentato interrogazioni al governo per avere quell’elenco ma sinora nessuno a risposto. Dobbiamo far sapere agli aquilani, che ancora spettano la promessa ricostruzione e che il 30 giugno in 30mila verranno sfrattati dagli alberghi che sinora li hanno ospitati, a quali imprenditori disonesti il governo Berlusconi ha affidato il loro futuro e la loro dignità.

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16 Giugno 2010

Dieci domande a Masi


Pubblico di seguito le dieci domande che ho posto al direttore generale della Rai, Mauro Masi, il quale di recente ha difeso con forza la capacità di difesa dalla concorrenza della rete pubblica nei confronti di Mediaset. Ma Masi dimentica il problema vero: la Rai. è vero, può concorrere efficacemente. Il direttore, tuttavia, dimentica che sotto la sua direzione la tv di Stato non svolge più un servizio pubblico ma un servizio privato a disposizione del Governo e del Presidente del Consiglio.

1. E' vero che Vieniviaconme, il programma di Fazio e Saviano potrebbe essere collocato in palinsesto in concomitanza della Champions League? Non ritiene che sarebbe un boicottaggio?

2. Parliamo dei disastri del tg1. Lei ritiene che gli attuali ascolti, ben al di sotto dello storico 30%, siano un buon dato oppure ritiene che siamo di fronte ad un crollo? Perchè secondo Lei Tiziana Ferrario Paolo Di Giannantonio Piero Damosso e Massimo De Stroebel sono stati sospesi dalle conduzioni e dalla redazione? Di cosa si occupano ora? Non pensa si tratti di un demansionamento? Ritiene che la mimica facciale sia una buona ragione per allontanare dal video un conduttore com'è accaduo per Maria Luisa Busi? E ritiene corretto che Minzolini abbia redarguito la stessa Busi per l'intervista rilasciata a Repubblica?

3. Che fine farà Annozero? Lei ritiene che le pressioni politiche sull'AGCOM e sul CdA siano roba da stato africano?

4. Caso Ruffini/Di Bella: Qual è la sua opinione in merito alla gestione dell'avvicendamento imposto a Ruffini e Di Bella? Sempre in tema di azioni sgangherate del CDA, a seguito dell'interruzione dei talk show nel periodo di vigenza della par-condicio sono state registrate perdite economiche legate alle raccolta pubblicitaria? Di quanto si sono abbassati gli indici d'ascolto senza i talk show nelle serate normalmente dedicate ad Annozero, Ballarò e L'ultima parola?

5. Quando sarà chiarito il futuro di Rainews? Perchè la redazione è costretta a lavorare con sempre meno mezzi? Perché il segnale non è visibile in tutta Italia come testimonia l'invasione di mail di protesta per l'assenza di segnale? Per quale ragione Rainews è stato privato del numero 24, che contraddistingue le testate allnews in tutta Europa?

6. Salvatore Lo Giudice, è stato nominato direttore degli affari legali e societari RAI. L'avvocato Lo Giudice risulta però a disposizione di Palazzo Chigi come "esperto giuridico del dipartimento editoria e supporto al segretario generale". Parrebbe essere anche uno dei legali che si occupano delle cause in cui sono coinvolti i giornalisti del quotidiano "il Giornale". Lo Giudice sarebbe anche nel consiglio d'amministrazione e nel comitato d'amministratore della gestione separata dell'INPGI, l'istituto di previdenza dei giornalisti. Non si profila un clamoroso caso di conflitto d'interessi? Lei dice che Lo Giudice si è dimesso da tutti gli incarichi, ma il sito web dell'INPGI lo colloca ancora nel consiglio d'amministrazione come rappresentante designato della presidenza del Consiglio dei Ministri. Come si spiega?

7. Il 28 maggio scorso l’agenzia il Velino ha riportato questa notizia: per lavorare al nuovo sito web del Tg1 sono stati effettuati colloqui ai soli studenti delle scuole di giornalismo. Perché, per il servizio pubblico Rai, non è stata effettuata una selezione più ampia e pluralista? I professionisti ancora precari che collaborano da anni per l’Azienda, non possono rappresentare una preziosa risorsa? E perché ai colloqui sono stati chiamati solo studenti di tre scuole romane?

8. I dati dell’Osservatorio di Pavia dimostrano chiaramente che la presenza nei tg dell’Idv è molto bassa, quasi inesistente in certi periodi, comunque molto al di sotto di quanto dovrebbe toccare alla seconda forza dell’opposizione. Lei ci assicura che questa costante assenza dell’Idv dai tg non derivi dalle richieste del premier, evidenziate dalle intercettazioni pubblicate, di far sparire Di Pietro dai palinsesti della televisione pubblica?

9. Pubblicità. Quanto ha incassato la Rai in pubblicità nell’ultima stagione? Quanto in quella precedente? Lei ha affermato che con la raccolta pubblicitaria di quest'anno SIPRA, la concessionaria della Rai delegata alla pubblicità, saranno recuperati i denari che Sky offriva per tenere il bouquet Rai sulla sua piattaforma. Può dimostrarcelo? Delle due l'una: o lei sta dicendo una palese bugia, oppure il dirigente che ha trattato con Sky è un incapace da licenziare in tronco, perchè trattava su cifre irrisorie.

10. Trasparenza. Non è il caso di rendere pubblici, oltre agli stipendi di giornalisti e dirigenti, tutto sommato parametrati, anche i contratti di consulenza? E’ in grado di dirci quali sono i contratti di consulenza di Cda, ufficio relazioni istituzionali, reti, programmi, testate, direzione generale, a quali nomi rispondono e qual è il loro importo? Trincerarsi dietro il segreto industriale non è omertoso e magari utile a coprire eventuali rapporti poco chiari tra l’azienda e la politica? A tal proposito, Lei conferma la notizia che le riprese della parata del 2 giugno sarebbero state affidate ad un'azienda esterna? Era la Eurovision di casa Berlusconi? E' vero che le telecamere RAI sarebbero rimaste fuori, a girare immagini esterne?



15 Giugno 2010

Giornalisti poco onorevoli


Giornalisti poco onorevoli. Giornalisti che votano la legge bavaglio. Giornalisti che mettono la loro firma su una legge che limita la libertà di stampa. Al Senato, la scorsa settimana, si è verificato anche questo. Sappiamo tutti che il Ddl intercettazioni non è solo un’aggressione alla sicurezza dello Stato, ma anche un’intollerabile limitazione all’esercizio della professione giornalistica, come denunciato con forza dall’Fnsi. Per questo motivo ci chiediamo se l’Ordine Nazionale dei Giornalisti intenda o no intervenire e prendere provvedimenti nei confronti dei senatori che hanno votato a favore della legge bavaglio. Questi senatori con in tasca il tesserino da giornalisti non solo hanno violato il codice deontologico della professione, ma probabilmente hanno anche commesso illeciti disciplinari. Come si può contemporaneamente votare il bavaglio e la censura ed essere giornalisti? Credo non sia possibile. La legge bavaglio rende impossibile raccontare i fatti e nasconde ai cittadini i misfatti e le responsabilità di politici e personalità pubbliche. E’ un attacco all’art.21 della nostra Costituzione portato avanti dalle truppe cammellate del premier Berlusconi, che ha paura delle intercettazioni. Anche di quelle riguardanti qualche suo amico evidentemente. Il bavaglio colpisca anche i blog: se un blogger non pubblica una rettifica nel giro di 48 ore rischia una multa da 7.746 a 12.911 euro. Inconcepibile. Hanno paura del web, del popolo della rete e della condivisione della conoscenza e delle informazioni. Tra i senatori iscritti all’albo dei giornalisti professionisti o pubblicisti spiccano i nomi del capogruppo Gasparri, del suo vice Quagliarello, della moglie di Emilio Fede, Diana De Feo. C’è addirittura un editore, quel Giuseppe Ciarrapico già condannato in via definitiva per il crack del Banco Ambrosiano, per finanziamento illecito ai partiti ed attualmente indagato per ‘stalking a mezzo stampa’, reato talmente insolito da aver attirato l’attenzione dei ricercatori dell’università di Cambridge e per truffa aggravata.

fonte: www.massimodonadi.it



10 Giugno 2010

Intercettazioni: resistenza al Senato


Prosegue la protesta dell'Italia dei Valori contro il ddl intercettazioni. Dopo aver passato la notte in aula abbiamo occupato questa mattina i banchi riservati al governo. La nostra intenzione è fare di tutto per impedire che passi questa schifezza. I filmati della nostra occupazione stanno facendo il giro del mondo perché tutti, soprattutto all'estero, possano capire che questo sta diventando un Paese a sovranità limitata.

Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha espulso dall'aula i senatori dell'Italia dei Valori che occupavano per protesta i banchi del governo. Nessun cronista o fotografo ha potuto seguire la scena perché le tribune stampa sono state chiuse alla fine della seduta e, quindi, prima che i commessi entrassero in azione per lo sgombero.

L'espulsione è certamente un atto molto forte. Noi protestavamo perché riteniamo che il Parlamento sia stato preso in giro, lo abbiamo fatto in forma garbata, ma ferma, e ci è stato risposto che dovevamo essere cacciati dall'aula.

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8 Giugno 2010

Il telecomando come uno scettro


Con la più inverosimile faccia di bronzo, Berlusconi sostiene che la Rai è faziosa, e in effetti lo è: ormai imbottita di dirigenti Mediaset, svolge da anni un vero e proprio servizio privato a vantaggio del Presidente del Consiglio, con l'eccezione lodevole di alcuni programmi indipendenti, che però non possono a controbilanciare l'impero proprietario esercitato sulla rete pubblica. Senza contare le vessazioni che quotidianamente subiscono i programmi "invisi al premier": mi riferisco ad Annozero, che nel corso dell'anno è stato oggetto di contestazioni politiche e interne all'azienda, Parla con me, Glob, e il progetto di lavoro di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni via con me". La sola proposta dei contenuti deve aver messo in preallarme i piani alti di Viale Mazzini, tanto da prevederne la decapitazione ex nunc. Come a far capire da subito chi comanda e vigila sulla libertà d'espressione.

Berlusconi rappresentava già un' anomalia con il suo conflitto di interessi - stranoto dal suo primo governo e malamente affrontato nel corso dei sedici anni in cui si è dedicato all' "azienda Italia" - ma la minaccia di non siglare il contratto di servizio aggiunge qualcosa in più. Con le dimissioni di Scajola, Berlusconi ha assunto l'interim del Ministero dello Sviluppo Economico, attribuendosi quindi anche delicatissime competenze in materia di comunicazioni, tra queste, anche la sigla del contratto di servizio con la Rai, cioè la base dei rapporti tra l'azienda e il ministero. E' una fotografia impietosa, che denuncia un colossale ed eclatante controllo sull'informazione e sui media. Tutti i media: il solo pensiero che da ministro dello sviluppo economico, Berlusconi dovrà occuparsi dell'eventuale sbarco di Sky sul digitale terrestre fa presagire l'esito della vicenda.

Come ha svelato l'inchiesta l'inchiesta di Trani con le sue sacrosante intercettazioni: il Premier usa il telecomando come uno scettro: quando cambia programma lo fa davvero: telefona al Direttore Generale della Rai, ai commissari dell'Agcom, ai membri della Commissione di Vigilanza, e tutti obbediscono pedissequamente. Nemmeno nello Zimbawe, per citare il direttore Masi.

Oggi, con le sue dichiarazioni presto smentite da Bonaiuti, Berlusconi ha fatto un passo avanti: dall'intimità delle telefonate alla luce del sole. Non chiede al telefono, ma candidamente dispone: quello che non gli piace e non lo vezzeggia va eliminato. Manu militari. Per uscire dalla farsa, il Premier ha una sola possibilità: lasciare l'interim del ministero e trovare una nuovo ministro, che svolga il ruolo con serietà. Tuttavia, sappiamo bene che è impossibile; entrerà nell'Esecutivo l'ennesimo servo, che eseguirà gli ordini del capo.

La soluzione definitiva è solo una: fuori Berlusconi dalla Rai, fuori i partiti dalla Rai.



4 Giugno 2010

C'era una volta l'articolo 21


Sul ddl intercettazioni stiamo assistendo a un'operazione di maquillage che l'Italia dei Valori denuncia con forza. Il nostro dissenso verso questa legge vergogna rimane netto e senza tentennamenti. E' un no di principio. E' un no alla difficoltà ad intercettare che questo Governo vuole imporre alla magistratura. E' un no al bavaglio che Berlusconi e i suoi fedelissimi vogliono imporre alla stampa.

Nell'ultimo periodo mi chiedo spesso se l'articolo 21 della Costituzione, quello che definisce la stampa non soggetta a censure, esista ancora oppure no.
E' un dubbio sempre più consistente, considerato che la libertà di informare ed essere informati, purtroppo per il nostro Paese, è sempre più sottoposta a lacci e laccioli.
Adesso il Governo cerca di indorare la pillola sul Ddl Alfano stralciando la norma sugli 007. Ma è un gioco che non ci convince. Prima lanciano la bomba. Poi, dopo aver fatto tanti feriti, se ne escono dicendo: "La seconda bomba non la lanciamo più".
In realtà le mosse di questo Governo sono ormai chiare a tutti. Non sorprende, ad esempio, l'ultimo caso relativo alle trasmissioni in Rai di Roberto Saviano.

La Rai è ormai diventata la stalla di Arcore, e il direttore della Rai è il suo stalliere. Si rivela nel direttore generale una preoccupante perdita di autorevolezza e credibilità.  Chiediamo al ministro delle Comunicazioni se ritenga di farsi promotore di una modifica del contratto di servizio con la Rai per poter in futuro consentire la rimozione del direttore generale quando si rivelino palesi atti d’insufficiente competenza e autorevolezza.

E' vergognoso chiedere di oscurare uno com Roberto Saviano, pensando che possa offendere l'Italia andando in tv. Mentre nessuno chiede di oscurare gente come il presidente del Consiglio, che offende il Paese quotidianamente.



3 Giugno 2010

IDV NON FA AFFARI CON LA CRICCA


Una cosa che ho sempre trovato assolutamente rivoltante sono “le difese d’ufficio” che i politici dei più svariati partiti, ad ogni inchiesta o indagine della magistratura, si sentono sempre in dovere di fare, verso i loro colleghi inquisiti o indagati. Parlo di gente che nulla sa dei fatti di cui si indaga, ma che solo per vincolo di colleganza politica si sente in dovere di parlare di inchiesta politica, di giudici mascalzoni, di teoremi assurdi e via discorrendo.
Oggi voglio parlare del presunto scandalo legato ai due appartamenti di proprietà di Propaganda Fide che, secondo l’architetto Zampolini, sarebbero stati trovati grazie all’intercessione di Balducci, restaurati da Anemone e dati poi in affitto ad Antonio Di Pietro, uno per sua figlia, l’altro per aprirvi la sede del giornale di IDV.
Voglio intervenire su questa vicenda per difendere con passione e veemenza sia Antonio Di Pietro che Silvana Mura, non perché, come quei politici rivoltanti di cui parlavo prima, a questo mi spinga la colleganza di partito. Personalmente mi attengo sempre alla stessa regola etica. Quando non so taccio e quando parlo è solo perché sono cose che conosco per averle vissute in prima persona. Partirò dalla vicenda che riguarda l’appartamento che avrebbe ospitato la sede del giornale di IDV.
Chiarisco subito una cosa: né Di Pietro, né Italia dei Valori, né nessun altro in qualche modo collegato a lui o al partito, ha affittato quell’immobile per metterci la sede del giornale di IDV. Le cose stanno così. Avevamo deciso, come ufficio di presidenza del partito, di dar vita ad un nostro giornale, utilizzando il finanziamento pubblico specificamente previsto. La decisione era stata tutt’altro che facile per noi, visto che non ci entusiasmava ricorrere a quei fondi pubblici che sempre abbiamo criticato. Il punto era che ci sentivamo accerchiati. Allora (come oggi) i giornali ci ignoravano o quando parlavano di noi era per parlarne male. Sentivamo la necessità di un giornale che desse il nostro punto di vista. Poiché non avevamo né i mezzi nè le competenze né il know how, ci rivolgemmo ad un editore con il quale stipulammo un contratto per un giornale “chiavi in mano”.
In pratica, a fronte del pagamento di un corrispettivo, questo editore avrebbe messo in piedi una piccola redazione, stampato il giornale e provveduto alla sua distribuzione nelle edicole.
L’ufficio di cui oggi si parla era già allora la sede di questo editore e rimase la sua sede anche quando, dopo poco più di un anno, decidemmo di chiudere il giornale (sul blog di Di Pietro vi sono anche tutti i documenti che comprovano queste circostanze). L’affermazione di Zampolini che l’ufficio venne procurato per Di Pietro da parte di Balducci e restaurato da Anemone è quindi clamorosamente un patacca. L’affitto non era nostro. Ci stava da anni una casa editrice con la quale noi abbiamo avuto soltanto un breve rapporto commerciale. Per quanto riguarda l’altro appartamento, quello dove vive l’amica e collega Silvana Mura (sul suo blog Silvana Mura racconta come stanno le cose), ero lì quando tutto si svolse.
Eravamo tutti seduti vicini nei banchi alla Camera. E ricordo che Di Pietro aveva chiesto una mano a Pedica, l’unico romano di noi, per trovare una casa a sua figlia che si sarebbe trasferita a Roma per ragioni di studio. Ricordo anche quando alcune settimane dopo Di Pietro disse a Stefano di lasciar stare perché sua figlia aveva cambiato idea e si era iscritta alla Bocconi a Milano. Proprio in quei giorni Silvana Mura aveva subito un’esperienza terribile. Nell’appartamento dove stava erano entrati i ladri con lei dentro casa. Ricordo che era ancora sotto choc e che non aveva più voluto mettere piede in quella casa da quel giorno. Ascoltando Di Pietro e Pedica parlare disse che l’avrebbe preso volentieri lei quell’appartamento visto che non voleva più tornare nell’altro. E così fu fatto. Tra l’altro, appena si trasferì, la andai a trovare nell’appartamento in questione. Era un appartamento di quelli tipici per affitti brevi dove il proprietario vuole ottenere il massimo risultato con la minima spesa. L’appartamento era arredato, con mobili dozzinali. Ritinteggiato, ma con finiture scadenti. Ricordo che c’era il linoleum per terra. Ci tengo a dire queste cose per onore di verità.
E qui emerge la seconda patacca di Zampolini. L’appartamento non fu mai affittato da Di Pietro ma direttamente da Silvana Mura. Il tutto fu frutto della più assoluta casualità. Altro che cricca, altro che restauri eseguiti da Anemone. La morale di tutto questo è chiara. Zampolini non è un santo. E’ quello che, modello “spallone”, girava mezza Roma, per conto di Anemone, con le bustarelle di contanti con i quali pagava gli affitti o gli acquisti di immobili ai politici coinvolti nella cricca del suo datore di lavoro.
E’ evidente che quella cricca della quale fa parte fino al collo oggi stia cercando di coprire i propri mandanti politici e di far passare il concetto che tutta la politica è uguale, e che viviamo nella notte nera in cui tutte le vacche sono nere. Ma non è così, e la verità, per le persone onorabili, si afferma con una forza irrefrenabile. Peccato che ai giornali questa verità non interessi.


fonte: www.massimodonadi.it


Sull'argomento leggi anche:
- il blog di Antonio Di Pietro

- il blog di Silvana Mura



La cricca non c'entra niente


In merito alle dichiarazioni dell’architetto Zampolini e alle notizie di stampa pubblicate nelle ultime ore circa l’appartamento di via Quattro Fontane non ho alcun problema a dichiarare di essere la persona che vi abita.
Per vivere in questa casa, di due stanze, bagno e cucina, pago un canone di locazione mensile di 1.800 euro al mese piu’ spese condominiali per un importo totale di oltre 2.000 euro mensili, come previsto da regolare contratto stipulato nel novembre del 2006 con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, proprietaria dell’immobile, dal sig. Claudio Belotti, padre di mio figlio.
Non conosco ne’ ho mai avuto alcun rapporto con i signori Balducci e Anemone, ma per tutto quello che attiene al mio appartamento ho sempre avuto come unico referente l’ente proprietario dell’immobile.
Non corrisponde dunque al vero che l’on. Antonio Di Pietro sia mai stato affittuario di questo appartamento, ne’ che me lo abbia ceduto sotto alcuna forma.
Come tesoriera del partito Italia dei Valori, dichiaro inoltre, che e’ destituita di ogni fondamento la notizia secondo cui il partito Italia dei Valori avrebbe preso in locazione un appartamento in via della Vite.
Poiche’ personalmente, e come tante altre persone che abitano in appartamenti di proprieta’ della Congregazione per l’evangelizzazione dei Popoli, non ho mai avuto nulla a che fare con la cosi’ detta ‘cricca’, ma mi trovo invece destinataria dell’ennesima “crocchetta” avvelenata, poiche’ si ritiene che colpendo me si possa in qualche modo colpire Antonio Di Pietro, ho dato mandato ai miei legali di vagliare attentamente le notizie pubblicate oggi sul mio conto e di assumere tutte le iniziative necessarie contro coloro che si sono resi e si renderanno autori di dichiarazioni lesive della verita’ e della mia dignita’ personale.


fonte: www.silvanamura.it


Sull'argomento leggi anche:
- il blog di Antonio Di Pietro

- il blog di Massimo Donadi



1 Giugno 2010

Stop alla cultura


Il decreto Tremonti che il Capo dello Stato ha firmato, con qualche aggiustamento delle ultime ore, dà un colpo decisivo a tutte le istituzioni culturali del paese.

In maniera indiscriminata, dopo la legge sulle fondazioni liriche e musicali, anche gli istituti che organizzano, gli studi geografici, storici e filosofici sono costretti alla chiusura, salvo il raro intervento di un mecenate privato.

Si precisa il disegno piduista. Per destinare ad altro circa cinque milioni di euro, si taglia. Non conta l’orientamento culturale e politico di quegli istituti, dalla Quadriennale di Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia, Occorre fare in modo che nessuno pensi e rifletta sul passato, sul presente e sull’avvenire.

E’ necessario togliere una buona volta agli italiani la possibilità di uscire dal pensiero unico del populismo autoritario. L’Italia deve diventare un deserto culturale, privo di luci accese a Roma come a Napoli, Torino e Milano.

Dobbiamo pensare che le proteste del ministro Bondi, che non è andato a Cannes per non vedere Daqruila di Sabina Guzzanti, salvino qualche istituto sommergendo tutti gli altri? E’ possibile ma non cambia la situazione di oppressione generalizzata.

L’Italia, senza le sue istituzioni culturali che attraggono gli stranieri e fanno del nostro paese un orizzonte vivo e colorato, spegne la luce. Milioni di persone e migliaia di famiglie non possono più lavorare, né fruire di quei servizi. Ma Berlusconi forse sarà più tranquillo.


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22 Maggio 2010

Italia senza bavaglio


La legge sulle intercettazioni disegnata da questo Governo è un insulto alla democrazia. E' un passo indietro disastroso per la storia del nostro Paese.
Per questo continuiamo, imperterriti, a gridare il nostro dissenso. Senza intercettazioni la giustizia sarà messa in ginocchio. Le inchieste subiranno un rallentamento determinante. E la gente rimarrà all'oscuro degli scandali.
Ieri pomeriggio abbiamo manifestato, davanti a Montecitorio, insieme alla società civile. Un sit-in simbolico, durante il quale abbiamo indossato il bavaglio. Il bavaglio che Berlusconi e i suoi fedelissimi vorrebbero imporre alla stampa.
Una legge vergogna confezionata a misura di corruttori. Una legge che non fa gli interessi del Paese, al quale servirebbe, piuttosto, una legge che smascheri i faccendieri e i furbetti del quartiere.
Questo Governo ha un solo scopo: mantenere i corrotti ed evitare che le verità vengano a galla. E vuole farlo mettendo il bavaglio alla stampa, ledendo i diritti dei cittadini.
Ci batteremo facendo tutto il possibile per difendere la libera stampa e per tutelare l'informazione.
Senza intercettazioni gli italiani non avrebbero mai conosciuto l'esistenza della cricca che s'è avventata sul business del dopo-terremoto a l'Aquila.
Questo Governo deve vergognarsi. Noi faremo tutto il possibile e ci auguriamo che questa maggioranza ritiri questo decreto bavaglio, ricordando, però, che alla fine la sovranità è del popolo. Perché saranno i cittadini a ribellarsi contro questo assalto alla democrazia. Contro questo Governo che pensa esclusivamente agli affari suoi dimenticando i problemi della gente.



12 Maggio 2010

Vogliono zittire una voce libera


A Palermo c'è una radio che dà fastidio. Come dà fastidio il ricordo di molte vittime di mafia, tra queste Peppino Impastato. Come davano fastidio la sua ribellione alla mafia e la sua radio. A Palermo, Radio 100 passi, subisce gli attacchi dei vigliacchi.

Questa nota è stata scritta da un componente dello staff della radio il giorno in cui la stessa avrebbe dovuto cominciare le trasmissioni:


Nella notte tra domenica e lunedi un duro colpo veniva sferrato nei confronti di Radio 100 passi.
Tutta l'attrezzatura che avevamo comprato in questi mesi e che serviva ad iniziare le trasmissioni era stata rubata. Tutta, ma propio tutta, dai pc al modem della fastweb dal mixer ai telefoni fino alle ciabatte porta spine. Rubate pure le attrezzature di lavoro degli artigiani che prestavano gratuitamente la loro opera nell'allestimento dei locali della radio.
"Ci siamo" ho subito pensato tra me e me dopo avere ascoltato la telefonata del coordinatore che mi annunciava con voce rotta dallo sconforto l'avvenuto depredamento degli strumenti che servivano a diffondere in rete un progetto di legalità, "sono arrivati" - "vogliono chiuderci la bocca" pensavo mentre coprivo il tragitto da casa mia fino alla radio, Questo e tanti altri pensieri si accavallavano nella mia mente, mentre la rabbia montava dentro, cresceva a più non posso, nei confronti di questa città che forse merita ciò che gli viene riservato. Non posso chiedermi neanche il perchè di questo vile colpo, conoscendo bene il modo di agire della cultura mafiosa. Giunto sul posto la scena che si presentava era sconfortante. Tutto il lavoro fatto in tante giornate sottratte alle nostre famiglie era stato vanificato.
La sala di regia completamente svuotata di tutto, i fili penzoloni e due monitor vecchiotti rendevano lo stato delle cose veramente sconfortante, quasi da abbandono.
"Ma chi me lo fa fare?" "Ma perchè mi sono messo in questa storia?" "non ci guadagno niente, anzi ci sto rimettendo in denari ed in salute" "Perchè devo avere di queste preoccupazioni?" "Perche devo darle anche alla mia famiglia?".
Queste riflessioni facevo guardando lo striscione della radio appeso al muro e ciò che c'era scritto sopra. "RADIO 100 PASSI il microfono dei siciliani onesti. Ho voglia di andarmene, di abbandonare, lasciare tutto come si trova in questa terra irredimibile. Ma poi penso a personaggi che hanno lasciato la loro vita in questa lotta e per questa terra, personaggi come Falcone, Borsellino, La Torre, penso ai giudici, ai polizziotti,ai giornalisti, penso alle loro famiglie che sono state private del loro bene più prezioso, violentate nel loro amore propio, penso a loro ed alla offesa che hanno subito e che con dolore e dignità lottano per una giustizia ed una società migliore.
Certo il mio dispiacere è niente in confronto a tutto questo, ma la radio è il mezzo per diffondere il pensiero di questi grandi uomini - eroi, ma allora non mi devo fermare, devo continuare nel mio piccolo anche per costoro e per le loro famiglie.
Un giro di telefonate con gli altri collaboratori ed amici di questo percorso per sondare i loro umori: NOI NON CI FERMEREMO è quello che ognuno di noi mette sul piatto di questa bilancia, consci del ruolo che abbiamo e dell'obiettivo che ci siamo prefissati con radio 100 passi, mentre da una vecchia foto il nostro amico Peppino Impastato mi guarda sornione e sorride.



A seguito di quanto accaduto, Radio 100 passi ha chiesto l'aiuto degli ascoltatori e di quanti credono nella cultura antimafiosa, organizzando una festa per raccogliere i fondi necessari per l'acquisto delle attrezzature necessarie, ma purtroppo non è bastato.

Negli ultimi giorni un altro vile gesto è stato compiuto in quella che doveva/dovrebbe essere la nuova sede della radio, l'attuale sede di 'Ubuntu', asilo interculturale.
Poichè io credo profondamente del progetto di Radio 100 passi, vi chiedo di sostenere il suo staff.

Sono state previste varie modalità per contribuire:

Carta di credito e carte prepagate:
- on-line con il metodo sicuro PayPal (che trovate cliccando qui)
- Bonifico o RID:
a favore di: Associazione 100 Passi network, Via Guglielmo Marconi, 2/a – 90141 Palermo
conto n°4155 Credito Siciliano ag.1
IBAN: IT 72 Y0301904612000000004155


Vaglia postale:
da tutti gli uffici postali compilando l’apposito modulo, o comodamente da casa tua collegandoti al sito: www.poste.it/bancoposta/vagliapostale/index.shtml
Inviandolo a: Associazione 100 passi network, Via Guglielmo Marconi, 2/a – 90141 Palermo


Versamento sul c/c bancario:
n°4155 Credito Siciliano ag.1 intestato a: Associazione cento passi network, via Guglielmo Marconi, 2/a – 90141 Palermo.



11 Maggio 2010

Progetto scuola: investimento sul futuro


Se c’e’ oggi un problema attuale e importante per gli italiani, questo è legato all’avvenire delle nuove generazioni che saranno nei prossimi anni chiamate a costruire l’Italia del futuro.

E un gran posto sarà occupato in questo progetto dalla scuola che è l’istituzione fondamentale di un paese che voglia crescere democraticamente e raggiungere obbiettivi coerenti con la costituzione democratica.

Da questo punto di vista l’Italia dei Valori ritiene centrale nel suo programma di governo il problema dell’istruzione. Nella scuola come nell’ Università e nella ricerca.

E con questi obbiettivi collabora al lavoro che da lungo tempo un sindacato di lavoratori come è l’Unicobas che da tempo si oppone alla politica di tagli e di smantellamento della scuola che conduce il governo Berlusconi su ogni piano.

Il convegno che si svolgerà il 12 maggio prossimo a Roma presso l’Aula Magna dell’IISS” Armando Diaz” in via Taranto 59 e che vedrà anche la partecipazione dell’on. Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori, sarà una tappa importante di un dibattito e di una riflessione che tendono a costruire una seria alternativa di governo all’attuale politica per l’aumento degli investimenti sulla scuola pubblica, la promozione degli alunni stranieri e la messa in sicurezza degli edifici scolastici.


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7 Maggio 2010

Banda larga vuol dire libertà di informazione


Ho votato positivamente questa risoluzione del Parlamento perché ritengo che garantire l’accesso facile ed economico alla banda larga a tutta la popolazione debba rappresentare una priorità strategica per l’Unione Europea.

Diffondere l’utilizzo della rete significa ampliare e sviluppare la libertà di espressione dei cittadini, favorire la partecipazione alla vita democratica, permettere la diffusione della conoscenza e delle innovazioni. Ma ciò che mi preme sottolineare è che la diffusione della banda larga in Europa garantirebbe una ben più ampia libertà di informazione. Non dobbiamo dimenticarci, come ci segnala l’EUROSTAT, che anche per ciò che riguarda la diffusione di internet esiste un'Europa a due, forse a tre velocità.

E l’Italia, specie in alcune sue regioni, così come la Grecia, la Romania, la Bulgaria, il Portogallo rappresentano gli Stati ancora meno sviluppati in tal senso. E non è un caso che nella classifica sulla libertà di stampa relativa al 2009 stilata dalla Freedom House l’Italia sia indicata tra gli stati parzialmente liberi, ultima nell’Europa occidentale insieme alla Turchia, 72esimi al mondo insieme al Benin e all’India e preceduti dalle Isole Tonga.

Mi auguro inoltre che, anche grazie a questa risoluzione e ai principi che vi sono indicati, il governo italiano si decida a sbloccare quanto prima l’investimento di 800 milioni di euro che era stato previsto per abbattere il digital divide in Italia e che, per dichiarazione del sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta, non risulta al momento prioritario. Segnalo infatti che, secondo un recente studio dell'osservatorio banda larga, la qualità del servizio in italia è insufficiente per le necessità odierne e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che i costi di accesso risultano essere tra i meno competitivi d'Europa.

fonte: www.soniaalfano.it



29 Aprile 2010

Scuola di formazione politica


Come Dipartimento Cultura e Istruzione dell'Italia dei Valori abbiamo organizzato con la collaborazione dei Giovani dell’IDV un Corso di formazione politica e culturale per giovani studenti dai diciotto ai 30 anni.

Il corso di formazione politica nasce dall’esigenza dei giovani di conoscere e approfondire le problematiche attuali e dell’età contemporanea e di confrontarsi su di esse al fine di offrire quei contenuti necessari per un’adeguata formazione su tutti gli ambiti che preparano una formazione la politica. Per questi motivi il corso sarà riproposto in molte altre regioni italiane per offrire ad un pubblico il più vasto possibile questa opportunità.

Si sono iscritti più di cinquanta giovani provenienti per la maggior parte da Roma e dal Lazio. All’iniziativa parteciperanno personalità del mondo della politica ed esperti e studiosi delle maggiori università italiane. Il corso è partito il 19 aprile e durerà fino al 7 giugno 2010, tutti i lunedì e giovedì dalle ore 18.30 alle ore 20.00 nella sede nazionale di Via Santa Maria in Via 12, Roma (scarica e stampa il programma dell'iniziativa). Per maggiori informazioni potete scrivere a: giovaniidvlazio@gmail.com


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28 Aprile 2010

Supplenze: garantiamo l'istruzione ai nostri ragazzi


Riporto di seguito il video ed il testo dell'interrogazione parlamentare, presentata oggi presso la Camera dei Deputati, in merito ai finanziamenti alle scuole e in particolare alle supplenze temporanee del personale docente.

La domanda

Anita Di Giuseppe: Signor Presidente, signor Ministro, di solito quando ci si pone un obiettivo bisogna anche decidere qual è la strategia e qual è la strada da percorrere per raggiungerlo. Dico questo perché il Ministero ha emanato delle note ministeriali: la n. 3545 del 29 aprile del 2009, relativa ai finanziamenti alle scuole, la nota del 6 ottobre 2009, riguardante le supplenze temporanee del personale docente e la nota del 14 dicembre del 2009, n. 9537, inerente le indicazioni riepilogative per il programma annuale 2010. Non si riesce a capire quale sia l'obiettivo che il Ministro vuole raggiungere. Da un lato, si vuole salvaguardare il diritto allo studio con la nomina di personale che vada a sostituire i docenti assenti, anche per garantire le attività didattiche agli alunni e, dall'altro, si stabilisce (proprio con la nota n. 9537) che le istituzioni scolastiche non possono iscrivere ulteriori importi a carico del Ministero.
Noi del gruppo dell'Italia dei Valori chiediamo se il Ministero intenda ritirare proprio questa nota, che non permette ai dirigenti scolastici di garantire l'attività didattica agli alunni e, nel contempo, non fa neanche rispettare le norme di sicurezza, perché i dirigenti scolastici sono costretti a suddividere gli alunni nelle classi.


La risposta

Elio Vito (Ministro per i rapporti con il Parlamento): Signor Presidente, mi auguro di fornire i chiarimenti richiesti dall'onorevole Di Giuseppe. È impegno del Governo conciliare, da una parte, l'esigenza di tenere sotto controllo i conti pubblici, eliminando sprechi ed inefficienze, e, dall'altra però, sicuramente garantire il diritto allo studio mediante l'ordinato svolgimento delle attività di istruzione.
Con la nota n. 9537 del 14 dicembre 2009, che è stata correttamente richiamata dalla interrogante, sono state fornite alle istituzioni scolastiche le indicazioni necessarie per consentire una programmazione certa con riferimento alla dotazione finanziaria comunicata. In particolare, per le supplenze brevi e saltuarie a ciascuna scuola è assicurata una risorsa complessiva annuale sulla base di criteri e parametri stabiliti.
Con tale procedura si è inteso favorire una maggiore flessibilità nell'autorizzazione delle risorse, consentendo di far fronte con immediatezza alle esigenze prioritarie che si determinino di volta in volta nell'autonomia gestionale delle varie scuole. Infatti, il citato decreto ha previsto che le risorse finanziarie per le supplenze brevi e saltuarie sono determinate in funzione degli importi e delle unità di personale in servizio presso ciascuna istituzione scolastica e che ad eventuali integrazioni si procede a seguito di appositi monitoraggi.
Infatti, come già avvenuto negli anni scolastici precedenti, il Ministero effettua periodicamente tale monitoraggio delle spese ritenute, quali quelle riferite alle supplenze brevi per conoscere le maggiori esigenze delle varie scuole e, previa verifica, poterle soddisfare. L'ulteriore fabbisogno per le supplenze brevi non era infatti quantificabile a dicembre 2009 (quando è stata emanata la nota), tenuto conto dell'estrema variabilità nel corso del tempo.
Tra l'altro, in relazione alle effettive situazioni di necessità finanziaria per il 2009, con la successiva legge di assestamento del bilancio, la spesa per le supplenze temporanee è stata incrementata di ben 150 milioni di euro. Inoltre, il tasso medio di assenza citato nella nota non costituisce un limite per l'assegnazione delle risorse finanziarie, ma è semplicemente un indicatore. I chiarimenti in tal senso sono stati forniti alle scuole dal Ministero dell'istruzione in data 22 febbraio e 10 marzo.
Infine, quanto alle modalità di sostituzione dei docenti nella scuola secondaria, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca precisa che si può ricorrere a personale in servizio qualora il medesimo sia disponibile ad effettuare ore aggiuntive. Compete comunque al dirigente scolastico - appena comunicata l'assenza del docente - assicurare da subito il diritto allo studio, assumendo le iniziative organizzative ritenute al momento più idonee e ferma restando la necessità di rispettare la capienza delle aule ai fini della sicurezza degli allievi.


La replica

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro, innanzitutto la prego di far modificare la nota ministeriale n. 9537 del 14 dicembre 2009, dove pone come termine di riferimento per individuare la possibilità di spendere ulteriore importo per le supplenze brevi il tasso di «assenteismo» (non di «assenza», come lei ha detto), in ciò dimostrando il preconcetto verso gli insegnanti che hanno questo Governo e questo Ministro dell'istruzione.
Nel merito, vorrei far presente una questione: alla fine del 2009 può darsi che non sapevamo esattamente quanto denaro occorresse per fare fronte a questa esigenza, ma adesso lo sappiamo certamente ed una cosa è certa: come ci dicono tutti gli insegnanti, i presidi, gli alunni e le famiglie, mancano i fondi per far fronte alle supplenze brevi. Ciò comporta due conseguenze, due necessità, due violazioni della legge necessitata che compiono i presidi: quelle di affidare gli alunni in più classi, causando problemi di sicurezza, e quello di utilizzare gli insegnanti di sostegno togliendoli a chi ne ha bisogno, proprio perché deve garantire il diritto allo studio. Ma se lo studio è un diritto da garantire ad ogni costo, non si può dire: ti garantisco, però metto un limite al denaro da spendere.
Delle due l'una: o si dice che le supplenze brevi non vanno coperte, ma se si dice che le supplenze brevi debbono essere necessariamente coperte, a questo punto automaticamente bisogna dare al preside e al dirigente dell'istituto la possibilità di pagare la supplenza breve. Infatti, se non ha i soldi e non glieli dai prima, ma gli dici che glieli dai dopo e se ce l'hai, il preside non può assumere un supplente breve per fare il lavoro.
Il risultato è che il diritto allo studio viene vanificato e il preside deve fare una scelta tra un'illegittimità che deve compiere subito per garantire il diritto allo studio o far rinunciare agli studenti la possibilità di esercitare il diritto allo studio.
Per questa ragione, contestiamo formalmente a questo Governo di aver voluto porre in essere una norma che di fatto impedisce ai ragazzi di avere l'accesso effettivo a questo diritto e mette in condizione gli insegnanti e i presidi di violare la legge (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


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22 Aprile 2010

Intercettazioni: omerta' di Stato


Il governo vuole imporre l'omertà di Stato. Vuole rendere di fatto impossibile l'uso delle intercettazioni e costringere al silenzio il giornalismo investigativo. Il nostro impegno deve evitare questa disfatta con l’opposizione più dura e intransigente in Parlamento e con l’iniziativa pubblica a fianco dei cittadini che non vogliono subire gli effetti della disinformazione di governo: falsificazione e occultamento di notizie.

A questa deriva i parlamentari dell'Italia dei Valori rispondono con la Costituzione in mano. Riaffermiamo il principio della libertà d'informazione e della centralità del Parlamento. Perciò siamo decisi a leggere nelle aule del Parlamento quanto i giornalisti non potranno più scrivere se l’omertà coatta diventerà legge dello stato. Daremo lettura delle intercettazioni regolarmente depositate e a disposizione delle parti. Parleremo nell'esercizio delle nostre funzioni, come recita l'articolo 68 della Costituzione. Ciò che diremo sarà stampato e reso pubblico nei resoconti parlamentari quotidiani.

A questi, sempre accessibili e pubblicati su internet, i cittadini potranno rivolgersi per avere tutte le informazioni che vorranno. Gli stessi giornalisti potranno riprendere dai resoconti l’informazione in origine loro negata ma ora disponibile perché divenuta pubblica. Così sarà scongiurato il silenzio imposto dal delirio del presidente del consiglio, monopolista della disinformazione. La disobbedienza civile - dentro e fuori il parlamento - creerà un sano cortocircuito per salvaguardare il diritto alla conoscenza e alla consapevolezza civile, condizione prima e incancellabile della democrazia.



20 Aprile 2010

Scuola: un favore reso alla Lega


Regionalizzare le graduatorie? Un semplice favore reso alla Lega. Soprattutto all’indomani dei rapporti più che mai incrinati tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Premier Silvio Berlusconi, i leghisti non perdono tempo e continuano a battere cassa.

Il Ministro alla Pubblica Istruzione, durante la prima uscita pubblica, a pochi giorni dal parto, annuncia che dal 2011, verranno istituite graduatorie regionali.

Una dichiarazione questa che dimostra quanto la Gelmini abbia poca autonomia di pensiero e lungimiranza.

La Ministra ci ha abituati ormai da tempo, solo a drastiche riduzioni di organici per accondiscendere ad una logica perversa di tagli indiscriminati imposti da Giulio Tremonti.

Adesso al danno si aggiunge la beffa, si trova un modo infatti, per blindare gli insegnanti nella propria terra evitando le migrazioni da Sud verso Nord.

Un’idea raccapricciante, incostituzionale, che creerebbe sistemi scolastici diversi da una regione ad un’altra. E ancor più raccapricciante la motivazione addotta: regionalizzare le graduatorie per garantire la continuità didattica.

Perché invece non pensare da subito ad assicurare la stabilità degli organici? Un mezzo questo, senza dubbio più attuale dell’antidiluviano isolamento tra luogo di residenza e di lavoro.

La scuola pubblica e statale, laica e solidale sta morendo per mano di interventi privati, ghettizzazioni dell’offerta formativa e risparmi a favore dello Stato.

Eppure basterebbe che la Gelmini facesse riemergere la propria cultura costituzionale, ormai credo sopita da tempo, a ricordarle che al Governo, della scuola non interessa nulla perché non produce ricchezza effimera e che tra i Paesi più sviluppati, siamo fanalino di coda nella spesa per l’istruzione pubblica. Il sistema scolastico reclama robusti investimenti e non tagli e federalismi isolazionisti!


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7 Aprile 2010

Rai: siamo ormai al Regime


Il quotidiano 'Il Giornale' di oggi pubblica la notizia della sanzione ricevuta dalla giornalista Rai, Maria Luisa Busi (che ne avrà conoscenza dalle pagine del quotidiano), per la sua intervista a 'Repubblica' nella quale la famosa giornalista denunciava il clima di militarizzazione della redazione del tg1 (leggi l'intervista), all'indomani della cacciata di Massimo De Stroebel, storico caporedattore, Tiziana Ferrario, Paolo di Giannantonio e Piero Damosso, tutti rei di non aver sottoscritto un documento "proMinzolini".

La lettera inviata dai vertici della redazione alla storica mezzobusto farebbe riferimento a presunti comportamenti lesivi per l'azienda. Ma come nel caso di Loris Mazzetti, dirigente RAI redarguito e sospeso per aver denunciato sul Fatto Quotidiano una serie di sprechi, si tratta dell'ennesima intimidazione contro quei giornalisti che non hanno voluto piegare la schiena di fronte ad eventi gravissimi, da ultima l' "assoluzione" dell'avvocato Mills.

Non ci sono dubbi: siamo ormai al Regime. La Rai, dopo aver rimosso dirigenti scomodi, è arrivata addirittura a sanzionare la giornalista del Tg1 Maria Luisa Busi, peraltro consigliere nazionale Fnsi, per aver espresso su altri media una propria libera opinione.

L'accusa mossa a Maria Luisa Busi è quella di aver leso l'immagine dell'azienda, ma in realtà se c'è qualcuno che lo fa quotidianamente è propria la stessa direzione Rai che ha ridotto il servizio pubblico a megafono esclusivo del Presidente del Consiglio e del suo clan.

Anzi il parziale successo elettorale del centrodestra, ottenuto grazie ad un uso monopolistico dei mezzi di comunicazione, ha addirittura aumentato l'arroganza dei cultori della servitù volontaria e il senso di impunità di questi signori, che dimenticano come nelle vere democrazie la stampa sia al servizio del cittadino, quale strumento di controllo del potere.



26 Marzo 2010

Vota IDV per farla fuori dal vaso


Ieri è stata scritta una straordinaria pagina dilibertà che difficilmente dimenticheremo.Raiperunanotte è uno di quegli eventi da iscrivere di diritto nella storia della nostra vita. Quando soffochi un paese, quando gli togli il fiato, quando minacci il futuro dei suoi figli, prima o poi, la reazione arriva. Da ieri sera, la faremo tutti un po’ fuori dal vaso, a cominciare da queste elezioni regionali! Ieri Berlusconi ha perso e di brutto. Ha perso la sua retorica dell’amore che vince sull’odio, uno spot melenso e ridicolo, più adatto a festeggiare il cinquantenario del Cornetto Algida che a guidare la riscossa di una compagnia dell’anello ridotta a quattro gatti spelacchiati, rissosi, lacerati e divisi in bande. Ha perso la sua arroganza, quella con la quale ha piegato le istituzioni riducendole ad appendici dello studio legale Ghedini. Ha perso la sua spocchia, quella di credersi il padrone di questo Paese, che urla, chiama, strepita e inveisce contro chi non si genuflette a lui e ai suoi sodali e chiede il rispetto delle regole. Ha perso la sua tracotanza, quella con la quale si presenta ad ogni appuntamento elettorale ringhiando contro i giudici, mentre sfugge al giudizio dei tribunali. Ha perso la sua sfacciataggine, quella con la quale dice di avere fatto tanto per la crisi economica mentre Mediaset è l’unica azienda italiana che vede crescere i suoi profitti. Ha perso la sua faccia tosta, quella con la quale insolentisce i giornalisti scomodi, quelli che hanno ancora il vizietto di fare le domande. Da Raiperunanotte arriva una bella sberla in faccia a Berlusconi: quando il Paese sente puzza di censura si ribella e non fa sconti. La libera circolazione di idee fa bene al cuore e all’anima. Ci voleva un evento così e di questo ringraziamo Santoro, Floris, Lerner , Vauro e Luttazzi che hanno parlato di libertà con libertà, ognuno a modo suo, offrendoci spunti nuovi di riflessione, comiche situazioni e grotteschi presagi. Da oggi, c’è più forza e coraggio a credere che cambiare si può, che c’è ancora un futuro possibile e sostenibile per questo Paese. Ieri chi era in piazza, collegato in rete o davanti alla tv, ha capito quello che Italia dei Valori denuncia con forza e rabbia da quindici anni a questa parte. Il berlusconismo non solo fa male ma distorce la democrazia, la deforma, la piega ai voleri e alle esigenze processuali e finanziarie di un uomo solo, colui che oggi, disperato e solo, brama il Quirinale dopo aver vilipeso e umiliato la Costituzione. Altro che Colle! E’ tempo di mandarlo a casa, ne ha tante può scegliere. E’ tempo che affronti le aule dei tribunali e risponda alle domande dei giudici. E’ tempo che si ritiri in buon ordine e che si dedichi ai suoi guai giudiziari senza inguaiare ancora di più l’Italia. E’ tempo che vada in pensione, ne ha pure l’età, e la smetta di inquinare la democrazia con il suo gigantesco conflitto di interessi. Fai girare la voce, convinci un tuo amico: un voto a Italia dei Valori è l’antidoto al berlusconismo. Vota e fai votare Italia dei Valori “per farla fuori dal vaso”!



25 Marzo 2010

Scuola: un'Italia ignorante da plasmare


Un’Italia ignorante, da plasmare a proprio piacimento: ecco il disegno della maggioranza, che si staglia purtroppo sempre più chiaramente, nel totale buio in cui va precipitando la scuola pubblica. Il grande Pietro Calamandrei, in un convegno sulla scuola pubblica a cui prese parte nel lontano 1950, avendo ancora fresca la memoria del fascismo, disse che, ove mai si fosse ripresentata nel nostro paese una forma di autoritarismo, non avrebbe certo fatto ricorso al manganello o all’olio di ricino, ma avrebbe piuttosto operato sul piano della cultura, della formazione del pensiero e quindi sull’orientamento dell’opinione pubblica e della classe dirigente del Paese. Per questa ragione, riteneva Calamandrei, un ipotetico “partito dominante” avrebbe progressivamente impoverito la scuola pubblica fino a lasciarla morire di inedia e avrebbe contestualmente investito sulle scuole private che sarebbero diventate lo strumento di diffusione della sua “cultura”. Calamandrei non poteva certo immaginare, nel 1950, che per creare una propria visione culturale al cosiddetto “partito dominante”, non sarebbe stato necessario dar vita a una rete di scuole private, in quanto a questo avrebbe ampiamente pensato la televisione. Sta di fatto, comunque, che, come tutti i grandi uomini, ha saputo vedere lontano. I 7 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, i quasi 100 mila insegnanti e operatori licenziati, l’impoverimento della didattica, la diminuzione del numero di ore di insegnamento, serve sicuramente a creare un popolo sempre meno attrezzato culturalmente e sempre più facilmente plasmabile con messaggi televisivi. Ormai le scuole pubbliche sono alla fame, dalla città di Crema, passando per Roma e per finire a Catania, gli istituti devono chiedere contributi alle famiglie dei ragazzi per comprare carta igienica, saponi, piatti e bicchieri di carta. A Catania una scuola ha dovuto chiedere un contributo di 100 euro alle famiglie per banchi, lavagne e cattedre. A Milano una scuola media ha dovuto chiedere un contributo di 40 euro per garantire lezioni pomeridiane. E l’elenco non avrebbe mai fine. Ma, a rendere veramente inquietante la situazione, è il fatto che non solo si sta cercando di lasciar morire di fame e inedia la scuola pubblica, ma che, addirittura, è ormai la cultura dei disvalori propagandati da questa maggioranza di destra che sta facendo breccia nella stessa istruzione. Una scuola pubblica di Pordenone ha organizzato una gita scolastica degli allievi sulla base del loro reddito: i benestanti a Londra in buon albergo, i più poveri a Monaco in una pensione con i pidocchi. In un comune del Vicentino, due giorni fa, alla scuola materna il sindaco e l’assessore, entrambi giovani donne, hanno deciso di lasciare a digiuno 9 bimbi dell’asilo nido perché i genitori non avevano ancora pagato la retta. Ma cosa ci sta succedendo? Stiamo assistendo al calpestamento di ogni sensibilità e del significato stesso di scuola pubblica e, come dice oggi Massimo Gramellini sulla Stampa, “spaventa il pensiero di come cresceranno i discriminati di Vicenza e di Pordenone. Ma spaventa ancora di più come cresceranno i privilegiati: privi dei vincoli minimi di solidarietà, per insegnare i quali la scuola pubblica era nata”.


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22 Marzo 2010

VOGLIONO FARVI VOTARE DISINFORMATI


L’articolo cinque del Codice Etico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, stabilisce che i componenti dell’AGCOMoperano con imparzialità, assumono le proprie decisioni nella massima trasparenza e respingono indebite pressioni”.
Giancarlo Innocenzi, componente del Consiglio dell’Autorità, ha fatto il contrario del suo dovere: non è stato né imparziale né trasparente, non ha respinto le indebite pressioni di Silvio Berlusconi che gli chiedeva di trovare il modo di cancellare il programma di Santoro Annozero” e di non fargli più vedere in TV la faccia di Antonio Di Pietro.
A renderlo chiaro non sono state solo le indiscrezioni pubblicate da “Il Fatto” sull’indagine condotta dalla Procura di Trani.
E’ stato Berlusconi in persona che, non potendo negare la realtà dei fatti emersi dalle intercettazioni, ha rabbiosamente rivendicato come giuste e doverose le azioni da lui compiute per cancellare dalla televisione pubblica le voci a lui sgradite.
Berlusconi ha affermato che è del tutto normale fare pressioni su un membro dell’Autorità e concordare con lui una specifica azione di censura se quella persona è del suo stesso partito ed è stata nominata a quell’incarico su indicazione del partito.
Ipocriti, secondo Berlusconi, sono, invece, quelli che denunciano la gravità di un tale comportamento perché fanno finta di non sapere che i membri dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono nominati dal Parlamento su indicazione dei partiti e che, quindi, è normale che essi intrattengano rapporti “privati” con chi li ha nominati.
Per l’uomo di Arcore vale meno di zero il fatto che ancorché eletti su indicazione dei partiti, i membri dell’Autorità siano tenuti a rispettare le leggi, i codici etici e i regolamenti.
Il fatto di essere membri di un partito o di una congrega di potere politico, mediatico o finanziario non da loro il diritto di collocarsi al di sopra della legge.
Non possiamo accettare che l’ipocrisia di quelli che “predicano bene e razzolano male”, sia sostituita dall’arroganza di chi, come Berlusconi, “predica male e razzola male”.
Al di là degli aspetti giudiziari e dei reati commessi su cui sarà la Magistratura a fare luce, nella vicenda Innocenzi-Berlusconi emerge una concezione aberrante e piduista dell’esercizio del potere.
E’ l’idea di un potere incontrollato, non sottoposto alla potestà della legge, un potere che elargisce favori agli amici e che cancella i diritti dei cittadini trasformandoli in “clientes”, un potere privo dei contrappesi necessari che impediscono a una democrazia di degenerare in una dittatura.
Il presidente del Consiglio che ha il pieno controllo del Governo e del Parlamento, che controlla direttamente o indirettamente la quasi totalità del sistema radiotelevisivo, che dispone di una larga fetta dell’informazione scritta, non riesce a sopportare che ci siano voci fuori dal coro come quelle di leader politici come Antonio Di Pietro o di conduttori televisivi come Michele Santoro.
Per questo violando leggi, codici, regolamenti e consuetudini, Berlusconi non ha esitato a utilizzare tutto il suo potere per mettere a tacere ogni voce di dissenso, per spegnere ogni voce libera, per impedire che la gente possa formarsi una opinione liberamente.
Non si era mai vista una campagna elettorale nella quale la televisione pubblica contravvenendo alle sue finalità e in spregio al canone pagato da tutti i cittadini, decidesse, grazie alla maggioranza berlusconiana che controlla il Consiglio di Amministrazione della RAI, di cancellare tutte le trasmissioni di approfondimento giornalistico facendo un grave danno a se stessa e un danno ancor più grande al pluralismo dell’informazione.
Non si vuole che i cittadini possano votare informati.
Berlusconi non vuole che si parli delle leggi “ad personam” per sottrarsi ai processi e alle aule di giustizia, non vuole che si parli della crisi economica e delle centinaia di migliaia di disoccupati che non hanno ricevuto dal governo nessuna risposta seria, non vuole che si faccia vedere in televisione la protesta dei terremotati aquilani per un lavoro di rimozione delle macerie e di ricostruzione dell’Aquila che non è mai iniziato, non vuole che si parli del precariato che è diventato la condizione normale di lavoro di un’intera generazione.
Non vuole, in sostanza, che ci sia un’informazione libera capace di svelare il vero volto del potere berlusconiano.

La diretta streaming “votare informati” sul sito dell’Italia dei Valori è un tassello importante di quella diffusa azione di resistenza che sta montando nel Paese.
Una resistenza che ha nelle elezioni regionali prossime un appuntamento importante.
Il successo della lista Di Pietro-Italia dei Valori e delle coalizioni di cui essa fa parte è la garanzia che la deriva antidemocratica e plebiscitaria del berlusconismo può essere fermata.



19 Marzo 2010

Informazione: Berlusconi ha confessato


Berlusconi ha confessato. Per lui è normale cancellare le voci libere nel mondo dell’informazione. Continua a comportarsi come un vero e proprio dittatore e ammette, senza vergogna, di aver fatto pressioni indebite sull’Agcom, cioè su un’autorità pubblica, posta a garanzia delle comunicazioni, e non a garanzia del capo del Governo.

Il Presidente del Consiglio che nomina dirigenti e direttori della Rai dal suo salotto di palazzo Grazioli, nonché capo della concorrente Mediaset, ritiene normale ciò che è illegale: cancellare trasmissioni a lui sgradite facendo violente pressioni ad organi di controllo. I magistrati di Trani lo hanno indagato proprio per questa ragione. Oltre ad avere occupato la Rai, sta cercando di mettere il bavaglio alle poche voci libere che sono rimaste nell’azienda pubblica, con grave danno economico e d’immagine della stessa. Non contento, attacca anche i magistrati che ‘osano’ indagare su di lui.

Ormai da tempo Berlusconi ha gettato la maschera vuole assoggettare a sé tutti gli organi costituzionali e tutti coloro che lo ostacolano, magistrati, giornalisti, politici, nel suo disegno criminoso. Occorre contrastare in tutti i modi democratici questo grave pericolo per la democrazia.

Noi dell’Italia dei Valori continueremo ad esserci: in piazza e in Parlamento. Siamo certi che i cittadini puniranno questo arrogante, illegale e antidemocratico atteggiamento nel segreto delle urne. Gli italiani sono stanchi un dittatore da terzo millennio. Ha sempre negato la crisi ma le famiglie non arrivano alla fine del mese. Gli italiani sono stanchi di un governo che negli ultimi due anni ha fatto registrare venti miliardi in meno di Iva, a conferma di una crescente evasione fiscale e di una grave crisi produttiva. Gli italiani sono stanchi dell’aumento di quasi 2 miliardi del debito pubblico, del taglio di otto miliardi di euro nel prossimo triennio per la scuola, di un governo che si disinteressa della crisi di aziende e di imprenditori non amici e del futuro di disoccupati, precari e giovani in cerca del primo lavoro.

Gli italiani sono stanchi di un governo che, nel 2010, ha ridotto di ulteriori nove miliardi, rispetto al 2009, le spese per gli investimenti. Piuttosto che continuare a raccontare bugie, Berlusconi si presenti in Parlamento e dai magistrati per difendersi da tutte le accuse, come ogni cittadino e soprattutto lui, come uomo di governo, avrebbe il di dovere di fare. Gli italiani sono stanchi che i Fondi europei destinati alle aree sottoutilizzate siano distratti al Mezzogiorno e sottratti alle aree più svantaggiate. Gli italiani sono stanchi di Berlusconi.



15 Marzo 2010

CDA Rai: vietato informare


Cda e Vigilanza fanno il gioco dei due compari: a turno uno bara e l'altro fa il palo. Del resto entrambi gli organismi sono a maggioranza di centrodestra e dunque obbediscono ad ordini precisi, come è stato rilevato anche dalle intercettazioni dei giorni scorsi.

Siamo nella situazione paradossale per cui le televisioni private, tra cui quelle del presidente del consiglio, hanno il diritto di informare, le tivù pubbliche, pagate con i soldi dei cittadini, no. Un altro elemento assai paradossale è la manfrina con cui i colonnelli del premier dicono che tutto questo dipende dalla legge sulla par condicio. Ogni legge, anche la migliore, può essere rovinata se chi la deve interpretare lo fa in totale malafede.

La par condicio non è la migliore delle leggi possibili, ma la destra di governo sta facendo di tutto per ridicolizzarla raggiungendo così un duplice scopo: impedire gli approfondimenti politici sulla Rai nell'immediato e subito dopo cancellare la legge e non avere più regole. Nella giungla ad avere vantaggi sarebbe come al solito il presidente del Consiglio.

Le intercettazioni di questi giorni potranno anche non avere rilevanza penale ma fotografano una realtà che vede il premier considerare i commissari dell'Agcom e il direttore del Tg1 come sgherri al suo servizio.


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12 Marzo 2010

Berlusconi e la strategia alla 'mago Do Nascimento'


La strategia di Silvio Berlusconi, per questa campagna elettorale, appare sempre più chiara: possiamo chiamarla “alla mago Do Nascimento”, il compare di Vanna Marchi, quello delle truffe nelle televendite. Visto che la stima del governo, ormai da un anno e mezzo a questa parte, è soltanto una collezione ininterrotta di disastri, con un economia che va sempre peggio, centinaia di migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro, i giovani con il più alto tasso di disoccupazione degli ultimi vent'anni, e via via sempre più famiglia che sprofondano nella povertà, aziende che chiudono, imprenditori che si tolgono la vita per non affrontare la tragedia delle loro aziende che non ce la fanno ad andare avanti. Di fronte a tutto questo era evidente che Berlusconi non poteva affrontare una campagna elettorale normale, fatta di confronto, fatta di pluralismo, fatta di idee e contenuti. Ecco allora che parte la strategia alla “mago Do Nascimento”.

Berlusconi, lo sappiamo, ha un controllo quasi totale dei mezzi d'informazione televisivi, ed ecco allora che partono le mosse strategiche: la “mordacchia” definitiva a quel poco di libera informazione che ancora esiste in Rai, chiudendo con un provvedimento ingiusto, probabilmente illegale e incostituzionale, i talk show televisivi. Provvedimento che poi verrà esteso anche alle tv private, ma è evidente che i più importanti e seguiti sono tutti in Rai. La seconda operazione, che si affianca a questa, è che l'unica informazione di comunicazione politica che a quel punto resta nelle televisioni è quella dei telegiornali, ormai quasi tutti interamente di informazione di regime. Guarda caso proprio oggi l'Agcom, che diffonde i dati sulla presenza delle forze politiche nei vari Tg nazionali, ci dice che nei Tg di Mediaset il governo e la maggioranza dilagano letteralmente con percentuali che arrivano oltre il 90%, con le opposizioni ridotte a percentuali da prefisso telefonico: 1-2%. In Rai non va molto meglio. Al Tg1 tutta l'opposizione insieme occupa appena il 18%, il resto va tutto alla maggioranza e al governo. Si chiude qui la strategia alla “mago Do Nascimento”, Berlusconi può andare in televisione a raccontare un sacco di bugie, ricostruendo la sua personale narrazione delle cose, falsa e bugiarda, che non ha nulla a che fare con la realtà ma che, come diceva il tristemente famoso Joseph Goebbels, ministro della propaganda di Hitler, a cui probabilmente Berlusconi si ispira: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà verità”. Questa è la strategia alla “mago Do Nascimento” di Berlusconi.

Purtroppo per lui, in questo Paese c'è ancora un istituzione di garanzia che funziona, l'unica: la magistratura, che ci ha dato in queste settimane gli ultimi sprazzi, le ultime speranze, di una democrazia che ancora regge, prima facendo giustizia di quel tentativo indegno del centrodestra che con una norma illegale e incostituzionale ha cercato di ripescare le proprie liste all'ultimo momento, poi sospendendo il provvedimento dell'autorità garante delle comunicazioni che applicava anche alle televisioni private quel regolamento, dato dalla vigilanza Rai e poi applicato in modo ancora più estensivo dal CDA Rai, che impediva la trasmissione dei programmi di approfondimento politico durante la campagna elettorale. La prima decisione arriva da una commissione parlamentare, composta da deputati e senatori, che decide che i talk show televisivi di carattere politico in campagna elettorale o si trasformano in tribune politiche oppure non possono andare in onda. Successivamente il CDA Rai, andando addirittura oltre la decisione di questa commissione parlamentare di vigilanza, decide non di trasformare i talk show in tribune politiche, ma di cancellarli del tutto. A quel punto, un'altra autorità garante, l'AGCOM, decide che per una questione di equità questa norma vada estesa anche alle TV private. Oggi, il Tar, nell'ambito della sua competenza sugli atti amministrativi, sentenzia che questa scelta è stata una decisione illegale e sbagliata, dando alle televisioni private la possibilità di fare anche in campagna elettorale i talk show. Il Tar però deve alzare le braccia sulla decisione della commissione di vigilanza parlamentare, proprio perché è un atto di un organismo sovrano. A questo punto il rischio è che il Tar, pur avendo fatto giustizia, può imporre solo alle tv private di far ripartire i talk show, producendo un paradosso: le televisioni private, in particolare Mediaset, potranno già da questa sera fare talk show politici, ma l'unica a non poterlo fare rimarrebbe la Rai.

Noi crediamo che sia particolarmente importante l'iniziativa che abbiamo avviato in questi giorni, un'iniziativa di grande successo chiamata “Una mail per riaccendere l'informazione”  e che già oggi ha portato a più di 7000 mail inviate al direttore generale della Rai per chiedergli di riaccendere l'informazione libera in questo Paese. Iniziativa che abbiamo proseguito nei giorni più recenti avviando un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale verso il direttore generale della Rai e gli amministratori del centrodestra per una decisione che, non solo priva i cittadini italiani di uno spazio di libertà , ma danneggia anche le casse della Rai. Ma non è finita qui. La cosa che oggi dobbiamo impedire è che si produca questo paradosso, dove Mediaset è autorizzata a trasmettere i talk show televisivi mentre soltanto la Rai resta ammutolita.

Oggi, fortunatamente, il Presidente del CDA Rai, Zavoli, ha convocato per lunedì un consiglio straordinario. Il Presidente, però, è solo un organo di garanzia,  e non ha nessun potere su quel Cda che è composto da esponenti messi dalla maggioranza di centrodestra. Per questo chiediamo a tutti i cittadini una nuova mobilitazione: da lunedì a mezzogiorno, momento della convocazione del CDA Rai, faremo partire un presidio ininterrotto davanti alla Rai, perché oggi stiamo assistendo al tentativo di questi “Al Capini”, perché ladri di informazione, ladri di libertà e ladri di democrazia, di spegnere giorno dopo giorno un pezzo della libertà del nostro Paese. Saremo davanti alla sede generale della Rai, in via Mazzini, per testimoniare che c'è una parte del Paese che di fronte alla violenza e all'arroganza di questo regime non china la testa.



10 Marzo 2010

Ladri di liberta' e d'informazione


Fuori Annozero, Ballarò, Porta a porta. Ora a rischio anche Report. Il bavaglio sull’informazione diventa sempre più pesante, ma fortunatamente non ha ancora chiuso la bocca alla comunicazione on line e speriamo non possa mai farlo. E’ per questo che non mi stanco di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni. Stiamo vivendo una sorte di notte della Repubblica, la democrazia si sgretola di fronte ai nostri occhi attoniti e disgustati. Il governo vara un decreto non solo anticostituzionale, ma illegale, mentre mette una nuova, vergognosa fiducia per blindare una legge ad personam che permetterà a Berlusconi di continuare a godere dell’assurda prerogativa di stare alla larga dalle aule dei tribunali. E intanto, per la prima volta nella storia, con un atteggiamento che sta a metà strada tra il grottesco e l’inquietante, il presidente del Consiglio, fuori di sé, annuncia la piazza, non si capisce su che basi  e contro chi, forse contro se stesso, o magari contro i dirigenti del suo partito. Ma tanto Berlusconi e la sua maggioranza sanno che, per quante ne combinino, per quanto siano travolti dalla corruzione, dai loro errori e da una crisi economica senza precedenti, alla fine il prezzo che pagheranno sarà minimo, perché la gran parte degli italiani, quella che si informa solo dalla tv, grazie al giogo berlusconiano sull’informazione, non ne saprà nulla o quasi. Ecco perché dobbiamo tenere accesa l’attenzione sulla libera informazione. Ecco perché dobbiamo portare avanti la battaglia nata con la campagna “Una mail per riaccendere l’informazione”, che ieri si è arricchita di una nuova iniziativa, con il deposito da parte di IdV di un esposto alla Procura della Corte dei Conti per danno erariale, nei confronti dei consiglieri di amministrazione di maggioranza della Rai e del direttore generale e di un'interrogazione parlamentare. E’ solo un piccolo passo. Non sarà certo questo a risolvere il vulnus democratico rappresentato dalla censura all’informazione. Ma chissà, forse, come tanti anni fa la giustizia riuscì ad incastrare Al Capone, arrestandolo solo per evasione fiscale, magari anche noi riusciremo a mettere all’angolo i tanti “al capini” del governo e dell’informazione (ladri di libertà, d’informazione e di democrazia) che ogni giorno la fanno franca nelle sale del potere, nei palazzi della televisione italiana e del governo. (post pubblicato anche su www.massimodonadi.it )

La Rai non trasmetterà il voto di fiducia previsto oggi, nell’Aula del Senato, in merito al legittimo impedimento. Sarà possibile seguire la diretta del voto dal blog di Antonio Di Pietro dalle ore 17:00: www.antoniodipietro.it



9 Marzo 2010

Rai: stavolta paga chi sbaglia


Via Annozero, largo alla carica dei 101. Cui seguiranno i 102…Risultato? Spettatori dimezzati. Bel colpo per la Rai, complimenti alla maggioranza di centrodestra del Cda ed al direttore generale Mauro Masi. In un sol colpo hanno spento l’informazione politica ed hanno provocato un danno economico consistente all’azienda. Cioè a tutti noi, perché la Rai è pubblica e si regge con il nostro canone. E non naviga in buone acque, visto che è stata gestita come fosse una dependance da una certa politica. Nani, ballerine, amici, amici degli amici, e degli amici degli amici. E i risultati si vedono, sono sotto gli occhi di tutti. Informazione anestetizzata, programmi trash, montagne di spese. Però stavolta non possono passarla liscia. L’hanno combinata grossa. Troppo grossa e gli sta arrivando il conto. Per questo domani presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere a quanto ammonta il danno erariale. La censura costa e non solo in termini di mancata informazione. La Rai ha perso molti soldi per la mancata messa in onda di Annozero, ma anche di Ballarò, Porta a Porta, In Mezz’Ora e l’Ultima Parola. A quanto ammontano i mancati introiti pubblicitari e quanto è stato speso per i programmi sostitutivi. E’ pronto l’esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti del direttore generale e dei consiglieri del Cda che hanno votato per la sospensione del programma. Domani in conferenza stampa con Antonio Di Pietro e Felice Belisario presenterò l’esposto e un’interrogazione parlamentare. L'appuntamento è per domani alle 16, nella sala del Mappamondo della Camera dei Deputati. Chi sbaglia paga e stavolta a pagare non saranno i cittadini. Infine voglio ringraziarvi tutti per il grande contributo che avete dato all'iniziativa partita proprio da questo blog "Un fax e una mail per riaccendere l'Informazione". Il gruppo su Facebook ha raggiunto quota 5000 iscritti e al nostro caro direttore generale sono arrivate 6000 mail. Grazie a tutti!



3 Marzo 2010

Una mail per riaccendere l'informazione


L’informazione politica è stata spenta, mentre le tv rimangono accese a propinare agli italiani le verità di comodo di questo governo. Il Cda della Rai ha deciso così, probabilmente per obbedire ad ordini superiori. Una decisione molto grave che non ha precedenti nella storia italiana. Non si era mai visto che in campagna elettorale fossero spenti i programmi d’approfondimento politico, i talk show ed i dibattiti. Proprio quando cresce la voglia e la necessità d’informazione i programmi politici vengono cancellati in nome di una bizzarra applicazione della par condicio. Questo vulnus alla democrazia ha un nome e cognome: Silvio Berlusconi. Non è riuscito a cancellare la legge sulla par condicio ed allora ha deciso di interpretarla liberamente. Molto liberamente, un po’ troppo, tanto da provocare proteste anche da parte di chi, come Bruno Vespa, non fa mistero di essere su posizioni governative. Questa decisione provocherà anche un danno erariale dovuto al calo di ascolti e di pubblicità che non sarà inferiore, stando ai primi calcoli, a tre milioni di euro. Insomma, per compiacere il padrone l’azienda si è tagliata volontariamente ed autonomamente gli attributi. L’informazione politica sarà dunque appannaggio esclusivo di noiosissime tribune che nessuno vede e dei telegiornali di regime. E’ facile comprendere che si tratta di una situazione inaccettabile. Non ci sarà nessuno ad approfondire temi scottanti dell’attualità, gli scandali saranno taciuti e la verità in alcuni casi addirittura capovolta.  Facciamo un esempio, il principale telegiornale italiano dice che Mills è stato assolto e non che il reato è stato accertato ma prescritto. Chi ha come unica (o quasi) fonte d’informazione quel telegiornale, che idea avrà della realtà italiana? Della politica? Completamente deformata, crederà di vivere nel paese dei balocchi, governato dai migliori. Continuerà a pensare che Bertolaso è un eroe e che ci sono un sacco di veterinari amorevoli che si prendono cura di graziosi cuccioli. Siamo a un passo dal regime. Mediaticamente siamo già in una dittatura. Ora abbiamo due strade da poter percorrere: accettare supinamente la decisione di spegnere l’informazione o batterci per riaccenderla. Io scelgo la seconda e invito voi a fare altrettanto. Inondiamo di mail e di fax il direttore generale della Rai chiedendo di riaccendere l’informazione. Credo sia il momento di ribellarci. Per questo ho dato vita a un gruppo su Facebook dal nome Un fax e una mail per riaccendere l'Informazione (link). Fate girare il più possibile la notizia e inondiamo la Rai di Fax e mail. Compila la sottoscrizione qui sotto. Essere informati è un nostro diritto, informare (correttamente) un loro dovere. 

Compila il seguente form per inviare una mail al direttore generale Rai,
Mauro Masi, per chiedergli di "riaccendere l'informazione" (testo della mail).

Per maggiori informazioni leggi l'articolo:
"Un fax e una mail per riaccendere l'informazione"

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18 Febbraio 2010

Par condicio: idea proprietaria della democrazia


La cancellazione dei talk show sulla Rai decisa settimana scorsa in commissione di Vigilanza è un'indecenza a cui bisogna immediatamente porre rimedio.

Nessuna delle trasmissioni colpite dalla censura, negli anni scorsi, ha avuto problemi di par condicio in campagna elettorale. Inoltre non si possono sottoporre le regole dell'informazione a quelle della comunicazione politica che sono separate per legge. Siamo all'ennesimo vulnus della democrazia e delle garanzie costituzionali.

Ancora una volta la censura alla libera informazione andrà a tutto vantaggio di Berlusconi e dell'intero centrodestra visto che le trasmissioni di approfondimento politico potranno continuare su Mediaset, di proprieta' del presidente del consiglio, fino all'ultimo giorno di campagna elettorale. Il padrone della politica e dell'informazione garantisce solo per se stesso la piena liberta' di espressione.

Sappiamo da tempo che Berlusconi ha un'idea proprietaria della democrazia quindi non ci meravigliamo più pur continuando a indignarci per ogni sua dichiarazione. E la sua volontà di modificare la par condicio perché danneggia una parte politica è, ancora una volta, un'idea proprietaria della democrazia e ci indigna.

La par condicio ha come ragione sociale proprio quella di mettere tutti i soggetti politici sullo stesso piano. Il presidente del Consiglio dimentica che, se la legge fosse modificata come vorrebbe, la sua Forza Italia sulla Rai, che allora non controllava ancora militarmente, nel '94 non avrebbe avuto neanche un minuto di spazio non essendo rappresentata in alcuna istituzione.

In qualsiasi caso una legge che disciplina regole di democrazia non si modifica con una prova di forza perché ci si sente penalizzati. Lo scopo di una legge è quella di regolare una materia erga omnes, non di privilegiare pochi.

Infine, per quanto riguarda la presenza di Di Pietro, il premier dimentica di essere il più citato, nel bene e nel male, in ogni trasmissione sia di intrattenimento che di approfondimento per non dire di alcuni tg, come quello del fedele Minzolini, in cui gode di una presenza costante impensabile per ogni altro essere umano.



14 Gennaio 2010

Minzolini: giornalismo alla Voce del Padrone


Ci mancava la beatificazione in diretta tv per Bettino Craxi, ma adesso è arrivata grazie a Minzolini e al suo editoriale serale. Siamo proprio alla definitiva occupazione mediatica per scopi piduistici.

Ancora una volta l'ineffabile direttore del TG1 ci ha ammannito una pagina di autentico giornalismo alla Voce del Padrone, arrivando a paragonare l'ex segretario del Psi, condannato, a personaggi che hanno segnato in positivo la storia del secolo scorso, come Papa Woytila. Il tutto per poter attaccare nuovamente la magistratura, rea di compiere il proprio dovere, e quanti tra i magistrati hanno intrapreso la carriera politica. Il motivo è chiaro: poiché Berlusconi è il frutto avvelenato di Craxi, rivalutare quest'ultimo ha uno scopo preciso a favore del premier.

A questo punto chiediamo al direttore generale della RAI di mettere a disposizione di un vero giornalista indipendente, sul TG1, lo stesso spazio di Minzolini così da riequilibrare la inverosimile faziosità del suo direttore.



30 Dicembre 2009

Quando le parole cambiano significato


Quando le parole cambiano significato o, peggio, quando si svuotano del loro senso autentico, stare fermi a guardare è da irresponsabili.

Abbiamo un partito, con la maggioranza di seggi alla Camera ed al Senato, che abusa, quotidianamente, della parola libertà. Ne hanno fatto un simbolo, loro, che in realtà la praticano e difendono solo in un senso. La libertà di fare quello che gli pare. E di giocare con i diritti dei cittadini.

Il popolo della libertà, bisognerebbe aggiungere, sottratta al prossimo. A chi non è allineato, a chi la pensa diversamente, a chi alza un dito soltanto per dire che forse così non va.
Oggi tocca alla Rete.

Hanno capito, ma lo sapevano già, che cittadini informati hanno idee più robuste di quelle che giornali di partito e tv del "padrone unico" contribuiscono a formare.
Quindi ogni pretesto diventa buono per demonizzare lo strumento.

Internet è questo. Uno strumento che milioni di persone, malgrado questo Governo pensi ai problemi di uno solo, usano ogni giorno per lavorare, fare acquisti, scambiarsi informazioni.
In poche parole Internet rappresenta, per questo paese alla deriva, una delle poche risorse rimaste per una ripresa economica di cui c'è disperato bisogno.

Per questo motivo siamo scesi in piazza per fare sentire la nostra voce contro quelle "manine" che sfruttano ogni occasione per restringere quei pochi spazi di libertà rimasti.

Sindaci che vietano ai giovani di chiacchierare nelle piazze con una birra in mano, altri ancora che vogliono decidere cosa si può mangiare oltre una certa ora. Ministri che non sanno usare la posta elettronica, ma parlano di facebook e di social network solo per proporne la chiusura.
Come se da domani al primo squilibrato che ferisce un passante con un cacciavite, si decidesse di proibirne la vendita in ferramenta.

Internet è un contenitore dove ci sta dentro di tutto. Le leggi per tutelare la dignità delle persone dalla diffamazione, dalle calunnie; per reprimere l'istigazione a delinquere o l'apologia di reato esistono già e la Cassazione, negli anno, ha dimostrato di sapere uniformare le interpretazioni dei primi giudici pur evidenziando vuoti normativi che vanno certamente colmati.
Non certo sopprimendo la libertà della Rete.



27 Dicembre 2009

L'idiozia della museruola ai social network


Da quando, il 5 dicembre, una manifestazione convocata in Rete ha sorprendentemente riempito Piazza San Giovanni in maniera straordinaria, ed anche straordinariamente pacifica, il Governo e la maggioranza hanno gli occhi puntati contro la Rete.
Evidentemente il Governo pensa di dovere avere il dominio assoluto dell'informazione, poiché l'unica cosa che sfugge alla sua presa, diciamo anche aldilà del monopolio privato - singolare - di Berlusconi, è la rete, sono i social network, adesso utilizzando in modo ipocrita la stupidissima aggressione in Piazza del Duomo (a Milano), loro vogliono mettere la museruola alla rete.
E lo fanno con un disegno di legge che, purtroppo, è stato presentato dal collega Lauro che considero una persona equilibrata, e che ricorre all'artificio di individuare nella comunicazione in rete il veicolo fondamentale dell'istigazione a delinquere contro la persona e l'aggressione, il ferimento, diretto alle persone.

Qui c'è un equivoco fondamentale: la Rete è come un enorme piazza in cui tutti parlano. Tutti, in parte, si parlano addosso. In parte comunicano molto intensamente. Non è possibile addossare alla Rete la responsabilità di qualche eventuale sciocchezza che possa essere detta all'interno del mezzo.
Del resto, quando uno dice sciocchezze, si presta - diciamo così - anche alla critica sociale. Ciò che ha detto verrà letto o sentito da molte persone ed è facile immaginare che una sciocchezza venga identificata come tale.
Ma pretendere, partendo da un fatto di cronaca limitato di bloccare l'autonomia della rete per poter, poi, impedire una libera comunicazione sociale, questo sì è davvero un delitto contro la libera comunicazione.

L'articolo 21 della Costituzione riconosci a tutti la libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero. Se il Governo e la maggioranza vogliono continuare in questa iniziativa si dovranno misurare con la più determinata delle opposizioni non solo parlamentare, ma anche sociale.
"Giù le mani dalla rete!" - bisogna dire - nella maniera più chiara perché questa è una cosa che anche il cittadino non tollererà.

Inviato: "Hanno capito che qualcosa sta cambiando…"

Temono la libera comunicazione. Loro pensano che il Governo e la maggioranza devono avere il controllo totalitario sulla comunicazione.
Siccome la comunicazione in rete gli sfugge, perché non è predeterminabile a priori una possibilità di controllo, loro hanno il modo per cominciare a metterlo, un controllo sulla rete.
Ma questa è una cosa inaccettabile. Inaccettabile nel modo più totale.



17 Dicembre 2009

Doppio appuntamento su Torino e Napoli


Domani venerdì 18 dicembre vogliamo segnalarvi due eventi organizzati da Italia dei Valori. Uno a Torino dal titolo "Casa Europa", l'altro a Napoli: "Chi ha paura della Rete".



Quello di Torino, "Casa Europa: verso un nuovo modello di coinvivenza tra solidatierà e libertà"(ore 15:00 - Palazzo Lascaris, Via Alfieri 15), organizzato dall'eurodeputato Idv Gianni Vattimo, sarà un incontro di due giorni (18-19 dicembre) in cui parteciperanno, oltre allo stesso Vattimo, Antonio Di Pietro (Presidente dell’Italia dei Valori), Umberto Morelli (Docente di Storia dell’integrazione europea, Università di Torino), Luciano Gallino (Sociologo, Università di Torino), Sonia Alfano (Deputato al Parlamento europeo; diretta streaming), Giorgio Schultze (Portavoce europeo della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, Movimento Umanista), Mariacristina Spinosa (Consigliera Regionale del Piemonte),
Leoluca Orlando (Vicepresidente ELDR, Deputato al Parlamento italiano), Gianni Vattimo (Filosofo, Deputato al Parlamento europeo), Fernando Savater (Filosofo, Università dei Paesi Baschi), Coordina Federico Vercellone (Filosofo, Università di Torino).


Vi alleghiamo il dettaglio degli interventi dei relatori ed una lettera di presentazione dell'evento di Gianni Vattimo. Ulteriori dettagli li troverete nel suo blog giannivattimo.blogspot.com.



Quello di Napoli, "Chi ha paura della Rete" (ore 17:30 - Teatro Mediterraneo), organizzato dai Meetup di Napoli e dall'europarlamentare Luigi de Magistris vedrà gli interventi di Nicola Conenna (fisico e presidente di Europe Conservation e fondatore dello European Blu Network), Roberto Fico del Meetup di Napoli, Gianni Lannes (giornalista e direttore di Terranostra), Guido Scorza (promotore della Carta dei 100), Riccardo Luna (rivista Wired), Gianfranco Mascia del NBD, Andrea D'Ambra (presidente di Generazione Attiva), Nicola Izzo (Wikimedia), Claudio Messora (byoblu.com), Dino Bartolotto (Presidente Assoprovider), Andrea Violetti (Presidente Associazione Informatici Professionisti), la community "Informare per Resistere", ed altri ancora.
A seguire, dalle 20:30 circa, performance teatrale di Giulio Cavalli e le performance musicali di Eugenio Bennato e Giovanni Block.
Oltre la diretta streaming da questo sito (ORE 17:30) è prevista la diretta web con scambio interattivo attraverso un forum e collegamenti con le webcam degli utenti sintonizzati anche da altri paesi lontani dall'Italia.




28 Novembre 2009

La stupida guerra sul corpo delle donne


Sono, indignato, deluso, amareggiato. La decisione della maggioranza, Pdl e Lega, di bloccare l’utilizzo della pillola abortiva RU486 è insensata, sciocca, stupida per una serie infinita di ragioni. Indigna innanzitutto la motivazione “pseudoscientifica” che è alla base del respingimento, ovvero, perché non garantirebbe la salute delle donne. Prima colossale sciocchezza. La pillola RU 486 è stata approvata dall’Oms, dall’Ente europeo per il controllo dei farmaci e dall’Aifa e quindi introdotta progressivamente in quasi tutti i paesi europei, fatta eccezione per l’Irlanda ed il Portogallo. In Francia, dove è in uso da più di 20 anni, il numero degli aborti è diminuito.L’aborto per via farmacologia evita alla donna una serie di rischi per la salute che la strada chirurgica non le risparmia, per non parlare dell’aspetto psicologico. Ed arriviamo alla seconda ragione della mia indignazione profonda. Ancora una volta, la politica sceglie di non servire i cittadini ma altri padroni, quelli che stanno Oltretevere. Ancora un volta rinnega i suoi doveri di laicità e pianta bandierine ideologiche sul corpo delle donne le cui esigenze, bisogni, necessità e volontà vengono come sempre calpestate.Chi, come alcuni illustri esponenti di Governo, dice che la decisione parte dall’esigenza di tutelare la salute delle donne mente. La verità è che delle donne non gliene frega niente. Per loro, lanciare segnali antiabortisti a chi li attende è più importante di qualunque altra cosa ed è l’unica vera esigenza.Io credo che nessuna donna affronti con leggerezza un aborto e chi nega questo o è uno sciocco o non conosce le donne. Io credo che promuovere l’utilizzo di una tecnica alternativa di interruzione di gravidanza, ampiamente riconosciuta nella farmacologia dei paesi più avanzati, significhi rimettere alle donne e ai medici ogni decisione. Io credo che non sia mio dovere di legislatore passare al microscopio i sentimenti o le ragioni di chi si trova nella tragica necessità di dover abortire. Io credo che la tutela della salute dei cittadini attenga alla sfera del rapporto tra medico e paziente e che noi, come legislatori, abbiamo l’unico dovere di fornire ai cittadini gli strumenti più adeguati che la scienza mette a disposizione per le loro cure.Garantire l’uso della RU486 non significa promuovere l’aborto. Significa fare bene il proprio mestiere di legislatore al servizio dei cittadini, capace di mettere da parte i suoi valori e i suoi principi anche più profondi, ed indossare l’unica veste appropriata, quella della laicità.



20 Ottobre 2009

10 domande a Minzolini


Nella seduta della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai dello scorso 14 ottobre era presente in audizione il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. L'audizione è uno strumento utilissimo per porre domande, il dovere dell'audito è di rispondere. Nei tre minuti a mia disposizione ho posto al direttore 10 domande, che pubblico di seguito, quattro sull'assenza dell'Italia dei valori nei suoi tg, sei di interesse generale. Non ho ricevuto alcuna risposta.

1) Da quando è arrivato lei al Tg1 sono sparite le dichiarazioni in voce di tutti gli esponenti dell’Italia dei Valori. L'ordine è partito da lei o da qualcun altro? Le sembra deontologicamente corretto?

2) I tg rai seguono le convention dei partiti, è stato fatto con tutti tranne che con l’Italia dei Valori. Non solo non c’era un inviato alla nostra festa di Vasto, ma non c’è stato neanche un servizio dal suo tg. Perché? Chi ha dato l’ordine?

3) Da quando abbiamo presentato un esposto all’Agenzia per le Comunicazioni e informato la Vigilanza, al suo tg è apparsa qualche dichiarazione dell’Italia dei Valori, ma le percentuali delle nostre presenze restano al di sotto dell’1 per cento mentre, ricordo, alle Europee l'Idv ha avuto l'8 per cento dei voti. Come intende risolvere la questione?

4) La settimana successiva alla segnalazione fatta all’Agcom, il Tg1 avete mandato in onda le dichiarazioni di due parlamentari dell'IdV, una di queste non era in linea con la posizione del partito. Di Pietro è l’unico leader tra i partiti presenti in Parlamento sistematicamente escluso dalla pagina politica del suo tg. Perché?

Le sei domande di interesse generale

5) TERREMOTO - Per quale ragione la manifestazione di protesta dei terremotati dell'Aquila del 16 giugno davanti a Montecitorio è scomparsa dal Tg1 quando era presente su tutti gli altri tg?

6) PRIMO EDITORIALE - Inchiesta di Bari, festini a palazzo Grazioli e Villa Certosa. Perché la notizia è stata trafugata, manipolata e giudicata pettegolezzo, di fatto ignorata, quando la stampa internazionale ne parlava già apertamente?

7) SECONDO EDITORIALE - libertà di stampa. Qual è la fonte del dato da lei citato sulle 430 querele dei politici negli ultimi dieci anni, di cui il 68% presentato dal centro sinistra? A noi non risultano questi dati.

8) LODO MONDADORI - La notizia della sentenza su Fininvest era la prima su tutte le testate on line e in tutti i Tg. Nell'edizione delle 13.30 del 5 ottobre, la prima utile, il Tg1 la collocava al settimo posto senza alcun richiamo nei titoli di testa. Perché?

9) GUERRA DEI GIORNALI, - Ritiene eticamente corretto il servizio andato in onda il 12 ottobre contro l'editoriale di Scalfari con tre interviste a direttori di quotidiani senza diritto di replica a Repubblica? E' giusto paragonare gli scontri di Blair e Zapatero con i mass media a quelli di Berlusconi, sapendo che egli è proprietario della metà del sistema televisivo e che i primi due non hanno mai querelato nessuno?

10) PRIVACY - La Bbc, televisione pubblica della Gran Bretagna ed esempio di giornalismo sano e corretto in tutto il mondo, ha chiesto in diretta tv al premier Gordon Brown se facesse uso di psicofarmaci e Brown ha risposto alla domanda. Perché non ha posto a Berlusconi domande sulla sua privacy?



15 Ottobre 2009

Libero accesso al sapere


Il libero accesso al sapere, per chi ne ha voglia e capacità, è un diritto costituzionalmente garantito. L’espressione più alta della libertà è rappresentata dalla possibilità per chiunque di accedere alla cultura. E’ nel rigoroso rispetto di tali principi che deve muoversi qualsiasi normativa che si proponga di regolamentare la selezione di quanti intendono intraprendere un determinato percorso di apprendimento. Ciò è valido per tutti i gradi dell’istruzione, ma in particolare per quella universitaria.

In tale logica non è giusto programmare il numero dei laureati in una certa disciplina in funzione della capacità occupazionale offerta dal mercato del lavoro. Non si può negare un’istruzione universitaria a chi, per cultura personale o per esigenze di lavoro, voglia seguire un piano di studio sistematico e completo che solo l’università può offrire. Penso ad un imprenditore che necessita della laurea per meglio condurre la sua azienda, un dipendente che voglia migliorare la sua posizione lavorativa o uno scrittore che per sua completezza culturale desideri laurearsi in psicologia. E’ difficile capire perché costoro non debbano avere libero accesso all’università. Eppure la loro posizione è svincolata dal mondo del lavoro.

Ancora un’altra considerazione viene spontanea: se il fine del numero chiuso è il contenimento dei laureati entro i limiti del fabbisogno nazionale, è evidente che tale obiettivo non è stato raggiunto data la elevata disoccupazione intellettuale presente nel nostro paese. Se poi il numero chiuso è dettato dalle esigenze dei singoli atenei, che non possono permettersi un numero maggiore di iscritti, si pone una questione di principio: sono le istituzioni pubbliche, quindi anche l’università, a dover venire incontro ai bisogni dei cittadini e non viceversa. Se c’è richiesta di cultura, è lo stato che deve trovare il modo di soddisfarla, non di negarla. Non sta ai cittadini indicare in quale maniera ciò sia possibile, ma qualunque cosa è migliore di un’istituzione negata.

Quanto sopra non deve indurre a fare confusione tra accesso libero all’università e laurea a chiunque. Il tentativo di laurearsi deve essere permesso a tutti, la selezione, che è cosa diversa, è necessaria e deve essere fatta non con il blocco, ma ispirandosi a criteri di giusta valorizzazione del merito.


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8 Ottobre 2009

La nostra libertà di stampa


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi al Parlamento europeo sulla libertà di stampa.

Testo dell'intervento

"Grazie Presidente.
Io vorrei innanzitutto rivolgermi alla commissaria.
La commissaria ha detto che non è compito di questo Parlamento risolvere alcune questioni; io, invece, ricordo che è compito di questo Parlamento far rispettare il Trattato e le Costituzioni dei Paesi membri.
È di qualche mesi fa una dichiarazione del ministro della giustizia italiana, che ha detto che avrebbe provveduto in poco tempo a chiudere alcuni canali di youtube e la rete; vi ricordo che solo in Cina accadono queste cose.
L'articolo 21 della Costituzione italiana dice che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Come già detto da altri colleghi l'Italia è l'unico Paese in cui il capo del governo detiene il monopolio delle tv private e adesso anche pubbliche, e sta passando purtroppo una legge che impedirà di fatto ai cittadini di pubblicare persino cronache giudiziarie; questo perché probabilmente consentirebbe agli italiani di conoscere le responsabilità dello stesso Berlusconi rispetto alle stragi del '92, stragi mafiose, nei quali morirono Falcone e Borsellino.
"



6 Ottobre 2009

Come ci vedono da Londra


L'Italia e' quel bellissimo Paese "sole e pizza" in cui i nostri connazionali, dopo una breve esperienza all’estero, non vorrebbero però tornare: perche'? C’è tutto in Italia, terra culla delle civilta': il clima e' fantastico, le regole valgono ma non sempre, la gente è sorridente da una parte, dall’altra l’italiano medio alla fine è profondamente esterofilo quasi a sottolineare una mancanza di fiducia nelle istituzioni ed una profonda convinzione che un individualismo congenito dei cittadini impedisca il rispetto a fasi alterne delle regole di comune convivenza. Quello che accade oggi intorno all’informazione ha alimentato forse irrimediabilmente la distanza tra italiani e nostri connazionali all’estero e tra l’Europa ed il nostro Paese. Oggi gli europei dell’Italia conoscono soltanto le gaffe e le distorsioni del nostro impresentabile governo.

Il 2 ottobre assieme ad altri partiti, associazioni ed alla società civile hanno manifestato a Londra davanti la BBC aderendo alla manifestazione della Fnsi per la libertà di stampa. A Londra c’erano centinaia di persone, italiani e non, molti inglesi hanno partecipato senza comprendere bene i motivi di un’agitazione su un tema per loro così scontato: la libertà di informazione.

Per i londinesi dire che l’informazione deve essere “indipendente” è come sostenere che il cielo è azzurro, un’ovvietà. Eppure hanno notato che in Italia l’informazione è pura strumentalizzazione e concordano con noi dell’Italia dei Valori che la nostra, quella italiana, è un’anomalia colossale nel sistema occidentale.

Mentre nel Belpaese i sondaggi dell’Ispo rivelano che il 52% degli italiani non vedono questa “mancata indipendenza dei media” all’estero non hanno alcun dubbio, l’Italia è vittima di un gigantesco Truman show mediatico dettato dal più grande conflitto d’interessi del pianeta e chi lo nega è completamente imbevuto di minzolinismo.

La domanda che abbiamo posto ai partecipanti alla manifestazione: perchè secondo lei l’Italia è il fanalino di cosa per la libertà d’informazione in Europa? La domanda non è faziosa perché se avessimo chiesto qual è il Paese meno libero in Europa in tema di informazione il 100% del campione avrebbe risposto: “Italy of corse!


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4 Ottobre 2009

Liberta' di informazione: le testimonianze


Pubblico le testimonianze video di Luigi De Magistris, Franco Siddi, Giuseppe Lo Bianco e di Maurizio Mannoni, durante la manifestazione a difesa della libertà di stampa di ieri, sabato 3 ottobre.

Finalmente in piazza centinaia di migliaia di italiani hanno denunciato il golpe dell’informazione realizzato da un Presidente del consiglio che protegge gli interessi criminali della mafia, non scioglie il consiglio comunale di Fondi, realizza con lo scudo fiscale il nuovo papello Stato-mafia, ricorrendo ad un decreto legge e ad un voto di fiducia.

Questi e altri comportamenti criminali e criminogeni hanno bisogno di una informazione imbavagliata. Adesso anche gli stupidi hanno capito che il veto posto alla presidenza della Commissione di vigilanza Rai per un rappresentante di Italia dei Valori non è stato un incidente di percorso, ma espressione della volontà piduista di mettere a tacere le voci scomode anche in politica, di ingrassare le proprie aziende private mortificando il ruolo del servizio pubblico e realizzando un regime liberticida che rischia di far uscire anche formalmente l’Italia dall’Europa.

Con questa mortificazione del diritto fondamentale all’informazione e con questo coacervo di interessi criminali e di conflitto di interessi l’Italia non potrebbe essere ammessa a far parte dell’Europa. Per fortuna l’Italia è già parte dell’Europa. Spetta a noi dell’opposizione impedire che l’Europa ci cacci per mancato rispetto dei diritti fondamentali di libertà e di legalità.



30 Settembre 2009

Via il canone e via l'un per cento


Se Annozero e Parla con me "portano voti" al governo allora il Presidente del Consiglio li lasci andare in onda e ritiri i suoi cani da guardia, e visto che c’è si riprenda il cavallo di Troia che ha piazzato alla concorrenza delle aziende di famiglia.

Anzi lui, che è al governo, aggiunga: "Via il canone Rai e via l’1% dei diritti delle concessioni per le frequenze di Stato a Mediaset che devono essere adeguate ad un congruo 30% del fatturato".

Se è vero che la Rai, con questa dirigenza oscurantista, non merita il canone dei cittadini è altrettanto vero che le reti Mediaset non possono saccheggiare l’erario retrocedendogli quattro spiccioli del fatturato di una società minore dell’impero mediatico Berlusconi, RTI, facendo passare un fiume di miliardi di euro di Pubblitalia senza pagare un cent.

Lo abbiamo scritto nel nostro programma e senza questa “svista” dell’1%, da parte dei vecchi governi di sinistra, oggi il Paese non sarebbe in mano alla parodia della parodia de “il Grande Dittatore”.

Mi chiedo come si possa aver appaltato il 50% del sistema radiotelevisivo nazionale in mano a uomini del calibro di Confalonieri e Berlusconi. Un comodato praticamente gratuito, stipulato dal sodale Craxi, ma siglato dai governi per decenni, che ha consentito ad una sola famiglia di controllare una nazione e cumulare immense ricchezze alle spalle dei cittadini.

Poi con calma dovremo tornare ad occuparci anche dei contributi pubblici all’editoria, perché anche quelli, con un’informazione supina, come quella della stampa attuale, sono del tutto ingiustificati.


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (81) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Settembre 2009

Puzza di regime


Le intimidazioni del governo a Santoro puzzano di regime.

Annozero ha avuto il merito, prima trasmissione in Italia, di parlare di cose che fanno il giro, da mesi, di tutte le televisioni del mondo. Ora arriva l’ennesima intimidazione di Berlusconi, palesemente illegittima, che ha incaricato Scajola di convocare i vertici della Rai.

Scajola si occupi piuttosto delle aziende in difficoltà visto che non si ricorda un suo solo provvedimento per fronteggiare la crisi.

C’è una differenza sostanziale tra chi come noi rispetta l’autonomia dei giornalisti e chi vuole mettergli il bavaglio. Nonostante le aspre critiche e nonostante la minaccia di Vespa di non invitare più esponenti dell’Idv, non abbiamo mai pensato di chiedere la chiusura di Porta a porta.E’ questa la differenza tra noi e Berlusconi.

La libertà di stampa e l’indipendenza dei giornalisti sono in pericolo.


Postato da Felice Belisario in | Commenti (134) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Settembre 2009

Rai: i fantasmi dell’informazione


"Costretti ad andare davanti alla Rai perché dentro la Rai non ci stiamo più": Si potrebbe sintetizzare così la manifestazione che abbiamo organizzato davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai a palazzo San Macuto, pochi istanti prima dell'audizione del direttore generale della Rai, Mauro Masi.

Abbiamo denunciato una verità drammatica: l'Idv e' sistematicamente oscurata da molti mesi dalla Rai, in particolare dalle edizioni principali di Tg1 e Tg2. Un partito dell'8 per cento ha il diritto di far sapere ai propri elettori e ai propri simpatizzanti il proprio punto di vista, ma la Rai, che e' servizio pubblico, ignora puntualmente le nostre posizioni.

Siamo presenti nella vita politica del nostro paese, facendo in Parlamento una opposizione dura e onesta, governando nelle realtà locali per mantenere gli impegni elettorali presi con i cittadini, e proponendo, in una proiezione futura, il nostro programma fatto di proposte valide e concrete per un’alternativa di governo.

Siamo presenti nella vita economica del nostro paese, manifestando accanto ai lavoratori e aiutandoli nelle vertenze ministeriali, lottando per difendere i consumatori e denunciando gli abusi degli affaristi.

Siamo presenti nella vita culturale del nostro paese, sia quando siamo con i precari della scuola che questa maggioranza sta lasciando senza speranze di futuro, sia quando teniamo conferenze tematiche di approfondimento su temi fondamentali come la parità, i diritti civili o il nucleare.

Siamo presenti, insomma, nella vita vera degli italiani.
Ma non siamo presenti nella vita mediatica del paese.

Noi siamo i fantasmi dell’informazione, e per questo davanti alla rai abbiamo protestato indossando dei lenzuoli bianchi.

Le nostre iniziative, la nostra linea politica, la nostra versione dei fatti non sono rappresentate dal servizio radiotelevisivo che dovrebbe essere pubblico ma che agisce solo su logiche privatistiche come portavoce del governo padre-padrone.

Ecco perché siamo dovuti andare davanti alla Vigilanza Rai che ospitava il Direttore Generale della TV: per denunciare che il servizio televisivo ed i telegiornali non riportano la realtà.

Una realtà in cui l’Italia dei Valori agisce come attore di primo piano e non come controfigura, quando invece in tre mesi sono andati in onda sul Tg1 soltanto due sonori dedicati a Italia dei Valori, e alla festa del partito a Vasto, in Abruzzo, non e' stata inviata nemmeno una telecamera.

Ma come fanno i cittadini a sapere cosa fa e cosa dice l’Italia dei Valori se la oscurano sistematicamente al fine di trovare lo spazio per le trasmissioni di Silvio Vespa e Bruno Berlusconi?

Per questo abbiamo sfidato Masi a dare prova che esiste il pluralismo, dandogli tempo un mese per dimostrare che ancora si può parlare di libertà di stampa.

Nella nostra protesta, inoltre, siamo partiti dall’ingiustizia che sperimentiamo quotidianamente per fare un discorso generale sul sistema-informazione italiano, che ogni classifica mette all’ultimo posto fra gli stati democratici.

Il problema dell’Italia dei Valori infatti è soltanto uno degli aspetti di questa informazione da regime, che toglie agli italiani il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione.

Pensiamo alla vicenda 'Travaglio - Anno Zero', ancora in attesa di contratto, o ancora a quella di Report, a cui è stata negata la copertura legale per i suoi giornalisti, o infine alle mancate nomine dei direttori di Rai 3 e Rainews24.

Insomma, se sommiamo tutto, è facile capire che non solo di violata informazione si tratta, ma di asservimento della democrazia agli interessi di pochi, poiché ogni voce fuori dal coro, la nostra come quella dei programmi che fanno vero giornalismo di inchiesta, viene messa a tacere, grazie al controllo editoriale-dittatoriale di un gruppo di persone, dalla dirigenza al Cda ai direttori dei telegiornali, che sono indicate direttamente dal sistema dei Partiti, nella quasi totalità del centro-destra.

Dopo la nostra protesta Masi ha affermato: “io non sono un normalizzatore, verificherò il caso Idv e semmai rimedierò”.

Caro Direttore Generale, verificheremo se davvero saprai ristabilire la “parcondicio-sinequanon”!



8 Settembre 2009

Due giornate da politico, vero


Dopo la passerella politica fischiata al presidio organizzato sul terrazzo del provveditorato agli studi di Benevento i precari della scuola hanno lanciato un appello:

i politici che vogliono davvero stare al nostro fianco diano un segnale concreto di solidarietà trascorrendo una notte all’addiaccio con noi.

Dopo un’ora dall'appello, alle 18,00 di giovedì 3 settembre ero su quel terrazzo,divenuto il simbolo della lotta degli insegnanti-precari. Sono arrivato senza tv al seguito, senza fare comunicati stampa e partecipando,in modo anonimo, ad un'assemblea in corso. Quando i precari mi hanno riconosciuto mi hanno chiesto se volessi seguire il copione dei politicanti da passarella o condividere le loro esigenze senza megafoni armato solo di serie intenzioni per comprendere e farmi portavoce del loro disagio nelle istituzioni. Ho replicato chiedendo semplicemente se c’era uno spazio per passare la notte tra loro,non tralasciando di offrire il mio contributo di proposte e di idee per dare esito positivo alla protesta.

Ho spiegato loro che i politici non sono tutti uguali, e nemmeno i partiti e glie lo stavo dimostrando. Trascorse la notte. Al risveglio di venerdì fui tentato di lasciare il presidio per impegni di partito nella mia regione, la Campania, ma sono rimasto nella convinzione che la politica sia credibile se onora gli impegni, se rispetta con i fatti i cittadini, nel tempo. Altrove avrei potuto dare il mio appoggio in quella giornata ai lavoratori della Fincantieri a Castellammare o agli operatori e ai pazienti del dell’ospedale Cardarelli, ma concentrandomi sul buon risultato di Benevento, e sapendo che i miei colleghi, Antonio Di Pietro in primis, avrebbero dato appoggio alle altre due situazioni, ho ritenuto di fare la cosa migliore.

Sono rimasto anche la notte successiva utilizzando la mia macchina come giaciglio. Il sabato mattina al risveglio ho preso parte ad un corteo che, partendo da quel terrazzo sarebbe arrivato alla prefettura. Ero provato, come loro, ma c’erano in gioco il futuro di 700 cittadini della mia città, una piccola, ma importante parte degli 8000 precari della scuola in Campania, e dei 120.000 in tutt'Italia.

In questa partita contro la scellerata riforma Gelmini della scuola sono a rischio le strutture pubbliche, la cultura ed il futuro, non solo dei docenti, ma degli alunni, dei nostri ragazzi, perchè sono soprattutto loro ad aver bisogno di istruzione per non finire risucchiati dalla legge della strada e della criminalità.

Ritengo che il ruolo di un politico e di un partito come Italia dei Valori, ora all’opposizione, quella vera, non debba mai scostarsi dal fianco dei cittadini e delle loro ansie, dei loro bisogni. Io non l’ho mai fatto da quando ho iniziato il mio percorso politico e, se dovesse capitare, non avrei esitazione ad uscire di scena.


Postato da Francesco Barbato in | Commenti (54) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Settembre 2009

L'Europa tutela la liberta' di espressione


La difesa dell’informazione come difesa della libertà in quanto tale. E’ ormai evidente che il regime di Berlusconi, come ogni regime che si rispetti, sta procedendo ad una aggressione della stampa e dei media che travalica le Alpi.

Dopo la crociata interna, ora lo sguardo del premier, politicamente barcollante, si rivolge all’estero, e la crociata diventa transnazionale. Così oltre a La Repubblica e L’Unità, i nemici si chiamano anche The Times, Le Figaro, The Guardian ma soprattutto, stando alle dichiarazioni del suo fido avvocato Ghedini, Le Nouvel Observateur ed El Pais. Una virulenza tale da interessare ormai tutto il Vecchio Continente.

Non a caso proprio il portavoce della Commissione Ue, Leitenberger, in riferimento alle denunce del presidente del Consiglio verso la stampa estera, ha ricordato (e ammonito) che l’Europa tutela la libertà di espressione. In un clima di guerra ormai aperta a tutta l’informazione, le istituzioni comunitarie non possono non reagire restando in silenzio.

Per questo ho informato la Commissione Cultura e Istruzione, per mezzo di una lettera (leggi) indirizzata alla sua presidente, l’On. Doris Pack, dell’appello pubblicato su La Repubblica e promosso dai tre giuristi Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, già sottoscritto da migliaia di cittadini e cittadine, esponenti politici, uomini e donne della cultura e dello spettacolo, personalità pubbliche.

Nel mio intervento odierno alla Commissione Cultura, nel quadro della presentazione del programma della presidenza svedese, ho fatto riferimento alle famose 10 domande che il quotidiano diretto da Mauro ha avanzato al presidente del Consiglio, pagando per questo il prezzo della denuncia da parte di Sua Emittenza, e ho suscitato l’interesse della presidenza svedese stessa, che per tramite dei suoi ministri ha definito l’anomalia italiana un problema che merita di essere discusso e del quale si discuterà.

La minaccia alla libertà, quella primaria di sapere ed essere informati, è ormai un’emergenza non solo italiana. Per questo il Parlamento europeo deve essere pienamente a conoscenza di quanto sta accadendo per poter intervenire. Si è celebrato nelle scorse ore l’anniversario della II Guerra mondiale, che chiama in causa anche quella politica dell’appeasement che l’Europa adottò verso l’allora nascituro nazismo.

Oggi l’Europa è in dovere di non ripetere la debolezza passata e di non sottovalutare i semi che, in Italia, potrebbero far germogliare l’insana pianta del regime. Sotto altre vesti, forse, ma non meno dannosa e tragica.



29 Agosto 2009

Solidarietà a Repubblica


Esprimo a nome mio e dell'Italia dei Valori piena solidarietà al direttore de 'La Repubblica', Ezio Mauro, la cui unica colpa è stata quella di aver rivolto, attraverso le pagine del suo quotidiano, delle domande libere e per questo evidentemente scomode al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Se un diritto fondamentale per un Paese democratico come quello della libertà di stampa viene meno è chiaro che viviamo oramai in un regime dittatoriale nel quale chi dissente dal Duce viene messo a tacere.

Difendere con forza i principi della libertà di stampa e d'informazione è diventata una vera e propria missione. Missione che da sempre l'Italia dei Valori porta avanti e che, per questo, non può non vederci in prima linea uniti nell'aderire all'appello di Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky per la libertà di stampa, diritto che, ribadisco, dovrebbe essere alla base di un Paese democratico


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10 Agosto 2009

Teleregime con i soldi di tutti


La vicenda della Rai sta mostrando in maniera sempre più efficace e scoperta quali sono le intenzioni di Berlusconi dal punto di vista dell'informazione. Nomina lui direttamente i direttori di testata, e lo dice in maniera sfacciata durante una conferenza stampa: “Siete contenti? Come vi trovate con i direttori che ho nominato io?”. Bisognerebbe dire “non c'avevamo pensato”.

In realtà, dal punto di vista ufficiale, i direttori di testata dovrebbero essere nominati dal Cda Rai con la promozione diretta del suo direttore generale Mauro Masi, che non va dimenticato che proviene dalla segreteria generale di Palazzo Chigi, alle dipendenze di Berlusconi fino a poco tempo fa, e con l'approvazione del Presidente Garimberti. Insomma, le nomine dovrebbero appartenere al mondo interno della Rai.

Il Presidente del Consiglio, con la sua classica faccia di bronzo e con la sfacciataggine più colossale del mondo, prende la posizione più ferrea contro l'unico telegiornale che continua a dare notizie, il Tg3.

Questa è la realtà oggi in Italia. Il Tg1 ha sistematicamente nascosto, per volontà del suo direttore Minzolini, le notizie riguardanti il giro di donne a pagamento nelle residenze del Presidente del Consiglio. Il Tg1 ha smesso di dare notizie, il Tg2 si barcamena ma è molto più vicino alla linea del Tg1, mentre il Tg3 non fa "niente di speciale": si limita a dare le notizie.

Siccome il Tg3 si limita a dare le notizie, per esempio quelle sulla crisi economica, il Presidente del Consiglio si arrabbia, perché la sua intenzione è di avere un'informazione che dica soltanto quello che vuole lui.

Mettere le mani su tutto, lasciare alla dialettica democratica il meno possibile e costringere la Rai a lavorare per Mediaset. La questione di Sky è più che efficace per spiegare la faccenda.

La Rai esce da Sky, nonostante la cosa gli costi una quantità enorme di quattrini: deficit del canone, deficit della raccolta pubblicitaria e in aggiunta il deficit del mancato guadagno per il pagamento da parte di Sky. Tutto questo la Rai lo deve fare perché cosi permette a Mediaset, con cui condividerà una futura piattaforma digitale e satellitare, di fare concorrenza a Sky sulle Pay Tv.
In pratica la Rai, la televisione pubblica italiana, è diventata lo strumento per far lavorare meglio Mediaset.

Questa è la situazione dal punto di vista dell'informazione in Italia.
Il Partito Democratico di queste cose se ne rende conto assai poco. Tende ad annebbiare la questione, non vuole prendere la consapevolezza del fatto che andando avanti di questo passo ci troveremo con una democrazia che in realtà è una pura parvenza. Sarebbe ora che ci pensassero e che se ne rendessero conto, e noi faremo tutto il possibile perché ciò avvenga.



7 Agosto 2009

Libidine antidemocratica


Il caldo di agosto fa evaporare le residue illusioni di una Commissione parlamentare realmente di vigilanza e di garanzia e di un consiglio di amministrazione Rai realmente in grado di fare scelte aziendali autonome.

Con buona pace di Sergio Zavoli e di Paolo Garimberti, esperti professionisti ridotti al ruolo di "re travicello", la Rai ormai è un'azienda eterodiretta e ciò grazie ad un vergognoso conflitto di interessi che vede in una stessa persona sommarsi i ruoli di capo del governo, rappresentante della proprietà del servizio pubblico e proprietario dell'azienda televisiva privata più grande d’Italia.

Non contenti, dopo avere mortificato la Commissione parlamentare di vigilanza e dopo aver di fatto commissariato il consiglio di amministrazione della Rai, il più grande imprenditore televisivo privato, sfruttando il suo ruolo di capo del governo e dalla sede ufficiale di palazzo Chigi, minaccia e attacca singoli giornalisti e intere redazioni giornalistiche del servizio pubblico.

Siamo in presenza di una vera e propria escalation di atti di libidine istituzionale e di continui episodi di delirio di onnipotenza, che umiliano la libertà di informazione, la professionalità dei giornalisti e il diritto costituzionalmente garantito dei cittadini di essere informati.

Non consentiremo che, approfittando delle pause estive, si metta in atto un autentico golpe democratico, e si realizzi quel piano eversivo antidemocratico che Licio Gelli e la P2 avevano teorizzato e che Silvio Berlusconi sta concretamente attuando.


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4 Agosto 2009

Una Rai sempre piu' servile


L'informazione in Rai sta diventando sempre piu' servile: con le nomine effettuate ieri l’azienda pubblica si delinea infatti un organismo tagliato e confezionato su misura di Berlusconi e della sua maggioranza. Anche per la radiofonia le nomine sono il frutto di una lottizzazione a senso unico che continua a determinare una moltiplicazione di poltrone e quindi di sprechi.

Come Italia dei Valori apprezziamo la levata di scudi del presidente Garimberti, che sembra finalmente ricordarsi della necessità di salvaguardare le professionalità interne e di garantire il pluralismo dell’informazione. Così come condividiamo le preoccupazioni del Presidente della Repubblica dopo la rinuncia Rai alla piattaforma satellitare di Sky, decisione che testimonia in maniera chiara il macroscopico conflitto d’interessi di Berlusconi che sta inquinando la vita del Paese.

L’unica soluzione a questo stato di cose, che come IdV porteremo avanti con determinazione, è la denuncia continua, quotidiana, della faziosità e dell’ipocrisia degli attuali vertici di viale Mazzini, perché siamo convinti che i cittadini siano in grado di giudicare e di capovolgere quanto prima questa assurda dittatura e il suo monopolio dell’informazione.



21 Luglio 2009

Il nuovo mostro: LaRaiSet


Avremmo dovuto capirlo nel 2006 quale sarebbe stata l'evoluzione del conflitto di interessi, quando il governo Berlusconi finanziò con fondi pubblici l'acquisto di decoder (di produzione della Solaris, proprietario del fratello Paolo) per la diffusione del digitale terrestre.

All'alba dello spegnimento del sistema televisivo analogico, il presidente del consiglio non ha più remore: il digitale terrestre è diventato terreno di conquista dell'etere con l'obiettivo di annichilire la concorrenza, rappresentata non più dalla Rai ormai piegata da anni di corrosione negli acidi berlusconiani, ma da Sky, azienda di Rupert Murdoch, magnate del satellitare.

Archiviati i manierismi, si è arrivati alla prima bordata a novembre quando il primo pacchetto anticrisi del governo ha imposto l'aumento dell'Iva al 20% per le tv satellitari, proprio quando il governo Brown, per arginare la crisi, la diminuiva. A settembre sarebbe previsto un secondo intervento del governo a favore di Mediaset, per risollevare le sorti dell'azienda proprio lì dove risulta da tempo carente: un provvedimento del Viceministro Romani che diminuisca il tetto pubblicitario per le tv con canone (Rai) o abbonamento (Sky). Questo è solo l'inizio.
Infatti, la vera genialità del pubblicitario che alberga nel premier si esprime nella neonata Tivùsat.

Si tratta di una nuova cordata che nasce dall'unione di Rai (48%) Mediaset (48%) e Telecom media (La7) (4%) che ha come obiettivo la conquista del mercato satellitare.

C'è da riflettere: quelli che nel mercato della tv analogica sono concorrenti, si uniscono per dominare un nuovo mercato con l'intento - nemmeno tanto celato - di affondare Sky.
A margine della nascita del "mostro digitale" c'è la trattativa Rai-Sky, per definire la permanenza o l'uscita della Rai dal pacchetto Sky, contravvenendo peraltro al principio della neutralità tecnologica, per cui i canali pubblici dovrebbero essere presenti in chiaro in ogni settore.

Quello che stiamo vendendo nascere è un conflitto di interessi all'ennesima potenza: una piattaforma satellitare dominata dal padrone di Mediaset, Presidente del Consiglio e controllore dell'emittente pubblica.

Inutile chiedersi dove finiranno la libertà di stampa e di espressione, la garanzia del pluralismo dell'informazione.
Tutto schiacciato sotto gli affari privati di Silvio Berlusconi, che ancora una volta utilizza la tv pubblica, stavolta come testa d'ariete, per affossare il concorrente dell'azienda di casa e contemporaneamente assumere il controllo capillare del nuovo panorama digitale dal primo di agosto.

Gli indizi a favore della tesi appena esposta sono molteplici.
Il direttore di Tivùsat è Alberto Sigismondi, ex direttore dei contenuti digitali di Mediaset.

Davide Bogi, proveniente dal settore Marketing di Mediaset è direttore marketing di Tivù.

L'associazione DGTVi, che ha lo scopo di promuovere la transizione da analogico a digitale, e ha come soci Rai, Mediaset, Telecom, Aeranti Corallo, ha per presidente Andrea Ambrogetti, già Direttore delle relazioni istituzionali Italia Mediaset.

Con il digitale terrestre si libererà un corposo numero di frequenze, che potrebbero essere utilizzate per la banda larga, direzione intrapresa da tutta Europa, ma per ora l'Italia ha deciso di non investire in questo senso, dando tutte le frequenze alle sole tv.

A sancirlo è una delibera dell'AGCOM, che destato perplessità nel commissario Nicola D'Angelo, che ha infatti dichiarato all'Espresso: "Io e Sebastiano Sortino siamo stati i soli ad aver votato contro. Siamo contrari perché si stabilisce che ci sarà una gara, non un'asta vera e propria, per assegnare le frequenze liberate, inquadrate in cinque multiplex, e perché potranno parteciparvi solo le tv. Di conseguenza, non resta nessuna frequenza libera per i servizi innovativi in banda larga e si lasciano intatti gli attuali rapporti di forza televisivi, senza spazio per il nuovo".

Come se tutto questo non bastasse, l'ultimo atto della vicenda Rete4 - Europa7 si è consumato ai danni di Rai uno, che ha dovuto cedere le proprie frequenze per fare spazio al canale di Di Stefano, che ovviamente non potrà accettare di entrare nel mercato analogico in vista del suo prossimo tramonto.

Di fronte al rischio della "strategia della tenaglia" che Berlusconi ha escogitato ai danni di Sky, pensando di poter utilizzare la Rai come se fosse a sua esclusiva disposizione, è stata presentata dal sottoscritto, capogruppo in Vigilanza Rai di Idv, una risoluzione in cui la commissione invia degli "indirizzi" alla Rai.

I punti cardine sono elementari: via i partiti dalla Rai. Via le appendici di Mediaset. No all'utilizzo della Rai per la costruzione di un mostro oligopolista. No agli sprechi per il passaggio al digitale.



11 Luglio 2009

Raiset: informazione di convenienza


"The Guardian e' un oscuro giornale della provincia inglese", come ci ha raccontato qualche giorno fa il "presidente editore", oppure e' un prestigioso quotidiano inglese che non guarda in faccia ai potenti e racconta senza remore le loro malefatte? La domanda sorge spontanea dopo aver visto il diverso trattamento che tanta parte della stampa italiana e del polo Raiset hanno dedicato agli ultimi due scoop del giornale inglese.

Qualche giorno fa infatti "The Guardian" aveva preso di mira Berlusconi, aveva raccontato le sue vicende private e politiche e aveva dato fiato all' insoddisfazione dei governi europei nei confronti del presidente italiano.

L'odiosa censura e' ormai stata superata. Da ieri "The Guardian" non e' piu' un oscuro giornale inglese, ma uno dei fari della libera stampa nel mondo. Il miracolo e' accaduto un minuto dopo la pubblicazione sul medesimo quotidiano di una rigorosa e documentata inchiesta sulle malefatte di Murdoch e sull'utilizzo di spie per delegittimare gli avversari e tutelare i suoi conflitti di interesse.

Resta inevasa la domanda iniziale: per quale ragione "The Guardian" e' un oscuro giornale inglese quando si occupa di Berlusconi e diventa, invece, un grande giornale da esibire in diretta tv quando prende di mira quello che oggi viene considerato il suo nemico giurato?

Dal momento che non vogliamo credere che si tratti di una altra manifestazione del conflitto di interessi, restiamo in trepida attesa di vedere come sara' raccontata agli italiani la prossima inchiesta che il giornale inglese dedichera' alla Italia e al suo governo.


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9 Luglio 2009

Boicottiamo il Tg1 di Minzolini


La stampa estera si sta occupando dell’Italia, per fortuna, altrimenti la cortina di ferro issata dai media che ovatta la vera informazione nel Belpaese ci getterebbe in una dimensione parallela, completamente astratta dalla realtà. E non esagero quando lo sostengo anche in questo video. Basta guardare cosa abbiamo in casa: tralasciamo le reti Mediaset, quelle per definizione, e proprietà, sappiamo che tipo di informazione prediligono, ma se guardiamo alla Rai, da qualche tempo le cose non sembrano diverse.

Dicono che il nuovo direttore del Tg1, Augusto Minzolini, abbia inventato uno stile, il cosiddetto minzolinismo, ovvero quella forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle affermazioni raccolte.
Quando il prode Augusto non era ancora approdato alla corte di Re Silvio, nell’ormai lontanissimo 1994, scriveva su la Repubblica questa perla di saggezza: “La distinzione fra pubblico e privato è manichea: un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”. Una perla di saggezza del prode Minzolini, finita nella rete, quel fantastico occhio sul mondo che qualche volta fa da ufficio delle cose smarrite. Era bravo il nostro, uno squalo tra tanti tonni, come lo definì il suo maestro.

Dal quel lontano 1994, molto è cambiato. Oggi Augusto Minzolini, colui che scriveva che ogni aspetto della vita di un politico è pubblico, ha trasformato il Tg1 nel megafono del Governo, mettendolo al servizio del padrone, come neanche il Tg4 di Emilio Fede è mai riuscito a fare. Il neo-direttore del Tg1, nasconde, manipola, cancella ogni notizia e ogni voce scomoda al Governo. Ha bandito la verità e la notizia. Passa solo ciò che serve ed è utile al sovrano. Con un colpo solo, ha cancellato la voce dell’opposizione.

Vi sarete chiesti perché, dal giorno dopo le Europee non avete più visto o sentito un volto o una voce di Italia dei Valori parlare ai microfoni del Tg1. Italia dei Valori, forza politica dell’8 per cento, premiata dal voto di 2 milioni e mezzo di cittadini alle elezioni europee, è sparita d’incanto dai servizi politici del Tg1. Ma quel che è più grave è che si tratta del principale telegiornale del servizio pubblico nazionale e, come tale, avrebbe l’obbligo di dare voce anche alle forze di opposizione.

Nascondere, manipolare, oscurare, cancellare voci e notizie scomode. Questo è il nuovo corso del Tg1 del prode Minzolini. Ed è per questo che lancio un appello dal mio blog: boicottiamo il Tg1. Facciamolo anche per quei giornalisti rigorosi e seri che vogliono ancora fare il loro mestiere correttamente.

La politica, men che meno l’opposizione, non ha strumenti validi per combattere questo nuovo corso. Voi cittadini e spettatori sì. Avete uno strumento in mano straordinario, il telecomando. A tutto può resistere un direttore di telegiornale, per quanto asservito al padrone, tranne che al crollo degli ascolti. Già siamo un pezzo avanti. Gli ascolti del Tg1 sono in calo. Facciamoli crollare. Solo così facendo, il prode Minzolini dovrà cedere di fronte al potere della vostra scelta.

Questo è il nuovo corso di Italia dei Valori per combattere chi nasconde, manipola, oscura, cancella la verità. Fai girare la voce. Diventi un tam tam: boicottiamo il Tg1. Non guardiamo più chi nasconde, manipola, oscura, cancella la verità.



8 Luglio 2009

Londra, andata e ritorno


Politica, giustizia, legalità e informazione. Di questo ho discusso a Londra, pochi giorni fa, in una serie di appuntamenti che mi hanno dato conferma dell’attenzione che, anche fuori dall’Italia, suscitano questi temi.

Incontri intensi, alla presenza di moltissimi giovani come al King’s college, a cui si sono affiancate l’intervista alla Bbc Radio e la conferenza stampa. Sono state occasioni importanti, di conferma appunto di quanto il progetto per un Paese diverso, più giusto e trasparente, susciti attenzione oltre Manica. Non ci sono infatti confini geografici che possano nascondere agli occhi del mondo esterno lo squallore, politico ed etico, che investe l’Italia del "sovrano" in decadenza.

Non sfugge allo sguardo extra-italico l’attacco, ormai consolidato, all’informazione libera e alla magistratura di cui questo esecutivo è promotore, ogni giorno in modo sempre più virulento. Ma parallelamente, tra i nostri connazionali all’estero e non solo, cresce e si fa più forte la speranza e il convincimento che un riscatto è possibile e va inseguito ad ogni costo.

Senza tentennare, senza timore, soltanto animati dalla certezza che non c’è realismo più grande di un sogno da realizzare.


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30 Giugno 2009

Pino Maniaci assolto


Il direttore di Telejato, Pino Maniaci, non ha mai richiesto l'iscrizione nell'albo dei giornalisti. Il 30 marzo 2009 è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista, nonostante il 10 luglio 2008 fosse già stato assolto con formula piena in un altro processo per la stessa accusa, perché il fatto non sussisteva.

Chi vuole colpire la liberta' di stampa, in verita' vuole colpire al cuore la democrazia; perche' una democrazia per sopravvivere ha bisogno di una stampa indipendente e autorevole. Pino Maniaci e' un uomo libero e un giornalista con la schiena dritta che non obbedisce a padrini o a padroni, un giornalista che non ha timidezze o cautele nel raccontare i fatti. A Pino esprimo tutta la mia solidarieta' e mi auguro che prosegua serenamente, ed indisturbato, il suo prezioso lavoro di denuncia delle connivenze e delle collusioni tra criminalità organizzata e tessuto economico e politico.

Faccio solo notare che, così come è accaduto a Gioacchino Genchi, anche Pino Maniaci è stato ostacolato e screditato con l’unico scopo di intralciare il suo operato. Chi pagherà per le violente accuse e la denigrazione di Genchi? Perché tanta attenzione da parte del Copasir, o meglio del suo presidente Francesco Rutelli? Chi ha denunciato Pino Maniaci che ha collezionato più di 200 querele, un numero decisamente maggiore delle attestazioni di stima ricevute dalle istituzioni siciliane e nazionali?


flash2.jpg "PARANOIE"
Silvio Berlusconi contestato e fischiato a Napoli offre la sua spiegazione: comunisti! Ad ogni angolo una paranoia, un complotto, un giornale canaglia, un disoccupato comunista, un pessimista porta jella, un catastrofista estremista. Quando sei costretto a sorvolare una città distrutta dal terremoto, invece che scendere tra i senza tetto e toccare con mano le condizioni dei cittadini che rappresenti, allora è ora di togliere il disturbo.
Carlo Costantini



27 Giugno 2009

Minzolini, come rendere privato il servizio pubblico


Rendere privato il servizio pubblico. Questo obbiettivo domina la scena quando il monopolista della televisione privata può controllare la televisione pubblica dal vertice del potere politico. C'è chi si adatta alla servitù volontaria, e chi no.

Quando Minzolini così scriveva in un suo articolo su Repubblica del 29 ottobre 1994: "Oggi penso che, se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici, forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure andarsene. Non è stato un buon servizio il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia... La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico."

Da bravo dialettico, nei suoi primi giorni di esperienza alla direzione del Tg1, si cimenta ora nella confutazione pratica della regola allora enunciata. Di più: con la scusa di non invadere la vita privata del presidente del consiglio ha nascosto la notizia sul giro di donne a pagamento nelle abitazioni del capo del governo, che tutti gli organi di stampa italiani e internazionali davano con grande rilievo, e su cui perfino il Tg5 di Mediaset rinunciava a esercitare una completa censura.

Poi, non contento, ha risposto ai rilievi del presidente Rai, usando in modo improprio lo spazio del telegiornale da lui stesso diretto, per ribadire la necessità del suo silenzio stampa.
Incurante della contraddizione logica: sosteneva trattarsi solo di chiacchiericcio ma dava largo spazio alla polemica nata dal chiacchiericcio perché questa permetteva di coinvolgere nel polverone altri politici.

Così la polemica nata sulla base della notizia vera ma nascosta diventava a sua volta notizia principale. Ha poi toccato il colmo quando ha dato larghissimo spazio alla smentita che Berlusconi ha messo in scena sul suo settimanale "Chi". Per gli ascoltatori del solo Tg1 del tutto incomprensibile perché smentiva una notizia che il Tg1 non aveva voluto mai dare.
A tanto porta l'abnegazione della servitù volontaria: rendere privato il servizio pubblico, a vantaggio di una sola persona.



24 Giugno 2009

Sultanato a reti unificate


Riporto una mia intervista, rilasciata a "Altronline.it", sul "caso Minzolini" e sul tema dell'informazione.

Altronline: Giulietti, i silenzi dei tg “amici” di Berlusconi diventano un caso politico. L'informazione, dice l'opposizione, è drogata dal potere del Cavaliere. Qual è la novità?
Beppe Giulietti: Nessuna, questo è il problema. Non c'è nessuna novità, si tratta della riproposizione integrale dello schema che Berlusconi prima e Dell'Utri avevano già messo a punto dettagliatamente. Il premier disse: “È ora di finirla con programmi e tg che mandano in onda notizie ansiogene”. Via i servizi e gli approfondimenti su povertà, crisi economica e sociale, tutto ciò che dimostra che la realtà è diversa dalla finzione...

Altronline: Negli ultimi giorni però si è passato il segno. Il direttore del Tg1 è apparso in prima serata davanti agli italiani per giustificare la scelta di “basso profilo” sul Bari-gate. Era mai successo prima?
Beppe Giulietti: No, a mia memoria mai. È la prima volta che il direttore di un telegiornale firma un editoriale per spiegare agli italiani perché non ha dato una notizia. È vero che ha il direttore ha il potere di decidere la linea editoriale e di valutare quali notizie dare e quali no, ma quando scoppia un caso che finisce su tutti i giornali nazionali e internazionali, questi margini di discrezionalità decadono. Si tratta di un giornalista che non ha mai fatto mistero della sua simpatia per l'uomo più potente d'Italia.

Altronline: Non è un mistero neppure che le nomine Rai siano politiche. Perché ci si scandalizza soltanto ora?
Beppe Giulietti: È un'obiezione giusta che però non regge di fronte alla vera anomalia. La scelta di piazzare Minzolini al Tg1 è il frutto di un accordo fatto direttamente nella casa del presidente del Consiglio, quel Palazzo Grazioli oggi noto per altre ragioni. Non si tratta di un uomo qualsiasi, ma del proprietario delle reti televisive concorrenti.

Altronline: Garimberti ha convocato Minzolini per chiedere chiarimenti. Ma a giudizio di molti il presidente della Rai sembra avere le mani legate. È così?
Beppe Giulietti: Bisogna innanzitutto che qualcuno ci spieghi cosa mai si siano detti, visto che dopo l'incontro Minzolini si è alzato e ha fatto quell'editoriale. Quello che manca sono proprio le voci degli organismi predisposti al corretto funzionamento del servizio pubblico. Sono il presidente della Rai Garimberti e il direttore generale Masi, in qualità di uomini di garanzia, che dovrebbero convocare una riunione e discutere di una violazione delle regole senza precedenti, editoriale e deontologica.

Altronline: È d'accordo con chi chiede la testa del direttore?
Beppe Giulietti: Non mi appassiona il coro di personaggi politici che invocano licenziamenti e provvedimenti disciplinari. A me interessa la lotta sociale, professionale, sindacale. Perché qui è in atto una mistificazione, si sta facendo finta di non vedere qual è il vero problema, altro che Minzolini...

Altronline: Qual è il vero problema?
Beppe Giulietti: In Italia si sta portando avanti la costruzione di un sultanato a reti unificate, si sta procedendo a sottrarre ai cittadini le informazioni quotidiane, non se so è chiaro. Il problema sono i silenzi dell'autorità di garanzia, il girarsi dall'altra parte di chi avrebbe il dovere di intervenire. Ma c'è dell'altro.

Altronline: Cosa?
Beppe Giulietti: Questi episodi avvengono in un momento in cui il parlamento sta per varare la legge bavaglio sulle intercettazioni. Nel nostro paese c'è un'emergenza democratica, mi preoccupa che su questo tema le opposizioni procedano in ordine sparso.

Altronline: Che può fare l'opposizione?
Beppe Giulietti: Bisogna chiamare a raccolta tutti, organizzare davanti al Senato un manifestazione nazionale durante le votazioni sulla legge bavaglio. Per lanciare questo allarme le opposizioni devono essere unite, parlare con una voce sola. Serve un incontro immediato di tutte le forze politiche e sociali per mettere in piedi un'iniziativa comune.


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15 Giugno 2009

Vietato dissentire


Il presidente del consiglio, nonchè editore, ha pensato bene parlando ai giovani industriali, tra una facezia e l'altra, di invitarli a non acquistare pubblicità su quei giornali che si ostinanao a fare del catastrofismo, che tradotto in italiano sarebbero quei pochi giornali che ancora fanno qualche inchiesta e osano persino rivolgere una decina di domande all'imperatore. Si tratta di una vera e propria minaccia perchè scagliata dal presidente del consiglio, da un boss della raccolta pubblicitaria, da colui che ormai controlla i destini del polo Raiset. Naturalmente, dopo qualche ora, è arrivata una finta smentita che indicava in Franceschini il bersaglio della invettiva. Naturalmente non esiste nesso logico tra le due cose, ma il coro muto dei servi sciocchi e degli ignavi ha finto di tirare un sospiro di sollievo.

In realtà Berlusconi ha ripetuto quanto aveva già detto e quanto era stato ribadito dal fidatissimo Marcello Dell'Utri e cioè che non è possibile tollerare la esistenza di giornali e giornalisti che scrivono di temi "ansiogeni". Per non lasciare nulla di inespresso furono anche indicate le trasmissioni da colpire: Annozero, Ballarò, Che tempo che fa, il Tg3, Blob, la satira di Gene Gnocchi, di Serana Dandini, di Enrico Bertolino, di Maurizio Crozza, e qui fermiamoci... Adesso il regolamento dei conti si allarga a tutti quei giornali che hanno osato alzare la voce contro la legge bavaglio.

"Mi avete rotto le scatole,attenti a voi....", sembra dire il Berlusconi in versione editto bulgaro.

L'avvertimento sarà probabilmente seguito dalla ormai prossima conquista integrale della Rai e dalla spietata guerra scatenata contro Sky, diventata emittente ostile, mandante del complotto comunista mondiale.

A questo delirio si potrebbe rispondere con una battuta e ricordando le preoccupazioni espresse dalla signora Veronica sullo stato di salute del marito.

Al di là della ironia resta la gravità di una pubblica minaccia rivolta contro la libera informazione o meglio contro quel poco che ancora resiste.

Per queste ragioni ci permettiamo di chiedere, per l'ennesima volta, alle autorità di garanzia, se tutto questo possa essere considerato normale. Può l'autorità antitrust fingere di non avere sentito?

Non si tratta forse di una turbativa di mercato? Può un presidente editore consentirsi queste insolenze che comunque produrranno effetti perversi? Ricordano le autorità la stagione nella quale alcuni investitori ritirarono la pubblicità dalla Rai?

Quanto meno vogliono far sentire la loro voce e richiamare l'imperatore a comportamenti più consoni?

Il presidente Napolitano, il giorno dopo l'approvazione della legge bavaglio, ha sentito il bisogno di richiamare il valore della libertà di informaziome e del pluralismo editoriale, dalle autorità di garanzia continua a non arrivare il più flebile respiro sulla materia.

Probabilmente hanno deciso di autodimettersi, se non altro avranno finalmente deciso qualcosa.


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13 Giugno 2009

Il bavaglio colpisce anche la Rete


Tutti uniti contro Berlusconi, avevamo scritto: dopo i risultati elettorali. Invece non basta più, bisognerà essere davvero uniti ma per riaffermare i valori costituzionali, non si tratta più di contrastare il delirio di una persona, ma di riaffermare i principi medesimi della legalità repubblicana. Quanto è accaduto nelle aule della Camera dei deputati non è solo l'ennesima legge ad personam e neppure una delle tante puntate della berlusconeide, si tratta invece di un passaggio chiave nella realizzazione di quel sultanato a reti unificate.

Non bastava il controllo assoluto dell’informazione radiotelevisiva ma era necessario colpire anche la Rete. Le recenti elezioni hanno dimostrato come Internet sia oramai rimasto il solo strumento utile per accedere ad una libera informazione, priva di controllo o censura, anche sui temi della politica. Evidentemente il Governo ha ritenuto di dover intervenire per reprimere anche l’ultimo spazio di democrazia attraverso un provvedimento che, pur non riguardando affatto la Rete, imbriglia e censura la libertà di opinione e di accesso alle informazioni, tutelata dalla Costituzione. Altro che conflitto di interessi.
Sotto il profilo giuridico, se ci riferiamo all’attività di informazione svolta dai mezzi di informazione tradizionali, la disciplina dell’accountability delle informazioni in vigore è già molto rigida ed ampiamente disciplinata poiché i giornalisti sono soggetti alla legge sull’ordinamento della professione di giornalista (legge n. 69/1963) e alla Carta dei doveri del giornalista e alla vigilanza da parte dell’Ordine.
La tutela dell’informazione in ambito comunitario arriva al punto che la stessa Corte europea ha dato risalto all’interesse generale alla divulgazione dei documenti nonostante la loro provenienza illecita.
Per quanto riguarda invece i siti di informazione “non tradizionali” costituiti perlopiù da semplici utenti (blogger amatoriali) va evidenziato che:

1. La norma proposta è in violazione di uno dei principi fondamentali espressi dalla nostra carta costituzionale (art. 21 Cost.) che autorizza la libera manifestazione di pensiero in tutte le sue forme salvo che non si tratti di attività contrarie al buon costume.
2. In caso di informazione veicolata attraverso siti informatici “non tradizionali”, la norma in vigore (art. 16, D.Lgs. 70/2003) dichiara che il prestatore del servizio (hoster) non è responsabile dei contenuti memorizzati salvo che non sia a conoscenza dell’illiceità dell’informazione. Con “informazione illecita” si intende una informazione contraria alla legge: le informazioni non veritiere o lesive della persona non sono sempre illecite.
3. L’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali sancisce, infatti, che il diritto alla libertà di espressione, tra cui si menziona la libertà di ricevere informazioni (dalle fonti della notizia), è tutelato senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche.

Ulteriore criticità è la concreta applicazione della norma proposta relativamente a:

1. La definizione e identificazione di siti di informazione, poiché la norma stessa risulterebbe di difficile applicazione nel caso di piattaforme che tipicamente ospitano contenuti realizzati da utenti terzi, perlopiù non identificabili direttamente ma tramite un indirizzo e-mail, come Youtube, Facebook, ecc.
2. La vigilanza per il rispetto del dettato normativo, soggetta ad eccessiva discrezionalità, o che rischierebbe di creare facili discriminazioni tra alcuni siti, probabilmente i più diffusi o gestiti da utenti “scomodi” rispetto all’intero universo dei blogger presenti in rete.

Tra l’altro giova portare a conforto di tale considerazione, il dibattito in corso a livello internazionale:
1) negli Stati Uniti, l’accountability dell’informazione fornita da siti di informazione “non tradizionali” o non di stampo giornalistico viene demandata alla capacità di discernimento della stessa utenza, con il risultato di perdita di utenti/credibilità di fronte ad una costante veicolazione di informazioni ritenute non veritiere;
2) in Francia, la Corte Costituzionale ha censurato proprio ieri la discussa legge su Internet, ribadendo la validità dei diritti fondamentali della libertà di espressione e comunicazione (che può essere limitata solo dall’Autorità giudiziaria) e confermando – al contrario di quanto sostenuto dal Ministro della Cultura francese - che Internet è un diritto fondamentale.

In queste ore tutti questi temi sono rimasti in ombra e le informazioni sostanziali non sono neppure arrivate ai diretti interessati. Le norme relative alla rete costituiscono un altro aspetto della aggressione in atto nei confronti del pluralismo editoriale già, profondamente sfigurato dai conflitti di interesse e dalle concentrazioni della proprietà e delle reti in pochissime mani.

In ogni caso non possiamo aspettare l'aiuto di una divinità e ancora meno di qualche pentito della maggioranza. Adesso è davvero giunto il momento di chiamare a raccolta e di unire quanti hanno davvero a cuore la Costituzione e in particolare l'articolo21 della Costituzione.
Contro questa legge è necessario attivare tutte le iniziative individuali e collettive possibile: dall'obiezione di coscienza alla costituzione di appositi siti per garantire ogni informazione di rilevanza sociale, dall'assistenza legale alla presentazione di denunce ed esposti alle competenti autorità internazionali e nazionali.


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11 Giugno 2009

Ci dissociamo


Ieri Beppe Grillo ha discusso la legge di iniziativa popolare in Commissione affari costituzionali di cui è presidente il senatore Carlo Vizzini (Pdl), lo stesso senatore che oggi compare sulle prime pagine di tutti i giornali al fianco di Cuffaro, Cintola e Romano (Udc) per aver ricevuto mazzette da parte di Ciancimino.

Beppe ha utilizzato un linguaggio semplice, ruvido ma comune, nulla di scandaloso, magari alcuni passi meno condivisibili di altri. Il suo discorso ed il video sono sul suo blog, potete leggerlo ed ascoltarlo senza intermediari parziali. Nel suo discorso ha rivolto appellativi ai politici e ai Parlamentari dicendo che “sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore, hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti.” e per questo le “donne di Palazzo Madama, compatte”, scrivono i giornali, lo hanno querelato.

Le parlamentari dell’Italia dei Valori non aderiranno a questa querela, primo perché condividono larga parte del discorso di Grillo, secondo perché non sappiamo se ci sia “qualche zoccola” in Parlamento, terzo perché ci riteniamo fuori da quel “qualche” che molto onestamente lascia spazio ad un distinguo.

Auguri Beppe per la proposta di legge popolare di cui ci faremo garanti dell’iter sia in Commissione che in Parlamento.


flash2.jpg "Delinquenti in libertà, blogger in galera"
"Il Ddl intercettazioni è un regalo alla mafia ed alla criminalità. Assassini, ladri, corruttori, violentatori, e delinquenti in genere ringraziano sentitamente il Pdl. Mentre i delinquenti resteranno impuniti, i blogger finiranno in galera ed ogni sito internet sarà equiparato ad una testata giornalistica. In un colpo solo si mette il bavaglio alla stampa ed alla rete. Siamo di fronte ad una norma vergognosa che premia i delinquenti, diminuisce la sicurezza, mette il bavaglio all’informazione e limita la libertà d’espressione. Abbiamo presentato un ordine del giorno per evitare il bavaglio alla rete, ma chiaramente il centrodestra lo ha bocciato. Non ci daremo per vinti ed offriremo tutto il supporto ai blogger ed agli utenti di internet attraverso i nostri siti perché non accettiamo limitazioni alla libertà di espressione".
Massimo Donadi


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27 Maggio 2009

Teleregime


In Italia c'è un regime, o almeno c'è un regime mediatico. Per alcuni no, per altri qualche rischio ci potrebbe essere. Agli scettici e ai cinici vorremmo proporre la cronaca di una giornata qualunque e vi giuriamo che non faremo neppure cenno al conflitto di interessi, anche per non turbare il riposo di quegli esponenti del centro sinistra che non sopportano questa orribile parolaccia.

Ebbene tra domenica sera e lunedì si sono consumati i seguenti episodi.

Le cronache sportive in tv, soprattutto sugli schermi della Rai, ci hanno deliziato con tutte le immagini possibili da San Siro in occasione di Milan Roma. Abbiamo saputo tutto sui fischi riservati da un gruppo di ultrà a Paolo Maldini, nel giorno del suo addio. Peccato che nello steso stadio altri firschi e beffardi striscioni dedicati alle veline fossero stati indirizzati nei confronti del Presidente del Consiglio, nonchè proprietario del polo unico Raiset, nonchè patron del Milan medesimo. Forse per non disturbare il riposo e la serenità dell'imperatore, alcune trassmissioni hanno deciso di non farne cenno. Eppure lunedì mattina la rosea, la Gazzetta dello sport, ha ritenuto di dedicare alla clamorosa contestazione una grande foto notizia con tanto di striscione.

Nelle stesse ore il servizio d'ordine mediatico di re Silvio ha sferrato una offensiva di rara violenza contro la trasmissione Report di Milena Gabbanelli, accusta di ogni nefandezza per aver osato mettere il naso nelle vicende delle frequenze tv, negli sprechi di Catania, nelle tante truffe quotidiane che travagliano la vita di milioni di italiani. La puntata, altro titolo di demerito, ha raggiunto punte record negli ascolti, un reato gravissimo per chi è Presidente del Consiglio e proprietario della concorrenza. Il ministro Bondi e Gasparri, per citare solo qualche nome si sono esibiti nell'abituale repertorio.

In realtà si tratta di un avviso diretto al direttore generale affinchè provveda, quanto prima, a rimettere in riga Rai Tre e il Tg3, buttando fuori dal video gli autori e i temi sgraditi al capo e indicati con grande precisione dal fedelissimo Marcello Dell'Utri in alcune interviste.

Come se non bastasse, il ministro La Russa ci ha fatto sapere che l'Unità assomiglia sempre più a Novella 2000 perchè continua ad occuparsi del caso Mills e di Noemi. La stessa sorte è stata riservata a Repubblica che ha osato solo pensare di poter porre domande all'attenzione del sovrano. Il ministro La Russa non apparve così indignato neppure quando alcuni giornali di famiglia, famiglia Berlusconi si intende, si dedicarono alla vita privata di Gianfranco Fini, con tanto di foto e di salaci commenti. Le vicende che riguardavano Fini non erano neppure lontanamente parogonabili a quelle di questi giorni, ma la cosa non suscitò grande emozione. Evidentemente anche a Fini poteva essere riservato qualche energico "massaggio mediatico". Per non parlare di quanto è stato detto, scritto e pubblicato sulla signora Veronica che, ricordiamolo, è stata la rpima a denunciare in modo circostanziato le stranezze del marito presidente, e non ci risulta che abbia ritrattato alcunchè.

Per completare il quadro basterà ricordare che quasi tutti i Tg ci stanno facendo ascoltare lo sdegno di Berlusconi e della sua corte, ma quasi nessuno ci ha letto qualche riga della sentenza Mills o i passi salienti delle accuse di Veronica o di Gino, il primo fidanzato di Noemi.

Chiunque continui a negare l'esistenza di un regime mediatico non può neache più implorare il beneficio della buona fede.

Per questo hanno fatto benissimo i sindacati dei giornalisti a convocare per giovedì prossimo a Roma al cinema Capranichetta, davanti alla Camera dei deputati, una manifestazione nazionale contro l'assalto in atto contro l'articolo21 della Costituzione e per radere al suolo quel poco che ancora resta della autonomia della Rai. Per questo vi invitiamo tutti a essere presenti.

I candidati rispondono
commentavideo1.jpg Giovedi 28 maggio dalle ore 11:30, diretta streaming con i candidati Niccolò Rinaldi, Cristina Scaletti, Carlo Rossetti e Milito Pagliara.

Pubblica la tua domanda come commento al video su Youtube. Le 10 domande più votate verranno poste in diretta ai nostri candidati.


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25 Maggio 2009

Recuperiamo l'informazione


Informazione: questo è il punto da cui partire. Non per massimalismo, ma perché se andiamo a guardare l'informazione nel nostro Paese è sempre peggio e sempre meno. Se n'è accorta anche un'organizzazione americana, non politica ed indipendente, che ha il curioso nome di “Casa della libertà”, fondata tra l'altro da Eleonora Roosevelt, moglie del presidente Roosevelt. Ai tempi non esistevano molti dei fenomeni di cui si parla ora, ma nel 2009 questa Freedom House ha stilato una classifica, prendendo atto che 3 paesi, molto diversi tra di loro ma forse con alcuni punti in comune, Iran, Israele e Italia sono scesi di classifica.

L'Italia arriva al 76° posto, considerato quindi tra i paesi “parzialmente liberi”. Perché “parzialmente liberi”? Penserete che la Freedom House si basa su impressioni del momento, ma l'organizzazione si basa su dati di fatto, strutturali, e dice che l'Italia precipita al 76° posto per due ragioni molto pratiche e concrete. La prima riguarda una proprietà esorbitante, classica di un conflitto d'interessi gigantesco, del Presidente del Consiglio rispetto al sistema televisivo.

Quando si trattò di mandare avanti il disegno di legge Gentiloni sul sistema televisivo il centro sinistra si squagliava. Proprio ieri ho visto Gentiloni, e dicevamo che effettivamente il centro sinistra non volle opporre alla legge Gasparri una nuova legge che limitava la pubblicità nel sistema televisivo e che creava una fondazione che avrebbe dovuto governare la Rai.

L'altra ragione strutturale per cui l'Italia precipita tra i paesi parzialmente liberi è molto concreta. Le associazioni mafiose nel nostro Paese sono cosi forti e presenti nelle relazioni sociali che molti non raccontano le cose che dovrebbero raccontare perché hanno paura, direttamente o indirettamente.

Mi capita spesso di essere intervistato da giornali della destra italiana, e la cosa divertente è che tutte le volte che mi intervistano fanno delle interviste abbastanza pulite però inzeppano sempre qualcosa che non ho mai detto. Un esempio è l'ultima intervista rilasciata a Il Giornale dove viene scritto che Di Pietro non mi entusiasma. E già, “sono scemo, se Di Pietro non mi entusiasma perché dovrei aderire al progetto dell'Italia dei Valori per cambiare questo Paese”, sarebbe assurdo, ma loro la devono dire questa cosa perché altrimenti i loro padroni protestano.

Abbiamo un'informazione malata e non in grado di andare avanti, d'altra parte i dati sono strutturali. Quando di 6 canali televisivi il Presidente del Consiglio ne è proprietario e controllore è già un dato. Andando a guardare i quotidiani, che oggi sono diffusi meno di quanto lo erano nel 1936, alba dell'Impero italiano, e c'era un numero altissimo di analfabeti, le ricerche dei linguistici dicono che almeno il 60% della popolazione non è in grado di legge e comprendere i giornali. Questi giornali hanno un'altra caratteristica, ossia che sono di proprietà di gruppi industriali che hanno tutti interessi con il governo in carica, quindi non possono dare fastidio al manovratore.

Questo è un Paese senza informazione. Certo, ci sono alcuni blog come quello di Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, o come Articolo21 e Antimafia2000 che mi piacciono tanto, ma hanno un numero di lettori troppo bassi rispetto a quello della carta stampata e della televisione.

Non esiste una situazione simile in Europa. E' vero che in tutto il pianeta c'è una concentrazione notevole dei media che costituisce un difetto per una democrazia effettiva, ma rispetto alla Francia, agli Stati Uniti, alla Germania, noi siamo ad un livello di sotto sviluppo. L'Italia è un Paese che in tanti momenti ha avuto una cultura capace di parlare agli italiani, agli europei e ai paesi occidentali, ma che oggi è un Paese gravemente malato sul piano dell'informazione. Parlare oggi del conflitto d'interessi gigantesco, che non ha soltanto il Presidente del Consiglio ma anche tanti altri uomini politici, non si può fare, come non si può parlare di questa asfissia informativa. Molte notizie non le sappiamo.

Durante una discussione di Articolo21 è intervenuta la Presidente della provincia de L'Aquila, la quale ha raccontato che il modo in cui la televisione parlò del terremoto e di come vivono i terremotati non corrisponde al “film” che lei vive sul campo. Aveva detto che la Commissione grandi rischi era andata a L'Aquila qualche giorno prima dicendo a tutti di stare tranquilli, tanto è vero che alla prima scossa delle 11 nessuno si era mosso perché la Commissione aveva detto che non c'era pericolo, ma nella seconda scossa è saltato tutto per aria. Però, dopo che la Presidente della provincia de L'Aquila ha detto tutto ciò in una trasmissione televisiva non l'hanno più invitata da nessuna parte perché diceva la verità, e la verità è una merce che non si può portare in giro in questo Paese.

Mi chiedo: se questo è il sistema dell'informazione, è possibile che tutti gli italiani lo accettino tranquillamente? Possibile che salvo 4 gatti, che siamo noi, nessuno faccia qualcosa per andare contro a questa situazione che non è quella di un Paese civile? Devo sempre ricordare che mi ha intervistato la televisione sud coreana perché preoccupata che il modello Berlusconi si instaurasse anche nella Corea del Sud, un Paese non europeo. La situazione è questa e peggiora sempre.

Un gruppo come quello de l'Espresso, che qualche anno fa era in una posizione di critica del sistema di potere dominante, ora lo vediamo molto più tranquillo, meno conflittuale, “bisogna andare d'accordo”. Ma con chi dobbiamo essere d'accordo? Con il grande monopolista delle televisioni? Ma è possibile pensare ad un accordo con un sistema pre-capitalistico? Questo non è un sistema capitalistico, è molto più feudale che capitalistico.

Sento un grande interesse ai discorsi che fa Luisa Capelli sulla Rete, dove anche io trovo qualche spazio maggiore. Però devo sottolineare che Rete e mezzi d'informazione hanno un loro legame. Infatti, si sentono attacchi contro i blog, che stanno dando fastidio in un sistema cosi blindato e organizzato in maniera corazzata.

Un Paese senza informazione non respira, non fa circolare la cultura. Un Paese come questo fa si che non si possano comunicare progetti culturali.

Non sono, nonostante questo, del tutto pessimista, però ritengo che il problema non sia soltanto di chi fa politica attiva, ma di tutti gli italiani. Che si rendano conto di questa situazione e facciano qualcosa insieme a noi per cercare di modificare le cose. La legge Gasparri sulle televisioni che il centro sinistra non ha messo in discussione e modificare è una legge abnorme.

Se uno legge il testo della legge Gasparri vede che la sua preoccupazione non è di porre i limiti antitrust, ma quello di allargare lo spazio che i duopolisti possono aggiungere alle loro trasmissioni,. Scrivere un legge di questo tipo significa non uscire dall'idea dell'abolizione di ogni effettiva concorrenza all'informazione, ma di trovare aggiustamenti all'interno dell'oligopolio.

Non bisogna disturbare John Neville Keynes o John Robbins per parlare contro gli oligopoli, basta leggere tutta la letteratura anche del governo precedente per rendersi conto che un Paese senza concorrenza e libertà informativa rischia di morire.


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19 Maggio 2009

I fatti separati dalle opinioni


La democrazia effettiva può poggiare solo sulla conoscenza perché solo il cittadino consapevole può prendere decisioni responsabili. Al contrario, il cittadino inconsapevole è facile preda della manipolazione.
Per garantire i vantaggi assicurati dalla conoscenza è necessario che i cittadini possano attingere a un'informazione il più possibile rispettosa della verità e aliena dalla falsificazione.
Poiché non esiste giudizio certo e indiscutibile per garantire la verità dell'informazione, è fondamentale che le sue fonti siano molteplici e di diverso orientamento. Ma ancora di più sarebbe necessaria l'indipendenza dal potere politico. E' davvero possibile?
Il dettato classico dell'informazione pura è: i fatti separati dalle opinioni. Facile a dirsi, meno a farsi. Gli editori e i direttori degli organi di informazione vivono nel mondo reale, avviluppati in una rete di rapporti economici, sociali, politici e quindi possono esprimere opinioni proprie, farsi liberamente portavoce di opinioni altrui, o possono appoggiare interessi contrapposti ad altri interessi.
Per questo, nel nostro paese, dove spesso prevale l'opacità, sarebbe essenziale la trasparenza.
In Italia l'informazione vive in una condizione infelice, per sé stessa e per i cittadini perché il potere politico coincide con il possesso dei più potenti strumenti d'informazione. Le sue possibilità di manipolazione sono vaste e profonde.
I cittadini consapevoli ogni giorno, di fronte all'ultima notizia, possono nutrire il legittimo sospetto: tutto ciò che credo di sapere potrebbe non essere vero.
Perciò è necessario lottare per un'informazione libera e indipendente dal potere politico.
Ne discuteremo domani 20 maggio, a Milano, presso il Circolo della Stampa, con il Presidente Antonio Di Pietro e i candidati alle europee Sonia Alfano, Luigi de Magistris e Carlo Vulpio.

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18 Maggio 2009

Diaz, una ferita ancora aperta


Ci troviamo davanti alla scuola Diaz di Genova, alla quale ho dedicato una ricostruzione dei fatti del G8: un fumetto.
La ricostruzione si basa sul documento della Procura della Repubblica, la memoria illustrativa, che un amico Avvocato mi ha affidato dicendomi: devi assolutamente fanne uno spettacolo teatrale, perché le persone devono assolutamente sapere
Ho cominciato a leggere questo documento e in breve sono stata assolutamente concorde con l’amico. Sì, le persone devono sapere, solo che lo spettacolo teatrale mi è sembrato poco. Ho voluto cercare un mezzo che fosse capace di diffondersi maggiormente, quindi sono arrivata all’idea del fumetto. Un lavoro basato tutto su documenti, e a questo ci tengo molto: non c’è una parola di mio, riprendo i verbali, riprendo i documenti, c’è solamente il commento di un agente che fa osservazioni di buonsenso, ma è molto riconoscibile e identificabile. 
E’ un fatto, questo della Diaz, che porta ancora una ferita aperta per Genova e per l’Italia. Ne va molto della credibilità del nostro Paese. Teniamo conto che la maggior parte di questi ragazzi, che si trovavano presso la scuola Pertini perché era stata assegnata loro come dormitorio, erano in molti di loro addormentati e colti nel sonno, pestati in maniera sanguinaria: questo nessuno assolutamente lo nega. 
Di fronte alla scuola Pertini abbiamo la scuola Pascoli, quella che di fatti si chiama scuola Diaz e che si compone di questi due edifici scolastici. Come si può vedere, dalla scuola Pascoli si può osservare quello che avviene alla scuola Pertini. La scuola Pascoli era stata assegnata dal Comune di Genova in maniera del tutto ufficiale al Genoa Ligal Forum e Genoa Social Forum che vi avevano posto i personal computer, le ricerche, la sala degli Avvocati, dove ricostruivano e raccoglievano le testimonianze di quanto era avvenuto durante quei giorni, dagli gli assalti della polizia e le vittime degli stessi. 
Cos’è accaduto a questo punto? Che prima ancora, o contemporaneamente, all’incursione fatta alla scuola Pertini, la Polizia Municipale si era recata nella scuola Pascoli, sequestrando tutto il materiale con cui era possibile riprendere ciò che avveniva di fronte: telefoni cellulare, videocamere, macchine fotografiche. Inoltre, erano entrati nell’aula degli Avvocati distruggendo i personal computer, per cui c’è anche un aspetto di peculato perché sono stati distrutti personal computer che erano di proprietà del comune, quindi proprietà di noi tutti, rimuovendone le memorie e portate via in sacchi neri tipici della spazzatura.
Questo perché? In base a cosa? Una perquisizione del tutto arbitraria. Quello che sconvolge sono le spiegazioni: “Abbiamo sbagliato edificio, non dovevamo andare lì, ma non conoscevamo i luoghi e quindi…”. Uno sbaglio abbastanza articolato se si va con sacchi di plastica, si distruggono i personal computer e si rimuovono le memorie. Qualcuno, però, è riuscito a fuggire sui tetti, continuando la ripresa di quanto avveniva nella scuola Pertini. Questa ripresa ha costituito una testimonianza che ha costretto la polizia a cambiare le versioni dei fatti che avevano fornito in prima istanza: le versioni sono state cambiate e spesso ci si appellava a voci fantomatiche.
Cos’è accaduto? “Qualcuno aveva detto che succedevano alcune cose”. Chi l’ha detto? “Beh, chi l’ha detto non si sa, c’era confusione e quindi non è stato possibile poi risalire alla fonte di queste false notizie”. Ma false notizie sulla base delle quali la Polizia, che dovrebbe tutelarci, ha fatto veramente, lo sappiamo, una carneficina, sulla base di un qualcosa di assolutamente non ricostruibile. 
L’incursione era stata consentita perché si sospettava vi fossero armi da guerra, che non sono state trovate per quanto la perquisizione abbia poi raccattato materiale di edilizia, assolutamente non sono confondibili con armi di nessun tipo, tanto meno da guerra. Per cui, a un certo punto, sono spuntate le fatidiche molotov, in realtà trovate durante il pomeriggio, in altro luogo, e sono state portate sui luoghi per creare la prova che in realtà non c’era
Chi ha portato le molotov è stato poi condannato nel processo, ma chi le ha portate materialmente? I vertici della Polizia che le hanno utilizzate, riconosciute come prove, hanno invece detto: “Mah, a noi è stato detto che erano state trovate lì”. Da chi? “Mah, non si sa, c’era confusione e noi abbiamo pensato che se qualcuno ce le dava lì, queste erano state trovate lì”. 
Sappiamo che anche questa prova si è volatilizzata e non l’abbiamo più a disposizione. Una cosa sconcertante è stata la difesa dei vertici della Polizia, perché non posso, io cittadina, accettare che le persone a cui affido la tutela della mia sicurezza poi producano cose come queste. Vi faccio vedere un verbale di arresto mendace, chiaro ed evidente, da nessuno smentito, firmato da 15 persone. Un documento di questa portata viene generalmente firmato con nome e cognome riconoscibili, stampati e poi accanto la firma. No, questo è firmato con una serie di scarabocchi indecifrabili, tanto che l’identificazione dei sottoscrittori ha richiesto un’indagine da parte della squadra mobile, e quindi, in realtà, da colleghi. 
Tra tutte queste firme è molto visibile un punto interrogativo: c'è una firma che tutt’oggi rimane indecifrata. Vorrei far riflettere sull’assurdo: un atto pubblico anonimo è una contraddizione in termini e la Procura l’ha stigmatizzato. Nessuno si fa avanti e si assume la responsabilità di avere sottoscritto questo atto. 
Bisogna essere per forza antimilitaristi per condannare l’operato dei vertici della Polizia in questo episodio? E' la domanda che ho fatto a Nando Dalla Chiesa, prefattore del fumetto, un uomo di sicura fede democratica ma anche figlio di un militare, il quale ha risposto: “No, non bisogna essere antimilitaristi, ma bisogna anzi  amare le forze dell’ordine e la loro funzione, per essere i primi a ribellarsi di fronte a quanto è accaduto e quanto è stato fatto”. 
I vertici della Polizia non sono stati chiamati a rispondere del loro operato, ma solamente chi ha ubbidito poi di fatto ha subito condanne, non chi ha comandato. Questo credo sia gravissimo, perché quando le forze dell’ordine agiscono in maniera così fortemente sovversiva è un fatto che dovrebbe coinvolgere veramente tutti. Non si può parlare di legalità e di garanzia se non c’è la responsabilità. Chi può agire, chi ha le armi in pugno, chi ha il manganello, deve essere più responsabile di qualsiasi altro del proprio operato, altrimenti nessuno di noi assolutamente è garantito! 
Quello che ho voluto fare con questo fumetto è proprio fare arrivare ai fatti, non a chi su questi fatti aveva già una convinzione, ma a chi tutto sommato poteva essere esitante: coloro che portano con se valori che vanno nella direzione di una difesa delle forze dell’ordine, ebbene, dovrebbero essere veramente i primi a ribellarsi a quanto è accaduto. 
Hanno agito in quale modo? Hanno agito certi di una copertura politica, certi dell’impunità. Questo è l’aspetto che dovrebbe veramente preoccuparci di più. Queste persone non solo non sono state chiamate a rispondere, ma sono state promosse. Sul fatto Diaz bisogna assolutamente ritornare, non possiamo andare avanti come se nulla fosse, portandoci dietro una ferita e un’immagine del nostro paese che veramente ci offende, che ci preoccupa. 
In una delle pagine di questo fumetto abbiamo un esame comparativo dei certificati medici: da una parte i certificati che riguardano la Polizia, con 17 referti refertati in casa, dall'altra quelli che riguardano invece le vittime, 62 referti refertati in struttura ospedaliera. 
Il documento della Polizia riporta: “spiegazione della dinamica lesiva da parte degli offesi: nessuna. Contusioni, distorsioni, stiramenti e una escoriazione. Presumibile causa accidentalità nel corso dell’operazione, in alcuni casi ammessa dagli agenti, difficile pensare a colluttazioni. Tempo di guarigione massimo 10 giorni”.
Il documento della struttura ospedaliera riporta: “spiegazione della dinamica lesiva da parte degli offesi: dettagliata. Traumi cranici e fratture agli arti superiori, ferite nella quasi totalità dei casi. Presumibile causa colpi ricevuti da soggetto a terra in posizione di difesa. 28 ricoveri di cui 3 in prognosi riservata”. 
La domenica successiva in Questura c’è stata la conferenza stampa e durante la quale la portavoce del Dott. Sgalla, che è l’addetto alla comunicazione del capo ufficio stampa della Polizia, dichiara letteralmente questo: “Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite”. 
La Polizia ci viene a dire che questi 62 giovani che hanno presentato ferite già le avevano. Vedendo quale era la gravità delle contusioni e delle ferite, questi giovani si sono, come minimo, trascinati moribondi alla scuola Diaz. Possiamo accettare che la Polizia ci dia una versione dei fatti di questo tipo? Credo proprio di no.
Torniamo in Europa ricostruendo la nostra immagine, la nostra credibilità, riportandoci allo stato di Paese dignitoso, democratico, sicuro, e non come Paese canaglia. Lo stato di diritto è stato compromesso, ma non possiamo lasciare aperta questa ferita: la dobbiamo risanare in maniera convincente per tornare in Europa dignitosamente.



15 Maggio 2009

Informare per resistere


Stanno fagocitando il nostro paese. Razziando ogni risorsa disponibile. Indebitando noi ed i nostri figli. Ripristinando le leggi razziali. E nessuno né da notizia. Giornali e televisioni continuano a riportare le farneticanti menzogne di destra e sinistra mentre Freedom House bolla l'Italia come “parzialmente libera” in quanto a libertà d'informazione.

Bisogna resistere e per resistere è necessario conoscere. Ed è proprio per informare su quello che ci sta accadendo intorno, per dire a gran voce tutto quel che ci viene sapientemente nascosto, che oggi alle 21 sarò a Palermo, al Giardino Inglese, insieme a Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi.

L'informazione libera è il perno centrale della democrazia e quando diviene “parzialmente libera” vuol dire una sola cosa: regime.

L'Europa è l'unica arma che ci resta contro il regime ed è per questo che mi candido al Parlamento Europeo.
Lo sto facendo nelle liste di Italia dei Valori rispondendo ad un progetto di straordinaria importanza come quello che Antonio Di Pietro sta attuando aprendo il proprio partito a persone come me, Carlo Vulpio, Luigi De Magistris e dunque alla società civile.

In Europa non sarò sola. Sarò in compagnia di tutte le persone del Movimento Grillo e di tuytte le persone che condividono i nostri stessi ideali, perchè è con loro che ho iniziato il mio percorso ed è al loro fianco che vorrò continuare a resistere. Andiamo in Europa, tutti insieme, per impedire ai nostri politici di rubare i fondi europei stanziati per l'Italia, per fermare l'ascesa delle mafie nell'economia dei paesi membri ma sopratutto per difendere la Democrazia e la Costituzione in memoria della quale migliaia di italiani hanno donato la propria vita. La resistenza riparte da Palermo, le cui strade odorano ancora del sangue di migliaia di persone morte in difesa della democrazia.



12 Maggio 2009

Verso una Societa' della conoscenza


La Cultura e l’Europa - Verso una Società della conoscenza” è il convegno organizzato da Italia dei valori, oggi alle 11 a Roma, nella sala Capranichetta dell’hotel Nazionale, e in diretta streaming da questo sito

Il convegno/dibattito vedrà a confronto quattro euro candidati dell’Italia dei Valori, esponenti illustri della cultura italiana, impegnati sui temi della libertà, della cultura, dell’informazione, dell’università e della ricerca, in Italia e in Europa.

Partirà Luisa Capelli, che da anni si occupa delle libertà e dei diritti connessi alla diffusione delle tecnologie digitali, col tema: ‘Libertà di conoscenza: diritto all'accesso e alla condivisione’.

Seguirà poi l’intervento di Giorgio Pressburger, regista, scrittore, drammaturgo e giornalista, con ‘La cultura in vendita - Arte, società, spettacolo’.

Nicola Tranfaglia, deputato al Parlamento italiano e componente della Commissione cultura, scienze, istruzione e della Commissione per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, svilupperà invece l’argomento ‘Un paese senza informazione’.

E per finire Gianni Vattimo, filosofo e politico, già membro della Commissione temporanea sul sistema d’intercettazione satellitare “Echelon”, parlerà di ‘Università e ricerca: no al mito americano’.

A moderare l’incontro il senatore dell’Idv Pancho Pardi che affiderà le conclusioni ad Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori.



8 Maggio 2009

La morale al tempo di Porta a porta


E’ sempre colpa della sinistra! A prescindere, avrebbe aggiunto Totò.

Per la prima volta, nel lessico del Premier, scompare il sostantivo comunista, utilizzato ogni qual volta c’è stata necessità di lanciare accuse di remare contro, per far posto a un più generico la sinistra. Che fa perfettamente il paio con la signora, termine con il quale Berlusconi ha liquidato la propria consorte all’inizio della prima botta e risposta tra i due dopo l’esternazione pubblica di Veronica Lario contro il ‘ciarpame senza pudore’, riferendosi alla prevista presenza delle veline nelle liste Pdl per le elezioni europee. Anche in questo caso è stata colpa della sinistra che avrebbe sobillato e riempito la testa di strane idee controrivoluzionarie la propria consorte, come se la questione della qualità delle candidate non fosse stata posta in primis dalla Fondazione FareFuturo del Presidente Fini rivendicando, appunto, di aver posto un problema culturale e politico, non di aver fatto gossip.

E non è certo di gossip che voglio parlare ma certamente una riflessione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato è necessaria. Fin dagli anni ’70 si è sviluppato un dibattito su questa questione e la sintesi tra le due contrapposizioni si concretizzò nel famoso “il personale è politico”. Il nostro Presidente del Consiglio, dalla dirompente discesa in campo nel 1994 a oggi, ha scelto di vivere una vita pubblica la cui apoteosi fu ben rappresentata da quella pubblicazione fatta avere a milioni di italiani nel 2001 e che raccontava, anche per immagini intime e familiari, il suo percorso imprenditoriale e politico. Questa scelta, tutta politica appunto, gli ha procurato il consenso e la popolarità che con sapienza, e insipienza della sinistra, ha rafforzato in questi anni anche con l’accondiscendenza di una stampa ben addomesticata (la stessa stampa che si è poi scagliata, come si fa con una muta di cani, volgarmente e ignobilmente contro la Lario, sprezzantemente definita velina ingrata, e probabilmente quella che ci fa meritare di essere classificati, in quanto a libertà di stampa, dietro al Benin).

L’ultimo episodio giornalistico è proprio l’apparizione del Premier alla recente puntata di Porta a porta, palcoscenico ideale per i suoi accessi narcisistici e per quelli di Bruno Vespa, senza contraddittorio, con giornalisti fin troppo benevoli e per di più in palese violazione della par condicio. Quello che colpisce molto in questa vicenda è l’assenza di commenti della maggioranza politica che lo sostiene, ben nascosta dietro il “Non possiamo interloquire, sono fatti privati tra moglie e marito”, soprattutto con riferimento alla grave e reiterata accusa della, si può dire, ex moglie sui rapporti tenuti in passato da Berlusconi con una ragazza oggi diciottenne, che lo definisce "Papi".

Non è più una vicenda privata quella che si sta dipanando tra il Cavaliere e la Lario in virtù del fatto che proprio quest’ultima ha pubblicamente denunciato (l’aveva già fatto due anni fa sempre su Repubblica) la discutibile etica politica, la superficialità nei comportamenti e, aggiungo, le esternazioni che in questi anni hanno fatto il giro del mondo, di Berlusconi. Quando si giunge, e poi lo si rafforza e lo si coltiva con cura, al degrado politico e morale cui Berlusconi sta abituando una buona fetta di italiani e allora, senza esagerazione, mala tempora currunt.


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7 Maggio 2009

Lotta per l'informazione, lotta per la sopravvivenza


Siamo stati così abituati, dalla nostra educazione moralistica, a distinguere l’informazione dalla “formazione”, che non ci viene più nemmeno in mente di mettere in dubbio che sia così. Sarebbe ora di cominciare a dubitare che la "formazione”, cioè l’educazione che tocca profondamente la personalità, che la struttura in vista dell’assunzione i responsabilità sociali ed etiche, sia qualcosa di veramente distinto dalla informazione. Chi ha sempre sostenuto la distinzione sono quelle agenzie educative che si presentano come depositarie di un nucleo di verità – sull’uomo, l’esistenza, la vita e persino l’al di là – indipendente dalla casualità delle vicende storiche. I maestri di spiritualità, per lo più nella nostra tradizione i cristiani, hanno sempre messo in guardia dalla "curiositas" – o, come anche l’hanno talvolta chiamata,il “prurito di udire”. Dimenticando che lo stesso Vangelo è, anzitutto, lieta novella, cioè informazione, notizia.

Si può cominciare di qui una riflessione sul tema “cultura e informazione”, anzitutto per sottolineare l’importanza che l’informazione ha nella costruzione di una cultura, intesa come quel patrimonio stabile di convinzioni, credenze, valutazioni, che stanno alla base di una personalità e che sono anche il nocciolo di una “cultura” in senso antropologico, quella intelaiatura di idee, ideali, valori che distinguono una società da un’altra e che sono, in tanti sensi, la “sostanza” su cui noi tutti ci reggiamo. Il diritto a un’informazione non manipolata è dunque un diritto umano fondamentale, senza di cui non si costruisce nessuna personalità capace di sussistere nel mondo con una propria continuità e dunque anche con una capacità di progettarsi la vita.

La lotta per l’informazione è una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Di qui la centralità che, per un programma politico, non può non avere la libertà dei flussi di informazione, la molteplicità delle voci, la lotta contro ogni monopolio informativo e contro le pretese di una verità di stato. Un politica rispettosa della cultura e del diritto all’informazione non può che essere una politica “babelica”; cioè consapevole che il modo migliore per dire e conoscere la verità è rifiutarsi di identificarla con una qualche espressione unica e definitiva. Non ci sono “fatti” ultimi su cui si possa verificare la verità di una proposizione. Possiamo solo difendere la possibilità che ci siano molte e libere interpretazioni Sarà un po’ più faticoso che aspettare che qualcuno – papi, governi, comitati centrali, scienziati – ci dica la verità. Ma senza Babele non saremmo più nemmeno umani.

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Martedi 12 maggio a Roma alle ore 11:00, presso la Sala Capranichetta in P.zza Montecitorio 125, si terrà il convegno "Torniamo in Europa - Verso una Società della conoscenza", organizzato dall'Italia dei Valori al quale parteciperanno illustri candidati al Parlamento Europeo come Luisa Capelli, Giorgio Pressburger, Nicola Tranfaglia e Gianni Vattimo, il senatore Pancho Pardi nei panni del moderatore ed il Presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.



5 Maggio 2009

Acqua pubblica, anche a Torino


Pubblico una mia video intervista, realizzata dal nostro inviato, in merito alla delibera della fusione Iride-ENIA e la privatizzazione dell'acqua a Torino.

Inviato IDV: Raffaele Petrarulo cosa è successo negli ultimi due giorni a Torino in tema di acqua?
R.Petrarulo: E' successo che è passata una delibera della fusione Iride-ENIA, che contemplava anche la privatizzazione dell'acqua. Noi, come Italia dei Valori abbiamo presentato un emendamento molto importante: che l'acqua rimanga in mano pubblica. C'è stato negato, nonostante questo a Genova fosse avvenuto. Naturalmente il voto dell'Italia dei Valori, senza se e senza ma, è contro la privatizzazione dell'acqua in maniera pubblica, le reti devono essere pubbliche a garanzia dei cittadini e a garanzia di tutte quelle persone che non possono pagare delle tariffe non concorrenziali.

Inviato IDV: Avendo votato contro poi cosa è successo?
R.Petrarulo: C'è stata la dichiarazione del sindaco Chiamparino che ha detto che siamo fuori dala giunta. Noi abbiamo risposto che non ci ha mai fatto entrare in giunta. Sicuramente non accetteremo nessuna imposizione perché sui temi della privatizzazione dell'acqua la posizione del presidente Antonio Di Pietro è chiara: no alla privatizzazione, l'acqua deve restare in mano pubblica. Avremo dei chiarimenti col sindaco da lunedì in avanti. Sicuramente noi siamo alleati per il programma con il Pd, ma non accettiamo imposizioni per quanto riguarda reti pubbliche, acqua, idriche e termiche.

Inviato IDV: Se passerà cosa succederà poi nei fatti?
R.Petrarulo: Noi abbiamo dei problemi a livello nazionale perché se il controllo dell'acqua non verrà dato effettivamente in mano pubblica, come quell'emendamento che noi volevamo bloccare del 51%, sicuramente dovremo fare dei lavori, sia a livello nazionale che locali, affinché questa maggioranza sia finalmente pubblica, o che ci sia una maggioranza pubblica che poi nei fatti diventa privata.

Inviato IDV: Nei fatti cosa accadrebbe? Ci sarebbe un aumento delle bollette e del costo dell'acqua a carico dei cittadini? E quanti sarebbero i cittadini coinvolti?
R.Petrarulo: Bèh, lei pensi questo: nei fatti tutto questo può essere opinabile, ma sicuramente in mano pubblica i consigli comunali hanno il dovere e il diritto di poter incidere sulle tariffe perché vengono sancite anche dai consigli comunali.
In mano privata, mi permetto di dire, decidono i Cda, e i Cda non sempre sono l'espressione dei cittadini che hanno votato i partiti politici. Che sia la politica pubblica a dare quei segnali seri di pubblicità per quello che riguarda l'acqua a livello globale. E si ricordi che qui non stiamo parlando di diecimila persone, ma parlamo di milioni di persone che verrebbero investite da questa grande area di fusione, che Iride-ENIA, quindi Torino Genova, con tutte le reti che poi ne saranno conseguenti.

Inviato IDV: Chi ci guadagnerebbe da questa operazione?
R.Petrarulo: Se viene fatta in una maniera opulata e seria possono guadagnarci tutti, è naturale che se noi non abbiamo un controllo, di fatto, dalla partenza, non potremo sapere chi alla fine ci va a guadagnare. Vi assicuro che se c'è il pubblico, il pubblico decide e può fare tariffe. Se c'è un privato, nessun privato, che io conosca come professionista, va a fare un lavoro in perdita per garantire qualcun altro.

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3 Maggio 2009

L'Italia non e' un Paese libero


Nel rapporto 2009 di Freedom House (organizzazione non-profit e indipendente fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo) l’Italia viene retrocessa per la prima volta da Paese 'libero' (free) a 'parzialmente libero' (partly free), unico caso nell'Europa Occidentale insieme alla Turchia.

Un declino che dimostra come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà. Su un punteggio in scala a 100 (i meno liberi), l’Italia ottiene 32 : è l’unico Paese occidentale con una pagella così bassa. I migliori restano le nazioni del Nord Europa e scandinave: Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia.

Secondo Karin Karlekar, la ricercatrice che ha diretto lo studio, il “problema principale dell’Italia è Berlusconi, poiché il suo ritorno nel 2008 ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida”, sostiene. “La libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e a causa dell'eccessiva concentrazione della proprietà dei media".

Poco più di un terzo dei 195 Paesi esaminati garantiscono attualmente la libertà di stampa: sono classificati 'free' solo 70 Stati, il 36% del campione. Sessantuno (il 31%) sono 'parzialmente liberi' e 64 (il 33%) sono 'non liberi'. Secondo l'indagine, solo il 17% della popolazione mondiale vive in Paesi che godono di una stampa libera.


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19 Aprile 2009

Normalizzazione informativa di governo


E’ proprio così, o si fa parte del coro unanime plaudente alla magnifica opera di soccorso, alla superba e tempestiva efficienza dei soccorsi ai terremotati dell’Abruzzo da parte di Governo e Protezione civile (che, va detto, pure ci sono stati), o altrimenti si finisce per essere accusati di remare contro l’azione governativa e sottostare agli strali della furia censoria che mal tollera quanti si rifiutano di fare da pilastro al pensiero unico, all’unanimismo dal sapore fortemente anti-democratico.

Naturalmente i portatori d’acqua al Governo non mancano mai, soprattutto nell’informazione, e nel caso della trasmissione di Annozero dedicata al terremoto, quella dello scandalo e delle offese, si sono visti più che mai all’opera con accuse di indecenza, faziosità e sciacallaggio rivolte al conduttore. Si può legittimamente dissentire da quello che pensa Santoro o da come conduce la sua trasmissione, ma le accuse appaiono francamente pretestuose, segnale evidente di irritazione e intolleranza per quel giornalismo non accomodato che fa un apprezzabile sforzo per districare le notizie dalla melassa delle immagini e commenti stucchevoli di dolore e rovina.

Dove è allora lo sciacallaggio? Nel preferire di far vedere quei volti di giovani sopravvissuti al crollo della Casa dello studente, arrabbiati per non essere stati ascoltati? Nel mostrare quei pilastri sottodimensionati, confezionati con sabbia, questa sì indecente? Oppure, mostrare con solerzia e dovizia le passerelle elettorali di ministri e funzionari nei paesi distrutti? La qual cosa, si apprende, ha anche provocato il risentimento del Premier, il quale ha ribadito che sul luogo del terremoto ci si deve andare solo per fare. Ma, occorre purtroppo rilevare che ormai lo scontro sulla ‘corretta’ informazione in questo Paese sembra alzare sempre più il tiro e questo appare in linea con la richiesta di una puntata ‘riparatrice’ di Annozero a favore della Protezione civile, tanto ‘bistrattata’ nel corso della prima puntata dedicata al disastroso terremoto in Abruzzo (disastroso, va detto, non per la magnitudo del sisma, giudicato di grado medio, ma da come sono state costruite le case e dalla sottovalutazione di alcuni allarmi inascoltati che lo hanno preceduto).

La censura al vignettista Vauro, sospeso dalla trasmissione, è stata poi la conclusione ingloriosa di questa vicenda che speriamo non rappresenti l’inizio di una normalizzazione informativa che stabilisce d’imperio ciò che è ‘indecente e disgustoso’ e ciò che non lo è. Ma su questo c’è da dubitare molto se, a quanto pare, a rischio è anche la trasmissione condotta dalla tenace Milena Gabanelli che con il suo Report sembra aver ultimamente recato palese fastidio al titolare dell’economia, Tremonti, la sera in cui ha mandato in onda un servizio giornalistico, molto efficace e documentato, sulla reale situazione della distribuzione della cosiddetta social card.

Come dire: al peggio non c’è mai fine.


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16 Aprile 2009

Abruzzo: io non mi pento


Io comprendo le difficoltà che sta vivendo il Presidente della Regione, che sono poi le difficoltà che sto vivendo anch'io e che sta vivendo tutta la popolazione abruzzese, in particolare i nostri fratelli aquilani. Tuttavia non posso esimermi dall'esprimere la mia contrarietà rispetto ad una serie di dichiarazioni che si stanno accumulando giorno dopo giorno e che credo possano raggiungere un risultato inverso al risultato che tutti gli abruzzesi vogliono raggiungere.

Anzitutto la fiducia. C'è bisogno di restituire, recuperare, alimentare la fiducia dei cittadini aquilani, delle classi dirigenti, degli amministratori locali. Bisogna infondere la convinzione che l'Abruzzo portà farcela, e in un'occasione come questa per Gianni Chiodi dichiarare che se avesse saputo del terremoto non si sarebbe mai candidato alla Presidenza della Regione costituisce una specie di ammissione alla fuga, una sorta di disimpegno francamente inaccettabile. Dal mio punto di vista sono invece felicissimo di avere invece rinunciato alla carica di deputato, e di avere avuto l'opportunità straordinaria di essere nel Consiglio Regionale, qui in Abruzzo, al fianco degli abruzzesi. Non si può dire quindi "abbiate fiducia" e al tempo stesso annunciare che se avesse saputo di questa disgrazia avrebbe evitato di candidarsi a questo ruolo. E' un ruolo che gli abruzzesi gli hanno assegnato ed è un ruolo che deve continuare ad esercitare fino in fondo.

C'è poi un'altra dichiarazione imbarazzante, pericolosa, ed è la dichiarazione che tende a sottovalutare il rischio di infiltrazioni criminali, mafiose nella gestione degli aiuti. Non è un rischio paventato da cittadini comuni. E' un rischio al quale ha fatto riferimento il procuratore nazionale antimafia. E' un rischio al quale ha fatto riferimento il procuratore della Repubblica dell'Aquila. E' falso affermare che in Abruzzo non esiste questo pericolo. Ci sono quindici immobili sequestrati alla mafia soltanto nella provincia dell'Aquila negli ultimi mesi. E quindi se in condizioni normali la popolazione abruzzese ha vissuto il tentativo di infiltrazione della mafia, figuriamoci in un contesto che vedrà riversare sul nostro territorio una quantità elevatissima di investimenti. Ieri si parlava di 12 miliardi di euro. Io quindi sono invece preoccupatissimo dal rischio che la criminalità organizzata guardi all'Abruzzo come a una grande opportunità. Tutti dobbiamo essere preoccupati. Questa preoccupazione evidentemente deve servire a stimolare la voglia di controllare, la voglia di sapere, la voglia di seguire le procedure, e la voglia di fare in modo che questo pericolo resti un pericolo e non si consumi realmente nel nostro territorio.

C'è poi un altro aspetto che non ho condiviso, e devo necessariamente dirlo. Si parla dell'elevazione dell'aliquota IRPEF sui redditi molto alti, per costruire la cassa per trovare le risorse necessarie alla ricostruzione. Oggi il Presidente della Regione ha dichiarato di non essere d'accordo e di preferire lo scudo fiscale. Praticamente il rientro dei capitali di provenienza illecita, dall'estero, dovrebbe essere l'occasione per rilanciare la ricostruzione in Abruzzo. Io credo che questa proposta sia semplicemente folle. E' inaccettabile che il terremoto dell'Abruzzo e le difficoltà che gli abruzzesi stanno vivendo diventino un'occasione, uno spunto, la scusa per consentire a chi ha evaso il fisco accumulando capitali ingenti portandoli all'estero attraverso attività illecite di fare rientrare capitali sporchi. Molto più trasparente, molto più accettabile per noi abruzzesi una tassa sull'IRPEF riferita ai redditi medioalti.

In questi giorni dovrò continuare a sottolineare il mio dissenso fortissimo rispetto ad una serie di prese di posizione che vanno nella direzione esattamente contraria rispetto a quella che dobbiamo mettere in campo. C'è bisogno di fiducia, ma per dare fiducia agli abruzzesi dobbiamo essere noi i primi a credere in noi stessi. C'è bisogno di legalità, ma per affermare la legalità in un momento difficile come questo bisogna bandire, eliminare, cancellare la prospettiva che la ricostruzione debba passare per l'approvazione di uno scudo fiscale e per la legalizzazione del rientro di capitali illeciti dall'estero. C'è bisogno di tanta consapevolezza rispetto al rischio che questa quantità enorme di denaro che arriverà in Abruzzo possa stimolare le attenzioni e gli interessi economici della criminialità organizzata.

Sono convinto di queste cose. Continuerò a dirle in futuro, così come continuerò ad esercitare quella funzione di controllo spietata della quale ci sarà bisogno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.


Postato da Carlo Costantini in | Commenti (101) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Aprile 2009

Santoro ha riportato realta'


Che su Michele Santoro si abbattano pesanti critiche politiche non è una novità ma, mai come nel caso della puntata di Annozero sul terremoto in Abruzzo, queste sono assolutamente ingiuste e ingiustificate.

Il giorno di Pasqua mi è capitato di vedere un servizio del Tg 1 che aveva per protagonista una signora abruzzese a cui il premier aveva promesso di fare avere in tempi brevi la dentierà che aveva perso nella notte del terremoto. E il servizio dava conto del mantenimento della promessa, con l’invio di una speciale equipe di un ospedale romano specializzato nelle cure ortodontiche.

Se giustamente il più importante Tg della Rai ha ritenuto di dover seguire e dare conto a milioni di italiani di un caso così particolare, ma che poteva costituire una nota di ottimismo e speranza in tanto disastro, perché nessuno avrebbe dovuto dare voce alle persone che si trovavano in luoghi dove i soccorsi non sono arrivati, o a coloro che ponevano interrogativi su una mancata prevenzione anche a seguito di denunce e avvertimenti?

Personalmente come ritengo giusto aver mandato in onda quel servizio del Tg 1, ritengo assolutamente ineccepibile la trasmissione di Santoro e trovo incredibile che si possano prendere in considerazione l’applicazione di sanzioni. Il compito dell’informazione è dare conto della realtà in ogni suo aspetto, sia delle cose positive che di quelle purtroppo negative.

I primi atti della nuova Rai ed in particolare del suo direttore generale sono molto preoccupanti soprattutto per quanto attiene la libertà di informazione. La decisione di sospendere Vauro lascia sconcertati perché in primo luogo non spettava al direttore generale comminarla, ma al Cda, ed in secondo luogo perché tappa la bocca ad una voce caustica e scomoda per molti.

Ci rifiutiamo di pensare che il terremoto in Abruzzo sia stato il pretesto per far pagare a Vauro le tante vignette che in passato hanno suscitato l’ira di esponenti di governo, maggioranza e non solo, ma l’atto posto in essere dal direttore generale è talmente enorme da meritare una risposta altrettanto netta e chiara, come la dissociazione forte da parte di tutti i membri del Cda espressi dall’opposizione e dello stesso presidente della Rai.

Quando un atto ha una chiara motivazione politica deve essere evidente a tutti chi è contro e chi è a favore.



14 Aprile 2009

Intolleranza al pensiero libero


Purtroppo non è la prima volta che il Presidente Fini interviene per censurare Annozero - testimonianza di un'informazione libera e pluralista - sintomo di un'evidente intolleranza alla manifestazione del pensiero quando sgradita al Potere.
Io sono vicino al popolo abruzzese, ai tanti soccorritori - vigili del fuoco, appartenenti alle forze dell'ordine, militari, medici, infermieri, protezione civile e volontari - che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani.

Spero che Fini e Berlusconi, invece di attaccare l'informazione libera di questo Paese, facciano ogni sforzo al fine di contribuire ad individuare politici, persone delle istituzioni, professionisti ed imprenditori che hanno realizzato costruzioni o che non le hanno messe in sicurezza che si sono frantumate come castelli di sabbia e si impegnino concretamente affinchè nel futuro - visto che loro non sono affatto estranei ad un "sistema politico" che governa da anni ed anni il nostro Paese - non succeda più quello di evitabile che è accaduto in Abruzzo.


Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (168) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Aprile 2009

Incensurato di Rete


Pubblico il video ed il testo di una mia intervista, realizzata dal nostro inviato, in tema di informazione.

D. M: Carlo Vulpio giornalista del Corriere balzato agli onori della cronaca suo malgrado perché abbiamo saputo di questa vicenda di Why not che ti è stata tolta. E' cambiato il tuo lavoro da quel momento o no?
Carlo Vulpio: Beh, diciamo che alcune cose sono cambiate, è ovvio che dovesse essere così perché quando ti tolgono una inchiesta di cui ti stai occupando, senza voler fare un paragone così alto è come se a un magistrato togliessero un fascicolo dell'inchiesta di cui si sta occupando insomma, è sempre una cosa negativa e grave.
Ci sono però anche, come sempre accade, delle ripercussioni, quelle come l'onda di uno stagno. Una volta che vi si getta un sasso dentro si allargano anche altre questioni ad altri fatti. Voglio dire che se ti tolgono un'inchiesta come Why not, Toghe lucane o come Poseidone, ti tolgono anche la possibilità di occuparti di cose che somigliano a quelle. Diciamo di tutte quelle cose che sono all'incrocio fra la politica e la giustizia, per le quali, magari perché hai lavorato bene, sei visto un po' come un pericolo.
Devo dire che io essendo uno di quelli che scrive sulla carta stampata per lungo tempo potesse essere solo quello lo strumento per arrivare a tutti, poi anche, e nonostante le vicende che mi hanno toccato in prima persona, ho sperimentato positivamente le capacità e le virtù della rete, per cui mi sono trovato ad esserne beneficiato pur essendo all'inizio uno di quelli che non aveva ancora capito bene l'enorme potenzialità.
Mi sono accorto che è uno strumento formidabile, anch'io a quel punto ho aperto un blog carlovulpio.it e su quel blog ho potuto anche scrivere, comunicare con quel pubblico al quale arrivavo con la carta stampata per quelle questioni che sulla carta stampata non mi vengono fatte fare più.
Quini non solo ritengo che lo strumento della rete sia molto positivo, ma ritengo di aver potuto addirittura allargare il pubblico che mi seguiva sul giornale, pur ritenendo che carta stampata e rete non siano due mezzi in conflitto, due mezzi alternativi, ma che possono benissimo completare l'uno o l'altro.

D. M: Mi sembra quasi scontata allora, la risposta, se dovessi chiederti un parere su questi emendamenti, leggi e leggine delle varie Carlucci, D'Alia, Levi Prodi eccetera.
Carlo Vulpio: Bè, io sorrido perché voglio dire: ci aveva provato il governo Prodi con il suo sottosegretario alla presidenza Levi, che fra l'altro è un giornalista che veniva pure dal Corriere della sera, e fatto da un giornalista insomma... ci ha provato Masi che ha coperto la stessa carica col governo Berlusconi, e poi D'Alia, Carlucci, come dire ormai è un elenco sterminato. E tutti quanti dicono la stessa, inutile e oserei dire eversiva cosa, cioè quella di imbavagliare i blogger, imbavagliare la rete, tutta questa voglia di controllo che hanno è in realtà una paura che ci deve rendere felici. Cioè hanno capito che sulla rete si forma una opinione pubblica che non c'era più, che non esisteva più e questo fa paura a loro. Non fa paura a chi, invece, ritiene che il sale della democrazia (dirò cose banali e ripetute ma sono fondamentali) è proprio questo: cioè la possibilità non so lo di informare, ma di essere informati da parte di gente che oggi da un sistema radiotelevisivo e di carta stampata non lo è più come dovrebbe essere. Questo è sotto gli occhi di tutti!
Anche qui, non è che diciamo cose sovversive, anzi quasi mi vergogno a dire cose così normali.

D. M: L'articolo 21 della Costituzione, infatti, dice che la stampa non può essere sottoposta a censura. Il Decreto ormai imminente, per non dire ormai passato, sulle intercettazioni va contro questo articolo.
Dal tuo punto di vista come cambierà l'informazione quando passerà questo decreto?

Carlo Vulpio: Mah io ritengo che fin quando non passa una cosa dobbiamo sempre dire "se passerà" poi se si vorrà fare una prova di forza non diamo per scontato che sia passato.
La cambierà l'informazione, la sta già cambiando. Intanto per un atteggiamento di tutta quella che, dico io, dovrebbe essere la categoria dei giornalisti, che avrebbe dovuto ribellarsi come un sol uomo di fronte a questo problema, perché il problema non è, diciamolo ancora una volta, quello delle intercettazioni non pertinenti ai reati o coperte ancora da segreto, e quindi quelle intercettazioni che riguardano la sfera privata. Questo nessuno vuole che siano pubblicate. Il problema però è che si usa questo argomento per ostacolare le intercettazioni come strumento di indagine, che sono le intercettazioni pertinenti ai reati, che riguardano una fase del procedimento non più coperto da segreto, e quindi la gente deve conoscere perché non deve conoscere "babbo morto" gli effetti di una scalata bancaria illegale perché quella è una scalata bancaria che danneggia ad esempio i piccoli risparmiatori. Se i pi ccoli risparmiatori non sanno cosa sta succedendo sono bell'e truffati nel momento in cui il fatto è compiuto.
Allora il punto è: non soltanto le intercettazioni come strumento d'indagine per la loro durata, che siano pertinenti ai reati, che non siano più coperte da segreto ma anche ma anche il momento della pubblicazione! Su questo poche persone spiegano. Il momento della pubblicazione è importante, quando non sono più coperte da segreto. Perché il momento della pubblicazione consente che alcuni reati in corso vengano sventati.
Quindi che serve dire: "aspettiamo la fine del processo o aspettiamo il rinvio a giudizio" serve semplicemente a occultare ancora una volta, a non far sapere. Questo è il vero dibattito sulle intercettazioni! Se permetti detto da uno che se ne intende perché è stato intercettato illegalmente su fatti non pertinenti a reati, non trova nessuna Bergamini che proponga il carcere per chi lo ha fatto, carcere al quale io sono comunque contrario su questo tipo di reati, allora, come dire, tutto ciò ci deve suggerire che c'è più di uno conto che non torna.



28 Marzo 2009

Informazione calpestata


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Gianni Lanneso, giornalista de La Stampa, picchiato dal sindaco di Orta Nova per aver fatto il suo dovere: informare i cittadini.

Testo dell'intervista

Gianni Lannes è un cronista de La Stampa picchiato dal sindaco di Orta Nova FG, che si è visto chiedere la documentazione sulla situazione di ben 4 edifici scolastici pericolanti, senza nessuna certificazione, che ospitano 2 mila studenti, oltre agli insegnanti e al corpo non docente. Ad Orta Nova sono arrivati 2 milioni di euro per sistemare queste scuole; ma la giunta non ha speso un solo euro.

D.Martinelli: "Gianni Lannes è collega giornalista de "La Stampa" che si occupa anche di cronaca giudiziaria nella zona dell'alta Puglia, recentemente hai pubblicato alcuni articoli che non sono piaciuti al sindaco di Orta Nova che ti ha aggredito fisicamente vero?"
G.Lannes: "La questione è in questi termini: ai primi di gennaio, avendo ricevuto una segnalazione da genitori molto preoccupati, mi sono recato ad Orta Nova, in provincia di Foggia, un paese che ha problemi con addirittura quattro scuole pubbliche, la scuola media Pertini che è crollata parzialmente la notte del cinque gennaio due giorni prima della riapertura dalle vacanze natalizie, poi una scuola elementare, un liceo classico e l'istituto tecnico Olivetti.
Mi sono recato, ovviamente, in comune per richiedere la documentazione su queste scuole, che mi era stata promessa al mattino, invece dopo un'attesa durata l'intera giornata, alle 17:30 dell'otto gennaio, è giunto in comune il sindaco di Alleanza nazionale, Giuseppe Moscarella, primo cittadino dal '94, al terzo mandato, al quale ho chiesto della gravissima situazione di pericolo che metteva a rischio la vita di quasi duemila studenti, insegnanti e personale non docente.
Come ha documentato il filmato che avevo, poiché portavo con me una telecamera, questo signore mi ha insultato, mi ha strappato la telecamera, mi ha colpito la mano ed è scappato via protetto da un vigile urbano.
Sono rimasto per mezz'ora, durante la quale ho perso i sensi, ho perso sangue, non mi ha soccorso nessuno, pensate, in un municipio, e poi un ragazzo ha chiamato il 118, sono stato portato con un'ambulanza in ospedale e lì poi sono stato soccorso. Ho rimediato una frattura ad una mano, una lesione allo scafoide guarita in quaranta giorni.
Poi, ovviamente, quando sono rientrato al lavoro, ho ripreso in mano la questione e ho scoperto che in questo comune sono addirittura arrivati quasi due milioni di euro di finanziamenti per ristrutturare queste scuole, di cui il sindaco non ha speso un solo euro.
E' stata presentata un'interpellanza da Leoluca Orlando il 28 gennaio al presidente del Consiglio Berlusconi, al ministro Gelmini e al ministro delle infrastrutture Matteoli e a tutt'oggi, verificato anche stamattina (13 marzo 2009 n.d.r.) non è ancora giunta alcuna risposta.
Faccio presente che c'è un pericolo gravissimo perché la scuola media. Pertini è già i n parte crollata, ci sono 749 alunni oltre agli insegnanti e il personale non docente, così come per le altre scuole.
I vigili del fuoco hanno scoperto che queste scuole non sono mai state collaudate, sono prive di certificazione antincendio, praticamente sono totalmente illegali eppure sono aperte.
Per cui, fare domande indiscrete, alla fine, dà questi risultati. Ho portato questo caso in televisione, al Tg3 nazionale il 27 febbraio scorso e poi anche La7 ha ripreso questa vicenda.
In quella realtà mi ero occupato di rifiuti già l'anno precedente, perché c'era un'immensa discarica di rifiuti tossico nocivi provenienti dall'estero, che avrebbe dovuto ospitare un milione di tonnellate di rifiuti, il procedimento era illegale e infatti la delibera della provincia di Foggia è stata annullata grazie al movimento popolare, che ha occupato la discarica e intentato una battaglia legale che i cittadini hanno vinto. C'era un precedente, in effetti.
Questo sindaco è una persona che detesta la democrazia, i metodi democratici, ha pure una delega da assessore provinciale a Foggia quindi si occupa di agricoltura ma soltanto sulla carta, in sostanza."


D.Martinelli: "Fare informazione nella realtà provinciale del Sud com'è?"
G.Lannes: "Mah, io solo raramente mi sono occupato di vicende legate a quella provincia perché lavoro spesso all'estero per occuparmi di traffico di armi, di rifiuti, di esseri umani, di mafie e di ecomafie, poi toccare questi problemi in una realtà provinciale e approfondirli è molto complicato perché, non solo per difficoltà burocratiche, io ho chiesto della documentazione nel rispetto di una legge sulla trasparenza, la 241 del 1990, per cui qualunque cittadino potrebbe fare accesso immediatamente.
Invece è molto difficile proprio perché c'è una disattenzione. E' assai complicato.
"



21 Marzo 2009

I veleni della Campania


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, ad Alessandro De Pascale, giornalista del settimanale "Left", dove illustra la situazione ambientale, disastrosa, tra le provincie di Napoli e Caserta.

Testo dell'intervista

D.Martinelli: Qui siamo sull'asse mediano che da Napoli porta verso Caserta.
A.De Pascale: Sì, è una superstrada che taglia in due le province di Caserta e di Napoli. Questa superstrada è una pattumiera. Da come si può vedere è totalmente sopraelevata, questo fa sì che ogni notte, da questa superstrada vengano scaricati milioni di metri cubi di rifiuti. Rifiuti ingombranti, tossici, solidi urbani, insomma di tutto.
Ci sono tre sistemi con i quali vengono scaricati illecitamente: il primo è quello di invadere una piazzola di sosta. Passa un camioncino, scarica sulla piazzola di sosta e venti minuti dopo passa un'altra persona che dà fuoco a quei rifiuti, in modo che il giorno dopo si sarà liberato lo spazio, e quindi si riprende a scaricare. Un altro sistema, con dei camioncini a sponda laterale, quindi i rifiuti si ribaltano lateralmente, da una piazzola di sosta viene segato il guard rail, e a quel punto il camioncino può scaricare i rifiuti lungo il dorso dei cavalcavia dell'asse mediano.
In Campania ci sono 2.557 siti potenzialmente inquinanti. Nonostante siano stati censiti, per alcuni di essi è stata effettuata la caratterizzazione. Significa che sono state fatte analisi per stabilire che tipo di rifiuti, e soprattutto per stabilire quali interventi di bonifica devono essere fatti. In realtà si parla da almeno dieci anni del progetto di bonifica regionale. Sono stati spesi centinaia di milioni di euro, allo stato attuale è stato bonificato lo 0,1%. Ai siti censiti bisogna poi aggiungere tutti quelli che nascono come funghi e che ancora non sono stati recensiti dalle autorità.

D.Martinelli: Per quanto riguarda i controlli, Berlusconi quando venne a Napoli disse che la città sarebbe stata ripulita.
A.De Pascale: Berlusconi tutte le volte che è venuto a Napoli non si è mai allontanato dal centro della città, e soprattutto nel primo periodo in cui veniva, il centro di Napoli veniva ripulito apposta. Questo lo possono confermare tutti i napoletani. Berlusconi della situazione critica dei rifiuti che c'è nelle province di Napoli ma soprattutto in quella di Caserta, non ha la minima idea di che cosa ci sia. La situazione a livello sanitario in Campania è degenarata perché dobbiamo tenere presente che gli effetti diretti sulla popolazione si vedono a distanza di cinque, dieci anni. Attualmente, praticamente in ogni famiglia c'è un malato di tumore, qualcuno che muore e gli esperti concordano sul fatto che siamo solo all'inizio.

D.Martinelli: Laggiù cosa c'è?
A. De Pascale: Quelle due ciminiere fanno parte dell'ormai famoso cantiere dell'inceneritore di Acerra, l'unico attualmente cantierizzato in Campania, per il quale l'attivazione della prima linea di smalitimento è prevista nei prossimi mesi.

D. Martinelli: E qua dietro ci sono coltivazioni?
A. De Pascale: Sì. Tutt'intorno agli inceneritori ci sono coltivazioni. Teniamo presente che l'unico essere umano morto a causa dell'inquinamento è di qui. Era un pastore che pascolava le pecore a fianco del cantiere dell'inceneritore. Perché dobbiamo tenere presente che a fianco del cantiere dell'inceneritore c'è ormai la tristemente famosa fabbrica della morte, la Montefibre. I suoi dirigenti sono tutti sotto inchiesta, ed è una fabbrica che ha prodotto un inquinamento spaventoso nella zona. I bidoni sono vuoti perché la raccolta dei rifiuti solidi urbani, anche quelli della differenziata viene fatta. Dato che molte discariche sono in costruzione a risolvere l'emergenza rifiuti in pochi giorni ci ha pensato l'esercito italiano. I rifiuti vengono raccolti dai bidoni, inviati ai cdr, che non fanno altro che incelofanarli trasformandoli in ecoballe. A quel punto le ecoballe sono state stoccate nella caserma di Persano (Sa) dell'esercito italiano, in un'area riservata alla Protezione civile che ci teneva le roulotte di emergenza in caso di calamità naturali. Al posto di quelle roulotte, le foto satellitari lo dimostrano, sono state accatastate le ecoballe. Per quanto riguarda la vicenda dei siti di trasferenza temporanea bisogna aprire una parentesi: nel momento in cui vengono create le discariche si fa tutta un'opera di coibentazione dei terreni per evitare che il micidiale percolato, possa inquinare le falde acquifere. Nel caso dei siti di trasferenza temporanei in nome della cosiddetta emergenza, teniamo presente che in italiano il termine emergenza indica una situazione temporanea, qui in Campania si parla di emergenza da ormai 14 anni, chiusa parentesi, ebbene in nome dell'emergenza e dell'urgenza questi siti non hanno subito nessuna coibentazione. Motivo per cui evitano accuratamente di far entrare i giornalisti.
Non dobbiamo dimenticare che con Decreto del governo Berlusconi, a presidiare tutti gli impianti del ciclo di trattamento dei rifiuti ci sono i militari dell'esercito. La cosa scandalosa è che non permettono l'ingresso nemmeno ai comitati cittadini, alle associazioni come Legambiente...
Ora, voglio dire, se le cose vengono fatte alla luce del sole, a norma e soprattutto se si realizzano impianti di qualità, non vedo perché la società civile organizzata non possa controllare impianti che magari vengono realizzati dietro la propria casa.



18 Marzo 2009

L'aziendalizzazione del sapere


Ronde xenofobe e manganelli fascisti: questi sono gli unici strumenti che il Governo conosce per affrontare i problemi del Paese. La protesta degli studenti e del movimento dell'onda, che in questi giorni sta manifestando nelle università, andrebbe ascoltata e non repressa.

Le ragioni della protesta degli studenti sono sacrosante. Questo Governo taglia i finanziamenti all’istruzione e alla ricerca, trasforma le università in fondazioni e, con il disegno di legge Aprea, in discussione in Commissione, vuole trasformare i consigli di istituto in consigli di amministrazione e imporre l’assunzione diretta degli insegnanti da parte dei presidi.

La nostra Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto alla migliore istruzione pubblica. L’aziendalizzazione del sapere che ha in testa il Governo è inaccettabile perché tradisce il dettato costituzionale.


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9 Marzo 2009

Falsa generosita' e teatrino di partito


Quella di Presidente della Rai è di fatto una carica priva di poteri reali. E’ una poltrona molto comoda e prestigiosa, certamente ben pagata, ma niente di più. Non potrebbe essere altrimenti dal momento che il Presidente è ostaggio di un Cda in cui è in minoranza.

Per questo Silvio Berlusconi, che come è noto non fa mai niente per niente, si mostra generoso e chiede apertamente al Pd di proporgli un nome che lui sarà lieto di far eleggere. Dario Franceschini si sorprende di tanta grazia e annuncia di avere molte idee. E’ il solito teatrino che periodicamente i partiti mettono in scena quando c’è da spartirsi la Rai, con buona pace della libera informazione.

Italia dei Valori è troppo impegnata a svolgere ogni giorno il ruolo di vera opposizione, in parlamento e nelle piazze, e per questo si è tirata fuori da molto tempo dalle pastette e dai bizantinismi dai quali scaturiscono le nomine Rai.

Italia dei Valori ha offerto il suo contributo al cambiamento, quello vero, con la candidatura di Leoluca Orlando alla Presidenza di Vigilanza Rai. Una volta respinta quella candidatura che, evidentemente, faceva troppa paura, abbiamo detto arrivederci e grazie abbiamo cose più importanti di cui occuparci nell’interesse dei cittadini.

Però davanti a questo minuetto sulla presidenza della Rai un consiglio spassionato e a titolo personale mi sento di darlo agli amici del Pd. Franceschini vuole smascherare la generosità pelosa di Silvio Berlusconi? Vuole dimostrare con i fatti che anche il Pd, come l’Italia dei Valori, si sottrae agli inciuci? Bene avanzi due o tre nomi di rottura che diano un chiaro segnale di cambiamento.

Chi meglio di un premio nobel come Dario Fo, che fu anche uno dei primi artisti a subire la censura della tv di stato. Oppure un giornalista davvero indipendente come Marco Travaglio che non fa sconti a destra e sinistra. Penso anche ad un giornalista-coraggio come Pino Maniaci che ogni giorno rischia la pelle per sfidare la mafia. Di nomi giusti ce ne sono tanti, i tre proposti sono solo un esempio e mi scuso con loro per averli citati, basta avere la volontà e il coraggio di avanzarli.



6 Marzo 2009

Gelmini: per strada insegnanti e bambini


La riforma della scuola elementare del ministro Gelmini e' un vero e proprio capolavoro di insipienza. Con un colpo solo, e' riuscita nel difficile intento di buttare sulla strada insegnanti e bambini.

Secondo i calcoli del mensile “Tuttoscuola”, basati sulle pre-iscrizioni alla prima elementare, nel 2009 saranno circa 500 mila i bambini che inizieranno il primo ciclo scolastico. Secondo un sondaggio ministeriale il 90% delle famiglie ha chiesto il tempo “lungo” o “prolungato”. Il Ministro aveva garantito che le richieste delle famiglie sarebbero state accolte. Ora invece, secondo “Tuttoscuola”, basandosi sugli organici previsti dal Ministero, 300 mila famiglie non potranno usufruire dell’offerta richiesta e cioè di un orario di 30 ore settimanali. Per molte di esse si aprirà la scelta drammatica di dover lasciare i bambini soli o per strada, se non possono permettersi di sostenere i costi di una baby sitter.

Nel frattempo circa 30 mila insegnanti precari della scuola saranno licenziati. Come avevamo osservato al momento del varo della riforma in realtà questa legge aveva solo lo scopo di “fare cassa”. Eppure basterebbe poco per rispondere ai bisogni delle famiglie. Il Ministro “Tremonti sul viale del tramonto” non è ancora stato capace di recuperare 5 miliardi di euro dagli evasori che si erano autodenunciati con il suo condono del 2003. Basterebbe rendere esecutive le somme autodenunciate e decaduti tutti coloro che hanno pagato una o poche rate di quel condono, agendo immediatamente con il sequestro dei loro beni ed in sede penale. Si potrebbero già licenziare meno precari ed accontentare tante famiglie.

Il Ministro Gelmini va iscritto di diritto alla “Lista dei furbetti” di questa nostra povera Italia per essersi recata a Reggio Calabria a fare l’esame di stato per diventare avvocato. Non ha ancora risposto alle nostre richieste di indicarci quale fosse la sua residenza a Reggio (obbligatoria per legge), poiché è evidente che se questa fosse inesistente (notoriamente vi era un fiorente commercio di residenze false), passerebbe dalla “Lista dei furbetti” alla “Lista degli indagati”. Nel frattempo compia almeno un ravvedimento operoso, ammetta di aver sbagliato e si faccia dare un po’ di soldi da Tremonti per rispettare gli impegni assunti con i cittadini.


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (101) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Marzo 2009

Condannati al silenzio


Nei giorni scorsi, riprendendo le denunce di Marco Travaglio e di Pancho Pardi, abbiamo raccontato il quasi tombale silenzio Raiset in merito alla condanna per corruzione dell’avvocato Mills. Di quella condanna non si doveva parlare perché non doveva essere pronunciato il nome del compare. In questo caso specifico non si è neppure atteso il lodo Alfano bis sulle intercettazioni per procedere al sequestro dell’articolo 21 della Costituzione. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato.

In queste stesse ore, sulla vicenda delle centrali nucleari, si sta ripetendo lo stesso copione. Qualsiasi punto di vista critico, divergente dal pensiero unico nuclearista, è stato cancellato. Gli scienziati, i ricercatori, i rappresentanti dei comitati che promossero il referendum sono stati condannati al silenzio o alla marginalità, fatte salve naturalmente alcune lodevoli eccezioni che ancora resistono sulle poche piazza mediatiche non ancora occupate dalle truppe berlusconiane.

La condanna al silenzio riguarda anche il passato, e coinvolge anche la vita e le opere di alcuni grandi italiani che hanno letteralmente sacrificato la loro esistenza al bene comune e alla lotta contro le mafie e i loro mandanti. Ci riferiamo, in questo caso, al giudice Borsellino e alla sua misteriosa agenda rossa, zeppa di annotazioni e mai più ritrovata. Qualche giorno fa questa vicenda è stata archiviata, nell'indifferenza quasi totale, perché anche questa è considerata una pagina da strappare dal libro della nuova vecchissima Italia di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.

Da Palermo, un vecchio amico giornalista che per tante ragioni preferisce non firmarsi, ci ha inviato una lettera angosciata e indignata che ci permettiamo di pubblicare e di dedicare alla memoria del giudice Borsellino e degli altri eroi che hanno perso la vita per garantire davvero a tutti noi il diritto alla legalità e alla sicurezza.

Via d'Amelio: quella sentenza coperta dal silenzio
Colpo di spugna su uno dei più grandi misteri delle stragi mafiose del '92. L'agenda rossa di Paolo Borsellino, vista in via d'Amelio, scompare per sempre per una sentenza e nella disattenzione dei media. Palermo, 19 luglio 1992. Un uomo in abiti civili si allontana, a passo svelto, dall’inferno di fiamme di via D’Amelio. Tiene stretta una borsa di pelle. E’ quella del giudice Paolo Borsellino, appena trucidato insieme agli agenti della scorta. Dentro la borsa c’è l’agenda rossa dalla quale il magistrato non si separava mai. Quelle immagini riprese dalle telecamere dei primi reporter giunti sul posto, hanno rappresentato, in questi lunghi 17 anni, la speranza di giungere a una verità superiore, di capire quali interessi esterni alla mafia abbiano scatenato, due mesi dopo l’eliminazione di Giovanni Falcone, i macellai di Cosa nostra.
Ebbene, quella verità non la conosceremo mai. Con una sentenza passata nel silenzio, praticamente ignorata da giornali e TG, con gli italiani, forse ipnotizzati dal festival di Sanremo o impegnati a sbirciare nel buco della serratura del Grande Fratello, la Corte di Cassazione ha passato il definitivo colpo di spugna sulle stragi che hanno cambiato il volto dell’Italia.
L’uomo che sottrasse dall’auto blindata di Borsellino quella borsa era il capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, oggi colonnello. La suprema corte ha respinto il ricorso della Procura della Repubblica di Caltanissetta contro il proscioglimento dell’ufficiale. Non ci sarà un processo. Dunque, quelle immagini è come se non fossero mai esistite. E perciò l’agenda rossa sulla quale Borsellino annotava riflessioni, intuizioni, notizie, è un’invenzione.
Arcangioli si è sempre difeso sostenendo di non aver mai preso l’agenda e che la borsa fu consegnata subito dopo. Un fatto è certo però: l’agenda non è mai stata ritrovata.
Carico di rabbia e di amarezza il commento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, un uomo coraggioso che ha speso questi 17 anni, alla ricerca della verità. “La giustizia è morta – dice – e ogni volta che viene negata si rinnova quel massacro. E ci sono giudici che in questi anni sono stati eliminati senza bisogno di tritolo, quando hanno osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione”.
Paolo Borsellino era a un passo dall’aprire la porta dei “santuari” della mafia, quel terzo livello su cui si era rotto la testa prima di lui Giovanni Falcone.
Con la sentenza della Cassazione è stata messa la pietra tombale sulla stagione delle stragi. E Borsellino è sparito dall’agenda della nostra italietta.


Il 21 marzo prossimo a Napoli Libera, la gloriosa associazione fondata da Don Ciotti, terrà a Napoli la consueta giornata della memoria e del rispetto dedicata alle vittime della mafia e della camorra.
Quest’anno ci sarà un motivo in più per esserci e per ribellarsi al tentativo di oscurare persino i ricordi “scomodi".


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22 Febbraio 2009

Fenomeni di autocensura


L'annunciata legge sulle intercettazioni è oscurantista e illiberale, anzi una vera e propria pietra tombale sul diritto di cronaca come hanno scritto congiuntamente gli editori e i giornalisti.

Condividiamo integralmente questo giudizio, ma ci permettiamo di segnalare che anche i fenomeni di autocensura e di auto imbavagliamento sono una pietra tombale sull’Art21 della Costituzione. Qualche giorno fa, sempre su questo blog, Marco Travaglio e Pancho Pardi hanno descritto il silenzio e la sciatteria che hanno circondato la sentenza sul caso Berlusconi Mills.

In particolare Rai e Mediaset hanno affrontato la vicenda con reticenza, imbarazzo, in taluni casi nascondendo o cancellando la notizia, che, comunque la si giudichi, era clamorosa, talmente clamorosa che in altri paesi ci sarebbero state le contestuali dimissioni del presidente del consiglio. Il senatore Pardi, molto civilmente, ha chiesto spiegazioni almeno alla Rai.

Nessuno ha ritenuto di rispondere in modo formale.
Allora proviamo a farlo noi, attraverso una ricostruzione assai vicina alla realtà.
Nessuno aveva voglia di prendere in mano questa patata bollente, alla vigilia della completa berlusconizzazione della Rai. La gestione della sentenza è stata relegata alla sede regionale.

Nessun inviato è stato spedito dai tg nazionali. Carlo Casoli, il coraggioso cronista di Milano che seguiva questi processi, è da tempo confinato nell’ufficio stampa. La sua storia è stata raccontata da Marco Travaglio e da Loris Mazzetti.

La sentenza è stata ritenuta talmente importante che all’atto conclusivo c’erano molti inviati e molte telecamere estere, ma la Rai era rappresentata da un appalto esterno. Quelle immagini sono poi state riversate e ciascun tg ha costruito o non costruito il pezzo. Per esempio il tg3 nazionale ha realizzato il servizio e ha messo nei titoli la notizia. In qualsiasi altro paese civile sarebbe stata l'apertura dei Tg pubblici e privati, poi sarebbero seguiti i commenti e persino qualche editoriale sdegnato contro i giudici comunisti. Qui si è scelta la strada della omissione, della cancellazione, della sottovalutazione, della espulsione dalla agenda mediatica.

Il dibattito sulle ronde padane gode di una copertura superiore alla notizia che il premier si è salvato solo perché si è appena fatto approvare una legge su misura chiamata lodo Alfano.
Quanto è accaduto non ha nulla a che vedere con la legge sulle intercettazioni, ma è un esempio classico di autocensura, di auto imbavagliamento, di subalternità allo spirito dei tempi.
Non osiamo pensare a quanto accadrà quando, tra qualche settimana, Berlusconi avrà completato la presa di possesso di tutte le principali piazze mediatiche.
Per queste ragioni non ci è sembrato giusto lasciar cadere le denunce formulate da Pardi, da Travaglio, riprese da Stille su Repubblica.

Sarebbe ora e tempo che la Rai fornisse una risposta non tanto a noi, quanto a quella parte della comunità nazionale che non intende accettare di vivere bendata, assordata, accecata.

Siamo sicuri che tutte le associazioni sindacali e professionali (che per fortuna hanno immediatamente fatto sentire la loro voce a Milano) vogliano accendere tutti i riflettori non solo sul singolo episodio, ma sul più complessivo piano, già in fase di realizzazione, di arrivare a realizzare un polo unico integrato Raiset. Non vorremmo apparire fuori dal tempo e un po’ fissati, ma di questo piano parlava già Licio Gelli, e molti dei suoi allevi hanno oggi in mano buona parte del potere politico e mediatico.


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20 Febbraio 2009

Regime Raiset


Abbiamo letto su qualche quotidiano che è stato condannato per corruzione l'avvocato inglese Mills, a 4 anni e sei mesi per aver percepito 600 mila dollari. Chi lo aveva corrotto? A sentire la confessione di Mills è stato Berlusconi, ma del Presidente del Consiglio nessuno ha parlato, e quando la sentenza è stata letta a riprendere non c'era neppure la Rai, il servizio pubblico, se non Telelombardia ed un inviato dell'Italia dei Valori.

Insomma, l'informazione in Italia è sempre più oppressa. Qual'è il dato rilevante? Che se fosse successo in America o in altre parti del mondo non ci sarebbero stati dubbi: a casa il corrotto ed il corruttore, Mills e Berlusconi. Invece cosa è successo? Che il signor Berlusconi, Presidente del consiglio, si è fatto approvare dal Parlamento una legge ad hoc, il lodo Alfano, per non farsi processare, e quindi condannare, dal Tribunale di Milano. Questa non è una democrazia reale, ma un regime che cerca di salvaguardare i potenti, in questo caso Silvio Berlusconi.

Il Presidente Di Pietro, i capigruppo di Camera e Senato e il portavoce dell'Italia dei Valori, hanno tenuto una conferenza stampa su quanto è successo ieri: c'è stata una spartizione partitocratica dei posti del Cda Rai. E' importante spartirsi i posti, nominare un direttore di rete e di testata, ma nessuno è stato presente alla lettura della sentenza contro Mills. Anche la Rai fa informazione distorta, vi è un inciucio sotterraneo, una Raiset che corre il rischio di annebbiare i nostri occhi, di chiudere le orecchie, di tappare la bocca. E' su questo che dobbiamo stare attenti. Dobbiamo ribellarci, gli italiani devono ribellarsi perché non meritano questo sistema informativo.

L'Italia dei Valori ha denunciato e continuerà a denunciare in tutte le sedi questa anomalia del sistema Italia, un'anomalia che oggi sta affogando l'informazione. La Rai non c'era. C'era la stampa estera, le televisioni estere, ma non c'era il servizio pubblico radiotelevisivo italiano: i cittadini non devono sapere. I cittadini devono avere le orecchie tappate dal Grande Fratello o da altre trasmissioni di questo livello.

L'Italia dei Valori terrà alta la bandiera dell'informazione e lo farà con l'unico mezzo, che pure qualcuno cercherà di bloccare nei prossimi mesi: la Rete, un mezzo potentissimo per far circolare le idee, le proteste e per aggregare tutti gli spiriti liberi che ci sono in Italia.

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17 Febbraio 2009

I parlamentari disobbediscano


Prendiamo atto che il governo vuole introdurre la censura. Con la nuova legge sulle intercettazioni telefoniche il governo attacca direttamente gli editori, li minaccia di pene e di multe salate se oseranno pubblicare ciò che finora era possibile pubblicare in base al diritto di cronaca. Un solo esempio: con questo sistema non avremmo saputo nulla dell’affare Parmalat e dei danni a decine di migliaia di piccoli risparmiatori.

Gli esperti di diritto si eserciteranno nell’analisi e nella spiegazione di questa nuova trovata del centrodestra. Ma è fin da subito facile tirare una conclusione: per impedire che l’attività dei potenti venga conosciuta dall’opinione pubblica, il governo è pronto a minare alla radice le possibilità di indagine e conoscenza su tutti i reati. I giornalisti non potranno più dare informazioni sui processi, né potranno nominare i magistrati e gli imputati fino che tutta l’udienza preliminare non sarà conclusa. Passeranno anni. E quando si saprà sarà sempre troppo tardi.

E nella nuova legge di controriforma della giustizia si prepara una perla per impedire che l’eventuale condanna di Mills per corruzione si traduca in pubblico riconoscimento del ruolo di chi l’ha corrotto. Indovinate chi.

A questo punto si deve inventare qualcosa di più della mobilitazione classica. Opposizione parlamentare e manifestazioni di piazza sono obbligatorie. Ma ci vuole un’iniziativa speciale. Se in Italia gli editori diventano punibili perché pubblicano ciò che nel resto del mondo si continuerà a pubblicare, è necessario organizzare un nuovo tipo di disobbedienza civile.

I parlamentari che non vogliono condividere questa infamia si mettano a disposizione nell’esercizio delle loro funzioni per diffondere pubblicamente ciò che non si dovrà più sapere. Chi si intende della materia provi a immaginare soluzioni creative e a proporre suggerimenti in merito. Chi non lotta si consegna inerme al dominio di un potere incontrollabile.



13 Febbraio 2009

Assalto alla Rete


In questi giorni è stato votato al Senato della Repubblica un emendamento presentato dal senatore D'Alia dell'UDC che sembra affermare una cosa buona, ma che in realtà buona non è. Parte dalla constatazione, in parte vera, che talora su siti internet, Blog e vari forum che si aprono nella Rete, vi sono affermazioni o gruppi che portano avanti idee da condannare da parte della coscienza civile e che possono in taluni casi costituire un apologia di reato.

Dicevo che questo emendamento sembra buono, ma che buono non è. E' evidente che se si trattasse di affermare un principio di legalità, di rispetto e di valori che per molti cittadini italiani sono sacri che appartengono alla nostra storia e coscienza, come il contrasto alla mafia e la condanna del fascismo, non potremo che essere tutti d'accordo. Il punto è che ancora una volta, o meglio ormai continuamente, questi politici del centrodestra, e l'UDC che tutto sommato continua a stare con il cuore più dalla loro parte che tra le fila dell'opposizione, impugnano e sventolano una bandiera facendo credere ai cittadini italiani che sia quello l'obiettivo e invece si persegue tutt'altro.

Questa norma da un potere non corretto, non giusto, totalmente arbitrario al ministro dell'Interno di oscurare immediatamente un sito, un Blog, un forum di discussione su internet anche su semplici segnalazioni e senza alcuna verifica di carattere giudiziario, solo perché si ritiene che vi possa essere (e non necessariamente provato) un'attività di questo genere.

Crediamo che ancora una volta dietro le buone intenzioni si nasconda una cattiva volontà: vogliono fermare Internet, fermare la Rete, che oggi in questo Paese è l'unica libera e vera forma di informazione, l'unico modo in cui i cittadini liberi possono capire cosa sta succedendo in questo Paese. Ancora una volta si vogliono spegnere, come tante lampadine una dopo l'altra, queste poche luci che ancora illuminano il panorama tetro e desolante dell'informazione nel nostro Paese e toglierci ancora uno spazio di libertà.

Anche questa sarà una battaglia che con determinazione, e forti delle nostre ragioni, combatteremo all'interno del Parlamento.



30 Gennaio 2009

L'informazione e' morta. La Rete e' viva


Repubblica.it: "Una parte dell'Idv difende Napoletano"; La Stampa: "I colonnelli dell'Idv scaricano Di Pietro"; Il Giornale: "Di Pietro spacca l'Idv"; Corriere.it: "I dipietristi si spaccano su Napolitano".

Travisazioni e falsità orchestrate per arginare un successo che le prime stime attestano intorno ai 200 mila utenti collegati allo streaming di Piazza Farnese. L’informazione è morta. La Rete è viva.

Non c'e' nessuna spaccatura nell'Italia dei Valori, come riportato dai giornali che ci sognano, insieme ai nostri avversari politici, deboli, divisi, litigiosi, manettari, estremisti, populisti.

Questa è solo disinformazione, della più becera. E’ “l’arma di distruzione di massa” nelle mani dei partiti di cui accennava oggi Antonio Di Pietro. Condividiamo questa definizione dei media del Paese e li paragoniamo anzi ad un'arma chimica che paralizza le coscienze, un gas nervino.

Noi non ci allineiamo al sistema, ci allineiamo ai cittadini.
Confermiamo il sostegno ad Antonio Di Pietro, e il massimo rispetto nei confronti del Capo dello Stato.


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18 Gennaio 2009

Contraddittorio si, contraddittorio no


Da qualche tempo i cosiddetti liberali della destra del conflitto di interessi non perdono occasione per chiedere la testa di questo o quel conduttore sgradito al capo supremo. Una volta chiedono la testa di Fabio Fazio perchè ha osato dare la parola al papà di Eluana Englaro, un’altra volta berciano contro Lucarelli che si è occupato della mafia e dei suoi protettori, un’altra volta urlano contro Santoro per non aver garantito il diritto al contraddittorio... Magari si dimenticano di dire che, pur invitati, hanno preferito non mettere piede nelle trasmissioni dove le domande non si concordano prima e dove le risposte bisogna saperle dare.

Quelli che chiedono la testa dei giornalisti sgraditi e invocano il diritto al contraddittorio non hanno ritenuto, invece, di far sentire la propria voce al termine della elegiaca puntata dedicata da Bruno Vespa a Giulio Andreotti. Alla trasmissione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Cossiga, il presidente Casini, il presidente Pisanu, e tanto per non sbagliare, anche la presidente della commisione giustizia della camera, nonchè avvocato di Giulio Andreotti, Giulia Bongiorno, con loro anche Emanuele Macaluso e il giornalista del Corriere Massimo Franco.

Nel corso della puntata dedicata al “divo Giulio” non sono mancati i prevedibili attacchi ai giudici di Palermo, a Giancarlo Caselli, indicati come i responsabili di ogni male, persone indegne di portare le toghe... ci mancava solo che qualcuno invitasse i cittadini a prenderli a calci nel sedere. Per l'ennesima volta si è parlato della completa assoluzione di Andreotti, di demolizione dell’impianto dell'accusa.

Un turista avrebbe pensato di trovarsi di fronte un santo scampato ad un complotto di un gruppo di forsennati, forse di terroristi. Nè al conduttore, nè agli altri ospiti è venuto in mente di ricordare che sia la Corte d’appello sia la Cassazione hanno scritto pagine inquietanti sul rapporto tra mafia e poltica e sullo stesso Andreotti. Nessuno ha ricordato che il presidente Andreotti medesimo ha ritenuto di avvalersi della prescrizione per alcuni dei reati contestati, a nessuno è venuto in mente che in qualsiasi altro paese la descrizione dei rapporti tra poltica e mafia, prima del 1980, avrebbero assunto il sapore di una pietra tombale sulla futura attività politica.
A nessuno è venuto in mente di ricordare che Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori erano stati in prima linea contro il terrorismo e contro la criminalità. Quando molti scappavano, furono quei magistrati ad accettare la sfida e a rappresentare la parte migliore dello stato.

In ogni caso, al di là di simili considerazioni che si possono condividere o meno, resta la domanda: perchè non è stato previsto un contraddittorio? Perchè non si è pensato di dare la parola a quei giudici e al giudice Caselli? Perchè i censori dei Fazio e dei Santoro non hanno aperto bocca? Perchè il massacro dela dignità di Giancarlo Caselli e di tanti altri servitori dello stato deve, invece, essere accettata in silenzio, senza la minima reazione?
A differenza di quelli che vogliono la testa dei giornalisti sgraditi, a noi non interessa in alcun modo la via disciplinare al giornalismo, nei confronti di chiunque, fosse pure il nostro più acerrimo avversario.
Quello che non si può accettare, invece, è lo stravolgimento della realtà, la fucilazione mediatica degli assenti.

Dalla Rai, dal suo presidente, dal suo direttore generale, vorrei solo sapere quando, come e in quale trasmissione sarà consentito al dottor Caselli e altri magistrati di replicare alla sequela di ingiurie scagliate nei loro confronti. Se proprio non volessero dare loro il diritto di replica o di rettifica potrebbero chiedere al Tg1 delle 20 di leggere in diretta le ultime 30 righe della sentenza della corte d’appello, relative proprio al processo Andreotti.

La lettura di 30 righe, secondo i ritmi televisivi, non dovrebbe occupare uno spazio superiore ai due minuti. Dal momento che il presidente Andreotti, stando a quanto abbiamo sentito, ne sarebbe uscito pulito quasi come un giglio, non dovrebbe esserci alcuna difficoltà ad accogliere questa richiesta, consentendo così finalmente a milioni di italiani di sapere cosa abbia davvero scritto la corte d’appello a proposito degli intrecci tra mafia e poltica e sulle relazioni pericolose che hanno pesantemente inquinato e condizionato la storia di questo mezzo secolo.


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16 Gennaio 2009

Non e' un Paese normale


Ieri è stata una giornata importante di cui sono orgoglioso come cittadino, come parlamentare e come leader dell’Italia dei Valori.

Mi sono recato spontaneamente alla Procura della Repubblica di Napoli per dare il mio contributo e la mia testimonianza per consentire ai giudici di ricostruire al meglio i fatti su cui i magistrati stanno indagando (e soprattutto il ruolo dell’ex provveditore alle opere pubbliche di Napoli, Mario Mautone, che era ed è un dirigente del ministero delle Infrastrutture ove fui ministro per due anni). Appena gli atti saranno depositati, alla fine dell’indagine, richiederò copia della mia testimonianza e la renderò pubblica su questo sito.

In un Paese civile la mia collaborazione sarebbe considerata opera doverosa e meritoria. Gli stessi magistrati, come riportano le agenzie, hanno giudicato il mio colloquio “molto soddisfacente”. In Italia però, che non è un Paese normale sotto molti aspetti, men che meno quello dell’informazione, questa mattina giornali, tg e commentatori di professione, offrivano interpretazioni completamente e vergognosamente distorte dell’intera vicenda.

Non tutti, per dire il vero, tra questi un’intervista pubblicata oggi su La Stampa di Marco Travaglio offre al lettore un’interpretazione più vicina alla realtà di quanto sta accadendo. La riporto.



“Ma non confondiamo mazzette e favori”

La Stampa: Travaglio, allora, nessun imbarazzo per il Di Pietro che frequenta i tribunali?
Marco Travaglio: No... e perché? Mica è uscito e ha cominciato a inveire. Non mi risulta che abbia chiesto leggi “ad personam”.

La Stampa: No, dice di indagare a tutto campo. Figli e amici compresi.
Marco Travaglio: Appunto. Mi sembra un comportamento di grande coerenza. Mi felicito con lui. Anche perché non si ripara nella questione del penalmente rilevante. Ecco, almeno Di Pietro lascia che siano i magistrati a decidere che cosa è penalmente rilevante.

La Stampa: Sembra quasi di capire, Travaglio, che lei vede Di Pietro persino rafforzato da questa brutta storia.
Marco Travaglio: Guardi, premesso che non so niente di questa inchiesta, e che quindi non ho proprio idea di chi sia indagato e chi no, noto che Di Pietro non fa eccezioni per nessuno. Non era scontato. Le persone vanno messe alla prova dei fatti.

La Stampa: Resta il fatto che l'inchiesta ha tirato fuori una bruttissima storia.
Marco Travaglio: Lui dice che il suo partito è in grande espansione. E che ovviamente entra di tutto. Ecco, questo è un limite. Lo è per tutti i partiti, ma nel suo caso la questione è più grave. Perché da Di Pietro non ce lo si aspetta. Ci vorrebbero dei buttafuori all'entrata. E poi ci vorrebbe un serio collegio dei probiviri.

La Stampa: A essere davvero severi, però, pure Di Pietro dovrebbe cancellare mezzo partito.
Marco Travaglio: Ma almeno, quando gli segnalano una mela marcia, lui la caccia. Gli altri mica lo fanno. Quel Mautone, ad esempio: quando gli sono arrivate certe chiacchiere all'orecchio, l'ha fatto ruotare. E' una buona regola, visto che certi funzionari non li puoi licenziare. Poi naturalmente vedo che gli accollano pure questo...

La Stampa: La questione più delicata, e dolorosa, riguarda il figlio Cristiano.
Marco Travaglio: Mi pare giusto che sia dimesso dal partito. Ora, io non confondo chi prende mazzette, che è un reato, con una semplice raccomandazione. E allora, fermo restando che le raccomandazioni non si fanno, è chiaro che sono due cose di peso diverso.


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12 Gennaio 2009

Sei risposte a Libero


Pubblico le mie risposte (più una) a questo colloquio a distanza tra il direttore di Libero, Feltri, ed il sottoscritto. Lo faccio soprattutto per voi lettori e per l’opinione pubblica che ha il diritto di conoscere i fatti. Fatti e circostanze che invece vengono ogni giorno travisati e strumentalizzati da quelli de “Il Giornale” su ordine e mandato del loro padrone. Ad essi mi rivolgerò nelle sedi giudiziarie proprie, ove sono stati da me chiamati a rispondere per le gravi diffamazioni che sto subendo. A voi la valutazione di quanto di seguito riporto.

Per facilitare la lettura delle mie risposte, riporto di seguito i link alle domande:

1) "Come potè acquistare la casa di Bergamo all’Inail se la legge glielo impediva?"
2) "Come spiega la doppiezza fra l’associazione IDV e il Movimento politico IDV?"
3) "Come spiega la gestione dei contributi elettorali al partito? Chi li ha incassati?"
4) "Come spiega che fosse lui, Di Pietro, ad approvare i rendiconti IDV, senza altri controlli?"
5) "Come spiega il giallo dell’IDV che pagava l’affitto della sede di Roma alla famiglia Di Pietro?"
6) "Come spiega che Di Pietro seppe in anticipo che Mario Mautone, Provveditore alle opere pubbliche in Campania, era sotto inchiesta a Napoli?"
7) "Mi riferisco all’ultima “perla” de “Il Giornale” secondo cui avrei dato o comunque mi sarei interessato a far avere all’avv. Ascione di Brescia una consulenza da una società autostradale."

La lettera
"Caro Direttore, eccomi ancora qui a rispondere alle altre domande che domenica scorsa Lei mi ha pubblicamente formulato. Come ha detto Lei, “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”. Anzi, giacché ci siamo, facciamo “trentadue”, visto che nel frattempo quelli de “Il Giornale” mi hanno sparato altra melma addosso (miei presunti favoritismi da Ministro). Eccomi, dunque, pronto a rispondere alle sei domande che mi ha posto (più una) carte e documenti alla mano che, ovviamente, le metto a disposizione come ho già fatto la volta scorsa.

Prima domanda: "Come potè acquistare la casa di Bergamo all’Inail se la legge glielo impediva?"

Risposta: E chi l’ha detto che la legge me lo impediva? Ah sì, sempre quelli de “Il Giornale”, ma sono frottole. Ricostruiamo i fatti. Il 10 novembre del 2004 ho partecipato ad un’asta pubblica, indetta dalla SCIP per conto dell’INAIL. Fra tanti altri immobili messi in vendita c’era anche un appartamento a Bergamo in via Locatelli 29. Trattavasi di una gara indetta per la seconda volta perché la prima era andata addirittura deserta (si vede che all’epoca nessuno lo voleva a quel prezzo). Il prezzo a base d’asta era di 204.085,00 euro. Io feci un’offerta di euro 261.661,00 che risultò essere la più alta. Il secondo in graduatoria offrì 245.000,00 euro. L’ufficiale rogante però assegnò inizialmente l’asta al secondo in graduatoria perché ritenne non sufficiente la documentazione da me fatta produrre. Feci ricorso e sia il TAR che il Consiglio di Stato mi dettero totalmente ragione. Fu così che finalmente il giorno 16 marzo 2006 sottoscrissi davanti al notaio Santangelo di Bergamo il relativo atto notarile di compravendita, subito dopo il verbale di aggiudicazione. Tutto qui. Cosa mai c’è di illegale o di sbagliato in tutto questo? Ah sì, secondo quelli de Il Giornale ci sarebbe che io non avrei potuto partecipare a quella gara in quanto “pubblico amministratore” e quindi “la legge me lo impediva”. Ma non è vero che io all’epoca fossi un pubblico amministratore. Non lo ero né alla data in cui è avvenuta la gara (10 novembre 2004) né alla data in cui è avvenuto il rogito notarile (16 marzo 2006). Come a tutti noto, divenni Ministro della Repubblica – e cioè Pubblico amministratore - il giorno 17 maggio 2006! Peraltro all’epoca (nel 2004 e fino al 10 aprile 2006) non ero nemmeno parlamentare italiano. Ero sì parlamentare europeo ma dove sta scritto che un parlamentare europeo (o italiano che sia) per ciò solo non possa partecipare ad una gara? Nessuna legge lo vieta in quanto appunto gli eletti non sono per ciò solo anche pubblici amministratori. Pure le pietre sanno che sono Pubblici Amministratori i Ministri e gli assessori comunali, provinciali e regionali in carica ma non anche i consiglieri comunali, provinciali o regionali e nemmeno i semplici parlamentari. Sempre con riguardo a questa vicenda, mi è stato pure contestato che io mi sarei servito di un “prestanome”, ma nemmeno questo è vero. In gergo tecnico - ed ancor più in quello comune e giornalistico - per “prestanome” si intende un “uomo di paglia” una “testa di legno”, una persona insomma che viene messa a capo di una qualche attività imprenditoriale o di una proprietà immobiliare per occultare chi ne è il reale beneficiario o proprietario. Invece nel caso di specie il “disciplinare d’asta pubblica” ed il relativo “modulo di partecipazione” predisposti della SCIP prevedevano la possibilità di avvalersi, ai sensi del’art. 1401 e segg. c.c., dell’ istituto del “contratto per persona da nominare” per l’espletamento delle formalità preliminari e solo per il tempo necessario ad esse: da nominare appunto, e non da nascondere, occultare, rendere inconoscibile. Ho allora incaricato Claudio Belotti a partecipare alla gara per mio conto (e solo per queste preliminari formalità). Poi al momento dell’aggiudicazione (nello stesso giorno) ho provveduto, come prevede la legge, anche ad indicare la mia persona come acquirente ed infatti l’atto di compravendita è stato fatto esclusivamente e direttamente a mio nome (come da atto notarile che le invio). Non vi è mai stato fatto quindi alcun acquisto per interposta persona o per “prestanome” che dir si voglia.


Seconda domanda: "Come spiega la doppiezza fra l’associazione IDV e il Movimento politico IDV?"

Risposta: Ma non vi è alcuna doppiezza. Sono la stessa cosa. Come potrà anche Lei riscontrare dalla documentazione che Le metto a disposizione, essi hanno un unico codice fiscale ed unica partita IVA; una unicità dei conti corrente ove sono stati fatti affluire i rimborsi elettorali e da cui sono state effettuate le relative spese elettorali e di gestione; una unicità dei bilanci presentati agli Organi di controllo (Camera dei Deputati e Corte dei Conti); una unicità dei rendiconti presentati con riferimento alle spese elettorali sostenute nelle varie campagne elettorali; una unicità di documentazione con la quale la Tesoriera ha depositato i rendiconti ed i bilanci agli Uffici della Camera dei Deputati; una ed una sola sede sociale, Milano (mentre quella di Roma, alla pari di tante altre sparse in giro per Italia è solo una sede politica e di rappresentanza). Al di là dei documenti formali, sul piano sostanziale aggiungo che – se avessi voluto davvero trasferire ad altre associazioni i rimborsi elettorali ricevuti – ne avevo pure lo strumento legislativo a cui ovviamente non ho fatto mai – dico mai – ricorso. Il comma 4 dell’art. 39 quaterdecies del D.L. 30.12.2005 n. 273 convertito con modificazioni dalla legge 23.02.2006 n. 51 permette, infatti, ai partiti politici di poter cedere i propri crediti anche ad altre realtà politiche e culturali (a proposito, ma perchè qualcuno in Parlamento nel febbraio 2006, pensò di emanare una norma del genere?). Faccio anche notare che tutti gli organi amministrativi e di controllo hanno sempre riscontrato la legittimità dello Statuto di IDV così come adottato e la correttezza delle appostazioni di bilancio e della rendicontazione presentata. In particolare, lo Statuto e l’atto costitutivo sono stati consegnati al Ministero dell’Interno a cui è stato depositato in occasione del deposito del simbolo e della presentazione delle liste; alla Camera dei Deputati,a cui sono stati depositati sia in sede di richiesta di rimborso che di presentazione di rendiconto delle spese sostenute ed ancora più in generale ogni anno in occasione della presentazione periodica dei bilanci annuali. E’ stata la stessa Camera dei Deputati, investita formalmente della questione, ad affermare con deliberazione n. 35 del 29 luglio 2008 (che ovviamente pure Le invio) che “l’asserita distinzione soggettiva tra Associazione e Movimento Italia dei Valori non risulta allo stato rilevante ai fini del soggetto elettorale avente titolo ai rimborsi (e cioè la lista elettorale “Italia dei Valori – Lista Di Pietro”) e delle persone fisiche titolate a ricevere i rimborsi per conto di detta lista”. Insomma per noi di IDV il partito e l’associazione sono sempre stati la stessa cosa, un solo e medesimo soggetto giuridico. In sostanza, l’Italia dei Valori si è comportato alla stessa stregua di tanti altri partiti, prevedendo clausole statutarie di garanzia per metterlo al riparo dai tanti soggetti strani che girovagano di partito in partito alla ricerca di occasioni propizie per spillare qualche quattrino (come appunto si è cercato di fare da parte di alcuni anche ai danni di IDV). Confronti, la prego, gli Statuti degli altri e riscontrerà che – specie nella fase iniziale della loro nascita – hanno sempre previsto clausole di garanzia. Anche nello Statuto di IDV vigente fino all’altro ieri c’erano clausole di garanzia a maglie molto strette ma mi pare normale che ciò possa avvenire almeno all’inizio di un’avventura politica così complessa, qual è indubbiamente la costituzione ed il decollo di un partito ad aspirazione nazionale. Peraltro, ora che l’Italia dei Valori è finalmente diventato maggiorenne, mi è parso giusto modificare lo Statuto in quella parte in cui riservava ai soci fondatori specifiche ed esclusive clausole di salvaguardia (tra cui la tesoreria). Il nuovo Statuto, emanato anche grazie ai Suoi apprezzati consigli, è consultabile ora sul sito ufficiale del partito.

Terza domanda: "Come spiega la gestione dei contributi elettorali al partito? Chi li ha incassati?"

Risposta: I contributi elettorali ricevuti sono stati sempre, solo ed esclusivamente incassati dal partito dell’Italia dei Valori . Ribadisco quanto ho già avuto modo di precisarLe e documentarle la volta scorsa: i contributi pubblici incassati da IDV a tutto il 2007 sono stati pari a 19.908.596 euro e sono stati incamerati nei suoi specifici conti corrente (e precisamente il c/c n.ro 10633 aperto presso la Banca S. Paolo di Napoli – ag. 1 Montecitorio ed il c/c n.ro 29695 presso il Credito Bergamasco di Bergamo). Sempre sugli stessi conti sono stati incassati a tutto il 2007 ulteriori 761.909,00 euro a titolo di interessi attivi e per contributi degli aderenti ed eletti del partito. Da questi medesimi conti corrente è anche uscito il denaro per pagare tutte le spese (che ad oggi, come pure Le ho specificato nella precedente mia lettera, ammontano a tutto il 2007 ad euro 16.233.853 (come da copia dei bilanci che pure le ho già messo a disposizione). Ovviamente la differenza attiva, pari a euro 4.436.652, trovasi tuttora depositata presso le due banche predette, sempre, solo ed esclusivamente su conti di IVD, come può rilevarsi dai relativi estratti conto.

Quarta domanda: "Come spiega che fosse lui, Di Pietro, ad approvare i rendiconti IDV, senza altri controlli?"

Risposta: Eh no! Non è così. Una cosa sono le clausole statutarie restrittive a suo tempo inserite in via cautelativa, altra cosa è il sistema dei controlli. Questi ci sono stati eccome, a iosa, come posso dimostrare e documentare. Vediamo innanzitutto cosa prescrive la legge al riguardo. L’art 8 legge 2/1992 e art. 1 legge 157/99 prescrive che il Tesoriere ogni anno deve predisporre il relativo “Rendiconto di esercizio” e annesse “Relazione della gestione” e “Nota integrativa al rendiconto”. Questi documenti devono essere poi sottoposti al vaglio di un “Collegio dei Revisori dei Conti”, scelti da appositi elenchi pubblici, ai quali compete per legge il controllo formale e sostanziale della veridicità del bilancio e della correttezza della relazione predisposta dal Tesoriere. Dopo la loro positiva verifica, il Rendiconto (o bilancio che dir si voglia) deve essere pubblicato su due quotidiani, di cui almeno uno a tiratura nazionale (evidentemente allo scopo di rendere noto a qualsiasi associato ed a tutta la collettività la gestione economica del partito). Poi la documentazione, unitamente alla relazione dei Revisori dei Conti va trasmessa alla Camera dei Deputati per il successivo controllo pubblico. Controllo che viene effettuato dall’apposito “Collegio parlamentare per il controllo dei rendiconti dei partiti” previsto dal predetto art. 8, comma 14 legge 2/97. Infine le decisioni del Collegio vengono resi di dominio pubblico (anche nei siti della Camera e del Senato). Per quanto riguarda le spese che i partiti sostengono in occasione delle campagne elettorali, esse vengono analiticamente valutate dalla “Corte dei Conti – Collegio di controllo sulle spese elettorali”. Ebbene, nel caso specifico dell’Italia dei Valori, il Tesoriere del partito (on.le Silvana Mura) ha sempre adempiuto ai predetti adempimenti ed ha sempre reso noto a tutti gli iscritti e simpatizzanti – e tutti i cittadini – il contenuto della predetta documentazione attraverso la pubblicazione sul sito internet del partito (italiadeivalori.it) ove e’ presente una apposita sezione denominata “Bilancio e Finanze”. Le metto a disposizione al riguardo, gentile Direttore, copia della relazione del “Collegio dei revisori” per la gestione finanziaria relativa agli anni dal 2001 al 2007, ove si dà conto di tutti i controlli da loro effettuati (anche sui conti bancari e le relative corrispondenze) e del loro giudizio favorevole. Le invio anche la certificazione della Camera dei Deputati per gli anni dal 2001 al 2006, in cui il Collegio parlamentare di controllo certifica le regolarità dei nostri bilanci. Trasmetto infine il Referto del “Collegio di controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti” che pure conclude, dopo approfondita analisi e verifica dei conti, sulla bontà e regolarità di quelli dell’Italia dei Valori (a proposito, ma lo sa che, con riferimento ad altri partiti, in tutti questi anni ci sono stati e ci sono vari problemi?). Infine mi preme far rilevare che – quantunque l’originario Statuto di IDV prevedesse norme restrittive per l’approvazione dei bilanci - in realtà io, in tutti questi anni, ho sempre condiviso tale responsabilità con le strutture nazionali del partito (di fatto quindi, sperando le stesse clausole statutarie), come può rilevarsi esemplificativamente proprio con riferimento al bilancio 2004 approvato dall’Esecutivo nazionale IDV con delibera del 18/6/2005, che metto a sua disposizione. Come può constatare, Direttore, gli organi del partito sono sempre stati informati ed i controlli ci sono stati eccome – anche da soggetti terzi, con cui non ho né ho mai avuto alcun rapporto personale – ed essi hanno sempre certificato la correttezza della contabilità di IDV.

Quinta domanda: "Come spiega il giallo dell’IDV che pagava l’affitto della sede di Roma alla famiglia Di Pietro?"

Risposta: Nessun giallo. Tutto alla luce del sole e tutto regolare. Anzi, con vantaggi proprio per IDV e senza alcun fine speculativo da parte mia (che anzi mi sono fatto pure carico per i primi anni di vita del partito, di sostenerlo economicamente, anche fornendo gratis le relative sedi, come per esempio avvenne all’epoca in cui la sede di IDV era a Busto Arsizio). Nel merito, è successo che nel 2005 il partito – che in quel periodo era in affitto a Roma in via dei Prefetti 19 – dovette provvisoriamente ed in via di urgenza trovare un’altra sistemazione in quanto il proprietario dell’immobile aveva dei problemi con la giustizia legati proprio a quella proprietà. Siccome io nel frattempo avevo acquistato – tramite la società ANTOCRI a me facente capo – un appartamento a Roma in via Principe Eugenio ho provveduto conseguentemente a metterla temporaneamente a disposizione del partito. La locazione è durata meno di due anni ed infatti dall’estate 2007 il partito ha trasferito la propria sede in via di S. Maria 12, sempre a Roma. L’affitto è avvenuto alla luce del sole, con ratei semestrali sempre regolarmente fatturati e per importi che ho volutamente tenere al di sotto di quelli di mercato, proprio per evitare critiche. L’Italia dei Valori non ha ricevuto alcun nocumento da tali affittanze. Ne è riprova il fatto che la locazione del nuovo ufficio ove IDV si è successivamente trasferita ed ove trovasi tuttora (in zona sì più centrale ma molto più piccolo) prevede un canone annuo di 78.000 euro, a fronte dei 54.000 euro che invece pagava prima (come da contratti e ricevute che le invio). Come può constatare la locazione di ANTOCRI ad IDV non era una speculazione finanziaria, come qualcuno ha voluto surrettiziamente insinuare. D’altronde, se non avessi affittato a IDV, ben avrei potuto affittare ad altri, quanto meno alle stesse condizioni.

Sesta domanda: "Come spiega che Di Pietro seppe in anticipo che Mario Mautone, Provveditore alle opere pubbliche in Campania, era sotto inchiesta a Napoli?"

Risposta: Nessuno mi ha mai detto che Mautone era sotto inchiesta a Napoli e men che meno che era sotto intercettazione (almeno fino a quando non furono proprio alcuni giornali e agenzie a darne illecitamente notizia) . E’ semplicemente successo che, quando divenni Ministro delle Infrastrutture, il Ministero era stato diviso in due (l’altro, quello dei Trasporti, venne affidato al collega Bianchi) e quindi bisognava ridefinire gli organici. Io, allora, utilizzai l’occasione per prendere una nutrita serie di provvedimenti di “rotazione” e “trasferimenti” di dirigenti ministeriali della cui opportunità nel frattempo mi ero reso conto (alcuni perché da troppo tempo rivestivano lo stesso incarico, altri – specie nel “delicato Sud” - perché erano da troppo tempo nello stesso posto, altri perché destinatari di inchieste interne, segnalazioni ed esposti, altri ancora per scadenza del mandato ed altri infine perché ritenuti più adatti a rivestire certi ruoli o certi uffici (non tutti possono fare tutto, giacchè c’è chi è più portato a fare una cosa e chi un’altra). Ho preso tali decisioni in assoluta autonomia e nell’ambito delle responsabilità istituzionali che mi competevano proprio in quanto Ministro (magari facessero tutti così!). D’altronde in alcuni Ministeri (come per gli Interni, la Difesa e l’Economia) le “rotazioni” e i “trasferimenti” sono da sempre una prassi codificata (i questori, i prefetti e gli Ufficiali superiori dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ne sanno qualcosa, con tutti i traslochi che devono sopportare). Nell’ambito di questa complessa e complessiva operazione (riguardante decine di casi) ho provveduto a spostare anche l’ing. Mario Mautone che, da Capo del Provveditorato di Napoli (incarico che egli già rivestiva allorchè io divenni Ministro), è così passato a Capo della Direzione edilizia statale del Ministero e quindi con la stessa qualifica e con funzioni dirigenziali analoghe (d’altronde non averi potuto fare diversamente giacchè egli è un funzionario pubblico e la legge, i TAR ed il Consglio di Stato impongono che chi ha una certa qualifica debba occupare la relativa funzione). Le ragioni personali riguardanti l’inserimento anche dell’ing. Mautone nella “rotazione” non avevano nulla di trascendentale e riguardavano all’epoca solo apprezzamenti di opportunità rispetto a notizie e segnalazioni che erano pervenute al Ministero (peraltro anche di minore rilevanza rispetto a talune segnalazioni riguardanti altri dipendenti). Di esse, comunque, nello specifico renderò testimonianza alla magistratura se me ne farà richiesta, trattandosi (come Lei capirà bene) di atti interni d’ufficio, peraltro in costanza di attività giudiziaria ancora coperta da segreto istruttorio. Ribadisco, infine, che non ci sono mai stati rapporti – né personali né politici – tra me e Mautone. C’è stato solo e sempre un reciproco, doveroso e corretto rapporto istituzionale in relazione ai ruoli ed agli incarichi che ciascuno di noi rivestiva. E’ falso quindi che io l’abbia nominato in una Commissione di collaudo per favorirlo. Egli era un Dirigente del Ministero (anche tecnicamente qualificato ed esperto) e dovendo io formare tante Commissioni di collaudo – ho dato un incarico anche a lui che ne aveva anche meno degli altri. Provi a chiedere ai Sindacati di categoria interni al Ministero e avrà la riprova della trasparenza che riportai nel settore. Altrettanto stucchevole e denigratoria è l’affermazione – pure riportata da quelli de Il Giornale - secondo cui la prova Mautone “sarebbe un mio uomo” deriverebbe dal fatto che egli era presente ad una cerimonia pubblica a Montenero di Bisaccia per presentare i lavori di restauro di un’antica torre saracena diroccata. E chi altro del Ministero doveva esserci se non il funzionario competente, e cioè il Direttore dell’edilizia statale? E chi altri dovevo portarmi appresso, come Ministro, se non il funzionario Mautone che da Provveditore aveva programmato le fasi ed il progetto di restauro?

Settima domanda: mi riferisco all’ultima “perla” de “Il Giornale” secondo cui avrei dato o comunque mi sarei interessato a far avere all’avv. Ascione di Brescia una consulenza da una società autostradale.

Risposta: Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Questa circostanza è già stata smentita in tutte le sedi. Ribadisco che non ho dato mai alcuna consulenza ministeriale ad Ascione, né mi sono mai interessato a fargliene avere da qualcuno. Ed infatti egli non ha avuto mai alcun incarico dal Ministero. Egli ha avuto un incarico dalla “società concessionaria autostradale Brescia-Padova” (che col Ministero non c’entra nulla) per assisterla nelle questioni legali che la vedevano contrapposta alla Commissione Europea ed all’Anas e, tramite essa, anche ai Ministeri delle Infrastrutture, dell’Economia ed al CIPE. L’avv. Ascione è un ex magistrato, ora noto ed affermato legale che esercita nel Veneto e che non aveva e non ha certamente bisogno di me per le sue relazioni. E’ illogico ed offende il senso comune solo pensare che tutti coloro che – avendo avuto, come Ascione, oramai quindici anni fa, rapporti con me da magistrato - ora se fanno un’altra cosa, questa debba dipendere da me. Altro non so e non posso dire proprio perché non ho avuto alcun ruolo ed alcun rapporto al riguardo e mi dispiace davvero per le umiliazioni a cui vengono sottoposte terze persone che non c’entrano nulla, solo per attaccarmi. Fin qui la parte che riguarda me. Attendo ora quella che riguarda gli altri. Potrei fare mille esempi ma ne cito uno solo una a cui LIBERO potrebbe dare risalto: ma le pare giusto che il Parlamento abbia varato una legge che permette l’erogazione dei rimborsi elettorale per tutti e cinque gli anni della legislatura anche quando questa nel frattempo si è interrotta e ne è subentrata un’altra? I partiti, oggi, dopo la caduta del Governo Prodi, stanno prendendo i rimborsi elettorali sia per la vecchia legislatura che per la nuova. L’Italia dei Valori si impegna a fare in Parlamento una specifica battaglia politica per l’eliminazione di questo iniquo balzello.

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9 Gennaio 2009

Calunnie, solo calunnie


Riporto di seguito la mia risposta alla lettera del direttore di Libero, Vittorio Feltri, e pubblicata oggi dal suo quotidiano.

Ho diviso la mia risposta in capitoli, per facilitare la lettura delle mie risposte alle calunnie mosse nei miei confronti in questi giorni da stampa e politici:

- Gestione dei finanziamenti
- Rimborsi elettorali
- Tutti gli immobili
- La società Antocri
- Conclusioni: la formichina

La lettera:

"Gestione dei finanziamenti

Caro direttore, eccomi.
Ieri Lei dalla pagina di Libero mi ha chiesto due spiegazioni e mi ha dato un consiglio. Cominciamo dal consiglio che era il seguente: “Le sollecito a darci prova della sua trasparenza e affidare i milioni del finanziamento ad un collegio di ragionieri eletti nel suo partito”. Mi pare proprio un buon consiglio, la ringrazio e mi attivo immediatamente. Ho oggi stesso disposto la modifica dello Statuto che ora prevede che tutte le finanze del partito e tutti i contributi elettorali (sia futuri che pregressi beninteso), siano gestiti non più dai soci originari che hanno dato vita al partito ma dall'intero Ufficio di Presidenza dell'Italia dei Valori che è composto da 7 persone, individuato non nominatamente ma – pro tempore – per il loro ruolo, la loro funzione e la loro elezione: il Presidente del partito, il Capogruppo della Camera, il Capogruppo al Senato, il Portavoce nazionale del partito, il Tesoriere, un rappresentante degli eletti nelle Regioni (da loro nominato) ed un esperto contabile nominato dall'Ufficio di Presidenza stessa (su proposta dell'Esecutivo nazionale di Idv che è il massimo organo assembleare del partito). Provi a visionare gli Statuti degli altri partiti e vedrà che tutti hanno adottato – specie all'inizio della propria attività – misure di cautela per evitare l'assalto alla diligenza (come peraltro “Libero” ne ha dato atto proprio ieri, informandoci delle beghe interne fra Margherita e Ds per la suddivisione dei rispettivi fondi e beni). Ho già preso appuntamento per domani da un notaio di Bergamo (che conosce pure Lei) per la relativa statura notarile. Appena sottoscritto Le invierò in anteprima copia del nuovo Statuto di Idv: se ha qualche ulteriore consiglio da darci le sarei davvero grato e provvederà di conseguenza.
E veniamo, caro direttore, alle domande che mi ha posto e che possono essere cosi riassunte: come sono stati gestiti i contributi ricevuti finora da Italia dei Valori e come “è la storia dei 10 appartamenti” che avrei acquistato. Rispondo subito, inviandole a parte la relativa documentazione per le verifiche che riterrà opportune effettuare.


Rimborsi elettorali

Idv non riceve finanziamenti da imprenditori o sponsor che sia (da noi non troverà i Romeo di turno). Riceveremo invece – come tutti gli altri partiti che hanno rappresentanza parlamentare – i finanziamenti pubblici previsti dalla legge. Sono tanti. Per noi e per gli altri (ed infatti nella scorsa finanziaria abbiamo chiesto inutilmente al Parlamento di dirottarli a favore degli ammortizzatori sociali). Essi vengono introitati da Idv tutti ed esclusivamente sui 2 conti correnti della tesoreria dell'Italia dei Valori e da questa utilizzati solo ed esclusivamente per esigenze del partito e della sua azione politica (come, da ultimo è avvenuto per la raccolta delle firme per promuovere il referendum contro il Lodo Alfano). Inoltre riceviamo le quote di partecipazione dai nostri iscritti, dai nostri parlamentari e dai nostri eletti e amministratori. Infine riceviamo gli interessi attivi del denaro che rimane parcheggiato in banca fino al suo utilizzo. Più in concreto finora abbiamo incassato – dal giorno in cui ci siamo presentati alle elezioni la prima volta nel 2001 e fino a tutto il 2007 – contributi pubblici per 19'908'596 euro, a cui si devono aggiungere ulteriori 761'909,00 euro a titolo di interessi attivi e per contributi degli aderenti ed eletti del partito. Di converso, abbiamo speso a tutto il 2007 euro 16'233'853. Il nostro partito, quindi, non solo non ha debiti ma è in attivo di euro 4'436'652, somma che trovasi depositata presso le due banche predette, sempre, solo ed esclusivamente sui conti di Idv, come può rilevarsi dai relativi estratti conto. Per l'anno 2008 appena trascorso, la stesura del bilancio è in corso (per noi come per qualsiasi altro partito o ente o azienda) e verrà pure reso pubblico nelle forme e nei tempi previsti dalla legge. Come noto, infatti, tutti i bilanci dei partiti devono essere regolarmente pubblicati in giornali a tiratura nazionale. Quelli di Idv, peraltro, sono sempre stati (e lo sono ancora) visionabili alla voce “Bilanci e Finanze” sul sito del partito Italiadeivalori.it. Comunque – e ad ogni buon conto – glie ne invio copia (specificandole fin d'ora che quest'anno chiederò di pubblicare proprio su Libero il bilancio 2008, come previsto per legge, se Lei me lo permetterà). Specifico che i bilanci annuali dell'Italia dei Valori sono sempre stati tutti regolarmente approvati dall'Organo di controllo del Parlamento, come rilevasi esemplificativamente dalle attestazioni del Presidente della Camera dei Deputati per gli anni 2001-2002-2003-2004-2005-2006-2007 che le invio a parte. Specifico anche che la Corte dei Conti - a cui spetta per legge approvare i Conti consuntivi delle spese elettorali dei partiti - nel referto trasmesso al Presidente della Camera sui consuntivi presentati dalle formazioni politiche ha finora sempre approvato i rendiconti presentati dall'Italia dei Valori.

Tutti gli immobili

E veniamo alla "storia dei 10 appartamenti" (che poi non sono dieci, perché se ne vendi uno per comprarne un altro con i soldi del primo, non ne hai due ma sempre uno). È vero che qualcuno negli anni passati ha alluso ad un utilizzo indebito da parte mia dei rimborsi elettorali, ma - come potrà prendere atto leggendo il decreto dei Gip di Roma n.4620/07 del 14.03.2008 che le invio integralmente - non solo è stata disposta nei miei confronti - su conforme richiesta del pm - l'archiviazione perché il fatto non sussiste ma addirittura sono stati rimessi gli atti alla Procura per la valutatone circa il reato di calunnia nei confronti del denunciante.
Ma, potrebbe obiettare lei e giustamente: d'accordo, la gestione della tesoreria di Italia dei Valori sarà pure corretta ma i soldi per gli appartamenti dove li hai presi? Ecco, allora, l'elenco delle mie proprietà, il loro valore di acquisto e la provenienza dei relativi fondi. A Montenero di Bisaccia sono proprietario di una azienda agricola (lasciatami in eredità da mio padre e mia madre) con circa 15 ettari di terreno e casa colonica annessa (che ho ben ri­strutturato a mie spese, con i fondi (e le pietre) provenienti proprio dall'azienda: produco in proprio, infatti dalla morte di mio padre (1987) soprattutto, olio e grano (quest'anno oltre 400 quintali). A Curno, in provincia di Bergamo ho una villetta a schiera in via Lungobrembo 62, acquistata alla fine degli anni '80 e quindi per definizione con soldi non del partito (che, come noto è stato fondato ne! 2000 ed a cui i primi contributi sono cominciati ad affluire nell'autunno del 2001). Sempre a Curno, in via Lungobrembo 64 (contigua alla precedente) vi è una vecchia casa con giardino, di proprietà di mia moglie che l'ha comprata nel 1985 per 38 milioni di vecchie lire e che e stata dalla stessa (e con il mio contributo, anche manuale) ristrutturata nel 1986 (e quindi in epoca anch'essa non sospetta). È il luogo dove siamo andati a vivere dopo sposati. A Bruxelless sono comproprietario di un piccolo appartamento in via Scarabee 3, acquistato nel 1999 per 204 milioni di vecchie lire (di cui la metà con prestito bancario della Bbl di Bruxelless, sede del Parlamento europeo) quand'ero parlamentare europeo (ed a tal fine). Anche questo immobile è stato acquistato in epoca precedente alla costituzione di Idv. A Bergamo sono proprietario di un appartamento in via Locateli, da me acquistato, a seguito di gara pubblica, ad un'asta indetta dalla Scip per conto dell'Inail in data 10 novembre 2004 (rogito 16.03.2006) per euro 261'661,00 oltre spese e tasse. Non sono invece proprietario di alcun altro immobile in tale città, come invece pure era stato scritto. Vi sono invero lo studio e la casa di mia moglie (che, come Lei sa, fa l'avvocato da una vita e fa pane di una famiglia benestante di avvocati e prima di notai che Lei, gentile direttore, essendo di Bergamo, credo conosca molto bene).

La società Antocri

A Milano ho comprato nel 2004 (tramite la società Antocri) un appartamento in via F. Casati 1/a, per euro 614'500,00, di cui 300'000,00 con mutuo Bnl ed il resto con parte dei fondi provenienti dalla vendita di due appartamenti di mia proprietà che avevo a Busto Arsizio (acquistati nel 1999 - e quindi sempre in epoca antecedente alla costituzione di Idv - per lire 845'166'000 e rivenduti nel 2004 per 655'533,46 euro). Gli atti notarili sono a sua disposizione. Quanto alla provenienza dei fondi per acquistare gli appartamenti di Busto Arsizio, non me ne voglia ma lei dovrebbe ricordarla bene essendo stata una delle persone che vi hanno in qualche modo contribuito (ricorda i 400 milioni di lire che l'editore de "II Giornale" (ove egli faceva all'epoca il direttore responsabile) mi versò, a titolo di risarcimento danni con assegno circolare? All'epoca peraltro furono in molti a versarmi denaro per risarcirmi dei danni provenienti da articoli di giornali ritenuti diffamatori dai giudici o comunque, in via di transazione bonaria). L'altra parte dei soldi provenienti dalla predetta compravendita li ho usati per acquistare (tramite la società Antocri) a Roma nel 2005 un appartamento in via Principe Eugenio per euro 1'045'000,00 (il resto della provvista è stato reperito da un mutuo bancario Bnl di 400'000,00 euro e dai miei risparmi di cui in appresso). Tale immobile è stato rivenduto nel 2007 a 1'115'000,00 e con la relativa provvista, una volta estinto il mutuo, ho comprato l'anno scorso una casa ai miei due figli più piccoli a Milano, in zona Bovisa, per studiare. Ho anche aiutato mio figlio maggiore, con donazioni in denaro (per un totale di circa 80 mila euro) in parte quando si è sposato ed in parte quando sono nati i suoi tre figli trigemini. Soldi che egli, coscienziosamente ha utilizzato per pagare l’ anticipo di una casa a Curno quando abitava li e che poi ha rivenduto ricomprandosi, a minor prezzo, casa a Montenero, quando si è trasferito al paese natio. Sempre a Roma, sono attualmente proprietario dell’appartamento di via Merulana, ove abito quando mi reco li per ragioni legate al mio lavoro parlamentare. L’ho comprata, nel 2001 - e quindi ancora una volta prima dei rimborsi elettorali confluiti in questi ultimi anni al partito - per 800 milioni di vecchie lire ( di cui, come al solito, parte in mutuo) Queste sono,- o sono stata- le mie proprietà. Mi si dirà. D’accordo hai fatto delle compravendite ed hai stipulato dei mutui, ma per il resto dove hai preso i soldi? Ebbene, i miei redditi pubblici e che possono essere consultati presso il sito della camera dei Deputati e del senato ammontano dal 1996 ad oggi ad oltre 1'000'000,00 di euro ( al netto tasse), come da tabella riepilogativa che le invio a parte. A tutto ciò devono aggiungersi ulteriori rinvenienze attive, tra cui una donazione mobiliare per circa 300 milioni di vecchie lire ricevuta nel 1996 dalla contessa Borletti ( i fatti sono notori in quanto hanno riguardato come beneficiari anche altri personaggi pubblici) e come detto plurimi risarcimenti danni ricevuti ( da me e dai miei familiari) per circa 700'000,00 euro negli anni in relazione alle varie diffamazioni subite nel tempo nonché i frutti dell’agenzia agricola e dei relativi cespiti immobiliari lasciatimi in eredità dai miei genitori dopo la loro morte.

Conclusioni: la formichina

Tutto qui. Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse e altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina come mi hanno insegnato i miei genitori, risparmiando ed investendo i guadagni in immobili( almeno questi nono ti mandano sul lastrico, come è successo per le azioni e le speculazioni in borsa!). Mi scuso per la prolissità e se necessario sono ancora e sempre pronto a fornire tutte le risposte che riterrà necessarie. Con Lei, caro direttore lo faccio volentieri per tre ragioni: primo perché sono certo della sua buona fede e del suo sacrosanto diritto di pormi le domande che mi ha posto; secondo perché sono convinto che ogni personaggio pubblico deve rispondere nel merito alla pubblica opinione (ed agli organi di informazione indipendenti come “Libero”); terzo, perché è cominciato il nuovo anno e voglio avvicinarmi alla terza età nel migliore dei modi. Buon anno a lei ed ai suoi lettori.
"


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8 Gennaio 2009

Riforma universitaria: Governo di baroni


Sono passati solo pochi mesi dal ddl Gelmini sulla riforma scolastica e ci ritroviamo nelle stesse condizioni iniziali: uno spot elettorale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Questo Governo continua a manifestare con i fatti l’espressione più ampia della libertà dell’uomo: l’incoerenza! Questa riforma universitaria l’hanno definita un passo avanti verso la meritocrazia. Ma in che maniera può esserlo, se l’unico cambiamento in materia universitaria è quello di portare da tre a cinque i membri della commissione esaminatrice per i concorsi di prima fascia? Se ci fosse stata davvero la volontà di dare un’innovazione autentica all’università italiana, che langue sui bassi fondi delle classifiche europee, avrebbero dovuto prevedere i concorsi su base nazionale e non locale; avrebbero dovuto riformare il criterio della valutazione dei titoli ed inficiare le pubblicazioni con 10/20 nomi che servono solo a traghettare persone estranee alla ricerca nell’Olimpo dei più famosi scrittori. Bamboccioni onniscienti che spaziano nelle più svariate discipline, risultando sempre presenti in ogni lavoro. La riforma non prevede alcuna verifica che attesti che gli studi siano avvenuti realmente, né quale sia il contributo di ciascun autore. Non è prevista l’abolizione dei profili professionali di comodo, quelli che in gergo universitario vengono definiti “medaglioni” cuciti su misura sui candidati destinati a vincere i concorsi. Persiste l’eccessiva frammentazione dei settori scientifico disciplinari che conferiscono autonomia e potere a comunità piccolissime di studiosi, altro che i “macro-settori” da noi auspicati! La nuova normativa ignora totalmente gli studiosi europei esperti e scienziati nel settore per la valutazione dei candidati, limita la selezione oggettiva del candidato e conferisce uno strapotere tutto italiano ai professori di prima fascia che, nel giro di tre o quattro concorsi ritornano ad essere i giudici indiscussi di tutte le competizioni che avvengono nei nostri Atenei: "questa volta ti sistemo il figlio di Tizio, la prossima volta mi fai vincere il figlio di Caio!"
Queste sono solo alcune delle modifiche sostanziali necessarie a cambiare in meglio la nostra università che ci saremmo aspettati, e quella dell’Idv, non è una critica pregiudiziale al provvedimento di questo Governo che, anche nel campo dell’università e della ricerca ha inteso per la nona volta porre la fiducia.
È necessario convincersi che bisogna per prima cosa stroncare il fenomeno del nepotismo, se vogliamo davvero aprire le nostre università ai più virtuosi ed intercettare il merito. Nelle università italiane si perpetuano da anni sempre gli stessi cognomi e si effettuano le programmazioni concorsuali ad hoc, prima ancora che il rampollo di turno giunga alla laurea. Da più parti d’Italia ci segnalano che già durante la scuola di specializzazione i figli della baronia al potere vincono il concorso per ricercatore. Discenti e docenti allo stesso tempo! È qualcosa di incredibile! Sarebbe bastato inserire un solo articolo nel provvedimento, che ora si è trasformato in legge attraverso la fiducia, per vietare l’accesso al ruolo di ricercatore a chiunque non abbia effettuato un dottorato post-specializzazione. Ma purtroppo questo non è stato fatto e ancora oggi dovremo assistere al fenomeno, solo italiano, che gli specializzandi-ricercatori di chirurgia insegnino chirurgia nelle nostre facoltà di medicina pur non avendo nessuna esperienza chirurgica. Oppure, sarebbe bastato impedire, con un altro articolo, la partecipazione ai concorsi nelle università ai candidati che hanno un parente stretto che riveste un ruolo apicale in quell’ateneo . Ma nulla di fatto! Ancora oggi, dopo l’approvazione di questo decreto legge, i trucchi per vincere i concorsi universitari sono tutti possibili: il predestinato vincitore, non appena laureato, viene inserito in tutte le pubblicazioni scientifiche, gli si fortifica il curriculum e quando le carte sono a posto gli viene bandito il concorso. Un concorrente per un solo posto!
Non è questa la strada per intercettare il merito, cari signori del Pdl, e quello della riforma universitaria appare più un mero spot elettorale che una reale volontà di cambiare le cose da parte di questo Governo… di baroni!


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6 Gennaio 2009

I veri giornalisti non hanno padroni


Su una cosa ha davvero ragione il direttore de Il Giornale, Mario Giordano. Nel suo caso, non è possibile parlare di paranoia. La paranoia prevede infatti che chi ne è afflitto creda davvero in quello che dice.
Nel nostro caso, invece, siamo difronte a qualcosa di molto più subdolo e pericoloso. Siamo di fronte a mezzi di informazione che, abbandonata ogni autonomia e libertà di pensiero, trasformano se stessi in armi improprie per perseguire fini che con il giornalismo e con l’informazione non hanno nulla a che vedere. In un’epoca in cui tutto è mosso e condizionato dalla comunicazione di massa nulla, infatti, fa male e ferisce come le parole pronunciate in una televisione o scritte su un giornale. Ed ecco allora che, secondo uno schema non molto dissimile da quello del ventennio mussoliniano, se qualcuno dissente da pensiero del leader maximo, se qualcuno osa criticare, o, cosa ancor più odiosa, dire la verità, scatta impietosa la repressione che non è più fatta di manganelli e olio di ricino, ma di attacchi, insinuazioni, calunnie, denigrazione che tendono a distruggere l’avversario.
E quindi, più che giornali, sono fogli di regime di stampo sovietico all’insegna del principio che il modo migliore per distruggere il nemico è quello di denigrarlo, delegittimarlo e distruggerne la reputazione e la credibilità. Questa è l’azione che, con metodo certosino, il Giornale svolge quotidianamente. Un’azione della quale già hanno pagato il prezzo sia gli alleati, ne sanno qualcosa Fini e Casini, quando hanno osato mettere in discussione il potere del padrone, sia oggi con una violenza che non conosce precedenti chi, come Italia dei Valori e Antonio Di Pietro, ha il coraggio di dire agli italiani che il Re è nudo.
Per questo è paradossale e grottesco che a parlare di atti di squadrismo sia proprio Mario Giordano lui che, da direttore de il Giornale, è stato ed è regista di veri e propri attacchi politici agli avversari del suo padrone che con il giornalismo ci sembrano davvero aver poco a che vedere.
Oggi più che mai capiamo le ragioni che spinsero Indro Montanelli al gran rifiuto. Montanelli aveva un’idea precisa del giornalismo e sapeva che i giornalisti, quelli veri, non hanno padroni.



3 Gennaio 2009

Il paranoico direttore


Ho riflettuto sulla paranoia e ho cercato di documentarmi consultando un buon manuale di psichiatria. La paranoia è «un’anomalia costituzionale che rimane latente in gioventù e si manifesta col maturare degli anni rivestendo la forma di un delirio a lenta evoluzione, coerente e fanatico (…) L’intransigenza nei giudizi, la critica velenosa, la superbia smodata, la tendenza ai litigi e alla ritorsione giganteggiano, alimentando alla base il delirio di persecuzione o di rivendicazione».

La paranoia è un’infermità mentale caratterizzata da «quadri di delirio sistematizzato». In psichiatria forense, la paranoia esclude «la capacità, se non di intendere, certo di volere: perché la volizione e quindi l’azione del malato sono coartate dall’idea delirante che prevale». Insomma i paranoici sono persone abbastanza pericolose per sé e per gli altri.

Si racconta in giro, infatti, che il direttore de Il Giornale, Mario Giordano, abbia sofferto moltissimo la festività del Capodanno, a causa della quale i giornali non sono usciti. Si racconta che il suddetto direttore Giordano, volesse stamparsi, solo per sé, una speciale edizione del Giornale per il primo dell’anno, quando le edicole erano chiuse, interamente dedicata ad Antonio Di Pietro. Avrebbe infatti molto sofferto per la disumana costrizione d’astinenza determinata dalla festività.

Ci dispiace. Il sapere che un uomo soffre, mentre il mondo gioisce, turba umanamente. Si racconta pure che, avendo appreso che Silvio Berlusconi aveva offerto ai suoi ospiti di Villa Certosa, ben mezz’ora di fuochi d’artificio, tali da “illuminare il cielo della Costa Smeralda”, il direttore Mario Giordano sia andato in furiosa escandescenza (al punto da rischiare di diventare lui stesso un gioco pirotecnico), urlando odio e disappunto per feste e festaioli. Fortunatamente per lui, il 2 gennaio, le edicole sono state riaperte e così, per il decimo giorno, il paranoico direttore, ha potuto dedicare il titolo a tutta prima pagina, ad Antonio Di Pietro.

Siamo preoccupati anche dalla notizia che i giornalisti, prime vittime del direttore, sarebbero stati colti, pur se a gerarchie invertite, dalla sindrome che ben venne descritta nei films della Pantera Rosa e che colpiva l’ispettore capo Dreyfus a causa delle azioni dell’ispettore Jacques Clouseau. Comunque, tolta l’umana comprensione per il malato, ci stiamo divertendo moltissimo. Possiamo, felici, dire anche noi “domani è un altro giorno”. Per favore direttore Giordano, non ci deluda.



28 Dicembre 2008

Liberiamo la Rai dai partiti


Per giorni e giorni Re Silvio Berlusconiha brandito la questione morale contro i suoi avversari, invitando tutti a fare pulizia e a mettere fuori dal cesto le mele marce.
”Elezioni, elezioni” ha tuonato invitando gli amministatori napoletani del centro sinistra a lasciare il posto. Come si fa a non condividere questo appello e magari ad estenderlo anche a Marcello Dell’Utri? Per qualche istante ci eravamo davvero illusi che il vecchio sire avesse deciso di concludere la carriera con una improvvisa quanto commovente conversione.

L’illusione si è dissolta durante la conferenza stampa di sabato dove è tornato alla ribalta il vecchio ingiustizialista di sempre.
La giornalista Natalia Lombardo, del quotidiano l’Unità, gli ha chiesto notizie sul sottosegretario Casentino accusato da 5 attendibilissimi pentiti di essere vicino al clan dei Casalesi. Allo stesso modo ha sollecitato una sua riflessione sulla questione morale e sulle ipotesi di soluzione.
Il Sire, con il consueto garbo, ha definito provocatoria la domanda e provocatrice la giornalista. Non contento il sovrano ha anche aggiunto che sulla questione morale decide lui. Dei giudici e delle sentenze non gliene frega un bel nulla!

Quando uno dei suoi fedelissimi è inquisito o addirittura condannato per associazione mafiosa spetta a Lui e a Lui solo convocare il condannato e accertare la verità, secondo criteri che non vogliamo neppure immaginare. L’unto dal Signore ha potere di vita e di morte sui sudditi.

In questo contesto la funzione delle opposizioni, dei magistati, di quei giornalisti che ancora vorrebbero fare il loro mestiere è davvero superflua.
Il sovrano sogna una bella repubblica presidenziale a reti unificate. A nessuno, proprio a nessuno è neppure venuto in mente di ricordargli il conflitto di interessi, dal momento che non esiste al mondo una repubblica presidenziale nella quale il presidente potrebbe aspirare a mettere insieme potere, affari e media e, contestualmente, annunciare l’intenzione di ridurre il ruolo e l’autonomia dei poteri di controllo.

Berlusconi lo ha fatto, nella medesima conferenza stampa, con chiarezza esemplare.
Alla domanda sulle sorti di Riccardo Villari, eletto presidente della vigilanza dalle truppe del medesimo Berlusconi, il signore di Arcore ha risposto che questa situazione comincia a infastidirlo perché è davvero giunto il momento di mettere le mani sulla Rai e ripulire l’azienda da quelle brutte trasmissioni che gli fanno venire l’ansia, tra queste il posto d’onore spetta a "Annozero" dove Santoro e Travaglio si ostinano a non obbedire ai voleri del presidente editore.

Nelle prossime settimane, dunque, la destra liberale si dedicherà non a risolvere il caso Villari, come qualche anima bella si illude, ma assai più concretamente tenterà di convincere il centro sinistra a compartecipare alle spartizioni future, riservando qualche strapuntino in sala mensa o nelle cantine di viale Mazzini.
Invece di continuare a fare appelli a Villari e soci, sarebbe forse il caso di lanciare una vera e propria offensiva politica capace di schiacciare la destra sul fronte della peggiore partitocrazia e della conservazione di ogni conflitto di interesse. Villari o non Villari le opposizioni unite potrebbero chiedere una nuova legge capace di allontanare governi e partiti dal consiglio di amministrazione.

Qualora la maggioranza dovesse impedire qualsiasi riforma, sarà doveroso raccogliere la proposta di Giovanni Valentini che dalle colonne di Repubblica, ha invitato i segretari dei partiti del centro sinistra a riunirsi e a indicare per il consiglio di amministrazione una rosa di nomi di prestigio assoluto, donne e uomini immediatamente riconoscibili per le loro biografie e per le le loro competenze e magari anche per il loro impegno civile.
Di nomi simili ne esistono dentro e fuori la Rai, dentro e fuori gli attuali gruppi dirigenti.
Nei giorni scorsi Veltroni ha chiesto a Roberto Saviano di partecipare e magari dirigere la scuola di formazione del Pd. Perchè non chiedergli di portare la sua forza morale, il suo coraggio, la sua creatività dentro il servizio pubblico? Sarebbe un segnale forte, darebbe un messaggio di speranza a milioni di persone, sarebbe un colpo di piccone alla società chiuse, ai clan consolidati. Forse Saviano non accetterà, ma la ricerca dovrà continuare in questa direzione.

Potremmo citare Sandra Bonsanti, coraggiosa giornalista e animatrice di Giustizia e Libertà, Tana De Zulueta, Miriam Mafai, Don Luigi Ciotti, Dacia Maraini, una scrittrice come Margherita Mazzantini, una grand artista come Carla Fracci, giornalisti coraggiosi quali Lirio Abbate, Rosaria Capacchione, Peter Gomez, Massimo Fini, Oliviero Beha, Marco Travaglio, Giovanni Valentini, Curzio Maltese, Michele Serra, Antonio Padellaro, autori senza padrini come Diego Cugia, imprenditori capaci e combattivi come Ivan Lo Bello e Tano Grasso, giuristi stimati in sede internazionale e nazionale come Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Giuseppe Tesauro, Domenico d’Amati, Antonio Cassese, Nicola Lipari, Lorenza Carlassare... Questi sono solo alcuni esempi.

Li abbiamo scelti scelti anziani e giovani, donne e uomini, moderati e radicali, cristiani e non credenti, ma tutti uniti da una biografia caratterizzata dal grande amore per la qualità della comunicazione e da una forte passione civile. Sicuramente esistono centinaia di candidature simili, ma allora perché non aprire una discussione pubblica? Perche non promuovere delle primarie on line? Perchè non proporre e non utilizzare un metodo nuovo, davvero innovativo, capace di segnare quella discontinuità tanto invocata e assai poco praticata? Si poterbbe cominciare dalla Rai e poi proseguire con le aziende sanitarie e con tutti gli enti e le associazioni dove i partiti possono esercitare un diritto di nomina.
Non sarà la panacea, ma segnerà uno spartiaque tra diverse concezioni della politica e dell’etica.

Il nostro impegno sarà quello di animare la discussione, di raccogliere le indicazioni, di consegnarle ai risposabili delle forze politiche e di promuovere una campagna nazionale affinché non prevalgano le logge di ogni tipo e i signori degli appalti, veri e incontrasti dominatori di questa stagione politica e mediatica.


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22 Dicembre 2008

Vigilanza Rai: lacrime di coccodrillo


Lo squallore delle posizioni e delle scelte assunte dal centrodestra sulla Commissione di Vigilanza Rai emerge con sempre maggiore nitore. I capi di quell'operazione imbrogliona, costellata di tante bugie e di proposte indecenti, di incontri segreti con il Presidente del Consiglio, sono caduti nella trappola del loro stesso imbroglio. Il Presidente del Senato, piuttosto che l'On. Bocchino, e altri ancora hanno lavorato per violentare le regole elementari della buona democrazia e adesso piangono lacrime di coccodrillo.

Il Presidente del gruppo dell'IdV al Senato, Felice Belisario, non parteciperà alla Giunta per il Regolamento del Senato riunita per esprimere parere sulla revoca del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai Riccardo Villari. Italia dei Valori non vuole assecondare l'oscenità istituzionale prodotta dai protagonisti dell'imbroglio sulla Vigilanza, anzi considera che si stiano profilando rimedi peggiori del male creato.

l'Italia dei Valori non solo continuerà a non partecipare ai lavori di una Commissione che ha delegittimato il servizio pubblico radiotelevisivo per asservirlo agli appetiti di 'Mediaset-Premier', ma continuerà a denunciare l'avidità di potere che spinge la maggioranza di governo alla spartizione dei posti di comando dell'azienda.



4 Dicembre 2008

Osservanza di comodo


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di ieri, alla trasmissione "Transatlantico" su RaiNews24, dove ho risposto alla domanda del giornalista in merito alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul contenuto del provvedimento che colpisce gli abbonamenti Sky.

Transatlantico: Berlusconi è soddisfatto. Dice: “Avete visto. Ho ragione io. Mi avete accusato di fare gli interessi miei, e invece alla fine mi sono comportato da uomo di stato e in coerenza con ciò che prevede la normativa europea. Lei che cosa ha da aggiungere?
Antonio Borghesi: Naturalmente non condivido. Che strano, le regole dell'Unione Europea valgono quando fa comodo. Quando c'è da mandare Rete4 sul satellite, con una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, allora non si applica. E' davvero strano, cosi com'è strano che, al momento in cui si doveva decidere quale percentuale di Iva dare, allora erano in gioco ancora gli interessi del Presidente Berlusconi, che pretendeva il 4%. Tanto che il 10% fu, a quel punto, una mediazione. A me pare che, guarda caso, non sbagliano mai contro Mediaset. Sbagliano sempre a favore. Questo la dice lunga sull'eventuale buona fede in questa materia.


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21 Novembre 2008

Orgogliosi della nostra lotta


Riporto una mia intervista rilasciata oggi a "l'Unità".

l'Unità: Onorevole Di Pietro, la storia della vigilanza, in pillole e come se dovesse spiegarlo a un bambino. Soprattutto, perché è significativa non solo politicamente.
Antonio Di Pietro: L'Italia dei Valori, 43 parlamentari eletti e rappresentanza completa a Camera e Senato, cosa che ad esempio non ha l'Udc, ha avuto un consenso elettorale tale per cui ha maturato il diritto di partecipare a ruoli e incarichi istituzionali e parlamentari. Come vuole la consuetudine e le prassi. Dopo il voto, però, ci è stato notificato che non era esattamente cosi. Ad esempio all'Idv non poteva andare una delle vicepresidenze della Camera. E noi abbiamo detto "vabbè, lasciamo stare". In cambio ci hanno offerto la Vigilanza, una commissione di garanzia importante, ci fu detto, anche per dare un messaggio a Berlusconi. Erano tutti d'accordo, Pd e anche Udc.

l'Unità: Cosi nasce la candidatura di Orlando.
Antonio Di Pietro: Quando abbiamo fatto il suo nome hanno gioito tutti, la sua storia come ex sindaco di Parlermo parla per lui. Questo lo dico per dire che è stata una candidatura dell'opposizione, tutta.

l'Unità: E qui, siamo a giugno, cominciano subito le barricate, le votazioni a vuoto, la maggioranza che fa mancare il numero legale.
Antonio Di Pietro: A dimostrazione che il problema non era Orlando ma l'Italia dei Valori. Non è vero che Berlusconi non vuole Orlando, Berlusconi non vuole l'Italia dei Valori. Una volta chiarito questo si capisce perché abbiamo tenuto la posizione e la candidatura di Orlando fino in fondo: è una questione di principio e di dignità politica, non gliela si può dare vinta.. Berlusconi non può fare il controllore e il controllato, non può scegliere lui chi dirige un organo di garanzia che per prassi istituzionale tocca all'opposizione. Per tutti questi motivi, a cui aggiungo il rispetto della dignità politica del partito e personale di Orlando, abbiamo scelto di non cedere.

l'Unità: Avete tenuto il punto. Nelle opposizioni tutti d'accordo?
Antonio Di Pietro: Tutti, lo dico con soddisfazione e con orgoglio.

l'Unità: Beh, ogni tanto qualcuno si è alzato per dire la sua...
Antonio Di Pietro: Sono stati casi singoli di mal di pancia. Io dico sempre che ci sono due categorie di persone: i protagonisti e quelli che parlano dei protagonisti per diventare protagonisti.

Leggi l'intervista completa >>



P.s. Pubblico un video-appello di Ivan Rota, deputato dell'Italia dei Valori, sulla raccolta firme contro il Lodo Alfano.

lodoalfano_rota.jpg


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15 Novembre 2008

Vigilanza Rai: il vizio originario


La storia recente della Commissione parlamentare di vigilanza sulle telecomunicazioni è esemplare. Intanto quasi tutti la chiamano Vigilanza Rai. Non solo per brevità, ma perché pensano che solo quello debba fare. Invece la Commissione deve vigilare sulle telecomunicazioni: quindi anche su Mediaset e le altre emittenti minori. So che affermo l’esistenza di un compito impossibile, almeno nei confronti di Mediaset, ma l’impossibilità ne esalta la necessità.
Dall’inizio della legislatura la Commissione si è riunita per eleggere il presidente e i segretari. Una consuetudine istituzionale mai negata dà all’opposizione la presidenza delle commissioni cosiddette di controllo. L’opposizione attuale ha indicato in Leoluca Orlando, deputato di IdV, il proprio candidato per la Vigilanza. Ma Orlando non è stato eletto.
Infatti per circa quarantacinque volte in Commissione è mancato il numero legale. Lo faceva mancare con monotona regolarità l’assenza della maggioranza. Lo scopo era dichiarato: impedire la nomina del candidato alla presidenza indicato dall’opposizione e imporre invece un candidato, sempre scelto nell’opposizione, ma gradito alla maggioranza.
E’ un vizio originario di Berlusconi: la pretesa di volere un’opposizione diversa da quella reale. Il ritornello “con questa sinistra non si può dialogare” lascia intendere che se lasciassero fare a lui saprebbe ben fare una vera sinistra, naturalmente “moderna” e all’altezza della situazione. La pretesa reale è di essere allo stesso tempo maggioranza e opposizione.
Ma, per quanto desiderata, l’ubiquità politica è impossibile anche per lui. Dunque per porre rimedio la maggioranza ha fissato una regola di scambio tra la nomina del membro mancante, da più di due anni, in Corte Costituzionale e quella del presidente nella Vigilanza. Regola del tutto priva di fondamento: la prima carica è di assoluto rilievo costituzionale, mentre la seconda ha semmai rilievo istituzionale e, ancora di più, politico. Sono entità incommensurabili.
Il candidato della maggioranza per la Corte era Pecorella, avvocato di Berlusconi e deputato, specializzato nel difendere il suo cliente dai processi e soprattutto nel costruire leggi a sua favore in Parlamento. E’ stato a lungo addirittura presidente della Commissione Giustizia: monumento scultoreo al Conflitto d’Interessi, secondo solo a quello del suo datore di lavoro. Per di più Pecorella aveva, ed ha ancora, un procedimento a suo carico. Era immaginabile che un soggetto gravato da un procedimento giudiziario diventasse membro della Corte Costituzionale? Se ne sono viste di cotte e di crude, ma questa era veramente troppo. Non solo per l’opposizione ma soprattutto per la Consulta stessa.
Pecorella è stato poi affondato dalla stessa maggioranza, che gli ha fatto mancare un centinaio di voti, ed è stato così eletto l’avvocato Frigo, anche con i voti dell’opposizione. Dunque l’opposizione ha dato dimostrazione di serietà istituzionale. Ma la maggioranza ha continuato imperterrita a far mancare il numero legale per la Vigilanza.
Solo l’altro ieri si è decisa a comparire e a garantire il numero legale. Con perfetta faccia di bronzo ha perfino vantato il proprio comportamento come atto di responsabilità. Ma la sua comparsa non ha significato rinuncia al disegno di scegliere nell’opposizione il candidato da imporre. Dopo breve schermaglia di schede bianche, ha gettato la maschera concentrando i suoi voti su Villari, senatore campano del PD. Ci si può chiedere il perché della scelta. Forse aiuta la sua stessa biografia politica: ha fatto parte della corrente di Buttiglione, è passato a Mastella (che lo giudica “intelligente ma sfaticato”), è stato per un momento il candidato di De Mita per la carica di sindaco a Napoli, è entrato nella Margherita e da quella è approdato al PD.
Dunque la maggioranza ha interrotto una mai violata consuetudine istituzionale e ha imposto il proprio candidato alla Vigilanza. Qui si apre il sipario sulle debolezze dell’opposizione. Dal momento in cui c’è stato il numero legale questa non ha mai assicurato il pieno dei suoi voti: ci sono state alcune assenze e, peggio ancora, voti dispersi e schede bianche o nulle. Nel momento chiave sono mancati a Orlando cinque voti. L’opposizione non ha dunque mostrato la fermezza minima necessaria per sostenere il suo unico candidato.
Dentro le sue debolezze si annidano forse manovre che ancora è difficile decifrare. Qualsiasi candidato dell’opposizione votato in massa dalla maggioranza avrebbe avuto il dovere di dimettersi immediatamente. Invece Villari ha dichiarato che riferirà ai presidenti delle Camere e poi si rimetterà alla decisione dei gruppi parlamentari del suo partito.
Se ne deduce che non esclude una propria accettazione di quel voto del tutto anomalo. Nella repubblica dell’anomalia istituzionale sistematica, fondata non sul lavoro ma sul conflitto d’interessi, una scelta simile può essere perfino vantata come comportamento da uomo delle istituzioni.



1 Novembre 2008

Riforma Gelmini: macelleria scolastica


L’approvazione del decreto Gelmini non chiude la questione della scuola. Italia dei Valori è andata in piazza, giovedi 30 ottobre, accanto agli studenti, ai professori, ai genitori e agli operatori della scuola, per protestare contro le pseudo riforme e i tagli indiscriminati attuati da questo governo arrogante, che dimostra sempre di piu' la volonta' di alimentare un clima di tensione per nascondere gli effetti devastanti delle proprie azioni.
Pubblico il video ed il testo del mio intervento, della senatrice Giulana Carlino e del senatore Stefano Pedica, durante la manifestazione a Roma di giovedi 30 ottobre.


Giuliana Carlino: Oggi purtroppo è passata la riforma Gelmini. Diciamo “riforma”, ma per noi è una pseudo-riforma fatta senza sentire gli studenti, gli insegnanti e i genitori. Ci siamo battuti fino all'ultimo, non ci siamo riusciti, però andremo avanti e saremo sempre accanto al mondo della scuola.
E' soltanto una legge di tagli che non rispetta la scuola, anzi, la riporta indietro di 30 anni, al conservatorismo degli anni 60-70. Vogliamo una scuola di qualità e ci batteremo perché questo avvenga.


Domanda: Perché il governo parte dai tagli sulla scuola e non dai tagli alle province?
Giuliana Carlino: L'abbiamo sempre chiesto. Gli sprechi nella pubblica amministrazione sono tanti, non possiamo però tagliare sui futuri cittadini. Cominciamo proprio dalle province e dagli enti inutili, cosi da trovare le risorse per investire invece nel mondo della scuola e nel mondo della ricerca, che sono il futuro dei nostri ragazzi.

Carlo Monai: Siamo in piazza con gli studenti, gli insegnanti e i sindacati, per trasportare questa battaglia che abbiamo fatto in Parlamento nelle piazze. E' a dir poco sconcertante che il governo, di fronte a tutta questa mobilitazione che abbraccia il nord e il sud, al di là del federalismo, ma in una unità nazionale ritrovata, faccia orecchie da mercante e continui in questa politica dissennata che attacca proprio i fondamenti di una collettività che vuole crescere. La scuola, l'istruzione e l'università non si può riformare con l'accetta. Bisognava sedersi ad un tavolo, con i sindacati e con le forze di opposizione, che sono sempre disponibili al dialogo, per ragionare in che modo portare delle risorse aggiuntive o ridimensionamenti di spesa senza fare macelleria scolastica. Siamo contrari a questo tipo di politica, e ci auguriamo che il governo abbia un momento di rimeditazione. C'è la finanziaria alle porte, e ci auguriamo che questa battaglia sia un segnale importante per il governo affinché le nostre richieste, che sono le richieste di questa gente e di queste piazze, siano ascoltate.

Stefano Pedica: Questi tre giorni al Senato sono state giornate di tensione. Hanno cercato di spaccare il popolo dei giovani. Attraverso il decreto Gelmini, l'istruzione, l'informazione e la scuola verranno portati verso la distruzione, che noi, insieme al popolo di piazza Navona e dei giovani, abbiamo cercato di contrastare in tutti i modi. Non ci siamo riusciti, ma insieme a loro creeremo la grande battaglia del referendum. E' iniziata insieme a loro, a questi ragazzi, una grande battaglia per cancellare un decreto che sta uccidendo la scuola. Noi questa riforma non la vogliamo, i giovani non la vogliono. L'Italia dei Valori condurrà una battaglia insieme a loro, insieme alle famiglie e a tutti quelli che dicono no a 8 miliardi di tagli e no a quei 5 miliardi dati alla Libia togliendoli alla scuola: questa è una cosa che dobbiamo denunciare.



29 Ottobre 2008

Non abbandoneremo la scuola


Da giorni stiamo combattendo contro il decreto Gelmini. Purtroppo una maggioranza prepotente, cieca e sorda alle richieste del Paese, ha deciso che la scuola deve morire. Per questo l'Italia dei Valori cercherà con tutti i mezzi previsti dalla Costituzione di ribaltare la decisione del Governo: se servirà, anche con un referendum abrogativo.

Studenti, siamo con voi, con le vostre famiglie, con le forze sane del Paese che chiedono di non distruggere il futuro. La riforma taglia fondi e risorse umane, ci riporta indietro di vent'anni. L'Italia dei Valori vuole ricostruire quello che Berlusconi, Tremonti e la Gelmini stanno distruggendo.

Pubblico il mio intervento di questa mattina al Senato, dove ho illustrato la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al decreto Gelmini.

"Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, intervengo a conclusione di un deludente dibattito sulla conversione in legge del decreto n. 137, ormai purtroppo noto come decreto Gelmini per lasciare agli atti del Parlamento ed alla considerazione della pubblica opinione il rammarico e le preoccupazioni dell'Italia dei valori; dibattito deludente dicevo perché abbiamo assistito all'arroccamento su questo decreto da parte sua e del Presidente del Consiglio, sottraendo al Parlamento, non dico alla mia parte politica ma al Parlamento, la possibilità di un confronto propositivo, magari duro negli accenti ma con la possibilità di introdurre modifiche e miglioramenti.

Ma questo è il metodo del Governo e della maggioranza che lo sostiene, insensibile ad ogni volontà pur mantenendo marcate le differenze di fare da davvero il bene del nostro Paese. Ma tant'è! Ma deve stare tranquillo il signor Presidente del Consiglio che continua a sfuggire il confronto parlamentare; tranquillo! Partecipi alle conferenze-stampa in tutte le parti del mondo ma, contrariamente a quanto egli si augura, l'Italia dei Valori non si abituerà alle sue spocchiose provocazioni né al tentativo di ridurre i due rami del Parlamento ad esecutori acefali dei dictat dell'Esecutivo.

Abbiamo provato a comprendere le ragioni e le esigenze del Governo di prevedere per decreto il pastrocchio che poi è arrivato al nostro esame. Ma mi creda, ministro Gelmini: per tutti gli sforzi che abbiamo fatto non ci siamo riusciti. Una norma entrata in vigore ad anno scolastico ormai avviato e quindi senza la necessaria valutazione di impatto, la mancanza di ogni confronto con le parti interessate, ma soprattutto la grave volontà di indebolire la scuola pubblica con un testo di legge banale, sgangherato e inutile.

Vedete, colleghi di maggioranza: non è in discussione la libertà di insegnamento né la possibilità di dare vita ad una scuola o ad una università private. La Costituzione, che pur va rispettata nella sua integrità, in proposito parla chiaro ma state cercando di indebolire la scuola pubblica. Questo ormai è evidente, che è scuola democratica per definizione, che ha - come ricordava il più volte citato, a volte anche abusato Calamandrei - un carattere unitario: e la scuola di tutti crea cittadini e non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti né liberali, né nordisti, né sudisti.

Dicevo all'inizio del mio intervento che vi era nel mio Gruppo tutta la delusione per un decreto scritto in via XX settembre e che ella, Ministro, ha intestato al suo Dicastero per obbligo burocratico.

Sono state sventolate come innovazione e vere svolte la reintroduzione del grembiulino, il voto in condotta, come deterrente per combattere il bullismo, il ritorno ai voti. Comprenderà bene, signora Ministro, la pochezza di queste novità. Non siamo contrari in via di principio a queste note di colore, che tali restano, ma pensa davvero che basti il grembiule per livellare le differenze sociali? Ed è veramente convinta che mettendo voti ma omettendo una puntuale valutazione dello studente si migliorano le sue capacità di apprendimento?

Quanto poi al bullismo, è un fenomeno che non appartiene alla scuola in quanto tale ma ormai sta diventando un deprecabile fenomeno sociale, come la violenza negli stadi, per intenderci, e più in genere ogni forma di aggressione insensata alle regole di convivenza. Non basta quindi il voto in condotta che mira di fatto solo ad espellere gli studenti inquieti dalla scuola stessa ma è importante una parallela opera per il loro coinvolgimento nelle attività del gruppo. Voglio qui ricordare lo statuto delle studentesse e degli studenti approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 249 del 1998, che tende a sottolineare la funzione educativa della sanzione disciplinare, rafforzando la possibilità di recupero dello studente attraverso attività di natura sociale e culturale, in generale a vantaggio della comunità scolastica.

Sul maestro unico poi avete detto una serie di ovvietà senza pari. Negli ultimi vent'anni le ricerche di psicologia applicata dello sviluppo hanno illustrato la complessità e la ricchezza dei processi mentali ed emozionali del bambino, ma, invece di favorire più figure pedagogiche che si relazionassero con lui per un insegnamento plurimo e specializzato, in ragione della forte evoluzione della comunicazione delle forme di apprendimento, si ritorna al maestro tuttologo. Annullare le ore di compresenza significa quindi offrire minori opportunità di diversificazione della proposta educativa.

Vede, signora Ministro, questo è un decreto che in pratica, lo diceva l'oratore che mi ha preceduto, si allinea alla politica dei tagli alla quale dall'inizio di legislatura il Governo cui lei appartiene uniforma tutta la sua manovra. Infatti - ovviamente con un'informazione data da lei e dal Presidente del Consiglio assolutamente deviata - si dice: se si fa la riforma delle elementari, che c'entra la protesta delle università? Evidentemente tutti i provvedimenti vanno collegati e letti in sequela e certamente non in forma dissociata.

Pensiamo, per esempio, alla legge n. 133 dell'agosto del 2008, al blocco del turnover nelle università, che determinerà l'impossibilità di accesso ai giovani ricercatori e l'innalzamento dell'età media dei docenti a cinquantacinque anni, la possibilità di trasformare le università in fondazioni private, che causerà l'annullamento dei princìpi costituzionali sul diritto allo studio, l'accesso ai finanziamenti privati, con il rischio di limitare la libertà di ricerca.

Ecco allora che noi la invitiamo a restituire alla scuola la sua natura, la sua mission: organo centrale della democrazia per risolvere i problemi fondamentali della democrazia. Investendo nella scuola noi miglioriamo le future generazioni.

Infine, voglio fare un accenno alla tecnica informativa del «dai e vai», "ringraziando" anche le Forze dell'ordine per l'attenzione con cui hanno gestito questa situazione delicata, e che il Governo, mi creda Ministro, ha cercato di incendiare. Non è una protesta né sessantottina, tutta ideologica, né del 1977, ancora densa di richiami alle ideologie.

Questa è una protesta pacifica, una protesta che parte dal basso, una protesta orizzontale che non è controllata da nessuna formazione politica perché gli studenti, le famiglie, i docenti sono cittadini italiani e, in quanto tali, hanno il sacrosanto diritto di chiedere, insieme a noi e insieme al Parlamento tutto, una scuola migliore.

Per questo ieri eravamo profondamente delusi, eravamo profondamente arrabbiati, eravamo profondamente distaccati da quanto avveniva in quest'Aula, perché ritenevamo il Parlamento distinto e distante da quanto avviene nella società italiana. Io mi appello al Parlamento perché faccia sentire la propria voce, maggioranza e minoranza insieme, per richiamare il Governo alle proprie responsabilità su questi temi.

Sia chiaro, noi non abbandoneremo la scuola, l'Italia dei Valori continuerà, come ha fatto nei giorni scorsi, a schierarsi nelle piazze accanto agli studenti, ai docenti e alle famiglie anche dopo la deprecabile approvazione di questo decreto. Invitiamo il Parlamento, in un momento davvero d'orgoglio, a riflettere nell'interesse del Paese. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
"


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28 Ottobre 2008

L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza


I giovani no si possono fermare né con l’esercito né con le forze dell’ordine. Nessun poliziotto colpirà mai un ragazzo perché quel ragazzo potrebbe essere suo figlio. Il governo smetta con questa pantomima putiniana e faccia un passo indietro. Non si taglia il futuro, questa strada non è praticabile. Se non ci sono più i soldi si cominci da altre sacche enormi di sprechi, ma giù le mani dal futuro dei nostri ragazzi.
Pubblico il mio intervento di questa sera al Senato, dove il mio discorso è stato accompagnato dall’esibizione di cartelli di protesta da parte dell’Italia dei Valori.

Resoconto stenografico

Signor Presidente, sono rimasto un po' perplesso quando lei, in apertura di seduta, ci ha rammentato i tempi che dobbiamo rispettare per l'approvazione di questo decreto-legge. Non vorrei che a lei sfuggisse che la società italiana vive un momento particolare e se la scuola è un tema centrale della vita di questo Paese, probabilmente una riflessione che possa portare anche ad una calendarizzazione notturna dei nostri lavori, se serve ad approfondire e a ragionare sull'argomento, ce la deve consentire, senza voler cadere in tattiche ostruzionistiche che pure, come lei sa, sono ammissibili e possibili.
Vorrei ricordare, a me per primo, che il rapporto che passa tra la società e il Parlamento non si esaurisce soltanto nel giorno delle elezioni. La società italiana, e la società in genere, è in evoluzione continua nella sua complessità, va ascoltata, seguita, non solo accantonata, bisogna capirne fino in fondo le drammatiche vicissitudini. Il Paese, infatti, protesta dal Nord, al Sud, al Centro: non si tratta di poche persone, e anche se lo fossero meriterebbero di essere ascoltate comunque perché sono una componente di questa società. Ho l'impressione, invece, che noi tendiamo a trasferire il meccanismo maggioritario anche nei fenomeni complessi aggregativi e associativi della società. (Applausi dal Gruppo IdV).
Noi parliamo di fenomeni in evoluzione e li dobbiamo seguire. Per questo chiediamo al ministro Gelmini di soprassedere. Non ci è venuta neppure l'idea di trasformare il decreto‑legge in itinere in un disegno di legge che potesse avere dei tempi più lunghi per essere approfondito? No! Abbiamo davanti la chiusura, direi quasi l'incivile arroganza della maggioranza che si trincera dietro i numeri e la necessità di approvare il decreto. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
Per quanto riguarda la conservazione e l'innovazione, nessuno di noi pensa che la scuola non meriti interventi, ma le abbiamo chiesto e le chiediamo ancora, signor Ministro, che riconosca la necessità di consultare preventivamente i soggetti in campo, senza prenderli in giro e incontrarli nel momento in cui è stato già avviato un percorso accelerato. Lei deve avere la voglia del confronto, la voglia di essere messa anche in discussione dai ragazzi, dagli studenti e dalle famiglie, senza trincerarsi dietro ai numeri, ed è per questo che l'Italia dei Valori chiede, come hanno chiesto i Presidenti dei Gruppi che mi hanno preceduto, una riflessione ulteriore. Noi non abbiamo intenzione di arroccarci ma di migliorare un provvedimento che per noi è assolutamente inaccettabile. Le chiediamo un atto, mi consenta, di ravvedimento operoso, cercando di trovare un punto d'intesa che possa favorire e tranquillizzare famiglie studenti e docenti. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).


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17 Ottobre 2008

Beni pubblici, raggiri privati


Europa 7 ha vinto nel 1999 la gara per l’assegnazione della frequenza sulla quale trasmette oggi Rete 4 e ne ha diritto. Già nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 466, stabiliva che Rete 4 doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
Tale sentenza è stata ripetutamente disattesa, prima con il decreto legge “salva Rete 4” del 24 dicembre 2003, successivamente con l’approvazione nel 2004 della legge Gasparri, e, infine, con la mancata approvazione nel corso della XV legislatura di una legge che affermasse in Italia il pluralismo dell’informazione.

Secondo la Corte di Giustizia Europea il regime di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. Per questo ha condannato l’Italia al pagamento di una multa di 127.000 euro al mese, con la sentenza dello scorso 31 gennaio 2008 nella causa che opponeva l’emittente privata Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni.
Nel giugno scorso Berlusconi ha tentato di inserire in un decreto legge un emendamento salva Rete 4, che ha poi dovuto ritirare grazie alla ferma opposizione di Italia dei Valori.

Ora la fervida mente del Presidente del Consiglio ha partorito una nuova idea a danno degli italiani, prendendo in giro ancora una volta i principi di legalità, E lo potrà fare perché oggi è il padrone non solo delle reti Mediaset ma anche di quelle pubbliche. In poche parole la Rai, spendendo soldi dei contribuenti, riorganizzerà i suoi impianti in modo da far utilizzare le sue frequenze anche ad Europa 7. E così, facendo a pezzi la legalità, formalmente sarà applicata la sentenza della Corte Europea e Rete 4 continuerà a trasmettere indisturbata su frequenze che occupa illegalmente.

Diciamo “no” a questo ennesima beffa alla giustizia ed agli Italiani. Se la Rai libererà delle frequenze esse dovranno essere messe all’asta, un’asta alla quale anche Rete 4 potrà partecipare. Ma Europa 7 ha diritto di utilizzare quelle occupate da Rete 4, che deve intanto trasferirsi sul satellite.


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12 Ottobre 2008

Intercettazioni e giustizia: doppio bavaglio


Berlusconi dice che alla presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza sulle telecomunicazioni (ricordiamo: deve vigilare non solo su Rai ma anche su Mediaset) non ci vuole Leoluca Orlando. Incurante dell'inammissibilità di ciò che dice si premura perfino di spiegare: non lo stima perché è giustizialista. Per la verità Orlando ha appena ricevuto in Germania il premio Adenauer che non è esattamente un premio per assatanati.
Ma non basta. Aggiunge: datemi una rosa, basta che non ci sia incluso Beppe Giulietti. Allora ecco una rosa possibile: Gasparri, Buonaiuti, Romani. Faccia lui, la scelta sarà sempre la migliore. In nome del dialogo può chiedere all'opposizione di approvarla.

Non sia motivo di stupore la sua pretesa di stabilire il candidato dell'opposizione. Da quando ha scoperto che la sinistra non è all'altezza delle sue aspirazioni e dei suoi meriti (non della sinistra, di lui stesso), ritiene di farsi carico anche di rappresentare la sinistra, convinto di essere meglio anche lì. Sarà per questo motivo che taglia i finanziamenti alla stampa meno ricca di risorse. Non è per ostilità che pone le condizioni per la chiusura del Manifesto e di Liberazione, ma per magnanima aspirazione a dare degna espressione a chi non sa garantirsela. Se i poveri non ce la fanno ci penserà il ricco. Se poi ci vanno di mezzo alcuni giornali di centrodestra, poco male: quel lato è già tutto coperto da lui in persona.

Stona in questo quadro di armonie prestabilite l'inchiesta de L'Espresso a partire dalle confessioni di Gaetano Vassallo. Il camorrista pentito rivela di aver appestato la sua regione anche con la complicità dei poteri locali e fa i nomi di Landolfi e Cosentino. Il primo, esponente di An in Vigilanza Telecomunicazioni nella legislatura precedente si difende in modo toccante: mi sono sporcato le mani ma non l'anima. Il secondo, nel governo attuale sottosegretario a Economia e Finanze (l'uomo giusto al posto giusto), sta zitto. Ma lo conforterà sapere che ai giornalisti dell'Espresso sono stati perquisite case, auto e scooter, e requisiti gli hard disk dei computer. Perquisita anche la redazione del settimanale. I giornalisti, accusati anche di aver favorito la camorra casalese, devono pur misurarsi con le difficoltà delle inchieste. Così si tempra la professionalità.
A questo proposito riporterò qui domani sentenze della Corte di Strasburgo su perquisizioni e libertà di stampa.

Ma sarebbe troppo semplice se tutto si fermasse alla presa sull'informazione. Regge sempre il principio essenziale che il bavaglio all'informazione deve essere completato col bavaglio alla giustizia. Così si prepara il divieto all'uso delle intercettazioni (vada per mafia e terrorismo ma mai per corruzione).
E siccome alla fine, dall'alto, su tutto veglia la Corte Costituzionale, si deve mettere la mani sulla Consulta. Un giudice manca da tempo, e per questo Pannella fa lo sciopero della sete, ma tra poco ne scadrà un altro che andrà rinnovato. Candidati Pecorella e Violante. Da quel giorno la Consulta potrebbe non essere più la stessa.



25 Settembre 2008

Gorizia trasparente


Lo scorso 19 settembre Antonio Di Pietro ha lanciato dal suo Blog l'iniziativa "Comuni trasparenti", invitando i consiglieri, gli assessori e i sindaci dell'Italia dei Valori a favorire la partecipazione dei cittadini ai consigli comunali, agevolando ed autorizzando la ripresa diretta delle sedute.
Tra le segnalazioni ricevute dagli utenti, riportiamo i video di Donatella Gironcoli, consigliere comunale del comune di Gorizia. A seguire l'articolo pubblicato sul suo Blog dove riporta una breve descrizione della seduta del 21 luglio scorso.

"Acceso confronto in consiglio comunale di Gorizia sul progetto di accorpamento ed esternalizzazione delle mense scolastiche, promosso dal sindaco Romoli. I genitori, che hanno raccolto 2.700 firme per contrastarne l'attuazione, chiedono la revoca della delibera e sono pronti al referendum. La minoranza li sostiene, contro la logica dell'esternalizzazione selvaggia e a favore della qualità della vita, in primis dei nostri bambini. Ormai in molti dubitano dei vecchi dogmi di una certa economia, a cui si rifanno i nostri amministratori, che spesso ha portato solo aumenti dei costi, peggioramento dei servizi, sfruttamento del lavoro e affari per i soliti furbi.
La mozione per fermare l'accorpamento delle mense non passa: 23 contrari. Tutta la maggioranza, eccetto l'assessore Pettarin (assente) e il consigliere Hassek, fuori dall'aula
".



8 Settembre 2008

Il governo e' la televisione


Ottavo spot di Berlusconi a Napoli. Ma la regione resta invasa e inquinata da un reticolo di discariche occasionali dove i fuochi bruciano notte e giorno, come dimostrano le foto e i video di denuncia di decine di cittadini. La solita scena azzurra con il logo cerchiato della presidenza del consiglio e dentro il cerchio la scritta “Ottava visita del Presidente del Consiglio a Napoli”. L’esibizionismo puerile si riveste di oggettività televisiva.

Il governo è la televisione. Ciò che si vede c’è, ciò che non si vede non c’è.
La ripulitura del centro viene continuamente rappresentata e nella messa in scena scompaiono i suoi caratteri approssimativi. E pur vedendone l’aspetto precario, gli elettori di centrosinistra non possono non riconoscerla e allo stesso tempo devono ammettere la disastrosa insufficienza della classe dirigente di centrosinistra che ha lasciato marcire la situazione oltre ogni limite immaginabile per poi consegnare al mago la possibilità di usare la sua bacchetta magica. Se ha senso ora collaborare col governo perché non l’hanno fatto prima quando il governo era nostro? Perché hanno rinviato a dopo ciò che dovevano fare subito?

Ora viene messa in scena la pulizia napoletana ma la regione resta invasa e inquinata. Discariche aperte d’autorità e militarizzate accolgono la spazzatura urbana e non si sa quanto ciò possa durare. Altre discariche vengono aperte nei luoghi meno densi di popolazione, meno problematici dal punto di vista del consenso elettorale, ma proprio perciò pregiati come riserve di spazio e di silenzio.
La città invia la sua spazzatura lontano da sé e inquina luoghi che da sé non avrebbero mai saputo e voluto inquinarsi. L’Irpinia orientale deve subire gli effetti peggiori di una metropoli che non ha mai saputo trovare la misura per autoregolarsi.

Gruppi spontanei testimoniano la realtà incombente della terra dei fuochi. L’area metropolitana è segnata da un reticolo di discariche occasionali, non estinguibili e di continuo rinnovate, dove i fuochi bruciano notte e giorno. I ritratti da satellite forniti da Google lo dimostrano. Vi si brucia di tutto, anche in immediata prossimità di insediamenti e colture. Sotto gli occhi dei tutori dell’ordine, nella piena consapevolezza delle popolazioni circostanti.

Il Tg3 vi ha gettato un rapido sguardo. Gliene rendiamo merito, ma si può scommettere che la coltre dell’indifferenza organizzata cercherà di far dimenticare. A maggior ragione va sostenuta l’azione di chi, prima di tutto, esercita il diritto costituzionale all’informazione. Prima ancora di giudicare: raccontare e far vedere. Il compito del cronista indipendente dai poteri resta garanzia fondativa della democrazia. Non ha alle spalle il logo “Centesima visita nella terra dei fuochi” ma fa del suo meglio per mostrare la verità.
Chi è interessato vada a vedere www.laterradeifuochi.it.



20 Agosto 2008

Vento di censura


Il tribunale di Milano ha respinto la richiesta del sequestro del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez "Se li conosci li eviti" presentata dal deputato leghista Matteo Brigandì che aveva chiesto di far sparire il volume per il suo "contenuto diffamatorio". Una decisione giusta e assolutamente inevitabile.

Quello di Travaglio e Gomez è un libro documentatissimo scritto da due autori che tra l'altro vincono tutte lo loro cause per la serietà con cui compiono la verifica delle fonti. Sarebbe stato davvero singolare se si fosse arrivati al sequestro.

Tuttavia, il solo fatto che qualcuno arrivi a chiederlo ci fa capire qual è lo spirito dei tempi e che il vento di intolleranza che si è abbattuto contro Famiglia Cristiana e tanti altri dimostra che non è una vento passeggero ma che è destinato a soffiare ancora più forte nel prossimo autunno.

Per quanto ci riguarda continueremo a contrastare con la massima durezza tutti i tentativi di questo genere.


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25 Luglio 2008

Servi silenziosi


E' iniziato, in commissione giustizia alla Camera, l'esame del disegno di legge Berlusconi sulle intercettazioni.

In questi tre mesi abbiamo avuto le aule parlamentari intasate dai problemi del Presidente del Consiglio. Prima la “blocca processi”, che avrebbe bloccato 100 mila processi per reati gravissimi solo per bloccare un processo, quello che interessa il Presidente del Consiglio. E poi il "Lodo Alfano" che di lodo non ha assolutamente nulla perché è una legge dello stato che impedisce che il Presidente del Consiglio venga processato. Se non avessimo avuto le aule parlamentari intasati dai problemi del Premier probabilmente il disegno di legge sulle intercettazioni sarebbe già legge dello Stato.

Per farvi comprendere cosa accadrà, se e quando questo disegno di legge diventerà legge dello Stato, posso farvi un riferimento specifico al caso Abruzzo.
Nel caso in cui, al momento dell'arresto del Presidente della Regione, questa legge fosse già stata approvata i cittadini abruzzesi saprebbero dell'arresto del Presidente ma non potrebbero conoscere le ragioni. Alternativamente, se qualche giornalista avesse avuto il coraggio di informare l'opinione pubblica sarebbe in galera agli arresti anche lui.
I procuratori della Repubblica Nicola Trifuoggi e i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli sarebbero esautorati dalle indagini, e l'indagine sarebbe probabilmente morta perché sarebbe scaduto il termine improrogabile dei tre mesi previsto dalle intercettazioni.

Non sto facendo riferimenti generici a situazioni generiche. Sto facendo riferimenti specifici e puntuali al disegno di legge Berlusconi in esame alla Camera.

L'opinione pubblica non saprebbe nulla perché all'articolo due è previsto il divieto della pubblicazione su qualsiasi organo di stampa degli atti delle indagini. Il Presidente è in galera e gli abruzzesi impossibilitati di sapere il perché.

Perché dico che i giornalisti che avrebbero sentito forte il diritto ed il dovere d'informare l'opinione pubblica sarebbero agli arresti? Perché l'articolo 13 prevede e punisce con l'arresto il giornalista che viola questo divieto.

Perché dico che il procuratore della Repubblica e tutti i magistrati che stanno indagando sarebbero esautorati dalle indagini? Perché l'articolo 1 di questo stesso disegno di legge prevede l'obbligo di astensione da qualunque atto da parte dei magistrati che vogliono informare l'opinione pubblica. Il procuratore della Repubblica ha informato l'opinione pubblica e ha reagito agli attacchi e insulti che gli sono piovuti addosso dalle massime cariche dello Stato, e mi riferisco a Silvio Berlusconi.

E' una situazione francamente inaccettabile. Il Paese al quale pensa Berlusconi è un Paese fatto di servi silenziosi, di magistrati impossibilitati ad esercitare la loro funzione giurisdizionale e di giornalisti imbavagliati, privati del loro diritto e dovere d'informare, di far sapere ai cittadini e all'opinione pubblica. Le cose di cui vi ho parlato sono i fatti. Solo ed esclusivamente i fatti, che probabilmente non riuscirete ad apprendere dagli organi d'informazione di regime.

Sono i fatti, tutto il resto è solo ed esclusivamente propaganda di regime.


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21 Giugno 2008

Stampa canaglia


Pubblico un articolo dal mio blog, un articolo che riporta alla luce un tema prioritario per questo Paese, l'informazione, che in nessun caso puo' esimersi dal dovere di essere imparziale nei suoi giudizi, soprattutto nei confronti di un uomo integerrimo come Peppino Basile.

"Cari amici,

in un sistema davvero democratico il ruolo della stampa rappresenta la garanzia per i cittadini di controllo sul potere giudiziario e su quello esecutivo. Perché questo ruolo si possa esprimere appieno, la stampa deve essere autonoma e indipendente.

Nel caso dell’omicidio del nostro amico Peppino Basile la stampa non sta cercando la verità, ma sta riportando una delle verità: la più conveniente, la meno scabrosa, la più comoda.

La stampa, la quasi totalità, di fronte all’omicidio di un rappresentante delle istituzioni come Basile piuttosto che indignarsi ha preferito scavare nel gossip dei debiti, delle femmine facili di Peppino solo e separato, arrivando persino ad infangarne la dignità di uomo con la notizia di frequentare le minorenni.

Il Messaggero, che ci riserviamo di querelare, riportava così il 19 giugno scorso: “sembra discretamente chiaro – anche se la realtà è sempre fatta per smentirci – che Basile sia stato vittima di una vendetta personale, che bisogna dragare fra le sue notti di conquistatore impenitente per scoprire la verità, fra minorenni straniere e mature scuci-soldi di provincia”.

Insomma come nel caso degli omicidio di Renata Fonte, di Peppino Impastato o di Mauro Rostagno la stampa ha preferito soffermarsi alla vita privata.

L’omicidio di Renata Fonte inizialmente considerato il gesto di un folle si scoprì essere l’intreccio perverso tra affari, politica e criminalità organizzata. Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia con l’esplosivo, in realtà per mesi la stampa definì Impastato un terrorista. Mauro Rostagno fondatore della comunità Samman fu assassinato dalla mafia perché ostacolava gli interessi sul traffico di stupefacenti, in realtà fu dipinto come un pericoloso trafficante di droga.

Per Peppino Basile rivediamo lo stesso film. La stampa insieme al sindaco di Ugento vogliono fare passare l’idea che l’omicidio di Peppino sia da cercare nel vizio delle femmine, tra i debiti di gioco o nella migliore delle ipotesi per la pazzia del consigliere provinciale.

Eppure Peppino è stato minacciato di morte direttamente dai muri della sua città e nessuno delle istituzioni ha pensato di cancellarle quelle scritte infamanti, mentre i vigili hanno provveduto con solerzia a rimuovere un innocente striscione che Peppino durante l’ultima campagna elettorale aveva appeso al suo comitato.

Questa azione denigratoria nei confronti di Peppino continua ormai imperterrita da giorni nonostante sia trascorsa una settimana dal delitto e il colpevole sia ancora libero e impunito.

Pierfelice Zazzera"

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27 Maggio 2008

Noi non ci stiamo




Oggi alla Camera siamo intervenuti compatti contro questa manovra da regime dittatoriale che vuol salvare Rete4 alle spalle di Europa7, degli italiani ed in barba alla sentenza della Corte di Giustizia europea. Non possono oscurarci tutti, siamo in Parlamento e rappresentiamo milioni di italiani in questa battaglia.

La minaccia di Cicchitto di non votare Orlando alla presidenza per la vigilanza Rai non ci intimorisce. Non ci interessa una poltrona se per ottenerla dobbiamo tradire i nostri elettori. Questa pratica la lasciamo ad altri partiti.

Guarda gli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori:

Massimo Donadi - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Antonio Borghesi - resoconto stenografico
Leoluca Orlando - resoconto stenografico
Jean-Leonard Touadi - resoconto stenografico
Ivan Rota - resoconto stenografico
Ignazio Messina - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Giuseppe Giulietti - resoconto stenografico
Carlo Monai - resoconto stenografico
Francesco Barbato - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Giuseppe Giulietti - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Renato Cambursano - resoconto stenografico
Antonio Borghesi - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Ivan Rota - resoconto stenografico

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22 Maggio 2008

Il Governo delle leggi ad personam




Con l’emendamento presentato oggi il Governo si fa carta straccia di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea e dice che, a dispetto di tutto e di tutti, anche se in un regime d’illegalità, Rete4 deve continuare a trasmettere, e chi ha vinto gare dello Stato, e da dieci anni attende di poter mandare in onda i suoi programmi, non ha nessun diritto, perché questo non è uno Stato liberale, ma uno Stato dove vince il più forte, e oggi gli si da la pugnalata definitiva e si dice che la libertà d’impresa in Italia non esiste.

Guarda gli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori alla Camera:

Federico Palomba - resoconto stenografico
Renato Cambursano - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
David Favia - resoconto stenografico
Americo Porfidia - resoconto stenografico
Carlo Monai - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico

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21 Maggio 2008

IdV: diciamo basta alle censure




Di carne sul fuoco della politica ce n’è molta. Le polemiche sul caso Santoro, Travaglio, l’intervista di Fazio, il caso Forleo, la raccolta di firme dell’8 settembre e del 25 aprile degli amici di Beppe Grillo, la prima per una proposta di legge d’iniziativa popolare e la seconda per referendum abrogativi, e ancora tante altre cose. Il tutto condito da un pre-inciucio, che il Popolo delle Libertà propone senza neppure nascondersi al Partito Democratico. L’Italia dei Valori vuole continuare a parlare chiaro.

L’informazione deve essere libera, ognuno ne risponde davanti ai cittadini, e se sbaglia ne risponde nelle sedi giudiziarie, e se giornalista nelle sedi dell’ordine dei giornalisti. Ma ne Travaglio, ne Santoro, ne Fazio ne altri possono essere oggetto di provvedimenti disciplinari dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. Ve la ricordate l’autorità garante? Quando Antonio Di Pietro si lamentava che l’informazione in campagna elettorale era contro l’Italia dei Valori, che veniva quasi sempre oscurata: il tempo passava e nessuno rispondeva. Ci volle un intervento forte dell’Italia dei Valori per avere una risposta che quantomeno risarcisse questo oscuramento. Invece, per sanzionare Travaglio, Fazio e Santoro si è mossa subito, e a valanga, l’Autorità Garante.

Noi diciamo basta alle censure. Una democrazia moderna deve essere una democrazia che parla in piazza, che mette i cittadini nelle condizioni di conoscere per deliberare, perché, se non si conosce, anche le elezioni corrono il rischio di prendere una china non positiva. L’Italia dei Valori ritiene che tutte le personalità che fanno informazione libera vadano salvaguardate, e vadano salvaguardate soprattutto dal servizio pubblico. Non capiamo che le reti del Presidente del Consiglio possano emarginare ora uno, ora l’altro, ora tutti, ma la Rai deve fare informazione, perché non può essere ne di destra, ne di centro, ne di sinistra. La Rai si nutre con il canone dei cittadini e deve dare ai cittadini l’informazione.

Il caso Forleo: anche qui i potenti si sono sentiti offesi o quantomeno scalfiti, e quindi la Forleo viene allontanata come un giudice riottoso, che non si piega, e allora via da Milano, dove lavorava. Non va bene: è in pericolo la democrazia, perché ognuno di noi deve essere soggetto solo e sempre alla legge, e non ad altri, ne alle lobby ne alla politica.

Questo ci preoccupa, come ci preoccupa che nonostante le 400 mila firme la Casta non si sia ricordata di attivare la richiesta di legge d’iniziativa popolare avanzata da Grillo e dai Meetup: no ai condannati in Parlamento, un massimo di due legislature e preferenza diretta, cioè i cittadini che scelgono chi mandare in Parlamento. Noi dell’Italia dei Valori riproporremo queste battaglie di civiltà, battaglie che fanno riconciliare i cittadini con la politica, come non possiamo mandare in silenzio il milione e 400 mila firme che sono state raccolte proprio per la libera informazione, per evitare che anche la Casta dell’ordine dei giornalisti faccia pressione e controlli a quei giornalisti che non si piegano.

Noi dell’Italia dei Valori le vogliamo fare queste battaglie, le continueremo a fare in Parlamento perché siamo l’unico partito senza condannati, ne in primo, ne in secondo ne tampoco in terzo grado, persone pulite, con facce e mani pulite, e soprattutto con voglia di fare, con la passione che Antonio Di Pietro ci ha trasmesso e che questi anni di lavoro duro possano continuare al servizio di tutti voi.

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19 Maggio 2008

Romani: peggio dell'editto bulgaro




Le dichiarazioni del sottosegretario Romani sono peggio dell’editto bulgaro di Berlusconi. Sulla questione Travaglio si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica. E’ nelle intenzioni di questo Governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo. Una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico.

Ci chiediamo a questo punto: a quando la chiusura di internet come è stato deciso in Birmania? Su Saccà poi è incomprensibile la posizione del sottosegretario alle telecomunicazioni. Da un lato si dice di voler tenere fuori la politica dalla televisione di Stato, mentre dall’altro si sceglie anche chi deve lavorarci e chi non ne ha diritto. Il fatto che Saccà abbia spiegato a Romani come effettivamente stiano i fatti che hanno determinato il provvedimento della sua sospensione, la dice lunga su quale vuole essere l’atteggiamento che l’Esecutivo avrà sulla RAI e verso chiunque sia persona a esso gradita.

Un altro scivolone del sottosegretario è sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea. Romani prende in giro i cittadini quando afferma che, con l’avvento del digitale terrestre, non è più il caso che Rete4 vada sul satellite e che quindi la legittima richiesta di Europa7, alla quale spettano di diritto le frequenze per essersele aggiudicate, non avrebbe più alcun senso. Evita accuratamente, il rappresentante del Governo, di fare qualsiasi riferimento alle sentenze della Corte Costituzionale italiana e della Corte Europea che hanno dato torto a Mediaset. In ogni altro Paese, in cui vige il principio del diritto, esse sarebbero state immediatamente rese esecutive. Inoltre si deve ancora ricordare a Romani che le sentenze arrivano prima del digitale terrestre e pertanto tale giustificazione è di fatto poggiata sul nulla.

Per un Governo, infine, che controlla l’informazione privata e quella pubblica è facile parlare di eliminazione della par condicio. Ci troveremo così a fare i conti con un’affermazione del pensiero unico. Effetti devastanti di un conflitto d’interessi che non si vuole risolvere e che ha prodotto, produce e produrrà anomalie irreparabili, tutte italiane.

Leggi le dichiarazioni di Paolo Romani.

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16 Maggio 2008

Informazione per disinformare




Usano l’informazione per disinformare: questa tecnica che ha consentito a Berlusconi a convincere una larga parte d’italiani che la sua discesa in campo in politica sia funzionale a risolvere i problemi del paese e non i propri interessi è la stessa tecnica che hanno utilizzato in campagna elettorale e che stanno usando in questi giorni per convincere gli italiani del fatto che Bossi, Fini e Berlusconi non c’entrino nulla con i problemi dell’immigrazione clandestina e non c’entrino nulla con i problemi della sicurezza.

Utilizzando questa tecnica stanno consentendo a larga parte dei mezzi d’informazione di recepire alcune dichiarazioni ma di nasconderne altre. Per esempio, di questi giorni, la dichiarazione di Maroni, che intende abolire dal suo vocabolario la parola sanatoria, ma i mezzi d’informazione non riportano il fatto che l’unica vera sanatoria d’immigrati clandestini è stata fatta nel 2003 e nel 2004 quando erano ministri Bossi e Fini.

Il ministro Maroni intende dichiarare guerra all’immigrazione clandestina, ma i mezzi d’informazione non riportano che quasi un milione di presenze d’immigrati clandestini sul territorio dello Stato sono stati prodotti da una legge fatta dal centrodestra, la Bossi-Fini.

Il ministro Maroni dichiara che intende rivedere i rapporti con la Romania in ambito UE, ma omette di considerare e precisare che la gestione dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea è stata un’operazione gestita in prima persona dal Presidente del Consiglio Berlusconi e dall’allora ministro degli esteri Gianfranco Fini.
Il ministro Maroni dice che i rapporti con gli immigrati comunitari devono essere gestiti seguendo le indicazioni di una direttiva comunitaria che stabilisce il principio che il soggiorno di stranieri comunitari per un periodo superiore a tre mesi deve essere interrotto qualora non ci siano le condizioni di dimostrare i mezzi di sostentamento. Anche in questo caso il ministro Maroni omette di ricordare, e con lui i mezzi d’informazione, che la legge di recepimento di questa direttiva, che è del 2004, non risale ne al 2004, ne al 2005 ne al 2006, quando al Governo c’era Berlusconi, ma è stata fatta nel 2007 dal Governo Prodi.

Il ministro Maroni dichiara di voler introdurre il reato d’immigrazione clandestina, ma il ministro e i mezzi d’informazione non fanno sapere agli italiani con quali strumenti, con quali risorse finanziarie, con quali aule di giustizia, con quali magistrati, con quali collaboratori di cancelleria intendono gestire queste migliaia di processi che andrebbero ad ingolfare il sistema giudiziario che già non funziona. Nemmeno ci dicono se quest’ondata di processi, che andrebbero ad intasare le aule di giustizia, non sia pericolosa per la celebrazione d’altri processi, come quelli contro la mafia, contro l’ndrangheta, quelli contro i furbetti del quartiere, del crack Cirio e del crack Parmalat.

Il ministro Maroni dichiara di voler inasprire le pene per i reati di scippo, di furti e di rapine, ma non spiega a che cosa serve inasprire le pene in un Paese dove le pene non le sconta più nessuno, grazie alle leggi votate dal centrodestra come la legge Simeoni, che ha inciso sul principio dell’effettività della pena, e la Ex-Cirielli, che ha inciso sui termini di prescrizioni, in Italia le pene non le sconta più nessuno.
Davvero risulta incomprensibile per quale ragione si voglia approfondire il tema dell’inasprimento della pena piuttosto che quello della certezza della pena e dell’effettività della pena.

Dietro le loro comunicazioni c’è sempre un trucco, ed ecco perché non ci fidiamo di loro. Non ci fidiamo della loro mano tesa, non ci fidiamo della loro disponibilità al dialogo, ma intendiamo leggere una, dieci, cento volte i loro provvedimenti prima di dare una disponibilità al dialogo e di offrire loro un’apertura di credito.

Colgo l’occasione anche per ringraziare gli amici dell’Italia dei Valori che mi scrivono sul nostro sito, e voglio assicurare loro del fatto che continuerò ad interloquire con lo stesso strumento, con il massimo della tempestività e spero anche con il massimo della soddisfazione per tutti.

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15 Maggio 2008

Una stranezza inaccettabile




Riporto una mia intervista, rilasciata durante la trasmissione televisiva Omnibus lo scorso 14 maggio.

Omnibus: Dicevamo la battuta di Di Pietro, “il lupo che porge la zampa all’agnello”. E’ davvero in questi termini o non si può prendere atto che la situazione sia politica che del Paese sia cambiata all’inizio di questa quarta era Berlusconi?
Pancho Pardi: La situazione è cambiata perchè la classe dirigente di centrosinistra è stata totalmente incapace di fronteggiare, nell’insieme, un’anomalia istituzionale che è totalmente sconosciuta in qualsiasi altro paese democratico europeo. Non c’è un altro caso di monopolista televisivo che arriva al potere, che cambia le leggi per uscire dai processi, che si ritaglia su misura personale tutta la configurazione politica. Questa resta un’anomalia. Lui sarà anche buono e gentile, ma resta una figura che in una democrazia moderna non avrebbe nemmeno la possibilità di accedere al sistema politico. Non si può dimenticare questa cosa.
Poi tutti si consolano dicendo che lui è stato votato, ma lui non aveva il diritto di essere votato, e quindi per noi continua ad essere una stranezza inaccettabile.

Omnibus: C’è il peccato originale che non si dimentica con il buonismo.
Pancho Pardi: Sulla bontà dei toni, secondo me, bisogna essere un po' diffidenti. Il lavoro sporco lo ha fatto nelle legislature precedenti, è inutile ritornare sul passato, ma ce l’abbiamo tutti ben presente. E’ stato veramente un lavoro sporco, e i toni sono stati adeguati al lavoro sporco: se c’è stato qualcuno che ha alterato i toni della politica è stato lui, non gli altri. In più c’è il fatto che a questo punto, dato che i suoi problemi passati sono stati sistemati, si può permettere di avere questi toni così ecumenici, ma penso che ci sia un motivo sostanziale per cui lo fa: punta al Quirinale.
Penso che sia intollerabile che un individuo che ha cercato di modificare la Costituzione a propria immagine e somiglianza diventi il custode della Costituzione. Uno che è uscito dai processi di corruzione alla magistratura perché ha cambiato la legge. Uno che si vanta di non andare alle feste del 25 aprile perché non sopporta la resistenza da cui la Repubblica è nata. Francamente, una persona cosi al Quirinale è veramente fuori posto.
Non capisco perché "La Repubblica", nel senso del giornale, con le sue migliori pene negli ultimi giorni sta facendo dei peana su questa cosa, gli apre le porte e gli da il via libera dicendo che può arrivarci. Lo trovo francamente intollerabile.

Omnibus: Può arrivarci forse è un dato di fatto.
Pancho Pardi: Un cosa è il dire che può arrivarci e un’altra è dire di essere contenti che lo faccia.

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12 Maggio 2008

Noi stiamo con Marco




La bagarre scatenata contro Marco Travaglio per le sue affermazioni a proposito di Renato Schifani nella trasmissione di Fazio può apparire stupefacente.

Il giornalista si era limitato a ricordare ciò che Lirio Abbate e Peter Gomez avevano scritto su rapporti intrattenuti dall’attuale presidente del Senato con soggetti mafiosi: ad esempio la società Sicula Brokers aveva tra i suoi soci fondatori Enrico La Loggia, Renato Schifani e Antonino Mandalà, poi individuato come influente boss di Villabate. Fatti noti, registrati anche in altre varie pubblicazioni. La cui diffusione a stampa non ha prodotto querele nei confronti degli autori.

Storie narrate da giornalisti abili nella ricerca e lette da cittadini interessati a capire quanto possa essere opaca la società politica. Storie che finché restano confinate nell’ambito della stampa cartacea producono uno scandalo relativo. L’importante è che non vadano in televisione, in particolare sui canali nazionali e nelle trasmissioni di maggiore ascolto. Se ci arrivano, comincia allora il fuoco di sbarramento. Il potere sa bene che oggi la lettura attiva pesa meno dell’ascolto passivo. Che i pochi lettori sappiano non preoccupa troppo. Decisivo è che i molti spettatori televisivi vengano mantenuti in uno stato di imbambolata inconsapevolezza.

Meno stupefacente è che soggetti importanti del centrosinistra partecipino all’offensiva contro il giornalista e impongano l’atto di contrizione alla trasmissione ospite. Alti dirigenti del PD si esercitano nella consueta retorica: “Atteggiamenti come quelli di Travaglio e Santoro ci fanno perdere”. Sarà il caso di avvertirli che anche senza quelli, con una campagna elettorale dolce, abbiamo già perso, e male.

C’è una strana aria oggi nel centrosinistra. Sembra che non dobbiamo dolerci troppo della sconfitta perché l’avversario non c’è più. Uno schieramento che ha stabilito un duo-monopolio sull’informazione, confuso sistematicamente l’interesse privato con l’interesse pubblico, cambiato la legge per sgravare pochi potenti dei loro processi, provato a sfregiare la Costituzione, risulta definitivamente risanato dalla nuova vittoria elettorale, ottenuta peraltro con una legge che ha distorto in profondità il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica.

Non c’è più l'avversario. C’è solo un interlocutore con cui discutere. Per fare le cose che vuole lui?

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8 Maggio 2008

Un segnale preoccupante


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Sparisce il ministero per le Comunicazioni, assorbito, a quanto si apprende, dal dicastero dello Sviluppo Economico, che sarà guidato da Claudio Scajola. Questa è la novità più inquietante di questo Berlusconi IV. Non è un caso e non rientra, così come sicuramente vorranno lasciarci intendere, nel piano di contenimento del numero dei dicasteri imposto dall’ultima Finanziaria del governo Prodi, visto che sono stati creati ministeri quantomeno originali come quello per la delegificazione che sarà guidato da Calderoli.

E’ un segnale preoccupante che non lascia presagire nulla di buono riguardo alla strategia del futuro Governo Berlusconi in materia di conflitto di interessi e di libera informazione. Non vogliamo arrivare a facili equazioni ma se il buongiorno si vede dal mattino, questioni dirimenti come il conflitto di interessi che Berlusconi premier continua a portare in dote, unico caso non solo in Europa ma nel mondo, e la libera informazione, condizioni essenziali per la vita democratica di un Paese, nella migliore delle ipotesi, saranno declassate a questioni poco significative e marginali.

Se così sarà, Italia dei Valori si impegnerà fino in fondo perché nel Parlamento e nel Paese si riportino al centro del dibattito queste due questioni fondamentali. Sono i cittadini a chiedercelo.

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5 Maggio 2008

Una domanda ingenua




La comunicazione in Italia è malata all’origine. La malattia classica era la lottizzazione della Rai. Ma è stata surclassata dal monopolio della televisione commerciale nelle mani di un solo operatore dominante, per merito di Craxi e Amato.
Se le due malattie sono temporaneamente separate c’è il duopolio Rai-Mediaset. Quando invece il massimo operatore privato governa c’è il monopolio MediaRai nelle sue mani: tutto ciò che ne sfugge è solo l’effetto della sua grazia. Infatti non manca di ricordarcelo, e secondo lui dovremmo addirittura essergli grati.

Ora siamo in un breve interregno. Per modo di dire: le testate giornalistiche Rai avevano già fiutato il vento (Riotta l’aveva già fiutato due anni fa e non aveva nemmeno cambiato i mezzibusti del Tg; senza offesa per i pochissimi indipendenti che non aveva potuto escludere...).

Il casino nei confronti di Santoro per via di Grillo ha un fondamento capzioso. Tutti avevamo già visto e sentito per intero Grillo su LA7. Non dava scandalo perché LA7 la vedono in pochi.
Dà invece scandalo che Grillo compaia sulla TV pubblica che tutti vedono. E’ un tema a lungo sviscerato da Furio Colombo: puoi trasmettere ciò che vuoi purché nessuno ti veda, ma se ti vedono, soprattutto sulla Tv pubblica, allora si scatena la bagarre.

Petruccioli, che dovrebbe vergognarsi per come ha condotto (si fa per dire) la Commissione di vigilanza Rai durante il precedente governo di Berlusconi, riesce a vergognarsi, autentica mammoletta, per l’apparizione di Grillo ad Anno Zero. Vedremo se si vergognerà per i prossimi capolavori del monopolio. L’aspettiamo alla prova.

Se un rimprovero si può fare a Santoro è piuttosto il contrario: dà spazio solo a Grillo. Il suo acume di giornalista forse potrebbe applicarsi a far sentire le molteplici voci che la società produce e che nessuno fa sentire. Se si riducono i protagonisti pubblici a soggetti unici non è un cedimento allo schema dominante che vuole ormai la cancellazione del molteplice a vantaggio dell’uno che svetta su tutto?

E’ anche abbastanza curioso, ma non troppo, che quasi nessuno abbia trovato parole per la mirabile performance di Sgarbi. Forse è passato oramai il criterio che loro «possono».
Il monopolista televisivo può giocare spudoratamente con l’Alitalia prima ancora di averne l’autorità e può mitragliare la giornalista russa perché «lui è fatto così, che cosa volete farci?». Sgarbi può dare in escandescenze per lo stesso motivo.

La domanda è ingenua: chi non è stronzo non può?

Tratto da www.panchopardi.it

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3 Maggio 2008

Indignazione di parte




Riportiamo un comunicato di Giuseppe Giulietti, deputato dell'Italia dei Valori, pubblicato da Articolo 21, associazione per la libertà d'informazione.

"Il gruppo dirigente della Rai ha parlato di uso arbitrario e indecente della tv pubblica a proposito della trasmissione Anno Zero in cui sono stati trasmessi brani dell'intervento del comico Beppe Grillo al secondo V-day. Per quanto ci riguarda i toni e i modi di Grillo non sono i nostri e sono assai distanti dalla sensibilità di Articolo21. Così come non condiviamo i ripetuti attacchi rivolti al presidente della Repubblica, uno dei pochi garanti rimasti della Costituzione. Tuttavia condividiamo ancora meno che si faccia finta di non sapere che quelle parole e quelle espressioni sono condivise da non pochi italiani, che giornali e tv di tutto il mondo hanno riportano le opinioni di Grillo e che nessuno può pensare di oscurare. Anzi ci saremmo aspettati dal gruppo dirigente di Viale Mazzini che rivendicasse il fatto che, in quanto servizio pubblico la Rai è il luogo dove le espressioni anche piu critiche si possono esprimere. Per quali ragioni la Rai può ospitare a reti unificate aggressioni contro i giudici o appelli per i fucili padani e manifestare indignazione in altri casi?
Ci saremmo infine aspettati che il gruppo dirigente Rai, oltre a indignarsi per alcune delle espressioni di Grillo avesse manifestato pari indignazione nei confronti dell'aggressione condotta da Sgarbi nei confronti della memoria di Enzo Biagi, una persona che non può neanche più difendersi e replicare, e che è stato tanta parte della memoria della Rai e del nostro Paese."

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25 Aprile 2008

Le mie firme per il V2-Day




Oggi, 25 aprile 2008, mi sono presentato a Milano, in Largo Cairoli, per firmare i tre referendum promossi da Beppe Grillo per una libera informazione.

"Buongiorno a tutti. Grazie a voi che siete qui a firmare quest’ulteriore, ennesima, prova di democrazia, che qualcuno traccia come antipolitica. Di antipolitico c’è soltanto il comportamento di chi usa le istituzioni per farsi gli affari propri. L’antipolitica la fa chi si candida dopo essere stato condannato con sentenza penale passato in giudicato. L’antipolitica la fa chi va in Parlamento e al Governo per fare una legge che aggira ancora una volta la sentenza della Corte di Giustizia europea, che aggira ancora una volta il conflitto d’interessi, che aggira ancora una volta la funzionalità della giustizia. E’ antipolitico il comportamento di chi in questi giorni parla di mano pesante con la giustizia quando lo sfascio della giustizia e della sicurezza dipende proprio per non aver preso posizione nei confronti di coloro che violano la legge in questi anni. Se i tribunali e i processi non funzionano è perché in questi anni si son fatti leggi per non farli funzionare. E’ antipolitica anche quella che non ci permette di fare manifestazioni in questo modo.
Per questo noi, firmando questi referendum, vogliamo mandare un messaggio di vera politica, voluta e prevista dalla Costituzione.

Apreziamo e ringraziamo gli organizzatori, tutti i Meetup di Beppe Grillo, e lo stesso Grillo lo ringraziamo perché lo accusano di tutto e di più semplicemente perché tiene l’applicazione di un articolo della Costituzione, quello di raccogliere firme per abrogare una legge d’iniziativa parlamentare. Ringraziamo i militanti che vanno a raccogliere le firme, a quelli che le autenticano, a quelli che si faranno carico in via volontaria di presentare quest’ennesimo referendum.

Qualcuno dice che non verranno ignorati. Le leggi d’iniziativa popolare si, perché la Costituzione prevede che possano essere raccolte le firme e depositate in Parlamento, dove vengono messe il giorno dopo in cantina. I referendum no, perché devono seguire regolarmente il loro corso, tanto è vero che è previsto il referendum sulla legge elettorale, che ancora c’è e si deve fare.
Ovviamente ci sarà tutta un’attività in questi mesi tesa a dimostrare che queste firme non si potevano raccogliere, che non si deve andare a votare, e tutte quelle persone e partiti che in questa campagna elettorale dicevano di andare a votare le ritroverete tra qualche mese dire su questo referendum di non andare a votare: quando gli fa comodo andate a votare, quando non gli fa comodo non andare a votare.
Noi dovremmo essere sudditi, parco buoi, di questa Casta che continua a fare i suoi piaceri. Riflettete su questi referendum, che aldilà dell’istituto sono buoni sul piano del merito, perché alla fine cosa dicono? Dicono che i giornali finanziati dai partiti sono diventati un’occasione per fare soldi e non per informare. Secondo, che per comunicare e informare bisogna essere iscritti all’albo, come nel ventennio fascista. Ognuno dovrebbe poter esprimere le proprie capacità e qualità, la differenza la dovrebbe fare il lettore, che la legge o non la legge, a seconda se dice la verità o meno.
Ecco perché noi riteniamo che questi referendum sono buoni nella sostanza, oltre che nell’istituto, come vero esempio di democrazia.
Oggi qualcuno ci ha accusato dicendo che è una giornata più importante che occuparsi per un referendum per l’informazione. Lo sappiamo bene che è una giornata molto importante, per quello è stata scelta, innanzitutto per rendere omaggio a coloro che ci hanno dato la libertà di esistere, che non vogliamo dimenticare e mettiamo al primo posto, ma ci mancherebbe altro. Questa manifestazione non è un’alternativa, ma una prosecuzione, un impegno civile, che da prima rende omaggio a chi ci ha rimesso la vita e rinnova un impegno per quella libertà che non vogliamo più bruciata e barattata.

Certo, una volta c’era la dittatura all’olio di ricino, oggi c’è quella delle veline, ma sempre dittatura è, dolce, ma lo è. Per questo, e concludo, dobbiamo tutti impegnarci nel Paese e nelle istituzioni. Io lo farò dentro e fuori dal Parlamento. Con questo megafono sono stato fuori anche come Ministro, e me ne hanno dette di tutti i colori, quando si è trattato di dire no all’indulto, e ci sarò ancora dentro e fuori del Parlamento per far sentire la voce di un’Italia libera, di un’Italia indipendente, di un’Italia che non si piega.

Rinnoviamo quest’impegno ad una speranza che ci auguriamo possa arrivare al più presto: quella di aver fatto comprendere agli italiani che l'illusione di questa stabilità governativa è un’illusione soltanto per conquistare il potere, non per fare il bene degli italiani. Lo vedremo nei prossimi anni, ma noi saremo qui, vigili, in ogni piazza, in ogni paese, in ogni istituzione, affinché non ci sia un modo per addormentare le coscienze. Le coscienze non vogliono dormire, vogliono continuare ad essere sveglie.
Grazie 25 aprile, grazie a tutti."

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24 Aprile 2008

25 aprile: libertà di pensiero




Il 25 aprile è il giorno dedicato alla memoria della liberazione dal giogo nazifascista. Nulla vieta in questa giornata di firmare i tre referendum per una libera informazione promossi da Beppe Grillo e di partecipare, al contempo, a una delle tante manifestazioni in ricordo del 25 aprile. La creazione in questi giorni di un clima di polemica e di contrapposizione per la concomitanza delle due iniziative (in realtà è un giorno con migliaia di altre iniziative) è del tutto strumentale da parte di alcuni poteri forti, politici, economici e dell’informazione.

Il 25 aprile è e resta la data legata alla Liberazione. Un giorno per ricordare quanti hanno dato la vita affinché oggi potessimo godere di quei diritti e di quelle libertà che sembrarono definitivamente persi sotto il regime fascista. Un giorno di gioia per tutto il Paese, nessuno escluso.
Il 25 aprile è una ricorrenza intoccabile in cui è possibile esprimere il proprio pensiero e dove i cittadini possono manifestare liberamente le proprie opinioni, Grillo compreso.
Proprio perché questo giorno rappresenta per tutti gli italiani una data di fondamentale importanza per la libertà di cui godiamo, la manifestazione di Grillo può trovare in essa un valido momento di partecipazione e di arricchimento.Nessuna contrapposizione, dunque, come ipotizzato da qualcuno, ma solo un’importante iniziativa per la tutela del diritto e della libertà di informazione promossa proprio nel giorno della libertà per eccellenza. Come cittadino, prima ancora che come esponente dell’IdV, sfilerò in ricordo del 25 aprile e sarò in piazza a firmare i referendum del V2-Day di Beppe Grillo augurandomi che tanti cittadini facciano altrettanto.

Ricordo a tutti che domani Antonio Di Pietro sarà a Milano, alle ore 11:00 in Largo Cairoli, per firmare i tre referendum.

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29 Marzo 2008

Articolo 21: liberta' di pensiero




Mi chiamo Beppe Giulietti e sono candidato come indipendente per l’Italia dei valori, capolista alla Camera dei Deputati, a Torino. Il merito e il demerito di questa candidatura è di Antonio Di Pietro.
Io sono il portavoce di un’associazione che si chiama Articolo 21, che si occupa dei temi della libertà d’informazione, della rete, della cultura, contro ogni forma di censura.

Avevamo e avevo deciso di staccare la spina. Avevamo fatto un documento un po’ pessimista, rivolto a tutte le forze politiche, dicendo “prendiamo atto che anche il centrosinistra ha fatto un altro fallimento sul conflitto d’interessi, sulla riforma della televisione”. A questo documento ha risposto Antonio Di Pietro che ha detto: “so che avete un’altra storia, ma io vi garantisco che potrete, come indipendenti, continuare a raccontare questi temi”. E siccome anche noi siamo matti come lui, abbiamo messo in rete, sul sito www.articolo21.info, la lettera di Di Pietro e abbiamo aperto le primarie. Abbiamo ricevuto tanti insulti, ma tantissime persone del mondo della musica, del cinema, della rete, del teatro e delle associazioni hanno detto: “sì, vale la pena continuare quest’esperienza, se davvero sarà garantita autonomia e indipendenza a tutto campo”. Quindi, abbiamo detto sì a questa proposta molto coraggiosa che è venuta da parte dell’Italia dei Valori e di Antonio Di Pietro e abbiamo preso un impegno: quello di essere ancora più radicali, ancora più tignosi nel difendere valori che, purtroppo, sono stati un po’ dimenticati e cancellati.

Bisogna avere il coraggio di dire che anche il centrosinistra ha messo un po’ tra parentesi il conflitto d’interessi. È un tema che viene usato di tanto in tanto per fare paura a Berlusconi, ma poi non siamo diventati un Paese europeo. In questo Paese si possono fare le elezioni con uno che ha in mano le televisioni e decide i temi, e gli altri che chiedono il permesso per potersi esprimere. Non è un problema che riguarda solo la televisione e gli addetti ai lavori, ma il conflitto d’interessi è una metastasi che corrode le istituzioni italiane: vuol dire che alcuni sono più uguali degli altri. Alcuni possono decidere di farci vedere ogni sera Olindo e Rosa, però di non farci vedere la resistenza in Birmania, di non farci vedere i monaci picchiati del Tibet, o di non farci vedere che cosa accade nelle fabbriche dove si muore tutti i giorni, o di non raccontarci le vite precarie. Alla fine i mezzi di comunicazione diventano armi di distrazione di massa e questo rende più debole la nostra democrazia. Non credo ai profeti, a quelli che fanno tutto da soli, a quelli che riducono la politica ad uno scontro-incontro fra quattro o cinque Tex Willer, che se ne danno di santa ragione, ma credo nella rete dove ciascuno possa essere controllato dagli altri, dove gli errori possono essere corretti, dove assieme si possano fare alcune cose.

Nel prossimo Parlamento, insieme a quest’associazione di reti e movimenti, mi piacerebbe tentare di fare due o tre cose. Per esempio, mi piacerebbe che la sentenza della Corte di Giustizia su Europa7 diventasse legge. Mi piacerebbe che tutti quelli che hanno vinto le sentenze, potessero trasmettere. Mi piacerebbe che le sentenze della Corte Costituzionale fossero applicate e che qualche rete nazionale, a partire da Rete4, andasse sul satellite. Mi piacerebbe che le frequenze venissero date anche ad altre radio e televisioni. Mi piacerebbe che una legge sull’editoria non pensasse di mettere le briglie a tutti i blog e a tutti i siti italiani, ma si facessero crescere nuove esperienze di comunicazione. Mi piacerebbe smettere di dare i soldi dell’editoria a giornali finti, e recuperare quei soldi per far crescere nuovi talenti e nuove forme espressive. Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui a nessuno venga data la possibilità di cacciare Biagi, Santoro, i comici, gli autori, gli scrittori, ma dove tutti possano esprimersi, anche le persone più distanti da me. Mi piacerebbe che, invece di buttare i soldi dalla finestra, si facessero crescere nuovi talenti nel campo del cinema e della scritture. Ecco, questi vorrei che fossero degli impegni molto precisi, molto sereni e molto tranquilli. Mi piacerebbe che a nessuno venisse più in mente di fare una legge per imbrigliare i cronisti, o per impedire ai cronisti di andare ad indagare sui furti o sulle omissioni dei soli noti.
Mi piacerebbe promuovere, nel prossimo Parlamento, un gruppo che mettesse assieme parlamentari eletti in diversi gruppi politici, ma che avessero un analogo amore per l’articolo 21 dell’informazione.

Questo è un programma minimo al quale unirei un’altra cosa: vorrei che tutti insieme cancellassimo questa schifezza di legge elettorale. Questa è una legge elettorale che non dà più controllo ai cittadini, che non consente di controllare i propri eletti e che rischia di rendere le caste ancora più caste.

Non so se saremo al Governo o all’opposizione, ma so che occorre una voce forte e libera, di un partito, di un gruppo, di un movimento, di una rete, che dicano “queste porcherie devono finire”. Si potrà anche perdere, ma almeno si sarà dato un segnale: c’è qualcuno che intende tirarsi fuori da un tipo di consorteria mafiosa e omertosa che rischia di sequestrare la nostra democrazia.

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19 Marzo 2008

I padroni della disinformazione




Amici del blog, voglio raccontarvi un caso che mi riguarda personalmente, da cui si può trarre una morale della favola in ordine alla disinformazione, che è causa di decadenza della democrazia nel nostro Paese.
Nel 2006, due giorni prima delle elezioni, Il Giornale di Berlusconi sparò in prima pagina un titolo del tipo: “Di Pietro denunciato, indagato”, per una serie incredibile di reati. Mi è sembrato di tornare ai tempi di Mani Pulite in cui, per ogni indagine che facevo, venivo sottoposto ad altre dieci indagini, come se la colpa fosse mia e non di quelli che avevano commesso i reati.
Anche in questo caso, visto che l’Italia dei valori sta avendo successo, ecco arrivare questa notizia. Si trattava di uno di quei personaggi in cerca d’autore che ogni giorno fanno una denuncia, ora nei confronti da una parte, poi dall’altra. La denuncia in questione era del tutto campata in aria, però siccome dopo due giorni si votava, qualche cittadino avrà pensato: “chi me lo fa fare di votare Italia dei Valori?”. Vedete quanto si può essere minati dall’informazione? Non dalla denuncia in quanto tale. Ogni cittadino ha diritto di denunciare ed ogni magistrato ha il diritto di indagare, anzi ha il dovere di indagare. Ed ogni indagato, specie se politico, ha il dovere di correre dal magistrato per dire le sue ragioni, invece di prendersela con i magistrati. E così ho fatto io.

È stata richiesta l’archiviazione, senza neanche sentirmi. La denuncia era tanto strampalata che il giudice non mi ha neanche voluto sentire. All’archiviazione è stata poi fatta l’opposizione, e l’opposizione è stata fissata per febbraio di quest’anno. Ora, siccome è caduto il Governo e si deve votare, tre giorni prima dell’archiviazione, per tre giorni di fila, quel giornale accompagnato da quel tipo d’informazione ha tuonato sempre in prima pagina: “Di Pietro è indagato”. In realtà non ero indagato, avevano già richiesto l’archiviazione. Allora, perché lo facevano? Rifletteteci.

Come funziona l’informazione adesso? È sufficiente mettere una notizia, anche non vera, in prima pagina. Non è necessario che la gente compri Il Giornale, importa che tutte le sere, prima di andare a letto, e tutte le mattine prima di andare a lavorare, quasi tutti i cittadini sentono la rassegna stampa. Quindi, tutti i cittadini hanno quel martellamento nella mente con la notizia sparata in prima pagina, mentre si mettono il pigiama e mentre se lo tolgono.

Apro una parentesi. Vi racconto un caso particolare per chiarirvi quanto è delicata la situazione. Pochi giorni fa, ho visto un giornalino da strapazzo, in cui si leggeva “Pamela Prati: la mia vera storia con Di Pietro”. Eppure io non ho mai avuto nulla a che fare con Pamela Prati. Sono andato a leggere dentro il giornalino e, in una riga piccola piccola, c’era scritto: “Non ho avuto alcuna storia con Di Pietro”. Ma intanto, tutti quelli che leggono la prima pagina, si fanno un’idea completamente opposta alla realtà dei fatti. Ora, se si tratta di Pamela Prati va bene lo stesso, ma se si tratta d’onore, o d’accuse gravissime, se si tratta di fatti penalmente rilevanti, questo è un grave pericolo per chi fa politica.
Quindi, io non critico Il Giornale perché riferisce, e accetto la critica, ma non posso accettare la falsità della notizia.
Io non ho chiesto il rinvio dell’udienza e ci sono andato lo stesso. Quando sono andato lì, ho trovato chi mi accusava che chiedeva il rinvio dell’udienza a dopo le elezioni. Ma come? Per la prima volta trovate un politico che corre dal giudice chiedendo di essere giudicato prima, e voi volete giudicarmi dopo? Mi sono opposto e il giudice mi ha giudicato prima. Ecco, oggi il giudice dice: archiviazione nei confronti di Di Pietro perché il fatto non sussiste. “Il fatto non sussiste”, in termini giuridici, significa che, se fossi stato accusato di omicidio, la persona ritenuta morta sarebbe in realtà viva. In più, il giudice ha aggiunto che gli atti siano mandati al pubblico ministero per valutare il reato di calunnia nei confronti del denunciato.

Voi pensate che domani mattina, quel giornale metterà in prima pagina la notizia, aggiungendo “scusa Di Pietro”? No. Ve lo dico io che cosa succederà: nei prossimi giorni e per ogni campagna elettorale, fino a quando ci sarà Di Pietro nell’Italia dei Valori, nel periodo elettorale ci sarà sempre qualcuno che, invece di misurarsi sui temi politici, si misura sulla diffamazione. E domani, dopo domani, ne inventeranno un’altra e un’altra ancora. Non perché il fatto sia vero o falso, ma perché in questo modo si cerca di frenare il lavoro politico di un partito come l’Italia dei Valori, che ha fatto dalla trasparenza e dalla legalità il suo modo d’essere.

Allora, io mi rivolgo a voi, naviganti di Internet, che avete inviato diversi messaggi e diverse mail, chiedendo spiegazioni e preoccupandovi dello sviluppo della questione, ho scannerizzato questo provvedimento e lo troverete qui in rete, leggetelo. È uno spaccato che vi dice come è possibile che qualcuno fermi il lavoro politico di un partito che si batte per la legalità, cercandone la diffamazione, invece che il confronto sui temi politici. Rifletteteci, perché quel giornale è di proprietà di quel signore che vuole andare a fare il presidente del Consiglio e che così farà, qualora dovesse diventare veramente presidente del Consiglio: eliminerà i propri avversari in questo modo. Non a caso ha chiesto a Ciarrapico di candidarsi con lui, perché gli servono un po’ di giornalisti per poter fare un po’ di disinformazione in più. Allora, se permettete, lasciate che i fatti parlino. I fatti parlano in modo chiaro. Di quella persona, c’è poco da avere fiducia. Egli utilizza i colpi bassi per raggiungere i risultati che, altrimenti, non potrebbe raggiungere perché egli non è credibile.

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17 Marzo 2008

Informazione da due soldi




L’archiviazione dell’inchiesta che riguarda Antonio Di Pietro, disposta dal Gip di Roma, pone fine nella maniera più chiara ad una vicenda su cui sono state fatte molte speculazioni che però ora si rivelano basate sul nulla.

Esprimo dunque grande soddisfazione visto che in queste speculazioni il mio nome era stato chiamato più volte in ballo in qualità di tesoriere nazionale del partito. Personalmente sono sempre stata serena perché, conoscendo i fatti, ero certa che il non luogo a procedere sarebbe stata l’unica soluzione a cui si sarebbe arrivati.

Spero ora che i due giornali che più si sono interessati alla vicenda, come Il Giornale e Panorama, dedichino correttamente alla notizia dell’archiviazione e dunque dell’inattendibilità di ogni accusa formulata, lo stesso spazio dedicato alle accuse rivolte nei confronti di Antonio Di Pietro e nei miei confronti.

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5 Marzo 2008

Intervista a Pancho Pardi


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Riportiamo un'intervista a Pancho Pardi rilasciata al Corriere della Sera:

Fabrizio Roncone: E così lei, professor Francesco Pardi detto Pancho, ex gran capo girotondino insieme a Nanni Moretti e Paolo Flores d'Arcais, ora sale sul tram dell'Italia dei Valori condotta da Antonio Di Pietro, unico alleato di Veltroni...
Pancho Pardi: Esatto. Eviti toni ironici, e scriva: capolista al Senato in Toscana. Ha altre domande da farmi?

Fabrizio Roncone: Molte.
Pancho Pardi: Proceda.

Fabrizio Roncone: Con Di Pietro il rapporto quando nasce?
Pancho Pardi: Risale alle Europee del 2004, quando mi presentai con la Lista Di Pietro Ochetto - società civile. Poi ci siamo incontrati a una serie di iniziative pubbliche con Michele Santoro e Marco Travaglio e così...

Fabrizio Roncone: C'era pure Travaglio?
Pancho Pardi: Si, perchè? Cos'è questo stupore?

Fabrizio Roncone: No, niente... ma chissà Veltroni, quando lo saprà.
Pancho Pardi: Allora: Veltroni va in giro a dire che i toni devono essere bassi e che non vale più la pena di combattere il berlusconismo, nè tutte le questioni giudiziarie che, appunto, riguardano il cosidetto Cavaliere...

Fabrizio Roncone: Invece?
Pancho Pardi: Invece il problema di Berlusconi c'è, Veltroni vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le elezioni per affrontare la modifica dell'attuale legge elettorale, ma questo non può e non deve impedire a me, a noi, di dire le cose come stanno.

Fabrizio Roncone: E come stanno?
Pancho Pardi: Primo: se Veltroni vince le elezioni, evento che, di ora in ora, diventa sempre più probabile, deve evitare gli errori dell'Unione e mettere subito mano a una serie di questioni. Prima delle quali, a mio parere, è quella dell'assetto televisivo italiano.

Fabrizio Roncone: Di Pietro, il suo nuovo gran capo, dopo aver proposto che a Mediaset fossero tolti due canali, è stato costretto a un passo indietro e...
Pancho Pardi: E io dico che l'idea di Di Pietro non solo era buona, ma buonissima, Solo che, come s'è visto, di complessa realizzazione. Tuttavia, una rete, a Mediaset, dovranno toglierla per forza.

Fabrizio Roncone: Quale?
Pancho Pardi: La smetta di fingere d'essere british e scendere dalle nuvole: come quale? Retequattro.

Fabrizio Roncone: Certo, Retequattro.
Pancho Pardi: C'è una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo, massimo organo europeo di giustizia, secondo la quale il regime italiano di assegnazione delle frequenze tv è contrario al diritto comunitario... ragion per cui la rete televisiva Europa 7 di Francesco Di Stefano ha diritto a trasmettere sulle frequenze dove, ogni sera, compare il faccione di Emilio Fede.

Fabrizio Roncone: Lei usa toni da barricata.
Pancho Pardi: Non li userei se questo Paese non vivesse ancora, pur senza quasi rendersene più conto, il dramma del berlusconismo...

Fabrizio Roncone: Eppure il Cavaliere sembra aver dato segnali di cambiamento, la sua campagna elettorale appare finora piuttosto contenuta, non ci sono particolari forme di...
Pancho Pardi: Ma di cosa sta parlando? Mi ascolti: l'altra cosa che dovrà fare Walter Veltroni, il giorno dopo aver vinto le elezioni, sarà di mettere mano alle leggi che, eufemisticamente, sono definite "ad personam" e che invece Berlusconi s'è fatto, diciamolo brutalmente, per non finire in galera.

Fabrizio Roncone: Professor Pardi, non esageri.
Pancho Pardi: Guardi che qui, in Italia, se c'è uno che ha esagerato, è lui: quello che voi, nei giornali, chiamate il Cavaliere. Ma Cavaliere di che? Di cosa? S'è inventato la legge sul "falso in bilancio", una vergogna assoluta. Che, come dice il mio amico Marco Travaglio, ha trasformato un reato in un titolo di merito. Perchè grazie a Berlusconi, in questo Paese, chi falsifica i bilanci, non solo non viene perseguito come si fa in tutti i Paesi civili, ma addirittura passa per furbo, abile, quindi per uno da apprezzare.

Fabrizio Roncone: La sua irruzione, in questa campagna elettorale, ha toni che nemmeno un no global come Francesco Caruso...
Pancho Pardi: Vede, io le capisco le apprensioni di Veltroni. Ma non è che siccome lui deve trattare sottobanco con Berlusca, noi poi si debba star zitti...

Fabrizio Roncone: Permette una domanda politicamente scorretta?
Pancho Pardi: Certo...

Fabrizio Roncone: Non sarà, professore, che Berlusconi per voi è diventata una specie di ossessione?
Pancho Pardi: No. Non è così. E poi la colpa non è nostra, se Berlusconi è ancora lì, candidato premier.

Fabrizio Roncone: E di chi è la colpa?
Pancho Pardi: Di D'Alema, innanzitutto, che ha più volte riabilitato, a cominciare dalla penosa vicenda della Bicamerale.

Fabrizio Roncone: E poi?
Pancho Pardi: Beh, purtroppo poi è colpa proprio di Veltroni. Appena qualche mese fa, c'erano Fini e Casini che volevano sbarazzarsi del Caimano, ma lui, Veltroni, che fa? Lo sceglie come interlocutore privilegiato per riuscire a modificare la legge elettorale. Un errore grossolano, credo.

Fabrizio Roncone: Ha sentito Nanni Moretti?
Pancho Pardi: No. Ho deciso di candidarmi senza ascoltare il parere del mio caro amico Nanni. E' un problema?

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28 Febbraio 2008

Le falsita' dei giornali di famiglia




Berlusconi ha "gettato la maschera" del politically correct e con il suo attacco ad Antonio Di Pietro e' tornato ad essere quello che e' da sempre, un uomo che ha costruito la sua fortuna politica aizzando l'odio tra gli italiani, evocando da sempre scontri apocalittici: il bene contro il male, la liberta' contro il comunismo, e nell'irridere e denigrare i suoi avversari politici, mai degni di competere con il superuomo, l'unto del Signore.

Nel tornare a questo cliche', Berlusconi appare improvvisamente per quello che e': un vecchio arnese, incapace di pensare al futuro e ossessivamente legato ai suoi vecchi rancori. Berlusconi odia Di Pietro perche' colpevole di aver contribuito a cancellare per sempre quel sistema di corruzione politica e di connivenze politico-economiche al quale Berlusconi imprenditore deve tutto. Un uomo cosi' non e' in grado di offrire al Paese nessun futuro, puo' soltanto trascinarlo in queste sue senili ossessioni.

In realta' Berlusconi non odia Di Pietro, ma quei valori che per molti italiani Di Pietro rappresenta: la giustizia, la legalita', il rispetto delle regole, tutto cose per le quali Berlusconi ha una vera e propria allergia. Per quanto riguarda noi, al contrario suo, di Berlusconi non ci interessa assolutamente niente perche' lui e' soltanto il passato, l'unico problema e' che lui non lo ha ancora capito.

Alle falsita' pubblicate in questi giorni dai giornali della famiglia Berlusconi risponderemo nelle sedi opportune: le Procure della Repubblica. Da settimane i mezzi di informazione di proprieta' della famiglia Berlusconi hanno scatenato una volgare offensiva contro Di Pietro ed il nostro partito. Spazzatura che ci viene riversata contro poiche' ci siamo permessi di affermare la necessita' di dare esecuzione alle sentenze della Corte Costituzionale ai pronunciamenti della Corte di Giustizia Europea volti a riportare in Italia pluralismo nell'informazione.

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22 Febbraio 2008

Chi tocca Mediaset subisce vili rappresaglie




E’ bastato che Antonio di Pietro e Italia dei Valori sollevassero, in questi giorni, il problema rappresentato dal monopolio di Mediaset nell’informazione televisiva privata e dal conflitto d’interessi di Berlusconi, soprattutto nel campo dei media che, all'improvviso, si abbatte come una scure l’attacco del “braccio armato” del Cavaliere. E così, i suoi giornali e periodici, con singolare tempismo e simultaneità di azione, sbattono in prima pagina un’accusa al più grande patrimonio di Di Pietro e di IDV, rappresentato dalla loro onestà ed integrità.

Il Berlusconi grande garantista, tale soprattutto quando deve garantire sé stesso, non solo con Di Pietro si prende un’eccezione, ma pone addirittura in essere, sui propri giornali di famiglia, una vera e propria operazione di killeraggio politico che ha un solo ed unico scopo, mandare un messaggio forte e chiaro: “chi tocca Mediaset muore”.

Può succedere, così, che una richiesta di archiviazione fatta dal P.M. relativamente ad una denuncia strampalata diventi addirittura un atto d’accusa da prima pagina. Questa vergogna, ad opera di chi usa il suo potere sull’informazione come una clava in campagna elettorale, non solo rappresenta un attacco politico meschino ma, soprattutto, ci dà la misura di quale sia l’Italia che ha in mente Berlusconi.

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Informazione pulita per un Parlamento pulito




Il Giornale di Berlusconi insieme a Panorama, sempre del gruppo Berlusconi, spara la notizia “Di Pietro indagato” con una sfilza di reati che più ne ha, più ne metta. Sembrerebbe che stiano facendo chissà quale indagine nei miei confronti e chissà quali reati avrei commesso assieme ad altri dirigenti dell’Italia dei Valori in riferimento a contributi pubblici ricevuti.

I fatti in questione derivano da una serie di denunce presentate da uno dei simpatizzanti e soci aderenti all’Italia dei Valori che ha deciso di andare via perché non condivideva più la nostra politica, e ha messo in piedi un’infinita sfilza d’atti giudiziari, ben 13 in sede civile ed uno in sede penale. Tutte le cause in sede civile sono terminate e hanno visto soccombente e condannato alle spese processuali. Questo soggetto non ha nemmeno pagato le spese processuali a cui era stato condannato dai vari tribunali, ben 13, e gli è stata sequestrata e messa in vendita la casa, proprio perché non adempiva ai provvedimenti del giudice con riferimento alle sue false affermazioni negli atti di citazione proposti.

Sempre per gli stessi fatti, questo soggetto ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, che già dal marzo dell’anno scorso ha richiesto l’archiviazione per l’insussistenza dei fatti, affermando in via preliminare di tenere presente che il soggetto in questione è emotivamente coinvolto in tutte le vicende presentate e non è chiaramente sereno nelle sue espressioni di volontà. Parole della Procura della Repubblica, una richiesta d’archiviazione, e non di indagine, dove non sono stato nemmeno interrogato perché non è stato necessario, che viene trasformata oggi, a ridosso delle elezioni politiche, dai giornali di Berlusconi, Il Giornale e il Panorama, in un’accusa da sparare in prima pagina per cercare di denigrare e diffamare l’avversario.

C’è bisogno di una riflessione. Quando ho posto e proposto nei giorni scorsi la necessità di un’informazione non asservita agli ordini del padrone, un’informazione indipendente e trasparente. Democratico è quello Stato e quel popolo in cui chi governa è sottoposto, tra i tanti controlli, a quell’informazione che dice i fatti per come stanno realmente.
In occasione delle elezioni del 2006 questi stessi fatti erano già stati utilizzati, perché vecchie denunce del 2004, e che già erano state richieste tutte le archiviazioni ed erano già state disposte le sentenze civili che hanno rilevato la totale insussistenza di questo grafomane che va in giro nei tribunali a fare denunce. Nel 2006 le hanno utilizzate per tentare di screditarci in campagna elettorale, e sono state riesumate oggi solo per un fatto tecnico, che vi spiegherò a breve, che serve a screditare durante la campagna elettorale.
Il fatto tecnico è molto semplice: se a seguito alla richiesta d’archiviazione la controparte, in questo caso il grafomane di professione, fa opposizione, vi deve essere necessariamente un’udienza dove si discute l’opposizione all’archiviazione.
Penso che non sia stata avviata alcun’azione penale, perché mai è iniziata e mai ci sono state udienze di questo genere.

Morale della favola: se durante la campagna elettorale, proprio nel giorno in cui l’Italia dei Valori e il Partito Democratico sottoscrivono un programma d’impegno preciso di cose che andremo a fare con gli elettori, con azioni concrete in materia di legalità, lavoro, sicurezza ed informazione, questi hanno bisogno di ricorrere a queste falsità per cercare di offuscare l’immagine della campagna elettorale vuol dire che sono proprio alla frutta.

Una seconda morale, più importante, è un'altra: è ovvio che quando diciamo che nel programma della prossima legislatura ci deve essere necessariamente la risoluzione del conflitto d’interessi, questa è la dimostrazione plastica della sua necessità, perché finché metteremo in mano a colui che deve comandare anche il controllo dell’informazione, avremo un’azione continua ed efficace di disintegrazione dell’avversario politico utilizzando proprio gli organi d’informazione. Mi fa male e fastidio, ormai ci ho fatto il callo, ma quante altre persone possono resistere a questo stato di disinformazione nel nostro Paese?

Uno dei temi che l’Italia dei Valori rilancia in questa campagna elettorale, è proprio questo: un’informazione pulita per un Parlamento pulito.

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20 Febbraio 2008

Televisioni: i fatti secondo Marco Travaglio




Ecco come stanno i fatti:

"Scusate la noia, ma parliamo di tv. Quell'elettrodomestico quadrato in cui l'altra sera il Cainano ha potuto impunemente raccontare di essersi battuto come un leone contro l'uscita di Enzo Biagi dalla Rai, ma non ci fu nulla da fare perché il vecchio Enzo teneva troppo al soldo e scappò con la cassa di una lauta liquidazione. Dinanzi a lui, al posto del direttore del Tg1 Johhny Raiotta, c'era una sagoma di cartone, che naturalmente non ha replicato.
L'altroieri Antonio Di Pietro ha detto una cosa ovvia: occorre dare «esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite». Poi ha auspicato la Rai venga ridotta «a una rete senza pubblicità, finanziata dal canone e sottratta all'influenza dei partiti» e ogni concessionario privato non possa avere più di una rete.
Su questo secondo punto, c'è libertà di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull'obbligo di eseguire la sentenza della Corte europea c'è poco da discutere: si esegue e basta. Invece Di Pietro è stato subissato di critiche, attacchi, improperi. Che a metterlo a tacere siano i berluscloni, da Cicchitto a Fede, dal Giornale al Foglio, da Facci alla Donna Barbuta, fa parte del gioco: la banda larga difende la cassaforte. Decisamente più stravagante è che lo facciano i vertici del Pd.

Gentiloni: «Il Consiglio di Stato si pronuncerà nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate».
Follini: «La posizione del Pd è contenuta nei due ddl Gentiloni che giacciono in Parlamento».
Veltroni: «Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui è una polemica gioiosa, ma va bene così: gli italiani sono stanchi degli improperi». Infatti nessuno vuol lanciare improperi. Sarebbe interessante però sapere come intenda muoversi il Pd sulla tv.
Anche perché il responsabile Informazione, Marco Follini, non è l'omonimo di colui che approvò il decreto salva-Rete4 e la legge Gasparri: è sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la Corte europea ha raso al suolo il concetto di «regime transitorio» su cui si fondavano la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni.

Ricapitolando. Dal ’94 la Consulta intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. La Maccanico le concede una proroga pressoché illimitata. Che perdura anche dopo il '99, quando Europa7 vince la concessione e Rete4 la perde, ma Rete4 continua a occupare le frequenze spettanti a Europa7. Nel 2002 la Consulta torna a fissare il tetto massimo di due reti per Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003. Berlusconi con il salva-Rete4 e Gasparri con la Gasparri chiudono la partita, con la scusa che, quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno migliaia di canali. La Gentiloni nulla cambia sul numero di reti, si limita a spostare il digitale al 2012, e nulla dice sulle frequenze di Europa7: altro periodo transitorio che cristallizza lo status quo, cioè il monopolio Mediaset. Intanto il 19 giugno '07 la signora Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri, che consente l'accesso al digitale solo a Rai e Mediaset, e annuncia la procedura d'infrazione contro l'Italia.
Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa è anche la posizione Ue: se nel 2009 l'Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè: gli italiani pagheranno all'Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perché tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) è una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. È un dovere, punto e basta.

Marco Travaglio"

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31 Gennaio 2008

La condanna della Corte di giustizia europea




Europa 7 è l’assegnataria delle frequenze illegalmente occupate da Rete4. Tutti i politici ne parlano, la situazione non si schioda dal palo. Ora arriva il carico della Corte europea.
La condanna (leggi la sentenza) che arriva da Bruxelles al regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva è l’ennesimo declassamento di questo Paese verso una sorta di “regime pseudo democratico”. L’assegnazione delle frequenze non rispetta, dice la Corte, il principio della libera prestazione dei servizi e tanto meno criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori.

Ben poco è stato fatto per mettere mano al conflitto di interessi anche da questo governo, una sorta di pax inspiegabile che colloca l’Italia, in barba alle sentenze della Corte Costituzionale e a tutte le norme sulla concorrenza, in un sistema di monopolio quasi perfetto.

All’interno di un comunicato diramato dalla Corte e tradotto in ben nove lingue si legge: “Il giudice del rinvio sottolinea che in Italia il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l’effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale.

Questa situazione desta l’indignazione dei cittadini e di quella parte sana della politica che è chiamata a rappresentarli.
In questo ultimo anno i molti appelli all’Unione dell’Italia dei Valori a sostegno di Europa 7 si sono intensificati come dimostrano gli articoli sotto riportati. Il centrosinistra non ha affrontato un problema che per altro faceva parte delle tante promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale, promesse poi disattese.

Articoli sul tema:
La riforma del settore televisivo
Etere senza legge
Europa 7: applichiamo la legge


La sentenza | Comunicato stampa della Corte di giustizia europea

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30 Gennaio 2008

La diffida di Cuffaro


annozeromafiabianca.jpg

L’ANSA nella giornata di ieri ha battuto la notizia di una diffida alla Rai dal mandare in onda parti dell’inchiesta “La mafia è bianca” ricevuta dai legali di Salvatore Cuffaro.

Alla trasmissione Annozero e al suo direttore va tutta la solidarietà dell’Italia dei Valori. Solidarietà che in passato hanno avuto anche giornalisti, magistrati indipendenti e quella parte di società civile che si sono battuti per il principio alla base di ogni democrazia: la libertà di espressione.
Si legge ancora nel sito di Annozero: “i legali di Salvatore Cuffaro hanno pienamente ragione nel ritenere gravissimo l’accostamento dell’ex Governatore della Sicilia ad esponenti del mondo mafioso, come Angelo Siino, a cui Cuffaro si è rivolto alla ricerca di voti. O come Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Domenico Miceli, Michele Aiello. Per evitare scomodi accostamenti, forse Cuffaro avrebbe fatto meglio a non frequentarli, gli ambienti mafiosi”. Concordiamo.

I comunicati dell'Italia dei Valori sulla vicenda Cuffaro.

Articoli precedenti:
L'imbarbarimento etico delle istituzioni
Legalità in Sicilia
Lettera a Prodi

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27 Gennaio 2008

La chiusura di Italia.it


Riportiamo l'intervento, registrato in data 24 gennaio 2008, dell'On.Fabio Evangelisti sulla chiusura del portale Italia.it.

italiaitevangelisti.jpg

Cari amici e care amiche che navigate in internet, quando voi vedrete questo post saprete già com’è andata a finire a Romano Prodi nell’aula di Palazzo Madama al Senato. Io ancora non lo so, manca qualche ora. Temo che mancheranno i voti, quei voti di coloro che avevano sottoscritto un patto con gli italiani e avevano detto “governeremo 5 anni con Romano Prodi”. Se non ci fosse questa “tragedia”, lo metto tra virgolette, se non ci fossero i rifiuti nelle strade di Napoli, se non ci fosse stata la telenovela a sfondo familiare-giudiziario della famiglia Mastella-Lonardo, probabilmente molti di voi, molti dei cittadini italiani, si sarebbero accorti di un piccolo-grande scandalo di questi giorni: la chiusura del portale Italia.it.

Si trattava di un progetto per lanciare alla grande l’immagine del Bel Paese su internet. Un progetto da 45 milioni di euro, una cifra fantasmagorica almeno per noi che non siamo abituati a parlare di queste cifre, normalmente e soprattutto per un portale web.
E’ stato inaugurato due volte, nel 2006 da Berlusconi e dal Ministro Stanca, nel 2007 da Rutelli, oggi si chiude, con una sola nota positiva: si chiude dopo essere costato ai cittadini italiani 7 milioni di euro anziché 45 milioni, ma rimane comunque un grave danno d’immagine, un grave danno al nostro Paese e un grave danno alle casse.

Un sito che non ha mai funzionato. Ho tratto dal quotidiano La Stampa di Torino alcuni degli errori più marchiani: Monterosa è situato in Lombardia, le Dolomiti non esistono, San Marino non esiste, l’Abruzzo non avrebbe le coste, Pesaro sarebbe la patria di Gioachino Fellini invece di Federico Fellini, Genova è segnalata con mura abbattute più di 10 anni fa, Portofino è segnalata nel Ponente Ligure invece che nel Levante e le 5 Terre non esistono. Questo era Italia.it.

E’ un bene che sia stato chiuso oggi, ma è un male per noi, per gli italiani. La spazzatura di Napoli fa senz’altro più danno, però se andiamo a vedere la mancanza di un portale che possa favorire un flusso turistico verso il nostro Paese, di un portale che possa favorire la prenotazione online delle strutture alberghiere e delle nostre strutture ricettive, sarebbe stato al passo con i tempi, invece anche in questo caso siamo rimasti indietro.


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14 Gennaio 2008

Elezioni libere, informazione libera


Riportiamo l'intervista del Ministro Antonio Di Pietro rilasciata a La Stampa di oggi in tema di vera informazione e legge elettorale.

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La battaglia sul conflitto di interessi contraddistingue da tempo Italia dei Valori. Il centrosinistra nelle precedenti legislature ha fatto ben poco per rendere libera l'informazione del Paese. La legge Gentiloni non è certamente la soluzione al problema ma rappresenterebbe un segnale di sensibilità del Governo all'argomento. Sottomettere il consenso alla riforma elettorale all'accettazione della legge Gentiloni questo sì che è "criminale". Sulla legge elettorale ho sottolineato più volte che l’Italia dei Valori non tradirà i propri elettori, che il luogo per dibatterne è, e rimane, il Parlamento italiano e che le persone da coinvolgere sono i suoi parlamentari.

Riporto un’intervista rilasciata a La Stampa di oggi su entrambi gli argomenti:

La Stampa: Ministro Di Pietro, ha sentito che dice Berlusconi? È’ "criminale", la legge Gentiloni?
Antonio Di Pietro: Per noi dell'Italia dei Valori è già una norma al ribasso. Quando la discuteremo in Parlamento cercheremo di rafforzarla in modo significativo. In ogni caso il ddl del ministro delle Comunicazioni doveva precedere, logicamente e politicamente, la discussione sulla riforma elettorale. Poi è arrivato il referendum, ma per I'Idv i temi dell'incompatibilità, del conflitto di interessi, dello strapotere televisivo di Berlusconi sono prioritari. Consideriamo un controsenso svendere la legge sulle tv in cambio di un sì di Forza Italia alla riforma elettorale.

La Stampa: Tra le due, è più importante...
Antonio Di Pietro: La legge elettorale serve a fare le elezioni; le elezioni, senza risolvere il conflitto d'interessi e il potere tv di Berlusconi, produrrebbe parlamentari che quella riforma non la farebbero mai come si deve. Piaccia o non piaccia, il conflitto d'interessi di Berlusconi c'è: nessuno gli vuole togliere il diritto di fare politica e di governare, se la maggioranza degli elettori lo sostiene. Però vogliamo prima dare una regola democratica minima: o fai il politico, o fai l'imprenditore della comunicazione. E in ogni caso non scordiamo che lui utilizza in modo abusivo una rete regolarmente assegnata a Di Stefano di Eurropa 7.

La Stampa: Lei che è stato un pm: che significa "crimine'?
Antonio Di Pietro: Io penso alla criminalità classica, le rapine, le estorsioni... ma per me è politicamente criminale il falso in bilancio, una legge che ha ridotto della metà i termini della prescrizione, le norme "ad personam".

La Stampa: Ma per salvaguardare il fragile dialogo tra gli schieramenti, non varrebbe la pena di rinunciare a qualcosa, Gentiloni compresa?
Antonio Di Pietro: Non v'è dubbio che dialogare sulle regole del gioco sia una cosa positiva, e apprezzo il senso di responsabilità istituzionale di Veltroni. Noi dell'Italia dei Valori siamo disposti a dialogare a 360 gradi pur di scrivere insieme le regole del gioco; ma non se si tratta di fare un passo indietro sui principi dell'etica politica.

La Stampa: E sulla riforma della legge elettorale, come vi schierate?
Antonio Di Pietro: Abbiamo letto con sconcerto quanto detto da Veltroni al Corriere della Sera: dice che l'Italia dei Valori scomparirà anche se sopravviveranno le sue idee. Mah: far rappresentare l'idea di legalità (dopo la storia dei rifiuti in Campania) dal Partito Democratico mi lascia molto perplesso. Devono essere gli italiani a decidere se l'Idv è una forza politica le cui idee debbano essere rappresentate e da chi. Ci vuole liquidare? Vedremo cosa diranno gli italiani: noi ci presenteremo con liste nostre alle prossime elezioni.

La Stampa: Beh, dipenderà dalla legge elettorale che ci sarà,no?
Antonio Di Pietro: Noi non ci stiamo a farci classificare "nanetti". Primo, perché non lo siamo, in termini numerici e di proposta. Secondo, perché noi abbiamo raccolto le firme per il referendum: siamo per il maggioritario, per il bipolarismo, per l'indicazione preventiva delle coalizioni e del candidato premier, per una forte riduzione dei partiti. E non andiamo al tavolo di confronto sulla legge elettorale per “salvarci” tenendo basso il quorum. Noi vogliamo il referendum, e siamo contro la proposta Bianco. Ci stiamo organizzando per superare l'asticella alle prossime elezioni. Alle prossime elezioni l'Italia dei Valori ci sarà.

La Stampa: Anche se ciò costasse la sconfitta del centrosinistra?
Antonio Di Pietro: Non svenderemo la nostra anima per sopravvivere, non chiederemo asilo al Partito Democratico implorando un posticino nelle sue liste. Se il Pd fa una legge che mira a metterci fuori gioco, sappia che noi ci presenteremo, e loro perderanno un altro milione e mezzo di voti. In ogni caso, non faremo parte di una coalizione con la sinistra massimalista o gli pseudoambientalisti.


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3 Gennaio 2008

Un diritto di scelta


In seguito al dibattito politico sulla legge 194 sull’aborto, scatenatosi a inizio 2008, riteniamo opportuno porre la nostra posizione.

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L’Italia dei Valori è contraria a qualsiasi modifica di una legge come la 194 sull’aborto, approvata dai cittadini attraverso un referendum, che ha sempre funzionato a tutela delle libertà delle donne, vere padrone della loro vita.

Inoltre, essa ha rappresentato una grande conquista sociale, dimostrata dal fatto che, dalla data della sua entrata in vigore ad oggi, in Italia è più che dimezzato il numero degli aborti e che si sia definitivamente debellata una piaga come quella degli aborti clandestini.

Riteniamo quindi che ogni tentativo di scardinare la portata di questa legge, con una parziale o totale revisione in termini sostanziali, e' per noi inaccettabile e rappresenterebbe per tutto il Paese una grande sconfitta, un atto che tutte le forze laiche e libertarie dovrebbero fortemente contrastare.



31 Dicembre 2007

Buon 2008!


Riportiamo quanto scritto dal Ministro Antonio Di Pietro, che attraverso il suo blog presenta un resoconto dell'anno che sta per concludersi e degli impegni primari per il 2008.

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L’ultimo giorno dell’anno è l’occasione per un bilancio e per nuovi propositi.
Il 2007 è stato un anno di luci e di ombre per il Governo. Le luci sono l’aver assicurato una stabilità al Paese e aver arrestato l’emorragia economica ereditata dal precedente Governo. Senza soldi non si va da nessuna parte e la priorità è stata di evitare il fallimento dello Stato.
Una Nazione non può però fondarsi sulla sola economia, non è un’azienda. E qui vengono le ombre, riferite soprattutto a promesse fatte e non mantenute agli elettori. Citerò quelle che vorrei veder affrontate dal Governo con la massima decisione nel 2008. Le morti bianche sono la prima, i caduti sul lavoro non sono una sorpresa, la ThyssenKrupp con il suo interminabile elenco di morti, l’ultimo proprio oggi, è solo l’ennesimo episodio. Le pene vanno fortemente inasprite e gli ispettori vanno aumentati. Chi fa morire per incuria un operaio deve finire in galera senza nessuno sconto e senza nessun indulto.
L’informazione non può, per la stessa sopravvivenza della democrazia, essere controllata dai partiti politici, chi fa politica non deve avere alcun controllo sui media o, come Berlusconi, esserne addirittura il proprietario. Nel 2008 auspico (e io farò tutto il possibile) che la riforma radiotelevisiva e il conflitto di interessi siano finalmente avviati e conclusi.
La riforma elettorale va affrontata “dalla parte dei cittadini”, che devono essere in grado di scegliere il loro candidato e non avere più condannati in via definitiva in Parlamento a rappresentarli. Inoltre, l’iter di definizione della nuova legge deve essere trasparente, non si tratta di giochi di potere per i seggi, ma della definizione di regole per elezioni democratiche.
Le imprese sono un’altra emergenza. Oggi si assiste al continuo spostamento della produzione in altri Paesi, ma questo vuol dire eliminare posti di lavoro in Italia. E’ pura matematica. Bisogna incentivare gli imprenditori a investire, e a rimanere, in Italia snellendo la burocrazia e diminuendo la pressione fiscale. E’ paradossale che le imprese straniere non vengano da noi e le nostre vadano all’estero. Questo processo non può andare avanti per lungo tempo senza causare disoccupazione e la depauperazione del tessuto industriale del Paese.
L’ultimo punto, forse il più importante, è restituire ai cittadini la fiducia nella Giustizia. Gli episodi Forleo e De Magistris sono solo la punta dell’iceberg di una giustizia in grande difficoltà e sempre più soggetta alla politica. La macchina della giustizia è inceppata perché così hanno voluto i partiti dopo Mani Pulite. Il risultato è che in Italia quasi nessuno sconta più la pena, sia essa falso in bilancio, corruzione o un semplice furto.
Sicurezza sul lavoro, informazione, legge elettorale, rilancio delle imprese, Giustizia. Cinque temi da affrontare e risolvere. Questo è il mio augurio per il 2008.


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21 Dicembre 2007

Appuntamento in diretta streaming


Riportiamo un estratto della diretta streaming di oggi, venerdi 21 dicembre 2007, del Ministro Antonio Di Pietro.

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Testo:

"Siamo a fine anno e ho ritenuto mio dovere dialogare e comunicare direttamente con voi che mi ascoltate, collegati con me da tutta Italia e da tutto il mondo, perché ritengo un dovere di chi amministra la cosa pubblica, ma soprattutto di chi utilizza i soldi vostri, di rendere conto del proprio operato e di dialogare con voi. Dal mio Blog www.antoniodipietro.it interloquire con me e darmi tutte quelle segnalazioni, raccomandazioni e tutte quelle critiche che ritenete opportune.

E’ un sistema dell’informazione questa che da una parte è necessaria e necessitata dal fatto che non siamo proprietari di televisioni, e dall’altra ci è permesso dalla nuova tecnologia che sta trasformando il mondo della comunicazione anche se molti non se ne sono accorti. Qui, attraverso questa telecamera, sono in contatto con il mondo intero e posso dire come la penso senza intermediari, ma soprattutto voi siete in grado di ascoltarmi direttamente senza che qualcuno dalla regia della lottizzazione politica e dell’informazione del potere reale, censuri quello che non gli va bene ed esalti quello che gli va bene, e quindi siete ogni volta portati a prendere delle decisioni sulla base delle informazioni che avete, ma molte volte le decisione che l’opinione pubblica prende è conseguente ad un informazione ricevuta sbagliata.

Ve ne dico una per capire subito di cosa sto parlando: in questi giorni si sta discutendo molto del rapporto tra intercettazioni telefoniche e necessità della privacy. La privacy è un diritto sacrosanto. Le intercettazioni telefoniche, disposte dall’autorità giudiziaria, non sono solo un diritto, ma un dovere sacrosanto per scoprire chi ruba, chi uccide, chi fa il delinquente. Se poi il delinquente è qualcuno all’interno della pubblica amministrazione e della politica è ancora più importante dare la possibilità ai magistrati di fare il loro dovere utilizzando ogni informazione e ogni strumento lecito, tra cui appunto le intercettazioni telefoniche."

Leggi il testo completo


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20 Dicembre 2007

Perche' e' aumentato il Canone Rai?


In seguito all'aumento del Canone 2008, l'Italia dei Valori ha presentato un'interrogazione rivolta al Ministro delle Comunicazioni, al Ministro dell’Economia e alla Commissione di vigilanza Rai.

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Come si fa ad essere d'accordo con un aumento del canone a fronte di una programmazione di servizio pubblico che viene mortificata da contenuti non certo all'altezza del ruolo di servizio pubblico cui e' chiamata l'Azienda di Stato? Dobbiamo decidere se la Rai e' pubblica o privata: se e' pubblica, sappia operare nell'ambito del contratto di servizio con lo Stato e fornisca ai cittadini contenuti di qualita'; se e' privata, trasmetta pure i programmi che vuole ma non chieda allo Stato di legittimare una tassa che oggi e' ingiusta perche', altrimenti, domani ci chiederanno il canone Rai persino sui cellulari di terza generazione che forniscono contenuti audiovisivi.

Il canone va abolito e il ministro Gentiloni prima di decidere un aumento, avrebbe dovuto tenere nella giusta considerazione le delibere della Commissione di Vigilanza Rai che non solo ha sfiduciato vertici della Rai ma nel corso delle audizioni svolte con il direttore generale Cappon, molti esponenti sia di maggioranza che di opposizione hanno espresso dubbi sull'opportunita' di un aumento del canone. Non si puo' aumentare il canone senza una contabilita' separata e finalizzata nelle spese: e' un'ingiustizia, un avallo di una gestione che vede aumentare i costi e diminuire i ricavi.

L'aumento stabilito dal ministro Gentiloni e' un premio per una azienda che e' pubblica o privata a seconda delle convenienze. La Rai ha queste entrate: il canone e le convenzioni che sono soldi pubblici e le altre entrate derivanti da pubblicita' (commerciali). Non si puo' raggiungere l'equilibrio di bilancio per decreto e non e' neppure tollerabile invocare l'inflazione o il paragone con i canoni degli altri paesi. Se il ministro o il vertice della Rai fanno questo paragone, che e' gia' stato fatto, si rileggano i risultati che non sono certo a favore della Rai.

Per questo chiediamo su che basi la Rai abbia richiesto l'aumento del canone e a che titolo l'aumento sia stato disposto dal Governo, sia da un punto di vista giuridico che economico.


Interrogazione a risposta orale in Assemblea
Interrogazione a risposta immediata in Commissione IX
Interrogazione a risposta immediata in Commissione VII
Interrogazione a risposta immediata in Commissione di vigilanza R.A.I.


L'interrogazione, avanzata come primo firmatario dall'On.Egidio Pedrini, è firmata dagli onorevoli dell'Italia dei Valori Massimo Donadi, Fabio Evangelisti, On.Giuseppe Astore, Antonio Borghesi, Carlo Costantini, Luciano D'Ulizia, Aurelio Salvatore Misiti, Silvana Mura, Leoluca Orlando, Federico Palomba, Stefano Pedica, Pino Pisicchio, Americo Porfidia e Antonio Razzi.



11 Dicembre 2007

Antonio Di Pietro a Break the mafia


Riportiamo l'intervento del Ministro Antonio Di Pietro durante il convegno "Break the mafia".


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Testo dell'intervento:


Barbacetto: “Perche’ e’ voluto venire qua? Non vediamo altri Ministri, ce ne sono e fin troppi. Ce ne dovrebbero essere 12 secondo la riforma Bassanini, sono moltiplicati in questo Governo, eppure di tutti questi Ministri uno solo e’ qui, come mai?”


Di Pietro: “A dir la verità mi ero preparato la risposta. Sono qui come cittadino, ma in realta’ sono Ministro e voglio essere qui come Ministro. Una volta, quando era iniziato questo Governo, ho domandato ad un mio collega perché non mi fanno fare Ministro della Giustizia. Mi ha risposto che va a finire che funziona pure. Al di là delle battute, ho visto che si parlava di mafia, e soprattutto ho visto che in un momento cosi delicato, ho sentito il bisogno di far sapere da che parte sto’, perché ritengo ingiusto sia sul piano istituzionale, sia sul piano personale, sia sul piano morale che tutti fanno finta di non vedere e si girano dall’altra parte. Quello che sta accadendo a Forleo e a De Magistris non è tanto e solo colpa di chi vuole che in qualche modo il loro lavoro sia fermato, ma è soprattutto colpa di tutti noi che siamo dentro le istituzioni che facciamo finta di girarci dall’altra parte. A Forleo e De Magistris qualche cosa che sul piano formale possano aver sbagliato lo si trova sempre, ma il problema è quello di guardare il dito o la luna. Oggi chi lavora può anche sbagliare, ma noi dobbiamo guardare alla forma o alla sostanza? A noi interessa sapere se delle persone che sono dentro le istituzioni hanno commesso dei reati o no? Io credo che qualsiasi politico, e qualsiasi persona, quando viene messa sotto indagini dalla magistratura, com’è capitato anche a me, debba sentire il bisogno di correre dal magistrato, perchè solo in questo modo mette a posto le cose. Ovviamente bisogna essere innocenti. Oggi sono venuto qui perché ci tenevo e ci tengo a far sapere da che parte sto’. Sono parte di questo Governo e faccio il mio dovere, ma non voglio abdicare, come Ponzio Pilato, a indicare da che parte sto’, e cioè da quella parte che De Magistris diceva ‘C’è un eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge’, non solo nei diritti ma anche nei doveri. Ecco perché credo che in questo momento, mentre tutti fanno il loro dovere, noi dobbiamo sentire il nostro come cittadini, e anche di chi fa parte delle istituzioni, di far sapere da che parte stiamo.”


Mascali: “Lei dice che il problema è guardare il dito o guardare la luna. Deduco che il CSM, dal suo punto di vista, non sta facendo bene il suo lavoro.”


Di Pietro: “Vede, quando si mette in moto un meccanismo tutto è formalmente corretto. Lo faceva pure il medico che esce dalla sala operatoria e dice che l’operazione è andata bene. Il paziente è morto, ma l’operazione è stata corretta. Per cui il CSM sta facendo formalmente il suo lavoro. Il problema è che quando si mette in moto un meccanismo, questo è senza fine. Quando questo meccanismo è nell’attenzione pubblica, si cerca di aumentare la pressione per cercare di fermare chi sta facendo il proprio dovere. Quello che contesto non è quello che fa il CSM, ma contesto il fatto del conflitto d’interessi. Quando un magistrato fa il proprio dovere, sbagliato o giusto che sia, lo si lascia fare. Poi in via processuale si valuterà il suo operato, ma fermarlo a metà è un atto ingiusto sul piano proprio dell’esistenza dello stato di diritto.”


Barbacetto: “E’ stato detto che il suo interesse per questa faccenda sarebbe tutto politico, perché vorrebbe prendere De Magistris e candidarlo nel suo partito.”


Di Pietro: “Non ho mai parlato con De Magistris e non conosco personalmente De Magistris. Chiamatelo al telefono per chiedergli se ci ho mai parlato. Questo è il dato di fatto. E’ mai possibile che uno non possa prendere posizioni? Per non avere queste accuse bastava che stessi dall’altra parte, o bastava che non mi facessi vedere. Ma non sono qui per parlare di me. Sono venuto a riflettere assieme sulla questione della mafia.”


Barbacetto: “C’è stato un accenno all’autostrada Salerno-Reggio Calabria, che aveva fatto prima Aldo Pecora, che forse le interessa come Ministro delle Infrastrutture.”


Di Pietro: “Anche come persona informata sui fatti. Su quella autostrada, e su quello che sta accadendo, stiamo collaborando. Nella Salerno-Reggio Calabria, in questo momento, per diversi di quei lotti, ci sono delle attività investigative in corso da me promosse, e se oggi si può parlare di una situazione di infiltrazioni dentro la Salerno-Reggio Calabria è perché in questo anno il Ministero delle Infrastrutture non si è dotato solo di geni civili, si è dotato anche di una squadra di finanzieri, di una squadra di carabinieri e di una squadra di polizia, e il tutto coordinato dall’ex responsabile della polizia giudiziaria ai tempi di Mani Pulite, che mi sono portato al Ministero. Forse è meglio che lo sappiate.”


Barbacetto: “Quindi il Ministero è vigile anche su questa partita.”


Di Pietro: “Non basta mai, perchè nell’eterna lotta tra guardia e ladri, una ne fai e dieci se ne inventano.


Dal ‘92 si era capito il sistema di collegamento tra affari, politica e mafia.”


Barbacetto: “C’è una connessione forte tra Tangentopoli, Milano e mafia a Palermo? “


Di Pietro: “E’ talmente forte che 5 miliardi delle tangenti Enimont, che sono gli unici che non si sono trovati, sono andati a finire a Salvo Lima, 14 giorni prima di essere ucciso. Scoperto questo meccanismo, che cosa è successo? Oggi siamo qui noi, ma per me era molto più facile lavorare rispetto ai De Magistris e la Forleo di oggi, perché avevamo il consenso e la speranza di tutta la popolazione. Oggi sembra che bisogna quasi nascondersi, perché c’è il sistema dell’informazione che non vuole più informare. Per noi era più facile perché ci sentivamo più sicuri e più tutelati. Allora capimmo tutti cosa bisognava fare, e si sentiva la voglia di una nuova imprenditoria e di nuovi soggetti politici. E’ qui la furbizia dell’ “unto del Signore”, di essersi presentato come nuovo, ed è qui la colpa dell’informazione, o meglio il dono di una certa informazione che era servito al ‘nuovo’, e quindi l’ha presentato come tale. E qui la grande colpa della sinistra, che avendo la colpa di paglia, perché su tanti temi sulla legalità, a destra e a sinistra si trova sempre un accordo, come con l’indulto. La chiave di lettura che non ha permesso il cambio del sistema è stato quando, candidato Berlusconi, la sinistra non ha fatto valere la legge del ’57 che diceva che era incandidabile e ineleggibile perché proprietario delle concessioni televisive. Se avesse applicato la legge oggi avremo o un imprenditore o un politico, e non tutti e due. Questo è stato il grande errore del centrosinistra, che per tenersi Cecchi Gori si è preso pure Berlusconi. Credo che oggi come oggi, se si vuole passare ad una fase nuova, e in questo senso è apprezzabile la vostra presa di posizione affinché le istituzioni se ne facciano carico, e per quanto mi riguarda il mio piccolo me ne posso fare carico, ma non credo che posso contare molto, è necessario che ci sia una legge che stabilista l’ineleggibilità dei condannati con sentenza penale passata in giudicato, e che ci sia l’impossibilità di assumere incarichi istituzionali per persone con provvedimento o ordinanze di rinvio al giudizio, dove sotto processo si può essere candidati, ma non si può essere ne amministratore, ne Ministro, ne Assessore. Si deve risolvere il conflitto d’interessi in tutte le sue forme, no solo nel rapporto politica-affari, ma anche informazione-politica e controllore-controllati in tutte le varie forme, che ci siano delle sanzioni nei confronti del sistema delle imprese che non rispettano le regole del gioco, che vanno fino alla radiazione dall’albo dei costruttori piuttosto che dall’attività commerciale qualora vengano trovati in collusione mafiosa o di malvessazione, ed infine, che ci siano le riforme dei processi, che diano non solo la certezza della pena, ma in un tempo ragionevole e breve, eliminando tutte le previtate individuate in questi anni per arrivare alla prescrizione.”


Spettatore: “Mi scusi, ma questo Governo ha intenzione di fare queste bellissime cose che ha detto o no?”


Di Pietro: “No.”


Per ulteriori informazioni sull'evento consultate il sito www.breakthemafia.it



5 Dicembre 2007

Evangelisti in merito alle dichiarazioni di Bertinotti


In seguito alle dichiarazioni del Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, l'On. Fabio Evangelisti ha presentato un interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro per l'attuazione del programma di Governo, Giulio Santagata, riguardo la posizione del Governo in relazione a dichiarazioni riguardanti l'azione dell'Esecutivo.

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“Un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone: ecco, questo progetto non si è realizzato”.


Non è la dichiarazione del leader dell’opposizione, né quella di un esponente della maggioranza che ha deciso, più o meno opportunamente, di far mancare il suo sostegno al Governo. Ciò che è citato qui sopra è un passaggio dell’intervista rilasciata dal Presidente della Camera, nonché autorevolissimo esponente di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti.


Non possiamo non registrare l’assoluta inopportunità dell’intervista rilasciata dalla terza carica dello Stato e l’anomalia di forma che essa ha rappresentato. E’ chiaro che alla luce di tali esternazioni è risultato naturale chiedersi, in primo luogo, quale fosse la posizione del Governo ma, ancor di più, quale è stato l’obiettivo del leader di Rifondazione Comunista. Forse anche l’esponente di Rifondazione Comunista, come Calderoli, ritenendo la politica un grande palcoscenico ha pensato di dover interpretare un personaggio, magari quello del ‘cattivo’ che cerca di pungolare l’azione di Governo, oppure dietro le sue parole si nasconde qualcosa di più preoccupante?


Fermo restando l’inadeguatezza delle affermazioni rilasciate al quotidiano la Repubblica, è doveroso, però, sottolineare che da parte del Governo avremmo voluto un intervento diverso, orientato a richiamare tanto Bertinotti, quanto Veltroni, ad un atteggiamento più corretto e attento tanto dal punto di vista mediatico-comunicativo, quanto da quello politico.


Il video della seduta.


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1 Dicembre 2007

Tre provocazioni


Vorrei lanciare tre provocazioni, da cui vorrei avere una risposta, delle osservazioni, non solo da parte dei diretti interessati, ma anche da parte vostra, perché riteniamo sia importante che voi cittadini, nostri datori di lavoro, ci possiate dire la vostra, dandoci consigli e spunti per migliorare il nostro Paese e il suo operato.

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Al pari di tanti altri parlamentari ho ricevuto qualche decina di mail sul provvedimento che aveva in animo il Ministro Gentiloni di bloccare, o meglio, di registrare i Blog e quanto altro si muova in termini di libera informazione in internet. Meno preoccupanti, e meno numerose, sono state le segnalazioni per quello che considero un vero e proprio scandalo: il portale Italia.it, quello che il Ministro Rutelli dice di non essere tra le sue competenze. Non lo so adesso se è competenza sua o meno, ma resta un fatto: sono stati stanziati dal precedente Governo 45 milioni di euro, ossia 90 miliardi delle vecchie lire, rispetto le quali Rutelli ha partecipato alla benedizione, con tanto di simbolo che interpretava un cetriolo, per dire che adesso va chiuso dopo soltanto 6 mesi.


Mi chiedo chi, dove, come, quando e perché è stato deciso di fare quel portale e chi, dove, come, quando e perché è stata fatta quella spesa, e chiedo a Rutelli di dire come e perché ha deciso che quei 45 milioni debbano essere buttati dalla finestra e il portale debba essere chiuso.


L’altro giorno ho visto l’ex Ministro Giovanardi che ricordava, giustamente, come le stragi del sabato sera in questi anni ha raggiunto la cifra paurosa di tre mila persone, soprattutto giovani, che sono morte. Più o meno il sacrificio di vittime umane che si è consumato nell’attentato delle torri gemelle, oppure il numero degli americani morti in Iraq dall’inizio della guerra, ma c’è un'altra guerra, non dichiarata, disconosciuta, della quale si parla sempre troppo poco se non a livello di vertici istituzionali con preghiere e raccomandazioni: è il tema dei morti sul lavoro.


Ogni giorno, in media nel nostro Paese, tre uomini, o tre donne, spesso uomini, spesso immigrati, che muoiono di lavoro. Tre morti al giorno che pesano sulla nostra coscienza.


Non so dire di chi siano le responsabilità, si è fatto un grosso lavoro questo anno per redigere norme sempre più stringenti, ma il problema di questo Paese è ancora una volta quello che mancano i controlli. Si fanno le norme ma poi manca chi poi si adopera per applicarle.
Ci sono le norme, mancano le sanzioni. Quando ci sono le norme e ci sono le sanzioni non arriva mai il momento in cui si decide che qualcuno è colpevole, e non è possibile che di fronte ad una strage, di tre morti ogni giorno, nessuno sia colpevole.


A breve si tornerà a discutere, se non ci sarà prima una crisi di questo Governo, delle missioni internazionali. Proprio questa mattina leggevo una denuncia dell’ONU per cui Hezbollah nell’ultimo anno si è rafforzato, e si è rafforzato in Libano dove c’è un contingente a guida italiana. Bisogna interrogarsi sul senso delle nostre missioni all’estero, in particolare per quanto riguarda la situazione dell’Afghanistan. Com’è possibile che in quel paese, in stato di guerra, con truppe che occupano gran parte del territorio, con la presenza della NATO e degli americani, sia possibile aumentare la produzione dell’oppio, aumentare il traffico di droga, e soprattutto portare fuori quella droga da quel martoriato Paese.


Ma è possibile che non ci sia la possibilità di fare verifiche sui conti delle banche in Svizzera, a Wall Street o nella City londinese. Non è il caso che invece che mandare un contingente militare in Afghanistan, la prossima volta sia meglio mandare un contingente di finanzieri o di consulenti nella City a Londra o a Wall Street? Forse sapremo qualcosa di più sui grandi trafficanti, invece di correre dietro ai piccoli spacciatori o i lavavetri abusivi di Firenze. 


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19 Novembre 2007

La newsletter dell'Italia dei Valori


Prende il via un nuovo strumento di comunicazione che ti permette di ricevere, ogni settimana via e-mail informazioni sulle attività, sui nuovi servizi disponibili e sugli eventi organizzati dall’Italia dei Valori.


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La newsletter dell'Italia dei Valori rappresenta una finestra aperta sull'attualità del partito, con l’obiettivo di fornirti un servizio utile per informarti sulle attività e sugli eventi da organizzati dal partito.


All'interno della newsletter trovi tutti gli articoli pubblicati durante l'ultima settimana, i collegamenti alle iniziative, i progetti di legge dei parlamentari Idv, i collegamenti ai prossimi eventi organizzati ed i link agli archivi dei nostri comunicati stampa.


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29 Ottobre 2007

Class Action Day


Abbiamo già parlato della Class Action, una materia che ci interessa molto, ossia l’azione risarcitoria collettiva.
La mia proposta di legge, Pdl 1834 presentata il 17 ottobre 2006, è in sintesi l’azione risarcitoria all’americana, ben diversa da quella presentata dal Governo che lascia il truffato da solo a cercare un avvocato per ottenere quanto gli è dovuto.



Nella nostra proposta viene introdotta la figura di un avvocato che, non pagato dal truffato, lo porta al risarcimento effettivo del denaro. E’ la Class Action all’americana, quella che il governo non sta accettando.


Abbiamo organizzato, per il 30 ottobre 2007, il Class Action Day, che sarà la prima risposta alle tante chiacchiere che fanno gli altri partiti. Noi dell’Italia dei Valori siamo per la politica del fare, portando come esempio questa giornata attraverso una raccolta di firme che proseguirà nelle date 3,4,10,11,17,18,24 e 25 novembre.


Speriamo di raccogliere milioni di firme da inviare a Bersani per dire “La tua legge non rappresenta i truffati, ma forse li truffa”.


Ci hanno riferito che al Class Action Day aderiranno anche altre persone, quelle dei Meetup, che si stanno organizzando per raccogliere le firme. Speriamo di farlo assieme per dire al Governo “Stai sbagliando. Devi tutelare il cittadino e non gli interessi dei grandi potenti”, quei potenti che noi combattiamo perché vogliamo un Italia libera e slegata da queste logiche da Prima e Seconda Repubblica.


Ci rivolgiamo a voi per scendere in piazza e contestare l’azione del Governo, che sbaglia a presentare questa Class Action all’italiana che non tutela il truffato. Il 30 ottobre 2007 sarà l’inizio di un percorso che speriamo porti milioni di persone a tutelare non solo coloro che sono stati truffati, ma anche per poter essere a loro volta tutelate. Dobbiamo dare questa risposta a Bersani attraverso l’Italia dei Valori e attraverso le tante persone che si impegneranno per questa iniziativa, al fine di convincere il Governo a cambiare e migliorare questa legge in favore dei cittadini.



26 Ottobre 2007

Linux Day 2007 su Never Land


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In occasione della giornata nazionale dedicata al sistema operativo libero GNU/Linux, organizzata dai LUG italiani, Linux User Groups associati nella ILS, Italian Linux Society, quest'anno per la prima volta in Italia ci si potrà incontrare anche su Second Life, su Never Land, l’Isola di Italia dei Valori il 27 ottobre 2007 alle ore 10.00


Relatore primario e moderatore l'ing. Giovanni De Gasperis, responsabile nazionale del dipartimento tematico "Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione" di Italia dei Valori.


Principali argomenti che verranno trattati:


- GNU/Linux storia e motivazioni

- Software libero nella Pubblica Amministrazione

- Trashware e progetti di sviluppo e cooperazione con paesi del terzo mondo nel campo dell'informatica

- Guida alla scelta della distribuzione GNU/Linux


Alla luce dell'assemblea programmatica di Vasto 2007, si da quindi seguito al concetto di Partito-Rete andando proprio ad approfondire le tecnologie alla base dell'emancipazione digitale del cittadino e dei criteri di ottimizzazione della Pubblica Amministrazione.

Accorgimenti tecnici: l'incontro si avvarrà della nuova tecnologia del canale voce digitale. Si consiglia di installare una versione recente del software di Second Life e di attrezzarsi di cuffia e microfono, in particolare se si prevedere di fare interventi e domande. L'organizzazione e la moderazione degli interventi è realizzata tamite la collaborazione del gruppo IDV Agorà dei simpatizzanti e amici dell'Isola di Never Land.


Fai clic QUI per andare su Never Land
L'evento sarà trasmesso in webcast in contemporanea su http://www.giodegas.it
Per qualsiasi informazione: giovanni@giodegas.it



22 Ottobre 2007

Italia dei Valori e la Rete


Quando Antonio Di Pietro e noi con lui fondammo l’Italia dei Valori, cercammo di pensare a un partito diverso da quelli tradizionali. Un partito che avesse un contatto diretto con la gente e nel corso di questi anni questa nostra intuizione si è andata evolvendo.





Abbiamo creato un partito dinamico, che dialoga col territorio anche e soprattutto attraverso i nuovi strumenti telematici: abbiamo lanciato, alla festa di Vasto, il nuovo portale dell’Italia dei Valori come momento di comunicazione diretta, di trasparenza, perché tutti noi entriamo in Rete.
Che c’entra la Rete in un partito?
La Rete, in un partito, sta a dimostrare davvero che si saltano le mediazioni: il politico dialoga con la gente, ne prende i consigli, i suggerimenti e a volte anche i rimbrotti che servono, in tempo reale, per modificare qualche linea politica non proprio mirata e, perché no, a correggere degli errori.
La Rete, il portale, obbliga i dirigenti dell’Italia dei Valori ad avere trasparenza nei loro comportamenti e sovrapposizione tra il dire e il fare. Non sarà possibile avere divaricazione tra quello che diciamo e quello che facciamo, perché il popolo di Internet così come ieri o l’altro ieri il popolo dei fax ci controlla: avrà da ridire, ci contesterà ci farà da pungolo per gli errori che dovessimo commettere.
Noi siamo in condizioni di interagire, di partecipare, di mettere in Rete non solo gli aderenti.
Di più: il popolo dei simpatizzanti.
Di più: il popolo degli elettori.
Ancora meglio: tutti i cittadini che intendono, con l’Italia dei Valori e i suoi dirigenti, avere un contatto.


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19 Ottobre 2007

Grazie per la fiducia


Repubblica.it ha riportato un sondaggio sulla fiducia verso i ministri e i principali partiti politici italiani.


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Cito il sondaggio per ringraziare coloro che hanno assegnato il primo posto a me, come ministro, e all’Italia dei Valori, e per sottolineare che non è stato ripreso, in seguito, da nessun organo di informazione.
Il sondaggio cita dati importanti per il Governo e per i partiti, ma è stato ignorato dai media. Il fatto non mi sorprende più, i giornali e le televisioni sono parzialmente liberi in Italia.
La conferma è data da uno studio recente di “Reporter senza frontiere”: l’Italia nella classifica sulla libertà di informazione è solo al 35 posto nel mondo, collocata tra Bosnia Erzegovina e Macedonia e dietro a tutti i Paesi del vecchio continente. Il problema della vera informazione rimane oggi tra le priorità del Paese, purtroppo non ancora del Governo e meno che mai dell’opposizione guidata da Berlusconi, un concessionario delle frequenze radiotelevisive in palese conflitto di interessi.

Antonio Di Pietro


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17 Ottobre 2007

6 ottobre 2007: Never Land, dalla parte dei cittadini


Noi siamo convinti che la la futura informazione darà più democrazia grazie alla Rete. Aprendo le porte a tutti coloro che vogliono interloquire con noi, avremo la possibilità di ascoltare quali sono i bisogni reali dei cittadini e dare spazio a quelli di voi che, dal mondo virtuale, vogliono passare a fare politica attiva e partecipativa.

Facciamo il possibile per costruire una nuova classe dirigente e per produrre un nuovo rapporto di fiducia tra dipendenti, cioè noi politici, e datori di lavoro cioè voi cittadini. Grazie, ora rispondo alle vostre domande.


New Icarus: Salve Presidente, mi chiamo New Icarus. Quali attività utili possiamo svolgere su Second Life e a Never Land?


Antonio Di Pietro: Io credo che i simpatizzanti di Italia dei Valori presenti in Second Life possono farci conoscere meglio e soprattutto raccogliere dai cittadini le istanze da portare, poi, ai nostri parlamentari e amministratori. Si può cercare nella rete qualcuno disposto a fare politica con noi. Le porte sono aperte: noi abbiamo bandito il tesseramento di una volta, chi vuole può avere un rapporto diretto, orizzontale con noi.


Meetup Creazzo: E' chiaro che né Beppe Grillo né lei, ministro Di Pietro, facciate antipolitica, anzi. A questo punto perché non formulare chiaramente l'intento di un'alleanza programmatica affinché le liste promosse da Beppe Grillo diventino quelle di Italia dei Valori?


Antonio Di Pietro: mi farebbe piacere essere il punto di riferimento di questo vasto mondo. Ma non lo faccio, non lo voglio fare e non lo devo fare. So che nella Rete ci sono persone che prima di tutto vogliono sentirsi libere e non essere etichettate da qualcuno che metta un cappello politico alle loro idee. Finiremmo per fare un male a noi stessi, alla Rete, alla democrazia diretta. Ogni cittadino quando andrà a votare sceglierà secondo coscienza quello che riterrà opportuno.
Quello che noi vogliamo fare è contribuire a costituire una nuova classe politica. Che non voti Italia dei Valori non importa, è importante che faccia del bene al Paese.


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12 Ottobre 2007

2° INCONTRO DEI VALORI - DISCORSO DI APERTURA


Grazie davvero per la vostra partecipazione. Confesso: mi sento più emozionato dell’anno scorso perché quest’anno abbiamo vissuto e stiamo vivendo un anno di responsabilità nelle istituzioni. Sarà un’assemblea di partito particolare con molte assenze blasonate e con molte presenze di cittadini.

Devo dire che non li abbiamo esclusi noi, ma si sono autoesclusi, tant’è che domani abbiamo previsto un incontro molto particolare, quasi un fuori programma, in cui noi ci confronteremo con tutti i leader del Partito Democratico. Non sarà presente nessuno, non sono voluti venire: metteremo le sedie vuote. Il loro silenzio sarà il loro punto di vista. Se il silenzio è il nulla ne prenderemo atto.


Questi tre giorni li dedicheremo a un confronto vero, reale. Oggi, iniziando dalla legge finanziaria con particolare riferimento a quello che può dare o non da ai giovani. Adesso c’è un revival della cosiddetta Prima Repubblica: tutti dicono “prima era meglio”. Col cavolo. Nella Prima Repubblica i tanti blasonati notabili hanno lasciato a noi, e noi corriamo il rischio di lasciare ai giovani di domani, una cambiale da 70 miliardi di euro di soli interessi passivi sul debito. Non sono stati gran bravi padri di famiglia, hanno indebitato i loro figli e dirgli “grazie” mi sembra esagerato.


Ci vuole la costruzione di un dialogo su temi concreti. Lo dico perché qualcuno si è risentito del dialogo aperto per la riforma delle Istituzioni e per la revisione dei costi della politica con Alleanza Nazionale. Qual è la ragione per cui noi, ogni volta che gli altri propongono qualcosa che può andare bene dobbiamo dire di no? E’ veramente una logica che il cittadino comune non sopporta più, la logica del veto che serve solo a dimostrare che l’altro non è capace di fare qualcosa. Ma al cittadino non importa di chi è la colpa, ma che si risolvano i problemi.
Il partito del fare si costruisce attraverso un dialogo con coloro che sono nelle istituzioni. Questo è il primo impegno dell’Italia dei Valori, e non è una cosa che abbiamo inventato noi. Pure gli altri partiti, di destra e di sinistra, l’hanno fatto in modo davvero unito, tanto unito che in tre giorni hanno approvato l’indulto.


Noi dell’Italia dei Valori da tempo portiamo avanti la battaglia per ridurre i costi complessivi della politica ben essendo chiaro che solo ridurre i costi non vuol dire niente: la politica deve essere efficiente ed efficace. Dobbiamo lavorare su due fronti: ridurre i costi e essere più credibili lavorando davvero per risolvere i problemi.


Nella notte della finanziaria ho insistito affinché fosse dato esempio concreto di come la politica al posto di spendere potessero fare qualcosa di positivo. Il finanziamento ai partiti si aggira intorno ai 200 milioni di euro l’anno: ho proposto di destinare non tanto ma solo il 10%, 20 milioni di euro all’anno, per mettere in sicurezza soprattutto dal rischio sismico – e lo dico qui, non lontano da San Giuliano – le scuole a cominciare da quelle pubbliche e quelle dell’obbligo. Grazie all’impegno concreto che mi è stato dato dai ministri Fioroni e Chiti alla fine hanno convenuto tutti. Qualcuno per convinzione, qualcuno per desolazione ma tutti pensando “e ora chi lo dice domani all’onorevole Sposetti?” che è il tesoriere dei DS? Io non avrei mai pensato che – proprio ieri – la commissione bilancio dichiarasse questa norma inammissibile. Questa norma non si potrà discutere in Parlamento, ma tutti i parlamentari di Italia dei Valori la riproporranno in ogni sede possibile affinché ciascuno si assuma le proprie responsabilità.


Il tema del presunto dualismo tra politica e antipolitica: io non ho capito perché tutto ciò che non è svolto all’interno del Parlamento o solo dalle solite quattro persone sia antipolitica. A me sembra tanto il ragionamento del manovratore che non vuole essere disturbato.
Vi faccio un esempio: le polemiche di questi giorni sul fatto che la Rete e le piazze si siano riempite di cittadini, chi con comicità chi con esasperazione, che volevano far sentire la propria voce. Tutti hanno detto “è comicità, grillismo, antipolitica”. La Costituzione dice che ogni cittadini può promuovere, insieme ad altri 50.000 cittadini, un disegno di legge di iniziativa popolare. Questo è stato fatto. Ma dov’è l’antipolitica?


Intervento di Beppe Grillo


Beppe Grillo: Ma c’è qualcuno allora…
Antonio Di Pietro: Ciao Grillo, lascio a te la parola.
Beppe Grillo: Ciao, io ti ringrazio… io sono qui nascosto, è un periodaccio per me. Sto facendo un corso gandhiano per la non violenza verbale… mahatma Grillo. Non dirò più parolacce, mi muoverò poco.
E’ successo qualcosa di straordinario che tu stai capendo e non capisco come tu faccia a capire. Siamo in Stickam, in Skype… tutte parole che tu non conoscevi ma tecnologie che adesso stai utilizzando. Sei in Second Life, fai conferenze con gli avatar… tu, un ex poliziotto… è pazzesco!!!
Sei l’unico che ha capito queste tecnologie.
La Costituzione va indossata e io ho visto ragazzi sorridenti che senza spaccare vetrine hanno indossato questa giacca della Costituzione per andare a firmare, per fare qualcosa nell’alveo costituzionale, non fuori. Non facevano antipolitica: andavano a firmare.



Piaccia o non piaccia la Rete costituirà il superamento delle strutture organizzate tradizionali dei partiti, per questo noi abbiamo voluto iniziare per tempo: per la prima volta un Partito della Storia italiana si mette in Rete. Sembra un modo di dire, ma è proprio così: il partito non può più stare chiuso nelle segrete stanze del Palazzo e decidere da solo; dobbiamo aprirci, confrontarci e farci giudicare ma soprattutto dobbiamo ascoltare per poi prendere decisioni concrete e conseguenti.



7 Ottobre 2007

2° Incontro dei Valori: domenica 7 ottobre


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Terza ed ultima giornata di questo secondo Incontro Nazionale dei Valori qui a Vasto.
Dopo quest'incontro ci dedicheremo agli impegni ed al programma che il partito ha discusso e condiviso in questi giorni e vi terremo aggiornati attraverso questo spazio.

Un ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato e ci hanno seguito sia a Vasto che on line.


Ore 10:00 - 12:00
I COSTI DELLA POLITICA E L’INEFFICIENZA DELLO STATO
Palazzo d’Avalos-Confronto pubblico On. Silvana Mura Tesoriere Nazionale IDV

Dott.ssa Michela Brambilla Presidente Circoli della Libertà – (FI)
On. Gianni Alemanno Alleanza Nazionale
Prof. Giovanni Guzzetta Presidente del Comitato referendario e costituzionalista
On. Mario Segni Coordinatore comitato referendario
Sen. Cesare Salvi Presidente Gruppo SDSE Senato della Repubblica

modera: Dott. Sergio Rizzo editorialista del Corriere della Sera

Ore 12:00 - 12:45
INTERVENTO DI CHIUSURA - DIRETTA VIDEO
Palazzo d’Avalos-On. Antonio Di Pietro Ministro delle Infrastrutture e Presidente di Italia dei Valori



6 Ottobre 2007

2° Incontro dei Valori: sabato 6 ottobre



Sabato 6 ottobre, seconda giornata di lavori, molti impegni in agenda tra cui la conferenza su Never Land, l'isola IdV su Second Life.
Ieri abbiamo inaugurato il portale del partito www.italiadeivalori.it.
Nel portale, per chi non ha mai visitato l'isola di Never Land, è possibile recuperare, in un'area dedicata, informazioni utili per coloro che volessero visitare l'isola e partecipare agli eventi "virtuali" del partito. Vi aspetto.


Ore 9:00 – 11:00
Palazzo d’Avalos ASSEMBLEA DEGLI ELETTI

Ore 11:00 – 13:00- DIRETTA VIDEO
IMMIGRAZIONE E SICUREZZA: QUALE LEGAME?
Palazzo d’Avalos Confronto pubblico On. Paolo Ferrero Ministro delle Politiche Sociali

On. Vannino Chiti Ministro per i Rapporti con il Parlamento
On. Roberto Maroni Presidente Gruppo Lega Nord Padania
Camera dei Deputati
On. Leoluca Orlando Presidente Commissione Bicamerale
Affari Regionali, IDV
Dott. Marco Travaglio Giornalista
Dott. Renato Mannheimer Presidente ISPO, presenta la ricerca
“Immigrazione e Sicurezza”

modera: Sen. Furio Colombo ex direttore de L’Unità

Ore 15:00 - 17:00
ASSEMBLEA GIV - Giovani Italia dei Valori - DIRETTA VIDEO
Palazzo d’Avalos I giovani: una generazione antimafia

Prof. Umberto Santino Centro Peppino Impastato
Elisa Martino Unilibera
Aldo Pecora Ammazzatecitutti
Pino Masciari Imprenditore
Rosanna Scopelliti
Paolo Giuggioli Pres. Ord. avv. Milano

Ore 17:00 - 18:00
Palazzo d’Avalos ANTONIO DI PIETRO SU SECOND LIFE- DIRETTA VIDEO
In diretta da Neverland

Ore 18:00 - 18:30- DIRETTA VIDEO
Palazzo d’Avalos FUORI PROGRAMMA del Ministro Antonio Di Pietro sul Partito Democratico

Ore 22:00
Palazzo d’Avalos Concerto Umberto Tozzi



5 Ottobre 2007

2° Incontro dei valori: venerdì 5 ottobre


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Ore 13:00 - 16:00
ASSEMBLEA PROGRAMMATICA
Palazzo d’Avalos presiede: On. Antonio Borghesi Coordinatore Nazionale Dipartimenti Tematici Capogruppo IDV Commissione Finanze Camera dei Deputati.

Ore 16:00 - 16:30
CERIMONIA D’APERTURA - DIRETTA VIDEO
Palazzo d’Avalos Alfonso Mascitelli Coordinatore Regionale Consigliere Regionale IDV Abruzzo Luciano Lapenna Sindaco di Vasto On. Ottaviano Del Turco Presidente Regione Abruzzo On. Antonio Borghesi Coordinatore Nazionale Dipartimenti Tematici

Ore 16:30 - 17:30
DISCORSO DI APERTURA - DIRETTA VIDEO
Palazzo d’Avalos On. Antonio Di Pietro Ministro delle Infrastrutture e Presidente di Italia dei Valori

Ore 17:30 - 19:30
LEGGE FINANZIARIA: QUALE FUTURO PER I GIOVANI? - DIRETTA VIDEO
Palazzo d’Avalos Confronto pubblico On. Roberto Formigoni Presidente della Regione Lombardia On. Nicola Rossi L’Ulivo Sen. Aniello Formisano Presidente Gruppo IDV Senato della Repubblica Dott. Raffaele Bonanni Segretario Generale Cisl Dott. Guidalberto Guidi Presidente ANIE – Confindustria modera: Enrico Sassoon Direttore Responsabile Harvard Business Review Italia

Ore 22:00
Palazzo d’Avalos Spettacolo musicale Silvia Pagni





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Antonio Di Pietro (Deputato)
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Giovanni Paladini (Deputato)
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