Servi silenziosi
E' iniziato, in commissione giustizia alla Camera, l'esame del disegno di legge Berlusconi sulle intercettazioni.
In questi tre mesi abbiamo avuto le aule parlamentari intasate dai problemi del Presidente del Consiglio. Prima la “blocca processi”, che avrebbe bloccato 100 mila processi per reati gravissimi solo per bloccare un processo, quello che interessa il Presidente del Consiglio. E poi il "Lodo Alfano" che di lodo non ha assolutamente nulla perché è una legge dello stato che impedisce che il Presidente del Consiglio venga processato. Se non avessimo avuto le aule parlamentari intasati dai problemi del Premier probabilmente il disegno di legge sulle intercettazioni sarebbe già legge dello Stato.
Per farvi comprendere cosa accadrà, se e quando questo disegno di legge diventerà legge dello Stato, posso farvi un riferimento specifico al caso Abruzzo.
Nel caso in cui, al momento dell'arresto del Presidente della Regione, questa legge fosse già stata approvata i cittadini abruzzesi saprebbero dell'arresto del Presidente ma non potrebbero conoscere le ragioni. Alternativamente, se qualche giornalista avesse avuto il coraggio di informare l'opinione pubblica sarebbe in galera agli arresti anche lui.
I procuratori della Repubblica Nicola Trifuoggi e i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli sarebbero esautorati dalle indagini, e l'indagine sarebbe probabilmente morta perché sarebbe scaduto il termine improrogabile dei tre mesi previsto dalle intercettazioni.
Non sto facendo riferimenti generici a situazioni generiche. Sto facendo riferimenti specifici e puntuali al disegno di legge Berlusconi in esame alla Camera.
L'opinione pubblica non saprebbe nulla perché all'articolo due è previsto il divieto della pubblicazione su qualsiasi organo di stampa degli atti delle indagini. Il Presidente è in galera e gli abruzzesi impossibilitati di sapere il perché.
Perché dico che i giornalisti che avrebbero sentito forte il diritto ed il dovere d'informare l'opinione pubblica sarebbero agli arresti? Perché l'articolo 13 prevede e punisce con l'arresto il giornalista che viola questo divieto.
Perché dico che il procuratore della Repubblica e tutti i magistrati che stanno indagando sarebbero esautorati dalle indagini? Perché l'articolo 1 di questo stesso disegno di legge prevede l'obbligo di astensione da qualunque atto da parte dei magistrati che vogliono informare l'opinione pubblica. Il procuratore della Repubblica ha informato l'opinione pubblica e ha reagito agli attacchi e insulti che gli sono piovuti addosso dalle massime cariche dello Stato, e mi riferisco a Silvio Berlusconi.
E' una situazione francamente inaccettabile. Il Paese al quale pensa Berlusconi è un Paese fatto di servi silenziosi, di magistrati impossibilitati ad esercitare la loro funzione giurisdizionale e di giornalisti imbavagliati, privati del loro diritto e dovere d'informare, di far sapere ai cittadini e all'opinione pubblica. Le cose di cui vi ho parlato sono i fatti. Solo ed esclusivamente i fatti, che probabilmente non riuscirete ad apprendere dagli organi d'informazione di regime.
Sono i fatti, tutto il resto è solo ed esclusivamente propaganda di regime.
Stampa canaglia
Pubblico un articolo dal mio blog, un articolo che riporta alla luce un tema prioritario per questo Paese, l'informazione, che in nessun caso puo' esimersi dal dovere di essere imparziale nei suoi giudizi, soprattutto nei confronti di un uomo integerrimo come Peppino Basile.
"Cari amici,
in un sistema davvero democratico il ruolo della stampa rappresenta la garanzia per i cittadini di controllo sul potere giudiziario e su quello esecutivo. Perché questo ruolo si possa esprimere appieno, la stampa deve essere autonoma e indipendente.
Nel caso dell’omicidio del nostro amico Peppino Basile la stampa non sta cercando la verità, ma sta riportando una delle verità: la più conveniente, la meno scabrosa, la più comoda.
La stampa, la quasi totalità, di fronte all’omicidio di un rappresentante delle istituzioni come Basile piuttosto che indignarsi ha preferito scavare nel gossip dei debiti, delle femmine facili di Peppino solo e separato, arrivando persino ad infangarne la dignità di uomo con la notizia di frequentare le minorenni.
Il Messaggero, che ci riserviamo di querelare, riportava così il 19 giugno scorso: “sembra discretamente chiaro – anche se la realtà è sempre fatta per smentirci – che Basile sia stato vittima di una vendetta personale, che bisogna dragare fra le sue notti di conquistatore impenitente per scoprire la verità, fra minorenni straniere e mature scuci-soldi di provincia”.
Insomma come nel caso degli omicidio di Renata Fonte, di Peppino Impastato o di Mauro Rostagno la stampa ha preferito soffermarsi alla vita privata.
L’omicidio di Renata Fonte inizialmente considerato il gesto di un folle si scoprì essere l’intreccio perverso tra affari, politica e criminalità organizzata. Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia con l’esplosivo, in realtà per mesi la stampa definì Impastato un terrorista. Mauro Rostagno fondatore della comunità Samman fu assassinato dalla mafia perché ostacolava gli interessi sul traffico di stupefacenti, in realtà fu dipinto come un pericoloso trafficante di droga.
Per Peppino Basile rivediamo lo stesso film. La stampa insieme al sindaco di Ugento vogliono fare passare l’idea che l’omicidio di Peppino sia da cercare nel vizio delle femmine, tra i debiti di gioco o nella migliore delle ipotesi per la pazzia del consigliere provinciale.
Eppure Peppino è stato minacciato di morte direttamente dai muri della sua città e nessuno delle istituzioni ha pensato di cancellarle quelle scritte infamanti, mentre i vigili hanno provveduto con solerzia a rimuovere un innocente striscione che Peppino durante l’ultima campagna elettorale aveva appeso al suo comitato.
Questa azione denigratoria nei confronti di Peppino continua ormai imperterrita da giorni nonostante sia trascorsa una settimana dal delitto e il colpevole sia ancora libero e impunito.
Pierfelice Zazzera"
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Noi non ci stiamo

Oggi alla Camera siamo intervenuti compatti contro questa manovra da regime dittatoriale che vuol salvare Rete4 alle spalle di Europa7, degli italiani ed in barba alla sentenza della Corte di Giustizia europea. Non possono oscurarci tutti, siamo in Parlamento e rappresentiamo milioni di italiani in questa battaglia.
La minaccia di Cicchitto di non votare Orlando alla presidenza per la vigilanza Rai non ci intimorisce. Non ci interessa una poltrona se per ottenerla dobbiamo tradire i nostri elettori. Questa pratica la lasciamo ad altri partiti.
Guarda gli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori:
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Antonio Borghesi - resoconto stenografico
Leoluca Orlando - resoconto stenografico
Jean-Leonard Touadi - resoconto stenografico
Ivan Rota - resoconto stenografico
Ignazio Messina - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Giuseppe Giulietti - resoconto stenografico
Carlo Monai - resoconto stenografico
Francesco Barbato - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Giuseppe Giulietti - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Renato Cambursano - resoconto stenografico
Antonio Borghesi - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Ivan Rota - resoconto stenografico
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Il Governo delle leggi ad personam

Con l’emendamento presentato oggi il Governo si fa carta straccia di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea e dice che, a dispetto di tutto e di tutti, anche se in un regime d’illegalità, Rete4 deve continuare a trasmettere, e chi ha vinto gare dello Stato, e da dieci anni attende di poter mandare in onda i suoi programmi, non ha nessun diritto, perché questo non è uno Stato liberale, ma uno Stato dove vince il più forte, e oggi gli si da la pugnalata definitiva e si dice che la libertà d’impresa in Italia non esiste.
Guarda gli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori alla Camera:
Federico Palomba - resoconto stenografico
Renato Cambursano - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
David Favia - resoconto stenografico
Americo Porfidia - resoconto stenografico
Carlo Monai - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
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IdV: diciamo basta alle censure

Di carne sul fuoco della politica ce n’è molta. Le polemiche sul caso Santoro, Travaglio, l’intervista di Fazio, il caso Forleo, la raccolta di firme dell’8 settembre e del 25 aprile degli amici di Beppe Grillo, la prima per una proposta di legge d’iniziativa popolare e la seconda per referendum abrogativi, e ancora tante altre cose. Il tutto condito da un pre-inciucio, che il Popolo delle Libertà propone senza neppure nascondersi al Partito Democratico. L’Italia dei Valori vuole continuare a parlare chiaro.
L’informazione deve essere libera, ognuno ne risponde davanti ai cittadini, e se sbaglia ne risponde nelle sedi giudiziarie, e se giornalista nelle sedi dell’ordine dei giornalisti. Ma ne Travaglio, ne Santoro, ne Fazio ne altri possono essere oggetto di provvedimenti disciplinari dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. Ve la ricordate l’autorità garante? Quando Antonio Di Pietro si lamentava che l’informazione in campagna elettorale era contro l’Italia dei Valori, che veniva quasi sempre oscurata: il tempo passava e nessuno rispondeva. Ci volle un intervento forte dell’Italia dei Valori per avere una risposta che quantomeno risarcisse questo oscuramento. Invece, per sanzionare Travaglio, Fazio e Santoro si è mossa subito, e a valanga, l’Autorità Garante.
Noi diciamo basta alle censure. Una democrazia moderna deve essere una democrazia che parla in piazza, che mette i cittadini nelle condizioni di conoscere per deliberare, perché, se non si conosce, anche le elezioni corrono il rischio di prendere una china non positiva. L’Italia dei Valori ritiene che tutte le personalità che fanno informazione libera vadano salvaguardate, e vadano salvaguardate soprattutto dal servizio pubblico. Non capiamo che le reti del Presidente del Consiglio possano emarginare ora uno, ora l’altro, ora tutti, ma la Rai deve fare informazione, perché non può essere ne di destra, ne di centro, ne di sinistra. La Rai si nutre con il canone dei cittadini e deve dare ai cittadini l’informazione.
Il caso Forleo: anche qui i potenti si sono sentiti offesi o quantomeno scalfiti, e quindi la Forleo viene allontanata come un giudice riottoso, che non si piega, e allora via da Milano, dove lavorava. Non va bene: è in pericolo la democrazia, perché ognuno di noi deve essere soggetto solo e sempre alla legge, e non ad altri, ne alle lobby ne alla politica.
Questo ci preoccupa, come ci preoccupa che nonostante le 400 mila firme la Casta non si sia ricordata di attivare la richiesta di legge d’iniziativa popolare avanzata da Grillo e dai Meetup: no ai condannati in Parlamento, un massimo di due legislature e preferenza diretta, cioè i cittadini che scelgono chi mandare in Parlamento. Noi dell’Italia dei Valori riproporremo queste battaglie di civiltà, battaglie che fanno riconciliare i cittadini con la politica, come non possiamo mandare in silenzio il milione e 400 mila firme che sono state raccolte proprio per la libera informazione, per evitare che anche la Casta dell’ordine dei giornalisti faccia pressione e controlli a quei giornalisti che non si piegano.
Noi dell’Italia dei Valori le vogliamo fare queste battaglie, le continueremo a fare in Parlamento perché siamo l’unico partito senza condannati, ne in primo, ne in secondo ne tampoco in terzo grado, persone pulite, con facce e mani pulite, e soprattutto con voglia di fare, con la passione che Antonio Di Pietro ci ha trasmesso e che questi anni di lavoro duro possano continuare al servizio di tutti voi.
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Romani: peggio dell'editto bulgaro

Le dichiarazioni del sottosegretario Romani sono peggio dell’editto bulgaro di Berlusconi. Sulla questione Travaglio si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica. E’ nelle intenzioni di questo Governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo. Una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico.
Ci chiediamo a questo punto: a quando la chiusura di internet come è stato deciso in Birmania? Su Saccà poi è incomprensibile la posizione del sottosegretario alle telecomunicazioni. Da un lato si dice di voler tenere fuori la politica dalla televisione di Stato, mentre dall’altro si sceglie anche chi deve lavorarci e chi non ne ha diritto. Il fatto che Saccà abbia spiegato a Romani come effettivamente stiano i fatti che hanno determinato il provvedimento della sua sospensione, la dice lunga su quale vuole essere l’atteggiamento che l’Esecutivo avrà sulla RAI e verso chiunque sia persona a esso gradita.
Un altro scivolone del sottosegretario è sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea. Romani prende in giro i cittadini quando afferma che, con l’avvento del digitale terrestre, non è più il caso che Rete4 vada sul satellite e che quindi la legittima richiesta di Europa7, alla quale spettano di diritto le frequenze per essersele aggiudicate, non avrebbe più alcun senso. Evita accuratamente, il rappresentante del Governo, di fare qualsiasi riferimento alle sentenze della Corte Costituzionale italiana e della Corte Europea che hanno dato torto a Mediaset. In ogni altro Paese, in cui vige il principio del diritto, esse sarebbero state immediatamente rese esecutive. Inoltre si deve ancora ricordare a Romani che le sentenze arrivano prima del digitale terrestre e pertanto tale giustificazione è di fatto poggiata sul nulla.
Per un Governo, infine, che controlla l’informazione privata e quella pubblica è facile parlare di eliminazione della par condicio. Ci troveremo così a fare i conti con un’affermazione del pensiero unico. Effetti devastanti di un conflitto d’interessi che non si vuole risolvere e che ha prodotto, produce e produrrà anomalie irreparabili, tutte italiane.
Leggi le dichiarazioni di Paolo Romani.
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Informazione per disinformare

Usano l’informazione per disinformare: questa tecnica che ha consentito a Berlusconi a convincere una larga parte d’italiani che la sua discesa in campo in politica sia funzionale a risolvere i problemi del paese e non i propri interessi è la stessa tecnica che hanno utilizzato in campagna elettorale e che stanno usando in questi giorni per convincere gli italiani del fatto che Bossi, Fini e Berlusconi non c’entrino nulla con i problemi dell’immigrazione clandestina e non c’entrino nulla con i problemi della sicurezza.
Utilizzando questa tecnica stanno consentendo a larga parte dei mezzi d’informazione di recepire alcune dichiarazioni ma di nasconderne altre. Per esempio, di questi giorni, la dichiarazione di Maroni, che intende abolire dal suo vocabolario la parola sanatoria, ma i mezzi d’informazione non riportano il fatto che l’unica vera sanatoria d’immigrati clandestini è stata fatta nel 2003 e nel 2004 quando erano ministri Bossi e Fini.
Il ministro Maroni intende dichiarare guerra all’immigrazione clandestina, ma i mezzi d’informazione non riportano che quasi un milione di presenze d’immigrati clandestini sul territorio dello Stato sono stati prodotti da una legge fatta dal centrodestra, la Bossi-Fini.
Il ministro Maroni dichiara che intende rivedere i rapporti con la Romania in ambito UE, ma omette di considerare e precisare che la gestione dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea è stata un’operazione gestita in prima persona dal Presidente del Consiglio Berlusconi e dall’allora ministro degli esteri Gianfranco Fini.
Il ministro Maroni dice che i rapporti con gli immigrati comunitari devono essere gestiti seguendo le indicazioni di una direttiva comunitaria che stabilisce il principio che il soggiorno di stranieri comunitari per un periodo superiore a tre mesi deve essere interrotto qualora non ci siano le condizioni di dimostrare i mezzi di sostentamento. Anche in questo caso il ministro Maroni omette di ricordare, e con lui i mezzi d’informazione, che la legge di recepimento di questa direttiva, che è del 2004, non risale ne al 2004, ne al 2005 ne al 2006, quando al Governo c’era Berlusconi, ma è stata fatta nel 2007 dal Governo Prodi.
Il ministro Maroni dichiara di voler introdurre il reato d’immigrazione clandestina, ma il ministro e i mezzi d’informazione non fanno sapere agli italiani con quali strumenti, con quali risorse finanziarie, con quali aule di giustizia, con quali magistrati, con quali collaboratori di cancelleria intendono gestire queste migliaia di processi che andrebbero ad ingolfare il sistema giudiziario che già non funziona. Nemmeno ci dicono se quest’ondata di processi, che andrebbero ad intasare le aule di giustizia, non sia pericolosa per la celebrazione d’altri processi, come quelli contro la mafia, contro l’ndrangheta, quelli contro i furbetti del quartiere, del crack Cirio e del crack Parmalat.
Il ministro Maroni dichiara di voler inasprire le pene per i reati di scippo, di furti e di rapine, ma non spiega a che cosa serve inasprire le pene in un Paese dove le pene non le sconta più nessuno, grazie alle leggi votate dal centrodestra come la legge Simeoni, che ha inciso sul principio dell’effettività della pena, e la Ex-Cirielli, che ha inciso sui termini di prescrizioni, in Italia le pene non le sconta più nessuno.
Davvero risulta incomprensibile per quale ragione si voglia approfondire il tema dell’inasprimento della pena piuttosto che quello della certezza della pena e dell’effettività della pena.
Dietro le loro comunicazioni c’è sempre un trucco, ed ecco perché non ci fidiamo di loro. Non ci fidiamo della loro mano tesa, non ci fidiamo della loro disponibilità al dialogo, ma intendiamo leggere una, dieci, cento volte i loro provvedimenti prima di dare una disponibilità al dialogo e di offrire loro un’apertura di credito.
Colgo l’occasione anche per ringraziare gli amici dell’Italia dei Valori che mi scrivono sul nostro sito, e voglio assicurare loro del fatto che continuerò ad interloquire con lo stesso strumento, con il massimo della tempestività e spero anche con il massimo della soddisfazione per tutti.
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Una stranezza inaccettabile

Riporto una mia intervista, rilasciata durante la trasmissione televisiva Omnibus lo scorso 14 maggio.
Omnibus: Dicevamo la battuta di Di Pietro, “il lupo che porge la zampa all’agnello”. E’ davvero in questi termini o non si può prendere atto che la situazione sia politica che del Paese sia cambiata all’inizio di questa quarta era Berlusconi?
Pancho Pardi: La situazione è cambiata perchè la classe dirigente di centrosinistra è stata totalmente incapace di fronteggiare, nell’insieme, un’anomalia istituzionale che è totalmente sconosciuta in qualsiasi altro paese democratico europeo. Non c’è un altro caso di monopolista televisivo che arriva al potere, che cambia le leggi per uscire dai processi, che si ritaglia su misura personale tutta la configurazione politica. Questa resta un’anomalia. Lui sarà anche buono e gentile, ma resta una figura che in una democrazia moderna non avrebbe nemmeno la possibilità di accedere al sistema politico. Non si può dimenticare questa cosa.
Poi tutti si consolano dicendo che lui è stato votato, ma lui non aveva il diritto di essere votato, e quindi per noi continua ad essere una stranezza inaccettabile.
Omnibus: C’è il peccato originale che non si dimentica con il buonismo.
Pancho Pardi: Sulla bontà dei toni, secondo me, bisogna essere un po' diffidenti. Il lavoro sporco lo ha fatto nelle legislature precedenti, è inutile ritornare sul passato, ma ce l’abbiamo tutti ben presente. E’ stato veramente un lavoro sporco, e i toni sono stati adeguati al lavoro sporco: se c’è stato qualcuno che ha alterato i toni della politica è stato lui, non gli altri. In più c’è il fatto che a questo punto, dato che i suoi problemi passati sono stati sistemati, si può permettere di avere questi toni così ecumenici, ma penso che ci sia un motivo sostanziale per cui lo fa: punta al Quirinale.
Penso che sia intollerabile che un individuo che ha cercato di modificare la Costituzione a propria immagine e somiglianza diventi il custode della Costituzione. Uno che è uscito dai processi di corruzione alla magistratura perché ha cambiato la legge. Uno che si vanta di non andare alle feste del 25 aprile perché non sopporta la resistenza da cui la Repubblica è nata. Francamente, una persona cosi al Quirinale è veramente fuori posto.
Non capisco perché "La Repubblica", nel senso del giornale, con le sue migliori pene negli ultimi giorni sta facendo dei peana su questa cosa, gli apre le porte e gli da il via libera dicendo che può arrivarci. Lo trovo francamente intollerabile.
Omnibus: Può arrivarci forse è un dato di fatto.
Pancho Pardi: Un cosa è il dire che può arrivarci e un’altra è dire di essere contenti che lo faccia.
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Noi stiamo con Marco

La bagarre scatenata contro Marco Travaglio per le sue affermazioni a proposito di Renato Schifani nella trasmissione di Fazio può apparire stupefacente.
Il giornalista si era limitato a ricordare ciò che Lirio Abbate e Peter Gomez avevano scritto su rapporti intrattenuti dall’attuale presidente del Senato con soggetti mafiosi: ad esempio la società Sicula Brokers aveva tra i suoi soci fondatori Enrico La Loggia, Renato Schifani e Antonino Mandalà, poi individuato come influente boss di Villabate. Fatti noti, registrati anche in altre varie pubblicazioni. La cui diffusione a stampa non ha prodotto querele nei confronti degli autori.
Storie narrate da giornalisti abili nella ricerca e lette da cittadini interessati a capire quanto possa essere opaca la società politica. Storie che finché restano confinate nell’ambito della stampa cartacea producono uno scandalo relativo. L’importante è che non vadano in televisione, in particolare sui canali nazionali e nelle trasmissioni di maggiore ascolto. Se ci arrivano, comincia allora il fuoco di sbarramento. Il potere sa bene che oggi la lettura attiva pesa meno dell’ascolto passivo. Che i pochi lettori sappiano non preoccupa troppo. Decisivo è che i molti spettatori televisivi vengano mantenuti in uno stato di imbambolata inconsapevolezza.
Meno stupefacente è che soggetti importanti del centrosinistra partecipino all’offensiva contro il giornalista e impongano l’atto di contrizione alla trasmissione ospite. Alti dirigenti del PD si esercitano nella consueta retorica: “Atteggiamenti come quelli di Travaglio e Santoro ci fanno perdere”. Sarà il caso di avvertirli che anche senza quelli, con una campagna elettorale dolce, abbiamo già perso, e male.
C’è una strana aria oggi nel centrosinistra. Sembra che non dobbiamo dolerci troppo della sconfitta perché l’avversario non c’è più. Uno schieramento che ha stabilito un duo-monopolio sull’informazione, confuso sistematicamente l’interesse privato con l’interesse pubblico, cambiato la legge per sgravare pochi potenti dei loro processi, provato a sfregiare la Costituzione, risulta definitivamente risanato dalla nuova vittoria elettorale, ottenuta peraltro con una legge che ha distorto in profondità il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica.
Non c’è più l'avversario. C’è solo un interlocutore con cui discutere. Per fare le cose che vuole lui?
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Un segnale preoccupante

Sparisce il ministero per le Comunicazioni, assorbito, a quanto si apprende, dal dicastero dello Sviluppo Economico, che sarà guidato da Claudio Scajola. Questa è la novità più inquietante di questo Berlusconi IV. Non è un caso e non rientra, così come sicuramente vorranno lasciarci intendere, nel piano di contenimento del numero dei dicasteri imposto dall’ultima Finanziaria del governo Prodi, visto che sono stati creati ministeri quantomeno originali come quello per la delegificazione che sarà guidato da Calderoli.
E’ un segnale preoccupante che non lascia presagire nulla di buono riguardo alla strategia del futuro Governo Berlusconi in materia di conflitto di interessi e di libera informazione. Non vogliamo arrivare a facili equazioni ma se il buongiorno si vede dal mattino, questioni dirimenti come il conflitto di interessi che Berlusconi premier continua a portare in dote, unico caso non solo in Europa ma nel mondo, e la libera informazione, condizioni essenziali per la vita democratica di un Paese, nella migliore delle ipotesi, saranno declassate a questioni poco significative e marginali.
Se così sarà, Italia dei Valori si impegnerà fino in fondo perché nel Parlamento e nel Paese si riportino al centro del dibattito queste due questioni fondamentali. Sono i cittadini a chiedercelo.
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Una domanda ingenua

La comunicazione in Italia è malata all’origine. La malattia classica era la lottizzazione della Rai. Ma è stata surclassata dal monopolio della televisione commerciale nelle mani di un solo operatore dominante, per merito di Craxi e Amato.
Se le due malattie sono temporaneamente separate c’è il duopolio Rai-Mediaset. Quando invece il massimo operatore privato governa c’è il monopolio MediaRai nelle sue mani: tutto ciò che ne sfugge è solo l’effetto della sua grazia. Infatti non manca di ricordarcelo, e secondo lui dovremmo addirittura essergli grati.
Ora siamo in un breve interregno. Per modo di dire: le testate giornalistiche Rai avevano già fiutato il vento (Riotta l’aveva già fiutato due anni fa e non aveva nemmeno cambiato i mezzibusti del Tg; senza offesa per i pochissimi indipendenti che non aveva potuto escludere...).
Il casino nei confronti di Santoro per via di Grillo ha un fondamento capzioso. Tutti avevamo già visto e sentito per intero Grillo su LA7. Non dava scandalo perché LA7 la vedono in pochi.
Dà invece scandalo che Grillo compaia sulla TV pubblica che tutti vedono. E’ un tema a lungo sviscerato da Furio Colombo: puoi trasmettere ciò che vuoi purché nessuno ti veda, ma se ti vedono, soprattutto sulla Tv pubblica, allora si scatena la bagarre.
Petruccioli, che dovrebbe vergognarsi per come ha condotto (si fa per dire) la Commissione di vigilanza Rai durante il precedente governo di Berlusconi, riesce a vergognarsi, autentica mammoletta, per l’apparizione di Grillo ad Anno Zero. Vedremo se si vergognerà per i prossimi capolavori del monopolio. L’aspettiamo alla prova.
Se un rimprovero si può fare a Santoro è piuttosto il contrario: dà spazio solo a Grillo. Il suo acume di giornalista forse potrebbe applicarsi a far sentire le molteplici voci che la società produce e che nessuno fa sentire. Se si riducono i protagonisti pubblici a soggetti unici non è un cedimento allo schema dominante che vuole ormai la cancellazione del molteplice a vantaggio dell’uno che svetta su tutto?
E’ anche abbastanza curioso, ma non troppo, che quasi nessuno abbia trovato parole per la mirabile performance di Sgarbi. Forse è passato oramai il criterio che loro «possono».
Il monopolista televisivo può giocare spudoratamente con l’Alitalia prima ancora di averne l’autorità e può mitragliare la giornalista russa perché «lui è fatto così, che cosa volete farci?». Sgarbi può dare in escandescenze per lo stesso motivo.
La domanda è ingenua: chi non è stronzo non può?
Tratto da www.panchopardi.it
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Indignazione di parte

Riportiamo un comunicato di Giuseppe Giulietti, deputato dell'Italia dei Valori, pubblicato da Articolo 21, associazione per la libertà d'informazione.
"Il gruppo dirigente della Rai ha parlato di uso arbitrario e indecente della tv pubblica a proposito della trasmissione Anno Zero in cui sono stati trasmessi brani dell'intervento del comico Beppe Grillo al secondo V-day. Per quanto ci riguarda i toni e i modi di Grillo non sono i nostri e sono assai distanti dalla sensibilità di Articolo21. Così come non condiviamo i ripetuti attacchi rivolti al presidente della Repubblica, uno dei pochi garanti rimasti della Costituzione. Tuttavia condividiamo ancora meno che si faccia finta di non sapere che quelle parole e quelle espressioni sono condivise da non pochi italiani, che giornali e tv di tutto il mondo hanno riportano le opinioni di Grillo e che nessuno può pensare di oscurare. Anzi ci saremmo aspettati dal gruppo dirigente di Viale Mazzini che rivendicasse il fatto che, in quanto servizio pubblico la Rai è il luogo dove le espressioni anche piu critiche si possono esprimere. Per quali ragioni la Rai può ospitare a reti unificate aggressioni contro i giudici o appelli per i fucili padani e manifestare indignazione in altri casi?
Ci saremmo infine aspettati che il gruppo dirigente Rai, oltre a indignarsi per alcune delle espressioni di Grillo avesse manifestato pari indignazione nei confronti dell'aggressione condotta da Sgarbi nei confronti della memoria di Enzo Biagi, una persona che non può neanche più difendersi e replicare, e che è stato tanta parte della memoria della
