29 Marzo 2008

Articolo 21: liberta' di pensiero






Mi chiamo Beppe Giulietti e sono candidato come indipendente per l’Italia dei valori, capolista alla Camera dei Deputati, a Torino. Il merito e il demerito di questa candidatura è di Antonio Di Pietro.
Io sono il portavoce di un’associazione che si chiama Articolo 21, che si occupa dei temi della libertà d’informazione, della rete, della cultura, contro ogni forma di censura.

Avevamo e avevo deciso di staccare la spina. Avevamo fatto un documento un po’ pessimista, rivolto a tutte le forze politiche, dicendo “prendiamo atto che anche il centrosinistra ha fatto un altro fallimento sul conflitto d’interessi, sulla riforma della televisione”. A questo documento ha risposto Antonio Di Pietro che ha detto: “so che avete un’altra storia, ma io vi garantisco che potrete, come indipendenti, continuare a raccontare questi temi”. E siccome anche noi siamo matti come lui, abbiamo messo in rete, sul sito www.articolo21.info, la lettera di Di Pietro e abbiamo aperto le primarie. Abbiamo ricevuto tanti insulti, ma tantissime persone del mondo della musica, del cinema, della rete, del teatro e delle associazioni hanno detto: “sì, vale la pena continuare quest’esperienza, se davvero sarà garantita autonomia e indipendenza a tutto campo”. Quindi, abbiamo detto sì a questa proposta molto coraggiosa che è venuta da parte dell’Italia dei Valori e di Antonio Di Pietro e abbiamo preso un impegno: quello di essere ancora più radicali, ancora più tignosi nel difendere valori che, purtroppo, sono stati un po’ dimenticati e cancellati.

Bisogna avere il coraggio di dire che anche il centrosinistra ha messo un po’ tra parentesi il conflitto d’interessi. È un tema che viene usato di tanto in tanto per fare paura a Berlusconi, ma poi non siamo diventati un Paese europeo. In questo Paese si possono fare le elezioni con uno che ha in mano le televisioni e decide i temi, e gli altri che chiedono il permesso per potersi esprimere. Non è un problema che riguarda solo la televisione e gli addetti ai lavori, ma il conflitto d’interessi è una metastasi che corrode le istituzioni italiane: vuol dire che alcuni sono più uguali degli altri. Alcuni possono decidere di farci vedere ogni sera Olindo e Rosa, però di non farci vedere la resistenza in Birmania, di non farci vedere i monaci picchiati del Tibet, o di non farci vedere che cosa accade nelle fabbriche dove si muore tutti i giorni, o di non raccontarci le vite precarie. Alla fine i mezzi di comunicazione diventano armi di distrazione di massa e questo rende più debole la nostra democrazia. Non credo ai profeti, a quelli che fanno tutto da soli, a quelli che riducono la politica ad uno scontro-incontro fra quattro o cinque Tex Willer, che se ne danno di santa ragione, ma credo nella rete dove ciascuno possa essere controllato dagli altri, dove gli errori possono essere corretti, dove assieme si possano fare alcune cose.

Nel prossimo Parlamento, insieme a quest’associazione di reti e movimenti, mi piacerebbe tentare di fare due o tre cose. Per esempio, mi piacerebbe che la sentenza della Corte di Giustizia su Europa7 diventasse legge. Mi piacerebbe che tutti quelli che hanno vinto le sentenze, potessero trasmettere. Mi piacerebbe che le sentenze della Corte Costituzionale fossero applicate e che qualche rete nazionale, a partire da Rete4, andasse sul satellite. Mi piacerebbe che le frequenze venissero date anche ad altre radio e televisioni. Mi piacerebbe che una legge sull’editoria non pensasse di mettere le briglie a tutti i blog e a tutti i siti italiani, ma si facessero crescere nuove esperienze di comunicazione. Mi piacerebbe smettere di dare i soldi dell’editoria a giornali finti, e recuperare quei soldi per far crescere nuovi talenti e nuove forme espressive. Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui a nessuno venga data la possibilità di cacciare Biagi, Santoro, i comici, gli autori, gli scrittori, ma dove tutti possano esprimersi, anche le persone più distanti da me. Mi piacerebbe che, invece di buttare i soldi dalla finestra, si facessero crescere nuovi talenti nel campo del cinema e della scritture. Ecco, questi vorrei che fossero degli impegni molto precisi, molto sereni e molto tranquilli. Mi piacerebbe che a nessuno venisse più in mente di fare una legge per imbrigliare i cronisti, o per impedire ai cronisti di andare ad indagare sui furti o sulle omissioni dei soli noti.
Mi piacerebbe promuovere, nel prossimo Parlamento, un gruppo che mettesse assieme parlamentari eletti in diversi gruppi politici, ma che avessero un analogo amore per l’articolo 21 dell’informazione.

Questo è un programma minimo al quale unirei un’altra cosa: vorrei che tutti insieme cancellassimo questa schifezza di legge elettorale. Questa è una legge elettorale che non dà più controllo ai cittadini, che non consente di controllare i propri eletti e che rischia di rendere le caste ancora più caste.

Non so se saremo al Governo o all’opposizione, ma so che occorre una voce forte e libera, di un partito, di un gruppo, di un movimento, di una rete, che dicano “queste porcherie devono finire”. Si potrà anche perdere, ma almeno si sarà dato un segnale: c’è qualcuno che intende tirarsi fuori da un tipo di consorteria mafiosa e omertosa che rischia di sequestrare la nostra democrazia.


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