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22 Luglio 2008

Lodo Alfano: diktat ipocrita


Riporto il resoconto stenografico del mio intervento al Senato sul lodo Alfano.

"Signor Presidente, il lodo è il prodotto di un arbitrato tra due parti che vogliono trovare un accordo. Questo è un diktat, per di più ipocrita, perché si promette a vantaggio di quattro cariche e in realtà funziona per una sola. Leopoldo Elia, nel corso di un'audizione in Commissione, ha insistito sull'unicità di questa norma nel panorama giuridico conosciuto, tant'è che sono protetti i capi di Stato e non i capi di Governo.

La modifica è possibile solo con legge costituzionale e ne è prova il fatto che la richiesta di autorizzazione a procedere fu modificata con legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3. Per infrangere la saldezza di questo principio, si dice che il Premier è stato scelto dal popolo e quindi deve poter svolgere il proprio mandato. Non è il Premier: la parola è ambigua e lede l'idea della natura collegiale del Governo. Al Titolo III della Costituzione, "Il Governo", la Sezione I reca il titolo "Il Consiglio dei Ministri", non "Il Presidente del Consiglio". Inoltre, non è vero che è stato scelto, perché è stato nominato dal Presidente della Repubblica e non è stato eletto con un'elezione diretta, anche se, come è già stato fatto rilevare, è stato un errore anche del centrosinistra aver accettato l'idea di porre il nome del candidato sulla scheda elettorale, peraltro con una forzatura rispetto alla tradizione.

In ogni caso, la vittoria elettorale non scioglie dal vincolo delle leggi. L'enfasi sulla scelta, su questa idea dell'elezione da parte del popolo, svilisce la natura collegiale del Governo e mette in pericolo anche la dialettica tra il Governo e le Camere. Far svettare su tutto il rapporto a senso unico tra capo e popolo costituisce una sorta di forzatura della dialettica democratica.

All'origine dell'unicità della storia del provvedimento sta l'unicità della vicenda giudiziaria che l'ha prodotta; ma questa, a sua volta, è prodotta dall'unicità di un'anomalia istituzionale che non ha pari nel mondo occidentale. Senatore Saro, l'anomalia istituzionale italiana non è data dalla magistratura, ma dal fatto che è salito al vertice del potere politico un soggetto che era del tutto incompatibile con l'esercizio di quel potere.

Da tutto ciò deriva una serie di forzature indicibili. Le ultime le vediamo e le vedremo nel prossimo periodo, con l'avanzare dei tempi e il susseguirsi di decreti‑legge, proroghe dei termini, voti di fiducia, il prossimo per scassare definitivamente la spesa pubblica, con danni incalcolabili.

Ci si appella al criterio della serenità: lui deve essere sereno. Ma lui sapeva di questa situazione già da molto tempo; quindi, se aveva una sensibilità tale da pregiudicare la sua serenità, già da tempo avrebbe dovuto smettere di essere sereno.

Il provvedimento dovrebbe svelenire il confronto. Niente di più sbagliato: in realtà lo avvelena alla radice e in modo irrimediabile. Con un atto di prepotenza non si può aprire un periodo di pace. Come si possono discutere le modifiche costituzionali con chi si mette la Costituzione sotto i tacchi? Si tratta di danni irreparabili ai principi costituzionali e l'eguaglianza viene calpestata.

Vi è un solo aspetto positivo: chi ha bisogno di protezione per svolgere semplicemente il proprio compito di Presidente del Consiglio non potrà mai aspirare davvero a superiori funzioni istituzionali.

Ci sorregge, infine, una speranza. Abbiamo di fronte a noi un impegno nobile e fondamentale: restaurare il primato dell'uguaglianza. Lo faremo. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni)."



21 Luglio 2008

Bocconi amari della Lega


E' certamente interessante vedere in questi mesi qual'è l'atteggiamento della Lega Nord nei confronti dei provvedimenti del governo, perché in realtà siamo di fronte ad un partito che ha preso tanti voti al nord, che in campagna elettorale ha parlato di federalismo e di interventi sulla sicurezza, che però agli atti pratici sta dimostrando di comportarsi in modo diverso.

I mezzi d'informazione lo dicono troppo poco. A partire dal caso Alitalia, in cui è stato fatto un regalo ad una società che non era più in grado di funzionare, dove la Lega ha votato a favore dei 300 milioni di euro presi dalle tasche dei cittadini per darli ad una società pubblica nazionale, cosi come non ha esitato a votare 500 milioni di euro per Napoli e non esiterà a votare 500 milioni per Roma capitale, anche questo un regalo del governo ad un sindaco amico, perché non si giustifica altrimenti un intervento di questo tipo.

In generale, abbiamo avuto un ministro come Tremonti, il nostro Robin Hood alla rovescia, che è riuscito a fare degli interventi che sono esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare quando si è federalisti. Ha abolito l'Ici sulla prima casa, l'imposta più federalista che esisteva in Italia. Ma non solo, nella manovra economica che stiamo per approvare, sulla quale la Lega Nord in commissione bilancio si appresta a votare a favore, ci sono tutta una serie di interventi che di fatto riportano al centro, cioè a Roma, le decisioni che riguardano le entrate degli enti locali dove vengono addirittura stoppati nella loro autonomia perché viene assolutamente sospesa, cosi che nei prossimi anni non potranno intervenire con tasse sostitutive a quelle dello Stato. Eppure viene tolto agli enti locali una quantità rilevantissima di denaro, miliardi di euro, nei prossimi tre anni.

Per non parlare poi della sicurezza, un dato emblematico. La Lega ha fatto una campagna elettorale sulla sicurezza nel nord e dopodiché era pronta a votare la legge che conteneva il cosiddetto decreto “blocca processi”, con la quale dei reati che al nord sono particolarmente sentiti dalla popolazione come stupri, rapine e scippi, erano praticamente considerati cosi poco rilevanti da essere rinviati per un anno, anche per reati commessi da extracomunitari, uno dei temi rilevanti e cavalli di battaglia su cui la Lega gioca.

Sono stati pronti a votare il “lodo Alfano”, che io chiamo “dolo Alfano”, per salvare Berlusconi dal suo processo, ed erano pronti a votare il “blocca processi”. Questa è la dimostrazione che siamo in presenza di un partito che immagina di sacrificare una legge futura, ma molto futura secondo me, sul federalismo fiscale e intanto accetta tutte le schifezze che sta facendo questo governo in tema di sicurezza e legalità, ed è pronto ad accettare tutte le norme di natura economica che sono assolutamente norme antifederaliste.


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20 Luglio 2008

Abruzzo: adesso tocca a Voi


Le dimissioni di Del Turco ci hanno fatto tirare un sospiro di sollievo!
Il partito trasversale - costituito a tempo di record da chi, dichiarandosi pronto al sacrificio di andare avanti per il bene dell’Abruzzo, voleva in realta’ prolungare l’agonia della nostra regione e restare in sella fino alla prossima primavera, nel tentativo di riorganizzarsi e magari anche nella speranza di far dimenticare cio’ che gli abruzzesi non potranno mai piu’ dimenticare ha subito un duro colpo.

Adesso tocca a Voi rendere questa sconfitta definitiva.
Tocca a Voi occupare gli spazi ed i ruoli che i principali partiti di centrodestra e di centrosinistra hanno dimostrato di voler occupare solo per scopi personali.
Tocca ai professionisti, ai lavoratori autonomi, agli imprenditori scendere in campo per dimostrare che, senza l’insopportabile oppressione di politici che pensano solo agli affari propri, l’economia abruzzese puo’ riprendere a crescere.

Tocca ai lavoratori dipendenti della Regione, delle ASL e di ogni altra istituzione pubblica scendere in campo per dimostrare che per raggiungere gli stessi livelli di efficienza del lavoro privato non serve il Ministro Brunetta, ma basta liberarsi di una politica clientelare che vincola tutte le attivita’ e tutte le decisioni al perseguimento esclusivo di scopi clientelari.
Tocca ai precari, ai giovani in attesa di un lavoro ed agli stessi lavoratori del settore privato scendere in campo per dimostrare che per il progresso della nostra societa’ solo il merito, non le raccomandazioni, deve essere il criterio selettivo nella ricerca di un posto di lavoro e che la competitivita’ del nostro sistema produttivo e’ compatibile con la flessibilita’ del lavoro, ma non con la sua congenita ed ormai cronica precarieta’.

Tocca alle scuole ed alle universita’ abruzzesi scendere in campo per dimostrare che con la formazione e le competenze, di oggi e di domani, gli abruzzesi saranno in grado di sostenere e vincere le sfide della globalizzazione.
Tocca alle famiglie abruzzesi scendere in campo per dimostrare che un progetto credibile di cambiamento della nostra societa’ conta mille volte di piu’ di una promessa di un posto di lavoro o di un incarico, quasi sempre costruito e conferito con lo scopo di mortificare la stessa dignita’ di chi e’ destinato a ricoprirlo.

Per noi dell’Italia dei Valori il partito non e’ mai stato il fine, ma solo il mezzo, lo strumento da mettere a disposizione dei cittadini per affermare valori all’interno delle istituzioni, per promuovere dal basso il cambiamento della nostra societa’.
Per questo siamo pronti a raccogliere la sfida, a fare tutto quanto e’ nella nostre possibilita’ per contribuire al superamento del baratro tra presente e futuro che la drammatica situazione in cui versa la nostra regione ci ha messo di fronte.
Lo faremo aprendo le nostre liste e contribuendo, con la nostra organizzazione, anche alla nascita di liste civiche espressione di movimenti, di associazioni e di liberi cittadini animati dallo stesso nostro desiderio di rinnovare in profondita’ la politica regionale.
Lo faremo riconsiderando alla radice la stessa idea di alleanza, rendendo nostri alleati le persone e non i partiti.
Lo faremo con l’orgoglio e la determinazione tipica di un popolo, quello abruzzese, ferito, profondamente ferito, ma non ancora sconfitto.


Postato da Carlo Costantini in | Commenti (77) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

18 Luglio 2008

Nell'interesse di tutti i cittadini


E’ uno dei più brutti momenti della storia della Repubblica italiana. Un uomo ha deciso di piegare il parlamento ai suoi voleri introducendo prima una norma canaglia per bloccare il suo processo fermandone centomila, poi ha deciso di darsi l’immunità o meglio l’impunità a vita con il lodo Alfano, o meglio la vergogna Alfano. Berlusconi è un uomo discutibile che ha scalato le massime vette delle istituzioni senza avere un minimo di etica dei comportamenti, piegando tutto e tutti.

Il lodo Alfano, la prossima settimana, approderà al Senato, lì faremo un’opposizione uguale e se possibile più dura di quella che c’è stata alla Camera. Quanto meno dovrà essere una opposizione che continuerà a guardare e a dialogare con il paese, un dialogo sulle riforme con persone che hanno fatto dello stato una loro succursale, quasi una bottega commerciale ed impossibile. Impossibile in un momento in cui salari e pensioni sono ai minimi termini, in cui il Paese è in ginocchio e bisogna cercare di venir sù non con riforme istituzionali di cui non i cittadini non avvertono la necessità, ma con riforme di sistema che riguardino l’economia e quindi meno banche, meno petrolieri, meno assicurazioni e più lavoro dipendente e stabile, accessibile ai giovani senza precarietà.

Per questo l’Italia dei Valori è scesa nelle piazze e continuerà a farlo perché questi sono i bisogni dei cittadini: ridurre i costi della politica, mettere all’angolo tutte le caste, a cominciare da quelle della politica che pensa di essere il centro del mondo. Al centro del mondo ci sono i bisogni, le passioni, le insicurezze delle italiane e degli italiani. L’Italia dei Valori continuerà a lavorare,a parlare, a capire, ad ascoltare le esigenze del territorio e allo stesso tempo, nelle aule parlamentari, continuerà a produrre il massimo sforzo possibile nell’interesse di tutti i cittadini.


Postato da Felice Belisario in | Commenti (189) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Luglio 2008

Un grande momento di confronto


Stiamo lavorando per le donne assiduamente, stiamo organizzando diverse cose, sia un momento elettivo all'interno del partito, per ricreare un organismo che si occupi delle politiche al femminile, ma vogliamo che sia un organismo non chiuso, perché siamo sicure che quando inizieremo ad essere presenti sul territorio a fare iniziative, a fare proposte di legge sulle tematiche al femminile, ci saranno tante donne che si avvicineranno al partito. Quindi non vogliamo un organismo statico che non possa aprirsi ad altre capacità e professionalità, per questo stiamo pensando di creare una struttura organizzata ma nello stesso tempo capace di attrarre nuovi soggetti che arriveranno nel partito nel prosieguo delle attività, e che vorranno impegnarsi sulle politiche al femminile.
Le donne che stanno lavorando a questa nuova organizzazione, a questo nuovo settore del partito, stanno anche organizzando un grande evento, un momento pubblico a Vasto quando avremo la festa nazionale del partito il 12, 13, 14 settembre.
A Vasto ci sarà un momento ritagliato sulle politiche al femminile, e questo sarà per noi un momento importante dal punto di vista mediatico. Stiamo lavorando a questa organizzazione, ci vogliamo occupare di lavoro e le donne, della famiglia e le donne. E' emerso recentemente da un indagine a livello europeo che le donne ancora occupano, o meglio sono occupate, in settori lavorativi sempre un pò ghettizzati, non riescono ad accedere a tutti i tipi di lavoro. Le donne sono anche retribuite meno degli uomini ed hanno più difficoltà ad accedere a livelli dirigenziali. Inoltre penso ad esempio ad altre tematiche che in qualche modo mettono in difficoltà la categoria nella carriera sul lavoro. I temi su cui lavorare sono molti.

Noi lavoreremo questa estate per organizzare l'evento e speriamo che ci siano molte donne che vogliano lavorare con noi perchè nella nostra idea non vogliamo creare qualcosa di chiuso ma un momento di confronto in cui le donne non si sentano più un minus rispetto il genere maschile ma veramente in grado di potersi confrontare su temi qualunque esso sia con la società.
Questo è un messaggio importante perchè troppo spesso fino ad oggi la politica al femminile è stata una politica di tutela delle donne basta le quote rosa basta alle pari opportunità. Le donne hanno coscienza delle loro valore delle loro capacità, della loro professionalità, si tratta solo di farle valere e noi stiamo lavorando in questa direzione.


Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (121) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

14 Luglio 2008

La politica abruzzese è marcia


La politica abruzzese è marcia.

Le prime notizie parlano di milioni di euro di tangenti, che avrebbero interessato trasversalmente sia il centrodestra, che il centrosinistra.

Il centrodestra avrebbe ideato un sistema illegale di gestione di affari nel mondo della Sanità, finalizzato a produrre tangenti per i politici.
Il centrosinistra avrebbe la responsabilità altrettanto grave di aver proseguito con lo stesso andazzo.
In questo contesto sentiamo il dovere in primo luogo di ringraziare la magistratura pescarese, che ha avuto il merito, con professionalità e capacità investigativa, di far emergere un sistema di illegalità che aveva ormai irrimediabilmente inquinato le istituzioni regionali.
Ed il ringraziamento è ancora più forte in un momento di forte attacco da parte della politica alla Magistratura, una politica che contesta il medico e non si occupa del male, una politica che sempre trasversalmente torna a parlare di immunità per i Parlamentari. Una politica che non dialoga più con la gente, con le piazze, che si sente sempre di più una casta intoccabile e che di una casta intoccabile rivendica i privilegi.

Noi da anni, pur se da alleati del Partito Democratico, denunciamo un rapporto tra istituzioni e politica incompatibile con il rispetto dei principi di legalità e di rispetto nei confronti dei cittadini.
I fatti hanno confermato che avevamo ragione e l’unico rammarico che ci portiamo dietro è quello di aver pensato, soli pochi giorni fa, di poter svolgere questa funzione di sentinelle, di garanti dall’interno.
La velocità degli sviluppi delle indagini non ce lo hanno consentito, i fatti sono stati molto più veloci delle nostre intenzioni.
A fronte di quanto emerso l’Italia dei Valori chiude definitivamente ogni rapporto con l’attuale gruppo dirigente del PD in Abruzzo.
Il dialogo, questo PD, se lo vuole, lo insegua con il centrodestra, così come stanno facendo a livello Nazionale e così come hanno fatto fino ad oggi alle nostre spalle a livello locale.

Noi continueremo a parlare con la gente e tra la gente nelle piazze e nelle assemblee pubbliche, poichè è innegabile il bisogno di un radicale rinnovamento di uomini, di idee, di proposte, di un modello di gestione della Pubblica Amministrazione rivelatosi fallimentare.

In coerenza con questo quadro abbiamo già deciso di preparare immediatamente una mozione di sfiducia da sottoporre al voto del Consiglio Regionale e di ritirare la nostra rappresentanza in Giunta”.


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13 Luglio 2008

La nostra e' vera politica


Pubblico il video ed il testo della prima parte del mio intervento di chiusura del 1° Forum Giovani dell'Italia dei Valori a Bellaria.

"Facciamo un po il punto della situazione, il resoconto di questi due giorni. Oggi e ieri abbiamo fatto un primo incontro, il primo Forum, tra i giovani dell'Italia dei Valori, quindi questa prima parte del mio intervento sarà dedicata a questo aspetto organizzativo. Non deve essere un incontro una tantum per passare due giorni in compagnia, ma deve essere un momento fondativo e fondante di qualcosa che sarà e che dovrà essere l'azione politica dell'Italia dei Valori, cioè il coinvolgimento dei giovani attraverso l'Italia dei Valori nell'azione politica. Se questo è l'obiettivo, permettetemi alcune brevi precisazioni su cosa faremo prossimamente.

Primo, questa realtà giovanile deve avere una sua funzione e una sua partecipazione diretta nell'azione delle attività di partito. Quindi, ci accingiamo ad una modificazione statutaria complessiva nell'ambito della quale anche il dipartimento delle politiche giovanili troverà una sua collocazione, identità, azione, individualità e una sua responsabilità di gestione. Questa è la prima delle prime decisioni che possiamo prendere per trasformare quello che è un momento d'incontro e di conoscenza collettiva in una strutturazione all'interno di un partito che c'è.

Ho detto modifiche statutarie, si, perché il nostro statuto è nato veramente tra quattro mura con grande impegno di chi fin dall'inizio ci ha creduto e che ha dovuto per forza fare da mamma, da papa, da fratello maggiore per fare questo partito, ma ormai il risultato elettorale che abbiamo ottenuto e gli impegni che ci aspettano in futuro, con le grandi responsabilità di giovani e meno giovani che sono coinvolti nel partito, ci impongono a liberare lo statuto dalla azione delle responsabilità del primo giorno per passare ad una seconda fase, quella appunto di una maggiore democratizzazione e responsabilizzazione di tutti gli organi di partito all'interno delle attività dello stesso.

Inizia da un percorso importante nel congresso che faremo a Vasto, dove sarà proposta una nuova versione statutaria nell'ambito della quale appunto il dipartimento giovanile avrà una sua identità sia nelle organizzazioni regionali sia in quella nazionale. Nell'ambito di questo non sceglieremo noi, se non dalla primissima fase un comitato che si dovrà occupare cominciando da voi, e per tutti quelli che ci vogliono stare, di autodeterminarvi anche nella scelta e individuazione delle vostre rappresentanze all'interno del partito. Creeremo un gruppo di lavoro che avrà questo scopo tecnico attraverso una procedura che ci auguriamo possa essere pronta per il congresso del 12, 13, 14 settembre a Vasto. Siete invitati tutti, voi e quelli che non ci sono."

A breve il testo completo dell'intervento.


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (120) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Luglio 2008

1, 10, 100, 1000 Piazze


Pubblico il video ed il testo del mio intervento all'apertura del 1° Forum Giovani dell'Italia dei Valori a Bellaria.

"Salve ragazzi.
Il discorso a nuora per far sapere a suocera ve lo vengo a dire domani. Oggi è solo un breve intervento, un saluto e un assaggio, anche perché noto che qualche infiltrato c'è, nel senso che qualcuno qua dentro ha più di trent'anni.
Abbiamo voluto questo incontro con i giovani perché, come diceva mia sorella “una lezione dal passato, piedi fermi sul presente, dritto verso futuro”, il futuro dell'Italia dei Valori siete voi, siete voi giovani che potete cambiare non solo migliorare l'azione dell'Italia dei Valori ma potete contribuire a cambiare la credibilità delle istituzioni nel nostro Paese. Voi dell'Italia dei Valori e tutti quanti i giovani che lavorano negli altri partiti, perché mi auguro davvero che si possa trovare un Paese pacificato dove i giovani si possano confrontare sulle idee e non più sulle furbizie.
Credo che quel che sta accedendo in questi giorni non sia un buon esempio per la gioventù, l'utilizzo personale delle istituzioni, il sequestro delle funzioni parlamentari, l'approfittamento del bisogno. Ecco perché noi dell'Italia dei Valori abbiamo voluto questo incontro per i giovani perché volevamo e vogliamo che tra di voi vi conosciate un po e vi rendiate conto che non siamo soli. Qualcuno in questi giorni, guardando quella piazza sconfinata di persone, ha detto “sono pochi, sono tre quattro”. Tre quattro li, tre quattro qui, saremo la maggioranza di coloro che vogliono affrontare responsabilmente le proprie responsabilità e quindi l'impegno verso il Paese.
Abbiamo voluto questo incontro perché siamo convinti che il nostro scopo e ragion d'essere è contribuire al ricambio generazionale della classe dirigente nel nostro Paese attraverso di voi.
Questo incontro di oggi è stato organizzato oltre che da Silvana Mura, da me e dalle persone qui presenti, da una persona che qui non c'è e che vi voglio presentare lo stesso. Si chiama Jean-Leonard Touadi. Ve lo voglio presentare perché dovete sapere esattamente da me come stanno i fatti, perché altrimenti se provate a leggere quello che sta sui giornali c'è una disinformazione totale. Jean-Leonard Touadi è una persona che non conoscevo, e quando avevamo fatto l'accordo con il Partito Democratico Veltroni mi ha detto che non riusciva a candidarlo nelle file del suo partito. Chissà perché, ma comunque non riusciva. Mi disse di fargli un favore, candidarlo per farlo eleggere nelle mie e poi però resterà del Partito Democratico. Cosi è stato candidato, eletto, e insieme me, a Silvana e a tutti gli altri ha organizzato questo incontro.
C'è una tensione nei rapporti tra alleati per le ragioni che voi sapere, e Jean-Leonard Touadi che era stato candidato in nome e per conto del Partito Democratico nel nostro partito non poteva fare diversamente che essere coerenti con le ragioni di quella candidatura. Un ospitalità nei nostri confronti. Sono convinto che se lui fosse qui, anche non essendo qui, vi abbraccerebbe tutti. Ho avuto modo di conoscerlo in questi mesi dove ha lavorato con noi. E' una persona per bene, brava, che ha sofferto. Una persona che proprio alle incomprensioni della politica ha messo in un dramma umano che noi dobbiamo comprendere e apprezzarlo.
Ho detto questa mattina, e lo ripeto davanti a voi, che noi abbiamo dovuto dargli ospitalità perché non è e non era del nostro partito, ma siamo orgogliosi di aver portato una persona come Touadi in Parlamento. Ve lo dico perché l'Italia dei Valori continuerà in quest'opera. Alcuni di voi potrebbero anche ripensarci o conoscere tante altre persone che non vogliono essere etichettate dall'Italia dei Valori, ma sono persone per bene. L'Italia dei Valori è uno strumento attraverso il quale persone per bene devono andare nelle istituzioni. Se fanno parte dell'Italia dei Valori va bene, ma l'importante è che nelle istituzioni ci siano persone per bene.
Ecco perché voi non dovete sentirvi legati all'Italia dei Valori per diventare consigliere comunale o il parlamentare, ma dovete entrare in quelle funzioni per il bene del Paese, non per il bene vostro o dell'Italia dei Valori.
Noi cosi come abbiamo fatto con Touadi, cosi come con altre personalità che abbiamo candidato in queste elezioni, non dell'Italia dei Valori, a cui abbiamo dato ospitalità e ne siamo orgogliosi. Pensiamo a Beppe Giulietti con Articoli 21, con Pancho Pardi in nome dei movimenti e cosi via. Lo continueremo a fare perché l'Italia dei Valori non si chiude dentro ad una conta all'interno di un parco buoi dove c'è chi porta più voti o soltanto chi è più ligio ad alzare la mano quando il padrone lo dice anche se deve votare delle leggi vergogna che gli fanno schifo. Noi invece vogliamo portare in Parlamento delle persone che hanno una testa e che sanno ragionare."

A breve il testo completo dell'intervento.


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (194) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Luglio 2008

Fiaccolata per Peppino Basile


Un mese fa, nella notte tra il 14 e 15 di giugno, in un paese della Puglia, Ugento, veniva barbaramente ucciso a coltellate un iscritto dell'Italia dei Valori, un amministratore consigliere comunale e consigliere provinciale, che per noi è l'amico Peppino.

Impegnato soprattutto in battaglie per la propria terra, ricordo ancora il manifesto dell'ultima campagna elettorale: “Vota il figlio del popolo”. Ecco, Peppino Basile era cosi, e pur mantenendo la piena fiducia nell'azione della magistratura e degli inquirenti, indipendentemente dal movente che ci sta dietro ad un omicidio cosi efferato voglio ricordarlo come un amministratore intransigente, un amministratore corretto, come un amministratore che ha fatto battaglie per la trasparenza ed il rispetto del territorio.

Voglio ricordarne un paio, perché sono significative. Aveva denunciato un grosso villaggio turistico che sarebbe stato costruito in un parco naturale che da appena un anno la regione Puglia aveva individuato in quelle terre. Aveva chiesto ed ottenuto il sequestro di un area di tutela ambientale, una macchia mediterranea, sbancata da privati per farci un albergo. Ecco, Peppino Basile era una persona che amava il territorio e che chiedeva alle istituzioni, prima degli interessi economici, la tutela del territorio. Ecco perché mi lascia senza parole e con la rabbia di chi forse conosce bene Peppino Basile, leggere quello che il sonato giornale nazionale “Il Messaggero” ed il giornalista Nino Cirillo ha voluto scrivere una sorta di presa di pulsione per cercare la notizia facile andando a scavare nella storia personale di Basile.

Presenterò un'interrogazione parlamentare a risposta scritta al governo, chiedendo se nel contesto di Ugento, della città dove Basile operava, viveva e svolgeva il ruolo di pubblico amministratore, vi fossero le condizioni idonee per svolgere il proprio compito. Dovete sapere che Basile, nel proprio comune, per due anni e mezzo dopo l'elezione del centrodestra ha dovuto camminare per le proprie strade leggendo minacce, che il sindaco di quella città ha dovuto cancellare il giorno prima dei funerali di Peppino, gravemente premonitrici: “Basile devi morire”, “Basile muori”. Ecco perché chiederò a questo governo attraverso questa interrogazione di sapere se c'era il clima per poter svolgere il ruolo di pubblico amministratore e per poter svolgere il suo ruolo di opposizione.

Dovete sapere, e forse questo la stampa non ve lo dice, che in quel paese che il sindaco vuole far passare per sereno era anche un luogo dove appena un anno fa un ordigno rudimentale esplodeva davanti al portone del municipio.

Noi dell'Italia dei Valori, il 14 luglio, vogliamo ricordare Basile ritornando sul proprio territorio, e vogliamo ritornare ad Ugento per fare una fiaccolata per la legalità, che era l'obiettivo di Peppino Basile. Noi della Puglia, ma ci auguriamo anche tanti amici di altre regioni, saremo in quelle strade, in silenzio con le fiaccole ad illuminare il ricordo di Peppino Basile, e con quella luce cercare la verità perché Peppino non diventi un altro Peppino Impastato.


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10 Luglio 2008

Libero pensiero in libera piazza


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Pubblico alcuni interventi della manifestazione di martedi 8 luglio 2008 in Piazza Navona, a Roma, di Marco Travaglio, Beppe Grillo, Pancho Pardi, Paolo Flores d'Arcais, Fiorella Mannoia, Moni Ovadia e Ascanio Celestini. Riporto il seguito il testo del mio intervento.

"In queste ore si sta realizzando all'interno del nostro Parlamento un reato politico gravissimo che si chiama “sequestro di funzioni parlamentari a fini estorsivi”. L'estorsione politica che si sta realizzando è composto da un ricatto e da un riscatto. Il ricatto è di non far lavorare il Parlamento e il governo sui problemi che interessano davvero ai cittadini. Il riscatto è: “Caro Parlamento, puoi lavorare se però prima fai una legge che serve a me, perché sto qua apposta per questo”.

Questa mattina è stato presentato e messo in discussione in Parlamento la legge che si vuole fare, ancora una volta incredibile, incostituzionale ma soprattutto immorale in uno Stato di diritto. La legge dice testualmente cosi: quattro persone, cittadini italiani, per il solo fatto che diventano Presidente della Camera, Presidente del Senato, Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica non possono essere processati per qualsiasi reato. Per cui possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, violentare donne, spacciare droga. Possono fare di tutto. Penso che abbiamo bisogno di alte cariche dello Stato che siano innocenti, non che siano impuniti.

Noi crediamo che se il Paese è bloccato su questo tema da 15 anni non è perché da 15 anni vogliamo portare avanti solo i problemi che riguardano la giustizia, ma perché da 15 anni un gruppo di persone utilizzano le funzioni pubbliche per risolvere i loro problemi di giustizia. E ricordatevi che non è un operazione estemporanea. Andate a rileggervi le proposte della P2. Sono esattamente quelle di una giustizia asservita al potere, quelle di uno Stato antidemocratico dove una Casta comanda sul popolo, che non è più cittadino ma suddito. Questo è un comportamento da nuova P2, anzi, sempre quella è perché sono sempre quelli che erano scritti alla P2.

Il cittadino italiano non li ha mandati in Parlamento e al governo per violare la legge, per farsi una legge per non essere processati, per poter fare il corruttore di testimoni nei processi penali o per fare lo stupratore. Il cittadino li ha mandati in Parlamento per risolvere i suoi problemi. Nella relazione di oggi c'è scritta una giustificazione molto semplice: “dobbiamo fare urgentemente questa legge perché chi svolge funzioni cosi delicate deve essere lasciato sereno”. E' vero, c'è bisogno di serenità, ma la serenità costituzionale non riguarda il singolo, bensì riguarda la collettività. E' la collettività che deve essere serena pensando che chi è al governo non sta li per rubare e per non farsi processare. La serenità costituzionale è con riferimento a questa piazza, non con riferimento al Palazzo."


Riporto le testimonianze di due ragazzi che parteciperanno al 1° Forum dei giovani dell'Italia dei Valori il 12-13 luglio a Bellaria.

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9 Luglio 2008

Non mi dissocio da Piazza Navona ma rispetto la Chiesa


Ieri Piazza Navona era piena di cittadini che, per una volta, hanno avuto la possibilità di protestare contro la deriva antidemocratica del Paese. Sul palco si sono alternate diverse voci. Non erano voci allineate. Non erano - come non dovevano essere - interventi concordati. Non c’era la censura dei partiti e di quella parte dei media a loro asservita.
Le decine di migliaia di persone presenti hanno applaudito gli interventi, tutti gli interventi, chi più chi meno, a seconda della condivisione o meno dei concetti espressi dagli oratori. E c’è anche chi ha dissentito sui modi e sui toni di qualche oratore, quando non ne ha condiviso i concetti o le espressioni usate.
Era una piazza finalmente libera: libera di sorridere per la satira, di indignarsi per le leggi ad personam, di condividere proposte e proteste, di dissociarsi quando non condivideva, di ascoltare in riverente silenzio le severe poesie di Camilleri (che - provate a riascoltarle - erano ancor più dissacranti delle battute satiriche di Sabina Guzzanti).
Insomma, ieri abbiamo assistito ad un magnifico e splendido atto di democrazia diretta, senza formalismi e senza ipocrisie.
Oggi, sui giornali e sulle reti unificate radio-Tv abbiamo letto e sentito tutt’altra musica. La manifestazione è stata descritta come una associazione a delinquere, i suoi partecipanti come pazzi esaltati ed invasati, i suoi organizzatori dei cospiratori, tanto da aver indotto la Procura della Repubblica a ritagliare i fondi di giornali per aprire un’indagine penale per vilipendio alle istituzioni. Per inciso: ben vengano, le inchieste penali: serviranno alla fine ad avere una sentenza che – con il conseguente inevitabile proscioglimento – sanzioneranno la legittimità e la bontà della manifestazione stessa.
Però quanta gelosia e quanta invidia da parte del mondo politico sconfitto dalla piazza! Tutti a criminalizzare questa o quella pagliuzza di frase, estrapolata dal contesto per nascondere la trave delle vergognose leggi ad personam che si stanno approvando, l’umiliazione di un Parlamento prostrato ai voleri di un caudillo, la mutilazione dell’Informazione dal suo diritto-dovere di informare i cittadini. Questi comportamenti costituiscono vilipendio e oltraggio alle istituzioni, non chi si oppone ed essi chiamando a raccolta il popolo sovrano.
Da Piazza Navona, perciò, non voglio dissociarmi perché mi sono sentito a casa mia. Sia quando ho condiviso ciò che gli altri oratori hanno detto, sia quando non l’ho condiviso. Ed in effetti non ho condiviso chi ha tirato in ballo la Chiesa ed il Papa e l’ho detto. La manifestazione era, doveva – e deve - rimanere una discussione aperta e serena per criticare politicamente il Presidente del Consiglio Berlusconi che non c’azzecca nulla con il Papa e che al contrario rischia – come sta rischiando – per dare l’occasione ai professionisti della disinformazione di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle questione vera che in quella manifestazione chi vi ha partecipato ha voluto evidenziare.
Da qui, però, a criminalizzare gli oratori che hanno espresso idee diverse non ci sto! Da più parti sento dire che noi organizzatori – conoscendo la storia personale degli oratori - non dovevamo invitare alcuni di essi. Accidenti, che lezione di democrazia! Secondo questi sapientoni del giorno dopo, dovevamo prima obbligarli a mettere per iscritto le loro dichiarazioni e quindi censurare ciò che poteva dare fastidio al potere costituito.
No, non ci sto! A mio avviso la vera democrazia c’è solo e fin tanto che a tutti viene riconosciuto il diritto di esprimere il proprio pensiero!
Ed allora, lasciatemelo gridare ad alta voce: io non mi dissocio dalla manifestazione di ieri. Non mi dissocio dalle parole di Grillo. Non mi dissocio dalle parole di Travaglio. Non mi dissocio dalle persone di Piazza Navona. Certo, non avrei fatto ricorso alle espressioni utilizzate da Sabina Guzzanti (ed anche questo ho precisato pubblicamente) ma io di mestiere non faccio satira come lei e quindi non ho bisogno di ricorrere ai paradossi ed alle iperbole per meglio far comprendere il problema.
Esiste un diritto di critica e ieri è stato esercitato. Si può essere d’accordo o meno, ma vanno valutate le ragioni della critica, non i toni utilizzati, o quantomeno entrambi. Certamente non solo i toni. Altrimenti si fugge dal problema. O peggio, si è accondiscendenti.
Ed il problema politico che abbiamo di fronte oggi è molto semplice: Il centro sinistra ha perso le elezioni. Berlusconi ha vinto e sta facendo le leggi che gli servono per i suoi interessi, aziendali e giudiziari. Non possiamo pensare che sia tutto un destino ineluttabile. Se la coalizione riformista ha perso le elezioni è proprio perché – quando governava - non sempre ha saputo distinguersi dalle politiche berlusconiane. L’apertura a Berlusconi prima, durante – e addirittura dopo la campagna elettorale è stato ed è un errore politico, signori dirigenti del Partito Democratico. Vogliamo discuterne? Ieri è stato affermato in piazza che la legge sull’indulto e la legge blocca processi hanno la stessa origine, la stessa matrice politica trasversale: servono a salvaguardare la Casta. Ed è vero, non lo si può negare.
Il centro sinistra ha perso consensi nel Paese, e forse anche le elezioni, per aver appoggiato l’indulto. Vogliamo discuterne o, invece, demonizzare chi lo ha gridato? E dire, scrivere, insinuare che in piazza c’erano i fascisti mentre alcuni di questi, insieme ai condannati, siedono anche in Parlamento?
Oggi, molti ripropongono il dialogo con Berlusconi e criticano noi che non lo vogliamo. Vogliamo confrontarci su chi ha ragione? E vogliamo informarci meglio su cosa ne pensano i nostri elettori?
Nessuno pensi di poter intimidire l’Italia dei Valori, con aut-aut di sorta! La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo ubbidire, non ad altri!


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (463) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

8 Luglio 2008

In diretta da piazza Navona


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