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3 Luglio 2009

Contro la mafia una rivoluzione culturale


Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa. Chi parla e cammina a testa alta muore una volta sola”. E' la frase, solenne e profonda, di Giovanni Falcone, che fa da cornice alla grande iniziativa che si terrà domani a Pomigliano D'Arco, in provincia di Napoli, alle ore 16.30 presso la sala consiliare del Comune.

Il convegno, promosso dai “familiari delle vittime della mafia” al quale parteciperanno, tra gli altri, Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino e il sottoscritto, rappresenta un'occasione preziosa di riflessione: non un ricordo tout court, solo rituale, dei drammi del passato, ma anche un momento per riaccendere i riflettori, ribadire ad libitum l'imprescindibilità di valori, come quello della giustizia, della legalità, dell'antimafia, sempre più umiliati ed offesi da una politica imbarbarita, svilita, avvitata su se stessa, incapace – perchè spesso non è suo interesse - di rispondere ai veri bisogni dei cittadini e di impegnarsi per costruire proposte concrete di rafforzamento dei diritti e della tenuta democratica.

Un incontro, quello di Pomigliano, che sarà un momento non solo di commemorazione ma anche un'occasione di coraggioso e fiero riscatto: da una città della profonda provincia di Napoli, un territorio segnato troppo spesso dal degrado sociale, dalla presenza invasiva della camorra e dove ad ancora troppi giovani è stato rapita anche la speranza per un futuro meno incerto, deve venire un segnale di speranza, di grande forza. Di ritorno del primato dell'etica nella politica.

L'antimafia deve tornare tra le priorità della politica perchè la mafia, la camorra, la 'ndrangheta ogni giorno continuano a prosperare, a diffondersi, a uccidere. Nel silenzio di tanti, troppi. Questo governo ha appena approvato dei provvedimenti iniqui, assurdi e contrari ai valori della Costituzione, utili solo ad alimentare una propaganda becera ed insulsa e che di fatto renderanno ancora più debole chi lo è già e ancora più feroce chi è già forte. La vera lotta alla criminalità e all'illegalità – al contrario - si fa innanzitutto colpendo i tentacoli di questo “mostro”, una vera e propria metastasi presente nella politica, nelle istituzioni, nella società, nell'economia. Una piovra che contamina, distrugge, influenza, che va affrontata non solo con leggi serie e risorse economiche adeguate (sebbene il governo Berlusconi abbia clamorosamente fallito anche su queste priorità, su cui peraltro si era impegnato in campagna elettorale. Alla faccia della sicurezza!) ma anche, e soprattutto, investendo nel grande capitale umano, quello sano, per arrivare ad una grande rivoluzione culturale.

Sostenere chi merita e isolare la subcultura della violenza e delle commistioni di comodo. Un nuovo senso di comunità, un nuovo vigore alla battaglia antimafia: principi fondamentali per misurare la qualità di una democrazia. Qualità che in Italia è messa sempre più a dura prova da un sistema politico inquinato, tossico, grigio, che avviluppa anche un'informazione troppo spesso prona alle esigenze della propaganda. E quando un diritto viene squalificato a mero strumento di esercizio del potere, significa che la democrazia è in pericolo. Ed allora è giunto il momento di dire basta, di cominciare a ribellarsi, di lavorare insieme per riscattare territori piegati dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla subcultura.

Diceva Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale dell'indifferenza, delle contiguità e quindi della complicità”. Ogni giorno, in Italia, ognuno di noi viene privato di un pezzettino di libertà: quella di riuscire a trovare un lavoro sano, di poter vivere con tranquillità nella propria città, di non dover essere costretto ad aver paura. Ed un diritto negato a un cittadino è un diritto negato ad un'intera società. E l'antidoto per una società in pericolo è unirsi, tutti. Facendo, ognuno per il suo ruolo e le sue responsabilità, fronte comune per debellare un cancro che continua ad innervare la nostra bella Italia. Una ribellione necessaria per condurre una grande, magnifica, fondamentale, corale battaglia di civiltà.


Postato da Francesco Barbato in | Commenti (52) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Giugno 2009

Stakanovisti e fannulloni


Vi ricordate il Ministro Brunetta e la sua polemica sui fannulloni? Bene. In Parlamento, ormai è accertato, i fannulloni sono i rappresentanti del Popolo della Libertà (vigilata). La conferma viene dall'Osservatorio civico sul Parlamento attraverso le cifre snocciolate nel primo Rapporto ‘Camere aperte’.

Di che si tratta? Del lavoro svolto per mesi dalle organizzazioni Openpolis, Controllo cittadino e Cittadinanzattiva che hanno indagato, con metodo e scrupolosità, l’attività parlamentare dall’inizio della legislatura misurando con grafici e classifiche l'efficienza di gruppi e singoli.

Attraverso l’indice di attività , elaborato in base a parametri quali il numero di proposte di legge presentate o cofirmate, di interrogazioni o interpellanze, degli interventi in Aula o in Commissione, della presenza alle votazioni, si evince molto chiaramente che i deputati dell'Italia dei valori sono i più attivi tra tutti i gruppi presenti alla Camera, e anche al Senato.Va anche detto che questo confortante dato non rappresenta certo una sorpresa per noi che, in Parlamento, ogni giorno ci impegnamo ad operare scelte forti e coerenti di opposizione a provvedimenti che ci hanno poco o nulla convinti: dal Lodo Alfano, alla legge sulle intercettazioni, al Decreto Abruzzo, tanto per fare degli esempi. Anche rispetto alle presenze, dopo la nostra battaglia contro i ‘pianisti’ e l’introduzione delle impronte digitali per poter votare, i risultati alla fine si sono visti: calano le presenze di quelli che si facevano votare dagli amici e affiora la verità che vede i deputati e i senatori dell’Italia dei Valori ai primi posti per impegno e produttività.

In questo contesto, tuttavia, c’è un dato avvilente a fare da sfondo e che ha condizionato non solo i punteggi relativi all’attività complessiva dei parlamentari evidenziati dal rapporto ‘Camere aperte’ ma anche le motivazioni di deputati e senatori a mostrarsi più attivi. Ci riferiamo al fatto che siamo in presenza di un Parlamento ormai in ginocchio, ridotto a un ruolo notarile e di ratifica di decisioni prese a Palazzo Chigi. Infatti, su 68 leggi approvate, 61 sono state quelle proposte dal governo in un anno, con una percentuale del 90%, a fronte delle sole 7 di iniziativa parlamentare, il 10%.

In ogni caso, pur dovendo lavorare e impegnarci in presenza di tali arroganti limitazioni, l’impegno dei parlamentari di Italia dei Valori da domani sarà ancora maggiore. Anche per onorare quello splendido otto percento di consensi che gli elettori ci hanno riconosciuto, in speranza e fiducia, alle elezioni europee.


Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (80) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

19 Giugno 2009

Referendum: perche' votare no


Riporto il video ed il testo del mio intervento durante la trasmissione Uno Mattina sul prossimo Referendum Elettorale.

Testo dell'intervento

Uno Mattina: Perché dovrebbero vincere i NO? Spieghiamolo, anche tecnicamente.
Antonio Borghesi: In pratica, supponiamo ci siano 4 partiti che partecipano alle elezioni, 2 prendano il 25%, uno il 24% e uno il 26%, quest'ultimo si ritroverebbe immediatamente con il 55% della rappresentanza in Parlamento. Partiti praticamente uguali, ma soltanto uno controllerebbe l'intero Parlamento. In una situazione come quella attuale, dove un anno di governo Berlusconi ci ha portato ad un disegno di stampo autoritario, è qualcosa di inaccettabile. Per questo chiediamo di votare NO.

Uno Mattina: Non è che i partiti più piccoli abbiano paura di scomparire rispetto a quelli più grandi?
Antonio Borghesi: Non credo, perché proprio noi ci siamo sempre messi in gioco nonostante qualche anno fa eravamo un partito del 2% e non dell'8% come oggi. Ci siamo sempre messi in gioco perché crediamo che il cittadino debba avere una semplificazione politica, e non un grande numero di piccoli partiti dove poi, come dimostra l'esperienza del precedente governo Prodi, è difficile metterli d'accordo per governare il Paese. Bipolarismo si, bipartitismo no. Ci auguriamo che con la vittoria del NO il Parlamento metta mano ad una legge che ridia nelle mani dei cittadini, con il voto di preferenza, la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti. Un anno di governo Berlusconi, con un preciso disegno di stampo totalitario che ha portato a svilire continuamente il Parlamento con il voto di fiducia, con dichiarazioni di inutilità dello stesso e con un continuo attacco alla magistratura, ci porta oggi alla necessità di resistere a questa deriva autoritaria. Votando No resistiamo a questa deriva, che altrimenti rischierebbe di consegnare a Berlusconi l'intero Parlamento.


flash2.jpg "CONFINDUSTRIA: LACRIME DI COCCODRILLO"
"Emma Marcegaglia e gli industriali denunciano la crisi economica pero' quando fanno le loro assemblee battono le mani entusiasti al governo che non ha fatto nulla per risolvere la crisi e pensa soltanto ai propri godimenti personali. Piangere il giorno dopo l'Assemblea di Confindustria con lacrime di coccodrillo, non serve a niente.".
Antonio Di Pietro


Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (83) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

18 Giugno 2009

Di balle ne abbiamo piene le tende


Il governo collezione fischi su fischi in qualsiasi apparizione pubblica. Oramai l’unico spazio che può racimolare senza essere contestato è quello di Porta a Porta o del megafono Emilio Fede.

In Abruzzo Silvio Berlusconi non è ben venuto ed è corretto che "sorvoli le le tendopoli compiendo una ricognizione dall'alto" perché di balle gli abruzzesi ne han piene le tende in cui li ha parcheggiati a tempo indeterminato. Balle, balle e ancora balle dopo gli spot di cui ha riempito Tv e giornali.

Del contributo per la sistemazione autonoma delle famiglie, che si sono fatte carico a proprie spese di rinunciare alla sistemazione negli alberghi o nelle tende, nessuna traccia: ad oggi neppure un euro e’ stato rimborsato.

L’ordinanza per la sistemazione delle unita’ immobiliari lesionate, con esiti di tipo B o C, ossia gravi, prescrive una serie di adempimenti burocratici che non consentiranno l’inizio dei lavori prima di settembre.

Altra amara sorpresa taciuta dal governo riguarda le riparazioni dei condomini per le parti comuni (strutturali o impiantistiche) che costituira’ una voce rilevantissima nella spesa complessiva per la sistemazione del fabbricato.Ebbene, questa spesa non sara’ oggetto di uno specifico contributo.
Sara’ prelevata da una decurtazione dei rimborso dovuto ai condomini per la riparazione delle singole unita’ abitative: i relativi contributi risulteranno, quindi, drasticamente ridotti.

L’ultima balla in ordine di tempo proviene dal Sottosegretario Menia, secondo il quale a L’Aquila l’80% delle scuole sarebbe gia’ praticabile.
Ad oggi a L’Aquila nessuna scuola e’ interamente agibile, e nella perdurante inerzia del provveditorato alle Opere Pubbliche, incaricato da Berlusconi della ricostruzione delle scuole - pur di non incaricare una Provincia o un Comune governati dal centrosinistra, a settembre su 11.000 studenti al massimo il 10% potra’ trovare sistemazione nelle scuole risultate agibili al 100% o parzialmente.

Nel frattempo a L’Aquila fremono i preparativi per il G8 da parte del governo.
Italia dei Valori avrà un suo inviato in quei tre giorni (8, 9 e 10 luglio) per offrirvi un'informazione dettagliata e un’altra faccia dell’evento, quella reale, quella fatta dai cittadini, che quando i capi di stato se ne saranno andati, resteranno a combattere per tornare ad una vita dignitosa.


Postato da Carlo Costantini in | Commenti (78) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

16 Giugno 2009

Un Referendum antidemocratico


Il referendum sulla legge elettorale Calderoli, su cui si voterà il prossimo 21 giugno insieme ai ballottaggi delle elezioni amministrative, è stato proposto da Guzzetta e Segni come unico mezzo per liberarci da una pessima legge elettorale. In realtà se vincerà il Sì il referendum peggiorerà la legge e non ne eliminerà gli aspetti più pericolosi.

La legge Calderoli, detta “la porcata” dal suo stesso autore, attribuisce “alla lista o alla coalizione di liste” che prende più voti un robusto premio di maggioranza calcolato su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato. Con questa legge il centrodestra, che aveva ricevuto circa il 47% dei voti, ha ottenuto il 55% dei seggi: una grossa minoranza ha così avuto il vantaggio di vedersi attribuita la maggioranza in Parlamento. I rapporti tra maggioranza e opposizione sono stati alterati all’origine: nell’attribuzione dei seggi l’opposizione è ridotta in condizione molto più minoritaria di quanto sia in realtà. In sintesi, la legge Calderoli ha prodotto un bipolarismo coatto.

La stessa legge stabilisce il criterio delle liste bloccate: così le direzioni dei partiti possono gestire in piena libertà la scelta delle candidature. Quello attuale è un Parlamento di nominati assai più che di eletti.

Il fenomeno è aggravato dalla possibilità di candidarsi in più collegi. In questo modo chi è eletto in più di un collegio ha la possibilità di optare per quello preferito e quindi di decidere chi sarà il primo dei non eletti a salire negli altri collegi. Pare che almeno un 30% degli eletti sia stato scelto non dai cittadini ma dal collega che ha optato per un collegio diverso.

Solo su questo ultimo punto il referendum Guzzetta-Segni migliora la situazione perché elimina la possibilità delle candidature multiple. Ma non elimina le liste bloccate e quindi consegna ancora una volta alle dirigenze dei partiti il dominio sulla scelta delle candidature. Infine sono molto più gravi le conseguenze del Sì per il quesito principale, articolato in due quesiti separati, uno per la Camera e uno per il Senato. Infatti il Sì attribuisce il premio non più alla coalizione vincente ma solo alla lista che prenderà più voti.
Non é stabilita una soglia minima: se per puro caso le cinque maggiori forze politiche che stanno ora in Parlamento si dividessero quasi alla pari il suffragio elettorale, una lista con poco più del 20% potrebbe ottenere il 55% dei seggi (il fascismo andò al potere superando la bassa soglia del 25% fissata dalla legge Acerbo).

Ma è anche temibile che una lista con il 40% dei voti (questa è la stima attuale per il PdL) possa ottenere da sola la maggioranza assoluta. Così il potere di Berlusconi non avrebbe più limiti perché potrebbe fare a meno dell’apporto della Lega, suo attuale e decisivo alleato, con cui condivide ora il 55% dei seggi. La politica italiana avrebbe un unico padrone, rafforzato dal controllo quasi totale sull’informazione televisiva. Sul fronte opposto, la necessità di convogliare la maggior parte dei voti su una sola lista potrebbe far scomparire anche la minima pluralità all’interno dell’opposizione.

La rappresentanza politica delle opinioni dei cittadini già drasticamente semplificata dal bipolarismo coatto della legge Calderoli sarebbe schiacciata e ridotta alla scelta tra le due sole alternative possibili nel bipartitismo coatto prodotto dal Sì nel referendum Guzzetta.

Ora, se vincesse il Sì, si prospettano due futuri possibili. Il primo: entrambe le coalizioni danno vita ognuna a un solo listone riassuntivo di tutte le loro componenti. In questo modo si vanificano tutte le intenzioni semplificatrici del referendum, perché all’interno dell’unico listone si ritroverebbero tutte le forze politiche della coalizione originaria, e lì si replicherebbe con ogni probabilità la loro rissosità precedente. Il secondo: sui due fronti opposti le liste concorrono ognuna per proprio conto. E allora si verificherebbe il dominio incontrollato di una minoranza dotata degli strapoteri di una larga maggioranza. La democrazia ne uscirebbe sfigurata.

I promotori del referendum sostengono che già con il sistema attuale (premio di maggioranza a una lista o a una coalizione di liste) Berlusconi potrebbe raggiungere lo stesso risultato temuto sulla base del Sì nel referendum. Ma trascurano un punto decisivo: l’autonomia della Lega. Con la legge Calderoli, Berlusconi può sì tentare di prendere da solo il premio di maggioranza ma deve fronteggiare l’immediata ostilità della Lega. E’ difficile immaginare che il PdL faccia cadere il suo stesso governo per tornare al voto con la stessa legge, me se facesse ora questo tentativo la Lega mobiliterebbe tutte le sue forze di alleato vigile per non essere ridotta a mero contorno, fuori dall’eventuale 55% dei seggi acquisito dal solo PdL. Se invece passasse il Sì, a Berlusconi basterebbe battere da solo il PD anche di un solo voto per prendersi la maggioranza assoluta, e la Lega resterebbe come accessorio trascurabile. C’è un ulteriore ipotesi peggiorativa: se la Lega dopo il voto volesse comunque acconsentire a una nuova alleanza con il PdL, si potrebbe rischiare che insieme raggiungano la percentuale per cambiare la Costituzione senza dover passare, come nel 2006, attraverso il referendum confermativo. In questo caso la maggioranza potrebbe anche cambiare la Corte Costituzionale e asservire a sé stessa tutto il sistema politico: fine della democrazia, fine della Repubblica.

I promotori del referendum sostengono che la vittoria del Sì permetterà la scrittura di una nuova migliore legge elettorale. Non è vero. La legge uscita dalla modifica referendaria sarà immediatamente applicabile e non è credibile che Berlusconi rinunci al vantaggio di poter governare da solo con il 55% dei seggi.

I promotori del referendum rivendicano di perseguire l’unica via possibile per costringere il centrosinistra a stare unito sotto una direzione politica unica. Sostengono che l’esperienza precedente del centrosinistra è stata disastrosa e che solo col bipartitismo coatto il centrosinistra può sperare di battere Berlusconi.

E’ vero che il centrosinistra ha fatto di tutto per perdere e anche quando, con estrema fatica, ha vinto ha poi affossato i governi usciti dalla difficile vittoria elettorale. Ma sperare di riunire in un partito unico forze che non sono riuscite a stare insieme in una coalizione è prospettiva realistica? E sarebbe ancora più realistica la fantasia di una riscossa vittoriosa animata dal solo PD? E in nome di questo miraggio vale la pena di rischiare di consegnare il paese e la Costituzione a un padrone unico senza limiti e senza controllo?

Una cosa è certa: nelle condizioni attuali il Sì consegna l’Italia a un soggetto che in qualsiasi altro paese democratico non avrebbe mai nemmeno potuto accedere al Parlamento.



12 Giugno 2009

Vigliacchi


Ieri è stato approvato alla Camera il disegno di legge anti-intercettazioni e pro-delinquenti. Chi l’ha votato lo ha fatto perché probabilmente è a conoscenza di situazioni in cui questa legge tornerà utile a lui personalmente, ai suoi amici o ai suoi padroni. Non c’è altra spiegazione per cui una legge così ignobile possa essere stata approvata in Parlamento. Non basta, 20 membri "dell’opposizione", che all’opposizione non appartengono, hanno utilizzato l’anonimato del voto per seguire i propri interessi ancor prima dei propri ideali. Abbiano almeno il coraggio delle proprie azioni, ed escano allo scoperto, da uomini.
La sicurezza del Paese è stata azzerata. La falsità della Lega e di Umberto Bossi, ombra di un uomo ex-libero, ha toccato il fondo con dichiarazioni che avrebbero fatto tremare i polsi ai suoi elettori prima del 6 e 7 giugno: "Berlusconi ha avuto fiuto...buon gioco perche' alla gente non piace essere ascoltata".

Balle.

La gente comune, che lavora onestamente, che non arriva a fine mese e paga le tasse dal primo all’ultimo cent non teme nulla.
Per i politici affaristi, cospiratori, intrallazzatori, disonesti, per questi politicanti che siedono nelle amministrazioni locali ed in Parlamento e gestiscono affari e relazioni con la criminalità organizzata una legge così è manna dal cielo.
Vergogna Umberto Bossi, hai svenduto la vera sicurezza dei cittadini per quattro ronde.
Vergogna Niccolò Ghedini che ipocritamente hai difeso un provvedimento di cui conosci bene gli esiti nefasti, ad unico vantaggio dei tuoi amici e di un tuo cliente.
Vergogna Ministro Alfano che passerai alla storia come l’uomo ha ucciso la Giustizia, piuttosto che difenderla come il tuo ruolo avrebbe richiesto.
Ora il destino del Paese è in mano al Capo dello Stato, ultimo baluardo di speranza prima che sia troppo tardi.


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9 Giugno 2009

Bisogna conoscere per deliberare


La campagna elettorale è finita. Abbiamo assistito ad un po di “Babilonia”, falsi problemi e finti scoop. C'è un problema vero, invece, ed è la crisi economica dilagante nel nostro Paese.

Le famiglie, specie quelle meridionali, non riescono ad arrivare alla fine del mese, i giovani precari hanno perso il loro posto di lavoro, gli ammortizzatori sociali lasceranno senza tutela oltre un milione 600 mila lavoratori. Il Presidente del Consiglio continua a dire che è una crisi psicologica, quasi tutti gli italiani fossero malati, da curare. La verità è che, cosi come secondo la moglie di Berlusconi, lui non sta bene, perché se non si rende conto che il Paese è in ginocchio non è in grado di governarlo perché non ha contezza delle difficoltà del Paese o mente, preoccupato di Noemi, delle intercettazioni telefoniche e altri problemi giudiziari che lo riguardano.

Come mai un Presidente del Consiglio, che ha un Paese in ginocchio, prende ancora tanti consensi? Perché gli italiani non sono informati. Sarà un pallino dell'Italia dei Valori, ma l'informazione è il sale della democrazia. Diceva un mio maestro: “conoscere per deliberare”, e gli italiani per votare con coscienza devono conoscere i problemi, ma nei telegiornali di crisi del Paese non se ne parla. Si parla di tutt'altro, delle faccende private del Premier e non dei problemi che riguardano i cittadini.

Italia dei Valori torna in Europa alla grande. Non vogliamo vantarci, sono i numeri che ci danno questo risultato. Tornando in Europa, al Parlamento europeo, dobbiamo alzare il tiro contro l'informazione malata del nostro Paese. Come? Probabilmente dovremo creare un Authority europea, una sorta di “banca centrale dell'informazione”, che metta in condizione i cittadini di conoscere e che obblighi i mezzi d'informazione a parlare e di dire la verità.

Noi di Italia dei Valori cerchiamo di dirvi la verità, ed evidentemente riusciamo ad essere convincenti se ci avete dato il consenso che ha fatto eleggere sette europarlamentari, tutte prime scelte, tutte persone di qualità, provenienti dalla società civile, e saranno queste persone che tuteleranno gli italiani da questo strapotere berlusconiano e da questo berlusconismo dilagante. Noi ci proviamo, anche perché per costruire un'alternativa al sistema bisogna essere credibili, bisogna essere sorridenti nelle certezze, senza inciuci e senza manomissioni ideologiche.

L'alternativa riformista nelle amministrative non è stata colta, forse perché le coalizioni di centrosinistra avevano un po di materiale riciclato, persone che non avevano convinto e programmi un po demodè. Italia dei Valori vuole costruire l'alternativa, e per farlo bisogna partire da una piattaforma programmatica certa e da uomini che vengono riconosciuti come nuovi, nell'animo e non nel carrierismo politico, persone che vogliono lottare per il Paese. Come ha lottato, nell'interesse degli italiani, Beppe Grillo quando con il V-Day lanciò una proposta di legge di iniziativa popolare dove si chiedevano tre cose: un Parlamento senza condannati, la reintroduzione delle preferenze ed un limite di mandato per evitare di ritrovarci per decenni le vecchie cariatidi.

Domani, anche grazie alle pressioni fatte dal gruppo Italia dei Valori del Senato, riusciamo a far porre in discussione, alla I° Commissione Affari Costituzionali, questa proposta di legge. Ci sarà Beppe Grillo, che potrà illustrare questa sua proposta, il Senatore Pancho Pardi ed il sottoscritto in quanto capogruppo Italia dei Valori al Senato. Potrete seguire in diretta questa vostra commissione sul canale Sky 525 e in diretta da questo sito.

Speriamo di poter contribuire a mettere una pietra angolare per il cambiamento dell'Italia. Questo è il compito dell'Italia dei Valori.


Postato da Felice Belisario in | Commenti (86) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

8 Giugno 2009

Informazione ed intercettazioni: le prossime battaglie


Cari amici, oggi è una giornata bellissima per noi di Italia dei Valori, da festeggiare e conservare nella memoria. Un piccolo partito nato 9 anni fa che solo da tre anni è entrato in Parlamento e ha quadruplicato i propri consensi, diventando il quarto partito italiano con l'8%. E' un risultato che dobbiamo all'impegno, alla passione, all'amore per le idee e per i valori che ci sostengono, e di tutti voi, due milioni e mezzo di italiani che, in un momento in cui l'affluenza è stata bassissima, hanno testimoniato la loro fiducia in Antonio Di Pietro, in Italia dei Valori e nel nostro impegno politico.

E' un buon risultato che si affianca ad un altro dato, che vediamo con grandissima soddisfazione. Berlusconi aveva trasformato queste elezioni in una sorta di referendum pro o contro di lui, affermando al congresso del Pdl che sarebbe arrivato al 50% dei consensi, soltanto una settimana fa citava sondaggi che lo davano al 45%. Ebbene, si risveglia dopo una notte, dove sicuramente si è sentito preso a ceffoni dagli italiani, con ben 10 punti al di sotto di quel risultato, tre punti in meno delle elezioni politiche di un anno fa.

E' un fatto politico che non va disgiunto dal risultato dell'Italia dei Valori, dove per la prima volta gli italiani cominciano a capire che questo è il governo della bugia, degli inganni, il governo di chi in un anno non ha governato e ha fatto campagna elettorale facendo credere agli italiani di fare i loro interessi mentre faceva soltanto i propri.

Oggi siamo più forti, ma non dobbiamo mollare la presa. Con più passione, entusiasmo, forza e determinazione di prima, e con il consenso che ci hanno dato gli italiani, dobbiamo saper contrastare in ogni momento lo strapotere di quest'uomo che prova disprezzo senza paragoni per la democrazia, per i suoi organi rappresentativi e per tutti i contrappesi della Costituzione, dalla magistratura al Presidente della Repubblica.

La nostra lotta continua, dove ogni giorno cercheremo di contenere e arginare lo strapotere mediatico di quest'uomo. La libera informazione è il nostro prossimo passaggio. In un Europa che sempre più si preoccupa per l'anomalia italiana, che come un virus espande sempre di più quel legame perverso e antidemocratico tra potere politico e potere mediatico, i nostri sette europarlamentari si batteranno anche per questo.

Con rinnovato impegno pensiamo alle tante battaglie dei prossimi giorni, partendo da quella che forse è l'emblema più chiaro del modo di governare di Berlusconi: la legge sulle intercettazioni. Proprio il governo che ritiene di tenere al tema della sicurezza si sta apprestando a varare una legge che la riduce a brandelli, che cancella di fatto ogni potere della magistratura, che farà brindare e stappare bottiglie champagne alla criminalità organizzata e impedirà che ogni anni migliaia di delinquenti vengano aggiudicati alla giustizia.

Questo è il Premier che ritiene un eroe il pluriassassino di mafia Mangano, che per anni è stato lo stalliere di Arcore. Quel Mangano che, guarda caso, tre giorni prima delle elezioni Berlusconi sentì di qualificare come eroe, forse dovendo mandare un messaggio a qualcuno. I nostri eroi sono altri, i nostri eroi sono Falcone e Borsellino, e anche in memoria loro continueremo a combattere per la giustizia e la libertà in questo Paese.


Postato da Massimo Donadi in | Commenti (163) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Giugno 2009

Sardegna, Sicilia: su la testa


Italia dei Valori deve essere in Europa perché l’Europa è la garante dei diritti dei cittadini europei. L’Europa nasce per garantire i diritti delle cittadine e dei cittadini europei anche contro e anche nonostante i governi dei singoli Stati europei. L’Italia dei Valori è il soggetto politico che più difende i diritti, non la legalità del diritto soltanto, ma la legalità dei diritti. Noi abbiamo bisogno di vedere affermati i diritti della nostra costituzione. Abbiamo bisogno che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro, e non fondata sul lavoro come favore, non fondata sul lavoro come lavoro nero, non fondata sul lavoro come lavoro precario, non fondata sulle morti bianche e sulla mortificazione delle professionalità. Abbiamo bisogno di un’Europa che ci ricordi che il diritto di eguaglianza è un principio della nostra Costituzione ma è anche uno dei principi fondativi del diritto di cittadinanza europea. Abbiamo bisogno che ci sia il rispetto del diritto all’informazione, perché è necessario potere essere informati senza che ci sia il monopolio dell’informazione, né tanto meno i bavagli e le censure a chi vuole esprimere la propria opinione ed il proprio pensiero. Abbiamo bisogno di garantire il rispetto dell’ambiente, perché la cultura dell’ambiente è una garanzia di sviluppo economico. Perché lo sviluppo non è e non può essere inteso come accaparramento di risorse pubbliche per soddisfare interessi privati. Abbiamo bisogno di liberare gli imprenditori dai pizzi, dalle tangenti e dalle inefficienze della burocrazia. Abbiamo bisogno di recuperare il diritto dell’imprenditore di fare impresa senza essere ostacolato dai monopoli e dai conflitti di interesse, perché i conflitti di interesse uccidono la libertà di mercato. Abbiamo bisogno, in una parola, di affermare il principio di libertà per evitare cha la libertà diventi arbitrio o libertà del più forte. In Europa faremo sentire la nostra voce, e noi forti in Europa renderemo più forti i diritti di tutti i cittadini italiani.

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5 Giugno 2009

Un voto per la liberta'


Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questa campagna elettorale: Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Italia dei Valori, i Meetup di Beppe Grillo, e tutti i sostenitori della società civile e i cittadini che hanno consentito questa straordinaria esperienza.

Testo dell'intervento

E’ l’ultimo giorno di campagna elettorale. Cosi come l’ho cominciata la chiudo tra la gente, in un mercato a Napoli nel quartiere dove sono nato, il Vomero. E’ stato bellissime, in queste settimane, girare tra le persone, in una contaminazione sociale dove parlare, ascoltare, confrontarsi ed avere un contributo. E’ stata una campagna elettorale entusiasmante, dove ho conosciuto tanti giovani e tante persone in cerca di speranza, che vogliono un’Italia diversa, che vogliono quello che Paolo Borsellino chiamava “il fresco profumo di libertà”. Voglio ringraziare tutte le persone che si sono date da fare con grande entusiasmo sulla rete, che mi hanno dato idee, una grande linfa vitale e, ne sono convinto, che mi daranno un contributo determinate per mettere le fondamenta a questo grande progetto. Ringrazio Beppe Grillo, con il quale sono stato insieme in questi giorni e con il quale ho fatto delle cose interessantissime. Credo che potremo riprenderci il Paese se riusciamo a creare una grandissima alleanza tra la società civile, tra le espressioni più mature e più entusiastiche della società civile che si impegna in politica e chi si assume un ruolo di rappresentanza politico istituzionale. Attraverso questa sinergia potremo far crollare il sistema che attualmente governa il Paese ,che offusca le coscienze narcotizzando le libertà del nostro Paese.

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Resistere per essere orgogliosi


Vorrei ringraziare tutte le persone che, in questi mesi, mi hanno aiutato facendo campagna elettorale a porta a porta e attraverso i blog. Li ringrazio ancora di più, se penso alla censura pressoché totale da parte della stampa italiana: a questo punto è d’obbligo ingraziare la stampa estera per quello che sta facendo, perché sta cercando di portare fuori il marcio che c’è dietro il governo italiano. Un governo, secondo me, fascista, piduista e razzista. Rivolgo le mie scuse alla stampa estera per le accuse rivoltegli dal Presidente del Consiglio, per quanto io non mi senta rappresentata da Berlusconi, però purtroppo Berlusconi parla a nome di tutti gli italiani. Poiché mi sento profondamente orgogliosa di essere italiana, rivolgo io le scuse per quest’individuo e chiedo loro, invece, di continuare a occuparsi di questo Paese.  Non ha importanza, ne stiamo uscendo veramente male nei confronti degli altri Paesi, però è meglio parlare di quello che c'è e dire le cose in maniera molto chiara. 
Quello che più mi fa stare male, che più mi indigna, non sono tanto le vicende personali e intime del Presidente del Consiglio: quello che più mi indigna è che lui è un piduista, tessera 1816, e con lui, all’interno di quel governo, ci sono tanti altri piduisti. Mi fa stare male che non ne abbia mai parlato nessuno. 
In Italia l’informazione, anziché rappresentare il quarto potere, si è limitata a fare il cane da compagnia anziché il cane da guardia. La stampa estera sta dimostrando che cosa significa fare informazione: sta a dimostrando che chi fa il giornalista non può parteggiare da una parte o dall’altra, il giornalista ha il dovere di riportare le notizie nell’esclusivo interesse di un popolo. Ringrazio anche il capo dello Stato Napolitano che, il 2 giugno, ha lanciato un monito durissimo e ha fatto bene: ha detto che questa è stata una campagna elettorale fuori tono e che non si è parlato di programmi elettorali e di europee. Mi dispiace anche che, proprio il 2 giugno, il capo dello Stato sia stato oltraggiato dalle più alte cariche dello Stato e dai Ministri, tra i quali Roberto Maroni, che nonostante sia un pregiudicato, però purtroppo è anche un Ministro di questa Repubblica, Ministro dell’Interno tra le altre cose e lui, come sempre, ha disertato il 2 giugno. Probabilmente perché a lui la Repubblica italiana non dice assolutamente nulla!  
A questo punto faccio una riflessione: vorrei ricordare che Maroni è il Ministro della Repubblica Italiana e che prende i soldi, prenderà un lauto stipendio e lo prende in nome dei cittadini italiani, pagato dai cittadini italiani e lo prende proprio in nome della Repubblica Italiana. Per cui, se a lui la Repubblica Italiana non dice nulla, lo inviterei a essere un po’ più coerente e a dimettersi dalla sua carica istituzionale. 
Ho notato per l’ennesima volta degli atteggiamenti inqualificabili da parte di Silvio Berlusconi, che ieri non solo è arrivato in ritardo alla parata, ma per lui è un’abitudine: lui ha sempre degli impegni molto più importanti degli altri, ma nei suoi atteggiamenti, che sono stati mandati ieri su tutte le tv, lui più volte ha dimostrato con i fatti e non solo con le parole, qualora ce ne fosse bisogno, che non stima e non nutre ammirazione per nulla, tanto meno per quelle persone che ieri, con addosso una divisa, sfilavano in nome della Repubblica Italiana. 
Vedete, non so cosa accadrà: sono molto fiduciosa, e devo dire che in questi mesi ciò che più mi ha fatto felice è che gli italiani con cui ho parlato cominciavano a parlare tutti di resistenza. Questa è la vittoria più grande. Parlare di resistenza significa oggi difendere la nostra Costituzione, Costituzione per cui ricordo che sono morti tantissimi italiani; parlare di resistenza oggi significa parlare di democrazia, di rispetto democratico e rispetto dei diritti umani: vi ricordo che, per la democrazia, per la Costituzione, per l’Italia, per quel tricolore sono morte migliaia di persone e io è con loro che prendo un impegno, a loro e a tutti gli italiani: non solo non smetterò mai di difendere questo Paese come posso, ma non mollerò mai! La democrazia e la nostra Carta Costituzionale sono al primo posto nella mia battaglia e vorrei ricordare che l’Italia dei Valori è stato l’unico partito a parlare di economia verde, è stato l’unico partito a parlare di acqua pubblica, a parlare di raccolta differenziata e di strategia rifiuti zero. Noi abbiamo detto no agli inceneritori, ai rigassificatori, alle centrali nucleari, a tutte quelle opere inutili e straordinarie come il ponte sullo Stretto di Messina. Vogliamo parlare di lavoro, vogliamo parlare di occupazione: ho parlato con i lavoratori della FIAT di Pomigliano d’Arco, con i lavoratori della Safi, ho fatto visita a tantissimi presidi che erano tra gli stabilimenti che stavano per chiudere. In Italia quotidianamente centinaia di persone sono in cassa integrazione o rischiano il licenziamento e è a quelle persone che devo dare le risposte e alle persone a cui ho garantito un impegno totale, soprattutto all’interno di quel Parlamento europeo. Voglio che i cittadini italiani possano sapere che cosa accade all’interno del Parlamento europeo, voglio che sappiano quanti soldi vengono stanziati per il nostro Paese e dove vanno a finire. Vorrei soltanto dirvi, a questo punto, che nel 2010 arriveranno in Italia dall’Unione Europea 138 miliardi di Euro: chissà dove andranno a finire!
Voglio continuare a garantire a tutte le persone che, come me, continuano a credere in questo Paese, vogliono essere orgogliose e soprattutto intendono battersi per il futuro di questo Paese che non è vero che i giovani sono il futuro di questo Paese: alla parte più giovane di questo Paese stiamo regalando la deriva morale, dobbiamo impegnarci tutti, dobbiamo sbracciarci tutti e dobbiamo ripartire, dobbiamo costruire un Paese, dobbiamo costruire una coscienza, una sensibilità e soprattutto dobbiamo capire che un Paese che non ha memoria è un Paese che non ha futuro. Ecco perché vi voglio chiedere di continuare a stare con noi in prima fila, noi abbiamo tante risposte da dare, ma abbiamo soprattutto da dare un esempio ai nostri ragazzi. Sono morte tantissime persone, voglio cominciare a sperare che quel fresco profumo di libertà, di cui parlava Paolo Borsino, sia oggi più che mai vicino: dipende soltanto da noi e ecco perché vi chiedo di andare a votare e di votare non le ideologie, ma le idee. Vi chiedo di andare a votare le persone che, in questi anni, si sono impegnate a difesa di questo Paese e hanno continuato a mantenere la schiena dritta. Vi chiedo di non abbassare la testa, di non abbassare mai lo sguardo.
Io, per uno strano gioco del destino, mi ritrovo a volermi occupare tenacemente di fondi europei: per uno strano gioco del destino, perché tanti anni fa è stato ucciso un giornalista dalla mafia perché aveva scoperchiato anche delle truffe perpetrate ai danni dell’Unione Europea, truffe ai danni di Agenda 2000. Oggi voglio che quell’opera venga continuata, voglio che gli italiani sappiano che cosa accade all’interno del Parlamento Europeo e, soprattutto, spero e ci credo: spero che gli italiani possano ritornare a appropriarsi della politica, quella vera, quella con la P maiuscola, quella che si può fare in mezzo alla gente, quella che si deve fare quotidianamente e non quella tessuta sulle teste degli italiani. Io è a tutte queste persone che lancio un appello e a cui faccio una sola promessa non nell’interesse dell’individuo, ma nell’interesse della collettività: provo un amore spassionato per il mio tricolore, provo un amore incredibile per la mia Costituzione e per il mio Paese. Non solo voglio continuare a essere orgogliosa, ma voglio che i nostri figli possano continuare a essere orgogliosi del proprio Paese!

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2 Giugno 2009

Elisabetta Lazzari in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Tornare in Europa: facciamolo, con la consapevolezza degli strumenti preziosi che questa Istituzione ci può dare.
In questi ultimi anni il ruolo del Parlamento Europeo si è notevolmente ampliato: non solo quanto a numero di competenze, ma anche in relazione al raggio specifico d’azione.
Il Parlamento Europeo, per esempio nell’ambito delle procedure di adozione degli atti comunitari, è passata da un’attività limitata ed alquanto marginale (cd. procedura tradizionale, cd. procedura di consultazione) ad un’attività ben più incisiva e specifica.
Addirittura, nella procedura denominata di codecisione, il ruolo del Parlamento è parificato a quello del Consiglio Europeo (che è l’organo tipicamente deputato all’emanazione di atti normativi): senza un accordo fra le due istituzioni, l’atto non è approvato.
Ci rendiamo, dunque, conto dell’importanza che ha l’elezione di europarlamentari, che andranno a decidere delle sorti del nostro Paese nei campi più disparati, dall’ambiente, all’investimenti economici, alla cultura ecc.?
Il nostro Paese fa parte dell’Unione Europea: e questo può essere un vantaggio incalcolabile, se saremo in grado di sfruttare appieno le possibilità che da tale appartenenza derivano.
Si deve, però, essere attenti e preparati, poiché, per come è strutturata l’istituzione del Parlamento Europeo occorre saper calibrare al meglio l’azione di intervento per ottenere ottimi risultati. Azione che dovrà essere indirizzata e guidata verso i temi al nostro Paese più cari ed utili; mentre dovrà essere sapientemente…rallentata in merito ad altre tematiche, peggio rispondenti agli interessi italiani.
Per fare questo ci vogliono impegno, competenza specifica, disponibilità di tempo ed energia: affinché l’Italia torni in Europa, fattivamente e con orgoglio.


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23 Maggio 2009

Lotta per i diritti - Luigi de Magistris




Riportiamo il video dell'intervento di Luigi de Magistris alla manifestazione "Lotta per i diritti".


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Per un Europa senza pregiudizi


Noi donne siamo riuscite, con fatica e ancora solo parzialmente, a farci spazio nel lavoro, nel sindacato, nell'impresa, ma in politica rimaniamo delle quote, dei quarti di bue. Belle e giovani da consegnare alle pagine dei giornali come figurine di un album da dimenticare. I partiti fanno a gara nel cercare di apparire sempre più paritari nei confronti delle donne, ancora una volta utilizzandole. Ma se questa nuova coscienza nei partiti non fosse reale ma di facciata? Se questi continuassero a rimanere maschilisti e le candidature femminili non fossero altro che specchietti per le allodole? Noi abbiamo il dovere di dimostrare che oltre all'immagine c'è la competenza.

Questa è la volta buona, un varco si è aperto. Non dobbiamo accettare provocazioni, ne alimentare pregiudizi e pettegolezzi, proprio noi che ne subiamo le conseguenze. La legge elettorale europea ci da la possibilità di esprimere le preferenze. Certo i partiti hanno deciso chi candidare, ma siamo noi, elettrici ed elettori, a decidere chi siederà al parlamento europeo.

Mettiamo il nostro buon senso e la nostra concretezza al servizio della cosa pubblica. Noi donne dobbiamo capire che la politica ci appartiene più di quanto immaginiamo. Le politiche pubbliche sono decise dalle istituzioni e dai rappresentanti che decidiamo di darci. Se i servizi alle famiglie come gli asili nido, case di cura per gli anziani, orari di lavoro flessibili e congedi parentali risultano essere insufficienti è perchè troppe poche donne ci rappresentano. Questi servizi essenziali, se incrementati, ci consentirebbero di conciliare lavoro e famiglia in maniera ottimale.

Nei paesi in cui le donne hanno spazio nel potere decisionale, numerico e sostanziale, come accade nei paesi scandinavi, lo Stato viene incontro alle necessità familiari che non sono solo femminili.

Io vorrei un'Europa uguale nei diritti alle donne. Perchè l'Europa siamo noi.

PS: Appuntamento, dalle ore 18:00 a Napoli al Palapartenope, alla manifestazione “Lotta per i diritti” per sostenere Luigi de Magistris e Sonia Alfano, candidati alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori.

La giornata sarà, condotta da Beppe Grillo, verrà trasmessa in diretta streaming da questo sito, da www.antoniodipietro.it e www.carlocostantini.it.

Parteciperanno:

Beppe Grillo

Sonia Alfano (candidata al Parlamento europeo nelle liste IDV)

Luigi de Magistris (candidato al Parlamento europeo nelle liste IDV)

Carlo Vulpio (candidato al Parlamento europeo nelle liste IDV)

Antonio Di Pietro (Presidente Italia dei Valori)

Clementina Forleo (magistrato)

Tara Gandhi (nipote di Mahatma Gandhi)

Libero De Rienzo (attore)

Abel Ferrara (regista)

Marzio Honorato (attore)

Salvatore Borsellino (fratello di Paolo Borsellino)

Gaetano di Vaio (Associazione "Figli del Bronx")

Antonio Marfella (tossicologo e oncologo dell' ospedale Pascale di Napoli)

Ulderico Dardano (docente presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II")

 

Interventi musicali di:

Enzo Avitabile e Cisco

Peppe Lanzetta & Joe Amoroso

E’ Zezi

Concerto finale dei Bandabardò


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1) Satellite libero HOT BIRD 6 - 13° EST – FREQUENZA 11013 MHZ polarizzazione orizzontale, symbol rate 27500 - FEQ ¾ - Transponder 123
2) SKY CANALE 872


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21 Maggio 2009

Aveva ragione sua moglie, sta veramente male


Questa volta il Sultano ha veramente superato i limiti della decenza. Definire il parlamento un'assemblea pletorica assolutamente inutile e controproducente è un attacco senza precedenti alla democrazia del nostro Paese.

Ma Berlusconi oggi ha fatto di più, attaccando contemporaneamente due poteri dello Stato su tre e salvando, ovviamente, solo quello che lui indegnamente rappresenta: il potere esecutivo. Oltre alle assurde critiche al Parlamento, all'assemblea di Confindustria il premier ha anche detto che la giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. Ha ragione sua moglie a preoccuparsi: quest'uomo sta veramente molto male.

In realtà, però, il vero problema è che ogni volta che il premier sferra attacchi così violenti lo fa per deviare gli interessi dei media da altri argomenti. Oggi quello più rilevante era l'assemblea annuale di Confindustria e la relazione della sua presidente, Emma Marcegaglia. Proprio dal palco di Confindustria la Marcegaglia si è rivolta a Berlusconi chiedendogli riforme per superare la crisi economica. Sono bastati pochi minuti e, dallo stesso palco, il presidente del Consiglio invece di rispondere alle legittime richieste degli industriali, preoccupati per il destino delle proprie aziende, ha sferrato l'attacco a Parlamento e Magistratura per nascondere la carenza delle risposte da dare al paese.

Un esempio: l'home page del sito di Repubblica, prima dell'intervento del premier all'assemblea degli industriali, aveva come titolo di apertura: "Marcegaglia chiede riforme al governo". Nel momento in cui scriviamo invece la richiesta di Confindustria è finita nel sottotitolo della seconda notizia mentre i primi due titoli sono sullo scontro tra Fini e Berlusconi sul ruolo del Parlamento e sull'ennesimo attacco alla magistratura. La seconda notizia, invece, dà conto della reazione irritata della stessa Marcegaglia che Berlusconi ha definito una "starlette".
Insomma, lui punta tutto sullo scontro o sul gossip, i problemi e le domande dei cittadini e delle istituzioni passano in secondo piano. Quest'uomo sta veramente male e, finché avrà lo scettro del comando, il Paese starà ancora peggio.

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20 Maggio 2009

Leoluca Orlando in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Perché? Perché Italia dei Valori deve essere presente in Europa? Perché l’Europa è esattamente la garante dei diritti dei cittadini europei, l’Europa nasce per garantire i diritti dei cittadini e delle cittadine d’Europa anche contro e anche nonostante i governi dei singoli stati.

L’Italia dei Valori, ormai tutto l’hanno capito, è il soggetto politico che più fortemente difende i diritti, non la legalità del diritto soltanto, ma la legalità dei diritti e oggi viviamo in un paese nel quale una maggioranza che governa l’Italia ha disprezzo per i diritti e ha fastidio per chi controlla.

La Corte Costituzionale controlla, dà fastidio, i magistrati controllano, danno fastidio, l’opposizione controlla, dà fastidio, l’informazione controlla, dà fastidio, l’Europa controlla, dà fastidio, noi vogliamo andare in Europa per dare fastidio a chi prova fastidio per il controllo.

Noi abbiamo bisogno di vedere affermati i diritti della nostra Costituzione, abbiamo bisogno che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro e non fondata sul lavoro come favore e non fondata sul lavoro come lavoro nero e non fondava sul lavoro come lavoro precario e non fondata sulle morti bianche e sulla mortificazione delle professionalità. Abbiamo bisogno di un’Europa che ci ricordi che il principio di eguaglianza è un principio della nostra Costituzione, ma è anche un principio fondativo del diritto di cittadinanza europea, tutti uguali davanti alla legge e non come quel vergognoso lodo Alfano, tutti uguali tranne 4, abbiamo bisogno che ci sia il rispetto del diritto di informazione, perché sia possibile essere informati senza che ci sia il monopolio di informazione e senza bavagli o censure nei confronti di chi esprime liberamente un’opinione sgradita o dissenziente, abbiamo bisogno di recuperare il diritto dell’imprenditore di fare impresa senza essere ostacolato dai monopoli e dai conflitti di interesse che rendono inutile lo sforzo, l’inventiva, l’investimento degli imprenditori, abbiamo bisogno di liberare gli imprenditori dai pizzi, dalle tangenti e dall’inefficienza della burocrazia, abbiamo bisogno di salvaguardare l’ambiente perché siamo tutti convinti, l’Europa è convinta, ma in Italia molti non sono convinti, che rispettare l’ambiente è promuovere risorse, la cultura dell’ambiente produce un’economia dell’ambiente e ancora abbiamo bisogno che sia chiaro che lo sviluppo e l’armonia di quello che hai e di come usi le cose che hai, in Europa questo si dice, ci vuole un’armonia tra quello che hai e come usi le cose che hai, in Italia invece troppe volte qualcuno pensa che lo sviluppo sia ricchezza come accaparramento di risorse pubbliche da parte di pochi privati.

Abbiamo bisogno di un’Europa che dica no al conflitto di interessi, perché il conflitto di interessi uccide la libertà di mercato, come posso fare io l’imprenditore se il mio concorrente è anche il politico da cui dipendono le convenzioni con le cliniche private e come posso gestire un albergo se il mio concorrente è anche l’albergatore politico da cui dipendono i contributi agli alberghi, dobbiamo in qualche modo fare appello all’Europa, perché in Europa il conflitto di interessi è un’anomalia, non basta combattere tangenti, le tangenti ci sono anche in altri paesi europei e sono un reato e si combattono andando dal Procuratore della Repubblica, ma occorre che l’Europa ci ricordi e ricordi una presenza forte del nostro partito in quel Parlamento, che il conflitto di interesse uccide la libertà di mercato, abbiamo bisogno in una parola di affermare il principio di libertà per evitare che la libertà diventi arbitrio o libertà del più forte, abbiamo ancora bisogno dell’Europa per attuare un altro articolo della Costituzione, l’Articolo 1 già citato, l’Art. 3, l’Art. 21, ma anche l’Art. 54, quest’ultimo dice, non lo cita nessuno l’Art. 54, che coloro che ricoprono pubbliche funzioni devono rispettare la legge, dovrebbe essere normale, ma devono adempiere alle pubbliche funzioni con disciplina e onore. Sono parole forse datata, ma il messaggio del nostro costituente è lo stesso messaggio che manda l’Europa quando dice: un governatore di una banca centrale non può accettare doni o regali da altre banche, ancorché questo non costituisca un reato, non può certamente violare questa norma etica, quella norma etica che fa diverso il nostro paese dal resto d’Europa perché da noi non esistono norme etiche e tutto finisce in Tribunale e così farabutti, personaggi che si comportano senza disciplina e senza onore, di fronte alle critiche rispondono: attendo con fiducia l’esito del processo.

Ma che attendi con fiducia l’esito del processo? Ti devi dimettere, ancorché sarai assolto, ancorché non sei incriminato perché il tema riguarda un sistema di regole etiche convenzionali che faccio la politica diversa e migliore nel nostro paese. L’Europa questo ci può dare, l’Europa soprattutto ci manda un messaggio molto importante: occorre rispettare il tempo e le regole, occorre rispettare il tempo, in Europa non esistono le proroghe e occorre rispettare le regole, in Europa non esistono le deroghe, noi siamo un paese pieno di proroghe, di deroghe e di condoni, in Europa faremo sentire la nostra voce e noi forti in Europa renderemo più forti i diritti dei cittadini italiani!


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Nicola Tranfaglia


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Nicola Tranfaglia, ho insegnato nelle università di Torino e ho fatto seminari e convegni in tutto il mondo, ho scritto sulla storia dell’Italia e dell’Europa contemporanea, mi sono occupato di grandi temi della storia italiana, la mafia, i mezzi di comunicazione di massa, la storia dell’Italia repubblicana, la storia del fascismo, la storia della lotta al fascismo, la storia della Resistenza.

Nell’università di Torino sono stato a lungo Preside della facoltà di Lettere e per alcuni anni pro Rettore dell’università. In questo momento sto lavorando a altri libri e mi occupo soprattutto di quei problemi che hanno costituito una parte centrale della mia vita, da una parte l’analisi dei problemi dell’Italia repubblicana e tra questi quello della lotta alla mafia ha una centralità notevole perché è una lotta per la legalità e per la difesa della Costituzione, dall’altra l’analisi dei mezzi di comunicazione, di come i mezzi di comunicazione impediscono una libera politica nel nostro paese perché sono troppo dalla parte del potere e dall’altra ancora i problemi dell’educazione, sia dell’educazione civica che della ricerca scientifica di cui mi sono molto occupato facendo il Preside della facoltà di lettere dell’università di Torino, quindi un problema di sviluppo necessario delle nostre scuole, delle nostre università, che l’attuale maggioranza di centro-destra non sostiene adeguatamente.

Noi andiamo in Europa anche per puntare su questi grandi temi, la ricerca, la cultura, la lotta per la legalità e la difesa della Costituzione in tutta l’Europa.

Sono un candidato indipendente nella lista dell’Italia dei Valori, ho accettato la candidatura che mi ha offerto l’On. Di Pietro perché condivido il progetto complessivo dell’Italia dei Valori per quanto riguarda la difesa della legalità, la lotta contro la mafia, la bonifica della politica nazionale, d’altra parte penso che in Europa ci voglia una presenza nel gruppo dei Liberal Democratici per difendere il settore dell’educazione, dell’istruzione europea che è un fattore fondamentale per lo sviluppo economico di questi paesi.

In Europa si tratta di fare una battaglia per la cultura e per la difesa della legge e della legalità, in questo senso mi trovo d’accordo con l’Italia dei Valori.


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Vincenzo Iovine in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Mi chiamo Vincenzo Iovine e sono un Dirigente di azienda, mi sono candidato con l’Italia dei valori perché voglio portare in Europa i miei valori umani e professionali. I principali cardini della mia azione politica in Europa saranno il lavoro, la solidarietà, la giustizia, l’ambiente.

Sono convinto che solo con il lavoro le persone potranno sentirsi veramente cittadini europei, la crisi economica che sta vivendo il nostro paese o l’Europa intera deve far riflettere tutti, non basta essere portatori di idee più o meno stereotipate del tipo: occorre ridurre la spesa pubblica che si traduce ovviamente in minor servizio per i cittadini, oppure occorrono maggiori entrate che inevitabilmente si tradurranno in maggiori tasse.

Occorre invece fermarsi un attimo e riflettere sull’attuale situazione di disagio dei lavoratori lasciati a casa in Cassa integrazione o con altri ammortizzatori sociali, che a fine mese riceveranno solo 750 Euro. Secondo me per poter uscire da questo stato comatoso dell’economia italiana europea, occorre dare possibilità a queste nostre aziende di essere competitivi sul mercato e a questo proposito penso si debba ricorrere a strumenti collaudati che per il passato hanno creato tanta buona occupazione nel nostro paese, penso al Credito di imposta e allo sgravio contributivo. La mia idea è quella di dare alle imprese questi strumenti a condizione che facciano rientrare in azienda tutti i lavoratori che si trovano fuori dal circuito produttivo, d’altronde oggi lo Stato spende circa 10 miliardi di Euro all’anno per ammortizzatori sociali senza che questa spesa possa incentivare i consumi che sono la vera chiave di volta per rimettere in moto l’economia e creare anche nuovi posti di lavoro per i nostri giovani.

Faccio un esempio, è ormai prossima l’estate e il nostro paese può essere il maggiore destinatario del turismo internazionale e non solo, purtroppo, però, risulta essere più caro di altri paesi in quanto i costi di gestione di una qualsiasi struttura turistica sono più alti che in altri paesi, al contrario con il credito di imposte e lo sgravio contributivo si abbatteranno i costi e si restituisce competitività al settore, vedete, oggi dare una modesta indennità con la quale i lavoratori non arriveranno alla seconda settimana, non serve a nulla e a nessuno, veramente abbiamo i nostri lavoratori che stanno attraversando una fase terribile, allora credo che veramente bisogna mettere tutta la buona volontà di tutti per poter ridare fiducia e speranza ai nostri lavoratori.

A proposito di solidarietà di cui molti si riempiono la bocca, ho disposto non atto pubblico che i compensi spettanti dal mio eventuale incarico di parlamentare europeo, siano devoluti a quelle famiglie monoreddito del nostro bello e sfortunato meridione d’Italia, il cui capofamiglia avendo perso il lavoro che era l’unico reddito e avendo superato i 50 anni di età, difficilmente troverà un altro lavoro, sono consapevole, però che questo come diceva Madre Teresa di Calcutta è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia, all’oceano mancherebbe per sempre!

Di tutto questo piccolo grande gesto che sia di solidarietà, sarà data dettagliata comunicazione sul mio sito Internet con cadenza trimestrale, ovviamente il tutto nel pieno rispetto della privacy a tutela della dignità delle persone che ovviamente ne beneficeranno, pertanto vi invito veramente tutti a visitare il mio sito Internet www.vincenzoiovine.it.


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Roberto Marcato in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Roberto Marcato, ho 55 anni, sono sposato con Paola e ho una figlia di 22 anni di nome Marta.

Ho accettato la proposta dell’Italia dei Valori per candidarmi al Parlamento europeo come indipendente, per mettere a frutto la mia esperienza, soprattutto nel campo della pubblica amministrazione, vivo ma Mira, in Provincia di Venezia dove sono stato Sindaco per vari anni, fino a due anni fa e seguo per conto dell’Associazione dei Comuni italiani, la finanza locale.

Credo che questo sia un argomento molto importante in un momento come questo che si possa portare a livello europeo, per rivedere i parametri del patto di stabilità che attualmente grava sulle nostre amministrazioni comunali che non sono in grado di fornire servizi e realizzare investimenti e opere pubbliche come sarebbe necessario. Inoltre ho fatto anche l’Assessore provinciale alle politiche comunitarie proprio in Provincia di Venezia, conosco quindi i meccanismi che regolano i rapporti internazionali e il funzionamento del Parlamento europeo e credo quindi con la mia esperienza trentennale, ormai, di poter dare un contributo e un punto di riferimento anche per tanta gente che magari sarebbe delusa o invogliata a astenersi dalle elezioni perché non si ritrova, essere un punto di riferimento per tutta questa gente e quindi unire forze e risorse che altrimenti andrebbero disperse.

L’importanza di dedicare attenzione alle finanze dei comuni, capiamo tutti che è indispensabile, sapendo che i comuni sono una frontiera, trincea che deve essere garantita e quindi è la base su cui costruire la prospettiva per i nostri figli, i giovani, ma soprattutto per una società che abbia le condizioni per vivere meglio e ovviamente anche per essere in grado di competere e che l’Italia sia più competitiva nei confronti degli altri paesi europei.

Il mio impegno quindi è quello di portare in Europa i valori dell’Italia e fare in modo che l’Italia migliorando, possa rappresentarsi meglio a livello europeo, quindi si tratta di cambiare l’Italia per tornare in Europa, questo è il mio impegno!


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Aldo Michele Radice in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Aldo Michele Radice, sono candidato alle europee per l’Italia dei valori, il Presidente Di Pietro ha ritenuto candidare la mia persona in questa competizione elettorale che ritengo sia molto, ma molto difficile, sono attualmente dirigente regionale e ricopro politicamente la veste di coordinatore regionale per la Basilicata dell’Italia dei Valori.

Di Pietro ha ritenuto candidare me, pensando che gli uomini e le donne di questa lista, possano essere le persone più giuste da portare in Europa, non solo per il loro bagaglio professionale umano e politico che hanno, ma anche per le idee, progetti che loro hanno in mente di portare avanti. Ritengo che abbiamo bisogno di un’Europa forte, di un’Europa sempre più presente, che possa intervenire con sempre maggiore autorevolezza a dirimere le tante, troppe guerre che vi sono su questo nostro pianeta, è indispensabile però che questa Europa provveda anche a dirigere le tante difficoltà che sono all’interno stesso di questa nostra Europa, immagino le tante difficoltà, le tante differenze che esistono ancora tra il nord e il sud, immagino le difficoltà ancora che esistono tra est – ovest e tutto questo va realizzato con politiche mirate, cercando di tenere presente sicuramente questo grande tema della globalizzazione, ma tentando anche di valorizzare molto quelle che sono le nostre risorse territoriali.

Ritengo che occorre intervenire su alcuni temi che sono fondamentali, uno dei temi fondamentali oggi che assilla, credo, il nostro meridione è quello dell’occupazione, dei tanti giovani, di tante famiglie che oggi avvertono la difficoltà di trovare un posto di lavoro per i propri giovani, l’incapacità di mettere in campo politiche che possa assicurare loro il futuro per l’occupazione, per il reddito, per creare una propria famiglia, mi riferisco anche alle questioni di ordine ambientale che stanno diventando sempre più forti, bisogna mettere in piedi un sistema di azioni politiche sempre più incisive verso un sistema che ricerca sempre di più risorse rinnovabili, piuttosto che sfruttare in maniera selvaggia quelle che noi abbiamo.

Il perché allora di una mia candidatura? Sicuramente anche perché c’è un mio c'è un mio trascorso politico sia come Sindaco del mio comune, ma anche con incarichi abbastanza elevati qui alla Regione Basilicata, ho ricoperto l’incarico di Assessore, nonché di Presidente del Consiglio regionale, ma al di là di questo ritengo che la mia presenza, se così dovesse essere, sia più legata alla mia azione professionale che ho svolto in tanti anni, mi sono occupato moltissimo di quelli che sono i fondi comunitari e soprattutto mi sono occupato dei fondi che si occupano della materia agricola sia per quanto riguarda l’orientamento e sia per quanto riguarda la garanzia.

Partecipare quindi a questa competizione elettorale significa portare dentro l’Unione Europea anche il bagaglio di esperienza umana sicuramente, ma professionale e anche politica e quindi ritengo di potermi impegnare in maniera concreta, non solo per la mia Regione, ma per tutto il meridione che è la mia circoscrizione.


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18 Maggio 2009

Alessandro Borghetti in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Mi chiamo Alessandro Borghetti, ho 25 anni, sono uno studente di ingegneria informatica all’università Modena, lavoro come precario, sono un programmatore di siti Internet, il mio obiettivo in Europa sarà quello di portare la voce di un giovane, dei giovani, io sono giovane e non voglio portare in Europa quelli che sono gli obiettivi di persone che posso capire, li capisco perché sono in prima persona interessato a costruire il mio futuro e quello di tutti i ragazzi che hanno la mia età. C’è una differenza sostanziale tra il Parlamento italiano e il Parlamento europeo e gli altri parlamenti, nel Parlamento italiano ci sono persone di 70 anni che quando costruiscono e pensano a un futuro, costruiscono un futuro per delle persone che non saranno loro, io posso portare un contributo di una persona che costruirà un futuro che è il nostro, il mio per prima persona, bisogna avere delle idee nuove, innovative, bisogna portare avanti discorsi che siano sostenibili, per esempio il nucleare è una tecnologia vecchia, noi giovani lo sappiamo che non ha futuro, l’unico futuro che si prospetta è quello delle scorie nucleari che noi giovani ci dovremo sobbarcare sulle nostre spalle, il vero futuro, lo sappiamo e lo sappiamo tutti, è puntare sulle energie rinnovabili, sul geotermico, su tutte le tecnologie che possono permettere un futuro sereno e ecosostenibile, noi giovani sappiamo che Internet è il futuro, è il futuro per tante ragioni, è il futuro perché è un accesso cristallino all’informazione, senza tramiti, è una porta di comunicazione con tutti quelli che abitano in altri paesi, lontano da noi, paesi di altre culture, persone di altre culture e questo ci permette di arricchirci personalmente, di creare un forte arricchimento e accrescimento culturale e personale di ognuno di noi, bisogna creare innovazione, bisogna innovare, puntare verso il futuro, il futuro, un esempio pratico, tangibile e concreto subito che si può fare domani, è quello dell’open source, del software libero, questi nuovi sistemi informatici possono consentire di risparmiare centinaia di migliaia di Euro a tutte le amministrazioni comunali d’Italia, amministrative a qualsiasi livello, nazionali, in molti paesi europei questo già viene applicato con successo, ma questo potrebbe essere soltanto un primo passo, ma ce ne potrebbero essere tantissimi altri, se solo si volesse guardare seriamente al futuro con un’ottica alla volontà di cambiare le cose.

Sono uno studente e lavoratore, studio all’università ma ho sempre dovuto lavorare per mantenermi gli studi, non è più possibile che in un paese come l’Italia si continuino a fare tagli su tagli alle università, l’unica spiegazione che può essere trovata è che l’Italia non crede nei giovani, nel futuro, nell’innovazione, non crede negli studenti, nello studio e nell’università, bisogna crederci veramente come fanno altri paesi in cui gli studenti non sono costretti a dover lavorare per poter mantenersi gli studi, hanno la possibilità, gli viene data la possibilità dai loro paesi di studiare egregiamente senza dover lavorare.

Sono stufo di vedere che gli studenti italiani sono costretti ad andare all’estero per vedere riconosciuti i loro meriti, per vedere riconosciuto la loro importanza, il loro valore!

Voglio che anche gli studenti in Italia, qui, abbiano il riconoscimento dei loro meriti, voglio vedere finire la fuga dei cervelli all’estero perché l’Italia ha bisogno dei suoi giovani per crescere, rinnovare, per il nuovo futuro. Il mio impegno in Europa sarà quello di prendere le eccellenze in ambito scolastico che ci sono negli altri paesi ad esempio, perché il problema in Italia non sono i giovani, non sono gli studenti, il problema è il sistema e questo sistema va cambiato.

Dobbiamo innovarci per metterci al passo con gli altri paesi, per porre fine alla fuga dei cervelli, per fare sì che l’Italia possa avere un futuro competitivo nel panorama internazionale!


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Carlo Bulletti in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Mi chiamo Carlo Bulletti, ho 55 anni, sono medico con un’esperienza di lavoro internazionale nell’ambito della ginecologia, mi candido come candidato indipendente con l’Italia dei Valori per il Parlamento europeo per focalizzarmi sui temi della sanità pubblica, della ricerca scientifica, due temi per i quali l’Italia ha una grande voce di spesa, ma ha un ritorno in carattere economico e sociale piuttosto scarso.

Il mio contributo in una campagna per l’elezione a parlamentare europeo, può lucrare sulla mia esperienza, sui temi della salute e della ricerca scientifica, due temi nei quali l’Italia langue nei confronti dei nostri partner europei per due ragioni fondamentali: la qualità dell’offerta sanitaria nel territorio viene troppo spesso esaltata, ma ha bisogno di un’omogeneizzazione tra nord e sud e per la ricerca scientifica siamo penalizzati, l’Italia spende molto di più come contributo all’Europa rispetto a quello che riceve, i fondi maggiori sono intercettati dalla democrazia del nord Europa, per un’assenza completa dei nostri parlamentari europei nell’intercettazione di progetti, di sviluppo e dei fondi che la comunità dedica alla sanità e alla ricerca scientifica in genere.

La possibilità quindi di intercettare progetti di sviluppo e soprattutto di canalizzare fondi della Comunità Europea per lo sviluppo e la ricerca scientifica in Italia, deve necessariamente legarsi all’intercettazione del merito nel paese e alla sua valorizzazione dedicando quindi risorse ai giovani talenti, impedendo loro all’immigrazione, ma soprattutto valorizzandoli nel territorio, non relegandoli nelle cantine nelle quali normalmente vanno a lavorare con condizioni di lavoro penose e senza fondi di ricerca sufficienti per fare in modo che la nostra ricerca ritrovi lo smalto che ha avuto negli anni 90 e che ha perso negli anni 2000.


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Lilia Infelise in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Lilia Infelise un’economista industriale, nata in Calabria e impegnata in particolare nel campo dell’innovazione dei sistemi produttivi, delle aree fragili e deboli del mezzogiorno, tra cui innanzitutto la Calabria, impegnata sui sistemi educativi, sulle politiche dell’educazione della formazione.

Ho costituito un mio centro di ricerca e negli ultimi 20 anni ho lavorato intensamente e realizzato più di 40 grandi programmi europei, soprattutto per il mezzogiorno e in questo lavoro ho creato reti autorevoli con università, centri di ricerche, imprese, associazioni, il mondo pubblico, il governo locale. Nel 2005 mi sono accorta che era giunto il momento, era urgente, anzi, che gente come me, come noi, gente che ha dedicato cuore, passione e competenza alla costruzione del proprio paese, in particolare dei territori di origine, in questo caso per me, il mezzogiorno e la Calabria era giunto il momento di entrare a pieno titolo nella scena politica, soprattutto per promuovere il cambiamento del modello dell’agire politico, per cominciare a pretendere, chiedere, praticare nuovi modelli, nuovi spazi di partecipazione.

Ci siamo rivolti con instancabile impegno a chi si candidava a guidare un’area di riformisti e costruire un grande partito, progetto democratico per il nostro paese, ma abbiamo purtroppo dovuto verificare che ancora oggi vi è una forte resistente inespugnabile oligarchia nel nostro paese che ha un contrasto di interesse, soprattutto nel mezzogiorno d’Italia, ancora più nella sua regione più difficile, la Calabria, con le esigenze di crescita e di sviluppo dei suoi territori, ci sono risposte, non è vero che il sud è questo pozzo infinito che assorbe risorse senza mai restituire in termini di sviluppo, di crescita, di occupazione, di attrazione per i suoi giovani, non è vero, ci sono risposte, le stiamo promuovendo da anni, ma ciò che occorre oggi è una rigenerazione della classe politica, è oggi che lavoriamo per le elezioni europee, devo dire che in Italia dei Valori ho trovato questa opportunità, questa possibilità di avviare, di creare un movimento che porti in Europa le persone giuste, le persone che hanno le capacità, le competenze, non per stare una volta al mese in sessioni parlamentari con la mediazione e il filtro dell’interpretariato simultaneo, ma per starci come a casa propria, con la familiarità dovuta, con la capacità e la voglia di spendere tempo, energia per creare relazioni, per influire nelle sedi spesso informali dove si decidono, si esaminano soluzioni importanti per l’Europa e quindi per il futuro del nostro paese.

Persone che sono capaci di dialogare, di anche battere i pugni se serve e di partecipare attivamente in un momento, lo dobbiamo riconoscere, difficile e importante per tutto il nostro paese, per il mezzogiorno e per l’Europa, dobbiamo partecipare da protagonisti al ridisegno dei fondamenti del nuovo scenario politico, geopolitico che si deve affermare nei prossimi decenni.

Uno scenario in cui la pace, l’uguaglianza, la giustizia, l’inclusione, la legalità siano pienamente affermati e non solo a parole, ma nei fatti!

Queste persone dovranno essere nel nucleo dei nostri candidati e eletti, è per questo che vi chiedo di darci sostegno e vi do appuntamento per affrontare temi precisi con competenze, per parlare di mezzogiorno, di Calabria, di come ce la possiamo fare, perché se lo vogliamo, sono certa, ce la possiamo fare, vi do appuntamento sa questa rete, vi do appuntamento nei territori di questo nostro meraviglioso mezzogiorno d’Italia.


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Alberto Lucarelli in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Ho accettato con grande entusiasmo l’invito a partecipare alla competizione per le europee del 6, 7 giugno perché mi sembra una continuità naturale con quello che ho fatto da anni nell’ambito dell’università, della ricerca e poi come militante e come persona impegnata nella lotta per la tutela dei beni comuni, ambiente, salute.
Quello che immagino è un’Europa politica, un’Europa non dei mercanti, un’Europa che sappia valorizzare i servizi pubblici essenziali, i diritti fondamentali, il ruolo delle istituzioni pubbliche, un’Europa che sappia veramente parlare di Europa federale, di un federalismo europeo. Un’Europa che, con convinzione, parli di un diritto all’acqua come diritto fondamentale dei cittadini, che parli di un diritto privo di rilevanza economica, di un servizio privo di rilevanza economica, di un servizio che deve essere gestito da un soggetto pubblico, da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico e in questo caso invito a vedere la straordinaria esperienza della Ville de Paris, dove è stata la prima che hanno privatizzato l’acqua e il servizio idrico, ma è anche una delle prime che ha votato a novembre, ha avuto il coraggio a novembre di votare una vera ripubblicizzazione dell’acqua, affidando a un’azienda pubblica il servizio e la gestione.
Immagino un’Europa che faccia una politica di rifiuti veramente incentrata sulla politica delle “R” recupero, riuso, riutilizzo, riciclaggio, una politica dei rifiuti che bandisca definitivamente la pratica degli inceneritori e le pratiche del Cip 6 , delle pratiche che sono assolutamente insostenibili dal punto di vista ambientale e sanitario e che stanno provocando e determinando solamente un giro di affari colossale, il tutto a danno della collettività.
Immagino un’Europa che sappia prendere una posizione forte per quanto riguarda la scuola pubblica, l’istruzione pubblica, che sappia reagire al mercato che cerca sempre più di impedire la vera autonomia, come? Riducendo le risorse e l’autonomia finanziaria pubblica per la scuola e l’istruzione, ricordiamoci che questo, la scuola e l’istruzione rappresentano l’unico e vero presupposto per una crescita dei prossimi anni.
Immagino anche un’Europa che sappia scindere il ruolo della pubblica amministrazione dal potere politico e che la pubblica amministrazione possa effettivamente perseguire l’interesse generale e non subire, non essere servente ai partiti politici o a gruppi di partiti politici, alle lobby, alle multinazionali, una pubblica amministrazione che quindi abbia come sua bussola, come suo punto centrale il perseguimento degli interessi generali. Immagino anche un’Europa che sappia tutelare la posizione di soggetti deboli, dei perdenti, che sappia tutelare veramente il diritto di emigranti, che sappia intendere in una concezione universale il diritto fondamentalmente della persona, i diritti fondamentali della collettività, i diritti dei cittadini.
Immagino un’Europa che abbia la capacità dal punto di vista politico di avere una sua politica estera, di reagire alla forza e che limita la sovranità dell’Europa, che limita il potere dell’Europa, per esempio contrapporsi alle politiche di provenienza Nato e alcune volte alle politiche di provenienza direttamente del Pentagono che determinano sempre più una militarizzazione di aree del territorio sottraendole evidentemente alla collettività e sottraendole ai cittadini, penso a tutte quelle basi Nato, per esempio di recente le basi che si stanno pensando di installare a Napoli e Vicenza che sono evidentemente dei processi di militarizzazione che pongono un limite fortissimo alla libertà di informazione, di circolazione, di partecipazione.
Penso dunque a un’Europa fondata su una partecipazione vera, su una partecipazione che non sia mero confusionismo sociale, ma una partecipazione che sia in grado di esprimere quello che va definito il diritto fondamentale alla partecipazione, ai processi decisionali.


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17 Maggio 2009

Salvatore Messana


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Salvatore Messana, sono il sindaco di Caltanissetta dal 1999, una lunga esperienza politica e amministrativa, un percorso che ho compiuto in rapporto di reciprocità con i miei concittadini. In questi anni ho cercato di lavorare per la mia città ma non solo per la mia città, per rappresentare anche ai comuni della mia regione, la Sicilia, sempre anteponendo gli interessi collettivi a quelli che possono essere interessi particolari.

Mi piace ricordare infatti che Caltanissetta è tra le città italiane che meglio si è contraddistinta per le politiche in favore dell’infanzia, un vero e proprio investimento realizzato non solo grazie all’impegno del comune di Caltanissetta ma grazie a una rete che siamo riusciti a mettere insieme con il sistema scolastico, con gli istituti religiosi, con le associazioni, con le altre istituzioni.

Un metodo di lavoro che ho portato avanti anche su altre tematiche, sulle tematiche dello sviluppo per esempio, sulle politiche culturali, elemento fondante del nostro progetto nella piena consapevolezza che una società colta è una società libera in grado di valutare, in grado di giudicare, che se la cultura può rappresentare una voce di spesa è un grande elemento che valorizza le comunità locali.

Ecco, questa esperienza legata all’identità municipale inserita in un contesto più ampio quale può essere una competizione per l’elezione del Parlamento europeo credo che possa rappresentare un vero e proprio valore aggiunto dell’impegno politico e io ho scelto di candidarmi al Parlamento europeo e ho scelto di farlo con Italia dei Valori perché coniugare regole, valori, programmi elettorali, politica, impegno personale credo che sia la sfida oggi che ci consente di superare quelle difficoltà che spesso esistono nel rapporto tra i cittadini e la politica.

Se la mia città si è contraddistinta per capacità di accogliere migranti, migliaia e migliaia di cittadini stranieri che attraversano Caltanissetta senza che un solo problema si sia verificato è anche il segno di una mentalità che mi piacerebbe portare in Europa e portare nel mondo. Costruire quindi ponti di pace, elementi che uniscono le comunità, che uniscono i popoli, che uniscono le genti, che uniscono le città. La meraviglia dell’Italia è data da 8 mila comuni, 8 mila diversità, 8 mila dialetti, 8 mila identità, 8 mila campanili che però sono serviti per costruire un paese straordinario.

Esportare questo in Europa e cercare di creare amicizia, di creare impegno, regole, valori io credo che sia un dovere e questa è una delle ragioni per le quali ho accettato volentieri di candidarmi al Parlamento europeo e questa è una delle ragioni per le quali lo sto facendo con entusiasmo, con impegno cercando di utilizzare questa grande esperienza maturata negli anni in un altro e diverso livello istituzionale sempre al servizio dei cittadini, sempre al servizio della nostra terra.


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Carlo Rossetti in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Buongiorno sono Carlo Rossetti, sono candidato con l’Italia dei Valori alle prossime elezioni europee, ringrazio l’Italia dei Valori per avermi dato questa opportunità.

Ho condotto una vita normale, anzi molto piena da un punto di vista umano e anche professionale, nonostante una malattia neurologica rara che mi ha colpito intorno ai 10 anni, lentamente progressiva che mi ha accompagnato fino ai 33 anni, a 33 anni ho avuto purtroppo un aggravamento molto, molto forte, sono riuscito a riportare la pelle indietro da questo aggravamento e lì mi sono reso conto che noi disabili, io in prima persona dovevamo metterci in gioco con la società civile per accompagnare il cambiamento che c’era nel nostro paese da 15 anni mi sono impegnato in organizzazioni di volontariato, anche con incarichi nazionali per dare una risposta ai problemi, quelli veri delle persone con disabilità, per promuovere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica degli ausili.

Sono dell’idea e ho sempre portato avanti con forza questa mia convinzione che le persone con disabilità debbono essere protagonisti, debbono avere la possibilità di lavorare, di formarsi una famiglia, di avere hobby, di fare una vita il più normale possibile e non essere il privilegio, queste attività, solamente di alcuni, deve essere permesso a tutti di poter raggiungere questi obiettivi.

La cosa importante che è accaduta in questi ultimi tempi è stata la ratifica della convenzione delle Nazioni Unite sulle persone con disabilità, avvenuta proprio a marzo qui in Italia, è stata ratificata dal Parlamento italiano all’unanimità e per noi sarà uno strumento veramente incredibile per lavorare in Europa. Questa convenzione è composta da 50 articoli, più 18 del protocollo opzionale, dovremo cercare di farla ratificare in tutti i paesi europei al più presto, l’Italia è stata la prima e dovremo riuscire a far partire degli osservatori nazionali in tutte le nazioni per cercare di portare avanti diritti, le possibilità che vengono date alle persone con disabilità in maniera omogenea in tutta Europa, altrimenti noi ci troviamo, come spesso accade, che ci sono delle cose che vengono soddisfatte, dei bisogni che vengono soddisfatti in maniera egregia, magari in Inghilterra, però sono carenti in Francia, alle volte inesistenti in Italia, anche se la nostra legislazione è molto avanti.

Quindi Europa, Europa per portare l’Europa in Italia, questa è una cosa importantissima, lavorare con il Parlamento europeo, con i parlamenti delle nazioni europee, ma sempre sotto lo slogan “nulla su di noi senza di noi” quindi vogliamo essere presenti, consultati, vogliamo fare un lavoro costante di presenza, di ascolto dei bisogni, non promettiamo miracoli perché i miracoli non possono essere fatti, ma sicuramente in un paese come il nostro, l’Italia dove ultimamente i diritti vengono veramente stracciati, dove vengono fatti tagli alla sanità e all’assistenza in continuazione, c’è la crisi quindi si taglia sulla sanità, c’è la crisi si taglia sull’assistenza, come potremo soddisfare la convenzione delle Nazioni Unite se continuiamo a tagliare a livello nazionale e regionale i fondi destinati alla sanità, all’assistenza, alla ricerca scientifica, all’innovazione tecnologica.

C’è un concetto che mi ha colpito dati i miei trascorsi da progettista elettronico e nucleare, nella convenzione viene espresso il concetto di progettazione universale, che intende una progettazione per prodotti, servizi, programmi, che possa essere utilizzata da tutte le persone, nel più ampio spettro possibile, senza ricorrere successivamente a adattamenti oppure a una progettazione specialistica, questo, per portarlo avanti, questo concetto di progettazione universale, dobbiamo lavorare tantissimo, superare tutte quelle barriere che rendono le persone disabili, persone disabili in quanto coloro che portando una menomazione fisica, mentale, sensoriale, si trovano a non poter esprimere la loro dignità e avere pari opportunità, perché bloccati da barriere diverse e attenzione, le barriere sono barriere culturali, ambientali, strutturali, non sono solamente le barriere architettoniche delle quali noi normalmente siamo abituati a intendere.

Quindi per questo impegno per l’Europa noi vorremmo far ripartire questa macchina Italia, portarla in Europa in maniera efficiente, questo paese si sta fermando, si sta fermando specialmente anche per le persone con disabilità, è un paese che non crede più nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica come abbiamo detto, ma non crede nei giovani, la cosa più brutta, credo, in assoluto è che i giovani iniziano a non credere più in questo paese, quindi noi dobbiamo dare una spinta, una spinta concreta e professionale ripartendo, rimettendo in modo questa macchina dai diritti, dai doveri e dai valori.


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Giommaria Uggias in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono stato il candidato dell’Italia dei Valori più votato in tutta la Sardegna, mi è stato chiesto di assumermi questo onere che io con spirito di servizio ho accettato, proprio in base alla rappresentatività e alla stima anche personale che nelle scorse elezioni gli abitanti della Galleria e quindi spero anche dell’intera Sardegna, mi hanno testimoniato e spero mi testimonieranno.

Non bisogna avere paura, quando ci proponiamo l’idea di far valore anche al Parlamento europeo i nostri diritti, la specialità del nostro Statuto, la nostra insularità, il nostro diritto a avere ascolto anche in Parlamento per quanto riguarda le reti dei trasporti, la ricerca, l’energia, tutte cose che ormai si discutono e si decidono soprattutto a livello europeo che vorrei ricordare, ormai decide sul 70% dei provvedimenti che sono vigenti in Italia, vuole dire che là si giocano i soldi anche della nostra isola, ecco perché vale la pena di impegnarsi fino in fondo in questa battaglia, senza nessuna rassegnazione, anche con l’entusiasmo di sapere che si può anche ottenere del risultato.

Stiamo già iniziando l’opera concreta per portare avanti una testimonianza di impegno politico di un intero gruppo di persone che si propone di migliorare le condizioni di questo territorio.

E’ un’avventura, è un’impresa alta che richiede grande sacrificio, grande impegno, ma è alto l’obiettivo, quindi con una serie di amici del partito, del territorio, amici personali la iniziamo con grande entusiasmo.

Rivolgo un appello agli amici, ai sostenitori perché si concentrino con la loro attenzione proprio perché un sardo possa rappresentare la Sardegna nel Parlamento europeo, una persona sarda, una persona che può rappresentare te stesso, le tue istanze, i tuoi desideri, le tue aspettative, una persona che vive le tue stesse difficoltà dal punto di vista strutturale, dell’isolamento e che quindi sa di cosa si parla.

Ho intenzione di farlo a tempo pieno proprio per superare ciò che nel passato ha rappresentato in Europa un’assenza dei nostri parlamentari e spero di poterlo fare degnamente.


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Emanuela Rocchi in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Rocchi Emanuela, sono nata a Voghera il 7 aprile 1968, professione impiegata, sono sposata e ho una bambina.

Sono candidata per le elezioni europee del 6, 7 giugno 2009 per l’Italia dei Valori nella prima circoscrizione nord – ovest che è il Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. Nel mio percorso politico vi è stata particolare attenzione per i giovani, per i lavoratori e i pensionati, uno dei problemi più drammatici della nostra società è quello di essere a conoscenza che ben 7,5 milioni di pensionati vivono con meno di 600 Euro al mese e nessuno si preoccupa per questo, neanche coloro che tanto sbandierano slogan in favore dei pensionati!

I pensionati hanno regolarmente versato i loro contributi e si ritrovano oggi a vivere con misere pensioni, con vedere i loro redditi vanificati nel tempo, data la scarsa rivalutazione delle pensioni e degli stipendi dopo l’avvento dell’Euro, le pensioni devono essere eque, dignitose e soprattutto rivalutate nel tempo, l’Europa dovrà seriamente occuparsi di questo problema ben sapendo che dovremo andare a unificare il sistema previdenziale, qui ci vogliono, secondo me, persone che sappiano affrontare il problema nella sua globalità.

E’ intollerabile che ben 430 miliardi di Euro eludano il sistema in positivo e che vi sia una politica impotente a rinnovarsi e noi sapremo rinnovarci? Dipende anche da voi raggiungere questo obiettivo, insieme a noi che intendiamo la politica come a un servizio per la collettività e se non sapremo rifondare questo Stato e questa burocrazia, ci ritroveremo infognati in una matassa burocratica che già oggi è arduo dipanare.

La nostra responsabilità ci fa volgere lo sguardo verso i nostri figli e i nostri nipoti, se non sapremo rifondare questo Stato e rinnovarci come hanno fatto gli Stati Uniti, lasceremo loro fardelli che li condanneranno a dover sopportare crisi impossibili. Dobbiamo avere il coraggio di superare il nostro egoismo e di pensare al bene comune come un obiettivo di salvezza per raggiungere una società di eguali e non di privilegiati.

La mia storia mi consente di rivolgermi a voi per ottenere quel consenso e quel voto che mi consentirà di combattere per la riforma della nostra società per un sistema pensionistico più equo e per dare nostre eventi causa una società migliore.


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Elisabetta Rolli in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Salve, mi chiamo Elisabetta Rolli sono candidata alle europee per l’Italia dei Valori, mi occupo di architettura e soprattutto di gestione dell’ambiente, vengo dall’Abruzzo e quindi in questi giorni stiamo vivendo una situazione terribile che ha riguardato tutti quanti, non solo i cittadini de L’Aquila, il problema fondamentale è che non c’è abbastanza informazione su quanto è successo, vorremmo cercare di capire soprattutto come avverrà adesso la ricostruzione perché si punta molto sui fondi, ma non ne sappiamo effettivamente l’effettiva provenienza e vorremmo puntare soprattutto al controllo, alla questione di questi fondi nel senso di legalità.

Si parla di infiltrazioni di mafia, camorra e questo non è un argomento affatto impossibile e soprattutto siamo gestiti attualmente da un Presidente che ha riferito di non sentirsi all’altezza e che se avesse saputo del terremoto, non avrebbe sicuramente voluto fare il Presidente della Regione Abruzzo.

Quindi con una gestione simile anche a livello governativo mi sento proiettata direttamente e forse vorrei essere tutelata a livello europeo, proprio per saltare questo gradino che purtroppo ci rappresenta a livello nazionale.

Nella gestione europea mi auguro ci siano delle leggi e dei controlli sufficienti e delle normative che abbiano anche una programmazione a livello della ricostruzione, non è solo la ricostruzione delle case, ma è anche la ricostruzione di tutto ciò che circondava la Città de L’Aquila, penso alle università che avevano un livello elevatissimo, penso agli aspetti del commercio.

I problemi sono tanti, purtroppo si fa vedere un altro aspetto, quello che c’è stato subito un intervento veloce, ma in realtà è un intervento di facciata, si sono date le prime tende a chi era senzatetto, ma purtroppo la gestione sarà difficile e solo forse grazie all’Europa potremo riuscire a superare una sorta di intervento legislativo italiano che non so fino a che punto possa avere legalità, soprattutto questo chiediamo.

Le leggi ci sono, è che purtroppo non vengono fatti i controlli, questo è il problema, adesso mi occupa di architettura e quindi del campo delle costruzioni, vedo che la normativa c’è, è anche esagerata, ma purtroppo non ci sono i controlli successivi, vorrei puntare soprattutto a una legalità di gestione a livello europeo.


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Nunzio Pacifico in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Nunzio Pacifico e sono un libero professionista, attualmente sono Assessore alla Provincia di Benevento, sono candidato per le europee in nome e per conto del nostro partito che è l’Italia dei Valori, il mio lavoro è quello di libero professionista, sono stato un dirigente della Regione Campania, commissario di risanamento di una Comunità Montana che è quella del Vallo di Lauro. Ho accumulato esperienze professionali importanti che proverò a mettere a disposizione della collettività anche in funzione di una rappresentanza parlamentale a Strasburgo.

Proveremo a vincere questa sfida con tutte le nostre forze nel dovere morale di raccogliere la preziosa eredità lasciataci da chi ha lottato perché la parola Europa diventasse una parola plurale. L’impegno dell’Italia dei Valori è quello di concentrare i propri sforzi affinché l’Italia ritorni in Europa in maniera fortemente competitiva, perché l’Italia è un punto importantissimo dell’Europa così come il sud è un punto importantissimo dell’Italia. Una delle grandi sfide che intenderemo portare in Europa, che lanceremo innanzitutto noi stessi e poi all’interno delle istituzioni, è quello dell’utilizzazione dei fondi strutturali, questo deve avvenire in maniera canalizzata, affinché queste risorse non vengono sprecate, sparpagliate in mille rivoli, l’obiettivo è quindi di concentrarle in un unico grande investimento a partire dagli approntamenti infrastrutturali, perché attraverso il potenziamento della funzione logistica possiamo far ripartire la macchina economica che purtroppo oggi cammina a doppia velocità, evitare quindi gli sperperi di denaro, esemplifico con un caso siciliano, è inutile costruire il ponte sullo stretto se non ci sono necessarie reti viarie che ci consentono di far funzionare al meglio il rapporto degli scambi nel territorio, è necessario evitare non solo gli sperperi, ma anche la cattiva utilizzazione del denaro pubblico, perché la nostra equazione è meno si ruba, più si guadagna.

Guadagna in termini di efficienza e di efficacia della pubblica Amministrazione, questo è l’impegno dell’Italia dei Valori in Europa, affinché al nord, al centro e soprattutto al sud, quanti emarginati della malapolitica e della maleconomia hanno il diritto di reclamare il giusto spazio per lavori e produzioni serie, questo è il compagno di un partito serio, non della carità personale privata, cambiano l’Italia, torniamo in Europa!


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16 Maggio 2009

Annamaria Catino in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Anna Maria Catino, sono medico oncologo e lavoro a Bari nella sanità pubblica e mi occupo anche di ricerca, ho deciso di candidarmi per l’Italia dei Valori perché credo nella scelta di Di Pietro di coinvolgere persone della società civile, ciascuno di noi nell’ambito della propria professionalità e esperienza può essere utile al nostro paese rappresentandolo degnamente in Europa. Non siamo professionisti della politica e infatti per me è la prima esperienza di candidatura in una istituzione, ma oggi non è più secondo me il tempo di stare alla finestra, dobbiamo contribuire alle scelte che riguardano il nostro paese.

Il Parlamento europeo è il luogo dove oggi si decidono le cose che poi da cittadini viviamo tutti i giorni, leggi, finanziamenti, regolamenti, tutto passa da Bruxelles, posso affermare che noi nel sud abbiamo nella sanità pubblica luoghi di eccellenza ma allo stesso tempo assistiamo al tentativo, tutti i giorni, di privatizzare la salute dei cittadini. Queste sono scelte politiche e credo che l’Italia dei Valori, la società civile vogliano più sanità pubblica, migliore sanità pubblica evitando che della salute dei cittadini si faccia un business.

Per questi motivi credo di potere partecipare al lavoro di questa squadra, credo anche che più donne nelle istituzioni possano migliorare e fare crescere la nostra democrazia, la difesa dei valori della salute e del futuro dei nostri giovani sono secondo me le cose principali di cui la politica con la p maiuscola si deve occupare oggi, per questo ho deciso di candidarmi.


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Emilio Arcuri in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Emilio Arcuri, sono nato, vivo e lavoro a Palermo, sono dirigente medico della A.S.L. 6 della Regione Siciliana, mi sono impegnato a promuovere nella mia città in Sicilia e nel resto del paese iniziative da sempre per la lotta contro la mafia, per la difesa della legalità e a tutela dei diritti dei cittadini.

Sono candidato per l’Italia dei Valori nella circoscrizione delle isole Sicilia e Sardegna, in piena sintonia con il percorso di Italia dei Valori fin da quando abbiamo dato vita insieme a altri al coordinamento nazionale delle liste civiche.

Sono stato dal 1993 al 2000 Vicesindaco e assessore al centro storico, all’urbanistica e ai beni culturali della mia città a Palermo, Sindaco Leoluca Orlando e oggi capolista di Italia dei Valori nella circoscrizione delle isole. Proprio da assessore al centro storico in particolare ho avuto la possibilità di promuovere, attraverso gli aiuti dell’Ue, attraverso cioè i fondi comunitari iniziative per la riabilitazione del tessuto economico, sociale, urbanistico ovviamente della città antica, utilizzando così risorse comunitarie dei progetti del quadro comunitario di sostegno ma anche utilizzando fondi destinati per lo sviluppo delle città, per esempio i fondi destinati a Urban.

L’Ue è una grande istituzione democratica, la più grande istituzione democratica, i principi fondativi del trattato dell’Unione Europea pongono infatti al centro di ogni azione la difesa dei diritti dell’uomo individuando come punti decisivi la democrazia, la solidarietà, l’ambiente sostenibile, il superamento delle disuguaglianze.

L’Europa è così un punto di riferimento per i governi dei vari paesi ma l’Europa non può essere soltanto e non deve essere l’Europa dei governi ma deve essere anche l’Europa delle regioni, l’Europa dei popoli, l’Europa dei cittadini, in questo quadro le politiche di coesione promosse e sostenute dall’Ue sono il segno più tangibile di quanto si possa fare per ridurre i divari tra i paesi e i divari tra le regioni e ridurre le disparità tra i cittadini. La Sicilia fa parte insieme a altre regioni cosiddette svantaggiate dell’Obiettivo 1, cioè fa parte di quelle regioni che dall’Europa hanno ricevuto e riceveranno ancora con il prossimo programma operativo 2007 – 2013 notevoli finanziamenti, risorse finanziarie per uno sviluppo vero, per uno sviluppo equilibrato, per la tutela dell’ambiente sostenibile, per la crescita della occupazione, per la riduzione delle disuguaglianze e delle disparità tra i cittadini. Crescita e lavoro per tutte le regioni e le città d’Europa sono i fondamenti della politica di coesione del periodo 2007 – 2013 e vengono riconfermati gli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona e di Goteborg che dovranno sostenere il tenore di vita dei cittadini europei e ridurre i divari di sviluppo. Obiettivo irrinunciabile per me sarà quello di battermi per un controllo efficace della destinazione delle risorse europee e quindi per un corretto uso di queste risorse, per una politica ambientale sostenibile, per uno sviluppo economico e culturale che consenta alle regioni e alla mia regione, alle regioni del Mezzogiorno e alle aree oggetto di questo intervento che consenta di lasciare definitivamente la politica del malaffare, delle clientele e dell’assistenzialismo.

Il governo Berlusconi non sembra volere tenere in gran conto questa Europa, operando in aperto contrasto proprio con i valori fondanti dell’Europa e cioè per esempio sui temi della informazione, del lavoro, della sicurezza, dell’ambiente. L’Europa è, e sempre più può diventare, un punto di riferimento nella lotta alla mafia, nella lotta alla legalità contro tutti i tipi di mafia e per la tutela dei diritti, il voto dell’Italia dei Valori è un voto utile per l’Europa ma è anche un voto di cambiamento utile per l’Italia e un voto utile per le nostre regioni.


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14 Maggio 2009

Paola Calorenne in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Ci sono persone che vevono le cose come sono e si chiedono: perché? Altre invece riescono a immaginare le cose come vorrebbero che fossero e si chiedono: perché no? Sono Paola Calorenne, mi candido in Europa con l’Italia dei Valori convinta che saprò dire qualcosa di diverso, di nuovo, di utile, sì la mia candidatura abbassa l’età media della lista e dà un contributo importante a tingerlo ancora più di rosa, ma non serve solo a questo, serve soprattutto a scuotere l’orgoglio di chi, come me, non è né un raccomandato, né un politico di professione.

Io per mantenermi all’università ho un contratto a progetto che qualcuno definisce atipico, ma è pur sempre lavoro precario; vorrei rappresentare noi giovani studenti e lavoratori che sentiamo di avere meno diritti e meno servizi rispetto ai nostri coetanei europei, chiedo il tuo sostegno perché nessuno conosce i nostri problemi meglio di noi, che pure siamo il futuro dell’Europa.

Contattami con facebook, scrivimi una mail pubblica sul mio blog o chiamami, raccoglierò idee e proposte, scegli l’Italia dei Valori, scegli il futuro dell’Europa e vota Me, Paola Calorenne perché l’Europa siamo noi!


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Andrea Zanoni


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Andrea Zanoni, ho 43 anni, una bambina di 6 anni e risiedo in Provincia di Treviso.

Da 20 anni lavoro in un’azienda tessile all’interno della quale occupo una mansione di responsabile per gli impianti tecnologici e per il settore dell’ambiente.

Da oltre 25 anni di occupo di volontariato per la tutela dei diritti dei cittadini, della salute, dell’ambiente, degli animali da affezione e degli animali selvatici.

Negli anni ho partecipato a un centinaio di processi in sede penale come test dell’accusa, come denunciante per i più disperati reati: reati ambientali in particolare, abusivismo edilizio, inquinamento dei fiumi, bracconaggio, maltrattamento animali e anche per detenzione di armi illegali.

In questi anni ho partecipato con il Corpo Forestale dello Stato e con i Carabinieri a molti blitz, in quanto sono stato nominato ausiliario di Polizia giudiziaria, per espletare perquisizioni e sequestri relativi a questi reati. Negli anni ho effettuato decine di esposti alla Commissione Europea, al settore ambiente della Commissione Europea e ho potuto incontrare anche dei funzionari del dipartimento ambiente per denunciare abusivismi e violazioni delle direttive comunitarie, ottenendo anche importanti pronunciamenti come dei provvedimenti della Commissione Europea e come anche alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea.

Voglio portare in Europa le istanze dei cittadini che lavorano per la salute dei propri figli, che vogliono l’aria pulita, che vogliono il verde pubblico, che vogliono un territorio e un ambiente non più minacciato dalla cementificazione per la tutela degli animali, gli animali da affezione, gli animali selvatici e per il diritto ai cibi sani, senza Ogm, senza pesticidi.

Credo sia giusto operare per un’Europa delle energie alternative, un’Europa dell’agricoltura biologica, per il diritto all’acqua come bene pubblico, per il riciclo dei rifiuti, con l’obiettivo dei rifiuti zero, per la lotta importantissima all’effetto serra, l’Europa purtroppo è il fanalino di coda, il sud – America ha degli obiettivi molto più importanti di quelli europei.

Voglio portare in Europa l’incentivazione per quanto riguarda la bioedilizia, bisogna pensare al risparmio del suolo perché il nostro pianeta ha delle risorse che sono finite, bisogna poi pensare alla democrazia che purtroppo in Italia comincia a essere minacciata e a un’informazione senza censura, credo che tutti questi principi, obiettivi abbiano bisogno di legalità, legalità che è un tema che è stato da sempre il cavallo di battaglia di Italia dei Valori, troppo spesso le province, le regioni, l’Italia, lo Stato quindi adottano dei provvedimenti, delle leggi che anno contro le direttive comunitarie, che vanno a valore delle lobby e quindi vanno contro gli interessi di tutti i cittadini, non a caso l’Italia è lo stato membro della Comunità Europea che ha il maggior numero di procedimenti di infrazioni che ha il maggior numero di sentenze di condanna della Corte di Giustizia per le più disparate violazioni alle direttive comunitarie.

Un altro impegno importante sarà quello del lavoro, stiamo attraversando una crisi economica e ambientale immane, dove c’è il rischio che molte persone perdano il lavoro, dove ci saranno sempre più famiglie in difficoltà, anche qui bisogna operare urgentemente per attuare una politica che vada incontro alle esigenze di questi cittadini, anche per evitare problemi di ordine pubblico, problemi sociali, scontri sociali dovuti alla mancanza della cosa fondamentale delle famiglie che è il lavoro.

Ringrazio naturalmente Italia dei Valori, credo che il progetto di inserire persone del mondo civile sia importantissimo perché riavvicina all’attività politica la gente che troppo spesso ormai è demotivata, credo che sarà veramente una bella avventura, credo che tutti avranno soddisfazioni da questa campagna elettorale e spero di avere molte persone, molti amici, molti cittadini che con me, insieme a me, porteranno avanti questi temi per arrivare a portare la voce e queste istanze in Europa per un futuro migliore!


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Georg Schedereit in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Georg Schedereit, detto Schede, come le schede elettorali, mi presento in questa formazione, 4 lingue in cui modestamente mi sento a mio agio, 3 figli, 2 passaporti, ma un dettaglio perché ho una passione soprattutto oltre al giornalismo che è una passione che non ti lascia mai e è la passione della difesa della democrazia parlamentare, dello stato di diritto anche nella culla del diritto che è l’Italia, avete intuito subito a cominciare dal nome, dall’accento che sono un germanofono, ho il privilegio di essere nato nella città più bella del mondo Venezia, ho un altro secondo privilegio di vivere nell’unica città del mondo che ha pari numero, una popolazione germanofona, come me, e italofona, italiani e tedeschi che convivono a Merano, in questa bella città di Merano.

Due privilegi e c’è questo privilegio di vivere da 60 anni, tutti noi se ci pensiamo bene, i giovani soprattutto dovremmo farglielo ricordare più spesso, da 60 anni viviamo in questo clima di vera pace nell’Europa occidentale e anche di benessere crescente fino a poco fa, ahimè, quando mai nella storia dell’Europa siamo riusciti a avere questo? Oltre 60 anni di pace, per secoli e lo sappiamo benissimo noi di lingua tedesca, non abbiamo fatto altro che scannarci tra tedeschi, francesi, polacchi, russi, italiani, austriaci etc., basta! C’è voluta l’Europa, ci sono voluti i grandi padri fondatori dell’Europa come Altiero Spinelli, De Gasperi e tanti altri a creare questo miracolo, è un grosso successo e non ascoltate quelli che vi dicono: ma chi se ne frega, il Parlamento europeo non conta niente eccome conta! Secondo me, me lo sono un po’ studiato, ho lavorato per due anni a Strasburgo come portavoce di un eurodeputato e guardandoci bene, leggendo per esempio l’ultimo libro del Segretario Generale del Parlamento europeo, si capisce che questa è la storia di successo più grande del parlamentarismo europeo, non c’è nessun altro Parlamento, che io sappia, ho fatto un po’ di scienze politiche e continuo a farlo, in Europa che ha avanzato tanto come questo nostro Parlamento europeo.

Dal 1979 lo eleggiamo direttamente, anche se ahimè con una partecipazione sempre minore, però non tutto quello è il male che viene dall’Italia, lo dico io con l’accento tedesco che per esempio la partecipazione elettorale dell’Italia, in questo caso non siamo tra gli ultimi della classe, in altri casi sì. Una seconda grande cosa, positiva che vorrei menzionare dell’Italia tanto messa male, lo dico da padre di un bambino down, l’Italia non secondo me, ma anche secondo gli esperti, professori universitari di tutta Europa, è all’avanguardia nella cultura dell’inclusione anche dei portatori di handicap, questa è l’unica lobby per la quale mi batterò se sarò eletto al Parlamento europeo, per il resto per le lobby… ce ne sono già 15 mila di lobbisti ufficiali registrati presso la Comunità europea, non è che ci vuole qualcun altro che sostiene, che vi prende in giro dicendo: io andrò lì a Strasburgo, farò vedere i sorci verdi per la nostra vallata, per la nostra Comunità Montana, non credeteci, in Europa tra 735 eurodeputati, non è che fa strada quello che fa il suo particolare interesse privato o quello di un piccolo gruppuscolo.

Veniamo invece al punto dolente, per il quale mi candido io, l’Italia purtroppo è messa male in Europa, non dobbiamo cospargerci il capo di cenere, se non abbiamo votato le persone e i partiti sbagliati, perché non è colpa dell’italiano meglio, però l’Italia non ha quella rappresentazione in Europa che si merita, questa grandissima cultura millenaria, umanitaria, fortissima nel volontariato, anche a livello internazionale, è un nano economicamente ormai lo è diventato o lo è ancora più in senso politico. Nessuno togliere naturalmente il privato del più grande raccontatore di barzellette che ci sia tra i G8, i G20 o anche tra tutti i paesi del mondo, quel primato lì dello showman più grande non ce lo toglie nessuno, come showman benissimo, come personaggio divertente, macchietta, avanspettacolo siamo bravissimi, come lo siamo anche nella gastronomia, però in Europa dobbiamo difendere i nostri interessi con un po’ più di professionalità e con un certo multilinguismo, ho visto lì a Strasburgo personalità anche abbastanza note in Italia, anche capi partito, grandi stelle dello spettacolo che lì si sono trovati spaesati, ma come? Ma qui non parlano soprattutto l’italiano? Qui ci sono 23 lingue ufficiali, ma come facciamo? Il governo deve fare qualcosa, deve salvarci? Ma che ci stanno a fare? Perché si candidano per l’Europa, l’Europa è una cosa seria, non è mica l’avanspettacolo, non si va lì a dire agli altri in faccia: voi siete turisti della politica!

Dobbiamo darci da fare e congratulazione con l’Italia dei Valori che ha messo sulle sue liste in tutta Italia personalità non solamente di anzianità partitica, la gran parte sono indipendenti come me e ci credono nell’indipendenza, ho imparato il mio mestiere alla BBC, radio Londra, lì non sapevo neanche come erano orientati politicamente i miei colleghi e loro non lo sapevano per me, perché? Perché eravamo al servizio di tutti, come il buon pizzaiolo, in Italia non può mica dire: a te ti servo perché sei di sinistra, di destra, ma come? Facciamo il nostro lavoro e poi magari ci si può prestare, dopo aver dimostrare quello che si vale nella propria professionalità, ci si presta per 5/10 anni già basterebbe in totale per tutti, nelle situazioni in cui ci troviamo e poi lasciare e poi dire: arrivederci, abbiamo compiuto il nostro compito, possiamo uscircene a testa alta e non dobbiamo sentirci quasi come dei criminali.

Ultimo punto, ho tentennato un po’ prima di accettare questa proposta, che mi lusinga peraltro, di rappresentare l’Italia del nord – est da un punto di vista mitteleuropeo se non prettamente europeo di Antonio Di Pietro, perché ho tentennato? Perché ormai se ti dai alla politica anche solo candidandoti ti dicono: ah adesso anche tu sei uno di quelli che pensano solo a arricchirsi, che pensano solo ai fatti propri. Penso che sarà coerente, dovrò farlo da buon germanofono, come diceva Lutero, "tu devi dire ja, ja oder nein, nein", non ci sono mezzi termini su certe questioni etiche centrali, è una questione etica centrale per me, è questo super privilegiamento da record non solo europeo ma mondiale dei politici italiani. Questa casta di cui scrivono tanti bravi colleghi qui in Italia non può andare avanti così. Già si intravede la possibilità che dopo il 9 giugno, quando entrerà in vigore il nuovo Statuto degli eurodeputati deciso dal Parlamento europeo, l’Italia vorrà fare eccezione e mantenersi questo livello per un bel po’ di anni.

Su questo ognuno deve trarre le sue personali conclusioni secondo me, secondo un’etica delle responsabilità. Io certamente devolverò come minimo il 20% di quello stipendio da record del mondo in un fondo di beneficenza, altrimenti mi sentirei proprio incoerente!

Ultima cosa da giornalista, perché mi candido? Soprattutto perché la libertà di opinione, il pluralismo soprattutto in Italia è gravemente minacciato e questa non è una questione che riguarda solamente la categoria da giornalisti o solamente l’Italia, riguarda tutta l’Europa perché ricordiamoci cos’è successo 90 anni fa, il fascismo l’ha inventato l’Italia, non so se possiamo andarcene fieri di essere stati all’avanguardia lì del tolitarismo, perfino Lenin a sinistra e soprattutto Hitler ha imparato moltissimo, Hitler che per tutta la sua vita è stato un grande ammiratore, il più grande e il più nefasto ammiratore del Duce Benito Mussolini, stiamo attenti affinché l’Italia non ridiventi di nuovo il laboratorio per una rinazionalizzazione dell’Europa, perché dappertutto ci seguono e qualcuno prende anche per esempio questa idea di ritornare all’uomo solo al comando che deve comandare tutti e così noi possiamo tornarcene a mangiare la pizza e non occuparci per niente della nostra personale responsabilità.


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11 Maggio 2009

Sostieni Italia dei Valori in Europa


Invito i sostenitori dell'Italia dei Valori, e i ragazzi che condividono il nostro programma di 12 punti, a fare richiesta di un kit (1.500 volantini) che provvederemo a spedire ad un vostro indirizzo.

Pubblico una lettera ricevuta qualche giorno fa da Andrea, studente dell'Università Statale di Milano.

Prendendo spunto dalla sua lettera per presentare un'iniziativa avviata da Italia dei Valori per coinvolgere i cittadini, e quindi anche gli studenti, nella campagna elettorale per elezioni europee del 6 e 7 giugno. Questa iniziativa risponde anche alla volontà di Andrea di scendere in campo concretamente.

Testo della lettera

Caro Antonio,

perdonami se ti do del “tu”, ma una persona come te che sta sempre in mezzo alla gente in piazza non posso fare a meno di sentirti come “uno di noi”.

Mi chiamo Andrea, ho 21 anni e sono uno studente universitario presso l'università Statale di Milano, università che tu stesso hai visitato ai tempi della raccolta di firme contro il Lodo Alfano per parlarci di politica, quella vera.

Antonio, la crisi si fa sentire, eccome. La respiro a casa, mio padre deve rimanere un giorno a settimana a casa dal lavoro in una sotto forma di “cassa integrazione a giornata”, mia madre cerca di tenersi stretta il suo lavoro da precaria. Faccio qualche lavoretto qua e la per non gravare troppo sulla mia famiglia, ma come ben sai studiare e lavorare allo stesso tempo non è facile al giorno d'oggi, e a livello europeo posso tranquillamente dire che siamo ancora una volta gli ultimi per quanto riguarda il diritto allo studio. Basti pensare al sistema svedese, dove solo gli studenti che lavorano pagano le tasse universitarie, al sistema tedesco, dove la tassa è semestrale ed è intorno ai 60 euro a seconda dell'università, o al sistema austriaco, dove si paga una tassa fissa a semestre di soli 365 euro.

Come vedi, gli studenti europei sono comunque più agevolati e possono permettersi di studiare senza troppe preoccupazioni finanziarie, finendo i corsi con ottimi risultati ed in tempo utile per essere ancora “giovani” per il mercato del lavoro.

Sono felice che tra i candidati al Parlamento Europeo tu abbia candidato uno studente, Alessandro Borghetti, tra l'altro scelto dalla base stessa dei giovani del tuo partito, al contrario di quanto avviene nelle solite segreterie di partito. E' un atto che ti differenzia dagli altri partiti, che invece pensano di risolvere i nostri problemi senza conoscerli veramente, dove la loro esperienza si ferma ai tempi jurassici in cui studiavano (se studiavano).

Voglio darti una mano, insieme ai miei amici e compagni di corso, cosi come avevo fatto ai tempi del Lodo Alfano, prelevando i volantini nei banchetti e distribuendoli nei locali di Milano, e ai tempi delle elezioni 2008 quando chiesi al tuo staff di inviarmi il kit elettorale. Abbiamo già stampato il materiale che hai reso disponibile dal tuo sito, ma spero che la possibilità che ci hai dato alle politiche del 2008 con l'operazione Io Sostengo IDV si possa ripetere, cosi da poterci muovere tranquillamente e senza preoccupazioni di budget che, come ben sai, per noi giovani studenti, soprattutto se lavoratori, è una questione abbastanza spinosa.

Grazie di tutto.
Andrea G.


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Marylin Fusco in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Marylin Fusco, ho 36 anni, sono laureata in giurisprudenza, attualmente sono Consigliere comunale al Comune di Genova con una delega alla promozione e sviluppo delle opportunità occupazionali dei giovani. Sono coordinatrice regionale delle donne di Italia dei Valori e coordinatrice regionale per l’Informagiovani di Anci, nonché membro nazionale del Coordinamento nazionale Anci per l’Informagiovani.
La mia nuova avventura con la candidatura alle europee, nasce dal voler portare un contributo che deriva dalla mia esperienza attuale a contatto con i giovani, che rappresentano la risorsa sulla quale la politica nazionale ed europea deve puntare, perché soltanto attraverso le loro idee e la loro creatività si può ancora accendere quella fiamma che può portare ancora speranza per il futuro dei nostri giovani. Sarà opportuno impegnarmi sulle collaborazioni tra università nazionali ed europee per promuovere la ricerca e l'innovazione, al fine di poter arrivare anche ad elaborare delle normative che possano aiutare i giovani a trovare lavoro il più velocemente possibile. Ormai i giovani, con le nostre università italiane, sono un po troppo “vecchi” per il mercato del lavoro, bisogna adeguarsi agli standard dei giovani europei.
Il mio impegno vuole essere anche un impegno per le donne, in maniera tale che anche a loro sia garantito un giusto equilibrio tra la vita famigliare e la vita lavorativa. Ma non solo, il compito di chi rappresenta le istituzioni deve esser quello di aumentare la presenza femminile nella politica. Come coordinatrice regionale di Italia dei Valori Donne mi sono prodigata affinché potesse esserci una presenza maggiore delle donne nelle nostre istituzioni. Le donne non devono spaventarsi di quello che deve essere l'impegno politico, ma devono essere portatrici di idee e di una sensibilità diversa, che può essere un ottimo e valido contributo per le strategie che devono essere attuate in politica.
In un momento storico come questo, in cui la crisi economica è molto forte, è importante elaborare programmi comunitari che possano aiutare le aziende ad assumere di più, non soltanto i giovani ma anche persone nella fascia di età over40 che purtroppo, a causa di questa crisi, hanno perso il lavoro e si trovano davanti ad un mutuo ed una famiglia da portare avanti.
Un altro tema sul quale vorrei impegnarmi fortemente è quello dei piccoli risparmiatori, ovvero di salvaguardare i risparmi di ciascun cittadino che ha investito nelle proprie banche, attraverso la costituzione di un organo di controllo e di supervisione del loro operato.
Le idee sono ottime idee, ma se non si trasformano in fatti concreti rimangono dei sogni nel cassetto. Tengo molto a questa frase perché è sempre stato il motto ed il principio ispiratore del mio impegno politico al servizio della gente che deve essere svolto con impegno e dedizione, ma soprattutto con spirito di sacrificio.


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Viviana Caponigro in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Viviana Caponigro, sono di Salerno, ho 33 anni e sono Avvocato matrimonialista. Mi sono candidata con l’Italia dei Valori per l’elezione al Parlamento europeo perché sposo in pieno quelli che sono gli ideali e gli obiettivi di questo partito.

Sono una donna impegnata da tanti anni nell’avvocatura, e principalmente nell’avvocatura matrimonialista, perché ritengo che bisogna dare un contributo, soprattutto nel mezzogiorno, alle famiglie e alle persone che incontrano tanti problemi. Oltre a quello dell’occupazione, il problema principale sono quelli familiari, ci scontriamo tutti i giorni, il mio contributo è questo, dare un aiuto alla persona in senso lato, quindi alla famiglia, al minore, un contributo alla maternità e anche alla paternità. Ritengo che con la mia esperienza, sebbene giovane, possa portare qualcosa nel Parlamento europeo, perché com’è lo slogan del nostro partito: non c’è futuro senza la società civile, non c’è futuro senza l’opposizione, i diritti civili, non c’è futuro senza una struttura familiare che possa avere riscontro quotidiano nella società civile. Il nostro impegno, il mio come quello di altri candidati, è quello di creare una nuova classe dirigente che possa portare in Europa il nostro contributo e trasmetterlo e trasferirlo in Italia, tutte le normative a livello europeo, così all’avanguardia, soprattutto nel settore sociale, non sono recepite da noi e è giusto e opportuno che l’Italia e il mezzogiorno che rappresento, in cui vivo, non sia più il fanalino di coda dell’Europa, ma possa riscattarsi e quindi fare proprie quelle che sono le normative, le disposizioni già attualmente applicabili e applicate in tutta Europa.

Faccio un esempio rispetto a questo dicevo innanzi di evoluzione sociale e acquisizione di valori soprattutto per un’effettiva società civile, un esempio pratico è la maternità, la tutela della maternità, delle donne, delle professioniste e quindi donne il cui lavoro non è garantito da un impiego statale, le quali sono spesso costrette a rinunciare alla maternità perché non hanno un effettivo contributo, un aiuto, non lo ricevono dallo Stato, allora il nostro impegno, l’impegno dell’Italia dei Valori in Europa, ovviamente è quello di portare avanti i diritti civili e quindi il rispetto della famiglia attraverso la maternità, garantire alle giovani madri, alle madri italiane, a chi ha il desiderio di essere madre, di poterlo attuale, realizzare con una normativa che ci tuteli e garantisca a tutte la possibilità di soddisfare questo legittimo desiderio.
Come avviene in tutta Europa, nei paesi europei, mi riferisco alla Francia, ma dico anche la Svezia, siamo, purtroppo sebbene un paese fondato sulla famiglia, a livello costituzionale che dovrebbe rispettare la famiglia, non rispetta la maternità, non la garantisce la maternità, chi come me è una libera professionista si deve scontrare con quelli che sono i problemi effettivi di avere un figlio e di non avere un contributo dallo Stato.


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10 Maggio 2009

Pietro Adami in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Mi chiamo Pietro Adami, sono un Avvocato, prima di essere Avvocato insegnavo ai ragazzi non vedenti che studiavano giurisprudenza, a parte il mio lavoro sono sempre stato impegnato in movimenti prima, poi in associazioni che si sono impegnate a loro volta sui problemi della giustizia, infine contemporaneamente anche in parte sul volontariato.
Da un lato vedo quelli che sono i problemi del mondo della giustizia, problemi che si riferiscono a difficoltà che ci sono in Italia, a vedere soddisfatti i propri diritti, a vedere riconosciute le proprie ragioni in tempi ragionevoli e anche difficoltà dopo che le ragioni sono state riconosciute, a eseguire molte volte quelle sentenze che danno ragione. Questi problemi riguardano la giustizia civile, amministrativa di cui mi sono sempre occupato direttamente, ma queste sono questioni che riguardano tutti i cittadini e quindi alla fine arrivano da me persone, imprese, immigrati, lavoratori, persone rassegnate, persone che si sono convinte che nulla può cambiare.

Ritengo che il primo dovere di uno stato sia quello di far rispettare tutte le proprie leggi. Il dovere dello Stato di darti la giustizia civile, amministrativa, è un dovere primario, quando il cittadino trova difficoltà nel vedere riconosciuti i propri diritti, si convince che esistano altre strade per ottenere la soddisfazione dei propri interessi e viene meno proprio l’idea di convivenza civile, molti vengono da me lamentando una lesione di un proprio diritto, non tutti si rendono conto che per ogni diritto c’è un dovere, è chiaro che le cose non possono cambiare senza un impegno diretto.

L’Europa è importante perché riguarda questioni apparentemente minime, ma attenzione perché l’Europa è anche il luogo dove maturano le direttive sul lavoro, dove si decidono delle cose che hanno incidenza sulla vita quotidiana di ognuno di noi e non solo, è dovere dell’Italia essere presente in quei momenti, cosa che non è stata fino a oggi.
Il nostro impegno in questa lista significa non rassegnarci alle spese inutili, i soldi e i fondi europei spesso sono stati buttati. Non rassegnarci al fatto che si sia sempre fatto così, ma oggi l’Italia con la crisi non si può più permettere questo, opere inutili, ponti costruiti a metà, fondi destinati a strane imprese, stipendi da favola a manager, a politici, non si può permettere migliaia di auto blu, non ci possiamo permettere fondi alle imprese private quando le imprese private non garantiscono un ritorno sociale, non garantiscono che si impegneranno su prodotti che sono veramente utili alla crescita globale della Nazione e soprattutto l’Italia non si può più permettere la rassegnazione dei suoi cittadini.


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Anna Maria Colocci in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Annamaria Colocci nata a Roma il 22 ottobre 1949, la mia professione è sindacalista, Segretario Generale del trasporto aereo, proprio solo esclusivamente a tutela dei lavoratori.
Ho deciso di mettermi in gioco con questa candidatura Italia dei Valori, questa scelta di candidarmi all’Europa perché proprio come trasporto aereo dove sono impegnata dal 1994 come Segretario Generale, la mia esperienza negli anni indietro invece di essere gli ultimi in Europa, avevamo un’ottima collocazione.

Oggi siamo quasi gli ultimi, quindi questa cosa a livello sindacale mi preoccupa molto, avverto che c’è una preoccupazione oggettiva perché vediamo poi in questo settore e in altri settori dove industrie che chiudono, posti di lavoro, livelli occupazionali che vengono sempre a meno, quindi proprio dallo slogan che vediamo Italia dei Valori che senza occupazione non andiamo da nessuna parte, di questo ne sono molto, molto preoccupata. Cerco di dare il mio contributo sia come anni di esperienza, sia come la militanza nel sindacato, la tecnologia avanza vorticosamente, mentre la professionalità del dipendente rimane ferma a quella di 20 anni fa.
Tutto questo ci porta indietro e non siamo più al passo con l’Europa, quindi voglio capire di persona, attraverso questa mia candidatura, perché non possiamo fermare la tecnologia, perché è importante, la tecnologia soprattutto nel trasporto aereo ci porta sempre più sicurezza, tranquillità, sia di volare, sia nei servizi, sia nelle società di gestione etc..
Con grande impegno, con grande determinazione cerco di rappresentare assolutamente solo, solo la classe dei lavoratori, voglio attraverso l’Europa far scattare quella molla perché le aziende si rinnovino, gli italiani abbiano garantito il lavoro e di non avere più queste perdite come vediamo oggi di livelli occupazionali.


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Amalia Cocchini in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Mi chiamo Amalia Cocchini, ho 51 anni, vivo in Abruzzo a Martin Sicuro e sono medico specialista in medicina del lavoro, lavoro presso l’A.S.L. di Teramo nel servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro e quotidianamente affronto i problemi legati alle microillegalità di cui il mondo delle imprese piccole e grandi è intriso e di cui l’attuale Governo sembra essere il protettore istituzionale.
Mi occupo di infortuni sul lavoro, di morti sul lavoro, di malattie professionali che si potrebbero evitare con il semplice rispetto delle norme esistenti. Lo spregio con cui la vita umana viene considerata fa da contr’altare all’ipocrisia di chi invece difende il mantenimento in vita a ogni costo. Le leggi che vengono emanate non tutelano in a sufficienza i lavoratori, tanto che a volte vengono riviste, e corrette dopo condanne o sanzioni da parte della Corte Europea per il mancato recepimento di norme, altre volte si tentano dei colpi di mano, sperando che nessuno se ne accorga, come recentemente ha tentato di fare il Ministro Sacconi con la cosiddetta norma Salva Manager.

Il Presidente Napolitano, i familiari dei morti della Tyssen non ne avessero parlato cosa sarebbe accaduto? Qualcuno si è accorto che se passerà questo Decreto correttivo ridurrà le sanzioni per tutte le figure responsabili della sicurezza sul lavoro, tranne che per i lavoratori, per i quali invece, le sanzioni saranno aumentate? L’impressione è che le varie modifiche introdotte rispondano a una precisa filosofia ispiratrice, quella che considera la sicurezza sul lavoro una nemica dell’impresa, un lacciolo imposto da vincoli costituzionali, ma di per sé portatore soltanto di oneri e di costi per l’impresa.
Questa concezione non solo è in contrasto con il messaggio che proviene dalle istituzioni europee, che mirano invece a un modello imprenditoriale che si distingua anche per la qualità della sicurezza sul lavoro, ma è una concezione errata proprio sui suoi presupposti, ogni 15 secondi del mondo un lavoratore muore per infortunio o per malattia professionale, in Europa ne muore uno ogni 3,30 minuti, in Italia nel 2007 abbiamo avuto 1200 morti e oltre a quelli mortali abbiamo i gravi infortuni invalidanti, abbiamo le malattie professionali e tutto questo ha un costo altissimo, tanto non solo dal punto di vista sociale, ma dal punto di vista strettamente economico, tanto che incide in misura all’incirca del 5% del Pil nazionale, europeo e mondiale.

Di questo costo il 40% grava sul cosiddetto sistema paese, il restante 60% invece grava sull’impresa, basti pensare che il costo complessivo di una giornata di lavoro persa per infortunio è superiore di circa 6 volte a quello della retribuzione lorda della stessa giornata lavorativa, questo calcolo semplicissimo dovrebbe bastare e convincere e per giustificare un forte interesse delle imprese su cui grava il 60% dei costi, tesi a attuare delle misure che possano rendere reale la prevenzione e lo stesso interesse dovrebbe averlo lo Stato, che continuerebbe in assenza di adeguate norme a farsi carico del restante 40%.
L’intervento del governo, incredibilmente, va nella direzione opposta che è quella di liberare le imprese dei laccioli della sicurezza, quindi lo sforzo che dobbiamo fare è quello di smetterla di considerare la sicurezza e la prevenzione un costo e non un investimento per le imprese addirittura i costi della non sicurezza, superano di gran lunga quelli per gli investimenti in sicurezza e in tempi di crisi economica, la sicurezza conviene.

Purtroppo manca la cultura della sicurezza, questo sarà il mio impegno, la sicurezza sul lavoro in Europa e in Italia, perché credo nel concetto alto e nobile della politica e sono convinta che mettersi al servizio della società, tendendo realmente al bene comune sia un dovere e non un obbligo, perché credo che dedicare una parte della mia esistenza a dare qualcosa agli altri non significhi fare beneficenza, ma sia un’assunzione di responsabilità perché non è più possibile tollerare un mondo abitato da gnomi e da fate, da maggiordomi e di giullari che come tutti sanno, appartengono al mondo delle favole, quella italiana da un po’ non è più una favola e credo che tocchi a noi tutti ridarle una parvenza di storia che valga la pena di essere vissuta.


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9 Maggio 2009

Marianna Anastasia in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Marianna Anastasia, ho 28 anni, vivo e lavoro a Foggia, città nella quale ho anche condotto i miei studi fino a laurearmi in giurisprudenza. Ho scelto poi di specializzarmi come giurista di impresa e del lavoro e ho recentemente sostenuto l’esame di abilitazione per l’esercizio della professione forense.
Ho un passato politico che mi ha vista impegnata al fianco dei lavoratori nel sostenere battaglie importanti per l’affermazione dei diritti, soprattutto dei più giovani che sono ovviamente legati a dinamiche interne al mercati o del lavoro che spesso li vedono soccombenti, rispetto a una serie di prerogative che normalmente dovrebbero associarsi alla figura del lavoratore, non necessariamente del lavoratore dipendente.

Durante la mia esperienza politica ho avuto modo di occuparmi anche di pari opportunità, di politiche giovanili, avendo ricoperto l’incarico di Assessore provinciale presso l’amministrazione provinciale di Foggia, credo che non sia difficile constatare che in politica gli spazi di espressione per i più giovani siano assai limitati, evidentemente non solo per il disinteresse che si tende ad associare alla figura dei più giovani rispetto alla gestione della cosa pubblica.
Ritengo che in molte occasioni la politica in generale abbia fatto scelte assai limitate rispetto a questo tipo di ambizione, anche lì dove i giovani avevano volontà e passione di impegnarsi, di spendersi direttamente, quindi hanno spesso visto tradire le loro speranze, lasciando il passo alle illusioni. Credo invece che l’Italia dei Valori in tutto questo abbia fatto scelte coerenti, fortemente aperte rispetto anche alla spendibilità dei più giovani. Auspico dunque di poter rappresentare in Europa le istanze dei miei coetanei, di tanti giovani professionisti, dei ricercatori, dei troppi disoccupati ma anche di tutti quei lavoratori precari che hanno ovviamente la necessità, non soltanto di avere dei punto di riferimento nuovi, ma di trovare anche degli stimoli che siano vincenti da questo punto di vista, per riacquisire un senso di fiducia nelle istituzioni, nella politica in generale, soprattutto in quelle che possono essere le aspettative legate al loro futuro, che spesso i giovani sono condannati a progettare senza una scadenza ben precisa.

Trovo che sia assolutamente opportuno intervenire per ridare nuovi slanci all’economia del nostro paese, di farlo dando una valenza particolare a quelle che possono essere le risorse migliori del mezzogiorno, del sud della nostra Italia, ci sono due fattori particolarmente importanti che ho considerato alla base della scelta di candidarmi alle prossime elezioni europee con l’Italia dei Valori che sono la voglia di continuare a impegnarmi in politica e il forte amore che ho per il mio paese, per la mia terra di origine.
Trovo dunque che per il sud dell’Italia, per il mezzogiorno in particolare, si possa fare molto, si possa fare tanto partendo dalla valorizzazione di quelle che sono le nostre risorse migliori, puntare e investire per ridare stimoli nuovi al tessuto produttivo significa in particolare per noi trovare nuove occasioni di confronto e di espressione per tutte le realtà che già funzionano, ma che potrebbero funzionare meglio, per tutte quelle che potrebbero cominciare a funzionare a partire da ora. Credo che si possa avviare un confronto proficuo che possa restituire al nostro paese la centralità che merita, che possa metterla nella condizione di poter dialogare e di poter diventare anche punto di riferimento per molti altri paesi membri della Comunità Europea.
Voglio con voi, con il vostro aiuto, fiducia, passione e l’entusiasmo che mi animano portare avanti questo mio progetto, vorrei poterlo veder crescere insieme a voi, vorrei poter portare l’immagine di un’Italia che non soffre di continue emergenze, ma che trova stimoli sempre nuovi e vincenti per portare a casa risultati importanti, per restituire al territorio e alle sue realtà migliori, la dignità che merita, mi piacerebbe pensare a un’Italia sempre più ricca, competitiva, che possa essere sempre più europea, sempre più centrale negli sviluppi dell’economia mondiale.


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Gloria Bardi in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Sono Gloria Bardi, sono un’insegnante. Sono nata a Genova, vivo in una piccola città, in una cittadina del ponente ligure, quindi sono una persona di mare, legata al mare.
Il mare per noi rappresenta una condizione della mente, una condizione mentale, un qualcosa che da una parte definisce e dall’altra collega, mette in relazione, mi sembra una bella metafora per l’Europa, per l’impresa per cui sono partita per la circoscrizione del nord – ovest come indipendente per l’Italia dei Valori. Credo che le identità siano importanti, siano fondamentali, le identità dei luoghi intendo, che vadano tutelate e valorizzate, identità culturali, storiche, economiche, etiche, di immaginazione.

Penso che la parola “immaginazione” debba essere centrale nella politica perché il mondo attuale è un mondo complesso, è un mondo che presenta molte sfide, sfide tecnologiche, di vario tipo, la globalizzazione… proprio per questo occorre affrontarlo con altre chiavi di lettura, altre strategie che non sono quelle tradizionali.
Le identità vanno valorizzate, ma l’isolamento castiga, perché i nostri problemi non sono solo nostri, e così anche le soluzioni ai problemi non possono essere solo nostre. Questo vale per tutte le cose fondamentali dell’oggi, vale per la tutela dell’ambiente, vale per il lavoro, per il mercato del lavoro, vale per la giustizia, per la lotta alla criminalità organizzata, vale per la formazione, per lo sviluppo economico, sviluppo economico e sviluppo umano insieme, vale per la tutela dei diritti, per le politiche di protezione, per le politiche relative alla sicurezza in tutti i sensi in cui si può parlare di sicurezza. Quindi vale per tutto questo, ecco perché in Europa.
In Europa per agire dall’Italia, quindi dall’Italia in Europa e dall’Europa in Italia, l’Europa e l’Italia delle regioni, dei comuni, dei rapporti di buon vicinato, non l’Europa distante, ma l’Europa vicina, l’Europa delle città e dall’Europa agire a livello mondiale, agire nel mondo.

Vengo da 5 anni dopo aver svolto un’attività politica all’interno dei movimenti, di opposizione in Consiglio Comunale, quindi nella realtà più piccola, se vogliamo, dello scenario politico e lì ho potuto toccare con mano un qualcosa che risulta evidente anche dalle recenti vicende, anche dalla tragedia dell’Abruzzo, come il sistema sia costituito da una serie di piccoli e meno piccoli atti, decisioni illogici o perlomeno che obbediscono a logiche che non sono le nostre logiche, a logiche che sono lontane dal buonsenso, esempi: ospedali neanche accatastati, 400 milioni gettati adesso per il rifiuto del referendum day, le tante altre cose che abbiamo visto cadere come il testamento biologico che non dispone nulla. Tutti questi sono atti illogici che costituiscono una trama assurda. Anche le leggi buone, le buone leggi, hanno tutto un rimbalzo verso il peggio a forza di deroghe, di eccezioni, poi producono una realtà che è una realtà pessima. Questo quando sono buone leggi, immaginiamoci quando poi invece le leggi partono già distorte, vediamo come molto spesso le leggi tradiscono poi la Costituzione. Che dire poi della Costituzione? Quest’ultima è minacciata di stravolgimento a colpi di maggioranza, eppure è la Costituzione che può salvaguardare la democrazia e impedire che si trasformi in una dittatura dei numeri, della maggioranza, anche per questo in Europa, perché la nostra Costituzione che va modificata perché non è ovviamente stata confezionata per questo mondo, che è un mondo molto diverso, va quindi in alcune parti modificata, però non può essere incoerente con questo testo che è la carta dei diritti dell’Unione Europea, una carta verso cui noi siamo spesso inadempienti, siamo spesso un paese canaglia, chiedere all’Europa è chiedere noi come italiani all’Europa di essere rigorosa con gli stati come l’Italia.
Leggo solamente a conclusione, il primissimo articolo della Carta dei Diritti europei e con questo chiudo questo mia breve discorso “la dignità umana è inviolabile, essa deve essere rispettata e tutelata”.


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Corrado Farina in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento

Il nuovo rapporto Eurostat, promosso dalla Commissione Europea e riguardante la situazione riassuntiva dell’utilizzo di Internet nei paesi membri, vede una leggera retrocessione dell’Italia rispetto all’anno scorso e in generale non ne usciamo bene su tutte le voci prese e analizzate.

Il rapporto fornito da Eurostat all’inizio del 2009, prende in esame l’utilizzo di Internet da parte delle famiglie dei vari paesi che compongono l’Unione Europea, i dati mettono in evidenza oltre alle statistiche che vedremo dopo, come ormai ci sia la tendenza di utilizzare la rete per una moltitudine di scopi quali: l’Internet Banking, fare la spesa, prenotare un viaggio o un biglietto aereo o fare anche semplicemente un utilizzo conoscitivo – informativo e a carattere culturale.
Le statistiche fornite dal rapporto 2008, primo trimestre, statistiche che sono state distribuite a inizio di quest’anno, dicono che rispetto al 2007 a livello europeo, oltre il 60% delle famiglie utilizzano regolarmente la rete, contro il 54% del 2005 e il 49 del 2006, la crescita è quindi regolare.

Ma se analizziamo il rapporto paese per paese, scopriamo delle differenze notevoli che purtroppo vedono l’Italia non solo in lieve rescissione, ma addirittura ci posizionano agli ultimi posti della classifica generale, al primo posto per utilizzo di solo molti paesi del nord Europa, la Danimarca, Svezia, Germania, Lussemburgo, Olanda che si attestano intorno al 75%. Agli ultimi posti invece vi sono i paesi del sud Europa, Grecia, Romania, Bulgaria che viaggiano intorno al 30%, l’Italia è l’unico paese preso in esame che è retrocesso dal 43% del 2007 al 42% del 2008, non solo l’utilizzo della rete in Italia per usufruire dei servizi è molto basso rispetto alla media europea. Perché vi ho letto questo lungo documento? Il motivo è che sono rimasto scioccato, visto che lavoro nel settore informatico, dallo scoprire che l’Italia credo sia l’unico paese al mondo in cui la diffusione di Internet è diminuita da un anno all’altro.

Mi presento. Mi chiamo Corrado Farina, ho 41 anni, sono laureato in economia e commercio, da 10 anni lavoro nel settore informatico e delle tecnologie Internet. Da 5 anni circa lavoro in Microsoft a Milano e sono un funzionario commerciale. Il motivo per cui ho deciso di scendere in politica è molto banale, o quasi. Ne avevo parlato tante volte con i colleghi, con i clienti, con gli amici, finché un giorno ho deciso di prendere l’iniziativa, così ho scritto una mail a un responsabile locale dell’Italia dei Valori, ci siamo incontrati, la mia mail evidentemente ha attratto la sua attenzione, ho spiegato cosa volevo fare e cosa portavo, la mia faccia, il mio nome e il mio curriculum, è strano a dirsi, ma sono stato inserito nella lista delle europee del 2009.

Ho letto il programma dell’Italia dei Valori e chiaramente l’ho condiviso, altrimenti non starei qui a parlarne, ma mi sono anche chiesto cosa potevo portare io, quale esperienza potevo portare, perché questa era la condizione per me fondamentale per mettermi in gioco, sono 10 anni che lavoro in questo campo con grande soddisfazione, ma se l’ho fatto è perché pensavo e penso chiaramente di poter portare qualcosa. Uno dei punti che la Lista Di Pietro la messo nel suo programma è l’abbattimento del digital divide, di quella distanza tecnologica che purtroppo sta allontanando i cittadini italiani o almeno molti di essi, dalle ultime tecnologie, le ultime tecnologie non sono l’ultimo telefonino alla moda, le ultime tecnologie significa poter navigare liberamente come avviene pressoché in tutto il mondo con il wi-fi in un bar, perché in tutte le capitali europee e non solo europee si può stare al bar a bere un caffè e navigare gratuitamente in Internet e invece in Italia non lo si riesce a fare?

Perché da noi, per uno strano motivo, le leggi sembrano quasi spingere l’utente a allontanarsi dall’accesso invece che avvicinarsi. Credo di poter portare in questo campo una grande esperienza, esperienza fatta dal lavoro in un’azienda privata con dei sistemi di controllo che spingono a fare qualcosa e poi a verificare che sia fatto. Vado in Europa, mi candido alle elezioni europee con l’Italia dei valori nel Collegio nord – ovest proprio con questo intento!


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6 Maggio 2009

Abruzzo: soldi veri, soldi subito


Pubblico il testo del mio intervento alla seduta solenne del Consiglio regionale abruzzese, tenutasi stamane a L'Aquila a un mese dal terremoto.

Testo dell'intervento
Il 6 aprile 2009 e’ un giorno che rimarra’ scolpito per sempre nella memoria di tutti gli abruzzesi. E’ un giorno che ha cambiato la vita dei familiari e degli amici delle persone che in quella notte hanno perduto la vita; e la loro memoria siamo oggi riuniti per onorare. Ma e’ anche un giorno che cambiera’ la storia dell’abruzzo e degli abruzzesi.

Come cambiera’ la storia del nostro abruzzo ed in che misura riusciremo a fare in modo che il dramma vissuto in questi giorni possa consegnarci nei prossimi anni un abruzzo migliore di quello che abbiamo lasciato il 6 aprile 2009, dipendera’ in larghissima parte da noi.
Da noi che rappresentiamo le Istituzioni locali, la Regione, lo Stato. Da noi che abbiamo il dovere, non solo la responsabilita’, di garantire ai nostri fratelli aquilani il loro diritto di tornare a vivere. E per tornare a vivere a L’Aquila c’e’ bisogno di tutto.

Delle case, all’interno delle quali riscostituire la vita familiare; delle scuole e dell’Universita’, alle quali riconsegnare il futuro dei bambini e dei ragazzi; delle imprese, alle quali affidare il compito di ricominciare a produrre ricchezza.
Per tornare a vivere a L’Aquila c’e’ bisogno che l’Aquila torni ad essere quella di prima. Una Citta’ piena di storia, di arte, di cultura. Una Citta’ Capoluogo di Regione, sede di tutte le rappresentanze istituzionali.

Questo e’ quello che si aspettano i cittadini aquilani: che L’Aquila torni ad essere come prima e che le loro vite tornino ad essere quelle di prima.
E questo e’ il nostro dovere, esattamente questo. Gli abruzzesi sanno che i tempi della ricostruzione non saranno brevi. Ma gli abruzzesi meritano, soprattutto in questo momento di grande dolore, rispetto a lealta’.

Occorrono soldi, soldi veri e soldi subito.Non a rate in 24 anni, come prevede il decreto 39, ma subito, al massimo in 24 mesi. Occorre dare certezze a chi deve riparare o ricostruire la propria abitazione. Non indicazioni di principio e generiche, ma la certezza di poter disporre di indennizzi pari al 100% del danno subito. Occorre assicurare a tutti la possibilita’ di uscire dalle tende prima del prossimo autunno, non solo attraverso la realizzazione di case provvisorie, ma anche mettendo nelle mani dei singoli proprietari – immediatamente e non a partire dal 2010, come prevede il decreto 39 – i soldi necessari per riparare in tempi rapidi le abitazioni ed i condomini. Occorre dare certezze alle imprese che vogliono ricostruire le loro sedi produttive e ripartire, per non perdere tutto l’avviamento e per consentire che gli aquilani tornino a lavorare. Non i crediti di imposta per 5 anni, ma soldi veri e soldi subito. Occorre garantire alle popolazioni, attraverso i propri organi elettivi, il Presidente della Provincia, i Sindaci, la possibilita’ di partecipare alla realizzazione del progetto di ricostruzione ed alla sua esecuzione.

Non sentirli per ottenere l’avallo su decisioni gia’ prese, ma renderli partecipi e protagonisti delle decisioni piu’ importanti. Occorre assicurare che almeno i ragazzi, con turni diversificati, nelle poche sedi disponibili, possano riprendere a settembre l’anno scolastico. Non una campanella suonata in una tenda per far pensare al resto dell’Italia che il peggio e’ passato.

Il peggio non e’ passato. Quasi una intera citta’ e’ costretta e sara’ costretta nei prossimi mesi a vivere nelle tende, in condizioni ambientali ed igienico sanitarie difficilissime o in alberghi della costa ad oltre 100 km. di distanza da tutto cio’ che rappresenta la propria vita.
Io sono convinto che il modo migliore per commemorare i morti sia quello di rispettare la dignita’ dei vivi, dei sopravvissuti a questa immane catastrofe.

Di rispettare il loro desiderio di tornare a vivere al piu’ presto in condizioni almeno accettabili. Di rispettare soprattutto la loro speranza di credere ancora nel futuro. Un futuro che e’ soprattutto nelle mani delle Istituzioni che noi oggi, qui rappresentiamo. In mani che non hanno saputo proteggere i giovani morti nella Casa dello Studente e tutti quelli che hanno perso la vita in fabbricati che non dovevano crollare. In mani che, di fronte a questo drammatico appuntamento con la storia, non possono piu’ permettersi di fallire.

Gli abruzzesi sono grati a tutto il popolo Italiano per la straordinaria prova di solidarieta’ che ha saputo mettere in campo. La gestione dell’emergenza e’ stata assicurata anche grazie a loro. Si deve avere rispetto dei cittadini, facendo in modo che alle promesse ed agli annunci seguino i fatti, esattamente gli stessi fatti promessi, senza nulla in piu’, ma anche senza nulla in meno. Noi sentiamo fino in fondo il peso di questa grande responsabilita’ e faremo fino in fondo il nostro dovere. Ed il nostro dovere ci impone di sostenere le iniziative che rispetteranno le aspettative dei nostri corregionali colpiti da questa immane tragedia.

Ma ci impone anche di difenderli da chi non puo’ permettersi di tradire la loro speranza di futuro.
Noi faremo il nostro dovere e lo faremo nel ricordo dei fratelli aquilani che ci hanno lasciato il 6 aprile 2009. Perche’ il modo migliore per commemorare i morti del 6 aprile del 2009 e’ quello di rispettare la dignita’ di chi e’ sopravvissuto e vuole tornare a vivere, a L’Aquila, ad Onna ed in tutti gli altri centri colpiti dal terremoto.


Ringrazio Abruzzo24ore.tv per le riprese video.


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3 Maggio 2009

12 punti per tornare in Europa


Torniamo in Europa. E' lo slogan che Italia dei Valori ha scelto per rappresentare la distanza dell'operato e delle scelte strategiche che il nostro Paese sta facendo in tema di sviluppo economico, ambientale e sociale.

Dobbiamo tornare in Europa perché il nucleare, il Lodo Alfano, la riforma della Giustizia, i finanziamenti pubblici all'editoria, il sistema di informazione del Paese e molti altri aspetti ci hanno portato lontano dalle scelte di sviluppo che gli altri paesi hanno intrapreso senza esitazione.

Torniamo in Europa con un programma di 12 punti e con dei candidati degni di rappresentare i cittadini a Strasburgo. Vi invito a commentare e offrire il vostro contributo ai punti che troverete di seguito.

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Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (27) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Aprile 2009

Lorella Vezza in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Salve a tutti sono Lorella Vezza e vengo da Antey-Saint-André, un piccolo comune vicino a Cervinia.
La mia attività si è divisa in questi anni tra due esperienze, per certi versi connesse: quella amministrativa da assessore indipendente in un comune valdostano e quella sociale.
Queste esperienze mi hanno permesso di ampliare le mie competenze, ragione per cui ho accettato di candidarmi per le elezioni europee nella lista dell’Italia dei Valori.

In questi anni, purtroppo, ho avuto modo di verificare come i cittadini vengano considerati in modo marginale, di vedere con i miei stessi occhi le piccole stonature nel rapporto tra politica e cittadini, che sfiorano, quando non lo centrano in pieno, il clientelismo.
Avete presente le situazioni descritte nel libro “La Casta”? E' la realtà, sono cose che succedono quotidianamente.
Nelle piccole comunità ci si accorge dell’enormità di certe cose. Ho già avuto modo di fare emergere queste enormità e continuerò, durante la mia campagna a farlo con forza.

L’IDV candida nella sua lista per le elezioni europee persone che lavorano quotidianamente sul territori.
Persone con esperienza reale.
Questo permetterà quindi di portare all’attenzione del parlamento europeo problemi reali e concreti. Perché ce ne sono tantissimi, di problemi reali e concreti che necessitano di risposte.

Quando ero un’amministratrice mi occupavo di scuola, sanità, servizi sociali, mentre nel volontariato mi sono occupata di disabilità ed in primis di autismo e problemi correlati.
Le problematiche legate a questo mondo sono tantissime e riguardano un numero di persone molto elevato, alle quali però raramente viene data voce.
Il disagio e le difficoltà non colpiscono solo la persona disabile, ma tutta la famiglia, che normalmente cade nel più profondo isolamento: queste difficoltà continuano nella scuola e nel mondo del lavoro.
Il governo Berlusconi ha effettuato tagli pesantissimi nel settore scolastico e nel sociale, penalizzando in modo grave la socializzazione e l’inserimento in società dei portatori di handicap.
Togliendo risorse, sono diminuiti gli operatori e gli insegnanti di sostegno, riducendo in modo drastico le ore di supporto ai ragazzi portatori di handicap.
La scuola dovrebbe essere un luogo privilegiato per i disabili, perché possono vivere insieme ad altri ragazzi, acquisiscono competenze e possono sentirsi persone come gli altri, o meglio lì sono persone come gli altri.
Le famiglie, sapendo di avere il loro caro seguito in modo idoneo, possono godere di qualche ora di riposo. Perché l’impegno di una famiglia di un portare di handicap è di 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno.
Quando poi questi ragazzi diventano adulti, si trovano a gravare spesso totalmente sulle spalle delle famiglie, a quel punto si aprono le porte di centri dove sebbene diplomati o laureati vengono messi ad infilare perline.

Nel caso poi dell’autismo raggiunta la maggiore età i soggetti scompaiono, raramente si sente parlare di autistici dopo i 18 anni; questi vengono catalogati con i malati psichici, con cui nulla hanno a che fare.
La preoccupazione di tutti i genitori di un figlio autistico, e dei portatori di handicap in generale, è cosa succederà quando loro non ci saranno più. I centri di accoglienza sono pochissimi, naturalmente saturi e chiaramente di iniziativa privata. Lo stato è assente.
Il mondo del lavoro occupa solo ed esclusivamente il numero che per legge è riservato ai portatori di handicap, normalmente disabili motori, ma non crea nessuna possibilità di occupazione per ragazzi autistici o disabili psichici.

Il governo Berlusconi difende la vita strenuamente, quando si tratta di malati in stato vegetativo permanente,mentre non si riscontra lo stesso interesse per la vita dei disabili.
Per dirla tutta: un presidente del consiglio che a chi perde il posto di lavoro per la crisi, dice di trovarsi qualcosa da fare. Che interesse potrà mai avere per gli ultimi degli ultimi?

L'altro tema che mi sta particolarmente a cuore è: l'effettiva uguaglianza tra i sessi (seguendo principi di meritocrazia).
Il mio lavoro sarà quindi improntato anche sulle tematiche femminili: attraverso però, la responsabilizzazione di tutta la società, facendo emergere principi di merito al di là dell'appartenenza di genere. Non quindi immaginando la donna come una specie protetta, ma come una parte integrante della societa' e con tutti i diritti di poter emergere in qualsiasi campo ne abbia le competenze.
Il mio impegno nel parlamento europeo sarà quello di portare le problematiche legate al mondo dell'handicap, della scuola, della famiglia e dell'occupazione.


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28 Aprile 2009

Cristina Scaletti in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo Cristina Scaletti, sono di Firenze, sono medico immunologo e lavoro presso l’Università degli studi di Firenze in qualità di ricercatrice e la tematica delle malattie rare mi sta particolarmente a cuore per una duplice motivazione, da una parte per una continuità professionale con quello che ho sempre fatto perché da anni mi occupo della ricerca e della cura delle malattie autoimmuni, molte delle quali sono malattie rare, e dall’altra per una motivazione purtroppo personale che mi ha sensibilizzato ulteriormente e che mi ha spinto a vedere il problema anche dall’altra parte, non solo e non più come medico ma anche come famiglia.

Detto questo, le malattie rare sono per definizione malattie poco frequenti colpendo un individuo ogni 2 mila, anche se questa definizione estremamente restrittiva l’Ue sta cercando di renderla più flessibile. Però nonostante l’incidenza scarsa delle singole malattie rare esse sono un fenomeno complessivo, le malattie sono un numero infinito, sono tra le 5 e le 10 mila malattie rare e impattano la popolazione con una incidenza del 6 – 8 per cento. Proprio a causa di questa discrepanza che esiste tra l’incidenza della singola malattia e il numero complessivo di casi di pazienti affetti da malattie rare, è necessario uno sforzo corale da parte di tutti i paesi membri dell’Ue, al fine di sostenere lo sviluppo, la ricerca e la terapia delle malattie rare. Purtroppo le malattie rare la maggior parte di queste sono malattie genetiche, molte sono malattie pediatriche e quindi colpiscono i bambini oppure persone in età giovanile e hanno un impatto disastroso e da un punto di vista personale, familiare, socio – economico e ancorché professionale per i pazienti e per le famiglie che le devono subire.

Pertanto vorrei andare al Parlamento europeo per cercare di sensibilizzare i seguenti punti, vorrei che la ricerca in assoluto diventasse in Italia una ricerca di tipo europeo sia per quanto riguarda le tematiche di ricerca in generale, sia per quanto riguarda le tematiche specifiche relative alle malattie rare. Vorrei che fossero promosse e finanziate le ricerche da parte delle case farmaceutiche sulla commercializzazione dei farmaci orfani, che sono farmaci la cui commercializzazione non determina un ricavo economico sufficiente per coprire il costo sostenuto dal loro sviluppo. Pertanto i pazienti non possono usufruire di queste cure, spesso sono cure specifiche, potrebbero essere molto utili per le malattie rare.

Vorrei che fossero creati centri di competenza laddove non esistono in ogni singolo stato membro, per potere garantire una diagnosi precoce per queste malattie e quindi una terapia interventistica in termini di tempistica.

Vorrei che fosse fatta una informativa ai medici di base per dargli gli strumenti affinché possano essere in grado di intuire la presenza di una malattia rara e quindi indirizzare i pazienti verso i centri di competenza. Vorrei che fosse disciplinata la mobilità dei pazienti affetti dalla malattia nel contesto europeo, se esiste un centro anche in Europa lontano dall’Italia dove quella malattia è seguita vorrei che ci fossero degli sforzi comunitari per fare sì che il paziente possa essere trattato e seguito lì senza costi aggiuntivi a spese del sistema sanitario o comunque con uno sforzo dell’Ue.

Vorrei che fossero creati dei data base di raccolta, dei dati epidemiologici della catalogazione delle malattie.
Infine vorrei che l’Italia diventasse un paese a tutti gli effetti europeo, che rientrassimo nell’Italia con forza, con dignità, con valore garantendo il diritto alla salute per questi malati che altrimenti potrebbe rischiare di essere veramente un diritto negato e noi non vogliamo un diritto negato e dall’altra anche essendo un paese all’avanguardia che affronta tematiche come il testamento biologico a livello europeo. Quindi con una apertura nei confronti della libera scelta sul come io posso morire e come voglio morire e non facendosi influenzare da condizionali che possono essere estremamente di parte, la libertà di scelta deve essere un valore primario sia sulla propria salute sia quindi sulla propria vita ma anche sulla propria morte. Vorrei anche che l’Italia diventasse un paese in grado di potere competere sulla ricerca con tutti gli altri paesi, vorrei che i ricercatori italiani non decidessero di andarsene perché qui in Italia non riescono a trovare posto o altrimenti sono sottopagati rispetto a tutti gli altri paesi dell’Ue. Vorrei che fossimo fieri di essere in Italia, rimanerci, avere le possibilità di poter lavorare, di poter studiare, di poter migliorare il paese.

Voglio andare in Europa per l’Europa affinché questa possa migliorare e anche per l’Italia affinché ci possa essere uno sguardo ampio che possa garantire a tutti i cittadini di essere veramente all’interno dell’Europa.


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Dringa Milito Pagliara in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Faccio l’avvocato, mi occupo di diritto internazionale, comunitario e dei trasporti, ho deciso di candidarmi in Europa con l’Italia dei Valori perché appartengo a quella generazione che è cresciuta con l’Europa e ne ha visto realizzarsi il progetto, perché parlo le lingue e perché credo che dall’Europa e con l’Europa si possa insieme migliorare l’Italia e garantire quelle pari opportunità e quella meritocrazia di cui tutti sentiamo il bisogno.

Parlare in Europa in un momento di crisi qual è quello che stiamo attraversando può sembrare astratto e lontano, ma non è così, perché oggi le soluzioni e gli strumenti vengono individuati soprattutto in Europa e infatti se fino a dieci anni fa tutto veniva disciplinato dalle norme nazionali e gli atti della Comunità Europea costituivano un fatto eccezionale, oggi l’Europa legifera in quasi tutte le materie, faccio un esempio concreto che riguarda noi donne e ci tocca da vicino. I primi di maggio il Parlamento europeo discuterà una direttiva che prolunga il congedo di maternità a 18 mesi a stipendio pieno, mentre in Italia al momento è garantito l’80 per cento del reddito e estende i benefici alle lavoratrici in proprio, siano esse lavoratrici autonome, libere professioniste o imprenditrici.

Se questa direttiva verrà approvata l’Italia, come gli altri stati membri, dovranno adeguarsi a queste nuove norme. Analogamente accade nel settore di mia competenza, i trasporti, dove la programmazione e la legislazione oggi soprattutto europea.

Diversi studi dimostrano che investire nei trasporti aiuta la crescita dell’occupazione e la crescita dell’economia, soprattutto un paese quale l’Italia che costituisce una piattaforma logistica naturale del Mediterraneo deve investire nei trasporti e investire bene, utilizzando bene i fondi europei. Il fatturato indotto del settore è pari a 21 miliardi di Euro e il mondo delle infrastrutture dei trasporti genera posti di lavoro per 71 mila lavoratori.

È necessario quindi adottare misure e spendere soldi per migliorare la qualità di vita degli individui, per decongestionare il traffico nelle nostre città, per garantire che i pendolari possano arrivare puntuali al lavoro, per aiutare le nostre imprese nel commercio con l’estero e per rilanciare il turismo che è una risorsa fondamentale di questo paese e tutto questo non deve essere confuso con l’abusivismo edilizio né con una spartizione di poteri all’interno degli appalti.
Mi candido con Antonio Di Pietro perché l’Italia dei Valori è un partito non ideologico, è un partito che si spende quotidianamente in difesa della legalità, dello stato di diritto e delle istituzioni e per la tutela dell’individuo e del più debole.


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Aniello Cusati in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Sono Aniello Cusati, sono dirigente medico presso la A.S.L. di Milano 2 in provincia di Milano, sono meridionale di origine più precisamente provengo dal Cilento, ma vivo in Lombardia dal lontano 1970 da quando fui ammesso al collegio universitario Plinio Fraccaro dove ho conseguito la laurea in medicina e chirurgia e le mie specializzazioni. Esiste un filo rosso che lega il mio impegno civico a quello dell’on. Di Pietro, in effetti nel mio lavoro nel 1996 precisamente ho contribuito in modo determinante alla realizzazione di una indagine nota come Sanipotoli. Una incresciosa situazione di corruzione nel mondo della sanità lombarda in cui mi sono impegnato con tutto me stesso, anche con il rischio della vita e ho pagato un esoso prezzo sotto forma di emarginazione, sia professionale e sia esistenziale.
Sono convinto che ognuno di noi debba, sul posto di lavoro, dare istanza alla forza del diritto, combattere le raccomandazioni, combattere le malversazioni, combattere i soprusi e quindi fare in modo che siano affermati i più forti intellettualmente, i quali devono a loro volta trascinare quelli meno forti però sicuramente non bisogna assolutamente dare spazio alla lottizzazione dei posti di potere.
Il mio interesse per l’Europa è legato a dare una soluzione ai problemi della gente che oggi vive in modo violento sulla propria pelle, innanzitutto mi interessa sviluppare la prevenzione, sono pochi i fondi a essa destinati, dalla prevenzione si verifica la qualità e la quantità della vita di una comunità dai soldi investiti, bisogna già partire dalla scuola. Bisogna dare seguito agli screening, alla ricerca dei tumori in fase precoce per evitare malattie possibili da evitare, bisogna lottare per l’abuso e contro l’abuso e l’uso delle droghe, già in fase scolastica primaria e secondaria.
Bisogna elevare anche lo standard assistenziale, noi tutti siamo stati a contatto con questa triste realtà, avere avuto un anziano oppure avere subito e patito un intervento chirurgico, orbene quando c’è il bisogno di sistemare un nostro anziano, quando c’è il bisogno di avere tempestivamente un intervento chirurgico ci troviamo in grosse difficoltà, il territorio non risponde adeguatamente, la spedalità non risponde adeguatamente, la sentiamo lontana, addirittura certe volte avversa, nemica. In realtà non è così perché il nostro Servizio sanitario nazionale è uno dei migliori nel mondo per cui bisogna tutelarlo e proteggerlo, ma bisogna assolutamente sburocratizzarlo, bisogna mettere i cittadini a contatto diretto tra domanda e offerta.
Noi viviamo il problema della migrazione, chi arriva in Italia sicuramente è personaggio, un individuo coraggioso, intelligente, ha avuto il coraggio di partire, ha avuto il coraggio di approdare da noi ma porta con se culture diverse. Bene queste culture, questa percezione dello star bene deve essere integrata nei servizi sanitari regionali, diversi sicuramente ma lì devono confluire perché perdere per strada, lasciare per strada anche un clandestino significa lasciare per strada qualcuno che non viene curato e quindi qualcuno che potrebbe essere un portatore di malattie che la comunità deve assolutamente evitare, è meglio tenerlo sotto controllo che non tenerlo allo sbando. Quindi le cure primarie, la spedalità, l’assistenza non va negata assolutamente a nessuno, quanto meno ancora di più ai clandestini.
Ma mi vedrete soprattutto impegnato in questa lotta spietata, lotta spietata senza quartiere proprio, alla medicina intesa come business spietato, quante volte vi è capitato di andare in ospedale e chiedere una visita, un ricovero e sentirsi dire “torni tra tre mesi, torni tra due mesi” però se uno mette mano al portafoglio quella visita, quel ricovero è immediato, lo stesso giorno se non il giorno successivo. In questo modo ragazzi la sanità nostra sta diventando una sanità per i ricchi e non dei poveri, stiamo perdendo proprio l’orientamento che deve essere quello della assistenza totale e globale tutti, da Agnelli fino all’ultimo, fino a Gennaro Esposito il netturbino della “livella” di Totò?
Mi piacerebbe infine portare un grande impulso alla ricerca nel campo privato e nel campo pubblico universitario, dobbiamo portare a casa i nostri ricercatori che sono apprezzatissimi nel mondo ma vorrei anche dare un forte impulso alla ricerca sulle cellule staminali. La ricerca sulle cellule staminali significa dare speranza a quei pazienti affetti da malattie impossibili da curare con i farmaci classici attualmente in commercio, ma soprattutto significa restituire allo Stato il senso della laicità che appartiene a noi tutti e che ci rende liberi.
Sono particolarmente sensibile alla sicurezza sul lavoro, sia perché faccio il medico competente sia perché nell’esercizio della mia professione eseguo i controlli, dopo la Thyssen (a cui è stata data grande attenzione mediatica) è calato un velo di silenzio sulle altre morti bianche, che non sono assolutamente figlie di un Dio minore, anzi il morto in Sicilia, il morto nel camion a Bari, il morto nella cava a Torino non sono assolutamente diversi e necessitano la stessa dignità mediatica.
Dobbiamo quindi risolvere un problema, il problema è la sicurezza sul lavoro che transita attraverso una rigorosa analisi del rischio e una altrettanto rigorosa sorveglianza sanitaria, i costi dei quali, sorveglianza e rischio, bisogna a mio modesto parere ripartirli soprattutto in questo momento di crisi economica.


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27 Aprile 2009

Angelucci si e' fatto da se'


In queste settimane si è parlato molto del terremoto che ha gravemente colpito l’Abruzzo e L’Aquila in particolare. Molti forse hanno già dimenticato che circa un anno fa l’Abruzzo era stato colpito da un “terremoto politico”, che aveva portato all’arresto del Presidente della Regione, Del Turco e di parecchi assessori e dirigenti. Si tratta della cosiddetta “Sanitopoli abruzzese”, una vicenda di corruzione in un desolante quadro di malcostume, di irregolarità amministrative, di raccomandazioni.

Nella poco edificante storia risulta implicata la famiglia Angelucci. Per altro nel mese di febbraio l'imprenditore delle cliniche, Giampaolo Angelucci, finisce agli arresti domiciliari, insieme ad altre 12 persone, tra cui alcuni funzionari della ASL di Frascati e altri della Regione Lazio, il direttore della Asl Roma H, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla procura di Velletri per truffa e falso in danno delle Asl, per 170 milioni di euro. Le manette, invece, non sono scattate nei confronti di suo padre, Antonio, fondatore dell'impero economico che porta il suo nome, in quanto deputato del Popolo delle Libertà, per il quale la Procura ha chiesto alla Camera l'autorizzazione a procedere in base all'articolo 68 della Costituzione. Ebbene nei giorni scorsi, nell’assoluto silenzio dei mezzi di informazione, la Camera ha respinto la richiesta di procedere agli arresti domiciliari nei suoi confronti con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti. Hanno votato per il suo arresto Italia dei Valori, i Radicali e qualche sparuto deputato del Pd. La stragrande maggioranza del Pd, il Pdl, la Lega Nord e l’Udc compatti hanno votato contro. E così ancora una volta il principio che “tutti sono uguali davanti alla legge” è stato fatto a pezzi e ridicolizzato per salvare un esponente della casta.

Ma chi è Antonio Angelucci? Dopo un’attività che lo vede iniziare come commesso di una farmacia e poi portantino presso l’Ospedale S.Camillo, lo troviamo improvvisamente imprenditore e proprietario di case di cura. Grazie all’appoggio di banchieri come Cesare Geronzi (proprio lui, quello che ha perso i requisiti di onorabilità per essere amministratore di banche!) diviene anche immobiliarista (compra il palazzo di Botteghe Oscure del ex Pci) ed editore (tra gli altri compra L’Unità ed è proprietario di Libero e de Il Riformista). Viene implicato nella vicenda del finanziamento illecito dell’allora Presidente della Puglia Raffaele Fitto (oggi Ministro per gli Affari regionali), per il quale il magistrato chiede l’arresto (anch’esso negato dalla Camera nella scorsa legislatura). E’ incredibile ma 200 mila euro vengono versati proprio attraverso “Libero”, che incassa milioni di euro dallo Stato come contributi all’editoria.

La famiglia Angelucci opera attraverso Tosinvest S.A., società residente in Lussemburgo, uno dei tanti paradisi fiscali che il governo dice di voler colpire. Tra i suoi dirigenti la società annovera anche il fratello del Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Un vero “self made man”, di quelli che piacciono tanto a Berlusconi, e con tutti questi precedenti si capisce che Angelucci ha tutte le medaglie ed i requisiti per essere ammesso tra i “capitani coraggiosi”, “salvatori” di Alitalia. Ed infatti detiene circa il 7% di Cai.


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Massimo Bernacconi in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo massimo Bernacconi, sono un funzionario internazionale di Eurocontrol che è l’organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea.
Ho iniziato a fare politica con l’Italia dei Valori nel 2001 e dal 2002 rappresento Italia dei Valori a livello internazionale nel Consiglio dell'ELDR che è il partito europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori. Avendo vissuto parecchi anni all’estero anche per via della mia professione che mi ha portato a contatto con varie realtà europee a tutti i livelli, ho assunto la consapevolezza che queste differenze abissali che esistono tra l’Italia e gli altri paesi d’Europa, sono dovuti in larga parte anche alla qualità dei politici che rappresentano l’Italia in Europa.

Una cosa che certamente colpisce tutti gli italiani, tutti coloro che sono attenti alla buona gestione della cosa pubblica, sono le penalizzazioni che l’Italia riceve con cadenza quasi giornaliera, relativamente alla messa in opera, l’attuazioni del direttive comunitarie. Siamo inadempienti rispetto a tutta una serie di normative che avremmo dovuto attuare e che ci sono richieste dall’Unione Europea, questo ovviamente non è un buon biglietto da visita, se non riusciamo a prendere il treno dell’Europa, verremmo sempre più marginalizzati, quindi non saremo più come tradizione dell’Italia uno dei motori dell’Europa, una delle locomotive, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea, ricordiamolo, ma saremo al traino, soggetti alle decisioni di altri, questo dobbiamo evitarlo, gli italiani troppo spesso vengono marginalizzati nelle posizioni che contano, c’è stata recentemente la polemica sull’italiano come lingua di lavoro, noi vogliamo fare in modo di rinverdire questa lunga tradizione di europeismo dell’Italia, la tradizione del manifesto di Ventotene, la tradizione dei padri fondatori dell’Europa, siamo qui per questo.

Per questo ritengo che come italiano all’estero, quindi posso portare un’esperienza e un valore aggiunto da mettere a disposizione del nostro Paese, mi metto a disposizione attraverso questa candidatura per l’Italia dei Valori, vorremmo vedere più valori in Europa, più valori europei in Italia.

Personalmente ritengo che una delle cose fondamentali che bisogna portare alla politica italiana per il suo rinnovamento è il concetto di valore, e il concetto di dovere, qui si parla sempre di diritti, sempre di cosa deve fare lo Stato per noi, cosa deve fare l’Europa per noi, ora bisogna rendersi conto che i diritti vanno accompagnati sempre da dove eri, la politica come servizio della comunità, collettività non solo nazionale ma della collettività europea.
Mi candido in Europa perché voglio rappresentare al meglio il cambiamento che vogliamo e che chiediamo come Italia dei Valori da parte della classe politica, passare da una politica di casta a una politica di doveri, di rappresentanza dei cittadini, di rappresentanza delle classi sociali che più ne hanno bisogno in questo momento, non vogliamo parlare sempre di diritti, non vogliamo parlare sempre di reclamare qualcosa di più, ma vogliamo portare un valore aggiunto.
Vogliamo dimostrare che in Europa possiamo portare anche i fatti e non soltanto le chiacchiere!


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Giovanni Pesce in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Sono Giovanni Pesce, sono nato in Puglia, in Provincia di Brindisi, vengo da Oria, ho studiato a Roma, sono Avvocato amministrativista, ho una consolidata esperienza professionale svolta da Roma e Bruxelles nell’ambito del diritto amministrativo e pubblico.
Ho accettato la candidatura alle elezioni europee come indipendente, sono dunque un neofita della politica ma questo mi incoraggia e mi spinge con maggiore passione a affrontare questo impegno. Mi rivolgo al sud, dal quale provengo, e spero di far conoscere l’importanza delle istituzioni comunitarie alle imprese e ai cittadini dell’Italia meridionale, il 34% degli italiani non conosce cosa le istituzioni comunitarie fanno e è importante invece divulgare i principi giuridici e economici dell’Unione Europea perché ritengo siano indispensabili per lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’Italia meridionale.
In particolare ritengo indispensabile promuovere lo sviluppo delle infrastrutture portuali, promuovere lo sviluppo delle energie alternative, intensificare e migliorare le erogazioni finanziarie verso il settore agricolo e della pesca, perché ritengo che siano delle risorse indiscutibili che il sud dell’Italia possiede e che fino adesso non sono state valorizzate, in ragione di una politica nazionale che ha invece puntato sull’industria pesante che, è sotto gli occhi di tutti, fino a oggi ha solo provocato disastri ambientali.
E’ bene ricordare che il Parlamento europeo approva il bilancio comunitario, sostanzialmente è l’atto più importante, bilancio comunitario vuole dire fondi, sostegno alle imprese, sostegno alle politiche sociali, promozione delle politiche culturali, le istituzioni comunitarie inoltre, come sappiamo, sono abilitate a promulgare leggi e regolamenti che indicono direttamente sulla vita dei cittadini, a prescindere da quale possa essere la volontà dello Stato italiano e è importante perciò contribuire anche al procedimento di formazione del direttive comunitarie dei regolamenti e in questo il Parlamento ha delle competenze, per meglio indirizzare un’azione comunitaria che diversamente appare essere distante e astratta dalla vita dei cittadini, anche dell’ultimo cittadino della provincia dell’Italia e è invece, anche nei confronti di quel cittadino, che la legge comunitaria è in grado di incidere.


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26 Aprile 2009

Maurizio Zipponi in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo Maurizio Zipponi, sono nato a Brescia nel 1955, comincio a fare l’operaio, poi prendo un diploma con la scuola serale tecnica, inizio a lavorare nelle fabbriche, mi chiedono poi di occuparmi di come rappresentare i lavoratori nelle grandi crisi che ci sono state e da qui seguono una serie di responsabilità, Segretario Generale dei metalmeccanici a Brescia, poi a Milano, seguo tutte le grandi ristrutturazioni delle multinazionali in Italia, per quanto riguarda la trasformazione del lavoro e dell’impresa, quindi quello che so fare è tentare di rappresentare al meglio gli interessi dei lavoratori dentro un’impresa che cambia continuamente.

L’idea di partecipare a questa competizione elettorale nasce da un punto preciso, c’è una solitudine totale del mondo del lavoro oggi, in particolare di migliaia e migliaia di giovani che solo nel 2008 in 500 mila sono stati licenziati perché erano precari, anche se per loro non si usa la parola “licenziamento”, si prepara nel 2009/2010 una crisi terribile con più di un milione di ulteriori disoccupati in Italia, stanno chiudendo decine e decine di piccole e medie imprese, quindi è necessario che non solo la voce delle banche, non solo la voce dei governanti, ma la voce dei lavoratori, i loro diritti e i diritti delle piccole e medie imprese di essere rappresentate, trovino ascolto, rappresentanza e possibilità di parlare.

Questa solitudine, questo non essere ascoltati implica che ci siano persone che venendo anche da storie diverse e da esperienze diverse, si mettono d’accordo su un punto, sul fare e fare cose precise, chiare e importanti per quanto riguarda il mondo del lavoro.

L’Europa può aiutare i lavoratori italiani, perché in Europa, in Germania, in Francia, in nord – Europa c’è una cultura che è contro il licenziamento, si considera il lavoratore una risorsa per l’impresa, non un esubero come in Italia, quindi si considera l’impresa un bene sociale, non un luogo dove arraffare danari, quindi c’è una cultura del lavoro e quindi un valore del lavoro importante. In Europa c’è l’Euro, in Europa ci sono le grandi aggregazioni bancarie, industriali, manca una voce che è quella del mondo del lavoro, per questa ragione penso che l’Europa debba avere un contratto unico di lavoro per tutti i lavoratori, che definisca un salario minimo e un orario di lavoro massimo. E’ necessario che si escludano i licenziamenti dalle ristrutturazioni, è necessario che i lavoratori tornino protagonisti di un grande cambiamento, perché la crisi del 2009 e del 2010 sarà terribile e quello che accadrà nella crisi, segnerà anche i diritti, il salario, soprattutto di intere nuove generazioni.

Oggi l’Italia sta segando il ramo dove è seduta, sta cacciando dalle imprese, dai servizi, dai lavori tutte le nuove generazioni, per questa ragione è indispensabile che in Europa ci sia una voce alta, precisa, chiara che dice: noi siamo dalla parte di chi è la vera risorsa per uscire dalla crisi, cioè i giovani, donne, uomini, lavoratori, le piccole e medie imprese, gli artigiani che non ne possono più di una burocrazia terribile che ammazza qualsiasi possibilità di uscire dalla crisi.


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Manuela Paladini in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Sono Manuela Paladini, vengo da Torino, sono pensionata però ho lavorato sempre nel campo delle multinazionali di componentistica per l’automobile, dove ho iniziato a 18 anni facendo una dura gavetta come impiegata e poi grazie all’impegno, a molteplici spostamenti di sede e cambiamenti e anche grazie a un impegno personale molto forte, sono riuscita a avanzare, a fare carriera, fino ad arrivare alla dirigenza che mi ha portato a lavorare in Italia e all’estero.

Mi candido per le europee per l’Italia dei Valori perché condivido le battaglie che questo partito da portando avanti e benché non abbia mai fatto politica sento la necessità di cimentarmi in prima persona per portare avanti queste battaglie. Sento la necessità di impegnarmi per i giovani perché ho avuto la fortuna di poter lavorare, di poter fare carriera, ma mi accorgo che i giovani d’oggi non hanno questa mia stessa fortuna, anzi incontrano moltissime difficoltà anche se hanno una preparazione eccellente perché non riescono più a trovare lavori che siano a lungo termine, incontrano una precarietà che li obbliga a molti compromessi e gli dà moltissima insicurezza.

Voglio portare avanti la battaglia in difesa di questi giovani, in modo tale che possano pensare al loro futuro con maggiore sicurezza, con maggiore tranquillità. Porto la mia esperienza e porto il mio impegno in Europa per garantire ai giovani un futuro migliore e che abbiano le stesse possibilità che ho avuto io nella mia vita.


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Giovanni Muttillo in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Giovanni Muttillo, sono infermiere, sono coordinatore infermieristico dell’ufficio relazioni con il pubblico all’interno dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Ho un’esperienza anche come Presidente del Collegio Infermieri di Milano e Lodi con 13 anni. Siamo stati confermati per il quarto mandato alla guida del Collegio Infermieri di Milano e Lodi che ho l’onore di poter rappresentare con i nostri 20 mila iscritti.

La scelta che mi ha spinto a candidarmi per le elezioni europee è basata soprattutto su quello che è un aspetto legato all’esperienza di questo ruolo istituzionale del ruolo professionale, perché ogni giorno ci troviamo a registrare quelli che sono i problemi di salute dei cittadini e soprattutto le disuguaglianze che vivono i cittadini rispetto al problema dell’accessibilità ai servizi, quindi abbiamo un problema di disuguaglianze sia per l’accesso ai servizi, sia per le uscite delle prestazioni stesse.

Oggi registriamo queste sempre maggiori disuguaglianze di accesso del diritto alla salute in termini di accesso alle prestazioni sanitarie e sicuramente anche di quelli che sono poi i risultati in termini di salute. Mano a mano che aumenta l’utilizzo delle prestazioni sanitarie da parte dei soggetti più deboli, registriamo una corrispondente maggiore inappropriatezza delle prestazioni erogate e qui a Milano abbiamo purtroppo l’esempio anche di alcune strutture private che sono state oggetto anche di inchiesta della Magistratura e oggi quindi le istituzioni devono fare delle valutazioni anche rispetto a cosa è essenziale per il cittadino, quali sono le prestazioni e i livelli essenziali da garantire e quali sono quindi i livelli di cura e di prestazioni da garantire al cittadino.

Quindi come infermiere mi candido per dare voce attraverso anche la nostra professione, dare voce alla ricerca, all’innovazione, a quello che può essere un contributo come risorsa strategica che può dare l’infermiere all’interno del sistema sanitario.
Oggi abbiamo la necessità di dare voce agli infermieri perché gli stessi hanno la necessità il dovere etico e deontologico di poter esercitare al meglio la professione in Italia, noi viviamo una sofferenza, una situazione di grave emergenza, in Italia mancano oltre 60 mila infermieri, abbiamo un rapporto che rispetto alla media internazionale europea è più basso, abbiamo 5 infermieri per mille abitanti quando la media europea è di 8 infermieri per mille abitanti, di contro abbiamo il doppio del personale medico.

In Europa c’è bisogno di dare una nuova agenda della salute, un’agenda globale che possa dare maggiore responsabilità a chi oggi ha un ruolo nell’ambito delle scelte politiche che si fanno sul governo dei sistemi sanitari, c’è bisogno di maggiore innovazione, partecipazione con gli operatori, ma che abbiano come protagonisti poi gli utenti, i cittadini con la loro salute, c’è una necessità di difendere il diritto dell’autodeterminazione e della libertà di scelta della persona per garantire quindi a tutte le persone, a tutti i cittadini, a tutti gli operatori la possibilità di libera scelta e di libera coscienza.

C’è una necessità di scrivere, riscrivere regole per garantire un nuovo diritto alla salute, nuove regole che possano garantire dignità alle persone e qualità delle cure. A titolo esemplificativo possiamo pensare alle persone che oggi vivono in condizioni difficili, pensiamo alle persone che vivono in coma persistente, alle persone che vivono con patologie croniche degenerative, a queste persone noi vogliamo assicurare la possibilità di libera scelta, vediamo dei rischi.
Il nostro paese sta andando verso quello che può essere il superamento del vincolo, quindi non rendere più vincolate la dichiarazione anticipata di trattamento, noi vorremmo invece che questo non accadesse perché potrebbe rischiare di mettere una pietra tombale su quello che può essere il diritto di autodeterminazione della persona, noi vorremmo garantire in Italia e in Europa la libera scelta del cittadino rispetto a quello che può essere il progetto di vita e di morte con la libertà di scelta da parte degli operatori e con la libertà di coscienza.
Dare voce quindi oggi significa restituire la dignità alla parola salute, vuole dire comunque affrontare con una grande questione politica, nazionale e europea la possibilità di poter riconoscere i diritti elementari dei cittadini. Il mio impegno in Europa dunque come infermiere e come esperienza anche professionale rispetto a una professione che prende in carico le persone più fragili, più deboli per poter affermare il diritto alla tutela della salute come sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione e dunque oggi c’è necessità di uscire da un pensiero debole, per poter trovare un equilibrio, una ricerca di valori possibili tra economia e etica, tra scienza e tutela, tra servizi e cittadini, queste le sfide da portare avanti per un’Italia e un’Europa dei diritti.


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Gustavo Franchetto in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo Gustavo Franchetto, sono nato a Verona, sono laureato in filosofia, giornalista per oltre 20 anni e dal 2000 impegnato in politica perché eletto in Consiglio regionale, oggi sono un Consiglio regionale dell’Italia dei Valori, sono impegnato nella Commissione Cultura, sono impegnato nella Commissione Agricoltura.

Credo che l’emergenza dopo la presentazione che la politica sta vivendo, sia un’emergenza legata alla sua credibilità, o oggi noi mettiamo sulla scena persone che sanno spendersi, sanno stare al servizio della gente, sanno essere trasparenti, che sanno rispettare le regole, che sanno recuperare questo rapporto di fiducia, o altrimenti rischiamo la debacle totale proprio dell’intero sistema politico, crolla la fiducia della gente, il distacco diventa sempre più grande, è una porta che si chiude.

L’impegno è anche questo, di accettare di correre per queste europee, per dire: mettiamo in campo il meglio del nostro io, del nostro animo, della nostra volontà di lavoro, è terribile sentir dire che chi va in Europa, specie magari parlamentari italiani, partecipano poco ai lavori, ci sono politico, chi si assume un impegno, chi riceve la fiducia dei cittadini ha l’obbligo di andare, di lavorare, di impegnarsi, qualunque sia il settore.

Guardate l’Europa ha dimostrato con questa crisi economica di essere tornata al centro dell’attenzione, la politica economica europea concordata, condivisa può aiutarci a uscire da questa crisi, i temi del lavoro, i temi dei diritti civili, i temi della legalità, dell’ambiente, tutte questioni che oggi animano le nostre discussioni e preoccupano le nostre teste, sono a livello europeo elementi centrali della riflessione delle decisioni.
Mandiamo in Europa gente che ha voglia di impegnarsi, mandiamo in Europa gente che vuole bene alla gente, gente che è vicina al territorio, gente trasparente e non avremo mai fatto uno sbaglio, scegliamo queste persone.

Dovrei dire quale sarà il mio impegno: innanzitutto la questione di fondo, la disponibilità al lavoro, la disponibilità all’ascolto, c’è proprio per predisposizione in tante persone la capacità di dedicarsi agli altri, di ascoltare gli altri, di essere attenti, di non fare casta, parte staccata del territorio, l’impegno primo è quello di assicurare e garantire la presenza e la partecipazione. Prioritariamente cosa sento? Sento che in questo momento mi occuperei veramente delle questioni relative al lavoro, al salario in particolare, in Europa ci sono delle diversità enormi per cui per esempio i lavoratori italiani hanno uno stipendio decisamente più basso di tanti colleghi della parte occidentale, loro là con la crisi ce la fanno, qui con la nostra crisi non si arriva alla fine del mese!

Poi le grandi questioni ovviamente dei diritti civili e dell’ambiente, sono 3 temi sui quali sento con umiltà, ma con forza, con generosità di poter dare veramente un contributo anche un po’ per l’esperienza fatta, per le battaglie già compiute in Consiglio Regionale del Veneto con dei risultati che spesso mi hanno anche dato soddisfazioni.


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25 Aprile 2009

Luisa Capelli in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo Luisa Capelli ho 48 anni e vivo a Roma.
Quindici anni fa insieme a mio marito ho fondato la Meltemi Editore, Casa editrice che dal 2003 dirigo da sola con l’aiuto di un gruppo di collaboratori eccellenti e uniti che costituiscono per me dei riferimenti essenziali non soltanto per la vita professionale.
Dal 2005 con un contratto da precaria tento di insegnare il mio mestiere anche agli studenti dell’università di Tor Vergata.

Ho scelto di candidarmi come indipendente con l’Italia dei Valori poiché purtroppo non è più possibile in questo nostro Paese, vivere, lavorare, insegnare secondo regole di giustizia, onestà, libertà, quelle regole che hanno finora guidato le mie scelte e che certo anche di insegnare a mia figlia, ai suoi amici, ai miei studenti.
Diritti elementari come quelli al lavoro, allo studio, a una vita e a una morte serene, alla cura e al rispetto degli altri sono divenuti in Italia fantasie da difendere faticosamente giorno per giorno, costringendo tutti noi a rinunce e sacrifici che rendono difficile sognare una vita migliore per noi stessi, per i nostri cari, per le persone che ci stanno a cuore.

Questi diritti elementari, queste regole fondamentali della nostra esistenza comune, vanno ripristinati al più presto, la certezza della giustizia è una di queste regole, perseguire i responsabili dei reati e garantire che le leggi vengano applicate, anche quelle leggi non scritte che dovrebbero far vincere i migliori nei concorsi, che dovrebbero far pagare le tasse a chi le evade, che dovrebbe imporre si costruiscano edifici nel rispetto delle norme antisismiche, che dovrebbero farci sentire tutti responsabili dell’ambiente in cui viviamo.

Quelle leggi, cioè, non scritte, che fondano la convivenza tra donne e uomini, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla lingua che parlano, dalle scelte familiari e sessuali che compiono, dai valori e dalle religioni nei quali credono o non credono.
Rimettere ordine a questi principi basilari, recuperare la fiducia verso uno stato e un sistema di regole condivise che ne esige il rispetto, restituisce a tutti noi l’opportunità di sognare, di sognare un mondo giusto e migliore, che consenta al libero di spiegarsi delle idee e la tensione verso il progresso del quale noi umani abbiamo bisogno per dare senso al nostro stare al mondo, quelle idee e quella tensione che interpretano il cambiamento non come un momento di difficoltà, ma come una risorsa e che ci sottraggono alla mera difesa del nostro interesse particolare. Ripristinare quelle regole ci restituisce la possibilità di immaginare un mondo nel quale i nostri figli vadano a scuola felici, perché coscienti che la conoscenza che acquisiranno li aiuterà a vivere meglio e non solo a sperare di arricchirsi, perché nelle aule sapranno di poter incontrare degli adulti altrettanto felici di insegnare, rigorosi nel pretendere la partecipazione allo studio e non ridotti semplicemente a custodi del voto in condotta.

Rimettere ordine a quei principi significa essere certi che se avremo imparato a raccogliere i nostri rifiuti differenziandoli, questi verranno smaltiti e riciclati correttamente, cessando così di costituire l’enorme business che rappresentano per la criminalità organizzata, cessando di andare a finire nel fondo dei nostri mari o sepolti sotto la sabbia di qualche paese lontano che dal mondo più ricco può attendersi soltanto quasi di ricevere le nostre spoglie.
Significa ancora, ripristinare quelle regole minime, renderci consapevoli dei limiti con i quali dobbiamo confrontarci come specie, perché siamo tanti e mal distribuiti su un pianeta piccolo, perché le limitate risorse di cui disponiamo non sono accessibili equamente, aria e acqua, tecnologie e saperi non soltanto oro e petrolio, perché il talento delle donne nel dare la vita nel lavoro, nel prendersi cura degli altri, rappresenta un’opportunità quasi ovunque mortificata.
Perché alle generazioni più giovani è troppo spesso preclusa la costruzione del presente e ancora di più l’immaginazione del futuro.

Da parlamentare europeo con l’Italia dei Valori come indipendente, porterò la mia esperienza di una donna alla guida di un’impresa editoriale che ha guadagnato faticosamente la propria autorevolezza come laboratorio di qualità e relazioni tra le persone, quelle relazioni insieme a molte altre senza il cui conforto e appoggio non sarei qui oggi.
Quando sarò in Parlamento europeo continuerò a ascoltare le persone per comprendere i loro bisogni e porre le mie conoscenze al loro servizio, difenderò chi è più debole cercando proposte adeguate a affrontare le sfide di un mondo attraversato dalla crisi di un sistema che ci hanno venduto come infallibile, attraversato questo mondo da conflitti che sono stati appellati infiniti e necessari.

Quando siederò nel Parlamento europeo mi farò interprete con responsabilità e passione delle buone idee di chi mi sarà accanto, me ne occorreranno molte di idee e vi inviterò a inviarmele subito, già durante la campagna elettorale, cosa che mi impegno a continuare a fare quando siederò nel Parlamento europeo.
Mi impegnerò a lavorare per un’Europa della conoscenza, per un’Europa con più coscienza dei nuovi tempi che ci aspettano e lo farò sulla base dell’esperienza che ho costruito nella mia casa editrice e come insegnante all’università.


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In difesa della Costituzione


Il 25 aprile è una data molto importante per tutti i cittadini italiani e per questo Paese, perché ci consente di tenere sempre nel cuore e nella mente la Costituzione repubblicana. Uno dei motivi principali che mi ha spinto all'impegno in politica con Antonio Di Pietro e l’Italia dei valori, insieme a tutti gli altri amici e a tutte le altre amiche che stanno formando con me questa squadra che cerca di dare un contributo per il miglioramento di questo Paese, è la difesa della Costituzione repubblicana. La Costituzione repubblicana è qualcosa di storico, qualcosa che pulsa ogni giorno e che noi dobbiamo contribuire a vivere.

La Costituzione repubblicana fu voluta da tante sensibilità democratiche, non è patrimonio di una parte politica, è patrimonio del popolo italiano che venne da un periodo molto duro e molto difficile. La Costituzione repubblicana è stata voluta da conservatori, moderati, comunisti, liberali, repubblicani, socialisti. Così come la Costituzione repubblicana che ci invidia tutto il mondo -così bella e così intrisa dei valori di uguaglianza, libertà, solidarietà e fratellanza- è stata attuata nel corso di questi anni, adesso è il momento di applicarla ulteriormente e soprattutto di difenderla. Per difenderla dobbiamo essere in tanti, non può essere questa difesa il patrimonio solo di una parte politica. Ma non vi è dubbio che nell’Italia dei valori in questo momento vi sono le sensibilità democratiche più importanti che consentono con entusiasmo di intraprendere un progetto di difesa della Costituzione.

Noi difenderemo innanzitutto le parti più importanti della Costituzione: l’articolo 1, che ci dice che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro, perché dobbiamo riconoscere diritti ai lavoratori, dare occupazione, e dobbiamo stare dalla parte dei più deboli. E quando parliamo di più deboli, subito ci viene in mente l’articolo 3 della Costituzione, che afferma che la legge è uguale per tutti e anche che la Repubblica debba far si che vengano eliminati i fattori di disuguaglianza sociale, economica, di razza, di religione e di altro.

Quando parliamo di Costituzione repubblicana ci viene in mente la scuola, una scuola che sia patrimonio di tutti, che faccia cultura, che consenta a tutti – dai più ricchi ai meno ricchi, dai poveri a chi ha una condizione agiata- di poter avere un’istruzione. Quando parliamo di Costituzione repubblicana ci viene in mente l’università, la ricerca, la cultura immensa e l’ambiente di questo Paese, la tutela della salute e l’articolo 32 della Costituzione. Quando parliamo di Costituzione repubblicana ci viene in mente di difendere oggi -perchè sono ancora attaccate in queste ore dal presidente del Consiglio dei ministri- l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, baluardo e garanzia dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e il pluralismo dell’informazione.

L’informazione di regime, che con un conflitto di interessi devastante vogliono imporci e ci stanno imponendo in questi anni, deve essere respinta: la Costituzione repubblicana garantisce la manifestazione del pensiero all’articolo 21 e vuole il pluralismo dell’informazione. La difesa della Costituzione sarà l’obiettivo principale di questa azione politica, perché attraverso la difesa della Costituzione avremo l’uguaglianza, lo sviluppo economico, la tutela e il rispetto dell’ambiente e il lavoro.

Tutti i lavoratori e i cittadini si devono unire in questa giornata così importante che è appunto il 25 aprile, e non devono disprezzarla, come è accaduto in questi anni, o ignorarla, quasi fosse un residuo o una sagra o qualcosa da ricordare nei momenti in cui non c’è altro da fare.


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Ilaria Beretta in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo Ilaria Beretta, lavoro come professionista alla RAI da 9 anni se includo lo stage e mi sono candidata nell’Italia dei Valori perché voglio portare i valori italiani in Europa, che ritengo ci siano ancora e che non ci siano ancora abbastanza riconosciuti.

La mia esperienza alla RAI mi rende particolarmente sensibile al problema del lavoro, del precariato, dei collaboratori e in questo periodo di crisi in cui il lavoro non è una certezza, i giovani non trovano lavoro, i precari non hanno un futuro e c’è addirittura chi ha perso il lavoro, dobbiamo garantire un futuro a chi sta cercando un lavoro, a chi ha un lavoro precario e a chi l’ha perduto.

Dobbiamo elevare il mercato del lavoro italiano almeno a livello europeo, cercando di non fare il fanalino di coda che siamo attualmente, ma riproporci come Nazione che abbia un cercato del lavoro variato, forte e sicuro.

Il benessere non è una cosa da raggiungere, ma deve essere un punto di partenza per tutti, per la persona, per la famiglia, per la coppia. In Italia siamo indietro non solo per il lavoro ma anche per i diritti civili, come è avvenuto per i paesi europei, mi impegno a fare in modo che anche in Italia i diritti civili siano per tutti e non soltanto per una parte delle persone.

L’Europa ha già posto le linee guida per questi diritti, l’Italia è ancora inadempiente, l’impegno dell’Italia dei Valori in Italia e in Europa è e sarà quello di lavorare affinché questi diritti vengano pienamente riconosciuti.


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24 Aprile 2009

Lettera aperta a Dario Franceschini


Pubblico una mia lettera aperta rivolta a Dario Franceschini in vista dell'appuntamento elettorale del 6-7 giugno.

Testo della Lettera

Caro Dario, ti scrivo per manifestare nuovamente la piena disponibilità dell’Italia dei Valori a raggiungere, con il Partito democratico, un’alleanza in tutte le amministrazioni che andranno al voto il prossimo 6 e 7 giugno. A prescindere dal fatto che l’alleanza già c’è nella quasi totalità delle amministrazioni, posso dirti, già da ora, senza se e senza ma, che anche alle elezioni provinciali di Potenza, Matera e Barletta, Idv è pronta a entrare in coalizione da subito.

E nelle rimanenti realtà, pochissime, vi è ancora lo spazio per evitare divisioni. Non posso nasconderti, però, l’amarezza provata nel leggere dai giornali le tue accuse, come quella che l’Idv sarebbe pronta a rompere la coalizione. Sai bene, invece, che proprio tu non hai nemmeno risposto alla richiesta di incontro che ti avevo sollecitato giorni fa, allo scopo di definire le alleanze ancora mancanti. Vedi Dario, non abbiamo alcuna intenzione di inseguire il Pd in una campagna elettorale «fratricida». Sarebbe una scelta miope e dannosa per il Paese che porterebbe alla vittoria di una destra autoritaria e illiberale, pronta a fare a pezzi la nostra Costituzione. Per cui questa risposta, che ritengo doverosa al fine di fare chiarezza nei reciproci comportamenti, sarà anche l’ultima da parte mia. Vorrei ricordarti, allora, che il tuo partito, ormai da mesi, con un interminabile numero di dichiarazioni, non ha perso occasione per ribadire che l’alleanza era finita. Nonostante questo, e solo per senso di responsabilità, ci siamo seduti costruttivamente al tavolo della coalizione nei circa 300, tra province e comuni con più di 15 mila abitanti, che andranno al voto il prossimo 7 e 8 giugno.

In questi 300 tavoli di coalizione, abbiamo accettato, di volta in volta e a seconda delle vostre convenienze, che si facessero le primarie di coalizione, oppure le primarie soltanto del Pd o che le primarie non si facessero per niente e il candidato lo scegliesse direttamente il Pd. Abbiamo preso atto che di queste trecento amministrazioni da rinnovare, soltanto in un paio di casi sia stato indicato un candidato dell’Idv. Abbiamo accettato in silenzio che il giorno dopo le primarie, come è successo un po’ in tutta Italia, il candidato del Pd perdente, uscisse dalla coalizione e facesse una propria lista, contro il vincitore, sempre del Pd. Mi rendo conto che non hai potuto accettare l’incontro che ti avevo chiesto, non per ostilità verso Italia dei Valori, ma perché spesso non siete in grado di dare indicazioni al territorio e di spiegare ai vostri rappresentanti che una coalizione deve scegliere il candidatomigliore e più autorevole, a prescindere dal partito. Comprendo la difficoltà dato che i vostri non ascoltano neanche la ragione dei numeri, quando non è a loro vantaggio. Come a Campobasso, dove noi abbiamo più del 30% dei voti e il Pd all’incirca il 20%, ma vuole comunque il sindaco.

Comprendo tutto questo. Mi sarei aspettato però che anche tu non solo comprendessi, ma che riconoscessi che solo degli ingenui, quali noi orgogliosamente siamo, avrebbero accettato di entrare in coalizione a queste condizioni in ben 290 amministrazioni su 300. Dopo aver rinunciato sostanzialmente dappertutto a esprimere nostri sindaci e presidenti di provincia, nonostante i numeri ci legittimassero ad averne a decine, mi sarei aspettato di tutto, ma gli insulti, quelli no. Un’ultima considerazione. In questi ultimi 10 mesi, i vari leader del Pd hanno spiegato che la vera alleanza riformista del futuro è quella con l’Udc. Non capisco perché oggi che il partito di Casini quasi ovunque è alleato con il Pdl o, al massimo, corre da solo, tacete tutti. Alla faccia del futuro asse riformista.

Antonio Di Pietro


Presidente Italia dei Valori
24 aprile 2009


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (148) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Diretta streaming - Ricominciamo da L'Aquila


Causa inagibilità delle sale consigliari, la diretta inizierà in ritardo.


Appuntamento, oggi dalle ore 10,30 circa in poi, per la diretta streaming da L’Aquila del Consiglio Regionale della regione Abruzzo.

E’ possibile che la qualità delle immagini non sia la stessa delle precedenti dirette.
La nuova sede del Consiglio Regionale, quella attrezzata con le necessarie tecnologie, è completamente inagibile e devastata dal terremoto.

Dovremo, quindi, tornare nella vecchia sede che – cosi’ come avvenuto in troppi casi a L’Aquila – ha resistito molto meglio degli edifici nuovi o appena ristrutturati.

Ma la diretta, pur se con maggiori difficolta’ operative, andra’ in onda comunque.

Da L’Aquila ci siamo lasciati prima del terremoto e da L’Aquila ricominciamo.


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23 Aprile 2009

Referendum: inciucio criminoso


Ieri, Dario Franceschini si è scandalizzato per le parole di Di Pietro che denunciava “l'inciucio criminoso” tra Pd e Pdl sul rinvio del referendum elettorale. Bene, oggi in Aula a Montecitorio sono saltate fuori le prove e l'arma del delitto. Infatti, a difendere l’assurda e scandalosa leggina Cicchitto-Cota che, di fatto, permette di fissare l’appuntamento con le urne al 21 giugno, e contro le argomentate obiezioni di Italia dei valori, ad intervenire è stato l’On. Roberto Zaccaria, il costituzionalista del Pd. Quelli del Popolo delle (loro) Libertà, dunque, non hanno nemmeno avuto bisogno di sporcarsi le mani con ‘sta robaccia, ne' sprecare fiato. E' inutile, quindi, che il leader del Pd perda tempo a scandalizzarsi perché l'inciucio c'è, eccome. Neanche il terremoto in Abruzzo e l’esigenza di farvi fronte con tutte le risorse economiche disponibili (comprese le diverse centinaia di milioni di euro sprecate per tenere elezioni separate) è riuscito a contrastare il ricatto della Lega che su questo punto aveva minacciato di far cadere il Governo.

I fatti di ieri a Montecitorio: il regolamento della Camera prevede che, in caso di attribuzione della sede legislativa a una Commissione, si esprimano un oratore a favore e uno contro. Chi scrive ha preso la parola per affermare il totale dissenso da questo ennesimo aggiramento del regolamento parlamentare e della Costituzione. Ci si sarebbe aspettato che a parlare a favore fosse un esponente della maggioranza, magari lo stesso Cicchitto che ne aveva presentato il testo di concerto con il capogruppo leghista Cota, quando, a sorpresa, ha preso la parola l’On. Zaccaria, il quale ha dato appunto sostanza, all’inciucio. Così, ieri, in tarda mattinata, a dispetto di quanto previsto dall’art. 72 della Costituzione, ovvero il divieto di assegnare in sede legislativa i disegni di legge in materia costituzionale e elettorale, il provvedimento è stato votato e passato, poi, al Senato.

Almeno Bettino Craxi, all’inizio degli anni ’90, incalzato dai referendari, ebbe il coraggio di alzare i toni e di invitare gli elettori ad “andare al mare”. Questi, invece, di fronte a un furto di legalità e di democrazia, imposto dalla Lega, non urlano: belano.


Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (73) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Niccolo' Rinaldi in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Il parlamento europeo di cui tanto si parla adesso, in campagna elettorale, è un po' un animale sconosciuto nel nostro paese. Io ci lavoro dal 1991, e dal 2000 sono segretario generale aggiunto presso il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa (ADLE), che è il gruppo più federalista, più europeista di questa istituzione. Precedentemente ho lavorato per due anni alle Nazioni Unite, come responsabile dell'informazione in Afghanistan, ed è stato un altro lungo periodo per me molto formativo per capire come vanno le cose nel mondo rispetto ai dibattiti, alle tante chiacchiere che si fanno in Italia.

Ho avuto questo invito da parte di Antonio Di Pietro di candidarmi come capolista per l'Italia dei Valori nel collegio dell'Italia centrale. E' un invito che mi ha fatto molto piacere e che nasce da una valutazione comune con Antonio Di Pietro. Da una parte questa è una istituzione che conta, che ha un'influenza diretta sulla vita di tanti cittadini, e inoltre è un'istituzione che sempre più fa da ponte da una parte rispetto a organizzazioni non governative, associazioni di categoria, studenti, enti locali e dall'altra rispetto alle istituzioni europee. Ci sono molte opportunità che l'Italia ancora non coglie in Europa. Opportunità di mobilità, di informazione, di contatto, di scambio, opportunità importanti di finanziamenti. Io voglio mettere a disposizione anche dell'Italia la mia professionalità, la mia conoscenza di questo mondo per cercare di fare il miglior lavoro possibile.

Vorrei ad esempio aprire un sito molto semplice da utilizzare, nel quale si può scrivere la propria identità (studente, associazione di disabili, ente locale), il proprio campo di interesse (ambiente, consumatori, scuola, casa) e avere immediatamente tutte le informazioni su quelle che sono le opportunità date dalle istituzioni europee sia in termini di accesso ai programmi, sia in termini di finanziamento e di possibilità di sviluppo per il nostro paese. E' un progetto al quale tengo molto e spero che si possa realizzare anche con il vostro aiuto. Ma se ho accettato questa candidatura con l'Italia dei Valori è perché sono convinto che le battaglie ormai storiche di questo partito ci portano tutte quante a un'unica considerazione, ed è un dato molto preoccupante del quale in Italia non si parla, sul quale il nostro paese non vuole avere un vero dibattito. L'Italia, piano piano, pezzo per pezzo sta uscendo dall'Europa. Noi siamo purtroppo sempre meno un paese europeo.

Prendete il problema della legalità. Spesso si parla dell'Italia dei Valori sul tema della legalità come di un partito che fa una battaglia demagogica, giustizialista, populista ma in realtà il conflitto di interessi che c'è in Italia non esiste in nessun altro paese europeo. Le interferenze nella magistratura da parte della politica, ma in generale tutta una assenza di cultura della legalità e il fatto che tante regole siano ignorate, non siano rispettate, rappresentano un insieme di comportamenti che ci pongono fuori dall'Europa. Altrove, vi posso assicurare, non è così.

Prendiamo il livello dell'evasione fiscale, che è calcolato dalla nostra Agenzia delle Entrate come superiore a 200 miliardi di euro. Beh, questo è un dato che non ha corrispettivo nel resto del continente. Ci sono paesi europei in cui l'evasione fiscale è considerato un'infamia, un crimine che pone la persona fuori dalla comunità. Altri in cui il fenomeno esiste ma a livelli incomparabilmente inferiori rispetto a quanto accade da noi. E se questa dovrebbe essere la madre di tutte le battaglie politiche, soprattutto in un momento di crisi, di difficoltà dove le risorse finanziarie non devono essere sprecate, quello che mi preoccupa ancora di più è il dato politico e antropologico: il fatto che questo tipo di comportamento sia così forte in Italia e negli altri paesi europei sia invece inesistente o presente a un livello inferiore.

Prendiamo anche il costo della politica, i suoi privilegi, le spese per le istituzioni. Ancora una volta siamo su livelli che non hanno corrispondenti in Europa. Ma posso continuare. Se prendiamo la nostra percentuale di spesa nella ricerca, la condizione della nostra scuola... Io ho tre figli, tutti e tre sono nati in Italia. Tutti e tre hanno vissuto per un certo periodo in Italia, e quando devo comparare l'esperienza dei miei figli in Italia con l'esperienza dei miei figli nel resto dell'Europa, come qui a Bruxelles o in Francia dove anche hanno abitato, francamente vedo che tante cose devono essere riviste nel nostro paese per riuscire ad agganciarci alla modernità.

Vogliamo parlare della burocrazia? Tutti noi abbiamo cattive esperienze con un numero eccessivo di procedure amministrative, con le continue scadenze, a volte anche con una scarsa qualità della prestazione offerta dalla pubblica amministrazione. Ancora una volta, tuttavia, quando devo vedere la burocrazia che ho come cittadino europeo fuori dall'Italia, e come italiano nel mio paese, mi cadono le braccia perché mi rendo conto che per numero dei procedimenti, durata delle procedure, costo e qualità del servizio siamo agli ultimi posti.

C'è anche un altro dato che mi colpisce sempre molto, ma potrei continuare a lungo. Parlo di quella che è la grande rivoluzione del ventesimo secolo, ovvero l'emancipazione della donna, che in Italia fa ancora fatica ad affermarsi. Ho letto una statistica in base alla quale, come tasso di coinvolgimento delle donne in politica e nell'economia, il nostro paese su 27 paese dell'Unione Europea, si occupa al 26° posto. Il 27° è di Malta. Quanto ancora dobbiamo fare in questa direzione!

Le battaglie che l'Italia dei Valori sta conducendo, spesso contro poteri molto forti, contro interessi che sono più grandi di un partito che ha bisogno del consenso di tutti noi, perché trova grandi difficoltà dentro e fuori dal parlamento italiano, queste battaglie devono essere portate anche in Europa. Una volta che noi mettiamo questi dati italiani nel contesto europeo, questi paradossi diventano ancora più esplosivi, e attraverso l'Europa possiamo sicuramente trovare un modo per far capire a tutti gli italiani che o ci riappropriamo di un rapporto con la modernità, con le regole dello stato di diritto, con una democrazie e una società davvero aperte, oppure il nostro paese è perso.

Tutto questo non basta però. Noi possiamo raccontarla giusta, lavorare bene al Parlamento Europeo, possiamo conoscere le cose, possiamo dire la verità agli italiani, possiamo impegnarci ciascuno di noi per quello che possiamo fare con il massimo della serietà e dell'impegno civile. Credo però ci voglia anche qualcos'altro. Quando vado in giro per il mondo, e il mio lavoro mi porta a viaggiare costantemente, quello che mi colpisce molto spesso è quanto in paesi che stanno molto peggio dell'Europa, con popolazioni che sono spesso in grande difficoltà, si vedono molti giovani che comunque credono nel proprio futuro, credono nel proprio destino, ce la mettono tutta, ce la vogliono fare. Hanno in fondo a loro e anche sul volto una sorta di sorriso. Hanno speranza.
Io credo che l'Italia dei Valori debba assumersi anche questo compito. In un momento nel quale c'è così tanto distacco dalla politica, c'è tanta sfiducia per quello che le istituzioni possono o non possono fare, si guarda all'Italia dei Valori come a un nuovo partito che incarna in questo momento una grande speranza, e questa non va tradita. La speranza noi dobbiamo farla vivere attraverso una passione positiva, se volete, usando una parola un po' grossa, anche attraverso un grande amore. L'amore per il paese e, visto che parliamo di elezioni europee, l'amore per l'Europa.


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22 Aprile 2009

Gianni Vattimo in Europa


Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:

Testo dell'intervento

Mi chiamo Gianni Vattimo, sono professore di filosofia teoretica all’università di Torino. Mi presento come indipendente alle elezioni europee nella lista Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Indipendente vuole dire che non sono un iscritto di Italia dei Valori, per giunta ho una tradizione personale politica di sinistra, ma credo che sia importante che molta gente di sinistra voti per me e per la lista Di Pietro che mi sembra l’unica opposizione verosimile oggi in Italia perché le altre o si sono dimenticate di esserlo, come i grandi partiti tradizionalmente di sinistra o non riescono a esserlo come i partiti piccoli di sinistra, quindi tengo molto a sottolineare anche questo significato della mia candidatura.

Il mio lavoro si è svolto principalmente all’università anche se per un certo periodo sono stato già deputato europeo tra il 1999 e il 2004 della lista degli allora Democratici di Sinistra, un partito che adesso non esiste più tra l’altro. Cosa credo di avere fatto? Intanto ho scritto una quantità di libri tradotti in molte parti del mondo, il che mi inorgoglisce molto ma mi dà anche un senso di responsabilità, nel senso che se ho detto delle sciocchezze mi dispiace e chiedo scusa a tutti!

Ho cresciuto degli allievi filosofi che hanno scritto a loro volta dei libri, prodotto della ricerca scientifica, ho lavorato soprattutto in questo terreno ma per un periodo, 10 anni fa ho fatto anche politica attiva e mi sono già occupato, relativamente di Europa. Cosa porto da quell’esperienza europea? Soprattutto l’idea che l’Europa possa aiutare i paesi membri dell’Unione a aggiornare la loro legislazione in certi terreni in cui sono ancora deficitari, io per esempio sono convinto che se mettessimo dei parametri di Maastricht per le università, se un’università ha più di tot studenti non vanno bene le sue lauree perché se ci sono troppi studenti non funziona tanto bene, se ha meno di tante borse di studio non accettiamo i suoi titoli, se non ci sono abbastanza collegi per gli studenti etc…. c’è tutto un discorso di mettersi a livello degli altri paesi europei su certi temi.

Sul piano dell’università la cosa mi interessa di più direttamente anche perché soprattutto per la ricerca scientifica, per esempio importa moltissimo un intervento pubblico nell’istituzione accademica perché l’educazione privata mira ovviamente a produrre delle abilità tecnico – scientifiche immediatamente utilizzabili per le ditte che finanziano etc., sono per un’educazione di base più intensa, difendo la disciplina umanistiche, faccio queste cose.

Sul piano generale dell’Europa mi aspetto che l’Europa possa diventare un soggetto politico forte, capace non di contrastare gli Stati Uniti, nel senso che non esageriamo, poi non abbiamo delle gravi ragioni di opposizione, ma certo di non essere totalmente a loro disposizione, a loro sottomessi in tutto e quindi questo non lo può fare né l’Italia da sola, va beh, forse la Francia o la Germania ma non certo i paesi europei da soli non possono farlo, possono farlo insieme, alleandosi con altri paesi del mondo, penso soprattutto all’America Latina, alle nuove democrazie latino – americane che ci possono aiutare a non essere semplicemente dei succubi, dei grandi imperi che sono tradizionalmente quelli degli Stati Uniti, ma oggi sempre di più anche la Cina, l’India, abbiamo bisogno di acquistare delle dimensioni più vaste, quindi intensificazione del discorso sui diritti civili in relazione alla nostra appartenenza all’Europa, intensificazione di una politica della ricerca e del lavoro ovviamente dell’immigrazione, per esempio a livello continentale e dall’altra parte costituzione di un polo europeo capace di essere riconoscibile, quello che diceva sempre Kissinger era: se voglio chiamare l’Europa, le telefono!

Questo è il problema ancora noi, la Costituzione, una certa unificazione delle istituzioni politiche, un’intensificazione anche di una legalità comune, questo è un tema che con Di Pietro mi sembra fondamentalmente già nel programma perseguibile, una legalità più intensa, un rispetto per le costituzioni, per la nostra Costituzione italiana di cui le attuali maggioranze fanno scempio in qualche modo.


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18 Aprile 2009

Un venerdi nero per l'Abruzzo


Venerdì 17 aprile il TG 1 mostrava le immagini dei terremotati abruzzesi che si spartivano le cuccette di un angusto scompartimento di un vagone ferroviario di Treno Notte.

Nello stesso momento, presso i ministero delle infrastrutture, auspice Matteoli, si stava firmando l'accordo-contratto per avviare la fase finale (progettazione esecutiva e realizzazione) del Ponte sullo Stretto di Messina.

Perché questo accostamento? Perché il Ponte sullo Stretto costa già adesso, senza calcolare gli imprevisti, 7 miliardi di euro, più o meno quanto costa la ricostruzione dell'intera area colpita dal sisma e per la quale il governo si esercita in trovate impudenti e un po' oscene per reperire i soldi che ci vorrebbero e che non ci sono.

Ghedini, ad Anno Zero, con il suo sguardo inquietante da extraterrestre, ci ha mostrato giovedì sera un disegnino a colori nel quale, come in una torta nuziale a più piani, si descriveva la futura new town che dovrebbe sostituire la città dell'Aquila, lasciata evidentemente come un rudere abbandonato sul colle, monito di una passata grandezza.

Prima Ghedini poi l'accordo sul Ponte. E' stato un venerdì nero per gli sfollati nelle tende.

Adesso capiscono cosa vuol dire chiamarsi Impregilo. Lo sapevano già gli abitanti della Campania, che erano in credito verso l'Impregilo del fallimento della costruzione dell'inceneritore di Acerra. Ora lo sanno anche gli aquilani. Vai a vedere che alla fine il general contractor cui sta pensando Berlusconi per la costruzione della new town è proprio la cara, vecchia Impregilo?

Mentre si svolgono queste grandi manovre la situazione sui campi è sempre meno sopportabile. L'impegno che vorremmo venisse preso da Berlusconi non è quello della luna nel pozzo di una ricostruzione in 28 mesi ma almeno quello di passare dalle tende ai ricoveri duraturi, entro un mese dal sisma, poiché dopo qualche settimana la vita sotto le tende diventa disagevole e i tempi della ricostruzione non sono di qualche mese ma di qualche anno.

Bisogna entro un mese sostituire le tendopoli con dei villaggi formati da unità edilizie prefabbricate, possibilmente monofamiliari, dotate di tutti i servizi ritenuti essenziali per gli standard di vita attuali. I containers non vanno bene per essere adibiti ad abitazioni: il loro impiego deve essere limitato all'uso per uffici, sevizi o magazzini.

Facciamo subito queste cose essenziali. E' un debito che abbiamo innanzi tutto con il coraggio e con la forza d'animo di quelli che nel terremoto hanno perduto quasi tutto, affetti e beni. E' un debito da pagare anche per cancellare l'impressione che la passerella infinita dei ministri e di Berlusconi nei luoghi del terremoto sia stata solo uno spot pubblicitario.



17 Aprile 2009

I perche' della mia candidatura


Pubblico una mia intervista, rilasciata al quotidiano Il Tempo, in tema di giustizia, d'informazione e dove illustro le 4 ragioni della mia candidatura alle prossime elezioni europee.

Il Tempo: De Magistris, ha fatto un grande salto. Dalla magistratura alla politica. Che cosa l'ha spinta a fare questa scelta?
Luigi de Magistris: «Le ragioni fondamentali solo 4. La prima è la più amara. Quando ho preso atto che non mi si consentiva più di fare il mestiere che ho sempre sognato di fare ho capito che dovevo dare una scossa alla mia vita. Non ero più messo nelle condizioni di poter lavorare come volevo. Certo non ero relegato nello scantinato, sono giudice del riesame ma non era quella la mia passione»

Il Tempo: E le altre motivazioni?
Luigi de Magistris: «Continuava un'attività di ingiuste iniziative disciplinari nei miei confronti per fatti inconsistenti. Non volevo restare nell'angolo nei prossimi anni. Ma questo è nulla. Il terzo motivo è il più importante. La sorte che è toccata ai magistrati di Salerno che stavano ricostruendo la verità sulla vicenda che mi ha visto inquisito. Loro per circa un anno hanno fatto un'attività invasiva e penetrante nei miei confronti alla quale io mi sono sottoposto e difeso. Alla fine tutto è finito in nulla. Hanno capito che era quasi impossibile trovare una verità rispetto a quello che è successo»

Il Tempo: Ma non ci ha parlato ancora di Di Pietro
Luigi de Magistris: «Questo è il quarto punto. Tonino è l'unico che guarda al positivo. Era il 6 marzo quando Di Pietro mi chiese non solo di candidarmi alla Europee ma anche di contribuire alla realizzazione, assieme a tante personalità della società civile con culture e sensibilità diverse, di una nuova classe dirigente per l'Italia. Un aspetto che mi ha sinceramente colpito molto»

Il Tempo: Un impegno molto ambizioso. Ce la farete?
Luigi de Magistris: «Questo progetto mira, nel breve e medio termine, a consolidare un'opposizione democratica in difesa della costituzione. Poi, un domani, l'ambizione, qualcuno la definisce utopia, sarà di governare il Paese facendo una politica alternativa non solo a questo governo ma anche al centrosinistra che su molti aspetti, come giustizia e informazione, non si differenzia dal centrodestra»

Il Tempo: Durante gli ultimi diciotto anni ci sono state ben cinque legislature, tre delle quali chiuse prima della scadenza naturale a causa di vicende legate a vicissitudini tra politica e giustizia. Crede che la giustizia sia uno strumento di lotta politica?
Luigi de Magistris: «Non c'è dubbio di questo... ma non solo la magistratura ha stravolto la storia politica, anche le stragi di mafia ne hanno cambiato il corso. Non dimentichiamo che furono gli omicidi di Falcone e Borsellino a far cadere la prima repubblica. Io credo che la politica aiuti comunque la magistratura ad andare avanti. Al tempo stesso però spero che la politica non interferisca con la magistratura»

Il Tempo: Si schiera a favore o contro della separazione delle carriere?
Luigi de Magistris: «Sono convinto che in una democrazia compiuta la separazione delle carriere non sia un tabù. Anzi dovrà essere un traguardo al quale bisogna arrivare. Ma dopo quello ci dovrà essere anche la discrezionalità dell'azione penale e l'indicazione sui reati da perseguire. Si ovvierebbe così al fatto che il magistrato dipenda dalla politica.

Il Tempo: Tra i motivi della sua discesa in politica con Di Pietro c'è la difesa della costituzione?
Luigi de Magistris: «Io sono convinto che la costituzione non sia attuata in pieno e ora vi è un tentativo di forte vulnus nei confronti di alcuni principi costituzionali che sono baluardo di uno stato di diritto come ad esempio l'indipendenza e l'autonomia della magistratura e la libertà di informazione. Non c'è dubbio che su questi temi sia alcuni disegni di legge presentati dal centrosinistra sia dal governo di centrodestra vanno nella direzione di ridimensionarli. Io credo, e non lo dico con la cultura del sospetto tipica del pubblico ministero, che siccome la riforma della costituzione è difficile da attuare, si sta procedendo a svuotarla con una legge ordinaria»

Il Tempo: Ritiene sia in corso un attentato alla Costituzione?
Luigi de Magistris: «So solo che nell'agenda politica del governo c'è una riforma che mi preoccupa moltissimo. Se passerà andrà a stravolgere il codice di procedura penale voluto da Giovanni Falcone. Il Pm non potrà più prendere autonomamente notizie di reato ma solo quelle che arrivano su input dalla polizia giudiziaria»

Il Tempo: E questo cosa comporterebbe?
Luigi de Magistris: «Da quello che ho visto in anni e anni di lavoro ho capito che è difficile che arrivino segnalazioni di reato dalla polizia giudiziaria. Non mi è mai successo di sentire poliziotti dire: "Indagate su quello o quell'altro presidente della giunta regionale. Potrebbe essere corrotto". E non lo fanno, non perché non siano professionalmente preparati, ma perché loro, a differenza dei magistrati che sono tutelati dalla costituzione, dipendono dal potere esecutivo. Così rischiamo di snaturare il nostro lavoro. Certo è che il disegno di legge portato avanti dalla maggioranza piace, oltre che alla sinistra, anche a quella magistratura burocratizzata che dice: "Qua non mi arriva niente quindi non faccio niente"»

Il Tempo: E che timori ha sulla libertà di informazione?
Luigi de Magistris: «Non posso dimenticare il disegno di legge Mastella che fu approvato quasi all'unanimità e ora sta per essere ripreso. Credo che sia giusto, come previsto dal disegno, limitare la pubblicazione di vicende private fermandosi al solo oggetto del reato. Ma reputo esagerato non consentire che fatti di cronaca oggettivi possano essere conosciuti dall'opinione pubblica non prima della fine del processo. La storia democratica mondiale insegna che un giornalista venuto a conoscenza di un fatto, anche se furbescamente, non lo può tacere. Noi, con la lentezza dei nostri processi, non avremmo saputo tante cose, come ad esempio il caso del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio»

Il Tempo: Allora che cosa consiglierebbe?
Luigi de Magistris: «Diamo la possibilità di indagare su tutti, dal rumeno al politico. Garantiamo un processo che dura tre anni così da azzerare la custodia cautelare che potrebbe essere limitata ai reati di grande allarme sociale»

Il Tempo: Ha mai avuto la sensazione che qualche suo collega sia stato manovrato o abbia subito pressioni da politici?
Luigi de Magistris: «Non lo escludo. Ci saranno stati nel passato e ci saranno dei futuro dei rapporti patologici tra magistratura e politici. Se vedessi una cosa del genere la segnalerei alle attività competenti. E non è detto a quella giudiziaria penale. Magari opterei per quella disciplinare proprio per evitare strumentalizzazioni politiche»

Il Tempo: Non crede che un magistrato sulla cresta dell'onda avrebbe dovuto aspettare un po' prima di scendere in politica?
Luigi de Magistris: «Il magistrato deve rispettare la legge che oggi mi consente di mettermi