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19 Novembre 2010

ILVA DI TARANTO, 700 PRECARI IN SCIOPERO DELLA FAME




L’ILVA di Taranto è la più grande acciaieria d’Europa del gruppo Riva, quello della cordata Alitalia. Avvolta nel fumo degli scarichi la vedi di notte percorrendo la Strada Statale 100. Ti fa paura, somiglia a un enorme mostro, un drago i cui camini sputano lunghe lingue di fuoco.
Per Taranto è la vita. Sono 13.000 gli operai che ci lavorano, per buona parte precari, più l’indotto. L’ILVA per la città, però, è anche morte per il più alto numero di incidenti sul lavoro e per l’inquinamento che porta il cancro da diossina e benzo(a)pirene. Si vive per l’ILVA, ma si può anche morire.
L’ILVA per Taranto è come la FIAT per l’Italia. Il gruppo siderurgico ha preso tanti soldi pubblici, beneficiato di leggi speciali fino al decreto 155/2010 del 13 agosto scorso, detto anche salva-ILVA, con cui è stata data l’immunità a Riva per sfuggire all’ennesima indagine che lo vede accusato di disastro ambientale da emissione di benzo(a)pirene. Su quella Legge pesa il ricatto dei licenziamenti, che poi puntualmente arrivano!
I soldi pubblici però sono finiti, è finita la cuccagna ed è arrivata la crisi. La Cina succhia quote di mercato dell’acciaio sempre più grandi. A farne le spese come al solito i più deboli della catena, gli operai, soprattutto quelli più ricattabili: i precari, gli ultimi degli ultimi.
L’ultimo provvedimento del gruppo Riva riguarda 700 operai precari, ai quali non è stato rinnovato il contratto e da un giorno all’altro si ritrovano in mezzo alla strada. Loro davvero non hanno più nulla, non hanno la speranza, non hanno alcuna tutela sociale, non una pensione e neppure la cassa integrazione.
Questi 700 disperati dell’ILVA da qualche giorno stanno picchettando i cancelli e hanno iniziato lo sciopero della fame. Per farsi ascoltare devono lasciarsi morire di fame, troppo storditi come siamo dai grandi fratelli, dalle isole dei famosi, dai teatrini politici.
Sento il dovere pertanto di stare con loro, con chi pur precario sfida la logica del ricatto. Il precario è sempre sotto ricatto, perché se fai attività sindacale ti licenzio, se chiedi il rispetto delle norme sulla sicurezza ti cambio di reparto, se parli col tuo compagno ti sospendo. Questi precari non hanno più nulla da perdere perché a Taranto dopo l’ILVA c’è il nulla, anzi c’è la rapina o l’ingresso in qualche organizzazione criminale.
Noi dell’Italia dei Valori chiediamo di aprire con urgenza un tavolo di concertazione tra ILVA, Sindacati e Governo perché si sospenda l’efficacia dei licenziamenti. E’ la prima cosa da fare!
I precari dell’ILVA gridano vendetta di fronte alla nostra coscienza, perché rappresentano la violazione dell’articolo 1 della Costituzione che dice “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ormai possiamo aggiungere “sul lavoro precario”.
E’ il momento di riflettere sui danni provocati dalla Legge 30 (c.d. legge Biagi), perché ha trasformato la flessibilità del lavoro in lavoro precario a tempo indeterminato rubando ogni speranza al lavoratore, negandogli la dignità, distruggendogli il futuro, rendendolo schiavo.






Commenti



Già: per una volta, tanto di cappello alla Carfagna.

Postato da: MCarla | 23.11.10 00:03




Caro Max,
La tua ironia è come al solito azzeccata ma…
Ti riporto qualche frase da questo link:
http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/ilva-di-taranto-chiuderla-o-trasformarla
…”La percentuale di tumori nella zona è una delle più alte di Europa, a Taranto si produce il 98% dell’intera co2 europea, bambini che a 9 anni vengono ricoverati per tumore da fumatore, pur non avendo mai fumato una sigaretta, capi di animali abbattuti perché intrisi di diossina e dannosi per la salute, masserie che senza capi di animali sono costretti a licenziare i dipendenti in quanto senza lavoro, pesca e nautica da diporto inesistenti, agricoltura proibita nelle zone circostanti il colosso industriale, turismo inesistente, archeologia distrutta, artigianato che langue, disagio sociale dei più diffusi in Italia.
L’ILVA ha ragione sociale in Lombardia, quindi i proventi ricavati dall’attività sono dichiarati in quella regione e contribuiscono al PIL lombardo (ma è la regione Puglia che costruisce i servizi per l’ILVA). Da sempre l’ILVA non paga l’ICI al comune di Taranto in quanto dice che, offrendo lavoro, non può anche pagare oneri. Il comune, in grave dissesto economico, attende dall’ILVA il pagamento di 57 milioni di ICI che decadono ogni 5 anni e restano nel dimenticatoio di tutti.
Il costo che la città di Taranto paga per il mancato turismo, balneare ed archeologico, la mancata agricoltura, la mancata industria ittica e dell’allevamento del bestiame, della mancata industria casearia, del mancato artigianato è altissimo”
[…]
Taranto è una città con una storia millenaria, produce un Pil nazionale importante, merita tutela, ma non si trovano i soldi per coprire i parchi minerali, non si trovano i soldi per filtraggi davvero efficaci.
Vendola ha fatto la voce grossa…Taroccheranno i risultati dei monitoraggi per convincere questo popolo ormai assoggettato al bisogno di questa industria?
Distruggere l’economia di un intero territorio, produrre un Pil che gli “amici” del maiale definiscono proveniente dal loro lavoro è inaccettabile.
Ho già sollevato questo problema, ho già evidenziato il rischio delle “sedi legali”, ho già accennato alla colonizzazione dei territori per l’arricchimento indebito di altri…
Se questo è il federalismo che invoca la Lega… Prepariamoci al peggio...

Postato da: Giuseppe Leone | 22.11.10 09:22




Ritengo che questi siano i risultati di una politica economica, attenta solo ai problemi di pochi e non dei cittadini, finchè ci sarà un parlamento che non fa altro che sfornare leggi vergogna a favore di Berlusconi & Co, e a regalare 4 miliardi all'Alitalia e a breve altrettanti alla Tirrenia, finanziare armamenti per 29 miliardi, tagliare 8 miliardi alla sanità, 8 all'istruzione, 3 al comparto sicurezza, 7 miliardi agli enti locali, andrà sempre peggio, bisogna fare di tutto per mandare Berlusconi e compriccola a casa.

Dott. Marco Ferraglioni

Postato da: marco ferraglioni | 20.11.10 11:27




Questa dovrebbe essere la "Politica" dell'IdV, da quella locale a quella nazionale. C'è chi invece di lavorare per i lavoratori e i cittadini in ganere pensa solo agli accordi di palazzo per spartirsi poltrone e sgabbelli.

Postato da: Giuseppe Delle Noci | 20.11.10 11:04




MA VOI DELL'IDV NON ERAVATE ALLEATI ED AL SOLDO DI QUELL'ID..IOTA DEL MORTADELLA CHE AFFERMAVA CHE LA CINA E' UNA RISORSA???? CHE CA... ZZO PIAGNUCOLATE A FARE OGGI???? PERCHE' ALL'EPOCA DERIDEVATE QUELLI CHE URLAVANO CHE LA CINA CI AVREBBE INCU.. LATI TUTTI SE NON L'AVESSIMO FERMATA CON I DAZI???? SE IO SE FOSSI NEI PANNI DI QUEI 700 PRECARI VERREI A PRENDERVI TUTTI CASA PER CASA!!!!! E SAI QUANTI PEDATONI NEL C.....LO!!!!

Postato da: FRA DIAVOLO | 20.11.10 11:03




Eh no,stavolta no!!!
Sono solidale con la Carfagna,poverina!
E'chiaro che l'hanno vista parlare con Bocchino...la Carfagna con chi deve parlare,scusate?
In quanto a Bossi che dice"Berlusconi è incapace di comprare la gente"...per molto meno una volta si finiva al manicomio.Mancavano solo Mastella e Dini che confermassero.
E poi il pianto greco del P2L per Dell'Utri.
Direi che non manca niente.Perchè col risparmio sugli stipendi dei 700 dell'ILVA non gli costruite una bella statua?(a proposito,lo sapete che ad Aulla c'è una statua di Bottino Craxi?)

Postato da: max.trentini | 19.11.10 23:56




Edoardo Bennato,nel 1972,cantava:
"E se non trovi niente da fare
in nome del progresso della nazione
puoi sempre emigrare"
Il Maiale direbbe"si diano da fare..."

Postato da: max.trentini | 19.11.10 23:18




Sono di Taranto, vivo il paradosso di una città sotto ricatto occupazionale.
Ne ho già parlato agganciandomi ad altri argomenti ma non ho mai riscontrato una grande partecipazione da parte degli altri commentatori.
Vivo anche il paradosso di una regione che i più credono una landa fortunata, votata alle energie rinnovabili, tra trulli ulivi e vigneti.
Taranto non è così, non è affatto così.
Taranto è una città malata, una città che esce a fatica da un rovinoso dissesto dove la classe politica locale vorace, sino a qualche anno fa, ha dato il peggio di se.
Nessun aiuto è stato dato, al contrario di altri centri amministrati da sindaci maggiormente vicini al potere centrale.
Sono aumentate le tasse locali, i creditori del Comune hanno dovuto accettare un taglio consistente alle loro spettanze a distanza di molti anni.
E’ difficile tenerne la manutenzione, pulire le strade, offrire assistenza alle famiglie, anche se rimane una città per lo meno decorosa.
La vecchia Italsider era il tipico carrozzone sovraccarico di operai, grande serbatoio elettorale.
La classica azienda di Stato data in mano alla politica incapace e, successivamente, al “salvatore privato” per quattro soldi, storia trita e ritrita.
La privatizzazione fu fatta dal Governo Prodi nel 1995.
Taranto è malata di cancro e leucemie, anni fa, in una bella trasmissione di Sortino su La7 “Malpelo il caso Taranto” il dott. Mazza parlò di genotossicità, ovvero di quella terribile possibilità che si possa nascere geneticamente predisposti allo sviluppo di malattie tumorali.
Sortino iniziava quella trasmissione affermando:
“C’è una città che è necessaria al nostro sistema industriale senza di essa saremmo ancora più dipendenti da Russia e Cina, è una città che vive nella trincea della guerra che passa sotto il nome di globalizzazione. Ecco come si vive a Taranto città necessaria”……..
Un link per rendersene conto è: http://www.youtube.com/watch?v=nsrjPVSW5Uc&feature=related
...continua...

Postato da: Giuseppe Leone | 19.11.10 19:48




...seconda parte...
Chiaramente non esiste un registro tumori, in quella trasmissione l’Arpa, Vendola e le istituzioni locali ne uscirono con le ossa rotte.
Da allora al posto della rassegnazione è cresciuta l’indignazione, si è cominciato a fare cortei di protesta, le associazioni ambientaliste hanno alzato la voce, la Puglia si è dotata di una legge regionale all’avanguardia nel settore ambientale che è stata subito disattesa con una variante malandrina che ha modificato il monitoraggio continuo delle emissioni in monitoraggi controllati come scritto nel bel libro di Carlo Vulpio “La città delle nuvole”.
Basta avvicinarsi alla città nelle ore serali per assistere al tetro spettacolo raccontato da Zazzera.
Hanno installato, per dirla tutta, un filtraggio ad “Urea” inaugurato da tutti i politici che contano in pompa magna, in diretta televisiva, c’erano la Prestigiacomo, Vendola, il sindaco Ippazio Stefano.
Cosa avranno risolto con quell’impiantino? Boh.
L’ immagine fotografica che illustra il post è assolutamente realistica, si nota a ridosso del colosso siderurgico, parte della città ed il mare.
L’ Ilva si serve attualmente di parchi minerali all’aperto, senza coperture come si fa in altri paesi e senza recinzioni sufficientemente protettive causando, attraverso il vento, una contaminazione di polvere minerale su tutte le abitazioni circostanti e nei polmoni della gente.
I paletti che vedete affiorare dal mare sono i nostri rinomati allevamenti di mitili, (cozze) prelibatezze riconosciute dappertutto ma ora minacciate da tanto inquinamento.
Poi, per non farci mancare nulla abbiamo raffinerie, cementifici, insomma una concentrazione industriale abnorme che ha fatto lievitare tanto, negli anni passati, la popolazione, ma che ha anche subdolamente causato una vera carneficina.
...continua...

Postato da: Giuseppe Leone | 19.11.10 19:48




...terza parte...
Eppure Taranto è bella, una città da visitare.
Ha una storia antica, il museo archeologico Magno Greco più famoso, ricco di testimonianze come i famosi “ori di Taranto”, una fantastica tradizione culinaria a base di piatti di mare, uno straordinario Castello Aragonese, una città vecchia, oggi in stato di abbandono, da rivalutare fortemente, unico, nel suo genere, il Ponte Girevole, incastonato tra il mar piccolo ed il mar grande, tra Castello Aragonese e città vecchia da un lato e lo splendido lungomare con statua dei marinai annessa dall’altro, la tradizione ci lega alla marineria tutta, a qualche decina di Km dal centro lo straordinario mare Ionio ricco di spiagge e mare splendido, tradizioni culturali e religiose di rilievo come la rinomatissima “Processione del Giovedì e Venerdì Santo”.
Insomma uno splendido gioiello imbruttito e sovradimensionato dall’industria,
uno splendido gioiello che deve pian piano ritornare alle sue storiche peculiarità.
Ridimensionarsi e valorizzare il patrimonio storico naturalistico per rifiorire.
Tanti morti, tra adulti e bambini, sono un tributo intollerabile pagato sull’altare dell’occupazione.
Ora Vendola ha fatto la voce grossa affermando di non tollerare alcuno sforamento dei limiti delle emissioni previsti dalla legge regionale. A
Altrimenti sarà chiusura?
Staremo a vedere.

Postato da: Giuseppe Leone | 19.11.10 19:48




700 persone che vogliono lavorare, poi ci ducumentano, vedi Report, sulle autority dove c'è gente impiegata strapagata che dichiara che è li e non li fanno lavorare pur se avrebbero tanto da fare. Questo è un paese che sta andando alla rovescia. Qualche giorno fà in un commento sul corriere sul nostro premier avevo detto che sarebbe stato più giusto che invece di investire tanti soldi, soprattutto all'stero, in ville e condomini vari (vedi antigua) sarebbe stato più giusto, visto che non gli piacciono neanche, che stabilizzasse tutti gli operatori dei vari call center delle sue varie aziende. Quindi meno soldi in ciò che non serve a niente e più nelle tasche di chi lavora, e può meglio programmare un futuro, e quindi sul mercato dei consumi. Un concetto terra-terra a cui qualcuno, rispondendo al mio commento con tono sarcastico, mi ha chiesto in quale mondo vivo? Ecco questo è quello che mi preoccupa, sarà stato un berluscones, sicuramente questo non è il mio mondo e spero, un sogno, che si riesca a costruirne uno più giusto, equo nel rispetto soprattutto di chi, come i 700 lavoratori dell'ILVA e le migliaia che in tutto il paese hanno recentemente perso e stan perdendo il posto di lavoro e con esso la dignità e il rispetto a fronte dei primi 4 art. della nostra costituzione.

Postato da: Giovanni | 19.11.10 18:20




BISOGNA DISCUTERE SERIAMENTE SUL PROBLEMA DEL LAVORO AL SUD!
NON POSSIAMO SCEGLIERE SOLO TRA MORIRE DI FAME E/O MORIRE DI CANCRO!

Postato da: MASANIELLO | 19.11.10 15:44




Ricorda molto la storia di Porto Marghera. Nord e Sud in questo sono "ITALIA" ainoi.
I lavoratori sono i primi a dover sopportare le conseguenze di tale situazione e a rimetterci la pelle morendo di cancro e nel contempo la situazione non cambia "per evitare che i lavoratori non perdano il posto di lavoro".
ma che vita è questa? che mondo è questo? scegliere tra il cancro e il lavoro e nessun altra alternativa?

Postato da: Quintino De Romanis | 19.11.10 15:25




ma in Puglia non andava tutto bene????

Postato da: Diego Giglioli | 19.11.10 15:19




l'Ilva di Taranto è una vergogna per tutta l'Italia...

combattete per la salute dei cittadini!

Postato da: walter melito | 19.11.10 15:15




Aivoglia a fare assemblee pubbliche in quel di Taranto. La vecchia idea di industria non uscirà mai dal giro culturale dei politicanti nostrani.

La vera soluzione è l'industria pulita e bisogna subito rimboccarsi le maniche.

S.

Postato da: salvo grillini | 19.11.10 15:01




nel dilemma tra lavoro e ambiente che scegliere?

Postato da: sandro migliaccio | 19.11.10 14:01




occupatevene. bravi!

Postato da: valeria serpico | 19.11.10 13:59




ci sarebbe da fare interrogazioni parlamentari.

Postato da: Filippo Tancredi | 19.11.10 13:56




L'Ilva è un problema di natura sanitaria. E' il momento di risolverlo come si deve perché non se ne può più!

Postato da: letizia tancredi | 19.11.10 13:29




Che fa Vendola in tutto ciò?

Postato da: Domenico Iacuzzi | 19.11.10 11:03




L'Ilva di Taranto è la solita azienda italiana che fa soldi sulla salute dei cittadini (che in quel posto spesso sono gli stessi lavoratori dell'azienda).

E' l'esempio lampante di difficoltà nel conciliare lavoro e ambiente che non dovrebbe esserci se solo vi fossero piu' industriali e politici lungimiranti e illuminati

Postato da: giorgio treccia | 19.11.10 10:43




L'on. Zazzera ha detto una cosa che molti hanno paura di dire: "A Taranto dopo l’ILVA c’è il nulla, anzi c’è la rapina o l’ingresso in qualche organizzazione criminale". E' facile dire se si sta a Roma, nel Palazzo, che bisogna chiudere l'Ilva perché inquina ma poi nessuno pensa a cosa farebbero tutti i suoi lavoratori, nessuno pensa a soluzioni alternative. Sono tarantina di nascita e l'argomento mi tocca da vicino. So che quella gente ha scelto di mettere a rischio la propria salute pur di avere uno stipendo e ora tolgono loro anche quello. La politica dovrebbe farsi carico di questi problemi.

Postato da: Rosanna Lo | 19.11.10 10:22




e chi risarcisce i cittadini che si sono ammalati?

Postato da: roberto sciascia | 19.11.10 10:10




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