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16 Dicembre 2010

Processo Thyssen, una sentenza contro la 'mattanza'




Autore Maurizio Zipponi Maurizio Zipponi

Al processo di Torino per la strage sul lavoro della Thyssen krupp del 7 dicembre 2007, in cui persero la vita sette operai, l’accusa ha chiesto la condanna a 16 anni e mezzo per l’ad Herald Espenahan, a 13 anni e mezzo per altri quattro dirigenti e a nove anni per un quinto dirigente.
La sentenza sarà di grandissima importanza non a fini di vendetta ma per la possibile instaurazione di un principio giuridico fondamentale. Per la prima volta al principale imputato è stato contestato infatti il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, mentre per gli altri imputati l’accusa è di omicidio colposo.
Se la sentenza confermerà l’impianto accusatorio, si stabilirà quindi che trascurare la sicurezza sul lavoro per moltiplicare il profitto è un reato di prima grandezza, che si configura a tutti gli effetti come un omicidio volontario.
Inoltre, elemento altrettanto centrale, a essere messo sotto accusa, è direttamente l’amministratore delegato dell’azienda e non uno dei suoi tanti sottoposti. Viene così incrinato il meccanismo ideato dal ministro Sacconi per cui la responsabilità, in caso di infortuni sul lavoro, non può mai risalire ai vertici aziendali, con tutto quel che ne consegue in termini di impunità garantita per gli stessi.
Si tratterà di un concreto passo avanti sia sulla strada della difesa di una legalità non a uso esclusivo di pochi privilegiati sia su quello della sicurezza sul lavoro.
Viviamo in un paese in cui la tutela della vita e della salute dei lavoratori è considerato spesso un impaccio da aggirare con ogni mezzo, quando non da ignorare come se non esistesse. Le leggi in materia esistono, ma sono sistematicamente trasgredite dal momento che i colpevoli sono sicuri di cavarsela sempre a poco prezzo.
Il risultato è una mattanza di proporzioni raggelanti. Nel 2009 gli infortuni sul lavoro sono stati 790mila e hanno provocato 1050 morti. Una strage. Quest’anno il bilancio è già più sanguinoso. All’inizio di dicembre la percentuale di morti sul lavoro era superiore a quella dell’anno precedente dell’1,5%.
Con impressionante cinismo c’è chi si è rallegrato di queste cifre, segnalando che nel 2009 c’erano stati 85 morti sul lavoro in meno rispetto al 2008 e che gli incidenti erano diminuiti di quasi il 10%. Purtroppo le cose non stanno così. Le statistiche, che comunque sarebbero inaccettabili in un paese civile, non tengono infatti conto di tutto l’immenso continente del lavoro sommerso, milioni di lavoratori che sono di solito costretti a lavorare in condizioni di sicurezza inesistenti e che non figurano tra gli “incidenti sul lavoro” semplicemente perché nessuno ne sa niente.
Le statistiche, infine, non contano le malattie, che sono invece la principale causa di mortalità sul lavoro. I tumori provocati dall’esposizione ad agenti cancerogeni sono, secondo i dati dell’Istituto pubblico di ricerca sulla sicurezza sul lavoro, circa seimila l’anno.
La conclusione è evidente. Se c’è oggi un fronte in cui la lotta per i diritti del lavoro, quella per la costruzione di una democrazia sostanziale e quella per la difesa della legalità si intrecciano è proprio quello che riguarda la sicurezza sul lavoro. Per questo l’esito del processo per la strage della Thyssen Krupp è così importante per la civiltà di questo paese.


Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (9) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito
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Commenti



Faccio consulenza sulla sicurezza nelle aziende promuovendo nuovi sistemi di cui uno brevettato, SEMPLICE, UTILISSIMO e DI costo risibile.
La cosa che mi lascia più perplesso è sentirsi dire dai preposti alla sicurezza (RSPP-RSU-RLS di fatto, sono abbastanza indifferenti all'innovazione sulla sicurezza) che loro "sono a posto" ed "hanno ottemperato al D.L. 81" e che "le loro attività sono sicure". Prevenire vuol dire cercare di attuare ogni piano QUANTOMENO VALUTATIVO che possa impredire un fatto accidentale, quanto più posibile.
Sono felice per loro, quando fanno certe affermazioni ma soprattutto per chi lavora in quelle aziende, come credo che lo fossero le 7 persone che alla Thyssen hanno perso la vita ed a quelle famiglie straziate. Spesso, riscontro un vero e netto rifiuto ad adottare nuovi strumenti preventivi, non è un questione di costi è una questione di ragionevolezza e di buon senso, ma soprattutto noto come certi preposti siano davvero persone con un "back ground" sulla sicurezza davvero superficiale, molte volte disarmante.
E' forse questo quello che si meritano i lavoratori italiani? Superficialità? Tanto a noi non capiterà mai? Sono casi più unici che rari? Siamo a posto con le certificazioni? Quante volte mi sono sentito ripetere queste frasi. Purtroppo la sensibilità di certe persone è la stessa di un caimano che ha fame.
Spero solo che questa sentenza faccia riflettere di più tutti e che permetta alle aziende di INVESTIRE sulla sicurezza, perchè dopo 8 ore di lavoro un lavoratore ha il sacrosanto diritto di tornarsene a casa e vivere la sua famiglia e la sua vita. Tutto il resto è aria fritta e purtroppo è la fine di quei ragazzi alla Thyssen che, per chi ha sottovalutato il rischio a fronte dell'esborso di pochi soldi, ha fatto si che 7 PERSONE spegnessero la loro vita per una leggereza. L sicurezza è e rimane un valore e NON UN COSTO ed è IMPRESCINDIBILE per OGNI lavoratore e per ogni azienda.
Come correttamente ha saggiaemnte detto il PM Guariniello "una sentenza non è una vittoria" ma permette di ripristinare CHIARAMENTE un quadro di RESPONSABILIT'che DEVONO ESSERE
tenute in MASSIMA CONSDERAZIONE specialmente tra i preposti che DEVONO sia PROESSIONALMENTE che UMANAMENTE fare il massimo per impedire che una trascuratezza diventi una tragedia immane, anche di un solo LAVORATORE.

Postato da: Giordano Enrico | 16.04.11 07:35




SIAMO O NON SIAMO UN PAESE CIVILE

Postato da: salvatore | 19.12.10 10:51




Secondo me la chiave di tutto è lì.Quando quei 4 saranno presenti,per chi voteranno?e se votassero per noi?

Postato da: max.trentini | 17.12.10 01:24

2 sono di SVP, uno del FLI (Moffa) e Gaglione di Noi Sud (Noi Sud??? Boh!).
Difficile capire ...


Postato da: MCarla | 18.12.10 23:16




Brava IDV!

Postato da: Franco | 18.12.10 01:34




Caro fan del ministro della disoccupazione Sacconi,
l’Italia dei Valori parla con documenti alla mano. Il 5 agosto 2009 sulla Gazzetta ufficiale n.108 è stato pubblicato il decreto legislativo 106/2009 ovvero decreto correttivo sul testo sulla sicurezza sul lavoro emanato dal governo Prodi. Tra i tanti “aggiornamenti” prevedeva nella prima formulazione, la cosiddetta norma “salva-manager” che deresponsabilizzava i datori di lavoro e i dirigenti dagli obblighi di tutela e sicurezza. In particolare, con la sub-delega, consentiva l’assolvimento della vigilanza sul delegato con la semplice adozione di modelli organizzativi e di gestione aziendale. Il principio di responsabilità del delegante veniva annullato oltre ad una generalizzata riduzione delle sanzioni per chi non avesse redatto entro i termini stabiliti il documento di valutazione rischi.
Sulla scorta dei rilievi mossi dalle regioni, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni rappresentative degli RLS ma soprattutto dal Presidente della Repubblica, l’Unione europea osservò che queste previsioni avrebbero violato la direttiva europea 89/391/CEE che lasciò intravedere il rischio di una procedura di infrazione contro l’Italia. A questo punto anche a seguito della condanna diffusa dell’opinione pubblica, per le eventuali ricadute sul processo Thyssenkrupp, il governo fece marcia indietro.
Quindi questa è la dimostrazione di quanto Sacconi, oltre ai danni che ha già combinato con i tanti “alleggerimenti” in materia di sicurezza sul lavoro che hanno creato gravi conseguenze, sia portatore di interessi che ledono la sicurezza e i diritti dei lavoratori nelle aziende.

Postato da: Annalaura Lauretti | 17.12.10 16:12




Mi è venuta in mente una cosa.
Alla Camera la maggioranza è 316.
L'Unione Avanzi di Galera ne ha ottenuti 314,e ha vinto per tre.
Questo significa che l'opposizione ne ha presi 311.
e significa anche che 5 persone non c'erano,o non hanno votato.
Fini per prassi non vota.Quindi sono 4.
Secondo me la chiave di tutto è lì.Quando quei 4 saranno presenti,per chi voteranno?e se votassero per noi?

Postato da: max.trentini | 17.12.10 01:24




Zipponi continua a raccontar balle:
"Viene così incrinato il meccanismo ideato dal ministro Sacconi per cui la responsabilità, in caso di infortuni sul lavoro, non può mai risalire ai vertici aziendali, con tutto quel che ne consegue in termini di impunità garantita per gli stessi. "...adesso mi deve dire in quale norma sarebbe presente questa assurdità...tra l'altro,il nostro caro Zipponi viene contraddetto dal suo stesso articolo:come potrebbe il PM chiedere la condanna dei vertici della Thyssen,se davvero ci fosse tale normativa?Ma per favore,smettiamola di prendere in giro gli italiani.Finitela con la demagogia e il populismo.E poi,i soliti giustizialisti:é un abominio giuridico contestare l'omicidio volontario....ma stiamo scherzando,vero?

Postato da: Roberto A | 16.12.10 17:15




Andate a vedere gli operai dell'Ilva, ogni giorno muoiono un po'. Chi risarcisce loro e i loro parenti?

Postato da: MaurizioF. | 16.12.10 11:22




E' una vergogna. Credo che ognuno di noi conosca qualcuno che ha subito almeno un incidente sul lavoro. Una piaga sociale che con le leggi di questo governo è destinata ad aggravarsi. Le statistiche, ha ragione Zipponi, non tengono conto degli invisibili, spesso extracomunitari, reclutati a giornata dai 'caporali' che ci mangiano sopra, e che non hanno nessun diritto. Basta farsi un giro verso le 5/6 del mattino per le strade principali di città come Roma, Milano, Napoli ecc. per toccare con mano questo sconvolgente fenomeno. E nessuno controlla...

Postato da: Giovanni A. | 16.12.10 09:54




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