UN ANNO FA MORIVA GINO GIUGNI
Antonio Razzi
Il padre dello Statuto dei lavoratori, Gino Giugni, muore il 5 ottobre 2009. La perdita è stata notevole se si considera che egli ha redatto lo Statuto dei lavoratori, la celeberrima legge n° 300 del 1970.
A far seguito da quella data si può affermare senza tema di essere smentiti che il mondo del lavoro trovò la disciplina di cui si sentiva tanto bisogno. La storia di questo Paese, è bene che gli italiani lo sappiano, annovera un personaggio che ha segnato un’epoca nella quale si ponevano le basi per cominciare a riconoscere e riconsegnare ai lavoratori la loro dignità di esseri umani titolari di diritti ma portatori anche di doveri. Infatti, il contenuto dello Statuto oggi continuamente disatteso e dimenticato non fosse che per quell’articolo 18 famigerato che si voleva fortemente abolire, non aprì una fase che favoriva una delle due parti contrattuali, ma sottolineava, insieme alla irrinunciabilità dei diritti dei lavoratori, anche la necessità dei doveri verso i datori di lavoro. Ebbene, alla luce dei fatti di quest’ultimo anno soprattutto, quando si disconosce oramai senza remore, la soccombenza dei diritti dei lavoratori alle ragioni del mercato, più che mai il ricordo del compianto studioso trova una sua giustificazione aggiuntiva.
Le dismissioni e le deroghe ai contratti collettivi di lavoro, per esempio, stanno diventando una regola sconsiderata. Persino sentenze del giudice del lavoro di reintegro di lavoratori licenziati ingiustamente vengono eluse.
Ed è proprio sui diritti che si gioca l’attuale partita economica mondiale. E’ proprio a fronte della competizione divenuta insostenibile con quei paesi che non riconoscono ai lavoratori nulla più che un giaciglio ed un pezzo di pane, che anche il mondo cosiddetto occidentale, civile e progredito cerca di riportare indietro le lancette della civiltà. Uomini come Gino Giugni sono stati l’esempio di abnegazione e di studio volto solo all’acquiescenza dei diritti dei lavoratori in un momento storico molto “caldo”, quando la protesta delle piazze divenne violenta e clandestina. Egli stesso fu gambizzato dalle Brigate Rosse nel 1983, per fortuna non ucciso come invece è successo poi a Massimo D’Antona e Marco Biagi. La sua memoria è presente ancora oggi e lo sarà sicuramente negli anni a venire, quando la pazzia del disordine istituzionale che oggi ci affligge diventerà piano piano un brutto ricordo. In questo caso il corso e il ricorso non arricchisce neanche di esperienza, abbrutisce solo e dispera invece quanti, di buona volontà, sono disposti a remare per portare il paese in acque chete. Non siamo disposti a rinunciare alla Costituzione, non rinunciamo a nessuno dei diritti acquisiti con la nascita e sanciti dalle leggi, vigileremo affinché ciò non accada e con tutte le nostre forze rivendichiamo la libertà di pensiero e di azione.
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Commenti
“Lo schiavismo sarà probabilmente abolito dalle forze in guerra e la proprietà di schiavi verrà totalmente abrogata.Io e i miei amici europei siamo a favorevoli a questo: che la schiavitù si limiti al possesso del lavoro e che si trasferisca nell'interesse del lavoratore, nel frattempo il progetto europeo guidato dall'Inghilterra consisterà nel controllare il lavoro attraverso il controllo sui salari. Il vasto debito che i capitalisti vedranno costituirsi su di esso dalle guerre, deve essere usato come mezzo per controllare il volume del denaro. Per portare a termine questo obiettivo bisogna usare le obbligazioni ipotecarie come punto di partenza fondamentale del sistema bancario….” The Hazard Circular, rivista della Banca d'Inghilterra, anno 1862
“Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694)….” Karl Marx, Capitale, Libro I.
Siamo tutti sotto Usura
Lo Stato, il Popolo e le Aziende soffrono per l’impoverimento pianificato dalle Banche Centrali con la complicità delle Istituzioni.
La finta “crisi” serve ad aumentare il loro controllo sull’economia e sulla politica.
NO al Signoraggio Bancario
NO alla Dittatura delle Banche
Sottoponiamo l’appello a deputati, senatori, giornalisti, intellettuali, contestatori, anticonformisti, per promuovere la proposta di legge che faccia tornare l’emissione monetaria in mano statale, ovvero politica e popolare. Diffondiamo la verità negata: viviamo in una dittatura bancaria che impone a tutti l’angoscia esistenziale della vita basata sui debiti.
LEGGI L'APPELLO e firmalo come ho fatto già anch'io sul sito :
http://www.movimentozero.org/
Non è tollerabile che una banca centrale, isolata, che non ha nessuna responsabilità né l'obbligo di spiegare quello che fa, possa continuare a creare disoccupazione mentre i governi stanno zitti (Modigliani, premio Nobel per l'Economia, su "Il Tempo" del 22/10/2000)
“L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto” Maurice Allais, Nobel Economia 1988
Postato da: Silvio Pellico ai Piombi | 16.10.10 00:18
Questo è un governo non sta facendo nulla per i poveri, per i disoccupati e per le famiglie che non arrivano a fine mese!
Postato da: Franco | 08.10.10 00:17
Brav'uomo Gino Giugni,
che schifo il governo di adesso!
Postato da: Franco | 08.10.10 00:15
Postato da: Diego | 07.10.10 13:04
Bravo! Ottima spiegazione!
Postato da: MCarla | 07.10.10 18:20
Caro Filippo,vedi che la posizione di Cisl e Uil era la posizione anche della stragrande maggioranza dei lavoratori di Pomigliano e certamente ,per quello che so di Gino Giugni,di cui ho letto alcuni scritti,egli avrebbe certamente rispettato e condiviso la volonta' dei lavoratori.D'altra parte Gino Giugni non poteva condividere la posizione della Fiom che prevedeva in alternativa all'accordo il NON INVESTIMENTO dei 700 milioni da parte di Fiat e quindi 5000 lavoratori piu' quelli dell'indotto IN MEZZO A UNA STRADA CON TUTTE LE LORO FAMIGLIE.Gino Giugni teorizzava il bene dei lavoratori non la loro disperazione,la difesa dei loro diritti non dei loro abusi in fabbrica.
Postato da: Diego | 07.10.10 13:04
Cari tutti, la smettete di tirare per la giacchetta un morto???? Ciascuno si faccia un'idea (onestamente e senza mettere pesi sul proprio piatto della bilancia!) mediatante lo stile di pensiero di Giugni, stile che - comunque - non appartiene a nessuno di voi scriventi.
Postato da: MCarla | 06.10.10 21:22
Caro Diego, sicuro che Giugni avrebbe apprezzato la posizione, quella sì rozza e arcaica, di Cisl e Uil sull'accordo Fiat?
I lavoratori lo hanno votato perché ricattati: se ti puntano una pistola alla tempia tu accetti tutto, pure di diventare schiavo.
Postato da: Filippo | 06.10.10 09:22
Eccellentissimo Diego,
Giugni non è vissuto abbastanza per vivere gli ultimi scempi perpetrati sui diritti dei lavoratori.
Cosa fa il tuo governo caro Diego, quali provvedimenti adotta, quali politiche di crescita economica supporta.
Quale forza politica è diventata avamposto dei diritti dei lavoratori in Italia?
Con chi dovrebbe schierarsi il padre dello Statuto stesso oggi?
Rispondi con fatti Diego non fermarti alla solita offensiva descrizione di quello che definisci “trattorista molisano”.
Postato da: Giuseppe Leone | 05.10.10 17:10
Per Diego
Inizi Lei a dare il buon esempio, non si faccia interprete delle idee di chi non è più in grado di esprimerle. Dubito che chi ha la paternità dello Statuto dei lavoratori si metta dalla parte di chi offende il lavoro e la dignità dei lavoratori.
Postato da: stefano tagliavini | 05.10.10 15:15
Caro Duccio,Gino Giugni avrebbe disprezzato l'IDV
perche' era un uomo pacato,giusto e rispettoso delle idee degli altri.Rgli non avrebbe mai usato i toni rozzi ,pieni di odio e di veleni usati da Di Pietro alla Camera e in tutte le sue manifestazioni e interventi,degni di un fascicomunista violento e demagogo : lo avrebbe sicuramente disprezzato sia nel metodo che nel merito.Tu sei dipietrista ed io rispetto le tue idee ma tu non confondere Gino Giugni con il trattorista molisano.Per favore......
Postato da: Diego | 05.10.10 10:46
Può darsi, come dice Diego, che avrebbe disprezzato l'IdV: e perchè mai, poi? Per quanto riguarda il resto, non si tratta di "impadronirsi" di qualcuno o di qualcosa. Gino Giugni rappresenta un "patrimonio" comune a tutti gli italiani; un personaggio trasversale, al di la delle strumetalizzazioni politiche, che ha arricchito questo Parese e i suoi abitanti, codificando diritti e doveri dei lavoratori e degli imprenditori. Ponendo le basi per il rispetto della dignità di ogni uomo anche sul posto di lavoro, basi che negli ultimi tempi, invece, si vorrebbero rimettere in discussione.
Postato da: Duccio | 05.10.10 10:18
Cara Redazione,lascia stare Gino Giugni socialista,amico di Craxi, padre dello statuto dei lavoratori e lontano mille miglia dalle idee dell'IDV rozze e contro i lavoratori ( vedi Pomigliano dove IDV si schiera con la Fiom contro il volere della stragrande maggioranza dei lavoratori che vuole l'accordo con la Fiat )Smettetela di impadronirvi abusivamente di personaggi che, se in vita,vi avrebbero profondamente disprezzato.
Postato da: Diego | 05.10.10 09:37