sei in: articoli > salute e ambiente
30 Novembre 2010

IL GRIDO D'AIUTO DEGLI AGRICOLTORI


di Renata Rogo -Responsabile Idv settore Agricoltura

Il PIL- prodotto interno lordo dell’agricoltura continua a scivolare in basso. Ce lo conferma l’ISMEA che non si può dire ente prezzolato dall’opposizione. Gli allevatori sardi non sono i soli a cercare di richiamare l’attenzione del governo sui problemi del settore, sono solo quelli che lo hanno fatto più rumorosamente. Il Governo, si sa ha ben altri problemi ed il ministro dell’agricoltura guarda solo verso nord. Ancora a fronte di prezzi alimentari al consumo che non calano mai, quelli pagati all’agricoltore sono sempre più bassi.
Qui non si tratta di mettere qualche soldino per l’olivicoltura e qualche altro nei cereali, occorrono misure strutturali che consentano agli agricoltori di cogliere nuove opportunità, ammodernare il processi ed i prodotti per andare incontro alle esigenze del mercato e, soprattutto, senza essere soffocati da una burocrazia opprimente e tentacolare.
Abbiamo un ministro per l’esemplificazione che l’unica cosa che ha esemplificato è la lingua italiana. Il settore olivicolo ha una normativa pertinente pari all’enciclopedia Treccani! Per non parlare degli iter autorizzativi che costringono gli agricoltori a peregrinare col cappello in mano da un ufficio all’altro della pubblica amministrazione come poveri questuanti, per ottenere un permesso magari per aprire uno spaccio aziendale. La burocrazia è così ostinatamente complessa che non vi è richiesta che possa essere presentata senza il progetto di un tecnico e non vi è nuova attività, per quanto semplice che possa essere autorizzata nel giro di poche settimane.
La prima cosa che il mondo agricolo chiede al governo è di esemplificare gli adempimenti, stabilire regole certe per eliminare ogni tipo di discrezionalità dei controlli. Secondariamente, ma non in ordine di importanza, è fondamentale che il governo metta sotto controllo la logistica della commercializzazione dei prodotti agricoli che li porta sulle tavole dei consumatori con ricarichi del 1.000%.
Mentre il governo si trastulla tra dimissioni proclamate e smentite, nel disegno di legge di stabilità l’agricoltura non muove interessi e non trova posto.



29 Novembre 2010

La cronaca di "L'Italia dei Valori per la Campania"


L’Italia dei Valori non chiude gli occhi davanti ai problemi e a una realtà drammatica qual è quella dei rifiuti in Campania. Antonio Di Pietro nei luoghi interessati dall'emergenza rifiuti per l’iniziativa “L'Italia dei Valori per la Campania". Con lui deputati, senatori e membri dell'Idv in visita alle discariche di Chiaiano e Terzigno:


17: 40 – Mancuso: “Ho preso atto – ha dichiarato Di Pietro – di un comunicato del procuratore della Repubblica, Mancuso che di fatto ha consentito al sindaco di Terzigno di revocare un’ordinanza già emessa sull’interruzione di sversamento. Sarebbe stato più opportuno - ha aggiunto il leader Idv – un provvedimento formale che avrebbe consentito a chi non fosse stato d’accordo di impugnare e di verificare la sussistenza di inquinamento del territorio. Invece il solo comunicato non è impugnabile e lascia tutto in dubbio. Al momento – sottolinea Di Pietro – non c’è nessuna tutela per la salute delle persone e per l’ambiente”.


17:20 – La disperazione dei cittadini: Dopo la conclusione della visita, Antonio Di Pietro e gli altri esponenti della delegazione Idv, tra i quali il segretario della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti, senatore Gianpiero De Toni, si sono intrattenuti con gli abitanti della zona presenti e che hanno manifestato tutta la loro disperazione. Oltre al danno, i residenti di Terzigno e Chiaiano lamentano anche la beffa . Oggi, infatti, hanno ricevuto una bolletta dei rifiuti più alta.


17:00 – Vietato passare: le forze dell’ordine non hanno concesso a Di Pietro e alla delegazione dell’Italia dei valori, di raggiungere la discarica di Cava Siri a Terzigno. Di fronte al divieto è esplosa la rabbia dei molti cittadini presenti, che hanno urlato: “Onorevole, avete visto? Ci impediscono di passare su territori che sono nostri. Oggi per la vostra visita hanno pure eliminato la puzza, ma qui è impossibile stare. Aiutateci, liberateci di Berlusconi e dei suoi bunga bunga”.


16:40 – L’Arrivo di Di Pietro: il leader Idv ha raggiunto la delegazione del partito nei pressi della discarica di Cava Sari a Terzigno. Alle numerose persone presenti e ai giornalisti il leader Idv ha detto che “non è giusto scaricare le responsabilità sui cittadini e farli passare per criminali, come sta tentando di fare il procuratore Mancuso”. Per Di Pietro ai “cittadini deve essere concesso di impugnare i provvedimenti che non condividono e di fare i rilievi sul terreno in modo indipendente, perché finora sono stati gestiti da chi, magari, è in conflitto d’interesse”.


16.00 - Arrivo a Cava Sari: la delegazione dell’Italia dei valori è giunta nei pressi della discarica di Terzigno. Un nutrito movimento di cittadini sta presidiando la zona e invita deputati e senatori Idv a visitare il sito per rendersi conto delle reali condizioni in cui si trova. Molte persone sono in attesa dell’arrivo di Antonio Di Pietro e mostrano cartelli con scritte del tipo: “Per Bossi, la munnezza che ci hai mandato sta nella frutta che hai mangiato”.


15:15 - Verso Terzigno: "L'Italia dei valori per la Campania". Continua la visita della delegazione Idv, formata da deputati e senatori, guidata da Antonio Di Pietro, nei luoghi dell'emergenza rifiuti. Dopo una breve pausa, ora a bordo del Pullman, si sta dirigendo a Terzigno per visitare la discarica di Cava Sari. Molti i giornalisti al seguito.


13:30 - Solidarietà: “L’emergenza rifiuti non è solo un problema campano, ma di tutto il Paese. Perciò siamo favorevoli alla solidarietà da parte di tutte le Regioni. Nello stesso tempo però, dobbiamo mettere la popolazione campana nelle condizioni di gestire da sola la situazione”. Sono parole del leader dell’Idv Antonio Di Pietro in visita a Chiaiano. "In questi anni con i rifiuti si sono fatti troppi affari; c’è stata una speculazione enorme alle spalle della salute dei cittadini. La genesi di questa malattia etica che ha coinvolto il sistema dei rifiuti – denuncia Di Pietro – viene proprio dal signor Impregilo. Chiamiamolo per nome e cognome. Si è fatto affidamento su sistemi che producevano troppi vantaggi e grandi guadagni, senza calcolare invece, progetti diversi".


13:00 - Coinvolgere la scuola: “Noi crediamo che ci sia una legge regionale che è suicida per lo smaltimento dei rifiuti, noi ci impegniamo per la sprovincializzazione, al contrario di quanto è stato deciso adesso”. Così Antonio Di Pietro rispondendo alle domande della stampa davanti alla discarica di Chiaiano. “La nostra posizione è chiara, per questo ho riunito oggi tutti i delegati del partito affinché ci sia un impegno dell’Idv senza se e senza ma su alcuni punti fondamentali necessari a risolvere il problema una volta per tutte. Tra questi: la bonifica di Chiaiano; la raccolta differenziata, anche porta a porta; no a nuovi inceneritori; si alle energie rinnovabili; si allo smaltimento meccanico manuale. Altro punto fondamentale – sottolinea Di Pietro - promuovere programmi speciali anche nelle scuole per l’educazione alla raccolta differenziata”.


12: 40 - Di Pietro ai giornalisti: "Dobbiamo innanzitutto ripulire l'italia da Berlusconi e dal berlusconismo. Per l'Italia dei valori che Sel e il Pd si uniscano il risultato non cambia, ciò che conta è essere uniti per mandare a casa Berlusconi e creare un'alternativa di governo". Il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, giunto con la delegazione del partito davanti alla discarica di Chiaiano sta rispondendo alle domande dei numerosi giornalisti presenti. "Sui rifiuti - afferma il leader Idv - ho sentito le istanze dei cittadini e dei comitati contro i nuovi inceneritori che avevano come slogan 'jatevenn''. Ho detto loro che l'Italia dei valori si impegnerà affinchè la Campania possa avere un nuovo modo di gestire l'emergenza rifiuti. Dobbiamo soprattutto vigilare sullo stanziamento dei fondi della Cip 6 che vengono sperperati a iosa e che invece devono essere incanalati per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Inotre - spiega Di Pietro - bisogna continuare ad incentivare la raccolta differenziata dei rufiuti e pensare a nuovi metodi di smaltimento".


12:10 - La dichiarazione di Di Pietro: "Diciamo no alla politica degli inceneritori, che ha fatto arricchire pochi alle spalle dei cittadini. Diciamo si alle rinnovabili, alla raccolta differenziata e ad alternative quali lo smaltimento meccanico manuale dei rifiuti". Così Antonio Di Pietro dopo l'incontro privato con i presidi dei cittadini alla rotonda di Chiaiano. Con lui Orlando, Belisario, Barbato, Formisano, Zazzera e Palagiano.


10:30 - La partenza: dalla stazione Centrale di Napoli è partito il pullman Idv diretto alla discarica di Chiaiano. Nel gruppo, oltre a diversi esponenti del partito e alla stampa, c'è il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, i senatori Luigi Li Gotti e Elio Lannutti, la deputata Anita Di Giuseppe.



25 Novembre 2010

L’acqua come diritto e non come profitto


La delegazione dell’Italia dei Valori al Parlamento europeo ha presentato una “Dichiarazione scritta sulla protezione dell'acqua come bene pubblico”.
L’iniziativa nasce dalla nostra profonda convinzione che l'acqua sia non soltanto un bene comune, ma anche un diritto umano universale. Per questo motivo, la gestione dell’erogazione idrica da parte di un servizio pubblico locale, privo di rilevanza economica, è il fondamento di una buona azione di governo a difesa di questo patrimonio. In nome di tali principi, abbiamo presentato la Dichiarazione scritta, facendoci portavoce delle convinzioni di migliaia di persone che hanno sottoscritto le richieste di referendum depositate in Cassazione, per cercare di evitare la mercificazione di un bene della comunità. L'iniziativa non ha colore politico, né carattere di esclusività per chi l'ha proposta, ma è una battaglia di tutti.
Vogliamo creare un fronte comune per impedire che l’acqua diventi il nuovo "oro blu", oggetto di speculazioni, interessi, giochi di potere e malaffare, perciò abbiamo proposto la Dichiarazione insieme a colleghi di altri gruppi politici (Socialisti, Verdi e Sinistra europea) e stiamo già riscontrando un ampio consenso in tutto il Parlamento.
Il nostro obiettivo è quello di raccogliere un numero di sottoscrizioni pari alla metà più uno degli europarlamentari, affinché questa Dichiarazione diventi un impegno ufficiale del Parlamento europeo e richiami le istituzioni nazionali a intraprendere iniziative concrete sul tema.
Stiamo cercando di sensibilizzare tutti i politici con una campagna fondata sullo slogan “Water for all not for profit”, l'acqua come diritto e non come profitto.

Di seguito potete leggere la “Dichiarazione scritta sulla protezione dell'acqua come bene pubblico”.


Il Parlamento europeo, visto l'articolo 123 del suo Regolamento,
- considerando che le Nazioni Unite hanno riconosciuto il diritto umano universale all'acqua e ai servizi sanitari (risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/64/L.63/Rev.1);
- considerando che molti cittadini europei non godono del diritto all'acqua come "un bene comune dell'umanità" (risoluzione del PE P6_TA(2006)0087) a causa della sua privatizzazione e commercializzazione;
- considerando che la privatizzazione ha generato disuguaglianze e esclusioni, e ha portato spesso a impennate del prezzo dell'acqua, a perdite di acqua eccessive, alla sospensione dei servizi idrici e a una gestione irresponsabile, tanto che, in alcuni casi, si è tornati alla gestione pubblica dei servizi;
1. ribadisce che "la gestione delle risorse idriche non deve essere soggetta alle norme del mercato interno" (risoluzione del PE P5_TA(2004)0183);
2. invita le istituzioni UE e gli Stati membri a compiere ogni sforzo per garantire che il diritto all'acqua e ai servizi sanitari sia universale, senza esclusioni;
3. sollecita la Commissione a rivedere la pertinente normativa, in particolare quella relativa agli appalti pubblici e concessioni, in modo da assicurare che la proprietà e la gestione dell'acqua e dei servizi idrici restino pubbliche;
4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, alle istituzioni dell'UE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

Giommaria Uggias e Niccolò Rinaldi



15 Novembre 2010

SALVIAMO I CONSULTORI DELLA REGIONE LAZIO DALLA PROPOSTA TARZIA


Le donne e gli uomini della Regione Lazio dicono NO alla proposta di legge Tarzia (e altri) perché:
- cancella un patrimonio pubblico di grande valore, frutto di lotte e di conquiste sociali e civili delle donne che hanno garantito la salute per tutti;
- sovverte l’attuale modello dei servizi consultoriali che garantiscono una maternità libera e consapevole;
- sposta ingenti somme a favore di associazioni private che, in quanto tali, hanno obiettivi diversi da quelli di una struttura pubblica che si rivolge a tutte e tutti, rispettandone la sensibilità.
Dicono SI
alla piena applicazione della legge in vigore (15/76) attraverso:
- la salvaguardia dell’intero campo di applicazione dei compiti assegnati ai Consultori (servizi alle donne, alla maternità, alle famiglie, alle e agli adolescenti, assistenza psicologica individuale e di coppia, ecc);
- lo stanziamento di risorse adeguate (economiche, di personale, di strutture idonee) affinché i Consultori siano messi nella condizione di ben operare e venga finalmente riconosciuta e apprezzata l’alta professionalità delle operatrici e degli operatori;
- il rispetto di intese già approvate come il “percorso nascita” del Piano Sanitario Regionale e la certezza dell’applicazione della Legge 194;
- l’apertura di un Consultorio ogni 20.000 abitanti così come già previsto;
- la conferma del carattere di struttura pubblica dei Consultori e del Personale che vi opera nonché del carattere di laicità e quindi di rispetto delle diverse sensibilità e culture di chi si rivolge ai servizi consultoriali.
CHIEDONO
il ritiro della proposta di legge Tarzia e un impegno della Giunta regionale e del Consiglio ad adoperarsi nell’azione di rafforzamento degli attuali Consultori.



FIRMA LA PETIZIONE ONLINE


Postato da Giulia Rodano in | Commenti (21) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

13 Settembre 2010

SANITÀ: ITALIA ALLO SBANDO


Si moltiplicano i casi di malasanità in Italia. L’ultimo nel ricco Nord Est dove, a causa di un’emorragia interna non diagnosticata, una donna di 27 anni, al settimo mese di gravidanza, è in gravi condizioni dopo aver perso il bambino. La giovane è stata rifiutata da un ospedale del veneziano per essere poi sottoposta, in un'altra struttura raggiunta a bordo dell'auto del marito, a un parto cesareo d'urgenza. Adesso è ricoverata in coma all'ospedale di Padova. L'ennesima vittima innocente di un sistema che interviene inviando gli ispettori quando ormai è troppo tardi.
Sappiamo bene che il Governo Berlusconi è esclusivamente interessato ai disavanzi della sanità ed al pareggio dei conti e non ha a cuore la salute dei cittadini, ma la politica della sorveglianza, attuata dal ministro Tremonti, non può e non deve riguardare soltanto il comparto amministrativo, ma ha il dovere morale di comprendere anche e soprattutto quello clinico-assistenziale. Non è più tollerabile assistere quotidianamente all’invio di ispettori governativi al solo scopo di sanare i debiti oppure quando ci scappa il morto. La sanità italiana è allo sbando perché mancano i controlli preventivi. E’ necessario riscoprire l’etica della responsabilità basata sui principi della qualità e della sicurezza e il cui obiettivo primario deve essere la salute del paziente. E’ giunta l’ora di definire le priorità in campo sanitario, di nominare un’Authority super partes che verifichi la qualità delle prestazioni erogate prima che altre vittime siano falcidiate dal nostro sistema sanitario incontrollato, è giunta l’ora che l’ammalato ritorni ad essere al centro del nostro sistema.
Trovo surreale che il controllo sulla sanità erogata sia affidata allo stesso Direttore Generale: il padre-padrone delle aziende sanitarie locali, colui che tutto può. Un politico nominato dalla politica e che risponde delle sue azioni solo al Partito che lo ha favorito. Lui decide tutto, strategie, spese, assunzioni e licenziamenti. Trovo che i suoi poteri siano eccessivi, poiché le sue decisioni non devono essere necessariamente condivise. E ritengo che non possa controllare le strutture da lui stesso gestite. In Calabria, ad esempio, decine di ospedali non sono a norma, ma non si è mai visto un DG chiudere le unità operative in difformità con le normative vigenti. La qualità, anche in campo sanitario, è qualcosa di tangibile, di misurabile, perciò occorre creare in Italia e con urgenza un organismo indipendente come il NICE dell’Inghilterra, poco importa se di nomina regionale o ministeriale, che indirizzi i nostri nosocomi verso l’eccellenza: coniugare l’efficacia con l’efficienza, anche attraverso il rispetto di quelle norme comportamentali che troppo spesso vengono ignorate nei nostri ospedali. Occorre, infine, che l’auspicabile authority analizzi e compari i dati provenienti da analoghi reparti di enti ospedalieri diversi, per vedere dove la sanità funziona e dove no, per verificare se vengono rispettati gli standard europei in termini di percentuali di guarigione, tempi operatori, giorni di degenza, complicanze, recidive, tassi di infezione e di reinterventi, che oltre a mettere a repentaglio la salute del cittadino svuotano le casse dello Stato.


Postato da Antonio Palagiano in | Commenti (13) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Settembre 2010

STATI VEGETATIVI, DAL GOVERNO POSIZIONI IDEOLOGICHE


In luglio il sottosegretario Eugenia Roccella ha illustrato al parlamento il libro bianco sugli stati vegetativi, elaborato dal Ministero della salute.
Basta sfogliare questo testo per far nascere immediatamente due ordini di perplessità.
La prima di queste riguarda parti del documento, ma in generale la filosofia che ispira l’intero testo, che danno l’idea di trovarsi non davanti ad una relazione elaborata rigorosamente sulla base di criteri tecnico scientifici, bensì ad una relazione prevalentemente politica che ha come fine principale quello di certificare un teorema.
In particolare è difficilmente condivisibile quanto riportato nell’introduzione del libro bianco, poiché sono numerose le affermazioni che mal si addicono ad un documento ufficiale del ministero della salute.
Sorprende leggere nella relazione passi come quello in cui si afferma che i parenti e i familiari colgano meglio e prima dei medici la presenza di gradi di coscienza in una persona in stato vegetativo.
Oppure quando si afferma che la persona in stato vegetativo è in grado di manifestare le proprie emozioni, a patto che ci sia qualcuno disponibile ad imparare il loro linguaggio.
Addirittura pericolosa appare invece l’affermazione riportata a pagina 7 della relazione quando, dopo aver premesso che l’evoluzione clinica di un paziente può dipendere dal tipo di assistenza che gli si offre, si sostiene che un adeguato approccio familiare e sociale può essere decisivo per una migliore evoluzione dello stato di queste persone.
Oltre a sostenere tesi che è assai difficile provare da un punto di vista scientifico, si corre il serio rischio di ingenerare speranze in molte famiglie che hanno un parente che versa in stato vegetativo.
Più in generale il libro bianco denota un approccio alla condizione di stato vegetativo che sembra più determinato su basi ideologiche che non sui dati di fatto e sulla letteratura scientifica.
Non distinguere tra gli anni di persistenza dei vari pazienti nella condizione di stato vegetativo, e non fare minimamente cenno alle statistiche in materia di così detti risvegli, rende tutto indistinto e generico, e dunque difficilmente inquadrabile da un punto di vista critico.
Non c’è dubbio che una persona che versa in stato vegetativo conservi la pienezza dei suoi diritti soggettivi, ad iniziare da quello alla vita, ma si tratta di cosa assai diversa dal voler far passare la tesi che tutti i soggetti che si trovano in stato vegetativo continuino a provare, anche se allo stato più elementare, delle emozioni e che sarebbero in grado di comunicarle, e dunque anche comunicare con l’esterno, se solo ci fosse qualcuno con la buona volontà di imparare e capire il loro linguaggio.
La realtà affermata dalla scienza e dalla letteratura per il momento è un’altra, ed è quella di un buio totale che avvolge chi si trova in stato vegetativo, uno stato che è praticamente irreversibile oltre un certo numero di anni.
Altra pecca che non si può non riscontrare nella relazione è quella che in 101 pagine non si fa mai riferimento alla volontà del paziente stesso, ed in particolare non vi si fa cenno nel paragrafo apposito sulla tutela legale di queste persone.
Viene quasi la sensazione che il fine di questa relazione ministeriale sia più quello di offrire un puntello ideologico ad altri provvedimenti, come ad esempio la legge sul testamento biologico, piuttosto che portare un elemento di chiarezza sugli stati vegetativi.
L’altro aspetto che crea perplessità nasce dal fatto che leggendo la gran parte della relazione, quando si parla di assistenza, sostegno e strutture di cui hanno bisogno le persone in stato vegetativo, quanto viene riportato è in gran parte condivisibile.
Anche perché sarebbe davvero difficile non essere d’accordo nel sostenere che le persone in stato vegetativo e le loro famiglie non debbano essere abbandonate, ma sostenute a dovere e nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla costituzione da parte della sanità statale e regionale.
Il problema però nasce dalla seguente riflessione: perché il governo non interviene con provvedimenti normativi ad hoc, invece di limitarsi, come fa con la relazione, a fotografare lo stato dell’arte e dunque le attuali manchevolezze del sistema?
Viene poi da domandarsi per quale motivo una proposta di legge, come quella dell’on. Di Virgilio, che prevede l’istituzione di speciali unità di assistenza proprio per i cerebrolesi cronici, sia insabbiata da inizio legislatura, e non certo per volontà della commissione affari sociali della Camera.
Il governo è disponibile a stanziare i fondi necessari? C’è la volontà concreta di passare dalle parole ai fatti e dunque predisporre tutte le misure necessarie per offrire assistenza e sostegno adeguato, clinico, sociale, economico, alle persone in stato vegetativo e alle loro famiglie? Perché se mancano queste condizioni ci si deve chiedere a cosa serva il libro bianco. Se invece le condizioni vi sono allora si agisca invece di parlare tanto per fare un po’ di retorica gratuita.
I temi etici costituiscono una materia estremamente delicata in cui ognuno ha tutto il diritto di pensarla come crede. Quello che però non si può e non si deve fare è illudere le famiglie che hanno un parente prigioniero di quel limbo che è lo stato vegetativo permanente. Purtroppo è proprio quello che il governo ha fatto con il libro bianco.


Postato da Silvana Mura in | Commenti (8) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Agosto 2010

SANITA’: GARANTIRE PARI QUALITA’ E PRESTAZIONI A TUTTI I CITTADINI


Onorevole Palagiano, parliamo di sanità: quali sono, secondo l’Italia dei Valori, i punti critici sui quali bisogna intervenire con urgenza?
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità siamo ai primi posti nel mondo per qualità.
La realtà è un po’ diversa, nel senso che dovremmo considerare, non soltanto il valore di alcune prestazioni, ma anche l’omogeneità del servizio sul territorio nazionale. Quindi se prendiamo i punti d’eccellenza, sicuramente non siamo secondi a nessuno; se invece andiamo a verificare le prestazioni che hanno i cittadini di Messina o della Calabria, vediamo che sono meno qualificate.
Ecco quindi che questa classifica piuttosto ottimistica viene meno. In realtà l’Articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto del cittadino ad avere un trattamento sanitario uguale in ogni parte d’Italia; questo purtroppo oggi non avviene. C’è un evidente problema di qualità e di disomogeneità sul territorio e il Governo, in questo caso, dovrebbe prendersi cura di tutti i cittadini, da Nord a Sud.
Con questa politica di tagli, invece, si mette a repentaglio la salute delle persone: i rami secchi vanno tagliati, ma è urgente riorganizzare la sanità per dare a tutti gli italiani le stesse chance, le stesse possibilità di fruire di buoni trattamenti sanitari.


Uno dei problemi più gravi della sanità italiana è il deficit di alcune regioni; soprattutto al Sud. Come si risolve il problema?
Guardi, bisognerebbe andare all’origine: perché un posto letto in Calabria costa il 40% in più rispetto ad altre regioni? Perché le Aziende Sanitarie locali sono state considerate dei “postifici”, degli “stipendifici”. Non appena il politico di turno veniva nominato direttore generale, cominciava a dispensare posti di lavoro anche se la struttura non aveva alcun bisogno di quelle assunzioni.
Questo malcostume, comune a tutti i partiti, a Nord e a Sud, negli anni ha fatto lievitare enormemente i costi. Bisogna spezzare questo circolo vizioso. Come Italia dei Valori abbiamo cercato di porvi rimedio con la legge sulle Attività Cliniche, che purtroppo è stata messa su un binario morto e di cui non si parla più; abbiamo presentato decine di emendamenti affinché il direttore generale non fosse più nominato dai partiti politici ma fosse scelto tra i professionisti più qualificati, iscritti ad un Albo Nazionale, e fosse in grado di gestire i soldi dei cittadini e risponderne personalmente. Un altro scandalo, infatti, è che nessuno, tra quelli che hanno creato la voragine nella sanità, è stato chiamato a risponderne. Tutto il deficit è sul groppone degli italiani, non c’è UN politico condannato a risarcire i cittadini per la sua inefficienza, e per quelle che sono state le sue malefatte messe in atto per rispondere alla parte politica che lo ha nominato.


Postato da Antonio Palagiano in | Commenti (34) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Agosto 2010

Sanità: i pericolosi tagli della manovra


Blocco del turn over (negato sui media dai Ministri Tremonti e Fazio, ma di fatto presente nel testo del provvedimento), licenziamento del 50% dei precari della sanità (e parliamo di circa 12mila lavoratori), contenimento della spesa sanitaria e farmaceutica attraverso un taglio di 600 milioni di euro alle casse regionali, penalizzazione crudele ed ingiustificata di tutti i cittadini infettati da trasfusioni e vaccinazioni obbligatorie sbagliate. Questo il riassunto dell’intervento che la manovra finanziaria, votata ieri alla Camera, opera sulla sanità italiana. Un taglio netto alle risorse umane ed economiche di un settore già in grandissima crisi. Un’azione atroce nei confronti di una categoria di persone che avrebbe bisogno di essere tutelata e che invece viene maltrattata dallo Stato e da questo Governo: gli emodanneggiati.
Contro questi interventi, che ritengo inefficaci a risolvere la crisi economica italiana e soprattutto ingiusti nei confronti dei cittadini e del loro diritto alla salute, ho presentato un ordine del giorno - accolto coma raccomandazione – in cui chiedo al Governo italiano di fare luce sui molti punti oscuri della manovra in materia sanitaria e soprattutto di trovare presto il modo di contenere i danni che questo provvedimento finanziario inevitabilmente arrecherà al nostro Paese, ai cittadini, alla Sanità pubblica italiana.
Riporto il video ed il testo del mio intervento alla Camera dei Deputati.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, il 21 luglio il Ministro dell'economia Tremonti ha dichiarato che lo sciopero dei medici ospedalieri, che hanno manifestato qui fuori a Montecitorio, era uno sciopero inutile, in quanto la manovra correttiva non prevedeva il blocco del turnover come invece dichiarato dei medici. Il giorno successivo il Ministro Fazio ha avallato queste dichiarazioni, dicendo che era una invenzione del centrosinistra.
Si tratta di 20 mila medici che non sono stati sostituiti, non sono sostituiti e non saranno sostituiti: medici che sono andati in pensione, medici che hanno abbandonato il sistema sanitario nazionale a favore delle strutture private, medici che sono deceduti. Si tratta di 20 mila medici che non saranno rimpiazzati. La manovra finanziaria non prevede di mantenere questi medici.
Abbiamo delle perplessità su queste affermazioni che hanno spontaneamente reso il Ministro dell'economia e il Ministro della sanità e siamo molto preoccupati per il taglio che sicuramente ci sarà del 50 per cento dei precari. Si tratta di altre 12 mila unità fra medici e infermieri che garantiscono attualmente i servizi di pronto soccorso, l'emergenza e che si trovano a gestire un punto così cruciale della sanità. Altri 6 mila saranno mandati a casa.
Ricordo che nelle carceri vi sono 5500 medici. Ebbene, di questi 5500 medici, 5 mila sono precari e verranno anch'essi falcidiati da questa manovra. Pertanto, l'assistenza sanitaria nelle carceri italiane, che già lascia moltissimo a desiderare, sarà stravolta da questo provvedimento.
Quindi, l'obiettivo dell'ordine del giorno è quello di fare chiarezza su queste dichiarazioni del Governo e di capire come sarà possibile continuare a garantire ai cittadini l'assistenza sanitaria. Tagliare medici e infermieri significa infatti allungare le file di attesa negli ospedali, che già sono molto lunghe, significa quindi rallentare e significa anche discontinuare la terapia.
Sempre in questo provvedimento, infatti, e sempre per il taglio dell'assistenza sanitaria - in questo caso, i farmaci - 600 milioni di euro saranno a carico delle regioni. Il Governo ha detto, anzi, ha imposto all'Agenzia italiana del farmaco di individuare tutti quei farmaci che possono essere impiegati a domicilio, non solo negli ospedali, e ha detto: adesso questi farmaci ve li comprate voi direttamente.
Abbiamo delle forti perplessità circa le conseguenze sulla continuità terapeutica per malattie gravi come l'AIDS, come il cancro. Quali saranno le conseguenze sui cittadini che dovranno effettuare queste terapie a casa? Ovviamente ci saranno rischi di sovradosaggio, di sottodosaggio, di effetti collaterali: una cosa è se tali problemi si verificano presso le strutture ospedaliere, altra cosa è se si verificano direttamente a casa. Come poter far fronte a queste conseguenze?
Sono stati previsti dei tagli anche per gli indennizzi previsti dallo Stato per chi è stato vittima di vaccinazioni obbligatorie, di trasfusioni andate a male, di somministrazione sbagliata di emoderivati, di incidenti contagiosi, ad esempio in sala operatoria, dove alcuni cittadini sono stati infettati da malattie virali come l'epatite B, l'epatite C, l'AIDS.
Insomma, abbiamo una serie di perplessità su questa manovra finanziaria, su questo altro aggiustamento, che ha imposto il ministro Tremonti. C'è sì molto da razionalizzare, c'è molto da aggiustare, ma credo che il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione vada in ogni caso garantito.
Secondo i conteggi, il comparto della sanità sarà tagliato per una cifra enorme, un miliardo e 200 milioni di euro soltanto per l'anno che verrà, e crediamo che questo taglio purtroppo coinciderà con una riduzione dell'assistenza ai cittadini.
Chiediamo di esplicitare con chiarezza se ci sarà o meno questo blocco del turnover, di contenere i tagli del 50 per cento dei precari - abbiamo anche spiegato perché -, di verificare se i tagli del comparto sanità siano compatibili con il Patto per la salute, che prevede gli adeguamenti tecnologici e strutturali dei nostri ospedali, di rifinanziare il fondo per le non autosufficienze e di prevedere, infine, delle forme di vigilanza, affinché il passaggio dall'ospedale alla farmacia non comprometta la continuità terapeutica e rischi di somministrazione.



5 Luglio 2010

Disabili, il governo dei vigliacchi


Ancora un duro attacco del Governo nei confronti dei disabili, l’ennesimo vigliacco affondo nei confronti delle persone più deboli. Il Governo pensa di modificare la vita delle persone cambiando qualche parola di forma e lasciando immutata la sostanza, ciò che si riesce a far uscire dalla porta rientra dalla finestra. Questo è quello che sta accadendo, con un emendamento, il Governo ridefinisce i requisiti medico legali per il riconoscimento del contributo d’accompagno attraverso dei piccoli cambiamenti lessicali.
L’indennità continua ad essere riconosciuta ai cittadini disabili che si trovano in una totale inabilità fisica, nell’impossibilità quindi di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore, ma il Governo aggiungendo all’emendamento la parola disabilità permanente per accedere all’indennizzo mette in discussione l’indennità di accompagnamento per coloro che ad esempio riescono a deambulare con protesi ed ausili o per tutti quei disabili, anche gravi, che conservano un minimo grado di autonomia. A tutto questo va aggiunto che l’indennità verranno esaminate da commissioni di valutazione costrette ad esprimersi senza alcun criterio predefinito. La questione è ancor più vergognosa perché si stanno affamando cittadini che grazie all’accompagno riescono ad avere un minimo di vita sociale, un po’ d’integrazione e ancora un briciolo di autonomia.
Badate bene non stiamo parlando di chissà quale privilegio pagato profumatamente ma di un’elemosina pari 256 euro al mese per la pensione e di 450 euro per quanto riguarda l’accompagno, cifre che bastano appena a coprire i costi d’assistenza e adesso vogliono tagliere anche questo. Il 7 luglio a Roma ci sarà una manifestazione nazionale indetta dalle associazioni più rappresentative del mondo dell’handicap e il Dipartimento per il Superamento della Disabilità dell’IDV sarà al loro fianco, per fermare questo vile e inspiegabile accanimento nei confronti dei diritti delle persone disabili.



22 Giugno 2010

Così la Regione Lazio ostacola la Ru486


Nell’Anno Primo dell’era Polverini è capitato a Roma che una donna, madre di tre figli, nati tutti con parto cesareo, vagasse di ospedale in ospedale alla ricerca della pillola RU486, per interrompere una quarta gravidanza.
Finalmente ha trovato nell’ospedale Grassi di Ostia l’assistenza cui aveva diritto.
A questo punto si è scatenata l’ira della presidente della regione, la quale non solo ha bacchettato duramente i medici dell’ospedale, ma ha immediatamente riunito la giunta, nota finora per la sua scarsissima attività, per varare delle sedicenti linee guida per confermare il ricovero obbligatorio di tre giorni, ma soprattutto per bloccare la possibilità di usare la pillola RU486 negli ospedali del Lazio, in attesa della individuazione di fantomatiche strutture più idonee a praticare l’aborto farmacologico.
Siamo di fronte a un vero e proprio boicottaggio della pillola RU486 e della legge 194. L’argomento della ricerca delle strutture idonee è ridicolo. Nel Lazio, che applica la legge 194 da 40 anni, è difficile pensare che non esistano strutture in grado di eseguire e assistere un aborto farmacologico.
Siamo di fronte alla violazione della legge 194, che assegna alle regioni l’aggiornamento “sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza”. La Polverini non solo rende più difficile l’applicazione di una specifica tecnica di interruzione della gravidanza, rendendo obbligatorio il ricovero, ma addirittura la blocca, per un periodo imprecisato.
E ci si risparmi la favoletta della preoccupazione per la sicurezza delle donne. C’è un diluvio di letteratura scientifica che dimostra l’elevato tasso di sicurezza della Ru486.
Siamo di fronte a un vero accanimento ideologico di una donna contro altre donne e di uso propagandistico della sofferenza delle donne.
Che questo sia vero è testimoniato dagli atti compiuti dalla Polverini come commissario di governo per la sanità. Nei decreti appena firmati si tagliano migliaia di posti letto perché sarebbe opportuno, quando le conoscenze scientifiche e l’esperienza sanitaria lo consentono, passare dal ricovero ordinario al day hospital e da questo all’assistenza ambulatoriale e domiciliare.
L’aborto chirurgico si fa ordinariamente in day hospital, nel caso dell’aborto farmacologico, per la Polverini, sono necessari tre giorni ricovero.
Ma la Polverini ha voluto fare di più. Nel Piemonte di Cota, sia pure con il ricovero di tre giorni, che le donne possono rifiutare, l’aborto farmacologico si pratica. Nel Lazio non si può fare neppure questo. Siamo all’interruzione del pubblico servizio.
Per una Presidente donna, niente male.

fonte: l'Unità



21 Giugno 2010

Il Governo che confonde disabili e truffatori


Oggi ho manifestato insieme ai disabili affetti dalla SLA - Sclerosi Laterale Amiotrofica. La SLA è una malattia neurologica, a causa della quale muoiono in Italia circa tre persone al giorno. Colpisce uomini e donne in età adulta, che spesso non ricevono terapie adeguate. La SLA è una malattia grave ancora inguaribile che comporta la progressiva e completa paralisi dei muscoli, chi ne è colpito non può compiere alcun gesto in autonomia. Nonostante le condizioni di salute dei disabili affetti da SLA, oggi, molti di loro sono scesi in piazza per protestare contro la sordità del Governo in materia di assistenza ai disabili. I manifestanti al grido di “vergogna” “vergogna” hanno  protestato contro la non approvazione del decreto (DPCM) sui Livelli Essenziali di Assistenza, uno strumento  vitale che riguarda i percorsi di cura e anche conto il mancato adeguamento del Nomenclatore Tariffario per protesi e ausili ormai datato 1999. La manifestazione di oggi segna il passo della inefficienza e inadeguatezza delle politiche destinate alle disabilità, fatte solo di tagli, di caccia alle streghe e non di azioni concrete volte al miglioramento della vita delle persone con problemi di disabilità.

Pubblico in video e di seguito in testo il mio intervento odierno:


Dopo i tagli alla scuola pubblica, agli insegnanti di sostengo, dopo non aver preso alcun provvedimento circa l'educazione integrativa per le persone con disabilità, dopo aver equiparato le persone disabili ai falsi invalidi facendo di tutta l'erba un fascio, il governo continua su questa strada e non vara alcun provvedimento circa i Lea (livelli essenziali di assistenza) come la Sla, per la quale oggi abbiamo manifestato davanti a Montecitorio.
L'altro tema è il nomenclatore tariffario. Questo è un elenco delle protesi e degli ausili richiesti dalle persone con disabilità che ne hanno bisogno e che da tanti anni non viene attuato.
Per cui, noi stiamo qui a testimoniare questa situazione e manifestare contro questa finanziaria che penalizza le persone con forte disabilità. La disabilità vera.
Noi non ci opponiamo ai controlli. Ma non è innalzando le percentuali di invalidità che si sconfiggono i falsi invalidi. Questi devono essere sconfitti tramite i controlli.
Se passa questo provvedimento dell'innalzamento della percentuale di invalidità, tantissimi bambini down non avranno riconoscimento. Non avranno quella misera somma di circa 250 euro al mese. Invece di affrontare positivamente la faccenda, quindi aumentando i finanziamenti alla disabilità, peggiorano la situazione.
Noi di Idv siamo qui a dire con forza che questi provvedimenti devono essere ritirati e ci deve essere un forte investimento rispetto alle questioni legate alla disabilità.



17 Giugno 2010

La manovra che cancella la sindrome di Down


Sembrerebbe una barzelletta di cattivo gusto, ed invece si tratta dell’ennesima trovata – altrettanto di cattivo gusto – di questo Governo.
Stiamo parlando del decreto legge n. 78 del 2010, meglio conosciuto come “manovra finanziaria”, che nel comma 1 dell’articolo 10, cancella l’assegno di invalidità per le persone affette dalla sindrome di Down, oltre che per altre numerose categorie di malati ed invalidi. Questo comma, infatti, innalza la percentuale d’invalidità necessaria all’ottenimento del sussidio – per la cronaca 256 euro al mese – da 74% a 85% escludendo di fatto tutti i down che, secondo le tabelle del Ministero della Sanità, hanno un’invalidità pari al 75%.

Incredibile ma vero! Tutte le persone affette dalla sindrome di Down e le loro famiglie, che sino ad oggi hanno contato su questo, pur irrisorio, contributo statale dovranno rinunciarvi, a meno di non essere costretti a farsi riconoscere un’invalidità del 100% (individuata solo a chi, oltre alla sindrome di Down, presenta anche gravi disturbi mentali). Tutto questo però avrà il solo risultato di azzerare tutte le battaglie finora condotte dalle associazioni a tutela dei Down. Con il 100% d’invalidità nessun Down potrà più trovare un posto di lavoro.

Non ci sono altre considerazioni da fare. Si tratta di un provvedimento scellerato e crudele, come purtroppo se ne individuano moltissimi in questo testo, mosso da ragioni altrettanto scellerate. Sì, è evidente la necessità di tagliare dei costi per lo Stato, ma partire discriminando le categorie più deboli sembra veramente un controsenso. Ci si sarebbe aspettati un provvedimento finanziario che combattesse in maniera concreta l’evasione fiscale, gli alti costi della politica, i molti falsi invalidi e invece ci ritroviamo con un testo di legge che penalizza chi già è in difficoltà. Lo fa bloccando per tre anni gli stipendi agli statali, non riconoscendo gli indennizzi per chi è stato danneggiato dallo Stato (e stiamo parlando di tutte quelle persone che si sono ammalate a seguito di una trasfusione sbagliata) e da ultimo negando la possibilità di un sussidio mensile ai malati di sindrome di Down. Per tutte queste ragioni ho deciso di presentare un’interrogazione parlamentare, cofirmata tra gli altri dal presidente Di Pietro, per chiedere al Ministro dell’Economia di revocare questo comma.

Noi dell’Idv, in attesa di combattere questo testo a colpi di emendamenti nel momento in cui arriverà alle Camere, continueremo a far sentire la nostra voce a difesa degli italiani e dei loro diritti… specie quelli dei più deboli.



10 Maggio 2010

3 Referendum: appuntamento a Milano


Il 1° maggio è partita anche a Milano la campagna referendaria dell'Italia dei Valori contro la privatizzazione dell'Acqua pubblica, contro il legittimo impedimento e contro il ritorno dell'Italia al nucleare.

Questa sera ne discutiiamo con Paolo Brutti, Responsabile nazionale ambiente IDV, Riccardo Martucci, Responsabile politico IDV Milano Città, Roberto Fumagalli, Vicepresidente Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua, Andrea Poggio, Vicedirettore nazionale Legambiente.

Nel corso dell'iniziativa spiegheremo le ragioni dei referendum e le diversità con gli altri quesiti.
Invitiamo tutti gli iscritti, i simpatizzanti e chiunque ne volesse sapere di più, a partecipare.



20 Aprile 2010

Caccia: siamo assolutamente contrari


Oggi circa 200 animalisti hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi contro le nuove norme sulla caccia, chiedendo ai parlamentari la cancellazione della norma dall'articolo 43 della Comunitaria.
L’Italia dei Valori voterà contro questo articolo. Siamo convinti della nostra posizione, che rimane ferma sulla contrarietà all’allargamento del calendario venatorio. Ogni posizione differente da questa, rimane contraria alla linea del partito ed è da ritenersi di carattere personale.
ll Gruppo parlamentare di Italia dei Valori - sia ben chiaro - è assolutamente contrario a questa proposta di estensione del calendario venatorio, e per questa ragione abbiamo presentato degli emendamenti. Ci auguriamo che l'aula voti a favore per portare la situazione a quella preesistente.
Vorrei anche dire che il comportamento di un nostro parlamentare va considerato come un atto del singolo parlamentare in contrasto con le indicazioni del gruppo.
E' ovvio che l'estensione del calendario venatorio permetterebbe al cacciatore di spostarsi lungo il territorio nazionale, quindi in tutte le regioni, per andare a cacciare.
Questo, a nostro avviso, potrebbe avere degli effetti inimmaginabili nei confronti della fauna selvatica. E il nostro dissenso è fermo.
Noi non siamo, in linea di principio, contrari alla caccia. Ci sono cacciatori che lo fanno in modo corretto, ma con regole molto molto strette che devono essere rispettate.



15 Aprile 2010

Ru486: vogliamo garanzie per le donne italiane


Garantire la corretta somministrazione della pillola Ru486 in tutto il territorio nazionale, per tutelare il diritto alla salute e la libertà di scelta delle donne italiane. E' questa la richiesta che ho fatto al Ministro della Salute nel question time di ieri pomeriggio alla Camera.

La risposta di Fazio, però, non ci ha soddisfatti. Le nostre concittadine hanno bisogno di una presa di posizione concreta del Governo in questo ambito, hanno bisogno che gli vengano assicurate le tecniche mediche più efficaci e meno invasive in tutti i campi, anche in quello – peraltro già delicatissimo – dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Noi dell’Italia dei Valori vigileremo affinché la Ru486 venga distribuita senza eccezioni in Italia, e soprattutto che venga somministrata nella maniera più corretta e con l’informazione più completa. Combatteremo qualsiasi forma di terrorismo mediatico e ci opporremo, con i mezzi che avremo a disposizione, all’obbligatorietà del ricovero ospedaliero. Gli ospedali non sono carceri e nessuno potrà imporre un trattamento sanitario obbligatorio, vietato dalla Costituzione. Le donne potranno firmare ed andare a casa quando vorranno. Nessuno potrà trattenerle!



4 Aprile 2010

Diciamo no alla privatizzazione dell'acqua


L'acqua è un bene pubblico primario, essenziale per la salute e per la vita. Non può essere considerata una merce. Il servizio idrico integrato non può essere trattato alla stregua di un servizio pubblico di rilevanza economica, come i trasporti, i rifiuti o il gas.

La legge approvata dal Governo Berlusconi lo equipara ai servizi pubblici economici e stabilisce che a partire dal 2012 esso venga assegnato a imprenditori o società. Le società pubbliche di gestione debbano cessare dal 2010 la loro attività a mano che non cedano a privati ameno il 40% delle loro quote. Si avvia un meccanismo che vedrà affermarsi una gestione basata sul profitto. Si avranno aumenti incontrollabili delle tariffe e nessuna assunzione di rischio da parte delle imprese che possono modificare unilateralmente le tariffe per realizzare sempre degli utili di gestione.

L'affidamento del servizio a società private non ha effetti positivi neppure sugli investimenti per migliorare i servizi, per estendere e manutenere le reti, mentre consente al privato di decidere sulla effettiva fruizione del diritto all'acqua pubblica per i cittadini che vivono nelle zone più isolate.. Si scaricano sulle tariffe e sui cittadini il costo degli investimenti e il ritardo degli investimenti consente arricchimenti finanziari per gli aumenti tariffari che corrono sull'intera rete gestita dal privato, Nelle società “miste” la legge approvata dal centro destra stabilisce che ai privati siano affidati i compiti di gestione delle società, riducendo il ruolo del partner pubblico a semplice copertura.

Le grandi società pubbliche di gestione dell'acqua, quotate in borsa, dovranno obbligatoriamente vedere le quote pubbliche scendere sotto il 40% e successivamente sotto il 30%, lasciando ai privati completa mano libera nelle imprese. Si formerà un oligopolio che si spartirà le gestioni privatizzate del servizio idrico nella quasi totalità dei comuni italiani: un oligopolio privato in sostituzione di molti servizi pubblici. L'abrogazione di questa norma che apre la strada alla privatizzazione dell'acqua è un dovere che l'Italia dei Valori sente nei confronti dei cittadini italiani e dei valori tutelati dalla Costituzione.

Non ci spinge nessun interesse di partito ma solo il rispetto e la tutela di diritti fondamentali della persona alla piena e paritaria fruizione dei beni comuni. Raccogliamo le firme, per farne il terreno di una grande affermazione civile e di ripristino dei valori costituzionali.



1 Aprile 2010

RU486: ignorano la legge 194


Le dichiarazioni di Gasparri, Cota, Zaia e Polverini amareggiano profondamente. Se l'intenzione del centrodestra è davvero quella di bloccare un farmaco importante per il progresso scientifico e fondamentale per la tutela della donna in un momento difficile come quello dell’aborto non possiamo non chiederci dove altro ci porterà la logica oscurantista, bigotta e crudele di questa maggioranza.

Non vi è dubbio che tali dichiarazioni non sono basate su teorie scientifiche ma che si tratta semplicemente del “cavallo di ritorno” di un Governo clericale che si comporta come un chierichetto che tenta di conquistare simpatie oltretevere.

La legge 194 parla chiaro: le regioni hanno l’obbligo di promuovere l’uso delle tecniche più moderne e meno rischiose per la donna. La legge 194 deve essere rispettata e non può essere aggirata. Le donne italiane hanno il diritto di ricevere la stessa assistenza medica che esiste nel resto d’Europa, hanno il diritto di avere le cure migliori e più all’avanguardia e di veder tutelata la propria salute.

Questo Governo, evidentemente, ha intenzione di calpestare questi diritti.



8 Marzo 2010

La battaglia del Santa Lucia e il baratro della sanita'


La Costituzione italiana all’art. 32 sancisce il diritto alla salute come diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Poche righe che sintetizzano l’importanza della sanità nel nostro Paese, messa a dura prova da tagli indiscriminati e dalle speculazioni politiche, così, come per altri temi, appare un Paese diviso in due, un nord che con fatica ancora funziona e un sud dove la sanità pubblica è continuamente saccheggiata da imprenditori senza scrupoli che attraverso appalti dati agli amici degli amici hanno ormai messo in ginocchio strutture intere.

Non sarà una fatalità se si legge dalle cronache di casi di malasanità che portano alla morte; questioni banali: una cataratta, un’appendicite o un calcolo, degenerano e mai si trova il responsabile. Le strutture ospedaliere appaiono fatiscenti e le liste d’attesa per esami specifici continuano ad aumentare, tutto in un assordante silenzio complice. Come chi in questi anni ha permesso che si arrivasse alla deriva della sanità, privilegiando interessi privati e permettendo che nel Lazio si aprisse un buco di 10 miliardi, trattando la salute come un privilegio di pochi.

Questo è il panorama che appare oggi nel Lazio dove sono stati dismessi ospedali e sono numerose le strutture in gravi difficoltà che rischiano la chiusura, a discapito di migliaia di persone a cui viene negato il diritto alla salute, all’assistenza e alla riabilitazione. Il primo è stato il Forlanini, poi la scure si è abbattuta sul nuovo Regina Elena, e infine è toccato al San Giacomo, struttura d’eccellenza specializzata in oncologia ed emodialisi, nonché collocata in una zona sensibile dove è indispensabile un presidio dedicato all´emergenza; sono infatti aumentati i tempi di attesa nei pronti soccorso di altri ospedali come il Santo Spirito, il Sant´Andrea e il policlinico Umberto I; Inoltre l’Ares 118, già sottodimensionato di mille unità, è a rischio di privatizzazione. In Provincia la situazione non è migliore, nel piano di riorganizzazione della sanità nella Regione Lazio è prevista la chiusura e il ridimensionamento di numerosi ospedali della provincia di Viterbo, tra i quali l’ospedale di Tarquinia.

Colpo basso anche nei confronti della riabilitazione e della ricerca, come nel caso della Fondazione Santa Lucia, altra struttura d’eccellenza riconosciuta a livello nazionale che aspetta ancora i rimborsi dovuti per le prestazioni erogate dal 2005 al 2008, oltre 50 milioni di euro che stanno mettendo a rischio la riabilitazione neuromotoria intensiva e lo sviluppo della ricerca traslazionale. Da mesi i dipendenti, gli utenti, gli atleti e i genitori stanno portando avanti la battaglia per salvare l’ospedale e soltanto grazie all’intervento del Tar è stato annullato il decreto commissariale della Regione che cancellava di fatto il Santa Lucia come ospedale di rilievo nazionale e alta specializzazione, togliendo così la possibilità di continuare ad assistere pazienti con gravi cerebrolesioni.

E le conseguenze? Minacce di licenziamento collettivo nei confronti di tanti lavoratori e riduzione di centinaia di prestazioni al giorno. E ancora, le situazioni in cui versano i Centri associati all’ARIS, alla FOAI e alla Fondazione Don Gnocchi, che rischiano di lasciare a casa 1550 disabili e 1400 lavoratori. Adesso con un decreto commissariale si sta introducendo una nuova tassa sulla riabilitazione chiamata “compartecipazione”, un nuovo ticket che graverà sulle famiglie con anziani e disabili e su cui è già iniziata una raccolta di firme per chiederne l’abrogazione.

Come sempre si colpiscono i più deboli, i malati, i disabili, gli anziani, persone che hanno il diritto di essere assistite, e di non essere abbandonate a causa di inefficienza, negligenza o peggio ancora per far quadrare i bilanci.



6 Marzo 2010

OGM? In Italia non ne abbiamo bisogno.


Gli OGM, nel tempo e al di là di ogni decisione “nostrana”, invaderanno i nostri campi trasportati dal vento proveniente dai Paesi limitrofi, che ne hanno autorizzato le coltivazioni. Il problema andrebbe combattuto alla fonte, in Europa semmai. Dire no all’OGM solo in Italia e poi vederlo adottare in Austria, Francia, Spagna sarebbe come rifiutare una centrale nucleare a Roma e costruirla a Viterbo.

Fortunatamente, e diversamente dal pericolo del nucleare, non esistono dati scientifici evidenti su una loro concreta tossicità.

Io, personalmente, spero che sia così, ma è necessario avviare una ricerca specifica contrassegnata da assoluta trasparenza e credibilità. Una ricerca proveniente dal mondo accademico e non da quello industriale. Per queste ragioni non ravviso, in Italia, l’esigenza di cibi geneticamente modificati, specie se imposti per legge. Sono per la difesa dei nostri prodotti “naturali” – di cui siamo orgogliosi – in quanto la natura ci ha donato un territorio ed un clima straordinari che non necessitano di interventi in laboratorio.

In natura nulla è statico, tutto è dinamico e tutto, nel tempo, muta. Anche i geni. Gli esseri viventi si “adattano” a tali mutazioni e la vita va avanti senza troppi problemi. In certi casi l’intervento dell’uomo può correggere la natura, quando questa commette degli “errori”. Le conoscenze attuali puntano, in un prossimo futuro, alla terapia genica che consentirà a tantissimi bambini di guarire da malattie gravi cagionate da geni “difettosi”. Anche in campo alimentare la ricerca sta compiendo passi significativi per creare piante più resistenti ad agenti infettivi, a siccità prolungata ed altro. In alcuni Paesi in via di sviluppo, in cui ancora oggi i bambini (e non solo) morti di denutrizione si contano di ora in ora, il poter contare su piantagioni fortificate o con maggiore contenuto vitaminico rappresenta un’esigenza più che una opzione, tanto che perfino il “cauto” Vaticano ha sposato questa via per fini umanitari. Nei Paesi industrializzati, invece, gli OGM soddisfano solo le esigenze della grande industria ed i benefici per la popolazione sono trascurabili. Per questa ragione ritengo che ciascun cittadino italiano abbia il sacrosanto diritto di essere informato se quel determinato alimento è “naturale” o geneticamente modificato, affinché possa liberamente scegliere. Ritengo, inoltre, che sia tassativo risalire all’origine di ciascun alimento e garantire ai cittadini la tracciabilità dei prodotti che giungono sulle nostre tavole.

Indire, invece, un referendum popolare sugli OGM, come minaccia il Ministro Zaia è fuorviante, demagogico ed antiscientifico, oltre che inutile. E’ facile, infatti, cercare il consenso popolare evocando lo spettro di Frankenstein, organismo assemblato in laboratorio, sui cibi geneticamente modificati, cui una larga parte dei cittadini guarda con perplessità e timore. Ma le questioni scientifiche meritano un approccio scientifico e non emotivo. E la letteratura internazionale è tranquillizzante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, anche.

Personalmente nutro non poche perplessità, legate ad una possibile influenza interessata di alcuni “scienziati” al soldo delle multinazionali del “food” e ad una ipotizzabile resistenza dell’uomo ad alcuni antibiotici. Ma è tutto da dimostrare.



4 Febbraio 2010

Nucleare: la soluzione si chiama referendum


Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.

Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso. Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l'Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l'Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe.

Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l'anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l'aumento del 20% dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare.

Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l'Italia pagherà per l'infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall'ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell'eolico.

Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell'investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare.

Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l'epidemia . Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l'infezione nucleare si chiama referendum.



23 Gennaio 2010

Influenza H1N1: vi nascondono la verita'


"E io pago!" diceva Totò. Peccato che in merito alla vicenda del vaccino contro l’influenza H1N1, ma soprattutto al riguardo del contratto stipulato tra Governo e Novartis, non ci sia proprio nulla da ridere ma molto da pagare per i cittadini. Ben 184 milioni di euro.

La storia nasce male e, se possibile, continua peggio. Nell’aprile del 2009 in Messico si accendono i primi focolai di quella che viene definita subito influenza suina.
I morti e la velocità con cui il morbo sembra propagarsi fanno scattare immediatamente l’allarme pandemia in tutto il mondo. Così si scatena una corsa al vaccino e l’unica industria farmaceutica a possederlo è la Novartis.
Il 21 agosto 2009 il ministro del Welfare e della Salute firma, a nome del governo italiano, il contratto con la Novartis, che si impegna a fornire all’Italia le dosi di vaccino necessarie a fronteggiare l’influenza H1N1.

Il periodo di ferie e la paura che suscitano l’arrivo del morbo in Europa fanno passare inosservato un particolare molto importante, ovvero che il governo decide di secretare il contratto rendendo impossibile conoscere non solo l’importo pattuito ma anche le varie clausole di cui esso si compone.

Arriva l’autunno e di fatto in Italia succede poco o niente. Arrivano i primi freddi dell’inverno e qualche caso di influenza si verifica, producendo anche dei decessi. Ma presto scopriamo che la tanto temuta influenza H1N1 sarebbe meno aggressiva della normale influenza di stagione, e che addirittura produrrebbe la metà delle vittime che ogni anno miete l’influenza ordinaria.

A questa scoperta positiva si affianca la constatazione che il vaccino ha prodotto un flop clamoroso. Ne sono state acquistate 10 milioni di dosi, ma solo 865 mila sono state effettivamente utilizzate. Prendendo atto di questa sproporzione tra stime e utilizzo effettivo nascono le prime polemiche e le prime richieste di chiarimenti, ma il governo tace. Nel frattempo anche la Corte dei Conti ha mosso i suoi rilievi all’operazione, in particolare nei confronti del segreto apposto sul contratto. Ma il governo tace pure in questo caso.

Quindi arriviamo al 16 di gennaio e finalmente il contratto viene reso pubblico. Andando a leggere le clausole di cui si compone, quello che sembrava un marchiano errore ed aveva suscitato polemiche, come il clamoroso eccesso di dosi acquistate, diviene improvvisamente secondario, tanto il contratto appare squilibrato a favore della Novartis.
In primo luogo nel contratto non è prevista alcuna penale (art. 3.1) in caso di mancato rispetto delle date di consegna del prodotto.
Ma la prima vera sorpresa si ha all’articolo 9.3, che prevede il pagamento di 24 milioni di euro alla Novartis anche se il farmaco non avesse superato i test per la sua immissione in commercio. Questo significa che il governo si era impegnato a pagare 24 milioni di euro anche per un prodotto assolutamente inutile.

Ma la parte che suscita più perplessità è quella nella quale si stabilisce che il responsabile per il pagamento dei danni provocati da eventuali effetti collaterali del prodotto sarebbero stati pagati dal Governo, e quindi dai cittadini, invece che dalla Novartis.

A fronte di questo scenario sconfortante è doveroso offrire al più presto risposte chiare ai cittadini e accertare perché è stato stipulato un contratto così squilibrato.

La proposta dell’Italia dei Valori è quella di dar vita ad una commissione d’inchiesta parlamentare per appurare se si siano verificati errori, inefficienze o responsabilità di altro tipo. Gli strumenti per esperire velocemente questa inchiesta già esistono, e sono due commissioni appositamente istituite sia alla Camera che al Senato. Fino ad oggi, però, non è arrivata alcuna risposta in questo senso e rifiutarsi di fare piena luce fa sorgere il sospetto che si voglia nascondere qualcosa.



16 Gennaio 2010

Influenza: spreco di denaro pubblico


In Italia, in questi mesi, è stato vero e proprio panico da H1N1. Colpi di tosse che hanno generato sospetti tra pendolari, passanti, semplici vicini d’ascensore. Psicosi da contagio. Detergenti, igienizzanti, salviettine multiuso si sono diffusi sempre più capillarmente tra la popolazione del nostro Paese. La comunicazione di massa ha indubbiamente aggravato i toni. Il Governo ha sempre fornito dati contrastanti e spesso contraddittori. E la paura è dilagata. Forse inutilmente, visto che la gravità di questa influenza è stata di fatto minore rispetto alla classica influenza stagionale (i dati diffusi dal Ministero sostengono che presenta un tasso di mortalità dello 0,03 per mille, mentre quello dell’influenza stagionale si attesta intorno all’1 per mille), ma comprensibilmente, considerato che le morti attribuibili alla “pandemia” venivano battute minuto per minuto dalle agenzie.

E allora il Paese si è spaccato in due: pro o contro il vaccino. Il vaccino, già… questo ormai famigerato medicinale contro l’influenza suina le cui dosi sembrano non bastare mai e soprattutto verso il quale le posizioni dei medici sono state e restano spesso discordanti.

Ma quanto è veramente efficace questo vaccino? Quali reali garanzie ci sono per chi ne fa uso? Quali i possibili effetti collaterali? Perché chiedere – per la prima volta - il consenso informato a chi decide di utilizzarlo? A tutte queste domande il Ministro della Salute non ha ancora dato una risposta chiara. Probabilmente perché una risposta univoca non c’è - la sperimentazione sul vaccino non è mai stata completata - o forse perché, per rispondere a queste domande si dovrebbe anche scendere nei dettagli dei rapporti con le case farmaceutiche che questo vaccino lo lavorano e lo producono.

E’ spontaneo, a questo punto, insinuare dei dubbi su quanti e quali siano gli interessi economici delle case farmaceutiche che entrano in gioco in questa “corsa al vaccino”. Gli stessi dubbi che staranno dilagando tra i cittadini del resto d’Europa, considerando che Francia e Germania si stanno accingendo a vendere le loro dosi di vaccino in eccesso ai Paesi che ne hanno bisogno ed anche l’Olanda, l’Inghilterra e la Svizzera sono su questa linea. Perché tutte queste dosi inutilizzate? Molto probabilmente non erano necessarie. E allora credo ce ne sia abbastanza per avviare un’inchiesta parlamentare a livello europeo volta a chiarire quale sia stato l’influsso delle case farmaceutiche che si sono arricchite, sui ricercatori e sui governi di tutto il mondo, per quello che si è rivelato solo un inutile spreco di denaro pubblico.

Clicca qui per leggere il mio question time.



19 Dicembre 2009

I disabili: la rimozione culturale


I disabili nel nostro paese sono 3 milioni di persone, un fenomeno che interessa il 15% delle famiglie italiane. Eppure la politica e in particolare l’attuale governo sembrano non accorgersene.

È in atto una vera e propria opera di rimozione culturale prim’ancora che politica. Per queste ragioni, per dar nuovamente voce, a un pezzo consistente d’Italia che oggi si sente giustamente abbandonata, nel nostro partito è stata istituita e mi è stata affidata un’area che si occupi di superamento dell’handicap.
Presentata lo scorso 3 dicembre in un convegno cui hanno partecipato rappresentanti della società civile, della cooperazione e del mondo dell’handicap, è stata l’occasione per fare il punto della situazione e per delineare le priorità di intervento.
Che il momento non sia dei più facili lo dimostra il taglio degli insegnanti di sostegno, il non rispetto della legge 68/99 sul collocamento mirato obbligatorio, l’atteggiamento discriminatorio dei dipendenti che usufruiscono della legge 104/92, la grande difficoltà in cui versano le cooperative sociali e la decurtazione di circa il 70% operata dal governo Berlusconi al fondo per le politiche sociali.
Tutte cose su cui mi impegnerò, così come mi impegnerò affinché l’Italia istituisca la commissione sui diritti umani, così come previsto dalla convenzione ONU sulla disabilità: oggi il nostro paese è tra quelli sviluppati l’unico a non averla ancora approvata.
Così come ci impegneremo per difendere e non mortificare il mondo della cooperazione sociale e il lavoro importantissimo di tutti gli operatori del settore che oggi vivono un momento particolarmente difficile. Ma soprattutto vogliamo lavorare di concerto coi disabili per pensare delle proposte che vadano a incidere direttamente e in maniera positiva sulla loro vita. Lo faremo ascoltando, capendo, mettendo in campo risposte per far sì che i diritti riconosciuti dalla legge siano un qualcosa di sostanziale e non un qualcosa che vive sulla carta ed essere sempre più quella forza politica che sta dalla parte dei cittadini.



7 Dicembre 2009

Ambiente: sgambetto italiano


I grandi e i meno grandi del mondo stanno riunendosi a Copenhagen per trovare un accordo sul riscaldamento globale, una questione fondamentale per il destino futuro della nostra civiltà. Il nostro pianeta sta avviandosi verso una fase forse irreversibile di riscaldamento globale, provocato dall'immissione in atmosfera di gas serra prodotti dall'uso di combustibili fossili per la produzione dell'energia. Le materie prime fossili, prime tra tutte il petrolio e il carbone, non sono inesauribili e cresce di anno in anno la loro richiesta, soprattutto con l'affacciarsi alle soglie dello sviluppo dei paesi emergenti dell'est asiatico, del Sudamerica e dell'Africa.

Questi due processi, lasciati a loro stessi, avranno effetti devastanti, per i mutamenti climatici che provocheranno e per l'inarrestabile aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. Già oggi, durante la crisi che ha portato il prezzo del barile di petrolio a 47 dollari, sono stati scambiati futures petroliferi basati su un prezzo del barile, per l'anno prossimo, di oltre 160 dollari.

Se a Copenhagen ci sarà un accordo generale che non smentisca il protocollo di Kyoto si riuscirà a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi per il 2050.

Il ruolo dell'Europa sarà fondamentale, dal momento che il nostro continente è quello che più ha rispettato gli obiettivi fissati a Kyoto. La recente direttiva europea del 2009, chiamata 20-20-20, vuole realizzare, entro il 2020, un mix di interventi che conducano l'Europa nel suo insieme a ridurre del 20% i consumi,di aumentare del 20% l'efficienza energetica e di produrre energia da fonti rinnovabili per il 20% del fabbisogno globale.

Se l'Europa ha le carte in regola non altrettanto si può dire dell'Italia. Il nostro paese si muove nelle retrovie dell'innovazione energetica e attua una forma di resistenza occulta, rivendicando una specificità italiana che vorrebbe per il nostro paese obiettivi meno ambiziosi. Mentre Obama abbandona la dottrina Bush, Berlusconi ne rivendica l'applicazione per l'Italia. Secondo gli accordi di Kyoto oggi il nostro paese avrebbe dovuto ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1992. Invece le ha aumentate del 12,5%. Il ministro Prestigiacomo ha annunciato la nuova mini-dottrina Bush: se i paesi in via di sviluppo non faranno la loro parte, dice la Prestigiacomo, nemmeno noi e l'Europa la faremo. Con quale credibilità e autorevolezza noi possiamo chiedere ai paesi meno sviluppati del mondo di fare quello che l'Italia non ha voluto e saputo fare? La conseguenza di questo modo di pensare è la fine della cooperazione internazionale, sostituita dalla tutela miope del proprio particolare. Se i paesi in via di sviluppo facessero in futuro, nella politica energetica, quello che sta facendo e farà l'Italia lasciamo ogni speranza di sconfiggere il cambiamento climatico globale.

La politica energetica italiana si basa sulla produzione di elettricità dal gas e dal nucleare. La tecnologia nucleare è quella delle centrali francesi di terza generazione, obsoleta e costosa, che non risolve i problemi dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento delle centrali esaurite. Questa tecnologia, computando anche i costi di queste due questioni irrisolte, comporta un costo del chilowattora nucleare più alto di quello dalle fonti rinnovabili.

Il nostro no al nucleare è convinto e senza tentennamenti. Qui non si tratta di una scelta reversibile ma dell'avvio di una strategia energetica che durerà decine di anni. Dobbiamo impedirla cominciando a raccogliere le firme per il referendum che cancelli la scelta nucleare italiana.

Proponiamo una strategia del tutto diversa ed opposta, basata sull'uso razionale dell'energia (che consente un risparmio energetico maggiore e più celere dell'aumento di produzione elettrica delle centrali nucleari previste per i prossimi anni) e sulle energie rinnovabili: il solare termico e fotovoltaico, l'eolico di nuova generazione, la geotermia, i sistemi di accumulo dell'energia.

Le tecnologie capaci di fare dell'energia verde l'energia del domani sono in enorme sviluppo e i costi sono in diminuzione. I maggiori paesi industrializzati stanno investendo in questa direzione una massa di risorse finanziarie ed umane che farà delle energie rinnovabili il grande volano di sviluppo del prossimo futuro.

Le previsioni dicono che ci si può aspettare un impatto sull'economia molto superiore a quello che ha avuto la rivoluzione informatica. Siamo, insomma, alla vigilia della terza rivoluzione industriale.

Energie verdi, reti intelligenti, l'idrogeno come vettore energetico, i sistemi di trasporto con motorizzazioni ecocompatibili, i biocombustibili di seconda generazione che hanno potenzialità equivalenti a quelle delle rimanenti risorse petrolifere senza sottrarre terreno alle coltivazioni destinata all'alimentazione, Il controllo del ciclo dell'acqua e il suo recupero, affermando ovunque il principio che l'acqua è un bene pubblico esauribile e la sua gestione deve essere pubblica, l'edilizia biocompatibile, l'urbanistica di riutilizzazione intensiva e le nuove tecnologie di condizionamento degli ambienti urbani.

Questi non sono i titoli, ma i capitoli di un libro che i paesi più avanzati stanno già scrivendo.

L'Italia non può essere messa ai margini da questa prospettiva strategica. I paesi che domineranno queste nuove tecnologie avranno una posizione di vantaggio competitivo su tutti gli altri e guideranno lo sviluppo. Non è un caso se si muovono in questa direzione paesi come gli USA, la Germania, l'Inghilterra, la Spagna, la Francia, ma anche la Cina, il Brasile, l'India e persino l'Iran. L'Italia sarà di nuovo tributaria degli altri in un comparto decisivo dello sviluppo. Questo è l'errore strategico che sta compiendo il Governo di centro destra e noi dobbiamo impedire che si compia questo danno irreparabile per il nostro futuro.

Guardando il ministro dell'ambiente italiano che si accinge a fare lo sgambetto alla Conferenza sul clima, viene da ripetere “Va, va povero untorello, non sarai tu che sbancherai Copenhagen”. Sbancherai solo l'Italia.



23 Novembre 2009

La sete in mano al profitto


Il Governo privatizza l'acqua. Non è un bene di tutti, non è una risorsa primaria.

Quando si rubano acqua ed aria si ha il furto di Stato ed il messaggio è chiaro: la sete la debbono governare le multinazionali. Coloro i quali hanno il governo dell'economia decidano sulla vita e la morte delle persone. Ancora una volta il Governo approva una legge in violazione della normativa europea, come avevo già evidenziato con il deposito di un'interrogazione alla Commissione. Per la politica degli affari l'acqua è un business ed anche molto redditizio.

Numerose inchieste giudiziarie, svolte anche in epoca recente, hanno evidenziato gli interessi criminali che ruotano nella gestione dell'acqua. Operano spesso le solite società miste pubblico-private – del tipo di quelle che nel settore dei rifiuti hanno coinvolto per fatti di mafia il Sottosegretario PDL Cosentino - divenute perfetta sintesi tra la lottizzazione partitocratica e la borghesia delle professioni dominanti, con presenza, talvolta, di personaggi contigui alle mafie e magari, per offrire una forma di apparente legalità, inserendo nella compagine sociale magistrati in pensione oppure, per scongiurare controlli di legalità, parenti e affini in un incrocio tracotante tra controllori e controllati in un conflitto d'interessi permanente.

Il costo dell'inserimento della borghesia mafiosa nella gestione dell'acqua viene pagata dai soliti noti: gli utenti, il popolo. Che pagano ancora di più per avere quello che dovrebbe essere gratuito. Il controllo della gestione dell'acqua significa appalti e sub-appalti per miliardi di euro, nella potabilizzazione e depurazione delle acque, nella realizzazione delle reti idriche, nelle convenzioni con le multinazionali predatorie.

E volano le mazzette di Stato, stile scudo fiscale. Le multinazionali non investono denari per realizzare reti idriche in Africa in maniera tale da scongiurare il dramma dell'assenza di acqua che costringe alla fuga migliaia di migranti, ma colludono con i governi dell'opulenza senza regole per eliminare l'acqua quale bene pubblico. Avere il controllo dell'acqua vuol dire anche condizionare la vita di milioni di esseri umani.

L'acqua è come l'aria dicevano gli antichi. Beni primari. Tutto, ormai, vogliono toglierci: l'acqua, la salute, la natura. La violenza di questa politica affaristica non sembra avere uguali nell'era della democrazia: è la forma più deteriore della plutocrazia dei mercanti che governa, in una corsa verso la distruzione del globo, il destino degli uomini.

Dimostriamo che esiste ancora chi sogna un mondo diverso in cui l'amore per il prossimo sia la bussola dell'agire politico e la natura una risorsa di tutti e per tutti. Questo Governo sta realizzando il suo percorso autoritario e predatorio dei servizi e beni pubblici in spregio ai diritti ed utilizzando le norme in modo illegittimo. Distrugge le Costituzioni ed il diritto naturale con la legge. Nulla di più devastante anche sul piano morale.


Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (82) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Settembre 2009

Kyoto: 900 mln di euro nel 2012


Alla sessione dell'ONU dedicata ai cambiamenti climatici prodotti dalle immissioni in atmosfera dei gas serra, mentre si allargava la consapevolezza, anche tra i paesi grandi inquinatori come gli USA e la Cina, della necessità di interventi immediati e improcrastinabili per ridurre le emissioni e salvare il futuro del pianeta da rischi catastrofici per la stessa nostra civiltà, Berlusconi si è detto sedotto dalle parole di Obama che, ha detto testualmente, “me le ha rubate”.
Ci si sarebbe aspettato, dunque, che al ritorno in Italia, confezionando la prossima legge finanziaria, Berlusconi desse prova della serietà dei suoi proponimenti adottando misure urgenti per ridurre le emissioni di gas serra dell'Italia, che è in difetto di quasi 40 milioni di tonnellate di CO2 rispetto agli impegni presi con la UE per il 2009, divario che aumenterà nel 2010 a quasi 60 milioni di tonnellate. Invece, per ammissione dello stesso ministro dell'Ambiente, la prossima legge finanziaria non conterrà niente del genere, anzi, cancellerà anche gli stanziamenti previsti dalle precedenti finanziarie.

Di fronte alle inevitabili censure della UE Berlusconi ha proposto di rinegoziare i limiti di emissione dell'Italia. Ma rinegoziare che?

Dopo le intese assunte in Europa per ridurre le emissioni verso l'obiettivo denominato “20-20-20” (cioè al 2020 meno 20% di emissioni, meno 20% consumi energetici e più 20% di energia da fonti rinnovabili) il governo italiano non ha fatto nulla. Le previsioni , di fronte a questa inerzia, indicavano chiaramente e in modo univoco che nel 2009 l'Italia avrebbe accumulato un eccesso di emissioni di oltre 60 milioni di tonnellate, cosa che ne avrebbe fatto il primo paese inquinatore d'Europa.
La crisi economica ha ridotto i fabbisogni energetici e la produzione di energia elettrica in quantità tale che le emissioni effettive sono risultate inferiori a quelle previste di oltre il 30%: venti milioni di tonnellate di CO2 di minori immissioni in atmosfera dall'Italia non come conseguenza delle misure di mitigazione del Governo ma per effetto della crisi globale. La riduzione dell'inquinamento l'Italia la paga in posti di lavoro e in ricchezza nazionale.
Berlusconi si fregava le mani, perché era convinto di rientrare nei parametri della UE usando gli strumenti di flessibilità previsti dal protocollo di Kyoto: in sostanza la possibilità di acquistare certificati di emissione venduti dai paesi virtuosi, quelli che inquinano meno di quanto potrebbero pur rispettando i parametri di Kyoto. Da buon mercante di tappeti Berlusconi si era accorto che il prezzo sul mercato di questi crediti di emissione era calato a valori molto più bassi dei costi unitari delle misure di mitigazione a cui l'Italia si era impegnata. Dunque si era buttato sull'”affare” di diventare un paese virtuoso rispetto alle emissioni di gas serra pagandosi sul mercato i propri costosi vizi ecologici. Vizi privati e pubbliche virtù. Un po' come quello che succedeva a Palazzo Grazioli.
Però anche stavolta la gatta ci ha rimesso lo zampino.
I prezzi dei certificati di emissione sono saliti nel frattempo molto sopra il livello che aveva attirato il senso degli affari di Berlusconi e per rimettersi in pari l'Italia deve oggi pagare almeno 550 milioni di euro, che saliranno a quasi 900 nel 2012, se seguiterà l'inerzia sulle misure di mitigazione, cioè il risparmio energetico, l'uso razionale dell'energia e il passaggio alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Con l'aggravante che dopo aver pagato il conto dei certificati il modello energetico del paese non sarà corretto per niente e scaricherà sui futuri bilanci dello stato e sui cittadini oggi ignari, enormi costi e crescenti.
Ecco allora il senso della rinegoziazione che Berlusconi vuole chiedere alla UE: o un permesso a inquinare di più o una riduzione del prezzo dell'”utilizzatore finale” dei certificati di immissione. Non avrà né l'una né l'altra ma non c'è da stare allegri.
Berlusconi ci prepara un conto salatissimo per il suo funerale politico.



15 Settembre 2009

Acqua pubblica: rispondiamo a Padre Zanotelli


L'acqua è un bene non sostituibile e un diritto. Non si può fare mercato dei diritti, questa mercificazione dell'acqua colpisce in queste ore “Sorella acqua” ad Assisi. San Francesco d'Assisi, santo patrono d'Italia che ha cantato nelle sue lodi la bellezza di “Sorella acqua”, resterebbe amareggiato se dovesse apprendere che venisse privatizzata e inserita in un processo internazionale di privatizzazione che costituisce il nuovo affare del terzo millennio.

L'acqua in mano a multinazionali private è il nuovo petrolio, con conseguenti costruzioni di rapporto di potere nel mondo intero. Per questo Italia dei Valori ha sempre sostenuto la battaglia per la pubblicità dell'acqua, e abbiamo fatto nostro, condiviso e sottoscritto, quanto contenuto nella proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto ben 400 mila firme. Siamo relatori di questa proposta di legge, ma nonostante questo va avanti questo scellerato percorso di privatizzazione dell'acqua.

Ecco perché condividiamo i 5 punti di Padre Alex Zanotelli. Condividiamo la sua richiesta di protestare, come protestiamo da tempo, contro la decisione del governo. Protestiamo perché ritarda la discussione in Parlamento della proposta di legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua, fatta dormire in commissione Ambiente della Camera in dispregio della volontà espressa da ben 400 mila cittadini elettori.

Chiediamo con insistenza, come chiede anche Padre Alex Zanotelli, alle altre forze politiche di opposizione che dimostrino di essere opposizione anche in questa circostanza, e dicano la loro sulla gestione dell'acqua e sulle paventate modifiche alla 23 bis.

A livello locale siamo impegnati con i nostri consiglieri comunali, provinciali e regionali perché ci sia sul tema dell'acqua, come bene comune e diritto, un dibattito e una presa di posizione, e perché si dichiari con molta forza che il servizio idrico sia privo di rilevanza economica, cioè sottratto alle logiche del profitto.

Cosi Padre Alex ci ha chiesto, abbiamo premuto, premiamo e premeremo ancora sui consigli comunali perché facciano la scelta dell'Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico. E' l'unica strada che ci rimane per salvare l'acqua.

Credo che Padre Alex Zanotelli, opportunamente, ci invita a partire dal basso. In attesa di poter costruire un'alternativa di governo che faccia della pubblicità dell'acqua uno dei punti qualificanti, dal basso, dalle realtà locali e dall'opposizione continueremo a sostenere che l'acqua sia un diritto fondamentale umano e uno strumento per salvare la nostra democrazia: in breve tempo scopriremo che le mortificazioni delle democrazie nel mondo, a causa dello strapotere dei padroni del petrolio, saranno sostituite dalle mortificazioni da parte dei proprietari privati dell'acqua.



2 Agosto 2009

Impatto ambientale: commissione addolcita


In questi giorni il governo vede l’ennesima contrapposizione, questa volta tra il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e quello della Semplificazione normativa Roberto Calderoli.

Il motivo è il cosiddetto “decreto anticrisi” che di fatto esautora, per le reti elettriche e le centrali, il Ministero dell’Ambiente da alcune sue competenze come quella sull’impatto ambientale, esercitate tramite la Commissione VIA (Commissione di impatto Ambientale).

Messa così sembra che sia un fatto negativo per l’ambiente, ma vediamo un po’ più approfonditamente come stanno le cose.

La Commissione Via è stata insediata poco più di un anno fa tramite un decreto legge, quello sui rifiuti a Napoli (e già qui non si capisce il nesso), azzerando di fatto quella precedente. Tale atto è apparso non usuale nel merito e del metodo e così è stato fatto un ricorso al Tar che pare sarà accolto.

Tuttavia la nuova Via governativa nasceva con un piano ben preciso: creare le condizioni per sbloccare tutti i progetti in attesa.
Questo di per sé non è un fatto negativo, ma lo diventa quando per procedere si accelerano i tempi di valutazione e quindi si opera necessariamente in modo più superficiale.

Non possiamo non pensare che dietro la fretta di sostituire la precedente Commissione con la nuova non si nasconda un piano ben preciso e particolareggiato che vede come attori il Cipe (Comitato ministeriale per la programmazione economica), il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e le grandi aziende come l’Enel (ora di nuovo coinvolta direttamente nel nucleare) che hanno tutto l’interesse ad avere una Commissione Via “addolcita” dalla presenza di molte figure che di competenza ambientale non ne hanno molta, come uno stuolo di avvocati di nomina governativa.

Inoltre, la nuova Via ha una percentuale molto alta di avvocati e architetti, ma non di ingegneri, fisici e biologi il che la rende molto debole dal punto di vista tecnico.
In questa ottica allora, forse, quella di Calderoli può essere vista come una sorta di benefica provocazione che può portare all’instaurarsi di una nuova Commissione Via (soprattutto dopo la sentenza del Tar) che mostri un più alto tasso di professionalità e che non sia un semplice “Viaficio” che sforna pareri positivi a prescindere dal reale impatto ambientale sul territorio.



23 Luglio 2009

Lì dove il mare luccica(va)…


Il mare è come il nostro liquido amniotico che ci avvolge fin da bambini, ma che quando s’infetta uccide chi vi è immerso. Alcuni delinquenti stanno attentando al mare e con la politica dello scaricabarile si rimbalzano a vicenda le responsabilità dello scempio di cui ciascuno di loro ha colpa. Privare il cittadino di un diritto così elementare, come quello di farsi un bagno quando magari non ha un euro in tasca, è intollerabile, poiché il bagno più rappresentare la salvezza, la gioia di vivere ed è un mezzo per chi vuole ritrovare un attimo di serenità. Privare del mare un bambino è un delitto e i responsabili devono essere puniti. Con questo spirito sto raccogliendo elementi da tutta l'Italia per preparare altre iniziative parlamentari che denuncino gli scempi, e facciano riacquistare il rispetto per il mare, il diritto di fruirne liberamente ed il dovere di lasciarlo pulito e fertile per le generazioni che verranno in futuro. E' un impegno che voglio prendere con me stesso e con i miei elettori ed anche con chi non vota il partito in cui ho l’onore di militare. Perchè è un mio preciso dovere in quanto come deputato ho una facoltà che molti di voi non hanno. Ho chiesto al Governo di fare qualcosa, di intervenire dinanzi a tale inerzia di alcuni amministratori. Ma sentite cosa mi hanno risposto.

Presentare un’interrogazione sul difficile momento che la mia terra, la terra che amo, sta affrontando non è stato semplice. Dover ripercorrere le tappe che hanno portato a questa disastrosa situazione, dover ricostruire tassello dopo tassello la strada che ha portato a questo totale disfacimento, mi ha fatto davvero male. Ma l’ho ritenuto un passo importante, fondamentale e soprattutto doveroso, per tutti quelli che la Campania la abitano, la vivono e la amano… come me!

Alla criminalità organizzata, ormai fardello incallito di questa Regione, e all’emergenza rifiuti, che ha portato in tutto il mondo un’immagine dell’Italia che sarebbe meglio dimenticare, ci si trova oggi di fronte all’emergenza acque sporche. Chilometri di costa completamente inquinati e non balneabili che stanno compromettendo la vivibilità di una Regione e ne stanno mettendo in pericolo il benessere, la salute e la stabilità economica. Il turismo è sempre stato una risorsa importante per la Campania, specie nel periodo estivo, ma oggi tutto sembra avviarsi alla fine… perfino la costiera sorrentina – la più bella del Golfo – è in serio pericolo a causa degli scarichi abusivi dei quali è evidentemente vittima.

Depuratori inesistenti, mal funzionanti (vedi il grave episodio del depuratore di Cuma del 17 e 18 giugno scorsi dove gli operai hanno protestato scaricando direttamente in mare i liquami non trattati), o totalmente inutilizzabili (come quello di Foce Sarno – il fiume più inquinato d’Italia - in fase di ristrutturazione da due anni ed ora sottoposto a sequestro probatorio), riversano in mare liquidi fognari e rifiuti di ogni genere, impedendo la balneazione e creando inevitabili psicosi tra gli abitanti della zona. Discariche abusive sulle rive dei fiumi e sulle coste hanno favorito l’insolito e vomitevole sviluppo di nidi di vermi, oramai fotografati dalla stampa locale. Ce n’è abbastanza per compromettere oltre alla nostra salute anche il futuro della Campania.

E allora è al Governo, attraverso il Question Time illustrato in aula questo pomeriggio, che noi dell’Italia dei Valori chiediamo di intervenire. Non alla Provincia, non alla Regione, che fino ad ora hanno dimostrato di non essere in grado di far fronte alla situazione né, men che meno, di saper gestire il territorio pubblico nella maniera più adeguata, ma direttamente al Governo chiediamo un intervento trasversale e concreto per risolvere questa emergenza, e dei provvedimenti seri contro quegli enti pagati dai contribuenti per effettuare il controllo della qualità delle acque, che spesso, grazie ad amministrazioni compiacenti, omettono le ordinanze di divieto di balneazione per evitare ricadute impopolari e negative sulla loro immagine.

Un vero attentato alla salute pubblica dei cittadini e all’immagine dell’Italia che avrà come unica conseguenza una più che prevedibile crisi economico-occupazionale che darà un nuovo, e duro colpo ad una delle Regioni più belle d’Italia.

flash2.jpg "Aldo Bianzino"
Con Antonio Di Pietro abbiamo depositato alla Camera un'interrogazione scritta al ministro della Giustizia Alfano sul caso Aldo Bianzino. Bianzino è morto in circostanze da chiarire, molto probabilmente un pestaggio delle guardie carcerarie nel carcere di Capanne, dove era stato rinchiuso poichè trovato in possesso, nella sua casa in campagna vicino Pietralunga, di una pianta di marijuana.Per chi volesse farlo può approfondire la vicenda nell'articolo "Omicidio di Stato" di Beppe Grillo o nel post di ieri nel suo blog che contiene, avverto, un video molto duro.
Antonio Palagiano


29 Giugno 2009

Malati terminali: governo insensibile


Dopo l'inserimento del testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento nel calendario del prossimo trimestre di lavori della XII Commissione mi sembra giusto ribadire che questo Governo ha dimostrato, in quest'anno di legislatura, di essere molto più sensibile all'inizio-vita e al fine-vita piuttosto che al tratto intermedio, che verosimilmente interessa i comuni mortali ed in particolare a quel tratto terminale che riguarda i malati che soffrono.

L'aver sottratto le risorse economiche attraverso un'informale lettera del Presidente della Commissione Bilancio, On. Giorgetti che ha svuotato di fatto di ogni contenuto un testo condiviso in Commissione anche dalle opposizioni e al quale si è arrivati dopo mesi di lavoro, rappresenta a mio avviso un inequivocabile segnale di insensibilità di questo Governo a questioni per noi irrinunciabili in un Paese che si definisce civile. Garantire la terapia del dolore, anche a domicilio, a tutti i malati che lo richiedono sarà per noi un impegno costante sia in Commissione che in Aula.

Niente soldi, quindi, per hospice, rete di cure palliative, antidolorifici e tranquillanti utili ad alleviare le sofferenze dei malati terminali, ma nessun problema per acquistare sondini nasogastrici o soluzioni di aminoacidi per prolungare le agonie. Magari anche per legge!



23 Giugno 2009

Palermo come Napoli


Pubblichiamo un servizio del nostro inviato a Palermo.
In Sicilia il copione "monnezza" è lo stesso della Campania.

I rifiuti per le strade, ed il loro smaltimento, sono oramai emergenza nazionale, come lo furono, e lo sono tutt'ora, nella città partenopea.
Anche a Palermo la sensazione è quella di un "volontario abbandono" per ottenere obiettivi trasversali come il finanziamento e la costruzione di nuovi inceneritori, che faranno la fortuna di pochi affaristi e comprometteranno la salute di molti cittadini.

Nel servizio ascolterete Gabriele Dulcetta Presidente Apas (Associazione Protezione Ambiente Servizi), ciancialiolo. I cianciaioli si definiscono eco-volontari, e lo sono. L'attività del cianciaiolo la descriverà Gabriele nell'intervista. Dulcetta lanciò, mesi fa, un appello al sindaco forzista Diego Cammarata, appello che cadde nel vuoto. Una risposta mancata che lascia senza lavoro qualche centinaia di cianciaioli e senza pane le rispettive famiglie.
Dopo tutto, quando l'obiettivo è creare l'emergenza rifiuto, chi per lavoro la risolve, va fermato...

Testo intervista

G.Dulcetta: Mi chiamo Gabriele Dulcetta, sono amministratore unico della Cooperativa dei cianciaioli. I cianciaioli erano coloro che all'interno della discarica, già dagli anni '50, differenziavano i rifiuti e i materiali recuperabili a partire dal ferro, dal cartone, dalla plastica, gli indumenti, levando le lattine di Coca Cola, le bottiglie di vetro, le lattine di metallo... tutto quello che era un rifiuto che conteneva un suo commercio economico.
Dal 1996 i cianciaioli sono stati buttati fuori dalla discarica di Bellolampo perché non potevano stare secondo le norme di sicurezza. Quindi i cianciaioli si sono trasferiti dalla discarica alla città, andando a fare la cernita del rifiuto presso i cassonetti posti in strada, togliendo tutti i materiali in esubero ai cassonetti, perché a Palermo i cassonetti sono sempre stati in numero inferiore rispetto alla popolazione, perciò i cittadini hanno sempre buttato i sacchetti dell'immondizia agli angoli dei pali, nei cestini da turista, li accantonavano a cumuli. Il cianciaiolo arrivava, scartava tutto quello che era recuperabile e si portava via tutto con la sua moto Ape. Quindi andava a conferire il tutto presso le piattaforme che gli pagavano il materiale come materia prima.
Dal 19 gennaio 2009 il cianciaiolo non può più svolgere l'attività perché con l'emergenza rifiuti a Palermo e provincia con lo stesso decreto applicato in Campania. Il cianciaiolo è ritenuto totalmente abusivo, non può più effettuare la raccolta e il trasporto di tale materiale perché non è più ritenuto materia prima, ma rifiuto.
A questo punto ci vogliono le autorizzazioni per il trasporto dei rifiuti, che i cianciaioli non hanno perché tutti loro hanno sempre lavorato con una semplice partita Iva come ditta individuale. Una buona parte ha preso la denuncia penale con tre anni e mezzo di condanna, che come primo reato viene accantonata con l'affidamento ai servizi sociali. Come secondo reato la condanna viene espletata con l'obbligo di firma e una pena direttamente all'Ucciardone col sequestro del mezzo.
E qua cade il paradosso delle famiglie: solo a Palermo sono in 400 a vivere di questo lavoro. 400 famiglie che si ritrovano con problemi sociali veramente gravi. Ho visto famiglie in cui marito e moglie si lasciano, oppure il marito picchia la moglie perché non riesce a portare il pane a casa, i figli che non riescono ad andare a scuola e vengono richiamati dai servizi sociali. E' accaduto proprio un fenomeno così grave che nessun Ente ancora, sia la parte istituzionale sia comunale che regionale, ha preso il caso come una gravità vera e propria. La prendono in maniera superficiale, dicendo va bè prima o poi i cianciaioli si leveranno dalla testa quello che vogliono fare. Ma non è così perché noi siamo nati con questo mestiere. E' questo che noi facciamo e non sappiamo fare altro al di fuori che scartare immondizia perché noi con l'immondizia vediamo solamente soldi. Per noi è ORO l'immondizia!

Inviato Idv: Per cui secondo lei questo divieto ha a che vedere con il cumulo di rifiuti a Palermo?
G.Dulcetta: Certo, per buona parte ha a che vedere. Del resto la gente non riesce ancora a percepire bene che il cartone va spacchettato, va impilato e che va messo per bene. No, a Palermo c'è una situazione di inciviltà vera e propria, o di una mancata informazione corretta da parte dell'Ente, che tutti i materiali vanno sistemati per bene e separati. Questo non è mai accaduto.
Dal 5 marzo 2009 il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha fatto un'ordinanza, la numero 86, che diceva che mandava in deroga per sei mesi tutte le norme previste sul trasporto e raccolta dei rifiuti per coloro che avviavano una procedura di raccolta ambulante, che è prevista nel Testo unico di igiene ambientale all'articolo 266, che come ambulantato si possono raccogliere tutti i rifiuti recuperabili e che concorrono al loro commercio. Bastava che il cianciaiolo avviava la procedura di regolarizzazione.
La procedura l'hanno fatta 320 cianciaioli su 400, ma oggi il sindaco di Palermo ha revocato l'ordinanza. Il cianciaiolo pur avendo fatto questo passaggio che gli hanno chiesto, cioè quello di mettersi come ditta individuale in ambulantato, è stata revocata l'ordinanza per cui decade il permesso di ambulantato.

Inviato Idv: Perché?
G.Dulcetta: Perché pare non sia appropriata al tipo di settore. Tra l'altro l'ordinanza doveva scadere il 5 settembre perché era in deroga per 6 mesi. L'ha ritirata proprio ora, al 18 di giugno.
Il cianciaiolo da oggi rischia di essere arrestato, di aver sequestrato il mezzo, non può più portare da mangiare alla famiglia, i cianciaioli si ritroveranno di nuovo sicuramente per strada, scenderanno nuovamente in piazza.
Dall'altra parte c'è un'altra categoria di cianciaioli, sono 80, che non avendo i requisiti morali per mettersi in regola come ambulanti, perché avevano precedenti penali e senza titolo di studio, hanno aperto una Cooperativa sociale Onlus basata sulla Legge 381/91 per il reinserimento nel mondo del lavoro. Io sono il presidente, siamo 80 persone che dovrebbero andare a lavorare ma è da un bel po' di tempo che attendiamo la convenzione a titolo gratuito, perché noi svolgiamo servizio pure per il Comune, se loro lo vogliono, di andare a prelevare i rifiuti recuperabili che concorrono al loro commercio, perché a noi interessa ricavare il rifiuto e il denaro per auto finanziare la Cooperativa e i dipendenti della Cooperativa, lo estraiamo col ricavato della vendita attraverso i consorzi della raccolta differenziata.
Non abbiamo mai chiesto un euro al Comune o alla Regione in quanto noi vogliamo solamente che ci aiutino in una fase di start-up.
Ora ci chiedono almeno i mezzi euro tre, noi abbiamo i mezzi un po' vecchi di trent'anni di vita, stiamo chiedendo se ci danno dei mezzi in comodato d'uso dal Comune o dalla Regione chiunque esso sia, stiamo aspettando una risposta. Stiamo chiedendo alcune cose essenziali. Visto che c'è la norma sulla sicurezza prevista sui luoghi di lavoro stiamo chiedendo il necessario perché abbiamo bisogno del vestiario: scarpe, guanti perché dobbiamo rendere questo lavoro a norma di legge, dobbiamo mettere in sicurezza il lavoratore. Se non ci danno aiuto saremo costretti a chiedere il finanziamento a qualche banca. Noi 80 siamo disposti a farlo se ci dessero la possibilità, e lo paghiamo ogni mese, basta che ci mettano in condizioni di andare a lavorare perché noi crediamo ciecamente ai rifiuti, come hanno creduto i nostri nonni, i nostri padri, ci crediamo pure noi. E vogliamo continuare a crederlo noi e farlo credere ai nostri figli perché ad oggi mio figlio mi chiede che cosa debbo fare, io gli rispondo che il lavoro che ha fatto tuo padre lo potrai fare pure tu se ci sarà uno sbocco futuro.



20 Maggio 2009

Da Napoli a Ferrandelle un'unica menzogna


I rifiuti di Napoli sono spariti per consentire lo spot berlusconiano intitolato "l'emergenza rifiuti è rientrata". Menzogne, i rifiuti di Napoli sono finiti sotto il tappeto chiamato Ferrandelle, in una discarica immensa a cielo aperto piantonata dai militari come sito strategico. Ma le bugie a volte hanno le gambe corte, anzi cortissime, ed il 13 maggio un blitz notturno di Lega Ambiente filmava l’enorme scempio e disastro ecologico. I media ovviamente hanno silenziato la notizia arginando i danni per il governo. Italia dei Valori, nella persona del sottoscritto, ha depositato subito un'interrogazione parlamentare a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (n. 4- 03033) con oggetto: "Rifiuti tossici a Santa Maria la Fossa (NA) ", che sotto riporto.

Vi terrò informati sulla vicenda.


Testo dell'intervento


Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.


Premesso che:

informazioni e notizie dettagliate, provenienti anche da qualificati organi di stampa, evidenziano che in località Ferrandelle, ricadente nel territorio del Comune di Santa Maria La Fossa in provincia di Caserta, un terreno di complessivi 60 ettari circa sarebbe attualmente utilizzato quale discarica di materiali e rifiuti di vario ordine, natura e misura;

più in dettaglio dei complessivi 60 ettari dell'area, 40 apparterrebbero direttamente al patrimonio del demanio militare, mentre i restanti 20 sarebbero invece frutto della confisca di bene appartenuto e/o comunque di pertinenza della famiglia del boss Francesco Schiavone, meglio noto con l'appellativo di Sandokan.

Il Comune di Santa Maria la Fossa avrebbe siglato tempo addietro un accordo con il ministero dell'Interno per la nascita, nell'area in oggetto, di una fattoria sociale affidata ad uno specifico consorzio al fine di favorire la realizzazione di un'attività di commercio di prodotti tipici.

Sebbene fossero già stati avviati i primi lavori per dar corso all'iniziativa di cui sopra, il terreno veniva requisito, in piena emergenza rifiuti, tramite atto delle competenti autorità e/o per iniziativa del Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti.
Detto terreno, che è bene segnalare, insiste significativamente in una zona ad alta densità criminale tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise, veniva, dunque, di fatto destinato all'utilizzo improprio di comune discarica.

L'area in questione, completamente recintata di diversi ettari, si trova attualmente sotto stretta sorveglianza e ne risulta inibito l'accesso perché formalmente sito di interesse strategico nazionale.

Attraverso un blitz dimostrativo curato da attivisti dell'associazione ambientalista denominata «Legambiente» si è evidenziata in loco la presenza di una montagna spropositata di rifiuti ammassati disordinatamente e senza alcun controllo, verosimilmente provenienti da tutto il territorio della Regione Campania; l'ammasso incontrollato di rifiuti, circa un milione di metri cubi in luogo degli iniziali 90 mila metri cubi inizialmente previsti, suscita ragionevole preoccupazione nella popolazione limitrofa residente, a causa dei possibili danni sanitari e ambientali a cui si trova inopinatamente esposta. Suscita in ogni caso perplessità l'accumulo di materie di per sé diverse, che dovrebbero in seguito venire separate per poter poi essere utilizzate negli inceneritori - termovalorizzatori che dovrebbero operare nella zona di riferimento.

Ciò premesso, intendiamo sapere:

-quali siano le notizie in possesso del Governo e dei Ministri competenti sullo stato attuale dei luoghi e sulla natura dei rifiuti ivi presenti;

-se risulti vero che nell'area in questione sia presente un disordinato accumulo di rifiuti, di quale ammontare complessivo esso consti e in che misura esso abbia, eventualmente, sforato il quantitativo previsto dalle autorizzazioni in corso;

-se sia prevista la successiva bonifica del terreno e/o comunque a quale utilizzo esso venga destinato nell'immediato futuro;

-quali azioni, interventi e misure nell'ambito delle rispettive competenze, si intendano intraprendere per garantire il diritto alla salute della popolazione residente.


PS: il 23 maggio diretta streaming della manifestazione "LOTTA PER I DIRITTI" a Napoli. Iscrivetevi all'evento in Facebook e fate promozione dalla Rete e con il passaparola.
invitamico.jpg
invitonapoli2.jpg
Tuo nome
Tua e-mail
E-mail amico

Postato da Domenico Scilipoti in | Commenti (76) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Aprile 2009

Legge 40: fine di una legge crudele


La notizia che aspettavamo da tempo e che finalmente metterà fine ad una legge crudele, oscurantista ed illiberale come la Legge 40 sulla Pma. Le donne italiane potranno avere, non appena le indicazioni della Consulta saranno recepite dai legislatori, le stesse chances delle donne del resto del mondo e non saranno costrette ad andare all’estero per cercare di concepire un figlio attraverso la fecondazione assistita.

Quattro anni di applicazione della legge 40 hanno portato a quadruplicare il numero delle coppie che hanno deciso di investire nel turismo procreativo poiché in Italia non avrebbe potuto avere il giusto trattamento terapeutico e le stesse possibilità di riuscita.

Con la decisione della Suprema Corte salta il teorema che è alla base della legge 40: il limite massimo dei tre embrioni. I medici potranno finalmente usare criteri diversi per le 25enni e per le 40enni e si ridurranno, soprattutto, le pericolosissime gravidanze trigemellari (in Italia il 3,5%) che mettono a repentaglio la vita della madre e dei feti, e che hanno un elevato costo per la società.

Chi fino a ieri non ha fatto altro che tessere le lodi alla Legge 40, dopo la sentenza della Consulta, sarà costretto a farsi un esame di coscienza e valutare se sia davvero il caso di continuare a rappresentare gli interessi e i diritti delle donne italiane in Parlamento. A cominciare dal Sottosegretario Roccella che, dopo la presentazione dei dati sulla Pma in Italia presentati la scorsa settimana, ha continuato a dare un’interpretazione distorta e distorcente della realtà e che ancora adesso, dopo la decisione della Consulta, si limita a risposte ambigue non affrontando realmente il punto: la Legge 40 va cambiata, e al più presto; per dimostrare pieno rispetto per la libertà di scelta individuale e per la salute della donna prima che dell’embrione.



20 Marzo 2009

Chiaiano: Il killer silenzioso


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Gerardo Ciannella, professore di Medicina del Lavoro e primario dell’ospedale Monaldi di Napoli.

Testo dell'intervista

Daniele Martinelli: Il professor Gerardo Ciannella dirige il reparto di servizio medico e prevenzione al Monaldi di Napoli. Lei è autore di una ricerca della quale le hanno chiesto, in Europa, la traduzione. Perché?

G.Ciannella: Infatti. E' una ricerca che è iniziata nel '97. Noi siamo azienda ospedaliera particolarmente indirizzata alla ricerca pneumocardiologica. Il Monaldi, lo voglio ricordare per chi non conosce questa struttura, è un polo di eccellenza. In base a questo noi cominciammo a raccogliere i dati afferenti dai ricoveri ospedalieri, dai riscontri anatomopatologici, relativi a una neoplasia dell'apparato respiratorio gravissima, incurabile, che si chiama mesotelioma pleurico, una malattia la cui mortalità prevede un'incidenza nel 2015 con 15 mila morti, è stata stabilita dalla Comunità scientifica internazionale, come rapporto causa effetto, che a monte di questa malattia è soprattutto da considerare il contatto dell'umano con un minerale pericoloso, che è l'amianto chiamato anche asbesto.
Noi lo chiamiamo killer silenzioso perché forse sarebbe stato meglio non estrarlo questo minerale dalla terra, però come l'opinione pubblica sa, quello che è successo in Piemonte, a Casale Monferrato, a Voghera, a Monfalcone già abbiamo contato migliaia di morti. Si calcola circa tre mila morti l'anno che forse si sarebbero potuti evitare.
Non per niente il lavoro è stato intitolato Mesotelioma pleurico, una morte prevedibile però evitabile, con la casistica clinica epidemiologica che abbiamo raccolto.
La cosa che ci ha sorpreso nel corso dei dieci anni, abbiamo esaminato 355 cartelle che abbiamo diviso in due periodi di osservazione, dal '97 al 2001, dal 2002 al 2006. Che cosa ci ha colpito nei mesi scorsi? Che negli ultimi cinque anni sono aumentati del 50% i casi di mesotelioma pleurico. Ci siamo interrogati sul perché. Abbiamo visto, incrociando i dati, che le zone di residenza erano limitrofe a luoghi dove notoriamente erano state fatte discariche abusive di rifiuti tossici, velenosi e nocivi, dove anche l'amianto è stato scaricato, basti pensare che in Italia, dalle stime fatte dai nostri colleghi di Medicina del lavoro, ci sono qualcosa come trenta milioni di tonnellate sparse in tutta Italia di questa sostanza. Si consideri soprattutto l'eternit. Molti non sanno ancora che eternit significa cemento più amianto. Le famose tettoie di eternit, le canne fumarie, le vasche d'acqua fatte con eternit. Il rischio di questa sostanza è che a contatto con le alterazioni meteorologiche vengono scompaginati questi tessuti compatti di amianto, per cui si liberano delle fibrille della lunghezza di cinque micron, cioè millesimo di millimetro, per cui entrano nei polmoni, si collocano negli alveoli come degli spilli, e portano nel tempo degli studati recidivanti della pleura, ematici, che sono inguaribili.
Per cui, purtroppo, sono morti annunziate e spalmate nel tempo, si pensi che il periodo di incubazione di questa malattia è di dieci, quindici e anche trent'anni.
Io e i miei colleghi ci siamo allertati soprattutto negli ultimi mesi dell'anno scorso, quando abbiamo saputo che a un chilometro e mezzo da questo ospedale, dove si lavorava per l'apertura di questa discarica, a detta di un personaggio eminente come il generale Giannini, collaboratore del sottosegretario Bertolaso, era stato riferito che dieci mila tonnellate di amianto erano state trovate in questa discarica di Chiaiano.
Per cui noi prima ci siamo allertati, non vi nascondo che abbiamo fatto una denunzia alla Procura della Repubblica nel mese di dicembre con altri colleghi geologi, il professor Ortolani, il professor De Medici dell'Università di Napoli, avvocati come il cassazionista Vignola, affinché fosse sequestrata questa discarica e anche per approfondire responsabilità eventuali di disastro ambientale cui si riferisce l'articolo 434 del c.p.p. oltre che attentato all'articolo 32 della Costituzione italiana "tutela della salute".
Non sappiamo ancora l'esito di questa nostra denunzia però abbiamo pensato bene di pubblicare i nostri dati scientifici. Abbiamo avuto il coraggio, e di questo ne riconosco il merito ai miei colleghi che hanno collaborato, di dire queste cose e di collocare soprattutto il rapporto di mortalità per questo tumore, con le zone che erano limitrofe, lo ripeto, alle discariche abusive. Per cui nulla toglie che ci sia stata la presenza di questo tossico e velenoso minerale nelle vicinanze di questi luoghi di abitazione, e che abbia potuto essere causa primitiva di questa neoplasia.
La nostra preoccupazione è quella di sollecitare le strutture responsabili regionali e territoriali a una bonifica attenta del territorio.
Immaginate che le norme italiane ed europee della bonifica dell'amianto prevedono una sequela di fasi di intervento lunghissime e scrupolosissime. Abbiamo qualche sospetto che nella discarica di Chiaiano sia stata fatta veramente una bonifica.
Quindi per il diritto che abbiamo alla difesa della nostra salute, poiché non dobbiamo più pensare di delegare ad altri questa funzione, dobbiamo essere noi protagonisti primi delle scelte sulla nostra salute. La salute non è una merce che si vende, non si compra. La salute è un valore, non è un bene personale ma è un bene che va condiviso. Io devo pensare anche alla salute dei miei figli, dei miei nipoti, di chi verrà dopo.
Ebbene l'incidenza attuale dei tumori è altissima. Immaginate che noi ogni anno in questa struttura stiamo facendo 750 diagnosi di tumore polmonare. Non tutte corrispondono a pazienti fumatori.
Sappiamo bene che Napoli, purtroppo, diventerà la prima città italiana per incidenza di morti di tumore polmonare. Se a questi ci aggiungiamo i morti per mesotelioma pleurico sarà una catastrofe.
E allora, senza creare allarmismi, in coscienza dobbiamo avere il coraggio di dirle queste verità. Verità scientifiche che partono da evidenze scientifiche. Parlo di cartelle cliniche, le quali per noi sono la Bibbia.
E' chiaro che bisogna aprire gli occhi su questa realtà per creare consapevolezza di questo problema e soprattutto esigere sul territorio un controllo particolare e dettagliato dell'igiene e della salute del territorio.
Fare prevenzione, secondo quello che io dico sempre ai miei studenti dell'università, è non tanto fare diagnosi precoce di una malattia che tanto non si può curare, ma pensare alla bonifica e alla salute del territorio.
La salute dipende dalla salute della nostra terra. L'acqua, l'aria, se la terra è inquinata noi produrremo malanni, malesseri.
E' una preoccupazione di coscienza anche perché io sono molto legato a un medico santo della nostra università, Giuseppe Moscati, il quale a noi medici disse una cosa importantissima anni fa. Dovete amare la verità, difendere la verità, portare avanti la verità scientifica pure se vi costa sacrificio. Pure se pagate in prima persona.
Io mi sentirei omissivo, quindi sono felice di aver fatto questo lavoro e ho invitato i colleghi medici ospedalieri e anche del territorio di approfondire altre ricerche.
Questa nostra ricerca non è l'ultima ma la prima. Vorrei invitare tutti a fare casistica, a tirar fuori dati scientifici certi, attendibili, affidabili perché abbiamo sicurezza di questi rapporti di causalità e perché possiamo prevenire questo disgraziatissimo male.



19 Marzo 2009

Il male minore


Pur con tutto il rispetto dovuto al Papa e al Suo Alto Magistero, si fa davvero fatica a essere d’accordo con l’affermazione relativa alla diffusione dell’Aids, che, testuale, “non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumentano i problemi”. La vera risposta è la Chiesa, afferma il Pontefice, utilizzando, tra l’altro, per la prima volta il termine ‘preservativo’, corretto poi pudicamente dal sito del Vaticano in ‘profilattico’, quindi l’astinenza, posizione politica che per ora ha solamente contribuito ad aggravare la disastrosa situazione sanitaria in Africa.

Ed è su questo che anche il filosofo cattolico Guy Coq esprime tutta la sua perplessità, ma anche disagio, perché davvero non si può decontestualizzare la morale cristiana e trasferirla, sic et simpliciter, in un continente così fragile e minacciato non solo da questa epidemia. E’ tempo, come aggiunge il teologo Vito Mancuso, di guardare in faccia la realtà per quello che è, e la realtà ci dice che i rapporti sessuali sono largamente praticati al di fuori del matrimonio, e a partire dalla giovanissima età (come si evince anche da un indagine su giovani e amore, apparsa su Il Tirreno, dal quale risulta che in Toscana il 43,5 per cento degli studenti fra i 14 e i 19 anni dichiara di aver fatto sesso almeno una volta). Occorre quindi favorire una protezione di tali rapporti proprio per contrastare il diffondersi di questa malattia.

La posizione del pensiero cattolico ha radici profonde, certo, e vanno rispettate, ma la scelta del male minore, appare anch’essa degna di rispetto soprattutto quando ci si trova in un momento di così drammatica emergenza sanitaria. Così, come era ampiamente prevedibile, la polemica internazionale si è immediatamente innescata. Sì, perché l’Africa che sta visitando il Papa rimane l’epicentro globale dell’Aids e non mostra evidenti segni di riduzione della malattia. Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Unaids (il programma congiunto delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione mondiale della sanità sull'Hiv/Aids) sono 33 milioni le persone affette da Hiv nel mondo e il 67% dei malati vive nei Paesi dell'Africa sub-sahariana; oltre 2 milioni sono i malati deceduti per Aids lo scorso anno e di questi il 72% si concentra in questa zona dell'Africa. Ma c’è anche un aspetto positivo ed è che in Paesi come il Ruanda, il Zimbabwe, il Camerun, l’Etiopia si registrano segnali di miglioramento dovuti anche al maggior uso del preservativo che ha provocato un sensibile calo del numero dei nuovi infetti da Hiv in questi Paesi.

I governi di Francia, Germania hanno già espresso la loro preoccupazione (e anche indignazione) per le ripercussioni che le parole di Benedetto XVI potrebbero avere contro la faticosa lotta all’Aids. La cattolicissima Spagna, per tutta risposta, ha annunciato che invierà un milione di preservativi per contribuire a questa lotta.

E dall’Italia? Un più che significativo e equilibrato silenzio. Bipartisan.



10 Marzo 2009

Lo Stato e' laico


Su un tema cosi delicato, come le dichiarazioni anticipate di trattamento che riguarda la cosa che ci sta più a cuore, la nostra vita, avrei auspicato e mi sarei immaginato un dibattito più pacato, più serio e maturo, perché sull'onda mediatica del caso Englaro c'è il rischio che venga preso un provvedimento emotivo, ingiusto e restrittivo.

Non possiamo negare che esiste uno scontro in atto tra i sostenitori del valore della vita umana e i sostenitori del valore dell'autonomia della persona. Il primo è un concetto piuttosto religioso della vita, che conferisce alla vita stessa una sorta di sacralità che parte dal momento del concepimento al momento della morte naturale, anche se non è facile stabilire qual'è il momento della morte naturale, specie oggi che attraverso la tecnologia è possibile prolungare artificialmente la vita dalle malattie e dalle sofferenze.

Ci sono persone, al contrario, che sostengono il potere decisionale, l'autonomia e la libera scelta di ciascun individuo di come e in che maniera morire, che si ritengono possessori e titolari della propria vita. Quest'ultimo gruppo di cittadini, che meritano lo stesso rispetto per coloro che professano un credo religioso, rivendicano l'autonomia decisionale perché si rifanno al valore della dignità della persona, un qualcosa che non si acquista e che non si tramanda, è qualcosa che si costruisce giorno per giorno attraverso le nostre azioni.

E' triste pensare che, negli ultimi giorni della propria vita, questa dignità ci venga sottratta, costringendoci in un letto di ospedale in un corpo non più controllabile, ed è triste pensare di consegnare questa ultima immagine senza dignità di noi ai nostri cari. Crediamo che anche questi cittadini, visto che viviamo in una società composta da credenti, non credenti e diversamente credenti, meritino rispetto. Anche la “dignità del morire” dipende dal senso di dignità che abbiamo dato alla nostra vita. Oggi c'è il rischio di perdere per legge la possibilità di morire con dignità. Noi ci opponiamo a questo rischio, e vogliamo che ogni cittadino possa scegliere come morire, se con l'ausilio della fede o in maniera laica.

Oggi, in molte corsie di ospedale, viene praticata una dottrina chiamata “vitalismo medico”, dove l'oggetto non sono le condizioni di salute del malato, ma la vita in sè a prescindere della qualità della vita stessa. Non siamo d'accordo con questa dottrina, non siamo per l'accanimento terapeutico, ma siamo per una medicina giusta finché c'è la possibilità di guarigione. Siamo per un'idea di libertà, dove ciascun individuo possa scegliere fino a che punto debba spingersi la scienza medica per aiutarlo a vivere.

Purtroppo, la politica, spesso in questi momenti, non si avvale della società scientifica, non si avvale della scienza medica, ma procede nel fare le leggi con una approssimazione pericolosa che spesso sfocia nell'ignoranza. Nel caso Englaro ho sentito il ministro Sacconi che si appellava addirittura alla convenzione Onu per i disabili, quando la povera Eluana non era affatto disabile ma malata terminale affetta da un coma vegetativo permanente, e sappiamo che da un punto di vista medico questa condizione è ben sancita, che ha dei sintomi, ha una prognosi, ha un carattere di irreversibilità, e non ha niente a che vedere con una persona disabile.

Vorremmo che la politica o imparasse i termini o si rivolgesse alle società scientifiche, come avviene negli Stati Uniti e in Australia dove hanno un ruolo determinante nell'indicare al legislatore i provvedimenti da un punto di vista tecnico, per il benessere e la salute della popolazione.

Oggi viene a mancare, spesso nei dibattiti e nella maniera in cui si legifera, il rispetto. Crediamo che tutti i cittadini, specialmente in queste scelte, meritino rispetto, che spesso non c'è. “Rispetto” significa non ritenersi possessori della verità, significa rispettare le opinioni degli altri, altrimenti, se ognuno di noi pensa di essere il detentore della verità, correremo il rischio di sfociare nel fondamentalismo, che troppo spesso riconosciamo solo a chi abbraccia un credo diverso dal nostro.

Siamo contro il fondamentalismo, siamo per il rispetto di ciascuna scelta. Crediamo nel diritto alla vita ma siamo anche per una morte dignitosa.
Personalmente, sono soprattutto per il rispetto delle scelte individuali, specie su temi cosi delicati che riguardano la fine della cosa che ci sta più a cuore, la nostra vita.

Da parte di una condizione di irreversibilità di un coma, dovremmo poter scegliere se vegetare in un letto per un anno, 10 o 17 -come accaduto alla povera Eluana- in attesa che la morte sopraggiunga o si scelga di optare per una morte senza vergogna. L'articolo 32 della Costituzione tutela tale diritto, e la legge che si accingono a varare non può prescindere dalla Costituzione.
Viva la Costituzione, viva la libertà di scelta.



25 Febbraio 2009

Nucleare: in nome del Dio denaro


Riporto il video e il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di ieri, martedi 24 febbraio, in merito al ritorno al nucleare voluto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel 1987, con un referendum abrogativo, gli italiani hanno scelto di cancellare il nucleare. Qualora si volesse tornare indietro non è pensabile che Berlusconi e Scajola firmino accordi unilaterali con la Francia, quantomeno senza un dibattito parlamentare, una forma sicuramente meno partecipativa del referendum ma più consona ad una democrazia.

Testo dell'intervento

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, è interessantissimo il dibattito che si è sviluppato in quest'Aula, da ogni punto di vista. Tuttavia, è anche interessante leggere, dai giornali di oggi, di un incontro tra Silvio Berlusconi e il Presidente francese per stipulare un accordo in ordine al nucleare.
Mi viene da pensare che tutto ciò che è successo in questi giorni e in questi mesi non è servito a nulla, non ha fatto capire niente, non è stato interessante per nessuno. Questo neo-liberalismo sfrenato, questo modello imprenditoriale a tutti i costi, questo individualismo qualunquista molte volte viene messo al primo posto non nell'interesse di una società che dovrebbe essere al servizio della collettività e dei cittadini ma, invece, a disposizione di una società che ha come obiettivo principale solo il Dio guadagno, cioè operare attraverso dei meccanismi che hanno un ritorno solo ed esclusivamente economico.
Perché dico questo? Il nucleare, come molti sostengono e dicono, potrebbe essere l'alternativa o la soluzione di tutti i problemi. In realtà, non è la soluzione di tutti i problemi, ma è il male peggiore che vi possa essere, e ciò per una serie di motivi. L'ho già detto in quest'Aula qualche mese fa, invitando sia coloro che sono intervenuti contro sia i rappresentanti del Governo a prendere atto dei registri dei tumori che vi sono nei comuni vicini alle centrali nucleari, dove vi è un tasso di leucemie che va dal 2 al 5 per cento in più rispetto alla popolazione normale. Il 2 per cento significa, su cento persone, due, su mille, venti e su 10 mila, duecento. Questo significa che abbiamo un tasso di mortalità per malattie degenerative altissimo, prodotto dalle scorie radioattive che sono in prossimità delle centrali nucleari.
Lo abbiamo denunciato già in quest'Aula e abbiamo chiesto di riflettere sull'argomento. L'abbiamo chiesto al Governo e anche a coloro i quali, membri di questo Parlamento, avevano preso una posizione a difesa del nucleare. Abbiamo fatto questo non per dire o per sostenere che vogliamo essere bravi o i più bravi, ma soltanto per fare il nostro lavoro di parlamentari, per parlare all'interno del Parlamento e dire ciò che pensiamo, invitando i colleghi non ad accettare per partito preso ciò che diciamo ma a vedere, guardare e capire bene ciò di cui stiamo parlando.
Oggi in questa società, che è cartesiana e meccanicistica, chi parla di ecologia o di olismo viene quasi messo alla berlina e forse viene visto come qualcuno che viene dall'altra parte del mondo. Infatti, oggi non si capisce il linguaggio dell'olismo né quello dell'ecologia, ma un solo linguaggio, che è quello meccanicista-cartesiano, è il linguaggio del Dio denaro e del guadagno, che tende a dare la spiegazione e la logica di ogni avvenimento, non per giustificare quello che si deve portare avanti ma per l'obiettivo e l'interesse personale di qualcuno o di alcuni gruppi che mettono a repentaglio la vita dei cittadini.
Quando sosteniamo, cari colleghi, egregio Presidente, signor rappresentante del Governo, che vi sono centrali nucleari e rifiuti nucleari sparsi sul territorio nazionale, facciamo anche dei riferimenti. Vi sono già dei registri che documentano effettivamente che vi è un tasso di malattie che va dal 2 al 5 per cento, e ci riferiamo a malattie degenerative. A questo punto apro una parentesi, per coloro i quali non capiscono queste parole, «malattie degenerative»: esse significano Alzheimer, tumore dei polmoni, leucemie, e tutto ciò che è veramente mortale e distruttivo per l'essere umano.
Pertanto, questa nostra chiacchierata, questa nostra riflessione all'interno di questo Parlamento dovrebbe portare ognuno di noi, prima di prendere posizione e di esprimere il voto, quanto meno a documentarsi attentamente, per verificare se quanto detto dal collega Scilipoti risponda o no alla realtà. Ma nel caso in cui dovesse rispondere alla realtà, chi voterà a favore del progetto di mandare avanti un sistema che comporta l'alternativa nucleare, si assume e si assumerà una grande responsabilità.
Tale responsabilità non è solo ed esclusiva di chi lo fa, ma è una responsabilità anche nei confronti dei propri figli e dei figli di coloro i quali vengono definiti in questo momento, nel senso più nobile della parola, che molti hanno dimenticato, esseri umani.
Infatti, la cosa più importante è cercare di garantire la vita e la qualità di vita, e subito dopo trovare soluzione ai problemi. I problemi si risolvono con serietà e con equilibrio, e non certamente con la presa di posizione di oggi del Presidente del Consiglio, che ha firmato un accordo con il Presidente francese sulla questione del nucleare quando ancora all'interno del Parlamento e nel Paese esiste un dibattito. Prima di ogni cosa vi deve essere il dibattito, e subito dopo verranno le soluzioni ai problemi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).
"



14 Febbraio 2009

Milano: servono scelte impopolari


Siamo in un periodo di crisi spaventoso, mai visto negli ultimi trent'anni. Dobbiamo riflettere come usare il nostro ambiente, come usare il nostro territorio, come usare le nostre risorse e quale scatto di orgoglio dobbiamo fare per ripartire seriamente.

Milano, la Lombardia, sono un motore per l'Europa e per il mondo occidentale. Bisogna tornare a dare l'esempio a tutti, e per farlo bisogna avere molto coraggio. Un esempio per tutti: a Milano ci siamo inventati l'Ecopass, un passaggio burocratico costoso che permette attraverso il pagamento di continuare ad utilizzare il territorio dei milanesi, la loro città, di inquinarla e di avvelenare in propri cittadini.

Cara Moratti, caro sindaco, dai l'esempio all'Occidente. Comincia facendo il grande blocco all'accesso della città, portando una grande mobilità pubblica economica e molto rispettosa dal punto di vista ambientale. Dimezziamo, come Milano città, la produzione di CO2, facciamo dei piani per i prossimi 5 anni, concretamente faremo anche noi la nostra parte per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto, che sembra una stupidata ma è assolutamente necessario. Noi lombardi, noi della pianura Padana saremo i primi a goderne i benefici. Siamo noi, oggi, quelli che subiscono i danni da queste polveri sottili, da questo inquinamento, da questo surriscaldamento.

Milano deve fare scelte coraggiose, smettere di seguire gli interessi delle lobby, le lobby di chi vende le automobili, le lobby di chi vuole assolutamente costruire e vendere su tutto il territorio. Questi interessi verranno valorizzati se agiamo in modo più intelligente, rispettando quel poco di territorio di abbiamo, valorizzando quel che abbiamo consumato e cominciamo a vivere in modo naturale, e non frenetico, nelle nostre città. Dobbiamo fare la nostra parte. Il 25% di questo inquinamento arriva esclusivamente dalle automobili.

Abbiamo forzato il sistema, abbiamo chiesto a costruttori e imprenditori di uscire dalle città, di edificare a più non posso, cosi che i comuni utilizzavano le risorse, definite in oneri di urbanizzazione o di oneri di costruzione, con il fine di sostenere le loro spese correnti, non più come era stata la programmazione dei cinquanta anni dei dopo guerra per sostenere la crescita organica delle città. Le spese correnti che si sono tradotte spesso in servizi utili e necessari, ma spesso in servizi costosi e inutili. Questo è pericoloso, dobbiamo avere il coraggio di dire basta e riprendere
in mano il nostro territorio, modificandolo si ma in senso intelligente. Ad esempio, un'edilizia che attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie, sostenendo quindi i settori industriali come l'eolico, il solare ed il geotermico, ma rivedere le nostre abitazioni e le nostre città in senso di autogestione delle proprie energie e risorse, non continuando a consumare terra e territorio, perché prima o poi questo va in esaurimento, e in Lombardia siamo oltre al limite naturale. Abbiamo già consumato più di quello che potevamo, e rischiamo di non lasciare niente ai nostri figli.Dobbiamo pensare a riqualificare quello che abbiamo già consumato e a valorizzare quel poco di verde e di territorio che ancora ci rimane.



16 Gennaio 2009

Legge 40: risultati e proposte


Si è conclusa la conferenza politico-scientifica indetta dall'Italia dei Valori sulla procreazione assistita e sul turismo riproduttivo, che abbiamo ribattezzato “esilio procreativo”. Il turismo è qualcosa di piacevole, questa invece è una necessità che la legge italiana purtroppo impone alle coppie che desiderano avere un bambino.

Quali sono stati i risultati? I risultati di questo confronto, che ha visto protagonisti scienziati di tutto il mondo, australiani, americani, europei, italiani, il registro italiano della sterilità dell'Istituto Superiore di Sanità, sono: l'aumento delle nascite trigemellari, la riduzione del numero delle PMA in Italia, e quindi l'aumento di chi è andato all'estero, e la riduzione dei tassi di gravidanza.

Sottolineerei la gravità dell'aumento delle gravidanze trigemellari, perché è un dato molto preoccupante. Ciò significa nascita di bambini che qualche volta sono in buona salute, qualche volta hanno dei postumi permanenti dopo la nascita, e qualche volta purtroppo muoiono nel grembo materno o dopo che sono nati per prematurità o per immaturità.

Gli americani e gli australiani hanno mostrato il costo sociale di questo dramma umano. Un bambino nato attraverso la fecondazione assistita costa alla società circa l'equivalente di 10 mila euro in Australia e l'equivalente di 38 mila dollari negli Stati Uniti se provengono da gravidanza singola o bigemina, cioè a due gemelli. Il costo sale vertiginosamente a 10 volte quello iniziale quando si tratta di gravidanze trigemellari e quadrigemellari. Quindi, un dramma e un costo per tutta la collettività.

Abbiamo anche sviscerato il problema degli embrioni orfani. Dai dati che ci fornisce l'Istituto Superiore di Sanità sarebbero circa 3500 gli embrioni sicuramente abbandonati, quelli in cui c'è una certificazione iscritta delle coppie che non desiderano più impiantare questi embrioni perché hanno già avuto una gravidanza andata a buon fine col primo tentativo. Ebbene, questi embrioni sono destinati a morire, lo Stato ha speso con i soldi dei contribuenti 450 mila euro per indire una banca, voluta da questo centrodestra con l'allora ministro Sirchia, presso l'ospedale Maggiore di Milano. Attualmente, nonostante i soldi degli italiani siano stati spesi per questo fine, non risulta che neanche un embrione sia arrivato a Milano, e risulta anche dalla contabilità emersa che sono stati spesi 74 mila euro per personale addetto alla crioconservazione.

L'Italia dei Valori è sensibile a questo tema, vuole dar vita a questi embrioni altrimenti destinati certamente a morire. Con la proposta di legge a mia prima firma, ma anche dell'On. Donadi, dell'On. Mura e del Presidente Di Pietro, proporremo al Parlamento italiano questa nuova legge affinché questi embrioni possano essere adottati dalle coppie italiane che hanno la sfortuna di non poter avere bambini.



11 Gennaio 2009

Procreazione assistita


Sono quasi 5 anni che la legge 40, sulla procreazione medicalmente assistita, è entrata in vigore. Eppure il dibattito è ancora molto acceso e aperto, lo scontro anche fra le forze politiche è molto alto. Il dibattito della comunità scientifica è molto controverso, e anche nella comunità di uomini e donne che desiderano fortemente un figlio ma che non possono procrearlo naturalmente.
E' un tema di grande attualità. Nell'aprile del 2008, la ministro Turco aveva emanato le nuove linee guida di applicazione della legge 40, che in qualche modo rinnovavano e innovavano dalle linee guida che erano state emanate in prossimità dell'entrata in vigore della legge nel 2004.

Le linee guida del ministro Turco avevano molti punti di rinnovamento, ma ad un punto in particolare ha aperto il dibattito e lo scontro, ovvero sul divieto dell'indagine eugenetica che è stato introdotto dalle linee guida del ministro. Questo divieto ha creato e sollevato molti dubbi di costituzionalità. Diversi tribunali, in particolare quello di Firenze, hanno recentemente pronunciato ordinanze di legittimità costituzionale, davanti alla Corte Costituzionale, della legge 40. Recentemente, nel settembre del 2008, il tribunale di Firenze, con alcune ordinanze, ha chiesto il pronunciamento alla Corte Costituzionale. Era stata fissata l'udienza al 4 novembre, poi rinviata a data da destinarsi proprio perché sono giunte diverse pronunce dei tribunali di merito. In particolare, i giudici del tribunale di Firenze hanno appuntato la loro attenzione su questo divieto dell'indagine eugenetica. Vi leggo che cosa hanno detto i giudici del tribunale di Firenze: “La richiesta di procedere con la diagnosi di preimpianto su una coppia ad alto rischio, quindi che cerca di evitare la nascita di un figlio che possa avere problemi di salute, e che abbia poi la necessità di affrontare un aborto terapeutico, non può essere considerata eugenetica”. Secondo il giudici del tribunale di Firenze esulerebbe dal divieto che oggi invece oggi è previsto. L'ordinanza dei giudici di Firenze ripropone in modo preciso il problema del limite della creazione di soli tre embrioni, che risulta gravemente lesivo della salute delle donne, e in violazione degli articoli 32, 2 e 13 della Costituzione. I giudici del tribunale di Firenze si spingono oltre, e propongono una riscrittura di questa norma.
Come capite, l'importanza del tema è tanta, riguarda tantissime coppie, tantissime donne e tantissimi uomini, e credo che debba essere affrontata con un approccio sicuramente e altamente scientifico, ma anche un approccio laico. Per questo l'Italia dei Valori ha organizzato, per le giornate del 12 e 13 gennaio a Roma, un dibattito scientifico-politico su questo tema, dal quale speriamo che alla fine dei lavori escano delle idee, un confronto sano e positivo, sull'opportunità o meno di modificare questa legge per fare in modo che le coppie, gli uomini e le donne italiani, non debbano più andare all'estero per pensare di procreare un figlio, ma soprattutto possano costituire in Italia e nel loro Paese serenamente la loro famiglia.
Sarà un momento importante per evidenziare le criticità e le soluzioni che la legge 40 deve poter dare.



9 Gennaio 2009

Legge 40 e turismo riproduttivo


Sono passati quattro anni dall'applicazione della legge 40 del 2004, quella sulla fecondazione assistita, e abbiamo ritenuto opportuno noi dell'Italia dei Valori di fare un punto sulla situazione e vedere perché queste donne scelgono l'estero per le loro pratiche di PMA, e se vale ancora la pena oggi andare all'estero per ottenere una gravidanza e se è giusto andare all'estero per lo stesso scopo.

Abbiamo creato un convegno, Italia-Resto del mondo, in cui le varie tecniche che sono consentite nei vari Paesi vengono messe a confronto, dove vengano pacatamente analizzati i risultati da scienziati provenienti dall'Australia, dagli Stati Uniti e da tutta l'Europa, insieme a dei politici. Quindi farli sedere tutti attorno ad un tavolo per discutere quelle che sono le reali conseguenze di questa legge su cui converrebbe fare una riflessione.

Gli argomenti spinosi sono davvero tanti. Innanzitutto, esiste una possibilità reale per le donne di ottenere una gravidanza? La legge 40 agevola la riproduzione umana? Agevola le speranze di queste donne di ottenere un bambino oppure è una legge repressiva?

Esiste il problema della diagnosi pre-impianto. L'Italia è un Paese in cui è vietata la diagnosi pre-impianto, con il quale le famiglie e le coppie portatrici di malattie genetiche come l'anemia mediterranea, di cui è ricco il bacino mediterraneo, potrebbero avere dei bambini sani attraverso la fecondazione assistita. Invece la legge italiana è un po strana, non consente la diagnosi pre-impianto e consente invece l'aborto terapeutico fino alla ventitreesima settimana. La legge di Stato è crudele, e costringe queste donne o ad andare all'estero, in quasi tutti i Paesi dov'è possibile la diagnosi pre-impianto, e se non hanno i soldi per affrontare questi viaggi della speranza le costringono ad abortire o a scegliere di non avere figli.

Esiste la questione spinosa degli embrioni abbandonati, che oggi sono stati censiti. Ce ne sono almeno 2527, e dico “almeno” perché ce ne sarebbero altrettanti che non sono stati dichiarati abbandonati dai genitori, i quali hanno espresso per iscritto alla rinuncia all'embryo-transfer, ma di genitori irrintracciabili. Questi embrioni hanno una vita limitata di alcuni anni, man mano nel tempo le possibilità di un empianto reale si affievoliscono e di conseguenza sono destinati a morte sicura. Noi dell'Italia dei Valori stiamo pensando di dare una vita a questi embrioni, di rendere felici migliaia di coppie italiane attraverso una embriodonazione, attraverso un'adozione precoce che abbiano gli stessi paletti che hanno le adozioni dei bambini: famiglie affidabili, con un reddito che possa consentire la loro educazione, una serie di accertamenti sullo stato di salute dei genitori, sulla qualità di vita, dell'abitazione, dando un futuro certo a questi bambini.
Per questo ci stiamo muovendo, con la nostra proposta di legge che verrà presto presentata alla Camera dei Deputati e di cui siamo orgogliosi.

convegnoroma1213adp.jpg



20 Novembre 2008

Riconosciamo i diritti civili


Pubblico il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare, rivolta al Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, in merito ad iniziative in materia di diritti civili, con particolare riferimento al testamento biologico.

Silvana Mura: Signor Ministro, la drammatica vicenda della povera Eluana Englaro ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica il grave problema dell'assenza di una legge sul testamento biologico.
A causa di questo vuoto la famiglia Englaro ha dovuto intraprendere un lungo percorso giudiziario per veder riconosciuta la volontà della figlia di non voler sopravvivere nello stato vegetativo in cui si trova da ben diciassette anni, una battaglia che si è finalmente conclusa con la sentenza della Cassazione.
Il tema del testamento biologico e le forti polemiche che questa materia continua a sollevare è solo uno degli aspetti che dimostrano come il nostro Paese sia clamorosamente privo di leggi adeguate in grado di tutelare i diritti civili. Manca, infatti, una norma che riconosca i diritti alle coppie di fatto, e la legge che regola la procreazione assistita è assolutamente inadeguata.
Con la presente interrogazione si chiede, dunque, di sapere quali sono gli impegni, anche legislativi, che questo Governo intende assumersi per regolamentare in particolare il testamento biologico e, più in generale, le questioni relative al riconoscimento dei diritti civili (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


Elio Vito: Signor Presidente, l'interrogazione dell'onorevole Mura solleva problemi estremamente delicati. La tematica del consenso ai trattamenti sanitari, in particolare nelle situazioni di fine vita, investe valori di rango etico, prima ancora che costituzionale: il rispetto della vita, il rispetto della dignità umana, la solidarietà nei confronti della famiglia del soggetto in stato di grave malattia. Si tratta di questioni fondamentali in tutti gli ordinamenti giuridici, ma che hanno assunto una particolare rilevanza nel nostro Paese a seguito del caso di Eluana Englaro. La recente sentenza della Corte di cassazione ha, infatti, sancito (in assenza di una specifica disciplina legislativa) che possa essere accolta l'istanza diretta a ottenere l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione assistita.
Il Governo ritiene che la questione non sia in alcun modo così risolta e che sia, quindi, necessario che il Parlamento approvi una legge specifica sulla materia. Auspichiamo, pertanto, che tale legge definisca una soluzione equilibrata, in cui la tutela del principio di libera determinazione e il divieto di accanimento terapeutico non determinino alcuna lesione del valore della tutela della vita umana.
In questa prospettiva, quindi, il Governo si augura che si possa giungere in tempi rapidi ad un'attenta disciplina della dichiarazione di fine vita, in grado di coniugare i diversi valori in gioco, come testimoniato, d'altra parte, anche dal documento del Comitato nazionale per la bioetica del 18 dicembre 2003 che è stato approvato all'unanimità.
Sulla necessità di una sollecita definizione del quadro legislativo in materia si è del resto manifestato un ampio consenso in Parlamento. Al riguardo, ricordo solo che il 1o agosto 2008 il Senato ha approvato a larga maggioranza una parte di un ordine del giorno presentato dalla senatrice Finocchiaro e che il 1o ottobre è già iniziato presso la 12a Commissione (Igiene e sanità) del Senato l'esame delle proposte di legge relative proprio alle dichiarazioni di fine vita, mentre quelle relative alle cure palliative, evidentemente connesse, sono all'attenzione della Camera.
In conclusione, il tema delle dichiarazioni di fine vita pone, evidentemente, questioni di coscienza di carattere più ampio rispetto agli orientamenti politici. È pertanto necessario che si sviluppi in Parlamento un confronto non condizionato dall'appartenenza ai rispettivi schieramenti. L'Esecutivo, per parte sua, assicura alle Camere la massima attenzione e la propria completa disponibilità affinché si raggiungano soluzioni tempestive, idonee e condivise (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).


Silvana Mura: Signor Ministro, mi dichiaro insoddisfatta della risposta del Governo, una risposta che - a dire il vero - mi aspettavo, perché l'orientamento di questo Governo è molto chiaro in materia di temi etici e di diritti civili.
In Italia abbiamo una legge sulla procreazione assistita restrittiva e scientificamente arretrata, che costringe le coppie (peraltro solo quelle che possono permetterselo) ad andare all'estero per avere quel figlio che le leggi italiane non consentono loro di concepire. Non vi è, invece, alcuna legge che riconosca i diritti di chi decide di formare un'unione familiare senza ricorrere al matrimonio, come pure manca da troppo tempo una legge che regoli il tema del testamento biologico.
La vicenda di Eluana ha riportato in primo piano la questione dei temi etici, una questione che, purtroppo, continua ad essere affrontata in maniera ideologica anche dal Governo, che in questa materia si mostra molto distante non solo dai canoni della democrazia liberale, ma anche da un'elementare visione laica che deve essere propria di uno Stato.
Due giorni fa il Ministero della salute ha presentato un glossario sullo stato vegetativo e sullo stato di minima coscienza, un documento ufficiale che afferma in maniera netta la contrapposizione tra la politica e la scienza, perché prelude ad una chiusura netta nei confronti di qualsiasi forma di testamento biologico.
La questione fondamentale che si pone, e alla quale si deve dare una risposta al più presto, non è eutanasia «sì» o eutanasia «no» (come anche il Governo sembra voler far credere), ma è completamente diversa. Essa consiste nel fatto se vada riconosciuto il diritto di una persona di far valere la propria volontà, ovviamente a condizione che questa sia stata espressa in maniera chiara ed inconfutabile con l'affermazione di non voler continuare a vivere in stato vegetativo. Si deve stabilire se il diritto che viene riconosciuto ad una persona cosciente di rifiutare le cure mediche o l'alimentazione scompaia quando la stessa sia in stato di incoscienza. Noi riteniamo che la volontà dell'individuo, pur con le opportune garanzie, debba prevalere su tutto il resto, perché questa è la visione laica che deve essere propria di uno Stato moderno e questo è uno dei principi fondamentali della democrazia liberale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).



22 Ottobre 2008

Anacronismo di governo


Per fortuna il pacchetto clima sarà adottato in codecisione con il Parlamento europeo, come ha confermato oggi Sarkozy, ma l'Esecutivo ha fatto fare all’Italia l’ennesima figuraccia tentando il ‘colpo di mano’ per rimettere la decisione finale al vertice Ue dei capi di Stato e di Governo.

Il Governo non ha ancora capito che bloccare l’innovazione ambientale significa anche impedire la crescita dell’economia ecologica e di conseguenza dell’occupazione. Con questa strategia miope l'Italia si troverebbe comunque ad affrontare domani, e a costi maggiori, quel che può risolvere oggi in un quadro di solidarietà con i maggiori Paesi europei.

E' anche grave che il rifiuto di ridurre le emissioni a livelli meno stringenti rispetto agli stessi obiettivi di Kyoto venga espresso da un Paese che finora è riuscito solamente ad aumentare del 6,5% le proprie emissioni rispetto al 1990, perdendo terreno sul fronte dell'innovazione tecnologica e della ricerca industriale.

Con i mutamenti climatici in atto le politiche ambientali del Pdl sono anacronistiche e rischiano di far precipitare l’Italia al posto di fanalino di coda dei Paesi europei. L’Italia dei Valori userà tutti gli strumenti parlamentari per far cambiare la rotta sul pacchetto clima.



7 Ottobre 2008

Abruzzo: no al Centro Oli e inceneritori


Durante la conferenza stampa di lunedi 6 ottobre, tenutasi a Pescara, ho risposto alle domande di un giornalista in merito al Centro Oli abruzzese. Riporto di seguito il testo dell'intervento.

Giornalista: In questa regione abbiamo un emergenza ambientale come quella del Centro Oli, dove si combattono varie posizioni e forse non conciliabili. Questo tema del cosiddetto dialogo sulle cose concrete come lo vede su questo punto?
Carlo Costantini: Il Centro Oli investe complessivamente un approccio culturale che il prossimo governo regionale dovrà mettere in campo rispetto allo sviluppo e rispetto all'ambiente.
Noi siamo stati sempre contrari, ma la nostra contrarietà non è ideologica. E' una contrarietà che tiene in considerazione quelli che sono i punti di forza della regione. Siamo convinti che i punti di forza della regione non siano ne il Centro Oli ne i Call Center, ma il suo territorio, il suo ambiente, la sua natura, la miriade di piccole imprese che garantiscono la tenuta di una economia che per altri versi, e con riferimento ad altri settori, corre il rischio di fare dei grandi passi indietro.
Il Centro Oli è oggettivamente incompatibile con le vocazioni migliori della regione Abruzzo, cosi come il principio della perforazione dei nostri mari in prossimità della costa, cosi come sono incompatibili anche quelli che chiamano “termo-valorizzatori”, che in realtà sono inceneritori. Abbiamo un patrimonio naturalistico e ambientale straordinario che rappresenta il vero punto di forza della regione, che non possiamo disperderlo per 35 posti di lavoro. Se andate a studiare la realtà della Basilicata, parliamo di occupazione in pianta stabile con contratti a tempo indeterminato, interessano poche decina di persone, e dall'altra parte mettiamo in discussione la sopravvivenza di centinaia di aziende agricole, di consorzi e di cantine. Non c'è discussione, ma ripeto che il nostro “no” non è ideologico, come per tutto, ma è basato sui numeri e sui fatti: quello che sacrifichiamo per questo investimento è troppo rispetto a quello che ci rientra. Un ragionamento estremamente pratico e concreto.



4 Ottobre 2008

Campania: sulla pelle dei cittadini


L'annuncio del premier sulla necessità di un quinto termovalorizzatore in Campania, che fonti localizzerebbero addirittura nel territorio di Taverna del Re a Giugliano, una zona già gravemente compromessa, rappresenta una vera e propria provocazione e uno schiaffo ai cittadini che lottano per difendere il proprio territorio.

La verità è che le grandi lobbies economiche vogliono solo fare soldi sulla pelle dei cittadini attraverso l'infernale meccanismo degli incentivi statali agli impianti di incenerimento. Numeri alla mano, già quattro termovalorizzatori sono estremamente sovradimensionati rispetto alla produzione di rifiuti della Campania, figuriamoci cinque.

Peraltro di sola acqua necessaria per il raffreddamento e la manutenzione di una tale impiantistica, come segnalano autorevoli pareri, occorrerà una portata di acqua pari a non meno il 10% del fabbisogno idrico di una città come Napoli.

Berlusconi vuole dunque legalizzare un enorme scempio sulla pelle dei cittadini e dell'ambiente.



11 Agosto 2008

La prevenzione degli incendi boschivi


Con l'arrivo dell'estate si ripete il fenomeno degli incendi che ogni anno distruggono migliaia di ettari di patrimonio boschivo. E' una situazione gravissima, che nostro parere è legata anche all'arretratezza degli strumenti messi in campo per la prevenzione.

Abbiamo una legge quadro sulla prevenzione degli incendi che affida alle regioni la possibilità di utilizzare il satellite per la loro prevenzione.
Oggi il satellite è perfettamente in grado di rilevare un focolaio d'incendio di uno-due metri quadri, consentendo che l'allarme vanga lanciato con straordinario anticipo rispetto all'avvistamento umano. Dei ricercatori dell'Università di Potenza hanno accertato che se la regione Puglia fosse stata dotata di un sistema di rilevazione satellitare l'incendio devastante di Peschici di due anni fa non si sarebbe sviluppato.

Esiste questa previsione legislativa ma purtroppo le regioni non agiscono. Lo Stato ha una competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell'ambiente. Noi siamo convinti che le devastazioni che ogni anno si producono in questo settore meritano un intervento dello Stato. Per questo l'Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge che rende vincolante e prioritario per le regioni l'utilizzo dello strumento di rilevazione satellitare dei focolai d'incendi. Uno strumento legato alle nuove tecnologie che attraverso internet potrebbe consentire di rilevare un focolaio d'incendio mezz'ora prima dell'avvistamento umano.

Mi rendo conto che questo provvedimento probabilmente non farà piacere alle regioni che tutte le estati assumono migliaia di persone per effettuare gli avvistamenti degli incendi boschivi, ma sono convinto che senza l'utilizzo delle nuove tecnologie il fenomeno degli incendi non potrà essere risolto. Non lo dico io, ma lo dicono le statistiche, perché nei paesi stranieri che hanno adottato questi strumenti il problema è stato sostanzialmente risolto.

Il satellite è importante anche per la repressione dei reati, perché ti consente la possibilità di intervenire prima e di prendere il responsabile dell'incendio boschivo. Siamo intervenuti inasprendo le pene per i responsabili di questi reati gravissimi, ma evidentemente il satellite potrebbe dare un contributo straordinario anche sul piano della prevenzione e della repressione delle responsabilità penali.

Insisteremo su questa proposta per fare in modo che nell'estate prossima tutte le regioni siano attrezzate e dotate di queste nuove tecnologie e il fenomeno degli incendi boschivi possa costituire per il nostro patrimonio naturale soltanto un ricordo.



27 Luglio 2008

Nucleare: basta con gli imbrogli


Basta con gli imbrogli. Le dichiarazioni acrobatiche del Ministro Scajola, che definisce "enfatizzazione" eccessiva le forti preoccupazioni espresse dall`opposizione per l`incidente nella centrale nucleare francese, sono inquietanti.

Il Governo chieda, piuttosto, per la sicurezza dei cittadini italiani, all'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica di riferire su quanto accaduto, senza omissioni. Infatti, non è possibile considerare "una fortuna" il fatto che il livello di contaminazione di cento operai non sia di livello particolarmente grave. La verità è che l'energia atomica è fallimentare sia dal punto di vista dei costi e del rischio sicurezza delle centrali nucleari a fissione di terza generazione, sia per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive.

I cittadini sono stanchi di chi governa con annunci inconsistenti e demagogici. Il futuro del nostro Paese e', come abbiamo detto più volte, nelle energie pulite e rinnovabili come il solare l'eolico e nella ricerca sull'idrogeno.



22 Luglio 2008

Universita': premiamo il merito


Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sul tema dei finanziamenti delle università.

"Signor Presidente, il motivo per cui oggi intendiamo esporre il nostro ordine del giorno è perché in Italia vi è sempre stata una scarsa propensione ad investire nella ricerca scientifica, quasi come se fosse qualcosa di opzionabile o uno spreco di energia.
Quei pochi soldi che arrivano negli atenei sono pochi e vengono distribuiti «a pioggia», senza alcun criterio di merito.
Mi dispiace che l'onorevole Bindi vada via, perché come ricercatrice universitaria, avevo impiantato il discorso proprio su qualcosa, a mio avviso, di condivisibile; rimarrà, tuttavia, agli atti.
Non dobbiamo stare qui ad esaltare o spiegare i motivi per cui l'investimento sulla ricerca è indispensabile per un Paese, in quanto sappiamo bene che oggi nel mondo siamo sei miliardi e mezzo di individui: ciò corrisponde ad una nascita di circa tre neonati al secondo e, pertanto, vi è più bisogno di energia e di fonti energetiche. La ricerca serve sia a migliorare la qualità della vita, sia perché - vi sono i risultati degli studi - l'età media è molto aumentata negli ultimi decenni, ma anche per costruire nuove fonti alternative di energia, che siano alternative a quelle a rischio, potenzialmente e non ancora sicuramente innocue per il resto della collettività e dell'umanità.
Sappiamo bene, inoltre - e ci rivolgiamo al Presidente che è subentrato all'onorevole Bindi - che è necessario operare dei tagli: sicuramente essi vanno eseguiti, ma il problema è come farlo. A nostro avviso (cioè dell'Italia dei Valori), è necessario distinguere, sul criterio meritocratico. Durante la campagna elettorale, avete tanto parlato del merito: secondo noi è indispensabile intercettare il merito e, quindi, premiare quelle università virtuose, che hanno requisiti particolari. Le università che dovrebbero ricevere meno fondi sono quelle in cui la durata del corso di laurea è sensibilmente più lunga, in cui l'abbandono degli studenti è maggiore, l'indice di gradimento dei professori è più basso e la ricerca - quella che viene espressa dalle pubblicazioni scientifiche - è più scarsa o di più scarsa qualità.
Pertanto, a nostro avviso, bisogna smetterla con il pullulare delle sedi distaccate delle università, che servono soltanto a sistemare i soliti figli dei soliti nomi illustri. Il nostro Paese, l'Italia, è il primo in Europa in cui si perpetuano sempre gli stessi cognomi: da noi vi è il più alto numero di notai figli di notai, di primari figli di primari, di dirigenti ASL figli di dirigenti ASL e di professori figli di professori. Non va bene così: non è questo il sistema d'intercettare il merito. Ormai vi sono una serie di dati: in tutte le università si moltiplicano i «libri bianchi», in cui viene dimostrato e testimoniato che, oltre alla perpetrazione dei soliti cognomi, la produzione scientifica di maggiore spessore appartiene alla fascia docente più bassa e, quindi, ai ricercatori piuttosto che ai professori ordinari.
In questa maniera crediamo non bisognerebbe andare avanti: quindi i fondi per la ricerca che il Governo vorrà stanziare, anche se in maniera sensibilmente minore a quella precedente, dovrebbero tenere conto della meritocrazia. Intercettare il merito è quindi l'invito dell'Italia dei Valori a voi del Governo. Come avete promesso in campagna elettorale: premiate le università più virtuose e meritevoli e concentrate su di esse le vostre risorse finanziarie! Se quindi un taglio deve esserci a tali fondi, deve essere a carico delle università meno meritevoli. In altri termini, onorevoli del Governo, fate in modo che in Italia più che i «ricercatori» vengano premiati i «trovatori» (Applausi dei deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e del Partito Democratico)".



30 Maggio 2008

Le due 'B' della Campania




Una delegazione dell'Italia dei Valori e simpatizzanti ha atteso oggi con bandiere e megafoni l'arrivo del Capo del Governo in Piazza Plebiscito a Napoli. Riportiamo di seguito un intervista telefonica all'On.Barbato, presente durante la manifestazione.

"Siamo qui a Napoli in Piazza Plebiscito, di fronte alla prefettura, dove è da poco arrivato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Abbiamo fatto una piccola legione di cittadini, un presidio, perché vogliamo dire a Berlusconi che deve smetterla di prenderci in giro e di fregare i napoletani ed i campani. Sono stato per l’intera settimana in Parlamento e non ho fatto il deputato, ma il consigliere del Cda di Mediaset, perché questo era il Parlamento della Repubblica questa settimana. Anziché parlare dei problemi che riguardano l’emergenza rifiuti, dello sviluppo del sud e delle famiglie che non arrivano alla terza settimana, Silvio Berlusconi ha tenuto inchiodato il Parlamento, per la prima settimana di lavoro della sedicesima legislatura, per parlare di Mediaset, di Rete4, dei suoi affari. Questo è il conflitto d’interessi che ci sta tra Berlusconi e la presidenza del Consiglio dei Ministri, e noi l’abbiamo verificato in Parlamento. A Napoli, la scorsa settimana nel Consiglio dei Ministri, invece di venire a parlare, discutere ed approvare provvedimenti idonei per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania è venuto ad approvare il suo decreto Salva Rete4.

Con un altro decreto, approvato nello scorso Consiglio dei Ministri, ha fatto sì che in Campania si possano versare d’ora in avanti tutti i rifiuti, non solo quelli normali, ma anche rifiuti tossici, velenosi e industriali. Fino ad ora era tutto ciò era vietato, invece adesso Berlusconi ha reso legale ciò che era illegale, cioè si può portare nelle discariche tutto ed il contrario di tutto, rifiuti industriali e nocivi, tossici e speciali.
La Campania va in deroga a qualsiasi legge, e da ora in avanti ha meno posizione legale di tutte le altre regioni d’Italia, perché si può scaricare tutto, e diventeremo, ancora di più, la regione più inquinata e avvelenata.

L’altro provvedimento, ancora più grande, è stato quello di imbavagliare la magistratura napoletana. Con la cosi detta “superprocura”, di fatti, Berlusconi blocca ed ingolfa la Procura di Napoli, su cui dovrebbero confluire tutte le inchieste riguardanti le emergenze dei rifiuti in Campania. In questo modo, di fatto, si bloccano e tolgono tutte le inchieste dalle mani dei magistrati. Berlusconi, anziché togliere l’immondizia dalle strade di Napoli e della Campania, toglie le inchieste dalle mani dei magistrati.

Per questa ragione stiamo qui, come Italia dei Valori, per dire a Berlusconi di smetterla di scherzare con la vita, con la pelle e con la salute dei cittadini, e di smettere di prendere in giro i campani. Prima delle elezioni aveva fatto un manifesto, dove il Pdl scriveva in dialetto napoletano “Ccà nisciuno è fesso”, dove sbeffeggiava Bassolino e la Iervolino. Aveva ragione a sbeffeggiare Bassolino, però oggi è stato lui a prendere in giro i napoletani e i campani. Oggi a Napoli abbiamo le due “B” più dannose: Bassolino e Berlusconi, i più nocivi, tossici e pericolosi per Napoli e la Campania."

Continua a leggere "Le due 'B' della Campania"



18 Maggio 2008

Campania: risposte serie ai cittadini




Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera di martedi 13 maggio 2008:

"Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, voglio subito rimarcare il mio disaccordo con l'onorevole Veltroni nel punto in cui, parlando dei primi passi del Governo Berlusconi, afferma che ha cominciato proprio male.
Non sono d'accordo sul fatto che l'onorevole Berlusconi abbia cominciato proprio male, perché mercoledì scorso, a Napoli, ho partecipato ad un incontro con il commissario per l'emergenza rifiuti, il dottor De Gennaro, insieme con i comitati civici, i sindaci, gli amministratori comunali e gli enti territoriali, per quanto riguarda la nuova discarica che vorrebbero aprire in una cava di tufo dismessa a Chiaiano, a Napoli. In quell'occasione, ovviamente, il commissario per l'emergenza rifiuti, operando in nome e per conto del Governo, ha ribadito con fermezza e con determinazione la volontà di aprire una discarica in una cava dove si trovano da un lato una falda acquifera, a pochi metri dal suolo, e dall'altro lato, a 800 metri di distanza, gli ospedali del nuovo policlinico ed il Monaldi (preciso che è un ospedale dove si trattano malattie dell'apparato respiratorio e i flussi dei venti che sono stati studiati andrebbero proprio in quella direzione, portando i miasmi e le esalazioni della costituenda discarica).
Ebbene, tale discarica si trova in un quartiere - Chiaiano Soccavo Fuorigrotta - ad altissima densità popolare, con circa 250 mila abitanti, se sommati insieme all'altro versante su cui si affaccerebbe tale discarica, ossia sui comuni di Marano e Mugnano.
Il commissario De Gennaro prendeva direttive - com'era giusto che fosse - dall'onorevole Berlusconi appena eletto e, dunque, Presidente del Consiglio dei ministri ancora in pectore. Ecco, pertanto, la ragione per cui non sono d'accordo con l'onorevole Veltroni.
Infatti, non è vero che l'onorevole Berlusconi ha cominciato male, e basta. È vero, invece, che l'onorevole Berlusconi ha cominciato male, ancora prima di cominciare! Non è infatti possibile dare indicazioni al commissario straordinario del Governo per l'emergenza rifiuti di aprire una discarica a Chiaiano. L'onorevole Berlusconi ha cominciato male ancora prima di cominciare, quando lì, a Napoli, il suo deputato segretario di Forza Italia, alcuni giorni fa, parlava di realizzare un grande piano Marshall, in cui fosse previsto non solo di aprire una discarica a Chiaiano, ma di occupare anche le altre due, tre cave dismesse e, quindi, aprire altre discariche.
Questa è la vecchia politica per cui, praticamente, le discariche adesso vengono lottizzate e spartite, perché sono diventate un grande business: non sono un'occasione per dare risposte serie ai cittadini, ma sono semplicemente una spartizione, come se si trattasse della presidenza di una ASL o di un IACP. Questa è la vecchia politica che non condividiamo!
Si tratta dello stesso deputato che, a Montecitorio, durante la scorsa legislatura, la mattina si trovava a Montecitorio e la sera «armeggiava» con i camorristi! Si tratta del deputato che invitava il camorrista (che oggi si trova a Poggioreale) a «cambiare i connotati» a terzi cittadini perché non lo avevano votato! Questa è l'aria che si respira Napoli! Ma è questa, forse, l'aria di cui l'onorevole Berlusconi ci vuol far riempire i polmoni?
Questa è un'aria che non vogliamo, onorevole Berlusconi! Non vogliamo queste zone grigie tra le istituzioni e la camorra, tra le istituzioni e la mafia! Ecco perché non ci sarà solo un Marco Travaglio, ma ci saranno cento, mille, milioni di Marco Travaglio (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! In Italia, ci saranno tanti cittadini che vogliono istituzioni libere! Vogliamo un Paese pulito!
Pertanto, in termini propositivi, ci riuniremo nel fine settimana, a Napoli, dove parteciperò ad un consiglio interistituzionale formato da sindaci, comitati civici, enti territoriali, consiglieri comunali e circoscrizionali, ed insieme vi forniremo le proposte e le soluzioni per il problema emergenza rifiuti, il quale deve essere risolto in Campania!
Infatti noi, con la nostra dignità e il nostro orgoglio, terremo in Campania i nostri rifiuti, compresi quelli che ci avete mandato dalla Lombardia e dal Veneto, quei tanti rifiuti tossici, velenosi e industriali che ci avete mandato da lassù! Per la verità, su questo, saremo molto ma molto attenti, perché siamo uomini del fare bene, siamo uomini che hanno una cultura di Governo, siamo uomini che vogliono indicarvi le soluzioni alternative che abbiamo anche in Campania, e lo proporremo al prossimo Consiglio dei ministri che l'onorevole Berlusconi terrà a Napoli.
Tuttavia, come Italia dei Valori, saremo molto attenti e vigili: non solo cercheremo di fornirvi proposte e soluzioni al problema, ma soprattutto cercheremo di essere vigili e molto attenti. All'immondo banchetto della munnezza in Campania, infatti, hanno partecipato gli uomini berlusconiani e gli uomini bassoliniani, e non vogliamo che continui più questo banchetto immondo che è andato avanti senza vergogna per quattordici anni!
Pertanto, saremo molto attenti perché, soprattutto in Campania, si avvii a soluzione un problema che ci fa veramente molto male, ma soprattutto saremo molto attenti e vigileremo affinché, in Campania (per la verità, anzi, a Napoli), non accada che venga qualcuno - come si dice a Napoli - a fa' 'o gall' ngopp 'a munnezz'! (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)"

Continua a leggere "Campania: risposte serie ai cittadini"



10 Aprile 2008

La nostra politica ambientale


Sono Giuseppe Vatinno, e sono candidato per l’Italia dei Valori nella circoscrizione Lazio 1 alla Camera, responsabile “Energia e ambiente” del partito e consigliere per le politiche ambientali del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro.

Vorrei illustrare il programma dell’Italia dei Valori per quanto riguarda l’ambiente e specialmente dell’energia. Crediamo che un corretto rapporto tra uomo e ambiente che lo ospita sia fondamentale, per ritrovare l’equilibrio con la natura, che ha caratterizzato anche le epoche passate, ma senza tralasciare lo sviluppo, che è diventato un elemento molto importante nelle società moderne. Siamo a favore del concetto dello sviluppo sostenibile, cioè che tiene contemporaneamente conto sia dell’economia che della natura. In quest’ottica riteniamo che dal punto di vista energetico, per il nostro Paese, sia importante avere un mix bene equilibrato, proponendo di incentrare principalmente il discorso energetico sul gas naturale, seguito dalle fonti rinnovabili, specialmente il fotovoltaico e l’eolico, oltre alle biomasse e le forme minori come quelle geotermiche, queste ultime ben sviluppate nel nostro Paese insieme all’idroelettrico.

Riteniamo che le fonti rinnovabili diano la possibilità di uno sviluppo equilibrato e rispettoso dell’ambiente, oltre che una garanzia per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, in questi tempi dove è altissimo il costo del petrolio e degli idrocarburi. Inoltre, le fonti rinnovabili ci permettono di combattere il grave problema dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di gas serra, come l’anidride carbonica. Dobbiamo cercare di moderare l’utilizzo degli idrocarburi, in modo che il nostro Paese raggiunga l’obiettivo del protocollo di Kyoto, della riduzione del 6,5% d’emissioni di CO2 al 2012 rispetto ai valori del 1990.

Riteniamo che sia importante avere un sistema di trasporto sostenibile, il più possibile pubblico che permetta ai cittadini di lasciare l’auto privata a casa, e allo stesso tempo di dare garanzia di un trasporto comodo ed efficiente, come avviene nelle altre metropoli europee, raggiungendo il duplice obiettivo: un traffico sostenibile, con un aumento della qualità della vita, unito ad un grande rispetto dell’ambiente e contro l’inquinamento climatico e locale.

Per quanto riguarda i rifiuti, un tema molto importante nel nostro Paese in questi tempi, riteniamo che sia importante chiudere il “ciclo dei rifiuti” cercando di utilizzare al massimo la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclo, secondo lo schema dettato dal decreto Ronchi, e utilizzare per la parte rimasta i cosi detti dissociatori molecolari, che sono molto diversi dai termovalorizzatori, che permettono, ad una temperatura inferiore ai 400 gradi centigradi, di non sviluppare inquinanti come la diossina e altri elementi nocivi. E’ un concetto nuovo, da poco sviluppato, e riteniamo sia importante, insieme agli altri processi, per chiudere il “ciclo dei rifiuti”.

In quest’ottica pensiamo di proporre una soluzione reale e importante al problema dell’ambiente. Tutto questo ci permetterà di vivere in un mondo migliore, più pulito, senza rinunciare al progresso e al benessere.

Continua a leggere "La nostra politica ambientale"



2 Aprile 2008

Per uno sviluppo consapevole




Mi chiamo Silvia Clai, sono Consigliere provinciale a Padova e sono candidata con l’Italia dei Valori alla Camera, in Emilia Romagna e nel Veneto. Sono Nata a Milano, vivo in Veneto e ho una bellissima famiglia, con due splendidi bambini e un grande marito, che mi insegnano tutti i giorni quali sono i valori veri che tengono insieme una comunità. Ed è con questi valori che io affronto il mio impegno politico, quotidianamente. Lo affronto con dei piccoli progetti che hanno già visto l’avvio e, quindi, con azioni concrete che si sono tramutate in benefici reali per i cittadini.

Vorrei parlare di sviluppo, ma di uno sviluppo che non è una crescita infinita. È uno sviluppo che si domanda di quale crescita stiamo parlando, che si domanda per quanto tempo potremo crescere, e che si domanda quali sono le persone che, effettivamente, beneficiano della crescita.
Queste domande sono il punto di partenza, non solo della mia visione di impegno politico. Sono domande alle quali non credo si possano dare risposte facili. Prima di tutto perché la crescita, in questo momento, è definita tale soltanto facendo riferimento a valori monetari. Il PIL, il cosiddetto prodotto interno lordo, conteggia soltanto le cose che sono monetizzabili e noi, già da questo, capiamo che vengono automaticamente esclusi una serie d’attività e servizi che sono fondamentali per il nostro vivere ed il nostro benessere.

Ad esempio, non conteggiamo le foreste distrutte, non conteggiamo i fiumi prosciugati, non conteggiamo l’inquinamento e i danni che esso provoca. Questo, per il PIL, diventa un valore positivo nel momento in cui mettiamo in campo delle azioni che sono riparatrici di questo finto sviluppo e, quindi, arriviamo ad un paradosso. Questo paradosso va affrontato in modo serio a livello nazionale. Quello a cui noi dobbiamo mirare è uno sviluppo che deve tenere conto dell’ambiente, di un ambiente che non ci darà una seconda possibilità. Ogni volta che abbiamo distrutto un ecosistema, noi stiamo distruggendo la casa in cui abitiamo.
Dobbiamo domandarci a che cosa ci porterà una crescita basata su valori come quello del PIL. Laddove vogliamo costruire altre strade, forse dobbiamo domandarci che cosa trasporteremo su queste strade: camion vuoti? Imballaggi? Credo che queste siano domande che un politico, quando affronta il proprio incarico, deve porsi.

Ma la crescita per chi è? Un euro in più nel reddito di una persona benestante è molto diverso da un euro in più nel reddito di un povero: il PIL non tiene conto di queste differenze. Ci sono delle diseguaglianze profonde che generano situazioni di guerra e di tensioni, lontano da casa nostra, ma che si ripercuotono piano piano. Oggi che il mondo non ha più barriere, oggi che le distanze si accorciano, noi vediamo alcune situazioni nelle quali non è più possibile esportare i mali dello sviluppo, perché essi stanno ritornando da noi. L’ambiente della Pianura Padana è fortemente compromesso, per motivi geografici, per motivi di densità di popolazione abitativa, per motivi di presenza massiccia di grandi industrie. Questa è una tematica che ha profondi risvolti economici che nessuno vuole conteggiare, e si tratta non solo dell’inquinamento ambientale, ma anche della salute dei cittadini. Con questo spirito, io credo che parlare di crescita sia un tema su cui bisogna intendersi. Quello a cui mi ispiro è una crescita del benessere, non una crescita del PIL. E questo è il mio impegno, che svolgo a livello locale, e rispetto al quale mi posso porre in modo trasparente con tutti i cittadini.

Continua a leggere "Per uno sviluppo consapevole"



30 Marzo 2008

I candidati Idv: Antonio Palagiano




Caro elettore,
è difficile il compito che mi tocca in questa occasione. Devo presentarmi, ed a volte raccontarsi diventa una necessità, per fermare un momento, un’emozione, un’esperienza. Per parlarsi. Per capirsi. Ed è un’emozione che mi spinge ad iniziare questa nuova avventura. Infatti, come alcuni di Voi sanno, non sono un politico, ma un medico, un ginecologo, lavoro all’università, facendo anche ricerca nell’ambito della fecondazione assistita e delle cellule staminali.
E così, mi piacerebbe, se grazie alla Vostra collaborazione fossi eletto a rappresentarVi, occuparmi dei molti problemi che affliggono la nostra società anche nel campo della sanità e del sistema sanitario, tante volte millantato e bistrattato, ma che comunque e nonostante tutto, riesce a tutelare i più deboli e che quindi, pur se ristrutturato e rimodernizzato, va difeso nei suoi principi più equi ispirati alla solidarietà sociale. Un sistema che, ahimé, troppo spesso è condizionato nelle nomine dei suoi vertici da logiche politiche e di potere, che poco hanno a che vedere con l’autonomia dei ruoli e con le professionalità individuali. Così può capitare che non si scelgano i migliori, ma “i più vicini” e può anche accadere che tutti noi ci facciamo l’abitudine semplicemente perché il manager è una carica politica ed è un suo compito la scelta dei primari, con una logica che, inevitabilmente, diventa di spartizione.
Ed allora vorrei che quella coscienza tanto invocata quando si parla di fecondazione assistita, di embrioni, di problemi etici, di legge 194, di professionalità, fosse ben presente anche quando si parla di nomine, di meriti e di diritti, ricordando che alla base di ogni scelta sanitaria vi è il diritto alla salute e che qualsiasi discorso di coscienza rimanda al concetto di persona. Vorrei che la sanità e il mondo del lavoro in genere si aprisse ai giovani valorizzandone le individualità, i progetti e le finalità. Ma bisognerebbe lavorare anche sulle pensioni e sulla previdenza, nel tentativo di riorganizzarle, senza creare danno ai cittadini e senza ledere i loro diritti acquisiti, come in questi anni sembra stia accadendo.
So bene che, quando si parla di problemi scottanti, di politica e di sanità, di solidarietà e di giustizia sociale si tende a classificare l’interlocutore come amico o nemico a seconda se quanto esprime è più o meno vicino alle convinzioni di chi legge o ascolta. Ma è un vero peccato, perché così facendo si continua ad alimentare una politica di intolleranza ed ostilità nei confronti di chi è fautore di idee diverse dalle proprie. Con l’ostracismo attuale la scienza non sarebbe mai nata, ed è per questa mentalità scientifica che contraddistingue la mia formazione, che vorrei superare tutti i concetti preordinati di opposizione a “prescindere” nei confronti di chi non è con te ed andare avanti con degli ideali precisi, ideali basati sull’autodeterminazione dell’uomo e non sulla morale di stato, imposta a ciascuno di noi. Io credo, infatti, che un uomo senza ideali e sogni, senza passioni ed emozioni è spinto solo da una fredda razionalità e non può occuparsi delle persone e dei loro bisogni. La mia avventura politica è libertà e sogno, rispetto e solidarietà, è riconoscere l’uomo in primo piano con il suo divenire ed i suoi cambiamenti, i suoi contrasti ed i suoi diritti, percorrendo una strada un po’ in salita, che mi ha permesso di non morire mai completamente in tutte quelle volte in cui, in una vita, si muore per poi rinascere al nuovo.

Continua a leggere "I candidati Idv: Antonio Palagiano"



10 Gennaio 2008

Legge 194? Parliamo anche di fecondazione assistita


Per una donna che sente una nuova vita dentro di se, ricorrere all’interruzione di gravidanza è sempre e comunque una tragedia che la segna per il resto della vita. Una decisione spesso presa per causa di forza maggiore e non una scelta come qualcuno vorrebbe far credere. Questa premessa è indispensabile per capire la posizione, di chi come me, è contraria alla revisione della legge 194, così come lo è il mio partito.

procreazione%20assistita.jpg

In questi giorni è partita l’ennesima compagna contro questa legge lanciata in un momento in cui non ve ne era alcun motivo, viste le innumerevoli emergenze che il Paese sta fronteggiando. A maggior ragione se si pensa che i cittadini si sono già espressi su questo problema con un referendum. Dopo queste premesse passiamo ai fatti.
C’è chi chiede che l’Italia si faccia alfiere di una moratoria internazionale sugli aborti, e coloro che chiedono un adeguamento di questa legge per metterla al passo con i progressi effettuati dalla scienza negli ultimi anni. Sia l’una che l’altra motivazione sono strumentali, e servono da paravento ad un altro fine che non si ha il coraggio di sostenere apertamente: rendere sempre più difficoltoso, se non impedire totalmente, il ricorso all’interruzione di gravidanza.
La Chiesa ha tutto il diritto di condannare l’aborto come autorità che parla alle coscienze, lo stesso non può e non deve fare il legislatore perché lo Stato è laico. Lo Stato tutela i diritti dei cittadini. Se una persona, legittimamente, ritiene immorale ricorrere all’aborto può liberamente non farlo, anche se esiste una legge che lo prevede.
Senza considerare che al momento non ci sono i motivi per chiedere una revisione della legge, visto che negli ultimi 20 anni le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 60%.
Coloro che oggi invocano una modifica della legge 194, sono gli stessi che nel 2004 hanno dato vita ad una legge sulla fecondazione assistita nata già morta dal punto di vista scientifico, La legge 40 del 2004 rende più difficile avere figli alle coppie sterili, invece di agevolarle. In primo luogo perché consente solo la fecondazione omologa e vieta invece quella eterologa. In parole semplici la fecondazione artificiale può avvenire solo all’interno della coppia sposata o di convivente, ma non si può ricorre all’utilizzo di seme da parte di un donatore esterno.
Mentre la fecondazione eterologa è consentita non solo nella Spagna di Zapatero o nelle laiche Francia e Gran Bretagna, ma anche nella cattolicissima Austria e in Germania, è vietata per legge in Italia. E questo non è l’unico punto irrazionale della legge.
L’altro è quello che vieta di effettuare indagini pre-impianto sugli embrioni sempre e comunque, anche nei casi in cui la donna è portatrice di gravi anomalie genetiche che potrebbero essere state ereditate dal feto. Per la legge Italiana, dunque, non si possono produrre più di tre embrioni che per giunta debbono essere impiantati tutti al buio, anche quando è estremamente probabile che siano malati. Una disposizione assolutamente irrazionale che mette una donna nelle condizioni di non riuscire a portare a termine una gravidanza dopo aver sopportato lunghe e devastanti cure ormonali.
Tutto questo ha due conseguenze. La prima è quella di impedire di fatto a molte coppie sterili che desiderano un figlio di poterlo avere. La seconda è che coloro che possono permettersi di spendere cifre elevate volano in Spagna o in Francia per fare quello che in Italia è vietato.

Tutto può essere migliorato, anche la legge 194, ma se un dialogo deve essere aperto lo si deve fare a trecentosessanta gradi, e deve includere anche la revisione della legge sulla fecondazione assistita.



28 Dicembre 2007

Rifiuti: assenza delle istituzioni


La situazione in Campania è insostenibile, ma lo è di più l'assenza delle istituzioni, a discapito della salute e della sicurezza dei cittadini.

bassolinonave.jpg

Vedendo le immagini dai telegiornali, anche di oggi, e non ascoltare parole dalle istituzioni che seguono a fatti immediati, e' un atto vile. Non solo si stà mostrando un disinteresse vergognoso, ma un silenzio assordante pari al silenzio della camorra.

Mi chiedo dove siano i responsabili, o meglio, gli irresponsabili di questo disastro. Se in questo momento chi governa la città di Napoli e la regione Campania sono in vacanza, l’unico invito da chiedere sono le loro dimissioni.

Dobbiamo stare attenti perchè il rischio di insurrezione popolare è altissimo, e se inizia non smetterà facilmente, in una regione ferita dal disinteresse delle istituzioni locali e nazionali.

Mi appello alla sensibilità del Capo dello Stato perché pensi alla sua regione e alla sua dignità della popolazione già martoriata dalla camorra e dall’indifferenza delle istituzioni.

I cittadini non meritano di essere trattati come animali.



27 Dicembre 2007

Eco-balle


Riportiamo le dichiarazioni dell'On.Americo Porfidia dell'Italia dei Valori in tema di discariche nella provincia di Caserta.

ecoballe.jpg

Non ci sto alla rovina delle terre incontaminate di Pignataro Maggiore e di Carabottoli in provincia di Caserta. Abbiamo scritto una lettera a più mani assieme ad altri deputati diretta al Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania, Pansa, ed al Ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio, cui presenteremo formale Interrogazione Parlamentare.

Le sorti di un intero bacino agro-zootecnico-alimentare, che insiste su terre ancora incontaminate, senza diossina, con acqua pulita e soprattutto con terreni di prima classe sono in pericolo. La falda acquifera di detti terreni si trova ad appena 50 cm dal Piano di Campagna, e ciò li rende a detta di esperti del settore, all’uopo consultati, assolutamente inidonei ad ospitare discariche, né, tanto meno, al deposito di eco-balle.

Ricordiamo inoltre che le summenzionate aree, come tutte quelle in cui si originano prodotti tutelati come la Mozzarella di Bufala DOP e la Mela Annurca IGP, sono protette dalla legge. Chiediamo, perciò, un ulteriore sforzo volto all’individuazione di siti alternativi, allo scopo di minimizzare l’impatto ambientale e preservare terreni ancora incontaminati, evitando così di causare altri disastri ambientali come quello di Lo Uttaro.

D’altra parte indichiamo una soluzione alternativa. Esiste una relazione redatta dall’Assessore Regionale De Luca nella quale sono elencate trentacinque cave dismesse che potrebbero offrire una soluzione per il deposito dei rifiuti inerti e che nell’occasione possono essere finalmente bonificate.

Al Ministro per l’Ambiente chiediamo segnatamente di venire a conoscenza di quale sia stata l’istruttoria compiuta per l’individuazione delle aree summenzionate per la creazione di nuove discariche e per il deposito di eco-balle, e soprattutto quali forme di tutela e di verifica sono state poste in essere per la salvaguardia delle zone interessate.

Nutriamo la più viva preoccupazione per ciò che questo nuovo attacco all’ambiente può rappresentare per la salute pubblica. E ci riferiamo non solo ai Cittadini che vivono nelle zone interessate, ma soprattutto al numero incalcolabile dei Consumatori dei prodotti alimentari che potrebbero essere contaminati.





newsnewslettidv.jpg
formare.jpg
banner-striscia-215.png
banner_gelmini.jpg
banner-slegati_dx215.gif
rifiuti-d%27italia.png
giovanidivalore_logo_banner.jpg
calderoli_bugiardo
10puntibanneresterno_idv.jpg
banner_expo.jpg
bannervasto2010.jpg
contromanovraidv.jpg
congreterritoriali.jpg congressicelebrati.jpg regolamentocongressuale.jpg calendario_regionale.jpg statuto_regionale.jpg
idvlavoro.jpg
puntoeconomia_1.jpg
codiceEtico.jpg
nostriparlamentari.jpg
inostrideputati.jpg
inostrisenatori.jpg
inostrieuroparla.jpg
ultimerisposte.jpg
Anita Di Giuseppe
Anita Di Giuseppe (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Borghesi
Antonio Borghesi (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro (Deputato)
Leggi la sua risposta
Giovanni Paladini
Giovanni Paladini (Deputato)
Leggi la sua risposta
Carlo Monai
Carlo Monai (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Palagiano
Antonio Palagiano (Deputato)
Leggi la sua risposta
tesseramento.jpg
alvipidv.jpg