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9 Giugno 2008

Il silenzio imbarazzante del governo


Il governo di centrodestra nasconde i problemi sotto il tappeto. Mentre alcuni ministri sono fortemente impegnati a dimostrare che la criminalità in Italia sia figlia solo ed esclusivamente dell’immigrazione clandestina, un’altra piaga si consuma nel silenzio e nell’indifferenza: quella della violenza sulle donne, che sta raggiungendo cifre da vera e propria emergenza nazionale.

Una donna su tre ha subìto violenza fisica, sessuale o psicologica; nella stragrande maggioranza dei casi, il colpevole della violenza è il compagno, il marito, il fidanzato o un ex partner, a dimostrazione che questo genere di reati avviene tra le mura domestiche ed è più difficile da prevenire ed intercettare.

A fronte di questi dati, il governo ha dato “via libera”, nel silenzio imbarazzante del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, al taglio di venti milioni di euro destinati al fondo per la prevenzione istituito dal governo Prodi.

Attivazione di numeri verdi, osservatori per il monitoraggio sulla violenza, sostegno alle associazioni territoriali: ora tutti questi servizi rischiano di non vedere la luce.

Il ministro si è impegnato a non far cadere il progetto del precedente governo ed anzi, ad incrementarlo con ulteriori stanziamenti. Noi ce lo auguriamo, chiedendo qualcosa di concreto già a partire dalla prossima immediata manovra di bilancio. Perché di fronte a numeri così inquietanti, non è più tempo per le parole.

Pubblico il resoconto stenografico dell’interrogazione (e delle relative risposta e replica) che ho rivolto, lo scorso 5 giugno, al ministro per le Pari Opportunità.


Giuliana Carlino: Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, la violenza nei confronti delle donne, come tutti ormai sappiamo e come le cronache puntualmente ci ricordano, è un male sempre più diffuso del nostro tempo, autentico esempio di un degrado morale e civile cui sta andando incontro la società in cui viviamo. È anche, forse, la parte peggiore di una tendenza che vede emergere sempre più lo sgretolamento dell'idea di famiglia e il sopruso dei più forti nei confronti dei più deboli. È una questione delicata, dolorosa, che andrebbe affrontata con un impegno condiviso, uno sforzo comune e coordinato delle istituzioni, associazioni di volontariato, organizzazioni.
Mentre il Governo è impegnato a dimostrare l'improbabile equazione criminalità uguale immigrazione, i dati dell'EURES ci dicono che in Italia un omicidio su quattro viene compiuto in famiglia, tra le mura domestiche. Di questi omicidi, il 70 per cento ha come vittime donne e quasi sempre, salvo casi rarissimi, il colpevole è un conoscente o un congiunto diretto. Una ricerca ISTAT del 2006 mostrava dati allarmanti circa la violenza fisica e sessuale subita dalle donne: 6.743.000 le donne dichiarate vittime di soprusi; sempre nel 2006 si sono registrati 74.000 tra tentativi e stupri veri e propri: di questi, il 70 per cento sono stati compiuti da partner o ex partner, a dimostrazione che questo dramma alberga più nel silenzio della vita privata che non nel clamore mediatico suscitato dai reati compiuti da extracomunitari o immigrati clandestini.
Credo che il quadro che abbiamo di fronte sia chiaro. Ecco perché è con sconcerto e rammarico che l'Italia dei Valori e l'intera opposizione hanno appreso del taglio di 20 milioni di euro effettuato per lasciar posto all'eliminazione dell'ICI. Certo, non è una cifra esorbitante se confrontata con altri pesanti e discutibili tagli, come i 400 milioni per l'ambiente o i 353 milioni per il trasporto pubblico locale, ma è indicativa, a nostro avviso, della superficialità e del cinismo con cui il Governo intende metter mano al problema. Quei 20 milioni erano destinati ad un Piano per la prevenzione contro la violenza sulle donne e con consenso unanime del Parlamento erano stati approvati con la legge finanziaria 2008 ed avevano già un preciso impegno di spesa: attivazione di numeri verdi, osservatorio per il monitoraggio delle violenze, campagne di promozione sociale, sostegno alle associazioni territoriali. Niente di tutto questo vedrà la luce.
Per questo, ministro Carfagna, chiediamo come intende reagire per recuperare i fondi per rilanciare i servizi programmati e quali provvedimenti concreti pensa di mettere in atto per prevenire e contrastare il fenomeno in ascesa della violenza sulle donne.

Mara Carfagna: Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio le senatrici intervenute per i quesiti che hanno voluto rivolgermi questo pomeriggio, perché mi danno così l'opportunità di chiarire la vicenda relativa al taglio del fondo contro la violenza sulle donne e di anticipare quei provvedimenti che intendo intraprendere per contrastare il dolorosissimo fenomeno della violenza sulle donne.
In relazione all'azzeramento del fondo relativo al Piano di contrasto della violenza contro le donne e alle polemiche che ne sono seguite, mi preme sottolineare che il Governo ha ben chiaro quale sia la portata nel nostro Paese del problema in oggetto ed è altrettanto ben chiaro quanto il fenomeno sia in aumento.
È peraltro di tutta evidenza che contrastare il fenomeno della violenza contro le donne voglia dire tutelare i minori, spesso spettatori passivi di violenza contro le loro madri. I centri antiviolenza svolgono ed hanno svolto una funzione indiscutibile per aiutare donne e bambini in difficoltà, collaborando attivamente con la magistratura per proteggere le vittime di reati gravissimi, sostenerle ed aiutarle nel processo di recupero di dignità e di serenità della loro vita.
Questo Governo intende rispondere con i fatti alle problematiche che affliggono la nostra società; appare sinceramente pretestuoso utilizzare la questione degli tagli imposti dal recente decreto-legge n. 93 del 27 maggio scorso per scatenare polemiche destituite di fondamento. Vi spiego il perché di ciò. Nessuna sottovalutazione vi è stata in ordine alla gravità e alla portata del fenomeno. Il Dicastero ha anche ben presente l'importanza che i centri di contrasto alla violenza hanno nella vita del nostro Paese e nella tutela dei soggetti deboli, ma, come risulta da recentissimi dati ISTAT sulla violenza ai danni delle donne, soltanto il 2,8 per cento si rivolge a tali centri, che pertanto dovranno essere oggetto di una seria riflessione, ovviamente con gli operatori del settore.
Si tratta di un lavoro già avviato dal mio predecessore, che ritengo opportuno e doveroso portare a termine, anche perché risponde alle giuste sollecitazioni provenienti dallo straordinario mondo degli operatori dei centri antiviolenza. Vorrei ricordare agli interroganti che, al fine di promuovere queste politiche, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito un fondo, denominato Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Lo stanziamento di tale Fondo, senatrice Franco, non è stato ridotto ed è tale che con esso è possibile realizzare un ampio spettro di politiche per i diritti e le pari opportunità tra cui, naturalmente ed ovviamente, anche azioni di contrasto alla violenza sulle donne.
Le risorse del suddetto Fondo sono pari, per il 2008, a 96,8 milioni di euro complessivi (50 milioni di euro del 2008 più l'importo non speso del 2007, pari a 46,8 milioni di euro, che è stato riassegnato al Dipartimento). Le risorse di cui oggi è possibile disporre sono quindi pari a 72 milioni di euro, determinati sottraendo all'ammontare complessivo del Fondo (96,8 milioni) le somme impegnate e da impegnare, rispettivamente pari a 9,2 milioni ed a 11 milioni, per le attività già avviate dal Dipartimento dall'inizio del 2008 a tutt'oggi, nonché le somme accantonate dall'ufficio di ragioneria della Presidenza del Consiglio da gennaio ad oggi per le nuove leggi, pari a 4,6 milioni di euro. Si tratta di numeri di cui gli interroganti sicuramente saranno a conoscenza, in quanto traduzione puntuale e precisa, senza margini di interpretazione, dell'attività contro la violenza sulle donne posta in essere da chi mi ha preceduto alla guida del Ministero delle pari opportunità.
Dato il nuovo clima politico che sembra essersi instaurato in questa legislatura, non è certo mia intenzione innescare polemiche contro chi mi ha preceduto, ma i numeri sono tali da permettere un'analisi pacata ed approfondita sulla questione, senza scaricare responsabilità dei recenti fatti di cronaca su chi si è appena insediato al Ministero per le pari opportunità, avviando uno screening sulle attività fin qui predisposte per cercare di conservare quanto di buono è stato fatto finora.
Ricordo altresì agli interroganti che lo stanziamento da destinare per il 2008 al contrasto alla violenza sessuale di genere potrà quindi essere incrementato con decreto del Ministro per le pari opportunità, rispetto ai 3 milioni di euro previsti dal cosiddetto decreto Pollastrini, nei limiti della complessiva disponibilità di 72 milioni di euro. È una somma notevole che potrà - a mio avviso, dovrà - aggiungere risorse ed attività importanti rispetto a quelle già poste in essere. Credo sia una risposta quantitativa alle tante polemiche di questi giorni sui tagli alle risorse per il contrasto delle violenze sulle donne. I soldi, sia chiaro, ci sono; vanno spesi ovviamente con coscienza e senso di responsabilità.
Gli italiani, dalla politica in generale e dal Governo in particolare, chiedono concretezza e risultati immediati. Pertanto, per quanto riguarda le azioni di contrasto della violenza sulle donne, verranno presentati nei prossimi Consigli dei ministri due distinti disegni di legge. Il primo di essi, di cui sinteticamente illustrerò i punti salienti, è denominato «Misure contro gli atti persecutori», con riferimento al cosiddetto fenomeno dello stalking, che negli ultimi anni è balzato purtroppo agli onori della cronaca e che richiede interventi mirati, in parte già predisposti ma non approvati nella scorsa legislatura. È mia intenzione, e del Governo che qui rappresento, ripartire dalle misure contro lo stalking che, con il plauso dell'allora maggioranza e dell'allora opposizione, furono approvate in Commissione giustizia senza mai però approdare in Aula, a causa della chiusura anticipata della XV legislatura. Sarà questa un'importante modifica legislativa, che creerà un'autonoma figura di reato, giustificata dall'inadeguatezza del nostro codice a prevenire, contrastare e punire severamente una condotta sempre più diffusa, anche perché blandamente punita dallo stato attuale della legislazione. Il secondo disegno di legge, dal titolo: «Misure contro la violenza sessuale», verrà presentato prossimamente.
Prima di concludere, rispondendo alla domanda della senatrice Poli Bortone, mi preme rilevare che stiamo procedendo ad un'analisi accurata del bilancio che abbiamo trovato in eredità. Da una prima verifica dei capitoli di spesa risulta che, per l'assegnazione dei fondi, sono state privilegiate amministrazioni politicamente in linea con il precedente Governo e che, in particolare, per la Festa del cinema, nel 2007 sono stati stanziati - parliamo sempre del fondo del Ministero per le pari opportunità - 300.000 euro e nel 2008 (precisamente il 10 aprile 2008, quindi tre giorni prima delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile), i fondi stanziati per la Festa del cinema dal Ministero per le pari opportunità sono stati ben 490.000 euro.
In conclusione, ritengo di poter rassicurare gli interroganti riguardo alle azioni di contrasto al dolorosissimo fenomeno di cui stiamo trattando. Ritengo che tutte le misure e le iniziative per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne, al vaglio del Governo e del Ministero che ho l'onore di rappresentare, non verranno minimamente intaccate dal recente decreto-legge del Governo.

Giuliana Carlino: Onorevole Ministro, lei ha parlato di fondi per le pari opportunità in modo generico e ha fatto distinzione fra vecchio e nuovo Governo. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che il problema debba essere risolto senza tener conto del colore politico di appartenenza, ma attraverso un senso di responsabilità politica istituzionale trasversale. Solo con la volontà di tutto il Parlamento si può risolvere questo delicato problema, anche abbreviando i tempi.
A proposito dello stalking, cui lei ha fatto riferimento, le ricordo che l'Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge in merito sia nella passata legislatura che in quella presente, nella speranza che venga accolta nel più breve tempo possibile, a tutela delle donne. Dal momento che siamo alla vigilia della futura manovra di bilancio, potrebbe essere utile che già nella prossima discussione del DPEF il Governo si impegni a rafforzare gli strumenti utili per le politiche antiviolenza.
Auspichiamo, pertanto, che le promesse dell'onorevole Ministro si traducano ben presto in fatti concreti e non restino solo parole.

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23 Maggio 2008

Creare paura e poi cavalcarla




Introducendo il reato di immigrazione clandestina, il centrodestra ha creato un reato impossibile perché, tra clandestini veri e propri e complici italiani, compreso chi si tiene in casa una badante o dà lavoro ad un operaio, bisognerebbe schiaffare in galera tre milioni di persone. In realtà, è una norma “manifesto” creata ad hoc per cavalcare la paura della gente ma che non risolve il problema di fondo.

La verità è che quello che il Governo si sta apprestando a fare è una maxisanatoria, oggi annunciata solo per le badanti, domani estesa a tutti, perché il vero problema è la legge Bossi-Fini, una legge sbagliata, che produce una quantità industriale di clandestini.

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20 Maggio 2008

7 Progetti di Legge per la Sicurezza e la Giustizia




L’Italia dei Valori ha illustrato oggi in una conferenza stampa sette progetti di legge in tema di Giustizia e Sicurezza. Un pacchetto di controproposte già presentato in Parlamento per migliorare e garantire la sicurezza dei cittadini. Misure che vanno dalla prevenzione e contrasto dell'immigrazione clandestina, compreso l'inasprimento delle pene per chi la sfrutta, all'istituzione della banca dati del Dna e dello sponsor; dal giro di vite sulla criminalità organizzata alle misure per accelerare il processo penale e garantire la certezza e l'effettività della pena. Il pacchetto è stato messo a disposizione anche del Pd.

Il cuore della nostra proposta non è il reato di immigrazione clandestina, inutilizzabile e assolutamente demagogico, una vera e propria bufala che avrebbe un unico effetto, ovvero, quello di creare ''650 mila criminali a piede libero'' di cui non si saprebbe che farne una volta arrestati. Noi proponiamo qualcosa di diverso. Per noi il contrasto all’immigrazione clandestina deve essere un reato che scatta solo se la persona che arriva nel nostro Paese impedisce la sua identificazione. Non capiamo perché questo debba valere per un italiano e non per un immigrato.

Questo è quanto prevede la nostra proposta. L'immigrato senza permesso di soggiorno, viene fermato e portato nei centri di identificazione amministrativa, che prenderanno il posto degli attuali Cpt. Centri e non più carceri, nei quali viene garantita la permanenza obbligatoria. Se non c’è la collaborazione dell'immigrato a fornire le sue generalità per consentirne l'identificazione, soprattutto in merito al paese di provenienza, allora questo viene trattenuto per tutto il periodo consentito dalla legge. Se ancora persiste il rifiuto a non collaborare per l'identificazione, è allora, e solo allora, che scatta il reato di mancata identificazione. A questo punto c’è "il fermo immediato e il processo per direttissima". Al contrario, chi collabora per la propria identificazione viene espulso se clandestino, ma avrà riconosciuto una sorta di titolo premiale e preferenziale" per rientrare in Italia con regolare permesso.

Agli "amici" del Pd, abbiamo consegnato il nostro contropacchetto sulla sicurezza e speriamo che vi sia un confronto. Ma piu' ancora l'auspicio e' che il Governo, quello in carica, "possa trarre indicazioni e convenire su alcune misure". Gia', perche' una cosa e' certa: un pacchetto sicurezza deve esserci, serve al paese".

Ognuno di questi 7 Progetti di Legge viene sottoposto ai cittadini. Visita l'area, leggi e commenta le nostre proposte..

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9 Maggio 2008

La guerra invisibile




Le morti sul lavoro rappresentano una piaga nazionale. Nel 2007 si sono verificati 1 milione di incidenti sui luoghi di lavoro che hanno prodotto 1.000 morti bianche. Un tributo di vite umane che rimane praticamente invariato da ben 25 anni, un periodo in cui si è registrata una media annua di 1376 morti. Numeri inaccettabili. Numeri da terzo mondo.

Le leggi sulla sicurezza del lavoro ci sono e sono buone. Il problema è un altro. In Italia si muore di lavoro a causa di tre fattori: scarsi controlli, giustizia lenta, pene inadeguate. Un mix micidiale che induce molti imprenditori a ritenere più economicamente vantaggioso non investire nella sicurezza. La probabilità di essere scoperti inadempienti rispetto le norme di sicurezza prima che avvenga un incidente è minima. Ed anche quando si verifica la disgrazia comunque la lentezza dei procedimenti giudiziari, la scarsa severità delle pene, o comunque della loro effettiva espiazione,invogliano gli imprenditori a rischiare, chiaramente sulla pelle di chi lavora per vivere.

L’italia dei Valori si è impegnata nella scorsa legislatura appoggiando in Parlamento i provvedimenti per risolvere la piaga delle morti bianche e lo farà anche in questa legislatura attraverso i suoi deputati e senatori. Le nostre proposte sull'argomento sono poche ma fortemente osteggiate dai poteri forti, politici ed economici: più controlli, una giustizia messa in grado di funzionare in tempi rapidi, pene più severe e certezza del periodo di detenzione.

Qui sopra abbiamo voluto pubblicare uno spot realizzato sulle morti bianche da una emittente locale torinese, invitiamo i nostri sostenitori a dare spazio sul loro sito a questo filmato.

Leggi anche:
- La lettera di Lorena Coletti

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6 Maggio 2008

La lettera di Lorena Coletti




Diamo spazio, così come han fatto molti blog, ad una lettera di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe Coletti, una delle vittime della strage del 25 novembre 2006 a Campello sul Clitunno. Quel giorno presso lo stabilimento della Umbria Olii trovarono la morte 4 persone. L'Italia dei Valori ha posto al primo punto della sua proposta di programma elettorale controlli effettivi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e rigore nell’applicazione delle sanzioni.
Ogni giorno, nel blog di Antonio Di Pietro, viene pubblicato un bollettino ufficioso dei caduti sul lavoro, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema del nostro Paese che ha assunto dimensioni di una vera e propria guerra in casa nostra.

"Mi chiamo Lorena Coletti, mio fratello Giuseppe Coletti, il 25 novembre 2006, è stata una della vittime dell'incendio dell'oleificio di Campello Sul Clitunno.
Quel giorno ero a lavoro e ho saputo la notizia tardissimo. L'accaduto si è verificato in pochissimi istanti, durante i quali, i 4 lavoratori, tra cui mio fratello, si trovavano a fare una riparazione a dei silos della Umbria Olii con sede in Campello sul Clitunno. Durante questa riparazione, 2 dei lavoratori, precisamente mio fratello e il proprietario della ditta appaltatrice e datore di lavoro (Sig Manili), erano sul luogo per verificare lo stato dei lavori ormai ultimati. Quando ad un tratto è avvenuta l'esplosione di uno dei silos, che ha sbalzato i quattro lavoratori in aria per oltre 50 metri, facendo ricadere i loro corpi a terra. Dall'esplosione è divampato un incendio, che ha reso ulteriormente più difficili i soccorsi e il ritrovamento dei corpi. Da notare che alcuni sono stati ritrovati dopo 3 giorni.
Da quel giorno la mia vita è cambiata, e con la mia quella di mia cognata. Non abbiamo più pace nel nostro profondo sub inconscio.
Il 13 febbraio 2008 è iniziato il processo. Ci aggrappiamo ancora ad un filo di speranza, che almeno per una volta venga fatta giustizia, ma se non ci sarà, quei quattro operai, sarà come se fosserò stati uccisi una seconda volta. Ora voglio sfogarmi, sono stata in silenzio per troppo tempo, e adesso non voglio più. Dentro al mio silenzio c'è tanta rabbia, che voglio gridare al mondo intero, specialmente a chi fa i soldi con le vite degli altri. Ho visto sorridere Giorgio Del Papa, vorrei sapere se almeno per una volta si è chiesto quanto è profondo il dolore che noi familiari stiamo portando dentro. Anche se sono passati 17 mesi dalla tragedia, il nostro dolore è più vivo che mai. E' facile prendersela con dei lavoratori morti, giustificando l'errore umano. Per quello che mi riguarda, mio fratello è stato messo a lavorare sopra una "bomba atomica", ed è esploso con il primo silos, scaraventato in aria per 50 metri, ma Giorgio Del Papa non c'era li in fabbrica.
A Del Papa è permesso di andare, di uscire, di aprire altri stabilimenti, di rilasciare interviste, e di incolpare gli operai che lui ha ucciso. Ma io difenderò mio fratello finchè avrò fiato e vita, però Del Papa non lo perdono.
Voglio chiedere una cosa allo Stato: perchè va in carcere un uomo che uccide per legittima difesa, mentre chi uccide quattro uomini, viene lasciato libero come se niente fosse accaduto? Quante vedove devono piangere sui corpi dei loro mariti, quanti padri i propri figli defunti, e quanti fratelli il loro stesso sangue, e quanti figli i loro padri, e quanti nipoti i propri cari? Credo nella giustizia, ma se non ci sarà, credo nella giustizia di Dio.
Alla commemorazione del 25 novembre 2007, sui cancelli c'erano dei cartelli, con dei versi presi da una preghiera di San Francesco: "Signore fa di me uno strumento della tua pace; dove è odio fa che io porti l'amore, dove è offesa che io porti il perdono, dove è discordia che io porti l'unione". Voglio dire una cosa a Del Papa: con queste scritte, lui ha offeso anche San Francesco Patrono D'Italia. Con la sua arroganza ha fatti si, che dove c'era amore ha portato l'odio, dove c'era il perdono ha portato l'offesa, dove c'era l'unione ha portato la discordia, e dove c'era verità ha portato errore. Questo è quello che ha fatto alla nostra famiglia. Mentre San Francesco si è denudato di tutti i suoi beni per aiutare i bisognosi, Giorgio Del Papa ha fatto l'opposto. Quei fiori che lui ha messo dentro il cancello, poteva farne a meno. Di certo non ci sono stati di conforto, ma ci hanno fatto aumentare la rabbia. Gli chiedo solo di mettersi nei nostri panni, e di prendersi la propria responsabilità una volta per tutte, senza fare sotterfugi.
Ci è stato ripetuto più volte da diverse autorità, che sicuramente questi incidenti non devono più ripetersi nel futuro, ma a quanto vedo dalla strage di Campello, le morti sul lavoro sono aumentate. Un altro punto importante, è quale futuro nell'ambito lavorativo lasciamo ai nostri figli? In conclusione tutte noi famiglie, amici e cari, noi vittime delle morti sul lavoro, cerchiamo qualcuno che faccia chiarezza e luce su queste vicende, perchè non vengano dimenticate, ma soprattutto, non si ripetano mai più.
Saluti.
Lorena Coletti
zialory68@hotmail.it"

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29 Aprile 2008

I signori dell'ipocrisia




Ritengo che a destra, come a sinistra, siano stati ambigui in questi anni, perché hanno predicato bene e razzolato male. Tutti parlano di sicurezza, un momento dopo arriva uno stupro o una rapina, ma tutti, a destra come a sinistra, da almeno 20 anni, dal 1992 per l’esattezza, hanno fatto gli scaricabarile.

Hanno operato all’interno del Parlamento per fare delle leggi per non far funzionare la giustizia e le forze dell’ordine, e per accusare coloro che come me e l’Italia dei Valori hanno rilanciato la necessità di rilanciare leggi dure nei confronti di chi commette reati, accusandoci d’essere giustizialisti, antipolitici e massimalisti. Ecco perché ritengo che oggi, a noi dell’Italia dei Valori, non ci può bastare di dire che avevamo ragione.

Oggi siamo all’interno del Parlamento soprattutto per ricordare tutti i giorni a questi signori dell’ipocrisia che è tempo di fare leggi che accorciano i tempi processuali, che rendono funzionale il processo, che aumentino le risorse per i magistrati, la magistratura e le forze dell’ordine, che riequilibrino le strutture delle forze dell’ordine, mettendole tutte nelle strade contro la criminalità, che aumentino le strutture carcerarie, che ci sia una ferrea lotta alla criminalità e che non si facciano più leggi che per favorire qualcuno della Casta finisce con l’essere applicata a tutti quanti e quindi poi ci sono le scadenze a termine, prescrizioni e quanto altro.

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23 Aprile 2008

La sicurezza passa attraverso lo Stato




Pensare di risolvere la questione della sicurezza dei cittadini con la ricetta padana delle ronde appare quanto meno ingenuo. Chi compie gesti dall'alto senso civico e si mette a disposizione della comunita' e' senz'altro degno di rispetto, ma la sicurezza dei cittadini passa innanzitutto attraverso lo Stato, a cominciare dalle forze dell'ordine che hanno formazione, strumenti e conoscenza per affrontare situazioni pericolose e devono essere aumentate e distribuite meglio sul territorio.

Quello che serve e subito e' dare alle forze dell'ordine strumenti e risorse per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. In secondo luogo, riconoscere il sostanziale fallimento della legge Bossi-Fini che ha fatto aumentare il numero dei clandestini nel nostro Paese perche' inefficace sulle espulsioni. Rinegoziare a livello europeo la direttiva sui neocomunitari che porta la firma di Frattini. In ultimo, ma non per minor importanza, garantire la certezza della pena, a cominciare dal rendere esecutive gia' dal primo grado di giudizio le sentenze penali di primo grado, in caso di reati particolarmente gravi e di arresto in flagranza.

Siamo stati i primi a sollevare la questione della legalita' e della sicurezza e a lavorare in Parlamento su questi temi. Se il Governo vorra' ragionare con noi daremo la nostra disponibilita' nell'interesse primario dei cittadini.

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20 Aprile 2008

Sicurezza: no alle strumentalizzazioni




Di fronte ad episodi drammatici come i recenti stupri di Roma e Milano e soprattutto di fronte al ripetersi a distanza di poco tempo di violenze cosi’ brutali, lo spettacolo piu’ desolante che la politica possa offrire ai cittadini e’ quello di dare vita al solito rimpallo di responsabilita’ trascinando episodi cosi’ drammatici in campagna elettorale.

Se la colpa di questa situazione, come sostiene il Pdl, e’ del centrosinistra, cosa si puo’ non riconoscere il fallimento oggettivo della legge Bossi - Fini che, invece di diminuire, ha aumentato il numero dei clandestini nel nostro Paese?

Si potrebbe continuare cosi’ all’infinito ma il dovere della politica e’ quello di esser credibile agli occhi dei cittadini, di risolvere i problemi che attanagliano la loro vita, di non perdersi in divisioni sterili lasciando le questioni di fondo irrisolte.

La sicurezza, non ci stancheremo mai di dirlo, non ha colore politico, non e’ ne’ di destra ne’ di sinistra: e’ un diritto di tutti i cittadini ed un dovere per la politica garantirla. Dunque, quello che ora c’e’ da fare e subito, partendo dal decreto sicurezza predisposto dal governo Prodi, e’ lavorare in maniera bipartisan affinche’ si possa al piu’ presto dare risposte concrete e possibilmente condivise ai cittadini.

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10 Aprile 2008

1500 cantieri, 15 controllori, 200 morti




Sono Stefano Pedica, candidato al Senato nel Lazio.
Il nostro Partito lavora per tutto il Lazio, per portare avanti la voce dei cittadini.
Il nostro slogan è “Cambiamo l’Italia”: la dobbiamo cambiare insieme e la dobbiamo cambiare con la politica del fare.

Noi preferiamo una politica del fare, preferiamo commentare quel che abbiamo detto e continuare quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto una proposta di legge molto importante sulla pedofilia: abbiamo chiesto di risolvere questo problema gravissimo, che tocca noi padri e madri di famiglia, noi che abbiamo visto il caso di Rignano Flaminio. Abbiamo chiesto la castrazione chimica, ma in Parlamento non ce l’hanno votata. Su questo, tre settimane fa abbiamo ascoltato sia Veltroni che Fini, che dicevano che ci vuole la castrazione chimica e che bisogna affrontare il problema della pedofilia. Questa è l’Italia dei Valori: che anticipa in tempi, ma sulle certezze. Noi abbiamo fatto la proposta di legge, loro parlano solo di chiacchiere. In questo momento bisogna affrontare questa situazione.

L’Italia dei Valori vuole affrontare il problema dell’emergenza rifiuti. Vogliamo presentare un progetto di legge, e l’abbiamo fatto nella passata legislatura, che riguardava il problema delle morti bianche e l’abbiamo anche votata, ma l’ha votata solo la parte della sinistra, non quella della destra. Abbiamo detto che questo problema va affrontato, le leggi vanno applicate, ma queste leggi non sono state applicate.
Ad oggi, nel Lazio, sono morte duecento persone, e duecento famiglie stanno piangendo i loro cari perché questa legge non è stata applicata, e la cosa più grave è che non si è risolto il problema degli ispettori, coloro che devono controllare chi va a sbagliare, chi va a recuperare quei poveri immigrati che, con 15 euro, non sanno le regole fondamentali della sicurezza del lavoro. Ecco, noi abbiamo tutelato queste persone indicando chi devono essere gli ispettori: devono essere quelle persone over 45-50 che sono stati vittime di crisi societarie. Queste persone non sono materiale di scarto, ho 50 anni e, come voi, non mi sento materiale di scarto. Dobbiamo combattere insieme, perché quegli ispettori possono essere queste persone che conoscono bene un settore, perché provengono dal settore dell’edilizia o da quello dell’informazione, quell’informazione che serve a tutti i cittadini: vale a dire, quella che tutela le persone che lavorano per noi.
Ebbene, sapete quanti ispettori ci sono nel Lazio? Ce ne sono quindici. Sapete quanti cantieri ci sono nel Lazio? Ce ne so no millecinquecento. E allora, pensate quello che penso io? Chi è che controlla? Nessuno! Bisogna fare applicare la legge, e bisogna rendere responsabili questi costruttori. Ci vuole la certezza della pena.

Noi abbiamo fatto una battaglia sui costi della politica e sulla certezza della pena: che sia un delinquente, o una persona che uccide perché ubriaco in macchina, vengono solo prese le generalità e poi lasciati liberi, forse a continuare a delinquere. Ecco, se ci fosse la certezza della pena, in modo che chi sbaglia paghi in galera, non ci ritroveremmo i condannati in Parlamento e, forse, non ci ritroveremmo chi ha festeggiato, dentro la regione Sicilia, una condanna per cinque anni.

Ecco, questa è l’Italia dei Valori: è la vostra voce all’interno delle Istituzioni. Il nostro voto deve essere non solo attraverso una croce, ma anche attraverso il cuore, sapendo che questo Partito vi rappresenta veramente all’interno. Noi siamo in campagna elettorale 365 giorni l’anno, per tutti gli anni. Non abbiamo paura di richiamare le persone, perché siete voi che ci chiamate e ci ringraziate perché quello che stiamo dicendo lo faremo, e lo faremo per cambiare tutti insieme l’Italia.

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9 Aprile 2008

Noi siamo l'antidoto




Sono Giuseppina Tommasielli, candidata alla Camera nella circoscrizione Campania 1. Sono vice segretario cittadino dell’Italia dei Valori a Napoli, e sono medico di medicina generale. Mi candido per la terza volta con Di Pietro, poiché condivido da sempre le battaglie che il partito ha portato avanti sui temi quali legalità, giustizia e sicurezza, che soprattutto in Campania hanno una particolare rilevanza.

La mia candidatura vuole anche essere a difesa del sistema sanitario nazionale che, nonostante alcune veridicità, va salvaguardato per la sua specifica azione di tutela della salute pubblica su tutto il territorio, senza alcuna distinzione. Un sistema basato sulla solidarietà universale, cosi come dovrebbe essere in tutto il mondo. Ovviamente il mio impegno non si concentrerà solo su quest’argomento, ma su tanti altri aspetti che sono già stati in parte citati, quindi sicurezza sul lavoro e per quello che riguarda il cittadino, vittima di una criminalità purtroppo sempre più aggressiva, sempre più invadente. Due temi dei quali il nostro presidente Di Pietro si è speso, si spende tanto e a giusta ragione. Basta pensare al fatto che siamo l’unico partito che per queste candidature ha chiesto agli aspiranti candidati, oltre al certificato elettorale, anche il certificato penale. E’ giusto che sia cosi, perché riteniamo che in Parlamento, a rappresentare le istanze dei cittadini, ci deve andare solo la migliore società. Purtroppo, per la coalizione del centrodestra non è importante questo valore, candidando diverse persone che hanno riportato condanne penali di vari reati, anche in via definitiva. Ci chiediamo come possano difendere i cittadini italiani, come possano difendere i cittadini onesti. Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che vivere in un Paese in cui la legalità sia la normalità, e non l’eccezione, debba essere un diritto di tutti, perché solo cosi potremmo costruire un presente e un futuro per i nostri giovani, i quali devono contare sul merito e non più sul sistema delle raccomandazioni o di alchimie più o meno lecite.

Lasciatemi anche dire che l’Italia dei Valori ed io siamo fortemente impegnati nella difesa dei diritti delle donne e delle pari opportunità, di cui tanto si parla, ma poco si fa. Anche il codice delle pari opportunità non è stato mai applicato nella sua globalità: oggi purtroppo le donne assunte nelle pubbliche amministrazioni sono numericamente minoritarie, per non parlare poi delle pochissime che arrivano agli alti livelli.

Oltre a medico delle famiglie sono anche mamma, e quindi conosco bene i problemi delle famiglie: andare ad acquistare badando ai costi elevati, fare attenzione a comprare addirittura i medicinali di necessità, perché non si arriva a fine mese. E’ uno dei grandi problemi del momento, la difesa del potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni dei nostri anziani sono impegni che intendo portare avanti, sapendo anche di trovare nell’Italia dei Valori la massima disponibilità, come ha dimostrato Di Pietro nel suo incarico di Ministro: basta pensare al piano casa, che ha portato avanti facendo in modo che si riparlasse di edilizia popolare, anche per la Campania ha dato un cospicuo finanziamento per le abitazioni. Questo solo per fare un esempio di quanto sia importante per noi la difesa dello Stato sociale.

Parliamo di Napoli>, di una città profondamente ferita. Ovviamente, per fortuna, non è soltanto spazzatura e diossina, ma c’è anche un’altra Napoli, quella che produce, quella che studia, quella dei professionisti, quella dei giovani che vogliono rimanere e non vogliono più andare a cercare lavoro da Roma in su, e non si capisce perché questa città debba sopportare tutto questo. Noi dell’Italia dei Valori siamo stati gli unici a condannare le responsabilità politiche di questa giunta regionale, che non ha saputo gestire la questione rifiuti. Ovviamente pensiamo che le colpe siano diffuse, e su questo continueremo a farne una battaglia, denunciando tutto e tutti, a qualsiasi titolo e in qualsiasi schieramento politico essi siano, perché questa è la connotazione forte dell’Italia dei Valori: noi rappresentiamo l’antidoto, anche nella coalizione che ci vede assieme al Partito Democratico, col quale abbiamo condiviso un programma, ma non siamo la stessa cosa.

Ecco perché diciamo: chi vuole dare il voto a noi deve segnare il nostro simbolo. Noi vigileremo su tutto, e ai cittadini, a cui oggi chiediamo il voto, chiederemo come comportarci, e a loro diremo tutta la verità. Un voto all’Italia dei Valori è un investimento che il cittadino può fare, e quindi sul simbolo del nostro partito deve mettere una croce di fiducia.

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18 Febbraio 2008

Morire per lavoro




Marco Bazzoni è un operaio metalmeccanico di Firenze ed è rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nell’azienda in cui lavora.

Marco è una persona attiva sulla Rete e sensibile al problema della sicurezza. Mi ha segnalato questo video perché conosceva il monologo del giovane scrittore Emanuele Menietti, “Morire per lavoro”, ma dopo averlo visto recitare da Stefano Pesce, si è commosso.

La politica, nei giorni della tragedia di Torino, ha espresso cordoglio e dolore. Poi siamo stati attoniti spettatori di uno scaricabarile ignominioso, di un rimpallo di accuse reciproche, senza una prospettiva e soluzione concreta. Poi la politica si è impantanata nella bagarre autoreferenziale, della creazione di nuovi soggetti politici, mentre il drammatico “body count” dei morti sul lavoro non conosceva sosta: un morto ogni sette ore. L'Italia è il fanalino di coda in Europa. E’ il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro.

Il blog di Antonio Di Pietro dal 7 febbraio pubblica ogni giorno i caduti sul lavoro per non lasciare ai giornali la denuncia di un fenomeno che finisce al centro dell’informazione solo quando si tinge di “sensazionale”.

L’Italia dei Valori ha posto al primo punto del suo programma elettorale la questione del Lavoro, prevedendo l’inasprimento delle pene per i titolari di aziende che non garantiscono la sicurezza dei lavoratori. L’etica deve assumere un ruolo centrale nell’azione politica. Perché il dolore e le lacrime di un operaio, o della famiglia, o degli amici e o dei colleghi di Emanuele, non siano più usate da nessuno.

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15 Gennaio 2008

Incidenti sul lavoro: una tragica prassi


Un’altra sciagura, un’altra morte bianca, questa volta nel fiorentino, che ci ricorda nella maniera più drammatica possibile la grave situazione in cui versa il mondo del lavoro nel nostro Paese.

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Quasi una decina i morti dall’inizio dell’anno. Con questi dati parlare di emergenza è ormai diventato fuori luogo ed offensivo per i familiari e gli amici di tutti quei lavoratori che hanno perso la vita e che la rischiano ogni giorno. E’ davvero frustrante ma, a questo punto, sarebbe davvero più ammissibile se fossimo di fronte ad una emergenza e non ad una prassi tragicamente quotidiana.

Per questo motivo, se da un lato la politica e le istituzioni non possono più ragionare in termini di ‘crisi’ o di ‘emergenza’, dall’altro ci pare davvero impossibile pensare ad operai sempre ‘distratti’ o troppo smaniosi di apparire in tv, come dichiarato nel documento riservato della Thyssen.

Ciò che serve è un piano strutturale, complesso e di lungo periodo. Ben vengano, quindi, la pubblicità progresso, la raccolta fondi per le vittime, le manifestazioni e gli accorati appelli del Presidente Napolitano, ma si realizzi concretamente quella necessaria quanto ancora assente rete capillare di controlli e si avvii un percorso di legalità e giustizia orientato a colpire tempestivamente i responsabili di questo scempio.

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