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8 Agosto 2010

Serve verità per rendere l'Italia civile e moderna


Da tre anni (12 ottobre 2007) è in vigore una legge discutibile che dà al capo del governo italiano la competenza, di fatto esclusiva, per “l’apposizione e la tutela del segreto di Stato.”
L’ascesa al potere per la terza volta di Silvio Berlusconi nell’aprile 2008 ha segnato per gli italiani la chiusura totale d’ogni speranza di togliere il segreto di Stato sulla stagione dei terrorismi e delle stragi che hanno insanguinato la storia dell’ Italia repubblicana in 70 anni di storia, provocando centinaia di morti e migliaia di feriti.

Dall’eccidio di Portella della Ginestra all’assassinio di Aldo Moro, dalla strage di Bologna a quella di piazza della Loggia Brescia.

Qualche giorno fa Berlusconi non ha voluto neppure essere presente, né ha inviato uno dei suoi ministri a Bologna, dove pure migliaia di italiani, venuti da tutto il paese, hanno ricordato gli 85 morti di quel 2 agosto 1980.

E’ un chiaro segnale, per un capo del governo che qualcuno ha definito ormai “un morto che cammina”, di indifferenza e di disprezzo per tutte le vittime e rivela l’atteggiamento ambiguo di un politico che ha sempre preferito le logge massoniche e le cricche di affari ai confronti fatti alla luce del sole, in parlamento o nelle piazze.

Ma, per fortuna degli italiani, sta ormai arrivando la fine del dominio politico e culturale del leader populista. La maggioranza parlamentare, assai ampia dopo le elezioni poliche del 2008, si è ormai dissolta e il governo dovrà fare i conti ogni giorno con la scissione di Fini e con l’opposizione di centro-sinistra che ha nell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro la sua punta di diamante.

L’Italia è l’unico paese democratico in cui il segreto di Stato nasconde ancora vicende che hanno caratterizzato a lungo la nostra storia e che devono essere chiarite per mettere in luce le responsabilità di classi dirigenti che si sono opposte, e che ancora si oppongono, ai principi fondamentali della Costituzione repubblicana del 1948. Cioè alle libertà politiche, civili ed economiche, all’eguaglianza tra i cittadini, alla giustizia sociale.

Negli Stati Uniti, per una decisione della presidenza Clinton, ormai da oltre un decennio ogni quattro anni vengono desecretati materiali scottanti che si riferiscono al comportamento dei governi negli anni settanta, ottanta e novanta del Novecento.

In Italia non sappiamo ancora chi ha sparato a Portella della Ginestra nè chi è stato il mandantedella bomba alla stazione di Bologna. Dobbiamo far di tutto affinchè Berlusconi finisca di governare, coprendo gli assassini, e che chi andrà al governo si impegni a togliere il segreto sulle stragi e i terrorismi del Novecento e restituisca agli italiani la legalità, dando ai parenti delle vittime la giustizia cui hanno diritto.

E’ una speranza importante per chi crede ancora nella possibilità di cambiare l’Italia e di farla diventare un paese civile e moderno.


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24 Luglio 2010

Afghanistan: orgoglio e dignita'


L’ideologia non c’entra, il pacifismo di convenienza neanche. Il voto contrario alla Camera dell’IdV al rifinanziamento e al prolungamento della missione italiana in Afghanistan, voluti dall’attuale Governo, trova spiegazioni più profonde e concrete.
Voglio precisare, a scanso di equivoci, che siamo a favore della cooperazione internazionale e delle missioni a scopo umanitario, che mirano a riportare la pace in aree martoriate dalla guerra o da lotte tribali, tanto è vero che per 9 anni abbiamo appoggiato, con convinzione, l’intervento dei militari italiani in Afghanistan – così come stabilito dalla risoluzione ONU del 2001.
Oggi le condizioni, a nostro avviso, sono mutate ed è giunta l’ora dei bilanci. E’ quindi doveroso chiedersi: quali obiettivi sono stati raggiunti? E a che prezzo? Certamente alcuni dati non sembrano far riferimento ad un intervento per la pace: 1.500 “resistenti” talebani ammazzati da soldati italiani (fonte l’Espresso); 25 vittime tra i nostri ragazzi in divisa a fronte di una spesa sbalorditiva di oltre 2 miliardi e mezzo di euro. I risultati? Nessun riconoscimento dei diritti della popolazione afghana, nessuna possibilità di elezioni democratiche senza rischio per l’incolumità personale o senza ritorsioni fisiche, nessuna emancipazione della donna. In compenso l’unico “miglioramento”, si fa per dire, oggettivamente riscontrato è quello del traffico e della produzione di oppio legato a narcoproduttori contigui al governo Karzai.
Il Governo Berlusconi ha proposto di prorogare fino al 31 dicembre 2010 la missione in Afghanistan con un ulteriore incremento economico di 18.700.000 euro.
L’IdV è orgogliosa dell’esercito italiano, dei suoi professionisti, dei suoi ragazzi in divisa che, con il loro impegno quotidiano difendono le popolazioni in difficoltà. Ma a questo punto mi chiedo: quali sono i motivi per prorogare questa missione? È lecito continuare ad impegnare i nostri soldati in questa operazione? A nostro avviso la risposta è no. Ed è no perché sentiamo ancora forte l’orgoglio di essere italiani, di essere solidali con chi è in difficoltà, ma allo stesso tempo abbiamo la dignità di dire la nostra su una missione costosa, senza fine ed improduttiva. Una missione – così come oggi è concepita – che non giova a nessuno, ma che produce solo lacrime e sangue.
E’ quindi l’ora di mettere un punto fermo a questa guerra, l’IdV non ha esitato a chiarirlo con un voto di dissenso alla Camera, poiché il nostro impegno ed i sacrifici dei nostri soldati sul territorio afghano non valgono la loro vita.


Postato da Antonio Palagiano in | Commenti (34) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Febbraio 2010

Milano: marceranno contro se stessi


Questa destra agisce solo quando in ballo ci sono gli interessi di Berlusconi, ma resta immobile quando si tratta dei problemi quotidiani dei cittadini. Ora, dopo i fatti di Via Padova, vogliono organizzare una fiaccolata, e magari anche un rastrellamento casa per casa in puro stile nazista, contro gli immigrati. Ma è contro se stessi che dovrebbero marciare, visto che governano la città da tempo immemore. Voglio ricordare che sono tre mandati, per un totale di quindici anni, che Formigoni è governatore della regione e che tra i vari sindaci che si sono alternati a Milano, da Formentini ad Albertini, alla Moratti, il centrodestra governa la città da circa un ventennio, con i risultati disastrosi, in termini di coesione sociale, sotto gli occhi di tutti. Le proposte di Matteo Salvini, capogruppo della Lega Nord al comune di Milano, sono segnali pericolosissimi di una cultura dell'intolleranza e della xenofobia che si sta affermando con sempre maggiore consenso: vagoni dei treni per i milanesi, rastrellamento degli stranieri, ora il divieto di vendere case e negozi a extracomunitari. Con ragionamenti che vanno solo alla pancia delle persone, il centro destra sta portando lo sfascio sociale nei centri urbani.

Il sindaco Moratti, poi, ha lasciato degradare ampie zone della città preoccupandosi solo degli appalti sostanziosi per il suo elettorato di riferimento e di curare le aiuole fiorite nei quartieri dei suoi amici ricchi.

Lo stesso governo Berlusconi, se solo lo avesse voluto, visto che dispone in parlamento di maggioranze bulgare, avrebbe avuto tutto il tempo di cambiare quelle leggi di cui oggi si lamenta. Ma il Parlamento, oggi, è troppo impegnato a promulgare solo ciò che garantisce al Presidente del Consiglio di evitare i processi che lo assillano, o che distribuisce potere e prebende ai suoi amici. Le situazioni come quelle di Via Padova troverebbero una soluzione solo se fossero una nuova Milano2.

E allora dico ai milanesi di svegliarsi, di non cadere nel facile tranello della caccia all’immigrato. Tutte le soluzioni come le ronde e i respingimenti non hanno funzionato, così come non possono funzionare solo le formule repressive. Non sono necessarie demagogiche marce, l’unica vera soluzione sono nuove politiche dell’immigrazione, accoglienza, ascolto, integrazione, a partire dai banchi di scuola.

L’emergenza microcriminalità- sulla quale fecero tanto leva le televisioni di Berlusconi per scalzare il governo Prodi- non è affatto risolta. Che non ne facciano una nuova campagna elettorale, perché ormai è chiaro: Berlusconi ha mentito e fallito ancora una volta, che vada finalmente a casa!


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13 Febbraio 2010

Corpi paramilitari: c'hanno provato


Nel decreto che proroga le missioni internazionali italiane il governo ha tentato, con un suo emendamento, di introdurre una sorta di "naja breve", aperta ai cittadini, che in realtà si presterebbe bene all'addestramento di gruppi paramilitari. L'emendamento è stato dichiarato inammissibile ma sono certo che il governo ci riproverà. Per questo sono intervenuto in aula.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, l'onorevole Di Stanislao ha già espresso la dichiarazione di voto per il nostro gruppo, dichiarando che voteremo a favore. Io vorrei segnalare che non sono certo che avremmo potuto farlo ove fosse stato approvato l'emendamento 9.100 del Governo che la Presidenza ha dichiarato inammissibile.
In quell'emendamento il Governo prevedeva che le Forze armate organizzassero corsi di formazione aperti a tutti i cittadini allo scopo di istruirli sulla difesa dello Stato. Ora, trattandosi di cittadini adulti, mi chiedo se una cosa di questo genere non assomigli tanto all'istituzione di corpi paramilitari e mi è venuto in mente che così venne fatto quando, novant'anni fa, fu istituita la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale che durante il Ventennio fu il primo passo per la fascistizzazione dello Stato (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Quando noi dell'Italia dei Valori parliamo di un Governo che ha una tendenza strisciante verso il fascismo non parliamo di azioni teoriche, ma di azioni pratiche come questa: l'idea cioè che si usino strumenti e soldi dello Stato - 6 milioni di euro per tre anni - per scopi come questo quando non ci sono soldi e ci viene detto che non ci sono risorse per le forze dell'ordine. È veramente un atto inaccettabile, soprattutto perché attraverso di esso si può andare davvero verso l'istituzione di corpi paramilitari o di quelli che con il progetto Gladio, che qualcuno fosse qui ricorderà, già si sono svolti in passato. Noi faremo tutta la nostra seria e forte opposizione ad un progetto di questo genere che forse molti nell'Aula non conoscono, ed anzi invitiamo il Governo a dare spiegazioni su una richiesta e su un emendamento di questo tipo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


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4 Gennaio 2010

Il dialogo delle bombe


Parlare per mezzo del tritolo, inviando un messaggio minaccioso alla magistratura e alle forze dell’ordine per ricordare loro quanto possa essere salato il prezzo da pagare quando si decide di mettere i bastoni fra le ruote al crimine organizzato. L’attentato alla Procura generale di Reggio Calabria non è purtroppo una novità per questa città divenuta da tempo teatro di attentati dinamitardi compiuti dalla ‘ndrangheta nei confronti delle Istituzioni democratiche. E’ accaduto infatti spesso, soprattutto negli ultimi anni, che l'attività inquirente calabrese si sia concentrata ad illuminare i rapporti illeciti tra politica e crimine organizzato, cercando di far luce su come gli interessi economici mafiosi siano stati favoriti da personaggi “deviati” dello Stato.

L’obiettivo è stato quello di colpire i boss in ciò che hanno di più caro: il patrimonio e gli interessi economici su cui le nuove mafie hanno costruito la loro forza, infiltrando lo Stato e l’economia, cercando di inghiottire i finanziamenti pubblici, conquistando gli appalti, corrompendo le amministrazioni. Ecco che di fronte a questa operazione di legalità, arriva l’ennesima risposta delle ‘ndrine, arriva la voce minacciosa del tritolo posizionato davanti ad un palazzo delle Istituzioni, davanti una Procura generale.

Si chiama strategia della tensione ed è il mezzo di comunicazione più diretto che la 'ndrangheta possiede per mettere il suo stop al tentativo di contrastarla, soprattutto nei suoi interessi economici. Le confische ai beni criminali anche al di fuori del territorio calabrese, l’individuazione delle varie forme di riciclaggio, la scoperta dell’infiltrazione nell’uso dei finanziamenti pubblici, gli arresti importanti degli ultimi mesi: è questo che la ‘ndrangheta vuole azzerare, inviando un messaggio non solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, ma anche alla politica. Non tanto forse a quella che ancora resiste, operando nella limpidezza istituzionale e perseguendo il bene comune, ma a quella corrotta e corruttibile, che fa da sponda al crimine organizzato, che lo favorisce concedendo le risorse pubbliche e gli appalti. Quasi a ricordargli il patto occulto di fedeltà, i suoi doveri immorali verso il crimine. E perché no, anche al Governo. Lo stesso che a parole propaganda la lotta alle mafie e che tenta di attestarsi impropriamente meriti che sono solo dei magistrati e delle forze dell’ordine, ma poi introduce misure che sembrano dettate da Riina e Provenzano piuttosto che da ministri e sottosegretari: ronde, ddl intercettazioni, possibilità di vendere all’asta i beni sottratti dallo Stato alle mafie, sottoposizione del pm al Governo.

Di fronte a questo scenario, che vede realizzarsi di fatto un asse di interessi tra parte della politica ed il crimine organizzato, si deve mantenere alta la vigilanza democratica ed essere vicini a quelle donne e a quegli uomini delle Istituzioni impegnati per l'attuazione e la difesa della legalità, che pagano spesso il prezzo dell’isolamento e della delegittimazione da parte del loro stesso ambiente, perché rei di contrastare proprio quell’asse criminale e immorale che fa detonare anche la contraddizione dello Stato e dei suoi poteri. Sempre deve poi guidarci la consapevolezza che la lotta alle mafie è emergenza nazionale e internazionale e che la liberazione da questo cancro significherebbe non solo la conquista della libertà morale del Paese, ma anche una liberazione dell’economia dal gioco soffocante dei boss che la condizionano ai danni dello sviluppo collettivo.


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28 Dicembre 2009

La cittadinanza è un diritto


La questione della revisione della disciplina in materia di cittadinanza ha assunto una rilevanza anche politica, se è vero, come è vero, che la ormai ben nota, e condivisibile, posizione del presidente della Camera sullo 'ius soli' (ovvero il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, ha determinato una spaccatura all’interno della maggioranza parlamentare).

Il presidente Fini ha infatti, con molto buon senso, spiegato che "i figli degli immigrati sono il futuro …” e che certamente è il momento di non opporre rigidità e chiusura al cambiamento, invitando la destra “…a non essere pigra, a mettersi in discussione, a sfidare il futuro con coraggio, a partire da immigrazione e cittadinanza”.

E’ indubbio che, oggi, i migranti, anche se non formalmente esclusi dalla cittadinanza, sono in grave difficoltà e non riescono a vivere pienamente i propri diritti.

E allora, non possiamo ignorare il problema con un atteggiamento di chiusura: di questo non si parla, punto. Si tratta di un problema di rilievo tutt'altro che marginale. E invece, ancora si sente dire nella sedicente Padania: ‘piuttosto se ne tornino a casa loro’, lo abbiamo visto e sentito tutti attraverso le testimonianze e le interviste a giovani padani, recentemente trasmesse da alcune trasmissioni di approfondimento, e i cui contenuti non fanno certo onore né alla tolleranza né alla ragionevolezza.

Credo che su questo sia un bene in assoluto avviare, invece, una riflessione, una discussione aperta, che ci porti da qualche parte, non a rinchiuderci nelle rispettive posizioni di partito o di convenienza elettorale che siano.

Le questioni di cui da tempo si dibatte sono diverse: introduzione dello ius soli accanto allo ius sanguinis, dimezzamento dei tempi di concessione della cittadinanza da 10 a 5 anni, fare in modo che i minori che non sono nati nel nostro Paese ma che hanno compiuto un ciclo completo di studi possano accedere al termine della scuola alla cittadinanza, differenziare il trattamento dei coniugi di cittadini italiani che vivono in Italia rispetto a quelli che risiedono all’estero, soppressione della possibilità di avere doppia cittadinanza, come chiediamo noi dell’Italia dei valori.

Insomma, materia per discutere e decidere ce n’è. E allora perché dobbiamo sempre guardare alcuni Paesi europei, come la Danimarca, la Svezia, la Finlandia e l’Olanda, compiere quelle che sono considerate scelte coraggiose e lungimiranti quale l’estensione agli stranieri del diritto di voto in occasione delle elezioni locali e regionali? Perché ritenere che noi non siamo pronti per un gesto così, perché plaudere sempre alle scelte altrui?

Recenti dati Istat ci informano che ormai i cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2009 sono 3.891.295, pari al 6,5% del totale dei residenti. Sul totale dei residenti di cittadinanza straniera quasi 519 mila sono nati in Italia (72.472 nel solo anno 2008). Gli stranieri nati nel nostro Paese sono un segmento di popolazione in costante crescita: nel 2001, in occasione del Censimento, erano circa 160 mila. Essi costituiscono il 13,3% del totale degli stranieri residenti e, non essendo immigrati, rappresentano una “seconda generazione” in quanto la cittadinanza straniera è dovuta unicamente al fatto di essere figli di genitori stranieri.

Se non riusciremo a trovare una maniera diversa dal linguaggio abitualmente utilizzato, cui ho già fatto cenno, per parlare dell’immigrazione, resteremo con le stesse, note difficoltà nel gestire responsabilmente l’Italia che si va costruendo, dove è e sarà sempre più evidente la presenza di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e ai quali non si possono negare i diritti di cittadinanza.


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13 Novembre 2009

Nave dei veleni: troppi sospetti


Il Ministro Prestigiacomo converrà con me che una nave di 136 metri, di recente costruzione, con due stive piene di fusti come quelli delle scorie radioattive difficilmente può essere confusa con una nave passeggeri di 96 metri, affondata un secolo fa al largo di Cetraro. La spiegazione più semplice è che i relitti siano due e che si tratti di un errore umano degli operatori della nave Mare Oceano che non hanno calcolato bene il punto di immersione degli strumenti di osservazione e non hanno ben interpretato i risultati strumentali.

In questo caso le ricerche devono essere proseguite, dopo un confronto pubblico anche con i tecnici incaricati delle prime ricerche dalla Regione, così diverse nelle modalità e nei risultati da quelle del Ministero. Dobbiamo questa ricerca della verità senza sotterfugi innanzi tutto alle popolazioni di quei luoghi inquinati, che soffrono oggi anche delle conseguenze economiche di questi gravissimi fatti e che soffriranno negli anni futuri, loro ed i loro figli, di quello che oggi abbiamo lasciato accadere.

Insistere per considerare chiusa la vicenda senza ulteriori indagini alimenta il sospetto che non si sia trattato di errore umano ma di voluto depistaggio, fatto per coprire responsabilità di apparati dello stato e di funzionari di importanti enti pubblici, che poterebbero essere stati coinvolti nella vicenda. In casi come questi, che riguardano atti devastanti commessi dalla criminalità organizzata, che spesso agisce in nome e per conto di terzi, la trasparenza degli atti e dei comportamenti è essenziale. Procedure affrettate, rilevamenti segretati, scarso o nullo contraddittorio, tutto questo lascia aleggiare il sospetto che non si voglia scoprire tutta la verità.

Non sta a noi proporre ipotesi sul perché il governo si voglia far compromettere in una questione così oscura e pericolosa. Certo non ci sfugge la possibile connessione tra questi affondamenti di rifiuti o di scorie pericolosissime e l'avvio del nuovo programma nucleare italiano, che subirebbe un colpo pesantissimo se si scoprisse che già i modesti rifiuti radioattivi attuali richiedono per essere smaltiti l'intervento della Ndrangheta. Immaginiamoci cosa potrebbe succedere quando saranno in funzione le tante centrali nucleari che il Governo ha intenzione di costruire.



27 Ottobre 2009

Una delegittimazione economica e ideologica


Da ex pm posso dire di conoscere molto bene gli uomini e le donne che lavorano nella Polizia di Stato avendo trascorso gran parte della mia vita, professionale e non solo, al loro fianco, condividendo la difficoltà del loro compito ma anche scoprendo la tenacia e la passione con cui lo svolgono. Per questo la manifestazione indetta domani, a Roma, dai sindacati di Polizia e delle organizzazioni sindacali dell'intero comparto della sicurezza, non può che vedere il mio pieno sostegno.

Un impegno difficile e delicato, da molti vissuto come una vera e propria missione, dovrebbe essere sostenuto da un Governo che invoca la sicurezza come il mantra della propria azione politica. Al contrario la maggioranza sta procedendo ad una delegittimazione, economica e ideologica, delle forze dell’ordine.

I tagli previsti dalla precedente Legge Finanziaria, la mancanza dei fondi necessari, tra l'altro, al rinnovo del contratto, la riduzione di oltre 40 mila unità degli operatori in servizio, l’idea di privatizzare la sicurezza affidandola a ronde estemporanee e incontrollabili (se non dalle mafie): in cosa si traducono questi provvedimenti se non in quella che, giustamente, i sindacati di Polizia definiscono una “pugnalata” alle spalle
Purtroppo credo che questa “pugnalata” rientri in un disegno strategico più vasto e più sofisticato, anche se ormai completamente svelato: colpire il comparto della sicurezza per assestare un colpo mortale, di riflesso, anche a quello della giustizia. Un disegno dal sapore antico ma attuale, iniziato con Gelli e completato nei giorni nostri da Berlusconi, che ha come fondamento quella mortificazione della giustizia che anima da sempre, e sempre per interessi diretti e personali del premier, questa maggioranza.

La benzina della macchina di servizio non pagata, il contratto non rinnovato, cittadini inesperti che controllano il territorio: sono motivi sufficienti per scoraggiare chi crede nel proprio lavoro, per vedere umiliata la propria professionalità al servizio della sicurezza collettiva e della giustizia. Ma sono anche misure "utili" per mandare un segnale chiaro a tutto il Paese: per realizzare il disegno si parte dal quotidiano, dal grande al piccolo, dal pm al poliziotto, dal centro alla periferia. Senza pensare, ovviamente, all'interesse collettivo.


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16 Settembre 2009

Immigrazione: come se niente fosse successo


Sulla questione dei rifugiati respinti in Libia il nostro Governo ha più volte ribadito, a fronte dei rilievi avanzati dalla Commissione UE, che tali azioni sono del tutto ''conformi al diritto comunitario e alle convenzioni internazionali vigenti, con particolare riguardo alla tutela delle persone richiedenti asilo o protezione internazionale”.

Come se, da quando il 7 maggio scorso sono iniziati primi respingimenti verso le coste libiche e proseguiti per tutta l’estate con esiti anche tragici, la portavoce della sezione italiana dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Laura Boldrini, non avesse mai fatto rilevare che il principio di non respingimento vale anche in acque internazionali e non conosce limitazione geografica.

Come se tutto ciò non fosse contenuto anche nella normativa europea e nell'ordinamento giuridico italiano.

Come se il Rappresentante in Italia dell'Unhcr non avesse, più volte, incontrato il Ministro Maroni per ricordagli che "dal punto di vista del diritto internazionale, l'Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento".

Come se i chiarimenti richiesti il 15 luglio scorso dalla Commissione UE in merito agli episodi di riaccompagnamento in Libia di gruppi di migranti irregolari, intercettati in alto mare, non fossero mai stati trasmessi al nostro Governo.

Come se, recentemente, l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, non avesse denunciato le politiche nei confronti degli immigrati, adottate anche dall’Italia, con la constatazione che questi sono "abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni, in violazione del diritto internazionale".

Eppure l'articolo 4 del IV protocollo della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, vieta espressamente le espulsioni collettive. Così come, elemento che indica un dato di schizofrenia politica, l’articolo 10, comma 4 del Testo unico sull’immigrazione (la famigerata Bossi-Fini, oggi in rotta di collisione su questo tema, ma un tempo uniti nel sostenere la loro legge e sbandierarla come panacea di ogni male quando, invece, come sappiamo tutti, ha soltanto aggravato i problemi dell’immigrazione), ebbene, questo articolo continua a vietare il respingimento in frontiera “nei casi previsti dalle disposizioni (…) che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari”.

Insomma, ormai anche le parole si sono vuotate di senso. Per questo il Gruppo de l’Italia dei Valori alla Camera ha depositato una mozione (a prima firma Di Pietro) che invita il Governo ad rigorosa azione di contrasto all’immigrazione clandestina colpendo soprattutto le organizzazioni criminali che stanno dietro la tratta di esseri umani e lo impegna a non proseguire in questa folle pratica di respingimento, in spregio ai trattati internazionali oltre che dello spirito umanitario.

La risposta di Maroni, al momento, è e rimane: “Andiamo avanti con i respingimenti, del problema si faccia carico l'Unione Europea”.

Appunto. Come se niente fosse successo.

Durante le dirette streaming non sarà possibile commentare dal blog. Invitiamo tutti ad inviare le proprie domande attraverso il sistema di chat.


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1 Agosto 2009

Strage Umbria Olii: lettera di Lorena Coletti


Ho ricevuto questa accorata lettera dalla sorella di una delle 4 vittime del gravissimo incidente sul lavoro accaduto il 25 novembre 2006, a Campello sul Clitunno, nella ditta Umbria Olii. I quattro lavoratori morirono carbonizzati nel piazzale dell'azienda mentre effettuavano interventi di manutenzione.
Quel che rende paradossale questa storia, che ha tanto in comune con i numerosi incidenti sul lavoro che accadono ogni giorno nel nostro paese, è il fatto che l'imprenditore di Campello, rinviato a giudizio per la strage, con accuse che vanno dall'omicidio colposo plurimo, con l'aggravante della colpa cosciente, all'omissione dolosa dei mezzi di prevenzione, punta sostanzialmente ad avanzare una richiesta di risarcimento danni ai familiari delle vittime della sciagura e all'unico sopravvissuto, un'istanza già presentata e decaduta due anni dopo l'incidente.
Purtroppo sulle questioni legate alla sicurezza sul lavoro il Governo non dà risposte, al contrario ha approvato recentemente un decreto correttivo al Testo Unico sulla sicurezza approvato dal Governo Prodi, che peggiora gravemente il testo, abbassando di fatto le tutele per i lavoratori.
Mi sono battuta in Commissione Lavoro affinché ritirassero o almeno modificassero il testo, abbiamo presentato un parere negativo dell'Italia dei Valori, ma senza esito. Questo Governo va avanti a colpi di maggioranza e di fiducia senza dare ascolto ai richiami che da più parti arrivano.
Purtroppo, essendo il processo in corso, non mi è possibile presentare un'interrogazione al Ministro competente. Confidiamo però nel lavoro della Magistratura, e ci riserviamo di far sentire comunque la nostra vibrata protesta nel caso in cui l'esito non dovesse essere, come ovvio, a favore delle vittime.

Lettera di Lorena Coletti

Sono Lorena Coletti, sorella di una delle vittime della strage della Umbria Olii di Campello sul Clitunno (Pg). Il 25 novembre 2006, quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro, per guadagnarsi da vivere. Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì: dovevano installare delle passerelle sopra a dei silos. In quei silos c'era un gas, il gas esano, un gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.
Verso le 13 di quel maledetto giorno avvenne un enorme esplosione. Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi. La moglie che lo aspettava per il pranzo, non vedendolo tornare fece un giro di telefonate ai suoi colleghi, ma fu un vano tentativo, perchè non ottenne nessuna risposta. Fino a che, non telefonò alla moglie del datore di lavoro, che le diede la notizia. Giuseppe Coletti, mio fratello, Maurizio Manili, datore di lavoro,Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell'espolsione. Unico sopravvissuto Claudio Demiri. Il proprietario della Umbria Olii, fu indagato e rinviato a giudizio con l' accusa di omicidio colposo plurimo e violazione di norme per la sicurezza sul lavoro. Secondo l' accusa, Del Papa avrebbe dovuto avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle sostanze contenute nei serbatoi, dove non era mai stata fatta la bonifica. Una omissione, che sarebbe secondo i giudici e i periti dell'accusa, alla base dell'incidente, causato dall'utilizzo di una fiamma ossidrica per terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos. Il 24 novembre prossimo, doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la sua difesa ha impugnato il tutto facendo ricorso in Cassazione contro il rinvio a giudizio.
Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato, che la Cassazione deciderà ad ottobre sul ricorso di Del Papa. Ma, per la seconda volta, viene fatta alla mia famiglia un' altra richiesta di risarcimento, che era decaduta con l'annullamento della perizia tecnica, ma che ora Del Papa ripresenta a nome della Gestoil Srl, ex Umbria Olii. Sono passati quasi tre anni, e l' anno scorso ci fu la prima richiesta: oltre 35 milioni di euro. Ora mi chiedo, se anche quest'anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato. Sottolineo, che a mio fratello Giuseppe Coletti e' stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno gli arresti domiciliari.
Questa e' la giustizia Italiana!!!!!
In tre anni mio fratello e' stato ucciso diverse volte, ora dico basta. Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire. Come non meritano che la loro dignità' venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi . Non lo permetto!!!
Vorrei che Del Papa sapesse che la vita di quattro persone vale molto più' di qualsiasi cifra che lui chiede. Ma il peggio di tutto è, che è ancora libero, e che lo Stato Italiano gli permette di fare queste cose. Chiedo inoltre, di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui. Intanto gli vorrei rivolgere questo appello:

Egregio Presidente della Repubblica, La invito, dopo tutte le parole spese per chiedere più sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a non firmare assolutamente il Dlgs correttivo al Dlgs 81/08. Se è coerente con le sue dichiarazioni, non può firmare un decreto che è un colpo fatale alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per lavorare, non per divertimento. Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia. Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii.

Saluti Lorena Coletti (Email: zialory68@hotmail.it)


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28 Luglio 2009

Ronde: si sprofonda nel ridicolo


"La mia ronda ha più ragione della tua". Sembrerebbe una banale affermazione sulla quale poter fare commenti benevoli o su cui sorridere. Se non ci fosse invece da piangere. Nel comune di Massa, prima che altrove, si è purtroppo concretizzato ciò che, da un lato, si paventava e, dall’altro, era stato abbondantemente previsto e denunciato in Parlamento, non solo da Italia dei Valori.

Nella notte tra sabato e domenica scorsi, infatti, si sono verificati scontri tra ronde che hanno avuto tutto il sapore di un revival anni settanta, quando i ‘confronti dialettici’ erano tra fascisti e comunisti. Si tratta, c’è da temere, solo del primo degli episodi che con ogni probabilità caratterizzeranno questa corsa alla ronda.

Quello che hanno riportato finora le cronache giornalistiche, però, dà soltanto un’idea di quello che è successo. In verità oltre a una notte di guerriglia urbana che ha visto coinvolto anche turisti seduti ai tavoli di un bar, gli scontri sono proseguiti durante la notte con il risultato che alle 4 del mattino è stata bloccata la stazione ferroviaria, in mattinata è stata assediata la questura, cui sono seguiti arresti, e cinque poliziotti sono stati condotti in ospedale, per fortuna con ferite lievi.

Dunque, questo è il primo risultato dell’istituzione delle ronde volute dal ministro Maroni e inserite in un dispositivo del cosiddetto pacchetto sicurezza, dopo essere state in un primo momento bocciate a sorpresa, con votazione a scrutinio segreto. Non riusciamo a intravedere in tutto questo alcunché riferibile alla sicurezza; sembra, invece, si stia ingenerando insicurezza perché il paradosso evidente è che le stesse forze di polizia, piuttosto che impegnate in una lotta incessante contro la criminalità, gli spacciatori e quanti delinquono nella riviera apuo-versigliese, si sono trovate nella necessità di dover inseguire idioti alternativamente vestiti con una divisa diversa.

Così, mentre si sollecitano gli animi sulla mancanza di sicurezza e si costruisce il consenso sulla paura, questo Governo continua a trascurare le necessità delle forze dell’ordine, arrivando – addirittura - a lasciare senza benzina le volanti della polizia, per non parlare dei 7 euro per gli straordinari a poliziotti e carabinieri a fronte dei 27 dati ai soldati che fanno mostra di sé agli angoli di alcune città italiane.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare di diverso? Un impegno così costante a innescare sensazioni di pericolo sociale e paura non poteva che trovare terreno fertile nella destra di questo Paese. E’ chiaro che l’approvazione della legge che riconosce l’utilizzazione delle ronde, sia pure non armate, per il controllo del territorio determinerà un’alterazione sia in termini di competenze in materia di sicurezza sia in termini di regressione culturale e giuridica.

Insomma, si attribuiscono ai privati fette di competenza statale in materia di servizi di sicurezza e ordine pubblico senza tuttavia risolvere i problemi, anzi creandone con riferimento soprattutto alla incostituzionalità di alcune norme. E proprio questa era anche il senso della preoccupazione del Presidente Napolitano espressa nella sua lettera alle alte cariche dello Stato, dopo aver promulgato il ‘pacchetto sicurezza’. Il ministro dell’interno deve farci sapere al più presto come intende correggere questo provvedimento per evitare che le ronde possano degenerare in milizie o squadracce di partito o, soltanto, sprofondare nel ridicolo.


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18 Luglio 2009

Clandestini: propaganda a carico dei cittadini


Il disegno di legge su cui già sono caduti gli strali del Presidente della Repubblica, più che mirare a salvaguardare la sicurezza dei cittadini, fa pericolosissime chiacchiere. Il governo, infiocchettandolo con una serie di belle parole ad effetto, ha concepito un provvedimento che di fatto andrà a peggiorare la situazione della clandestinità, gravando, per altro, sulle tasche dei cittadini.

La mia impressione, è, purtroppo, che questo disegno di legge sulla sicurezza sia solo un manifesto ideologico, un provvedimento all’apparenza feroce, privo, in realtà, di alcuna sostanza.

Solo nel 2002, dal cilindro magico di un altro governo Berlusconi, è venuta fuori la Bossi-Fini, legge in apparenza spietata contro immigrazione e clandestinità, in sostanza del tutto inefficace ed anzi controproducente. Il risultato è stato un mare di clandestini nel nostro paese, che ha costretto poco dopo, il governo ad emanare una megasanatoria per la regolarizzazione di 650 mila clandestini.

Oggi, a sette anni di distanza, altro giro, altro involucro d’effetto, altre parole di facciata, stessa identica storia: una nuova legge dalla finta faccia crudele, priva di sostanza, una propaganda per appagare la pancia leghista. Un altro buco nell’acqua, che genererà solo danni alla popolazione. Il reato d’immigrazione clandestina ha trasformato milioni di clandestini che vivono in Italia in criminali, ma con impossibilità per lo stato di identificarli e trasferirli. Ve l’immaginate un milione di processi nella nostra Italia dalla giustizia sgangherata?

Il governo ha generato, forse senza valutarne le conseguenze, un mostro. Ora, spinto dal timore di non riuscire a gestirlo, si è visto costretto ad un’ennesima sanatoria, quella che mira, solo a parole, alla regolarizzazione delle badanti, ma che finirà per coinvolgere anche tante finte badanti o veri e propri delinquenti. La stima del governo è di 200 o 300 mila persone, ma, stando ai dati sulle presenze irregolari, forniti dalle associazioni del settore, i numeri potrebbero almeno raddoppiare.

Agli italiani, da tutto ciò, deriverà, oltre all’inganno, anche un profondo danno economico, 500 euro a famiglia, proprio in un momento in cui la crisi dovrebbe portare in tutt’altra direzione. Saranno i cittadini infatti a dover pagare, se bisognosi del servizio reso dalle badanti, il costo economico del reato d’immigrazione clandestina imposto dal governo.


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4 Luglio 2009

Bambini invisibili


Il Senato ha scritto una delle pagine più brutte di questa legislatura. Con ben tre fiducie, è passato il pacchetto sicurezza, un provvedimento moralmente inaccettabile e lesivo della dignità umana.

Infatti, in netto contrasto con una società multietnica e multiculturale sono state approvate norme aberranti dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico. La più aberrante è quella che, con l'odiosa istituzione del reato di immigrazione clandestina, renderà invisibili le migliaia di bambini, figli di stranieri, che nasceranno in Italia: neonati sottratti a ogni controllo di legalità e sconosciuti all'anagrafe, di fatto dei fantasmi agli occhi del mondo.

Siamo davanti ad una evidente violazione della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in un qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno.

Condividiamo le preoccupazioni della Chiesa: non c'è sicurezza senza il rispetto dei diritti umani di ogni persona.


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2 Luglio 2009

Ronde: insicurezza medievale


Il problema della sicurezza dei cittadini dovrebbe essere al centro delle politiche di qualsiasi tipo di governo. Per l'Italia dei Valori è un tema fondamentale su cui intendiamo da sempre - e lo faremo anche per il futuro - porre la nostra attenzione. Devo dire però che ci sembra di vivere in un incubo in queste settimane: stiamo affrontando il tema delle ronde.

Le ronde non sono un'invenzione della Lega, le ronde sono associazioni di cittadini che nel Medioevo, pensate, e si occupavano della sicurezza del territorio. Ma stiamo parlando appunto del Medioevo, quando non c'era lo stato di diritto, quando non c'era la democrazia, quando la legalità non si sapeva cosa fosse, cioè stiamo parlando del Medioevo. E oggi la Lega col governo di centrodestra ripropone le ronde.

Io non so se vi è capitato di vedere un film che è uscito nelle sale cinematografiche dal titolo "L'onda". E' una storia vera di un professore che ebbe l'idea di organizzare i ragazzi della sua classe in una sorta di gruppo militarizzato, in modo da poter spiegarsi come mai così tante persone avessero potuto soggiacere al potere di Hitler. Bene, in poche settimane, ci racconta questo film, i pochi ragazzi galvanizzati dall'idea di far parte di un gruppo organizzato e militarizzato hanno incrementato il loro livello di violenza in modo esponenziale, e questo stava rischiando di andare verso una deriva pericolosa.

Ecco questo sono e saranno le ronde. C'è il rischio che gruppi di cittadini, in buona fede, possano diventare violenti. Le ronde, poi, saranno più violente tanto più sarà la debolezza dei soggetti con cui verranno in contatto. Per cui questo è un altro tema pericolosissimo. Per non parlare poi delle ronde che saranno al fianco dei partiti politici. Nelle scorse settimane già l'Msi Destra Nazionale ha presentato la sua Guardia nazionale, che - dicono loro - si affiancherà alla Guardia nazionale padana per fare sicurezza sul territorio.

Bene, l'Italia dei valori è assolutamente contraria alle ronde, e farà di tutto per fare in modo che la sicurezza dei cittadini venga tutelata dallo Stato, così come previsto dalla nostra Costituzione, in modo che la nostra democrazia e la legalità rimangano i capisaldi del nostro ordinamento giuridico.


Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (92) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Maggio 2009

Sicurezza: clandestinita' elettorale


Recentemente la Camera ha approvato la legge sulla “sicurezza”. In realtà si tratta ancora una volta di una legge-manifesto che con la sicurezza del cittadino non c’entra nulla, ma che per le norme xenofobe che contiene servirà alla Lega per la prossima campagna elettorale. Riporto di seguito il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati in tema di sicurezza.

Testo dell'intervento


Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, vorrei fare una premessa: Italia dei Valori da quando esiste ha sempre attribuito grande importanza alle questioni della sicurezza dei cittadini, tant'è che il programma elettorale del lontano 2001, alla cui stesura ebbi modo di partecipare, comprendeva una parte molto importante su tale questione, nella quale si chiedeva la tolleranza zero, uno stretto controllo dei flussi dell'immigrazione e così via.
Ritengo tuttavia che vi siano questioni che attengono alla disumanità di una norma. Dico questo perché ritengo che ogni norma dovrebbe subire un processo cosiddetto di impact analysis, volto a verificare quali siano le conseguenze che la norma porta con sé.
In questo caso tale analisi non è stata fatta, oppure è stata fatta, il che è molto peggio, perché vorrebbe dire che vi è malafede. Se non è stata fatta, la mia esortazione è affinché si cerchi invece di porre rimedio, e lo faccia la stessa maggioranza. Qualche giorno fa, magari con colpevole ritardo, abbiamo cercato di analizzare le conseguenze, e siamo giunti alla conclusione che ci ha portato a dire che forse stiamo passando dai medici-spia ai presidi-spia. Non mi rassicurano affatto le considerazioni che dal Governo sono venute, cioè che si tratta di una cattiva interpretazione. Se è un'interpretazione cattiva è perché la norma permette di avere un'interpretazione di quel tipo. Dunque, se è così è meglio che poniamo rimedio e che poniate rimedio, che lo facciate con emendamenti, e che facciate in modo che la norma sia chiara.
Mi riferisco - ed è su questo che incentro la mia attenzione - all'articolo 45, comma 1, lettera f). Abbiamo appena approvato un provvedimento che parla di semplificazione, ma non v'è niente di più oscuro del modo in cui scrivete queste norme: alla faccia della semplificazione legislativa, che continuate a porre come un problema che va risolto.
La verità è che la norma di cui l'articolo 45, lettera f), reca la modifica, tradotta in pratica, prevede in sostanza che, fatta eccezione per i provvedimenti che riguardano attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelle inerenti agli atti di stato civile o all'accesso ai pubblici servizi, la carta e il permesso di soggiorno debbano essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione, al fine del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di interesse dello straniero, comunque denominati. In sostanza, la lettera di questo articolo elimina dalle eccezioni all'obbligo di esibizione gli atti di stato civile o relativi all'accesso ai pubblici servizi. Dunque, è evidente che l'impatto di tale esclusione è un impatto che porta, a mio modesto avviso, ma non credo solo a mio modesto avviso, effetti che sono davvero da considerare aberranti.
Penso, in particolare, a bambini appena nati: ma che colpa hanno? Ma è possibile che possiamo immaginare uno Stato così assurdo, che attua nei confronti di bambini e di neonati atti di vendetta trasversale, che sono esattamente uguali a quelli che sono praticati dalle associazioni mafiose?
Avevamo chiesto un ampliamento. Ma è possibile accettare che si arrivi a conclusioni di questo tipo nei confronti di bambini che sono messi nelle condizioni di nascere - perché per fortuna le prestazioni sanitarie si possono rendere a chiunque - ma di non poter poi essere denunciati all'ufficiale di stato civile? E quando un extracomunitario irregolare muore, cosa facciamo? Lo diamo in pasto ai pesci portandolo in mare, posto che non possiamo, in virtù di questo articolo, chiedere né la sepoltura né la cremazione? Siamo a queste aberranti conclusioni?
Dunque questa è la mia conclusione: vi prego e vi esorto, perché la sicurezza dei cittadini si fa in altro modo e non così, a porre rimedio a tale situazione e all'impatto che queste norme porteranno alla gente (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).


PS: Appuntamento domani, sabato 23 maggio a Napoli al Palapartenope, alla manifestazione “Lotta per i diritti” per sostenere Luigi de Magistris e Sonia Alfano, candidati alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori.

La giornata sarà trasmessa in diretta streaming da questo sito, dal Blog www.antoniodipietro.it e www.carlocostantini.it.


Scaletta della manifestazione:


dalle 17:30 sugli schermi verranno proiettati i video riguardanti i temi affrontati nella serata.

Ore 18:15 – Beppe Grillo

Ore 18:40 – Sonia Alfano, candidato indipendente nell'Idv alle europee

Ore 19:05 – Luigi de Magistris, candidato indipendente nell'Idv alle europee

Ore 19:20 – Antonio Di Pietro, Presidente Italia dei Valori

Ore 19:40 – Enzo Avitabile e Cisco - intervento musicale

Ore 20:00 – Clementina Forleo - in video-collegamento

Ore 20:10 – Carlo Vulpio - candidato Idv alle europee

Ore 20:25 – Libero De Rienzo

Ore 20:35 – Peppe Lanzetta & Joe Amoroso - intervento musicale

Ore 20:55 – Tara Gandhi - collegamento telefonico

Ore 21:05 – E’ Zezi - intervento musicale

Ore 21:25 - Abel Ferrara

Ore 21:35 – Maurzio Honorato

Ore 21:45 – Salvatore Borsellino

Ore 21.55 - Gaetano di Vaio

Ore 22:05 – Antonio Marfella

Ore 22:15 – Ulderico Dardano

Ore 22:25 – Chiusura Beppe Grillo e Luigi de Magistris, Sonia Alfano

Ore 22:45 – Concerto Bandabardò


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2) SKY CANALE 872


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16 Maggio 2009

Sicurezza: gioco cinico di governo


La sicurezza è diritto fondamentale di ogni essere umano, e tocca allo stato, come suo compito fondamentale, garantirla. Non può dunque essere dato in “appalto”, tramite norme maldestre e ambigue.

Privare le forze dell’ordine di mezzi uomini e strutture e istituire ronde dei cittadini significa affidare ad altri questa funzione essenziale dello stato, col rischio di trovarci di fronte ad un inaccettabile controllo del territorio da parte di cittadini appartenenti ad un colore politico e magari “graditi” in alcune regioni del nostro paese alla criminalità organizzata.

Temo infatti che mafiosi, camorristi ed esponenti della ‘ndrangheta tenteranno sicuramente di influenzare le formazione di ronde amiche, facendo magari ricorso ad amici e parenti con la fedina penale in ordine.

In secondo luogo, il pacchetto sicurezza non può essere utilizzato dal governo per alimentare nei fatti un clima di intolleranza e di lesione di diritti fondamentali. Il reato di immigrazione clandestina rischia infatti di affidare il diritto alla salute degli immigrati (e indirettamente anche la salute dei cittadini italiani) a medici stregoni, piuttosto invece che a medici-medici del servizio sanitario nazionale.

Infine, la deportazione con la forza di immigrati, senza alcun rispetto di regole poste a presidio della prevista espulsione in conformità alle leggi del nostro stato e alla normativa internazionale, di fatto affida in appalto alle autorità libiche un compito che dovrebbe essere proprio dello stato italiano e ciò anche con riferimento a carrette del mare (non necessariamente provenienti dalla Libia), che trasportano disperati (non solo di nazionalità libica).

Il diritto alla sicurezza non può essere trasformato in un gioco cinico che mortifica i diritti di essere umani colpevoli solo di vivere in paesi dove esiste fame, miseria e persecuzione politica.

Ore 15:00 diretta streaming da Piazza Maggiore a Bologna (ore 16:30 intervento di Antonio Di Pietro).


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12 Maggio 2009

Ronde ad personam


Ora si comprende la grande ostinazione della Lega per regolarizzare le ronde.

Maroni, Bossi e Calderoli sono ancora indagati dalla procura di Verona per fatti risalenti al 97 quando Maroni, oggi ministro dell’Interno, in quel periodo reclutava volontari per la guardia nazionale padana. E’ evidente che regolarizzare le ronde significa legalizzare la guardia nazionale padana e quindi anche cancellare con un colpo di spugna quell’inchiesta. Maroni ha imposto al Parlamento una sorta di Lodo Alfano per sé e per i vertici della Lega.

Negli atti della procura di Verona è scritto che Bossi, secondo l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, volesse fare delle camicie verdi l’esercito padano. Tanto che agli iscritti era richiesto il porto d’armi. Alla luce di questi fatti la fiducia imposta al Parlamento è ancora più grave ed irresponsabile perché le ronde non migliorano la sicurezza dei cittadini, ma sottraggono fondi alle forze di polizia.

La Lega non solo non fa nulla di concreto per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma pensa a risolvere le proprie questioni giudiziarie con lo stesso metodo di Berlusconi.


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22 Aprile 2009

Discrezionalita' della pedofilia


Il Governo e la maggioranza si sono ripetutamente vantati di aver affrontato e sanzionato il reato di stalking, ma in realtà, approvando senza modifiche il decreto sicurezza, hanno adottato una misura che va a vantaggio dei pedofili. Infatti, da oggi il reato più grave e odioso, quello nei confronti dei minori di dieci anni, in flagranza di reato prevede solo l'arresto facoltativo e non quello obbligatorio. È una vergogna!

Il Pdl ha rivendicato anche in Aula, e lo ha fatto con una certa verve, l'importanza di aver previsto l'arresto obbligatorio in flagranza per il reato di violenza sessuale. Ma la denuncia che è stata fatta dall'Italia dei Valori, e in particolare dal collega Luigi Li Gotti, sull'assenza del 609-quater che riguarda i reati contro i minori, non ha ricevuto alcuna risposta.

Il Governo insomma, oltre a infischiarsene del ruolo del Parlamento, non ha rispettato per l'ennesima volta le indicazioni dei parlamentari. È vero che nel testo del decreto abbiamo ritrovato interi brani di proposte già avanzate dall'Italia dei Valori, per cui il nostro voto - anche per non far decadere un provvedimento che punta a tutelare le donne e più in generale le persone più deboli - è stato, doverosamente, a favore dell'approvazione del provvedimento. Ma la tecnica del copia-incolla non può venir considerata dalla maggioranza un tributo alla capacità di lavoro delle Camere!

Comunque, per riparare a questa norma vergognosa nei confronti dei minori, passata nel silenzio, nell'indifferenza e nella trascuratezza della maggioranza, l'Italia dei Valori presenterà immediatamente un Disegno di legge per inserire norme più stringenti contro i pedofili.



7 Aprile 2009

Abruzzo: evitiamo ulteriori catastrofi


Tre giorni dopo il terremoto dell’Irpinia, quasi trent’anni fa, ero a Laviano con la squadra dei primi aiuti. Cominciava a nevicare. Le bare erano allineate una dietro l’altra sul margine della strada e cominciavano tre chilometri prima dall’abitato. Un piccolo paese rovinato giù per una pendice di una montagna, con le case che stavano più in alto cadute su quelle di sotto, come un domino. Più di mille morti solo lì. Una catastrofe.

Ora di nuovo il terremoto sull'Appennino. Non è il momento delle polemiche, ma della partecipazione e dell’aiuto alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal sisma. Certo colpiscono quelle immagini di scuole, case dello studente ed edifici pubblici, Anas ed altri, accartocciati al suolo. Ma con quale criterio si costruiscono le scuole in un territorio sismico? Perché gli edifici pubblici vengono giù come se fossero fatti di sabbia? Non è che c’entrerà qualcosa la trasparenza degli appalti? A pensar male…

Se invece di un piano casa per aumentare le cubature facessimo un piano casa perché non ci caschino addosso durante un terremoto? Una stanza in più o una vita in più: cosa è meglio?

In quell’Irpinia di trent’anni fa, quando il pianto si asciugò sugli occhi, i soccorritori cominciarono a trovare nei serbatoi dei mezzi di soccorso la sabbia nel gasolio. Era arrivata la padrona della ricostruzione: la Camorra, che portava in processione lo stendardo del comune e il santo protettore. Uno mi disse: “Sono povera gente, abituati da sempre ad appoggiarsi su un potente”.

Scendendo verso il basso corso del Sele, mi pareva di fuggire da un mondo perduto.

Mentre pensiamo ai soccorsi e alle risorse necessarie per l’immediato e la ricostruzione, rammentiamoci dell’Irpinia e del Belice. Evitiamo alle popolazioni dell’Abruzzo, già duramente colpite, l’agonia civile e morale di quei fatti e di quei territori.



29 Marzo 2009

Sicurezza: due pesi e due misure


Pubblico il video ed il testo di una mia intervista in tema di sicurezza e informazione nel nostro Paese.

Testo dell'intervista

D. Martinelli: Pino Arlacchi, in tema di legalità, l'Europa spesso emette sentenze che condannano l'Italia perché non rispetta determinati parametri o certe leggi, che invece dovrebbe rispettare. Sotto questo profilo della legalitàl'Europa come vede l'Italia?
P.Arlacchi: Come un fanalino di coda. Per lo standard di legalità che esiste a livello europeo. Non solo le condanne della Corte europea per i diritti dell'uomo, ma anche il fatto che nel nostro paese gli standard elementari di democrazia sono carenti. Il fatto macroscopico è che abbiamo un conflitto di interessi devastante con Berlusconi presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset, abbiamo un continuo danno ai diritti di legalità dei cittadini, abbiamo sentenze lunghissime, un sistema giudiziario che non funziona e che costa moltissimo. Lei pensi soltanto che la Francia spende la stessa cifra che spendiamo noi, sette miliardi di euro per mantenere il sistema giudiziario, ma in Francia un processo dura poco, in Italia dura anni.
Abbiamo una situazione drammatica che riguarda lo standard e gli strumenti a disposizione delle forze dell'ordine per fare indagini più elementari, un governo che sta distruggendo lo strumento delle intercettazioni telefoniche, fondamentale per fare indagini contro la grande e contro la piccola criminalità. Sta venendo, di fatto, scippato ai magistrati inquirenti. Abbiamo l'intero pianeta della giustizia che non funziona per i potenti perché garantisce loro una pressoché completa impunità, e funziona solo nei confronti dei poveri e dei disgraziati. Basta vedere chi sta in carcere oggi.
Abbiamo poi un'opinione pubblica completamente drogata, con un'agenda falsa dei problemi del Paese, in cui si parla soltanto di stupri, di criminalità comune come se ci fosse un'ondata dilagante di criminalità, quando la realtà è esattamente opposta.
Abbiamo un a diminuzione della criminalità violenta nel nostro Paese che dura da venti anni.
Abbiamo una flessione degli omicidi che sfiora l'ottanta per cento.
Abbiamo una diminuzione anche di piccoli reati come gli scippi, furti d'auto che si aggirano attorno al settanta per cento.
Abbiamo una situazione, che è anche europea e internazionale, che è una flessione degli standard di criminalità, e una televisione, oltre che una carta stampata, che dedica pagine intere, o ore intere, di trasmissione a fatti che sì esistono e che non vanno sottovalutati, ma che comunque non sono sicuramente emergenze o fatti dilaganti, si invita la caccia allo straniero, ora c'è la caccia al romeno e a chiunque sia un immigrato che viene identificato come un criminale.
Tutto questo c'è solo in Italia! Non c'è un solo Paese europeo in cui ci sia un'ondata di populismo demagogico e falso come quello che esiste nel nostro Paese, e questo perché? Per evitare che la gente rifletta sui suoi problemi veri.

D. Martinelli: Forse si rifà al fatto che negli Stati Uniti per Madoff sono stati chiesti 150 anni di carcere per aver fatto quello che ha fatto Calisto Tanzi in Italia, che invece a quanto pare patteggia?
P.Arlacchi: Esatto. Processi su fatti assolutamente banali, di ordinaria criminalità, non si parla dei processi di mafia, non si parla dei processi di corruzione. La sentenza per l'omicidio Fortugno, vicepresidente della Regione Calabria assassinato alcuni anni fa, non c'era nessuno. La televisione ne ha parlato in un piccolo servizio, la stampa l'ha buttata lì in maniera distratta perché erano troppo occupati a parlare delle fesserie che avvengono sul processo di Garlasco o su quello di Cogne. Questa è l'Italia di oggi.
Guardi io non sono tra quelli che credono che la maggioranza degli italiani sguazzi nell'illegalità ed è felice, e questo è quello che Berlusconi, ma anche altri, ci vogliono far credere. Che loro rappresentino la volontà o gli interessi della maggior parte degli italiani. Non è affatto così. Loro rappresentano gli interessi di diversi milioni di italiani, che sono comunque una minoranza in un paese di 60 milioni di abitanti, che sguazzano sì nella delinquenza e nell'illegalità perché ci campano sopra, o nell'evasione fiscale, o nella corruzione e nella distribuzione delle risorse pubbliche. Sono milioni di persone che non sono da sottovalutare quanto a numero, ma non sono la maggioranza degli italiani. Semmai la maggioranza degli italiani è vittima di questo sistema, perché non riceve i servizi pubblici necessari, perché trova le sue risorse, le tasse che paga, buttate via in quanto poi molti servizi non vengono corrisposti dallo Stato.
Questa è la maggioranza degli italiani che soffre, che paga e che vede negati i suoi diritti.
Noi dobbiamo cercare di rappresentarla questa maggioranza, invece di dire che dentro tutti gli italiani c'è un piccolo Berlusconi.


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22 Marzo 2009

Non c'e' sicurezza senza diritti


"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
La Repubblica (…) protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.


Così recita la nostra Carta Costituzionale (rispettivamente agli articoli 32 e 31). Due principi, quelli sanciti in queste righe, che sembra anacronistico e sciocco mettere in discussione oggi, nel terzo millennio. Due diritti fondamentali per i cittadini di uno Stato democratico. Due diritti imprescindibili per qualsiasi essere umano. Due diritti, di fatto, messi in pericolo se sarà approvato, nella sua forma attuale, il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica redatto dal Governo.

Un provvedimento complesso ed esteso, che abbraccia i più ampi strati della nostra società e le più ampie tematiche (dalle modifiche al codice penale a nuove norme per il Codice della Strada, dalla regolamentazione dei sistemi di videosorveglianza al controllo dell’immigrazione clandestina) e che proprio per questo si fa fatica ad esaminare esaustivamente. Che si prefigge il nobile obiettivo di rendere più sicuro il nostro Paese nascondendo tra le righe, e neanche troppo velatamente, punte di incostituzionalità davvero gravi. Con la scusa di proteggere i cittadini si ingannano, privando degli esseri umani, spesso i più deboli, dei diritti più elementari.

Come uomo e come medico, prima ancora che come rappresentate istituzionale, resto esterrefatto di fronte ad alcune norme contenute in particolare nell’articolo 45 del disegno di legge del Ministro Maroni che modificano il “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" del 1998 e che entrano palesemente in conflitto con quelli che sono alcuni diritti fondamentali dell’uomo e con quelli che sono alcuni principi cardine delle deontologia medica.

E’ vero che l’eliminazione del divieto di segnalazione all’autorità da parte del medico di situazioni di irregolarità non sancisce necessariamente l’obbligo di denunciare l’immigrato clandestino. Ma è pur vero, ed ipocrita negarlo, che la professionalità del medico sarà messa in pericolo da questo emendamento. Un emendamento crudele e razzista che va contro il giuramento di Ippocrate e che avrà conseguenze sulla salute pubblica gravissime. Non ci si rende conto che il dato che negli ospedali, in questo primo mese in cui la norma è venuta alla luce, i clandestini che hanno richiesto cure sono diminuiti quasi del 20% è allarmante, non certo una buona notizia. E’ allarmante perché ciò non significa che è diminuita l’immigrazione clandestina, ma soltanto che il 20% di quegli immigrati irregolari che ancora risiedono nel nostro paese ha deciso, per paura, di non curarsi, rischiando di morire. E mi sembra che questo sia un dato pericoloso perché l’unica conseguenza sarà l’aumento del mercato nero della salute e delle cure clandestine, che sarà sempre meno controllabile. Per non parlare della diffusione di patologie quali la Tbc, la malaria o l’Aids.

Ma la norma che in queste ore sta facendo discutere è, in parte, ancora più sconvolgente. Con la modifica dell’articolo 35 comma 2 del “Testo unico sull’immigrazione”, si impedisce agli immigrati clandestini di riconoscere il proprio figlio, dando vita (nel senso più letterale del termine) a dei bambini che saranno discriminati sin dal primo momento della loro esistenza, che saranno invisibili, trasparenti sia giuridicamente che civilmente perché saranno, a tutti gli effetti, “figli di nessuno”. I bambini stranieri, figli di immigrati irregolari, che nasceranno nel nostro paese non avranno alcun diritto. Si correrà inoltre il rischio concreto che questi piccoli non verranno restituiti ai genitori naturali una volta venuti al mondo e siano dichiarati in stato di abbandono. Tutto questo avrà un’altra immaginabile conseguenza: molte donne immigrate eviteranno di partorire in ospedale compromettendo la propria salute e quella dei loro bambini. Proprio in una mozione sulle patologie femminili, che ho presentato in aula qualche settimana fa e che è stata respinta da questo Governo, ho proposto delle iniziative per tutelare la salute delle donne straniere, specie nel momento del parto. Per garantire quel diritto alla maternità e alla crescita del proprio figlio che spetta a tutte le donne, e non solo a quelle italiane e non solo a quelle regolarmente immigrate.

Un bambino non deve chiedere il permesso per nascere e per avere un’identità. Ad un bambino che nasce non si chiede il permesso di soggiorno.

Questo disegno di legge ed in particolare questi due emendamenti sono il frutto palese di una politica volta alla creazione e all’alimentazione di un clima di intolleranza verso il diverso, verso l’immigrato in particolare, che fin dall’infanzia viene relegato, secondo la riforma Gelmini, in classi differenziate. Una politica che non si rende conto di violare ogni giorno, ad ogni passo, con ogni norma, con ogni decreto dei diritti fondamentali dell’uomo. Diritto che uomini, prima di noi, hanno lottato per ottenere. Il non rispetto della vita, la non considerazione della vita umana si evince da queste due norme che, quando arriveranno in Aula alla Camera, noi dell’Italia dei Valori saremo pronti a contrastare duramente.


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13 Marzo 2009

Minori: invisibili per legge


E' singolare come questa maggioranza tanto attenta al 'fine vita' con il testamento biologico sia poi così incurante dell'inizio vita' e della salute della donna. Il Governo, infatti, vorrebbe i figli degli immigrati irregolari invisibili per legge.

Se venisse approvata la norma inserita in modo subdolo nelle pieghe del ddl Sicurezza, che impedisce la registrazione all'anagrafe dei figli degli immigrati irregolari, avremo in Italia bambini senza il diritto all'identità, né alle cure mediche, in palese violazione della Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia.

Inoltre, tale norma li priverebbe del loro futuro in quanto, dovunque essi si trovino, non ci sarebbe nulla per dimostrare il rapporto con i genitori, quindi non potranno prendere la cittadinanza e con essa tutti i diritti conseguenti.

Una condizione di invisibilità che li porterà ad essere molto più esposti ad abusi, allo sfruttamento e alla tratta di minori, aberrante fenomeno ormai diffuso e tristemente noto a tutti.


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2 Marzo 2009

Ronde: sicurezza appaltata


Questo governo sta approvando provvedimenti in serie che spostano a carico dei cittadini molti dei servizi che dovrebbero essere a carico dello Stato, ma non riduce comunque la pressione fiscale.

Un esempio: si stanno appaltando al cittadino, attraverso i comuni, anche aspetti rilevanti della giustizia, ma non quelli che interessano ai cittadini. Legiferano sul mettere il coperchio ai magistrati, impedire ai giornalisti di pubblicare le notizie che sanno, anche con gravi pene, prevedendo anche delle risorse, risorse che vengono tolte alle forze dell'ordine, ben 300 milioni in meno, per un complessivo di 3 miliardi in meno in tre anni per la sicurezza dei cittadini, e danno il via alle ronde, più o meno “padane”.

Pensiamo che sia sbagliato innanzitutto anche l'uso dei militari, che non dovrebbero servire per funzioni di ordine pubblico, solo nei paesi totalitari troviamo i militari che pattugliano le strade. La cosa “bella”, e strana, è che per i militari hanno trovato risorse, per cui succede che militari e forze dell'ordine pattugliano assieme, mentre questi ultimi sono pagati meno.

Le ronde di cui vogliamo parlare non sono queste, ma quelle costituite da cittadini, che oggi sono diventate possibili per legge. Che cosa succederà? In molti comuni, specialmente di base leghista, essendo la Lega uno dei patrocinatori di questo provvedimento, formeranno queste associazioni di cittadini che pattuglieranno le strade con dei cellulari, unica arma a loro disposizione. Ma a carico di chi?

Penso alle grandi città del nord come Verona, dove il sindaco Tosi ha già parlato di qualcosa come 10 mila euro al mese per sostenere l'attività delle ronde. Questi sono soldi prelevati dalle tasse dei cittadini attraverso il comune, quindi il cittadino paga le tasse perché gli sia garantito l'ordine pubblico. Lo Stato versa pochi soldi alla sicurezza, al punto che abbiamo casi clamorosi in cui la polizia non ha neppure i fondi per pagare la benzina delle autovetture (guarda il video), permettendo queste forme di trasferimento di una competenza che deve essere dello Stato, la sicurezza, ai cittadini, comportando una duplicazione dei costi.

Siamo veramente di fronte ad un fatto senza senso. La Lega dovrebbe preoccuparsi un po di più di quello che sta succedendo e di quello che sta permettendo, come il trasferimento di ingenti somme di denaro a comuni dissestati del Sud e non si preoccupa della sicurezza dei cittadini al Nord attraverso un adeguato finanziamento alle forze dell'ordine.


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6 Febbraio 2009

La sicurezza e' una cosa seria


Riporto di seguito il resoconto stenografico del mio intervento durante la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori ad un provvedimento fasullo, intitolato "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", dove non si prevede l'assunzione di un solo poliziotto, l'acquisto di una sola autovettura, la possibilità dello straordinario per i poliziotti o un solo litro di benzina in più per le macchine di servizio e di controllo del territorio.

La sicurezza e la legalità sono cose serie! Gli italiani si accorgeranno degli imbrogli politici e degli inutili comizi di questo Governo.

Testo dell'intervento:
"Signor Presidente, sin dalla discussione generale del 18 novembre 2008, l'Italia dei Valori aveva espresso condivisione per alcune delle norme contenute nel testo licenziato dalla Commissione, che recepivano i contenuti dei nostri disegni di legge nn. 583 e 617. La condivisione di singole norme non significa però un voto favorevole sull'intero provvedimento.
La maggioranza e il Governo hanno voluto caratterizzare il disegno di legge in esame come di difesa dall'immigrazione irregolare intesa quale equivalente della criminalità diffusa e così rispondendo alla preoccupazione diffusa e certamente stimolata dei cittadini. È bene che i cittadini sappiano che ciò che si vuole contrastare è l'immigrazione degli stranieri, ma nessuna di queste norme che noi abbiamo votato riguarda i cittadini europei che vengono a delinquere nel nostro Paese.
Convivono nel provvedimento in esame l'inasprimento dell'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario per i mafiosi, modifica non concepita dal Governo ma espressione di accordo in sede parlamentare, con il reato di ingresso e soggiorno illegale degli immigrati, reato concepito dal Governo e voluto dalla maggioranza e punito con l'obbligo della residenza nella propria dimora nei giorni di sabato e domenica, per un complessivo numero di giorni non superiore a 45, ossia per un massimo di 20 week-end, peraltro neanche consecutivi (articolo 53 del decreto legislativo n. 274 del 2000). È una ridicola norma da applicare a coloro che sbarcano ad esempio a Lampedusa e alle badanti irregolari.
Oggi il Governo ci è venuto a dire che i soggiorni irregolari nel nostro Paese rappresentano una platea di processabili di 3.660 persone, così riducendo il tetto di 760.000, dato effettivamente confermato dal Governo in altre comunicazioni. È un trucco contabile e finanziario che noi denunziamo perché con questo trucco si è violato l'articolo 81 della Costituzione.
Tale ridicola cosa, ossia centinaia di migliaia di processi, costerà agli italiani almeno 1.000 miliardi di vecchie lire ed io vi sfido a dimostrare il contrario. Voi sprecherete il denaro dei cittadini mentre in un provvedimento che si intitola «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica» non si prevede l'assunzione di un solo poliziotto, l'acquisto di una sola autovettura, la possibilità dello straordinario per i poliziotti o un solo litro di benzina in più per le macchine di servizio e di controllo del territorio. (Applausi dal Gruppo IdV).
Con il decreto-legge n. 112 del 2008 avete ridotto le risorse del comparto sicurezza e del comparto giustizia del 40 per cento, avete mortificato la polizia e la sicurezza, avete mortificato il ruolo primario dello Stato, ma avreste voluto che le ronde di volontari girassero armate e vegliassero su di noi.
Voi avete una scarsa dimestichezza con la concezione democratica e costituzionale dello Stato. Voi vorreste i bravi di don Rodrigo; noi vogliamo sicurezza, uomini in divisa, automezzi, Polizia e Carabinieri in una cornice democratica dello Stato. (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Voi volete che, per accedere al pronto soccorso, si esibisca il permesso di soggiorno e poi siete indulgenti verso il modello sanità Angelucci. Questa è la verità della sanità che voi volete! (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Voi negate la sanità ai bambini ma consentite, e consentirete attraverso quello che state approvando alla Camera dei deputati, nella riforma delle intercettazioni telefoniche, che non si perseguano e non si scoprano i reati tipo il modello Angelucci per la sanità: questo è quello che volete! (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
Voi fate bassa propaganda; i cittadini chiedono sicurezza. L'Italia purtroppo si accorgerà dei vostri imbrogli politici e degli inutili, feroci vostri comizi. Toglietevi la grottesca maschera del feroce Saladino e da neofiti dell'antimafia: la sicurezza e la legalità sono cose serie! (Applausi dai Gruppi IdV, PD e UDC-SVP-Aut. Congratulazioni).
"


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27 Gennaio 2009

Sicurezza di facciata


Chi credeva che l’emergenza sicurezza fosse stata risolta con un colpo di bacchetta magica è stato riportato alla realtà dai tristi episodi degli ultimi giorni: le strade delle città italiane rappresentano ancora un pericolo per i cittadini e soprattutto per le donne.

Non poteva essere altrimenti perché il governo al di là della propaganda ha fatto ben poco. Anzi ha tagliato risorse, mezzi e uomini alle forze dell’ordine. Così se con una mano ha mandato una manciata di militari in qualche città italiana a vigilare davanti ai tribunali o alle ambasciate, con l’altra ha ridotto drasticamente il numero di agenti che contrastano la criminalità sul territorio.

Annunciare una fase due sull’onda dello sconcerto provocato dai due stupri di Roma e Guidonia è una presa in giro, perché non c’è mai stata una fase uno.

Il governo rinunci alla politica degli annunci, che è alla base del fallimento attuale, e metta subito sul piatto più soldi, più mezzi e più uomini per le forze dell’ordine.

In particolare il premier dovrebbe avere la decenza di avere rispetto per il dramma di una donna che subisce violenza. Sostenere che per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna che vive in Italia è un’agghiacciante dimostrazione di scarsa serietà e altrettanto scarsa responsabilità.



5 Ottobre 2008

Morti sul lavoro: non sono fatalita'


Ha ragione Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Ce lo dice, senza stancarsi, ogni giorno. Tutto ciò che si fa per le morti sul lavoro è pochissimo, è niente. E’ vero. E si ha la sensazione che non ci sia rimedio.
Le morti sul lavoro appaiono come le morti sulla strada. Accadimenti casuali e fatali. Inevitabili. La casualità generica induce alla percezione e alla sintesi generica. E intanto una quota, ignota, delle morti sulla strada appartiene al novero delle morti, se non sul lavoro, per il lavoro. E’ perfino inutile spiegare.

Ma è la casualità stessa una categoria offensiva. Si può ammettere che se milioni di persone transitano sulle strade a tutte le ore, in tutte le condizioni climatiche, con tutta la gamma dei mezzi possibili e tutta la varietà delle condizioni di manutenzione, una parte incontri per sua sfortuna il caso nefasto. Tuttavia la frequenza statistica con cui lo si incontra è però modificabile con tanti accorgimenti: maggiore sicurezza dei mezzi, rispetto delle norme di circolazione, guida in condizioni non alterate da alcool o stupefacenti, eccetera. Una previsione statistica non ha in sé nulla di fatale: la si può modificare con l’applicazione dei mezzi opportuni. Ma lasciamo pure che una quota di morti sulla strada sia inevitabile sempre e comunque.

Attribuire alle morti sul lavoro la stessa inevitabilità dovrebbe essere invece inaccettabile. Anche lasciando al caso la sua libertà incontrollabile, le condizioni di lavoro sono ben più prevedibili. Il rischio vi è molto più definibile e individuabile. O almeno dovrebbe. L’applicazione dell’ingegno, l’osservazione minuziosa delle precauzioni, la formazione professionale adeguata, lo studio dei tempi, la verifica preliminare delle condizioni: tutto potrebbe aiutare a ridurre il rischio e a confinarlo davvero all’azione del caso.

Ciò che vediamo appare invece come il prodotto della necessità. Lavorare uccide. Lavori, dunque puoi morire. E in certi casi: lavori, dunque devi morire.
Poi può arrivare la retorica (esercitata da chi non muore) sulle vite spezzate di chi se ne va e le vite orfane di chi resta. Lamentazioni che sanno di esorcismo non per annichilire il fato inevitabile ma per attenuare il dolore di chi soffre.

Eppure tutti sanno, tutti sappiamo perché le morti sul lavoro non diminuiscono, aumentano, si ripetono con la regolarità dei fenomeni atmosferici. Perché la vita di chi svolge lavori a rischio vale poco. E la sua salvaguardia conta meno della velocità d’esecuzione dei lavori. E la stanchezza non è misurata con il metro della resistenza umana ma con i tempi medi di produzione. E il costo delle misure di sicurezza è eccessivo per l’economia della produzione. E la sorveglianza pubblica sulla fisiologia delle imprese è ridotta ai minimi termini.
Si possono spendere miliardi per incoraggiare il consumo, ma non si trovano fondi per prevenire gli incidenti sul lavoro. Sono fatali. Devono accadere. Accadono.

Si trovano capitali per le aziende in crisi, ma solo poche lire vanno ai risarcimenti per le morti sul lavoro. E capita che i morti possano essere rimproverati di non aver attivato in tempo un’assicurazione (privata).
La sacralità della vita, che sentiamo invocare in qualche angolo d’ospedale dove un corpo immobile da anni non può più neanche immaginare il sollievo di una fine misericordiosa, nel mondo del lavoro normale, faticoso, poco pagato, non esiste.



22 Settembre 2008

La priorità di ogni Paese civile


Foto: Rainews24
La politica non può vigliaccamente far cadere nel vuoto il grido d’accusa di Saviano. Gran parte d’Italia è in mano alla malavita che si nutre, giorno dopo giorno, di silenzi: tutti sanno, ma nessuno racconta, né combatte. Il dovere delle Istituzioni è proprio quello di rompere questo distorto equilibrio. Buttar giù il muro di omertà che protegge camorra, mafia e tutte le associazioni a delinquere, dovrebbe essere la priorità di ogni Paese civile.

Ci auguriamo che l’invio dei 400 poliziotti specializzati non serva solo a metter in pace la coscienza, ma sia l'inizio della lotta a tutte le associazioni mafiose. La politica ha il dovere di occuparsi degli interessi vitali di tutto il Paese, anche del Sud, che larghe frange della maggioranza hanno troppo spesso accantonato e umiliato.

Chiediamo quindi al Governo misure in grado di fronteggiare con fermezza ogni tipo di potere criminale di malaffare con lo stesso coraggio che ha portato giovani come Saviano a non aver paura e ad essere in prima linea.


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5 Settembre 2008

Sicurezza: governo confuso


Questo Governo si trova a gestire una vera e propria emergenza penitenziaria. Come intenda far fronte a tale emergenza è ancora del tutto oscuro. L'unica indicazione è quella, tuttora nebbiosa, del braccialetto elettronico, con una chiara negazione della certezza dell'espiazione della pena e l'aggravamento della sicurezza che, solo a parole, si dice di voler perseguire. Insomma, un turn-over che solo nel nome non viene chiamato indulto, ma che in realtà potrebbe averne molte caratteristiche.

Italia dei Valori ha un'idea completamente diversa sulla riforma della giustizia ed ha presentato un pacchetto di sette proposte di legge per l'accelerazione dei processi, la garanzia della certezza della pena e l'eliminazione della sanzione penale in casi non gravi in presenza di tenuità del fatto, risarcimento del danno, sanzioni sostitutive, sospensione del processo con messa alla prova.

Idee chiare, dunque, a differenza di quelle del governo, ancora estremamente confuse. Ne chiederò conto alla ripresa dei lavori parlamentari in commissione giustizia e in aula, per far risaltare lo stato di marasma in cui versano Guardasigilli e Governo.


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22 Agosto 2008

Immigrazione: legalita' e lavoro


L'Italia dei Valori ha lavorato molto in questi anni per la presentazione di una propria proposta di legge relativa all'immigrazione. Abbiamo valutato la situazione, abbiamo compreso che cosa non funziona e siamo convinti che in Italia entrano, purtroppo, delinquenti, ma entrano anche tante persone che hanno voglia e bisogno di lavorare, che sono in condizioni di soddisfare le esigenze del sistema produttivo nazionale e delle famiglie.

Molte sono le cose che non funzionano nella Bossi-Fini, come il rilascio dei permessi di soggiorno richiede tempi burocratici enormi e l'incrocio tra domanda e offerta è imposto attraverso la sottoscrizione di un contratto che i datori di lavoro devono firmare senza avere la possibilità di conoscere il proprio assunto. C'è una situazione di grande confusione che ci ha indotto a presentare una nostra proposta.

E' una proposta che punta a due obiettivi fondamentali. Il primo è quello di separare la buona e la cattiva immigrazione: non si possono adottare provvedimenti che sparano nel mucchio e che colpiscono in maniera indiscriminata tutti. Penso al reato di immigrazione clandestina e l'aggravante di clandestinità inserita nel recente pacchetto sicurezza approvato dal Parlamento. Dobbiamo tenere ben distinti, anche fisicamente, gli stranieri che vengono in Italia per delinquere dagli stranieri che vengono o che sono già in Italia solo ed esclusivamente per lavorare e disponibile ad integrarsi.

Per questo abbiamo previsto la figura di un reato specifico che colpisce lo straniero che rifiuta di farsi identificare. Lo straniero che viene in Italia e si rifiuta di farsi identificare è quello che per definizione rifiuta di integrarsi nella nostra società e che di conseguenza viene esclusivamente per delinquere. Questa persona deve essere colpita sul piano penale e deve essere detenuta in condizioni diverse da quelle che invece interessano gli altri immigrati, quelli che sono venuti per lavorare e che eventualmente hanno visto scadere il permesso di soggiorno per aver perso il lavoro. Per questo, insieme a questo reato specifico prevediamo la netta separazione tra i centri di permanenza temporanea rispetto ai centri di identificazione amministrativa. Non possiamo mettere in un unico luogo di detenzione persone che hanno storie, obiettivi e propositi diversi.

Perseguiamo un altro obiettivo fondamentale per colmare le evidenti lacune della Bossi-Fini: favorire l'incrocio tra domanda ed offerta di lavoro. Oggi per un datore di lavoro è impossibile assumere un lavoratore straniero solo ed esclusivamente attraverso la firma nel contratto di lavoro senza aver avuto la possibilità di conoscere il lavoratore. Il sistema produttivo italiano, le imprese e soprattutto le famiglie che occupano tante badanti fanno fatica ad accettare l'idea che una persona possa venire a lavorare nella propria casa o azienda senza aver avuto la possibilità di sperimentarlo. Questo è l'unico strumento offerto dalla Bossi-Fini.

Abbiamo previsto una serie di misure che tendono a costruire le migliori condizioni perché chi cerca un lavoro e chi cerca una persona disposta a lavorare possano incontrare i loro bisogni e le loro esigenze. L'idea è quella dello sponsor: consegnare all'imprenditore italiano la possibilità di farsi carico di un periodo di prova e di rispondere anche patrimonialmente dell'eventuale rimpatrio nel caso questa prova non giunga a buon fine. E' questa l'unica soluzione possibile perché sappiamo come vanno le cose in Italia, dove il reclutamento del lavoro straniero è esclusivamente in nero, che favorisce la manodopera illegale, lo sfruttamento e gli infortuni sul lavoro, straordinariamente superiori, dove le condizioni sono pressanti, insicure e dove non ci sono controlli.

Siamo convinti di dare una doppia risposta: far entrare chi vuole lavorare e consentire alle imprese italiane di avere immediatamente una risposta. Oggi le imprese sono costrette ad aspettare uno anno e mezzo per avere un lavoratore straniero nel proprio territorio, cosi come le famiglie italiane sono costrette ad aspettare un anno e mezzo per avere una badante dentro casa.

Chi vuole venire a lavorare deve avere la possibilità di venirci e di poterlo fare in tempi brevi. Chi viene in Italia per delinquere deve essere immediatamente separato dalle persone per bene, punito penalmente se rifiuta di farsi identificare e deve essere immediatamente rimpatriato nel suo Paese d'origine.


Postato da Carlo Costantini in | Commenti (473) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Agosto 2008

L'indebolimento della legalita'


Quella dei militari per le strade delle città è l'ennesima sceneggiata di questo governo. Le attività di prevenzione e contrasto alla criminalità sono demandate alle forze dell'ordine su cui il governo avrebbe dovuto investire in fondi, mezzi e personale, piuttosto che attuare dei tagli disastrosi a questo comparto. Che c'azzecca l'esercito, i cui compiti sono ben altri?

Berlusconi e la sua maggioranza hanno deciso drammatiche riduzioni di fondi alle forze dell'ordine, i cui rappresentanti stanno attuando numerose manifestazioni di protesta, con buona pace dei proclami del centrodestra sulla sicurezza. La mafia, la camorra, la 'ndrangheta, la criminalità di strada non si combattono di certo con l'utilizzo, a mo' di colpo di teatro, di un altro Corpo dello Stato che ha profili di professionalità ben diversi e il cui contributo sarà pressochè nullo.

La verità è che Berlusconi sta perseguendo una strategia di indebolimento della legalità nel nostro Paese, attraverso i continui attacchi alla magistratura, con la drammatica riduzione dei fondi alle forze dell'ordine e i tanti altri provvedimenti iniqui e ad personam utili solo alla Casta e non a tutti cittadini.

Leggi anche:
Medellin del Mediterraneo (www.antoniodipietro.it)
Sicurezza in fotografia (www.antoniodipietro.it)
L'Italia vista dall'estero (www.antoniodipietro.it)


Postato da Francesco Barbato in | Commenti (482) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Agosto 2008

Sicurezza senza soldi


Ribadisco a nome mio e dell'Italia dei Valori il nostro pieno ed incondizionato sostegno alla protesta dei sindacati di polizia e CoCeR.

Questo Governo non sta mantenendo, anche in tema di sicurezza, le sue promesse elettorali.

La battaglia elettorale condotta in nome della sicurezza per i cittadini, infatti, non è stata nient’altro che una presa in giro. Come si può promettere di garantire la sicurezza dei cittadini e, allo stesso tempo, tagliare i fondi per le forze di polizia il cui compito è di combattere la criminalità?

Lo dico da cittadino: è molto triste sentir dire dai rappresentanti dei sindacati di Polizia, dei CoCeR, della guardia di finanza e delle forze armate “ci sentiamo abbandonati”. E se loro decidessero di abbandonare la nostra sicurezza?

Quella dell’Italia dei Valori vuole essere una testimonianza concreta in sostegno di una battaglia che non ha colore se non quello della sicurezza dei cittadini.

Leggi il manifesto "Allarme Sicurezza".


Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (428) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

9 Giugno 2008

Il silenzio imbarazzante del governo


Il governo di centrodestra nasconde i problemi sotto il tappeto. Mentre alcuni ministri sono fortemente impegnati a dimostrare che la criminalità in Italia sia figlia solo ed esclusivamente dell’immigrazione clandestina, un’altra piaga si consuma nel silenzio e nell’indifferenza: quella della violenza sulle donne, che sta raggiungendo cifre da vera e propria emergenza nazionale.

Una donna su tre ha subìto violenza fisica, sessuale o psicologica; nella stragrande maggioranza dei casi, il colpevole della violenza è il compagno, il marito, il fidanzato o un ex partner, a dimostrazione che questo genere di reati avviene tra le mura domestiche ed è più difficile da prevenire ed intercettare.

A fronte di questi dati, il governo ha dato “via libera”, nel silenzio imbarazzante del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, al taglio di venti milioni di euro destinati al fondo per la prevenzione istituito dal governo Prodi.

Attivazione di numeri verdi, osservatori per il monitoraggio sulla violenza, sostegno alle associazioni territoriali: ora tutti questi servizi rischiano di non vedere la luce.

Il ministro si è impegnato a non far cadere il progetto del precedente governo ed anzi, ad incrementarlo con ulteriori stanziamenti. Noi ce lo auguriamo, chiedendo qualcosa di concreto già a partire dalla prossima immediata manovra di bilancio. Perché di fronte a numeri così inquietanti, non è più tempo per le parole.

Pubblico il resoconto stenografico dell’interrogazione (e delle relative risposta e replica) che ho rivolto, lo scorso 5 giugno, al ministro per le Pari Opportunità.


Giuliana Carlino: Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, la violenza nei confronti delle donne, come tutti ormai sappiamo e come le cronache puntualmente ci ricordano, è un male sempre più diffuso del nostro tempo, autentico esempio di un degrado morale e civile cui sta andando incontro la società in cui viviamo. È anche, forse, la parte peggiore di una tendenza che vede emergere sempre più lo sgretolamento dell'idea di famiglia e il sopruso dei più forti nei confronti dei più deboli. È una questione delicata, dolorosa, che andrebbe affrontata con un impegno condiviso, uno sforzo comune e coordinato delle istituzioni, associazioni di volontariato, organizzazioni.
Mentre il Governo è impegnato a dimostrare l'improbabile equazione criminalità uguale immigrazione, i dati dell'EURES ci dicono che in Italia un omicidio su quattro viene compiuto in famiglia, tra le mura domestiche. Di questi omicidi, il 70 per cento ha come vittime donne e quasi sempre, salvo casi rarissimi, il colpevole è un conoscente o un congiunto diretto. Una ricerca ISTAT del 2006 mostrava dati allarmanti circa la violenza fisica e sessuale subita dalle donne: 6.743.000 le donne dichiarate vittime di soprusi; sempre nel 2006 si sono registrati 74.000 tra tentativi e stupri veri e propri: di questi, il 70 per cento sono stati compiuti da partner o ex partner, a dimostrazione che questo dramma alberga più nel silenzio della vita privata che non nel clamore mediatico suscitato dai reati compiuti da extracomunitari o immigrati clandestini.
Credo che il quadro che abbiamo di fronte sia chiaro. Ecco perché è con sconcerto e rammarico che l'Italia dei Valori e l'intera opposizione hanno appreso del taglio di 20 milioni di euro effettuato per lasciar posto all'eliminazione dell'ICI. Certo, non è una cifra esorbitante se confrontata con altri pesanti e discutibili tagli, come i 400 milioni per l'ambiente o i 353 milioni per il trasporto pubblico locale, ma è indicativa, a nostro avviso, della superficialità e del cinismo con cui il Governo intende metter mano al problema. Quei 20 milioni erano destinati ad un Piano per la prevenzione contro la violenza sulle donne e con consenso unanime del Parlamento erano stati approvati con la legge finanziaria 2008 ed avevano già un preciso impegno di spesa: attivazione di numeri verdi, osservatorio per il monitoraggio delle violenze, campagne di promozione sociale, sostegno alle associazioni territoriali. Niente di tutto questo vedrà la luce.
Per questo, ministro Carfagna, chiediamo come intende reagire per recuperare i fondi per rilanciare i servizi programmati e quali provvedimenti concreti pensa di mettere in atto per prevenire e contrastare il fenomeno in ascesa della violenza sulle donne.

Mara Carfagna: Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio le senatrici intervenute per i quesiti che hanno voluto rivolgermi questo pomeriggio, perché mi danno così l'opportunità di chiarire la vicenda relativa al taglio del fondo contro la violenza sulle donne e di anticipare quei provvedimenti che intendo intraprendere per contrastare il dolorosissimo fenomeno della violenza sulle donne.
In relazione all'azzeramento del fondo relativo al Piano di contrasto della violenza contro le donne e alle polemiche che ne sono seguite, mi preme sottolineare che il Governo ha ben chiaro quale sia la portata nel nostro Paese del problema in oggetto ed è altrettanto ben chiaro quanto il fenomeno sia in aumento.
È peraltro di tutta evidenza che contrastare il fenomeno della violenza contro le donne voglia dire tutelare i minori, spesso spettatori passivi di violenza contro le loro madri. I centri antiviolenza svolgono ed hanno svolto una funzione indiscutibile per aiutare donne e bambini in difficoltà, collaborando attivamente con la magistratura per proteggere le vittime di reati gravissimi, sostenerle ed aiutarle nel processo di recupero di dignità e di serenità della loro vita.
Questo Governo intende rispondere con i fatti alle problematiche che affliggono la nostra società; appare sinceramente pretestuoso utilizzare la questione degli tagli imposti dal recente decreto-legge n. 93 del 27 maggio scorso per scatenare polemiche destituite di fondamento. Vi spiego il perché di ciò. Nessuna sottovalutazione vi è stata in ordine alla gravità e alla portata del fenomeno. Il Dicastero ha anche ben presente l'importanza che i centri di contrasto alla violenza hanno nella vita del nostro Paese e nella tutela dei soggetti deboli, ma, come risulta da recentissimi dati ISTAT sulla violenza ai danni delle donne, soltanto il 2,8 per cento si rivolge a tali centri, che pertanto dovranno essere oggetto di una seria riflessione, ovviamente con gli operatori del settore.
Si tratta di un lavoro già avviato dal mio predecessore, che ritengo opportuno e doveroso portare a termine, anche perché risponde alle giuste sollecitazioni provenienti dallo straordinario mondo degli operatori dei centri antiviolenza. Vorrei ricordare agli interroganti che, al fine di promuovere queste politiche, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito un fondo, denominato Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Lo stanziamento di tale Fondo, senatrice Franco, non è stato ridotto ed è tale che con esso è possibile realizzare un ampio spettro di politiche per i diritti e le pari opportunità tra cui, naturalmente ed ovviamente, anche azioni di contrasto alla violenza sulle donne.
Le risorse del suddetto Fondo sono pari, per il 2008, a 96,8 milioni di euro complessivi (50 milioni di euro del 2008 più l'importo non speso del 2007, pari a 46,8 milioni di euro, che è stato riassegnato al Dipartimento). Le risorse di cui oggi è possibile disporre sono quindi pari a 72 milioni di euro, determinati sottraendo all'ammontare complessivo del Fondo (96,8 milioni) le somme impegnate e da impegnare, rispettivamente pari a 9,2 milioni ed a 11 milioni, per le attività già avviate dal Dipartimento dall'inizio del 2008 a tutt'oggi, nonché le somme accantonate dall'ufficio di ragioneria della Presidenza del Consiglio da gennaio ad oggi per le nuove leggi, pari a 4,6 milioni di euro. Si tratta di numeri di cui gli interroganti sicuramente saranno a conoscenza, in quanto traduzione puntuale e precisa, senza margini di interpretazione, dell'attività contro la violenza sulle donne posta in essere da chi mi ha preceduto alla guida del Ministero delle pari opportunità.
Dato il nuovo clima politico che sembra essersi instaurato in questa legislatura, non è certo mia intenzione innescare polemiche contro chi mi ha preceduto, ma i numeri sono tali da permettere un'analisi pacata ed approfondita sulla questione, senza scaricare responsabilità dei recenti fatti di cronaca su chi si è appena insediato al Ministero per le pari opportunità, avviando uno screening sulle attività fin qui predisposte per cercare di conservare quanto di buono è stato fatto finora.
Ricordo altresì agli interroganti che lo stanziamento da destinare per il 2008 al contrasto alla violenza sessuale di genere potrà quindi essere incrementato con decreto del Ministro per le pari opportunità, rispetto ai 3 milioni di euro previsti dal cosiddetto decreto Pollastrini, nei limiti della complessiva disponibilità di 72 milioni di euro. È una somma notevole che potrà - a mio avviso, dovrà - aggiungere risorse ed attività importanti rispetto a quelle già poste in essere. Credo sia una risposta quantitativa alle tante polemiche di questi giorni sui tagli alle risorse per il contrasto delle violenze sulle donne. I soldi, sia chiaro, ci sono; vanno spesi ovviamente con coscienza e senso di responsabilità.
Gli italiani, dalla politica in generale e dal Governo in particolare, chiedono concretezza e risultati immediati. Pertanto, per quanto riguarda le azioni di contrasto della violenza sulle donne, verranno presentati nei prossimi Consigli dei ministri due distinti disegni di legge. Il primo di essi, di cui sinteticamente illustrerò i punti salienti, è denominato «Misure contro gli atti persecutori», con riferimento al cosiddetto fenomeno dello stalking, che negli ultimi anni è balzato purtroppo agli onori della cronaca e che richiede interventi mirati, in parte già predisposti ma non approvati nella scorsa legislatura. È mia intenzione, e del Governo che qui rappresento, ripartire dalle misure contro lo stalking che, con il plauso dell'allora maggioranza e dell'allora opposizione, furono approvate in Commissione giustizia senza mai però approdare in Aula, a causa della chiusura anticipata della XV legislatura. Sarà questa un'importante modifica legislativa, che creerà un'autonoma figura di reato, giustificata dall'inadeguatezza del nostro codice a prevenire, contrastare e punire severamente una condotta sempre più diffusa, anche perché blandamente punita dallo stato attuale della legislazione. Il secondo disegno di legge, dal titolo: «Misure contro la violenza sessuale», verrà presentato prossimamente.
Prima di concludere, rispondendo alla domanda della senatrice Poli Bortone, mi preme rilevare che stiamo procedendo ad un'analisi accurata del bilancio che abbiamo trovato in eredità. Da una prima verifica dei capitoli di spesa risulta che, per l'assegnazione dei fondi, sono state privilegiate amministrazioni politicamente in linea con il precedente Governo e che, in particolare, per la Festa del cinema, nel 2007 sono stati stanziati - parliamo sempre del fondo del Ministero per le pari opportunità - 300.000 euro e nel 2008 (precisamente il 10 aprile 2008, quindi tre giorni prima delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile), i fondi stanziati per la Festa del cinema dal Ministero per le pari opportunità sono stati ben 490.000 euro.
In conclusione, ritengo di poter rassicurare gli interroganti riguardo alle azioni di contrasto al dolorosissimo fenomeno di cui stiamo trattando. Ritengo che tutte le misure e le iniziative per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne, al vaglio del Governo e del Ministero che ho l'onore di rappresentare, non verranno minimamente intaccate dal recente decreto-legge del Governo.

Giuliana Carlino: Onorevole Ministro, lei ha parlato di fondi per le pari opportunità in modo generico e ha fatto distinzione fra vecchio e nuovo Governo. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che il problema debba essere risolto senza tener conto del colore politico di appartenenza, ma attraverso un senso di responsabilità politica istituzionale trasversale. Solo con la volontà di tutto il Parlamento si può risolvere questo delicato problema, anche abbreviando i tempi.
A proposito dello stalking, cui lei ha fatto riferimento, le ricordo che l'Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge in merito sia nella passata legislatura che in quella presente, nella speranza che venga accolta nel più breve tempo possibile, a tutela delle donne. Dal momento che siamo alla vigilia della futura manovra di bilancio, potrebbe essere utile che già nella prossima discussione del DPEF il Governo si impegni a rafforzare gli strumenti utili per le politiche antiviolenza.
Auspichiamo, pertanto, che le promesse dell'onorevole Ministro si traducano ben presto in fatti concreti e non restino solo parole.

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23 Maggio 2008

Creare paura e poi cavalcarla




Introducendo il reato di immigrazione clandestina, il centrodestra ha creato un reato impossibile perché, tra clandestini veri e propri e complici italiani, compreso chi si tiene in casa una badante o dà lavoro ad un operaio, bisognerebbe schiaffare in galera tre milioni di persone. In realtà, è una norma “manifesto” creata ad hoc per cavalcare la paura della gente ma che non risolve il problema di fondo.

La verità è che quello che il Governo si sta apprestando a fare è una maxisanatoria, oggi annunciata solo per le badanti, domani estesa a tutti, perché il vero problema è la legge Bossi-Fini, una legge sbagliata, che produce una quantità industriale di clandestini.

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20 Maggio 2008

7 Progetti di Legge per la Sicurezza e la Giustizia




L’Italia dei Valori ha illustrato oggi in una conferenza stampa sette progetti di legge in tema di Giustizia e Sicurezza. Un pacchetto di controproposte già presentato in Parlamento per migliorare e garantire la sicurezza dei cittadini. Misure che vanno dalla prevenzione e contrasto dell'immigrazione clandestina, compreso l'inasprimento delle pene per chi la sfrutta, all'istituzione della banca dati del Dna e dello sponsor; dal giro di vite sulla criminalità organizzata alle misure per accelerare il processo penale e garantire la certezza e l'effettività della pena. Il pacchetto è stato messo a disposizione anche del Pd.

Il cuore della nostra proposta non è il reato di immigrazione clandestina, inutilizzabile e assolutamente demagogico, una vera e propria bufala che avrebbe un unico effetto, ovvero, quello di creare ''650 mila criminali a piede libero'' di cui non si saprebbe che farne una volta arrestati. Noi proponiamo qualcosa di diverso. Per noi il contrasto all’immigrazione clandestina deve essere un reato che scatta solo se la persona che arriva nel nostro Paese impedisce la sua identificazione. Non capiamo perché questo debba valere per un italiano e non per un immigrato.

Questo è quanto prevede la nostra proposta. L'immigrato senza permesso di soggiorno, viene fermato e portato nei centri di identificazione amministrativa, che prenderanno il posto degli attuali Cpt. Centri e non più carceri, nei quali viene garantita la permanenza obbligatoria. Se non c’è la collaborazione dell'immigrato a fornire le sue generalità per consentirne l'identificazione, soprattutto in merito al paese di provenienza, allora questo viene trattenuto per tutto il periodo consentito dalla legge. Se ancora persiste il rifiuto a non collaborare per l'identificazione, è allora, e solo allora, che scatta il reato di mancata identificazione. A questo punto c’è "il fermo immediato e il processo per direttissima". Al contrario, chi collabora per la propria identificazione viene espulso se clandestino, ma avrà riconosciuto una sorta di titolo premiale e preferenziale" per rientrare in Italia con regolare permesso.

Agli "amici" del Pd, abbiamo consegnato il nostro contropacchetto sulla sicurezza e speriamo che vi sia un confronto. Ma piu' ancora l'auspicio e' che il Governo, quello in carica, "possa trarre indicazioni e convenire su alcune misure". Gia', perche' una cosa e' certa: un pacchetto sicurezza deve esserci, serve al paese".

Ognuno di questi 7 Progetti di Legge viene sottoposto ai cittadini. Visita l'area, leggi e commenta le nostre proposte..

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9 Maggio 2008

La guerra invisibile




Le morti sul lavoro rappresentano una piaga nazionale. Nel 2007 si sono verificati 1 milione di incidenti sui luoghi di lavoro che hanno prodotto 1.000 morti bianche. Un tributo di vite umane che rimane praticamente invariato da ben 25 anni, un periodo in cui si è registrata una media annua di 1376 morti. Numeri inaccettabili. Numeri da terzo mondo.

Le leggi sulla sicurezza del lavoro ci sono e sono buone. Il problema è un altro. In Italia si muore di lavoro a causa di tre fattori: scarsi controlli, giustizia lenta, pene inadeguate. Un mix micidiale che induce molti imprenditori a ritenere più economicamente vantaggioso non investire nella sicurezza. La probabilità di essere scoperti inadempienti rispetto le norme di sicurezza prima che avvenga un incidente è minima. Ed anche quando si verifica la disgrazia comunque la lentezza dei procedimenti giudiziari, la scarsa severità delle pene, o comunque della loro effettiva espiazione,invogliano gli imprenditori a rischiare, chiaramente sulla pelle di chi lavora per vivere.

L’italia dei Valori si è impegnata nella scorsa legislatura appoggiando in Parlamento i provvedimenti per risolvere la piaga delle morti bianche e lo farà anche in questa legislatura attraverso i suoi deputati e senatori. Le nostre proposte sull'argomento sono poche ma fortemente osteggiate dai poteri forti, politici ed economici: più controlli, una giustizia messa in grado di funzionare in tempi rapidi, pene più severe e certezza del periodo di detenzione.

Qui sopra abbiamo voluto pubblicare uno spot realizzato sulle morti bianche da una emittente locale torinese, invitiamo i nostri sostenitori a dare spazio sul loro sito a questo filmato.

Leggi anche:
- La lettera di Lorena Coletti

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6 Maggio 2008

La lettera di Lorena Coletti




Diamo spazio, così come han fatto molti blog, ad una lettera di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe Coletti, una delle vittime della strage del 25 novembre 2006 a Campello sul Clitunno. Quel giorno presso lo stabilimento della Umbria Olii trovarono la morte 4 persone. L'Italia dei Valori ha posto al primo punto della sua proposta di programma elettorale controlli effettivi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e rigore nell’applicazione delle sanzioni.
Ogni giorno, nel blog di Antonio Di Pietro, viene pubblicato un bollettino ufficioso dei caduti sul lavoro, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema del nostro Paese che ha assunto dimensioni di una vera e propria guerra in casa nostra.

"Mi chiamo Lorena Coletti, mio fratello Giuseppe Coletti, il 25 novembre 2006, è stata una della vittime dell'incendio dell'oleificio di Campello Sul Clitunno.
Quel giorno ero a lavoro e ho saputo la notizia tardissimo. L'accaduto si è verificato in pochissimi istanti, durante i quali, i 4 lavoratori, tra cui mio fratello, si trovavano a fare una riparazione a dei silos della Umbria Olii con sede in Campello sul Clitunno. Durante questa riparazione, 2 dei lavoratori, precisamente mio fratello e il proprietario della ditta appaltatrice e datore di lavoro (Sig Manili), erano sul luogo per verificare lo stato dei lavori ormai ultimati. Quando ad un tratto è avvenuta l'esplosione di uno dei silos, che ha sbalzato i quattro lavoratori in aria per oltre 50 metri, facendo ricadere i loro corpi a terra. Dall'esplosione è divampato un incendio, che ha reso ulteriormente più difficili i soccorsi e il ritrovamento dei corpi. Da notare che alcuni sono stati ritrovati dopo 3 giorni.
Da quel giorno la mia vita è cambiata, e con la mia quella di mia cognata. Non abbiamo più pace nel nostro profondo sub inconscio.
Il 13 febbraio 2008 è iniziato il processo. Ci aggrappiamo ancora ad un filo di speranza, che almeno per una volta venga fatta giustizia, ma se non ci sarà, quei quattro operai, sarà come se fosserò stati uccisi una seconda volta. Ora voglio sfogarmi, sono stata in silenzio per troppo tempo, e adesso non voglio più. Dentro al mio silenzio c'è tanta rabbia, che voglio gridare al mondo intero, specialmente a chi fa i soldi con le vite degli altri. Ho visto sorridere Giorgio Del Papa, vorrei sapere se almeno per una volta si è chiesto quanto è profondo il dolore che noi familiari stiamo portando dentro. Anche se sono passati 17 mesi dalla tragedia, il nostro dolore è più vivo che mai. E' facile prendersela con dei lavoratori morti, giustificando l'errore umano. Per quello che mi riguarda, mio fratello è stato messo a lavorare sopra una "bomba atomica", ed è esploso con il primo silos, scaraventato in aria per 50 metri, ma Giorgio Del Papa non c'era li in fabbrica.
A Del Papa è permesso di andare, di uscire, di aprire altri stabilimenti, di rilasciare interviste, e di incolpare gli operai che lui ha ucciso. Ma io difenderò mio fratello finchè avrò fiato e vita, però Del Papa non lo perdono.
Voglio chiedere una cosa allo Stato: perchè va in carcere un uomo che uccide per legittima difesa, mentre chi uccide quattro uomini, viene lasciato libero come se niente fosse accaduto? Quante vedove devono piangere sui corpi dei loro mariti, quanti padri i propri figli defunti, e quanti fratelli il loro stesso sangue, e quanti figli i loro padri, e quanti nipoti i propri cari? Credo nella giustizia, ma se non ci sarà, credo nella giustizia di Dio.
Alla commemorazione del 25 novembre 2007, sui cancelli c'erano dei cartelli, con dei versi presi da una preghiera di San Francesco: "Signore fa di me uno strumento della tua pace; dove è odio fa che io porti l'amore, dove è offesa che io porti il perdono, dove è discordia che io porti l'unione". Voglio dire una cosa a Del Papa: con queste scritte, lui ha offeso anche San Francesco Patrono D'Italia. Con la sua arroganza ha fatti si, che dove c'era amore ha portato l'odio, dove c'era il perdono ha portato l'offesa, dove c'era l'unione ha portato la discordia, e dove c'era verità ha portato errore. Questo è quello che ha fatto alla nostra famiglia. Mentre San Francesco si è denudato di tutti i suoi beni per aiutare i bisognosi, Giorgio Del Papa ha fatto l'opposto. Quei fiori che lui ha messo dentro il cancello, poteva farne a meno. Di certo non ci sono stati di conforto, ma ci hanno fatto aumentare la rabbia. Gli chiedo solo di mettersi nei nostri panni, e di prendersi la propria responsabilità una volta per tutte, senza fare sotterfugi.
Ci è stato ripetuto più volte da diverse autorità, che sicuramente questi incidenti non devono più ripetersi nel futuro, ma a quanto vedo dalla strage di Campello, le morti sul lavoro sono aumentate. Un altro punto importante, è quale futuro nell'ambito lavorativo lasciamo ai nostri figli? In conclusione tutte noi famiglie, amici e cari, noi vittime delle morti sul lavoro, cerchiamo qualcuno che faccia chiarezza e luce su queste vicende, perchè non vengano dimenticate, ma soprattutto, non si ripetano mai più.
Saluti.
Lorena Coletti
zialory68@hotmail.it"

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29 Aprile 2008

I signori dell'ipocrisia




Ritengo che a destra, come a sinistra, siano stati ambigui in questi anni, perché hanno predicato bene e razzolato male. Tutti parlano di sicurezza, un momento dopo arriva uno stupro o una rapina, ma tutti, a destra come a sinistra, da almeno 20 anni, dal 1992 per l’esattezza, hanno fatto gli scaricabarile.

Hanno operato all’interno del Parlamento per fare delle leggi per non far funzionare la giustizia e le forze dell’ordine, e per accusare coloro che come me e l’Italia dei Valori hanno rilanciato la necessità di rilanciare leggi dure nei confronti di chi commette reati, accusandoci d’essere giustizialisti, antipolitici e massimalisti. Ecco perché ritengo che oggi, a noi dell’Italia dei Valori, non ci può bastare di dire che avevamo ragione.

Oggi siamo all’interno del Parlamento soprattutto per ricordare tutti i giorni a questi signori dell’ipocrisia che è tempo di fare leggi che accorciano i tempi processuali, che rendono funzionale il processo, che aumentino le risorse per i magistrati, la magistratura e le forze dell’ordine, che riequilibrino le strutture delle forze dell’ordine, mettendole tutte nelle strade contro la criminalità, che aumentino le strutture carcerarie, che ci sia una ferrea lotta alla criminalità e che non si facciano più leggi che per favorire qualcuno della Casta finisce con l’essere applicata a tutti quanti e quindi poi ci sono le scadenze a termine, prescrizioni e quanto altro.

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23 Aprile 2008

La sicurezza passa attraverso lo Stato




Pensare di risolvere la questione della sicurezza dei cittadini con la ricetta padana delle ronde appare quanto meno ingenuo. Chi compie gesti dall'alto senso civico e si mette a disposizione della comunita' e' senz'altro degno di rispetto, ma la sicurezza dei cittadini passa innanzitutto attraverso lo Stato, a cominciare dalle forze dell'ordine che hanno formazione, strumenti e conoscenza per affrontare situazioni pericolose e devono essere aumentate e distribuite meglio sul territorio.

Quello che serve e subito e' dare alle forze dell'ordine strumenti e risorse per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. In secondo luogo, riconoscere il sostanziale fallimento della legge Bossi-Fini che ha fatto aumentare il numero dei clandestini nel nostro Paese perche' inefficace sulle espulsioni. Rinegoziare a livello europeo la direttiva sui neocomunitari che porta la firma di Frattini. In ultimo, ma non per minor importanza, garantire la certezza della pena, a cominciare dal rendere esecutive gia' dal primo grado di giudizio le sentenze penali di primo grado, in caso di reati particolarmente gravi e di arresto in flagranza.

Siamo stati i primi a sollevare la questione della legalita' e della sicurezza e a lavorare in Parlamento su questi temi. Se il Governo vorra' ragionare con noi daremo la nostra disponibilita' nell'interesse primario dei cittadini.

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20 Aprile 2008

Sicurezza: no alle strumentalizzazioni




Di fronte ad episodi drammatici come i recenti stupri di Roma e Milano e soprattutto di fronte al ripetersi a distanza di poco tempo di violenze cosi’ brutali, lo spettacolo piu’ desolante che la politica possa offrire ai cittadini e’ quello di dare vita al solito rimpallo di responsabilita’ trascinando episodi cosi’ drammatici in campagna elettorale.

Se la colpa di questa situazione, come sostiene il Pdl, e’ del centrosinistra, cosa si puo’ non riconoscere il fallimento oggettivo della legge Bossi - Fini che, invece di diminuire, ha aumentato il numero dei clandestini nel nostro Paese?

Si potrebbe continuare cosi’ all’infinito ma il dovere della politica e’ quello di esser credibile agli occhi dei cittadini, di risolvere i problemi che attanagliano la loro vita, di non perdersi in divisioni sterili lasciando le questioni di fondo irrisolte.

La sicurezza, non ci stancheremo mai di dirlo, non ha colore politico, non e’ ne’ di destra ne’ di sinistra: e’ un diritto di tutti i cittadini ed un dovere per la politica garantirla. Dunque, quello che ora c’e’ da fare e subito, partendo dal decreto sicurezza predisposto dal governo Prodi, e’ lavorare in maniera bipartisan affinche’ si possa al piu’ presto dare risposte concrete e possibilmente condivise ai cittadini.

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10 Aprile 2008

1500 cantieri, 15 controllori, 200 morti




Sono Stefano Pedica, candidato al Senato nel Lazio.
Il nostro Partito lavora per tutto il Lazio, per portare avanti la voce dei cittadini.
Il nostro slogan è “Cambiamo l’Italia”: la dobbiamo cambiare insieme e la dobbiamo cambiare con la politica del fare.

Noi preferiamo una politica del fare, preferiamo commentare quel che abbiamo detto e continuare quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto una proposta di legge molto importante sulla pedofilia: abbiamo chiesto di risolvere questo problema gravissimo, che tocca noi padri e madri di famiglia, noi che abbiamo visto il caso di Rignano Flaminio. Abbiamo chiesto la castrazione chimica, ma in Parlamento non ce l’hanno votata. Su questo, tre settimane fa abbiamo ascoltato sia Veltroni che Fini, che dicevano che ci vuole la castrazione chimica e che bisogna affrontare il problema della pedofilia. Questa è l’Italia dei Valori: che anticipa in tempi, ma sulle certezze. Noi abbiamo fatto la proposta di legge, loro parlano solo di chiacchiere. In questo momento bisogna affrontare questa situazione.

L’Italia dei Valori vuole affrontare il problema dell’emergenza rifiuti. Vogliamo presentare un progetto di legge, e l’abbiamo fatto nella passata legislatura, che riguardava il problema delle morti bianche e l’abbiamo anche votata, ma l’ha votata solo la parte della sinistra, non quella della destra. Abbiamo detto che questo problema va affrontato, le leggi vanno applicate, ma queste leggi non sono state applicate.
Ad oggi, nel Lazio, sono morte duecento persone, e duecento famiglie stanno piangendo i loro cari perché questa legge non è stata applicata, e la cosa più grave è che non si è risolto il problema degli ispettori, coloro che devono controllare chi va a sbagliare, chi va a recuperare quei poveri immigrati che, con 15 euro, non sanno le regole fondamentali della sicurezza del lavoro. Ecco, noi abbiamo tutelato queste persone indicando chi devono essere gli ispettori: devono essere quelle persone over 45-50 che sono stati vittime di crisi societarie. Queste persone non sono materiale di scarto, ho 50 anni e, come voi, non mi sento materiale di scarto. Dobbiamo combattere insieme, perché quegli ispettori possono essere queste persone che conoscono bene un settore, perché provengono dal settore dell’edilizia o da quello dell’informazione, quell’informazione che serve a tutti i cittadini: vale a dire, quella che tutela le persone che lavorano per noi.
Ebbene, sapete quanti ispettori ci sono nel Lazio? Ce ne sono quindici. Sapete quanti cantieri ci sono nel Lazio? Ce ne so no millecinquecento. E allora, pensate quello che penso io? Chi è che controlla? Nessuno! Bisogna fare applicare la legge, e bisogna rendere responsabili questi costruttori. Ci vuole la certezza della pena.

Noi abbiamo fatto una battaglia sui costi della politica e sulla certezza della pena: che sia un delinquente, o una persona che uccide perché ubriaco in macchina, vengono solo prese le generalità e poi lasciati liberi, forse a continuare a delinquere. Ecco, se ci fosse la certezza della pena, in modo che chi sbaglia paghi in galera, non ci ritroveremmo i condannati in Parlamento e, forse, non ci ritroveremmo chi ha festeggiato, dentro la regione Sicilia, una condanna per cinque anni.

Ecco, questa è l’Italia dei Valori: è la vostra voce all’interno delle Istituzioni. Il nostro voto deve essere non solo attraverso una croce, ma anche attraverso il cuore, sapendo che questo Partito vi rappresenta veramente all’interno. Noi siamo in campagna elettorale 365 giorni l’anno, per tutti gli anni. Non abbiamo paura di richiamare le persone, perché siete voi che ci chiamate e ci ringraziate perché quello che stiamo dicendo lo faremo, e lo faremo per cambiare tutti insieme l’Italia.

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9 Aprile 2008

Noi siamo l'antidoto




Sono Giuseppina Tommasielli, candidata alla Camera nella circoscrizione Campania 1. Sono vice segretario cittadino dell’Italia dei Valori a Napoli, e sono medico di medicina generale. Mi candido per la terza volta con Di Pietro, poiché condivido da sempre le battaglie che il partito ha portato avanti sui temi quali legalità, giustizia e sicurezza, che soprattutto in Campania hanno una particolare rilevanza.

La mia candidatura vuole anche essere a difesa del sistema sanitario nazionale che, nonostante alcune veridicità, va salvaguardato per la sua specifica azione di tutela della salute pubblica su tutto il territorio, senza alcuna distinzione. Un sistema basato sulla solidarietà universale, cosi come dovrebbe essere in tutto il mondo. Ovviamente il mio impegno non si concentrerà solo su quest’argomento, ma su tanti altri aspetti che sono già stati in parte citati, quindi sicurezza sul lavoro e per quello che riguarda il cittadino, vittima di una criminalità purtroppo sempre più aggressiva, sempre più invadente. Due temi dei quali il nostro presidente Di Pietro si è speso, si spende tanto e a giusta ragione. Basta pensare al fatto che siamo l’unico partito che per queste candidature ha chiesto agli aspiranti candidati, oltre al certificato elettorale, anche il certificato penale. E’ giusto che sia cosi, perché riteniamo che in Parlamento, a rappresentare le istanze dei cittadini, ci deve andare solo la migliore società. Purtroppo, per la coalizione del centrodestra non è importante questo valore, candidando diverse persone che hanno riportato condanne penali di vari reati, anche in via definitiva. Ci chiediamo come possano difendere i cittadini italiani, come possano difendere i cittadini onesti. Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che vivere in un Paese in cui la legalità sia la normalità, e non l’eccezione, debba essere un diritto di tutti, perché solo cosi potremmo costruire un presente e un futuro per i nostri giovani, i quali devono contare sul merito e non più sul sistema delle raccomandazioni o di alchimie più o meno lecite.

Lasciatemi anche dire che l’Italia dei Valori ed io siamo fortemente impegnati nella difesa dei diritti delle donne e delle pari opportunità, di cui tanto si parla, ma poco si fa. Anche il codice delle pari opportunità non è stato mai applicato nella sua globalità: oggi purtroppo le donne assunte nelle pubbliche amministrazioni sono numericamente minoritarie, per non parlare poi delle pochissime che arrivano agli alti livelli.

Oltre a medico delle famiglie sono anche mamma, e quindi conosco bene i problemi delle famiglie: andare ad acquistare badando ai costi elevati, fare attenzione a comprare addirittura i medicinali di necessità, perché non si arriva a fine mese. E’ uno dei grandi problemi del momento, la difesa del potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni dei nostri anziani sono impegni che intendo portare avanti, sapendo anche di trovare nell’Italia dei Valori la massima disponibilità, come ha dimostrato Di Pietro nel suo incarico di Ministro: basta pensare al piano casa, che ha portato avanti facendo in modo che si riparlasse di edilizia popolare, anche per la Campania ha dato un cospicuo finanziamento per le abitazioni. Questo solo per fare un esempio di quanto sia importante per noi la difesa dello Stato sociale.

Parliamo di Napoli>, di una città profondamente ferita. Ovviamente, per fortuna, non è soltanto spazzatura e diossina, ma c’è anche un’altra Napoli, quella che produce, quella che studia, quella dei professionisti, quella dei giovani che vogliono rimanere e non vogliono più andare a cercare lavoro da Roma in su, e non si capisce perché questa città debba sopportare tutto questo. Noi dell’Italia dei Valori siamo stati gli unici a condannare le responsabilità politiche di questa giunta regionale, che non ha saputo gestire la questione rifiuti. Ovviamente pensiamo che le colpe siano diffuse, e su questo continueremo a farne una battaglia, denunciando tutto e tutti, a qualsiasi titolo e in qualsiasi schieramento politico essi siano, perché questa è la connotazione forte dell’Italia dei Valori: noi rappresentiamo l’antidoto, anche nella coalizione che ci vede assieme al Partito Democratico, col quale abbiamo condiviso un programma, ma non siamo la stessa cosa.

Ecco perché diciamo: chi vuole dare il voto a noi deve segnare il nostro simbolo. Noi vigileremo su tutto, e ai cittadini, a cui oggi chiediamo il voto, chiederemo come comportarci, e a loro diremo tutta la verità. Un voto all’Italia dei Valori è un investimento che il cittadino può fare, e quindi sul simbolo del nostro partito deve mettere una croce di fiducia.

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18 Febbraio 2008

Morire per lavoro




Marco Bazzoni è un operaio metalmeccanico di Firenze ed è rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nell’azienda in cui lavora.

Marco è una persona attiva sulla Rete e sensibile al problema della sicurezza. Mi ha segnalato questo video perché conosceva il monologo del giovane scrittore Emanuele Menietti, “Morire per lavoro”, ma dopo averlo visto recitare da Stefano Pesce, si è commosso.

La politica, nei giorni della tragedia di Torino, ha espresso cordoglio e dolore. Poi siamo stati attoniti spettatori di uno scaricabarile ignominioso, di un rimpallo di accuse reciproche, senza una prospettiva e soluzione concreta. Poi la politica si è impantanata nella bagarre autoreferenziale, della creazione di nuovi soggetti politici, mentre il drammatico “body count” dei morti sul lavoro non conosceva sosta: un morto ogni sette ore. L'Italia è il fanalino di coda in Europa. E’ il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro.

Il blog di Antonio Di Pietro dal 7 febbraio pubblica ogni giorno i caduti sul lavoro per non lasciare ai giornali la denuncia di un fenomeno che finisce al centro dell’informazione solo quando si tinge di “sensazionale”.

L’Italia dei Valori ha posto al primo punto del suo programma elettorale la questione del Lavoro, prevedendo l’inasprimento delle pene per i titolari di aziende che non garantiscono la sicurezza dei lavoratori. L’etica deve assumere un ruolo centrale nell’azione politica. Perché il dolore e le lacrime di un operaio, o della famiglia, o degli amici e o dei colleghi di Emanuele, non siano più usate da nessuno.

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15 Gennaio 2008

Incidenti sul lavoro: una tragica prassi


Un’altra sciagura, un’altra morte bianca, questa volta nel fiorentino, che ci ricorda nella maniera più drammatica possibile la grave situazione in cui versa il mondo del lavoro nel nostro Paese.

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Quasi una decina i morti dall’inizio dell’anno. Con questi dati parlare di emergenza è ormai diventato fuori luogo ed offensivo per i familiari e gli amici di tutti quei lavoratori che hanno perso la vita e che la rischiano ogni giorno. E’ davvero frustrante ma, a questo punto, sarebbe davvero più ammissibile se fossimo di fronte ad una emergenza e non ad una prassi tragicamente quotidiana.

Per questo motivo, se da un lato la politica e le istituzioni non possono più ragionare in termini di ‘crisi’ o di ‘emergenza’, dall’altro ci pare davvero impossibile pensare ad operai sempre ‘distratti’ o troppo smaniosi di apparire in tv, come dichiarato nel documento riservato della Thyssen.

Ciò che serve è un piano strutturale, complesso e di lungo periodo. Ben vengano, quindi, la pubblicità progresso, la raccolta fondi per le vittime, le manifestazioni e gli accorati appelli del Presidente Napolitano, ma si realizzi concretamente quella necessaria quanto ancora assente rete capillare di controlli e si avvii un percorso di legalità e giustizia orientato a colpire tempestivamente i responsabili di questo scempio.

Articolo precedente:
Occorre applicare le leggi


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8 Dicembre 2007

Immigrazione, integrazione e sicurezza


Sabato 15 dicembre, alle ore 10.30, presso la sala dei marmi del Palazzo della Provincia di Pescara, abbiamo organizzato una tavola rotonda dal tema "Immigrazione, integrazione e sicurezza - Tra presente e futuro".


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Nel dibattito politico degli ultimi anni molte forze politiche, sia di centrosinistra, che di centrodestra, hanno riconosciuto nell’immigrazione comunitaria ed extracomunitaria un fattore di crescita e di sviluppo della nostra societa’. Tuttavia, il fenomeno ha assunto negli ultimi tempi una dimensione cosi’ grande da rischiare di sfuggire ad ogni controllo.


Per questo e’ in atto, sia a livello nazionale, che a livello locale una profonda riflessione, con la finalita’ di costruire le migliori condizioni di accoglienza e di integrazione degli stranieri, ma anche di rafforzare gli strumenti di controllo del territorio, di rispetto della legalita’ e di tutela della sicurezza dei cittadini.


E' un appuntamento molto importante per noi dell'Italia dei Valori, che ha come obiettivo quello di analizzare il fenomeno in tutta la sua complessita’ e di approfondire le risposte che le istituzioni hanno gia’ preparato a mettere in campo. Saranno presenti l'On. Carlo Costantini dell'Italia dei Valori, l'On. Rodolfo De Laurentiis (Udc), il segretario nazionale SIULP Felice Romano, il Sindaco di Chieti Francesco Ricci e l'ex dirigente degli istituti scolastici Nino Santilli.


pescara15dic07.jpg Scarica il programma dell'iniziativa - segnalino.png Come trovarci



28 Novembre 2007

2 dicembre - Appuntamento a Bergamo


“La sicurezza per i cittadini”, manifestazione nazionale promossa dall’Italia dei Valori che si svolgerà domenica 2 dicembre alle ore 17,30 presso la Fiera Nuova di Bergamo, rappresenta un importante momento di confronto e dialogo.

fierabergamo.jpg

L'immigrazione e l'afflusso di cittadini extracomunitari è fuori controllo. L'Italia dei Valori ha proposto alcuni disegni di legge, ha parlato di moratorie nei confronti di alcuni paesi UE, come la Bulgaria e Romania, e attiverà altre iniziative affinchè il problema sia risolto.


Noi che siamo e continuiamo a voler essere il “partito del fare”, vogliamo affrontare il tema della sicurezza, con le idee e le proposte che, a livello nazionale e locale, l'Italia dei Valori sta portando avanti sull’argomento. Quali risposte possono dare le istituzioni e il sistema giudiziario?


Il tema è ampio, questo perché le paure e le incertezze, che purtroppo accompagnano la vita quotidiana degli italiani, sono molteplici. Da quelle lavorative a quelle legate ai crescenti flussi migratori verso il nostro Paese, fino all’insicurezza per le strade cittadine o nelle proprie abitazioni.


Il dibattito, al quale parteciperanno, oltre ad Antonio Di Pietro, anche il vice direttore del Corriere della sera, Magdi Allam e l’editorialista de Il Tempo, Roberto Arditti , come moderatore, è l’occasione per affrontare tutti questi argomenti. All’evento, oltre ai cittadini, sono stati invitati tutti gli amministratori degli enti locali del Nord Italia che vivono in prima linea molti dei problemi legati alla sicurezza. La partecipazione dei cittadini e delle parti sociali e politiche rappresenterà senza dubbio un importante contributo alla nostra manifestazione.


Vi aspettiamo.


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19 Novembre 2007

Per una "buona" immigrazione


Italia dei valori ha presentato da alcuni mesi alla Camera dei Deputati un Disegno di Legge in materia d’immigrazione. Un disegno di legge che stiamo trasformando in un complesso di emendamenti che andranno ad integrare la Ferrero-Amato.


buonaimmigrazione.jpg


Un’iniziativa quella dell’Italia dei Valori che non è contro l’immigrazione, ma è per cercare di realizzare una buona immigrazione, e cerchiamo di fare questo attraverso tre passaggi fondamentali.
Il primo è quando i flussi migratori nascono. Da questo punto di vista abbiamo previsto alcune misure. E’ esistito per tanti anni nelle ambasciate e nei consolati italiani all’estero, in paesi in cui il flusso migratorio verso l’Italia è forte, un nucleo di polizia che aveva il compito di verificare la veridicità dei documenti dei cittadini stranieri che chiedevano di entrare in Italia. Questo nucleo è stato soppresso da diversi anni, e noi chiediamo con questa legge di ripristinarlo.


Una parte considerevole, che si stima tra l 40 e il 50% degli immigrati clandestini arriva in Italia con l’apparenza di essere un immigrato regolare, perché si basa su falsi documenti, false attestazioni, falsi visti, falsi permessi. La presenza delle forze di polizia nei paesi di partenza consente di riconoscere questa falsità e quindi di evitare che queste persone, che non ne hanno diritto, vengano in Italia.


Una seconda previsione è quella di stabilire i flussi che spettano a ciascun paese verso l’Italia, che di anno in anno vi siano meccanismi di premio e di punizione nei confronti di quei paesi che collaborano con l’Italia nel cercare di contrastare l’immigrazione clandestina. Quindi, i paesi virtuosi, che ci aiutano nel creare flussi di buona immigrazione, avranno un accrescimento del flusso negli anni, quelli che non collaborano avranno flussi che diminuiscono.


Un altro complesso di provvedimenti riguarda quando queste persone arrivano in Italia. Noi crediamo che sia indispensabile che ogni volta che un immigrato entra in contatto con una qualsiasi istituzione pubblica, che si proceda, come si sta prevedendo anche per i cittadini italiani con il pacchetto sicurezza, a fare un prelievo del DNA da inserire in una banca dati che consenta, qualora in futuro venissero commessi dei reati o ci fossero dei problemi di natura amministrativa o penale, di identificare immediatamente e rapidamente queste persone.


Prevediamo inoltre che quando i cittadini esteri vengono in Italia regolarmente, e vengono perché c’è bisogno nelle nostre attività economiche di alcune figure professionali, questo non diventi, come rischia altrimenti di accadere, un pretesto per cui la persona viene qui per fare la badante, dopo un mese, appena ottenuto il permesso, si licenzia e va ad arricchire il mercato del lavoro nero o la clandestinità, che ci sia un vincolo, al quale subordinato il rilascio del permesso di soggiorno, che quel lavoro venga svolto per un periodo di tempo minimo.

Poi vi è un altro complesso di provvedimenti molto delicati, ma molto importanti, che riguardano l’identificazione e l’espulsione di quei soggetti che non hanno il titolo per restare in Italia, perché vi sono entrati illegalmente e vi restano illegalmente, o perché in Italia hanno commesso dei reati. Abbiamo previsto un sistema, che riteniamo molto più efficace,  nel realizzare le espulsioni dei cittadini che, in base alla legge vigente, non abbiamo diritto di restare in Italia. Oggi è questo il vero e grande problema, perché le espulsioni vengono decretate dalle prefetture ma poi non si riescono ad eseguire, perché molto spesso i cittadini stranieri non dicono da quale paese vengono, si rifiutano di comunicare le proprie generalità, e in questo caso, non essendo possibile stabilire dove devono essere portati all’estero, viene dato in mano al cittadino extracomunitario un foglio nel quale si invita a lasciare l’Italia, questo signore esce e poi torna a fare  tranquillamente quello che stava facendo prima.


Noi prevediamo per tutti, quanto cittadini italiani o cittadini stranieri, che il non comunicare la propria identità e la propria nazionalità diventi un fatto sanzionato come reato. Se di fronte alla legittima richiesta delle forze dell’ordine, qualcuno si rifiuta di dire la propria nazionalità, questo diventa un fatto punito come un reato, passando attraverso un processo per direttissima, che si svolge in un massimo di 60 giorni, e in attesa della celebrazione del processo vengano trattenute per un paio di mesi al massimo in centri di identificazione amministrativa, che sono previsti in molti altri paesi democratici europei come la Germania, la Francia e l’Inghilterra.


Questo per noi risponde ad una duplice esigenza. La prima è quella di mettere chi arriva illegalmente in Italia e che vuole illegalmente restare di fronte alle responsabilità o di dire da dove viene, e quindi metterci in condizione di poterlo rimandare nel proprio paese d’origine, oppure di assumersi la responsabilità di sapere che questo è un reato che porta ad un periodo di reclusione.


Il secondo motivo, che non si può non tenere in considerazione, è che bisogna sapere che oggi giorno vi è una parte importante di immigrazione clandestina che non segue un moto spontaneo, organizzato e gestito dalle mafie internazionali, che non lucrano solo sul commercio e il trasporto di questi esseri umani disperati da paesi poveri e in guerra, ma soprattutto lucrano nel tenere in regime di semi-schiavitù queste persone e di usarle nei canali della criminalità e del lavoro in nero.
E purtroppo c’è anche una ragione che può sembrare cinica, ma che sta alla base delle scelte economiche che queste mafie compiono. E’ quella di sapere che in Italia, forse più che in altri paesi, la fanno sempre franca, e portare persone clandestinamente per poi farle lavorare nell’ambito della criminalità, paga. Se si sa che qualora questo avvenga, qualora non vengano declinate le generalità e non ci siano le condizioni per l’espulsione, è previsto un periodo di detenzione, noi crediamo che questo possa essere un grande e forte deterrente per queste mafie nel vedere l’Italia come una destinazione possibile e conveniente per questi traffici scellerati.


Questo è un complesso di norme che si sposa con quella che è l’impostazione di passare da una legge fatta dal centrodestra, la Bossi-Fini, fatta scioccamente contro l’immigrazione, che non si può impedire, e averla trasformata in qualcosa che non si vuole vedere ha solo contribuito ad aumentare di gran lunga il numero dei clandestini.


Questa proposta dell’Italia dei Valori risponde a quelli che sono i nostri principi fondamentali in materia d’immigrazione. Noi crediamo che un immigrazione buona, che si integra nel nostro paese e rispetto alla quale il nostro paese crea le condizioni per l’integrazione e di solidarietà perché si possa convivere positivamente assieme, si deva coniugare anche con quella che è l’altra faccia dell’accoglienza, e cioè con il rispetto delle leggi, delle regole e con il rispetto dei nostri valori fondamentali. Siamo convinti che questo complesso di norme che l’Italia dei Valori ha predisposto va esattamente verso questa direzione. Un paese accogliente, disposto a ricevere e consapevole di avere in molti casi il bisogno dell’apporto di tante persone che vengono da fuori Italia, ma che non transige con chi viola leggi e con chi entra in Italia illegalmente e ci resta illegalmente per violarle.


Postato da Massimo Donadi in | Commenti (13) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

17 Novembre 2007

Sondaggio sull'immigrazione


Pubblichiamo un sondaggio sull'immigrazione in Italia condotto dall'ISPO e presentato a Vasto durante l'incontro nazionale dell’Italia dei Valori. Il sondaggio è illustrato nel video dal professor Renato Mannheimer, direttore dell'Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione.


renato.jpg

Testo:


"Come sempre nei sondaggi si parla solo dell’insicurezza percepita, e non quella reale, e spesso l’insicurezza percepita è superiore a quella reale. Vorrei illustrarvi quello che è l’atteggiamento generale degli italiani verso il fenomeno immigratorio.


Abbiamo la fortuna di disporre dei dati di confronto nel tempo, come quella di una ricerca svolta nel 1999 confrontata con una fatta nel 2007. Sostanzialmente, la percentuale di persone che dice che gli immigrati riescono ad inserirsi ha una contrazione nel tempo, mentre cresce il numero, e raggiunge il livello del 45%, di coloro che dicono che riescono ad inserirsi, ma sono un po’ chiusi tra di loro, come se da parte nostra, di noi italiani, ci sia un idea sempre maggiore che gli immigrati costituiscono un mondo a sé, che il processo di integrazione non funziona e crea pericoli. Questa è una percezione sociale diffusa, la quale però dà un elemento di preoccupazione.


Vediamo gli immigrati come un circolo chiuso, e il nostro atteggiamento verso il fenomeno migratorio è di sospetto, dove una quota rilevante del 31% di italiani sostiene che sia un fenomeno inevitabile, ma una parte maggiore, il 39%, sostiene che è un fenomeno che va fermato. Questa stessa percentuale era, cinque anni fa, il 24%, ed è quindi cresciuta nel tempo.


Qui non c’è nessun riferimento legislativo, pochi italiani sanno bene come funzionano i vari meccanismi e sanno bene i meccanismi della Bossi-Fini. L’idea è che questo fenomeno spaventa, e quindi una percentuale maggiore, oggi la maggioranza relativa, dice che il fenomeno va fermato. Non la maggioranza assoluta, ma il 40% costituisce una forte parte della popolazione. E’ una parte trasversale, ci sono all’interno di questo 40% sia persone di sinistra che di destra, con un accentuazione, ma non una totalità, di persone simpatizzante del centrodestra. Poi ci sono tante persone che non simpatizzano per nulla, che non si occupano di politica ma temono il fenomeno migratorio.


Se noi dobbiamo fare una sintesi dell’atteggiamento verso gli stranieri immigrati, troviamo che c’è un italiano su quattro, il 25%, che esprime un timore alto. Oltre a questo 25% c’è un altro 16% che ha un timore medio alto, che sommati ci ritroviamo davanti a quel 40% degli italiani che è intimorita dal fenomeno. Quindi c’è timore per il fenomeno, sulla quale non possiamo nasconderci e sulla quale dobbiamo intervenire. Per intervenire bene dobbiamo discutere del perché.


Si è discusso molto della relazione tra criminalità e immigrati. Questa è una relazione da un verso obiettiva e dall’altra soggettiva. E’ obiettiva perché molto spesso coloro che arrivano sono in condizioni disagiate, difficili, quando addirittura non hanno premeditato un intenzione criminale, e più facilmente si dedicano ad attività criminali. Poi per un fatto obiettivo, la popolazione carceraria ha una quota molto rilevante di immigrati e molti delitti, spesso di un certo tipo vengono commessi da immigrati.

Però c’è anche una percezione soggettiva, che spesso non coincide con quella obiettiva. Alcuni sostengono che gli immigrati extracomunitari rendono meno sicura la vita nelle nostre città, altri che non è vero. Il 38%, che è sempre parente di quel 40% di persone intimorite, è d’accordo: le nostre città sono meno sicure. Costoro sono di più tra quelli che risiedono nel Nord-Est, sono di più tra le casalinghe, che non sono una categoria più attiva, ma una categoria più isolata con meno accesso all’informazione, e sono di più, con la maggioranza assoluta, tra i votanti del centrodestra. Ma ripeto, coloro che hanno questa opinione non sono solo nel centrodestra, è un opinione di carattere trasversale. Questo ci dimostra come ci sia una relazione forte tra la percezione soggettiva che la criminalità sia associata all’immigrazione, poi possiamo discutere in che misura, meno di quanto la gente percepisca.


Però, vorrei aggiungere che l’immigrazione evoca altri elementi di problematiche, di conflitto e di preoccupazione. Per esempio, in misura minore, ma sempre significativa, c’è un accordo sull’idea che gli immigrati tolgano il lavoro agli italiani. Questo lo dicono di meno, solo il 28%, perché tanti, la maggioranza degli italiani, si è resa conto del fatto che gli immigrati fanno per lo più lavori che gli italiani non vogliono più fare o che hanno la possibilità di non fare più. In una percentuale ancora minore, sostiene di non fidarsi degli immigrati, ma la maggioranza assoluta non dice che non è una difficoltà, dice che può esserlo.


Vorrei dire che il problema è rilevante, anche se non è considerato prioritario e di grande rilevanza come nel 2001, e che la paura sociale per il fenomeno migratorio è estesa. Possiamo stimarlo che lo senta molto forte, che veda come una minaccia gli immigrati tra il 30 e il 40% degli italiani, e che si pensa che queste cose debbano essere risolte si dall’apporto di ciascuno, dalla capacità di comprensione di ciascuno, ma specialmente da parte della pubblica autorità del Governo con leggi ad hoc. Ad oggi, la legislazione sull’immigrazione e criminalità è al tempo stesso non conosciuta ma comunque ritenuta insufficiente da questo 30-40% che ha paura."


Scarica il sondaggio



7 Novembre 2007

Contro la violenza sessuale e le molestie


I reati di violenza sessuale si caratterizzano per una particolare efferatezza e per i danni, spesso permanenti, di natura fisica e psicologica che provocano sulle vittime. La presente proposta di legge si prefigge di combattere il fenomeno ponendo in essere una strategia articolata su più fronti.


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La violenza contro le donne è un fenomeno in aumento, e riguarda tanto le violenze fisiche quanto quelle psicologiche. Questi tipi di reati, per noi inaccettabili, sono da combattere con tutti i mezzi.


Teniamo conto poi che le donne subiscono discriminazioni sul piano lavorativo nel loro ambito sociale. Vorrei ricordare che gli omicidi che avvengono all’interno delle mura domestiche hanno superato in numero assoluto quelli prodotti dalla criminalità organizzata, e le donne rappresentano l’80% delle vittime. Per non parlare poi delle violenze sessuali che subiscono le donne con gravi sofferenze che lasciano segni indelebili che perdurano per tutta la loro vita.


Le statistiche ci dicono che in media 7 donne al giorno subiscono violenze sessuali, quasi 7 milioni di donne ne sono state vittime almeno una volta nella loro vita, mentre 5 milioni di donne hanno subito degli stupri. Dati agghiaccianti che aumentano ancora di più se consideriamo che il 90% delle violenze sessuali non viene denunciata dalle vittime stesse, e quindi questi dati restano sommersi.


E’ sufficiente aprire i giornali per constatare come questo odioso fenomeno sia frequente. Solo nel mese di ottobre si sono registrati lo stupro di una ragazza pugliese di Canosa ad opera del suo ex fidanzato, pregiudicato, una studentessa napoletana è stata aggredita a Bologna in pieno giorno mentre si recava a gettare la spazzatura, per non parlare poi del caso eclatante di Matera dove 4 ragazzi hanno violentato a turno una giovane che dovevano riaccompagnare a casa, alternandosi tra violenze e partite al videogioco.


Ho ritenuto quindi doveroso, come donna prima ancora che come parlamentare, presentare una proposta di legge per combattere questo odioso fenomeno. La proposta di legge (Pdl n. 2101, presentata il 21 dicembre 2006) prevede un generale inasprimento delle pene, attualmente troppo leggere, aumentandole da un minimo di 4 anni ad un massimo di 8 rispetto alle pene attualmente previste.


Il punto qualificante di questa proposta di legge è l’introduzione del reato di molestia insistente. Se ad oggi una donna riceve delle mail insidiose, subisce delle offese, delle molestie, delle avance telefoniche, viene infastidita sul posto di lavoro, questa donna non può denunciare il proprio molestatore perché questo tipo di reato non è previsto dal nostro codice penale.


Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che questo vuoto legislativo sia grave e che vada colmato al più presto, perché nel 50% dei casi la molestia si tramuta in violenza sessuale vera e propria, e nel 10% dei casi questa violenza sessuale degenera nell’omicidio della vittima. Introducendo quindi il reato di molestia insistente si consente all’autorità giudiziaria di intervenire con altri strumenti, come la diffida, che se non rispettata andrà a cumularsi con la pena prevista per il tipo di reato eventualmente commesso.


La proposta di legge non contiene solo misure repressive, ma anche strumenti atti a prevenire questo odioso fenomeno. E’ prevista infatti l’istituzione di un Osservatorio Nazionale, che non solo avrà il compito di dar vita a campagne di informazione e di sensibilizzazione presso i giovani, ma anche e soprattutto di studiare ed elaborare i dati relativi alle violenze sessuali su tutto il territorio nazionale, al fine di fornire alle forze dell’ordine specifici piani d’intervento per contrastare questo terribile fenomeno, e ripeto, soprattutto per prevenirlo.


La tutela dei più deboli, in questo caso stiamo parlando di donne ma anche di bambini e degli adolescenti, deve rappresentare il nostro primo obbiettivo come cittadini e come politici, soprattutto da parte di persone come noi dell’Italia dei Valori che hanno fatto della giustizia, quella vera, la propria bandiera e la propria ragione di essere.



31 Ottobre 2007

Fermare subito il flusso dalla Romania


Riportiamo e sosteniamo in toto l'iniziativa del Ministro Antonio Di Pietro, che attraverso il suo blog lancia la proposta di un decreto governativo legato al tema sicurezza in seguito all'ennesimo episodio di violenza.

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Foto di SerenaDesanctis

Da www.antoniodipietro.it :

A Roma è avvenuto l’ennesimo odioso episodio di violenza contro una donna. La dinamica dell’aggressione è terribile. Una signora di 47 anni, moglie di un ammiraglio, è stata aggredita alla stazione di Tor di Quinto. Il presunto autore è Nicolae Romolus Mailat, un romeno che vive in un campo vicino al luogo del rapimento. La donna è stata picchiata, stuprata e uccisa. E’ stata quindi trascinata come una bestia e buttata in un fosso. Un’aggressione che può succedere a qualunque donna in Italia.
L’ingresso della Romania in Europa ha portato in Italia una massa di sbandati senza lavoro e senza altre fonti di reddito, alcuni portati a delinquere. E’ necessario un decreto governativo che blocchi questo flusso e restituisca al mittente tutti i cittadini romeni che non dimostrino di avere un posto di lavoro e una residenza in Italia.
L’iter di un disegno di legge è troppo lungo, non è più sufficiente di fronte all’emergenza sociale che abbiamo sotto i nostri occhi.
Oggi stesso ho sollecitato un decreto al Presidente Romano Prodi da discutere nel prossimo Consiglio dei Ministri insieme a una richiesta per lo smantellamento immediato di tutti i campi nomadi abusivi.



15 Ottobre 2007

Alcol e velocità: le norme ci sono, manca l'applicazione


La tragica sequenza quotidiana di incidenti che si verifica da mesi legati alla guida in stato di ebbrezza o alterata da droghe o dovuta all’eccessiva velocità è diventata un’emergenza nazionale.

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A Napoli, un guidatore ubriaco si scontra con un auto e provoca la morte di un bambino di 10 mesi, il ferimento del fratello di 4 anni, il coma della mamma di questi ultimi.

A Firenze un guidatore ubriaco e sotto l’effetto della cocaina dopo aver investito e ucciso una donna ne investe e ferisce altre due.

Qualche giorno prima la morte di un bimbo di tre anni a Bormio investito da una moto che procedeva a velocità sostenuta su una pista ciclabile.

In estate una ragazza di Torino viene falciata da un ubriaco al volante al quale era stata già ritirata la patente.

Quattro ragazzi di Ascoli vengono investiti ed uccisi dal furgone guidato da un rom ubriaco che verrà condannato ad una pena troppo leggera, 6 mesi di arresti domiciliari. Negli altri casi riportati i colpevoli sono ora in libertà o comunque fuori dal carcere.

I dati ci dicono che sulla base di una media calcolata sugli ultimi 10 anni sono 700 le vittime provocate ogni anno da ubriachi al volante. Il 30% del totale degli incidenti stradali è provocato dall’alcol che è anche la prima causa di morte per quanto riguarda i sinistri che coinvolgono i giovani tra i venti e i trenta anni.

Le norme per combattere questa ‘guerra’ ci sono, e recentemente sono state inasprite per ciò che riguarda i controlli. Quello che manca è la loro applicazione.

Si devono aumentare drasticamente il numero controlli sulle strade investendo in risorse e mezzi a disposizione delle forze sul campo, effettuare controlli serrati all’uscita dei locali notturni e sulle vie di scorrimento provinciali, fare in modo che il divieto di vendere alcol nei locali notturni dopo le 2 a.m. venga rispettato a fronte della chiusura del locale stesso.

Bisogna poi prevedere altre norme sul divieto di vendere alcolici oltre gli orari consentiti per gli esercizi notturni, ai minori di 18 anni (ora è di 16 anni), all’interno delle aree di servizio in autostrada 24 ore su 24.
Queste misure sono state prospettate più volte dal Ministro della Salute, ma fino ad oggi non hanno trovato il consenso necessario per essere presentate e approvate perché la lobby dell’alcol sembra avere più peso di noi cittadini all’interno di alcuni palazzi.


L'incapacità di far rispettare le norme indebolisce giorno per giorno l’immagine dello Stato e rafforza i trasgressori all’ombra di una probabile impunità.

Silvana Mura



9 Ottobre 2007

L'immigrazione irregolare e clandestina


Il fenomeno dell’immigrazione irregolare e clandestina ha assunto dimensioni drammatiche in Italia ed espone i nostri concittadini ad un numero sempre crescente di reati.
Per comprendere la dimensione di questo problema è sufficiente fare riferimento a pochi ma significativi dati.





Oltre il 50% dei furti e delle rapine nelle abitazioni sono commessi da stranieri irregolari-clandestini presenti nel territorio dello stato.
Circa il 60% dei reati di violenza sessuale vede protagonisti gli irregolari e i clandestini presenti in Italia. Gli irregolari e i clandestini sono protagonisti di 1/3 delle risse denunciate alle autorità giudiziarie. Ovviamente mi riferisco agli irregolari perchè le percentuali dei reati commessi dai regolari sono sostanzialmente analoghe a quelle commesse dai cittadini italiani.
La questione è ulteriormente aggravata dalle difficoltà di funzionamento di alcune parti della Bossi-Fini.
Mi riferisco in particolare a due parti: una che disciplina il meccanismo dell’espulsione e l’altra parte che disciplina il contratto di soggiorno per motivi di lavoro.
Noi dell’ Italia dei Valori non vogliamo iscriverci al partito dei favorevoli o dei contrari alla Bossi-Fini.
Per intervenire sulla legge è necessario conoscere la dimensione dei flussi migratori, la loro reale consistenza, e la loro origine. I mezzi di informazione, televisivi in particolare, ci bombardano di immagini con barconi carichi di clandestini che arrivano sulle coste della Sicilia. Queste immagini potrebbero convincerci del fatto che il fenomeno sia circoscritto agli sbarchi di clandestini.
La realtà è completamente diversa, oltre i 2/3 degli stranieri irregolari presenti in Italia è infatti costituita da stranieri entrati legalmente in Italia e divenuti irregolari alla scadenza del visto o alla scadenza del permesso di soggiorno. Solo il 15% degli stranieri irregolari hanno violato le frontiere introducendosi clandestinamente nel Paese.

Questi dati consentono di individuare immediatamente due possibili soluzioni: un intervento sul piano preventivo per impedire che chi vuol darsi alla clandestinità abbia la possibilità di venire in Italia. Un secondo intervento è rendere più efficaci e dare incisività ai meccanismi di espulsione, che stentano a funzionare.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario rafforzare il ruolo e le funzioni dei consolati all’estero. Mi riferisco soprattutto ai consolati che operano nei Paesi maggiormente esposti al rischio. Dobbiamo consentire ai consoli di partecipare ai procedimenti funzionali al rilascio dei visto-permessi di soggiorno, mettendoli nelle condizioni di avere informazioni su chi vuole venire e per quale ragione vuole venire in Italia.
Altra evidente lacuna della Bossi-Fini è il completo disinteresse alle caratteristiche delle imprese che richiedono manodopera straniera.
In moltissimi casi micro-imprese, prive dell’effettivo bisogno di manodopera, si prestano al gioco di richiedere centinaia di lavoratori stranieri che puntualmente si dileguano nella maggior parte dei casi alla scadenza, e ancor più spesso prima della scadenza, del permesso di soggiorno.

Altro aspetto su cui lavorare è la gestione dei flussi migratori per costruire le migliori condizioni per equilibrare domanda e offerta di lavoro, anche prendendo spunto dall’esperienza di altri Paesi.
In Francia per esempio il permesso di soggiorno per lavoro non è consentito in determinate aree geografiche del paese.
In Germania per determinati tipi di lavoro non è possibile il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro nel caso in cui sia già disponibile mano d’opera tedesca.
In Italia per certi versi dovremo essere ancora più rigidi e rigorosi. Ci sono zone del Paese all’interno delle quali operano imprese che hanno realmente bisogno di mano d’opera e che operano in realtà capaci di garantire un adeguata integrazione dello straniero da un punto di vista abitativo.
Ci sono poi altre aree del paese che vivono in condizioni completamente diverse, caratterizzate da un tasso di disoccupazione altissimo e da condizioni di disaggio sociale ed abitativo. Consentire in queste ultime aree l’ingresso indiscriminato di lavoratori stranieri alimenta una competizione che favorisce il lavoro nero.

L’ Italia deve lavorare perché a livello comunitario venga adottata una normativa unica sull’immigrazione.
Sono troppi i casi in cui stranieri irregolari hanno la possibilità di circolare liberamente tra i Paesi membri dell’Unione Europea eludendo le normative interne ai singoli Stati.
Occorre recuperare l’immagine internazionale che ha visto, e vede, l’Italia come un Paese incline alle sanatorie e dai condoni. Questo aspetto alimenta gli afflussi di stranieri e li spinge alla clandestinità in attesa di provvedimenti “sanatori”.
A coloro che vogliono venire in Italia approfittando di questi provvedimenti per darsi alla clandestinità dobbiamo offrire la certezza che come unica strada troveranno quella del ritorno forzato nel proprio Paese di origine. Per farlo, i procedimenti di espulsione devono funzionare ed essere eseguiti, soprattutto per non vanificare l’intervento delle forze dell’ordine.
Le forze dell’ordine riescono a rintracciare gli irregolari e i clandestini ma assistono impotenti al loro rilascio a distanza di poco tempo per l’impossibilità “tecnica” di dare esecuzione ai procedimenti e ai provvedimenti di espulsione.
Questa è una situazione ineficacia sull’incisività dell’azione delle forze dell’ordine.
E sempre alle forze dell’ordine dobbiamo dare più risorse, più mezzi, più soldi, rispetto ad un fenomeno grave e difficile come quello dell’immigrazione irregolare clandestina.

L’Italia dei Valori vuole riprendere la Bossi-Fini valorizzando gli aspetti della legge che funzionano nell’interesse dei cittadini ma intervenendo ove questa presenti gravi lacune.

Due sono gli aspetti in crescita che confermano le lacune della Bossi-Fini: il decremento delle espulsioni dovute alla oggettiva impossibilità di rimpatriare gli irregolari, il cattivo funzionamento dei contratti di soggiorno per motivi di lavoro che ha alimentato negli ultimi 3-4 anni dalla maxi-sanatoria della Bossi-Fini una presenza di irregolari clandestini ormai vicina al milione di persone.





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