L'Italia oggi?
Un Paese che nella classifica
della Banca Mondiale sul "Doing Business", ovvero la facilità di fare e creare
impresa, risulta essere all' 80esimo posto al mondo dietro Vietnam, Mongolia,
Bielorussia e Montenegro.
Un Paese che si colloca all'86esimo
posto nella classifica sulla "Facilità ad ottenere credito"e che si pone come
157esima dietro il Kosovo e prima del Congo in quella sulla "Possibilità di
fare rispettare i contratti". Classifica, quest'ultima, in cui la Tanzania,
Paese della poverissima Africa, è 31esima.
Come disse il noto economista
Maynard Keyenes : "La politica economica non dovrebbe essere qualcosa che
sradica una pianta, bensì che la guida lentamente a crescere in una direzione
diversa".
Nel nostro Paese vi è la
necessità di far crescere due piante tra loro strettamente correlate.
Da una parte abbiamo le piccole e
medie imprese che da sempre hanno costituito il principale tessuto economico
dell'Italia e che ora faticano a rimanere a galla. Ciò è dimostrato anche dai
confronti internazionali, i quali
dicono che la natalità delle nostre imprese potrebbe essere alta come altrove.
Ma il problema rimane la crescita.
Il nostro Paese pare che, invece
di puntare sulla concorrenza, la quale favorirebbe la crescita e il progresso,
abbia preferito la privatizzazione .
La qualità di questi processi
(non ultimo quello di Tirrenia ) è stata spesso scadente ed ha prodotto un
unico risultato: il passaggio da una posizione di rendita di mercato dallo
Stato ai privati .
L'altra pianta da coltivare e far
crescere sono i giovani, linfa vitale di tutti i Paesi e quindi anche del
Nostro, che invece risulta avere una disoccupazione giovanile decisamente
superiore rispetto agli altri Paesi europei. Non intendo certo dilungarmi sul
divario che esiste in Italia tra la preparazione scolastica ed il mondo del
lavoro, ne sul fatto che, così come è strutturato, il nostro sistema lavoro
renda difficile per i giovani oggi raggiungere quella specializzazione tecnica
che nemmeno la scuola è in grado di fornire.
Certo è che, davanti ad uno
scenario di questo tipo, ci saremmo aspettati che il Governo si impegnasse a
preparare una finanziaria che prevedesse riforme importanti in tema di
semplificazione burocratica e di defiscalizzazione, così da rendere "Il Fare Impresa"
un processo più semplice , più accessibile e duraturo.
Ci saremo aspettati che il
Governo presentasse una riforma del lavoro seria che andasse incontro alle
esigenze di un Paese che sta arrancando e che non arriva a fine mese.
Invece il Governo cosa decide di
fare?
Nonostante il 14 agosto il
Ministro Sacconi, illustrando i contenuti di sua competenza all'interno della
finanziaria, giurasse che l'articolo18 non sarebbe stato toccato e che la
normativa che regolamenta il mondo del lavoro sarebbe rimasta sostanzialmente
intatta, in realtà era già pronta la soluzione tanto attesa per risolvere i
problemi dell'Italia e degli italiani: l'articolo 8.
Questo punto della finanziaria,
infatti, permette di stipulare contratti in deroga allo Statuto dei Lavoratori anche
nella parte che regolamenta il licenziamento. Per fare ciò basterà il via
libera di un rappresentante sindacale di una singola impresa e non sarà nemmeno
necessario un referendum interno per stipulare contratti sostitutivi a quelli
che a livello nazionale regolamentano i rapporti di lavoro.
Tutti tranquilli quindi!
Finalmente ci toglieranno anche quel po' di terra sotto i piedi che si pensava
fosse stabile. Il Governo ha ritenuto, infatti, che dare la possibilità di
licenziare anche senza giusta causa permettendo, nel contempo, di stipulare
contratti di qualunque tipo a discapito di quei diritti indisponibili ( ferie ,
malattia, maternità/paternità), fosse la soluzione vincente per far ripartire
il Paese. In questo non faranno differenze perché tale norma colpirà tutti i
lavoratori dipendenti; in poche parole tutta quella parte di Italia che paga
obbligatoriamente le tasse e che insieme ai pensionati contribuisce per l'87%
al Pil del nostro Paese.
Forse il Governo ha pensato che
questi Italiani non avessero pagato abbastanza o forse ha pensato che poiché
sono abituati a pagare non se ne sarebbero accorti.
Purtroppo per loro il Paese non è
ancora stato narcotizzato a tal punto da non capire che qui oltre al danno ci
hanno aggiunto pure la beffa e noi dell'Italia dei Valori siamo e saremo con
tutte quelle persone che il 6 settembre scenderanno in piazza a protestare.
La nota dolente sta nel
constatare che ancora una volta il primo partito di minoranza ( perché
definirlo di opposizione mi pareva un po' esagerato) abbia deciso di
temporeggiare adducendo scuse a dir poco imbarazzanti.
Bersani dichiara che "...poiché la
finanziaria bis non è ancora stata approvata, questo sciopero anticipa troppi i
tempi".
A lui rivolgo il mio pensiero
finale citando un vecchio proverbio che dice: " prevenire è meglio che curare".
Credo che la saggezza di queste parole sia chiara a tutti e proprio per questo
ritengo necessaria la partecipazione di tutte le forze di opposizione allo
sciopero il cui intento è proprio quello di impedire che questo scempio passi.
Anche perché, una volta approvato,
sarà sicuramente molto molto difficile tornare indietro.
E questo lo sa anche il PD...