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6 Settembre 2011: Perché scioperare

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L'Italia oggi?

Un Paese che nella classifica della Banca Mondiale sul "Doing Business", ovvero la facilità di fare e creare impresa, risulta essere all' 80esimo posto al mondo dietro Vietnam, Mongolia, Bielorussia e Montenegro.

Un Paese che si colloca all'86esimo posto nella classifica sulla "Facilità ad ottenere credito"e che si pone come 157esima dietro il Kosovo e prima del Congo in quella sulla "Possibilità di fare rispettare i contratti". Classifica, quest'ultima, in cui la Tanzania, Paese della poverissima Africa, è 31esima.

Come disse il noto economista Maynard Keyenes : "La politica economica non dovrebbe essere qualcosa che sradica una pianta, bensì che la guida lentamente a crescere in una direzione diversa".

Nel nostro Paese vi è la necessità di far crescere due piante tra loro strettamente correlate.

Da una parte abbiamo le piccole e medie imprese che da sempre hanno costituito il principale tessuto economico dell'Italia e che ora faticano a rimanere a galla. Ciò è dimostrato anche dai confronti  internazionali, i quali dicono che la natalità delle nostre imprese potrebbe essere alta come altrove. Ma il problema rimane la crescita.

Il nostro Paese pare che, invece di puntare sulla concorrenza, la quale favorirebbe la crescita e il progresso, abbia preferito la privatizzazione .

La qualità di questi processi (non ultimo quello di Tirrenia ) è stata spesso scadente ed ha prodotto un unico risultato: il passaggio da una posizione di rendita di mercato dallo Stato ai privati .

L'altra pianta da coltivare e far crescere sono i giovani, linfa vitale di tutti i Paesi e quindi anche del Nostro, che invece risulta avere una disoccupazione giovanile decisamente superiore rispetto agli altri Paesi europei. Non intendo certo dilungarmi sul divario che esiste in Italia tra la preparazione scolastica ed il mondo del lavoro, ne sul fatto che, così come è strutturato, il nostro sistema lavoro renda difficile per i giovani oggi raggiungere quella specializzazione tecnica che nemmeno la scuola è in grado di fornire.

Certo è che, davanti ad uno scenario di questo tipo, ci saremmo aspettati che il Governo si impegnasse a preparare una finanziaria che prevedesse riforme importanti in tema di semplificazione burocratica e di defiscalizzazione, così da rendere "Il Fare Impresa" un processo più semplice , più accessibile e duraturo.

Ci saremo aspettati che il Governo presentasse una riforma del lavoro seria che andasse incontro alle esigenze di un Paese che sta arrancando e che non arriva a fine mese.

Invece il Governo cosa decide di fare?

Nonostante il 14 agosto il Ministro Sacconi, illustrando i contenuti di sua competenza all'interno della finanziaria, giurasse che l'articolo18 non sarebbe stato toccato e che la normativa che regolamenta il mondo del lavoro sarebbe rimasta sostanzialmente intatta, in realtà era già pronta la soluzione tanto attesa per risolvere i problemi dell'Italia e degli italiani: l'articolo 8.

Questo punto della finanziaria, infatti, permette di stipulare contratti in deroga allo Statuto dei Lavoratori anche nella parte che regolamenta il licenziamento. Per fare ciò basterà il via libera di un rappresentante sindacale di una singola impresa e non sarà nemmeno necessario un referendum interno per stipulare contratti sostitutivi a quelli che a livello nazionale regolamentano i rapporti di lavoro.

Tutti tranquilli quindi! Finalmente ci toglieranno anche quel po' di terra sotto i piedi che si pensava fosse stabile. Il Governo ha ritenuto, infatti, che dare la possibilità di licenziare anche senza giusta causa permettendo, nel contempo, di stipulare contratti di qualunque tipo a discapito di quei diritti indisponibili ( ferie , malattia, maternità/paternità), fosse la soluzione vincente per far ripartire il Paese. In questo non faranno differenze perché tale norma colpirà tutti i lavoratori dipendenti; in poche parole tutta quella parte di Italia che paga obbligatoriamente le tasse e che insieme ai pensionati contribuisce per l'87% al Pil del nostro Paese.

Forse il Governo ha pensato che questi Italiani non avessero pagato abbastanza o forse ha pensato che poiché sono abituati a pagare non se ne sarebbero accorti.

Purtroppo per loro il Paese non è ancora stato narcotizzato a tal punto da non capire che qui oltre al danno ci hanno aggiunto pure la beffa e noi dell'Italia dei Valori siamo e saremo con tutte quelle persone che il 6 settembre scenderanno in piazza a protestare.

La nota dolente sta nel constatare che ancora una volta il primo partito di minoranza ( perché definirlo di opposizione mi pareva un po' esagerato) abbia deciso di temporeggiare adducendo scuse a dir poco imbarazzanti.

Bersani dichiara che "...poiché la finanziaria bis non è ancora stata approvata, questo sciopero anticipa troppi i tempi".

A lui rivolgo il mio pensiero finale citando un vecchio proverbio che dice: " prevenire è meglio che curare". Credo che la saggezza di queste parole sia chiara a tutti e proprio per questo ritengo necessaria la partecipazione di tutte le forze di opposizione allo sciopero il cui intento è proprio quello di impedire che questo scempio passi. Anche perché, una volta approvato,  sarà sicuramente molto molto difficile tornare indietro.

E questo lo sa anche il PD...

 

Creato da Maruska Piredda in Forum programmatico (28 Ago, 2011) | Commenta
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