Con la separazione tra Eni e Snam si corre il rischio di una svendita del patrimonio industriale italiano, il tutto per interessi inconfessabili. Con un'operazione del genere la rete gas italiana verrebbe esposta al rischio di una colonizzazione straniera visto che non vedo in Italia investitori in grado di acquisirla. Si vuole smontare la filiera industriale di Eni e Snam. Alla base della decisione ci sono ragioni occulte che rispondono a interessi esteri e non certo italiani. Sbagliata anche un'eventuale 'societa' delle reti' tra Snam e Terna: sarebbe un favore alle banche e alle agenzie di consulenza. Alla fine di tutta l'operazione a controllare Snam sarebbe sempre Cassa depositi e prestiti che attualmente e' l'azionista principale di Eni e della stessa Terna. Che senso avrebbe una cosa del genere? Tra Terna e Snam non ci sono sinergie di nessun tipo e non porterebbe alcun tipo di risparmio.
Maurizio Zipponi
Responsabile nazionale lavoro-welfare IdV