CHI SIAMO

Per rendere credibili le nostre proposte ci siamo avvicinati al tema del lavoro e del nuovo welfare con un approccio inedito:

Italia dei Valori si sta strutturando per essere sempre più partito di governo alternativo al centrodestra. Per questo ricerchiamo una nostra capacità di analisi e di proposta, autonoma dai grandi centri di potere e dagli altri partiti.

Stiamo costruendo in tutta Italia circoli nei territori e nelle aziende, abbiamo responsabili del lavoro di cui molti giovani in tutte le regioni e ci stiamo organizzando nelle province.

Stiamo creando le reti del lavoro anche attraverso competenze nazionali di settore che partono dall’esperienza diretta dei protagonisti stessi: dai lavoratori della scuola e dell’Università ai giovani dei call-center, dai precari agli ingegneri dell’informatica, dai lavoratori dell’industria alle libere professioni, fino alle partite IVA, dagli artigiani alle piccole e medie imprese.

Abbiamo già  il settore delle politiche per il superamento della disabilità, il settore dei lavoratori dello spettacolo, quello dei lavoratori frontalieri, quello delle politiche e della promozione dello sport, delle trasformazioni di impresa e quello della sicurezza sul lavoro, formazione e crisi aziendali.

L’intenzione è quella di sommare l’esperienza alle conoscenze professionalmente misurate sul campo, con l’esperienza che ci arriva da tutti i territori.

Il dipartimento lavoro-welfare è strutturato “leggero” a Roma e forte in tutti i territori e nelle competenze. Nasce così, attraverso la rete di relazioni dirette tra persone, militanti dell’IDV e chi alla politica si avvicina per la prima volta una nuova forma di partito totalmente sburocratizzata e solo legata al saper fare.

SEZIONI DIPARTIMENTALI

POLITICHE PER IL SUPERAMENTO DELLA DISABILITA

I disabili sono 3 milioni, il 5% della popolazione. Il 60% sono donne, è disabile il 17% delle persone ultrasessantenni, il 38% tra quelle con più di 75 anni. Il 33% dei disabili è portatore di almeno due disabilità.
Eppure di disabilità si parla pochissimo, tanto che l'Italia è l'unico tra i paesi avanzati a non aver ancora istituito la commissione nazionale sui diritti umani, così come stabilito dalla Convenzione Onu sulla disabilità, documento importante che introduce una nuova visione su aspetti quali l'assistenza sanitaria, l'integrazione socio-economica e la qualità della vita dei disabili.(Continua a leggere)

LE NOSTRE PROPOSTE

Diritto a pensioni dignitose e non ad una mancia caritatevole dei 250 euro al mese attuali. Il diritto al sostegno della famiglia, al prepensionamento dei genitori dei disabili gravi, attraverso la creazione di un fondo regionale per permettere a chi ha maturato i requisiti minimi di contribuzioni versate, di poter usufruire del fondo e andare prima in pensione.
Aumento degli assegni al nucleo familiare, delle detrazioni e deduzioni per le spese di assistenza.
Assicurare che in tutti gli atti normativi, i bandi, i contratti di fornitura venga prevista l'adozione dei segnali tattili per l'orientamento dei disabili visivi.
Uno dei problemi che rende difficile, e a volte persino paralizzante il dialogo tra famiglie e servizi, è l'incertezza del "dopo": "dopo" la nascita di un bambino disabile...," dopo" quel trattamento riabilitativo..., "dopo" la scuola, "dopo" la formazione..., "dopo" la morte dei genitori.
Solo nel Lazio sono circa 35.000 le persone in situazione di gravità, potenziali destinatarie di un intervento normativo per il "Dopo di Noi" (Disabili in cifre ISTAT 2004-2005 età 65-74). Si tratta di persone che fruiscono dell'indennità di accompagnamento, unita o meno ad altre provvidenze, riconosciute dalle competenti Commissioni Sanitarie nell'incapacità di compiere gli atti della vita quotidiana, e pertanto implicitamente bisognosi di assistenza continua.
Occorre quindi dare sostegno concreto alle famiglie, il "dopo di noi" non è solo un problema di strutture residenziali, ma un insieme complesso di necessità e di diritti al quale è possibile dare risposta solo attraverso un sistema organico di strumenti, referenti, strutture e servizi. Mettere in campo progetti a più largo respiro, come il progetto "dopo di noi", attraverso una rete basata su case-famiglia e comunità alloggio che riproducano la dimensione familiare, destinando a questo una quota parte degli immobili pubblici e i beni confiscati alla mafia.
Una politica, dunque, che rimetta al centro le persone, i loro bisogni, le loro paure, i loro desideri, i loro diritti.

LAVORATORI FRONTALIERI

I lavoratori frontalieri sono quei soggetti , che risiedendo su suolo italiano, si recano ogni giorno a lavorare in un altro Stato (Svizzera, Repubblica di San Marino, Austria, Francia e Slovenia)
Si calcola che nella sola Svizzera ci siano 55 000 lavoratori frontalieri e 3 000 nella Repubblica di San Marino di seguito gli altri nel resto delle restanti Nazioni.(Continua a leggere)

LE NOSTRE PROPOSTE

La Legge 147/97 prevede un Fondo per il finanziamento della disoccupazione per i frontalieri. Dal 1 giugno 2009 questo fondo non viene più alimentato come previsto dagli accordi bilaterali italo- svizzeri.
La trattenuta assicurazione disoccupazione viene comunque tutt'ora effettuata dal salario del frontaliere.
Il Governo Italiano deve adoperarsi affinchè, anche in sede Europea , venga ripristinata la retrocessione di queste trattenute al fondo della Legge 147/97 o comunque trovata una soluzione in questo senso.
Monitoraggio fiscale per i frontalieri
I frontalieri devono essere esentati dal monitoraggio fiscale per quanto riguarda i salari ed i fondi di cassa pensioni (che corrispondono circa al TFR Italiano) sono già tassati alla fonte sulla base anche degli accordi bilaterali. Il fondo di cassa pensione non è di proprietà dell'assicurato per vari motivi tra i quali:

  • il 50 % circa è versato dal datore di lavoro
  • il capitale viene versato sotto forma di rendita una volta raggiunta l'età pensionabile ( AVS )
  • se l'assicurato muore senza eredi, il capitale resta nel fondo e se ci sono eredi viene pagata una rendita sulla base del capitale
  • il capitale , comunque è già tassato .
Il fondo pensione in Svizzera è un diritto Costituzionale Svizzero per tutti i lavoratori sul suo territorio Inoltre, i frontalieri hanno lo stesso diritto alle deduzioni, come il lavoratore sul territorio italiano, visto che fino ad ora non possono dedurre assolutamente nulla.

LAVORATORI DELLO SPETTACOLO

DI CHI PARLIAMO:
Delle figure artistiche ma anche tecniche che lavorano per la produzione di spettacolo, dal vivo o registrato:teatro, musica, danza, cinema, televisione, con riferimento alle categorie Enpals.

CARATTERISTICHE DEL LAVORO NELLO SPETTACOLO:
Il lavoro nello spettacolo è caratterizzato dalla sua natura atipica e strutturalmente intermittente. (Continua a leggere)

LE NOSTRE PROPOSTE

Riconoscimento delle professioni dello spettacolo e distinzione fra attività amatoriali e professionali (attraverso un registro…..etc)
Creazione, per le figure tecniche, di riconosciuti percorsi di formazione specifica alle varie professioni.

Norme di ingaggio chiare ed ineludibili.

Contrasto del lavoro nero, sia con maggiori misure di controllo che con agevolazioni fiscali ai committenti-datori di lavoro che impieghino lavoratori in regola.

Revisione di alcune norme del sistema pensionistico (totalizzazione contributi, età pensionabile ballerini, massimali, numero minimo di contributi, ricongiungimento contributi esteri etc.)

POLITICHE E PROMOZIONE DELLO SPORT

La Sezione Politiche e Promozione dello Sport si inserisce nella situazione di carenza strutturale, ormai inaccettabile per il nostro Paese, di politiche moderne e maggiormente incisive in grado di governare la pratica sportiva sia come fondamentale valore sociale di relazione e ricerca del benessere, sia quale veicolo di valori, competenze, capacità e successi espressi da Atleti ed Atlete in rappresentanza del Paese.(Continua a leggere)

LE NOSTRE PROPOSTE

Convegno Internazionale sullo Sport in Europa e in Italia dal punto di vista dell'ordinamento giuridico e dell'allineamento con l'Unione Europea.
Proposta di legge di riforma della Legge n. 91/1981, che preveda innanzitutto:
Il profilo giuridico del lavoratore sportivo, a tutela dei "professionisti e delle professioniste di fatto", attualmente senza nessuna tutela;
Gli obblighi di tutela della maternità estendendola alle atlete che potranno riconoscersi nella figura della lavoratrice sportiva.
Presentazione della Carta dei Diritti dell'Atleta e del Praticante lo sport.
Elaborazione e presentazione della Legge Quadro sullo Sport.

TRASFORMAZIONI DI IMPRESA E TUTELA DEI DIRITTI

Già da parecchi anni, ormai, le politiche di esternalizzazione hanno precarizzato i posti di lavoro di centinaia di migliaia di persone, con effetti devastanti sulle loro condizioni di vita.
Nell'ambito della espansione della grande crisi economica e sociale, un ruolo determinante è stato certamente assunto dalla frenetica corsa alle cessioni di attività e all'esecuzione dei lavori in appalto, che hanno, di fatto, consentito a squallidi approfittatori di trattare i lavoratori come una qualunque merce di scambio.
Si tratta, si badi bene, di contrastare le esternalizzazioni non in quanto tali, ma le sue manifestazioni degenerative e parassitarie, troppo spesso ai limiti della legalità. (Continua a leggere)

LE NOSTRE PROPOSTE

Principi di base:
abbattere le disuguaglianze sociali derivanti dallo sfruttamento del lavoro in tutte le sue forme. Promuovere la realizzazione di un sistema economico e sociale basato sul rispetto dei fondamentali principi della costituzione e dell'ambiente. Diffondere l'idea che gli interessi dei lavoratori e degli imprenditori convergono in una economia sana e che la politica legislativa deve essere orientata a salvaguardare l'interesse collettivo piuttosto che le aspettative dei privilegiati. Non esiste un mercato del lavoro, ma semmai un mondo del lavoro.

Obiettivi:
realizzazione di un progetto volto alla promozione di un sistema sociale in grado di neutralizzare l'utilizzo di politiche di trasformazione dell'impresa, nonché l'instaurazione di relazioni commerciali tra operatori economici, finalizzate a violare le disposizioni dell'ordinamento giuridico coerenti con i principi sopra descritti.

Beneficiari:
lavoratori (attuali e potenziali) pubblici e privati, stabili e precari, dipendenti e autonomi (con e senza progetto) e gli imprenditori che fanno seriamente il loro mestiere.

FORMAZIONE, SICUREZZA SUL LAVORO E CRISI AZIENDALI

Come affrontare le crisi aziendali

A giorni saremo di fronte alla più imponente manovra finanziaria mai varata dal Governo italiano dopo quella “lacrime e sangue”, alla vigilia dell’ingresso in Europa agli inizi degli anni novanta, pari a circa centomila miliardi di lire ( i 25  miliardi di euro di cui oggi si discute sarebbero infatti equiparabili a cinquantamila miliardi di lire di allora, ovvero circa la metà.) Pesantissime le ricadute sui redditi di lavoratori e pensionati, con il blocco dei rinnovi contrattuali già previsti e rinviati per mesi, il probabile ritocco delle pensioni e qualche risibile restyling alle indennità di deputati e senatori: il tutto senza contare che in questa legislatura il centrodestra ha già penalizzato il lavoro dipendente, favorito le grandi rendite finanziarie (premiate con lo scudo fiscale), rinunciato a mettere in campo una seria politica di contrasto all’evasione/elusione fiscale e saccheggiato le regioni rispetto ai fondi europei di cui alla  programmazione 2007/2013 (fondi FAS e FSE per cofinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga) Dunque il rischio di una lenta ripresa senza occupazione da una parte, e quello di un ritorno a colossali avventurismi di carattere speculativo dall’altra, ci consegnano un quadro socio-economico preoccupante che continuerà ad essere contraddistinto da chiusure di aziende e attività produttive in genere, e che interrogherà ancora di più gli amministratori locali rispetto alla necessità di tutelare il reddito e costruire contestualmente nuove opportunità di lavoro.

Per questo motivo il partito, con le sue filiere di responsabili territoriali ed amministratori, è oggi chiamato ancora con più forza a costruire veri e propri “piani di intervento sociale” al manifestarsi di crisi settoriali e/o aziendali, in ragione della priorità dell’occupazione ribadita in sede congressuale, ma soprattutto allo scopo di coniugare insediamento sociale sui diversi territori ed  efficacia politica nella predisposizione di risposte adeguate ai lavoratori ed alle imprese interessate.

Essenziale pertanto l’adozione di un metodo omogeneo nelle diverse realtà territoriali in cui si manifesta una emergenza occupazionale (comuni, province o contesti regionali) da agire sia da una posizione di governo che di opposizione (fatte salve le diverse prerogative spettanti all’una o all’altra condizione).

Dal punto di vista istituzionale occorre tener conto che bisogna individuare i luoghi appropriati alle gestione di una vertenza. Se si tratta di multinazionali o aziende presenti in diverse regioni con le proprie sedi è normalmente il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con quello del Lavoro, a mettere in piedi tavoli di concertazione con le parti sociali e li livelli istituzionali competenti. Ma spesso si tratta di imprese di modeste dimensioni e in questo caso le amministrazioni regionali o provinciali hanno le competenze per affrontare la questione. Ove queste amministrazioni non siano politicamente disponibili a farlo (vedi la regione lombardia o altre spesso in mano al centrodestra) possiamo chiamare in causa i prefetti, in quanto rappresentanti territoriali del Governo, generalmente interessati a tenere insieme ragioni sociali e di ordine pubblico.

Ma veniamo alle competenze dei livelli istituzionali. Bisogna ricordare che:

  • I comuni intervengono nel sostegno ai servizi sociali di persone in difficoltà ( assistenza, alloggio, trasporto pubblico, ecc.)
  • Le province dalla fine degli anni novanta hanno ricevuto dalle regioni (con differenti livelli di decentramento ) le competenze in materia di politiche attive per il lavoro, a partire dalla formazione professionale e l’orientamento. Ciò a valere prevalentemente sui fondi europei, ovvero il Fondo Sociale Europeo.
  • Le regioni gestiscono ormai da cinque anni i cosidetti  “ammortizzatori sociali in deroga”, cioè cassa integrazione straordinaria e mobilità per tutti quei lavoratori che non ne avrebbero diritto con la legislazione ordinaria (per es. quelli delle aziende sotto i 15 dipendenti, i lavoratori delle cooperative, quelli dei grandi sistemi dell’indotto come Alitalia, Fiat, Telecom..). Pur rimanendo in capo al Ministero le risorse del Fondo per l’occupazione le regioni sono ormai titolate a convocare OOSS ed associazioni datoriali se al termine dei 45 giorni dall’apertura di una procedura di mobilità o Cigs (Legge 223/1991) le parti non raggiungono un accordo. A quel punto ci sono ulteriori 30 giorni in sede regionale per chiudere la trattativa con un’intesa oppure no. All’inizio di ogni anno gli assessori regionali hanno riunito le parti sociali per stabilire a quali fattispecie di lavoratori estendere questi trattamenti, e dopo la sottoscrizione dell’accordo del 12 febbraio 2009 tra tutte le regioni e il governo al fondo nazionale si è aggiunto il cofinanziamento del Fondo sociale europeo ( 30%) che concorre al pagamento di quota parte dell’indennità di Cigs/ mobilità e delle politiche attive finalizzate alla riqualificazione professionale. E’ di fatto partita la combinazione tra politiche attive e passive in assenza di una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, grande urgenza per il nostro paese, dentro una continua difficoltà da parte dei governi regionali che a fronte di un impegno certo di fondi europei in quota a loro non riescono a ricevere ancora oggi dal ministero le risorse promesse.

    Se teniamo presente che nel primo trimestre di quest’anno l’inps ( che paga mensilmente le indennità ai lavoratori) ha calcolato 350 milioni di ore di cassa integrazione in più, gli scenari che possono aprirsi con la stretta ulteriore della manovra in arrivo sono preoccupanti. 

    Gli strumenti sopra elencati sono quelli di cui dispongono oggi gli amministratori per affrontare nell’immediato una vertenza ed assicurare il sostegno al reddito dei lavoratori. 

    Contestualmente bisogna individuare i luoghi ( prefetture, tavoli provinciali o regionali, comunali nel caso di capoluoghi di provincia) in cui mettere insieme imprenditori, sindacati, banche, più competenze assessorili (lavoro, sociale, impresa, commercio, ricerca, formazione ) per costruire la prospettiva, cioè l’uscita da quella crisi. 

    Un piano di intervento sociale è fatto di tutti questi aspetti e soprattutto della capacità del partito, anche attraverso il sito, di agire una capacità di intervento istituzionale, sociale e politico insieme.  

    Sarà compito dei coordinatori regionali dunque mettere a disposizione non solo le informazioni qui sinteticamente riprodotte, cui farà seguito un corredo di documenti utili, ma soprattutto trasferire l’importanza di un metodo univoco sui diversi territori del paese, per tentare di essere efficaci ed utili ai tanti lavoratori e lavoratrici oggi in difficoltà.

DIPARTIMENTO NAZIONALE IDV LAVORO-WELFARE - SEZIONE DIPARTIMENTALE "LAVORO E TUTELE DEI LIBERI PROFESSIONISTI"

Le libere professioni, per le loro caratteristiche di autoimprenditorialità, capacità di espansione, valenza produttiva e occupazionale, rappresentano un punto di riferimento irrinunciabile del nostro sistema economico e sociale. I professionisti italiani del sistema ordinistico sono in effetti una forza numerica importante che conta numerosi individui e che il mondo politico riesce spesso a disattendere e ignorare. La Costituzione repubblicana ha riconosciuto l'importanza sociale delle libere professioni, prescrivendo l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione (articolo 33) e, più in generale, affermando il principio della tutela del lavoro in tutte le sue forme (articolo 35). Con lo sviluppo della legislazione comunitaria si è aperta l'attuale fase di integrazione dei mercati che coinvolge anche le professioni: il Trattato istitutivo della Comunità europea che afferma il diritto di stabilimento e la libera circolazione dei servizi, la direttiva 89/48/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, sui criteri per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio superiori, e la direttiva 92/51/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, sulla libertà di esercizio delle professioni in generale. Il principio che vogliamo salvaguardare è quello di adeguare l'ordinamento delle libere professioni alle necessità della odierna società in Europa, anche consentendo la costituzione di società fra professionisti, secondo il principio dell'autodeterminazione, lasciando agli operatori la scelta di costituire associazioni temporanee o società tra professionisti. Inoltre la nostra Sezione intende tutelare e rinnovare gli Ordini rendendoli più trasparenti, democratici, aperti ai giovani e alle nuove esigenze dei professionisti e dei cittadini. Adeguamento che va previsto salvaguardando sia le funzioni di interesse generale, sia le attribuzioni di interesse pubblico proprie di alcune di esse, la tutela degli interessi del cliente, da realizzare in modo più efficace anche in considerazione della normativa comunitaria. Il Parlamento Europeo, il 5 aprile 2001 ha adottato una significativa risoluzione (B5-0247/2000) "sulla legittimità delle tariffe di alcune libere professioni, in particolare per gli avvocati, e sulla particolarità del ruolo e della posizione delle libere professioni nella società moderna" dichiarando inoltre che: - "le libere professioni rappresentano uno dei pilastri del pluralismo e dell'indipendenza all'interno della società ed assolvono a ruoli di pubblico interesse" - "le regole che sono necessarie, nel contesto specifico di ciascuna professione, per assicurare l'imparzialità, la competenza, l'integrità e la responsabilità dei membri della professione stessa, o per impedire conflitti d'interesse e forme di pubblicità ingannevole, e che non ostacolano peraltro la libera circolazione dei servizi, non sono considerate restrizioni del gioco della concorrenza ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato; - "le libere professioni siano l'espressione di un ordinamento fondamentale democratico basato sul diritto e, più specificamente, rappresentino un elemento essenziale delle società e delle collettività europee nelle loro varie forme" - "l'importanza delle norme, in conformità con i dettami degli articoli 81 e 82 del trattato CE, che sono stabilite dalle categorie professionali, sotto la loro responsabilità, al fine di garantire la qualità dei servizi, di fissare specifici standard di valore, di assicurare l'osservanza delle norme stesse secondo i canoni della professionalità e di tener conto anche dell'etica professionale; Le libere professioni, ma anche le cosiddette "nuove professioni" ovvero quelle che non sempre risultano riconducibili ai tradizionali ordini professionali, non possono essere più trascurate, o meglio non può essere più ignorato il potenziale economico, culturale e tecnico-scientifico connesso alle stesse. Si avverte, cioè, sempre più l'esigenza di funzionalizzare questo enorme potenziale per favorire lo sviluppo del Paese anche attraverso la qualità delle prestazioni professionali, la tutela degli utenti come destinatari di una prestazione professionale qualificata. Le libere professioni infatti, per le loro caratteristiche specifiche e la capacità di espansione non sono un relitto del passato bensì rappresentano un punto di riferimento del nostro sistema economico-sociale, per la rilevanza dello sviluppo che hanno assunto e l'importanza della valenza produttiva e occupazionale che esplicano a tutti i livelli. Va detto, peraltro, che lo sviluppo della legislazione comunitaria implica necessariamente un coinvolgimento delle professioni nelle necessità della società del terzo millennio in Europa, e si avverte di conseguenza l'esigenza di un adeguamento del loro ordinamento. Il diritto comunitario riconosce, infatti, ai professionisti una funzione fondamentale per il buon andamento dei mercati nei quali operano e tale buon andamento dipende anche dalla fiducia che gli utenti consumatori ripongono nei professionisti ai quali si affidano.

PROPOSTE ITALIA DEI VALORI

L'IDV riconosciuta la considerevole funzione delle libere professioni ed il loro ruolo centrare nello sviluppo economico dello Stato:

a) Promuove tutte le iniziative volte a qualificare le libere professioni nell'esercizio delle loro competenze e nei rapporti con i cittadini, predisponendo tutti gli strumenti necessari allo sviluppo delle interazioni fra gli esercenti le diverse libere professioni e gli organi statali;

b) Promuove e sviluppa una politica di informazione dei cittadini sulle diverse attività professionali;

c) Promuove ed attua tutte le misure necessarie alla qualificazione dei liberi professionisti nel contesto europeo;

d) Promuove e attua iniziative dirette a realizzare costanti sinergie tra gli Ordini ed i Collegi Professionali;

e) Promuove il coordinamento tra Ordini, Collegi professionali e Università.

Scopo prioritario della Sezione "LAVORO E TUTELE DEI LIBERI PROFESSIONISTI" è favorire la partecipazione delle categorie libero professionali all'attuazione della politica statale. I compiti della Sezione sono:

a) Studiare i problemi della difesa e tutela delle libere professioni e proporre al Dipartimento indagini, studi e ricerche;

b) Formulare proposte ed esprimere pareri su interventi programmatici riguardanti le libere professioni, la difesa dei relativi diritti ed il rapporto tra gli esercenti le professioni e i cittadini;

c) Formulare proposte per il coordinamento degli interventi dei vari organismi statali, regionali e comunali in materie che rientrino nelle competenze delle libere professioni al fine di realizzare un razionale utilizzo delle risorse;

d) Esprimere pareri su questioni attinenti la giustizia, la sanità, l'urbanistica, l'ambiente ed il territorio.

Motore di ricerca
RESPONSABILE NAZIONALE
Maurizio Zipponi
Maruska Piredda

SEZIONI DIPARTIMENTALI
Mario De Luca

RESPONSABILI REGIONALI
Maruska Piredda