siamo quei 650 lavoratori precari che il Ministero degli
Interni ha assunto, attraverso agenzia interinale prima e tramite concorso per
tre anni dopo, presso gli Uffici Immigrazione delle Questure e gli Sportelli
Unici delle Prefetture.
Questa assunzione avveniva allo scopo di contenere quella
che si credeva essere un'emergenza momentanea creatasi in questi uffici per
fronteggiare i picchi di lavoro che ne derivavano.
Ma l'emergenza, col passar del tempo è diventata la
normalità, al punto da investire tutti noi 650 di un carico di lavoro e di
responsabilità inattese e mai neanche lontanamente ipotizzate, tanto da venir
interamente coinvolti ed assorbiti nella materia "Immigrazione" con
l'attribuzione di competenze e mansioni al pari di quelle che fino ad allora
erano esclusiva prerogativa di Agenti di P.S.
Diventammo così poco per volta una realtà tangibile,
seppur del tutto nuova ed insolita, nell'ambito della Pubblica Amministrazione,
quegli operatori in borghese agli sportelli degli Uffici Immigrazione, che si
occupavano di rilasci di nulla osta, di ricongiungimento familiare, di flussi
migratori, di sanatorie, di rilascio e consegna di permessi e carte di
soggiorno, solo per citarne alcune.
Oramai siamo al lavoro diligentemente e con non pochi
sacrifici da quasi 10 anni e spesso ci troviamo da soli a reggere interi uffici
che ci sforziamo di rendere efficienti, fra le mille difficoltà insite in un
lavoro del genere, la gestione di un'utenza avida d'informazioni allo
sportello, ed al telefono, lo smaltimento di code interminabili di gente in
attesa, archivi e scrivanie colme di carte che proviamo a gestire al meglio, il
malcontento dei cittadini extracomunitari che spesso faticano ad integrarsi ,
uniformarsi e accettare un sistema burocratico a volte lontano dalla propria
cultura, e l'elenco sarebbe ancora lungo.
Ebbene, in una situazione del genere già di per sé
gravosa, veniamo ad apprendere che, nonostante l'esserci attenuti
scrupolosamente alle regole ed i dettami impostici, dopo aver acquisito un
particolare tipo di professionalità e conoscenza, dopo aver superato un
concorso per ricoprire un posto che già occupavamo da anni, seppur sotto
contratto con agenzia interinale, non esiste affatto la volontà politica di
mantenerci al nostro posto di lavoro e stabilizzarci con contratto a tempo
indeterminato, come ci è stato lasciato credere per tutti questi anni.
La motivazione che ci viene fornita dal Governo, sta
nella mancanza di fondi da ricercarsi nella crisi economica che investe anche
il nostro Paese, in un momento storico particolare in cui non si fa altro che
parlare di tagli alla spesa pubblica, alle pensioni, gli sprechi nella pubblica
amministrazione.
Dal canto nostro siamo ben coscienti della gravità della
situazione economica in cui l'intera nazione versa, ma non riusciamo a
spiegarci come mai nel febbraio scorso, a pochi mesi dalla scadenza del nostro
contratto di lavoro, il Ministero dell'Interno decida di avvalersi di ulterioni
650 lavoratori selezionati tramite agenzia interinale, con ulteriore dispendio
di denaro.
Questi nuovi collaboratori, assunti con l'agenzia di
lavoro interinale "GI group", ci affiancano quotidianamente nell'espletamento
del nostro lavoro, mentre da più parti arrivano notizie circa l'eventualità che
la sopracitata agenzia abbia vinto un appalto per la fornitura di personale al
Ministero degli Interni della durata di 3 anni, vale a dire fino al 2012.
Va da sé che tali notizie, alla luce degli ultimi
avvenimenti, collocate nell'ambito di una disastrosa situazione lavorativa
nazionale, ci gettano nello sconforto dal momento che crediamo fortemente in
questo lavoro, sul quale abbiamo puntato e investito tanto.
Siamo inoltre coscienti di quanto sia complesso e
delicato il settore Immigrazione e della gravissima situazione in cui si
verrebbe a trovare la cittadinanza, per le evidenti ricadute negative sui
processi di regolarizzazione, emersione ed anche sulla sicurezza e l'ordine
pubblico , nel caso in cui il Ministero dell'Interno, a fine anno, dovesse sostanzialmente
scegliere di ridurre in modo considerevole, invece di stabilizzare, il proprio
organico di 650 unità nel delicato settore dell'Immigrazione, disperdendo,
peraltro, un patrimonio di conoscenze ed esperienze acquisite in quasi 10 anni
di lavoro precario.
Ci permettiamo inoltre di far notare come non si possano
più adottare, con riferimento all'Immigrazione, misure emergenziali, ma vadano
programmati interventi strutturali, anche nelle politiche del personale, per
dare, in tempi rapidi, le dovute risposte agli immigrati ed alle esigenze della
cittadinanza in termini di assistenza , sicurezza e certezza delle posizioni
giuridiche.
Dal canto nostro sappiamo bene cosa voglia dire essere
disoccupati avendo famiglie da mantenere ed abbiamo paura di cosa succederà
all'inizio dell'anno prossimo.
Increduli ci chiediamo: Può lo Stato creare
disoccupazione?