30 Luglio 2009
Dispiace che Mancino scopra adesso i doveri di astensione che spettano anche ad un giudice disciplinare. Proprio adesso che non ve ne è necessità, tenuto conto di quanto ho dichiarato circa il mio imminente definitivo allontanamento dall'ordine giudiziario, voluto, sia chiaro, dalla casta politica. Mancino in passato non si è certo astenuto e, prima di giudicarmi, ha anticipato valutazioni negative sulla mia persona di magistrato, violando la legge. Lo ha fatto addirittura con un’intervista pubblicata sulla prima pagina di un autorevole quotidiano. Violò poi il segreto della Camera di consiglio quando dichiarò ai mass-media che la decisione nei miei confronti era stata presa all'unanimità. Non si astenne nemmeno nonostante vi fossero dati investigativi che lo consigliavano in tal senso. Partecipò finanche al processo disciplinare che ha coinvolto i magistrati di Salerno - in una delle pagine più buie della magistratura italiana - nonostante nelle carte di quell'inchiesta comparisse il suo nome. Ha auspicato le mie dimissioni nel momento in cui è stata annunciata la mia candidatura, mettendo da parte il fatto che anche nel suo partito di riferimento vi siano tanti magistrati su cui, però, non mi risulta abbia mai speso una parola. Se qualcuno pensa che la ricerca della verità e della giustizia si interrompano con il mio addio all'ordine giudiziario, allora compie un grave errore. Come dice il mio amico Salvatore Borsellino, gli spiragli di luce cominciano ad intravedersi e noi faremo in modo che quegli spiragli diventino sole accecante.
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