15 Settembre 2009
La Calabria come ‘sversatoio’ a cielo aperto dei rifiuti tossici? Non è purtroppo una notizia, ma storia nota alla popolazione calabrese e alle associazioni ambientaliste. Il dato preoccupante è la dimensione che il fenomeno potrebbe aver assunto, arrivando a coinvolgere le altre regioni (Basilicata in testa) e probabilmente tutto il bacino Mediterraneo. Le amministrazioni locali, ma soprattutto il governo devono mettere in campo una risposta immediata. Dopo aver analizzato il materiale ritrovato a Cetraro, si deve procedere alla bonifica dell’area coinvolta. Allo stesso modo è importante verificare gli altri siti indicati dal collaboratore di giustizia Fonti come zone di affondamento di navi dei veleni. L’obiettivo dovrebbe essere quello di poter tracciare un quadro dell’intero Mediterraneo per sapere quante altre presunte Cunsky esistono nelle acque che lambiscono l’Italia e come agire a tutela della salute e dell’ambiente. Dagli anni ’80 si è infatti consumato un disastro ambientale che ha dei responsabili ben precisi: certamente le mafie, ma anche vertici aziendali e politici, che con le cosche hanno fatto affari proprio nello smaltimento illecito dei rifiuti senza pudore e senza remora.
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