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26 Settembre 2010

EXPO 2015, DIETRO I RITARDI LO SCONTRO DI POTERE NEL PDL



Prima parte

Lo scorso 21 settembre il Consiglio regionale della Lombardia avrebbe dovuto riunirsi per parlare di Expo, l'esposizione universale del 2015 che durerà 6 mesi e che potrebbe richiamare fino a 30 milioni di visitatori da tutto il mondo. Bene, invece di darsi una mossa, il centrodestra ha deciso di rinviare la seduta ad ottobre, rimandando così la scottante discussione sull'acquisizione delle aree, sulle infrastrutture che rischiano di non essere realizzate in tempo, su ciò che dovrà rimanere patrimonio della città di Milano e della Regione, e sul destino delle aree dopo la chiusura della manifestazione.
Un percorso tormentato quello dell'Esposizione Universale meneghina.
Ai ritardi nei lavori per la realizzazione delle strutture, agli scontri sulla gestione tra Letizia Moratti, sindaco di Milano e Commissario straordinario del Governo per la manifestazione, e Roberto Formigoni, Governatore della regione Lombardia, si è aggiunta anche la querelle su un possibile passaggio dell'esposizione internazionale alla città turca di Smirne. Voci, subito smentite dalla Moratti, alimentate da una notizia apparsa su 'Italia Oggi'. Secondo il quotidiano, da Ankara sarebbero giunte "offerte di disponibilità a subentrare a Milano". La Turchia - è scritto nell'articolo -sarebbe non solo "disposta a rifondere i costi già sin qui sostenuti dagli organizzatori dell'Expo, ma anche a fornire una congrua somma a mo' di avviamento-risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che Tremonti ha aperto nei conti degli enti locali milanesi e, in particolare, della Regione Lombardia".
Una ipotesi che in realtà appare poco verosimile stanti le procedure del Bie (Bureau of International Expositions) ovvero l'Ufficio Internazionale delle Esposizioni, ma che la dice lunga sull'esempio di cattiva gestione e sulla dimostrazione di inefficienza che stanno dando al mondo il Governo, la Regione Lombardia e il Comune di Milano.
Dietro questa poco edificante vicenda si celano infatti gli interessi fin troppo chiari e contrapposti dei diversi rappresentanti all'interno dello stesso Popolo della libertà: Letizia Moratti e Roberto Formigoni, con i "gruppi di interesse" che ad essi fanno riferimento.
Tutto inizia nel 2007, quando viene decisa la "location" per l'esposizione universale del 2015. La scelta cade su una vasta area a nord di Milano, tra l'autostrada per Torino e quella dei Laghi, nei comuni di Pero e Baranzate. Un milione e 300mila metri quadrati di desolazione: terra battuta, rifiuti gettati qua e là, qualche albero. Un'area che non vale nulla, non è edificabile ed è qualificata come "agricola". I proprietari sono, al 70%, la Fondazione Fiera Milano, controllata dalla Regione e tradizionalmente vicina ai vertici di Comunione e Liberazione, e la famiglia Cabassi, che ha acquistato il suo 30% nel 2002. All'epoca nessuno capì il motivo di quell'operazione. Nel 2007 tutto diventa più chiaro: il progetto Expo prevede aree verdi, linee metropolitane, strade, rete fognaria, opere pubbliche per oltre 3 miliardi di euro. Quei terreni diventerebbero, come d'incanto, irresistibilmente "appetibili". Il piano che viene firmato da Comune di Milano, Fiera e Cabassi assegna la gestione delle aree in concessione alla società Expo dal 2010 al 2017, dopodiché le stesse tornerebbero ai legittimi proprietari, insieme alla possibilità per gli stessi di edificare su una superficie pari fino ad un milione di metri quadrati.
Un affare per tutti: Comune e Regione non avrebbero speso un euro per quei terreni, mentre i proprietari si sarebbero ritrovati fra le mani un vero e proprio tesoro: manna per la Fondazione Fiera di Milano che così avrebbe messo più di una toppa ai suoi bilanci disastrati.
Ma il diavolo, si sa, fa le pentole e non i coperchi. La crisi, in questo caso, ridimensiona la copertura finanziaria che doveva essere assicurata per la realizzazione delle opere, e per gli attori di questo psicodramma tutto diventa più rischioso; in breve il piano "perfetto" salta.
Letizia Moratti allora mette sul tavolo il suo progetto di riserva, che prevede la realizzazione di un grande parco botanico dedicato alla biodiversità. Formigoni però non ci sta a fare il comprimario, vuole il controllo dell'operazione; propone di acquistare (con i soldi della Regione) le aree che non valgono praticamente nulla, e per farlo è disposto a pagare più del loro valore di mercato. Passato l'Expo 2015 – nelle intenzioni del Governatore - il parco resterebbe alla città di Milano, mentre in una parte consistente di quel territorio verrebbe costruito un nuovo quartiere residenziale: un favore non da poco alla Fondazione Fiera Milano, ai ciellini e al vasto sistema di potere, politico, economico e finanziario, che ruota intorno al Presidente della Lombardia.
Non è tutto, sulle realizzazioni delle opere per la manifestazione, pesano forti sospetti di infiltrazioni mafiose… ma di questo parleremo la prossima settimana, nella seconda parte.


di Danilo Sinibaldi

 

3 Ottobre 2010

L'EXPO-llaio DELLE LOBBY



Seconda parte

L'expo 2015 non trova pace. La grande manifestazione che potrebbe rappresentare l'occasione per rilanciare l'immagine del nostro Paese nel mondo, va ridimensionandosi sotto i colpi di mannaia dell'improvvisazione più assoluta e degli interessi di bottega in seno al Pdl; tanto da mettere in forse lo svolgimento dell'Esposizione universale stessa. Un boomerang che potrebbe colpire a morte quel poco di prestigio che l'Italia, nonostante tutto, mantiene in campo internazionale.
Il tempo stringe. Il 19 ottobre Milano dovrà presentarsi di fronte ai membri del Comitato esecutivo del Bie (Bureau of International Expositions), e dimostrare di poter contare su quel milione di metri quadrati che devono ospitare le strutture dell'Expo. Senza questa certezza l'assemblea del Bie non potrà ufficializzare, in novembre, la registrazione del dossier di candidatura della città. Ergo, l'Expo meneghina sembra essere appesa ad un filo.
Nonostante l'imminente scadenza, infatti, mesi di trattative, scontri e cambiamenti di fronte, le parti non hanno ancora raggiunto un accordo. Anche il progetto che prevedeva l'acquisto da parte di Fondazione Fiera della quota fondiaria del gruppo Cabassi, è fallito miseramente. La questione da risolvere è proprio quella legata ai terreni e al loro sfruttamento futuro. Lo stallo è squisitamente politico ed è determinato dalla guerra di potere e d'interesse tra il Sindaco di Milano Letizia Moratti, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e quello della Provincia, Guido Podestà.
Da parte sua la Regione vorrebbe creare una società aperta anche agli attuali proprietari privati, per gestire le aree e, soprattutto, l'enorme business che si svilupperà una volta terminata l'esposizione. Dall'altra, Comune e Provincia che, dopo il no del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti all'acquisto dei terreni, spingono perché si arrivi ad un comodato d'uso degli stessi con diritto di superficie da parte dei proprietari. Sarà dura arrivare ad una soluzione che soddisfi gli "appetiti" delle parti in campo.
Per sbloccare l'empasse sui terreni è intervenuto anche il candidato alle primarie del Pd, l'architetto Stefano Boeri, che ha proposto di spostare l'Expo nelle aree pubbliche dell'ortomercato. Idea bocciata dall'altro candidato del Centrosinistra alle stesse primarie, Giuliano Pisapia e, come prevedibile, da Formigoni. Il Governatore ostenta sicurezza: la questione dei terreni - dice - sarà risolta entro poche settimane, tuttavia ha dovuto ammettere che "i tempi si sono allungati rispetto alla nostra previsione originaria ma, - rassicura - saranno perfettamente rispettati i tempi del Bie". Dichiarazioni ottimistiche che mal si conciliano con la situazione sul campo e con i timori degli stessi consiglieri di Expo 2015 spa, che chiedono allarmati risposte ufficiali a Comune, Provincia e Regione e minacciano la convocazione di un'assemblea dei soci. Timori fondati visto che, mentre scrivo, arriva l'ennesimo rinvio della seduta del Consiglio Regionale lombardo in cui Formigoni avrebbe dovuto riferire all'aula, e quindi a tutti i cittadini, lo stato dell'arte dei lavori.
Così mentre infuria la guerra interna al Pdl, l'Expo2015 si allontana da Milano sotto gli occhi attoniti del mondo.

di Danilo Sinibaldi

 

13 Ottobre 2010

EXPO 2015, IL PIATTO RICCO DELLA 'NDRANGHETA



Terza parte

Il piatto ricco di Expo parla molte lingue: quella dei turchi di Smirne che si godono lo spettacolo della disorganizzazione padana sperando di diventare il terzo che gode, quella tribale-leghista di chi sconta l'ansia da prestazione sul territorio, quella radical chic della sindachessa Moratti che pensava di giocare con "la casa delle bambole" e invece si ritrova con in mano uno dei più impegnativi eventi della storia di Milano in questi ultimi anni. Ma la lingua ufficiale di Expo, non ci sono dubbi, sarà quella calabrese. Tanto per citare qualche esempio Francesco Valle (72 anni, postura da boss e tanto di villa-bunker a Bareggio, in via Aosta, sul confine milanese): nell'ordinanza di arresto è raccontata con dovizia la strategia modello per mangiarsi l'Expo: "La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore del campo immobiliare, tra gli arrestati) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un 'mini casinò', una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l'area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all'amicizia con Davide Valia (assessore comunale a Pero)". In un'intercettazione Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero... cosa dobbiamo avere?». Dalle intercettazioni, si legge sui documenti, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all'interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». E in una informativa della Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l'avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».
Il padrino, i servi a disposizione e le amicizie politiche: gli ingredienti perfetti per mangiarsi l'Expo. Per concimare gli affari di famiglia piuttosto di quel noioso "nutrire il pianeta" che dovrebbe essere il tema dell'esposizione internazionale.
La famiglia Valle (ma sono molte e diverse le famiglie mafiose e paramafiose in Lombardia) è già al lavoro su Expo mentre nelle pubbliche amministrazioni coinvolte (Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia) ancora si litiga sui terreni e sugli indirizzi di progetto. L'antistato funziona meglio dello Stato legale: conosce i luoghi e ha già fissato i propri referenti. Si è impratichito negli ultimi anni in tutte le attività vicine al mondo dell'edilizia, ha scoperto i trucchi per infilarsi nelle regole, ha scaldato i camion per la movimentazione terra e trovato i prestanome per i ristoranti, gli hotel e i centri commerciali con cui soddisfare i visitatori.
Expo per la 'ndrangheta lombarda è un piatto ricco e la politica ha il dovere di farglielo andare di traverso.


di Giulio Cavalli

 

31 Ottobre 2010

L’OMBRA DEL MALAFFARE SULL’EXPO DI MILANO




Parte quarta


E così lo scorso 19 ottobre Milano ha avuto semaforo verde per l'Expo 2015. Il Bie (Ufficio internazionale Expo) ha infatti autorizzato la registrazione della manifestazione all'Assemblea generale del prossimo novembre.
Un via libera ottenuto per il rotto della cuffia a causa dei ritardi dovuti alla pessima gestione dimostrata dai due principali protagonisti di questa vicenda: il sindaco di Milano e Commissario Straordinario dell’Expo, Letizia Moratti e il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Con loro i rispettivi gruppi di potere e affari che, non riuscendo a mettersi d’accordo sullo “sfruttamento” futuro dei terreni destinati ad ospitare le opere, fino all’ultimo momento hanno messo a rischio l’assegnazione dell’Esposizione Universale al capoluogo lombardo.
Una “figuraccia internazionale” di cui abbiamo più volte scritto su queste pagine, sottolineata anche dalle parole del presidente della Commissione Bie, Christensen che ha detto di ''aver cercato di essere il più collaborativo possibile'' con il dossier milanese. Tradotto: i vertici del Bie sono stati buoni e forse hanno chiuso un occhio su qualche aspetto poco chiaro della faccenda.
Tutto sommato, quindi, una buona notizia per Milano e l’Italia: “Siamo tutti molto soddisfatti”, ha infatti dichiarato la Moratti. Parole alle quali ha fatto eco il presidente Formigoni che, all’insegna dello ‘scurdammoce ‘o passate’ – almeno temporaneamente –, ha detto: “Stiamo tutti allineati dietro al sindaco Moratti".
Da vecchio lupo della politica Formigoni sa bene che non gli conviene avere come nemico la sindachessa medagliata con i nuovi superpoteri. Quelli assegnatigli dal Governo Berlusconi per organizzare l’Expo e che gli permetteranno di decidere e dare il via a nuove opere anche in città, bypassando così l’Aula consiliare e molti di quei controlli previsti dalle leggi ordinarie per assicurare la trasparenza e limitare al minimo il rischio, già concretizzatosi, di infiltrazioni mafiose. Parliamo di miliardi di euro di investimenti, la cui gestione si concentrerà nelle mani di una sola persona, quella Letizia Moratti, appunto, che Antonio Di Pietro ha ribattezzato, non a caso, “Bertolaso2”.
Con il Governo in carica, infatti, tutto diventa emergenza e merita per questo una gestione straordinaria: dopo i rifiuti a Napoli e il terremoto in Abruzzo, ora anche l’Expo di Milano. Un metodo che sempre Di Pietro ha definito “criminogeno per assicurare l’impunità. Questa - ha detto - è ingegnerizzazione della corruzione”, e da ex Pm che sente prima di altri la puzza di bruciato ha previsto: “Prima dell’Expo vedremo i magistrati come è accaduto a L’Aquila e alla Maddalena”.
Ed è quello che sembra stia avvenendo in queste settimane. Voci sempre più insistenti negli ambienti milanesi, parlano di una Procura con i riflettori ben puntati sull’Expo. E se la magistratura dovesse aprire un’inchiesta, la prima a finirci dentro sarebbe proprio Letizia Moratti, che comunque si dice tranquilla. Tuttavia sussurri preoccupati filtrano anche dai piani alti del Pirellone e non escludono sviluppi a più ampio raggio. In questa chiave andrebbero letti i numerosi incontri succedutisi nei giorni scorsi. Tra questi, quello ai massimi livelli, a Roma, tra Roberto Formigoni, Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e Gianni Letta.
La preoccupazione, non solo in casa Pdl, è tanta. Soprattutto dopo alcune indiscrezioni su un esposto contro ignoti che sarebbe già stato depositato in Procura, con una presunta accusa di "procurato ritardo" (in soldoni siamo nei pressi del reato di abuso d’ufficio). Niente di ufficiale ancora, ma pare che i magistrati stiano concentrando la loro attenzione sulla gestione delle aree e delle risorse finanziarie, oltre che sulle modalità di assegnazione degli appalti. Non sono da escludere, quindi, sviluppi clamorosi.
Dopo 900 giorni di ritardi, litigi, accordi mancati, patti sottoscritti e poi smentiti, ora per l’Expo 2015 sembra profilarsi la stagione delle inchieste.


di Danilo Sinibaldi

 

20 Novembre 2010

Una discarica sotto l’Expo 2015




Autore La Redazione La Redazione

Quinta Parte


Ancora un ostacolo sul lungo e tortuoso cammino che dovrebbe portare alla realizzazione dell’Expo 2015. Non bastavano i ritardi infrastrutturali, i disguidi per la gestione sorti tra Letizia Moratti, sindaco di Milano e Commissario straordinario del governo per la manifestazione, e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, ma anche l’ombra della ‘ndrangheta, che sta mettendo in allarme tutte le istituzioni interessate, ora si sono aggiunte le irregolarità sui territori destinati ad ospitare parte delle strutture dell’Expo. Alcuni giorni fa, la procura di Milano ha sequestrato nel capoluogo lombardo un’area di 300 mila metri quadrati per anomalie nelle bonifiche autorizzate dal Comune e per la presenza di metalli tossici e diossina. La superficie, che si trova in zona Bisceglie, era stata recentemente indicata dall'amministrazione comunale per ospitare un progetto di riqualificazione in vista dell'Expo. Se non fossero intervenute le forze dell’ordine, coordinate dal pubblico ministero Paola Pirotta e non avessero messo i sigilli all'area incriminata - aprendo un fascicolo dove si ipotizzano i reati di avvelenamento di acqua, omessa bonifica e gestione di discarica a carico di una decina di indagati - sarebbero stati realizzati 2600 alloggi, un centro per giovani e anziani, una struttura sanitaria per disabili, un centro polisportivo. Insomma, un vero e proprio “paradiso sull’immondizia”, come lo hanno definito gli stessi inquirenti. È facile immaginare quali sarebbero stati non soltanto i danni ambientali ma anche le tragiche conseguenze per la salute dei futuri abitanti della zona.
L’autorizzazione alla bonifica dell’area era stata concessa alle società Antica Pia Marcia (gruppo Bellavista Caltagirone) e Torri Parchi di Bisceglie poi diventata Residenze di Bisceglie (gruppo Mangiarotti). I lavori dovevano essere effettuati dalle aziende Mspa e Arcadis srl che in realtà, secondo la procura, non hanno mai fatto nessuna vera operazione di risanamento ma solo attività di copertura delle materie tossiche. La loro giustificazione è che i costi di una pulizia approfondita superano i valori immobiliari del sito (165 milioni di euro, 700 euro al metro quadro, a fronte di una stima del territorio pari a 120 euro al metro quadro).
Anche se la società che si occupa direttamente dell’Expo non è in alcun modo coinvolta nell’inchiesta, ci si chiede come mai non siano state fatte opportune verifiche sullo stato della bonifica del territorio, prima di annunciare - come ha fatto a metà ottobre l'assessore all'urbanistica, Carlo Jasseroli – che sull’ex discarica sarebbe sorto il parco delle vie delle acque in vista dell'Expo 2015, spacciandola anche come “un’operazione brillante”, “un nuovo modo di costruire” che dai rifiuti fa emergere il verde. Peccato che, per il momento, siano riemersi soltanto metalli tossici e diossina.
È assurdo pensare che i lavori di costruzione siano cominciati senza che vi fosse “alcun certificato di collaudo di bonifica neanche parziale”, come si legge nel provvedimento con il quale il gip milanese, Cristina Di Censo, ha convalidato il sequestro d'urgenza dell’ex cava di Geregnano. Ancora una volta è stata la società civile a sopperire alle inefficienze della pubblica amministrazione, dato che i cittadini, organizzati in comitati locali, hanno raccolto informazioni e dati per denunciare questo cortocircuito tra profitto privato e salute pubblica.
Appoggiati da Legambiente Milano ovest e Italia Nostra, hanno condotto una vera analisi di rischio, con tanto di documentazione, che, attraverso un esposto consegnato alla magistratura, ha portato al sequestro dell’area a Bisceglie.
Per la prossima puntata di questa intricata storia, che non accenna a diventare chiara, dobbiamo aspettare martedì prossimo quando – si spera – l’assemblea generale del Bie (Bureau of International Expositions) darà il via libera alle grandi opere dell’Expo. Noi vi racconteremo quello che è giusto sapere su uno dei più grandi “affari” italiani.


di Annalisa Lospinuso

 

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