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      <title>Italia dei Valori</title>
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         <title>L’ombra sinistra del fascismo </title>
         <description>A sentire le dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri, che non è un passante qualsiasi ma addirittura il capogruppo dei senatori di Berlusconi, c’è da provare un brivido alla schiena. Ed è impossibile non ricordare (come è capitato a me, da storico) che  è stato il regime fascista di Benito Mussolini a parlare di arresti preventivi per chi voleva manifestare il proprio dissenso.
La Costituzione repubblicana sancisce invece, all’art. 21, che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Non bastasse l&apos;articolo 21, gli altri principi contenuti nella carta del 1948 riaffermano ad ogni passo questa e le altre libertà fondamentali che sono alla base di una democrazia moderna. 
E allora come fa il senatore Gasparri, che ha giurato sulla Costituzione, a dire una così grande e pericolosa sciocchezza? Forse bisognerebbe chiederlo all’esperto politico almeno con un’apposita interrogazione.
Se neppure i parlamentari osservano la costituzione, come fanno a fare il loro mestiere e addirittura a voler riscrivere le regole costituzionali? 
Insomma le domande si affollano di fronte a questa  come  ad altre sortite di questi giorni. 
Non sarà il caso di rimandare a scuola (o a casa) molti esponenti della maggioranza berlusconiana, a cominciare dal loro capo carismatico?</description>
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         <pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:58:24 +0000</pubDate>
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         <title>Se canti &quot;Silvio c&apos;è&quot; la Brambilla ti premia</title>
         <description><![CDATA[“Pur essendo a libro paga del ministero del Turismo, avrebbero svolto attività di partito”. Questo, nero su bianco, il verdetto della Corte dei Conti di Roma che, dopo la denuncia de il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/brambilla-la-corte-dei-conti-indaga-sui-consulenti/82455/">Fatto quotidiano</a>, ha aperto un’istruttoria sull’attività del ministro Michela Brambilla e sul ministero del Turismo. L’ipotesi in campo è danno erariale per utilizzo di risorse pubbliche per lo svolgimento di attività diverse da quelle oggetto delle consulenze. Cosa avrebbe fatto il ministro Brambilla? Secondo quanto riportato dal quotidiano il Fatto, avrebbe affidato consulenze per rilanciare l’immagine dell’Italia ad una decina di persone di varia estrazione professionale ma con un minimo comun denominatore: avrebbero lavorato tutti nel settore dello spettacolo, nelle televisioni Mediaset e svolto attività presso i Circoli delle libertà di Silvio Berlusconi. Ovviamente, come era d’altronde immaginabile, lei si è difesa da ogni accusa, in piena retorica berlusconiana: sono addebiti infondati e strumentali nel tentativo di gettare discredito sull’azione di governo. I contenuti di tali articoli, ha poi ribadito la ministra, sono assolutamente privi di fondamento e volti unicamente a strumentalizzare fatti e circostanze di tutt'altra portata, come troppo spesso accade in Italia. Manco a dirlo si è scatenato tutto lo stato maggiore di governo e della maggioranza a sfoderare per la signora ministra la più arguta e sentita difesa d’ufficio. L’immancabile ministro Gianfranco Rotondi: è corretta, chiarirà tutto. E’ arrivata anche la difesa accorata di Ignazio La Russa, un po’ interessata per la verità visto che, dalla denuncia della trasmissione Report, il figlio Geronimo si sarebbe aggiudicato una consulenza all’Aci grazie alla signora dei salmoni. Si è scomodato persino l’ineffabile presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto che, per l’occasione, ha fatto sfodero di cultura del giallo, citando i dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Non sono riusciti a far fuori Berlusconi, ora ci provano con i ministri uno ad uno. E, infine, Sandro Bondi, quello che ha rivolto un appello accorato ai compagni a ritirare la mozione di sfiducia che pende anche sulla sua testa per il disastro di Pompei. Desidero esprimere la mia piena solidarietà al ministro Brambilla per la solita brutale, infondata e completamente inventata campagna di denigrazione che scatta ormai come una caccia all'uomo da parte della sinistra: queste le parole del ministro dei Mali Culturali. Infondata campagna, innocente ministra, sarà. Noi, come d’altronde il ministro, attendiamo sereni e pazienti i risultati dell’istruttoria della Corte dei Conti con un “ma” grande come una casa. Se la Corte dei Conti dimostrerà in maniera incontrovertibile che gli addebiti a lei contestati risultano veri, un istante dopo chiederemo al ministro del Turismo di dimettersi. Saremo degli inguaribili romantici delle istituzioni, ma un ministro che avrebbe usato il suo dicastero come ufficio di collocamento di supporters di partito e i soldi pubblici per pagare i sostenitori dei Circoli della Libertà del suo capo partito, ha una sola strada davanti: quella delle immediate dimissioni]]></description>
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         <pubDate>Mon, 20 Dec 2010 09:43:16 +0000</pubDate>
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         <title>Ocse: cresce la disoccupazione giovanile, Italia penultima</title>
         <description>Il 2010 sta per concludersi ed è tempo di bilanci. Purtroppo non sono affatto rassicuranti. Cattive notizie giungono da oltralpe, l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico) ha denunciato un drammatico scenario per l’occupazione giovanile: nel terzo trimestre del 2010, nei 33 Paesi aderenti all’organizzazione ci sono 3,5 milioni di giovani disoccupati in più rispetto allo stesso periodo del 2007 e almeno 16,7 milioni di ragazzi identificati come “neet” (Not in education, employment or training), ovvero i ragazzi che non studiano, non lavorano né cercano un impiego. La situazione italiana è anche peggiore: siamo penultimi nell’area Ocse per l’occupazione di ragazzi tra i 15/16 e 24 anni, pari soltanto al 21,7%, ben al di sotto della media degli altri Stati che è del 40,2%. Dietro di noi, magra consolazione, c’è soltanto l’Ungheria con il 18,1% di giovani occupati.  Un vero e proprio crollo, se si pensa che nel 1999, il 27,3 dei giovani aveva un posto di lavoro.
In un periodo così nero, coloro che hanno trovato un impiego sono considerati privilegiati, ma la loro condizione non è certo invidiabile. Sempre l’Ocse, infatti, denuncia che il 44,4% di chi ha un lavoro è precario e il 18,8% ha contratti part-time.  Il dato più sconfortante è quel 15,9% di ragazzi che non studiano né lavorano: 16,7 milioni di persone che vivono senza far nulla, loro malgrado. Secondo l’Ocse 6,7 milioni di questo gruppo sono alla ricerca di un posto di lavoro ma altri 10 milioni hanno addirittura smesso di cercare perché scoraggiati dalla situazione.  Sono ragazzi che non credono più in un futuro migliore, ai quali sono stati tolti anche i sogni e la possibilità di fare progetti.
Questo quadro sconfortante è confermato anche dal Centro studi di Confindustria che in una ricerca parla di una diminuzione, dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010, del numero di occupati in Italia pari a 540mila persone, alle quali si aggiungono le ore di Cassa integrazione guadagni che hanno un impatto pari a 480mila unità di lavoro. Il numero dei disoccupati a ottobre 2010 era di 2,167 milioni, più del doppio rispetto ad aprile 2007. Confindustria non lascia spazio a previsioni ottimistiche nemmeno per il prossimo anno, stimando che “il numero delle persone occupate continuerà a diminuire nel 2011”, con un calo atteso dello 0,4%. Il tasso di disoccupazione toccherà il 9% nel quarto trimestre 2011 e “inizierà a scendere molto gradualmente nel corso del 2012”.
L’Italia fotografata nel pieno della sua crisi economica sembra essere diversa da quella della quale parla Silvio Berlusconi. Il governo vive rinchiuso nel Palazzo ignorando l’insofferenza  che regna in tutti gli strati sociali, dagli studenti delle superiori che non sanno se verrà tolto loro il diritto di studiare in università pubbliche ai neolaureati che continuano a mandare curricula senza ricevere alcuna risposta, passando per i precari a 800 euro al mese, per coloro ai quali il Capodanno coinciderà con lo scadere del contratto e per le migliaia di operai in cassa integrazione. I ministri preferiscono sminuire le manifestazioni, bloccare i cortei e attribuire le rivolte a pochi facinorosi. È più facile dire che il problema non esiste piuttosto che affrontarlo con proposte concrete.
L’Italia dei Valori continuerà, ora più che mai, a difendere il diritto al lavoro dei cittadini e soprattutto dei ragazzi, facendo proprio l’invito dell’Ocse rivolto a tutti gli Stati affinché “vengano lanciati programmi d’intervento che forniscano un’efficace assistenza alla ricerca di lavoro per i diversi gruppi di giovani”. Tra gli 11 punti del programma Idv c’è una seria riforma dello stato sociale che prevede nuovi e più adeguati ammortizzatori sociali e misure di stimolo all’occupazione, come ad esempio l’abbattimento del costo del lavoro per favorire le assunzioni a tempo indeterminato, un salario minimo d’ingresso per i giovani pari ad almeno mille euro al mese, la copertura dei periodi di assenza per maternità, malattia e infortunio per le partite Iva con un reddito inferiore a 20.000 euro l’anno.
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         <pubDate>Sun, 19 Dec 2010 14:16:21 +0000</pubDate>
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         <title>Lazio: con nuove commissioni speciali, più controlli e trasparenza </title>
         <description>Incidenti sul lavoro, infiltrazioni mafiose, federalismo fiscale e Roma Capitale. Sono solo alcuni dei temi di stretta attualità che avranno un&apos;attenzione maggiore e un controllo più puntuale e stringente, grazie ad una proposta di legge, istitutiva di alcune commissioni speciali, approvata dal Consiglio regionale del Lazio lo scorso 13 dicembre. 
La proposta, passata con il solo voto contrario del Partito radicale, è stata votata anche dal gruppo consiliare dell&apos;Italia dei valori d&apos;intesa con il centro sinistra, e rafforzerà il ruolo dell&apos;opposizione assegnandole un potere ispettivo e di controllo maggiore. Inoltre, grazie all&apos;Idv, si è riusciti ad inserire importanti correttivi. 
Tra le commissioni speciali previste dalla proposta di legge, quella per la sicurezza sul lavoro, avanzata dal consigliere Idv, Claudio Bucci, è particolarmente importante, perché il Lazio è la seconda regione italiana per incidenti e morti bianche; una vera e propria piaga sociale sulla quale già nella scorsa legislatura è iniziato un percorso di iniziative e finanziamenti, che senza nuovi impulsi rischierebbe di interrompersi.
Urgente è anche la Commissione d&apos;Indagine sulle infiltrazioni mafiose. Prova ne è lo scioglimento per mafia di diversi comuni laziali come Nettuno. Mentre altri, vedi Fondi ma non solo, dove l&apos;Idv ha svolto un&apos;importante azione politica, sono in odore di infiltrazioni malavitose. A Roma, inoltre, sono stati accertati ingenti investimenti da parte della criminalità organizzata e la magistratura ha sequestrato attività commerciali usate dalla &apos;ndrangheta per riciclare i proventi di traffici illeciti. Il quadro preoccupa l&apos;Italia dei valori che da tempo denuncia il fenomeno, a differenza della destra laziale che ha sempre cercato di minimizzarlo. L&apos;istituzione di questa commissione, quindi, insieme a quella sul federalismo fiscale e Roma Capitale, è un importante dato politico che l&apos;Italia dei valori rivendica. Per Roma Capitale, soprattutto, siamo alla vigilia di un cambiamento normativo che riguarda tutta la Regione e sono molti i problemi ancora da risolvere, soprattutto di carattere normativo. Esiste, infatti, il rischio che vengano escluse dalla riforma aree del territorio della provincia di Roma, con ripercussioni negative sul loro sviluppo economico. 
E&apos; importante sottolineare che l&apos;istituzione di queste nuove commissioni non peserà sul bilancio del Consiglio e non ricadrà sulle spalle dei cittadini. Grazie all&apos;impegno trasparente e puntuale del gruppo Idv, infatti, è stato approvato un articolo secondo il quale i costi di queste commissioni saranno coperti riducendo i contributi ai gruppi politici presenti in Consiglio regionale. Quindi togliendo fondi alla partitocrazia per restituirli al ruolo delle Istituzioni. Un segnale importante in un momento così difficile per il nostro Paese. 
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         <pubDate>Sun, 19 Dec 2010 09:28:00 +0000</pubDate>
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         <title>Privatizzazioni contro parentopoli e scarsa efficienza</title>
         <description>Il centrodestra si era presentato all’Italia come una coalizione attenta al mercato e alla concorrenza. In realtà, però, in questi anni il governo Berlusconi ha fermato il processo di liberalizzazione dei mercati e di privatizzazione delle aziende pubbliche, in particolare ha bloccato l’apertura dei servizi – penso alle professioni – e la liberalizzazione di quelli pubblici locali che svolgono varie funzioni legate ai cittadini e alle imprese economiche (energie, trasporti, smaltimento dei rifiuti…). Il fatto che queste prestazioni locali siano in gran parte, in quasi tutte le città italiane, affidate ai Comuni, spesso in regime di semimonopolio, ha diminuito i vantaggi che i cittadini avrebbero potuto ricevere dalle liberalizzazioni avviate dal governo Prodi e dai precedenti esecutivi del centrosinistra. 
Quindi si è creato un collo di bottiglia: le liberalizzazioni fatte a livello centrale si sono bloccate a quello locale perché incontrano dei monopoli gestiti da enti pubblici. Su questo fronte c’erano diverse proposte di legge mai portate avanti. 
Noi dell’Italia dei Valori siamo convinti che sia importante riprendere il processo di apertura di questi servizi, non perché crediamo in assoluto che il privato sia meglio del pubblico ma perché in concreto pensiamo sia necessario rimuovere i monopoli che di fatto riducono i benefici dei cittadini, mantengono prezzi più alti per i servizi erogati, offrono una qualità più bassa rispetto a quella che si avrebbe se fossero offerti in regime di concorrenza. C’è un altro fattore che bisogna tenere in considerazione: in questi giorni a Roma è stato scoperto che in molte aziende municipalizzate, che offrono servizi pubblici locali, sono state assunte decine e decine di persone vicine al centrodestra e in particolare all’ex Alleanza Nazionale (il partito del sindaco Gianni Alemanno). Questa commistione tra politica e economia è uno dei fattori che ci fa ritenere che sia necessario dare la gestione di questi servizi ai privati perché probabilmente sarebbero molto più attenti alle assunzioni. Abbiamo scoperto che sono stati assunti parenti, amici, segretari, spesso privi di titoli di studio e curricula pertinenti, di competenze adeguate per ricoprire le funzioni a loro assegnate; tutto questo in un momento storico in cui migliaia e migliaia di persone perdono il loro posto di lavoro, tantissimi giovani vivono in una situazione di precariato lavorativo. Ecco, proprio quando le persone “normali”, senza parentele importanti, sono costrette a cercare lavoro con grande fatica, gli amici degli amici di chi governa la capitale vengono assunti con estrema facilità nelle aziende municipalizzate. 
Noi dell’Idv non siamo in astratto contro le aziende pubbliche ma siamo contro l’abuso che si fa di queste aziende, perciò pensiamo che sia importante avviare la liberalizzazione delle imprese pubbliche locali per garantire ai cittadini una migliore qualità dei servizi, tariffe più basse, innovazione tecnologica e per evitare che tali aziende diventino una riserva di privilegi per coloro che governano gli enti locali.  </description>
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         <pubDate>Sat, 18 Dec 2010 08:58:50 +0000</pubDate>
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         <title>AGGIUNGI UN POSTO ALL&apos;ATAC</title>
         <description>Il primo capitolo di quella che tutti definiscono “la parentopoli romana” si è aperto con il caso Atac, l’azienda dei trasporti pubblici della Capitale. La storia è riassumibile con il numero di assunzioni a chiamata diretta negli ultimi due anni, 854, per un costo di circa 50 milioni di euro l’anno che in due anni equivalgono al deficit che sta portando al fallimento l’azienda. Nella lista ci sono tutti: congiunti dei dirigenti Atac, amministratori vicini politicamente all&apos;ex a.d. Adalberto Bertucci (che prima di lasciare il suo posto si è auto assegnato una consulenza di oltre 200mila euro), parenti degli assessori, persino una cubista promossa alla segreteria della direzione industriale. E ancora: Francesco Bianco, ex Nar, e Gianluca Ponzio, già Terza Posizione, con alle spalle processi per rapina e omicidio;  un esercito di mogli, cugini, fratelli, figli. Tutti assunti senza selezione e con retribuzioni elevate. Tutto questo mentre emergevano i dati del numero elevatissimo di corse che ogni anno saltano, con buona pace dei passeggeri che aspettano alle fermate, e un inquietante caso di appalti gonfiati sulle forniture di pezzi di ricambio delle vetture.
Un insulto a tutti i romani, coloro che usufruiscono di mezzi pubblici sempre più scadenti, quelli che hanno figli in cerca di occupazione, chi passa la vita a studiare e si vede scavalcare nella ricerca di un impiego da persone che possono mettere nel curriculum solo le famigerate &quot;conoscenze&quot;. Uno scandalo che non concede margini di difesa.
Il secondo capitolo, con le stesse modalità ma con dimensioni se possibile maggiori si è aperto su Ama, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, della manutenzione dei giardini e di numerosi altri servizi. Ancora una volta i numeri parlano chiaro: 1400 assunzioni, a chiamata diretta, in due anni e mezzo, in un&apos;azienda che ha in tutto 7mila dipendenti. Sono state così pagate tutte le cambiali elettorali di Alemanno e dei suoi seguaci, e qualche assunzione è servita pure per accontentare gli alleati. Gli effetti concreti di queste nuove assunzioni in ogni caso ai cittadini non sono pervenuti: la città è sempre più sporca.
Ora si sta per aprire il terzo capitolo, quello che riguarda Acea, l’azienda quotata in borsa ma a maggioranza pubblica, che si occupa di energia e acqua. Ma non mancano altre segnalazioni di assunzioni sospette nelle altre aziende della galassia capitolina.
Alemanno si è difeso dicendo di essere all’oscuro di tutto. Salvo poi accettare le dimissioni del suo capo scorta, al quale ha sistemato entrambi i figli nelle due municipalizzate. Il sindaco ha anche ammesso una carenza di controllo e ha annunciato  un “segno di discontinuità” rispetto al passato. Parole che non significano niente e alle quali proviamo noi a dare un senso, sotto forma di consiglio: le dimissioni.</description>
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         <pubDate>Fri, 17 Dec 2010 14:23:05 +0000</pubDate>
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         <title>Successo Idv in Europa: Kessler presidente dell&apos;Olaf</title>
         <description>Arriva da Strasburgo, in questa fine 2010 una buona notizia, la nomina di Giovanni Kessler alla direzione dell&apos;Olaf, l&apos;Ufficio antifrodi dell&apos;Unione europea, un organo molto importante che vigila con poteri ispettivi diretti sul buon utilizzo dei fondi europei che spesso, e soprattutto nel nostro paese, sono utilizzati per altri fini che non quelli istituzionali.
Si tratta di una vittoria importante per l&apos;Italia, dopo molti schiaffi ricevuti soprattutto durante la fase si nomina dei vari ambasciatori dell&apos;Unione europea che ha penalizzato pesantemente il nostro paese. Una vittoria, quindi, anche del sistema italiano che ha fatto in buona parte quadrato intorno alla candidatura di Giovanni Kessler ma, devo dire, soprattutto una vittoria per l&apos;Italia dei valori. 
La Commissione del controllo dei bilanci che ha atteso, come dire, la regia di questa nomina, presieduta da Luigi De Magistris, ha infatti avuto un ruolo determinante in questa nomina. E credo che abbiamo fatto bene, l&apos;anno scorso, neoeletti al Parlamento europeo, a negoziare in una trattativa che all&apos;epoca non fu assolutamente facile per noi dell&apos;Idv, la presidenza della Commissione del controllo dei bilanci, per una persona come De Magistris che abbina le capacità politiche alle sue straordinarie conoscenze come magistrato, soprattutto e non solo, nel campo delle frodi comunitarie. 
Si tratta quindi di una grande soddisfazione perché quella di Kessler era una candidatura tutt&apos;altro che scontata; c&apos;erano dei concorrenti assai agguerriti, appoggiati da Stati che hanno un peso specifico nelle trattative europee assai pregnante e anche candidati interni all&apos;organizzazione, o comunque appoggiati dall&apos;Olaf stessa, oppure candidati dietro ai quali si poteva intuire forse la presenza di qualche potere forte come la Massoneria. 
L&apos;Olaf, infatti, ripeto, ha un ruolo cruciale; ha bisogno anche di un nuovo slancio e di qualche riforma e noi crediamo che Kessler sia la persona giusta: ha avuto un&apos;esperienza come politico, come magistrato, si è occupato molto anche di supervisione elettorale, ha quindi quel tipo di capacità multidisciplinare che, abbinata peraltro alla sua ottima conoscenza linguistica (si tratta del resto di un cittadino italiano di minoranza linguistica tedesca) , fa si che con lui penso, l&apos;Europa avrà  la persona giusta in un settore estremamente cruciale. Ripeto, anche se c&apos;è stato un concorso generale per questa nomina che era tutt&apos;altro che scontata, credo che l&apos;Italia dei valori possa giustamente e, in particolar modo Luigi De Magistris come presidente della Commissione controllo bilanci, vantarne il merito principale. 
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         <pubDate>Fri, 17 Dec 2010 09:44:20 +0000</pubDate>
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         <title>Parte da Bergamo il tour Idv per i diritti dei lavoratori dello sport</title>
         <description>Parte domani, venerdì 17 dicembre, da Bergamo, il tour per l&apos;Italia dell&apos;Idv, per promuovere una nuova cultura dello sport e per sollecitare una legge quadro che ponga fine alle discriminazioni e alla mancanza di diritti di cui soffrono le atlete italiane. Decine di migliaia di professioniste che si ritrovano ogni giorno sui campi da gioco di calcio, pallacanestro, volley, nelle piscine ecc. e che subiscono vergognose discriminazioni di genere. Rispetto ai colleghi maschi, non hanno tutele previdenziali né contrattuali e sono pagate mediamente meno. 
A denunciare questo stato di cose è stata l&apos;Italia dei valori, con l&apos;obiettivo di dotare di risorse certe il settore, sensibilizzare l&apos;opinione pubblica verso questo problema, coinvolgendo le scuole e chiedendo trasparenza nella gestione dei soldi pubblici per gli impianti sportivi. 
L&apos;Idv si sta fattivamente impegnando, insieme con il Pd, in una battaglia politica volta a mettere fine a quella che viene definita una “vergognosa discriminazione” subita dalle professioniste rispetto ai colleghi uomini. 
Il leader dell&apos;IdV Antonio Di Pietro è più volte intervenuto in proposito, denunciando le mancanze legislative, come quella che interessa i professionisti senza tutele come le donne. “Il fatto che in Italia la maggior parte degli atleti non abbia diritto di accedere a una legge dello Stato, ossia quella sul professionismo sportivo, ha semplicemente dell&apos;incredibile - ha dichiarato Di Pietro -. Dobbiamo combattere questo stato di cose e far cessare le ingiustizie subite dalla donne anche nello sport. Oltretutto le atlete non possono godere di tutele nemmeno nelle sei discipline sportive dove gli uomini sono professionisti. Rimediare a questa sperequazione è una nostra priorità”. 
Dopo l&apos;appuntamento di domani a Bergamo, il tour per l&apos;Italia dell&apos;Idv proseguirà con tappe a Padova, Bari, Palermo, Civitanova Marche e altre città; per arrivare a Roma a marzo del 2011 con un  evento internazionale. 
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         <pubDate>Thu, 16 Dec 2010 13:56:58 +0000</pubDate>
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         <title>Processo Thyssen, una sentenza contro la &apos;mattanza&apos; </title>
         <description>Al processo di Torino per la strage sul lavoro della Thyssen krupp del 7 dicembre 2007, in cui persero la vita sette operai, l’accusa ha chiesto la condanna a 16 anni e mezzo per l’ad Herald Espenahan, a 13 anni e mezzo per altri quattro dirigenti e a nove anni per un quinto dirigente.
La sentenza sarà di grandissima importanza non a fini di vendetta ma per la possibile instaurazione di un principio giuridico fondamentale. Per la prima volta al principale imputato è stato contestato infatti il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, mentre per gli altri imputati l’accusa è di omicidio colposo.
Se la sentenza confermerà l’impianto accusatorio, si stabilirà quindi che trascurare la sicurezza sul lavoro per moltiplicare il profitto è un reato di prima grandezza, che si configura a tutti gli effetti come un omicidio volontario.
Inoltre, elemento altrettanto centrale, a essere messo sotto accusa, è direttamente l’amministratore delegato dell’azienda e non uno dei suoi tanti sottoposti. Viene così incrinato il meccanismo ideato dal ministro Sacconi per cui la responsabilità, in caso di infortuni sul lavoro, non può mai risalire ai vertici aziendali, con tutto quel che ne consegue in termini di impunità garantita per gli stessi. 
Si tratterà di un concreto passo avanti  sia sulla strada della difesa di una legalità non a uso esclusivo di pochi privilegiati sia su quello della sicurezza sul lavoro.
Viviamo in un paese in cui la tutela della vita e della salute dei lavoratori è considerato spesso un impaccio da aggirare con ogni mezzo, quando non da ignorare come se non esistesse. Le leggi in materia esistono, ma sono sistematicamente trasgredite dal momento che i colpevoli sono sicuri di cavarsela sempre a poco prezzo.
Il risultato è una mattanza di proporzioni raggelanti. Nel 2009 gli infortuni sul lavoro sono stati 790mila e hanno provocato 1050 morti. Una strage. Quest’anno il bilancio è già più sanguinoso. All’inizio di dicembre la percentuale di morti sul lavoro era superiore a quella dell’anno precedente dell’1,5%.
Con impressionante cinismo c’è chi si è rallegrato di queste cifre, segnalando che nel 2009 c’erano stati 85 morti sul lavoro in meno rispetto al 2008 e che gli incidenti erano diminuiti di quasi il 10%. Purtroppo le cose non stanno così. Le statistiche, che comunque sarebbero inaccettabili in un paese civile, non tengono infatti conto di tutto l’immenso continente del lavoro sommerso, milioni di lavoratori che sono di solito costretti a lavorare in condizioni di sicurezza inesistenti e che non figurano tra gli “incidenti sul lavoro” semplicemente perché nessuno ne sa niente.
Le statistiche, infine, non contano le malattie, che sono invece la principale causa di mortalità sul lavoro. I tumori provocati dall’esposizione ad agenti cancerogeni sono, secondo i dati dell’Istituto pubblico di ricerca sulla sicurezza sul lavoro, circa seimila l’anno.
La conclusione è evidente. Se c’è oggi un fronte in cui la lotta per i diritti del lavoro, quella per la costruzione di una democrazia sostanziale e quella per la difesa della legalità si intrecciano è proprio quello che riguarda la sicurezza sul lavoro. Per questo l’esito del processo per la strage della Thyssen Krupp è così importante per la civiltà di questo paese. </description>
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         <pubDate>Thu, 16 Dec 2010 09:28:25 +0000</pubDate>
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         <title>14 DICEMBRE: UNA GIORNATA DIFFICILE, TRA GUERRIGLIA URBANA E MANIFESTANTI IN PIAZZA</title>
         <description>Ieri nel centro di Roma si è respirata atmosfera da guerriglia urbana. In mattinata gli studenti universitari e medi si sono dati appuntamento in più piazze della capitale per dar vita a diversi  cortei e continuare la loro protesta contro i tagli del governo alla Scuola e all’Università.  Molte altre città d’Italia hanno visto le loro piazze e le loro strade gremite di studenti. Sì, perché sono mesi oramai che il mondo della scuola e dell’università con modalità più o meno discutibili, come occupazioni, autogestioni, scioperi o lezioni in piazza, sta cercando di smuovere l’opinione pubblica e sensibilizzare il governo sugli effetti devastanti che i tagli al sistema dell&apos;istruzione stanno producendo al diritto allo studio e alla ricchezza culturale del nostro Paese. Ma a manifestare il loro profondo disagio ieri in piazza non c’erano solo studenti; si sono formati altri cortei composti dalle persone più disparate: i cittadini dell’Aquila che, a più di un anno e mezzo dal disastroso terremoto, lamentano gli interventi inefficaci e tardivi del governo; gli abitanti di Terzigno e altri comuni campani, su cui incombe lo spettro delle discariche e degli inceneritori, preoccupati per la loro salute e quella dei loro figli; operai e lavoratori, precari e non, di diversi settori che vedono progressivamente erosi i loro diritti lavorativi, dalle magrissime pensioni al “collegato lavoro”,  al furto del TFR maturato. Insomma semplici cittadini accomunati dalla stessa amarezza di fronte alla sordità del governo rispetto ai problemi veri del Paese. 
I cortei procedono tranquillamente per tutta la mattinata; è nel primo pomeriggio che si scatena l’inferno: gruppi di facinorosi infiltrati tra i manifestanti si scontrano con le forze dell’ordine e devastano il centro storico di Roma assaltando banche, negozi incendiando automobili, cassonetti  in diversi punti della città. Chi è presente rivive con angoscia gli istanti drammatici del G8 di Genova. Il bilancio è sconvolgente: si parla finora di 90 feriti, tra manifestanti e forze dell’ordine; 41 le persone in stato di fermo con accuse di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi improprie. 
Quello che a nostro avviso manca o è mancato nel corso della lunga giornata del 14 Dicembre è stata un’attenta riflessione sulle motivazioni che hanno portato in piazza decine di migliaia di studenti e cittadini che volevano manifestare pacificamente ma che si sono trovati, loro malgrado, coinvolti nei disordini a causa della violenza e della stupidità di pochi. Su di loro è finalmente ora di concentrare la nostra attenzione se vogliamo capire a fondo quello che sta succedendo nel nostro Paese, in Europa e altrove. 
Noi la vediamo così. Si è formata e si sta allargando a macchia d’olio, da parte delle fasce più deboli della società, giovani in testa, la consapevolezza di trovarsi a vivere in una società che si professa moderna, ma non è più in grado di garantire benessere diffuso e livelli di vita qualitativamente alti ai suoi cittadini. I tagli alla sanità e alla scuola impongono la necessità di provvedere primamente, attingendo ai propri risparmi, per ottenere ciò che lo Stato non è più in grado di garantire: cure adeguate e un’istruzione di qualità. Bisogna adattarsi a ritmi di lavoro insostenibili senza avere tempo libero da passare in una famiglia sempre più trascurata. L’aria che respiriamo nelle nostre città è malsana; i prodotti della nostra terra sono contaminati, l’acqua che esce da molti rubinetti contiene quantità troppo elevate di arsenico a causa dell’inquinamento delle falde acquifere. 
La nostra condanna nei confronti degli atti vandalici e della violenza di ieri è ferma e decisa, e con la stessa fermezza e decisione esprimiamo la nostra solidarietà nei confronti di chi, ieri, è sceso in piazza per denunciare il proprio malessere e la propria disapprovazione nei confronti di scelte politiche che non lasciano intravedere alcuna speranza per il futuro e non rispondono minimamente alle legittime aspettative dei cittadini italiani. Gli effetti devastanti di un modo di far politica cieco e dissennato ricadono prima di tutto sulle classi sociali più deboli, mentre chi ci governa è troppo impegnato a salvaguardare gli interessi e i privilegi dei pochi cittadini fortunati che, in questo modo, non pagheranno mai, sulla loro pelle, le conseguenze di nessuna crisi economica, ma anzi ne usciranno sempre più forti e sempre più ricchi. 

M. Letizia Bosco 
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         <pubDate>Wed, 15 Dec 2010 09:44:26 +0000</pubDate>
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         <title>Vittoria di cartapesta</title>
         <description>L’esito del voto di oggi non cambia le carte in tavola. L&apos;esiguo margine col quale il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera, sottolinea ancor di più la debolezza di un esecutivo appeso, ora, agli starnuti di uno o due parlamentari. La storia insegna: il centro sinistra non riuscì a governare nel 2006, avendo in Senato tre voti di vantaggio e tra i senatori un solo esponente di governo, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Il governo Berlusconi ha circa 40, 50 tra ministri, viceministri e sottosegretari che sono anche parlamentari e quindi non assicurerebbero la loro presenza in Aula per le votazioni. Già nei mesi scorsi il governo pendeva non di 4 o 5 voti, ma di 40, 50. Quindi, indipendentemente da ciò che è accaduto oggi, il governo è destinato comunque a cadere. 
Ma il voto della Camera ha segnato la clamorosa sconfitta politica di Fini e di chi lavorava all’ipotesi, giusta o sbagliata che fosse, di dar vita ad un governo di larghe intese senza Berlusconi. Da domani, infatti, sarà ancora il Cavaliere a decidere se e quando salire al Quirinale, a decidere se chiedere il rimpasto. In questo caso il Presidente della Repubblica non avrebbe altra scelta che concederglielo, visto che non esistono altre maggioranze in Parlamento.
Cosa farà Berlusconi domani? Si aprono sostanzialmente tre ipotesi. Una prima nella quale cercherà di tessere la tela di un allargamento della maggioranza all’Udc e forse anche a Fli o ad una parte di Fli. Sicuramente giocherà il tutto per tutto per riuscire a chiudere questa trattativa. Una seconda fase, che si aprirà se la prima gli lascia qualche spiraglio positivo, lo vedrà recarsi dal Capo dello Stato e, dopo aver rassegnato le dimissioni, chiedere che gli venga affidato il reincarico. A questo punto Berlusconi cercherà di stringere un’intesa con tutta una parte del terzo polo, mettendo sul piatto un bel numero di ministri, viceministri e sottosegretari. Seguirà la fase più difficile di questo passaggio, ossia far digerire a Bossi e alla Lega la presenza di un nuovo alleato come l’Udc, così ostile al federalismo. Sicuramente Bossi non accetterà senza garanzie ben precise. La terza ipotesi, che si apre nel caso la prima e la seconda fallissero, vede le elezioni a Marzo, con un Berlusconi che confiderà nel fatto che le opposizioni all’asse Pdl-Lega si presenteranno divise. Sicuramente si tratta di scenari, tutti, poco lusinghieri, ma, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, quest’ultima ipotesi vedrebbe una svolta decisiva: per lo meno, sarebbe la volta in cui si farebbe definitivamente chiarezza sulla collocazione dell’Udc ed in cui finalmente il Pd sarebbe costretto a smetterla di inseguire alchimie di palazzo e sterili tatticismi parlamentari, rompendo gli indugi e dando finalmente vita, assieme a Idv e Sel, non tanto a nuove coalizioni, quanto ad un progetto radicalmente innovativo di modernizzazione del Paese. E’ di questo che l’Italia ha bisogno, in questo momento, di un governo stabile e con un progetto vero e di ampio respiro. Non certo di un esecutivo appeso ad un pallottoliere, che è un morto che cammina.</description>
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         <pubDate>Tue, 14 Dec 2010 14:34:11 +0000</pubDate>
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         <title>Antonio Ingroia non si tocca!</title>
         <description>E’ incredibile come in un paese devastato dalla corruzione, da parentopoli e da puttanopoli si sprechi tanto inchiostro per la partecipazione (tramite video messaggio) di Antonio Ingroia ad uno spettacolo, anche se di partito, come “Il dittatore del Bunga bunga” che si è svolto venerdì scorso a Bologna.
Cosa volete? Che restiamo tutti zitti a guardare la deriva di questo paese e ad osservare coloro che fanno della “moderazione” un vanto, tanto il loro stipendio a fine mese arriva da quei giornali che con la stessa “moderazione” hanno lasciato libera la casta di radere al suolo la vita e le aspettative di intere generazioni?
Vorrei entrare nel merito di questo grande scandalo italiano:
Ingroia è un magistrato che si sta occupando di inchieste delicatissime riguardanti i rapporti di collusione fra pezzi dello Stato, politica e criminalità organizzata.
L’utilizzo criminale del denaro pubblico da parte del sistema di casta, realizzato da troppi politici, criminali e detentori di incarichi pubblici in generale, ha messo in ginocchio Scuola, Università, Lavoro, Ambiente e Giustizia. A proposito di Giustizia, questo governo ha impoverito le forze dell’ordine e vorrebbe togliere ai magistrati gli strumenti per esercitare in modo autonomo, efficace e indipendente il proprio ruolo istituzionale volto a garantire l&apos;applicazione dei fondamentali principi di Uguaglianza, Legalità e Giustizia.
Il capo di questo governo ed altri suoi esponenti hanno grossi guai giudiziari che toccano le questioni che hanno rovinato il paese: mafia, corruzione, utilizzo illecito di denaro pubblico.
Grazie ad Antonio Ingroia e altri pochi magistrati, nonché giornalisti e gente comune, si è riusciti a fare un minimo di informazione su questi gravissimi casi che investono la nazione: sono stati loro la vera informazione in questo paese.
Quasi tutte le leggi vergogna di questa legislatura sono state approvate o hanno rischiato di esserlo nel quasi totale silenzio dei mezzi di informazione, troppo impegnati con il gossip politico che puntualmente finisce in prima pagina. Questo tipo di “moderazione”, richiesta oggi dai giornalisti del Bunga Bunga, è ovviamente avulsa dal contesto e dannosa per il paese. Il vero giornalismo è coraggio e ricerca della verità nei fatti. 
Mi verrebbe da chiedere… quale moderata strategia di comunicazione è stata applicata da detti giornalisti quando in Parlamento di discuteva della legge “ammazza” Giustizia del Lavoro? Per caso proprio in questo periodo si sprecavano fiumi di inchiostro sulla casa a Montecarlo di Fini? Questa parte della legge è talmente devastante per i lavoratori e per la società in generale che avrebbe dovuto occupare le prime pagine dei giornali per mesi! \	La ragazza che durante lo spettacolo ha fatto informazione su come difendersi da questa legge ha posto questioni antiberlusconiane oppure ha agito per arginare il danno prodotto dal vergognoso silenzio della stampa su questo argomento?
Tornando alla partecipazione del giudice Ingroia, anche accettando la “moderazione” dei giornalisti dei nostri tempi, non si può non notare che esso interviene trattando genericamente quei temi di interesse collettivo che, ripeto, stanno dilaniando l’Italia. E sostenere che il suo intervento sia riconducibile ad un atteggiamento antiberlusconiano significa ammettere che i problemi da lui denunciati, confermati d’altronde dalla stampa, siano riconducibili alla condotta del premier. Chissà come mai nessuno dei giornalisti del Bunga Bunga ha scritto sulle dichiarazioni del giudice circa il ruolo svolto da quell’Italia fatta di gente comune che resiste allo smantellamento dello Stato di Diritto. Infine, mi pare anche superfluo sottolineare che Ingroia ha chiarito la sua posizione rispetto alla politica, sottolineando che partecipa ad incontri organizzati anche da altri partiti. Ingroia ha lanciato messaggi di Giustizia, Democrazia e Uguaglianza, ed è questo quello che si aspettavano i 7000 spettatori in piazza a Bologna e le migliaia di persone che incontra lungo il suo cammino in tutta Italia. Il popolo italiano ringrazia Antonio Ingroia per avere ancora la forza di resistere con coraggio e determinazione.
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         <pubDate>Tue, 14 Dec 2010 09:31:32 +0000</pubDate>
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         <title>Solite bugie del premier ma in versione natalizia</title>
         <description>Il premier ha ripetuto le stesse bugie che ascoltiamo ormai da 16 anni e, dato il clima natalizio, le ha decorate con nastri e paillettes: ha cercato di blandire tutti con una lezioncina di educazione civica di quart’ordine, ma l’inconsistenza del suo intervento ha confermato che è ormai al crepuscolo. 
Deve lasciare Palazzo Chigi perché l’inefficienza del governo non può più essere subita da una società in piena emergenza. Se Berlusconi non si decide a farlo è solo perché sa che dovrà rispondere da imputato davanti ad un organo – il Tribunale di Milano – i cui componenti non sono in vendita come qualche parlamentare d’accatto.
Per questo bisogna aumentare il livello e la qualità del fare opposizione. L’Italia dei Valori sarà compatta nello sfiduciare il pericoloso premier-barzelletta e sarebbe da irresponsabili fare diversamente. Berlusconi è, infatti, già sfiduciato da un Paese in sciopero generale: studenti e docenti, magistrati e avvocati, giornalisti, operai, cassintegrati, forze dell’ordine, precari e famiglie sempre più povere e da ultimo, oggi, gli agenti della polizia. È evidente che la crisi è irreversibile, ottenere un voto in più con il mercato delle vacche non garantirà la governabilità del Paese, ma certificherà anzi la debolezza politica di un centrodestra che ha fallito indecorosamente. L’Italia dei Valori è vera forza di opposizione, ma se ci sono altri partiti, anche al di fuori dello schieramento di centrosinistra, che responsabilmente intendono mandare a casa Berlusconi ben vengano. Però vogliamo vederli alla prova, bisogna dimostrare con i fatti che si sta in Parlamento per il bene del Paese. Noi continueremo a lavorare per offrire all’Italia un’alternativa di governo che operi nell’interesse esclusivo dei cittadini.
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         <pubDate>Mon, 13 Dec 2010 17:02:04 +0000</pubDate>
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         <title>Vacche che volano: a Montecitorio va in scena la protesta Idv</title>
         <description>Oggi pomeriggio, in piazza Montecitorio, parlamentari e senatori dell’Italia dei Valori hanno organizzato il “mercato delle vacche”. Si è trattato di una manifestazione simbolica, con palloncini a forma di mucche, per denunciare la deplorevole compravendita di parlamentari che si sta svolgendo da alcuni giorni in Parlamento in vista del voto di fiducia di domani. Commentando il discorso del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al Senato, il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha detto che è la dimostrazione che “il premier se la fa sotto dalla paura, perché se non dovesse rimanere a palazzo Chigi dovrebbe presentarsi davanti alla procura di Milano e non più a Montecitorio. Il suo è un discorso disconnesso dalla realtà, proprio mentre in piazza manifestano gli agenti di polizia, i vigili del fuoco e le guardie forestali e nei giorni scorsi hanno protestato studenti, ricercatori, costruttori e tante altre categorie”. “Qualsiasi cosa accada – aggiunge Di Pietro - ormai è certificato il fallimento della maggioranza”. </description>
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         <pubDate>Mon, 13 Dec 2010 15:37:44 +0000</pubDate>
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         <title>PISA. CARO BONDI, LE NAVI ROMANE FARANNO LA FINE DI POMPEI?</title>
         <description>Questa mattina il quotidiano La Repubblica dedica un’intera pagina (23) a uno dei patrimoni storico/archeologici più importanti del nostro Paese, le Navi Romane di Pisa, titolando “Rischio collasso per la Pompei del Mare”. 
L’ennesima dimostrazione di come il sistema Bondi stia contagiando e immarcescendo tutto il patrimonio storico, archeologico e culturale del Paese. Angolo che giri, vaso di Pandora che trovi e che rivela tutta l’ignavia e i metodi amical-familistici del Ministro della Cultura, scampato alla sfiducia della Camera grazie alla generosa chiusura di Montecitorio da parte della Capigruppo (che ha voluto anche permettere a  B. e al suo morente Governo una proficua compravendita di parlamentari in vista del 14 dicembre). Ne è incresciosa testimonianza la situazione in cui versano le &apos;Navi Romane&apos; di Pisa, a proposito della quale il 10 dicembre ho depositato un’interrogazione a risposta scritta allo stesso Bondi. Le Navi di Pisa potrebbero essere, o avrebbero potuto essere, un modello esemplare di come la scienza archeologica debba investigare sul passato di un territorio, unendo organicamente le esigenze di ricerca scientifica con quelle della salvaguardia del patrimonio, della musealizzazione a scopo conservativo e didattico, della valorizzazione di un bene culturale fino a raggiungere obiettivi di promozione economica e turistica.
Nel dicembre del 1998, durante i lavori per la costruzione di uno snodo ferroviario presso la stazione di Pisa San Rossore, iniziarono a emergere dagli scavi sotterranei tracce di materiale archeologico. La scoperta si rivelò presto ben più importante del previsto, trattandosi di un sito di grande importanza; inizialmente, infatti, si riteneva si trattasse di uno scalo portuale, ma ben presto, identificando la vera natura del deposito, si comprese che si trattava del punto di incrocio di un canale della centuriazione pisana con il corso del fiume Serchio (l&apos;antico &quot;Auser&quot;), dove, a seguito di una serie di disastrose alluvioni (ne sono state identificate almeno sette, dal II secolo a.C. al VII secolo d.C.), erano affondate almeno trenta imbarcazioni.
Il cantiere, oggi, data la grande complessità della situazione stratigrafica, è stato reso stabile e trasformato in un cantiere scuola. Attualmente, a distanza di quasi un decennio, lo scavo è bloccato da mesi, le condizioni di giacitura dei reperti sono in pericolo a causa delle condizioni meteo e di una mancanza di protezione efficace, mentre il museo non è ancora completato e mancano i fondi per terminare i lavori.
Nel 1998, la scoperta eccezionale aveva subito fatto parlare di una Pompei in versione marittima. Il paragone, di questi tempi, purtroppo, rischia di essere infelice, alla luce dell’evidente disastro causato dalla non-gestione del sito campano da parte del Ministro. Da qui, la mia interrogazione alla Camera, nata grazie alla segnalazione dei ragazzi della Giovanile Idv di Pisa. Per scongiurare il parallelismo con la Domus dei Gladiatori, dunque, è urgente che Bondi spieghi al Paese perché lo scavo, che sorge in un contesto delicatissimo che andrebbe trattato con un occhio di riguardo in più rispetto ad altri depositi archeologici, si trovi in questa incomprensibile empasse e quali interventi urgenti intenda adottare per consentire il prosieguo dell’opera conservativa di tale patrimonio culturale e artistico e per quale ragione non ritenga di sostenerne e valorizzarne l’importanza. Vorremmo sapere dal Ministro come mai non si sia ancora deciso a sostenere l’attività del Comitato promotore dell’inserimento di tale patrimonio tra quelli in elenco all’Unesco e, più specificamente, perché si è proceduto alla ricopertura degli scafi con il famigerato &quot;sudario&quot; di vetroresina, dando fiducia a una tecnica di restauro che non ha portato ad alcun risultato, invece di coinvolgere almeno un archeologo navale nel cantiere (anche se ne sarebbe servito uno per nave) e un esperto di imbarcazioni antiche per la documentazione degli scafi.
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         <pubDate>Mon, 13 Dec 2010 09:44:22 +0000</pubDate>
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