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      <title>Italia dei Valori</title>
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         <title>DISOCCUPAZIONE, L’EMERGENZA CHE IL GOVERNO IGNORA</title>
         <description>I dati sulla disoccupazione diffusi dall’Istat, se letti superficialmente, potrebbero indurre ad un facile quanto ingiustificato ottimismo. Ad una prima lettura, infatti, colpisce il numero dei disoccupati, sceso a luglio di 15mila unità rispetto al mese precedente, e passato dall’8,5 all’8,4 per cento. 
In realtà le cose stanno diversamente. La disoccupazione è e resta, insieme ad una ripresa troppo lenta dell’economia, il vero problema del nostro Paese. Lo dice molto chiaramente l’Istituto Nazionale di Statistica: il numero dei senza lavoro a luglio è comunque cresciuto di ben 121mila unità rispetto allo stesso mese del 2009. Inoltre sempre a luglio di quest’anno diminuisce il totale delle persone occupate: meno 18mila rispetto a giugno, e meno 172mila rispetto a luglio 2009. Questo perché sono aumentate le persone che a causa delle troppe difficoltà rinunciano a cercare un’occupazione.          
Il problema del lavoro nel nostro Paese è tanto più grave se si considera la situazione dei giovani. Quasi il 27% di loro (circa 1 su 4), tra 15 ai 24 anni, infatti, non riesce a trovare un impiego - una vera emergenza nazionale - e, cosa più grave, molti di questi ragazzi hanno rinunciato a cercarne uno. Oltretutto i pochi giovani che hanno un lavoro, tendono a concentrarsi in quei tre milioni di individui (maschi e femmine di ogni età) che compongono il bacino dei precari. Drammatica la situazione al Sud dove è disoccupato un giovane su tre.   
Vanno poi considerati i 670mila lavoratori che nei primi sette mesi del 2010 sono finiti in cassa integrazione. Un dato, è vero, in calo del 25% ma che è tornato a salire del 9,8% proprio a luglio. 
Numeri che sottolineano non tanto l’inadeguatezza, quanto la sostanziale mancanza di politiche del lavoro da parte del governo. Un governo che invece di preoccuparsi delle famiglie e delle difficoltà che queste affrontano quotidianamente pensa a risolvere i guai giudiziari del presidente del Consiglio riproponendo come prioritaria la legge - canaglia - sul cosiddetto ‘processo breve’.
L’Italia dei Valori, al contrario, ha fatto del lavoro il tema principale del suo Programma politico, indicando i punti per uscire da un’emergenza che il Governo Berlusconi finge di non vedere. 
Pensiamo che occorra potenziare il ricorso ai contratti di solidarietà; disporre ammortizzatori sociali a favore di tutti coloro che ne sono privi a partire dai precari; abbattere il costo del lavoro per favorire le assunzioni a tempo indeterminato; infine, stabilire un salario minimo d’ingresso per i giovani pari ad almeno 1.000 euro al mese. Solo così i consumi delle famiglie potranno tornare a salire, l’economia a crescere, il sistema-paese innescare un nuovo ciclo virtuoso.   
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         <pubDate>Thu, 02 Sep 2010 14:24:46 +0000</pubDate>
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         <title>La difesa della scuola pubblica è nel nostro DNA</title>
         <description>Martedì pomeriggio mi sono recato davanti a Montecitorio per incontrare i precari del mondo della scuola. Sono entrati in sciopero della fame per protestare contro i tagli da 8 miliardi che i ministri Tremonti e Gelmini hanno deciso per la scuola pubblica. Li ho incontrati per sottoscrivere un appello da loro rivolto a tutte le forze politiche. Condivido ogni parola di quell’appello, che è già nel nostro programma. Tanto che abbiamo creato un dipartimento specifico sulla scuola. E al primo posto abbiamo messo proprio queste due questioni: la restituzione del maltolto alla scuola pubblica e il passaggio al contratto indeterminato di tutti i precari. Noi dell’IdV ci stiamo impegnando al massimo, protestando in Parlamento, manifestando tutti i giorni nelle piazze: lunedì, ad esempio, abbiamo piantato la “tenda della legalità” contro la tenda del dittatore davanti all’ambasciata libica. 
Ma faremo ancora di più, ci impegneremo perché nel nostro Dna c’è la voglia di ridare dignità alla scuola pubblica. Per cambiare però c’è un solo modo, mandare a casa un Governo che non ha scrupoli, che non si ferma nemmeno davanti allo sciopero della fame dei precari. Anzi, questi se vedono il morto si spostano più in là. 
Per questo io credo che dobbiamo costruire una mobilitazione sempre più forte che si diffonda in tutta Italia. Dobbiamo convincere le persone, anche quelle che hanno votato Berlusconi, che bisogna cambiare per ridare dignità al Paese. Qui c’è da avere paura, ma più che di Berlusconi, dobbiamo preoccuparci della “berlusconizzazione”. Ripeto, bisogna mandare a casa questo governo e restituire la parola ai cittadini.   
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         <pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:04:20 +0000</pubDate>
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         <title>UNIVERSITA&apos;, I QUIZ NON HANNO NULLA A CHE FARE CON LA MEDICINA</title>
         <description>Ci auguriamo che la protesta dei presidi e dei rettori delle facoltà di medicina di tutta Italia venga ascoltata dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini e dal governo, altrimenti L’Italia rischia di rimanere nel giro di un decennio senza camici bianchi. Domani, giovedì, inizieranno i test per la prova nazionale di medicina e chirurgia che vede impegnati oltre 90mila candidati per soli 8.755 posti. Una situazione insostenibile che non a caso sta provocando polemiche anche tra i diretti interessati, gli studenti e le loro associazioni. Giustamente, perché gli attuali test d&apos;ingresso sono quiz utili per portare denaro nelle casse delle scuole private, ma non hanno nulla a che fare con la scienza medica; spesso anzi, impediscono ai più meritevoli l&apos;accesso agli studi. 
E&apos; necessaria una programmazione seria che tenga conto del numero di studenti che raggiungono effettivamente la laurea: uno su quattro. Invece di inficiare gli studi liceali con improbabili quiz sarebbe più giusto considerare il voto di maturità e quelli conseguiti negli ultimi due o tre anni di scuole superiori nelle materie scientifiche. Come strumento di selezione si può pensare anche ad un biennio comune per le facoltà scientifiche: chi consegue una media alta può proseguire gli studi. Chi invece non fa tutti gli esami o consegue voti bassi, può optare per una laurea breve previo esame di idoneità. Il tentativo di laurearsi deve essere consentito a tutti, la selezione, che e&apos; cosa diversa, e&apos; necessaria e deve essere fatta non con il blocco, ma ispirandosi a criteri di giusta valorizzazione del merito. Il libero accesso al sapere, per chi ne ha voglia e capacità, e&apos; un diritto costituzionalmente garantito.
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         <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:24:11 +0000</pubDate>
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         <title>BERLUSCONI-GHEDDAFI: L’OBIETTIVO E’ IL CONTROLLO DELLA FINANZA ITALIANA</title>
         <description>Il leader libico Gheddafi è arrivato a Roma con la sua grottesca “carovana”: la tenda piantata nella Città Eterna, la lezione di Corano alle hostess pagate all’uopo (con annessa conversione all’Islam di tre di loro), il carosello dei cavalli berberi, le soldatesse amazzoni. Il circo mediatico del Rais è servito, ad uso e consumo dei media; sia arabi, sia occidentali. “Fuffa”, come direbbe qualcuno, che nasconde - ma nemmeno tanto - ben altro.  
Il Trattato d&apos;amicizia bilaterale firmato nel 2008 ha portato agli accordi per il controllo dei flussi migratori dalle coste libiche, e per sanare i danni causati dal colonialismo italiano al Paese arabo. Sia chiaro, stiamo parlando di un regime classificato come una delle peggiori dittature al mondo dalle organizzazioni umanitarie. Un regime dal quale molte nazioni occidentali si tengono a debita distanza. L’Italia, invece, gli ha garantito 5 miliardi di euro in 20 anni e una nuova immagine a livello internazionale, aprendo una vera e propria “autostrada” agli interessi finanziari del colonnello nel nostro Paese e in Europa e agli affari tra lui e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questo ha permesso ai libici di mettere in piedi una serie di  operazioni che in questi primi due anni di “amicizia” ammontano già a circa 40 miliardi di euro. Una montagna di denaro che ha portato ad esempio il Rais di Tripoli a diventare il primo azionista di Unicredit, la prima banca italiana, e grazie alla quota che detiene nella Juventus il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. E punta a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. Berlusconi, inoltre ha detto si anche all’ingresso di Tripoli in Eni: al momento con una quota dell&apos;1%, ma il libici puntano al 10. La Libia in cambio ha portato a 25 anni le concessioni di Eni per lo sfruttamento del petrolio, mentre la società italiana investirà circa 28 miliardi di euro nel Paese africano.    
Berlusconi e Gheddafi, tramite le loro “appendici” finanziarie, Fininvest e Lafitrade hanno una quota azionaria nella società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l&apos;imprenditore franco-tunisino che siede già nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca ed è proprietario del canale televisivo Sportitalia.
Il Cavaliere mira alla stanza dei bottoni del potere economico italiano, e sta usando Gheddafi e il bisogno del Rais di rifarsi una faccia agli occhi del mondo, come ariete per assicurarsi un posto privilegiato nel salotto buono della finanza. Così da arrivare a Telecom, Rcs (quindi al Corriere della Sera) e alle Generali. Un’operazione che potrebbe riuscirgli perché Fininvest e Mediolanum hanno già il 5,5% di Mediobanca, dove appunto, ritroviamo l’amico Ben Ammar e un gruppo di fidati azionisti francesi accreditati del 10-15%. 
Per non parlare delle commesse per le grandi opere (in primis l’autostrada da 1.700 Km) da realizzare in Libia. Le imprese italiane sono tutte in fila per spartirsi la gigantesca torta: un potere immenso nelle mani del “Caimano”. Chi lo fermerà? 
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         <pubDate>Tue, 31 Aug 2010 17:26:36 +0000</pubDate>
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         <title>Il nuovo sacco di Roma: le mani di Alemanno sulla città</title>
         <description>Al centro del dibattito politico a Roma e nel Lazio, in questi giorni, c’è la riforma delle competenze amministrative, la cosiddetta bozza del decreto per Roma capitale. Si tratta di un decreto che dovrebbe essere approvato entro il 20 settembre dal consiglio dei ministri, e che ridistribuirà le competenze tra comune, provincia, regione e stato centrale. Il primo rilievo che muoviamo è di ordine costituzionale: non è possibile legiferare in una materia così complessa, che di fatto ridistribuisce i poteri assegnati dalla costituzione, attraverso una legge ordinaria. Occorre un ben più complesso iter, con una legge costituzionale, e di conseguenza un dibattito più ampio, in parlamento e in tutte le assemblee locali interessate. 
Entrando poi nel merito del documento, l’anomalia più evidente è la totale consegna di interi comparti alla giurisdizione del comune di Roma, su temi e campi complessi che non a caso sono stati congegnati con una serie di contrappesi e di pareri. Mi riferisco in particolare al settore dell’urbanistica, che con questa riforma sarebbe controllata completamente da Roma capitale: passano sotto il controllo comunale infatti, sia la procedura di Valutazione di Impatto ambientale (VIA), sia la Valutazione ambientale strategica (VAS), attualmente attribuite alla regione. In sostanza  salterebbero tutti i controlli, e il comune potrebbe deliberare, autorizzare e darsi parere positivo per nuove costruzioni. Le uscite bizzarre di questi giorni di Alemanno, come l’abbattimento e la ricostruzione di interi quartieri, sono un primo assaggio di una situazione oggi mitigata da pareri incrociati e confronti tra enti locali, ma che con l’approvazione della riforma sarebbero assolutamente senza freni. Situazioni analoghe, con passaggi di competenze verso il comune dagli enti locali e addirittura dal governo centrale, si avrebbero su temi altrettanto decisivi come il turismo, l’artigianato e la gestione del patrimonio storico e culturale.
Il danno più rilevante che questa riforma comporterebbe, però, riguarda il tessuto economico e sociale della Regione Lazio. La Capitale sarebbe completamente slegata dal territorio, la regione gestirebbe competenze sulle sole province e le verrebbe a mancare l’enorme traino di Roma, che sarebbe un soggetto economico e amministrativo completamente distinto. Una regione a due velocità, in definitiva, con una capitale in grado di crescere senza freni e le altre province ad arrancare. 
Alemanno vuole mani libere per proseguire con lo scempio urbanistico della città spalleggiato dai suoi grandi elettori. Inoltre vorrebbe accentrare sul Comune tutti i capitoli più redditizi, dal punto di vista economico e clientelare, esternalizzando fuori dal Raccordo Anulare questioni spinose, come i rifiuti e la gestione dei flussi migratori. E&apos; un&apos;idea di amministrazione miope e finalizzata alla mera gestione del potere, alla quale ci opporremo decisamente.
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         <pubDate>Tue, 31 Aug 2010 08:47:28 +0000</pubDate>
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         <title>BERLUSCONI HA PAURA DELLE URNE: L’IDV PER UNA COALIZIONE FORTE CHE LO MANDI A CASA</title>
         <description>Il Cavaliere ha gettato la maschera. Anche lui ha paura delle urne. L&apos;incontro di settimana scorsa tra Lega e Pdl è la prova che Berlusconi non è invincibile. E di questo il Centrosinistra  (soprattutto i leader del Pd) dovrebbe tener conto. Dopo settimane di pretattica: “Se non c’è più una maggioranza si va subito al voto”, il presidente del Consiglio smentisce se stesso; merito o colpa dei suoi sondaggi che evidentemente lo danno in caduta libera. 
La montagna, infine, ha partorito il classico topolino: “Si va avanti, ma senza Udc&apos;&apos;. L’annuncio l’ha dato Umberto Bossi uscendo, prima degli altri, dal vertice di maggioranza a Villa Campari. Niente elezioni anticipate e, soprattutto, no all’allargamento della maggioranza di governo a Casini. Risultato: il Governo non cade subito, ma non avrà vita facile, sorretto com’è dagli interessi di bottega delle sue variegate componenti. 
Ma quello che ci preoccupa, come IdV, è che saranno i cittadini a non avere vita facile, schiacciati come sono da una crisi economica che le criminali politiche del Centrodestra hanno aggravato;   dallo scontro generazionale generato da un mercato del lavoro che costringe i giovani ad un precariato cronico o, peggio, ad anni di disoccupazione; dallo sgretolarsi di ogni certezza del diritto, con leggi ad personam e ad aziendam, i ripetuti attacchi alla Magistratura e alla Costituzione Repubblicana; dal tentativo, al momento scongiurato dall’impegno dei settori più sani della società, di imbavagliare i media.              
Dobbiamo evitare che l’agonia del Governo diventi anche quella del Paese. Le forze di opposizione devono ritrovare uno slancio d’orgoglio per mandare a casa Berlusconi e far rinascere la speranza in un futuro possibile. Questo non si fa alleandosi con chi, come Fini, nonostante i distinguo, ha contribuito allo sfascio generale e ancora oggi sostiene il governo della “Cricca”. E nemmeno con chi, come Casini, vuole fare il “Terzo Polo”. Al contrario, bisogna costruire una coalizione che abbia a cuore la legalità, i diritti dei lavoratori, il benessere dei cittadini, il rilancio economico e industriale del Paese: l’Italia dei Valori è pronta.  
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         <pubDate>Mon, 30 Aug 2010 15:15:31 +0000</pubDate>
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         <title>Arriva il capo del circo equestre, perché Gheddafi non pianta la tenda all&apos;Aquila?</title>
         <description><![CDATA[Ecco i motivi della nostra protesta
<br>
Da oggi inizia una due giorni del capo clown Gheddafi, fatta di menzogne e di insulti al nostro paese, fatta di ritardi rispetto al protocollo di qualsiasi cerimoniale organizzato e di spese inutili per far correre i cavalli del rais libico dentro un centro sportivo delle forze armate italiane.
Il tour “all inclusive” che il governo offre a Gheddafi comporterà un notevole aggravio di spesa per il Ministero della difesa e dell’interno: chi pagherà per la tenda di Gheddafi? Forse chi vive ancora in una tenda, non per scelta e senza amazzoni, all’Aquila? Perchè il leader libico non è andato a piantare la sua tenda là fra gli sfollati? Avrebbe trovato un’altra Italia rispetto a quella di finta deferenza che gli si prospetterà.
Ma non è solo in termini economici che da due anni continuiamo a pagare una sudditanza riverente alla Libia: anche i nostri principi umanitari, il nostro stato di diritto verranno messi da parte per accogliere il capo di uno stato che non ha firmato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani, che ha chiuso l’ufficio Onu per i rifugiati e che ogni anno deporta immigrati disperati nei campi di concentramento creati nel deserto libico.
Di tutto questo il governo ne dovrà rendere conto ai cittadini che soffrono la fame per la crisi delle imprese e la precarietà del lavoro. Chiediamo al governo, ai Ministri degli Esteri e della Difesa “gheddafiani” Frattini e La Russa, di venire a riferire davanti al Parlamento,
A Gheddafi manifesteremo tutto il nostro dissenso per non aver mantenuto i patti dei rimborsi per i rimpatriati che da 40 anni attendono il loro risarcimento, per non aver aderito al riconoscimento dei diritti umani, per aver lasciato morire centinaia di rifugiati respinti dalle coste libiche e segregati in mezzo al deserto. 
Manifesteremo contro la sua volontà di offendere sempre il nostro paese e di trovare d'accordo, nell'offesa, siglato con un  baciamano, Berlusconi e Fratini. 
Manifesteremo soprattutto contro la decisione del governo pduista, nonchè di alcuni amici del Pd, di regalare, con l’accordo di due anni fa e tuttora in vigore, 5 miliardi per costruire strade libiche, mentre al nostro paese sono stati tagliati i soldi per ricostruire le case per i terremotati, per salvare società in crisi come la tirrenia, per finanziare le forze dell'ordine o per assumere i precari della scuola. 
Manifesteremo perché quei soldi potevano essere utilizzati per migliorare la sanità e invece chiuderanno le strutture periferiche. Manifesteremo perché i lavori li faranno i soliti noti, le imprese amiche del premier, gli amici degli amici della cricca e dei furbetti del quartierino. 
Ecco perché l’Italia dei Valori manifesterà lunedì e martedì, fino a quando Gheddafi non se ne ritornerà nel suo tesoretto libico. Deve sentire che questo paese, che ha una memoria storica e un senso dello stato molto più profondo del governo impresentabile che lo dirige, questo paese non gli è amico, e noi glielo ricorderemo. 
L'Italia e' un paese libero e civile, che non fa affari e che non si prostra ai dittatori. 
Finora Gheddafi ha trovato “amici” che sono contro la costituzione, come questo  centrodestra o come “gheddafiani” antelitteram tipo D'Alema, che ancora oggi non capiamo, ma saprà che esiste anche un popolo civile, che crede nel rispetto dei diritti umani, nella democrazia, nello stato legale e di diritto.
<br>
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<br><strong>
<em>Il Senatore Stefano Pedica, guiderà una delegazione dell’Italia dei Valori e di rappresentanze dei lavoratori delle aziende in crisi, in una serie di appuntamenti paralleli al tour di Gheddafi:
-ore 16.30, protesta di fronte a Accademia Libica, Via Cortina D’Ampezzo (zona Cassia)
-ore 17.30, verranno piantate le “tende della legalità” di fronte alla residenza dell’ambasciatore libico, Via Cortina D’Ampezzo
-ore 21, protesta di fronte alla caserma dei carabinieri “Tor di Quinto”
- al termine della manifestazione alla caserma rientro presso le tende antistanti residenza ambasciatore libico e pernottamento per l’intera notte.</em> </strong>
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         <pubDate>Mon, 30 Aug 2010 08:16:58 +0000</pubDate>
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            <item>
         <title>La cacciata del Re Sola</title>
         <description><![CDATA[L'Italia va a rotoli, la situazione della scuola pubblica è disperata, i cittadini dell'Aquila sono sul piede di guerra è  Berlusconi che fa?  Tramite il suo prestanome Alfano,  ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione nei suoi processi.
<strong>Mandiamoli via con un calcio nel sedere!</strong>
<strong>I nostri eroi</strong> sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione. 
I nostri eroi sono precari della scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro sciopero della fame. Perchè contestano la distruzione della scuola pubblica. A settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del “fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini <strong>hanno tagliato 8 miliardi di euro</strong>. Ma sapete cosa sono 8 miliardi di tagli? Significa tagliare sul personale, <strong>64mila precari </strong>che non solo non verranno normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. Ma a farne le spese non saranno soltanto i lavoratori della scuola. Infatti  questo governo <strong>ha cancellato  anche tantissime classi della scuola dell’infanzia</strong>, in tutti gli asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di rendere la vita impossibile alle <strong>famiglie con bambini piccoli</strong>. E toglieranno il tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le<strong> file di genitori disperati</strong> che cercano di ottenere i pochi posti disponibili.  Infine,  hanno ridotto le ore delle superiori.  Con una ciliegina marcia e indigesta sulla torta: ci saranno <strong>aule con 35 alunni</strong>, mentre il numero legale è di 26. Così il governo di centrodestra infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e sanitarie. Preparano<strong> il più grande licenziamento in massa della storia della Repubblica</strong>. 
Per questo non staremo con le mani in mano: <strong>saremo al fianco dei lavoratori</strong> allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già partita in Sicilia, saremo <strong>vicini ai cittadini aquilani</strong>, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parta immediatamente, e – <strong>a costo di occuparlo, il Parlamento</strong> - impediremo l'ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l'ennesima legge ad personam,  sul cosiddetto processo breve, che di breve ha soltanto il <strong>raggiungimento dell'impunità e non certo della verità processuale</strong>.
Sarà la nostra rivoluzione d'autunno per la cacciata del Re Sola.
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         <pubDate>Sun, 29 Aug 2010 16:06:57 +0000</pubDate>
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         <title>FONDAZIONI LIRICO/SINFONICHE, LE POLITICHE DI BONDI UCCIDONO LE SPERANZE DEI GIOVANI</title>
         <description><![CDATA[Molti musicisti ci hanno contattato esprimendo il loro appoggio alla nostra battaglia per il futuro delle Fondazioni. Nelle loro accorate lettere rileggiamo i tragici effetti della politica di tagli del governo, che colpisce gravemente il settore della cultura e dell’istruzione: i primi ad essere colpiti sono stati i giovani, a cui è stata immediatamente annullata la speranza di poter avere un futuro lavorativo dignitoso in patria, con il ritiro di concorsi già banditi. 
Oggi ci troviamo invece di fronte al dramma delle centinaia di lavoratori del Carlo Felice di Genova,  che da settembre si ritroveranno senza stipendio e con la magra consolazione della speranza di una cassa integrazione in deroga, perché i lavoratori delle Fondazioni non rientrano nelle categorie che possono usufruire di tale istituto.
Inutile dire che fra i cinque punti programmatici che Berlusconi ha riproposto per l'autunno, cultura e formazione non sono neppure menzionati. 
Noi sosteniamo invece che proprio su questi settori si debba intervenire con finanziamenti e con leggi di riforma che tengano conto delle effettive ricadute economiche sui lavoratori.
Ci siamo fermamente opposti all'approvazione del decreto Bondi sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ed abbiamo illustrato nella discussione in aula tutti i motivi della nostra contrarietà al decreto, nel metodo e nel merito. Lo scorso 24 giugno abbiamo fatto ostruzionismo per 37 ore  consecutive in Parlamento, cercando delle risposte dal ministro Bondi che non sono mai arrivate.
Già nel marzo del 2009 il senatore idv Giambrone aveva presentato una risoluzione bipartisan approvata dal parlamento, che dettava le linee di riforma per le fondazioni lirico sinfoniche, ma che non è stata presa in considerazione nella stesura del Decreto Bondi. Oggi esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori ingiustamente colpiti, e continueremo a batterci per una riforma che valorizzi, anziché penalizzare, le molteplici ed altissime professionalità che lavorano nei nostri Teatri, mantenendo alta una tradizione che ci ha resi famosi in tutto il mondo, e per dare un futuro ai giovani che oggi affrontano con impegno uno studio fatto di sacrificio oltre che di passione e di talento. 
<br>
Indiana Raffaelli - Responsabile IDV Lavoratori Spettacolo
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         <pubDate>Sun, 29 Aug 2010 09:18:52 +0000</pubDate>
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         <title>DIFENDERE LA COSTITUZIONE E COSTRUIRE IL NUOVO CENTROSINISTRA</title>
         <description><![CDATA[Mobilitiamoci per la Costituzione. Accogliamo l'appello di Art.21 per una grande mobilitazione nazionale unitaria, di tutte le forze associative, politiche, culturali che al di là di qualsiasi logica di schieramento, abbiano davvero a cuore la<strong> legalità repubblicana</strong> e non vogliono vedere imbavagliata anche la Carta Costituzionale. L'Italia dei Valori aderisce, sapendo che <strong>c'è una distinzione netta tra il partecipare ad una manifestazione per la difesa della Costituzione e fare, invece, un'alleanza di governo con la destra</strong>. Perché la difesa della Costituzione è un impegno civile prima che politico, indipendente dalla logica degli schieramenti. E perché ce n'è bisogno. La polemica sollevata dall'editoriale di <strong>Famiglia Cristiana</strong>, solo per citare l'ultimo caso, è rivelatrice. Il settimanale catolico attacca apertamente il berlusconismo, la logica dell'annientamento dell'avverario e il tentativo di fare carta straccia della Costituzione. Aderiamo dunque, sapendo però, che non è solo con le manifestazioni che si manda a casa Berlusconi e, soprattutto, si vincono le elezioni. Da mesi, da prima che la crisi Fini-Berlusconi fosse conclamata, ripeto che il centrosinistra deve lavorare subito ad una nuova coalizione per <strong>preparare l'alternativa di governo</strong>. In questo momento c'è una grande confusione politica, che parte dalla spaccatura nel governo. Cade, non cade, quando cade, come cade, si va ad elezioni o no? Domande cui tuttora è impossibile dare una risposta. Certo è che il centrosinistra non può farsi cogliere impreparato. Sarebbe un errore enorme soprattutto perché abbiamo delle responsabilità nei confronti del Paese. La politica non è solo confronto e scontro dialettico, la politica è costruire la società nell'interesse dei cittadini. L'Italia soffre una crisi economica pesante, ma anche poltica, sociale e culturale. Se le forze del ceontrosinistra non si facessero trovare pronte con un programma serio e concreto per rilanciare il Paese verrebbero meno al loro compito. L'asse di questa nuova alleanza, a mio avviso, dovrebbe essere costituito da <strong>Italia dei Valori, Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà</strong>. Alla base dovrebbe esserci un progetto per il <strong>rilancio economico e la rinascita civile e culturale dell'Italia</strong>. Un piano ambizioso che dovrebbe coinvolgere le menti migliori del nostro Paese. le risorse della società civile, le energie dei giovani. Per realizzare questo progetto è iportante partire subito, già a settembre, e non aspettare di lasciarsi trascinare dagli eventi.]]></description>
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         <pubDate>Sat, 28 Aug 2010 08:18:08 +0000</pubDate>
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         <title>SANITA’: GARANTIRE PARI QUALITA’ E PRESTAZIONI A TUTTI I CITTADINI</title>
         <description><![CDATA[<strong>Onorevole Palagiano, parliamo di sanità: quali sono, secondo l’Italia dei Valori, i punti critici sui quali bisogna intervenire con urgenza?</strong>
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità siamo ai primi posti nel mondo per qualità.
La realtà è un po’ diversa, nel senso che dovremmo considerare, non soltanto il valore di alcune prestazioni, ma anche l’omogeneità del servizio sul territorio nazionale. Quindi se prendiamo i punti d’eccellenza, sicuramente non siamo secondi a nessuno; se invece andiamo a verificare le prestazioni che hanno i cittadini di Messina o della Calabria, vediamo che sono meno qualificate.
Ecco quindi che questa classifica piuttosto ottimistica viene meno. In realtà l’Articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto del cittadino ad avere un trattamento sanitario uguale in ogni parte d’Italia; questo purtroppo oggi non avviene. C’è un evidente problema di qualità e di disomogeneità sul territorio e il Governo, in questo caso, dovrebbe prendersi cura di tutti i cittadini, da Nord a Sud.
Con questa politica di tagli, invece, si mette a repentaglio la salute delle persone: i rami secchi vanno tagliati, ma è urgente riorganizzare la sanità per dare a tutti gli italiani le stesse chance, le stesse possibilità di fruire di buoni trattamenti sanitari.<br><br>
<strong>Uno dei problemi più gravi della sanità italiana è il deficit di alcune regioni; soprattutto al Sud. Come si risolve il problema?</strong>
Guardi, bisognerebbe andare all’origine: perché un posto letto in Calabria costa il 40% in più rispetto ad altre regioni? Perché le Aziende Sanitarie locali sono state considerate dei “postifici”, degli “stipendifici”. Non appena il politico di turno veniva nominato direttore generale, cominciava a dispensare posti di lavoro anche se la struttura non aveva alcun bisogno di quelle assunzioni.
Questo malcostume, comune a tutti i partiti, a Nord e a Sud, negli anni ha fatto lievitare enormemente i costi. Bisogna spezzare questo circolo vizioso. Come Italia dei Valori abbiamo cercato di porvi rimedio con la legge sulle Attività Cliniche, che purtroppo è stata messa su un binario morto e di cui non si parla più; abbiamo presentato decine di emendamenti affinché il direttore generale non fosse più nominato dai partiti politici ma fosse scelto tra i professionisti più qualificati, iscritti ad un Albo Nazionale, e fosse in grado di gestire i soldi dei cittadini e risponderne personalmente. Un altro scandalo, infatti, è che nessuno, tra quelli che hanno creato la voragine nella sanità, è stato chiamato a risponderne. Tutto il deficit è sul groppone degli italiani, non c’è UN politico condannato a risarcire i cittadini per la sua inefficienza, e per quelle che sono state le sue malefatte messe in atto per rispondere alla parte politica che lo ha nominato.
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         <pubDate>Fri, 27 Aug 2010 16:43:20 +0000</pubDate>
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         <title>SCUOLA, AL “GRIDO” DEI PRECARI IL GOVERNO RISPONDE COL SILENZIO</title>
         <description>L’Italia dei Valori non è soddisfatta per le non risposte giunte ieri dall’incontro in prefettura, a Palermo, tra il sottosegretario del Miur, Giuseppe Pizza, l&apos;assessore regionale all&apos;Istruzione Centorrino, e una delegazione dei precari della scuola che protestano dal 17 agosto. 
&quot;I tagli alla scuola non verranno ridimensionati e così la situazione non si risolve, come era nelle nostre previsioni – ha dichiarato il senatore e commissario di Idv in Sicilia, Fabio Giambrone, uscendo dall&apos;incontro con Pizza -. Il governo nazionale non ci ha dato nessuna indicazione rispetto a ciò che avevamo chiesto, ossia il ritiro di tutti i tagli fatti fino ad ora dal ministro Gelmini. Quello che sta accadendo nel Paese é molto grave, propongono degli interventi tampone attraverso la Regione siciliana, utilizzando fondi Por e Pon. Non condividiamo questa soluzione&quot;. In Sicilia la riforma Gelmini prevede il taglio di 5.000 posti. Giambrone sottolinea che &quot;serve una inversione di tendenza perché dietro ogni riforma deve esserci un&apos;idea, qui non c&apos;e&apos;, ma solo un taglio indiscriminato di risorse. Non possiamo accettarlo, continueremo la nostra lotta in parlamento e nelle piazze&quot;. Grande anche la delusione tra i precari presenti alla riunione, tra questi Pietro Di Grusa, e Salvo Altadonna, che dal 17 agosto portano avanti lo sciopero della fame. &quot;Non c&apos;e&apos; stato alcun passo indietro sui tagli previsti dalla riforma – ha detto Altadonna -, per questo continueremo con lo sciopero della fame. Non ci aspettavamo che il ministero proponesse soluzioni con soldi non suoi, senza mostrare alcun tipo di sensibilità verso di noi che non piangiamo il lavoro, ma la professionalità accumulata in questi anni e persa di colpo&quot;. 
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         <pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:05:04 +0000</pubDate>
      </item>
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         <title>UN RINNOVATO IMPEGNO PER IL CONTRASTO ALLE MAFIE</title>
         <description>Da settembre un&apos;altra sfida ci attende sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Subito dopo l&apos;estate, infatti, inizieremo a lavorare ai programmi e alla struttura per lanciare con la massima incisività le attività del dipartimento Antimafia dell&apos;Italia dei Valori che ho l&apos;onore e la responsabilità di dirigere e in cui profonderò l&apos;impegno maturato in anni di militanza nella società civile. L’istituzione di questo organismo all’interno di un partito politico, in un clima così teso ed avvelenato da vicende legate alla cosiddetta “legalità”, testimonia l’impegno vero e sincero di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori in un ottica di rinnovamento e pulizia della politica italiana.
Le linee direttrici del dipartimento sono però già segnate e su queste ci misureremo e non faremo sconti a nessuno: punteremo molto sull&apos;informazione e sull&apos;analisi dei fenomeni mafiosi nazionali ed internazionali, quest’ultima sviluppata anche grazie all&apos;attività condotta al Parlamento Europeo. Le nostre attenzioni saranno rivolte ovviamente all&apos;ala militare delle mafie ma con l&apos;intenzione di concentrarci e portare alla luce tutte quelle collusioni politico-istituzionali che dalla strage di Portella della Ginestra in poi non hanno mai smesso di tramare e che hanno portato l&apos;Italia ad essere una nazione fondata su sangue, segreti e menzogne di Stato.
Per far questo abbiamo bisogno però della collaborazione attiva di referenti da ogni parte d&apos;Italia, che ci supportino nella denuncia dei misfatti locali e che riceveranno massima attenzione da parte del dipartimento e del partito. In questo senso il nostro invito alla collaborazione va a tutte le associazioni, i movimenti che da anni si battono sui temi dell&apos;antimafia e di cui abbiamo bisogno per essere maggiormente incisivi; quegli uomini e quelle donne saranno per noi alleati di primaria importanza da cui imparare con umiltà, riconoscendo loro l’importanza dell’indipendenza che rispetteremo in ogni sede.
Non faremo sconti a nessuno, né in virtù di alleanze né di coalizioni, tantomeno per ragioni di Stato o di partito, convinti che la linea dura sulla lotta alla mafia fortifichi istituzioni e soggetti politici; la mia storia personale è garanzia che mai il dipartimento tacerà su fatti raccapriccianti, anche se interni o vicini politicamente.
Produrremo dossier e documenti di denuncia e ci faremo ora portavoce, ora stimolo per la magistratura in modo che le nostre attività abbiano anche uno sbocco giudiziario e non siano percepite solo come spot elettorali.
Inutile fingere, le elezioni politiche sono alle porte. Il dipartimento si impegnerà in un controllo più che minuzioso delle liste di candidati, sia quelle dell’IDV che quelle degli altri partiti che si presenteranno al confronto elettorale. Quest’attività risulta di fondamentale importanza specie alla luce del fatto che la legge vigente (il “porcellum”) non prevede la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze.
Sfruttando tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione proveremo a scongiurare per tempo la presenza di condannati e di personaggi le cui zone d’ombra consigliano percorsi diversi da quello di rappresentare i cittadini in Parlamento.
Siamo pronti per questa nuova trincea di legalità dalla quale cercheremo in tutti i modi di restituire verità e giustizia a questa nazione disgraziata e dare all&apos;opinione pubblica nomi, fatti e circostanze che devono essere cacciati dall&apos;ambiente politico istituzionale; i vari Dell&apos;Utri, Cosentino, Cuffaro e affini non avranno pace e faremo di tutto per far diventare l’Italia dei Valori “il” partito dell’Antimafia.
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         <pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:52:50 +0000</pubDate>
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         <title>La nostra passione vincerà sui loro interessi</title>
         <description>Crisi di governo: che fare? Semplice, approfittarne. Il compito storico che attende l&apos;opposizione è riempire lo spazio politico creato dal “governo del non fare nulla” e denunciato dalla scissione finiana; un&apos;opportunità, oltre che un dovere, che le tante voci sicure dell&apos;impossibilità di battere il Pdl in eventuali elezioni ravvicinate trascurano di considerare. Certo, a ciò contribuiscono le indecisioni del Pd, che tuttavia aprono, proprio come la crisi di governo e in particolare le ragioni che la sostengono, una prospettiva allettante per l&apos;Italia dei Valori: in un&apos;epoca di interessi senza passioni, per recuperare il lessico di Albert Hirschman, è la passione non interessata che può imprimere una svolta politica. La passione per la legalità che contraddistingue i tanti elettori dell&apos;Idv è di natura intrinsecamente sociale anziché individualistica, nonché rivoluzionaria, non appena si riconosca, in questo slancio, la più concreta volontà di portare a compimento la costituzione: un documento di portata appunto rivoluzionaria, come riconosceva in tempi non sospetti (una costituzione rivoluzionaria di per sé, e non esclusivamente in rapporto allo scempio attuato dall&apos;attuale governo) Piero Calamandrei. Se la scelta di Fini cade su un&apos;opzione exit, per dirla ancora con Hirschman – una via d&apos;uscita dal degrado politico governativo –, la risposta dell&apos;opposizione dev&apos;essere di tipo voice – la via del cambiamento per tramite della politica – che necessariamente presuppone, quale suo requisito essenziale, quella legalità che, sola, può condurre i cittadini a essere i principali attori del cambiamento stesso. Il passo successivo, quello della loyalty nello schema hirschmaniano, è quello dell&apos;alleanza, e della costruzione di un&apos;alternativa forte al governo degli interessi berlusconiano. L&apos;Idv ha molto da offrire, a tal riguardo: un&apos;avanguardia, per così dire, che puntando sulla legalità ha creato un importante precedente per pensare a una società di passioni oltre che di interessi. Da qui, e solo da qui, si può partire per affrontare le tante ingiustizie che nell&apos;illegalità trovano un alleato imbattibile; e da qui si dovrà partire per costruire un programma che recuperi la migliore qualità politica della sinistra e del cristianesimo sociale: la capacità d&apos;immaginare una società diversa da quella esistente. L&apos;Italia dei Valori è pronta.</description>
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         <pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:10:16 +0000</pubDate>
      </item>
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         <title>Insegnanti precari in una scuola precaria. Promuoviamo una grande mobilitazione contro l&apos;imbarbarimento.</title>
         <description>Continua e riparte la protesta dei precari della scuola.
Decine di migliaia di insegnanti e personale della scuola pubblica sono stati condannati alla disoccupazione dal ministro Gelmini. Dopo aver sostenuto esami, aver acquisito titoli, dopo aver scalato graduatorie in anni di studio, di insegnamento, di lavoro. E&apos; l&apos;effetto della politica dissennata dei tagli, ma è anche la conferma di un governo che mortifica  meriti e professionalità, ignorando diritti e  bisogni.
&apos;Tagliare&apos; è la parola d&apos;ordine di questo governo, che ne ha fatto una bandiera.
E il sistema mediatico berluscon-minzoliniano esalta il governo decisionista e coraggioso che taglia.
Tagliare le unghia è una operazione estetica, tagliare una ciste è una operazione sanitaria, ma tagliare la testa è un assassinio.
Questo governo taglia i fondi alla scuola e alla cultura, e quindi uccide scuola e cultura.
Non taglia e anzi conserva e incrementa sprechi e affari delle cricche.
Dietro le scelte apparentemente fredde e contabili dei tagli vi è una precisa strategia. In primo luogo, questo governo si caratterizza per l&apos;assoluto silenzio sulla scuola privata. Tremonti e Gelmini non parlano mai di scuola privata: perché? E&apos; ormai chiaro a tutti: a che serve parlarne? Basta mortificare e uccidere la scuola pubblica, privarla anche dei fondi minimi necessari per garantirne il funzionamento. Fatto questo, alla fine, resta la scuola privata!
E così chi ha i soldi, ha il diritto di sapere, di formarsi; chi non li ha, è privato di questo diritto.
E dentro a questa morsa non ci sono solo gli studneti e le loro famiglie, ma anche decine e decine di migliaia di operatori della scuola pubblica, che perdono il diritto al lavoro e non possono progettare il futuro. Per loro non vi è neppure un giudice come per gli operai di Melfi.
Eppure la logica è la stessa: Marchionne come Tremonti considerano il diritto al lavoro una regalia, sottoposta ai prevalenti interessi di casta e all&apos;arroganza finanziaria dei “ladroni di Roma e dintorni”. Quei “ladroni di Roma e dintorni” che ormai tutti hanno compreso essere alleati finanziari di banche e banchetti della Lega Nord.
Non è finita qui. La situazione dei precari della scuola è resa ancora più drammatica dalla strategica mortificazione delle professionalità. L&apos;Italia resta l&apos;unico Paese europeo nel quale, ormai, essere artista, insegnante, giornalista, medico, artigiano, avere insomma una professionalità non conta niente.
E tutto si riduce a “quanto denaro hai ?” e “a chi appartieni? quanto è forte la tua casta?”.
“Io sono violinista...”
”Sì, va beh, ma cosa fai?”
“Io insegno in una scuola pubblica”.
“Sì, va beh... ma cosa fai?”
Se non hai alcuna professionalità, ma sei ricco e appartieni alla casta, allora sì che sei rispettato.
Precarie, in tal modo, diventano la professionalità, la cultura, l&apos;arte, la scuola. La lotta dei precari della scuola è lotta non soltanto degli scippati del diritto al lavoro e del proprio futuro, ma è lotta perché le professionalità vengano rispettate. Tutte. E perché la scuola pubblica non sia più precaria, perché i giovani, tutti i giovani, possano attraverso la cultura e l&apos;arte avere un proprio progetto di futuro.
Italia dei Valori continuerà la propria azione in Parlamento e nelle piazze, davanti e dentro le Scuole e i provveditorati; presentando atti parlamentari e facendo ostruzionismo e ogni azione possibile per costringere il governo a fermarsi in questa sfrenata corsa verso l&apos;imbarbarimento e verso l&apos;assassinio della scuola pubblica e del diritto al lavoro di decine di migliaia di professionisti.
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         <pubDate>Wed, 25 Aug 2010 07:42:36 +0000</pubDate>
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