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      <title>Italia dei Valori</title>
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      <language>it</language>
      <copyright>Copyright 2009</copyright>
      <lastBuildDate>Sat, 04 Jul 2009 17:15:50 +0000</lastBuildDate>
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         <title>Bambini invisibili</title>
         <description><![CDATA[Il Senato ha scritto una delle pagine più brutte di questa legislatura. Con ben <strong>tre fiducie</strong>, è passato il <strong>pacchetto sicurezza</strong>, un provvedimento moralmente inaccettabile e <strong>lesivo della dignità umana</strong>.<br>
Infatti, in netto contrasto con una <strong>società multietnica e multiculturale </strong>sono state approvate norme aberranti  dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico. La più aberrante è quella che, con l'odiosa istituzione del reato di immigrazione clandestina,  <strong>renderà invisibili le migliaia di bambini</strong>, figli di stranieri, che nasceranno in Italia: neonati sottratti a ogni controllo di legalità e sconosciuti all'anagrafe, di fatto dei <strong>fantasmi agli occhi del mondo</strong>. <br>
Siamo davanti ad una evidente violazione della <strong>Convenzione di New York sui diritti del fanciullo</strong> che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in un qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, <strong>a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno</strong>.<br>
Condividiamo le preoccupazioni della Chiesa: <strong>non c'è sicurezza senza il rispetto dei diritti umani di ogni persona</strong>.]]></description>
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         <pubDate>Sat, 04 Jul 2009 17:15:50 +0000</pubDate>
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         <title>Contro la mafia una rivoluzione culturale</title>
         <description><![CDATA[“<em>Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa. Chi parla e cammina a testa alta muore una volta sola</em>”. E' la frase, solenne e profonda, di <strong>Giovanni Falcone</strong>, che fa da cornice alla grande iniziativa che si terrà domani a <strong>Pomigliano D'Arco</strong>, in provincia di Napoli, <strong>alle ore 16.30</strong> presso la sala consiliare del Comune.<br>
Il convegno, promosso dai “familiari delle vittime della mafia” al quale parteciperanno, tra gli altri, <strong>Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino</strong> e il sottoscritto, rappresenta un'occasione preziosa di riflessione: non un ricordo tout court, solo rituale, dei drammi del passato, ma anche un momento per riaccendere i riflettori, ribadire ad libitum l'imprescindibilità di valori, come quello della giustizia, della legalità, dell'antimafia, sempre più umiliati ed offesi da una politica imbarbarita, svilita, avvitata su se stessa, incapace – perchè spesso non è suo interesse - di rispondere ai veri bisogni dei cittadini e di impegnarsi per costruire proposte concrete di rafforzamento dei diritti e della tenuta democratica.<br>
Un incontro, quello di Pomigliano, che sarà un momento non solo di commemorazione ma anche un'occasione di coraggioso e fiero riscatto: da una città della profonda provincia di Napoli, un territorio segnato troppo spesso dal degrado sociale, dalla presenza invasiva della camorra e dove ad ancora troppi giovani è stato rapita anche la speranza per un futuro meno incerto, deve venire un segnale di speranza, di grande forza. Di ritorno del primato dell'etica nella politica.<br>
<strong>L'antimafia deve tornare tra le priorità della politica</strong> perchè la mafia, la camorra, la 'ndrangheta ogni giorno continuano a prosperare, a diffondersi, a uccidere. Nel silenzio di tanti, troppi. Questo governo ha appena approvato dei provvedimenti iniqui, assurdi e contrari ai valori della Costituzione, utili solo ad alimentare una propaganda becera ed insulsa e che di fatto renderanno ancora più debole chi lo è già e ancora più feroce chi è già forte. La vera lotta alla criminalità e all'illegalità – al contrario - si fa innanzitutto colpendo i tentacoli di questo “mostro”, <strong>una vera e propria metastasi</strong> presente nella politica, nelle istituzioni, nella società, nell'economia. Una piovra che contamina, distrugge, influenza, che va affrontata non solo con leggi serie e risorse economiche adeguate (sebbene il governo <strong>Berlusconi </strong>abbia clamorosamente fallito anche su queste priorità, su cui peraltro si era impegnato in campagna elettorale. Alla faccia della sicurezza!) ma anche, e soprattutto, investendo nel grande capitale umano, quello sano, per arrivare ad una grande rivoluzione culturale.<br>
Sostenere chi merita e isolare la subcultura della violenza e delle commistioni di comodo. Un nuovo senso di comunità, un nuovo vigore alla battaglia antimafia: principi fondamentali per misurare la qualità di una democrazia. Qualità che in Italia è messa sempre più a dura prova da un sistema politico inquinato, tossico, grigio, che avviluppa anche un'informazione troppo spesso prona alle esigenze della propaganda. E quando un diritto viene squalificato a mero strumento di esercizio del potere, significa che la democrazia è in pericolo. Ed allora è giunto il momento di dire basta, di cominciare a ribellarsi, di lavorare insieme per riscattare territori piegati dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla subcultura.<br>
Diceva <strong>Paolo Borsellino</strong>: “<em>La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale dell'indifferenza, delle contiguità e quindi della complicità</em>”. Ogni giorno, in Italia, ognuno di noi viene privato di un pezzettino di libertà: quella di riuscire a trovare un lavoro sano, di poter vivere con tranquillità nella propria città, di non dover essere costretto ad aver paura. Ed un diritto negato a un cittadino è un diritto negato ad un'intera società. E l'antidoto per una società in pericolo è unirsi, tutti. Facendo, ognuno per il suo ruolo e le sue responsabilità, fronte comune per debellare un cancro che continua ad innervare la nostra bella Italia. <strong>Una ribellione necessaria</strong> per condurre una grande, magnifica, fondamentale, corale <strong>battaglia di civiltà</strong>.]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">politica</category>
        
        
         <pubDate>Fri, 03 Jul 2009 14:35:50 +0000</pubDate>
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         <title>Ronde: insicurezza medievale</title>
         <description><![CDATA[Il problema della <strong>sicurezza dei cittadini</strong> dovrebbe essere al centro delle politiche di qualsiasi tipo di governo. Per l'Italia dei Valori è un tema fondamentale su cui intendiamo da sempre - e lo faremo anche per il futuro - porre la nostra attenzione. Devo dire però che ci sembra di vivere in un incubo in queste settimane: stiamo affrontando il tema delle <strong>ronde</strong>.<br>
Le ronde non sono un'invenzione della <strong>Lega</strong>, le ronde sono associazioni di cittadini che nel <strong>Medioevo</strong>, pensate, e si occupavano della sicurezza del territorio. Ma stiamo parlando appunto del Medioevo, quando non c'era lo stato di diritto, quando non c'era la democrazia, quando la legalità non si sapeva cosa fosse, cioè stiamo parlando del Medioevo. E oggi la Lega col governo di centrodestra ripropone le ronde.<br>
Io non so se vi è capitato di vedere un film che è uscito nelle sale cinematografiche dal titolo "<strong>L'onda</strong>". E' una storia vera di un professore che ebbe l'idea di organizzare i ragazzi della sua classe in una sorta di <strong>gruppo militarizzato</strong>, in modo da poter spiegarsi come mai così tante persone avessero potuto soggiacere al potere di <strong>Hitler</strong>. Bene, in poche settimane, ci racconta questo film, i pochi ragazzi galvanizzati dall'idea di far parte di un gruppo organizzato e militarizzato <strong>hanno incrementato il loro livello di violenza </strong>in modo esponenziale, e questo stava rischiando di andare verso una<strong> deriva pericolosa</strong>.<br>
Ecco questo sono e saranno le ronde. C'è il rischio che gruppi di cittadini, in buona fede, possano diventare <strong>violenti</strong>. Le ronde, poi, saranno più violente tanto più sarà la debolezza dei soggetti con cui verranno in contatto. Per cui questo è un altro tema pericolosissimo. Per non parlare poi delle ronde che saranno al fianco dei partiti politici. Nelle scorse settimane già l'<strong>Msi Destra Nazionale</strong> ha presentato la sua <strong>Guardia nazionale</strong>, che - dicono loro - si affiancherà alla <strong>Guardia nazionale padana</strong> per fare sicurezza sul territorio.<br>
Bene, l'Italia dei valori è <strong>assolutamente contraria alle ronde</strong>, e farà di tutto per fare in modo che <strong>la sicurezza dei cittadini venga tutelata dallo Stato</strong>, così come previsto dalla nostra Costituzione, in modo che la nostra democrazia e la legalità rimangano i capisaldi del nostro ordinamento giuridico.]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">sicurezza</category>
        
                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">video</category>
        
         <pubDate>Thu, 02 Jul 2009 13:35:58 +0000</pubDate>
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            <item>
         <title>G8: appello alle first ladies</title>
         <description><![CDATA[Anche le donne del''Italia dei Valori aderiscono alla richiesta proveniente dal mondo della cultura, in particolare dalla professoressa <strong>Chiara Volpato</strong>, rivolta alle <strong>First Ladies</strong> del mondo che dovrebbero venire al <strong>G8</strong>. <br>
Vogliamo unirci a questo appello per sollecitare l'attenzione di queste donne, che rivestono un ruolo importante accanto a uomini importanti, per evidenziare la totale disgregazione che sta avvenendo nel nostro Paese a seguito degli ultimi eventi e delle ultime notizie sui comportamenti tenuti dal nostro Premier, <strong>Silvio Berlusconi</strong>.<br>
Non stiamo parlando di reati, ci penserà la magistratura ad accertarli, ma questo non ci interessa. Come donne dell'Italia dei Valori ci sentiamo di affermare che i comportamenti tenuti dal Premier sono <strong>deprecabili dal punto di vista morale ed etico</strong>. Credo che le First Ladies darebbero un bel segnale, forte, se facessero loro l'appello fatto dalla cultura italiana su questo argomento.<br>
Non si tratta di essere bacchettoni. Si tratta di <strong>tutelare la dignità delle donne</strong>, e non dare questa immagine della donna che, per fare carriera politica o per raggiungere altri obbiettivi, è disposta a vendere il proprio corpo. <br>
Nell'Italia dei Valori e nella nostra società ci sono tante donne per bene, capaci, competenti, intelligenti, e credo che il mondo femminile non meriti questa <strong>figuraccia </strong>che il Premier ci sta facendo fare.<br>
<div style="background:#0078FF;"><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=96913340955" target="_blank" style="color:#FFFFFF"><img src="http://www.antoniodipietro.com/img2/facebook.jpg" border="0" style="vertical-align: middle;"> ADERISCI ALL'APPELLO SU FACEBOOK >></a></div>]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">politica estera</category>
        
                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">video</category>
        
         <pubDate>Wed, 01 Jul 2009 17:03:03 +0000</pubDate>
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         <title>Pino Maniaci assolto</title>
         <description><![CDATA[Il direttore di Telejato, <strong>Pino Maniaci</strong>, non ha mai richiesto l'iscrizione nell'albo dei giornalisti. Il 30 marzo 2009 è stato rinviato a giudizio per <strong>esercizio abusivo della professione di giornalista</strong>, nonostante il 10 luglio 2008 fosse già stato <strong>assolto con formula piena</strong> in un altro processo per la stessa accusa, perché il fatto non sussisteva.<br>
Chi vuole <strong>colpire la liberta' di stampa</strong>, in verita' vuole colpire al cuore la democrazia; perche' una democrazia per sopravvivere ha bisogno di una stampa indipendente e autorevole. Pino Maniaci <strong>e' un uomo libero</strong> e un <strong>giornalista con la schiena dritta</strong> che non obbedisce a padrini o a padroni, un giornalista che non ha timidezze o cautele nel raccontare i fatti. A Pino esprimo tutta la mia solidarieta' e mi auguro che prosegua serenamente, ed indisturbato, il suo prezioso lavoro di denuncia delle connivenze e delle collusioni tra <strong>criminalità organizzata</strong> e tessuto economico e politico.<br>
Faccio solo notare che, così come è accaduto a <strong>Gioacchino Genchi</strong>, anche Pino Maniaci è stato <strong>ostacolato e screditato</strong> con l’unico scopo di intralciare il suo operato. Chi pagherà per le violente accuse e la denigrazione di Genchi? Perché tanta attenzione da parte del <strong>Copasir</strong>, o meglio del suo presidente <strong>Francesco Rutelli</strong>? Chi ha denunciato Pino Maniaci che ha collezionato più di 200 querele, un numero decisamente maggiore delle attestazioni di stima ricevute dalle istituzioni siciliane e nazionali?<br>
<table style="margin-top:10px; border:1px dashed #FF0000;" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%"><tr><td width="85" valign="top" align="center"><img alt="flash2.jpg" src="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/img/flash2.jpg" border="0"/></td>
<td style=" font: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size:19px; color:#009900" align="center"><font size="+2">"</font>PARANOIE<font size="+2">" </font></td></tr><tr><td colspan="3" style="padding:5px; font-size:10px">Silvio Berlusconi contestato e fischiato a Napoli offre la sua spiegazione: comunisti! Ad ogni angolo una paranoia, un complotto, un giornale canaglia, un disoccupato comunista, un pessimista porta jella, un catastrofista estremista. Quando sei costretto a sorvolare una città distrutta dal terremoto, invece che scendere tra i senza tetto e toccare con mano le condizioni dei cittadini che rappresenti, allora è ora di togliere il disturbo.<br></td></tr><tr><td align="right" colspan="3" style="padding-right:5px;" ><strong>Carlo Costantini</strong></td></tr></table>]]></description>
         <link>http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/informazione/pino_maniaci_assolto.php</link>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">informazione</category>
        
        
         <pubDate>Tue, 30 Jun 2009 15:36:30 +0000</pubDate>
      </item>
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         <title>Malati terminali: governo insensibile</title>
         <description><![CDATA[Dopo l'inserimento del testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento nel calendario del prossimo trimestre di lavori della XII Commissione mi sembra giusto ribadire che questo Governo ha dimostrato, in quest'anno di legislatura, di essere molto più sensibile all'<strong>inizio-vita</strong> e al <strong>fine-vita</strong> piuttosto che al <strong>tratto intermedio</strong>, che verosimilmente interessa i comuni mortali ed in particolare a quel tratto terminale che riguarda i <strong>malati che soffrono</strong>.<br>
L'aver sottratto le risorse economiche attraverso un'informale lettera del Presidente della Commissione Bilancio, <strong>On. Giorgetti</strong> che ha svuotato di fatto di ogni contenuto un testo condiviso in Commissione anche dalle opposizioni e al quale si è arrivati dopo mesi di lavoro, rappresenta a mio avviso un inequivocabile <strong>segnale di insensibilità</strong> di questo Governo a questioni per noi irrinunciabili in un Paese che si definisce civile. <strong>Garantire la terapia del dolore</strong>, anche a domicilio, a tutti i malati che lo richiedono sarà per noi un impegno costante sia in Commissione che in Aula.<br>
Niente soldi, quindi, per hospice, rete di cure palliative, antidolorifici e tranquillanti utili ad <strong>alleviare le sofferenze dei malati terminali</strong>, ma nessun problema per acquistare sondini nasogastrici o soluzioni di aminoacidi per prolungare le agonie. Magari anche per legge!]]></description>
         <link>http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/salute_e_ambiente/malati_terminali_governo_insen.php</link>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">salute e ambiente</category>
        
        
         <pubDate>Mon, 29 Jun 2009 12:22:45 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>L&apos;ombra di un nuovo indulto</title>
         <description><![CDATA[In Commissione Giustizia, nella qualità di capogruppo Italia dei Valori, ho posto un problema fondamentale per la democrazia e per i lavori parlamentari. <br>
I disegni di legge presentati dall'intero gruppo Italia dei Valori, che a termine di regolamento dovrebbero essere fissati nel calendario dei lavori della commissione entro due mesi, a distanza di circa un anno <strong>non sono stati ancora fissati</strong>, e le nostre numerose interrogazioni parlamentari, atti ispettivi formulati al governo, non hanno ancora ricevuto risposta. <br>
In Commissione Giustizia ho posto delle richieste di informativa, termine di regolamento al governo e al ministro della Giustizia, sul problema dell'<strong>edilizia penitenziaria</strong> e sul problema delle risorse finanziarie. Questo sistema di ignorare il lavoro dei parlamentare, di impedire che i disegni di legge vadano avanti e che vengano esaminati, ci ha veramente stancato. Ecco perché ho voluto porre il problema. <br>
Abbiamo dei disegni di legge di estrema importanza, come il testo unico sulle misure di prevenzione antimafia, presentato il 16 maggio dello scorso anno, tredici mesi fa, dove è stato nominato il relatore che dal mese di ottobre non ha ancora iniziato a svolgere la relazione.<br>
Abbiamo il disegno di legge sull'ufficio per il processo e per la riqualificazione del personale giudiziario. E' iniziata la relazione nel settembre dello scorso anno e poi non se ne è più parlato. <br>
Non accettiamo che i regolamenti vengano calpestati in questo modo. La democrazia vive di istituzioni. Le istituzioni vivono di regolamenti e di diritti che possono essere esercitati. Tra i diritti fondamentali del Parlamento e dei parlamentari c'è quello di formulare atti ispettivi e di presentare disegni di legge, ma la maggioranza ed il governo non vogliono che ciò accada, pretendono che sono i disegni di legge dello stesso governo vadano avanti. <br>
A questo stato di cose ci siamo ribellati, e la nostra protesta è stata condivisa da tutta l'opposizione e anche da alcuni parlamentari della stessa maggioranza che ritengono assurdo il silenzio del governo su temi di cosi grande importanza. <br>
Non vorremo trovarci con un problema carcerario, che sta nuovamente esplodendo, e quindi con <strong>un nuovo indulto</strong>. Chiediamo al governo di sapere che cosa sta facendo in materia carceraria, considerando che alcune carceri appena costruite, che abbiamo visitato lo scorso giugno, che non sono state ancora aperte nonostante i lavori sono stati completati da anni, come il carcere di Reggio Calabria.]]></description>
         <link>http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/giustizia/lombra_di_un_nuovo_indulto.php</link>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">giustizia</category>
        
                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">video</category>
        
         <pubDate>Sun, 28 Jun 2009 16:46:18 +0000</pubDate>
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         <title>Minzolini, come rendere privato il servizio pubblico</title>
         <description><![CDATA[<strong>Rendere privato il servizio pubblico</strong>. Questo obbiettivo domina la scena quando il monopolista della televisione privata può controllare la televisione pubblica dal vertice del potere politico. C'è chi si adatta alla servitù volontaria, e chi no.<br>
Quando Minzolini così scriveva in un suo articolo su Repubblica del 29 ottobre 1994: "<em>Oggi penso che, se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici, forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure andarsene. Non è stato un buon servizio il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia... La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.</em>"<br>
Da bravo dialettico, nei suoi primi giorni di esperienza alla direzione del <strong>Tg1</strong>, si cimenta ora nella confutazione pratica della regola allora enunciata. Di più: con la scusa di non invadere la vita privata del presidente del consiglio <strong>ha nascosto la notizia</strong> sul giro di donne a pagamento nelle abitazioni del capo del governo, che tutti gli organi di stampa italiani e internazionali davano con grande rilievo, e su cui perfino il <strong>Tg5 </strong>di <strong>Mediaset </strong>rinunciava a esercitare una completa censura.<br>
Poi, non contento, ha risposto ai rilievi del presidente <strong>Rai</strong>, usando in modo improprio lo spazio del telegiornale da lui stesso diretto, per <strong>ribadire la necessità del suo silenzio stampa</strong>.
Incurante della contraddizione logica: sosteneva trattarsi solo di chiacchiericcio ma dava largo spazio alla polemica nata dal chiacchiericcio perché questa permetteva di coinvolgere nel polverone altri politici.<br>
Così la polemica nata sulla base della notizia vera ma nascosta <strong>diventava a sua volta notizia principale</strong>. Ha poi toccato il colmo quando ha dato larghissimo spazio alla smentita che Berlusconi ha messo in scena sul suo settimanale "<strong>Chi</strong>". Per gli ascoltatori del solo Tg1 del tutto incomprensibile perché smentiva una notizia che il Tg1 non aveva voluto mai dare.
A tanto porta l'<strong>abnegazione della servitù volontaria</strong>: rendere privato il servizio pubblico, a vantaggio di una sola persona.]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">informazione</category>
        
        
         <pubDate>Sat, 27 Jun 2009 17:21:00 +0000</pubDate>
      </item>
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         <title>Azionisti Alitalia: cornuti e mazziati</title>
         <description><![CDATA[Riporto il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare, di giovedi 25 alla Camera dei deputati, sulle iniziative per elevare il rimborso a favore degli obbligazionisti Alitalia e misure a favore degli azionisti Alitalia.<br>
<strong>Quesito</strong><br>
<strong>Antonio Borghesi: </strong><em>Signor Presidente, signor sottosegretario, la nostra interpellanza riguarda gli obbligazionisti e gli azionisti Alitalia e la loro situazione.
In particolare, per quanto riguarda gli obbligazionisti ricordo che la recente legge 9 aprile 2009, n. 33, ha previsto un parziale rimborso delle loro ragioni di credito basato, peraltro, sul valore dei bond negli ultimi trenta giorni di scambio prima della sospensione, per il 50 per cento del valore: significa in pratica circa un terzo del loro valore nominale.
Dobbiamo ricordare che più volte il Presidente del Consiglio dei ministri aveva dichiarato - cito in modo testuale - che non saranno abbandonati i piccoli risparmiatori che in Alitalia hanno creduto investendo in titoli azionari ed obbligazionari. La stessa dichiarazione è stata più volte ripetuta dal Ministro Tremonti. Più volte è stato ribadito questo concetto nel tempo.
Ora, il 3 luglio - sarebbe il 10 luglio, ma gli intermediari chiedono che il termine sia il 3 - gli obbligazionisti dovrebbero decidere se accettare questo minirimborso. Con l'accettazione del minirimborso rinunciano a qualunque altra pretesa nei confronti di Alitalia.
Per quanto riguarda gli azionisti, anche per questi è stata prevista la possibilità di accedere ad una sorta di risarcimento attraverso il Fondo per la tutela del risparmio alimentato dai cosiddetti conti bancari dormienti. Vi è da rilevare che, da un lato, questi fondi sono assai più limitati di quanto previsto dal Governo - sono 800 milioni di euro contro i 2 miliardi che erano stati stimati - e che inoltre questo fondo è stato già utilizzato a più riprese dal Governo attraverso vari provvedimenti nei riguardi dei risparmiatori, delle vittime delle frodi finanziarie, dei possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, per la ricerca scientifica e persino per la social card e pertanto, di fatto, gli azionisti dell'Alitalia praticamente non hanno alcuna possibilità di venire rimborsati.
La nostra domanda al Governo è che cosa intende fare in particolare di fronte a questa scadenza molto ravvicinata che riguarda gli obbligazionisti.</em><br>
<strong>Risposta del governo</strong><br>
<strong>Nicola Cosentino: </strong><em>Signor Presidente, con l'interpellanza urgente n. 2-00405 l'onorevole Borghesi ed altri chiedono se il Governo intenda elevare le misure di intervento statale già disposte a favore degli obbligazionisti Alitalia, per assicurare un rimborso almeno parziale per gli stessi azionisti anche in considerazione dell'esiguità dei fondi disponibili tramite il cosiddetto Fondo dei conti dormienti.
Al riguardo, si fa presente che l'articolo 7-octies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, ha disposto un indennizzo in favore dei titolari di obbligazioni convertibili Alitalia 7,5 per cento 2002-2010, mediante assegnazione, agli stessi, di titoli di Stato per un controvalore di concambio calcolato sulla base del prezzo medio di borsa dell'ultimo mese di negoziazione delle obbligazioni convertibili Alitalia, ridotto del 50 per cento e con un limite massimo di 100 mila euro per ciascun obbligazionista.
Al fine di assicurare una maggiore tutela ai piccoli risparmiatori sono in corso di definizione ipotesi di modifica della normativa vigente.</em><br>
<strong>Replica</strong><br>
<strong>Antonio Borghesi: </strong><em>Signor Presidente, considerato che il Governo non ha risposto, sono assolutamente e del tutto insoddisfatto.
I giornali riferiscono le ipotesi che riguardano il prossimo Consiglio dei ministri, in cui si eleverebbe al 70 per cento la percentuale di rimborso. Se così fosse, saremmo di fronte ad un intervento assolutamente inaccettabile, perché si tratta di risparmiatori che spesso erano gli stessi dipendenti di Alitalia e spesso in questo modo sono state pagate le loro indennità di cessazione del rapporto di lavoro. In altri casi si tratta di pensionati che hanno investito i loro risparmi in un'azienda di proprietà dello Stato e che, dunque, ritenevano sicura e che ora si trovano, anche se venisse forse leggermente elevata questa percentuale, a ricevere in cambio una minima parte di quanto avevano investito mettendo da parte risparmi di anni di sacrifici.
Ancora peggio per gli azionisti: siamo di fronte, signor sottosegretario, me lo consenta, ad una truffa dello Stato ai danni dei creditori di Alitalia e, all'interno dei creditori, a danno dei risparmiatori, degli azionisti e degli obbligazionisti.
Lo dico perché con consapevolezza questo Governo ha creato una bad company, dove ha messo tutti i debiti e tutte le passività, per cedere la parte positiva a pochi azionisti, spesso molto chiacchierati, per salvare un azionista come quello di Air One, Toto, molto vicino al Governo e molto vicino al Presidente del Consiglio, che si trovava in gravissima difficoltà e che, tra l'altro, aveva una piccola medaglia anche lui, come altri azionisti della CAI, cioè quella di essere stato condannato per corruzione.
Dunque, ci siamo trovati di fronte al fatto che per favorire questi pochi, questo pacchetto di azionisti, si sono andati a danneggiare tutti i creditori, i normali fornitori e in particolare gli obbligazionisti, oltre che gli azionisti, per effetto di questa sciagurata decisione del Governo, che non ha accolto l'offerta Air France, che garantiva a questi obbligazionisti più di quanto garantisca oggi il Governo.
Quindi, si tratta di creditori che sono stati truffati due volte: in primo luogo, sono stati truffati in quanto contribuenti, perché questa vicenda costerà ai contribuenti italiani qualcosa come tre o quattro miliardi di euro; inoltre costoro, questi piccoli risparmiatori, spesso dipendenti di Alitalia, che in molti casi hanno pure perso il loro posto di lavoro a causa di questa vicenda, oltre a partecipare in quanto contribuenti al salvataggio della parte buona di Alitalia, che è stata regalata ad alcuni speculatori (infatti non sono imprenditori del settore aereo), si troveranno a pagare doppiamente, perdendo di fatto il frutto dei loro risparmi, spesso conseguiti e realizzati in anni di attività. Infatti, ribadisco che molti di costoro erano pensionati, che oggi si trovano quasi sul lastrico di fronte a questo comportamento inaccettabile del Governo e dello Stato</em>.<br>
<table style="margin-top:10px; border:1px dashed #FF0000;" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%"><tr><td width="85" valign="top" align="center"><img alt="flash2.jpg" src="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/img/flash2.jpg" border="0"/></td>
<td style=" font: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size:19px; color:#009900" align="center"><font size="+2">"</font>GENCHI ASSOLTO<font size="+2">" </font></td></tr><tr><td colspan="3" style="padding:5px; font-size:10px">"Giustizia è fatta. Finalmente è stata smantellata la tesi dell’uso indebito da parte di  Gioacchino Genchi per ciò che riguarda il suo archivio informatico. Non c’è stato alcun abuso. A questo punto ci chiediamo cosa farà il Csm nei confronti di quei magistrati che hanno bloccato il lavoro di Luigi de Magistris che aveva scoperchiato la pentola del malaffare di molti potenti. Espriamo solidarietà a Genchi."<br></td></tr><tr><td align="right" colspan="3" style="padding-right:5px;" ><strong>Antonio Di Pietro</strong></td></tr></table>]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">economia</category>
        
                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">video</category>
        
         <pubDate>Fri, 26 Jun 2009 15:07:28 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>La tassa occulta della corruzione</title>
         <description><![CDATA[Il costo annuo della <strong>corruzione </strong>è pari a <strong>50/60 miliardi di euro</strong>. La denunzia viene dalla requisitoria del Procuratore Generale presso la Corte dei Conti. Si tratta di una somma impressionante che, costituisce il livello, ormai insostenibile del degrado del paese.<br>
Giustamente il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, ha definito il costo della corruzione una “<strong>tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini</strong>”. L’analisi e il giudizio sulla corruzione, porta però oltre. Con la corruzione, si verifica l’alterazione del mercato, della libera concorrenza, della sana competitività. Le conseguenze della corruzione, non sono solo una “tassa immorale” diretta per il corruttore ed un lucro per il corrotto, ma <strong>elimina dal mercato le imprese oneste</strong>, oltraggia il sacrificio e il lavoro.<br>
Dobbiamo liberarci di questa malattia che infetta l’intero paese, l’economia, la burocrazia, lo Stato. <strong>Servono valori morali alti</strong>, senso della giustizia, rispetto per le istituzioni. Tutto ciò, oggi, è pesantemente pregiudicato in Italia. L’immoralità e l’amoralità hanno preso il sopravvento.<br>
In questa direzione si pone il recente <strong>Disegno di legge sulle intercettazioni</strong> presentato dal Governo e già approvato dalla Camera dei deputati ( al Senato verrà esaminato verso metà luglio). Infatti il Governo e la maggioranza escludono, nel loro disegno di legge, la possibilità di procedere ad intercettazioni per il <strong>reato di corruzione per atto d’ufficio</strong> ( art. 318 codice penale), ossia proprio il caso della “tassa immorale”. Sono ammesse le intercettazioni per il reato di corruzione per atto contrario dei doveri d’ufficio ( art.319 ) solo se esistono “<strong>evidenti indizi di colpevolezza</strong>” e per un massimo di 60 giorni. Insomma si potrà intercettare ( ma solo per il reato previsto dal 319 ) se esistono già <strong>prove di colpevolezza del corrotto</strong>, quando cioè le intercettazioni non servono più.<br>
Possiamo dire che alla denunzia pesantissima fatta dal Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, il Governo e la maggioranza rispondono con <strong>leggi per facilitare la corruzione</strong> e non per combatterla. Questa è la misura dell’immoralità e della <strong>amoralità della politica che ci governa</strong>. ]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">giustizia</category>
        
        
         <pubDate>Thu, 25 Jun 2009 15:05:28 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Sultanato a reti unificate</title>
         <description><![CDATA[Riporto una mia intervista, rilasciata a "Altronline.it", sul "<strong>caso Minzolini</strong>" e sul tema dell'<strong>informazione</strong>.<br>
<strong>Altronline: </strong><em>Giulietti, i silenzi dei tg “amici” di Berlusconi diventano un caso politico. L'informazione, dice l'opposizione, è drogata dal potere del Cavaliere. Qual è la novità?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>Nessuna, questo è il problema. Non c'è nessuna novità, si tratta della riproposizione integrale dello schema che Berlusconi prima e Dell'Utri avevano già messo a punto dettagliatamente. Il premier disse: “È ora di finirla con programmi e tg che mandano in onda notizie ansiogene”. Via i servizi e gli approfondimenti su povertà, crisi economica e sociale, tutto ciò che dimostra che la realtà è diversa dalla finzione...<br />
<strong>Altronline: </strong><em>Negli ultimi giorni però si è passato il segno. Il direttore del Tg1 è apparso in prima serata davanti agli italiani per giustificare la scelta di “basso profilo” sul Bari-gate. Era mai successo prima?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>No, a mia memoria mai. È la prima volta che il direttore di un telegiornale firma un editoriale per spiegare agli italiani perché non ha dato una notizia. È vero che ha il direttore ha il potere di decidere la linea editoriale e di valutare quali notizie dare e quali no, ma quando scoppia un caso che finisce su tutti i giornali nazionali e internazionali, questi margini di discrezionalità decadono. Si tratta di un giornalista che non ha mai fatto mistero della sua simpatia per l'uomo più potente d'Italia.<br />
<strong>Altronline: </strong><em>Non è un mistero neppure che le nomine Rai siano politiche. Perché ci si scandalizza soltanto ora?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>È un'obiezione giusta che però non regge di fronte alla vera anomalia. La scelta di piazzare Minzolini al Tg1 è il frutto di un accordo fatto direttamente nella casa del presidente del Consiglio, quel Palazzo Grazioli oggi noto per altre ragioni. Non si tratta di un uomo qualsiasi, ma del proprietario delle reti televisive concorrenti.<br />
<strong>Altronline: </strong><em>Garimberti ha convocato Minzolini per chiedere chiarimenti. Ma a giudizio di molti il presidente della Rai sembra avere le mani legate. È così?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>Bisogna innanzitutto che qualcuno ci spieghi cosa mai si siano detti, visto che dopo l'incontro Minzolini si è alzato e ha fatto quell'editoriale. Quello che manca sono proprio le voci degli organismi predisposti al corretto funzionamento del servizio pubblico. Sono il presidente della Rai Garimberti e il direttore generale Masi, in qualità di uomini di garanzia, che dovrebbero convocare una riunione e discutere di una violazione delle regole senza precedenti, editoriale e deontologica.<br />
<strong>Altronline: </strong><em>È d'accordo con chi chiede la testa del direttore?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>Non mi appassiona il coro di personaggi politici che invocano licenziamenti e provvedimenti disciplinari. A me interessa la lotta sociale, professionale, sindacale. Perché qui è in atto una mistificazione, si sta facendo finta di non vedere qual è il vero problema, altro che Minzolini...<br />
<strong>Altronline: </strong><em>Qual è il vero problema?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>In Italia si sta portando avanti la costruzione di un sultanato a reti unificate, si sta procedendo a sottrarre ai cittadini le informazioni quotidiane, non se so è chiaro. Il problema sono i silenzi dell'autorità di garanzia, il girarsi dall'altra parte di chi avrebbe il dovere di intervenire. Ma c'è dell'altro.<br />
<strong>Altronline: </strong><em>Cosa?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>Questi episodi avvengono in un momento in cui il parlamento sta per varare la legge bavaglio sulle intercettazioni. Nel nostro paese c'è un'emergenza democratica, mi preoccupa che su questo tema le opposizioni procedano in ordine sparso.<br />
<strong>Altronline: </strong><em>Che può fare l'opposizione?</em>
<strong>Beppe Giulietti: </strong>Bisogna chiamare a raccolta tutti, organizzare davanti al Senato un manifestazione nazionale durante le votazioni sulla legge bavaglio. Per lanciare questo allarme le opposizioni devono essere unite, parlare con una voce sola. Serve un incontro immediato di tutte le forze politiche e sociali per mettere in piedi un'iniziativa comune.]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">informazione</category>
        
        
         <pubDate>Wed, 24 Jun 2009 16:33:26 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Palermo come Napoli</title>
         <description><![CDATA[Pubblichiamo un servizio del nostro inviato <strong>a Palermo</strong>. 
In <strong>Sicilia </strong>il copione "monnezza" è lo stesso della <strong>Campania</strong>.<br>
I rifiuti per le strade, ed il loro smaltimento, sono oramai <strong>emergenza nazionale</strong>, come lo furono, e lo sono tutt'ora, nella città partenopea. 
Anche a Palermo la sensazione è quella di un "<em>volontario abbandono</em>" per ottenere <strong>obiettivi trasversali</strong> come il finanziamento e la costruzione di nuovi inceneritori, che faranno la fortuna di pochi affaristi e comprometteranno la salute di molti cittadini.<br>
Nel servizio ascolterete <strong>Gabriele Dulcetta </strong>Presidente Apas (<strong>Associazione Protezione Ambiente Servizi</strong>), ciancialiolo. I <strong>cianciaioli </strong>si definiscono <strong>eco-volontari</strong>, e lo sono. L'attività del cianciaiolo la descriverà Gabriele nell'intervista. Dulcetta lanciò, mesi fa, <a href="http://www.bsicilia.it/una-lettera-al-sindaco-di-palermo-diego-cammarata.html" target =_blank >un appello</a> al sindaco forzista Diego Cammarata, appello che cadde nel vuoto. Una risposta mancata che lascia <strong>senza lavoro </strong>qualche centinaia di cianciaioli e <strong>senza pane </strong>le rispettive famiglie. 
Dopo tutto, quando l'obiettivo è creare l'emergenza rifiuto, <strong>chi per lavoro la risolve, va fermato...</strong><br>
<strong>Testo intervista</strong><br>
<em><strong>G.Dulcetta</strong>: Mi chiamo Gabriele Dulcetta, sono amministratore unico della Cooperativa dei cianciaioli. I cianciaioli erano coloro che all'interno della discarica, già dagli anni '50, differenziavano i rifiuti e i materiali recuperabili a partire dal ferro, dal cartone, dalla plastica, gli indumenti, levando le lattine di Coca Cola, le bottiglie di vetro, le lattine di metallo... tutto quello che era un rifiuto che conteneva un suo commercio economico.
Dal 1996 i cianciaioli sono stati buttati fuori dalla discarica di Bellolampo perché non potevano stare secondo le norme di sicurezza. Quindi i cianciaioli si sono trasferiti dalla discarica alla città, andando a fare la cernita del rifiuto presso i cassonetti posti in strada, togliendo tutti i materiali in esubero ai cassonetti, perché a Palermo i cassonetti sono sempre stati in numero inferiore rispetto alla popolazione, perciò i cittadini hanno sempre buttato i sacchetti dell'immondizia agli angoli dei pali, nei cestini da turista, li accantonavano a cumuli. Il cianciaiolo arrivava, scartava tutto quello che era recuperabile e si portava via tutto con la sua moto Ape. Quindi andava a conferire il tutto presso le piattaforme che gli pagavano il materiale come materia prima.
Dal 19 gennaio 2009 il cianciaiolo non può più svolgere l'attività perché con l'emergenza rifiuti a Palermo e provincia con lo stesso decreto applicato in Campania. Il cianciaiolo è ritenuto totalmente abusivo, non può più effettuare la raccolta e il trasporto di tale materiale perché non è più ritenuto materia prima, ma rifiuto.
A questo punto ci vogliono le autorizzazioni per il trasporto dei rifiuti, che i cianciaioli non hanno perché tutti loro hanno sempre lavorato con una semplice partita Iva come ditta individuale. Una buona parte ha preso la denuncia penale con tre anni e mezzo di condanna, che come primo reato viene accantonata con l'affidamento ai servizi sociali. Come secondo reato la condanna viene espletata con l'obbligo di firma e una pena direttamente all'Ucciardone col sequestro del mezzo.
E qua cade il paradosso delle famiglie: solo a Palermo sono in 400 a vivere di questo lavoro. 400 famiglie che si ritrovano con problemi sociali veramente gravi. Ho visto famiglie in cui marito e moglie si lasciano, oppure il marito picchia la moglie perché non riesce a portare il pane a casa, i figli che non riescono ad andare a scuola e vengono richiamati dai servizi sociali. E' accaduto proprio un fenomeno così grave che nessun Ente ancora, sia la parte istituzionale sia comunale che regionale, ha preso il caso come una gravità vera e propria. La prendono in maniera superficiale, dicendo va bè prima o poi i cianciaioli si leveranno dalla testa quello che vogliono fare. Ma non è così perché noi siamo nati con questo mestiere. E' questo che noi facciamo e non sappiamo fare altro al di fuori che scartare immondizia perché noi con l'immondizia vediamo solamente soldi. Per noi è ORO l'immondizia!<br>
<strong>Inviato Idv</strong>: Per cui secondo lei questo divieto ha a che vedere con il cumulo di rifiuti a Palermo?
<strong>G.Dulcetta</strong>: Certo, per buona parte ha a che vedere. Del resto la gente non riesce ancora a percepire bene che il cartone va spacchettato, va impilato e che va messo per bene. No, a Palermo c'è una situazione di inciviltà vera e propria, o di una mancata informazione corretta da parte dell'Ente, che tutti i materiali vanno sistemati per bene e separati. Questo non è mai accaduto.
Dal 5 marzo 2009 il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha fatto un'ordinanza, la numero 86, che diceva che mandava in deroga per sei mesi tutte le norme previste sul trasporto e raccolta dei rifiuti per coloro che avviavano una procedura di raccolta ambulante, che è prevista nel Testo unico di igiene ambientale all'articolo 266, che come ambulantato si possono raccogliere tutti i rifiuti recuperabili e che concorrono al loro commercio. Bastava che il cianciaiolo avviava la procedura di regolarizzazione.
La procedura l'hanno fatta 320 cianciaioli su 400, ma oggi il sindaco di Palermo ha revocato l'ordinanza. Il cianciaiolo pur avendo fatto questo passaggio che gli hanno chiesto, cioè quello di mettersi come ditta individuale in ambulantato, è stata revocata l'ordinanza per cui decade il permesso di ambulantato.<br>
<strong>Inviato Idv</strong>: Perché?
<strong>G.Dulcetta</strong>: Perché pare non sia appropriata al tipo di settore. Tra l'altro l'ordinanza doveva scadere il 5 settembre perché era in deroga per 6 mesi. L'ha ritirata proprio ora, al 18 di giugno.
Il cianciaiolo da oggi rischia di essere arrestato, di aver sequestrato il mezzo, non può più portare da mangiare alla famiglia, i cianciaioli si ritroveranno di nuovo sicuramente per strada, scenderanno nuovamente in piazza.
Dall'altra parte c'è un'altra categoria di cianciaioli, sono 80, che non avendo i requisiti morali per mettersi in regola come ambulanti, perché avevano precedenti penali e senza titolo di studio, hanno aperto una Cooperativa sociale Onlus basata sulla Legge 381/91 per il reinserimento nel mondo del lavoro. Io sono il presidente, siamo 80 persone che dovrebbero andare a lavorare ma è da un bel po' di tempo che attendiamo la convenzione a titolo gratuito, perché noi svolgiamo servizio pure per il Comune, se loro lo vogliono, di andare a prelevare i rifiuti recuperabili che concorrono al loro commercio, perché a noi interessa ricavare il rifiuto e il denaro per auto finanziare la Cooperativa e i dipendenti della Cooperativa, lo estraiamo col ricavato della vendita attraverso i consorzi della raccolta differenziata.
Non abbiamo mai chiesto un euro al Comune o alla Regione in quanto noi vogliamo solamente che ci aiutino in una fase di start-up.
Ora ci chiedono almeno i mezzi euro tre, noi abbiamo i mezzi un po' vecchi di trent'anni di vita, stiamo chiedendo se ci danno dei mezzi in comodato d'uso dal Comune o dalla Regione chiunque esso sia, stiamo aspettando una risposta. Stiamo chiedendo alcune cose essenziali. Visto che c'è la norma sulla sicurezza prevista sui luoghi di lavoro stiamo chiedendo il necessario perché abbiamo bisogno del vestiario: scarpe, guanti perché dobbiamo rendere questo lavoro a norma di legge, dobbiamo mettere in sicurezza il lavoratore. Se non ci danno aiuto saremo costretti a chiedere il finanziamento a qualche banca. Noi 80 siamo disposti a farlo se ci dessero la possibilità, e lo paghiamo ogni mese, basta che ci mettano in condizioni di andare a lavorare perché noi crediamo ciecamente ai rifiuti, come hanno creduto i nostri nonni, i nostri padri, ci crediamo pure noi. E vogliamo continuare a crederlo noi e farlo credere ai nostri figli perché ad oggi mio figlio mi chiede che cosa debbo fare, io gli rispondo che il lavoro che ha fatto tuo padre lo potrai fare pure tu se ci sarà uno sbocco futuro.</em>]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">salute e ambiente</category>
        
        
         <pubDate>Tue, 23 Jun 2009 21:07:29 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Stakanovisti e fannulloni</title>
         <description><![CDATA[Vi ricordate il Ministro <strong>Brunetta </strong>e la sua polemica sui fannulloni? Bene. In Parlamento, ormai è accertato, <strong>i fannulloni sono i rappresentanti del Popolo della Libertà</strong> (vigilata). La conferma viene dall'<strong>Osservatorio civico sul Parlamento</strong> attraverso le cifre snocciolate nel primo Rapporto ‘Camere aperte’.<br>
Di che si tratta? Del lavoro svolto per mesi dalle organizzazioni <strong>Openpolis</strong>, <strong>Controllo cittadino</strong> e <strong>Cittadinanzattiva </strong>che hanno indagato, con metodo e scrupolosità, l’attività parlamentare dall’inizio della legislatura misurando con grafici e classifiche l'efficienza di gruppi e singoli.<br>
Attraverso l’indice di attività , elaborato in base a parametri quali il numero di proposte di legge presentate o cofirmate, di interrogazioni o interpellanze, degli interventi in Aula o in Commissione, della presenza alle votazioni, si evince molto chiaramente che<strong> i deputati dell'Italia dei valori sono i più attivi </strong>tra tutti i gruppi presenti alla Camera, e anche al Senato.Va anche detto che questo confortante dato non rappresenta certo una sorpresa per noi che, in Parlamento, ogni giorno ci impegnamo ad operare scelte forti e coerenti di opposizione a provvedimenti che ci hanno poco o nulla convinti: dal <strong>Lodo Alfano</strong>, alla legge sulle intercettazioni, al <strong>Decreto Abruzzo</strong>, tanto per fare degli esempi. Anche rispetto alle presenze, dopo la nostra <strong>battaglia contro i ‘pianisti’ </strong>e l’introduzione delle impronte digitali per poter votare, i risultati alla fine si sono visti: calano le presenze di quelli che si facevano votare dagli amici e affiora la verità che vede i deputati e i senatori dell’Italia dei Valori ai primi posti per impegno e produttività.<br>
In questo contesto, tuttavia, c’è un dato avvilente a fare da sfondo e che ha condizionato non solo i punteggi relativi all’attività complessiva dei parlamentari evidenziati dal rapporto ‘Camere aperte’ ma anche le motivazioni di deputati e senatori a mostrarsi più attivi. Ci riferiamo al fatto che siamo in presenza di un <strong>Parlamento ormai in ginocchio</strong>, ridotto a un ruolo notarile e di ratifica di decisioni prese a Palazzo Chigi. Infatti, su 68 leggi approvate, 61 sono state quelle proposte dal governo in un anno, con una percentuale del 90%, a fronte delle sole 7 di iniziativa parlamentare, il 10%.<br>
In ogni caso, pur dovendo lavorare e impegnarci in presenza di tali arroganti limitazioni, l’impegno dei parlamentari di Italia dei Valori da domani sarà ancora maggiore. Anche per onorare quello splendido<strong> otto percento di consensi che gli elettori ci hanno riconosciuto</strong>, in speranza e fiducia, alle elezioni europee.]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">politica</category>
        
        
         <pubDate>Mon, 22 Jun 2009 08:29:01 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Lavoro: governo dell&apos;insicurezza</title>
         <description>Il 15 giugno a Riva Ligure, in provincia di Imperia, due operai sono morti a seguito di esalazioni all&apos;interno di una vasca di depurazione. Solo lo scorso 26 maggio è accaduto un incidente analogo in cui tre operai hanno perso la vita,  per asfissia, nello spazio di pochi minuti, l&apos;uno per salvare l&apos;altro, negli impianti della Saras in Sardegna. 

Voglio esprimere innanzitutto il cordoglio mio e dell&apos;Italia dei Valori ai parenti delle vittime di  queste immense tragedie, diventate ormai, purtroppo, quotidiane.

Voglio però aggiungere che non possiamo più continuare a fare finta di niente. Non possiamo più continuare a commemorare, a commuoverci per ogni nuovo morto sul lavoro e dimenticarlo il giorno dopo. Perché è questo ciò che fa questo Governo quando presenta un decreto legislativo come quello correttivo del T.U. sulla sicurezza sul lavoro, in discussione in questi giorni nelle Commissioni Lavoro del Senato e della Camera.

Un testo che stravolge il Dlgs 81/08, approvato dal Governo Prodi e bocciato, senza appello, senza aver emanato neanche uno, ripeto uno, dei numerosi provvedimenti attuativi richiesti. 

Le modifiche apportate dal decreto correttivo del Governo al testo unico sulla sicurezza, sono talmente rilevanti da modificarne completamente l&apos;asse fondamentale. Propone, di fatto, un abbassamento dei livelli di tutela dei lavoratori,   deresponsabilizza in modo particolarmente grave i datori di lavoro, riduce i poteri e le funzioni degli organismi di vigilanza e, infine, determina una riduzione generalizzata dell&apos;intero apparato sanzionatorio, in totale dispregio di norme costituzionali e direttive europee.

Tra le proposte di modifica si riscontrano norme su  settori di attività che sono particolarmente significativi per l’andamento degli infortuni sul lavoro. Assistiamo, infatti, ad  una riduzione delle regole di sicurezza nei cantieri, con l’espressa esclusione delle opere di ordinaria manutenzione degli impianti (elettrici, acqua, gas, riscaldamento, reti informatiche),e dei servizi portuali.

Non viene più richiesta la redazione del “piano operativo di sicurezza”, di cui si deve dotare ogni impresa esecutrice delle forniture di materiali e di attrezzature, in quanto considerate attività poco rischiose anche se svolte in cantiere.

Altre semplificazioni riguardano la prevenzione dei rischi nei piccoli cantieri e quelli che non comportano particolari ed evidenti pericoli per i lavoratori (come, invece, i lavori in pozzi, gallerie e con impiego di esplosivi). Analoghe riduzioni dei criteri di sicurezza vengono applicati nei casi di appalto o sub-appalto.  

Allargare le maglie della vigilanza, così come ha fatto il Governo, significa aver dato in sostanza il via libera al non rispetto delle più elementari norme che tutelano la vita dei lavoratori. Intensificare i controlli è la vera urgenza di fronte alla strage continua nei luoghi di lavoro ed è altrettanto stringente cancellare la vergognosa norma salva manager contenuta nel famigerato articolo 15 bis.

Nelle norme del decreto correttivo, la riduzione dell&apos;apparato sanzionatorio è indubbia e i limiti delle pene lo confermano. È preoccupante l&apos;idea che complessivamente emerge dall&apos;intero provvedimento, e cioè che la sicurezza sul lavoro rappresenti un costo (non remunerativo) per le imprese; un costo che va abbattuto per quanto possibile e, laddove non sia possibile, &quot;proporzionato&quot; al valore economico dell&apos;appalto o alla sua breve durata, alla dimensione dell&apos;impresa, al numero dei dipendenti e così via. In sintesi, secondo tale visione, la sicurezza sul lavoro rappresenta una sovrastruttura onerosa per le imprese, anziché essere - come dovrebbe - una necessaria infrastruttura dei processi produttivi.

Quel testo va cambiato radicalmente, ne va cambiata anche la filosofia per cui, di fatto, gli incidenti accadono per colpa dei lavoratori e le imprese non hanno praticamente più obblighi. 

Quanti morti sul lavoro dovremo ancora contare, perchè si dica veramente basta? Quante famiglie dovranno piangere padri, o figli, prima che anche nel nostro paese si promuova una vera cultura della sicurezza fatta di prevenzione ma anche di regole severe e pene realmente commisurate al reato?

Questo testo è stato bocciato dalle Regioni, è stato bocciato dai sindacati, i giuristi hanno esecrato la cosiddetta norma salva manager.

E allora noi dell’Idv chiediamo che questo decreto venga ritirato, perché altrimenti quelle norme avranno una grave ricaduta sulla vita e sulla salute di tanti lavoratori.</description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">lavoro</category>
        
                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">video</category>
        
         <pubDate>Sat, 20 Jun 2009 16:07:19 +0000</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Referendum: perche&apos; votare no</title>
         <description><![CDATA[Riporto il video ed il testo del mio intervento durante la trasmissione <strong>Uno Mattina</strong> sul prossimo<strong> Referendum Elettorale</strong>.<br>
<strong>Testo dell'intervento</strong><br>
<strong>Uno Mattina: </strong><em>Perché dovrebbero vincere i NO? Spieghiamolo, anche tecnicamente.</em>
<strong>Antonio Borghesi: </strong>In pratica, supponiamo ci siano 4 partiti che partecipano alle elezioni, 2 prendano il 25%, uno il 24% e uno il 26%, quest'ultimo si ritroverebbe immediatamente con il 55% della rappresentanza in Parlamento. Partiti praticamente uguali, ma soltanto uno controllerebbe l'intero Parlamento. In una situazione come quella attuale, dove un anno di governo Berlusconi ci ha portato ad un disegno di stampo autoritario, è qualcosa di inaccettabile. Per questo chiediamo di votare NO.<br>
<strong>Uno Mattina: </strong><em>Non è che i partiti più piccoli abbiano paura di scomparire rispetto a quelli più grandi?</em>
<strong>Antonio Borghesi: </strong>Non credo, perché proprio noi ci siamo sempre messi in gioco nonostante qualche anno fa eravamo un partito del 2% e non dell'8% come oggi. Ci siamo sempre messi in gioco perché crediamo che il cittadino debba avere una semplificazione politica, e non un grande numero di piccoli partiti dove poi, come dimostra l'esperienza del precedente governo Prodi, è difficile metterli d'accordo per governare il Paese. Bipolarismo si, bipartitismo no. Ci auguriamo che con la vittoria del NO il Parlamento metta mano ad una legge che ridia nelle mani dei cittadini, con il voto di preferenza, la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti. Un anno di governo Berlusconi, con un preciso disegno di stampo totalitario che ha portato a svilire continuamente il Parlamento con il voto di fiducia, con dichiarazioni di inutilità dello stesso e con un continuo attacco alla magistratura, ci porta oggi alla necessità di resistere a questa deriva autoritaria. Votando No resistiamo a questa deriva, che altrimenti rischierebbe di consegnare a Berlusconi l'intero Parlamento.
<table style="margin-top:10px; border:1px dashed #FF0000;" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%"><tr><td width="85" valign="top" align="center"><img alt="flash2.jpg" src="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/img/flash2.jpg" border="0"/></td>
<td style=" font: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size:19px; color:#009900" align="center"><font size="+1">"</font>CONFINDUSTRIA: LACRIME DI COCCODRILLO<font size="+2">" </font></td></tr><tr><td colspan="3" style="padding:5px; font-size:10px">"Emma Marcegaglia e gli industriali denunciano la crisi economica pero' quando fanno le loro assemblee battono le mani entusiasti al governo che non ha fatto nulla per risolvere la crisi e pensa soltanto ai propri godimenti personali. Piangere il giorno dopo l'Assemblea di Confindustria con lacrime di coccodrillo, non serve a niente.".<br></td></tr><tr><td align="right" colspan="3" style="padding-right:5px;" ><strong>Antonio Di Pietro</strong></td></tr></table>]]></description>
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                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">politica</category>
        
                  <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">video</category>
        
         <pubDate>Fri, 19 Jun 2009 09:51:06 +0000</pubDate>
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