LA DISCARICA DI MALAGROTTA: L'ORO DI ROMA E LA BOMBA AD OROLOGERIA
'Rifiuti d'Italia' - prima parte
Non c'è solo Napoli, molte zone d'Italia sono a rischio emergenza rifiuti come accade in Campania.
Per evitare un'altra Terzigno, l'Italia dei Valori ha promosso una riflessione per far uscire il paese da un circolo perverso, nel quale sui rifiuti prima si specula e poi si cerca di nasconderli sotto la sabbia della propaganda. E' innegabile che in Italia i rifiuti vengano visti come business, da parte delle istituzioni, degli imprenditori e anche della criminalità organizzata che ci lucra, salvo poi definirli "emergenza" quando i cittadini si trovano soffocati dalla spazzatura e ammalati dal disastro ecologico che le fatiscenti discariche sparse per il Belpaese creano.
Per questo mercoledì ho visitato la discarica di Malagrotta, la più grande d'Europa, che sta alle porte di Roma, in un ambiente ad alto rischio, dove una raffineria, un gassificatore, la discarica, 4 impianti di stoccaggio e un inceneritore per rifiuti ospedalieri, convivono con le aziende agricole che vendono carne e prodotti agricoli ai cittadini di Roma, senza piani di sfollamento nel caso di disastro ecologico.
Ho invitato alla visita l'assessore regionale ai rifiuti, Pietro di Paolo, la Presidente del WWF Lazio, Vanessa Ranieri, e il Presidente del Comitato dei cittadini di Malagrotta, Sergio Apollonio, e siamo stati accolti dal proprietario della discarica, Manlio Cerroni, e dall'amministratore delegato, Francesco Rando.
Grazie alla nostra visita siamo riusciti a fare entrare numerosi giornalisti e telecamere nella discarica che per la prima volta è stata aperta alla stampa, cosi tutti i cittadini hanno potuto vedere che cosa succede accanto a loro e non solo sentirne l'odore nauseante.
Malagrotta è in una situazione da bollino rosso, per dimensioni, tempi di vita, pericolosità rifiuti.
E' la più grande d'Europa: 240 ettari, tra le 4500 e le 5000 tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno e 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica prodotti ogni anno.
Dovrebbe ospitare soltanto i rifiuti indifferenziati (quelli che escono dal cassonetto) ma in realtà ci si trovano anche rifiuti di scarto degli aeroporti di Ciampino e Fiumicino, e abbiamo visto scaricare dai camion dell'AMA materassi, pneumatici e tutto ciò che potrebbe essere riciclato. La spazzatura finisce in discarica tale e quale, senza essere pretrattata, ed uno stormo di gabbiani, da fare invidia al film "uccelli" di Hitchcock, ne fa gran banchetti, segno che la discarica non è stata coperta adeguatamente.
La discarica della capitale avrebbe dovuto chiudere nel 2007 ma, nell'accondiscendenza di destra e sinistra, continua a vivere, ed il suo proprietario, Cerroni, continua a far miliardi, così come dal gassificatore di Malagrotta, dalla discarica e dall'inceneritore di Albano, oltre che dalla discarica di Bracciano; tanto da essere il monopolista della spazzatura nel Lazio.
Poco importa che l'amministratore delegato di Malagrotta sia stato condannato ad un anno e mezzo di carcere proprio per smaltimento rifiuti pericolosi senza trattamento, che la Comunità europea abbia aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per questa discarica e che le indagini su acqua e aria attorno ad essa indichino che la zona è piena di veleno... il business sui rifiuti continua.
E le aziende agricole, i cittadini romani, gli animali da pascolo vivono con un'aria che registra polveri sottili 15 volte superiori alla legge (a Roma con una situazione del genere si sarebbe chiuso il traffico...a Malagrotta no!) e un'acqua dove si rilevano ferro, nickel, mercurio, piombo, oli minerali, nitrati, arsenico, solfati, cromo (dati ARPA di luglio 2010 sulle falde acquifere di Malagrotta).
I controlli, sin'ora effettuati unicamente dai privati, devono diventare un monitoraggio costante ed in loco da parte delle istituzioni, a tal proposito porterò specialisti tedeschi, che rappresentano l'eccellenza in fatto di gestione di rifiuti, a valutare le procedure della discarica di Malagrotta.
Ma oltre al presente, preoccupa anche il futuro, perché Malagrotta è al 90% della saturazione e fra un anno Roma potrebbe ritrovarsi come Terzigno.
Per questo bisogna agire subito per trasformare i rifiuti da business inquinante a risorsa ecologica: serve una seria raccolta differenziata porta a porta che faccia arrivare la percentuale di riciclato dal 12,9% (il dato più basso in Italia dopo la Campania) almeno al risultato del Veneto (51,4%) o del Piemonte ( 48,5%) o della Lombardia (46,2%).
Chiedere la chiusura immediata della discarica così com'è è una follia: Roma sarebbe cosparsa dai rifiuti nel giro di due giorni. Ma in questo anno che ci rimane dobbiamo lavorare per abbattere la percentuale di spazzatura che diventa diossina e che sta distruggendo la vita e l'economia dei cittadini.
Come Italia dei Valori, sulla linea del WWF, proponiamo di far pagare ai cittadini una tariffa rifiuti non per la metratura della casa, come avviene adesso e che non distingue fra chi ricicla e chi no, ma, utilizzando sacchetti con il codice a barre, si potrebbe far pagare solo per quanta spazzatura viene prodotta non riciclabile. In questo modo si incentiva un comportamento virtuoso: più ricicli meno paghi. Un esperimento del genere è stato fatto a Colli Aniene e la percentuale di riciclaggio è arrivata al 70% in pochi mesi.
Bisogna dotare ogni casa di contenitori e sacchetti e costruire gli impianti di riciclaggio e compostaggio, che mancano nel Lazio, e che se non vengono realizzati immediatamente renderebbero inutile qualsiasi sforzo ecologico.
Una alternativa è possibile e oltre a dare la possibilità di un futuro sostenibile potrebbe essere fonte di risparmio per i cittadini e di guadagni per l'amministrazione (riciclare è redditizio!).
Se si vuole scampare una situazione che ormai è già da bollino rosso, bisogna che tutti i governatori del Lazio, da Alemanno alla Polverini a Zingaretti, si confrontino in un dialogo che vada oltre la singola bandiera, volto solo alla soluzione di una delle emergenze più pericolose. Sui rifiuti non si può far business ma neanche mera campagna elettorale. Creiamo un tavolo di dialogo senza colore dove Provincia, Comune e Regione si siedano per pianificare una politica di gestione dei rifiuti, nel Lazio, che sia in linea con le normative europee e che tuteli la salute dei cittadini.
Il nostro futuro passa dall'ambiente e la politica ha il dovere di tutelarlo. L'Italia dei Valori non si arrende: l'oro di Roma che fa arricchire pochi e ammalare tanti deve diventare una risorsa per tutti.
23 Novembre 2010
Discarica abusiva di Celano, l'indifferenza degli amministratori
Rifiuti d'Italia
Seconda parte
Non solo Campania. La mappa italiana delle zone a rischio rifiuti è ampia e ben distribuita su tutto il territorio nazionale. La prossima emergenza potrebbe "esplodere" domani stesso in buona parte dei circa ottomila comuni della Penisola. A meno che si provveda localmente a far fronte alla situazione. Spesso, infatti, a fare la differenza tra buona e cattiva gestione è l'iniziativa dei singoli amministratori: sindaci, presidenti di Provincia e di Regione. Cosa che mette in luce ancor di più le deficienze del Governo nel dettare, e far rispettare, le norme generali per la corretta amministrazione del ciclo rifiuti.
Secondo il Rapporto 2009 dell'Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, non esistono, nel nostro Paese, regioni totalmente virtuose. A fronte di buoni esempi come Molise, Lombardia ed Emilia Romagna, si rilevano situazioni al limite in Campania, Puglia e Sicilia. Seguono Calabria, Liguria, Abruzzo, Marche, Lazio. In questa regione, in particolare, tiene banco la discarica romana di Malagrotta, la più grande d'Europa, alla quale abbiamo dedicato la prima puntata di questa inchiesta.
Tuttavia c'è un fenomeno più subdolo e pericoloso della mala gestione, diciamo così ordinaria del problema, ed è quello delle discariche abusive: "Copertone selvaggio", come lo ha chiamato Legambiente nel dossier sul traffico e lo smaltimento illegale di pneumatici fuori uso (quasi 100 mila l'anno), gettati in siti abusivi, spesso preda della criminalità organizzata, dove finiscono anche altri materiali pericolosi come amianto, olii usati, batterie esauste, con grave degrado per il paesaggio, l'ambiente e la salute dei cittadini. Un cancro le cui metastasi sono ramificate lungo tutto lo stivale e interessano spesso anche zone sottoposte a vincoli ambientali.
In una Regione come l'Abruzzo, ad esempio, che ospita tra gli altri, il più antico parco nazionale italiano e che ha fatto della salvaguardia dell'ambiente una bandiera, colpisce negativamente l'incuria e il "criminale" disinteressamento dell'amministrazione locale di Celano, in provincia dell'Aquila (sindaco il Senatore Filippo Piccone, che è anche coordinatore del Pdl in Abruzzo), per una discarica abusiva a cielo aperto situata nel territorio comunale, ai margini della piana del Fucino: quella conca nella Marsica, la cui bellezza è stata così vivamente descritta dallo scrittore Ignazio Silone (la sua salma riposa a Pescina, a pochi chilometri da qui), che ospita, tra le altre cose, l'avveniristico centro per le comunicazioni satellitari di Telespazio.
Il sito occupa oltre 20 ettari di terreno completamente devastato e colmo di gomme, pezzi d'auto, rifiuti urbani e di cantieri edili, materiali plastici, vernici, olii e chissà cos'altro. Ci sono anche cave abusive dove potrebbero essere stati sepolti materiali molto pericolosi. Il tutto nel totale disinteressamento degli enti locali.
A fare le prime denunce, già nel 2009, un giornalista della zona, Angelo Venti, direttore del quotidiano online Site.it. A lui abbiamo chiesto di parlarci della situazione. Ecco cosa ci ha detto:
"Noi ci siamo occupati della discarica dal gennaio/febbraio 2009, perche nell'agosto precedente c'era stato un grosso incendio proprio in quell'area, con colonne di fumo visibili da decine di chilometri di distanza. A bruciare erano copertoni, pezzi di ricambio auto, resina… c'era di tutto. Quando siamo tornati a controllare, appunto a gennaio, nonostante l'incendio, nel frattempo erano ricomparsi cumuli di rifiuti. L'area è anche interessata da una serie di cave abusive, riempite anch'esse di scarti vari e poi ricoperte. Che cosa c'è sotto questi cumuli non si sa, ma potrebbe esserci anche del materiale pericoloso scaricato probabilmente da ditte che lo ritiravano dalle piccole aziende della zona.
In passato c'erano già stati degli interventi della Forestale, ma non è cambiato nulla. Nelle vicinanze insiste anche una discarica comunale che è stata chiusa per irregolarità ambientali. Doveva essere bonificata, invece è ancora chiusa, mi pare sotto sequestro.
Tornando alla discarica abusiva, dopo che ce ne siamo occupati nel 2009, pubblicando i nostri rilievi sul sito www.site.it, è partita un'indagine, mi pare della Forestale, che ha rimesso un rapporto alla Procura della Repubblica che credo abbia aperto un'inchiesta. Dico questo perché poco dopo abbiamo avuto notizia di un sopralluogo degli uomini della forestale e dei tecnici dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente fissato per la mattina del 6 aprile 2009; sopralluogo che non c'è stato a causa del terremoto che proprio quel giorno ha colpito la provincia dell'Aquila.
Va detto che l'area è enorme e recintarla costerebbe tantissimo, però si potevano almeno chiudere le strade d'accesso, in modo da rendere più difficoltoso lo scarico illegale dei rifiuti. Purtroppo nulla di tutto questo è stato fatto.
E' importante sottolineare che l'area è in gran parte di proprietà comunale e in questo senso sorprende il fatto che il Comune di Celano non abbia preso provvedimenti, visto anche le responsabilità che potrebbero comunque avere in questi casi, sia l'amministrazione comunale, sia direttamente il sindaco".
Danilo Sinibaldi
Emiliano Morrone
24 Novembre 2010
Rifiuti, Barbato ne porta un sacchetto in Aula e viene picchiato
La situazione dei rifiuti in Campania è diventata insostenibile, le strade sono piene di sacchetti di immondizia e il presidente del Consiglio Berlusconi continua a dire che si tratta di una "mistificazione", come ha fatto ieri durante la trasmissione Ballarò. In segno di protesta a questa mancanza di decisionismo che sta creando grandi problemi ambientali e di salute in Campania, il deputato dell'Italia dei Valori Franco Barbato, questa mattina, ha portato nell'Aula della Camera un sacchetto di rifiuti. Ritenendo l'intervento inopportuno, il presidente Gianfranco Fini ha chiesto più volte a Barbato di recedere dalle sue intenzioni e alla fine lo ha espulso, sospendendo la seduta.
Oltre a essere stato insultato e sbeffeggiato dai deputati del centrodestra, il deputato Idv pare sia stato anche colpito a un occhio. Infatti, alla ripresa dei lavori parlamentari, il collega Fabio Evangelisti ha detto di non avere "nulla da eccepire" rispetto al comportamento di Fini, però ha voluto denunciare che "a seduta sospesa due colleghi si sono avvicinati a Barbato e uno di questi lo ha ripetutamente schiaffeggiato sulla nuca", invitando i deputati questori a visionare i filmati realizzati dalla Camera.
"So solo che era alto, grosso e del Pdl, credo – ha poi raccontato Barbato -. Mentre uscivo dall'aula mi sono arrivate delle botte, una mi ha preso all'occhio sinistro". Il parlamentare Idv, in prima linea nella protesta sui rifiuti di Napoli, ha aggiunto che il suo gesto "serve a ricordare a questi signori che ogni giorno i bambini napoletani devono fare la gimkana tra i sacchetti di immondizia. Una vergogna, mentre il premier ieri a Ballarò ha voluto far credere che fosse una menzogna".
Anche il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha appoggiato l'iniziativa di Barbato, spiegando che "Berlusconi continua a dire che in Campania non ci sono più rifiuti: ne abbiamo quindi portati alcuni in Aula affinché il governo li veda e, speriamo, la smetta di mentire". Di Pietro, dalle pagine del suo blog, ha anche annunciato che lunedì prossimo una delegazione di deputati e senatori dell'Italia dei Valori si recherà davanti ad alcune discariche del napoletano per dare vita ad una iniziativa di solidarietà . "Sarà una manifestazione simbolica - ha detto il leader dell'Idv - nel corso della quale impugneremo le scope e anche noi cercheremo di fare un po' di pulizia".
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